La battaglia di Basra durante il califfato dell Imam Ali (as)


    La battaglia di Basra durante il califfato dell Imam Ali (as)

    Dopo l’uccisione del terzo califfo ‘Uthman Ibn al-‘Affan, la Comunità Islamica scelse l’Imam ‘Ali (A) come nuovo califfo1. L’Imam ‘Ali (A) stesso ricordò la sua nomina, che altro non fu che un’elezione popolare, con le seguenti parole: “Se le genti fossero giunte a me e i [miei] sostenitori non avessero esaurito i propri argomenti, e se non vi fosse stato nessun patto d’Iddio con i sapienti affinché essi non acconsentano all’avidità degli oppressori e alla fame degli oppressi, avrei gettato le redini del califfato sulle spalle”2. Uno dei figli dell’Imam ‘Ali, Muhammad Ibn Hanafiyyah, riporta che si trovava in presenza di suo padre quando giunse un gruppo di persone che informò l’Imam ‘Ali (A) di essere stato eletto nuovo califfo3.

    Il nuovo califfato dovette affrontare purtroppo sin da subito una serie di problemi. Innanzitutto, la posizione geografica della capitale Medina – situata nel deserto – non ne favoriva l’economia al cospetto delle vicine zone fiorenti quali l’Egitto, l’Iraq e, in ispecie, lo Sham (regione che comprendeva l’attuale Palestina occupata, la Giordania, la Siria e Libano) amministrato da Mu’awiyah, il quale si rifiutò di giurare fedeltà all’Imam ‘Ali (A)4. L’Imam ‘Ali (A) potrebbe aver deciso di trasferire la capitale a Kufa al fine di meglio controbilanciare la minaccia proveniente da Damasco con un esercito migliore.

    Tra le figure che giurarono fedeltà all’Imam ‘Ali (A) a Medina vi erano Talhah Ibn ‘Ubaydullah e Zubayr Ibn al-‘Awwam. L’Imam ‘Ali (A) disse loro di riflettere, poiché nessuno li forzava nella loro scelta, ma essi risposero che nessuno all’infuori di ‘Ali (A) avrebbe dovuto esser scelto come nuovo califfo5. Per quanto concerne la situazione a Medina, è stato riportato che soltanto Marwan Ibn al-Hakam, Sa’i Ibn ‘As e Walid Ibn ‘Uqbah non giurarono fedeltà al nuovo califfo6.

    E’ interessante notare che dopo aver giurato fedeltà all’Imam ‘Ali (A), Talhah e Zubayr decisero di andare a Mecca per compiere una ‘umrah7. Entrambi ben sapevano comunque che lì viveva 'Aishah, la moglie dell’Inviato d’Iddio (S), e pare proprio che il loro pellegrinaggio più che un atto religioso fosse una vera mossa politica. Dopo aver dichiarato di voler vendicare il sangue del precedente califfo ‘Uthman e sostenuto che la gran parte delle persone a Basra non aveva accettato il califfato dell’Imam ‘Ali (A), essi incitarono ‘Aishah ad uscire di casa, a sollevarsi e a stabilire un califfato “legittimo”8. Muoversi verso l’area fiorente di Basra – che a quel tempo includeva anche una parte del territorio persiano – avrebbe voluto diminuire il potere politico di Medina, poiché era proprio da Basra che dovevano passare gran parte delle risorse provenienti dall’Oriente prima di raggiungere l’Hijaz.

    Si può perciò benissimo concludere che il piano di Talhah e Zubayr ebbe un ruolo fondamentale nella decisione dell’Imam ‘Ali (A) di spostare la capitale da Medina a Kufa. L’Imam ‘Ali (A) stesso dichiarò: “Lasciai Medina non appena seppi di quegli uomini che partirono per Basra”9.

    Talha e Zubayr progettarono di utilizzare ‘Aishah come stendardo per la loro scalata al potere. La posizione della moglie più giovane dell’Inviato d’Iddio (S) non era infatti di certo indifferente per la Comunità Islamica e la sua opinione era sicuramente rilevante per le masse musulmane, anche se l’Imam ‘Ali (A) era già stato nominato califfo.

