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Seconda Parte:Le Vicende Inerenti alla Battaglia e l’Eroismo dei Martiri di Karbalà

Ubaidullàh Ibn Ziad invitò i suoi compagni a prepararsi a combattere con Husseyn (as), traviandoli cosí dal retto sentiero. Essi accettarono tale invito e lo seguirono. Ibn Ziad, per raggiungere i suoi vili scopi indusse Umar Ibn Sa´d a rinunciare alla salvezza e alla beatitudine, affidandogli il comando del suo esercito. Ibn Sa´d accettò l’incarico e con quattromila cavalieri lasciò Kufa per andare a combattere contro Husseyn (as).

Ibn Ziad gli inviava continuamente nuovi cavalieri, finché la sera del sesto giorno del mese di Muharram, Umar Ibn Sa´d disponeva di ben ventimila cavalieri.

I nemici misero in seria difficoltà l’Imam Husseyn (as) e i suoi compagni, arrivando addirittura a impedire loro di avere accesso all’acqua. Il gruppo di Husseyn (as) fu cosí sopraffatto dalla sete.

Il primo sermone di Husseyn (as) a Karbalà

A un certo punto l’Imam Husseyn (as) s’alzò in piedi, s’appoggio sulla propria spada e, ad alta voce, disse all’esercito nemico:

“Vi scongiuro in nome di Dio di dire se mi conoscete”. Essi risposero: “Sí, tu sei il figlio, il nipote dell’Inviato di Dio” Disse allora: “Vi scongiuro in nome di Dio di ammettere che sapete che mio nonno è l’Inviato di Dio”. “Lo ammettiamo”. “Vi scongiuro in nome di Dio di dire se sapete che mio padre è °Alì Ibn Abitalib, la pace e la benedizione siano su di lui”. “Sí, per Dio”. “Vi scongiuro in nome di Dio di dire se sapete che mia madre è Fatima, figlia di Muhammad l’Eletto”. “Sí, per Dio”.

“Vi scongiuro in nome di Dio di dire se sapete che mia nonna è Khadijah, figlia di Khuwailad, la prima donna che diventò musulmana”. “Sí, per Dio”. “Vi scongiuro di dire se sapete che Hamzah, il Signore dei Martiri, è lo zio di mio padre”. “Sí, per Dio”. “Vi scongiuro in nome di Dio di dire se sapete che Ja’far At-tayyar è mio zio”. “Sí, per Dio”. “Vi scongiuro in nome di Dio di dire se sapete che la spada che ho con me appartiene all’Inviato di Dio”. “Sí, per Dio”. “Vi scongiuro in nome di Dio di dire se sapete che il turbante che ho in testa appartiene al Profeta”. “Sí, per Dio”. “Vi scongiuro di dire in nome di Dio se sapete che °Alì fu la prima persona che scelse l’Islam, se sapete che egli era il piú sapiente, il piú paziente e il signore d’ogni uomo e donna musulmani”. “Sí, per Dio”.

Concluse allora: “Perché allora credete che sia lecito versare il mio sangue?”. Risposero: “Quanto hai detto è noto a tutti noi. Noi però non ti lasceremo stare fino a quando, sfinito dalla sete, non avrai assaggiato la morte”. Quando Husseyn (as) terminò questo sermone, le sue figlie e sua sorella Zainab iniziarono a piangere ed a colpirsi il viso con le mani. Husseyn (as) mandò il fratello Abbas e il figlio °Alì da loro dicendo: “Calmate le donne, poiché giuro su me stesso che avranno molto da piangere d’ora in poi”

Si narra che Ibn Ziad scrisse una lettera ad Umar Ibn Sa´d, nella quale lo sollecitava a iniziare la guerra e a portarla a termine, senza perdere altro tempo. L’esercito d’Umar Ibn Sa´d iniziò cosí la sua avanzata verso l’accampamento dell’Imam Husseyn (as).

La malefica proposta di Shimr

Shimr {che faceva parte dell’armata del malvagio Umar Ibn Sa´d} si avvicinò all’accampamento di Husseyn (as) e gridò: “Dove sono i figli di mia sorella, Abdullah, Ja’far, Abbas e Uthman?”. L’Imam Husseyn (as) disse: “Anche se è un empio, voi rispondete, poiché è vostro zio”. Abbas e i suoi fratelli risposero allora: “Che cosa vuoi?”. Egli disse: “O figli di mia sorella, voi siete al sicuro, non fatevi ammazzare con vostro fratello Husseyn . Ubbidite a Yazid!”

Abbas rispose: “Muori! O nemico di Dio, quanto è brutta la protezione che ci offri! Ci ordini forse di abbandonare nostro fratello Husseyn, figlio di Fatima, e di prestare ubbidienza ai Maledetti ed ai Figli dei Maledetti”. A sentire queste parole Shimr s’incollerí e ritornò dai suoi.

Quando Husseyn (as) vide che gli uomini d’Ibn Ziad avevano molta fretta di iniziare la guerra e che nessuna predica, nessun consiglio faceva effetto su di loro, disse al fratello Abbas: “Se puoi, convinci questa armata a rinunciare per oggi alla guerra; potremo cosí stasera raccoglierci in preghiera. Dio sa che io amo pregare e recitare il Corano”.

Abbas chiese all’armata nemica di ritardare l’inizio della guerra. Umar Ibn Sa´d non disse nulla, come se non fosse d’accordo. Amr Ibn Al-hajjaj Az-zubaidiyy disse: “Giuro su Dio che se questa richiesta ci fosse stata fatta da Turchi e Dailamiti avremmo accettato. Come possiamo quindi non accettarla ora che ci viene fatta dalla famiglia di Muhammad {l’Inviato di Allah (S)}”. Accettarono quindi la proposta e ritardarono l’inizio della guerra di un giorno.

Husseyn (as) si sedette a terra, venne rapito dal sonno, si sveglio dopo qualche istante e disse a Zainab: «Cara sorella, ho appena sognato mio nonno, il Messaggero d’Allah, mio padre °Alì, mia madre Fatima e mio fratello Hasan; mi dicevano: “O Husseyn, presto verrai da noi”» (in alcune tradizioni al posto della parola ‘presto’ troviamo ‘domani’). Zainab sentendo queste parole si colpí il viso con le mani e scoppiò in pianto. Husseyn (as) disse: “Calmati! non fare in modo che questa gente gioisca per le nostre sofferenze”

L’ultima notte della vita di Husseyn (as)

Si fece notte e Husseyn (as) riuní i suoi compagni. Dopo aver lodato Dio, disse loro: “In verità io non conosco compagni migliori di voi, non conosco nessuna famiglia migliore della mia. Che Iddio vi conceda una generosa ricompensa. Ora è notte e l’oscurità vi abbraccia. Usatela come un agile cammello; ognuno di voi prenda uno degli uomini della mia famiglia e si disperda nell’oscurità di questa notte. Lasciatemi solo con questa armata, poiché quelli vogliono solo me”.

I fratelli, i figli di Husseyn (as) e i figli d’Abdullah Ja’far dissero allora: “Perché dobbiamo fare ciò? Forse per rimanere vivi dopo di te? Dio non voglia!”. Il primo a parlare fu Abbas Ibn °Alì e gli altri, dopo di lui, seguirono il suo esempio. Dopodiché guardò i figli di Muslim Ibn Aghíl e disse loro: “Da parte vostra è sufficiente il martirio di Muslim. Vi do il permesso di andare”.

Un’altra tradizione dice che, quando l’Imam Husseyn (as) disse quelle parole, i suoi fratelli e tutti i membri della sua famiglia dissero: “O figlio del Messaggero d’Allah, cosa pensi che dirà la gente di noi? Cosa potremo rispondere noi a loro? Potremo forse dire d’avere abbandonato a se stesso il nostro signore, il nostro maggiore, il figlio del nostro Profeta? Di non avere scagliato verso il nemico nemmeno una freccia per aiutarlo? No! Giuriamo su Dio che non ci allontaneremo da te e ti difenderemo con la nostra stessa vita fino a rimanere uccisi per te, come te. Che Iddio ci conceda di morire al tuo fianco”

Dopo si alzò Muslim Ibn Awsajah e disse: “Con tutti questi nemici che ti circondano dovremmo forse lasciarti solo e andarcene?! No! Giuro su Dio che ciò non è possibile. Che Iddio non voglia che io rimanga vivo dopo di te! Io combatterò fino a rompere la mia lancia nel petto dei tuoi nemici, a colpirli con la mia spada; se non avrò nessuna arma combatterò lanciando sassi e non mi allontanerò da te fino a morire con te”.

