Discorso scientifico sulla Donna

    Discorso scientifico sulla Donna

    Allamah Muhammad Hussain Tabataba’i

    Traduzione di “A Scientific Discourse about the Woman”, tratto dal volume 4 di Al-Mizan, che tratta dell’esegesi della Sura n. 4, An-Nisa’, Le Donne

    Introduzione

    È ben noto che l’Islam, e non dovremmo dimenticare che è stato Allah (SwT)1 a promulgarlo, non fondò le sue leggi su delle sperimentazioni, come accade per tutte le altre leggi. Tuttavia, a volte siamo obbligati ad esaminare le regole, le leggi ed i costumi dei popoli moderni e anche di quelli antichi, in modo da poter giudicare razionalmente la Shari°ah 2 dell’Islam. Dobbiamo osservare la felicità delle razze umane, e quindi vedere se altri costumi e leggi soddisfano le esigenze dell’umanità oppure no.
    In questo modo, potremmo notare la differenza tra le regole islamiche e quelle non-islamiche, ed apprezzare lo spirito vivo e potente dell’Islam.

    È per questo motivo che facciamo riferimento alla storia delle nazioni e delle società, e descriviamo ciò che esse hanno da dire su un particolare argomento.
    Pertanto, dovremmo discutere le idee e gli ideali dell’Islam rispetto a:

    L’identità della donna e il suo paragone con l’identità dell’uomo.

    Il suo valore e l’importanza nella società – in modo da sapere quale influenza lei ha avuto ed ha nella vita umana.

    I suoi diritti e le leggi emanate che la riguardano.

    Il fondamento delle leggi sopra menzionate.

    Prima di entrare nel vivo della discussione di questi argomenti da un punto di vista islamico, è necessario analizzare la storia e vedere com’era la vita della donna prima dell’avvento dell’Islam, e quale trattamento le fu riservato dalle nazioni non-musulmane – sia civilizzate che non – fino ad oggi. Non è scopo di questo testo addentrarsi nel dettaglio di questi argomenti, ma un breve riesame non sarà fuori luogo. 

    La Vita della Donna nelle Nazioni non Civilizzate

    Nelle tribù e nelle nazioni non civilizzate – come le tribù dell’Africa, gli aborigini dell’Australia, gli abitanti delle isole dell’Oceano Pacifico, gli Indiani d’America, ecc., la vita di una donna, paragonata a quella di un uomo, fu esattamente la vita di un animale domestico rapportata alla vita di un essere umano.

    L’uomo, a causa dell’istinto naturale di sfruttamento, ritiene di avere diritto di possedere bestiame ed altri animali domestici, e di poterli usare come desidera ed in qualsiasi modo gli aggradi. Egli fa uso del loro pelo, della lana, della carne, delle ossa, del sangue, delle pelli e del latte. Essi gli servono da guardia e sentinella, sono sfruttati anche per la riproduzione e la procreazione, la loro prole e il loro ricavato servono gli scopi dell’uomo; essi traportano i suoi carichi, sono utilizzati nell’agricoltura e nella caccia, e soddisfano i bisogni dell’uomo in innumerevoli altri modi.

    Questi animali non hanno assolutamente alcuna voce in capitolo riguardo alle loro necessità di vita ed i loro desideri, come il cibo e le bevande, lo spazio per vivere, il loro stimolo sessuale, e tutto il resto. È soltanto il loro proprietario che fornisce loro queste cose secondo il proprio desiderio, che non è altro che il proprio interesse attraverso lo sfruttamento di questi animali.

    Se dovessimo guardare con gli occhi di quell’animale le disposizioni dell’uomo, saremmo senz’altro, sia divertiti che furiosi per il suo autoritarismo; troveremmo un animale perseguitato senza alcuna colpa, un altro che chiede aiuto senza nessuno gli dia ascolto, un terzo che opprime gli altri senza alcun impedimento.Vedremmo alcuni animali vivere una vita beata e piacevole senza fare nulla per meritarla, come lo stallone o il toro tenuti per la riproduzione, che vivono la vita più felice, secondo il loro punto di vista; e ne troveremmo altri che conducono una vita difficile, piena di afflizioni, senza avere commesso alcun peccato tale da meritare una simile punizione, come un asino che trasporta carichi più pesanti di lui, e il cavallo nel mulino.

    Tali animali non hanno nemmeno il diritto alla vita. Il proprietario ritiene di avere diritto sulla loro vita. Se qualcuno uccide un cavallo, non viene accusato dell’assassinio di quel cavallo, è incolpato soltanto di avere distrutto la proprietà del padrone. Questo perché l’uomo pensa che l’esistenza dell’animale sia un’appendice alla propria esistenza; che la sua vita sia una propaggine della propria, e che il suo status sia di assoluta subordinazione.

    La posizione di una donna paragonata a quella di un uomo, in queste tribù e società è esattamente la stessa. Secondo le loro credeze, la donna fu creata per l’uomo, come una propria appendice.
    Era il padre a possederla fin tanto che lei non era sposata, e il marito assumeva quel diritto immediatamente dopo il matrimonio.

    L’uomo poteva venderla, regalarla o prestarla a qualche altro uomo allo scopo di coabitazione, procreazione, o altri servizi. Egli poteva infliggerle qualsiasi punizione decidesse, persino la pena di morte. Poteva abbandonarla, senza curarsi se sarebbe morta. Poteva ucciderla per cibarsi della sua carne, specialmente nelle feste e durante la carestia. Tutte le proprietà e i diritti della donna appartenevano all’uomo; soltanto lui, e non lei, poteva effettuare operazioni di compravendita - vendere, acquistare, accettare, rifiutare – per conto suo.

    La donna era tenuta ad obbedire all’uomo – suo padre o il marito – che le piacesse o meno; non ci si aspettava che lei agisse in modo indipendente nemmeno nelle propri affari, tantomeno in quelli di lui.

    Era suo dovere occuparsi della casa e dei figli ed assicurarsi che i capricci e i desideri dell’uomo fossero prontamente soddisfatti. Quando c’era del lavoro da fare, le spettava sempre quello più duro, come trasportare sulla schiena dei carichi pesanti, zappare la terra, ecc., e, per le varie attività ed i manufatti, la sua quota era quella minore, e quella che valeva meno. La situazione in alcune tribù era così terribile che, anche subito dopo aver dato alla luce un figlio, la donna si doveva immediatamente alzare ed occupare dei lavori domestici ingrati e faticosi, mentre l’uomo giaceva nel letto a farsi servire, come se fosse lui il convalescente.

    Questi, in breve, erano i suoi diritti e i suoi doveri. Ogni tribù e società aveva speciali regole e caratteristiche, secondo le proprie abitudini ed il proprio habitat; per approfondimenti si rimanda a scritti che trattano nel dettaglio questo argomento. 