    La decisione presa da ‘Aishah in favore di Talha e Zubayr non fu certo un’impresa facile da assumere per una donna che viveva nella penisola araba di quel tempo. Al-Suyuti, nel suo commentario coranico, riporta che quando ‘Aishah recitava il versetto

    “State nelle vostre case e non mostratevi come si mostravano [le donne] durante il periodo del]l’ignoranza” (33:33),

    piangeva così tanto che il suo velo si bagnava delle sue lacrime10.

    ‘Aishah venne usata da Talhah e Zubayr affinché i due raggiungessero i loro scopi politici. Sebbene in ogni caso avrebbe dovuto prendere le dovute distanze dai due, montò invece sul suo cammello11 e partì verso Basra.

    E’ possibile affermare che ‘Aishah non fosse minimamente interessata a vendicare il sangue di ‘Uthman poiché, quando quest’ultimo era in vita, i loro rapporti non erano mai stati eccellenti. Ella, per esempio, lo chiamava con il termine dispregiativo “Na’tal” (che letteralmente significa “un uomo con la barba lunga”) e diceva: “Dovete uccidere Na’tal! Che Iddio uccida Na’tal”12. E’ quindi difficile poter affermare con sicurezza che ‘Aishah volesse vendicare il sangue di ‘Uthman come ha fatto Ibn Kathir13. Il califfo ‘Uthman era solito rispondere alle minacce di ‘Aishah con il seguente versetto coranico:

    “Iddio ha proposto ai miscredenti l'esempio della moglie di Noè e della moglie di Lot. Entrambe sottostavano a due dei Nostri servi, uomini giusti. Entrambe li tradirono, ed essi non poterono in alcun modo porle al riparo da Allah. Fu detto loro: “Entrate entrambe nel Fuoco, insieme con coloro che vi entrano” (66:10)14.

    Quando Umm Salmah, un’altra moglie dell’Inviato d’Iddio (S), seppe delle intenzioni di ‘Aisha di partire per Basra, le scrisse immediatamente una lettera spiegandole che il sacro Corano aveva ordinato alle mogli del Profeta (S) di rimanere a casa e di non intervenire negli affari politici15. In accordo ad altre fonti, Umm Salmah accorse di persona da ‘Aishah al fine di persuaderla a rimanere a casa16. Successivamente prenderà le difese dell’Imam ‘Ali (A) cercando di convincere le persone a combattere per lui. E’ stato riportato che Umm Salmah disse pubblicamente: “Vi invito ad avere timore d’Iddio e in questo momento non conosco nessuno migliore di ‘Ali!”.17

    Date le circostanze, l’Imam ‘Ali (A) non ebbe altra scelta che quella di muoversi verso Basra al fine di fermare la rivolta iniziata da Talhah e Zubayr. E’ stato riportato che la maggior parte delle persone a Medina sostenesse l’Imam ‘Ali (A) e lasciò la città con lui18. Comunque, nello stesso tempo, un gruppo di persone tra le quali Sa’d Ibn Abi Waqqas, ‘Abdullah Ibn ‘Umar, Muhammad Ibn Maslamah e Usama Ibn Zayd si rifiutarono di combattere insieme all’Imam dicendo che combattere sia contro che a favore del califfo, in quel caso, sarebbe stato proibito19. L’Imam ‘Ali (A) rimase particolarmente infastidito dal loro comportamento poiché non poteva giustificare una scelta del genere che veniva presa da chi gli aveva già giurato fedeltà20. La stessa critica, ovviamente, veniva fatta a Talhah e Zubayr. Quest’ultimo rispose che il suo giuramento di fedeltà era stato fatto con le mani ma non con il cuore21.

    Successivamente Sa’d Ibn Abi Waqqas verrà nominato emiro da Mu’awiyah ma si rifiuterà di maledire l’Imam ‘Ali (A)22. Infatti è ben noto che Mu’awiyah diffuse la pratica di maledire l’Imam dai pulpiti delle moschee. Comunque la fama di Sa’d in quanto noto compagno del Profeta (S) gli concesse una certa indipendenza nelle decisioni politiche da intraprendere.

