Misericordia e Beneficenza


    Misericordia e Beneficenza

    Yahya °Alawi

    Oh mio Dio, fai sì che con misericordia io sia amorevole verso coloro che sono provati e che con affetto io faccia loro delle confidenze”.
    {Invocazione dell’Imam as-Sajjad(as) per i suoi vicini e i suoi amici}

    Nel Nome di Allah, il Clemente e il Misericordioso

    Tra le virtù sulle quali ha più insistito il nobile Corano e gli insegnamenti del santo Profeta (S)1 e dei Puri Imam dell’Ahl ul-Bayt (as)2 occupano uno spazio centrale la misericordia, la bontà, la dolcezza e la gentilezza.

    Uno dei doveri del musulmano è, come dice un ĥadīth del Profeta (S), di “abbellirsi delle qualità divine”.

    Non c’è Attributo Divino sul quale il Sacro Corano insiste più dell’Attributo della “misericordia”, che è evocato più di 150 volte nel Sacro Libro, senza contare che è doppiamente rappresentato dai due Nomi divini “il Clemente” e “il Misericordioso” nella formula di benedizione che inaugura le Sure del Sacro Corano e che dovrebbe accompagnare tutti gli atti della vita dei musulmani.
    Sono ancora questi attributi che Allah (SwT)3 sottolinea, quando fa l’elogio del Suo Profeta (S):

    “Ora vi è giunto un Messaggero scelto tra voi; gli è gravosa la pena che soffrite, brama il vostro bene, è dolce e misericordioso verso i credenti”. (Sacro Corano, Sura at-Tawba, 9:128)

    Allora, Allah (SwT) conforta il Suo Messaggero (S) nella sua maniera di comportarsi verso i fedeli e dice:

    “E’ per misericordia di Allah che sei dolce nei loro confronti! Se fossi stato duro di cuore, si sarebbero allontanati da te. Perdona loro e supplica che siano assolti..” (Sacro Corano, Sura ali-°Imran, 3:159)

    Lo stesso accadde quando all’inviato Mosè (as) e suo fratello Aronne (as) in missione presso il Faraone, che era tuttavia un tiranno spietato, Allah (SwT) raccomandò ai Suoi messaggeri di rivolgersi a lui con dolcezza:

    “Andate de Faraone: in verità si è ribellato! Parlategli con dolcezza. Forse ricorderà o temerà Allah”. (Sacro Corano, Sura Tā Ĥā, 20: 43-44)

    In molti passaggi della sua khutba (discorso) durante il mese di Ramadhan, il Profeta (S) ci raccomandò di comportarci con dolcezza e misericordia:
    Siate misericordiosi verso i vostri giovani, (…) commuovetevi degli orfani degli altri {cioè dei non musulmani} e ci si commuoverà sui vostri orfani. (…) Oh gente, chi migliorerà il suo carattere in questo mese, si guadagnerà un lasciapassare per il Sirat il giorno in cui i piedi scivoleranno; a chi in questo mese alleggerirà il fardello di coloro che sono in suo potere, Allah gli alleggerirà i suoi compiti; a chi si asterrà di fare del male (agli altri), Allah allontanerà da lui la Sua collera il giorno in cui lui Lo incontrerà; (…) a chi manterrà i suoi legami di parentela, Allah lo toccherà con la Sua Misericordia il giorno in cui lui Lo incontrerà.”

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    “Oh mio Dio, sei Tu che, nel Tuo Libro, hai rivelato la Grazia
    E ci hai ordinato di fare la grazia a coloro che ci hanno fatto del torto(…);
    Tu ci hai ordinato di non cacciare il mendicante dalle nostre porte(…);
    Tu ci hai ordinato di fare la beneficenza”
    {Invocazione dell’Imam as-Sajjad (as) trasmessa da Abu Hamza Thomali}

    Una delle conseguenze delle virtù della misericordia e della bontà, delle quali abbiamo visto l’importanza centrale nell’Islam, è la beneficenza.
    Un versetto del Sacro Corano ricorda che:

    “La carità non consiste nel volgere i volti verso l’Oriente e verso l’Occidente, ma nel credere in Allah e nell’Ultimo Giorno, negli Angeli, Nel Libro e nei Profeti e nel dare, dei propri beni, per amor Suo, ai parenti, agli orfani, ai poveri, ai viandanti diseredati, ai mendicanti e per liberare gli schiavi (…)” (Sura al-Baqara, 2:177)

    Un altro versetto precisa ancora:

    “Non avrete la vera pietà finché non sarete generosi con ciò che più amate.” (Sura ali-°Imran, 3:92)

    La beneficenza consiste dunque nel dare i propri beni in elemosina, ma la nostra elemosina non merita questa qualifica se consiste, non nei beni che non ci interessano, che sono in sovrabbondanza, ma al contrario in beni “che amiamo” e che ci fanno dunque prodigare “malgrado l’amore che si prova per loro”.
    Fare beneficenza è d’altronde particolarmente raccomandato durante il mese di Ramadhan, come ci ricorda il Profeta (S) nel sermone che fece all’inizio di questo mese:

    Fate l’elemosina ai vostri poveri e ai derelitti (…) Oh gente, a colui che donerà in questo mese di che rompere il suo digiuno a un fedele digiunante, avrà per questo suo gesto da Allah la ricompensa di qualcuno che avrà affrancato un essere vivente ed il perdono dei suoi peccati passati.”

    Dissero allora al Profeta (S): “Non tutti hanno la capacità di fare questo”.
    Egli allora rispose: “Preservatevi dal Fuoco, fosse questo con una metà di dattero! Preservatevi dal Fuoco, fosse questo con un sorso d’acqua! Oh gente, chi migliorerà il proprio carattere in questo mese, si guadagnerà un lasciapassare per il Sirat il giorno in cui i piedi scivoleranno; a chi alleggerirà in questo mese il fardello di coloro che sono in suo potere, Allah gli alleggerirà il suo compito; a chi si asterrà a fare del male (agli altri), Allah allontanerà da lui la Sua collera il giorno in cui Lo incontrerà; a chi onorerà un orfano, Allah l’onorerà il giorno in cui Lo incontrerà; a chi manterrà i suoi legami di parentela, Allah lo toccherà con la Sua Misericordia il giorno in cui Lo incontrerà”.

    • 1. (S) abbreviazione di “Sallal-Lāhu °alayhi wa ãlihi wa sallam”: “pace e benedizioni di Allah (SwT) su di lui e sulla sua famiglia”.
    • 2. (as) abbreviazione di “°Alayhi-ha-hum assalām”, “che la pace sia su di lui-lei-loro”, che viene utilizzato accanto ai nomi dei profeti, degli angeli, dei puri Imam e delle donne del Paradiso (Khadīja, Fātima, Maria, Asiah) e secondo alcuni pareri viene usato anche accanto a nomi di altre donne come Zaynab, Ruqayya, Um Kulthūm, Fātima Masuma…
    • 3. (SwT) abbreviazione di “Subĥāna wa Ta°āla”, Lode a Colui che è privo di ogni imperfezione, l’Altissimo.
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