    La Donna nelle Civiltà pre-Islamiche

    Prendiamo ora in considerazione quelle nazioni che vissero con consuetudini tradizionali ben definite che avevano ereditato dai propri antenati, e che non erano basate su alcun libro o legge codificata. Tali furono i popoli dell’antica Cina, India, Egitto ed Iran.

    In tutte queste civiltà la donna non aveva indipendenza o libertà, sia nelle intenzioni sia nelle azioni; ella si trovava totalmente sotto la tutela ed il dominio dell’uomo. Non poteva decidere nulla su qualsiasi cosa la riguardasse, e non aveva alcun diritto di interferire negli affari civili, come il governo, il sistema giudiziario ecc.

    Era suo dovere partecipare insieme all’uomo a tutte le responsabilità della vita, come il guadagnarsi la sussistenza. Oltre a ciò, ricadeva solo su di lei la completa responsabilità delle faccende domestiche e della cura dei figli. Inoltre doveva obbedire al suo uomo in tutti i suoi ordini e soddisfare i suoi desideri.

    Nel complesso però, una donna, in queste società, si trovava in una posizione migliore rispetto alle sue sorelle appartenenti alle nazioni non civilizzate. Non veniva uccisa, e la sua carne non era utilizzata nelle feste. Non veniva completamente privata del diritto alla proprietà; possedeva, in una certa misura, ciò che otteneva per eredità o per matrimonio, anche se non poteva amministrarlo in modo indipendente. L’uomo aveva il diritto di prendere quante mogli desiderasse, e di divorziare in qualunque momento. Il marito poteva sposarsi, dopo la morte di sua moglie, ma, nella maggior parte dei casi, la vedova non aveva tale diritto; e, perlopiù, le era proibito partecipare alla vita della società al di fuori della propria casa.

    Ognuna di queste civiltà aveva alcune consuetudini particolari.
    Il sistema di classe, nella società iraniana,per esempio, dava alla donna della classe elevata il diritto a partecipare al governo e allo stato, e di succedere al trono. Inoltre, esso riconosceva valido un matrimonio con donne che avevano un legame di parentela molto stretto, come la madre, la figlia o la sorella.

    In Cina, il matromonio era una sorta di schiavitù per la donna; si può affermare che il marito la acquistava e che in pratica la possedeva. Ella non aveva il diritto all’eredità e non poteva mangiare insieme agli uomini, nemmeno se questi erano suoi figli. Era ammessa la poliandria; molti uomini congiuntamente sposavano una sola donna, e se la dividevano tra loro, e la prole era affiliata, nella maggior parte dei casi, al marito più forte.

    In India, la donna era completamente un’appendice dell’uomo. Non le era permesso risposarsi dopo la morte del proprio marito – sarebbe stata bruciata viva insieme al corpo del marito defunto; altrimenti, avrebbe vissuto in disgrazia. Durante il suo periodo mestruale, era trattata come la cosa più sporca; nemmeno i suoi abiti potevano essere toccati dagli altri.

    In breve, in queste nazioni, la donna era sì considerata superiore alle bestie, ma notevolmente inferiore all’uomo, e quindi veniva trattata di conseguenza: era come un figlio minorenne sotto l’autorità dell’uomo ma, diversamente da questi, non la si reputava mai in condizione di essere libera dal giogo del dominio del suo uomo.
     

    La Donna in alcune altre Civiltà

    Alcune altre nazioni vissero governandosi con una legge o un libro codificato, come i Caldei, i Romani e i Greci.

    I Caldei e gli Assiri seguivano il Codice di Ammurabi, che faceva della donna un’appendice del marito; ella non era indipendente nella propria decisione o azione. Se la moglie disobbediva al marito in un qualsiasi modo, o decideva in modo indipendente su una qualsiasi cosa anche della minima rilevanza, il marito poteva cacciarla da casa, o poteva prendere un’altra moglie, degradando la moglie fastidiosa al concubinato. E se commetteva in qualsiasi errore nella gestione della casa, o superava i limiti del budget domestico imposti dal marito, quest’ultimo poteva presentare un reclamo di fronte al giudice e, se era giudicata colpevole, poteva esserle inflitta la pena di morte per affogamento.

    I Romani furono i primi a promulgare leggi civili. Le prime leggi furono fatte secoli prima dell’era cristiana; e furono gradualmente completate e perfezionate. La legge romana concedeva alcune libertà alla donna nei suoi affari. Ma il padrone della casa, cioé, il marito e padre dei figli, era investito di una sorta di natura divina; egli era venerato dalla gente della sua famiglia ed egli, a sua volta, venerava i suoi progenitori ed antenati.

    Egli aveva la piena autorità e la volontà decisiva in tutto ciò che desiderava ed ordinava in riguardo ai suoi famigliari – poteva ucciderli, se lo desiderava, senza che nessuno avesse alcuna autorità di fermarlo.

    Le femmine della famiglia – la moglie, la figlia e la sorella – si trovavano in una condizione peggiore rispetto a quella dei membri maschi, anche dei propri figli. Le donne non facevano parte della società; le loro lamentele non erano ascoltate, i loro affari non erano riconosciuti e non potevano interferire negli affari sociali. Mentre agli uomini, come i fratelli e i figli, anche quelli adottati (l’adozione e l’affiliazione di figli ad altri che non fossero i padri naturali era una pratica comune nella società romana, così come in quelle greca, iraniana ed araba) poteva essere concessa l’indipendenza dal capo famiglia nei propri affari.

    Le femmine non facevano parte della famiglia. Gli uomini erano i membri della famiglia, e le donne erano la loro appendice. Qualsiasi relazione formale, che desse diritto all’eredità ecc, era riservata ai maschi. Le donne non avevano relazioni formali – né tra loro, come la madre con la figlia, o la sorella con la sorella, né tra loro e gli uomini, come la moglie con il marito, la madre con il figlio, la sorella con il fratello o la figlia con il padre. E non c’era un mutuo diritto all’eredità, tranne laddove ci fosse una relazione formale. Certamente, la relazione naturale non era negata, ed alcune conseguenze di tale tiepida accettazione furono la proibizione del matrimonio tra parenti stretti in molte società, e il dominio del capo famiglia sulle proprie donne.