    Per quanto concerne ‘Abdullah Ibn ‘Umar, apparentemente egli si pentì per non essersi unito all’Imam ‘Ali (A). E’ stato riportato che una persona gli recitò il seguente versetto coranico:

    “Se due gruppi di credenti combattono l’uno con l’altro, cerca la pace fra loro. Ma se un gruppo aggredisce l’altro, combatti quello che ha aggredito fino a che non ritorna al comando d’Iddio” (49:9).

    A quel punto ‘Abdullah Ibn ‘Umar disse: “Non ho mai provato niente nel mio cuore come quanto provato in relazione a questo versetto, poiché non ho combattuto il gruppo di aggressori come Iddio mi aveva comandato di fare”23.

    Il viaggio della fazione di Talhah e Zubayr procedette da Mecca verso Basra ed anche Marwan Ibn al-Hakam si unì alla spedizione. Durante una sosta, non appena il gruppo si fermò per la preghiera congregazionale, le genti si aspettavano che Talhah o Zubayr guidassero la preghiera. Era chiaro che chi avrebbe guidato la preghiera in quelle circostanze sarebbe stato il nuovo governante di Basra in caso di sconfitta dell’Imam ‘Ali (A) oppure, addirittura, avrebbe reso chiaro chi sarebbe stato il futuro califfo. ‘Ibn Zubayr cercò di persuadere le genti a scegliere suo padre Zubayr, mentre Muhammad Ibn Talhah cercò il sostegno per suo padre Talhah. La situazione si rese assai tesa e ambigua, quindi Marwan Ibn al-Hakam chiese ad ‘Aishah cosa fare. Essa rispose che ‘Abdullah Ibn Zubayr avrebbe dovuto guidare la preghiera cercando, in questo modo, di non dividere l’esercito ancor prima della battaglia24. Questo incidente, indubbiamente, mostra l’importanza del giudizio e dell’opinione di ‘Aishah nelle scelte politiche delle masse musulmane di quel tempo.

    L’esercito di Talhah e Zubayr raggiunse Basra, a quel tempo governata da ‘Uthman Ibn Hunayf nominato dall’Imam ‘Ali (A). Questi venne catturato, torturato e portato innanzi alla presenza di Talhah, Zubayr e ‘Aishah ma disse che se lo avrebbero ucciso, suo fratello Sahl Ibn Hunayf – il quale era l’emiro di Medina in quel momento – si sarebbe vendicato con le loro famiglie. In questo modo egli riuscì a salvarsi la vita. Comunque, un gruppo di fedeli sciiti di ‘Ali (A) combatté nei pressi della tesoreria di Basra fino a che Zubayr, con i suoi uomini, ebbe la meglio e prese cinquanta persone in ostaggio, che poi uccise25.

    Alcuni scrittori hanno cercato, senza successo, di affermare che Talhah e Zubayr, durante l’assedio di Basra, uccisero un gran numero di uomini che parteciparono all’uccisione di ‘Uthman e che i cittadini di Basra unanimemente giurarono fedeltà agli aggressori26. Comunque, uno sguardo ai documenti storici evidenzia un’altra versione dei fatti. Dopo esser stato nominato nuovo califfo l’Imam ‘Ali (A) disse: “Riguardo a ‘Uthman, se avessi ordinato la sua uccisione sarei stato il suo assassino, ma se avessi impedito agli altri di ucciderlo sarei stato il suo aiutante. […]. Egli si appropriò [della ricchezza] e la utilizzò in maniera iniqua. Voi avete protestato a tal riguardo e avete commesso eccessi. Il vero verdetto tra colui che si è appropriato [della ricchezza] e i protestanti appartiene a Iddio”27 e “Mi stanno chiedendo un diritto che loro stessi hanno abbandonato e del sangue che loro stessi hanno versato”28.

