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Terza Parte: Le Vicende verificatesi Dopo il Martirio dell’Imam Husseyn (as)

La carovana dei Prigionieri si dirige verso Kufa

Umar Ibn Sa´d, il pomeriggio del giorno d’Ashurà incaricò Khul-i-bni Yazid Al-asbahiyy e Hamid Ibn Al’azudiyy di portare la sacra testa del nobile Husseyn (as) a Ibn Ziad a Kufa; ordinò poi di decapitare i rimanenti martiri e mandò - tramite Shimr Ibn Ziljawshan, Gais Ibn Al’ash´ath e Amr Ibn Al-hajjaj - anche queste a Kufa. Ibn Ziad rimase il giorno d’Ashurà e il giorno successivo a Karbalà, dopodiché partí anch’egli per Kufa portando con sé i sopravvissuti della famiglia di Husseyn (as).

Trasportò le donne della sua famiglia, che patirono le piú terribili disgrazie e dovettero sopportare le piú dolorose pene, a viso scoperto tra i loro nemici, su cammelli privi di portantina, al pari di prigionieri turchi e bizantini, nonostante fossero state affidate del Migliore dei Profeti (S) a questo popolo. Dice un poeta: “Benedicono chi della tribú dei Baní Hàshim è stato scelto da Dio come Profeta, però combattono i suoi figli; ciò è assai strano e sorprendente!”. Un altro poeta dice: “Gli assassini di Husseyn credono veramente di ricevere l’intercessione di suo nonno nel Giorno del Giudizio”.

Si narra che le teste dei compagni di Husseyn (as) erano settantotto e ognuna delle tribú complici dell’uccisione di questi nobili uomini, al fine di conquistarsi il favore d’Ibn Ziad e di Yazid, ne trasportò un certo numero a Kufa. La tribú capeggiata da Gais Ibn Al’ash´ath portò tredici teste a Kufa, quella degli Hawàzin, guidata da Shimr Ibn Ziljaushan, dodici; diciassette i Bani Tamim, sedici i Bani Asad, sette la tribú dei Mazhaj, ed il resto della gente portò tredici teste a Kufa.

Si narra che quando Umar Ibn Sa´d s’allontanò da Karbalà, alcuni membri della tribú dei Bani Asad, dopo aver compiuto la preghiera funebre dei martiri, li seppellirono nello stesso luogo dove attualmente sono.

L’ingresso dei prigionieri a Kufa

Umar Ibn Sa´d e i prigionieri della famiglia del Profeta (S) arrivarono nei pressi di Kufa; la gente di questa città si era già riunita per osservarli. Una donna dall’alto di un tetto, ad alta voce, disse: “A che tribú appartenete?”. Risposero: “Noi siamo i prigionieri della famiglia di Muhammad”. A sentire ciò la donna scese dal tetto, prese dei lenzuoli, dei turbanti e delle maqni´ah da casa sua e li portò a quelle nobili donne affinché si coprissero. La gente di Kufa iniziò quindi a piangere e a lamentarsi. °Alì Ibn-l-Husseyn (as) disse allora: “Piangete e vi lamentate per noi?! Chi è stato allora a ucciderci?!”

Tra i prigionieri v’era °Alì Ibn-l-Husseyn (as), indebolito e spossato dalla malattia, Al-hasan Ibn-l-hasan Al-muthannà, il quale era riuscito a salvarsi nonostante le diverse ferite di spada e di lancia che aveva subito per difendere Husseyn (as), suo zio paterno e suo imam. L’autore dell’opera Al-masàbih dice: “Al-hasan Ibn-l-hasan Al-muthannà uccise sotto gli occhi di suo zio Husseyn (as) diciassette persone; subí diciotto ferite e cadde da cavallo; suo zio materno, Asmà Ibn Khàrijah, lo soccorse, lo portò a Kufa e lo curò e, dopo averlo guarito, lo ricondusse a Medina. Tra i prigionieri v’erano anche Zaid e Amr, i figli dell’imam Hasan (as).

Zainab recita un sermone

Bashir Ibn Khuzaim Al-asadiyy dice: «Osservai Zainab figlia di °Alì: giuro su Dio che non avevo mai visto una donna parlare cosí bene: era come se stesse parlando il Principe dei Credenti. Con la mano fece cenno alla gente di fare silenzio e tutto si calmò; questo cenno fece ritornare i respiri nei petti e interrompere il suono delle campane dei cammelli. Disse quindi:

“La lode appartiene solo a Dio. La Benedizione sia su mio padre (mio nonno) Muhammad e sui casti e virtuosi membri della sua famiglia. O gente di Kufa, o impostori, piangete?! Sappiate che i nostri occhi piangono ancora e i nostri lamenti non si sono ancora spenti. Voi siete simili alla donna che tesse bene i propri fili e poi li disfa. Avete fatto della vostra fede uno strumento di frode. Non siete altro che una massa di presuntuosi, di corrotti, di malvagi, di adulatori e calunniatori. Siete come le erbacce immangiabili che crescono negli immondezzai, come l’argento usato per decorare le tombe {che a nulla serve}. Che brutta provvista avete fatto per l’Aldilà. Ciò che avete fatto ha suscitato la collera di Dio e sappiate che Egli vi punirà con un castigo eterno.

Piangete e vi rimproverate per averci ucciso?! Sí, giuro su Dio che dovete piangere molto e ridere poco, poiché vi siete macchiati di un’indelebile onta; in quale modo si può infatti riparare all’uccisione del nipote del Profeta ? Egli era il Signore dei Giovani del Paradiso, il vostro riparo nelle guerre e nei momenti difficili, la vostra guida nelle argomentazioni, colui dal quale avete appreso la Religione. Sappiate che avete commesso un grande peccato. Possa la misericordia divina essere lontana da voi! Possiate perire tutti!

In verità, i vostri sforzi non sono serviti a nulla, avete perso e il vostro baratto vi ha danneggiato. Guai a voi, o gente di Kufa! Sapete che grande dolore avete dato all’Inviato di Dio? Sapete che grave onta ha sofferto a causa vostra? Comprendete quanto gli avete mancato di rispetto? Avete compiuto una turpe azione, avete commesso un grande crimine, avete fatto un’ingiustizia grande quanto la terra ed i cieli! Vi stupite forse per il fatto che è piovuto sangue dal cielo?! Sicuramente il castigo del Giorno del Giudizio sarà ben piú duro e umiliante: in quel giorno non vi sarà nessuno ad aiutarvi.

Non v’allieti il tempo che Dio vi sta concedendo in quanto Lui non ha fretta di vendicarsi, non ha paura che gli sfugga l’occasione di punirvi. In verità, il vostro Signore è in agguato!”»

Si narra che i presenti, mentre ascoltavano il sermone di Zainab, erano turbati e confusi; tutti piangevano e si mordevano le mani. Un vecchio, che aveva pianto cosí tanto che aveva tutta la barba bagnata, diceva: “Possano essere mia madre e mio padre sacrificati per voi. I vostri vecchi sono i migliori vecchi, i vostri giovani sono i migliori giovani, le vostre donne sono le migliori donne, la vostra famiglia è la migliore di tutte, è invincibile, non può essere umiliata”

Il sermone di Fatima, la figlia dell’Imam Husseyn (as)

Zaid Ibn Musa tramanda, dai suoi padri, che Fatima as-Saghira, dopo aver lasciato Karbalà ed essere arrivata a Kufa, recitò il seguente sermone: «Sia lodato Iddio un numero di volte pari al numero dei granelli di sabbia e delle pietre esistenti e con un peso pari a quello dell’insieme delle cose esistenti tra la terra e il Trono. Lo glorifico, credo il Lui e a Lui m’affido; attesto che non v’è altra divinità all’infuori di Allah: esiste solo Lui e non ha alcun socio.

Attesto altresí che Muhammad è Suo servo e messaggero e che i suoi figli sono stati ingiustamente decapitati sulla riva del fiume Eufrate. O Allah, io mi rifugio in te dal mentire nei Tuoi riguardi o dal parlare contrariamente a quanto hai rivelato al Tuo Profeta, quando gli ordinasti di far giurare alla gente fedeltà al suo vicario °Alì Ibn Abitàlib, al quale fu usurpato il diritto di succedere al Profeta, il quale fu ucciso ingiustamente, come suo figlio, che ieri, in una delle case di Dio, è stato ucciso da persone che si proclamavano musulmane, ma che in cuor loro erano miscredenti. Che Iddio uccida i loro capi che si comportarono ingiustamente con lui, persino nell’istante della sua morte, fino a quando Tu non lo hai portato da Te; lui che possedeva lodate virtú, una pura natura; i suoi meriti erano noti a tutti e la sua superiorità era palese.

O Dio, io attesto che nessuno, biasimandolo, riuscí a impedirgli di ubbidirti. Tu lo guidasti verso l’Islam quando era piccolo e quando diventò adulto lodasti le sue virtú. Egli consigliò il popolo sempre per Te e per il compiacimento del Tuo Profeta, fino a quando prendesti la sua anima. Egli non dava importanza al mondo, non lo amava, desiderava l’altra vita. Ha sempre combattuto sul Tuo sentiero e fatto guerra ai tuoi nemici. Tu ti compiacesti di lui, lo scelsi e lo guidasti sul retto sentiero.

