La Purificazione dell'Anima

    Nel Nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso

    Per comprendere meglio cosa s’intenda per “purificazione dell’anima”, è prima necessario spendere qualche parola sulla questione dell’arbitrio umano, dal quale dipende la crescita e il declino spirituale dell’essere umano.

    L’uomo è l’unica creatura che possiede due diverse dimensioni: una animale e l’altra umana. D’altro canto, egli è l’unico essere al quale Allah (SwT)1 ha dato libertà d’azione e diritto di scelta, mettendolo nelle condizioni di poter determinare liberamente il proprio destino. Nell’essere umano esiste commistione tra materia e spirito, corpo e anima, intelletto e passione e, in breve, tra umanità e animalità. Ognuna di queste componenti percorre, in modo naturale, la propria via, tende a impiegare la vita dell’uomo a proprio vantaggio e cerca di prevalere su ogni forza contraria.
    L’intelletto e la coscienza, simboli dell’umanità e fattori fondamentali dello sviluppo spirituale, tendono sempre a trascinare l’essere umano verso la purezza e le virtù. La passione, simbolo dell’istintività, invece, cerca di disarmare l’intelletto e la coscienza, di sgombrare la strada alle passioni e alle brame, affinché l’uomo sia totalmente libero di soddisfare i propri istinti. Solo l’essere umano è quindi libero di scegliere se comportarsi da essere umano o da animale. A tal proposito, il nobile Corano dice:

    إِنّا هَدَيْناَهُ السبِيلَ إِمّا شاكِراً وَ إِمّا كَفُورا

    “Noi gli abbiamo mostrato il {retto} sentiero, {è lui che deve decidere e scegliere la propria via: essere} riconoscente {e scegliere il sentiero che gli abbiamo indicato} o {deviare da esso, dimostrandosi così} ingrato.” (Santo Corano,76: 3)

    Solo l’essere umano è libero di seguire le proprie passioni, rimanere nella dimensione animale, dimenticare la propria umanità, procedere sul sentiero che porta alla perdizione, e, allo stesso tempo, di vivere da essere umano, curare adeguatamente tutte le dimensioni della sua esistenza, trarre vantaggio da ognuna di esse e raggiungere un degno grado di perfezione. A tal proposito, l’Imam °Ali (as)2 dice:

    عن عليّ (ع) قال: الدنيا دار مَمَرٍّ لا دار مقرٍّ و النّاس فيها رَجُلان: رجل باعَ فيها نَفسَه فأوْبَقَها و رجل ابتاع نفسه فأعتقها.

    Il mondo è una dimora temporanea, non definitiva; gli uomini in esso si dividono in due gruppi: un gruppo che, abbandonando la via della verità, seguendo il sentiero della perdizione, si vende rovinandosi, e un gruppo che, procedendo sulla retta via, acquista se stesso liberandosi.3

    Sulla terra vivono un’infinità d’animali, i quali soddisfano, conformemente alle leggi della creazione, i propri istinti e continuano la loro naturale vita, senza perdere né guadagnare nulla: la perdita e il guadagno riguardano solo ed esclusivamente l’essere umano.

    In effetti, gli animali, come abbiamo detto in precedenza, possiedono una sola dimensione, quell’animale, e sono costretti a rimanere sempre in essa. Essi sono guidati, in ogni loro attività (procurarsi il cibo, costruirsi un riparo nel quale vivere, riprodursi, combattere i propri nemici…), dai loro innati istinti. L’animale è costretto a ubbidire a tali istinti, non può discostarsi di un solo passo dal sentiero indicatogli da essi, non ha alcun diritto di scelta e non è libero di agire come vuole.

    L’essere umano ha invece, come abbiamo già detto, due diverse dimensioni: da un lato, ha una serie di cose in comune con gli animali (desidera vivere e riprodursi, sente fame e sete, dorme, si ammala, invecchia, muore…), dall’altro possiede delle facoltà innate che gli animali non hanno, quali l’intelligenza, la conoscenza innata (di Allah (SwT)), la coscienza, la propensione per i sublimi valori spirituali, la libertà, il diritto di scelta, la creatività e la possibilità d’infinito perfezionamento spirituale.

    L’uomo saggio non si fa dominare dagli istinti e riesce, grazie all’arbitrio donatogli da Allah (SwT), a vincerli, a seguire un sentiero diverso da quello indicatogli da essi. Questa libertà è uno dei preziosi doni che l’Onnipotente Creatore ha elargito esclusivamente all’essere umano affinché venga da lui sfruttato per vivificare la propria umanità, per acquisire le alte virtù, per elevarsi spiritualmente.

    Per comprendere meglio quanto abbiamo ora detto, si presti attenzione ai seguenti esempi. L’istinto che induce l’essere umano ad amare se stesso e a desiderare di vivere, lo spinge, al pari degli animali, a difendersi e a proteggere la propria vita; al contrario, la fede in Allah (SwT) lo invita a combattere e sacrificare la propria vita per difendere la verità e la giustizia, per salvare l’umanità dal traviamento e dalla tirannia.

    La persona dotata di fede ignora i sopraccitati istinti, ama morire martire sul sentiero di Allah (SwT) e raggiunge, in tal modo, i più alti gradi di perfezione e beatitudine. L’istinto sessuale spinge l’essere umano alla depravazione e alla lussuria; la fede e il senso di devozione lo fanno invece diventare timorato e lo inducono a vincere le passioni, a non compiere atti indegni, a preferire il consenso divino alla soddisfazione dei desideri sessuali.

    Riassumendo, possiamo affermare che l’essere umano e l’animale hanno in comune una serie di desideri istintivi, con la differenza che la bestia possiede una sola dimensione ed è completamente governato dagli istinti, mentre l’uomo saggio e libero possiede due diverse dimensioni: dove vede che la soddisfazione di un istinto è cosa irragionevole e lo danneggia, è in grado di opporre resistenza dinanzi ad esso e vincerlo. E’ grazie a questo potere di resistere dinanzi ai desideri istintivi, a tale libertà di scelta, che l’uomo può seguire gli ordini dell’intelletto e i richiami della coscienza, è in grado di liberare se stesso dal giogo delle passioni, diventando così un vero essere umano.

