La Donna nella Società Coranica

    La Donna nella Società Coranica

    L’argomento di questo scritto è stato scelto nella convinzione che al giorno d’oggi l’umanità stia soffrendo di un numero enorme di problemi sociali correlati alla donna ed alle relazioni tra i due sessi nella società. Sebbene questi problemi siano percepiti in modo più pronunciato e risultino più problematici per alcuni piuttosto che per altri, ci sono probabilmente solo pochi abitanti di questo pianeta che non abbiano avuto ripercussioni in qualche modo a causa di questi problemi. Per questo motivo, c’è un urgente bisogno di esplorare possibili soluzioni. La questione della donna è correlata in questo studio al Santo Corano ed a quella che potremmo definire la “Società Coranica”, per via della forte convinzione che il Santo Corano, fra tutti gli scritti possibili su questi argomenti, offra i migliori e vitali suggerimenti per delle reali riforme sociali.

    Ci sono almeno tre ragioni per la scelta del titolo “La Donna nella Società Coranica”.

    La prima ragione deriva dal fatto che molti comportamenti e credenze sono stati etichettati come “musulmani” o “islamici” senza che in realtà lo fossero. Ci sono circa 40 paesi del mondo che asseriscono di essere degli esemplari paesi “musulmani” o “islamici”, per via del fatto che la maggioranza della popolazione sarebbe musulmana. Questo ovviamente porta una grande confusione e sorge spontanea la domanda: “Quale di questi paesi rappresenta più fedelmente la vera società Islamica?” Questa domanda è posta molto spesso fra i musulmani, ed ovviamente ognuno asserisce che il proprio paese sia l’esempio più fedele di una società islamica, che segue fedelmente tutte le direttive di Allah (swt)1.

    D’altra parte, non musulmani e specialmente antropologi occidentali che hanno viaggiato per il mondo per investigare sui costumi ed abitudini delle varie popolazioni, tendono a vedere ogni variazione del cosiddetto mondo musulmano come egualmente valida, con il risultato di generare una teoria che si potrebbe definire “dello zoo”. In pratica ogni seguace di questa teoria, si reca in paesi cosiddetti musulmani, vede una pratica “esotica” o particolare, scatta foto, scrive relazioni, e questa diventa automaticamente Islam o una pratica islamica. Ed in ogni paese, si aggiungono pratiche e costumi, subito automaticamente etichettati come “islamici”. Questo comportamento denota una superficialità incredibile, oltre che la mancanza di reale volontà di capire l’Islam come insieme, e tutto ciò non fa altro che rafforzare lo scetticismo ed il relativismo di questi “ricercatori”, i quali sono sempre più convinti - e convincono coloro che leggono questi studi, quindi l’opinione pubblica occidentale - che un Islam non esista, ma vari “Islam” sparsi per il mondo.

    E’ per evitare questa confusione che abbiamo deciso di utilizzare l’appellativo “Società Coranica” come titolo di questo scritto. Lo scopo di questo scritto è di tralasciare i particolarismi presenti nei vari paesi islamici, ben sapendo che alcune delle pratiche etichettate come “islamiche” non sono altro che delle deviazioni dal vero Islam, pratiche e comportamenti facenti parte del retaggio culturale non islamico, che hanno resistito nei secoli, ma di presentare le vere prescrizioni dell’Islam, in accordo con il Santo Corano e la Sunna del Profeta (S)2 e dei Puri Imam (as)3. In riguardo a argomenti così determinanti per il nostro destino e la nostra esistenza, non dovremmo accontentarci di un mero reportage circa certi “animali umani” nello “zoo” di quei paesi statisticamente “musulmani”, i cui comportamenti e costumi vengono etichettati automaticamente come “islamici”, visto che questi termini sono stati molte volte usati in modo erroneo ed abusati. Il termine “Coranico" d’altro canto, è un termine inequivocabile, e non è mai stato abusato. E definisce chiaramente l’argomento di questo scritto.

    La seconda ragione è che “Società Coranica" è stato giudicato il titolo più idoneo in quanto ci orienta alla scoperta dei principi fondamentali contenuti nel Santo Corano stesso, i quali formano la struttura di principi che dovrebbero essere comuni a tutti i paesi musulmani. E’ la società basata sui principi contenuti nel Santo Corano l’obiettivo da raggiungere per tutti noi musulmani, anche se inconsciamente a volte noi potremmo deviare da questi principi. Tutti noi musulmani dobbiamo lavorare alla costruzione di società basate realmente sui principi coranici se vogliamo un futuro felice, non dobbiamo riferirci alla versione Pakistana, Nigeriana, Saudita, Egiziana di quella società che dovremmo guardare come esempio da seguire, ma ad una basata fermamente sulle norme del Santo Corano. Solo in questo Sacro Libro infatti, possiamo trovare le reali e giuste indicazioni su come basare una società, e per cui, fra le tante altre cose, anche la giusta definizione del ruolo della donna nella società.

