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La Preghiera

Introduzione

Come abbiamo avuto occasione di dire all’inizio di questo libro i princípi e i precetti della religione islamica si suddividono in tre parti: i princípi della fede, l’etica e le norme. Dopo aver conosciuto Dio, occorre eseguire determinati atti, quali la preghiera e il digiuno, che sono il segno della nostra sottomissione al Signore.

In questo capitolo illustreremo le norme relative alla preghiera e nel prossimo quelle inerenti al digiuno.

Dice Dio l’Eccelso:

“Quando chiedono ai dannati: ‘Che cosa vi ha condotto nel fuoco dell’Inferno?’, rispondono: ‘Non eravamo fra coloro che pregavano’” (Santo Corano, 74: 42 e 43).

Il sommo Profeta disse: “La preghiera è il pilastro della religione; se essa viene accettata da Dio, verranno accettati anche gli altri atti di adorazione, se invece non viene accettata, non verranno accettati neanche gli altri atti di adorazione”.

Dio l’Altissimo, nel Corano, afferma:

“Guai allora a coloro che adempiono all’obbligo della preghiera dimentichi di Dio” (Santo Corano, 107: 4 e 5).

Colui che prega senza attribuire alla preghiera la sua debita importanza è come se non pregasse affatto. Un giorno il nobile Profeta entrò in moschea e vide una persona che pregava senza però compiere in modo completo gli inchini e le prosternazioni della propria preghiera. Il Messaggero di Dio disse allora: “Se quest’uomo morisse in tale stato non lascerebbe questo mondo da Musulmano”.

La preghiera deve essere eseguita con sottomissione e devozione; durante la sua esecuzione bisogna tenere bene presente a chi ci si sta rivolgendo. È inoltre necessario compiere in modo corretto gli inchini, le prosternazioni e tutti gli altri atti della preghiera. È in tal modo che si può trarre beneficio dai suoi sublimi vantaggi.

Se qualcuno si lava cinque volte al giorno in un corso d’acqua, non resterà sul suo corpo nessuna sporcizia; in modo analogo, le cinque preghiere quotidiane purificano l’uomo dal peccato.

Dio nel Corano dice:

“In verità, la preghiera trattiene dagli atti turpi e indegni” (Santo Corano, 29: 45).

In effetti, le norme e le condizioni che regolano questo atto di adorazione sono tali che se l’orante le rispetta mai sarà esposto al male. Ad esempio, una delle condizioni di validità della preghiera è che l’abito che si indossa durante la sua esecuzione non deve essere stato usurpato. La legge islamica dice che se il vestito indossato durante la preghiera possiede anche un solo filo usurpato la preghiera risulta invalida. Ora, l’orante che si astiene fino a tal punto dall’illecito non è possibile che usurpi i beni del prossimo o ne calpesti i diritti. Inoltre la preghiera viene accettata da Dio quando l’individuo abbia allontanato da sé i vizi, i quali sono l’origine di tutti i mali; l’orante che ci tiene a vedere la propria preghiera accettata da Dio si tiene quindi lontano da questi vizi e di conseguenza rimane al riparo da ogni turpitudine, da qualsiasi male.

Se certi individui, pur compiendo le loro preghiere, commettono azioni turpi e riprovevoli, la ragione di ciò risiede nel fatto che essi non rispettano le norme e le condizioni necessarie della preghiera. Di conseguenza la loro preghiera non viene accettata da Dio ed essi non riescono a giovarsi dei suoi sublimi vantaggi.

L’importanza che il sacro Legislatore dell’Islam ha dato alla preghiera è cosí grande che Egli l’ha resa obbligatoria in qualsiasi stato ci si trovi, persino in istato di agonia. In tale stato, se, ad esempio, non si è in grado di recitare la sura Aprente, l’altra sura prescritta e le altre formule della preghiera, bisogna eseguire tali recitazioni nel pensiero. Se inoltre non si riesce a pregare in posizione eretta, bisogna pregare stando seduti e se non si riesce ad assumere nemmeno tale posizione bisogna sdraiarsi. In battaglia, quando, orientandosi in direzione della sacra Ka’bah, si corra il rischio di venire uccisi dal nemico, oppure quando non è possibile orientarsi in tale direzione, l’obbligo di eseguire la preghiera in tale direzione non sussiste piú. Insomma, in nessun caso si viene dispensati dall’eseguire la preghiera.