    Purtroppo però (di solito) l’intelletto è debole, mentre gli istinti e le passioni sono forti. A tal proposito, l’Imam Sadeq (as) dice:

    الهَوَى يقظانٌ و العقل نائمٌ

    La passione è sveglia, {ma} l’intelletto dorme.4

    Quando un istinto entra in attività e richiede d’essere soddisfatto, (di solito) l’intelletto s’offusca, perde il potere di discernere tra il bene e il male; è come se, in quel momento, l’uomo non si riconoscesse più, dimenticasse le virtù, la nobiltà dell’animo umano, la via della verità e del bene. Quando ciò si ripete e i vizi s’annidano saldamente nell’animo, poco alla volta, l’uomo assume i caratteri di un animale:

    لهَُمْ قُلُوبٌ لا يَفْقَهُونَ بهَا وَ لهَُمْ أَعْينٌ لا يُبْصِرُونَ بهَا وَ لهَُمْ ءَاذَانٌ لا يَسمَعُونَ بهَا أُولَئك كالأَنْعامِ بَلْ هُمْ أَضلّ أُولَئك هُمُ الْغافِلُونَ

    “Loro hanno cuori con i quali non comprendono, occhi con i quali non vedono, orecchi con i quali non sentono: sono come le bestie, anzi ancora più traviati. Questi sono gli inconsapevoli.” (Santo Corano,7: 179)

    عن عليّ (ع) قال…فالصُّورة صورة إنسان و القلب قلب حيوان لا يعرف باب الهُدَى فَيَتّبعَهُ و لا باب العَمَى فيَصُدّ عنه و ذلِكَ ميّت الأحياء.

    L’Imam °Ali (as) disse: «Il suo viso è umano, ma il suo cuore è quello di un animale. Non conosce né la retta guida, per giovarsene, né il traviamento, per evitare d’uscire dal retto sentiero. Egli è un morto tra i vivi»5

    Al fine d’appoggiare l’intelletto e avvicinare l’individuo alla sua dimensione umana, Allah (SwT) ha inviato i Profeti (as), incaricandoli di svegliare, con salde argomentazioni, gli intelletti degli uomini, affinché possano governare i loro ribelli istinti, dominare le proprie passioni, diventare veri esseri umani, raggiungere alti gradi spirituali. A tal proposito, il nobile Imam °Ali (as) afferma:

    فبعث فيهم رسله و واتر إليهم أنبيائه ليستأدوهم ميثاق فطرته و يذكّروهم منسيَّ نعمته و يحتجّوا عليهم بالتّبليغ و يثيروا لهم دفائن العقول.

    “Allah (SwT) ha suscitato i Suoi Messaggeri tra gli uomini e ha mandato loro, l’uno dopo l’altro, i Suoi Profeti, per chiedere loro di far fede al primordiale patto che strinsero con Lui, ricordare loro i dimenticati doni divini, argomentare contro di loro con la trasmissione {delle verità divine] ed estrarre gli intelletti sotterrati.”6

    Avendo accettato l’invito dei Profeti (as), alcuni uomini sono riusciti a rinforzare i propri intelletti, a dominare e sfruttare gli istinti a favore della propria spiritualità; sono diventati sinceri seguaci della verità e della giustizia, si sono liberati dal giogo delle passioni, sono riusciti a diventare padroni di se stessi e a raggiungere alti gradi d’umanità. A proposito di questi autentici e beati esseri umani, il nobile Imam °Ali (as) disse:

    قد أخلص لله فاستخلصه فهو من معادن دينه و أوتاد أرضه قد ألزم نفسه العدل فكان أوّل عدله نفي الهوى عن نفسه يصف الحقّ و يعمل به.

    “L’uomo retto e casto fa tutto, in assoluta devozione, per Allah, il Quale, a Sua volta, lo predilige. Egli è una delle fonti della religione di Allah, uno dei capisaldi della Sua terra. Egli si obbliga a essere equo e il primo grado della sua equità consiste nel rifiutarsi d’ubbidire alle passioni. Egli descrive il vero e lo pratica.”7

    Alcuni invece, oltre a rifiutarsi d’accettare i consigli dei Profeti (as), adorando le cose del mondo e cadendo nella lascivia, hanno indebolito il loro naturale intelletto, lo hanno offuscato, rendendolo impotente di comprendere la verità e riconoscere le realtà della vita. Il santo °Ali (as), a proposito di questo genere di persone dice:

    قد خرقت الشّهوات عقله و أماتت الدّنيا قلبه و ولهت عليها نفسه فهو عبدٌ لها و لمن في يديه شيئٌ منها.

    “La lascivia sfalda le trame del suo intelletto, il mondo fa morire il suo cuore e la sua anima riamane rapita da esso. Egli è schiavo del mondo e di chi possiede qualcosa di esso.”8

    L’intelletto di una simile persona è prigioniero delle sue passioni, non potrà mai indurlo ad agire saggiamente, non avrà il potere di guidarlo sul sentiero della beatitudine e metterlo in guardia dalle minacce della corruzione e del peccato. L’Imam °Ali (as) dice:

    عن عليّ (ع ( قال: كم من عقل أسير تحت هوى أمير

    “Molti sono gli intelletti prigionieri delle dominatrici passioni.”9

    و عنه (ع) قال: حرامٌ على كلّ عقل مغلول بالشّهوة أن ينتفع بالحكمة.

    “E’ proibito ad ogni intelletto prigioniero delle passioni giovarsi della sapienza.”10

    Tali persone, che per raggiungere i loro vili propositi sono pronti a tutto, rischiano costantemente di cadere in rovina e perdizione; è possibile che, per soddisfare i propri istinti animali, commettano crimini e iniquità d’ogni sorta, attentino alla vita e ai beni altrui e calpestino i diritti del prossimo; essi, alla fine, sono destinati a diventare dei perfetti animali.

    Nell’uomo, la dimensione umana, oltre a renderlo superiore sotto l’aspetto spirituale, lo rende superiore anche sotto l’aspetto materiale, facendolo prevalere sulle restanti creature della terra. E’ per effetto delle sue facoltà umane che egli, nel corso dei secoli, è riuscito gradualmente a cambiare l’aspetto della terra, a estrarre da essa preziosi minerali, a sfruttarne le risorse e le nascoste potenzialità, migliorando la propria vita, manifestando le sue capacità. Gli animali, nelle diverse ere, hanno vissuto sulla terra e si sono sostentati con gli infiniti doni che Allah (SwT) ha concesso loro. Non hanno però mai avuto la forza (e mai l’avranno) di creare il minimo cambiamento in questo pianeta, non sono mai riusciti a migliorare la loro vita. Solo l’uomo può eseguire una tale opera: egli è la migliore creazione di Allah (SwT) ed è dotato delle preziose facoltà umane.

    E’ per questo motivo che il Signore gli ha affidato questo importante incarico, chiedendogli, nel nobile Corano, di impiegare le proprie forze per rendere florida la terra:

    هُوَ أَنشأَكُم مِّنَ الأَرْضِ وَ استَعْمَرَكمْ فِيهَا

    “Allah vi ha creato dalla terra e vuole da voi che la rendiate florida” (Santo Corano, 11:61 )

    L’indole degli animali, al pari della loro condotta, possiede una sola dimensione, e ha origine istintiva, primitiva. Ogni specie animale è costretta, per natura, a sottomettersi agli istinti ed eseguire, immediatamente e senza discutere, i loro comandi: questo stato di fatti è condizione necessaria della natura animale. Animali quali la formica e l’ape domestica, ad esempio, obbedendo al loro istinto naturale, vivono in comunità da migliaia di anni e lo stesso faranno in futuro. Al contrario, nonostante l’Onnipotente Creatore abbia dotato l’essere umano di diversi istinti, non lo ha costretto ad ubbidire ad essi, lo ha lasciato libero di scegliere tra indole umana e quella animale.

