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Prefazione

In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso

La lode appartiene solo a Dio, che dall’alto degli intelletti e dei pensieri si mostra chiaramente ai Suoi Servi, che attraverso la Tradizione e il Libro svela i Suoi intenti, che ha purificato i Suoi amici dalla superbia e li ha elevati alle luci della gioia.

Egli non ha fatto tutto ciò come concessione gratuita alle Sue creature e nemmeno per indurli a seguire i migliori sentieri, lo ha bensì fatto perché li ha riconosciuti degni di ricevere la Sua grazia e meritevoli di acquisire le migliori qualità.

Non ha voluto che essi cadessero nelle trame della negligenza e della pigrizia, dipendessero {dalle Sue creature}, ha bensì dato loro la possibilità di avere il migliore e piú perfetto comportamento, ha liberato le loro anime da tutto ciò di diverso da Lui e ha fatto conoscere ai loro spiriti l’onore d’essere compiaciuti di Lui.

Ha portato i loro cuori all’ombra della Sua misericordia e ha inclinato le loro aspirazioni verso la Sua grazia e il Suo favore; è per questo motivo che in loro vedi la letizia di chi attesta l’esistenza dell’eterna dimora, il volto di chi si distoglie dai pericoli del Suo incontro.

Il loro desiderio di avvicinarsi alla Sua soglia cresce senza posa, la loro quiete risiede nell’eseguire i Suoi ordini e astenersi da ciò che Egli ha proibito; le loro orecchie sono inclini ad ascoltare i Suoi segreti e i loro cuori si giovano della dolcezza del Suo ricordo.

Dio ha loro donato vita nella misura di questa attestazione, ha concesso loro la grazia del Benevolo Sollecito. Quanto piccolo e insignificante è ai loro occhi tutto ciò che distoglie dalla {contemplazione della} Sua magnificenza. Quanto facile è per loro abbandonare tutto ciò che allontana dall’onore di congiungersi a Lui.

Essi si giovano costantemente di questa grazia, di questo favore. Le bellezze del Timore e della Magnificenza circondano continuamente i loro cuori; quando capiscono che vivere impedisce loro di continuare il sentiero che porta al raggiungimento dei loro divini propositi e di onorarlo, si tolgono le vesti della vita, bussano alle porte dell’incontro con l’Amato e, donando le proprie anime e i propri spiriti a Lui, esponendo i propri corpi al pericolo delle spade e delle lance, raggiungono la beatitudine.

Le anime dei martiri di Karbalà hanno ottenuto questo grande onore, hanno avuto questo magnifico incontro, sono arrivati persino a competere tra loro nell’accogliere la morte ed esporre le proprie preziose vite alla pioggia di frecce, ai colpi di lancia e di spada del nemico. Quanto degni sono d’essere descritti da As-sayyid Al-murtazà Al´amu-l-hudà (possa Iddio compiacersi di lui). Egli dice: “Essi sono quelli che si sono gettati in una rovente terra e sono andati da Dio. Per essi invero chi si propone di nuocere loro è utile e proficuo e i loro assassini sono, in realtà, donatori di vera vita”.

Se non era un dovere ubbidire ai comandamenti della Tradizione e del Libro, che prescrivono di indossare il simbolico abito nero per manifestare il lutto per l’uccisione delle guide sul retto sentiero per mano dei signori del male (noi ci vestiamo con abiti neri poiché abbiamo perso l’occasione di morire sulla via di Dio e la gioia, l’ardente desiderio del martirio) sarebbe stato opportuno mettere vestiti di gioia ed essere felici per il grande dono del martirio.

Tuttavia, siccome nel mettere abiti neri {per il martirio di questi nobili uomini} v’è il compiacimento di Dio e dei Suoi probi e retti servi, noi allora li indossiamo. Ci abituiamo altresí a piangere per questa disgrazia e diciamo ai nostri occhi di farci la carità versando lacrime, di lamentarsi come fa chi esegue un triste canto funebre.

Perché?! Poiché nel giorno d’Ashurà è stato considerato lecito versare il sangue di coloro che il Profeta della Misericordia e della Grazia (S) aveva raccomandato alla gente; poiché i nemici hanno ignorato completamente le raccomandazioni che egli fece a proposito della sua progenie.