    La terza ragione della scelta di questo titolo è l’enfatizzazione al rivolgersi al Santo Corano come una guida in tutti gli aspetti della nostra vita. Esso infatti non è soltanto la primaria fonte della nostra conoscenza delle credenze, dei doveri e delle pratiche religiose, ma è anche una guida, in alcuni casi esplicita, in altri implicita, per ogni aspetto della civilizzazione islamica. Nei secoli passati di gloria dell’Islam, esso determinò la creatività politica, economica, sociale ed artistica dei musulmani. Se vogliamo diventare dei membri esemplari di una società musulmana nei prossimi decenni e secoli a venire, ci dobbiamo nuovamente rivolgere al Santo Corano per determinare il nostro modo di pensare e di conseguenza le nostre azioni.

    Il Din non è non solo limitato alla Shahada (professione di fede), alla Salat (preghiera), al Siyam (digiuno), alla Zakat (elemosina rituale), ed all’Hajj (pellegrinaggio alla Mecca). Il significato del termine Din infatti va molto oltre la semplice traduzione di “religione”, significa far penetrare la religione e i suoi insegnamenti fin nel profondo di noi stessi, in ogni azione che compiamo ed ogni comportamento che abbiamo. Di sicuro uno dei nostri obbiettivi dovrebbe essere far penetrare il Din in ogni nostra azione. Per fare questo, dobbiamo permettere al Santo Corano ed ai suoi insegnamenti di informare e riformare ogni aspetto della nostra vita.

    Come passo in questa direzione, prendiamo in considerazione ciò che questo Libro Sacro ha da insegnarci circa la società che dovremmo sforzarci di costruire, e riflettiamo circa i suoi effetti sulla posizione della donna. Quali sono le principali caratteristiche di questa società che interessano particolarmente la donna?

    Saranno prese in considerazione cinque caratteristiche - che appaiono basilari, cruciali ed incontestabili- della Società Coranica. Sebbene esse siano presentate in un elenco, in realtà esse interagiscono e dipendono l’una dall’altra. La loro interdipendenza fa si che sia difficile parlare di ognuna di queste caratteristiche senza menzionare anche le altre, e ovviamente ognuna di esse non esiste e non può esistere isolate l’una dall’altra.

    1.Eguale Status e merito dei due sessi

    La prima delle caratteristiche della Società Coranica che interessano particolarmente la donna è che entrambi i sessi siano considerati uguali in status e merito. In altre parole, il Santo Corano ci insegna che uomini e donne sono entrambi creature di Allah (swt), esistenti in un livello di eguale merito e valore, sebbene questo non implichi il fatto di considerarli completamente equivalenti o perfettamente identici. Questa eguaglianza dell’uomo e della donna è documentabile nel Santo Corano in vari versetti (ayat), che si riferiscono ad almeno quattro aspetti dell’esistenza umana e della sua interazione.

    a. Argomenti Religiosi

    Possiamo trovare la prima conferma della equità tra uomo e donna nel Santo Corano in riferimento a vari argomenti religiosi come l’origine dell’umanità o doveri religiosi e ricompense e punizioni.

            1) Origini dell’Umanità. Il Santo Corano è privo delle storie che si possono trovare nell’Antico Testamento e nella Torah che sono assolutamente denigranti per la donna. Non esiste il benché minimo riferimento al fatto che la prima donna creata da Allah (swt) fosse una creatura di minor valore rispetto all’uomo, o che essa sia una sorta di annesso dell’uomo, creata da una sua costola. Invece, leggiamo che l’uomo e la donna sono stati creati min nafsin wahidatin (da una singola anima o persona) per completarsi l’un l’altra.

    “Uomini, temete il vostro Signore che vi ha creati da un solo essere, e da esso ha creato la sposa sua, e da loro ha tratto molti uomini e donne. E temete Allah, in nome del Quale rivolgete l'un l'altro le vostre richieste e rispettate i legami di sangue. Invero Allah veglia su di voi.”4

    “Egli è Colui che vi ha creati da un solo individuo, e che da esso ha tratto la sua sposa affinché riposasse presso di lei…”5

    Dove la Torah e l’Antico Testamento trattano la donna come la tentatrice del Giardino dell’Eden, che aiuta Satana ad incitare Adam (as) a disobbedire a Allah (swt), il Santo Corano li tratta e considera assolutamente alla pari. Entrambi sono egualmente colpevoli di aver peccato, entrambi sono puniti da Allah (swt) con l’espulsione dal Giardino ed entrambi infine sono ugualmente perdonati nel momento in cui si pentono.

            2) Doveri religiosi e ricompense e punizioni. Il Santo Corano è altrettanto chiaro quando comanda uguaglianza tra uomo e donna nell’adempiere ai doveri religiosi e alle ricompense.

