La Presenza Divina


    La Presenza Divina

    dell'Hojjatulislam Mohammad Hadi Abdekhoda’i

    L’essere umano si trova sempre alla presenza di Dio ed Egli è prossimo all’essere umano ed a tutti gli esseri viventi. Questo concetto è stato espresso nel Nobile Corano attraverso numerosi vocaboli fra cui la preposizione araba ma’a, che significa con, la quale ricorre circa diciotto volte per quanto concerne il rapporto fra l’essere umano e Dio.

    Complessivamente nel Libro Celeste la prossimità di Dio all’essere umano, il Suo essere con quest’ultimo, si divide in due categorie: una riguarda la totalità degli esseri viventi, l’altra appartiene ad un gruppo specifico, i credenti.
     

    Il rapporto di Dio con l’Universo della Creazione

    Dio è Colui che governa l’Universo. Tutti gli esseri viventi sono legati e si sostengono a Dio. Il dono dell’esistenza perviene costantemente dall’Altissimo Sostentatore alle creature, tanto che se dovesse interrompersi anche solo per un istante, esse si estinguerebbero. In filosofia è stato accertato che ciò che esiste per possibilità dipende nella propria esistenza da ciò che esiste per necessità, e che abbisogna di esso per esistere; in altri termini: il “principio generatore” è anche “principio conservatore”, come il corpo mobile che in ogni istante del suo moto necessita di un principio motore o come la luce che in ogni istante ha bisogno di una propria causa originante.

    Questo importante concetto filosofico e scientifico è stato espresso nel Nobile Corano con termini quali

    “Egli è con voi”, (Sacro Corano, 67: 4).
    “Egli è colui che sorveglia ogni anima” (Sacro Corano, 13: 33),
    “Egli è testimone di ogni cosa” (Sacro Corano, 41: 53),
    “Invero Dio veglia su di voi” (Sacro Corano, 4:1),
    “Egli è in realtà il custode di tutte le cose”   (Sacro Corano, 11:57),
    “Non esiste potenza se non in Dio” (Sacro Corano, 18: 39),

    che di seguito provvederemo ad esplicare brevemente:
     
    1- “Egli è con voi ovunque voi siate. Dio vede ciò che fate” (Sacro Corano, 57: 4).

    Il fatto che Dio osserva gli esseri umani e le loro azioni è uno degli strumenti necessari del Suo “essere prossimo ed essi”, concetto espresso nella prima parte del Versetto, ma è anche uno degli strumenti necessari al legame di dipendenza dell’umanità nei confronti di Dio. Questa forma di visione e consapevolezza è la forma più alta di percezione esistente, ovvero la visione, da parte della causa originante, dell’effetto da essa generato. Il Creatore ha piena consapevolezza della propria creatura allo stesso modo in cui lo scrittore conosce ogni singolo punto della propria opera letteraria, l’inventore comprende l’importanza di ciò che ha inventato, o il pittore distingue le raffinatezze e i più piccoli dettagli della propria opera pittorica.

    Dio l’Altissimo nel Sacro Corano recita: “Non conoscerebbe ciò che Egli stesso ha creato, quando Egli è il Conoscitore sottile, il Ben informato?” (Sacro Corano, 67:14).

    Tuttavia ogni paragone risulta imperfetto, poiché “Non esiste cosa simile a Dio”, ma l’umanità è costretta a fare ricorso a queste similitudini per avvicinarsi al concetto.

    2- “Cercano di nascondere [i propri atti] agli uomini, ma non li nascondono a Dio. Egli è al loro fianco, quando di notte pronunciano parole che Lui non gradisce. Dio ha dominio su tutto quello che essi fanno” (Sacro Corano, 4:108).

    Dio Altissimo biasima le trame notturne di alcuni miscredenti. Essi, pur nascondendosi agli altri esseri umani, non possono nascondersi a Dio, perché il Sostentatore ha dominio su tutte le azioni che essi compiono.

    In questo sacro Versetto oltre al fatto che Dio è al fianco degli esseri umani, viene evidenziato il Suo dominio su tutte le azioni umane. La vicinanza di Dio non è la vicinanza di un individuo a lui simile o equivalente, bensì la vicinanza di Colui che tutto abbraccia e comprende da chi viene abbracciato e compreso.