Si alzò quindi Sa´id Ibn Abdillah Al-hanafiyy e disse: “O figlio del Messaggero d’Allah, noi non ti lasceremo solo, affinché Dio sia testimone che abbiamo rispettato la raccomandazione che il Suo Profeta ha fatto riguardo a te. Se sapessi che verrò ucciso per te, poi ritornerò in vita e verrò bruciato vivo e tutto ciò per settanta volte, non mi allontanerei lo stesso da te, per morire prima di te. Perché non dovrei sacrificarmi per te, giacché verrò ucciso una volta sola e dopo raggiungerò la gloria e la beatitudine eterna”.

Fu poi la volta di Zuhair Ibn Gain che si alzò e disse: “O figlio dell’Inviato d’Allah avrei voluto essere ucciso mille volte e poi ritornato in vita e, in cambio, aver visto Dio tenere in vita te, tuo fratello e la tua famiglia”. Altri poi dissero: “Che le nostre vite siano sacrificate per te! Noi ti proteggeremo con le nostre mani, con i nostri visi; se verremo uccisi avremo compiuto il dovere che Dio ci ha imposto”

In quella stessa sera, informarono Muhammad Ibn Bashír Al-hadramiyy che suo figlio era stato fatto prigioniero alla frontiera di Rey. Egli disse: “Riguardo a ciò mi affido a Dio! Giuro su me stesso che non avrei mai voluto vederlo prigioniero”. Husseyn (as) sentí le sue parole e disse: “Che Iddio ti benedica, io ti libero dall’impegno che hai preso con me giurandomi fedeltà. Provvedi dunque a liberare tuo figlio”. Disse: “Che le fiere mi sbranino vivo se mi allontano da te”. Disse: “Dai allora queste vesti e queste stoffe burd dello Yemen a tuo figlio affinché possa con esse liberare suo fratello”. Gli donò quindi cinque vesti che valevano cinquemila dinari.

Si narra che quella notte Husseyn (as) e i suoi compagni vegliarono fino al mattino. Si udiva il sussurro delle loro fervide e sommesse preghiere. Alcuni erano in ruku´, altri erano in sujúd e altri eseguivano i loro atti di adorazione in piedi. Quella notte trentadue persone lasciarono l’esercito di Umar Ibn Sa´d per unirsi all’Imam Husseyn (as).

Husseyn (as) pregava molto e possedeva elevate virtú. Ibn Abdi Rabbih, nel quarto capitolo del libro “Al’igd”, narra il seguente hadith: «Fu chiesto ad °Alì Ibn-l-Husseyn (as): “Perché tuo padre ebbe cosí pochi figli?”. Rispose: “C’è da sorprendersi che abbia avuto anche questi pochi figli, poiché egli ogni giorno eseguiva mille rak´ah di preghiera e di conseguenza non trovava il tempo per stare con le sue mogli” »

Il mattino di Ashurà, Husseyn (as) ordinò di piantare delle tende e di preparare, in un recipiente che conteneva una notevole quantità di profumo, del depilatorio; entrò quindi in una di quelle tende per depilarsi. Si narra che Burair Ibn Khazír Al-hamdàniyy e Abdurrahmàn Ibn Abdi Rabbíh Al-ansàriyy attendevano, dietro la tenda, che Husseyn (as) uscisse da essa. In quel momento Burair iniziò a scherzare con Abdurrahmàn, il quale disse: “O Burair, ridi?! È forse questo il momento di scherzare?!”. Burair disse: “I membri della mia tribú sanno bene che non ho mai amato parlare a vanvera, né da giovane né da vecchio. Mi comporto cosí per la gioia che mi dà il pensiero di raggiungere il martirio. Giuro su Dio che manca pochissimo al momento di scontrarci con le nostre spade con questa gente e di abbracciare, dopo aver combattuto un po’, le huru-l´in”

La mattina d’Ashurà

Si narra che la mattina d’Ashurà, quando l’armata d’Umar Ibn Sa´d si preparò ad attaccare, Husseyn (as) mandò Burair Ibn Khazir verso di loro, il quale cercò di dissuaderli dal scendere in guerra contro Husseyn (as); le sue parole non ebbero però alcun effetto. Andò quindi verso di loro Husseyn (as). Il purissimo Imam salí sulla sua cammella (altre tradizioni dicono che salí su un cavallo) e invitò gli uomini di Umar Ibn Sa´d a fare silenzio e ascoltare le sue parole.

Essi fecero silenzio e Husseyn (as), dopo aver lodato Iddio e benedetto il Profeta Muhammad (S), gli Angeli (as) e i Messaggeri di Dio (as), disse: “La sventura sia su di voi! Eravate smarriti e avete chiesto il nostro appoggio, e noi siamo venuti con sollecitudine in vostro aiuto; voi però avete intenzione di ucciderci con le stesse spade che giuraste di usare per sostenerci, di bruciarci con lo stesso fuoco che doveva servire a bruciare i nostri e i vostri nemici.

Oggi siete venuti tutti in aiuto del nemico per uccidere i vostri amici, senza che essi abbiano diffuso la giustizia tra voi, senza che nell’aiutarli vi sia per voi qualche bene. Guai a voi! Perché vi siete astenuti dall’aiutarci quando le spade erano nelle guaine, i cuori erano calmi e convinti e salde erano le opinioni? Voi vi siete invero precipitati al pari di cavallette per accendere il fuoco della discordia. O nemici del vero, o infedeli, o voi che avete abbandonato il Corano, o voi che falsificate le parole, o massa di peccatori, o seguaci delle tentazioni di Satana, o distruttori della legge e della tradizione del Profeta , possa la misericordia divina essere lontana da voi.

Proteggete questi impuri e vi rifiutate di aiutarci?! Sí, giuro su Dio, che l’inganno e la frode esisteva in voi già dal passato; le vostre radici e i vostri rami sono mescolati all’acqua della frode, il vostro pensiero s’è rinforzato con essa. Voi siete il piú impuro e disgustoso dei frutti, il piú scarso boccone che gli usurpatori possano ingoiare. Sappiate che il figlio illegittimo di figlio illegittimo {Ibn Ziad} mi ha costretto a scegliere tra la guerra e la viltà {cioè giurare fedeltà a Yazid}. Ben lontana è però da noi la viltà! Dio, il Suo Messaggero, i credenti, quelli che sono stati formati da pure mani, le persone onorate e gli uomini dotati di zelo non ci permetteranno mai di preferire l’umiliazione di ubbidire ai vili all’essere uccisi dignitosamente. Sappiate che, nonostante l’esiguo numero dei miei compagni, io combatterò contro di voi”.

Continuò quindi recitando i seguenti versi di Farwat-i-bni Masik Al-muràdiyy: «Se noi vinceremo, se sconfiggeremo il nemico, non ci sarà da stupirsi, poiché siamo sempre stati vincitori. Se invece verremo sconfitti e uccisi non sarà colpa nostra e non saremo stati uccisi per paura, sarà bensí giunta la nostra ora e il destino farà vincere gli altri. Se il mostro della morte s’allontana dalla porta della casa di qualcuno, andrà alla porta di qualcun altro.

Gli eminenti della mia gente sono morti per mano vostra, come morí nei secoli passati il resto della gente. Se i re fossero stati eterni in questo mondo, anche noi lo saremmo stati, se i grandi uomini avessero vissuto in eterno in questo mondo, anche noi avremmo avuto vita eterna. Di’ a quelli che gioiscono per le nostre sofferenze: “Svegliatevi e non gioite invano per le sofferenze altrui, poiché coloro che gioiscono per le {nostre} sofferenze moriranno come noi”».