O gente di Kufa, o ingannatori, o traditori, noi siamo l’Ahl ul-Bait! Dio ci ha provato attraverso voi e ha provato voi attraverso noi; ci ha lodato per avere superato questa prova. Ci ha affidato la Sua scienza e la Sua conoscenza, siamo noi dunque lo scrigno della Sua scienza, della sua conoscenza e della Sua sapienza, siamo noi la prova di Dio sulla terra, per tutta la gente e in tutti i luoghi. Dio, per Sua grazia, ci ha reso grandi e attraverso Muhammad ci ha reso palesemente superiori a molte delle Sue creature. Voi invece ci avete dato dei bugiardi, dei miscredenti, avete considerato lecito versare il nostro sangue, combatterci e saccheggiare i nostri averi; come se fossimo prigionieri della Turchia o di Kabul!

Ieri, a causa dei vostri vecchi rancori, avete ucciso nostro nonno; il nostro sangue scende ancora dalle vostre spade e i vostri occhi sono ancora accesi d’ira, i vostri cuori sono ancora contenti e allegri per il fatto che avete calunniato Dio e ci avete ingannato, tradito. Sappiate però che Dio è il miglior ingannatore e vendicatore. Non siate ora felici per aver versato il nostro sangue e aver depredato i nostri beni, poiché le enormi disgrazie e le grandi sventure che ci hanno colpito vennero prima d’ora predette nel Libro di Dio e ciò è per Dio facile:

“…affinché non vi rammarichiate per ciò che avete perso e non vi rallegriate per ciò che vi ha dato, poiché Dio non ama nessun superbo orgoglioso”1.

O gente di Kufa, perite! Aspettate la maledizione e il castigo divino, che scenderanno senza tregua su di voi,

distruggendovi con un {tremendo} castigo, facendo assaggiare ad alcuni di voi il male e la scelleratezza di altri di voi.2 Come punizione per le ingiustizie che ci avete fatto, nel Giorno del Giudizio, sarete condannati a subire in eterno un doloroso castigo. Che la maledizione di Dio sia sugli iniqui.

O gente di Kufa, guai a voi! Sapete con quale mano ci avete colpito? Con quale respiro ci avete combattuto? Con quale piede siete venuti a ucciderci? Giuro su Dio che i vostri cuori si sono induriti, le vostre anime sono diventate selvagge e violente, il vostro spirito non ha potuto giovarsi della scienza e della sapienza; i vostri occhi non vedono e le vostre orecchie non odono. O gente di Kufa, Satana vi ha ingannati, vi ha sviati dal retto sentiero, ha coperto i vostri occhi con un velo tanto spesso da non permettervi mai piú di ritrovare la retta via. O gente di Kufa, possiate perire! Sapete che vi siete macchiati del sangue del Messaggero di Dio e che sarete obbligati a rendergli conto dell’ostilità che avete dimostrato nei confronti di suo fratello °Alì Ibn Abitàlib, dei suoi figli e della sua famiglia?

E pensare che alcuni di voi si vantano d’aver commesso questi crimini e dicono: “Noi abbiamo ucciso °Alì e i suoi figli con spade indiane e {appuntite} lance, abbiamo fatto prigioniera la sua famiglia al pari di prigionieri turchi”. Muori, o tu che ti vanti di aver ucciso coloro che Iddio ha purificato da ogni impurità. O empio, reprimi la tua collera e come un cane stai al tuo posto come ha fatto tuo padre!

In verità, ognuno avrà ciò che si è meritato con le proprie azioni. Guai a voi! Siete forse invidiosi di ciò con cui Dio ci ha resi superiori. Che colpa abbiamo noi se il destino fa scorrere con frenetica velocità i nostri possenti fiumi, mentre il tuo è lento, è cosí scarso da non riuscire a dissetare nemmeno i da´àmis {piccole creature che vivono sulla superficie dell’acqua}. Questa è la grazia di Dio, che Egli dona a chi vuole. Dio è dotato di immensa grazia e chi non ha avuto da Dio luce non ne possiede alcuna»

A questo punto i presenti iniziarono a piangere a voce alta e dissero: “O figlia dei Probi, hai incendiato i nostri cuori e i nostri petti, hai bruciato le nostre anime”. La nobile Fatima allora non disse piú nulla.

Il sermone di Ummu Kulthum

Un narratore di hadith dice: «Ummu Kulthum, la figlia del Principe dei Credenti, che stava piangendo ad alta voce, da dietro la tenda della sua portantina, recitò il seguente sermone: “O gente di Kufa, guai a voi! Perché avete abbandonato Husseyn, uccidendolo, depredando i suoi beni e facendo prigioniere le donne della sua famiglia? Piangete per lui?! Guai a voi! Possiate essere colpiti dalla rovina e dalla sventura! Sapete che grande peccato avete commesso e di che crimine vi siete resi responsabili? Sapete che sangue avete ingiustamente versato? Che persone avete scacciato dalle loro tende? A che famiglia avete rubato i gioielli? Sapete che cosa avete saccheggiato? Sapete che avete ucciso un uomo che, dopo il Messaggero di Dio è superiore a chiunque altro? La pietà è stata tolta dai vostri cuori. Sappiate che quelli del partito di Dio sono i vincitori e quelli del partito di Satana sono i perdenti”3.

Dopodiché, recito i seguenti versi: “Avete ucciso mio fratello. Guai alle vostre madri! Sarete presto ripagati con un tremendo fuoco. Voi avete versato un sangue che Iddio, il Corano e il Profeta avevano proibito di versare. Vi comunico che brucerete nel fuoco dell’Inferno e, in verità, nel Giorno del Giudizio, vi troverete nel fondo di un fuoco dalle alte fiamme. Io piangerò per tutto il resto della mia vita; verserò infinite e interminabili lacrime, per mio fratello, per il migliore essere dopo il Profeta. Questo mio pianto non si estinguerà mai, non si spegnerà mai”.

A questo punto si elevarono i pianti e i lamenti della gente; le donne si strappavano i capelli, si versavano pugni di terra sulla testa, si graffiavano, si colpivano il viso, gridavano: “O sventura!”. Gli uomini invece piangevano, si strappavano la barba. Prima di quel giorno, nessuno aveva mai pianto cosí tanto»

Il sermone del quarto Imam (as)

Fu poi la volta d’°Alì Zein al-‘Abidin (as) {nobile figlio di Husseyn (as) e quarto purissimo Imam}. Con un cenno chiese alla gente di fare silenzio; dopo aver lodato Iddio e inviato benedizioni a suo bisnonno Muhammad (S), disse: «O gente, voglio presentarmi a chi non mi conosce: io sono °Alì, figlio di Husseyn, figlio d’°Alì Ibn Abitalib (la pace sia su di loro); io sono il figlio di chi è stato offeso, depredato dei suoi beni, di colui la cui famiglia è stata fatta prigioniera. Io sono il figlio di chi è stato ingiustamente decapitato sulle sponde del fiume Eufrate, io sono il figlio di chi è stato ucciso con difficoltà e noi ci vantiamo di ciò.

O gente, vi scongiuro di confessare che siete stati voi a scrivere a mio padre, a ingannarlo e poi a ucciderlo quando vi è venuto incontro. Possa la rovina essere su di voi per quanto avete fatto! Non capite nulla! Con quale faccia incontrerete l’Inviato di Dio: pensate a quando vi dirà: “Avete ucciso i miei parenti e mi avete mancato di rispetto; voi non appartenete al mio popolo”». A questo punto i presenti iniziarono a piangere; i lamenti provenivano da ogni parte e alcuni dicevano ad altri: “Vi siete rovinati e non ve ne siete neanche accorti”. Il nobile Imam disse allora: “Che Iddio benedica chi accetta il mio consiglio e osserva il mio testamento in Dio, nel suo Inviato e nella famiglia del suo Inviato. In effetti, noi abbiamo nell’Inviato di Dio un buon esempio da seguire”.

A sentire queste parole un lume di speranza si accese nei cuori di quella gente. Gli promisero cosí ubbidienza e fedeltà, gli promisero di combattere contro i suoi nemici e fare amicizia con i suoi amici e di vendicarsi di Yazid; gli promisero che dal quel momento in poi avrebbero odiato chiunque avesse compiuto ingiustizia nei suoi confronti.

L’Imam (as), sconcertato, rispose: “Giammai, Giammai! O traditori, o impostori! Oltre all’inganno non esiste altra qualità in voi. Volete forse fare con me ciò che avete fatto con i miei padri? Giuro su Dio che non accetterò mai la vostra proposta, poiché le ferite che ha subito il mio cuore a causa dell’uccisione di mio padre e della sua famiglia non sono ancora guarite; non ho ancora dimenticato le sventure che colpirono l’Inviato di Dio, mio padre ed i miei fratelli, ho ancora un amaro ricordo di esse.

Queste disgrazie mi hanno stretto il petto e il cuore, il mio petto è ancora travagliato dalle pene che mi hanno procurato. Evitate di aiutarci e di farci guerra”. Recitò quindi i seguenti versi: “Non c’è da meravigliarsi se Husseyn è stato ucciso, poiché anche suo padre °Alì Ibn Abitàlib, che era migliore, che era piú nobile di lui, fu ucciso. O gente di Kufa non siate quindi felici per le disgrazie che hanno colpito Husseyn. In verità, egli fu colpito dalla maggiore delle disgrazie. Che io sia sacrificato per lui, che è stato ucciso sulla riva del fiume Eufrate. Certamente la punizione dei suoi assassini è il fuoco dell’Inferno”. Disse dunque: “Noi saremo interamente contenti di voi se vi asterrete dall’aiutarci e dal combatterci”

L’ingresso al palazzo d’Ibn Ziad

Si narra che a questo punto il perfido Ibn Ziad entrò nel suo palazzo e diede alla gente il permesso di farvi ingresso. Gli fu portata la sacra testa dell’Imam Husseyn (as) e furono infine fatti entrare anche i prigionieri. Zainab entrò in modo tale da non farsi riconoscere e si mise a sedere in un angolo. Ibn Ziad chiese allora: “Chi è quella donna?”. Gli fu risposto: “È Zainab, la figlia di °Alì”. Si rivolse allora alla nobile donna e disse: “Sia ringraziato Iddio per avervi disonorato e palesato le vostre menzogne”.