    3- “Non vedi che Dio conosce quel che è nei cieli e sulla terra? Non c’è conciliabolo a tre in cui Egli non sia il quarto, né a cinque in cui Egli non sia il sesto; siano in più o in meno, Egli è con loro ovunque si trovino. Poi, nel Giorno della Resurrezione, li porrà di fronte a quello che avranno fatto. In verità Dio conosce ogni cosa”   (Sacro Corano, 58:7).

    Per conciliabolo s’intende in qualche modo sussurrare all’orecchio, parlare in maniera occulta. In questo Versetto si fa cenno alla presenza divina e alla sua prossimità a qualsiasi gruppo più o meno numeroso di persone.
    Oltre ai Versetti menzionati, i quali esprimono il concetto della presenza divina attraverso la preposizione con, vi sono altri Versetti che esprimono la padronanza, il dominio e l’eternità del Sostentatore, quali i Versetti che riportiamo di seguito.
     

    4- “Egli è Colui che si erge sopra ogni anima e ne scruta i meriti acquisiti” (Sacro Corano, 13:33).

    Questo Versetto esprime il concetto della presenza divina attraverso l’idea dell’ergersi al di sopra di ogni essere vivente, come se Dio si ergesse sopra il capo di tutti. Qualsiasi atto essi compiano è in virtù della Sua potenza. Egli vede, poi ricompensa o punisce. Dio vigila sull’uomo e su ogni essere vivente, avendo piena presenza. Come chi svolge un lavoro ha piena padronanza della propria attività.

    Uno dei nomi di Dio è “Qayyum, che significa l’Essere in Sé, l’Eterno, l’Imperituro, l’Essere la cui esistenza dipende solo da Sé, e da cui dipende l’esistenza degli altri. Egli è il Custode di ogni cosa nello scenario della creazione, ed ogni cosa è sotto la protezione e il dominio della Sua potenza. Il vocabolo menzionato è un aggettivo superlativo ed esprime la sussistenza perfetta del Sostentatore.

    5- “Mostreremo loro i Nostri segni nell’universo e nelle loro stesse persone, affinché sia loro chiaro che questa è la Verità. Non è sufficiente che il tuo Signore sia presente e vigili su ogni cosa?” (Sacro Corano, 41: 53).

    Dio Altissimo dopo avere indicato i propri segni, si riferisce alla propria presenza al di sopra di ogni cosa. La radice della parola araba “shahid”, “shahada”, ha significato di presenza. Così come nel Versetto sul digiuno dice:

    “Chi di voi sia presente e testimoni [l’inizio] del mese di Ramadan pratichi il digiuno” (Sacro Corano, 2:185).

    La parola “ayah” significa invece “segno”, ed il segno testimonia di Colui a cui appartiene; e Colui a cui appartiene il segno deve essere presente nel segno stesso. Un libro che accresce la conoscenza, porta il segno della scienza di chi lo ha scritto, e la scienza dell’autore è presente nell’opera che ha scritto. Un bel quadro porta il segno dell’arte di chi lo ha dipinto, e l’arte del pittore è presente nella sua opera. Inoltre il moto di un corpo porta il segno delle forze che il suo principio motore gli ha impresso, e la forza del principio motore è presente nel corpo mobile. In questo senso nella creazione ogni cosa è segno divino: gli attributi di perfezione e bellezza di Dio irradiano sulla creazione e la Sua essenza sacra è in essa presente.

    La parola “shahid” possieda anche altri significati, tuttavia, considerando l’intero Versetto, il significato appena esposto è quello che più vi si adatta. Il filosofo islamico Hakim Sadr al-Mutalihin indica infatti per il vocabolo in questo proprio questo significato1. Si noti pure che nel Versetto è utilizzata la particella ‘ala (in arabo “sopra”; “su”) e non le (in arabo “per”; “a”), né ma’a (in arabo “con”).

    6- “In verità siamo stati Noi ad avere creato l’uomo e conosciamo le tentazioni dell’animo suo. Noi siamo a lui più vicini della sua vena giugulare”   (Sacro Corano, 50:16)

    In questo Versetto Dio Altissimo indica la propria completa conoscenza dell’uomo e delle sue tentazioni interiori, rammentando perciò all’uomo di essergli più vicino della sua vena giugulare. Quale vicinanza o prossimità può essere più stretta e breve di questa? E quali altri termini possono esprimere il concetto in maniera più eloquente?