Dopo aver recitato questi versi disse: “Giuro su Dio che non vivrete a lungo dopo avermi ucciso; la vostra vita non durerà piú del tempo impiegato per montare a cavallo. Il destino, al pari di una macina, passa velocemente sulle vostre teste e vi agita al pari dell’asta di una mole. Mio nonno, l’Inviato di Dio, diede questa notizia a mio padre °Alì, il quale me la narrò. Ora consultatevi tra di voi affinché la questione non rimanga per voi oscura, poi uccidetemi pure e non concedetemi tempo. Io mi affido a Dio, Egli è mio e vostro Signore e ogni creatura è sotto il suo dominio. In verità, il mio Signore è sul retto sentiero”

Dopo aver recitato questo magnifico sermone, maledí l’armata nemica dicendo: “O Dio, privali del dono della pioggia, colpiscili con una carestia simile a quella dell’epoca di Yúsuf e falli dominare da Gulàmu Thaghif, affinché faccia loro assaggiare l’amaro sapore della morte, poiché essi ci hanno mentito e ingannato. Tu sei il nostro Signore, a Te ci affidiamo e a te chiediamo perdono; tutti ritornano a Te”. Dopodiché smontò, chiese il cavallo dell’Inviato di Dio, che si chiamava Al-murtajus, e preparò i suoi uomini a combattere.

Si narra che l’Imam al-Baqer (as) disse che gli uomini di Husseyn (as) erano quarantacinque cavalieri e cento fanti. Ricordiamo però che esistono anche altre tradizioni riguardo al numero dei compagni dell’Imam.

Umar Ibn Sa´d inizia la guerra

Si narra che Umar Ibn Sa´d avanzò e scagliò una freccia contro i compagni di Husseyn (as) e le loro tende; disse: “Testimoniate dinanzi al Duce che sono stato io il primo a scagliare una freccia verso di Husseyn (as)”. In seguito a questo gesto, l’armata di Umar Ibn Sa´d fece piovere un’infinità di frecce su di Husseyn (as) e i suoi compagni. Il nobile Imam (as) rivolgendosi ai suoi uomini disse: “Che Allah vi benedica, alzatevi e andate incontro all’inevitabile morte. Queste frecce sono messaggere di questa gente che vi invita a combattere”.

I compagni di Husseyn (as) sferrarono un attacco e combatterono valorosamente per circa un’ora, finché alcuni di essi caddero martiri. A un certo punto, Husseyn (as) si toccò la barba e disse: “Tremenda si fece l’ira di Dio sui Giudei quando affermarono che Dio ha un figlio. Tremenda si fece l’Ira di Dio sui Cristiani quando lo considerarono il terzo di una trinità. Tremenda si fece l’ira di Dio sui Magiusi quando smisero di adorarlo e al suo posto iniziarono a adorare il sole e la luna. Tremenda si fece l’ira di Dio su quelli che decisero, tutti d’accordo, di uccidere il nipote del proprio Profeta (S). Giuro su Dio che non farò nulla di ciò che questa gente vuole da me e mai giurerò fedeltà a Yazid, e, con il viso pieno di sangue, incontrerò Dio”

Abu Tahir Muhammad Ibn-l-Husseyn An-narsiyy, nell’opera Ma´àlimu-d-din, narra che l’Imam as-Sadeq (as) disse: “Sentii mio padre dire che quando Husseyn (as) e Umar Ibn Sa´d s’incontrarono e le due parti iniziarono a combattere, Dio mandò un gruppo d’angeli in aiuto del purissimo Husseyn; gli fu quindi concesso di scegliere tra l’essere aiutato da questo esercito d’angeli e distruggere in tal modo i suoi nemici, oppure rinunciare a questo aiuto celeste e morire martire. Husseyn scelse il martirio e disse:

“Esiste forse qualcuno che è disposto, per amor di Dio, ad aiutarci? Esiste forse qualcuno che è disposto ad allontanare i nemici dal Santuario dell’Inviato d’Allah?”

Hurr Ibn Yazid viene in aiuto Husseyn (as)

Hurr Ibn Yazid venne da Umar Ibn Sa´d e gli disse: “Vuoi forse combattere con Husseyn?”. Rispose: “Si, per Dio! Come minimo mozzerò le teste e amputerò le braccia”. A sentire queste parole Hurr si allontanò dai suoi compagni e si ritirò in un angolo; tremava dalla paura. Al-muhàjir Ibn Aws gli disse allora: “Hurr, il tuo comportamento è strano, se mi chiedessero chi è la piú coraggiosa persona di Kufa non farei altro nome che il tuo. Cosa ti succede?”. Hurr rispose: “Giuro su Dio che mi trovo a scegliere tra il Paradiso ed il fuoco dell’Inferno. Giuro però su Dio che sceglierò il Paradiso, anche se mi dovessero fare a pezzi, anche se mi dovessero bruciare”.

Dopodiché montò sul suo cavallo e si diresse verso l’accampamento dell’Imam Husseyn (as). Aveva messo le mani sul capo e diceva: “O Dio, io mi pento di ciò che ho fatto e Tu perdonami. In verità, io ho intimorito i tuoi amici e i figli della figlia del Tuo Profeta ”. Disse poi a Husseyn (as): “Possa essere io sacrificato per te, io sono chi si è comportato in modo severo con te, non lasciandoti ritornare a Medina. Giuro su Dio che non pensavo che questa gente si sarebbe spinta fino a questo punto; io mi pento di ciò che ho fatto. Pensi forse che Dio mi perdonerà?”.

Husseyn (as) rispose: “Sí, ti perdonerà. Ora scendi da cavallo”. Hurr disse: “Preferisco combattere per te invece che scendere, poiché dovrò in ogni caso cadere da cavallo; giacché fui il primo a ostacolarti, permettimi di essere il primo a essere ucciso per te: forse in tal modo nel Giorno del Giudizio sarò tra quelli che stringeranno la mano di tuo nonno Muhammad” (l’autore di questo libro dice: “Hurr con l’espressione ‘il primo a essere ucciso per te’ intendeva dire ‘il primo a partire da questo momento’, poiché, come abbiamo ricordato in precedenza, prima di lui un gruppo dei compagni dell’Imam erano già caduti martiri”). L’Imam Husseyn (as) gli concesse quindi il permesso di andare a combattere.

Hurr si batté valorosamente e uccise alcuni guerrieri dell’armata nemica; dopo un po’ cadde però martire. Il corpo del valoroso uomo fu portato al cospetto di Husseyn (as); questi levò la polvere dal viso del Martire dicendo: “Tu sei il Nobile {‘hurr’ in lingua araba significa ‘libero’} come ti ha nominato tua madre, libero in questo mondo e nell’aldilà”

Si narra che in quel momento scese in campo Burair Ibn Khuzair, che era un uomo asceta e timorato. Yazid Ibn Al-mugaffal venne a combattere con lui; s’accordarono quindi di fare mubàhalah, vale a dire chiedere a Dio di fare in modo che chiunque di loro fosse stato nel falso, fosse stato ucciso dall’altro. Con questo accordo combatterono e Burair uccise il suo avversario e continuò a combattere, finché cadde anch’egli martire.

Dopo di lui scese in campo Wahab Ibn Janàh Al-kalbiyy, il quale intraprese un ottimo combattimento e si batté valorosamente. Ritornò poi da sua madre e sua moglie, che lo avevano seguito a Karbalà, e disse: “Madre mia, sei contenta di me?”. Rispose: “Non sarò contenta di te sino a quando non avrai sacrificato la tua vita per l’Imam Husseyn”.

Sua moglie disse: “Ti scongiuro in nome di Dio di non affliggermi con la tua uccisione, di non addolorarmi”. La madre di Wahab disse allora: “Figlio mio, non dare ascolto alle parole di tua moglie, ritorna e battiti per il figlio della figlia del tuo Profeta; in tal modo potrai godere dell’intercessione di suo nonno nel Giorno del Giudizio”. Wahab ritornò in campo di battaglia e combatté finché perse un braccio.

Sua moglie impugnò allora una clava e venne verso di lui dicendo: “Che mio padre e mia madre siano sacrificati per te, combatti pure per difendere l’Ahl ul-Bait e il Santuario del Messaggero d’Allah”. Il nobile Wahab cercò di ricondurla all’accampamento delle donne, ma essa s’attaccò alle sue vesti e disse: “Non ritornerò finché non morirò”. Husseyn (as) disse allora: “Che Iddio vi conceda una generosa ricompensa per l’appoggio che date all’Ahl ul-Bait! Che Iddio ti benedica, ritorna all’accampamento delle donne”. La donna ubbidí e ritornò all’accampamento, mentre Wahab continuò a combattere e cadde martire.