    E’ per questo motivo che il Signore gli ha permesso sia di sottomettersi incondizionatamente ai propri desideri animali, sia di comportarsi umanamente e sfruttare adeguatamente i suoi naturali istinti. A tal proposito, si consideri la seguente tradizione:

    عن عبد الله بن سنان قال سألت أبا عبد الله فقلت: الملائكة أفضل أم بنو آدم فقال: قال أمير المؤمنين عليّ بن أبي طالب (ع) أنّ الله ركّب في الملائكة عقلاً بلا شهوة و ركّب في البهائم شهوة بلا عقل و ركّب في بني آدم كلتيهما فمن غلب عقله شهوته فهو خيرٌ من الملائكة و من غلب شهوته عقله فهو شرٌّ من البهائم.

    Abdullah Ibn Sanàn dice: «Chiesi all’Imam Sadeq (as): “Sono superiori gli angeli o gli uomini?”. Rispose: “Il Principe dei Credenti, °Ali Ibn Abu Talib, disse:‘In verità, Allah (SwT) ha creato gli angeli donando loro l’intelletto, senza però dotarli d’inclinazione al piacere dei sensi, e ha creato gli animali con tale inclinazione, senza però dotarli d’intelletto. Gli esseri umani sono invece stati dotati da Lui di sensualità e intelletto: l’uomo il cui intelletto vince i sensi, è superiore agli angeli, viceversa, colui la cui sensualità soggioga il suo intelletto, è peggio delle bestie.”11

    Il Santo Corano, a proposito della purificazione spirituale, raccomanda alla gente di ubbidire agli ordini di Allah (SwT) e del Suo Messaggero (S)12, d’accettare il loro invito, correggendosi e vivificando la propria umanità:

    يَأَيهَا الّذِينَ ءَامَنُوا استَجِيبُوا للّهِ وَ لِلرّسولِ إِذَا دَعَاكُمْ لِمَا يحْيِيكمْ

    “O voi che avete prestato fede, accettate l’invito di Allah e del Messaggero, quando vi chiamano a ciò che vi dona vita.” (Santo Corano, 8: 24)

    A questo punto è possibile che qualcuno si ponga la seguente domanda: Allah (SwT) ha chiesto direttamente agli uomini di rendere florida la terra e sfruttare le sue risorse naturali, mentre ha prescritto di ubbidire ai Suoi precetti per purificarsi spiritualmente e realizzare le potenziali capacità umane. Ora, che differenza esiste tra questi due tipi di vivificazione?

    Nell’era in cui l’attività principale dell’uomo era l’agricoltura, rendere florida la terra consisteva nel far affiorare i corsi d’acqua sotterranei e raccogliere le acque in superficie per irrigare i campi, assicurare lo sviluppo dell’agricoltura, curare, accanto all’attività agricola, l’allevamento, costruire delle case nelle vicinanze dei campi e creare delle strade per collegare i villaggi di campagna alle città e agevolare così la vendita dei prodotti agricoli.

    Oggi, migliorare la terra, renderla florida e prospera, ha assunto un significato più ampio. Assieme all’agricoltura e all’allevamento s’è sviluppata anche l’industria, che ha rivoluzionato in breve tempo la vita degli abitanti della terra. L’essere umano, in questi ultimi tre secoli, per effetto dello sviluppo delle scienze naturali, è riuscito a scoprire una considerevole parte dei misteri dell’universo, creando in tal modo la civiltà industriale.

    Egli, costruendo gigantesche navi, grandi aeroplani, velocissimi treni e avanzate automobili, ha soggiogato il mare, il cielo e la terra, ha cambiato l’aspetto di questo straordinario pianeta. Sviluppando le tecnologie informatiche, ha collegato tutto il mondo con la rete Internet, trasformando la gente del mondo in un’unica famiglia. Con l’ausilio di avanzati satelliti, è riuscito a raccogliere interessanti informazioni sugli altri corpi celesti.

    Se Allah (SwT) ha affidato all’uomo il compito di rendere florida e prospera la terra, è perché egli è degno di ricevere un simile incarico: la terra e tutte le creature che vivono in essa, sono esseri materiali e l’uomo saggio, ragionevole, con la sua scienza e sapienza, esaminando e studiando tali esseri materiali, può, in ogni epoca, conoscere le loro caratteristiche e i loro effetti, e, di conseguenza, sfruttarli e adoperarli per migliorare le condizioni di vita su questo pianeta.

    Il progresso spirituale dell’essere umano però non può essere paragonato a quello materiale, quest’ultimo non può da solo, basandosi solamente sul proprio intelletto, sulle sue conoscenze ed esperienze, portare correttamente a termine una simile opera. In effetti, la condizione fondamentale per riuscire ad eseguire con successo questa fondamentale opera, è avere una perfetta conoscenza dell’essere umano. L’uomo moderno, con tutte le conquiste che ha fatto in campo scientifico e tecnologico, non è ancora riuscito a conoscere se stesso, ad esplorare le profondità del suo essere. Tale conoscenza è così importante che il santo Profeta dell’Islam (S) dice:

    قال النّبيّ (ص): من عَرَفَ نفسه فَقَدْ عَرَفَ ربّه

    “Chi conosce se stesso ha conosciuto il proprio Signore.”13

    Se l’essere umano fosse stato conosciuto, i dotti, ieri e oggi, non avrebbero avuto così tante divergenze riguardo ad esso. L’uomo che non conosce se stesso, non è in grado di comprendere che cosa sia l’umanità, non ha conoscenza di tutte le dimensioni del suo essere. Come può dunque, da solo, diventare un vero essere umano e acquistare vera vita?

    Si faccia bene attenzione che quando affermiamo che l’uomo non ha conosciuto se stesso, non intendiamo che egli non ha conosciuto la sua sfera materiale, animale. In effetti, egli conosce relativamente bene questa dimensione e ciò è testimoniato dal fatto che, ad esempio, riesce a curare con successo molte delle malattie che affliggono il suo corpo e la sua psiche. Egli, dopo secoli di studio e progresso, ha raccolto considerevoli informazioni sulla struttura, sul funzionamento e sulla funzione del rene, del fegato, del cuore, delle arterie, delle vene, del cervello, dei nervi, dell’intestino e degli altri organi e apparati del corpo umano. Ciò che invece è rimasto sconosciuto all’essere umano, che ha fatto discutere e divergere i dotti di tutte le epoche, è la sua dimensione spirituale. Le più frequenti domande riguardo a tale questione sono:

    1) l’uomo è un essere totalmente materiale, oppure ha una componente materiale e una spirituale?