    Invero la prossimità di Dio all’uomo è una prossimità spirituale e non corporea.

    7- “Egli è Colui che sorveglia ogni cosa”    (Sacro Corano, 13:33).

    Ecco un altro vocabolo (Muraqeb: “sorvegliante”; “che sorveglia”) che esprime il concetto di presenza divina, vocabolo che ricorre in numerosi Versetti coranici, talvolta in senso più generale e complessivo, talaltra con riferimento all’uomo, quando ad esempio recita:

    “Invero Dio veglia su di voi”   (Sacro Corano, 4:1 )

    Altrove, riferendo parole di Cristo, recita: “Tu vigilavi su di loro”    (Sacro Corano, 5:117).

    In questo Versetto, mentre si afferma che il Nobile Cristo (su di lui la pace) ordinò solo di adorare Dio, si fa riferimento alla sorveglianza di Dio sull’operato degli uomini, sia al tempo dell’apparizione di Cristo, sia dopo la sua ascesa ai cieli [perché dopo la sua ascesa lo considerarono Dio].

    8- “Non sa che, invero, Dio vede?” (Sacro Corano, 96:14).

    Dio in questo Versetto condanna l’ateo e il miscredente formulando una domanda negativa: “Non sa forse che Dio lo vede?”. Anche in questo Versetto la presenza divina viene espressa attraverso il vedere.

    Com’è stato indicato, la presenza, la prossimità e il dominio divini nei confronti di tutti gli esseri viventi vengono espressi per mezzo di differenti e numerosi vocaboli.
     

    Il rapporto di Dio con i Suoi servi privilegiati

    Come accennato in precedenza, il secondo tipo di prossimità divina riguarda specificamente quelle creature privilegiate che sono i credenti, al cui vertice si trovano i Profeti di Dio. Effetto di questa vicinanza sono l’amore, la benevolenza e l’aiuto, cui si fa riferimento in particolari Versetti.

    1) “Quando egli [il Profeta di Dio] diceva al suo compagno: ‘Non ti affliggere, Dio è con noi.’” (Sacro Corano, 9:40).

    Spiegazione dell’avvenimento: Il Nobile Profeta dell’Islam (la pace di Dio sia su di lui e sulla sua Famiglia) per ordine divino, fu incaricato di uscire dalla Mecca verso Medina. Quando i miscredenti della tribù dei Quraish si avvidero di questo fatto lo inseguirono ed egli entrò in una caverna che si trovava nei pressi della Mecca. Gli inseguitori raggiunsero le vicinanze dell’ingresso della grotta e colui che accompagnava il Nobile Profeta si inquietò molto temendo che essi potessero entrare, scovarli e catturarli. Il Nobile Profeta disse al suo compagno di viaggio: “Non ti affliggere, Dio è con noi”.  L’effetto di queste parole e di questa vicinanza divina furono serenità ed alleviamento dello spirito.

    Nel Versetto citato si fa espressa menzione della prossimità di Dio Altissimo al Nobile Inviato e Sigillo dei Profeti.

    Invero, i miscredenti che si erano preposti di inseguire l’Inviato di Dio, vedendo una tela di ragno intessuta all’apertura della grotta, si astennero dall’entrarvi.

    2) “Disse [Dio Altissimo a Mosé e Aronne]:’Non temete. Io sono con voi, tutto odo e vedo” (Sacro Corano, 20:46).

    Spiegazione dell’avvenimento: Quando Mosé (su di lui la pace), colui che conversava con Dio, fu scelto in qualità di Profeta e incaricato di portare il Messaggio Divino a un oppressore come il Faraone, Dio Altissimo rasserenò lui e suo fratello dicendo: “Non temete. Io sono con voi”. Effetto di questa vicinanza furono la benevolenza e l’aiuto divini largiti a un pastore, cioè Mosé, nei confronti della più grande potenza del suo tempo.