    In pratica, ai loro occhi, la donna era una parassita, completamente dipendente nella sua vita sociale e domestica; le redini della sua vita e della sua volontà si trovavano nelle mani del capo famiglia – suo padre, se era sotto il suo tetto, o il marito, se viveva con lui, o altri. Il capo famiglia poteva fare di lei qualsiasi cosa desiderava, e poteva decidere di lei qualsiasi cosa senza che lei potesse avere alcuna parola in merito. La poteva vendere, regalare, prestare ad altri per essere usata come oggetto sessuale, cedere un cambio della cancellazione di un debito, dell’affitto o delle tasse. Egli poteva punirla picchiandola e persino uccidendola. Egli aveva l’autorità di amministrare ogni sua proprietà, che ne fosse entrata in possesso in un precedente matrimonio o che se la fosse guadagnata lavorando, avendo il permesso del proprio capo famiglia, ma non con l’eredità, dal momento che non godeva di un tale diritto. Suo padre, o altri parenti maschi, la davano in sposa, e solo il marito aveva il diritto di sciogliere il matrimonio.

    La consuetudine dei Greci nella composizione del nucleo familiare e nel dominio dei maschi erano quasi identiche a quelle dei Roman. La loro organizzazione sociale e domestica era composta dai maschi; le femmine erano sotto il loro dominio, e non avevano alcuna indipendenza nella loro volontà o azione. Ma c’era una contraddizione sorprendente in quel sistema: ella era trattata come una persona indipendente se la si doveva giudicare per le sue colpe e i suoi crimini; mentre se c’era qualche giudizio a suo favore, ella era dipendente dall’uomo – ammesso che tali ordini recassero un beneficio agli uomini. Perciò, la donna era punita, poiché era indipendente, ma non era mai ricompensata per la sua buona opera perchè il merito andava a chi ne aveva la custodia, padre o marito che fosse.

    Questo mostra che tali sistemi legali non pensavano che la donna fosse parte della società umana, nemmeno la parte più debole assolutamente dipendente dalle altre. Essi la trattavano piuttosto come un batterio nocivo che disturbava la società e ne danneggiava la salute, ma di cui si aveva inevitabilmente bisogno per dare un seguito alla razza umana; perciò, era necessario occuparsi di lei.

    In ogni caso però, se avesse commesso un errore o addirittura un crimine, sarebbe stata punita, e se avesse fatto un buon lavoro, le ricompense sarebbero state assegnate all'uomo. Non doveva esserle permesso fare ciò che voleva, altrimenti, la società ne avrebbe avuto un danno. In questo, ella era come un potente nemico che era stato sconfitto, catturato e posto in schiavitù; vive la sua vita in carcerazione; se fa un errore qualsiasi viene punito, ma se fa qualcosa di buono non è ringraziato.

    Poiché secondo il loro modo di pensare, la società era costituita soltanto dagli uomini, essi credevano che la progenie, in realtà, consistesse soltanto dei figli maschi, e che la famiglia potesse continuare solo se c’era un figlio maschio che la portasse avanti. Questa credenza fu la causa principale dell’adozione di figli. La casa che non aveva un figlio maschio era considerata rovinata, e una tale famiglia era ritenuta estinta e morta. Non ci si meravigliava, perciò, che essi dovessero adottare i figli degli altri come propri, per salvare la famiglia dall’estinzione. Tali figli adottati erano copnsiderati come figli legittimi, legalmente riconosciuti, aventi mutui diritti di eredità, e soggetti a tutte le regole e a tutte le usanze proprie dei figli naturali. Quando un uomo si reputava sterile, prendeva uno dei propri parenti, come un fratello, o il figlio di un fratello, e lo metteva nel letto di sua moglie, in modo che ella potesse concepire con quel parente, e il figlio nato da ciò sarebbe stato chiamato suo figlio, e la famiglia sarebbe continuata.

    Il matrimonio e il divorzio, in Grecia, erano analoghi ai sistemi Romani. Gli uomini potevano sposare più di una moglie, ma soltanto una di queste era riconosciuta ufficialmente; le altre erano concubine. 

    La Donna in Arabia: il Contesto nel quale fu rivelato il Sacro Corano

    Gli Arabi vivevano nella Penisola Araba, una terra sterile dal clima estremamente caldo. La maggior parte di loro apparteneva a tribù nomadi lontane da qualsiasi civilizzazione: essi vivevano di razzia e saccheggio. I loro vicini erano l’Iran da una parte, Roma (l’Impero Bizantino) dall’altra e l’Etiopia e il Sudan come terzi.

    Come risultato di questa situazione geografica, la maggior parte delle loro usanze e tradizioni erano barbare, e in essi si possono trovare tracce di alcune tradizioni Romane ed Iraniane, così come di alcune consuetudini Indiane e dell’antico Egitto.

    Gli Arabi non accordavano alcuna indipendenza alla donna, nella sua vita; né lei aveva alcun onore o dignità, tranne quella della sua famiglia. Non aveva diritto all’eredità. Un uomo poteva sposare tutte le donne che voleva e non c’erano restrizioni sul divorzio. Le figlie erano sepolte vive. Questa malvagia usanza fu iniziata dai Banu Tamim, quando molte delle loro figlie furono fatte schiave dopo una guerra contro Nu'mân ibn Mundhir. Ciò li disturbò molto, ed essi iniziarono a seppellire vive le loro figlie. Gradualmente, la pratica fu adottata da altre tribù. Ongni qualvolta che una figlia nasceva, il padre la riteneva una disgrazia e si nascondeva agli occhi degli altri.

    D’altro canto, la sua gioia non conosceva limiti, quando riceveva la notizia della nascita di un maschio: più ne aveva, meglio era, anche se il figlio era adottato. Essi si affiliavano lietamente anche i figli maschi nati da relazioni adultere, fino ad arrivare a casi estremi in cui, quando molte persone avevano avuto rapporti con una donna, e nasceva un figlio, ognuno di essi lo rivendicava e, molto spesso, ciò conduceva a dispute e a conflitti.

    In alcune famiglie però, si notava che le loro donne godevano di qualche libertà, specialmente le femmine erano libere nelle questioni matrimoniali, il loro consenso era rispettato ed accettato. In questo, essi furono influenzati dalla classe dell’alta società Iraniana.

    Il loro modo di trattare le donne era un misto tra i sistemi civilizzati di Roma e dell’Iran (non conferendo loro diritti indipendenti, non permettendo loro di partecipare agli affari pubblici, come il governo e la guerra, tranne in casi eccezionali) ed i sistemi barbari dei nomadi primitivi. Le donne erano private di molti diritti umani, ma non perché il capo famiglia fosse una persona sacra che meritava di essere venerata. Era semplicemente una questione che vedeva la parte più forte soggiogare e sfruttare quella più debole.

