Consistenza Spirituale

    Testo circa la dimensione spirituale,il regno dell'anima, che, una volta operata la distinzione tra il concetto di spazio e il concetto di materia, si può definire una "nuova dimensione".

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    Nel nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso

    Tutto ciò che l’uomo si rappresenta, tutto ciò che realmente percepisce, di qualunque percezione si tratti, intelligibile o sensibile, in questo mondo o nell’Aldilà, sono altrettante cose inseparabili da lui stesso, indissociabili dal suo io essenziale.
    O per meglio dire, ciò che per lui è essenzialmente oggetto di percezione, è qualcosa che esiste in lui stesso, e non in qualcosa d’altro. Abbiamo già avuto occasione di dire che ciò che è essenzialmente oggetto della percezione visiva, quando si percepisce il cielo, la terra o qualunque altra cosa, non sono le forme esteriori che esistono nei dati materiali oggettivi, come le si trovano nella dimensioni di questo mondo.

    E’ vero che all’alba della coscienza nell’uomo, la percezione dell’anima richiede il concorso degli organi materiali (l’occhio, l’orecchio ecc.); essa richiede inoltre che la posizione degli oggetti soddisfi certi rapporti, e questo perché la percezione è ancora in potenza nell’essere dell’uomo come oggetto senziente.

    Bisogna allora che egli sia posto in una prospettiva opportuna e che siano soddisfatte le condizioni particolari dell’organo di percezione nei confronti dell’oggetto materiale, ma questo è sempre soltanto l’oggetto percepito per accidente; infatti esso è soltanto una forma esteriore che imita, esemplifica, la forma presente nell’anima (la sua forma immaginale nel Malakut), la quale è essenzialmente l’oggetto della percezione.

    Per questo l’anima, quando la percezione si è prodotta una o più volte in questo modo, può molto spesso contemplare la forma di una cosa nel mondo suo proprio, senza aver bisogno della mediazione di un oggetto materiale esterno. Nella condizione post mortem non vi è più ostacolo che impedisca all’anima di percepire tutto ciò che sente e percepisce senza la mediazione di un dato materiale esterno o di un organo corporeo che non appartiene né al mondo dell’anima né alla vera realtà dell’anima...

    ... Di tutte le realtà che l’uomo vede e contempla nell’Oltremondo, quelle che sono dilettevoli come le huri, i castelli, i giardini, le piante verdeggianti e i corsi d’acqua viva, così come i loro opposti, le specie spaventevoli che costituiscono il loro inferno, di tutte queste realtà non ve n’è alcuna che sia estrinseca a lui stesso, all’essenza stessa della sua anima, nessuna è distinta e separabile dal suo proprio atto d’esistere.

    La realtà sostanziale di tutte è più forte, il loro fissaggio meglio assicurato, la loro essenza più stabile di quel che non accada per le forme materiali del nostro mondo sensibile, in preda al rinnovamento e al mutamento incessanti.

    Che nessuno dunque si creda in diritto di fare domande sul luogo, il situs e la direzione di queste realtà, oppure di chiedere se esse siano all’interno o all’esterno del nostro cosmo, se esse siano al di sopra della Sfera delle Sfere che determina le coordinate dello spazio sensibile, oppure se esse siano comprese nel cerchio dei Cieli, o anche se siano al di sotto delle Sfere celesti. La questione è oziosa, quando si sa che si tratta di un altro regno d’esistenza, e non vi è rapporto tra questo e il mondo materiale né quanto al situs né quanto alla dimensione.

    Certo, un hadith ben noto enuncia che la Terra del paradiso è il Firmamento (l’ottavo Cielo o Cielo delle costellazioni), mentre il suo "tetto" è il Trono del Misericordioso (la Sfera della Sfere, l’empireo). Ma con questo non si deve intendere il campo astronomico compreso nello spazio di questo mondo, tra il Cielo delle costellazioni e il Cielo supremo.
    No, con questo si deve intendere ciò che corrisponde al piano dell’esoterico dell’uno e dell’altro Cielo, alla loro realtà soprasensibile, alle loro entità spirituali, poiché il paradiso è interno alla realtà soprasensibile del Cielo.

    Allo stesso modo, quando si dice che il paradiso è nel settimo Cielo e l’inferno nella Terra inferiore, con questo si deve intendere qualcosa che è interiore, celato sotto i veli di questo nostro mondo, poiché l’Oltremondo è perpetuo, eterno; la sua dolcezza è incessante, la fruizione ininterrotta e mai vietata. Tutto ciò a cui l’uomo aspira, tutto ciò che egli desidera, gli è immediatamente presente, o piuttosto bisogna dire: la rappresentazione del suo desiderio è essa stessa la presenza reale del suo oggetto.

    Ma dolcezza e godimenti sono in funzione dei desideri. Paradiso e inferno, bene e male, tutto ciò che può raggiungere l’uomo e che costituisce la sua retribuzione nell’Oltremondo, non ha origine altrove che nell’io essenziale dell’uomo stesso, così come lo formano le sue intenzioni, i suoi progetti, le sue meditazioni, le sue credenze intime, i suoi comportamenti. Il loro principio non può essere qualcosa che abbia un’esistenza e un situs diversi dal suo proprio atto d’esistere...