Zainab rispose: “Vengono disonorati i depravati e mentono i dissoluti. Noi non siamo né depravati né dissoluti”. Ibn Ziad disse allora perfidamente: “Cosa ne pensi di ciò che Dio ha fatto con tuo fratello e la tua famiglia?”. Rispose: “Non fu altro che grazia! Dio ha predestinato che i membri della famiglia del Profeta morissero martiri e loro si sono precipitati verso il luogo del loro eterno riposo. Sappi però che ben presto Dio ti riunirà insieme a loro ed essi ti combatteranno.Vedrai allora chi raggiungerà la beatitudine. Muori, o figlio di Marjanah!”. Queste infuocate parole mandarono in collera il vile Ibn Ziad; sembrava quasi che avesse deciso di uccidere Zainab. Uno dei presenti disse: “Lei è una donna e nessuno punisce una donna per quanto dice”.

Il perfido Ibn Ziad rinunciò allora a quanto aveva deciso di fare e disse: “Dio ha guarito il mio cuore e grazie a ciò mi sono astenuto dall’uccidere Husseyn e i peccatori della tua famiglia.” Zainab rispose allora: “Giuro su me stessa che hai ucciso i nostri vecchi, ci hai sterminato! Se la tua guarigione consiste in ciò, allora bisogna proprio affermare che sei guarito”. Ibn Ziad disse allora: “Zainab è una donna che quando parla fa della prosa rimata. Giuro su me stesso che anche suo padre era un poeta”. La nobile Zainab rispose: “Cosa c’entra la donna con la prosa rimata?!”.

Dopo questo scambio di parole, il malvagio si rivolse verso il quarto Imam (as) e disse: “Chi è questo giovane?”. Risposero: “È °Alì Ibn-l-Husseyn (as)”. Chiese allora: “Dio non ha forse ucciso °Alì Ibn-l-Husseyn (as)?”. Il purissimo Imam (as) rispose: “Avevo un fratello che (come me) si chiamava °Alì Ibn-l-Husseyn ed è stata la gente ad ucciderlo”. Il perfido ribatté: “Dio lo ha ucciso!”. L’Imam (as) rispose allora citando un versetto del Corano: “Dio prende le anime al momento della morte e, quelle che non sono morte, le prende durante il sonno…”4.

Il prepotente disse: “Come ti permetti?!”. Ordinò poi di portarlo fuori e decapitarlo; a sentire ciò Zainab rimase scioccata e disse: “O Ibn Ziad, tu ci hai sterminati e se ora hai intenzione di ucciderlo, uccidimi allora anche me insieme a lui”. Il quarto Imam (as) disse a sua zia Zainab di non dire nulla affinché potesse parlare con Ibn Ziad; disse quindi:

“O Ibn Ziad, mi minacci di morte?! Non sai forse che noi siamo abituati a essere uccisi, che è il martirio che ci rende grandi?”. A questo punto Ibn Ziad ordinò di trasferire i prigionieri in una casa sita a lato della grande moschea di Kufa. Zainab disse: “Che nessuna donna araba venga a farci visita, eccetto le ummi walad e le schiave, poiché anch’esse sono state fatte prigioniere come noi”. Ibn Ziad ordinò poi di far girare la sacra testa dell’Imam Husseyn (as) per i vicoli della città.

Devo qui citare i versi che un dotto ha composto per {Husseyn (as)} il Martire della Famiglia di Muhammad: “La testa del figlio della figlia di Muhammad, del suo vicario viene innalzata sulle lance affinché la gente la veda. I Musulmani vedono, sentono, ma nessuno di loro impedisce che venga compiuto questo atto, nessuno soffre per ciò. Cieco diventi chi ha visto ciò e non ha fatto nulla per impedire che avvenisse, sordo divenga chi ha sentito la disgrazia che ti ha colpito e non ha fatto nulla per impedire che accadesse. O Husseyn, con il tuo martirio hai svegliato gli addormentati occhi che non ti vedevano, hai chiuso gli occhi che non avevano sonno dal timore di te. O Husseyn non esiste paradiso sulla faccia della terra che non aspiri ad accogliere la tua tomba”

Il coraggio di Abdillah Ibn Afíf

Si narra che a questo punto Ibn Ziad salí sul pulpito e, dopo aver lodato Iddio, pronunciò un discorso; tra le altre cose, disse: “Sia ringraziato Iddio che ha manifestato la verità, ha aiutato il Duce dei Credenti, Yazid, e ha ucciso Husseyn, bugiardo e figlio di bugiardo”.

A questo punto si alzò Abdillah Ibn Afif Al’azudiyy (che era un probo e timorato Shi°ita che aveva perso ambedue gli occhi in guerra - l’occhio destro nella battaglia di Siffin e quello sinistro nella battaglia di Jamal – e rimaneva dalla mattina alla sera nella moschea maggiore di Kufa a adorare Dio in preghiera) e disse: “O figlio di Marjànah, bugiardo sei tu, bugiardo è tuo padre, chi ti ha nominato governatore di Kufa e il suo empio padre.

O nemico di Dio, uccidi i figli dei profeti e ti permetti anche di pronunciare queste parole sul pulpito dei Musulmani?!”. Ibn Ziad s’incollerí e disse: “Chi è stato a pronunciare queste parole”. Abdullah gridò: “Io, o nemico di Dio! Ti permetti di uccidere la pura progenie del Profeta , che Dio ha purificato da ogni impurità, e pensi ancora d’essere musulmano?! Ahimé, potessero i figli dei Muhàjirin e degli Ansàr essere qui per vendicarsi di questo empio che il Messaggero di Dio ha chiamato ‘Maledetto Figlio di Maledetto’”. Queste parole fecero arrabbiare maggiormente Ibn Ziad, gli fecero gonfiare le vene del collo; egli disse: “Portate Abdullah da me”.

Abili guardie, da ogni lato, si precipitarono verso di lui per arrestarlo, ma gli eminenti della tribú degli Azud, che erano i suoi cugini paterni, si alzarono e lo liberarono dalle guardie; dopodiché lo fecero uscire dalla porta della moschea e lo portarono a casa sua. Ibn Ziad disse: “Andate a casa di questo cieco, che Iddio renda cieco il suo cuore come ha reso ciechi i suoi occhi, e portatelo da me”. Quando gli Azud vennero a sapere quanto aveva ordinato Ibn Ziad, si riunirono e, insieme alle tribú dello Yemen, decisero di proteggere Abdullah. Ibn Ziad venne a conoscenza di ciò e riuní le tribú dei Muzar e, nominando Muhammad Ibn Al’ash´ath come loro comandante, li mandò a combattere contro gli Azud.

Ci fu un duro scontro e alcuni Arabi persero la vita in esso; gli uomini d’Ibn Ziad arrivarono a casa d’Abdullah e, dopo averne rotto la porta, vi fecero ingresso; la figlia d’Abdullah gridò: “Caro padre, i soldati sono entrati in casa”. Abdullah rispose: “Non aver paura! Dammi la spada”. Gli diede la spada ed egli, mentre recitava i seguenti versi, iniziò a combattere il nemico: “Io sono Ibn Zilfazl Afif At-tahir. I miei vecchi sono Afif e Ummi ´Amir. Io vinsi valorosamente molti di voi, quelli armati di corazza, quelli che ne erano sprovvisti, possenti guerrieri”.

La figlia di Abdullah disse: “Caro padre, avrei voluto essere un uomo per combattere, dinanzi a te, contro questi empi, che sono gli assassini della famiglia del Profeta”. Gli uomini d’Ibn Ziad lo assalirono da ogni parte ed egli, aiutato dalla figlia che lo informava degli attacchi dei nemici, si difendeva; i soldati aumentarono però i loro attacchi e lo circondarlo. A questo punto la figlia d’Abdullah gridò: “Ahimé dalla viltà e dalla sventura! Mio padre è in difficoltà e non c’è nessuno a difenderlo”.

Abdullah faceva girare la spada intorno alla testa e diceva: “Giuro su Dio che se i miei occhi avessero visto il nemico avrebbe avuto grossi problemi”. Gli uomini d’Ibn Ziad combatterono ininterrottamente con lui, finché riuscirono a catturarlo e a portarlo da Ibn Ziad; quando quest’ultimo lo vide disse: “Sia ringraziato Iddio che ti ha umiliato”. Abdullah rispose: “O nemico di Dio, con che cosa Dio m’ha umiliato? Giuro su Dio che se i miei occhi avessero visto ti avrei reso il mondo oscuro”. Ibn Ziad disse allora: “O nemico di Dio, cosa dici riguardo a Uthman Ibn Uffàn?”.

Rispose: “O schiavo di Ilàj, o figlio di Marjànah, cosa c’entri tu con Uthman? Bene o male che abbia fatto, sappi che Dio tutelerà i diritti delle Sue creature e giudicherà tra loro e Uthman. Chiedimi piuttosto di tuo padre, di te, di Yazid e di suo padre Muawiah”. Rispose: “Giuro su Dio che non t’interrogherò su nulla finché non avrai assaggiato, sorso a sorso, la morte”.