    2) Il pensiero, che distingue l’essere umano dalle altre creature di Allah (SwT) e lo rende superiore ad esse, è un fenomeno puramente materiale (la cui relazione con l’intelletto può essere paragonata - come hanno affermato alcuni studiosi materialisti - alla relazione che esiste tra la bile e il fegato) oppure riguarda fondamentalmente il mondo spirituale, e l’intelletto è solo un mezzo per collegarlo al mondo materiale?

    3) La coscienza è una facoltà indipendente, a sé stante, creata nell’animo umano per saggio provvedimento divino, per guidarlo alle virtù, oppure è un insieme d’ordini e divieti che i genitori e gli educatori inculcano nell’individuo fin dall’infanzia, ammassandosi nel suo animo?

    4) La propensione per la vita eterna, che esiste in modo naturale nell’intimo di ogni essere umano, è un desiderio vano e infondato oppure denuncia il fatto che l’uomo, per volere divino, è stato creato per vivere in eterno?

    5) Con la morte, l’uomo s’annienta totalmente oppure essa pone fine alla vita materiale e corporale dell’uomo e il suo spirito, che costituisce la sua dimensione spirituale e determina la sua personalità, continua la sua esistenza in un altro mondo?

    Esistono altre domande simili a queste a proposito dell’essere umano, le quali ci fanno ben comprendere che noi non conosciamo l’uomo, non comprendiamo la sua essenza. Non possiamo dunque da soli diventare veri esseri umani e vivificare la nostra umanità. Per elevarsi spiritualmente e raggiungere gli eccelsi obiettivi umani, bisogna mettere in pratica gli insegnamenti divini, i precetti che sono stati comunicati dagli infallibili Messaggeri Divini (as), i quali avevano l’incarico di fare degli individui dei veri esseri umani, realizzare le loro potenziali capacità umane, insegnare loro le elevate virtù, aiutarli a controllare, con la forza della fede, le loro passioni, a equilibrare i loro istinti e metterli in guardia dai pericoli derivanti dai piaceri materiali. Purtroppo, poche persone prestarono fede ai Profeti (as) e seguirono il sentiero da loro indicato. La maggior parte degli uomini non diede peso alle loro parole e condusse una vita totalmente materiale.

    Nel civilizzato mondo odierno, con tutte le scoperte e i progressi che l’uomo ha fatto, la maggior parte della gente non conduce una vita umana. Oggi molte persone non sono nemmeno in grado di comprendere cosa voglia dire vivere umanamente. Citeremo ora, a titolo d’esempio, una delle differenze tra vita umana e quella animale. Nel mondo animale, nella foresta, vige la “legge della giungla”; tra gli animali feroci solo gli artigli e i denti appuntiti sono in grado di risolvere le discordie. Al contrario, nel sacro mondo umano, deve governare l’intelletto e la coscienza e le discordie devono essere risolte attraverso la legge e la giustizia. Purtroppo però vediamo che attualmente tutto ciò è stato dimenticato, è come se fosse impossibile da realizzare.

    Così, le superpotenze, per conservare la “pace nel mondo”, invece di usare la fede, l’intelletto e la coscienza, invece di ricorrere alla verità, all’onestà, alla virtù e alla nobiltà umana, ricorrono alla corsa agli armamenti e usano ogni loro forza per ottenere la più micidiale delle armi, al fine di sopraffare i propri rivali, e, come se non bastasse, si vantano di queste loro vili armi e con esse si sentono superiori agli altri. Il declino morale e i disumani metodi applicati hanno fatto si che le superpotenze si minaccino, al pari di feroci animali, di uccidersi e sterminarsi e mostrino, al posto di denti e artigli, missili intercontinentali a testata nucleare.

    Non bisogna dimenticare che il fatto che oggi la maggior parte della gente ha abbandonato il sentiero della verità e dell’umanità, diventando succube delle proprie passioni, non dispensa la minoranza credente e devota dal dovere di comportarsi umanamente e ubbidire ai comandamenti divini. I credenti devono sforzarsi, infatti, di raggiungere i più alti gradi d’umanità, usare la preziosa vita di questo mondo per correggersi, elevarsi spiritualmente, ed acquistare le eccelse virtù umane e agire in modo da raggiungere l’eterna beatitudine. A tal proposito, il Sacro Corano dice:

    يَأَيهَا الّذِينَ ءَامَنُوا عَلَيْكُمْ أَنفُسكُمْ لا يَضرّكُم مّن ضلّ إِذَا اهْتَدَيْتُمْ إِلى اللّهِ مَرْجِعُكُمْ جَمِيعاً فَيُنَبِّئُكُم بِمَا كُنتُمْ تَعْمَلُونَ

    “O voi che avete prestato fede, preoccupatevi di voi stessi! Non vi arrecheranno alcun danno quelli che errano, se sarete ben guidati. Voi tutti ritornerete ad Allah, Egli v’informerà dunque di ciò che facevate.” (Santo Corano, 5: 105)

    Chi vuol diventare un vero essere umano deve usare la più preziosa cosa che ha dentro di sé: l’intelletto. Deve farsi guidare da esso, obbedendo ai suoi ordini e rispettando i suoi divieti. Del resto, tutto ciò è stato raccomandato anche dai Profeti (as) e dagli Imam (as). Consideriamo a tal proposito le seguenti tradizioni:

    عن النّبيّ (ص) قال: استرشدوا العقل ترشدوا و لا تعصوه فتندموا

    Il Santo Profeta (S) disse: «Fatevi guidare dall’intelletto e troverete la retta via; non disubbidite invece a esso, poiché vi pentireste»14

    عن عليّ قال: كفاك من عقلك ما أوضح لك سُبُلَ غيّك من رشدك

    L’Imam °Ali (as) disse: «Ti basti {sapere} del tuo intelletto che esso ti chiarisce le vie del tuo traviamento da quelle della tua crescita {spirituale}»15

    Seguire l’intelletto fa acquisire coscienza di sé, la quale, a sua volta, dona perspicacia e saggezza. Chi riesce a vedere la sua natura primitiva, acquista coscienza di tutti gli aspetti del suo essere, interni ed esterni, materiali e spirituali, animali e umani, li sfrutta adeguatamente, facendoli giungere al loro degno grado di perfezione. Chi segue questa via, risveglia le sue facoltà intellettive, viene a conoscenza delle preziose risorse nascoste nelle profondità del proprio essere e delle infinite capacità che Allah (SwT) gli ha donato; rimane attonito dinanzi alla maestà divina, vede se stesso dinanzi a decine e centinaia d’interrogativi e, talvolta, manifesta la sua meraviglia interna con splendide parole e profonde poesie.