    Le parole dell’Imam ‘Ali (A) indicano che egli venne accusato, da alcuni, dell’uccisione di ‘Uthman, e ciò significa che non vi era certezza alcuna riguardo all’identità degli uccisori. Certo, espressioni come “se avessi impedito agli altri di ucciderlo sarei stato il suo aiutante” avrebbero potuto far pensare ad un coinvolgimento, anche indiretto, dell’Imam, ma queste supposizioni non giustificano affatto la rivolta e la fitnah, in ispecie considerando il fatto che l’Imam’Ali (A) più volte disse chiaramente di non aver avuto nulla a che fare con l’uccisione del terzo califfo.

    Per quanto concerne le genti di Basra che – dopo aver accettato il governo di Ibn Hunayf – unanimemente giurarono fedeltà agli aggressori, si deve dire che altre evidenze storiche affermano che la tribù di Yarbu’ ed alcune minoranze delle tribù di Azd, Dhabbah e Majashi’ rifiutarono di farlo29.

    D’altra parte, è certamente vero che una parte degli abitanti di Basra si incentrarono attorno a Talhah e Zubayr. Alcuni storiografi moderni hanno dato una spiegazione abbastanza plausibile per questo fatto ed hanno affermato che l’Imam ‘Ali (A), sin dal momento della dipartita dell’Inviato d’Iddio (S), aveva sempre avuto un buon rapporto con gli Ansar, alla cui guida vi era lo sciita Qays Ibn Sa’d. Dato che l’Imam ‘Ali (A) fu molto riluttante ad accettare il califfato di Abu Bakr, molti capi tribali tra i Quraysh, che ottennero una buona posizione a motivo del loro supporto ai primi tre califfi, si sentivano adesso in pericolo30. Degno di nota è comunque il fatto che non doveva esser molto difficile per Talhah e Zubayr riunire attorno a loro vari capi tribali dopo essersi impossessati della tesoreria. Infatti molti di essi erano facilmente indotti a sostenere la fazione che offriva più denaro.

    Prima di raggiungere Basra, l’Imam ‘Ali (A) e i suoi uomini si fermarono a Dhuqar, dove egli esortò i credenti a combattere per amor d’Iddio contro Talhah e Zubayr. Fu proprio a Dhuqar che ‘Uthman Ibn Hunayf – dopo essere stato espulso da Basra – incontrò con l’Imam ‘Ali (A), informandolo degli ultimi sviluppi a Basra31.

    L’Imam ‘Ali (A) mandò suo figlio Hasan (A), ‘Ammar Ibn Yasir, Zayd Ibn Suhan e Qays Ibn Sa’d al-‘Ubbadah a Kufa al fine di inviare le genti a combattere in nome d’Iddio. Il primo uomo a parlare alla moschea centrale di Kufa fu ‘Ammar Ibn Yasir. Non appena Abu Musa al-Ash’ari sentì il suo discorso, si alzò in piedi dicendo che è proibito spargere il sangue di un musulmano e che quindi non era lecito partecipare alla battaglia di Basra che sembrava sempre più imminente. Di conseguenza ‘Ammar Ibn Yasir litigò pubblicamente e veementemente con Abu Musa al-Ash’ari32.

    Quando l’Imam ‘Ali (A) venne a sapere dei problemi e delle divergenze che stavano avendo luogo a Kufa, vi mandò immediatamente Malik al-Ashtar. Nonostante Malik al-Ashtar rappresentasse soltanto una minoranza della gente di Kufa, e soprattutto delle loro opinioni, egli era rispettato da molti capi tribali. L’Imam ‘Ali (A) lo mandò a Kufa con la speranza di poter coinvolgere più persone possibili alla causa dell’Islam e alla difesa del califfato che era stato popolarmente eletto. Malik al-Ashtar non venne mandato a Kufa con il primo contingente poiché la politica etica dell’Imam ‘Ali (A) non voleva focalizzarsi su criteri tribali, ai quali gli arabi erano abituati, ma bensì su valori religiosi. Purtroppo, alla fine, l’emergenza della situazione non lasciò altra scelta all’Imam.