Abdullah disse: “Sia lodato Iddio! In verità, già da prima che tu nascessi io supplicavo Iddio che mi donasse il martirio per mano della piú maledetta delle Sue creature; quando diventai cieco persi però le speranze di morire martire. Ora ringrazio Iddio che mi ha donato quel che volevo e mi ha fatto capire che ha esaudito la mia vecchia preghiera”. Ibn Ziad lo fece quindi uccidere. Fu ucciso e sospeso con un laccio intorno alla gola.

Si narra che Ibn Ziad scrisse una lettera a Yazid comunicandogli l’uccisione di Husseyn (as) e la prigionia della sua famiglia. Ne scrisse poi un’altra uguale a Umar Ibn Sa´id Ibn-l´as, il governatore di Medina. Quando Umar Ibn Sa´id ricevette la lettera d’Ibn Ziad, con un discorso pubblico informò la gente del martirio di Husseyn (as). I Baní Hàshim sentendo questa notizia iniziarono a piangere e a lamentarsi e organizzarono delle cerimonie funebri.

Zainab, la figlia d’Aghíl Ibn Abitàlib, piangeva e diceva: «Cosa risponderete se il Messaggero d’Allah vi chiederà: “Voi che siete l’ultimo dei popoli, come vi siete comportati, dopo la mia morte, con i membri della mia famiglia? Alcuni di loro sono stati fatti prigionieri e sono stati altri uccisi. Questa è la mia ricompensa {per quello che ho fatto per voi}? E pensare che vi avevo raccomandato di non trattarli male dopo di me!”»

Alla fine di quello stesso giorno, nottetempo, la gente di Medina sentí una voce dire: “O voi che a causa della vostra ignoranza avete ucciso Husseyn, sappiate che vi attende un castigo, sappiate che sarete colpiti da una {tremenda} disgrazia, sappiate che le creature del cielo, i Profeti, i Messaggeri e i Martiri vi maledicono. Voi siete stati maledetti dal figlio di Davide, da Mosè figlio d’Imràn e da Gesú figlio di Maria, portatore del Vangelo”

I prigionieri vengono trasferiti in Siria

Quando Yazid ricevette la lettera d’Ibn Ziad, gli ordinò di mandare a Damasco i prigionieri e le teste dei martiri di Karbalà. Ibn Ziad convocò Muhaffar Ibn Tha´labah Al´à’iziyy e gli affidò quelle sacre teste e i prigionieri; egli portò i prigionieri a viso scoperto come si faceva di solito con le prigioniere miscredenti.

Ibn Lahi´ah narra una tradizione della quale noi citeremo la parte che qui ci interessa (questa tradizione è stata tramandata anche da altri narratori di hadith): «Stavo girando intorno alla Ka´bah quando d’un tratto vidi un uomo che diceva: “O Dio, perdonami… anche se non penso che mi perdonerai”. Io gli dissi: “O servo di Dio, temilo e non parlare in questo modo! Sappi infatti che se chiedi il Suo perdono, Egli ti perdona, anche se i tuoi peccati sono tanti quante sono le gocce di una pioggia e le foglie di un albero, poiché Iddio è il Clemente, il Misericordioso”.

Quell’uomo disse: “Vieni accanto a me affinché ti possa raccontare la mia storia”. Andai da lui e mi disse: “Eravamo cinquanta persone e portavamo la testa di Husseyn a Damasco. Durante le nostre soste notturne depositavamo la testa in un baule e ci mettevamo intorno ad esso a bere del vino. Una sera i miei compagni bevvero cosí tanto da ubriacarsi, io però non bevvi. Quando si fece completamente buio s’udí un tuono, apparí un fulmine e s’aprirono le porte del cielo. Scesero cosí Adamo, Noè, Abramo, Ismaele, Isacco e il Sigillo dei Profeti Muhammad; ad accompagnarli c’erano anche {l’arcangelo} Gabriele e un gruppo di angeli. Gabriele andò vicino al baule, estrasse la testa di Husseyn, la strinse al petto e la baciò; fecero altrettanto tutti i profeti presenti.

Il Profeta dell’Islam pianse molto per Husseyn e gli altri profeti gli fecero le condoglianze. Gabriele disse: “O Muhammad! Dio l’Altissimo mi ha ordinato di eseguire qualsiasi provvedimento che prenderai nei confronti del tuo popolo. Ordinamelo e farò tremare la terra sotto i loro piedi, distruggerò tutto come feci con la tribú di Lot”. L’Inviato di Dio rispose: “No Gabriele! Nel Giorno del Giudizio, al cospetto di Dio, regolerò i conti con questa gente”. S’avvicinarono poi un gruppo d’angeli per ucciderci e io dissi: “Pietà, pietà, o Inviato di Dio!”. Lui disse: “Vattene! Che Iddio non ti perdoni!”»

Nell’opera Tazyil, di Muhammad Ibn An-najjàr Shaykhu-l-muhaddithin Bi Baghdad, ho letto, nella parte dedicata alla biografia di °Alì Ibn Nasri-sh-shabukiyy, la seguente tradizione: “Durante il trasferimento della sacra testa dell’Imam Husseyn a Damasco, in una delle loro soste iniziarono a bere del vino e a giocare con quella sacra testa, passandosela di mano in mano. D’un tratto comparve una mano e, con una barra di ferro, scrisse sul muro la seguente frase: “La gente che ha ucciso Husseyn spera forse ancora di ottenere, nel Giorno del Giudizio, l’intercessione di suo nonno?”. A vedere questo incredibile avvenimento abbandonarono la testa e fuggirono”

L’arrivo a Damasco

Si narra che gli uomini d’Ibn Ziad portarono la testa di Husseyn (as) e le donne e i bambini della sua famiglia in Siria. Quando raggiunsero i pressi della città di Damasco, Ummu Kulthum, la nobile figlia dell’imam °Alì (as), andò da Shimr e gli disse: “Ho qualcosa da chiederti”. Rispose: “Che cosa vuoi?”. Disse la nobile donna: “Introducici da una porta della città nella quale vi siano pochi spettatori e di’ agli uomini dell’armata di allontanare queste teste da noi, poiché è da molto che ci stanno vedendo in questo stato; ciò è diventato insopportabile per noi”.

Shimr, a causa dell’empietà e viltà che lo contraddistinguevano, invece di esaudire i desideri di Ummu Kulthum fece conficcare le sacre teste dei martiri sulle lance e le piazzò esattamente in mezzo ai prigionieri; li fece passare inoltre, diversamente da quanto aveva chiesto Ummu Kulthum, tra la folla di spettatori. Quei crudeli arrivarono addirittura a portare quelle nobili creature nel luogo in cui di solito a Damasco si tenevano i prigionieri di guerra, vale a dire davanti alla moschea maggiore della città.

Si narra che un dotto dei tabi´in quando a Damasco vide la testa dell’Imam Husseyn (as) si nascose per un mese dai suoi compagni e quando fu rivisto e gli fu chiesta la ragione di questo gesto, disse: “Ma non vedete che grande disgrazia che ci ha colpito”; dopodiché recitò i seguenti versi: “O figlio della figlia del Profeta, hanno portato la tua testa insanguinata a Damasco! Uccidendoti è come se avessero pubblicamente e volontariamente ucciso il Messaggero d’Allah. O figlio della figlia del Profeta, ti hanno ucciso mentre eri assetato; uccidendoti hanno trascurato i comandamenti Corano. Hanno magnificato Iddio per averti ucciso, mentre in realtà hanno ucciso la magnificazione di Dio, la testimonianza della Sua unicità.

Si narra che quando i membri della famiglia di Husseyn (as) arrivarono dinanzi alla porta della moschea maggiore della città, un vecchio venne da loro e disse: “Sia ringraziato Iddio per avervi uccisi e sterminati, per aver liberato le città dall’insidia dei vostri uomini e fatto prevalere il Duce dei Credenti {Yazid} su di voi”. Il nobilissimo imam °Alì Ibn-l-Husseyn (as) disse: “Hai mai letto il Corano?”. Rispose: “Certo!”. Disse: «Hai letto questo versetto:

Di’ (o Muhammad): non vi chiedo per il compimento della Missione Profetica altro compenso che l’amore per i (miei) Parenti”?». Rispose: “Sí, l’ho letto”.

Disse allora l’Imam (as): «Siamo noi i ‘Parenti’ dei quali parla questo versetto. Hai forse letto nella Sura dei Figli d’Israele il seguente versetto: “Dai ai Parenti ciò che è loro diritto avere”?». “Sí”, disse il vecchio. «Siamo noi i ‘Parenti’ dei quali parla questo versetto. Hai letto questo versetto: “Sappiate che la quinta parte d’ogni tipo di bottino che conquistate appartiene a Dio, all’Inviato e ai Parenti”?». “Sí” rispose l’uomo. «Siamo noi i ‘Parenti’ dei quali parla questo versetto. Hai mai letto questo versetto: ‘...Dio vuole solo allontanare da voi, Ahl ul-Bait, ogni impurità e purificarvi completamente”?». “Sí” disse il vecchio.

“Siamo noi la famiglia alla quale Dio ha esclusivamente dedicato questo versetto”, concluse l’Imam (as). A sentire queste parole il vecchio fece silenzio, si pentí di quanto aveva inizialmente detto e affermò: “Ti scongiuro di dirmi la verità, siete veramente voi quelli dei quali parlano questi versetti?” L’Imam (as) rispose: “Giuro su Dio che siamo noi”. Il vecchio iniziò allora a piangere e dalla disperazione gettò a terra il proprio turbante; rivolgendosi al cielo disse: “O Dio, io aborrisco tutti i nemici della famiglia di Muhammad”. Disse poi all’Imam Sajjad (as) : “Pensi che Dio mi perdonerà?”. Quegli rispose: “Sí, se ti pentirai, ti perdonerà e sarai dei nostri”. Quando il maledetto Yazid seppe della vicenda di questo vecchio, lo fece uccidere.