    ...Tra i corpi di questo mondo e quelli dell’Oltremondo vi sono numerose differenze riguardo al modo d’esistenza corporea. Ogni corpo, nell’altro mondo, è animato; è vivente per essenza; non vi si può concepire un corpo che sia privo di vita, a differenza di questo nostro mondo dove si trovano corpi privi di vita e di coscienza, e dove i corpi viventi non hanno che una vita accidentale ed effimera. I corpi di questo mondo ricevono le loro anime al termine di un processo che gliene conferisce l’idoneità.

    Le anime dell’Oltremondo producono esse stesse il loro corpo secondo l’implicazione delle loro esigenze. E’ per questo che qui i corpi e le realtà materiali si elevano progressivamente, in funzione delle loro attitudini e delle loro metamorfosi, andando incontro alle anime, mentre nel mondo laggiù si opera una discesa delle anime incontro ai corpi. Qui la virtualità è cronologicamente anteriore all’atto. Qui l’atto è più nobile della virtualità, perché ne è il compimento. Laggiù è la virtualità che è più nobile dell’atto perché è essa che lo produce.

    I corpi e i volumi dell’altro mondo sono infiniti, perché hanno per origine le immaginazioni e le percezioni delle anime, e le une e le altre sono infinite. Le prove che stabiliscono che le dimensioni sono necessariamente finite non valgono per l’Oltremondo; valgono solo per le dimensioni e le spazializzazioni materiali di questo mondo. Tuttavia non vi è laggiù né affollamento né disagio; nessun corpo è né all’esterno né all’interno dell’altro.

    Ogni essere umano, beato o dannato, possiede un universo completo, più vasto da solo di questo nostro mondo, e che in rapporto all’universo di un altro non forma mai una sorta di altro rango della stessa serie, poiché ciascuno dei beati possiede della serie intera tutta la proporzione che desidera.
    Proprio questo faceva dire al grande mistico Abu Yazid Bastami: "Anche se il Trono, con tutto ciò che contiene, entrasse in una piega tra le pieghe del cuore di Abu Yazid, Abu Yazid non se ne accorgerebbe".

    ...Ora, quanto alla maniera in cui gli atti possono prendere corpo, le intenzioni prendere figura nel giorno della resurrezione, a titolo d’indicazione riguardo alla materia delle loro forme, sappi questo. Ogni forma esteriore ha un modo di apparizione che gli è proprio nella dimora dell’anima. A sua volta, ogni forma interiore, ogni forma psichica, ogni comportamento o habitus radicato nell’anima, ha un certo modo d’esistenza extramentale. Non vedi che quando un corpo umido esercita la sua azione su una materia corporea atta a ricevere l’umidità, quella materia la riceve e diventa essa stessa umida come quel corpo, poiché ha ormai la stessa flessibilità plastica di quello?

    Al contrario, se essa agisce su un’altra materia, ad esempio sull’organo della percezione sensibile o della percezione immaginativa, per quanto tale organo subisca un’azione dall’umidità, tuttavia esso non subisce la stessa azione, non diventa umido come quel corpo, pur ricevendo la quiddità dell’umidità, ma sotto un’altra forma e un altro tipo. A sua volta la facoltà intellettiva dell’uomo ne riceve un’altra forma e ne percepisce un altro modo d’esistere e di apparire, benché si tratti sempre della stessa quiddità, e cioè la quiddità dell’umidità e dell’umido.

    Ecco dunque che una stessa quiddità possiede tre forme in tre dimore differenti, per ciascuna delle quali ha un modo d’esistenza proprio e un modo d’apparire determinato. Sofferma la tua attenzione sulla diversità si statuto che presentano queste tre esistenze per una sola e identica quiddità e confronta le configurazioni differenti che ogni realtà ideale e ogni quiddità concreta possono rivestire nei loro modi d’esistere e d’apparire.

    Allora non ti stupirai più se la collera, che è una modalità psichica, quando appaia prendendo la forma di un’esistenza extramentale, diventa un fuoco divorante; né se la conoscenza, che è ugualmente una maniere d’essere dell’anima, quando appaia prendendo la forma di un’esistenza extramentale, diventa una sorgente chiamata Salsabil (una sorgente del Paradiso)1 ; né se qualcuno che ha divorato ingiustamente i beni dell’orfano diventa, quando è nell’Oltremondo, un fuoco che tortura le sue viscere; né se l’amore di questo mondo, e cioè le cattive passioni e le ambizioni di possesso che sono malattie dell’anima, diventano scorpioni che pungono, serpenti che mordono. Questo deve bastare a chi sa capire per prestar fede alle promesse così come alle minacce enunciate dal Profeta (S)2.