    Per quanto riguardava la religione, tutti loro (uomini e donne insieme) prestavano culto agli idoli, cosa che era fatta anche dagli as-Sabi, gli adoratori delle stelle, etc. Ogni tribù aveva il proprio idolo fatto secondo il proprio gusto e la propria preferenza. Essi adoravano anche i corpi celesti e gli angeli (che essi pensavano fossero le figlie di Allah (SwT)) e costruivano idoli che li rappresentavano secondo il proprio capriccio. Gli idoli erano fatti di vari materiali, spesso di pietra e legno, anche se si riporta ad esempio che i Banu Hanifah abbiano costruito il loro idolo con la farina, che essi adorarono per lungo tempo, poi giunse un tempo di carestia, perciò lo mangiarono. Un poeta disse di questo:

    La {tribù degli} Hanifah mangiò il suo signore, nel tempo delle avversità e della carestia.
    Essi non temerono il loro signore, delle {sue} conseguenze malvagie e del suo effetto.

    A volte, essi adoravano una pietra determinata, poi, se capitava alla loro portata una pietra più bella, la prima era gettata via e sostituita dalla seconda. Se non si trovava nulla di adatto, essi prendevano due manciate di terra, prendevano una capra o una pecora e la mungevano su tale mucchio di terra. Poi iniziavano a girare intorno a questo impasto e ad adorarlo.

    Tutte queste privazioni e miserie crearono nella mente della donna una debolezza tale da farne una facile preda della superstizione e della credulità. I libri di storia e di antropologia hanno documentato come lei cadeva nell’errore ogni qual volta tentava di spiegare i fenomeni naturali e semplici eventi.

    Questa, in breve, fu la condizione della donna nella società umana in varie epoche e prima dell’avvemto dell’Islam. Da quanto è stato detto si può osservare che:

    Gli uomini ritenevano che le donne fossero degli esseri umani, ma a livello di animali privi di parola, secondo i popoli primitivi;o con qualità umane molto deboli e di basso grado, su cui non si poteva fare affidamento, se lasciate libere, secondo, tutti gli altri popoli menzionati.

    La società non le accordava lo status di membro:ella non era considerata parte integrante dell’umanità. Per i primitivi, lei era una delle necessità della vita, come una casa ed una sistemazione. Per i popoli civilizzati, ella fu una schiava e dipendente dai propri padroni, che si approfittarono del suo lavoro e rimasero sempre all’erta per timore che fuggisse oppure li imbrogliasse.

    Entrambi i tipi di società la privarono di tutti i diritti comuni; dagli uomini le davano soltanto quel tanto che era necessario per il suo sostentamento in modo da poterla sfruttare.

    Essi la trattarono sempre come una loro subordinata: la base delle loro relazioni con la donna fu lo sfruttamento. Inoltre, le nazioni civilizzate credevano che fosse un essere umano debole, incapace di badare a se stessa in modo indipendente, e di cui non si poteva avere fiducia in nessun campo.

    Ovviamente nazioni e tribù diverse ebbero sistemi differenti, e a volte le consuetudini e le credenze furono miste; inoltre ci furono variazioni nei gradi e nei livelli del trattamento riservato alla donna che è stato precedentemente illustrato.

    Cosa ha portato l’Islam alla Donna

    La donna dovette subire pazientemente il trattamento sopra menzionato, che la imprigionò nella cella dell’umiliazione e della disgrazia. Di conseguenza, debolezza ed inferiorità divennero la sua seconda natura; ella era allevata in questo ambiente, in esso viveva e vi moriva. Infine, la parola ‘donna’ diventò sinonimo di ‘debolezza’ e ‘scarsa importanza’ – non soltanto nelle conversazioni degli uomini, ma anche nel linguaggio stesso delle donne.

    Se si osserva una società qualsiasi, primitiva o civilizzata, si troveranno motti e proverbi che esprimono la fragilità e la mancanza di importanza della donna. Se si prendono a confronto due o più lingue qualsiasi, di origine diversa e di sviluppo indipendente, si troverà certamente una cosa in comune: allegorie, metafore e similitudini legate alla parola ‘donna’ per rimproverare un codardo, redarguire un debole e rimbrottare una persona spregevole e disprezzata. Un poeta arabo diceva:

    “Io non so (e vorrei sapere), Se nella famiglia di Hisn ci sono uomini o donnicciole”.

    Tali espressioni si possono osservare a centinaia e a migliaia, in ogni lingua.

    Questi idiomi ed espressioni sono sufficienti a mostrare che cosa le varie società pensavano delle donne, anche se non ci fu nulla di scritto nei libri di storia e di cultura, ma le idee e gli ideali di una nazione possono chiaramente essere dedotti dal suo linguaggio.

    I soli esempi che mostrano qualche considerazione e una cura verso la donna, si trovano in poche frasi della Torah e nell’ammonizione di Gesù ad avere misericordia di lei.

    Poi venne l’Islam, la religione della verità e del monoteismo, accompagnata dal Sacro Corano. L’Islam diede inizio, a suo favore, ad un sistema che il mondo non aveva mai conosciuto prima, sin dall’alba dell’umanità. Esso si contrappose alle affermazioni del mondo intero, e ricostruì alla donna il suo posto naturale, che le era stato da sempre negato in tutto il mondo. Esso cancellò le credenze della società realtive alla sua identità, perchè prive di fondamento ed abrogò le loro pratiche concernenti il suo trattamento.

    L’identità femminile

    L’Islam dichiarò che la donna è un essere umano tanto quanto lo è l’uomo. Ogni persona, maschio o femmina, è un essere umano, la cui sostanza e la cui composizione originarono in modo combinato da due esseri umani, un maschio ed una femmina, e nessuno possiede alcuna superiorità sull’altro, tranne che nella pietà.
    Allah (SwT) dice:

    O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme. In verità Allah è Sapiente, Ben Informato” (Sacro Corano, Sura al-Hujarat,49:13).

    Allah (SwT) dice chiaramente che ogni essere umano ha origine ed è fatto da due esseri umani, un maschio ed una femmina, ed entrambi, congiuntamente ed in uguale misura, sono la fonte della sua esistenza; ed ognuno, maschio o femmina, è una combinazione delle sostanze prese da questi due. E’ da notare che Allah (SwT) non disse ciò che aveva detto il poeta arabo:

    E certamente le madri della gente non sono che ricettacoli”.

    Né Egli disse come un altro poeta:

    I nostri figli sono (coloro che sono) i figli dei nostri figli; e, quanto alle nostre figlie, I loro figli sono i figli di uomini lontani.

    Invece Allah (SwT) affermò che ciascuno fu creato sia da un maschio che da una femmina. Tutti, perciò, furono simili l’uno all’altro. Non potrebbe esserci una dichiarazione più completa e più appropriata. Infine, Egli dichiarò che essere un maschio o una femmina, o essere nato in una certa famiglia o tribù, non è il criterio di superiorità. La superiorità ha origine soltanto dalla pietà.
    Inoltre, Allah (SwT) ha detto:

    “… Non farò andare perduto nulla di quello che fate, uomini o donne che siate, ché gli uni vengono dagli altri…” (Sacro Corano, Sura ali-Imran, 3:195).