Mi rifugio in Dio da tutte queste strazianti vicende e dal vedere {nella piana di Karbalà} tutti questi feriti che piangono e si lamentano dal dolore e dalla sofferenza.

Mi rifugio in Dio da tutte queste disgrazie, da queste tragiche vicende che offuscano tutte le altre, da tutti questi catastrofici avvenimenti che hanno tagliato le trame del timor di Dio, dalle frecce che hanno versato il sangue della Missione e dalle mani che hanno condotto i prigionieri della Magnificenza per i vicoli e i bazar.

Mi rifugio in Dio dalla grande disgrazia che ha ferito i probi, dal gioire dei nemici che ha vinto gli eroi. Mi rifugio in Dio da quella disgrazia i cui effetti hanno raggiunto persino {l’arcangelo} Gabriele (as) , da quella straziante catastrofe che pesa al Signore Immenso.

Perché non dovrei farlo, dal momento che l’amato figlio del Profeta (S) è stato abbandonato senza vestiti sulla sabbia del deserto, il suo sangue è stato versato dalle spade dei traviati, i volti delle figlie del Messaggero di Dio sono stati esposti alla vista dei passanti, degli spettatori, dei nemici. I loro beni sono stati depredati, sono stati offerti alla vista dei maldicenti e degli indifferenti, i nobili corpi dei compagni dell’Imam Husseyn (as) sono caduti senza vestiti sulla sabbia.

Queste disgrazie, queste sofferenze hanno turbato il Profeta (S) , hanno conficcato mortali frecce nel cuore della retta guida. Il fuoco della tristezza e del dispiacere ha bruciato d’immenso cordoglio i cuori di coloro che hanno comunicato la notizia della morte dei martiri di Karbalà. Avessero potuto Fatima (as) e suo padre essere presenti quando alcuni dei loro figli furono lasciati senza vestiti dai nemici, altri feriti, altri decapitati e altri ancora trascinati a terra.

Le figlie della Profezia e della Missione, si sono lacerate i colletti per la perdita dei loro cari, si sono afflitte, turbate, tormentate. In effetti, esse hanno subito una gravissima perdita, hanno pianto e sofferto molto, hanno perso chi le difendeva e le proteggeva.

O gente perspicace, o voi che riflettete e comprendete, raccontate le disgrazie di questa immacolata famiglia e rivolgete a Dio questo lamentoso canto d’unità, di molteplicità e di solitudine. Accorrete senza posa ad aiutarli e sostenerli con le vostre lacrime e dispiacetevi di aver perso l’occasione di combattere accanto a loro, poiché le vite e gli spiriti di questi cari sono stati affidati agli uomini dal loro Signore ed essi sono la gioia del cuore del Messaggero (S) e di sua figlia Az-Zahrà Al-Batul (as). Il Profeta (S) appoggiò le sue benedette labbra sui denti di queste persone. I loro genitori sono i migliori genitori.

Un poeta ha detto: “Se sei in dubbio, chiedi dunque di loro dalle tradizioni del Profeta (S) e dai saldi versetti coranici, poiché in queste due fonti puoi trovare le piú giuste prove sugli uomini che pensano e la dettagliata esposizione delle loro virtú. In queste stesse fonti troviamo che Gabriele (as) raccomanda questi nobili uomini ad Ahmad”.

Io non so com’è possibile che, nonostante il breve periodo trascorso dalla morte del Profeta (S), il bene che egli ha fatto alla gente sia stato ricambiato da tanta ingiustizia.

Come hanno potuto {gli assassini di Husseyn (as) e dei suoi compagni} ottenebrare la gioia e l’allegria del Profeta (S) tormentando il suo amato Husseyn (as), come hanno potuto disprezzare il valore delle sue fatiche versando il sangue dei suoi figli. Avevano veramente accettato le raccomandazioni che il Profeta (S) aveva fatto riguardo alla propria famiglia? Che cosa risponderanno quando lo incontreranno? Essi hanno distrutto tutto ciò che egli aveva costruito e hanno fatto lamentare l’Islam dal dolore.