L’incontro con Yazid

I nobili prigionieri dopo lo stremante viaggio furono condotti, legati con dei lacci, da Yazid, che, in occasione della sua {apparente} vittoria contro l’Imam Husseyn (as), aveva dato un ricevimento.

Appena si trovarono davanti Yazid, l’Imam Sajjad (as) disse: “O Yazid, ti scongiuro di dire che cosa penserebbe l’Inviato di Dio se ci vedesse in questo stato”. Il maledetto diede l’ordine di tagliare i lacci. Gli fu poi messa davanti la sacra testa di Husseyn (as) e alcune donne furono poi disposte davanti a essa in modo tale da non farla vedere a nessuno, ma °Alì Ibn-l-Husseyn (as) la vide e, dopo quel giorno, non mangiò piú alcun cibo saporito.

Appena Zainab vide la testa del fratello, cadde in un tragico stato di disperazione e con voce tanto triste da far tremare i cuori disse: “O Husseyn (as), o diletto dell’Inviato di Dio, o figlio della Mecca e di Minà {luogo ove si svolge parte del pellegrinaggio alla Mecca}, o figlio di Fatima (as) la Splendente, Signora delle Donne; o figlio della figlia dell’Eletto”.

Si narra che in tal modo Zainab fece piangere tutti i presenti eccetto Yazid, che rimase in silenzio. Una delle donne appartenenti alla tribú dei Bani Hashim, che viveva in casa di Yazid, lamentandosi ad alta voce disse: “O diletto, o signore della mia famiglia, o nipote di Muhammad, o principe degli orfani, o tu che sei stato ucciso da chi è figlio illegittimo”. Tutti quelli che sentirono la voce di questa donna piansero.

Dopo queste toccanti vicende il perfido Yazid fece portare un pezzo di canna di bambú e iniziò a colpire con esso le labbra e i denti dell’Imam Husseyn (as). Abu Barazah Al-aslamiyy si accorse di ciò e disse: «Guai a te Yazid! Colpisci Husseyn figlio di Fatima sui denti?! Vidi invero con i miei occhi l’Inviato di Dio baciare, succhiare i denti di Husseyn e di suo fratello Hasan e dire: “Voi due siete i signori dei giovani del Paradiso. Che Iddio uccida e maledica i vostri assassini e riservi loro l’Inferno, che è un terribile posto”».

A sentire queste parole Yazid si incollerí e fece allontanare, facendolo trascinare per terra, quel nobile uomo. Dopodiché iniziò a recitare la seguente poesia di Ibn Az-zub´ariyy: «Avessero potuto gli eminenti della mia tribú, uccisi nella battaglia di Badr, essere vivi e vedere come i membri della tribú dei Khazraj si sono affannati e lamentati per i nostri colpi di spada; mi sarebbe piaciuto vederli gridare dalla gioia, rallegrarsi per ciò e dire: “O Yazid, ti siamo grati

Noi abbiamo ucciso gli eminenti della tribú dei Baní Hashim, vendicandoci della battaglia di Badr. La verità è che Hashim si è preso gioco del mondo: non ci fu nessuna missione, nessuna rivelazione. Io non sono figlio di Khundif se non mi vendicherò della progenie d’Ahmad»

Il sogno di Sukainah

Sukainah, la nobile figlia dell’Imam Husseyn (as), narra che dopo quattro giorni dal loro soggiorno a Damasco, fece un sogno, del quale noi citiamo la parte finale: «Vidi una donna seduta all’interno di una portantina con le mani sulla testa e chiesi: “Chi è questa donna?”; mi fu risposto: “È Fatima, figlia di Muhammad e madre di tuo padre”. Dissi: “Giuro su Dio che ora vado da lei e gli racconto le ingiustizie che abbiamo subito”.

Andai quindi velocemente da lei e piangente gli dissi: “Cara madre, giuro su Dio che hanno usurpato i nostri diritti, ci hanno disperso, hanno violato le nostre tende. Cara madre giuro su Dio che hanno ucciso nostro padre Husseyn ”. Mi rispose allora: “Basta Sukainah! Mi fai scoppiare il cuore dal dolore. Questa è la camicia di tuo padre Husseyn e io la terrò con me fino al momento in cui incontrerò Dio”»

Ibn Lahi´ah narra che Abu-l-aswad Muhammad Ibn Abdu-r-rahmàn disse: «Ra’su-l-jàlut mi vide e disse: “Giuro su Dio che, nonostante tra me e il profeta Davide ci siano settanta generazioni, i Giudei quando mi vedono mi riveriscono. Invece, nonostante tra voi e il vostro Profeta non esista che una sola generazione, voi uccidete il suo nipote”»

Il sermone di Zainab

Si alzò allora Zainab, figlia d’°Alì Ibn Abitalib (as), e disse: «La lode appartiene solamente a Dio, il Signore dell’Universo. La benedizione di Dio sia sul Suo Inviato e sulla famiglia del Suo Inviato. Iddio ha perfettamente rivelato la verità nel seguente versetto coranico:

“Quelli che hanno commesso le cattive opere sono arrivati al punto da smentire e schernire i Segni di Dio”5.

O Yazid, pensi forse che dal momento che ci hai reso la vita difficile e ci hai trascinato da un posto all’altro, come si fa con degli schiavi, noi abbiamo perso la considerazione di Dio e tu hai acquistato in magnificenza e rango? Pensi davvero che questi avvenimenti siano il frutto del tuo elevato rango? Ti dai cosí tante arie e sei cosí felice per la prospera e agiata vita che hai, perché hai ottenuto ciò che volevi? Ah, quanta fretta! Ti sei forse dimenticato di ciò che dice Dio nel Corano:

“Non credano assolutamente quelli che sono diventati miscredenti che il fatto che abbiamo dato loro del tempo, torni a loro vantaggio! Noi diamo loro del tempo solo affinché possano aumentare i loro peccati. Essi avranno un castigo umiliante”6.

O Figlio degli Schiavi Liberati, ti sembra giusto che tu tenga le tue donne e le tue schiave al riparo delle tende, facendo girare di città in città, insieme ai loro nemici, a viso scoperto, le figlie del Profeta, affinché tutti, vicini e lontani, vili e il nobili, le vedano, senza nessuno che le possa difendere?! Del resto, come si può sperare pietà dal figlio di chi {come tua madre Hind} mangia il fegato dei nobili uomini, lo mastica e poi lo sputa, da colui la cui carne è cresciuta sul sangue dei martiri?! Perché non ci dovrebbe essere ostile chi senza tregua ci contesta, ci odia ed è nostro nemico?! E ora, ubriaco e pieno di boria, senza neanche renderti conto di quali orribili peccati hai commesso, colpisci con il bastone i denti d’Abi Abdillah, Signore dei Giovani del Paradiso, dici apertamente: “…affinché i miei padri, vedendo questa scena, urlino dalla felicità, si allietino e dicano: ‘O Yazid, ti siamo infinitamente grati!’”.

Per quale motivo non dovresti parlare in questo modo?! Perché non dovresti recitare questa poesia, dal momento che ti sei macchiato del sangue della progenie di Muhammad, dal momento che hai spento le splendenti stelle della terra, vale a dire la progenie d’Abdu-l-muttalib {il nonno del Profeta (S)}?! Devi sapere però che con ciò che hai fatto ti sei rovinato, ti sei scavato la fossa! E ora invochi i vecchi della tua tribú e pensi che loro sentano la tua voce. Sappi che ben presto li raggiungerai all’Inferno e ti pentirai di ciò che hai fatto, di ciò che hai detto. O Dio, vendicaci e fai giustizia bruciando nel fuoco della Tua ira quelli che hanno oppresso noi e i nostri difensori.

O Yazid, sappi che con questo terribile crimine ti sei rovinato; presto, nel mahshar, sarai trascinato davanti al Messaggero di Dio, con a carico la pesante responsabilità di aver ucciso i suoi figli, mancato di rispetto alla sua famiglia, decapitato i suoi cari; ciò accadrà nel giorno in cui Dio li riunirà, trasformerà la loro dispersione in riunione e farà valere i loro diritti:

“E non pensare {o Profeta (S)} che quelli che sono stati uccisi sul sentiero di Dio siano morti, anzi essi sono vivi e presso il loro signore godono dei {Suoi} beni”7.

O Yazid, ti basterà {per finire dannato in eterno} che Dio sia tuo giudice e il Profeta, aiutato da Gabriele, ti combatta. Presto quelle persone che ti hanno appoggiato, ti hanno fatto sedere su questo trono e ti hanno fatto dominare i Musulmani, comprenderanno che grande ingiustizia hanno commesso, capiranno chi di voi è il piú sciagurato, il piú vile di tutti.

O figlio di Muawiah, anche se le avversità e le tristi vicende mi costringono a parlare con te, sappi però che io ti considero piú basso dell’apparente posizione che occupi. Io ti rimprovero e ti biasimo, perché non dovrei farlo dal momento che gli occhi piangono e i cuori soffrono per la lontananza dei cari.

Ah! È incredibile che i nobili uomini del partito di Dio siano uccisi da quelli del partito di Satana. Le vostre criminali mani si sono macchiate del sangue della nostra famiglia e le vostre bocche sono piene della nostra carne. Certo, è proprio cosí! Non è forse vergognoso che quei casti corpi rimangano abbandonati a terra, siano sbranati dai lupi del deserto e tu, pieno di boria ed ebbro di potere, te ne stia qui, appoggiato al trono, a vantarti {dei tuoi crimini}.