    Mosé guardava da una parte a un superbo carnefice come il Faraone, il quale giammai accolse la Verità, dall’altra a sé stesso, un pastore privo di qualsiasi potere. Quando venne perseguitato dal Faraone Dio gli dispensò serenità dicendo:

    “Andate con i Nostri segni. Noi saremo con voi e ascolteremo”    (Sacro Corano, 26:15).

    Il risultato di questa vicinanza divina fu la vittoria di Mosé e la liberazione dei Figli di Israele. Quando però partirono verso la terra promessa, Faraone non si placò e li fece seguire. I Figli di Israele erano estremamente terrorizzati: da una parte erano inseguiti dal Faraone, dall’altra erano sconvolti e perplessi.

    Mosé con estrema quiete e serenità disse:

    “In verità il Sostentatore è con me e mi guiderà”     (Sacro Corano, 26: 62).

    Effetto di questa vicinanza fu la guida del Sostentatore, quella alla quale si riferisce il Nobile Mosè.

    3) “In verità Dio è con coloro che lo temono e con coloro che compiono il bene”       (Sacro Corano, 16:128).

    Dio Altissimo nel complesso è con coloro che si astengono dal peccato e con chi compie il bene, allo stesso modo in cui Egli fu con i Suoi Profeti, assistendoli ed aiutandoli.

    Il concetto della vicinanza di Dio si trova anche in altri Versetti coranici 2. La vicinanza di Dio a coloro che perseverano viene parimenti trattata laddove recita:

    “Dio è con coloro che perseverano” (Sacro Corano, 2:249).

    Condizioni necessarie di questa vicinanza sono l’amore e la benevolenza, nonché il soccorso e l’aiuto.

    Il concetto di vicinanza di Dio è stato espresso anche in altre occasioni. Quando ad esempio riguardo ai Figli di Israele dice:

    “Dio prese dai Figli di Israele il Patto e scelse fra loro dodici sapienti. Dio disse: ‘Sarò con voi, purché eseguiate la preghiera, paghiate la decima e crediate nei Miei Inviati, li assistiate e facciate un prestito a Dio senza interesse. Allora perdonerò i vostri peccati e vi farò entrare nei Giardini dove scorrono ruscelli. Quindi chi di voi dopo tutto ciò sarà miscredente si allontana dalla retta via’” (Sacro Corano, 5:12).

    In questo caso si parla della vicinanza di Dio ai Figli di Israele. Tuttavia, come viene chiarito nel Versetto, la vicinanza di Dio non è senza condizioni, essendo subordinata ai loro meriti e alla loro rettitudine.

    Anche la vicinanza di Dio ai musulmani è stata trattata in alcune occasioni nel Glorioso Corano, laddove recita:

    “Dio è con voi e non sminuirà le vostre opere” (Sacro Corano, 47:35),

    vale a dire “vi ricompenserà completamente”. Condizioni necessarie di questa vicinanza, come si può ricavare dalle parti che precedono il Versetto, sono il soccorso e l’aiuto divini.

    In altro luogo un Versetto simile al precedente recita:

    “E quando il tuo Sostentatore rivelò agli angeli: ‘Invero sono con voi, rafforzate coloro che credono’” (Sacro Corano, 8:12).

    In questo Versetto la vicinanza di Dio è vicinanza dei Suoi angeli ai credenti, i cui frutti sono la tenacia e la saldezza di questi ultimi.

    Conclusione

    Dio Altissimo accompagna sempre coloro che hanno fede, ai quali dispensa incessantemente amore e carità. Dio è con tutti gli esseri viventi, Egli è il presupposto stesso dell’esistenza, tuttavia la vicinanza di Dio a tutte le creature è una vicinanza nel senso dell’eternità, mentre la vicinanza ai credenti integra la precedente nel senso dell’amore e della benevolenza, interessando coloro che si astengono dal male, coloro che compiono il bene e i perseveranti sul cammino della fede.

    Questa vicinanza divina esiste sempre e in ogni luogo, rispetto a tutti gli esseri viventi e agli uomini che credono. E’ la vicinanza di Dio Sapiente e Onnipotente, di Dio infinito che non può giammai essere contenuto nella forma corporea, né ridursi ai limiti del tempo e dello spazio.

    • 1.      Nell’opera Asfar °Arba° (“I quattro viaggi”).
    • 2. Cfr. Sacro Corano, 2:194; 19:69.
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