Le preghiere obbligatorie

Le preghiere obbligatorie sono sei:

le preghiere quotidiane;

la preghiera dei segni;

la preghiera funebre;

la preghiera della circumambulazione obbligatoria intorno alla Ka’bah;

le preghiere non eseguite dal padre e dalla madre, il cui obbligo ricade sul figlio piú anziano;

le preghiere che ci si è impegnati a compiere in cambio di un compenso o mediante un voto, un giuramento o una promessa fatta a Dio.

Le componenti obbligatorie della preghiera

Le componenti obbligatorie della preghiera sono undici:

l’intenzione di compierla in adempimento di ciò che Dio ha prescritto;

il takbíratul’ihràm, e cioè la magnificazione {ovvero il pronunciare Allahu Akbar} con la quale si inizia la preghiera;

le posizioni erette che bisogna assumere al momento di pronunciare il takbíratul’ihràm e immediatamente prima di compiere l’inchino;

l’inchino;

la coppia di prosternazioni;

la recitazione della sura Aprente e della surah1;

la testimonianza;

il saluto;

il rispetto dell’ordine prescritto nell’esecuzione delle parti della preghiera;

mantenere un atteggiamento serio ed essere calmi durante l’esecuzione della preghiera;

l’esecuzione delle varie parti della preghiera senza pause né intervalli, l’una dietro l’altra.

Di queste undici componenti le prime cinque sono indispensabili, nel senso che se una sola di esse viene alterata, indipendentemente dal fatto che lo si faccia in modo intenzionale o meno, la preghiera è nulla. Le rimanenti sei invece sono obbligatorie ma non indispensabili, nel senso che l’alterazione di ciascuna di esse annulla la preghiera solamente nel caso in cui avvenga in modo intenzionale.

Le componenti indispensabili della preghiera

L’intenzione

La preghiera dev’essere compiuta con l’unico scopo di eseguire il comando divino; non è necessario formulare tale intenzione nel cuore o a parole, dicendo ad esempio: “Eseguo le quattro unità della preghiera del mezzogiorno con l’intento di adempiere al comandamento divino”.

Il takbíratul’ihràm

Dopo aver recitato l’adhan {la chiamata per la preghiera} e l’iqamah {formula molto simile all’adhan}, con l’intenzione di compiere la preghiera solamente per adempiere al comandamento divino, si inizia la preghiera pronunciando il takbíratul’ihràm, che consiste nella frase “Allâhu Akbar”.

Pronunciando tale formula azioni quali mangiare, bere, ridere e volgere le spalle alla direzione della Ka’bah divengono proibite.

Nel pronunciare il takbíratul’ihràm è meritorio alzare le mani all’altezza delle orecchie; con tale gesto ricordiamo l’incommensurabile grandezza di Dio, consideriamo tutto ciò che è altro da Lui piccolo e irrilevante e ci astraiamo da esso.

La posizione eretta

Le posizioni erette da assumersi durante la recitazione del takbíratul’ihràm e immediatamente prima dell’inchino sono indispensabili, mentre quelle da assumere durante la recitazione della sura Aprente2 e di un’altra surah3 sono obbligatorie ma non indispensabili. Cosí, se ad esempio qualcuno dimentica l’inchino e prima di compiere la prosternazione si ricorda che non lo ha eseguito, deve prima assumere la posizione eretta e poi compiere l’inchino; se però si alza e compie direttamente l’inchino, la sua preghiera sarà nulla, perché l’assunzione della posizione eretta immediatamente prima dell’inchino è, come abbiamo già detto, indispensabile.

L’inchino

Dopo aver recitato l’Aprente e la surah, occorre piegarsi in modo tale che le mani tocchino le ginocchia; questo atto si chiama “inchino” {rukú}. Raggiunta tale posizione è necessario pronunciare la frase “subĥâna Rabbialºadhîmi wa biĥamdih” o in alternativa la formula “subĥânallâhi subĥânallâhi subĥânallâh”.

Dopo l’inchino, occorre tornare in posizione eretta e quindi prosternarsi.

La coppia di prosternazioni

La prosternazione {sajdah} consiste nel poggiare la fronte, la palma delle mani, la parte prominente delle ginocchia e la punta dei due alluci al suolo. Raggiunta tale posizione è necessario pronunciare la frase “subĥâna Rabbîal-aºlâ wa biĥamdih” o, in alternativa, la formula “subĥânallâhi subĥânallâhi subĥânallâh”. Dopodiché ci si asside, quindi si compie una seconda prosternazione e si ripete la frase {o, in alternativa, la formula} precedente.

La fronte dev’essere appoggiata su della terra o su un prodotto della terra. Si faccia però attenzione che non è lecito appoggiare la fronte su cose commestibili, su indumenti o su prodotti o sostanze minerali.