    Meditando e riflettendo sulla creazione, vede tutti gli aspetti e le dimensioni dell’essere umano, seguendo i celesti insegnamenti della religione islamica, cura con adeguato equilibrio ambedue le componenti del suo essere (quella materiale e quella spirituale) e chiede continuamente a Allah (SwT) la beatitudine e la felicità di questo mondo e dell’Aldilà:

    رَبّنَا ءَاتِنَا فى الدّنْيَا حَسنَةً وَ فى الاَخِرَةِ حَسنَةً وَ قِنَا عَذَاب النّارِ

    “Nostro signore! Donaci il bene in questo mondo e nell’Aldilà e preservaci dal castigo del Fuoco.”(Santo Corano, 2: 201)

    I probi, da una parte si danno da fare per dirigere la loro vita terrena e soddisfare i propri bisogni materiali, e, dall’altra si sforzano di elevarsi spiritualmente e di raggiungere l’eterna beatitudine. Essi però danno maggiore importanza alle loro attività spirituali e, di conseguenza, riescono a sopportare le difficoltà materiali e l’indigenza; mai però sono disposti a vivere in una condizione di povertà spirituale. A tal proposito, il settimo Imam (as) dice:

    عن موسى بن جعفر (ع) قال: يا هشام أنّ العاقل رَضِىَ بالدّون من الدّنيا مع الحكمة و لَمْ يرض بالدّون من الحكمة مع الدّنيا فلذلك ربحت تجارتهم.

    O Hishàm, in verità, la persona saggia s’accontenta di possedere poco di questo mondo e molta saggezza, mentre non è contento di possedere poca saggezza e molte cose del mondo. E’ per questo motivo che egli trae sempre vantaggio dal proprio “commercio”.16

    La via attualmente intrapresa dal mondo moderno, che la maggior parte degli uomini ha accettato, è esattamente opposta a quella seguita dalle persone sagge delle quali parla il sopraccitato hadith. Oggi l’uomo usa tutte le sue facoltà intellettive per rendere prospera e florida la terra, per migliorare la sua vita materiale, per soddisfare completamente i propri istinti animali, e non si può negare che, in complesso, ottiene buoni risultati. Per quanto riguarda invece le questioni spirituali, non fa alcuno sforzo, non s’impegna d’acquisire le alte virtù ed elevarsi spiritualmente: nel mondo odierno sono apprezzati e ricercati solo i beni e i piaceri materiali e alla spiritualità non è dato il minimo peso.

    Nella civiltà industriale, la scienza s’è sviluppata velocemente, è stato debellato l’analfabetismo, le scuole e gli insegnanti hanno raggiunto persino i piccoli paesini di montagna; nella maggior parte delle città sono state costruite delle università e un gran numero di giovani hanno avuto modo di istruirsi in esse. Alcuni, in Europa e negli Stati Uniti, credevano che con il progresso della scienza, gli uomini avrebbero potuto fare a meno della religione. Così i trattati scientifici sostituirono i libri religiosi, le scuole e le università presero il posto delle chiese e delle moschee e gli insegnanti e i professori sostituirono i religiosi. Essi sostenevano che la trasgressione e la corruzione sono causate dall’ignoranza e debellando questa è possibile eliminare ogni forma di male.

    Questa gente ignorava però il fatto che non v’è alcuna interdipendenza tra peccato e conoscenza delle scienze naturali. La corruzione è causata dalla ribellione degli istinti e la fisica, la chimica e le altre scienze naturali non sono in grado di dominarli, di controllarli. Solo la forza della fede può contenere le passioni e domare gli istinti animali, salvando così l’essere umano dal peccato e dalla corruzione. Con la scienza possiamo prevalere sul mondo materiale, mentre con la fede possiamo domare le brame. Con la scienza possiamo soddisfare i bisogni materiali, terreni dell’essere umano, mentre con la forza della fede riusciamo a soddisfare le necessità spirituali. Purtroppo nella società industriale la mancanza d’equilibrio tra corpo e anima, tra materia e spirito, ha causato un continuo aumento della corruzione e della criminalità. Coloro che non mantengono l’equilibro tra queste due dimensioni non traggono alcun vantaggio dalla loro vita, sono in continua perdita.

    Nell’essere umano, è necessario distinguere tra vita animale (materiale) e vita umana (spirituale). La prima è garantita da fattori quali l’alimentazione, il riposo, l’igiene, la salute, mentre la seconda è assicurata da un fondamentale fattore spirituale: la coscienza di sé. Per acquistare coscienza di sé è necessario usare l’intelletto, prova interna di Allah (SwT), esaminarsi sotto l’aspetto spirituale e prestare attenzione ai preziosi doni che Allah (SwT) ha posto nell’intimo umano; dopodiché bisogna ricorrere al Profeta (S), che è la prova esterna di Allah (SwT), e imparare da lui come ci si purifica spiritualmente. Concludiamo dunque che coloro che usano l’intelletto per conoscere se stessi e che acquistano coscienza di sé, vivono da veri esseri umani, si elevano spiritualmente, siano essi analfabeti o meno. Quelli invece che non adoperano l’intelletto e non intendono conoscere se stessi, anche se sono istruiti, sono destinati a condurre una vita puramente animale. L’Imam °Ali (as) dice:

    عن عليّ (ع) قال: من استحكمت لي فيه خصلة من خصال الخير احتملته عليها و اغتفرت فقد ماسواها و لا أغتفر فقد عقلٍ و لا دينٍ لِأنَّ مفارقة الدّين مفارقة الأمْن فَلا يتهنأ بحياة مع مخافة و فقد العقل فقد الحياة و لا يقاس إلاّ بالأموات.

    Chi, sulla mia via, rinsalda in sé una buona qualità, io lo accetterò con essa, rinunciando alle altre. Non tollererò invece la mancanza d’intelletto e nemmeno quella di fede, poiché allontanarsi dalla religione significa perdere la sicurezza - e non è piacevole vivere nel timore e nell’insicurezza - ed essere privi d’intelletto significa essere privi di {vera} vita e, { chi è privo d’intelletto} non può essere paragonato che ai morti”17

    La libertà degli istinti è quindi in contrasto con le virtù e col progresso spirituale. Chi vuole purificarsi dal male e dal peccato, chi intende vivere e morire da vero essere umano, deve dunque equilibrare i propri istinti, deve allontanare da sé i vizi e acquisire le virtù. I profeti di Allah (SwT) (as) hanno insegnato alla gente che è possibile compiere tale purificazione spirituale solo con la fede, la sopportazione delle difficoltà, l’adempimento ai doveri religiosi e l’astensione dagli atti proibiti. I risultati che otterrà il credente su questa via dipenderanno dalla sua fede, dalla sua pazienza e dall’impegno che egli impiegherà nell’eseguire i suoi doveri e nell’astenersi dal peccato.