    Malik al-Ashtar riunì le genti nella moschea centrale di Kufa cercando di prepararle per la battaglia. Abu Musa al-Ash’ari si alzò comunque di nuovo, ribadendo la sua posizione e allontanando varie persone dal conflitto33.

    Lo stupore in occasione di una guerra civile che vedeva coinvolti il cugino dell’Inviato d’Iddio (S) da un lato ed una delle sue mogli dall’altro paralizzò molte persone e le rese incapaci di prendere una decisione. D’altra parte, anche Abu Musa al-Ash’ari stava sfidando direttamente l’autorità del califfo in nome della sua attitudine “apolitica”. In realtà, così facendo, egli originò una nuova corrente politica, in ispecie tra gli abitanti di Kufa.

    Nel frattempo ‘Aishah scrisse una lettera ad Abu Musa al-Ash’ari chiedendogli di prevenire gli abitanti di Kufa dal partecipare alla battaglia34. Pare comunque che questa lettera non ebbe una grande influenza su Abu Musa, il quale già stava diffondendo una tale idea.

    I fedelissimi sciiti dell’Imam ‘Ali (A) in Kufa riunirono con loro il maggior numero di persone che poterono e poi tornarono a Dhuqar. Lo stendardo dell’esercito dell’Imam venne consegnato a Muhammad Ibn Hanafiyyah35. Nell’antica usanza araba, lo stendardo dell’esercito veniva dato ad uno degli uomini più fedeli, poiché egli simboleggiava l’intera armata.

    L’Imam ‘Ali (A) non voleva combattere questa battaglia e sperò fino all’ultimo momento di poter fermare ciò che sembrava inevitabile. Egli diede una copia del sacro Corano a ‘Abdullah Ibn ‘Abbas, il quale si recò personalmente da Talhah e Zubayr richiamadoli a una risoluzione pacifica. Comunque ‘Aishah non permise quell’incontro e disse ad ‘Abdullah Ibn ‘Abbas: “Vai e dì al tuo Dio che tra noi e voi deciderà la spada”36. Ciò dimostra che ‘Aishah credeva veramente di poter vincere la battaglia. Anche alcuni minuti prima dell’inizio del conflitto, l’Imam ‘Ali (A) mandò un giovane volontario sul campo di battaglia per invitare i ribelli all’obbedienza del sacro Corano ed ammonirli riguardo alla divisione che era stata causata, me venne brutalmente ucciso37.

    Alcuni storici citano uno degli aspetti più interessanti della battaglia di Basra il quale getta maggior luce sull’uccisione di ‘Uthman. Secondo queste fonti, Marwan Ibn al-Hakam sapeva che l’uccisore di ‘Uthman fosse Talhah e quindi lo uccise durante la battaglia38. Egli fu il primo uomo ad essere ucciso durante il conflitto39.

    Zubayr, invece, fu soggetto ad un altro destino. Durante un incontro che ebbe con l’Imam ‘Ali (A) prima della battaglia, egli si rammentò che l’Inviato d’Iddio (S) disse ad ‘Ali (A): “Il figlio di tua zia si ribellerà contro di te”40. Questo fece tornare alla memoria di Zubayr molte cose, poiché egli sostenne sempre l’Imam ‘Ali (A) fino al periodo di ‘Uthman. A quel punto decise di non voler più combattere. Suo figlio, ‘Abdullah Ibn Zubayr, cercò di persuaderlo al combattimento ma egli decise infine di andarsene. Non appena si allontanò dal campo di battaglia, un bandito di nome Ibn Jurmuz lo uccise41.

    E’ molto difficile, se non impossibile, accertarsi delle reali intenzioni di Zubayr poiché egli avrebbe veramente potuto sentirsi in colpa oppure avrebbe semplicemente capito di non avere nessuna possibilità di vincere la battaglia.

