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L’Esistenza, l’Unicità e gli attributi di Dio

L’uomo ricerca in modo innato l’origine della creazione

L’uomo tende, in modo innato, a ricercare la causa della comparsa di ogni fenomeno e nega categoricamente la possibilità che i fenomeni vengano a esistere da sé, senza l’intervento di alcuna causa.

Cosí un autista la cui vettura si arresti improvvisamente scenderà dall’auto per controllare la parte che sospetta essersi guastata e scoprire cosí la causa dell’arresto; non riterrà invece che l’auto si sia arrestata senza un preciso motivo. Quando poi vorrà farla ripartire prenderà gli strumenti appositamente disposti in essa e si metterà a lavoro per ripararla, senza restare passivo in attesa di una partenza casuale.

Quando l’uomo ha fame pensa a procurarsi del cibo, quando ha sete va alla ricerca dell’acqua e quando sente freddo cerca di procurarsi un abito pesante o una stufa. Anche in tali casi, mai resterà passivo affidandosi al caso e attendendo che le cose si risolvano da sé.

Colui che desidera costruire un edificio naturalmente si sforzerà di procurare i materiali da costruzione necessari e un sufficiente numero di operai e muratori. Non spererà invece che il suo desiderio si realizzi da sé, in modo del tutto casuale.

Da quando l’uomo esiste sulla terra, vede intorno a sé montagne, foreste e immensi mari. Egli ha sempre visto il sole, la luna e le stelle in ordinato e perpetuo movimento. Gli scienziati, con il loro instancabile lavoro di ricerca scientifica, hanno sempre indagato sulle cause della comparsa di questi stupefacenti esseri e nessuno di loro ha mai affermato che siccome l’uomo da quando ha messo piede sulla terra ha visto questi esseri nello stesso stato in cui ancor oggi si trovano, allora essi sono venuti a esistere da sé, senza l’intervento di alcuna causa.

Quest’innata disposizione a ricercare le cause, le ragioni, spinge l’uomo a indagare riguardo alla comparsa del creato e del suo stupefacente ordine e a chiedersi se quest’immenso universo (le cui componenti sono in relazione tra di loro e che, in realtà, formano un unico grande fenomeno) sia venuto a esistere da sé, senza l’intervento di alcuna causa, oppure tragga origine da un fattore esterno.

A proposito poi dello strabiliante ordine del creato, egli è spinto da questo innato istinto di ricerca a chiedersi se tale ordine (che guida ogni cosa verso il proprio specifico obiettivo ed è presente in tutto l’universo secondo costanti e assolute leggi) sia retto da un essere dotato di potere e sapere infiniti, oppure sia venuto ad esistere in modo casuale.

La prova dell’esistenza di un Creatore

Quando l’uomo segue il proprio istinto di realismo, trova in ogni angolo dell’universo numerose prove dell’esistenza del Creatore, del Sostentatore dell’Universo. Egli infatti, con tale innato istinto, comprende che ognuna delle creature che godono del beneficio dell’esistenza, che nel loro essere, volenti o nolenti, percorrono un ben determinato sentiero e dopo un po’ lasciano il proprio posto ad altre creature, non sono venute a esistere da sé; il preciso itinerario che percorrono durante la propria esistenza non è stabilito da loro stesse.

Esse, insomma, non hanno il minimo ruolo nella propria creazione e nell’assetto dell’itinerario della propria esistenza. Ad esempio, non è stato l’essere umano a scegliere d’essere uomo o d’avere le caratteristiche proprie dell’essere umano.

Parimenti, l’istinto poc’anzi citato, non accetterà mai l’ipotesi che tutti gli esseri che circondano l’uomo siano venuti ad esistere da sé, in modo del tutto casuale e mai approverà che l’ordine che li governa sia privo di qualsiasi fondamento, sia frutto del caso. Vediamo infatti che la coscienza umana nega tale casualità persino nel caso di pochi mattoni disposti ordinatamente l’uno sull’altro.

Ecco perché un’innata voce annuncia dal profondo dell’animo che l’universo è sicuramente dotato di una causa che lo ha creato e che provvede a mantenerlo. Tale causa, tale essere infinito, tale fonte di sapere e potere illimitati, è Dio, creatore di tutto ciò che esiste:

“Dio è Colui che ha donato a ogni cosa la sua particolare creazione e poi l’ha guidata sul sentiero della vita e della permanenza”(Santo Corano, 20:50)

La fede in Dio è sempre esistita tra gli uomini

Attualmente, la maggioranza degli uomini è credente, è convinta del fatto che esiste una divinità che ha creato l’universo e adora tale divinità.