    Il compito dei messaggeri divini (as), non consisteva solo nel ricordare agli uomini il Creatore, risvegliare in loro il senso religioso e far riaffiorare la loro innata conoscenza interiore, per quanto riguardava la trasmissione della rivelazione e la diffusione degli insegnamenti divini. Essi dovevano anche sforzarsi di formare e educare la gente, e servirsi della forza della loro fede per guidarli sul retto sentiero. Sicuramente una tale fede, il cui unico effetto è la mera accettazione dell’esistenza del Creatore e che non suscita alcun timore, nessuna speranza, non crea il minimo senso di responsabilità nell’animo umano, non può avere il minimo effetto nel correggere la società, nel donare umanità agli individui e nel tenerli lontani dalla lascivia, dalle turpitudini e dal peccato.

    I Profeti (as) dovevano, al pari di gentili padri, di solleciti insegnanti, guidare costantemente gli uomini sul retto sentiero, proteggerli dal peccato e dalla corruzione, far capire loro che il Saggio Creatore non ha creato l’uomo invano, non lo ha dotato d’intelletto e arbitrio inutilmente, non gli ha permesso di prevalere sulle creature del cielo e della terra senza un saggio motivo. L’uomo ha il dovere di sfruttare nel migliore dei modi il proprio intelletto (che è la più preziosa cosa che Allah (SwT) gli ha dato), riflettendo sull’universo per conoscere meglio il suo Signore e rinforzare la propria fede. Egli deve esaminarsi, valutare attentamente tutte le dimensioni del suo essere, separare bene la sua dimensione animale da quell’umana, scoprire il suo vero valore, venire a conoscenza delle riserve e delle capacità che il Signore gli ha donato e cercare di sfruttarle, per elevarsi spiritualmente e diventare un autentico essere umano.

    I Profeti (as) avevano il dovere di guidare gli uomini sul sentiero della beatitudine e della salvezza, di mostrare loro la via dell’umanità e aiutarli a elevarsi spiritualmente. Per eseguire questa missione, come prima cosa, dovevano eliminare le superstizioni, le false convinzioni e l’idolatria, che ostacolavano lo sviluppo spirituale dell’essere umano; dovevano altresì restituire dignità e onore agli uomini, renderli indipendenti e ridare loro dignità. Tale opera poteva essere eseguita solamente attraverso l’adorazione di Allah (SwT) e il monoteismo; è per questo motivo che tutti i Profeti (as) iniziavano la propria missione con l’invito al monoteismo. A tal proposito, il nobile Imam °Ali (as) disse:

    عن عليّ (ع) قال: إنّ الله عزّ و جلّ بعث نبيّه ليخرج عباده من عبادة عباده إلى عبادته.

    “In verità, Allah, sia Egli glorificato e magnificato, ha inviato il Suo Profeta affinché dissuadesse i Suoi servi dall’adorare le Sue creature e l’inducesse a adorare Lui”18

    Riassumendo, i Messaggeri di Allah (SwT) (as), avevano l’incarico di trasformare gli individui in veri esseri umani e avvicinarli alle nobili virtù umane (abnegazione, onestà, pazienza, indulgenza, amore per il prossimo…). L’amato Profeta dell’Islam (S) disse:

    قال رسول الله (ص): إنّما بعثت لأتمّم مكارم الأخلاق

    “In verità, io sono stato inviato per perfezionare le nobili virtù {umane}.”19

    A tal proposito, consideriamo anche la seguente tradizione:

    إنّ الله عزّ و جلّ خصّ الأنبياء بمكارم الأخلاق فمن كانت فيه فليحمد الله على ذلك و من لم تكن فيه فليتضرّع إلى الله عزّ و جلّ و لْيَسأله إيّاها. قال: قلت جعلت فداك و ما هنّ؟ قال: هنّ الورع و القناعة و الصبر و الشّكر و الحلم و الحياء و السخاء و الشجاعة و الغيرة و البرّ و صدق الحديث و أداء الأمانة.

    L’Imam Sadeq (as) disse: «In verità, Allah, sia Egli glorificato e magnificato, ha riservato le nobili virtù {umane} ai Profeti. Chi le possiede deve esserne riconoscente a Allah, chi invece non le possiede deve supplicare Allah affinché gliele conceda». Il narratore di questa tradizione disse all’Imam (as): «Quali sono queste virtù?». L’Imam Sadeq (as) disse: «Il timor di Allah, la temperanza, la pazienza, la gratitudine, l’Hilm {saggia sopportazione delle difficoltà}, il pudore, la generosità, il coraggio, lo zelo, la bontà, la sincerità e la fidatezza»20

    Per giovarsi delle nobili virtù ed elevarsi ad alti gradi spirituali, bisogna, in molti casi, vincere gli istinti, dominare le passioni ed opporsi ai desideri animali. Queste importanti opere possono essere eseguite con successo, solo da coloro che possiedono una grande forza interiore, capace di difendere e proteggere le nobili virtù e rinforzare la volontà, permettendo loro di vincere, di soggiogare le passioni, gli istinti e procedere con assoluta decisione al conseguimento delle nobili ed eccelse qualità umane.

    Il raggiungimento d’alti gradi spirituali e di una vita umana, richiedono che l’individuo abbia anche una adeguata attività spirituale, accanto agli sforzi materiali (che garantiscono le sue necessità animali). Sono, infatti, queste attività che avvicinano l’uomo alla spiritualità e all’umanità e lo salvano dal condurre una vita animale. In tutto il mondo sono sempre esistite persone che si sono seriamente impegnate in questa sacra opera di purificazione spirituale, raggiungendo alti gradi di spiritualità e umanità. Queste persone non hanno fondato (e non fondano) la propria opera di formazione spirituale su modelli materiali, hanno bensì raggiunto tali gradi spirituali, combattendo le passioni, domando gli istinti, svegliando la coscienza e rinforzando il loro amore per il prossimo; hanno insomma seguito gli eccelsi insegnamenti dei Profeti (as).

    Non bisogna dimenticare che l’essere umano è naturalmente incline alle sopraccitate virtù. In effetti, le persone nobili e rette, anche senza essere informate della ricompensa che merita la persona che le possiede, possono giovarsi delle nobili virtù umane, possono, nella misura delle loro innate capacità, risvegliare nel proprio animo il sentimento d’amore per gli altri e lo spirito d’abnegazione, possono dominare gli istinti ribelli, avvicinarsi sempre di più agli eccelsi valori umani, acquisire le nobili virtù e metterle in pratica nei loro rapporti sociali.