Dopo Wahab scese in campo Muslim Ibn Awsajah e combatté contro il nemico con notevole impegno; pazientò dinanzi alle difficoltà e alle disgrazie che lo colpirono, dopo un po’ però cadde, in fin di vita, da cavallo. Husseyn (as), accompagnato da Habib Ibn Mazahir, venne da lui e gli disse: “O Muslim, che Iddio ti benedica!”. Dopodiché recito il seguente versetto coranico: “Alcuni di loro hanno raggiunto il martirio e alcuni sono in attesa di raggiungerlo e non hanno cambiato {idea a riguardo}”1.

Habib s’avvicinò a lui e disse: “La tua uccisione è per me alquanto difficile {da accettare}, tuttavia ti comunico la lieta notizia che tu andrai in Paradiso”. Muslim con un filo di voce disse: “Che Iddio ti renda felice e ti dia lieta novella”. Habib disse: “Se non avessi avuto la certezza di venire ucciso dopo di te, avrei voluto che mi facessi delle raccomandazioni”. Muslim indicò Husseyn (as) e disse: “Ti raccomando di appoggiare quest’uomo. Combatti per lui fino a essere ucciso”. Habib disse: “Seguirò la tua raccomandazione e ti farò felice”; poi Muslim morí.

Dopo Muslim, Amr Ibn Gurzah Al-ansariyy venne da Husseyn (as) e gli chiese il permesso di andare a combattere col nemico; l’Imam glielo accordò e Arm iniziò a combattere, come combattono i desiderosi di ricevere la ricompensa divina. Si impegnò molto nella difesa di Husseyn (as) e uccise un notevole numero di soldati dell’armata d’Ibn Ziad; interponeva il proprio braccio per evitare che le frecce che venivano verso Husseyn (as) lo colpissero, sacrificava il proprio corpo per evitare che l’Imam fosse colpito dalle spade nemiche.

Fino all’ultimo respiro non permise che gli fosse fatto del male, finché, a causa della grande quantità di ferite che aveva sul corpo, cadde senza forze. Si volse dunque verso Husseyn (as) e gli chiese: “O figlio dell’Inviato d’Allah, ho mantenuto fede alla mia promessa?”. L’Imam (as) rispose: “Certo, tu andrai in Paradiso prima di me; porgi i miei saluti al Messaggero d’Allah e digli che Husseyn verrà al piú presto”. Riprese poi a combattere e cadde infine martire.

Dopo Amr si preparò a combattere Jaun, il servo di Abu Zar, che era di razza nera. Husseyn (as) gli disse: “Ti permetto di lasciare questo luogo e salvare la tua vita, poiché tu sei venuto con noi per rimanere in salute ed essere felice”. Jaun rispose: “O figlio del Profeta, ti sembra giusto che io nel periodo di gioia e prosperità viva a vostro carico e nelle difficoltà vi abbandoni? Il mio odore è sgradevole, umile è la mia discendenza e nero è il colore della mia pelle. Permettimi perciò di raggiungere l’eterna beatitudine del Paradiso, in modo che gradevole diventi l’odore del mio corpo, alto il mio lignaggio e bianco il mio viso. No, giuro su Dio che non vi lascerò finché non mescolerò questo mio nero sangue al vostro casto sangue”. Dopodiché si batté e cadde martire.

Dopo Jaun, Amr Ibn Khàlid As-saidawiyy venne da Husseyn (as) e disse: “O Aba Abdillah, possa essere la mia vita sacrificata per te. Ho deciso di unirmi ai tuoi compagni. Non amo rimanere indietro rispetto a loro e vederti ucciso senza alcun compagno, sotto gli occhi dei membri della tua famiglia”. Husseyn (as) disse: “Vai pure, noi presto ti raggiungeremo”. Amr attaccò il nemico, combatté e cadde infine martire.

Fu quindi la volta di Handalah Ibn As´ad Ash-shàmiyy. Si mise davanti a Husseyn (as) facendo del proprio viso e del proprio petto uno scudo per difenderlo dalle spade, dalle frecce e dalle lance del nemico. Rivolgendosi all’esercito di Kufa recitò dei versetti coranici riguardanti il castigo divino, mettendoli in guardia da esso; disse quindi: “Io ho paura che veniate colpiti dalle punizioni che colpirono i popoli del passato; castighi quali quelli che colpirono il popolo di Noè, gli ´Ad, i Thamúd e quelli che vennero dopo di loro; Dio non vuole alcuna ingiustizia per le Sue creature.

O gente, io ho paura che voi veniate colpiti dal castigo del Giorno del Giudizio, giorno nel quale volgerete i vostri visi dal mahshar {luogo nel quale saranno riunite le anime} all’Inferno, senza che nessuno vi possa salvare dal castigo divino. O gente, non uccidete Husseyn, poiché se lo farete Dio vi punirà, vi sterminerà. In verità, chi mente riguardo a Dio è perdente”. Dopo si volse verso Husseyn (as) e gli disse: “Non è forse meglio andare verso il nostro Signore? Non è meglio che ci ricongiungiamo ai nostri fratelli?”. Rispose: “Vai verso chi è per te meglio del mondo e di tutto ciò che esiste in esso, verso il regno infinito ed eterno”. Handalah si fece allora avanti, combatté valorosamente, sopportò le difficoltà e morí infine martire.

La preghiera di mezzogiorno del giorno di Ashurà

Giunse l’ora di eseguire la preghiera di mezzogiorno. Husseyn (as) ordinò a Zuhair Ibn Qain e a Sa´id Ibn Abdillah di proteggerlo, con metà degli uomini rimasti, in modo da metterlo in condizione di eseguire la preghiera. L’Imam (as) eseguí dunque, in congregazione con gli altri suoi compagni, la preghiera di mezzogiorno, nella particolare modalità prescritta durante la battaglia {salatu-l-khauf}.

Fu allora lanciata dal nemico una freccia verso Husseyn (as) e Sa´id Ibn Abdillah si mise dinanzi all’Imam (as) e lo difese con il proprio corpo; a un certo punto però non ce la fece piú a stare in piedi e cadde a terra. Disse allora: “O Dio maledici questa gente come facesti con gli ´Ad e i Thamud; porgi i miei saluti al Profeta e informalo delle ferite che ha subito il mio corpo. In verità, io ho aiutato la progenie del Tuo Profeta sperando di ottenere la Tua ricompensa”. Dopo aver pronunciato queste parole morí. Quando esaminarono accuratamente il suo cadavere, oltre alle ferite provocate dalle spade e dalle lance nemiche, in esso v’erano anche tredici lance conficcate.

Dopo Sa´id Ibn Abdillah fu la volta di Suwaid Ibn Umar Ibn Abi-l-mutà´, che era un uomo nobile e abituato a pregare molto. Scese in campo e, al pari di un leone, attaccò il nemico, sopportò le difficoltà e, alla fine, a causa della grande quantità di ferite che aveva subito, cadde a terra senza piú dare alcun segno di vita. Quando però sentí gli uomini di Ibn Ziad dire: “Husseyn è stato ucciso”, fu preso dall’agitazione: estrasse un pugnale dalla propria scarpa e riprese a combattere. Cadde infine martire.

Si narra che i compagni di Husseyn (as) facevano a gara per sacrificarsi per lui. Un poeta descrive questo stato d’animo con i seguenti versi: “I compagni di Husseyn erano quelli che quando venivano chiamati per risolvere una situazione difficile, indossavano i loro coraggiosi cuori sulle corazze e si gettavano nelle fauci della morte, nonostante i loro nemici, con in mano lance e armi, si fossero riuniti per ucciderli”

Il martirio d’°Alì Akbar

I fedeli compagni dell’Imam Husseyn (as) giacevano tutti per terra, con il corpo a brandelli; all’infuori della sua famiglia, delle persone che lo avevano accompagnato a Karbalà, non era piú rimasto nessuno.

°Alì Akbar, che era il piú bello e gentile di tutti, venne allora dal padre e gli chiese il permesso di andare a combattere. Husseyn (as) glielo concesse immediatamente. Lo osservò poi con uno sguardo di disperazione e non riuscí a trattenere le lacrime. A quel punto disse:

“O Dio, sii testimone che va incontro a questa armata un giovane che fisicamente, caratterialmente e nel modo di parlare assomiglia piú d’ogni altra persona al Tuo Inviato. Ogni volta che desideravamo rivedere il Tuo Profeta guardavamo questo giovane”. Scorse poi Umar Ibn Sa´d e gridò: “O figlio di Sa´d, che Iddio ti separi dai tuoi parenti come tu mi stai separando dai miei”.