In base a quanto afferma la storia, anche gli uomini del passato erano per la maggior parte credenti. Benché tra le diverse comunità religiose vi fossero divergenze di vedute e nonostante che ogni popolo descrivesse l’origine della creazione in modo diverso dall’altro, tutti però erano d’accordo sulla fondamentale questione dell’esistenza del Creatore.

Oltre all’Islam, anche le altre religioni (quali Cristianesimo, Giudaismo, Zoroastrismo e Buddismo) ammettono che l’universo ha un creatore. Coloro che negano invece l’esistenza del Creatore non hanno e mai troveranno una prova che dimostri la Sua inesistenza. Essi in realtà dicono: “Non abbiamo alcuna prova che dimostri l’esistenza del Creatore”, ma non possono dire: “Abbiamo una prova che dimostra la Sua inesistenza”. L’ateo dice: “Non so”, non dice: “Non esiste”. In altre parole egli è in grado di dubitare, ma non di negare.

Al riguardo Dio l’Altissimo, nel Corano, dice:

“E {i miscredenti} dissero: ‘Essa {cioè l’esistenza umana} si circoscrive alla nostra vita terrena. Alcuni muoiono, altri nascono e non ci fa perire se non il {trascorrere del} tempo’. Essi però non possiedono alcuna cognizione a riguardo e non fanno che congetturare” (Santo Corano,45:24)

Persino nelle piú antiche tracce lasciate dagli uomini primitivi si riscontrano indizi che confermano l’esistenza della religione e che indicano la loro credenza circa l’esistenza di un mondo soprannaturale.

Anche nei nuovi continenti (come l’America e l’Australia), nelle remote isole del continente antico (nelle regioni cioè scoperte in questi ultimi secoli) la popolazione indigena credeva in Dio. Benché non sia stato rinvenuto alcun documento storico che dimostri che tali popolazioni abbiano avuto relazioni con il mondo antico essi, con qualche divergenza di prospettiva, erano in grado di dimostrare l’esistenza di un creatore per l’universo.

Riflettendo sul fatto che la convinzione dell’esistenza di Dio è sempre esistita tra gli uomini, si comprende chiaramente che essa è innata, l’uomo cioè comprende insitamente che l’universo possiede un creatore.

Il generoso Corano fa riferimento a quest’innata caratteristica umana dicendo:

“Se tu chiederai loro {a coloro cioè che adorano altri al posto di Dio} chi li ha creati, essi diranno sicuramente: ‘Dio’ (Santo Corano,43:87)

Se tu chiederai loro, chi ha creato i cieli e la terra, essi diranno sicuramente: ‘Dio’” (Santo Corano,31:25)

Effetti che questo tipo di ricerche hanno sulla vita dell’uomo

Se l’uomo riesce a trovare la giusta risposta agli interrogativi (che si pone a causa del suo innato istinto di ricerca della verità) inerenti all’esistenza di un creatore per l’universo e per il suo strabiliante ordine, se riesce a dimostrare l’esistenza dell’imperitura causa dell’esistenza dell’universo e del suo stupefacente ordine, ha in realtà collegato ogni cosa all’invincibile volontà (basata su un infinito potere e un illimitato sapere) di tale causa.

In conseguenza di ciò, una sorta di conforto, di speranza invade l’intero suo essere; di fronte alle difficoltà della vita, ai problemi che non riesce in alcun modo a risolvere non cade mai in istato d’assoluta disperazione, poiché sa che ogni causa (per quanto potente sia) è dominata da Dio l’Altissimo e che ogni cosa soggiace alla Sua volontà.

Colui che è dotato di tale consapevolezza non si sottomette mai in modo assoluto a nulla all’infuori di Dio; quando la sorte gli sorride, non diventa superbo, non dimentica la sua reale condizione né quella del mondo. Egli sa infatti che le cause esteriori {con le quali ha ogni giorno a che fare} non sono indipendenti, bensí procedono secondo gli ordini che ricevono da parte del Signore Eccelso. Un tale individuo comprende che non deve prostrarsi se non dinanzi a Dio l’Altissimo e non deve sottomettersi in modo incondizionato se non ai Suoi ordini.