    “In verità i musulmani e le musulmane, i credenti e le credenti, i devoti e le devote, i leali e le leali, i perseveranti e le perseveranti, i timorati e le timorate,  quelli che fanno l'elemosina e quelle che fanno l'elemosina, i digiunatori e le digiunatrici, i casti e le caste, quelli che spesso ricordano Allah e quelle che spesso ricordano Allah, sono coloro per i quali Allah ha disposto perdono ed enorme ricompensa. “ 6

    Il Santo Corano inoltre promette agli ipocriti ed ai miscredenti, sia uomini che donne, il fuoco dell’Inferno per il loro comportamento.

    “Agli ipocriti ed ai miscredenti, maschi e femmine, Allah ha promesso il Fuoco dell'Inferno nel quale rimarranno in perpetuo. Questo è quanto si meritano. Allah li ha maledetti e avranno duraturo tormento”.7

    b. Obblighi Morali e ricompense

    In secondo luogo, il Santo Corano dimostra l’eguaglianza tra i due sessi imponendo ad entrambi gli stessi obblighi etici e promettendo ad entrambi le stesse ricompense.

    “Quanto a coloro che, uomini o donne, operano il bene e sono credenti, ecco coloro che entreranno nel Giardino e non subiranno alcun torto, fosse anche [del peso] di una fibra di dattero”.8

    Daremo una vita eccellente a chiunque, maschio o femmina, sia credente e compia il bene. Compenseremo quelli che sono stati costanti in ragione delle loro azioni migliori.”9

    Se Allah (swt) non avesse considerato i due sessi di entrambi dignità e valore, nel Santo Corano non si sarebbero trovati espliciti riferimenti ed affermazioni sulla uguaglianza dei loro obblighi morali e relative ricompense.

    c. Istruzione

    Sebbene le maggiori e chiare indicazioni sugli uguali diritti di uomini e donne di ricercare la conoscenza si trovino degli Ahadith (tradizioni) profetiche, anche il Santo Corano invita implicitamente alla ricerca della conoscenza tutti i musulmani, senza di restrizione di genere. Per esempio, esso comanda infatti ripetutamente di leggere, recitare, pensare ed anche contemplare i segni di Allah (swt) (ayat) presenti in natura.

    Ne è prova il fatto che la prima rivelazione giunta al Profeta Muhammd (S) è strettamente legata alla conoscenza. In una Società Coranica la ricerca della conoscenza non potrebbe mai essere ristretta ad un solo sesso. E’ dovere di ogni musulmano e musulmana ricercare la conoscenza per tutta la vita, fino anche se dovessimo andare fino in Cina per questa ricerca, come viene detto in un noto adith del Profeta (S)10.

    Inoltre il Profeta (S) comandò che le schiave venissero istruite11 e chiese a Shifa’ bint °Abdillah di istruire sua moglie, Hafsah bint °Umar12. Sia uomini che donne partecipavano all’ascolto dei sermoni del Profeta (S), ed al momento della sua morte, molte donne erano considerate sapienti in materia di religione 13.

    d. Diritti Legali

    La quarta dimostrazione dell’uguaglianza tra uomini e donne nel Santo Corano è la definizione dei diritti legali che sono garantiti per ogni individuo di ogni età. A differenza di quanto avveniva in occidente fino al secolo scorso dove era impossibile per una donna possedere beni propri, stipulare contratti o disporre dei propri possedimenti senza il consenso del marito14. Il Santo Corano proclama diritto di ogni donna il fatto di vendere e comprare, di stipulare contratti e di guadagnarsi da vivere15 e di investire il proprio denaro e gestire i propri possedimenti come meglio crede. In aggiunta a questi diritti, il Santo Corano garantisce alla donna una parte dell’eredità familiare16, ammonisce gli uomini a non privarla di quanto le spetta di diritto17, stabilisce che la sua dote nuziale (Maĥar) deve appartenere soltanto a lei e che il marito non può prendere e disporre di questa dote18 a meno che la donna non lo consenta esplicitamente 19.

    Questi diritti comportano però per la donna, come ogni altro privilegio, delle responsabilità correlate. Se ella ad esempio commette offesa civile, il Santo Corano afferma che la pena sarà esattamente uguale a quella dell’uomo20. Se qualcuno le reca danno ella ha diritto ad una compensazione al pari dell’uomo21.

    Da ciò risulta evidente che il Santo Corano non si limita a raccomandare, ma impone in modo evidente l’uguaglianza tra uomo e donna come una delle caratteristiche essenziali della Società Coranica. I non musulmani che accusano l’Islam di denigrare le donne sono chiaramente smentiti dal Santo Corano stesso e dalle sue chiare istruzioni. Allo stesso modo vengono smentite le tesi di certi musulmani che affermano che la donna è religiosamente, intellettualmente e moralmente inferiore all’uomo, come viene invece affermato nella letteratura Giudea e Cristiana.