Fu a questo punto che °Alì Akbar raggiunse il nemico e intraprese una coraggiosa battaglia. Si narra che, a dispetto della forte sete che lo tormentava, riuscí ad uccidere centoventi persone. Tornò poi dal padre e disse: “Nobile padre, la sete mi sta uccidendo e il peso delle armi mi sta sfinendo: c’è modo di avere un sorso d’acqua?”.

L’Imam Husseyn (as) pianse e rispose: “Ahimé! Caro figlio, torna e combatti ancora per un po’, molto vicino è infatti il momento in cui incontrerai il tuo bisnonno Muhammad, dal quale sarai dissetato in modo tale da non patire mai piú la sete”. °Alì Akbar, che era pronto per il martirio, tornò coraggiosamente nel campo di battaglia e sferrò un potentissimo attacco ai danni delle schiere nemiche; venne però improvvisamente colpito da una freccia lanciata da Munghiz Ibn Marrati-l-abdiyy (che Iddio lo maledica) e cadde a terra.

Chiamò per l’ultima volta il padre: «Amato padre, addio! La pace sia su di te! Ora il mio bisnonno Muhammad ti saluta e dice: “O Husseyn , affrettati a venire da noi”». Detto ciò, lanciò un ultimo grido e si spense. Husseyn (as) raggiunse il corpo senza vita d’°Alì Akbar e poggiò il proprio viso sul suo; disse dunque: “Che Iddio uccida i tuoi assassini. Quale affronto hanno fatto a Dio! Quanta mancanza di rispetto nei confronti dell’Inviato di Dio! Che questo infedele mondo vada in rovina dopo di te”

Si narra che dopo il martirio del valoroso °Alì Akbar, Zainab uscí dall’accampamento e si diresse verso il campo di battaglia: con voce disperata chiamava l’amato nipote; quando raggiunse il corpo senza vita d’°Alì Akbar si gettò su di esso. Arrivò allora Husseyn (as) e la ricondusse all’accampamento delle donne.

Dopo il martirio d’°Alì Akbar, i giovani della famiglia di Husseyn (as), uno dopo l’altro, andarono a combattere e alcuni di loro furono uccisi dall’esercito d’Ibn Ziad. In quel {difficile} momento, Husseyn (as) rincuorò i suoi familiari dicendo loro: “O miei cugini paterni, o membri della mia famiglia, abbiate pazienza! Giuro su Dio che dopo questo giorno non verrete mai piú umiliati”

Il martirio di Qasim

Si narra che d’un tratto un giovane dallo splendido viso entrò nel campo di battaglia e iniziò a combattere: era Qasim, figlio dell’imam Hasan (as). Uno degli uomini dell’armata nemica, Ibn Fàzil, lo colpí sul capo provocandogli una profonda lacerazione del cranio. Il povero Qasim in seguito a questo colpo cadde a terra e gridò:

“Zio, soccorrimi!”. L’Imam Husseyn (as) entrò impetuosamente nel campo di battaglia e, al pari di un leone inferocito, aggredí gli uomini d’Ibn Ziad e colpí il vile Ibn Fazil con la propria spada; questi per difendersi alzò il braccio, che si amputò. Con un grido attirò l’attenzione dei suoi compagni e questi attaccarono per salvarlo, ma non fecero altro che investirlo sotto gli zoccoli dei propri cavalli, provocandone cosí la morte. Nel frattempo l’Imam Husseyn (as) aveva raggiunto il nipote ormai in fin di vita; il purissimo Imam (as) gli disse: “Possa la misericordia divina essere lontana da coloro che ti hanno ucciso; nel Giorno del Giudizio tuo bisnonno e tuo padre prevarranno sui tuoi assassini”.

Dopodiché disse: “Giuro su Dio che è doloroso vedere che tu chiami tuo zio ed egli non ti risponde oppure ti risponde ma nulla può fare per te. Giuro su Dio che oggi tuo zio ha molti nemici e pochi compagni”. Prese poi il ragazzo, lo abbracciò e lo depose tra i martiri della propria famiglia.

Quando Husseyn (as) vide che i giovani della sua famiglia e i suoi compagni giacevano morti a terra, si preparò a ricevere il martirio, a sacrificarsi sul sentiero di Dio; ad alta voce disse: “Esiste forse qualcuno disposto ad allontanare i nemici dal Santuario di Dio? Esiste forse qualche monoteista pronto, per timore di Dio, ad abbracciare la nostra causa? C’è forse qualcuno disposto ad aiutarci per amor di Dio”. Le donne sentirono queste parole e iniziarono a piangere e lamentarsi.

Il martirio del neonato figlio dell’Imam Husseyn (as)

Husseyn (as) entrò nell’accampamento sostando davanti alla tenda della sua nobile sorella Zainab, disse dunque alla nobile donna: “Dammi il mio piccolo bambino affinché possa dargli l’addio”. Prese in mano la piccola creatura e volle baciarla, quando d’un tratto una freccia, lanciata da Harmalah Ibn-l-kàhil Al-asadiyy (che Iddio lo maledica), colpí la gola del neonato provocandone la morte.

Husseyn (as) disse allora a Zainab: “Prendi questo bambino”. Mise la mano sotto la gola sanguinante del bambino e quando questa si colmava di sangue, gettava questo sangue in aria dicendo: “Facile è per me sopportare queste disgrazie, poiché tutto ciò è per Dio ed Egli vede”

L’Imam al-Baqer afferma che di tutto il sangue che Husseyn (as) sparse, nemmeno una goccia ricadde a terra.

Il martirio d’Abbas

Si narra che la sete mise Husseyn (as) seriamente in difficoltà. Il puro Imam (as) e il suo fedelissimo fratello Abbas raggiunsero le acque del vicino Eufrate. Gli uomini d’Umar Ibn Sa´d presero però subito le adeguate contromisure e riuscirono a fermarli. Uno degli uomini della tribú dei Bani Darim scagliò una freccia che si conficcò nella mascella inferiore dell’Imam.

Questi estrasse la freccia, riempí la mano del suo sangue, lo sparse e disse: “O Dio, io denuncio a Te le ingiustizie che questa gente compie ai danni del figlio della figlia del Tuo Profeta ”. L’armata nemica riuscí quindi a separare Husseyn (as) da Abbas, il quale rimase cosí totalmente circondato dai perfidi uomini d’Umar Ibn Sa´d, che senza pietà lo uccisero. Husseyn (as) pianse molto per il suo martirio.

A tal proposito un poeta dice: “I piú degni a piangere sono quelli che hanno fatto piangere Husseyn uccidendo su fratello, il figlio di suo padre, Abu-l-fazl, colui che, senza farsi fermare da nulla, lo ha fedelmente accompagnato; colui che arrivò pieno di sete alla riva dell’Eufrate e, ricordando la sete di Husseyn, rinunciò a dissetarsi”

Husseyn (as) mette piede in campo di battaglia

{Dopo che tutti i suoi compagni e gli uomini della sua famiglia erano caduti martiri} Husseyn (as) invitò gli uomini del perfido Umar Ibn Sa´d a combattere con lui. Uno dopo l’altro lo attaccavano e venivano uccisi. L’Imam (as), mentre combatteva, diceva: “Essere uccisi sul sentiero di Dio è meglio che cadere nell’ignominia, la quale è meglio dell’Inferno”.

Uno dei narratori di hadith dice: «Giuro su Dio che non avevo mai visto nessuno essere completamente circondato dall’armata nemica, aver perso i propri figli, i propri parenti e compagni, e, nonostante ciò, combattere con tanto vigore e ardimento; appena gli uomini d’Umar Ibn Sa´d attaccavano, sguainava la spada e li assaliva disperdendoli come un gregge in preda ad un lupo, al pari di cavallette che fuggono alla vista delle persone. Tornava poi alla propria posizione e diceva: “Non v’è forza né potenza che in Dio”»

Senza tregua combatté con l’infernale armata, finché questa si situò tra lui ed il suo accampamento; disse allora ad alta voce: “Guai a voi, o seguaci della dinastia d’Abu Sufian! Se siete privi di credo, se non temete il Giorno del Giudizio, siate perlomeno nobili in questa vita”. Shimr disse allora: “Che cosa intendi dire con ciò, o figlio di Fatima?”.