Al contrario, chi non riesce a raggiungere una tale consapevolezza non potrà mai avere la serenità, il realismo, l’elevato temperamento e l’innato coraggio di chi invece è riuscito a raggiungerla.

È proprio questa inconsapevolezza che di giorno in giorno fa aumentare, nelle nazioni in cui predomina la tendenza ad apprezzare e ricercare solo i beni e i piaceri materiali, il numero dei suicidi. Coloro infatti che non considerano che le cause e i mezzi materiali, alla minima difficoltà disperano di riacquistare la propria felicità e {in molti casi} pongono fine alla propria vita.

Di contro, coloro che sono pervenuti a una prospettiva divina del mondo, anche quando si trovano in punto di morte, non si fanno prendere dalla disperazione e trovano conforto e fiducia in Dio l’Onnipotente, l’Onnisciente.

Il nobile Imam Husain(as), nelle ultime ore della sua vita, nelle quali veniva colpito da ogni lato dalle spade nemiche, diceva: “La sola cosa che mi rende facile {da sopportare} questa spiacevole disgrazia, è vedere che Dio osserva costantemente le mie azioni”.

Il nobile Corano, a tal proposito, dice:

“Coloro che considerano Dio come il loro creatore, ammettono la Sua divinità e poi si attengono a ciò, non saranno mai presi da timore e da tristezza” (Santo Corano,46:13)

In un altro versetto leggiamo poi:

“{...essi sono} coloro che hanno creduto e i cui cuori si placano al ricordo di Dio. Badate! I cuori si placano soltanto col ricordo di Dio” (Santo Corano,13:28)

La via indicata dal Corano per giungere ad una prospettiva divina del mondo

Il lattante che afferra il seno materno e lo succhia per nutrirsi è veramente alla ricerca del latte. Quando un bambino raccoglie un oggetto e tenta di mangiarlo è soprattutto alla ricerca di qualcosa di commestibile e nel momento in cui si accorge di aver sbagliato getta via l’oggetto raccolto.

In generale, quando l’uomo insegue uno scopo, desidera raggiungere esattamente ciò che si è prefissato e ogni volta che si accorge di aver sbagliato si rammarica per il suo insuccesso, per gli inutili sforzi che ha compiuto. L’uomo insomma tenta costantemente di evitare di cadere in errore, si applica con tutte le sue forze affinché tutto ciò che fa sia corretto.

Tutto ciò ci fa comprendere che l’essere umano è innatamente realista. Egli, volente o nolente, è sempre alla ricerca della realtà, segue sempre il vero. Se poi a volte capita che qualcuno dimostra caparbietà, si rifiuta di accettare una data verità, è per il fatto che è caduto in errore, non è riuscito ancora a discernere il vero dal falso. A volte, invece, la ragione di questo rifiuto risiede nel fatto che l’uomo per effetto della propria sensualità, incorre in una specie di “malattia psichica” che gli rende amaro il dolce gusto della verità. Allora, pur riconoscendo le verità, pur ammettendo che è necessario aderirvi si rifiuta di sottomettersi ad esse.

Ad esempio, molto spesso succede che l’assuefazione a sostanze dannose (quali il tabacco, gli alcolici e gli stupefacenti) spinge l’uomo a calpestare il suo istinto di rigetto di ciò che è dannoso, di fuga da ciò che è pericoloso, e a compiere atti che sa che sono a suo danno.

Il generoso Corano invita insistentemente l’uomo a essere realista, a seguire il vero, gli chiede di mantenere vivo il proprio istinto di realismo e di aderimento alla verità:

“Oltre la verità non v’è che il traviamento” (Santo Corano,10:32)

In un altro versetto leggiamo:

“Invero gli uomini sono in {continua} perdita, eccetto coloro che credono, operano il bene e si raccomandano reciprocamente {di aderire al} la verità e la pazienza” (Santo Corano,103:2-3)

È chiaro che Dio fa tutte queste raccomandazioni per salvare l’uomo dalla rovina. In effetti, quando l’uomo non si sforza di aderire alla verità e di mantenere vivo il suo istinto di realismo, quando non s’interessa piú della propria reale beatitudine, cade nella corruzione, diviene vittima di futili pensieri e assurde superstizioni. È allora che si discosta dalla propria natura e cade, in uno stato di totale ignoranza e traviamento, sotto il dominio dei sensi, divenendo cosí simile a un quadrupede.