    Queste persone, pur non essendo musulmane, sono profondamente rispettate dalla religione islamica. Le guide dell’Islam dimostravano molta gentilezza e sollecitudine nei loro confronti; ad esempio, quando i prigionieri della tribù dei Tai furono portati a Medina, la figlia di Hàtam Taì si presentò al Profeta dell’Islam (S) e chiese perdono e libertà. Il sommo Profeta (S) disse allora:

    …فقال (ص): خلّوا عنها فإنّ أباها كان يحبّ مكارم الأخلاق

    “Lasciate stare quella ragazza e liberatela: suo padre, Hàtam Taì amava le nobili virtù.”21

    In una società, l’esistenza delle nobili virtù è segno di spiritualità e umanità ed è opportuno che tutti i popoli, a prescindere dal loro credo e dalle loro convinzioni, si sforzino di assumere queste eccelse qualità umane, si amino e s’aiutino a vicenda. L’Imam °Ali (as) disse:

    عن عليّ (ع) قال: لو كنّا لا نرجو جنّة و لا نخشى نارًا و لا ثوابًا و لا عقابًا لكان ينبقي لنا أن نطلب مكارم الأخلاق فإنّها ممّا تدلّ على سبيل النّجاح.

    “Se non avessimo sperato nel Paradiso e non avessimo temuto il fuoco {dell’Inferno}, se non avessimo creduto nella ricompensa {di Allah (SwT)} e nemmeno nel {Suo} castigo, avremmo ancora dovuto sforzarci di acquisire le nobili virtù {umane), poiché esse guidano al sentiero della salvezza.”22

    I Profeti (as) avevano anche il dovere d’informare gli uomini dell’Aldilà e della vita eterna, e, servendosi della fede nel Giorno del Giudizio, risvegliarne il senso di responsabilità. I Profeti (as) avevano l’incarico di far comprendere agli uomini che sono stati creati per vivere in eterno e che la temporanea vita di questo mondo finisce con la morte e nel Giorno del Giudizio inizia la vita eterna; Allah (SwT) resusciterà gli uomini, i quali dovranno comparire tutti dinanzi al Suo giudizio e rispondere delle proprie azioni: i buoni saranno premiati e gli empi puniti.

    Negli insegnamenti dei profeti di Allah (SwT) il consenso divino, la fede nell’Aldilà e la certezza della ricompensa divina giocano un fondamentale ruolo nell’acquisizione e nel mantenimento delle nobili virtù umane. I sinceri seguaci dei Profeti (as) sono sicuri che virtù quali lo spirito di sacrificio dei propri beni e della propria via per Allah (SwT) e per la verità, l’equità, l’ostilità verso l’ingiustizia e l’amore per gli oppressi e gli indigenti, attirano il consenso del Signore e meritano la Sua ricompensa. Questa sicurezza interiore li rende forti e li induce a domare i propri istinti. L’Imam °Ali (as) disse:

    عن عليّ (ع) قال: من أيقن بالخَلَف جاد بالعطيّة

    “Chi è sicuro che sarà premiato per ciò che dona, donerà magnanimamente le sue migliori cose.”23

    L’istinto che induce l’uomo a desiderare di vivere è assai potente. Gli uomini pur di rimanere vivi sono pronti a rinunciare alla propria posizione, alla propria terra, alla propria dimora, ai propri beni. Tuttavia, quando l’uomo acquista fede nell’Islam, accoglie realmente gli insegnamenti del nobile Messaggero di Allah (SwT) (S) e comprende il valore del sacrificare la vita per Allah (SwT), ama, con tutto il cuore, morire martire sul sentiero di Allah (SwT). In effetti, egli apprende dall’Islam che l’essere umano non s’annienta morendo, ma passa da un mondo a un altro, e si convince che è meglio che questo passaggio avvenga attraverso il martirio, che viene da Allah (SwT) ricompensato con un’infinita grazia. L’Imam Sajjàd (as) disse: «Il giorno d’Ashurà, quando la battaglia si fece tremenda, l’Imam Husain, rivolgendosi ai suoi nobili e devoti compagni, disse:

    صبرًا بني الكرام فما الموت إلا قنطرة تعبر بكم عن البؤس و الضّرّاء إلى الجنان الواسعة و النّعيم الدّائمة فأيّكم يكره أن ينتقل من سجن إلى قصر.

    “O figli dei Nobili, pazientate! La morte per voi non è altro che un ponte che vi conduce dalla sofferenza, dal dolore, agli ampi paradisi {del Signore}, alla perpetua grazia. Chi di voi non ama passare da una prigione a una reggia?”24

    I sinceri seguaci dell’Islam, che hanno fede nel Giorno del Giudizio e vedono sempre se stessi responsabili dinanzi a Allah (SwT), sorvegliano sempre le proprie azioni, eseguono i loro doveri divini, si astengono da ciò che Egli ha proibito e aborriscono il male e la corruzione. In effetti, essi sono certi d’essere responsabili d’ogni peccato che eseguono in questo mondo, non hanno il minimo dubbio che nel Giorno del Giudizio dovranno rispondere delle loro colpe.

    Questi devoti uomini, con la forza della fede, riescono a dominare i propri desideri animali, ad affidare le redini degli istinti all’intelletto; non trasgrediscono i precetti del loro Signore, si tengono lontani dal peccato e non calpestano i diritti altrui. Il settimo Imam (as) dice a Hishàm (uno dei suoi discepoli):

    عن موسى بن جعفر (ع) قال: يا هشام رحم الله من إستحيا من الله حقّ الحياء فحفظ الرأس و ما حوى و البطن و ما وعى و ذكر الموت و البلى و علم أنّ الجنّة محفوفة بالمكارة و النّار محفوفة بالشّهوات.

    “O Hishàm, che Allah (SwT) benedica chi si vergogna di Allah (SwT), com’è giusto che {la creatura} si vergogni {del suo Creatore}, preservando così {dal male} la propria testa e ciò che v’è in essa {non peccare, esteriormente, con gli occhi, le orecchie e la lingua, e, interiormente, facendo pensieri satanici}, vigilando sul proprio ventre e ciò che entra in esso {cibi e bevande proibite}, ricordando la morte, coprendo il proprio corpo e acquistando coscienza del fatto che il Paradiso è avvolto dai difficili doveri e dalle difficoltà, mentre l’Inferno è avvolto dalla concupiscenza.”25

    Questo hadith vuole dire che colui che aspira all’eterna beatitudine, deve sopportare in questo mondo le difficoltà legate alla purificazione dell’anima, deve eseguire con diligenza i suoi doveri divini. Chi vuole rimanere al sicuro dal fuoco dell’Inferno, deve domare gli istinti e rinunciare a soddisfare i desideri illeciti.

    Coloro che seguono gli insegnamenti dei Profeti (as), hanno una concezione divina del mondo e credono profondamente nell’Aldilà. Non mirano solo a soddisfare i propri desideri animali, non guardano solo il loro utile materiale; essi considerano sia questo mondo sia l’Aldilà e curano, contemporaneamente, ciò che riguarda la loro vita terrena e ultraterrena. Sono consci del fatto che la beatitudine e la rovina dell’uomo dipendono da ciò che egli ha fatto nella sua vita terrena e, di conseguenza, stanno attenti a non peccare in questo mondo, ad avere un retto comportamento, a eseguire diligentemente i propri doveri, a tenersi lontani dalla corruzione e dal male.