    2. vantaggi di una societa’ composta da due sessi

    Consideriamo ora la seconda caratteristica basilare della posizione della donna in una Società Coranica. Questa caratteristica è presente in generale in tutte le società basate su due sessi piuttosto che su una società unisex. Il Santo Corano, sostenendo l’eguale valore di uomini e donne, non intende questa eguaglianza in senso di equivalenza o identicità dei due sessi.

    Probabilmente tutti quanti abbiamo familiariarità con la tendenza moderna alla realizzazione di vestiti, scarpe, gioielleria, pettinature unisex, oltre a divertimenti e modi di comportamento unisex. Infatti negli U.S.A., in strada, è a volte difficile capire se si stia guardando un maschio o una femmina. Il risultato delle concezioni diffuse nella società occidentale è che le differenze fisiche, intellettuali ed emotive fra i sessi vengono considerate minime, e che -per questo motivo- non ci dovrebbe essere nessuna differenza fra i loro ruoli e funzioni nella società. Gli abiti ed i comportamenti non sono altro che il riflesso esteriore di questa mentalità.

    Associandosi alla degradazione delle qualità e dei ruoli tradizionalmente attribuiti alla donna, questa concezione ha creato una società unisex in cui solo il ruolo maschile è rispettato e preso a modello. Sebbene apparentemente concepita per ampliare il grado di uguaglianza tra uomini e donne, l’idea che essi siano non solo uguali, ma identici ed equivalenti, ha spinto le donne ad imitare l’uomo ed a svalutare la loro femminilità. Ciò ha dato origine ad una nuova forma di sciovinismo maschile. Una forte pressione sociale ha spinto le donne ad abbandonare i ruoli e le responsabilità loro attribuite in precedenza, costringendole a vivere una vita svuotata di valori peculiari alla loro natura.

    La società fondata sul Santo Corano, al contrario, è una società differenziata, in cui ad entrambi i sessi sono attribuite responsabilità specifiche. Ciò assicura il corretto funzionamento della società stessa a beneficio di tutti i suoi membri. Questa divisione dei ruoli attribuisce agli uomini maggiori responsabilità in campo economico22, mentre alla donna sono affidate in particolare la procreazione e l’allevamento dei figli23.

    Il Santo Corano riconoscendo la complementarietà dei ruoli sociali, allevia le necessità economiche, più impellenti per l’uomo, attribuendogli una quota di eredità maggiore rispetto a quella della donna. Allo stesso tempo riconosce alla donna il diritto al mantenimento in cambio del suo contributo fondamentale per il benessere psicofisico della famiglia ed all’allevamento dei figli. L’ideologia unisex genera, come avviene principalmente negli U.S.A., un conflitto fra i sessi che va a danno di tutti i membri della società: i giovani, gli anziani, i figli, i genitori, gli scapoli, gli ammogliati, gli uomini, le donne.

    La società differenziata è, al contrario, la risposta più naturale al problema della relazione fra i sessi, incoraggiando la loro collaborazione invece della loro competizione. Questo assetto si è dimostrato valido per tantissime forme di società per tutto il corso della storia. Solo in tempi recenti l’idea dell’identicità e della non differenziazione fra i sessi è divenuta attuale, ed esclusivamente nelle società occidentali.

    Anche le evidenze mediche della differenza mentale ed emotiva tra i due sessi vengono insabbiate, in quanto costituiscono una minaccia alla prevalente tendenza di pensiero. Non sappiamo per quanto tempo questa linea di condotta verrà mantenuta ne quando sarà riconosciuta la sua disastrosa natura, ma noi Musulmani dobbiamo essere consci delle sue manchevolezze e delle sue pericolose conseguenze, e dobbiamo rendere la società e le nuove generazioni consapevoli dei danni da essa provocati.

    I fautori della società unisex hanno ripetutamente condannato la società fondata sui due sessi come nociva al benessere della donna. Le cose potrebbero stare in questi termini se essa si basasse sulla superiorità di un sesso sull’altro. Ma nella Società Coranica, a cui tutti noi Musulmani aspiriamo, questo non accade. Come abbiamo visto, il Santo Corano difende eloquentemente le pari dignità di entrambi i sessi, riconoscendo al contempo le differenze di natura e funzione. Pur riconoscendo l’uguaglianza religiosa, morale, intellettuale e legale fra uomini e donne, il Santo Corano non considera i due sessi come identici ed equivalenti. Ciò giustifica l’assegnazione di compiti differenti e la differenza nelle norme relative all’eredità ed al mantenimento.