Dio l’Altissimo a tal proposito dice:

“Cosa ne pensi di coloro che adorano le proprie passioni? Pensi forse di essere in grado di correggerli, di educarli? Credi forse che la maggior parte di essi sia in grado di sentire o di comprendere? No, essi sono simili ai quadrupedi, e ancor piú sviati” (Santo Corano, 25:43-44)

Naturalmente, quando riaffiora l’innata attitudine realista dell’uomo, le verità gli si palesano una dopo l’altra ed egli accoglie ogni nuova realtà con entusiasmo, avanzando quotidianamente sul sentiero della beatitudine.

Cosa dice il Corano riguardo all’esistenza Creatore?

A proposito dell’esistenza del Creatore, il Corano afferma:

“È forse possibile dubitare intorno all’esistenza di Dio, creatore dei cieli e della terra?” (Santo Corano, 14:10)

Ci proponiamo ora di spiegare la precisa argomentazione contenuta in questo nobile versetto.

Di giorno tutto è visibile: le persone, le case, il deserto, le montagne, le foreste, i mari. Quando invece l’oscurità della notte pervade lo spazio, tutte queste chiare e manifeste cose, spariscono avvolte dalle tenebre. È in quel momento che comprendiamo che quella luce non era un attributo ingenito di quegli oggetti, ma che proveniva dal sole (dotato di luce propria) che le illuminava. Se infatti la luce fosse stata un loro ingenito attributo mai l’avrebbero persa.

L’uomo e gli altri animali percepiscono le cose per mezzo dei loro sensi (vista, udito, ecc. ecc.) e si muovono grazie alle membra e agli organi del loro corpo. Dopo un certo periodo però perdono le loro facoltà percettive e motorie divenendo inerti: è allora che si dice che muoiono. Se ne deduce che la percezione e il movimento constatati in questi esseri animati non provengono esclusivamente dal loro corpo ma riguardano anche il loro spirito. Con la dipartita di quest’ultimo tali esseri perdono infatti la propria vita, la propria attività. Ad esempio, se la vista e l’udito fossero esclusivamente dovute all’occhio e all’orecchio, fino a quando questi due organi esistono è necessario che anche la vista e l’udito permangano, mentre cosí non è.

Le stesse considerazioni valgono per l’universo di cui facciamo parte e sulla cui esistenza non possiamo assolutamente dubitare: se la sua esistenza derivasse da sé stesso, mai la perderebbe. Al contrario constatiamo che i suoi elementi perdono uno dopo l’altro la propria esistenza, sono soggetti a incessante trasformazione e perdono continuamente una forma per assumerne un’altra.

Bisogna quindi decisamente affermare che l’esistenza di tutti gli esseri trae origine da un altro essere, il quale non appena interrompe il proprio rapporto esistenziale con un essere, questo sprofonda negli abissi del nulla, si annienta.

Colui il cui infinito essere è la causa dell’intero universo e che mantiene tutti gli esseri che compongono il creato, si chiama Dio. Egli è un essere al quale non è possibile attribuire nulla che denoti mancanza e difetto, altrimenti, al pari degli altri esseri, non sarebbe totalmente autosufficiente e la sua esistenza non sarebbe totalmente indipendente.

Il Corano e l’Unicità di Dio

Se l’uomo getta uno sguardo privo di pregiudizi sul creato, constaterà ovunque i segni e le prove della pura esistenza del Creatore e sentirà ogni cosa testimoniargli la sussistenza di tale realtà.

In effetti, tutto ciò che l’uomo è in grado di osservare in questo sterminato universo o appartiene alla categoria degli esseri creati da Dio, o a quella delle proprietà che Egli ha posto in essi, oppure è una manifestazione di quell’ordine che per divino decreto governa ogni cosa.

L’uomo stesso, con l’intera sua esistenza, testimonia l’esistenza del Creatore; egli infatti non si è autocreato, le proprietà che manifesta non dipendono dalla sua scelta, l’ordine dal quale è governato sin dal primo istante della sua nascita non è frutto dei propri provvedimenti. Come può quindi supporre che questo strabiliante sistema sia frutto del caso? Come può attribuire la propria esistenza e l’ordine che la governa all’ambiente nel quale è nato? Non è infatti vero che l’esistenza di tale ambiente e l’ordine dal quale è governato non derivano da questo stesso ambiente e non sono nemmeno frutto del caso?