    Qui si afferma chiaramente che nessuno sforzo verrà rigettato, e nessuna opera sarà sprecata. E perchè? Perché ognuno deriva dall’altro. Questo Versetto, in tal modo, dice esplicitamente ciò che era implicito nel verso precedente, "certamente Noi vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina ": l’uomo e la donna insieme sono una specie sola, senza alcuna differenza nella loro origine e nella propria radice.

    Il Versetto prosegue dicendo che l’opera di ognuno di quesi due gruppi non andrà specata davanti ad Allah (SwT); essa non sarà trascurata, né la sua ricompensa sarà assegnata ad un’altra persona; ogni anima è vincolata ai propri sforzi. Al contrario di quanto sostenne la gente per secoli, vale a dire che le donne erano responsabili dei loro errori, ma, per quanto riguardava le loro buone opere, la relativa ricompensa doveva essere assegnata agli uomini.

    Ogni maschio ed ogni femmina ha dei ritorni per ciò che fa, e non c’è superiorità se non nella pietà. Le virtù fanno parte della pietà come la fede nei suoi vari gradi, la conoscenza benefica, la saggezza bilanciata, il buon carattere, la pazienza e la tolleranza. Perciò, una donna credente (ai vari livelli della fede), o una donna colta e saggia, o una dal nobile carattere, saranno superiori nei loro diritti, e più elevate in grado rispetto a quegli uomini, chiunque essi siano, che non sono a lei uguali in queste virtù. Perché non c’è superiorità tranne che nella pietà e nel nobile carattere.

    Ci sono altri versi dallo stesso significato, ed ancora più chiari. Allah (SwT) dice:

    “Daremo una vita eccellente a chiunque, maschio o femmina, sia credente e compia il bene. Compenseremo quelli che sono stati costanti in ragione delle loro azioni migliori” (Sacro Corano, Sura an-Nahl,16:97).

    “…mentre chi fa il bene, essendo credente, maschio o femmina, sarà fra coloro che entreranno nel Giardino in cui riceveranno di ogni cosa a profusione” (Sacro Corano, Sura al-Ghafir,40:40.)

    “Quanto a coloro che, uomini o donne, operano il bene e sono credenti, ecco coloro che entreranno nel Giardino e non subiranno alcun torto” (Sacro Corano, Sura an-Nisa, 4:124).

    E Allah (SwT) ha condannato i misfatti degli uomini contro le figlie con queste parole (ed è la condanna piùefficace):

    “Quando si annuncia ad uno di loro la nascita di una figlia, il suo volto si adombra e soffoca {in sé la sua ira}. Sfugge alla gente, per via della disgrazia che gli è stata annunciata: deve tenerla nostante la vergogna o seppellirla nella polvere? Quant'è orribile il loro modo di giudicare” (Sacro Corano, Sura an-Nahl, 16:58 - 59).

    Gli uomini si nascondevano perché ritenevano che una figlia fosse una disgrazia per il padre. Essi pensavano che la figlia avrebbe presto raggiunto l’età da marito, e sarebbe diventata un giocattolo nelle mani di suo marito, che l’avrebbe usata per la sua soddisfazione sessuale: una cosa vergognosa, e questa vergogna avrebbe colpito la sua famiglia e suo padre; perciò, sarebbe stato meglio seppellirla viva3.

    Allah (SwT) condannò severamente questa pratica nel versetto precedente e con queste parole:

    “E quando verrà chiesto alla {neonata} sepolta viva per quale colpa sia stata uccisa (Sacro Corano, Sura at-Tawkir,81: 8 -9).

    È rimasto un residuo di tale superstizione tra i Musulmani, un’eredità dei loro antenati pagani, che non è stata spazzata via dai loro cuori.In molti casi essi pensano che le relazioni sessuali illecite siano una vergogna ed una disgrazia per la donna (anche se si pente) ma non per l’uomo (anche se egli persiste nel proprio peccato); mentre l’Islam ha dichiarato che la disgrazia ed il male appartengono al peccato, nel quale la donna e l’uomo sono partners alla pari.

    La prova della dichiarazione appena esposta si trova nelle parole di Allah (SwT), che seguono il verso in esame:

    “Gli uomini sono preposti alle donne…” (Sacro Corano, Sura an-Nisa,4:34). 

    Il valore della Donna nella Società

    L’Islam ha reso l’uomo e la donna uguali nella propria volontà e nell’azione per quanto riguarda la gestione della loro vita. Allah (SwT) afferma:

    “..Gli uni vengono dagli altri” (Sacro Corano, Sura ali-Imran,3:195).

    La donna è indipendente nella sua volontà e nell’intenzione, e indipendente nella propria azione; possiede i prodotti della propria volontà ed azione, così come l’uomo possiede i propri, senza alcuna qualsivoglia differenza. Perché di soltanto a lei va il beneficio di ciò che guadagna, e su di lei ricade la responsabilità di ciò che fa.

    Secondo l’Islam, entrambi sono uguali; il Corano lo conferma, e Allah (SwT) mostra che la verità è è tale attraverso le Sue parole., l’Islam, allo stesso tempo, riconosce in lei due qualità speciali, per mezzo delle quali il Creatore l’ha distinta dall’uomo.

    Primo, lei è come un terreno per la creazione e la propagazione della razza umana. La specie non può esistere senza di lei. Questa distinzione invoca alcune regole speciali che riguardano la sua vita.
    Secondo, lei ha un corpo più delicato di quello dell’uomo ed è molto più sensibile.
    Tutto ciò ha un effetto tangibile sulla sua vita e sulle responsabilità sociali e domestiche a lei affidate.

    Questo è il suo valore nella società umana – ed anche il valore dell’uomo può essere desunto da ciò. Queste due distinzioni sono la base di tutte le regole che sono comuni ad entrambi i gruppi e di quelle che sono riservate a ciascuno dei due. Allah (SwT) dice:

    Non invidiate l'eccellenza che Allah ha dato a qualcuno di voi: gli uomini avranno ciò che si saranno meritati e le donne avranno ciò che si saranno meritate. Chiedete ad Allah, alla grazia Sua. Allah in verità conosce ogni cosa” (Sacro Corano, Sura an-Nisa’,4:32).

    Ciò mostra che il contributo apportato da ciascun genere alla società è il criterio dell’eccellenza ad esso conferita. Ed è questa eccellenza che dà uno status speciale ad uno paragonato all’altro. Ad esempio, all’uomo è stata data una preferenza sulla donna nella divisione dell’eredità; mentre alla donna è stata data una preferenza sull’uomo perché è stata esentata dalle responsabilità del mantenimento. E nessuno dovrebbe invidiare la preferenza conferita a qualcun altro.