    3. Interdipendenza fra i membri della società

    La terza caratteristica della Società Coranica è la sua enfasi sull’interdipendenza fra i membri della società. In contrasto con la moderna tendenza ad evidenziare i diritti dell’individuo a scapito di quelli della società, il Santo Corano sottolinea ripetutamente l’interdipendenza fra uomini donne come membri della società. La moglie ed il marito sono ad esempio descritti come libas, “rivestimenti” l’uno dell’altra 24, e come compagni di vita felice 25. L’uomo e la donna sono chiamati a completarsi reciprocamente, non a competere fra loro. Si proteggono vicendevolmente26. Ognuno dei due è chiamato a svolgere certi compiti per il bene di entrambi e della collettività.

    Onde assicurare quell’interdipendenza che è necessaria al benessere psicofisico di entrambi, Allah (swt), nel Santo Corano, ha stabilito obblighi e doveri per tutti i membri della famiglia: uomini e donne, madri e padri, bambini ed anziani, genitori e parenti27. I Musulmani sono tenuti ad occuparsi del benessere di tutti i membri della società.

    La rettitudine non consiste nel volgere i volti verso l'Oriente e l'Occidente, ma nel credere in Allah e nell'Ultimo Giorno, negli Angeli, nel Libro e nei Profeti e nel dare, dei propri beni, per amore Suo, ai parenti, agli orfani, ai poveri, ai viandanti diseredati, ai mendicanti e per liberare gli schiavi; assolvere l'orazione e pagare la decima . Coloro che mantengono fede agli impegni presi, coloro che sono pazienti nelle avversità e nelle ristrettezze, e nella guerra, ecco coloro che sono veritieri, ecco i timorati.” 28

    Il Santo Corano in questo modo instilla nei Musulmani il senso di partecipazione e di responsabilità verso la società, e ciò non è in alcun modo considerato una repressione della libertà individuale. I Musulmani apprezzano anzi sempre di più questa interdipendenza per via dei benefici che ne traggono. I vantaggi economici, sociali e psicologici compensano ampiamente l’adempimento dei compiti demandati all’individuo. L’anonimato e la mancanza di interdipendenza fra i membri delle moderne società occidentali sono invece fonte di seri problemi. Solitudine, cura inadeguata degli anziani, divario generazionale, elevato numero di suicidi, aumento della delinquenza giovanile possono essere definiti frutto dell’impoverimento del senso di interdipendenza e di mutua cooperazione tra i membri della società.

    4. La famiglia estesa

    Direttamente connesso all’interdipendenza è il quarto aspetto caratteristico della Società Coranica, anch’esso tendente a migliorare le relazioni fra i due sessi, ovvero l’istituzione della famiglia estesa. Oltre ai membri del nucleo familiare, madre, padre e figli, la famiglia islamica (°ay’lah) include anche nonni, zii, zie e parenti collaterali. Le famiglie islamiche sono di norma patriarcali, i loro membri vivono in comune con tre o quattro generazioni di parenti in un singolo edificio. Anche quando le condizioni sociali rendono impossibile tale tipo di convivenza, i legami psicologici, sociali, economici e persino politici, che travalicano ogni singolo nucleo familiare, sono ben evidenti.

    La solidarietà della famiglia estesa è prescritta e rafforzata nel Santo Corano, in cui troviamo ripetuti riferimenti ai diritti di parentela29 ed al dovere di trattare i parenti con gentilezza30. Le quote di eredità, non solo dei membri del nucleo familiare, ma anche di quella della famiglia estesa sono dettagliatamente fissate31. Sono inoltre previste punizioni per coloro che ignorano tali prescrizioni relative ai rapporti interfamiliari32.

    La famiglia estesa non è, secondo la concezione islamica, un mero prodotto di condizioni socio-economiche; è anzi un’istituzione ancorata alla parola di Allah (swt) stesso, sostenuta da regole e precetti coranici.

    Allorché si associa alle altre caratteristiche della Società Coranica, la famiglia estesa è un’istituzione che comporta notevoli benefici sia per l’uomo che per la donna.

            3) Essa protegge da ogni forma di egoismo ed individualismo, poiché l’individuo che eventualmente deviasse dovrebbe renderne conto non solo al coniuge, ma ad un intero gruppo di parenti, giovani ed anziani.

            4) Essa permette alle donne di intraprendere una carriera senza danno a se stesse, al marito, ai figli e agli anziani, in quanto in seno alla famiglia vi sono comunque adulti a casa che possono aiutare la donna lavoratrice. La famiglia estesa evita alla donna in carriera il senso di colpa derivante dal dover trascurare i propri compiti di moglie e madre. Senza questo tipo di istituzione familiare, è impossibile immaginare una soluzione adeguata dei problemi che affliggono l’odierna società occidentale. Più donne entrano nel mondo del lavoro, meno la famiglia mononucleare è in grado di soddisfare le esigenze dei suoi membri; nella famiglia composta da un solo genitore, tali difficoltà sono poi moltiplicate all’eccesso. Gli oneri che tali sistemi familiari impongono alla donna lavoratrice sono tali da distruggere i vincoli matrimoniali e familiari. La dissoluzione della famiglia, da cui dipende l’elevato numero dei divorzi negli U.S.A. e nelle altre nazioni occidentali, sta ora creando seri problemi a medici, giuristi, psichiatri, sociologi come pure alle sfortunate vittime di tale fenomeno.