L’uomo non può negare tali verità ed è per questo che non ha altra alternativa che accettare l’esistenza di una suprema causa che ha dato origine a ogni cosa e ha fondato l’infallibile ordine cosmico. Con un minimo di attenzione si renderà conto che è il Creatore che dona l’esistenza a ogni essere e secondo un particolare ordine lo fa permanere guidandolo verso la propria particolare perfezione.

Ora, nell’istante in cui l’uomo diviene consapevole del fatto che gli esseri sono tutti in relazione tra di loro e tutti insieme formano un unico straordinario sistema governato da un unico perfetto ordine, non può non accettare l’unicità del Creatore.

A tal proposito il generoso Corano dice:

“Se oltre al Dio Unico fossero esistite altre divinità nell’universo, questo sarebbe certamente andato in sfacelo” (Santo Corano, 21:22)

Il versetto intende dire che se diverse divinità avessero governato l’universo e se, come affermano gli idolatri, ogni parte del cosmo fosse stata diretta da una divinità particolare (e la terra, il cielo, il mare, le foreste avessero avuto ciascuno un dio a parte), la diversità di tali divinità avrebbe fatto sí che in ogni parte dell’universo venisse a stabilirsi un ordine diverso e di conseguenza tutto sarebbe andato in rovina. Vediamo però che esiste una coordinazione perfetta tra le diverse componenti del cosmo; esse, tutte insieme, formano un unico immenso sistema.

Bisogna quindi concludere che è un unico essere che ha creato l’universo e che lo sta magnificamente mantenendo e dirigendo.

Taluni potrebbero a questo punto supporre che siccome questi ipotetici dèi sono saggi e sanno che le loro eventuali divergenze manderebbero in rovina il cosmo, evitano di contrastarsi a vicenda. Questa supposizione è però assurda, poiché una divinità che dirige il creato (o una parte di esso) e ne regge l’ordine, non la bisogno come noi di pensare e meditare sulla creazione per svolgere le proprie azioni. Cerchiamo di spiegare meglio la questione.

Dal momento in cui rivolgiamo la nostra attenzione al mondo e contempliamo lo straordinario ordine dal quale è governato, la nostra mente inizia a raccogliere riguardo al sopraccitato ordine, una serie di informazioni, le quali si pongono a fondamento del nostro sapere, della nostra conoscenza. Successivamente, nel momento in cui ci diamo da fare per soddisfare i nostri bisogni quotidiani, conformiamo le nostre azioni alle sopraccitate informazioni, affinché risultino concordi all’ordine che governa l’intero universo. Ad esempio, per saziarci mangiamo, per dissetarci beviamo, per proteggerci dal freddo e dal caldo indossiamo abiti adeguati. Facciamo tutto ciò in quanto abbiamo visto che nell’ordine universale tali bisogni sono soddisfatti con questi mezzi.

Da questo punto di vista allora le nostre azioni sono subordinate al nostro pensiero, il quale, a sua volta, è subordinato all’ordine universale. Ne risulta che le nostre azioni sono indirettamente subordinate all’ordine cosmico.

Tale subordinazione però non esiste nel caso della divinità che ha creato l’universo (o una parte di esso) e che lo sta mantenendo e dirigendo. È infatti assurdo che tale divinità agisca conformemente a una precedente meditazione che deriva da ciò che essa stessa ha creato e sta mantenendo e dirigendo. Ora, facendo attenzione su quanto è stato sopra detto si comprende l’assurdità della supposizione inizialmente citata.

Perché alcuni individui negano l’esistenza del Dio Unico

Quanto è stato finora detto mette chiaramente in evidenza che l’esistenza del Dio Unico è una realtà che non presenta alcun tipo di ambiguità.

Accade tuttavia che alcuni individui siano talmente presi dai problemi della vita da applicare tutte le proprie capacità intellettive alla lotta per la sopravvivenza, da spendere tutto il loro tempo per ottenere i mezzi necessari a vivere, e, di conseguenza, divenga loro impossibile dedicarsi alla soluzione degli interrogativi concernenti l’esistenza di Dio.

In tal modo queste persone dimenticano completamente questa fondamentale realtà e, nella maggior parte dei casi, rapiti dalle seducenti apparenze della natura, non pensano ad altro che divertirsi e fare la bella vita. Siccome poi l’aderire a simili verità previene molte delle abitudini e delle azioni dissolute derivanti dal materialismo, è naturale che si rifiutino di effettuare indagini riguardo a esse, è ovvio che le neghino.