Egli rispose: “Voglio dire che sono io quello che sta combattendo con voi e voi combattete con me; le donne non hanno alcuna colpa e fintantoché io sono in vita non permettete ai vostri peccatori, ai vostri ignoranti, ai vostri oppressori di assalire il mio accampamento”. Shimr disse: “Va bene, o figlio di Fatima”. Dopo questo scambio di parole l’armata si preparò ad uccidere Husseyn (as); L’Imam (as) sferrò un attacco ai danni dell’armata e altrettanto fece questa.

Fu allora che il nobile Imam (as) pretese da quei malvagi uomini un sorso d’acqua; in cambio di questa legittima pretesa, però, gli uomini dell’abietto Umar Ibn Sa´d provocarono settantadue ferite sul suo corpo. Sfinito dalla battaglia, si fermò un istante a riposarsi, quando d’un tratto fu colpito sulla fronte da una pietra; fece per pulire il sangue fuoriuscito, che improvvisamente fu raggiunto da un’avvelenata freccia a tre punte, che gli si conficcò nel cuore.

Disse allora: “Nel nome di Dio, con l’aiuto di Dio, secondo la religione dell’Inviato di Dio”; rivolgendo poi il viso verso il cielo disse: “O Dio, ben sai che questa armata uccide l’unico figlio della figlia del tuo Profeta esistente sulla faccia della terra”.

Estrasse quindi la freccia e iniziò a perdere molto sangue; l’emorragia l’indebolí a tal punto da non permettergli piú di combattere e difendersi. Chiunque si avvicinava a Husseyn (as), per evitare di dover rendere conto a Dio di averlo ucciso, si allontanava immediatamente; finché gli si avvicinò un uomo appartenente alla tribú dei Kandah, chiamato Màlik Ibn-n-nasr, che lo insultò e con la spada lo colpí sul capo, ferendolo e sfasciandogli il turbante, bagnandolo completamente di sangue. Husseyn (as) prese un fazzoletto e con esso si bendò la testa; mise poi un copricapo e indossò nuovamente il turbante. L’armata d’Ibn Ziad, dopo una breve pausa, si riavvicinò a Husseyn (as) e lo circondò.

Il martirio d’Abdullah Ibn-l-Hasan

Abdullah era il figlio minorenne dell’imam Hasan (as). Uscí dall’accampamento e andò verso Husseyn (as); Zainab lo raggiunse per fermarlo ma egli si rifiutò fermamente di ritornare indietro, dicendo: “Giuro su Dio che mai abbandonerò mio zio”. Quando Abjar Ibn Ka´b o, secondo un’altra tradizione, Harmalah Ibn Kàhil (che Iddio li maledica), volle colpire con la spada il purissimo Imam, questo fedele e coraggioso bambino disse:

“Guai a te, o figlio illegittimo! Vuoi forse uccidere mio zio?”, e quando vide che la spada stava per colpire il suo amato zio, con incredibile coraggio tese il braccio e lo sacrificò per salvare Husseyn (as). Il piccolo perse in pratica il braccio e dal dolore urlò: “Zio!”. Husseyn (as) lo prese in braccio e lo strinse a sé; disse poi: “Porta pazienza nipote mio e invoca la misericordia di Dio, il Quale ti porterà dai tuoi probi padri”. Improvvisamente però Harmalah Ibn Kàhil lanciò una freccia e lo uccise nelle mani di Husseyn (as).

Dopo questo triste avvenimento il tremendo Shimr attaccò l’accampamento; voleva bruciare le tende dell’Imam Husseyn (as). Chiese allora del fuoco per compiere questa indegna azione; Husseyn (as) gli disse: “O figlio di Ziljaushan, chiedi del fuoco per bruciare la mia famiglia?! Che Iddio ti bruci nel fuoco dell’Inferno”. Shibth venne dunque da Shimr e lo rimproverò per l’indegna azione che aveva deciso di compiere. Shimr si vergognò cosí di quanto aveva deciso di fare e rinunciò a bruciare l’accampamento.

Il martirio dell’Imam Husseyn (as)

Husseyn (as) disse: “Portatemi una veste senza valore, tale da non essere desiderata da alcuno, affinché io possa non rimanere nudo dopo il mio martirio”. Gli fu allora data una veste piccola e stretta ed egli disse: “Non la voglio, poiché questa è la veste dei vili”. Prese poi una vecchia veste e, dopo averla lacerata, la indossò; nonostante ciò, dopo il suo martirio, gli fu tolta di dosso.

Prese quindi un altro vestito, tessuto nello Yemen, e, dopo averlo strappato, lo indossò. Husseyn (as) strappava le vesti, prima di indossarle, poiché non voleva che dopo il suo martirio qualcuno gliele togliesse di dosso, lasciandolo in tal modo nudo. Si narra però che dopo il suo martirio Abjar Ibn Ka´b gli tolse di dosso anche questa veste e lo abbandonò nudo sul suolo. A causa di questo vile gesto, ogni anno in estate, ambedue le mani gli si seccavano, diventando come due legni secchi; in inverno invece erano umide e da esse fuoriusciva sangue e pus. Visse in queste condizioni fino al giorno in cui morí.

Si narra che quando Husseyn (as) rimase sfinito a causa delle ferite che aveva subito e delle frecce che gli si erano conficcate nel corpo (che erano cosí tante che assomigliavano alle spine di un riccio) Salih Ibn Wahab gli infilò una lancia nel fianco e lo fece cadere da cavallo; Husseyn (as) disse allora: “Nel nome di Dio, con l’aiuto di Dio, secondo la religione dell’Inviato di Dio”.

Zainab uscí dalla sua tenda ed esclamò: “Fratello mio! O mio signore! Famiglia mia! Potesse il cielo precipitare sulla terra e le montagne frantumarsi e cadere al suolo”. Shimr, tuonante, disse ai suoi: “Cosa aspettate?! Fatelo fuori!”, e l’armata attaccò vilmente Husseyn (as); Zar´ah Ibn Sharík lo colpí con la spada sulla spalla sinistra e Husseyn (as) rispose con la spada uccidendolo. Un altro colpo sulla spalla fece cadere Husseyn (as) col viso a terra; il dolore e la fatica erano ormai tali da non permettergli piú neanche di alzarsi. Sanàn Ibn Anas An-nakh´iyy gli trafisse la gola con la lancia, estrasse la lancia e lo colpí nel petto e, per finire, lo colpí con una freccia nella gola.

Il nobile Imam, estratta la freccia, prendeva il sangue che fuoriusciva dalla gola, e, spalmandolo sulla testa e sulla barba, diceva: “Cosí incontro Allah, tinto del mio stesso sangue, usurpato dei miei diritti”. Umar Ibn Sa´d disse a uno degli uomini della sua armata, che si trovava sulla sua destra: “Guai a te! Scendi e vai a uccidere Husseyn”; Khul-i-bni Yazid Al-asbahiyy volle decapitare Husseyn (as), ma iniziò a tremare e ritornò indietro. Sanàn Ibn Anas An-nakh´iyy scese dunque da cavallo, colpí l’Imam (as) alla gola e disse:

“Giuro su Dio che, nonostante sappia bene che tu sei il nipote del Profeta e che non esistono genitori migliori dei tuoi, io ti decapiterò”. Dopo aver pronunciato queste parole lo decapitò. A tal proposito il Poeta dice: “Nessuna disgrazia è pari a quella del martirio dell’Imam Husseyn nel giorno in cui le impure e scellerate mani di Sanàn Ibn Anas lo uccisero, lo decapitarono”. Si narra che Al-mukhtar amputò le dita, le braccia e le gambe Sanàn Ibn Anas, poi fece preparare una grande caldaia piena di olio d’oliva bollente e lo gettò in essa. L’empio Sanàn, terrorizzato e tremendamente agitato, rimase nella caldaia fino a morire.

Abu Tàhir Muhammad Ibn-l-hasan narra che l’Imam as-Sadeq (as) disse: «Quando Husseyn fu ucciso, alto si fece il lamento degli Angeli, i quali dissero allora: “O Signore, questo è Husseyn, Tuo eletto, figlio del Tuo Eletto e della figlia del Tuo Profeta (S)”. Dio allora mostrò loro il viso del Ga’im {il dodicesimo Imam, Hujjat-i-bni-l-hasan) e disse loro: “Attraverso lui lo vendicherò”»

Si narra inoltre che quando l’Imam Husseyn (as) fu ucciso si alzò un’immensa nuvola di polvere nera che oscurò il cielo, e iniziò a spirare, in quell’oscurità, un vento rosso che azzerò totalmente la visibilità; l’armata d’Ibn Sa´d pensò che Dio avesse deciso di punirli. Rimasero in quelle condizioni per un po’ di tempo, dopodiché la luce del sole ritornò a illuminare la piana di Karbalà.