            5) La famiglia estesa assicura ai bambini un buon livello si socializzazione. Gli ordini della madre o del padre di un singolo nucleo familiare difficilmente vengono osservati da un bambino testardo e disobbediente, ma la pressione combinata di diversi membri di una forte famiglia estesa può dare risultati ben più diretti e duraturi.

            6) La famiglia estesa viene incontro alle diversità di carattere dei suoi membri, sia adulti che bambini. Poiché in essa vi è una minore dipendenza da singoli rapporti, vi sono minori esigenze emotive nei confronti dei singoli membri della famiglia. Un disaccordo o una lite fra persone appartenenti a generazioni diverse non raggiunge un livello così ampio come potrebbe avvenire in un singolo nucleo familiare. Vi sono infatti membri della famiglia sempre disposti a fornire consigli e fare da pacieri. Persino il vincolo matrimoniale è sottoposto a minori tensioni.

            7) La famiglia estesa o °a’ylah salvaguarda dall’insorgere del divario generazionale. Questo problema insorge allorché l’una generazione si isola a tal punto dall’altra da trovare difficoltà nello stabilire un dialogo proficuo con i familiari di età differenti. Nella °a’ylah tre e più generazioni costantemente vivono ed agiscono insieme. Essa fornisce ampia gamma di esperienze ai giovani ed un forte senso di sicurezza agli anziani.

            8) La famiglia estesa o °a’ylah elimina quel senso di solitudine che spesso affligge molti degli abitanti dei centri urbani di molte società contemporanee. La donna nubile, divorziata o vedova, non si troverà ad affrontare tutti i problemi cui si troverebbe ad esempio di fronte nelle società occidentali. Nella Società Coranica non c’è alcun bisogno di agenzie per incontri con elaborazione dei dati computerizzata, di club e di bar per singles, ne in essa esiste l’isolamento degli anziani o una struttura simile agli ospizi. Le esigenze psicologiche e sociali dell’individuo, maschio o femmina, giovane o anziano, sono soddisfatte all’interno della famiglia estesa. In Occidente, le donne sono le prime vittime dell’indebolimento dell’istituzione matrimoniale. Esse sono meno in grado di ricostruire legami sentimentali degli uomini e sono psicologicamente portate a risentire maggiore sofferenza per via della rottura dei loro legami

            9) La famiglia estesa o °a’ylah risolve in maniera più umana il problema dell’assistenza agli anziani. Nel singolo nucleo familiare la cura dei genitori di un coniuge ricade interamente su una sola donna, che deve provvedere a fornire all’anziano assistenza fisica e conforto psicologico. Per una donna che, al contempo deve provvedere al marito ed ai figli, ciò è un onere immenso. Se poi si tratta di una donna lavoratrice, il compito è insostenibile; gli anziani vengono perciò mandati ad attendere la morte negli ospizi. Tale problema è invece risolto in maniera semplice, diretta ed umana nel contesto della famiglia estesa in quanto il peso di queste cure viene diviso da varie persone.

    5.Organizzazione patriarcale della famiglia

    La quinta caratteristica della Società Coranica è l’organizzazione patriarcale della famiglia. Contrariamente alle pretese del Movimento di Liberazione della Donna, il Santo Corano affida all’uomo il potere di governare la famiglia e di prendere decisioni.

    Ogni società è formata da organizzazioni di uomini; governi, partiti politici, gruppi religiosi, imprese commerciali, famiglie patriarcali o singole ecc… Per essere di beneficio ai suoi componenti, ognuna di queste istituzioni deve essere stabile, salda ed in grado di agire. Onde acquisire tali qualità, l’organizzazione deve demandare il potere decisionale ad una persona o ad un gruppo di persone al suo interno.

    I cittadini sono perciò chiamati a votare, il parlamento a legiferare, la polizia a far rispettare la legge; è però il capo di stato ad avere il potere e la responsabilità di assumere decisioni finali. In ugual misura, il lavoro in una fabbrica è svolto da molti individui, ma non tutti sono capaci di prendere le decisioni che possono portare al miglioramento della produzione e dei guadagni; ne, tanto meno, tutti i lavoratori possono essere ritenuti responsabili di un eventuale fallimento della impresa.

    Anche la famiglia ha bisogno di qualcuno che si assuma l’onere e la responsabilità della sua direzione. Il Santo Corano ha assegnato questo ruolo al membro maschio più anziano della famiglia. E’ questo assetto del potere patriarcale che si intende con le parole “Wa li-l-Rijâli-°Alayhunna darajatujn33 e “ al-Rijâlu qawwâmûna °ala-n-Nisâ’i”34.