Nel generoso Corano le questioni concernenti la creazione e l’ordine che governa l’intero universo sono state curate maggiormente, discusse con naturali, semplici e allo stesso tempo rigorose argomentazioni. Questo perché la maggior parte degli uomini, ammaliata dalle seducenti apparenze della vita mondana e tendente a identificare la beatitudine umana con la mera fruizione dei beni materiali, non è in grado di meditare in campo filosofico, di esaminare precise teorie razionali.

Non bisogna tuttavia dimenticare che l’uomo è comunque parte del creato ed egli non può, nemmeno per un istante, fare a meno delle altre componenti dell’universo, dell’ordine che lo governa. Può cosí costantemente rivolgere il proprio pensiero all’universo e all’ordine che lo governa e rendersi conto dell’esistenza del Creatore Unico.

Il sacro Corano dedica particolare attenzione a questo fondamentale aspetto dell’esistenza umana e fonda su di esso le sue naturali e precise argomentazioni:

“Invero, nella creazione dei cieli e della terra, per i credenti, vi sono segni che li guidano all’unicità divina. Nella vostra stessa creazione e in quella della moltitudine di animali che Egli ha sparso sulla terra vi sono segni che guidano coloro che credono fermamente all’unicità divina. Nel diversificarsi della notte e del giorno (per le variazioni di durata, temperatura eccetera eccetera, che vengono di continuo a subire), nella pioggia che Dio fa discendere dal cielo, vivificando con essa la terra morta, e nella direzione e nel rivolgimento dei venti da una direzione all’altra vi sono segni e prove che portano i dotati di intelletto ad ammettere tale verità” (Santo Corano,45:3-5)

Nel nobile Corano esistono molti altri versetti che invitano gli uomini a meditare sulla creazione del cielo, del sole, della luna, delle stelle, della terra, delle montagne, dei mari, dei vegetali, degli animali e dell’uomo stesso, facendo loro notare lo strabiliante ordine che governa ciascuna di queste specie.

Certo, meditare sulle stupefacenti verità dell’universo porta l’uomo ad ammette l’esistenza e l’unicità del sommo Vero. Ogni cosa, ogni fenomeno in questo universo è capace di illuminare la mente umana riguardo a Dio.

Il chicco di grano o il nocciolo di mandorlo seminati in terra, germogliano e diventano una spiga o un albero da frutto. Dall’istante in cui essi penetrano nel suolo sino al momento in cui sono pronti a donare i loro frutti operano funzioni organiche straordinariamente estese e complesse.

Le stelle del cielo, il sole splendente, la luna radiante, la terra (con i loro moti di rivoluzione e rotazione, con le loro recondite forze), le misteriose forze contenute in quel chicco di grano, in quel nocciolo di mandorlo, l’alternarsi delle stagioni, le diverse condizioni atmosferiche, le nuvole, la pioggia, il vento, l’alternarsi del giorno e della notte sono tutti fattori che, insieme a moltissimi altri, concorrono alla formazione di una semplice spiga o un normale albero. Non è forse questa un’evidente prova dell’esistenza del Dio Unico?

Ancora piú complessa e stupefacente della nascita di un vegetale (o di qualsiasi altro essere) è quella di un essere umano. Essa infatti è il prodotto di miliardi di anni di complessa e ordinata attività del creato.

Un’altra chiara ed evidente prova dell’esistenza del Dio Unico è il corso della quotidiana vita di un uomo che, a prescindere dai rapporti che ha all’esterno con il mondo che lo circonda, trae origine da uno stupefacente e misterioso ordine che si svolge nell’intimo della sua esistenza. È da secoli che le acute menti degli scienziati sono impegnate a osservare le manifestazioni esteriori di tale ordine e ogni giorno viene scoperto un nuovo segreto. L’argomento è tuttavia cosí esteso e complicato che le ingenti scoperte fatte non sono nulla in confronto a quanto ci sarebbe ancora da scoprire, da conoscere in materia.

Dio l’Altissimo possiede tutti gli attributi della perfezione

Una casa è perfetta quando soddisfa tutte le necessità di una famiglia, vale a dire allorché possiede un numero sufficiente di stanze per abitare e ricevere gli ospiti, una cucina, dei servizi igienici, un bagno eccetera eccetera. In caso contrario la casa sarà imperfetta e il grado di imperfezione sarà tanto maggiore quanto elevato sarà il numero delle componenti necessarie mancanti.