    ‘Aishah venne catturata e portata a Basra da suo fratello Muhammad Ibn Abu Bakr – il figlio della moglie divorziata da Abu Bakr che poi sposò l’Imam ‘Ali (as). Dopo un breve soggiorno venne condotta a Medina42. L’Imam ‘Ali (as), infine, si spostò definitivamente a Kufa, che divenne la nuova capitale dei territori Islamici.

    Fonti

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    • 1. Tutti gli eventi riportati in questo articolo non sono stati estratti da un’unica fonte, ma sono presenti anche in più documenti storici di differente provenienza. Ciò significa che le vicende riportate esclusivamente da una singola fonte sono state volutamente evitate al fine di rendere più attendibile la versione dei fatti presentata. Si ricordi inoltre che sono state utilizzate fonti sia sunnite che sciite e che gli eventi narrati sono reperibili nelle opere di entrambe le scuole.
    • 2. “Nahj al-balaghah”, p. 32-33.
    • 3. “Kitab al-Jamal wa Siffin wa Nahrawan”, pp. 51, 52.
    • 4. “The Prophet and the age of Caliphates”, p. 77.
    • 5. “Tarikh al-Tabari”, vol. 3, p. 450.
    • 6. “Tarikh Ya’qubi”, vol. 2, p. 178.
    • 7. “Tarikh Ya’qubi”, vol. 2, p. 180.
    • 8. “Tarikh Ya’qubi”, vol. 2, p. 180.
    • 9. “Kitab al-irshad”, p. 192.
    • 10. “al-Dhurr al-manthur”, vol. 5, p. 196.
    • 11. In accordo a quanto riportato dagli storici, il cammello di ‘Aishah si chiamava “‘Askar”.
    • 12. “Lisan al-‘arab”, vol. 11, p. 670.
    • 13. “al-Bidayah wa al-nihayah”, vol. 7, p. 257.
    • 14. “al-Futuh”, vol. 1, p. 419.
    • 15. “Balaghat al-nisa’”, p. 7-8.
    • 16. “al-Jamal wa al-nasrah li-sayyid al-‘Itrah fi harb al-Basrah”, pp. 236-238.
    • 17. “Ansab al-ashraf”, vol. 2, p. 224.
    • 18. “al-Bidayah wa al-nihayah”, vol. 7, p. 261.
    • 19. “Firaq al-Shi’ah”, pp. 39-40.
    • 20. “Kitab al-irshad”, pp. 180-181.
    • 21. “Sharh Nahj a-balagha”, vol. 1, p. 230.
    • 22. “Sahih Muslim”, vol. 7, p. 84.
    • 23. “al-Mustadrak ‘ala al-sahihayn”, vol. 3, p. 115.
    • 24. “al-Kamil fi al-tarikh”, vol. 3, p. 209.
    • 25. “Kitab al-Jamal wa Siffin wa Nahrawan”, pp. 118-119.
    • 26. “The glorious caliphate”, p. 166.
    • 27. “Nahj al-balaghah”, p. 68.
    • 28. “Nahj al-balaghah”, p. 51.
    • 29. “Kitab al-Jamal wa Siffin wa Nahrawan”, p. 116.
    • 30. “The Prophet and the Age of caliphates”, p. 76.
    • 31. “Nihayah al-arb fi funun al-adab”, vol. 20, p. 45.
    • 32. “Bihar al-anwar”, vol. 32, pp. 88-89.
    • 33. “Sharh al-akhbar fi al-fadha’il al-A’immah al-Athar”, vol. 1, p. 348.
    • 34. “Amir al-Mu’minin”, p. 332.
    • 35. “al-Bidayah wa al-Nihayah”, vol. 7, p. 257.
    • 36. “Tarikh al-Khulafa”, p. 235.
    • 37. “al-Musannaf fi al-hadith wa al-athar”, vol. 7, p. 537.
    • 38. “Ansab al-ashraf”, vol. 2, p. 241.
    • 39. “Tarikh khalifat Ibn Khayyat”, p. 185.
    • 40. “Akhbar al-tiwal”, p. 147.
    • 41. “Tarikh al-Khulafa”, p. 236.
    • 42. “Ansab al-ashraf”, vol. 2, p. 249.
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