O figlio d’Abu Sufian, anche se tu oggi consideri l’averci uccisi e fatti prigionieri una {grande} conquista e tutto ciò è per te motivo di vanto, sappi però che presto la pagherai, in un giorno in cui non avrai con te nessuna buona e utile riserva e sarai costretto a scontare da solo la punizione delle tue {malvagie} azioni. Dio non fa mai ingiustizia alle Sue creature. Noi denunciamo le tue iniquità a Dio. Lui è il nostro unico rifugio, la nostra unica speranza.

O Yazid, trama pure i tuoi inganni, sforzati quanto vuoi; sappi però che non riuscirai mai a farci dimenticare, a distruggere la nostra rivelazione e a raggiungere in tal modo i tuoi vili obiettivi. I tuoi sforzi non riusciranno mai a lavare l’onta della quale ti sei ricoperto. Mai! Mai! Non è forse vero che manchi di discernimento, hai i giorni contati e il tuo gruppo è ormai destinato a disgregarsi. Verrà un giorno in cui la voce della verità dirà: “La maledizione di Dio sia sugli iniqui”.

Ora lodo Iddio che ha fatto iniziare la vita della nostra famiglia con la beatitudine e il perdono e l’ha conclusa con il martirio e la benedizione. Chiedo a Dio che completi la ricompensa che ha dato ai martiri, li arricchisca {di maggiore grazia e misericordia} e ci dia modo di essere loro fedeli depositari e degni successori, poiché Dio è benevolo e amorevole. In Lui solo ci rifugiamo e speriamo. Egli è il miglior protettore, difensore dei nostri diritti»

Yazid, dopo aver ascoltato questo magnifico sermone, disse: “Sono assai lodevoli i lamenti e le grida degli addolorati. Come è facile la morte per le donne colpite da lutto, che si lamentano”. Si consultò poi con gli eminenti di Damasco su come doveva comportarsi con i prigionieri. Tutti gli consigliarono di ucciderli, eccetto Nu´man Ibn Bashir che disse: “Comportati con loro nello stesso modo in cui l’Inviato di Dio si comportava con i prigionieri di guerra”

In quel momento, un uomo, originario di Damasco, si accorse di Fatima, la figlia dell’Imam Husseyn (as), e disse a Yazid: “Donami questa schiava”. Fatima disse a sua zia Zainab: “Cara zia, sono rimasta orfana e ora vogliono farmi schiava”. Zainab disse: “No, quest’empio non può fare una cosa del genere”.

L’uomo chiese a Yazid: “Chi è questa ragazza?”; egli rispose: “È Fatima, figlia di Husseyn, e quella donna è Zainab, figlia di °Alì Ibn Abitalib”. L’uomo disse allora: “O Yazid, che Iddio ti maledica! Giuro su Dio che io credevo che queste persone fossero prigionieri bizantini”. Yazid disse: “Giuro su Dio che farai la loro stessa fine” e lo fece uccidere.

Un narratore di hadith dice: «Yazid convocò un oratore e gli ordinò di salire sul pulpito e ingiuriare Husseyn e suo padre. L’oratore salí cosí sul pulpito ed esagerò nell’insultare il Principe dei Credenti e Husseyn, il Martire, e nel lodare Muawiah e Yazid (che Iddio li maledica). °Alì Ibn-l-Husseyn gridò: “Guai a te! Per far felice una creatura hai attirato verso di te l’ira del Creatore. Sappi che andrai all’Inferno”»

Che splendidi versi ha composto Ibn Sinàn Al-khaffàgiyy per descrivere il Principe dei Credenti (as): “Dall’alto dei pulpiti insultate apertamente °Alì?! E pensare che il legno di quei pulpiti è stato intagliato per voi dalla sua spada”

In quello stesso giorno Yazid promise ad °Alì Ibn-l-Husseyn (as) di esaudirgli tre desideri, dopodiché ordinò di portare la famiglia dell’Imam Husseyn (as) in un’abitazione, che non era in grado di proteggerli né dal caldo né dal freddo, nella quale si screpolarono fortemente i visi. In tutto il periodo in cui abitarono in essa non smisero un attimo di compiangere Husseyn (as), di versare lacrime per lui.

L’ambasciatore del re di Bisanzio

Il quarto Imam narra che dal momento in cui la sacra testa di Husseyn (as) fu portata da Yazid, il maledetto iniziò a organizzare una serie di feste del vino nelle quali metteva davanti a se la sacra testa di Husseyn (as) e beveva la bevanda proibita. In una di quelle occasioni giunse l’ambasciatore del re di Bisanzio. Egli disse: “O re d’Arabia, di chi è questa testa?” Il perfido rispose: “Cosa ti interessa?”. Disse: “Quando tornerò dal mio re mi chiederà riguardo a tutto ciò che ho visto; mi farebbe dunque piacere raccontargli la storia di questa testa e del suo padrone, affinché possa condividere con te tanta gioia ed allegria”. Yazid disse: “Questa è la testa di Husseyn, figlio di °Alì Ibn Abitalib”. L’uomo chiese: “Chi è sua madre?”. Yazid disse: “È Fatima, figlia dell’Inviato di Dio”.

L’ambasciatore del re di Bisanzio disse: “Tu e la tua religione mi disgustate! La mia religione {il Cristianesimo} è migliore della vostra. Mio padre era uno dei discendenti di Davide e tra me e questo nobile Profeta ci sono molte generazioni a dividerci; nonostante ciò i Cristiani mi stimano e raccolgono la terra sulla quale passo a titolo di dono di buon augurio, e ciò, solo perché sono uno dei discendenti di Davide. Voi però uccidete il figlio della figlia del vostro Profeta, nonostante vi sia una sola generazione a dividervi da esso. Che brutta religione avete!”. Proseguí poi dicendo: “Hai mai sentito la storia della chiesa di Hafer?”. Yazid rispose: “Raccontamela!”.

Disse: “Tra l’Oman e la Cina esiste un mare che a percorrerlo tutto ci vuole un anno di viaggio. In esso non vi è luogo abitato all’infuori di una città situata in mezzo alle sue acque, su di un’area d’ottanta parasanghe per ottanta parasanghe {una parasanga è pari a 6.240 metri}; sulla faccia della terra non esiste città piú grande di questa. Da essa vengono esportate agli altri paesi pietre preziose e canfora, i suoi alberi sono l’aloe e l’ambra grigia.

È completamente dominata dai Cristiani e in essa esistono molte chiese; la piú grande di queste è quella di Hafer, sul cui altare è appesa una scatola d’oro nella quale è custodito uno zoccolo, che si dice appartenuto a un asino sul quale è salito Gesú Intorno alla scatola vi sono degli addobbi di seta e ogni anno un gran numero di Cristiani vengono a visitare questa chiesa: girano intorno a quella scatola, la baciano e li esprimono le loro richieste a Dio.

Sí, i Cristiani si comportano in questo modo ed è questa la loro convinzione riguardo a quello zoccolo, che credono appartenere all’asino sul quale è salito il loro profeta Gesú. Voi però uccidete il nipote del vostro Profeta. Possa Iddio non concedere la sua benedizione a voi ed alla vostra religione!”.

Yazid disse allora: “Uccidete questo Cristiano per evitare che vada a disonorarmi nel suo paese”. L’uomo, che sentiva ormai la morte vicina, disse: “Vuoi uccidermi?!”. Rispose Yazid: “Sí!”. Disse allora il nobile uomo: «Sappi allora che ieri sera ho sognato il vostro Profeta che mi diceva: “O Cristiano, tu andrai in Paradiso”; questa lieta novella mi ha stupito. Ora però attesto che non v’è altra divinità all’infuori d’Allah e attesto altresí che Muhammad è Suo messaggero». Diventò cosí Musulmano. Prese poi la sacra testa di Husseyn (as), la strinse al petto e, piangendo, iniziò a baciarla. In questo stato fu spietatamente ucciso.

La storia di Minhàl

Un narratore di hadith dice: «Un giorno Zein al-‘Abidin (as) uscí di casa per fare una passeggiata nei bazar di Damasco. Minhàl Ibn Amr venne da lui e gli disse: “O figlio del Messaggero d’Allah, come stai?”. Rispose: “Come stavano i figli d’Israele tra la gente del Faraone, che decapitava i loro figli maschi e lasciava in vita le loro donne. O Minhàl, gli Arabi si vantano davanti agli altri popoli del fatto che Muhammad è arabo e i Quraish si vantano dinanzi al resto degli Arabi per il fatto che egli appartiene a loro: noi siamo la sua famiglia e nonostante ciò siamo stati privati dei nostri diritti, uccisi e dispersi. Perciò, o Minhàl, bisogna proprio dire ‘Innà lillah wa innà ilayhi raji´un’ per lo stato in cui ci troviamo”

Che bella poesia ha composto Mahiar: “Per rispetto dell’Inviato d’Allah venerano i pezzi di legno con cui è stato costruito il suo pulpito, poi però calpestano sotto i loro piedi i suoi figli. In base a che legge dovrebbero seguirvi i figli del Profeta ? E pensare che vi vantate di essere suoi seguaci”

La liberazione dei prigionieri

Un giorno Yazid convocò °Alì Ibn-l-Husseyn (as) e Amr Ibn-l-hasan. Quest’ultimo era un bambino di undici anni e Yazid gli chiese: “Te la senti di lottare con mio figlio Khàlid?”. Rispose: “No! Sono tuttavia pronto a intraprendere, armato di pugnale, un combattimento con lui”. Yazid allora recitò i seguenti versi: “Questa è un’indole che essi ereditano dai loro padri. Può forse una serpe essere generata da cosa diversa dalla serpe?”. Disse poi al quarto Imam (as): “Esprimi i tre desideri che avevo promesso di esaudirti”.