    A chiunque abbia la forza di avventurarsi nell’alta conoscenza spetta meditare sulla qualificazioni psichiche, i modi d’essere dell’anima, e sulla maniera in cui questi modi d’essere danno origine a effetti e atti esteriorizzati. Di questa conoscenza egli deve farsi una guida per comprendere come certi modi d’essere e comportamenti implichino il manifestarsi, il giorno della resurrezione, di effetti esterni che sono loro propri.

    Un esempio: la violenza della collera in un uomo provoca il ribollimento del suo sangue, il rossore del suo viso, il gonfiore della sua epidermide. Ora, la collera è uno stato psichico, qualcosa che esiste nel mondo interiore dell’uomo. Quanto agli effetti constatati, essi sono i modi d’essere dei corpi materiali organici; questo non impedisce che essi siano in questo mondo gli effetti prodotti da stati puramente psichici.

    E allora come stupirsi se in un altro mondo la collera si trasforma in un fuoco puro che incendia il cuore, infetta le interiora, consuma le viscere, così come qui è inerente di riscaldare il corpo, di accelerare le pulsazioni delle arterie, fare tremare le membra, consumare gli umori, condurre talvolta a una malattia grave e persi o di provocare un accidente mortale.

    Ebbene! Lo stesso vale per tutte le forme corporee materiali che esistono nell’Oltremondo; tutte provengono dalle abitudini acquisite dalle anime, dai loro comportamenti buoni o cattivi, dalle credenze da esse professate, dalle loro intenzioni sane o corrotte, da tutto ciò che in esse per la ripetizione degli atti e delle maniere d’agire in questo mondo mette radice. E’ perciò che, se gli atti danno origine ai comportamenti in questo mondo, le anime sono, per il loro modo d’essere, i principi dei corpi dell’Oltremondo.

    Quanto alla materia di cui sono costituiti i corpi nell’Oltremondo, la materia con la quale gli atti prendono corpo e le intenzioni prendono figura, tale materia non è altro che l’anima umana stessa. Come la "materia materiale" (hyle) è qui la materia di cui sono costituiti i corpi e le forme che hanno estensione, senza che tale materia abbia di per sé una estensione, così l’anima umana è la materia di cui sono costituiti nell’Oltremondo gli esistenti provvisti di estensione e figura, sebbene l’anima sia di per sé una realtà spirituale sprovvista di estensione. Ma qui intervengono, nella loro analoga funzione, certe differenze tra l’anima e la hyle.

    L’esistenza della materia (hyle) è un’esistenza puramente potenziale; essa non ha in sé stessa in atto se non attraverso le forme corporee. E’ completamente diverso per l’anima, che è in sé stessa esistente in atto, di un’esistenza sostanziale e dotata della facoltà di percezione. Essa comincia con l’essere qui la forma del corpo elementare. Poi diventa una materia d’Oltremondo per le forme dell’Oltremondo a cui è unita con un modo d’unione sui generis. Essa è dunque per un verso la forma delle realtà materiali di questo nostro mondo, e per l’altro la materia delle forme dell’Oltremondo, insufflate in essa "il giorno in cui il soffio dell’Angelo farà squillare la Tromba", quando tutte accorreranno in folla secondo la varietà delle loro specie.

    Inoltre, l’anima è una materia spirituale e sottile (madda ruhaniya latifa); essa non può ricevere le forme che allo stato sottile e soprasensibile, percepibili non coi sensi di questo mondo, ma coi sensi d’Oltremondo.

    La materia materiale (la hyle), invece, è una materia densa e opaca che riceve le forme densificate, determinate dalle dimensioni e posizioni sensibili, miste di virtualità e di non-essere. E inoltre la materia materiale si comporta in maniera passiva rispetto alle forme che riceve: essa subisce il mutamento, l’alterazione, il movimento.

    Il comportamento dell’anima nel ricevere le forme che si radicano in essa è invece un’azione conservativa, un’implicazione attiva. Non vi è incompatibilità alcuna tra la sua ricettività rispetto alle forme e la sua azione produttrice di quelle stesse forme, poiché è precisamente per una sola e medesima "ragione" del suo essere che l’anima produce e riceve simultaneamente le forme e immagini che essa stessa produce. Accade come per la sua conoscenza dei primi principi, la cui esistenza non si differenzia dall’esistenza stessa dell’intelligenza che li fa esistere.

    Altre differenze: la ricettività non ha laggiù il senso di un’attitudine acquisita progressivamente né di un futuro potenziale. Infine, qui le forme sono altrettante perfezioni per le loro materie e i loro sostrati, mentre laggiù le forme che procedono dall’anima stessa non sono per l’anima perfezioni in quanto forme attualizzate per essa.
    La perfezione crescente dell’anima vi consiste inversamente nella sua attualizzazione di tali forme, vale a dire per l’anima questa perfezione consiste nell’essere tale da produrre essa stessa quelle forme e farne l’oggetto della propria conoscenza.

    Comunità Shi°ita Italiana
    • 1. rif. Santo Corano, 76:18.
    • 2. (S) abbreviazione di “salla allahu wa alehi wa aliyhi wa sallam”: “pace e benedizioni di Allah (SwT) su di lui e sulla sua famiglia”.
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