L'Islam e la questione della violenza

    Nonostante la presenza della violenza in molte regioni del mondo a partire dall’Irlanda al Libano fino al bacino del Pacifico e coinvolgente molte religioni dal Cristianesimo all’Induismo, il mondo occidentale associa l’Islam, più di ogni altra religione, con la violenza. La conquista musulmana della Spagna, le Crociate – che non furono cominciate dai Musulmani – e la dominazione ottomana dell’Europa orientale hanno prodotto un ricordo dell’Islam legato alla forza e al potere.

    E’ importante analizzare questa questione chiaramente, ricordando che la parola Islam in se stessa significa “pace” e che la storia dell’Islam certamente non è stata testimone di violenza maggiore di quella che si può trovare in altre civiltà, in particolare quella occidentale. In quanto segue, comunque, è la religione islamica nei suoi principi ed ideali di cui soprattutto tratteremo e non di fatti o eventi particolari relativi al dominio della contingenza storica, appartenente ad un inquadramento dell’Islam nel piano della storia umana. Prima di tutto, è necessario definire cosa intendiamo per “violenza”. Ci sono diverse definizioni nel dizionario che possono essere annoverate, quali “forza repentina ed intensa”, “forza fisica o azione rude o offensiva”, “esercizio di forza ingiusto o privo di garanzie specialmente per i diritti altrui”, “veemenza rude o immediata” ed infine “danno risultante dalla distorsione di un significato o di un evento”: se queste definizioni per “violenza” sono accettate, allora si può porre la questione di come l’Islam sia messo in relazione a queste definizioni. Per quanto riguarda la “forza”, l’Islam non si oppone completamente al suo uso ma piuttosto cerca di controllarla alla luce della Legge Divina (ash-Shari’a).

    Questo mondo è tale che la forza in esso si trova ovunque, nella natura come nella società, tra gli uomini quanto nell’anima umana. L’obiettivo dell’Islam è stabilire un equilibrio in questo campo di tensione di varie forze. La concezione islamica della giustizia in sé è legata all’equilibrio, il termine “giustizia” in Arabo (al-‘adl) essendo etimologicamente in relazione al termine “equilibrio” (ta’adul). Tutta la forza, usata sotto la guida della Legge Divina, con l’obiettivo di ristabilire un equilibrio che è stato distrutto, è accettata e di fatto necessaria, poiché implica la difesa e l’instaurazione della giustizia. Inoltre non usare la forza in questo modo equivale a diventare preda di altre forze, le quali non possono far altro che aumentare lo squilibrio ed il disordine, conducendo ad una maggiore ingiustizia.
    Se tale uso della forza sia rapido e intenso o misurato, dipende dalle circostanze, ma in tutti i casi la forza può essere usata solo con l’obiettivo di instaurare equilibrio ed armonia e non per ragioni personali e settarie, identificate con gli interessi di una persona o di un gruppo particolare. Includendo il “mondo” e non escludendo “il regno di Cesare”, l’Islam se ne assume la responsabilità, in cui la forza è presente. Ma in virtù dello stesso fatto ha limitato l’uso della forza e nonostante tutte le guerre, le invasioni e gli attacchi che ha sperimentato, è stato in grado di creare un’atmosfera di pace e tranquillità, che può essere ancora avvertita in qualunque luogo qualcosa del tradizionale mondo islamico sopravviva.