Allo stesso modo, un individuo sarà perfetto quando possederà tutto ciò di cui è dotato un uomo sano e normale.

Definiamo quindi “attributo della perfezione” qualsiasi qualità che sia in grado di soddisfare un particolare tipo di necessità esistenziale, di eliminare un difetto. Ad esempio, la sapienza elimina le tenebre dell’ignoranza e soddisfa il bisogno di sapere, la potenza rimuove l’impotenza e mette chi la possiede nelle condizioni di prevalere su determinate cause, di vincerle.

La nostra coscienza ci dice che il Creatore, vale a dire l’essere dal quale deriva l’esistenza dell’intero universo, Colui che è in grado di soddisfare ogni bisogno possibile e immaginabile, che dona ogni bene e ogni dote esistente, possiede tutti gli attributi della perfezione. È infatti assurdo pensare che un essere possa donare ad altri ciò che nemmeno lui possiede o possa eliminare dagli altri un difetto che lui stesso possiede.

A tal proposito il nobile Corano dice:

“Lui solo è assolutamente autosufficiente ed è in grado di soddisfare le necessità di ogni bisognoso” (Santo Corano, 6:133)

In un altro versetto leggiamo poi:

“I piú belli, i migliori attributi appartengono a Dio che è l’unica, la sola divinità esistente” (Santo Corano, 20:8)

Dio è il creatore assolutamente unico, eterno, autosufficiente, onnipotente, onnipresente, onniveggente, onnisciente. Egli possiede insomma tutti gli attributi della perfezione ed è completamente privo di difetti e limiti.

Se avesse infatti posseduto qualche difetto non sarebbe piú stato totalmente autosufficiente e, di conseguenza, avrebbe avuto determinati bisogni; una divinità, superiore a Esso, avrebbe dovuto quindi provvedere a soddisfarli, il che {in base a quanto abbiamo in precedenza detto sulla Sua unicità} è assurdo.

La potenza e la sapienza di Dio

Constatando l’armonia che governa il cosmo, l’ordine generale e gli ordini particolari che esistono in esso e che guidano ogni fenomeno verso il suo specifico fine, ogni uomo dotato di ragione comprende che l’universo trae la sua origine e viene mantenuto da un essere imperituro, che con la propria infinita potenza e sterminata sapienza ha creato il cosmo, sostenta tutte le Sue creature e le guida verso la loro perfezione finale. Egli è perciò assolutamente onnipotente e onnisciente.

Il Corano ce lo ricorda in numerosi versetti, tra cui:

“Il regno, l’assoluto dominio dei cieli e della terra appartiene a Dio. Egli vivifica e dà morte ed è assolutamente onnipotente. Egli è il Primo e l’Ultimo, il Palese e il Nascosto; egli è assolutamente onnisciente” (Santo Corano, 57:2-3)

Il reale dominio dell’universo appartiene solo ed esclusivamente a Dio. Egli crea ciò che vuole ed è assolutamente onnipotente”.(Santo Corano,5:17)

Spieghiamo piú ampiamente cosa si deve intendere per potere.

Quando diciamo che una tal persona ha il potere di acquistare un’autovettura, intendiamo che possiede il mezzo indispensabile (il denaro) a tal fine. Quando si dice che qualcuno ha la capacità di sollevare un masso pesante piú di cento chili, ciò vuol dire che egli dispone di una forza fisica tale da consentirgli di farlo.

In generale, il potere di fare una data cosa si identifica con il possesso dei mezzi necessari a compierla.

Ora, dal momento che nell’universo ogni essere deve la sua esistenza e la sua vita a Dio l’Altissimo, possiamo affermare che Egli è assolutamente onnipotente.

Per quanto riguarda invece la sapienza divina, siccome tutte le creature devono la loro esistenza e loro vita all’infinito essere di Dio, è impossibile che Egli non le conosca completamente ed è assurdo pensare che sia possibile nascondergli qualcosa. Nulla Gli rimane nascosto ed Egli conosce perfettamente ogni cosa, manifesta o celata che sia.