Il nobile Imam (as) disse: “Come prima cosa mi devi dare la sacra testa di mio padre Husseyn, affinché io possa rivedere quell’amabile viso. Secondo, rivogliamo i beni che ci sono stati rubati. Terzo, se hai deciso di uccidermi, incarica una persona di fiducia affinché riconduca le nostre donne a Medina”.

Yazid rispose: “Il viso di tuo padre non lo rivedrai mai piú e io ti ho perdonato, ho rinunciato ad ucciderti. Nessuno poi all’infuori di te ricondurrà le donne a Medina. Per quanto riguarda invece i beni che vi hanno rubato, io vi darò in cambio molto di piú.”

Disse allora l’Imam Sajjad (as): “Noi non vogliamo nulla da te! I tuoi beni, tieniteli! Noi rivogliamo i nostri beni, poiché tra essi ci sono i manufatti, la maqni´ah, la collana e la camicia di Fatima, figlia di Muhammad”. Yazid fece allora restituire quei beni e, insieme a duecento dinari, li restituí all’Imam (as), il quale prese il denaro e lo donò ai poveri. Yazid fece poi ritornare i prigionieri in patria.

Si narra che la testa di Husseyn (as) fu portata a Karbalà e sepolta, conformemente ai precetti della scuola imamita, insieme al suo corpo. Vi sono poi altre tradizioni a tal riguardo ed esistono divergenze su tale questione. Ci asteniamo però dal narrare tali tradizioni e dal trattare tali questioni, poiché ciò inficerebbe la concisione che ci siamo ripromessi di rispettare in questo libro.

Il triste ritorno a Karbalà

Si narra che i membri della famiglia di Husseyn (as), al ritorno dalla Siria, dissero alla guida della carovana di ricondurli a Medina passando per Karbalà. Quando arrivarono a Karbalà vi trovarono Jabir Ibn Abdillah Al’ansariyy, un gruppo di persone appartenenti alla tribú dei Bani Hashim e altri loro parenti venuti a fare visita alla tomba di Husseyn (as). Iniziarono allora tutti, in modo assai commovente, a piangere, a lamentarsi e a colpirsi il viso con le mani.

Si narra che Abu Janàb Al-kalbiyy ha detto: «Un gruppo di muratori mi ha narrato la seguente vicenda: “Passando nottetempo per una località chiamata Al-jibbànah sentimmo un gruppo di ginn piangere per il martirio di Husseyn e dire: ‘Il Messaggero ha accarezzato la sua fronte, il suo viso è pieno di luce, i suoi padri appartenevano agli eminenti della tribú dei Quraish e suo nonno era il migliore dei nonni’”»

La carovana arriva nei pressi di Medina

Dopo aver lasciato Karbalà si diressero verso la santa città di Medina. Bashir Ibn Jazlam dice: «Quando arrivammo nei pressi di Medina, °Alì Ibn-l-Husseyn scese e impiantò delle tende; fece dunque scendere le donne e mi disse: “O Bashir, che Iddio benedica tuo padre che era un poeta. Sei tu forse un poeta?”. Io risposi: “Sí, o figlio del Profeta, anch’io sono un poeta”.

L’Imam (as) disse allora: “Vai a Medina e informa la gente del martirio di Husseyn”. Io montai sul mio cavallo e mi diressi rapidamente verso Medina; quando raggiunsi la Moschea del Profeta, iniziai a piangere e recitai questi versi: “O gente di Medina, non rimanete piú qui, poiché Husseyn è stato ucciso; è a causa del suo martirio che le mie lacrime cadono come pioggia. Cadde il corpo di Husseyn in un bagno di sangue a Karbalà e il destino della testa sua, fu, sulla punta di una lancia, di girar di città in città”. Dissi poi: “Ora °Alì Ibn-l-Husseyn, con le sue zie e le sue sorelle, è alle porte della città e io sono stato inviato da lui per dirvi dove si trova”.

Le donne di Medina, che fino a quel momento erano rimaste nascoste dietro i loro veli, a sentire queste parole uscirono dai loro veli e gridarono: “Wawailà, wa thabúrah”. Fino a quel giorno non avevo mai visto tanta gente piangere, non avevo mai visto un giorno piú triste di quello per i Musulmani.

Sentii una donna piangere, lamentarsi per Husseyn (as) e dire: “Una persona mi ha informato del martirio del mio signore, del mio padrone; con ciò mi ha fatto profondamente soffrire, mi fatto ammalare, mi ha spossato. Occhi miei, siate generosi nel versare lacrime, piangete senza posa per Husseyn, che con il suo martirio ha fatto tremare il trono divino, ha danneggiato la religiosità e la gloria. Versate lacrime per i figli del Messaggero di Allah e del suo vicario, °Alì Ibn Abitalib, anche se oggi egli è lontano da noi”.

Dopo aver recitato questa poesia disse: “O tu che ci hai portato questa notizia, rinnovandoci il dolore che proviamo per il martirio di Abi Abdillah, aumentando le ferite che hanno subito i nostri cuori a causa della sua morte, chi sei?”. Risposi: “Sono Bashir Ibn Jazlam e sono stato mandato dal mio signore, °Alì Ibn-l-Husseyn, che ha fatto sosta nel tal luogo con la famiglia di Abu Abdillah”.

La gente di Medina mi abbandonò e usci in tutta fretta dalla città; mi diressi allora rapidamente verso quel luogo. La gente si era accalcata intorno alle tende; scesi da cavallo e con fatica passai tra la gente fino ad arrivare vicino all’accampamento. L’Imam Sajjad (as) era all’interno di una delle tende e dopo un po’ uscí. Aveva un fazzoletto in mano con il quale si asciugava le lacrime che non riusciva in nessun modo a trattenere. Da ogni lato si alzarono i pianti e i lamenti della gente. Le donne e le serve iniziarono a lamentarsi, la gente, da ogni lato, faceva le condoglianze all’Imam (as); l’aria era colma del pianto, del lamento dei presenti»

L’Imam Sajjad (as) recita un sermone

Bashir prosegue dicendo: «In questo momento l’Imam con un cenno chiese alla gente di tacere e quando i presenti fecero silenzio, disse: “La lode appartiene a Dio, Signore dei Mondi, Padrone del Giorno del Giudizio, Creatore di tutte le creature. Egli non può essere compreso dagli intelletti e conosce i misteri a tutti sconosciuti. Ringraziamo Iddio per le difficoltà delle cose, le disgrazie della vita, i dolori dati da esse, le dolorose calamità, i grandi, difficili e rattristanti lutti e le grandi sventure.

O gente, sia ringraziato Iddio per averci provato con grandi disgrazie e con l’enorme scissione avvenuta in seno all’Islam. Abu Abdillah Al-Husseyn e i suoi parenti sono stati uccisi, le donne e le bambine della sua famiglia sono state fatte prigioniere e la sua testa è stata fatta girare, sulla punta di una lancia, di città in città. Questa è una disgrazia che non ha simili.

O gente, potranno forse i vostri uomini avere d’ora in poi un solo momento di felicità? Esisterà forse d’ora in poi un solo cuore privo di tristezza e malinconia? Esisterà d’ora in poi un solo occhio che non verserà lacrime? Per la sua uccisione hanno pianto i sette cieli, i mari con le loro onde, i cieli colle loro colonne, la terra con le sue periferie, gli alberi con le loro foglie, i pesci dei mari, gli angeli favoriti e tutte le creature del cielo. O gente, esiste forse un solo cuore che non sia rimasto ferito per la sua uccisione? Chi è in grado di sopportare questa grande disgrazia che ha colpito l’Islam?

O gente, ci hanno diviso gli uni dagli altri e allontanati dalle nostre città, come se provenissimo dalla Turchia o da Kabul, senza che avessimo compiuto qualche peccato o cattiva azione, senza che avessimo inferto qualche danno all’Islam. Giuro su Dio che se il nobilissimo Profeta invece di fare le raccomandazioni che ha fatto nei nostri riguardi, avesse ordinato di farci guerra, non avrebbero potuto fare piú di quanto hanno fatto: “Innà lillah wa innà ilayhi raji´un”. Quanto grande, dolorosa, bruciante, dura, amara e difficile è la disgrazia che ci ha colpito! Chiediamo a Dio di ricompensarci e concederci la Sua misericordia per quanto abbiamo passato, poiché Egli è potente e vendicatore”

A questo punto Sawhàn Ibn Sa´sa´a, che era un uomo affetto da paralisi, si alzò e si scusò dicendo: “O figlio del Messaggero d’Allah, io ero paralitico, inabile e per questa ragione non ho potuto aiutarvi”. L’Imam accettò le sue scuse, lo ringraziò e mandò benedizioni a suo padre Sa´sa´a.

Le case di Medina

°Alì Ibn Musa, Ibn Ja´far, Ibn Muhammad Ibn Tawus, l’autore di questo libro, dice: “Dopo aver recitato questo sermone, il purissimo Imam insieme ai suoi parenti fece ritorno a Medina, ove ritrovò le case dei suoi parenti e degli uomini della sua famiglia. Era come se piangessero, si lamentassero per l’uccisione dei propri padroni e chiedessero all’Imam di loro.