    Ma c’è un altro genere di eccellenza, che risulta dalle azioni di chi agisce, chiunque egli o ella sia. Le virtù della fede, della conoscenza, della ragione, della pietà ed altre ammirevoli qualità, ad esempio. E lo è la grazia di Allah (SwT), Egli la accorda a chiunque Egli desideri e domandi ad Allah (SwT) la Sua grazia.

    Regole Comuni e Speciali

    La donna, come l’uomo, è soggetta a tutte le regole che riguardano il culto ed i diritti sociali. Lei può agire in modo indipendente in ogni campo in cui l’uomo è libero di agire, come l’eredità, il guadagno, i rapporti con le altre persone, l’apprendimento, l’insegnamento, il fare un reclamo, il difendere i propri diritti, e così via. In tutti questi campi, l’Islam non fa discriminazioni tra uomo e donna.

    Certamente, in altre questioni esso ha limitato la sua sfera di attività, a causa delle sue caratteristiche naturali. Per esempio, non può divenire legislatrice o un Qâdi, è esentata alla sua partecipazione al combattimento, anche se può partecipare al jihâd ed essere assegnataria di altre responsabilità, come assistere e curare i soldati feriti; e ottiene metà della parte dell’uomo nell’eredità. Lei deve nascondere il proprio corpo e le proprie bellezze; deve obbedire a suo marito per quanto riguarda i diritti coniugali di lui.

    Per compensare a questi oneri, lei è esentata dal proprio mantenimento; è suo padre o suo marito che deve mantenerla, ed essi sono obbligati anche a proteggerla al meglio della loro abilità, e lei ha il diritto di allevare i suoi figli. L’Islam ha comandato anche che la sua persona ed il suo onore devono essere protetti: il suo nome non può essere usato in una maniera indegna. Inoltre, ella è esentata dal culto durante il suo periodo mensile e dopo il parto. In breve, l’Islam comanda che in tutte le condizioni ed in ogni modo lei dovrebbe essere trattata con tenerezza e gentilezza.

    In breve questo è ciò che lei è obbligata ad imparare e a fare.
    Per quanto riguarda l’apprendimento, deve conoscere i fondamenti della fede ed i comandi della Shari°ah che riguardano l’adorazione e le regole civili. E, per quanto concerne l’azione, deve seguire le regole della religione ed obbedire a suo marito concedendogli i suoi diritti coniugali.

    Ma non è obbligata a provvedere al proprio sostentamento con alcun lavoro, manufatti o artigianato. Né è obbligata ad assumersi i lavori faticosi della gestione domestica. Similmente, non è suo dovere assumersi il carico di quanto è considerao utile al benessere generale della società, come imparare varie discipline (diverse da quelle precedentemente menzionate) o partecipare ad industrie o ad artigianati produttivi.

    Non è obbligata a farlo. Ma se acquisisce tali conoscenze extra o si occupa della sistemazione domestica o di affari utili alla società, ciò verrà considerato una sua ulteriore eccellenza, ammesso che ella si mantenga nei limiti imposti su di lei dalla shari'ah. Questo sarà un motivo di orgoglio per lei. L’Islam le ha permesso, anzi, l’ha incoraggiata a gloriarsi di tali traguardi di fronte ai suoi compatrioti, anche se ha proibito all’uomo di (tranne che nella jihâd).

    Le tradizioni del Profeta sostengono quanto abbiamo detto. Lo spazio non ci consente di entrare nei dettagli; altrimenti ci sarebbe piaciuto descrivere come il Profeta visse con sua moglie, Khadijah, e sua figlia, Fâtimah, così come con le altre mogli; e come si sia comportato con le donne della sua comunità, e ciò che disse ed ordinò a proposito delle donne. Inoltre, avremmo citato le tradizioni narrate dagli Imâm di Ahlu '1-bayt e dalle loro donne come Zaynab (d/o 'All), Fâtimah e Sakinah (ds/o Uusayn) e altre, e ciò che dissero delle donne. Forse avremo occasione di citare alcune di esse nelle tradizioni legate ai versi che riguardano la donna.

    Il Fondamento

    Il fondamento su cui queste regole sono state costruite è la natura. Ciò può essere compreso dalla spiegazione che segue il titolo, "Il Suo Valore Nella Società". Inoltre, ci sono i seguenti dettagli.

    Gli studiosi di scienze sociali certamente accetteranno la premessa secondo cui i doveri imposti dalla società dovrebbero essere basati sulle abilità e sui bisogni naturali. È la natura che ha portato gli esseri umani a questa vita sociale collettiva, fin dall’alba dell’umanità. Certo, una determinata società può, a volte, deviare dal corso naturale. Come il corpo, deviando dalla sua via naturale, perde la propria salute e si ammala, similmente, una società, allontanandosi dai dettami della natura, si deteriora nel caos.

    La società, sana o malata, è perciò basata sulla natura; anche se una società malata è stata contaminata da elementi estranei e dannosi durante il suo progresso.

    Questo fatto è stato nominato dagli studiosi delle scienze sociali, o essi vi hanno fatto allusione. E il Libro di Allah (SwT), molto prima di queste ricerche, lo ha spiegato nello stile più eccellente:

    Il nostro Signore è Colui che ha dato ad ogni cosa la sua propria natura e poi l'ha guidata sulla retta via (Sura Ta Ha, 20:50);

    Colui che ha creato e dato forma armoniosa, Colui che ha decretato e guidato (Sura al-‘Ala, 87:2 -3);

    Per l'anima e Ciò che l'ha formata armoniosamente ispirandole empietà e devozione (Sura ash-Shams, 91:7-8).

    Questi ed altri versi simili mostrano che tutte le cose, compresi gli esseri umani, vengono guidati verso ciò per cui sono stati creati; e che essi sono stati provvisti di ciò di cui c’è bisogno per raggiungere il loro obiettivo. La vita felice è ciò che si conforma alla perfezione ai dettami della natura. Ciò è stato evidenziato in queste parole di Allah (SwT):

    “Rivolgi il tuo volto alla religione come puro monoteista , natura originaria che Allah ha connaturato agli uomini; non c'è cambiamento nella creazione di Allah. Ecco la vera religione …”( Sura ar-Rum, 30:30).

    Fino a quando si tratta delle norme sociali, la natura chiede che tutti gli individui debbano avere uguali diritti e doveri. Essa non approva il dare a qualcuno più di quanto gli sia dovuto, e l’ooprimere qualcun altro privandolo dei propri diritti. Ma questa uguaglianza non significa che ad ogni individuo debba essere offerta ogni responsabilità ed ogni incarico. Ad esempio, sarebbe sbagliato, offrire ad un giovane uomo inesperto il posto di un funzionario molto esperto, o dare ad un idiota il posto di un professore; o aspettarsi che una persona debole faccia ciò che farebbe una persona forte e coraggiosa. Se trattiamo allo stesso modo le persone capaci e quelle incapaci, ciò sarà dannoso per ambedue.