    La pace che domina il cortile di una moschea o di un giardino, che sia in Marrakesh o Lahore, non è casuale ma è il risultato del controllo della forza, avente l’obiettivo di instaurare quell’armonia che risulta dall’equilibrio delle forze, siano esse naturali, sociali o psicologiche.
    Per quanto riguarda il significato di “violenza” quale “forza fisica o azione rude o offensiva”, la Legge Islamica si oppone ad ogni uso in questo senso, eccetto in caso di guerra o per punire i criminali secondo la Shari’a. Persino in guerra, comunque, infliggere una qualsiasi offesa alle donne e ai bambini è proibito, come l’uso della forza contro civili. Solo i combattenti sul campo di battaglia devono essere affrontati con la forza ed è solo contro di loro che la forza fisica offensiva può essere usata. Infliggere offese, al di fuori di questo contesto o della punizione di criminali secondo i dettami della Shari’a ed il parere di un giudice, è completamente proibito dalla Legge Islamica. Quando si tratta della violenza nel senso dell’uso di una forza ingiusta contro le leggi ed i diritti altrui, l’Islam si oppone totalmente ad essa. I diritti degli esseri umani sono definiti dalla Legge Islamica e sono protetti da questa Legge, che include non solo i musulmani ma anche i seguaci di altre religioni che sono considerati ‘Gente del Libro’ (ahl-al-kitab). Se comunque c’è una violazione nella società islamica, ciò non è dovuto ai precetti dell’Islam ma alla imperfezione dei ricettori umani del messaggio divino.
    L’uomo è uomo ovunque possa trovarsi e nessuna religione può neutralizzare completamente le imperfezioni inerenti alla natura di uomo caduto. Ciò che è da sottolineare, comunque, non è che qualche violenza in questo senso del termine esista nelle società islamiche, ma che nonostante così tanti fattori sociali ed economici negativi aggravati dall’avvento del colonialismo, della sovrappopolazione, dell’industrializzazione, della modernizzazione convergenti nel dissesto culturale, e tanti altri elementi, c’è meno violenza ed esercizio ingiusto della forza contro gli altri in molti paesi islamici che nell’Occidente industrializzato. L’Islam contrasta totalmente anche la violenza intesa come “veemenza rude e fuori misura”.

    La prospettiva dell’Islam è basata sulla moderazione e la sua moralità è fondata sul principio di evitare gli estremi e mantenere l’aureo mezzo. Nulla è più alieno alla prospettiva islamica della veemenza, per non parlare della “veemenza fuori misura”. Persino se si deve usare la forza, ciò deve avvenire sulla base della moderazione. Infine se per violenza si intende “distorsione di significato o di un evento, determinante un danno agli altri”, l’Islam si oppone completamente ad essa. L’Islam è basato sulla Verità che salva e che trova la sua suprema espressione nella testimonianza di fede, la ilaha illa ‘Llah (Non vi è altra divinità all’infuori di Iddio). Ogni distorsione della verità è contraria agli insegnamenti basilari della religione, persino se nessuno ne fosse influenzato. Quanto più è contraria agli insegnamenti del Qur’an e alla tradizione del Profeta (S) una distorsione che determini un danno!
    In conclusione va enfatizzato che dal momento che l’Islam abbraccia la totalità della vita e non distingue tra sacro e profano, deve prendere in considerazione la forza e il potere che di fatto caratterizzano il mondo. Ma l’Islam, volgendo l’uso della forza in direzione della creazione dell’equilibrio e dell’armonia, la limita e contrasta la violenza quale aggressione ai diritti, tanto di Dio quanto delle Sue creature, come definiti dalla Legge Divina.

    L’obiettivo dell’Islam è il raggiungimento della pace ma questa pace può essere realizzata solo attraverso lo sforzo (jihad) e l’uso della forza, che comincia col disciplinare se stessi e conduce a vivere nel mondo in accordo con i dettami della Shari’a. L’Islam cerca di rendere l’uomo capace di vivere secondo la sua natura teomorfica e di non violare tale natura. L’Islam permette l’uso della forza solo nella misura in cui contrasti quella tendenza centrifuga che volge l’uomo contro ciò che egli è nella sua realtà interiore. L’uso della forza può essere permesso solo nel senso di neutralizzare la violazione della nostra specifica natura e il caos che è risultato dalla perdita dell’equilibrio. Ma un tale uso della forza non è in realtà violenza comunemente intesa. Esso è l’esercizio della volontà e dello sforzo umani, volti a conformarsi al volere di Dio. Da questa sottomissione (taslim) deriva la pace (salam), da cui Islam, e solo attraverso questo Islam la violenza, generata all’interno della natura di uomo caduto, può essere controllata e la bestia interiore sottomessa, in modo che l’uomo viva in pace con se stesso e con il mondo in quanto vive in pace con Dio.

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