A tal proposito il Corano dice:

“Dio non conosce forse ciò che Egli stesso ha creato?!” (Santo Corano,67:14)

La Giustizia Divina

Dio l’Altissimo è giusto e agisce secondo giustizia, poiché la giustizia è uno degli attributi della perfezione, e, come abbiamo già detto in precedenza, il Signore dei Mondi possiede tutte le qualità a essa inerenti.

Dio nel Corano, a piú riprese, loda la giustizia, biasima l’ingiustizia, ordina alla gente di agire giustamente e vieta loro di comportarsi in modo ingiusto. Com’è allora possibile attribuire a Dio ciò che Egli stesso biasima oppure pensare che non possieda ciò che Egli stesso approva.

Nel nobile Corano Dio, il Supremo, dice:

“Invero Dio non fa il minimo torto ad alcuno” (Santo Corano,4:40)

“Il tuo Signore non fa ingiustizia a nessun essere” (Santo Corano, 18:49)

“Dio non intende far torto ai Suoi servi” (Santo Corano,40:31)

“Ogni bene che ti coglie viene da Dio e ogni male che ti coglie viene da te stesso” (Santo Corano,4:79)

“...Colui che tutto ciò che ha creato, lo ha creato bene”(Santo Corano,32:7)

Riguardo a quest’ultimo versetto è necessario sapere che ogni essere è stato creato in assoluta bellezza e perfezione. Ci si può rendere conto di ciò osservando le creature di Dio in sé. Le bruttezze, i difetti sorgono infatti quando si paragonano i diversi esseri tra di loro.

Ad esempio, il serpente e lo scorpione si rivelano esseri cattive e sgradevoli solo quando vengono paragonati ad altri esseri, ad esempi all’uomo. Del pari, la spina è lungi dall’essere bella se paragonata al fiore. Tuttavia, tali esseri quando vengono considerati in sé si rivelano meravigliosi, straordinari, bellissimi.

È infine errato riferire i peccati umani a Dio, mettendo cosí in discussione la giustizia divina. Il Signore Onnipotente ha considerato, dal punto di vista legislativo, certe azioni volontarie dell’uomo come cattive e gli ha ordinato di non compierle. Attribuire soci e pari a Dio, molestare i genitori, uccidere illecitamente un essere umano, bere vino, giocare d’azzardo sono solo alcuni esempi delle sopraccitate azioni (chiamate solitamente peccati).

Tali atti sono cattivi perché trasgrediscono i comandamenti divini; perciò non possono assolutamente essere riferite a Dio. Vengono invece riferite a coloro che li compiono di proposito, i quali verranno ritenuti responsabili e saranno puniti per averli compiuti.

La Misericordia Divina

Numerose azioni sono da noi considerate come frutto della misericordia e viste come atti graditi e lodevoli: dare soccorso a chi si trova in istato di bisogno, salvare un povero sventurato, aiutare un cieco a trovare la sua strada eccetera.

Tutte le azioni di Dio, l’Ausiliatore, l’Autosufficiente, testimoniano l’infinita misericordia che Egli ha per le Sue creature. Elargendo, infatti, i Suoi infiniti doni rende beneficio a tutte le Sue creature; con ogni elargizione soddisfa, in assoluta autosufficienza, una parte dei loro bisogni.

Il Corano dichiara:

“Se voi voleste enumerare i benefici di Dio, non sapreste contarli”.(Santo Corano, 14:34)

“La Mia misericordia si estende ad ogni cosa”.(Santo Corano,7:156)

Gli altri attributi della Perfezione

Dice il nobile Corano:

“Lui solo è assolutamente autosufficiente ed è in grado di soddisfare le necessità di ogni bisognoso” (Santo Corano,6:133)

Ogni virtú esistente nell’universo, ogni attributo della perfezione che è possibile immaginare costituisce un dono che Dio l’Altissimo ha concesso alle Sue creature, soddisfacendo in tal modo una delle necessità della creazione. È ovvio che se Dio non avesse posseduto una di tali virtú, di tali qualità della perfezione non sarebbe stato in grado di donarla alle sue creature e anche lui, al pari delle sue creature, sarebbe stato affetto da bisogno.

Dio possiede pertanto tutti gli attributi della perfezione, come l’eternità, la sapienza, la potenza, la misericordia, la saggezza, la volontà, la divinità, la parola. Egli è inoltre immune da qualsiasi difetto, da qualsiasi cosa che determina bisogno, come l’incapacità, l’ignoranza e la morte.

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