    Secondo i seguaci dei Profeti Divini (as), la vita dell’uomo in questo mondo è come quella del feto nel ventre materno, e la sua morte è come una seconda nascita. Il feto non vive in eterno nel ventre della madre e, analogamente, la vita dell’uomo, in questo fugace mondo, è limitata. D’altra parte il feto, nascendo, abbandona l’utero materno e mette piede in un mondo diverso; la placenta, che garantiva i rapporti funzionali tra embrione e parete uterina, viene seppellita e il neonato prosegue senza di essa la sua nuova vita. In modo analogo, l’uomo, morendo, esce da questo limitato mondo, lascia sotto terra il suo corpo e prosegue la sua vita in un mondo diverso. Il feto, nell’utero materno si prepara per affrontare la vita di questo mondo, sviluppa organi e apparati che gli permetteranno in futuro di vivere in esso. Similmente, l’uomo per raggiungere l’eterna beatitudine dell’Aldilà, deve, prepararsi in questo mondo e sviluppare in sé la spiritualità e le nobili virtù; solo in questo modo potrà continuare a vivere degnamente nell’Aldilà, potrà raggiungere l’eterna felicità dell’altro mondo.

    Un feto che nel ventre materno non riesce, ad esempio, a sviluppare gli organi della vista, sarà cieco per tutta la sua vita e soffrirà sempre per questo difetto. Analogamente, se l’uomo in questo mondo non riesce ad uscire dalle tenebre dell’ignoranza e della materialità, nell’Aldilà sarà cieco, non vedrà la luce della beatitudine e della felicità e soffrirà in eterno per questa mancanza. A tal proposito, il sacro Corano afferma:

    و من كان في هذه أعمى فهو في الآخرة أعمى و أضلّ سبيلا

    “E chi in questa {vita} sarà stato cieco, sarà cieco anche nell’Aldilà e {sarà} ancora più traviato.” ( Santo Corano, 17: 72)

    E’ necessario prestare attenzione al fatto che, nell’utero materno, il feto non è dotato d’arbitrio, non può interferire nel proprio processo di crescita e di sviluppo e costruire il suo corpo a proprio piacimento. Egli deve sottostare alle leggi della creazione e ai fattori genetici; è la natura che guida lo sviluppo degli organi e delle forze interne ed esterne del feto, facendolo alla fine nascere perfetto o imperfetto, sano o malato, intelligente od ottuso, bello o brutto.

    Le cose sono totalmente diverse per quanto riguarda invece la vita dell’uomo dopo la nascita. L’uomo è libero in questo mondo e può sia diventare un vero essere umano ed elevarsi spiritualmente, sia sviluppare in sé le qualità delle bestie e diventare un perfetto animale o, a volte, anche peggio.

    Allah (SwT), al fine di guidare l’uomo sul sentiero dell’umanità, di farlo elevare spiritualmente, di costruire le basi della beatitudine umana, attraverso i Suoi messaggeri (as), ha comunicato all’umanità i Suoi precetti, ha fatto conoscere agli esseri umani la via dell’eterna felicità e dell’eterna dannazione, lasciandoli liberi di accogliere o respingere gli insegnamenti religiosi. A tal proposito, il Santo Corano dice:

    إِنّا هَدَيْناَهُ السبِيلَ إِمّا شاكِراً وَ إِمّا كَفُورا

    “Noi gli abbiamo mostrato il {retto} sentiero, {è lui che deve decidere e scegliere la propria via: essere} riconoscente {e scegliere il sentiero che gli abbiamo indicato} o {deviare da esso, dimostrandosi così} ingrato.” (Santo Corano,76: 3)

    Coloro che accolgono la guida divina, eseguono i Suoi precetti e cercano di diventare veri esseri umani, nel Giorno del Giudizio universale risorgeranno da esseri umani, compariranno tra i timorati e i beati e godranno dell’infinita grazia del Signore, della Sua generosa ricompensa. Coloro invece che si ribellano a Allah (SwT) e ignorano le virtù, nell’Aldilà compariranno fra i traviati e gli empi e saranno puniti per i peccati che hanno commesso durante la loro vita terrena.

    • 1. (SwT) abbreviazione di “Subĥana wa Ta°ala”, Lode a Colui che è privo di ogni imperfezione, l’Altissimo.
    • 2. (as) abbreviazione di “‘aleyhi-ha-hum assalam”, “che la pace sia su di lui-lei-loro”, che viene utilizzato accanto ai nomi dei Profeti, degli angeli, dei puri Imam e delle donne del Paradiso (Khadija, Fatima, Maria, Asya) e secondo alcuni pareri viene usato anche accanto a nomi di altre donne come Zeynab, Ruqayya, Oum Kulthum, Fatima Masuma…
    • 3. Nahj-ul-Balaghah: sentenza 133 (Ed. Daru-l-Thaqalain).
    • 4. Biharu-l’Anwar: vol. 17, pag. 181.
    • 5. Nahj-ul-Balaghah: sermone 87 (Ed. Daru-l-Thaqalain).
    • 6. Nahj-ul-Balaghah: sermone 1 (Ed. Daru-l-Thaqalain).
    • 7. Nahj-ul-Balaghah: sermone 1 (Ed. Daru-l-Thaqalain).
    • 8. Ibid.
    • 9. Nahj-ul-Balaghah: sentenza 211 (Ed. Daru-l-Thaqalain).
    • 10. Guraru-l-Hikàm: vol. 3, pag. 404, n. 4902.
    • 11. Wasa-ilu-l-Shi°ah: vol. 4, libro riguardante il Jihad, capitolo inerente il dovere di far prevalere l’intelletto ai sensi, pag. 29.
    • 12. (S) abbreviazione di “salla allahu wa alehi wa aliyhi wa sallam”: “pace e benedizioni di Allah (SwT) su di lui e sulla sua famiglia”.
    • 13. Biharu-l’Anwar: vol. 2, pag. 32, hadith 22.
    • 14. Mustadraku-l-Wasà-il: vol. 11, pag. 207, hadith 12.
    • 15. Nahj-ul-Balaghah: sentenza 421 (Ed. Daru-l-Thaqalain).
    • 16. Tuhafu-l´ugul: pag. 387.
    • 17. Al-kàfi: vol. 1, pag. 27.
    • 18. Nahju-l-Balaghah: pag. 401, lettera 27 (Ed. Daru-l-Thaqalain)
    • 19. Mustadraku-l-Wasa’il 11: 187, h. 1.
    • 20. Al-Kàfi 2: 46, h. 3.
    • 21. Mustadraku-l-Wasa’il 11: 194, h. 21.
    • 22. Mustadraku-l-Wasa’il 11: 193, h. 21.
    • 23. Bihàru-l’Anwàr 17: 101.
    • 24. Nafasu-l-Mahmum: 103.
    • 25. Tuhafu-l´Ugْl: 390.
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