La testimonianza e il saluto

Se la preghiera è formata da due unità {come quella del mattino}, dopo aver compiuto le prime due prosternazioni bisogna tornare in posizione eretta, recitare l’Aprente e la surah, compiere il qunut4 e dopo aver eseguito l’inchino e le due prosternazioni si recita la testimonianza5 e poi il saluto6.

Se invece la preghiera è formata da tre unità {come quella del tramonto}, dopo aver recitato la testimonianza si torna in posizione eretta e si recita una volta sola la sura Aprente o, in alternativa, si ripete tre volte “subĥânallâhi walĥamdu lillâhi wa lâ ilâha illallâhu wallâhu akbar”. Si porta quindi a termine l’unità di preghiera con un inchino e due prosternazioni e dopodiché si termina l’orazione recitando la testimonianza e il saluto.

Se infine la preghiera è formata da quattro unità {come le preghiere del mezzogiorno, del pomeriggio e della sera}, al termine della terza unità si torna in posizione eretta per compiere un’unità in tutto simile alla precedente, quindi si recitano la testimonianza e il saluto.

La preghiera dei segni

La preghiera dei segni diviene obbligatoria a causa d’eclissi solari, d’eclissi lunari, indipendentemente dal fatto che siano totali o parziali e che spaventino o no la gente, e di terremoti, indipendentemente dal fatto che spaventino o no la gente. Diviene altresí obbligatoria a causa di tuoni, lampi di venti che alterano il colore dell’atmosfera facendola diventare nera o rossa (e fenomeni simili a questi) a condizione però che la maggior parte della gente venga da essi spaventata.

La preghiera dei segni è formata da due unità, ognuna delle quali comprende cinque inchini. Chi intendere compierla deve dapprima recitare il takbíratul’ihràm, quindi recitare l’Aprente, poi la surah e infine compiere il primo inchino. Tornato in posizione eretta dopo l’inchino, deve nuovamente recitare l’Aprente, poi la surah e infine compiere il secondo inchino. L’orante dovrà procedere in tal modo fino ad avere alternato cinque recitazioni a cinque inchini. Dopo il quinto inchino tornerà nuovamente in posizione eretta ed eseguirà quindi le prime due prosternazioni della preghiera. La seconda unità dovrà essere eseguita in modo identico alla prima e dopo la seconda coppia di prosternazioni della preghiera bisognerà recitare la testimonianza e il saluto.

È lecito all’orante compiere la preghiera dei segni in modo piú semplice. Egli può infatti recitare un’unica surah, suddividendola in cinque parti che dovrà recitare ognuna delle cinque volte in cui permarrà in posizione eretta dopo l’inchino. Dopo aver recitato l’Aprente e la prima delle cinque parti della surah che ha scelto di recitare, dovrà eseguire il primo inchino della preghiera; dopodiché dovrà tornare in posizione eretta e, senza recitare l’Aprente, recitare la seconda parte della surah. In modo analogo dovrà recitare le altre tre parti della surah in modo da terminarla prima del quinto inchino. Tornato in posizione eretta dopo il quinto inchino, eseguirà le due prosternazioni, si alzerà nuovamente, eseguirà la seconda unità in modo perfettamente analogo alla prima e terminerà la preghiera recitando la testimonianza e il saluto.

La preghiera del viaggiatore

In viaggio, nel caso in cui siano presenti sei condizioni, bisogna ridurre a due unità le preghiere quotidiane formate da quattro unità. Queste condizioni sono:

la distanza percorsa durante il viaggio non deve essere inferiore a otto parasanghe oppure deve essere di almeno quattro parasanghe all’andata e quattro al ritorno;

fin dall’inizio bisogna avere l’intenzione di compiere uno spostamento di lunghezza non inferiore alle otto parasanghe e

non bisogna inoltre cambiare idea durante il viaggio;

il viaggio non deve avere scopi illeciti;

il viaggiatore non deve essere di quelle persone il cui mestiere implica il viaggiare (come gli autisti); tali persone infatti durante il viaggio devono compiere per intero le loro preghiere di quattro unità, salvo che non dimorino stabilmente per dieci giorni nel proprio luogo di residenza, nel qual caso, fino a tre viaggi, devono compiere le preghiere di quattro unità in forma abbreviata.

Bisogna allontanarsi dalla propria città (o dal luogo in cui si ha l’intenzione di dimorare per dieci giorni) in misura tale da non vederne piú le mura e non sentirne piú la chiamata per la preghiera {adhan}.