    Contrariamente a ciò che pretendono i nemici dell’Islam, questi versi non implicano affatto la soggiogazione e la schiavizzazione della donna. Tale interpretazione è contraddetta dalla ripetuta affermazione coranica dell’uguaglianza tra i due sessi e dai pressanti inviti a trattare le donne con gentilezza e rispetto. I passi sopraccitati tendono invece a fornire un mezzo per evitare dissensi e divisioni interne, a beneficio di tutti i membri della famiglia. Essi formano l’assetto patriarcale della società.

    Dobbiamo inoltre rivolgere la nostra attenzione all’uso della parola qawwâmûn nell’affermazione “al-Rijâlu qawwâmûna °ala-n-Nisâ’i”. Certamente il verbo qawwâma, da cui deriva la forma qawwâmûn, non implica un dominio dispotico; il termine si riferisce piuttosto a qualcuno che sta al di sopra (da qâma, stare sopra) ad un latro in senso di protezione e benevolenza. Se si fosse voluto intendere una forma autocratica e dispotica di dominio dell’uomo, sarebbero state utilizzate forme verbali più adatte, come musaytirûm o muhayminuûm.

    Gli altri casi in cui il Santo Corano fa uso del termine qawwâmûn confermano questa interpretazione di ruolo di sostegno protettivo, piuttosto che di dominio autoritario o addirittura tirannico35. L’attribuzione di un senso differente ai passi in questione è perciò errata sia da un punto di vista grammaticale che ideologico.

    Perché il Santo Corano esprime un modello di società patriarcale e non, ad esempio, matriarcale?
    Il Santo Corano risponde in questo modo:

    Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni.[per mantenerle]”36

    Le capacità fisiche ed economiche dell’uomo e della donna sono perciò le ragioni per cui il Santo Corano propone una società patriarcale piuttosto che matriarcale.
    Alcuni occidentali, assillati dai problemi della società contemporanea hanno cominciato a chiedersi: dove possiamo trovare aiuto? Cosa possiamo fare di fronte alla presente disgregazione sociale?

    Le società occidentali si trovano sempre più a dover fronteggiare crescente disorientamento e dissoluzione dei valori che governano l’ordine sociale.

    Che aiuto possiamo dare loro noi Musulmani? Per prima cosa dobbiamo costruire in tutto il mondo islamico una vera Società Coranica: in mancanza di ciò, non saremo infatti in grado di regolare i rapporti sociali fra uomo e donna nel modo giusto. In secondo luogo non saremo nemmeno in grado di instillare nelle giovani generazioni il rispetto delle norme sociali se ci limitiamo a produrre e presentare loro delle istituzioni pseudo-islamiche. Queste infatti in realtà anti-islamiche in quanto sostengono dei modelli di comportamento falsi ed erronei affiggendovi sopra l’etichetta “Islam”. Ciò porta molti Musulmani e non-Musulmani ad attribuire alla religione islamica le colpe e le manchevolezze di istituzioni che di islamico in realtà hanno ben poco.

    Dobbiamo educare i Musulmani, particolarmente i giovani, classe dirigente del futuro, al rispetto degli insegnamenti coranici relativi alla condizione femminile, alla famiglia ed alla società. Malgrado il fallimento delle alternative prospettate dalla cultura occidentale, molti Musulmani sembrano ancora fare riferimento al concetto occidentale di parità fra i sessi, di moduli uniformi di comportamento fra i due sessi, individualismo e di famiglia mononucleare. E’ pertanto nostro dovere enfatizzare i pericoli connessi a tale modo di pensare. Se le conseguenze di idee simili non sono illustrate e combattute, saremo condannati al medesimo destino ed al fallimento del nostro modello di società.

    Tutto ciò non è però una risposta adeguata per noi Musulmani. Come vicari di Allah (swt) sulla terra37, è nostro dovere preoccuparci del mondo intero e di tutte le creature di Allah (swt). Alla luce del comandamento di diffondere la volontà di Allah (swt) in ogni angolo della terra, non dobbiamo trascurare di offrire agli altri il bene insito nelle nostre conoscenze. E’ tempo che l’Islam ed i Musulmani presentino le loro soluzioni dei problemi della società contemporanea, non solo ad un pubblico musulmano, ma anche al vasto auditorio dei non-Musulmani. Ciò può e deve essere fatto per mezzo dell’esempio della Società Coranica, in cui viene risolto magistralmente il problema dei rapporto tra uomo e donna.

    Sarà inoltre fatto per mezzo di scritti e stampati che potranno essere messi a disposizione di Musulmani e non. Non vi è modo migliore per servire la volontà di Allah (swt) e l’umanità intera. Non c’è miglior Da’wah di tale offerta di aiuto alle vittime ed ai disagi della società contemporanea.