Gli istanti successivi al martirio di Husseyn (as)

Si narra che Hilàl Ibn Nafi´ disse: «Io ero con l’esercito d’Ibn Sa´d quando, d’un tratto, qualcuno gridò: “O Duce, lieta novella! Shimr ha ucciso Husseyn”; io uscii dalle schiere dell’esercito e mi avvicinai a Husseyn e vidi che stava per morire: giuro su Dio che mai avevo visto una persona morire in un bagno di sangue migliore e piú avvenente di Husseyn; la luce che emanava il suo viso, la sua bellezza mi distolsero dal pensiero di ucciderlo. Egli in quello stato chiedeva dell’acqua e uno di quegli empi gli disse: “Non ti disseterai se non quando entrerai nel Hàmiah e berrai della sua bollente acqua”. Egli rispose allora: “Io andrò da mio nonno, l’Inviato d’Allah, vivrò della sua dimora in Paradiso, berrò della sua gradevole acqua e denuncerò a lui le ingiustizie che m’avete fatto”. Gli uomini d’Ibn Sa´d sentendo queste parole furono presi da un’incredibile ira: sembrava che Iddio non avesse messo nei loro nemmeno un briciolo di pietà; mentre Husseyn parlava con loro lo decapitarono. Io rimasi profondamente colpito dalla loro crudeltà e dissi loro: “Non vi seguirò piú in nulla, non collaborerò mai piú con voi”»

Dopo che Husseyn (as) cadde martire, gli uomini d’Ibn Sa´d iniziarono a denudarlo. Ishag Ibn Hubah Al-hadramiyy (che Iddio lo maledica) gli tolse la camicia e la indossò; per questo vile gesto prese poi la lebbra e perse tutti i peli del corpo. Secondo quanto è stato narrato, la camicia dell’Imam portava i segni di circa centodiciannove colpi di spada, freccia e lancia. A tal proposito, l’Imam as-Sadeq (as) dice:

“Sul corpo di Husseyn sono stati rinvenuti trentatré colpi di lancia e trentaquattro ferite di spada”. Abjar Ibn Ka´b At-tamimiyy (che Iddio lo maledica) rubò i pantaloni dell’Imam; si narra che dopo aver commesso questo vile gesto rimase paralizzato. Akhnas Ibn Murthad Ibn Algamah Al-hadramiyy o, secondo un’altra tradizione, Jàbir Ibn Yazid Al-awdiyy gli rubò il turbante e se lo mise in testa; in seguito a questo atto impazzí. Al-aswad Ibn Khàlid rubò le scarpe dell’Imam, mentre Bajdal Ibn Salím Al-kalbiyy gli levò l’anello; per poterlo estrarre gli amputò il dito. Si narra che Al-mukhtàr arrestò Bajdal Ibn Salím, gli amputò tutti gli arti e lo abbandonò in quello stato, facendolo morire dissanguato. La gatifah di Husseyn (as), che era di pelle pregiata, fu rubata da Gais Ibn Al’ash´ath e il suo scudo, chiamato Al-batrà, da Umar Ibn Sa´d. Quando quest’ultimo fu ucciso, Al-mukhtar donò questo scudo al suo uccisore.

La spada di Husseyn (as) fu invece rubata da Jami´ Ibn-l-khalg o, secondo un’altra tradizione, da un uomo appartenente alla tribú dei Baní Tamím, chiamato Aswad Ibn Hanzalah. Un’altra tradizione dice che Ibn Sa´d rubò la spada all’Imam che in seguito passò alla figlia di Habíb Ibn Badíl. Bisogna sapere che questa famosa spada non è la Zu-l-fajàr {la celebre spada dell’imam °Alì(as)}, poiché quest’ultima è custodita {dal dodicesimo Imam (aj)} con il resto dei cimeli della profezia e dell’imamato. I narratori di tradizioni tramandano hadith che confermano quanto abbiamo ora detto.

Gli uomini d’Ibn Sa´d saccheggiano e bruciano le tende dell’Imam Husseyn (as)

Si narra che dopo il martirio di Husseyn (as) una serva uscí dalle tende e un uomo le disse: “O serva di Dio, il tuo signore è stato ucciso!”. Ella narra la seguente vicenda: “Quando sentii quella notizia mi diressi urlando verso le tende delle donne, le quali a sentirmi gridare si alzarono tutte e iniziarono a piangere, a lamentarsi; dopodiché gli uomini d’Ibn Ziad si diressero velocemente verso l’accampamento di Husseyn (as) per saccheggiare i beni dei figli del Profeta (S), delle creature di Fatima (as): strappavano persino il velo che le donne portavano per coprirsi.

Le figlie del Profeta (S) uscirono quindi dalle tende e iniziarono a piangere, a lamentarsi per aver perso gli uomini che le difendevano e si curavano di loro”. Hamid Ibn Muslim narra che una donna, appartenente alla tribú dei Baní Bakr Ibn Wa’il, che, insieme a suo marito, era venuta a Karbalà con l’armata d’Ibn Sa´d, quando vide gli uomini di quest’ultimo attaccare le donne della famiglia di Husseyn (as) e saccheggiare le sue tende, impugnò una spada e si diresse verso le tende dicendo: “O famiglia di Bakr Ibn Wa’il, stanno saccheggiando i vestiti delle figlie del Profeta in vostra presenza?! Non v’è giudizio all’infuori di quello divino! Ya latharati Rasulillah!”. Dopo questo avvenimento, la donna fu ricondotta alle tende dal marito.

Si narra che gli uomini d’Ibn Sa´d dopo avere saccheggiato le tende le bruciarono e le nobili donne della famiglia di Husseyn (as), depredate dei loro abiti, si riversarono fuori dalle tende con il capo scoperto e a piedi nudi, piangendo e lamentandosi. Mentre venivano portate via - in modo umiliante - come prigioniere, dicevano agli uomini d’Ibn Sa´d: “Vi scongiuriamo, in nome di Dio, di farci passare davanti al cadavere dell’Imam Husseyn”. Quando arrivarono al luogo dove erano caduti i martiri e videro i loro cadaveri, urlarono e si colpirono la testa e il viso con le mani.

Zainab e il cadavere di Husseyn (as)

Un narratore di hadith dice: “Giuro su Dio che non dimenticherò mai il momento in cui Zainab, la figlia del Principe dei Credenti, piangeva e si lamentava per la morte di suo fratello Husseyn; con voce triste e piena di dolore, diceva: “O Muhammad, o nobile nonno, che la pace degli angeli sia su di te! Questo è il tuo Husseyn che si voltola nel proprio sangue, il cui corpo è stato fatto a brandelli, e queste sono le tue figlie che sono state fatte prigioniere.

Denuncio queste ingiustizie a Dio, a Muhammad l’Eletto, ad °Alì il Prediletto, a Fatima la Splendente e a Hamzà, il Signore dei Martiri. O Muhammad, questo è il tuo Husseyn che, caduto senza vestiti sulla terra di Karbalà, viene ricoperto di polvere dallo zeffiro. Questo è il tuo Husseyn che è stato ucciso dall’ingiustizia dei Figli Illegittimi. Ahimé, o Abà Abdillah, oggi mio nonno, il Messaggero di Dio, è morto! O compagni di Muhammad, questi sono i figli del vostro Profeta che sono portati via al pari di prigionieri”

Un’altra tradizione afferma che Zainab disse: “O Muhammad, le tue figlie sono state fatte prigioniere, i tuoi figli sono stati uccisi e lo zeffiro ricopre di sabbia i loro cadaveri. Questo è il tuo Husseyn, la cui testa è stata mozzata dalla nuca, il cui turbante e mantello sono stati depredati.