    Qual è, allora, il significato di questa uguaglianza? Significa che ad ogni persona dovrebbe essere dato ciò che è suo diritto avere, e che essa dovrebbe essere posta nella posizione che le è propria. Questa uguaglianza tra individui e gruppi implica che ognuno otterrà ciò che gli è dovuto senza alcun impedimento o limitazione; nessun diritto sarà usurpato o negato ingiustamente. Le seguenti parole di Allah (SwT) lo indicano:

    “... Esse hanno diritti equivalenti ai loro doveri, in base alle buone consuetudini, ma gli uomini sono superiori .....”(Sura al-Baqara, 2:228).

    Questo verso comanda l’equità tra i diritti di entrambi i gruppi nello stesso momento in cui mostra la differeza tra di loro.

    Entrambi i gruppi, gli uomini e le donne, condividono uguaglianza con la quale possiedono i doni basilari del pensiero e della volontà (che, a loro voltano, creano la libertà di scelta). La donna dovrebbe perciò essere ugualmente libera nel proprio pensiero e nella volontà, e dovrebbe godere della libertà di scelta. In altre parole, dovrebbe essere libera di occuparsi delle cose della propria vita – così come di quella sociale, tranne laddove ci sia una autentica ragione che indichi il contrario. L’Islam le ha dato questa libertà ed indipendenza in misura piena, come è stato spiegato in precedenza. Lei, perciò, è divenuta, per grazia di Allah (SwT), una personalità indipendente, liberata, nel proprio volere ed azione, dagli uomini e dal loro dominio. ella ebbe ciò che il mondo le aveva negato per tutta la sua esistenza sin dagli albori dell’umanità, e ciò che non era stato esaudito in tutta la sua storia. Allah (SwT) dice:

    “non sarete responsabili del modo in cui dispongono di loro stesse, secondo la buona consuetudine.....”(Sura al-Baqara, 2:234).

    Ma, mentre condivide queste qualità basilari con l’uomo, ella differisce da lui in altri modi. Una donna media si pone dietro ad un uomo medio nella costituzione del suo corpo e nei suoi organi fondamentali, come il cervello, il cuore, le vene, i nervi, l’altezza ed il peso (Si possono osservare i dettagli in un qualsiasi libro di anatomia). Come risultato, il suo corpo è relativamente morbido ed elegante, mentre quello di un uomo è forte e duro. Ed i sentimenti fini, come l’amore, la tenerezza del cuore, e l’inclinazione verso la bellezza e gli ornamenti sono molto più pronunciati in lei che in un uomo. D’altra parte, il potere del ragionamento è più spiccato nell’uomo che nella donna. La donna vive una vita sentimentale; l’uomo una vita intellettuale.

    Fu per questa ragione che l’Islam fece differenza tra l’uomo e la donna in tali doveri e responsabilità che erano relative al sentimento. Legiferare, giudicare e combattere sono stati riservato all’uomo, perché queste cose sono strettamente legate al ragionamento e al pensiero. E l’allevamento dei figli, la loro gestione, l’organizzazione domestica sono state riservate alla donna. Il mantenimento di lei è una responsabilità del marito, per il quale egli è compensato con una parte doppia dell’eredità.

    Considerate la divisione dell’eredità in questo modo: È come se una intera eredità fosse divisa in due parti uguali. poi, 1/3 della parte della donna è dato all’uomo al posto del mantenimento. Perciò, l’uomo ottiene 2/3 del patrimonio, e alla donna è lasciato 1/3. Ma le spese del suo mantenimento non sono minori di quelle di un uomo. In questo modo, lei ottiene il beneficio dei 2/3 dell’uomo in egual misura (un terzo della somma va a lei, mentre l’uomo ottiene il beneficio del terzo rimanente). Il risultato netto è che l’uomo ha i due terzi in specie, mentre la donna ne ha due in beneficio. All’uomo è stato dato di più per dirigere, poiché il ragionamento è una sua caratteristica predominante; alla donna sono state concesse più cose di cui beneficiare e gioire, poiché l’emozione ed il sentimento sono più pronunciate nella sua natura (Questo argomento verrà spiegato nei versi legati all’eredità). Poi Allah (SwT) completò la Sua grazia e bontà verso le donne accordando loro le concessioni e le esenzioni menzionate in precedenza.

    Domanda: La summenzionata clemenza concessa, nell’ in Islam, alla donna, la rende oziosa. Quando le viene detto di nascondersi dagli estranei e le si garantiscono tutte le necessità della vita (trasferendo il loro peso sull’uomo) lei diverrà certamente oziosa, pigra, ed improduttiva; non sarà in grado di applicarsi in lavori e professioni difficili. Perciò la sua crescita sarà rallentata ed il suo progresso sarà mutato in arretratezza; lei non sarà in grado di contribuire al perfezionamento della società in maniera significativa. E l’esperienza è una prova irrefutabile di questo aspetto.

    Risposta: Una cosa è ordinare delle leggi che migliorino le condizioni dell’umanità; e una cosa completamente separata è rinforzare queste leggi per mezzo di un carattere esemplare ed una buona educazione (che portano l’umanità al progresso). Fu la tragedia dell’Islam nel passato il non avere buoni legislatori e guardie che combattessero. Di conseguenza, le leggi furono soffocate, l’educazione si arrestò e poi si volse nella direzione opposta. L’incontrovertibile esperienza mostra che le mere teorie e convinzioni non producono i risultati desiderati, a meno che, e fino a che, esse non siano penetrate nell’anima con l’esortazione e una buona preparazione e l’esempio. I Musulmani, nella loro lunga storia, non poterono avere alcun buon esempio da seguire dai loro governanti, che usurparono la piena autorità su di loro.

    Osserviamo Mu'âwiyah parlare dal pulpito dell’Iraq dopo essersi impadronito del califfato: "Io non vi ho combattuto per farvi pregare o digiunare – questo è affare vostro. Vi ho combattuto solo per divenire vostro reggente, e lo sono diventato ora". Inoltre osserviamo altri califfi delle dinastie Umayyide e 'Abbâside ed altri governanti dopo di loro. Furono tutti dello stesso tipo. E se non fosse stato che questa religione acquisisce la propria luce dalla luce di Allah (SwT) che non può essere estinta (e Allah (SwT) completa la Sua luce anche se ai miscredenti non piace), il giudizio contro i Musulmani sarebbe stato pronunciato molto tempo fa. 