Il dolore e l’affanno per il martirio dell’Imam Husseyn (as) fa agitare i battenti delle porte delle case dei martiri. La casa abbandonata di Husseyn (as) grida: “Wa thakalà” e dice: “O uomini, scusatemi se grido e mi lamento in questo modo. Aiutatemi anche voi a superare questo difficile momento, poiché le persone per la cui perdita io piango e mi lamento, del cui generoso carattere sento nostalgia, erano con me mattina e sera; erano la luce delle mie oscurità e delle mie albe, erano lo scudo della mia dignità e del mio onore, erano la mia forza il mio successo, il mio sole, la mia luna. Quante notti calmarono le mie paure con la loro grandezza d’animo!

Quanto rispetto mi hanno fatto guadagnare con la loro santità! Quante volte mi fecero il dono di farmi sentire le loro fervide e sommesse preghiere dell’alba! Quanto valore acquistai grazie alle loro preghiere! Quante notti mi sono adornato delle loro {splendide} riunioni! Con le loro virtú mi hanno profumato, con i loro sguardi hanno reso verdi e fatto prosperare i miei secchi alberi, con la loro benedetta esistenza hanno eliminato il male che era in me.

Quanti rami di virtú hanno piantato nel campo delle mie aspirazioni! Loro mi proteggevano dalle cattive compagnie. Quante mattine mi sono visto, a causa loro, superiore a qualsiasi casa e reggia! Io andavo fiero di loro, erano la mia gioia, mi rendevano felice. Quante aspirazioni morte che essi hanno vivificato. Quante paure, che si erano annidate in me al pari di ossa putrefatte, che essi hanno eliminato.

La freccia della morte li ha però colpiti; il destino si è dimostrato invidioso nei miei confronti e loro sono rimasti soli e abbandonati tra i loro nemici, sono stati investiti dalle loro frecce. Con loro sono morte la virtú e la nobiltà. I precetti divini piangono e si lamentano per il fatto che non vedono piú i loro volti.

Ah! Ahimé, che grande disgrazia è la perdita di Husseyn, questo timorato uomo il cui sangue è stato versato in queste battaglie. Ahimé, che grande disgrazia è la perdita di questa virtuosa armata {i compagni, gli uomini dell’Imam Husseyn (as)} la cui bandiera è stata rovesciata in queste terribili vicende. Se in questa dolorosa vicenda non ho potuto usufruire dell’aiuto dei sapienti, se l’ignoranza dell’intelletto e del pensiero mi hanno lasciato solo nel momento della tragedia, per tenermi compagnia e aiutarmi sono state sufficienti le colline di terra vecchia e i muri demoliti, poiché anch’essi si lamentano e sono immersi nella tristezza come me.

Se aveste potuto sentire come le preghiere piangono per quei martiri del retto sentiero, come l’essere umano dei momenti di ritiro spirituale si lamenta per loro, come la nobiltà d’animo è desiderosa di rivederli, come la magnanimità cerca la gioia di incontrarli di nuovo, come i mihràb delle moschee piangono per averli persi e come il bisogno dei poveri invoca, lamentandosi e gridando, la loro magnanimità, vi sareste invero rattristati, avreste sofferto a sentire tutti questi pianti e lamenti e avreste saputo che in questa disgrazia non avete fatto tutto quello che dovevate fare.

Anzi, se solo aveste visto la mia solitudine e il mio abbattimento, se solo aveste costatato la desolazione delle mie riunioni e dei miei resti, avreste visto una scena che fa soffrire i cuori piú pazienti e aumenta l’angoscia dei petti. Le case che erano invidiose di me ora gioiscono per le mie sofferenze, ora le pericolose mani del destino mi dominano.

Ah! Quanto desideroso sono di raggiungere le dimore nelle quali ora vivono e riposano quei martiri. Mi sarebbe piaciuto essere un uomo per difenderli con il mio corpo, per proteggerli dai colpi di spada, dalle frecce e dalle spade del nemico, per poterli salvarli. Mi sarebbe piaciuto vendicarmi dei loro nemici, che li hanno colpiti con le loro spade, avrei voluto fermare le frecce che li hanno colpiti.

Ora che non ho avuto questo onore, mi piacerebbe visitare il luogo ove sono caduti i martiri e abbracciare i loro puri corpi. Se io fossi stato la tomba di quei grandi e devoti uomini, avrei dato tutto me stesso per proteggerli, avrei rispettato i loro pristini diritti, avrei impedito ai sassi di cadere sui loro corpi, e, al pari di un servo ubbidiente, sarei rimasto a servirli, ad onorare e venerare quei fulgidi visi, quei corpi ridotti a brandelli.

In tal modo sarei riuscito a raggiungere il desiderio di rimanere in loro compagnia, di giovarmi della loro luce, al fine di eliminare con essa le mie tenebre. Ah! Quanto amo realizzare queste mie aspirazioni. Quanto dolore provo per la lontananza delle persone che mi abitavano. Non esiste al mondo lamento piú lungo del mio. L’unica medicina che è in grado di curarmi è stare con loro. Ora io indosso la veste di lutto per averli persi. Non spero piú di riuscire a pazientare, di riuscire a sopportare questo grande dolore. Posso solo dire questo: ‘O pace mia, ti rivedrò nel Giorno del Giudizio”

Che bei versi ha composto il noto poeta Ibn Futaybah quando, dinanzi a quelle case abbandonate, versava lacrime e diceva: “Io passai davanti alle case della famiglia di Muhammad, ma non le ritrovai come quando erano abitate. Che Iddio abbia sempre in grazia queste case e i loro padroni, che oggi non ci sono ad abitarle. Sappiate che l’uccisione dei martiri di Karbalà, ha umiliato i Musulmani e ora gli effetti di tale viltà sono palesi. I figli del Profeta (S) sono sempre stati il rifugio della gente, ora però {a causa delle ingiustizie che hanno subito} sono diventati la piú grande sofferenza, la piú grande disgrazia per i cuori. Ma non vedi che il sole è impallidito, come le persone malate, e la terra si è turbata per il martirio di Husseyn (?!”

O tu che vieni a conoscenza della disgrazia che ha colpito Abu Abdillah, nel dolore per il suo martirio segui il sentiero che seguirono le guide portatrici del Libro.

L’interminabile pianto

Si narra che l’imam Zein al-‘Abidin (as), con quell’immensa e indescrivibile pazienza e sopportazione che aveva, pianse molto per questa disgrazia: la sua tristezza era interminabile.

Si narra che l’Imam as-Sadeq (as) ha detto: « Zein al-‘Abidin pianse quarant’anni per la tragedia che colpí suo padre. Durante tutto questo tempo digiunava di giorno e passava la notte a adorare Dio. Quando poi giungeva l’ora dell’iftàr {termine del digiuno} il suo servitore gli metteva davanti acqua e cibo e diceva: “Mangia, o mio signore!”, ed egli rispondeva: “Il figlio del Profeta è stato ucciso senza essere dissetato e sfamato!”. Ripeteva continuamente questa frase e piangeva fino a che le lacrime bagnavano il cibo e si mescolavano all’acqua. Il nobile Imam visse in queste condizioni fino all’ultimo giorno della sua vita”

Il servitore dell’Imam Sajjad (as) dice: «Un giorno il nobile Imam andò nel deserto e io lo seguii da dietro. A un certo punto lo vidi appoggiare la fronte su di una ruvida e scabrosa pietra e, piangendo, ripetere mille volte la seguente frase: “La ilàha illallàh haqqan haqqa, la ilaha illallah ta´abbudan wa riqqan la ilaha illallah imànan wa tasdíqan wa sidqa”. Quando alzò la testa mi accorsi che le lacrime gli avevano bagnato il viso e la barba; gli dissi allora: “O mio signore, la tua tristezza e il tuo pianto non finiranno mai?”.

Rispose: “Guai a te! Giacobbe, figlio d’Isacco figlio d’Abramo, era profeta e figlio di profeta. Aveva dodici figli maschi. Dio allontanò dalla sua vista uno di questi e dal dolore i capelli gli diventarono bianchi; la tristezza gli incurvò la schiena e il pianto lo rese cieco… e pensare che suo figlio era vivo! Io però ho visto con i miei stessi occhi mio padre, mio fratello e diciassette uomini della mia famiglia essere uccisi e abbandonati a terra. Come posso allora finire di piangere ed essere triste?!”»

Per concludere cito, riferendomi ai nobili martiri di Karbalà, la seguente poesia: “Esiste qualcuno che informi i martiri di Karbalà che con la propria dipartita ci hanno fatto indossare una veste di tristezza che non invecchierà mai, anzi fa invecchiare noi, ci consumerà. Lo stesso destino che ci allietava con la loro vicinanza, con la loro compagnia, ora ci fa piangere con la loro lontananza. La nostra vita si è sconvolta, è diventata assai triste per la loro morte… e pensare che le nostre buie notti si erano accese della loro luce”

Qui finisce il nostro libro. Chiunque comprenderà l’ordine nel quale è stato scritto e la sua particolare composizione, capirà che, nonostante la sua concisione e le sue piccole dimensioni, è superiore alle altre opere dello stesso genere ed è, in sé, dotata di molti pregi.

La lode appartiene solo ad Allah, il Signore dell’Universo.

Che Iddio benedica Muhammad e i buoni, casti

e infallibili membri della sua famiglia.

  • 1. Santo Corano, Sura al-Hadid, 57:23
  • 2. Santo Corano, Sura al-An’am, 6:65
  • 3. Santo Corano, Sura al-Maidah, 5:56 e Sura Mujadalah, 58:19
  • 4. Santo Corano, Sura al- Zumar, 39:42
  • 5. Santo Corano, Surat ar-Roum, 30:10
  • 6. Santo Corano, Sura Ali ‘Imran, 3:178
  • 7. Santo Corano, Sura Ali ‘Imran, 3: 169

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