Che mio padre sia sacrificato per colui i cui uomini sono stati uccisi e il cui accampamento è stato saccheggiato nel mezzogiorno di lunedí; che mio padre sia sacrificato per colui le cui tende sono state distrutte, che mio padre sia sacrificato per colui che non ha parente o compagno che non sia stato ucciso o fatto prigioniero. Che mio padre sia sacrificato per colui le cui ferite sono tali da non potere essere guarite, che mio padre sia sacrificato per chi avrei voluto essere sacrificata per lui, che mio padre sia sacrificato per colui il cui cuore era pieno di tristezza e angoscia fino a che non lasciò questo mondo. Che mio padre sia sacrificato per colui che aveva molta sete e in questo stato fu ucciso, che mio padre sia sacrificato per colui il cui nonno è Muhammad l’Eletto, il messaggero del Signore dei Cieli, che mio padre sia sacrificato per chi è figlio di colui che il sole è stato fatto ritornare indietro per lui”. Un narratore di hadith dice: “Giuro su Dio che Zainab col suo pianto fece piangere tutti, amici e nemici”

Sukainah si avvicinò al cadavere del padre e lo abbracciò; vennero quindi alcuni Arabi e l’allontanarono dal corpo senza vita di Husseyn (as).

Umar Ibn Sa´d si dispose tra i suoi uomini e gridò: “Chi è disposto a passare sul corpo di Husseyn e a schiacciargli la schiena e il petto con gli zoccoli del proprio cavallo?”. Dieci dei suoi uomini s’impegnarono di compiere questo {spregevole} atto; i loro nomi sono: Ishag Ibn Haubah (lo stesso che gli rubò la camicia), Akhnas Ibn Marthad, Hakím Ibn Tufail As-sunbusiyy, Umar Ibn Sabíh As-saidawiyy, Rajà Ibn Munghiz Al´abdiyy, Sàlim Ibn Khuthaimah Al-ju´afiyy, Hani Ibn Shibth Al-hadramiyy e Usaid Ibn Màlik (che Iddio li maledica).

Passarono quindi con gli zoccoli dei propri cavalli sul corpo di Husseyn (as) fratturandogli le ossa del petto e della schiena. Queste dieci persone, ritornate a Kufa, andarono da Ibn Ziad, al quale Usaid Ibn Màlik disse: “Noi abbiamo rotto il petto e la schiena {di Husseyn (as)}, con veloci, lunghi e potenti cavalli”. Ibn Ziad chiese allora: “Chi siete voi?”. Risposero: “Coloro che passarono con i propri cavalli sul corpo di Husseyn, rompendogli le ossa del petto e della schiena”. Su ordine d’Ibn Ziad fu loro data una un’esigua ricompensa; Abú Umar Az-zàhid dice: “Osservai quei dieci uomini e vidi che erano tutti figli illegittimi”.

Queste dieci persone furono arrestate da Al-mukhtar, il quale inchiodò le loro mani e i loro piedi al suolo e ordinò che con dei cavalli si passasse sui loro corpi; in tal modo morirono.

Ibnu Riàh narra che un giorno vide un uomo cieco che, il giorno del martirio di Husseyn (as), era presente a Karbalà. Quando gli fu chiesta la ragione della sua cecità, egli raccontò la seguente storia: «Eravamo dieci amici e andammo a Karbalà per uccidere Husseyn; io però non feci uso della spada e non lanciai nessuna freccia. Dopo che Husseyn fu ucciso ritornai a casa, eseguii la preghiera della sera e mi coricai. In sogno vidi una persona avvicinarsi a me e dirmi: “Il Messaggero di Dio ti vuole vedere: alzati dunque ed esaudiscilo!”. Dissi: “Cosa c’entro io con lui”. Quella persona m’afferrò e, trascinandomi, mi portò dall’Inviato di Dio. Vidi il Profeta seduto in una deserta piana; egli aveva tirato su le maniche e teneva in mano un’arma.

Aveva di fronte un angelo con in mano una spada di fuoco; questo angelo uccise i miei nove compagni, ogni colpo che ricevevano venivano completamente avvolti dalle fiamme, bruciando. Io andai dal Messaggero d’Allah, m’inginocchiai dinanzi a lui e dissi: “La pace sia su di te, o Inviato di Dio”, egli però non rispose e rimase in silenzio per un lungo periodo, dopodiché alzò la testa e disse:

“O nemico di Dio, mi hai mancato di rispetto, hai ucciso la mia famiglia, ha calpestato i miei diritti e… hai fatto quel che hai fatto!”. Io risposi: “O Messaggero di Dio, giuro su Dio che non ho dato un solo colpo di spada né di lancia, non ho lanciato una sola freccia per uccidere i tuoi figli”. Il Profeta disse allora: “È vero, tuttavia hai contribuito a rendere piú folta la schiera degli armati che uccisero Husseyn”. “Avvicinati a me” disse il Profeta; io mi avvicinai e vidi vicino a lui un catino pieno di sangue, mi disse allora: “Questo è il sangue di mio figlio Husseyn”. Dopodiché spalmò un po’ di quel sangue sui miei occhi. Da quando mi sono svegliato da quel sogno, non vedo piú nulla»

Fatima (as) nel Giorno del Giudizio

L’Imam as-Sadeq (as) narra che l’Inviato d’Allah (S) disse: «Nel Giorno del Giudizio sarà elevata una cupola di luce per Fatima. Husseyn, con la propria testa nella mano, farà ingresso nel mahshar; quando Fatima lo vedrà, si lamenterà in modo tale che tutti gli angeli e i profeti piangeranno per lei. Dio mostrerà quindi Husseyn a Fatima con il migliore aspetto; egli combatterà i suoi assassini, quelli che lo uccisero e quelli che collaborarono ad assassinarlo.

Io quindi li ucciderò uno ad uno e dopo che saranno ritornati in vita saranno uccisi dal Principe dei Credenti; ritorneranno quindi un’altra volta in vita e saranno uccisi da Hasan. Risusciteranno, e questa volta saranno uccisi da Husseyn, dopodiché risorgeranno ancora e saranno uccisi da ciascuno dei nostri discendenti. Solo allora la nostra ira si spegnerà e noi dimenticheremo le nostre pene».

L’Imam as-Sadeq (as) in questa tradizione continua dicendo: “Che Iddio benedica i nostri seguaci, giuro su Dio che a causa delle lunghe pene e sofferenze che hanno patito per tale disgrazia, condivideranno con noi la ricompensa che Dio ci accorderà per essa”

Si narra che il Profeta (S) disse: «Nel Giorno del Giudizio, Fatima, con un gruppo di donne, verrà nella piana ove sono riunite le anime e gli sarà detto di entrare in Paradiso; lei dirà: “Non entrerò fino a quando non saprò che cosa hanno fatto con la mia progenie dopo di me”. Gli sarà quindi detto: “Osserva il centro della piana”, e quando guarderà il punto indicatogli vedrà Husseyn fermo, in piedi, senza testa. A vedere questa scena griderà in modo tale da fare gridare anche me e gli angeli».

Un’altra tradizione dice: «Fatima a vedere Husseyn griderà: “O figlio mio, o amato figlio”. Dio s’incollerirà quindi a causa {delle pene} di Fatima e incaricherà un particolare fuoco, chiamato Hab Hab - diventato nero dopo essere arso mille anni, nel quale non entrerà mai quiete e tranquillità e dal quale la tristezza e l’affanno non usciranno mai - di raccogliere gli assassini di Husseyn. Quando li avrà raccolti tra la gente, quando saranno caduti in esso, il fuoco lancerà un tremendo grido e divamperà, e lo stesso faranno quelle persone, esclamando: “O Signore, perché hai reso obbligatorio il fuoco prima a noi che agli idolatri, dannandoci?”. Sarà loro detto: “Chi sa non è come chi non sa…”»

Queste due tradizioni sono narrate da Ibn Bàbiwaih nell’opera Igabu-l’a´mal. Nel trentesimo volume dell’opera Tazyil - scritta da Shaykhu-l-muhaddithin Bi Baghdad Muhammad Ibn An-najjàr, nella parte dedicata alla biografia di Fatima figlia di Abi-l-abbàs Al’azudiyy – si narra da Talhah la seguente tradizione: «Ho sentito l’Inviato d’Allah (S) dire: “Mosè, figlio di Imràn, disse a Dio: ‘Mio fratello Aronne è morto, benedicilo dunque!’. Dio allora gli rivelò: ‘O Mosè figlio di Imràn, se tu mi chiedessi di perdonare tutti gli uomini, dal primo all’ultimo, ti esaudirei sicuramente, a eccezione però di ciò che riguarda gli assassini di Husseyn figlio di °Alì Ibn Abitàlib {che non saranno mai perdonati}’”»

  • 1. Santo Corano, Sura al-Azhab, 33:23

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