Della preghiera in congregazione

È meritorio che i Musulmani eseguano le loro preghiere quotidiane in congregazione. Il merito della preghiera eseguita in congregazione è migliaia di volte superiore a quello della preghiera compiuta isolatamente.

Le condizioni della preghiera in congregazione sono:

l’Imam {viene chiamato cosí chi dirige la preghiera in congregazione} deve aver raggiunto l’età del dovere {età nella quale si è gravati degli obblighi religiosi}, dev’essere credente, equo {°àdil} e figlio legittimo; deve essere inoltre in grado di eseguire correttamente la preghiera. Se il ma’múm {viene chiamato cosí chi segue l’Imam} è un uomo, anche l’Imam deve essere uomo.

Tra l’Imam e il ma’múm non devono esistere tende (o cose simili) che impediscano a quest’ultimo di vederlo; tuttavia se il ma’múm è una donna tale condizione non sussiste.

Il posto nel quale l’Imam esegue la preghiera non deve essere piú alto di quello del ma’múm; se però è leggermente piú elevato (all’incirca quattro dita o meno) non vi è inconveniente.

Il ma’múm deve stare piú indietro dell’Imam o, al limite, a un’altezza pari alla sua.

Per finire ricordiamo alcune delle prescrizioni riguardanti la preghiera in congregazione:

il ma’múm deve recitare sempre tutte le formule della preghiera, ad eccezione dell’Aprente e della surah; nel caso però che la prima o la seconda unità della sua preghiera venga a coincidere con la terza o la quarta unità di quella dell’Imam deve recitare anche queste due formule. In tali casi inoltre, se la recitazione della surah da parte del ma’múm fa sí che esso arrivi in posizione di inchino dopo che l’Imam è già uscito da tale posizione, egli non dovrà recitarla e dovrà limitarsi alla sola sura Aprente. Nel caso poi che arrivi in posizione d’inchino quando ormai l’Imam si è già sollevato, dovrà proseguire la preghiera da solo, senza cioè seguire l’Imam.

Il ma’múm deve eseguire l’inchino, la prosternazione e gli altri atti della preghiera contestualmente o subito dopo all’Imam, eccetto la recitazione del takbíratul’ihràm e del saluto che devono assolutamente essere eseguite dopo l’Imam.

Se il ma’múm, nel momento in cui l’Imam è inchinato, esegue il takbíratul’ihràm e, prima che esso si alzi, lo raggiunge in tale posizione, la preghiera è valida e un’unità di essa viene in tal modo completata.

  • 1. Con tale termine si intende una qualsiasi sura del Santo Corano, a eccezione però delle quattro che contengono i versetti che rendono obbligatoria la prosternazione.
  • 2. La prima Sura del Santo Corano,il cui testo traslitterato è: Bismillahi ar- Rahmani ar-Rahim, Al-Hamdu-li-Illahi Rabbil-A°alamin, ar-Rahmani ar-Rahim, Maliki Yawm id-Din, Iyyaaka Na°abudu wa Iyyaaka Nasta°in, Ihdina-s-Siraat-al-Mustaqim, Sirat-all-Adhina an°Anta °Alayhim, Ghayril Maghdubi °Alayhim wa la-dh-Dhaaliiin.
  • 3. per esempio la sura al-Ikhlas (117), il cui testo traslitterato è: Bismillahi ar- Rahmani ar-Rahim, Qul Huwa-laahu Ahad, Allahu as-Samad, Lam Yalid wa lam Yulad, Wa lam Yakun lahu Kufuwan Ahad.
  • 4. Il qunút consiste nel porre le mani dinanzi al volto e pronunciare una qualsiasi formula religiosa; è possibile ad esempio recitare la seguente supplica coranica: “Rabbanâ âtinâ fiddunîâ ĥasanah, wa fil-âķirati ĥasanah, wa ğinâ ºażâbannâr” (Santo Corano, 2: 201).
  • 5. Recitare la testimonianza significa dire: “Ashhadu allâ ilâha illallâh, waĥdah, lâ sharîka lah; wa ashhadu anna Muĥammadan ºabduhû wa rasûluh. Allâhumma şalli ºalâ Muĥammad, wa âli Muĥammad”.
  • 6. Recitare il saluto significa dire: “Assalâmu ºalaîka ayyuhannabiyyu wa raĥmatullâhi wa barakâtuh; assalâmu ºalaînâ wa ºalâ ºibâdillâhişşâliĥîn; assalâmu ºalaîkum wa raĥmatullâhi wa barakâtuh”.

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