Possa Iddio soccorrere i cuori che rimangono indifferenti al ricordo di questi tragici avvenimenti. Mi stupisco veramente per l’incoscienza della gente. Non so veramente che scusa avranno i credenti e i Musulmani se sciuperanno questi affanni, queste pene. Non sanno forse che il Profeta (S) Muhammad (S) soffre per questa disgrazia? Non sanno che il suo amato Husseyn (as) giace per terra e gli angeli piangono e gli esprimono le condoglianze per questa somma disgrazia? Perché dunque, o fedeli seguaci della religione del Sigillo dei Profeti, non piangete con lui aiutandolo e sostenendolo?

O voi che amate il nobile padre della cara Az-Zahrà (as), vi scongiuro in nome di Dio di piangere e lamentarvi insieme con lui per il martirio dei figli della sua nobile figlia, dei padroni dell’Islam. In tal modo anche voi potrete ricevere la ricompensa dei compagni e dei sostenitori di Husseyn (as) e conseguire la beatitudine del Giorno del Giudizio.

L’Imam al-Baqer narra che il suo nobile padre, l’Imam as-Sajjad, ha detto: “Ogni credente i cui occhi versino lacrime per il martirio di Husseyn (as), per le torture che egli subí per mano del nemico, avrà da Dio una speciale dimora in Paradiso, nella quale vivrà per lunghi anni. Dio, inoltre, nell’aldilà, allontanerà le torture e i tormenti da ogni credente che sia stato tormentato per la sua fedeltà e il suo amore per l’Ahl ul-Bait, lo salverà dal fuoco dell’Inferno”.

Si narra che l’Imam as-Sadeq (as) disse: “Dio perdonerà i peccati, quand’anche questi siano {grandi} come il letto del mare, di chiunque versi lacrime per le nostre disgrazie, quand’anche queste siano nella misura dell’ala di un moscerino”.

In un’altra tradizione della Famiglia del Messaggero (S) leggiamo: “Chiunque pianga o faccia piangere cento persone per le nostre disgrazie, avrà da noi la garanzia di andare in Paradiso. Chi poi pianga e faccia piangere cinquanta o trenta o venti o anche dieci persone, o persino una sola persona andrà in Paradiso, e lo stesso dicasi per chi si finga piangente”.

Dice °Alì Ibn Musa Ibn Ja’far Ibn Muhammad Ibn Tawus Al-Husseyniyy (l’autore di questo libro): “Dopo aver composto l’opera ‘Misbàhu-z-zà’ir Wa Janàhu-l-musafir’ notai che essa conteneva la maggior parte delle preghiere che si recitano quando si fa visita ai luoghi sacri e una collezione di preghiere da recitare nei diversi momenti del giorno e della sera. Compresi che la persona che avesse portato con sé questo libro non avrebbe piú avuto bisogno degli altri libri scritti per tali occasioni e per tali momenti della giornata.

Il principale motivo per il quale ho scritto la presente opera è che volevo che la persona che l’avesse posseduta, allorché si fosse recato in pellegrinaggio a Karbalà nel giorno d’Ashurà, avesse potuto fare a meno di avere con sé altri libri scritti in materia. Ho quindi composto questa concisa e succinta opera, affinché completi il sopraccitato libro. In esso ho riportato una quantità di nozioni adatta al ristretto tempo che hanno i pellegrini di Karbalà, rinunciando a dilungarmi e a narrare una grande quantità di vicende.

Quanto è stato riportato in questo libro, è infatti sufficiente a soddisfare le necessità delle persone che amano conoscere le vicende di Karbalà, ad aprire le porte della tristezza e del pianto, ad avere una positiva influenza sui credenti. Nella maggior parte delle frasi riportate nel libro sono infatti nascosti sublimi concetti e alti significati. Ho chiamato il libro ‘Alluhúf Alà Gatla-t-tufúf’ {che significa ‘Pianto e dolore per i martiri di Karbalà’}, suddividendolo in tre fondamentali parti:

• le vicende che precedettero la battaglia;

• le vicende inerenti alla battaglia e l’eroismo dei martiri di Karbalà;

• le vicende verificatesi dopo il martirio dell’Imam Husseyn (as).

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