    • 1. swt, abbreviazione di “Subĥana wa Ta°ala”, Gloria e Lode a Lui, l’Altissimo.
    • 2. (S) Abbreviazione di “salla allahu wa alehi wa aliyhi wa sallam”: “pace e benedizioni su di lui e sulla sua famiglia”.
    • 3. (as) Abbreviazione di “‘aleyhi assalam”, che la pace sia su di lui (o lei),che viene utilizzato accanto ai nomi dei profeti, degli angeli, dei puri Imam e delle donne del Paradiso (Khadija, Fatima, Maria).
    • 4. Santo Corano, Sura an-Nisa, 4:1.
    • 5. Santo Corano, Sura al-A°raf, 7:189.
    • 6. Santo Corano, Sura al-Azhab, 33:35.
    • 7. Santo Corano, Sura at-Tawba, 9:68.
    • 8. Santo Corano, Sura an-Nisa, 4:124.
    • 9. Santo Corano, Sura an-Nahl, 16:97; cfr. inoltre Santo Corano, Sura at-Tawba, 9:67-72.
    • 10. Cfr. anche Muhammad ‘Izzat Darvazah, “Al-Mar’ah fi al-Qur’an wa as-Sunnah” (Beirut,: al-Maktabah al-‘Asriyyah, 1980) pagg. 44, 47, 51.
    • 11. Muhammad Fu°ad °Abd al-Baqi, “al-Lu’lu’ wa-l-Margiah fi ma ittafaqa fihi as-Shaykhni” (Beirut: Dar al-Kitab al-Jadid, 1970), v.1, pagg.30-31.
    • 12. Hajji Faisal ibn Hajji ‘Uthman, “Women and Nation-Building: Systematic and Contemporary Analysis of the Problem of Woman in Contemporary Malay Muslim Society” (dissertazione per dottorato in filosofia presentata alla Temple University), pag.85.
    • 13. Muhammad Khayrat, “Markaz al-Mar’ah fi al-Islam” (Cairo: Dar al-Ma’arif, 1975), pag. 108.
    • 14. Monrad G. Paulsen, “Women, Legal Rights of” in Enciclopedia Americana (Danbury, Conn.: Americana Corp., 1980) Vol.29, pagg. 108-109.
    • 15. cfr Santo Corano, Sura an-Nisa, 4:32: “Non invidiate l'eccellenza che Allah ha dato a qualcuno di voi: gli uomini avranno ciò che si saranno meritati e le donne avranno ciò che si saranno meritate . Chiedete ad Allah, alla grazia Sua. Allah in verità conosce ogni cosa”.
    • 16. cfr Santo Corano, Sura an-Nisa, 4:7-11.
    • 17. cfr Santo Corano, Sura an-Nisa, 4:19.
    • 18. cfr Santo Corano, Sura al-Baqara,2:229, Sura an-Nisa, 4:19-21, Sura an-Nisa, 4:25.
    • 19. cfr Santo Corano, Sura an-Nisa, 4:44, e cfr. con Mustafa al-Siba’i, “al-Mar’ah bayn al-Fiqh wal Qanun” (Aleppo: al-Maktabah al-‘Arabyyah, 1976), pag. 38; Muhammad ‘Izzat Darwazah, “al-Dastur al-Qur’ani fi Shu’un al-Hayat” (Cairo: ‘Isa al Babi al-Halabi, n.d.), pag. 78.
    • 20. cfr. Santo Corano, Sura Maida,5:41; Sura an-Nur, 24:2.
    • 21. cfr Santo Corano, Sura an-Nisa, 4:19.
    • 22. cfr. Santo Corano, Sura al-Baqara,2:223, 2:240-241, Sura an-Nisa, 4:34.
    • 23. cfr. Santo Corano, Sura al-Baqara 2:233, Sura al-°Araf, 7:189.
    • 24. cfr. Santo Corano, Sura al-Baqara, 2:187.
    • 25. cfr. Santo Corano, Sura al-Azhab, 33:21, e Sura al-°Araf, 7:189.
    • 26. cfr. Santo Corano, Sura at-Tawba, 9:71.
    • 27. cfr. Santo Corano, Sura al-°Isra’, 17:23-26, Sura al.Nisa, 4:1, 4:7-12, Sura al-Baqara, 2:177, Sura al-Anfal, 8:41, Sura an-Nahl, 16:90.
    • 28. Santo Corano, Sura al-Baqara, 2:177.
    • 29. cfr. Santo Corano, 17:23-26, 4:7-9, 8:41, 24:22.
    • 30. cfr. Santo Corano, 2:83, 16:90.
    • 31. cfr. Santo Corano, 2:180-182, 4:33, 4:176.
    • 32. cfr. Santo Corano, 4:7-12.
    • 33. cfr. Santo Corano, 2:228.
    • 34. cfr. Santo Corano,4:34.
    • 35. cfr. Santo Corano, 4:127-135, 5:9.
    • 36. Santo Corano, Sura an-Nisa, 4:34.
    • 37. cfr. Santo Corano, 2:30
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