    La libertà delle Donne nelle Società Occidentali

    Non c’è alcun dubbio che l’Islam fu il primo a liberare la donna dalla propria schiavitù e ad assegnarle la libertà di volontà e di azione. Tutti gli slogans dell’emancipazione della donna sollevati nei paesi occidentali sono un eco del pressante appello dell’Islam. Queste nazioni, in questo caso, stanno semplicemente seguendo l’indizio dato dall’Islam – anche se hanno compiuto degli errori in questo tentatito. Il principio formulato dall’Islam è un anello perfettamente circolare, e nulla può essere aggiunto a questo cerchio, né esservi sottratto, senza disturbare l’intero allineamento.

    Questi popoli tentarono di superare il capolavoro dell’Islam, e decisero di creare una totale parità tra l’uomo e la donna in tutti i diritti e privilegi. Ciò fu fatto dopo lunghe agitazioni e richieste. Essi non si fermarono a ponderare che la donna si pone dietro all’uomo im molti poteri e facoltà.

    Essi giustificano l’innata debolezza della donna attribuendola all formazione e all’educazione incompleta alla quale è stata soggetta sin da tempo immemorabile (forse, sin dall’inizio dell’umanità), anche se lei era uguale all’uomo in tutte le sue potenzialità naturali.

    Ma si può domandare: se le potenzialità naturali di entrambi i gruppi furono le medesime, perché la società, sin dall’inizio, decise di opprimerla? Perché, ed in che modo, l’uomo riuscì, per prima cosa, a sottometterla? E perché questa oppressione non ha mai cambiato il suo andamento? La civiltà occidentale, nonostante il suo impaziente desiderio di emancipare la donna, non è riuscita a farlo. I dati raccolti mostrano che la donna si trova molto indietro rispetto all’uomo in tutte quelle professioni ed attività che l’Islam ha riservato all’uomo, come il governo, il giudizio ed il servizio militare.
    E, quanto a quale sia stato il frutto di questa impresa, meno lo si dice, meglio è. 

    Breve Discussione sul Matrimonio e sul Divorzio

    Il matrimonio è una delle istituzioni sociologiche fondamentali. L’umanità, sin dal suo inizio, lo ha mantenuto senza alcuno sconvolgimento. Una tale istituzione deve essere stata basata sul fondamento della natura stessa.

    L’Islam ha basato le sue leggi matrimoniali sulla correlazione tra la mascolinità e la femminilità. Non c’è bisogno di enfatizzare che questo sistema complementare creato nell’uomo e nella donna – ed è il sistema più intricato ede interrelato che permea gli interi loro corpi– non fu creato invano e senza uno scopo. Il maschio, per sua natura, è attratto dalla femmina, e viceversa. E questo sistea ha un solo scopo: la riproduzione e la continuità della razza. Il matrimonio è basato su questa realtà; e tutte le sue norme ruotano intorno a questo asse.

    È per questo che l’Islam, nelle sue leggi matrimoniali, ha tenuto d’occhio il principio findamentale dell’interrelazione sessuale; e su questo principio sono basate le norme che riguardano la castità e i diritti coniugali; l’esclusivo attaccamento della moglie al marito e le regole del divorzio e dell’'iddah; la legittimità e la condizione di genitore, la custodia e l’allevamento dei figli; l’eredità ed altre questioni correlate.

    Le moderne leggi non-Islamiche hanno posto il fondamento del matromonio su una cooperazione tra il marito e la moglie nella loro lotta per la vita. Di conseguenza, il matrimonio è un’istituzione cooperativa molto più ristretta rispetto ad altre istituzioni quali la municipalità ecc.

    È per questo motivo che le leggi moderne non prestano alcuna attenzione alle regole della castità, ecc., che sono una parte integrante delle leggi matrimoniali dell’Islam.
    Questa base, la ccoperazione nella vita, ha dato origine ad una vasta multitudine di problemi sociali e di sconvolgimenti domestici. A parte qeusto, essa non è conforme alle realtà della creazione e della natura.

    Perché un uomo vuole unirsi agli altri e cooperare con loro? È perché il suo benessere dipende da innumerevoli cose ed innumerevoli azioni che, da solo, non può ottenere e fare. Egli, per necessità, è obbligato ad unire le sue mani a quelle degli altri. Di conseguenza, ogni persona coopera con gli altri, dividendo il lavoro e l’opera secondo le proprie attitudini. E tutto il lavoro richiesto viene completato con il loro sforzo congiunto.

    Questo sviluppo richiede la cooperazione tra due persone qualsiasi – esso non richiede specificamente la cooperazione tra un uomo ed una donna. Perciò, costruire l’edificio del matrimonio è fondamentalmente sbagliato. La natura lo ha basato sul bisogno della procreazione e non sulla cooperazione sociale o domestica. Diversamente, non ci sarebbe stato alcun bisogno di alcuna legge speciale per il matrimonio; le regole generali che governano l’associazione e la cooperazione sarebbero state sufficienti. Esso negherebbe la virtù della castità e della fedeltà, annullerebbe il concetto di legittimità ed affinità, e abrogherebbe le norme sull’eredità – come ha fatto il comunismo. Se noi accettiamo questo risultato finale della filosofia occidentale sul matrimonio, dovremmo accettare che tutto questo complicato ed unterrelato sistema nei corpi dell’uomo e della donna è stato creato senza alcuno scopo.

    Questo è un breve riesame delle filosofie islamica ed occidentale sul matrimonio. Ulteriori spiegazioni saranno fornite in altri testi.

    Per quel che riguarda il divorzi, è una cosa di cui la shari’ah dell’Islam dovrebbe essere fiera. Esso è stato reso legale, e questa legalizzazione è anch’essa basata sulla natura. Non c’è nulla nella natura che lo impedisca. I dettagli delle condizioni della sua validità saranno fornite in altra sede, qui bisognerebbe notare che, oggi, tutte le nazioni del mondo (compresi i paesi Cattolici Romani) hanno dovuto adottare questo sistema nei loro codici civili, anche se, in precedenza, avevano deriso l’Islam per questo.

    • 1. (SwT) abbreviazione di “Subĥana wa Ta°ala”, Lode a Colui che è privo di ogni imperfezione, l’Altissimo.
    • 2. La parola “Shari°ah” significa letteralmente “via”. Nella terminologia Islamica, indica il sistema giuridico dell’Islam. Per ulteriori approfondimenti su questo argomento cfr.:“Introduzione alla Shari°ah Islamica” di Sayyid Muhammad Rizvi.
    • 3. Il motivo originario di questa usanza è già stato descritto nella parte dedicata alla Donna in Arabia prima dell’Avvento dell’Islam.
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    http://www.al-islam.org/it/discorso-scientifico-donna/

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