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La Religione

Introduzione

La religione costituisce un insieme di princípi e una serie di precetti pratici e morali che i Profeti hanno portato agli uomini, da parte di Dio, per guidarli sul retto sentiero. L’adesione a tali princípi e la pratica di questi precetti, determinano la beatitudine dell’uomo in questo mondo e nell’Aldilà. L’essere religioso e il seguire gli ordini di Dio e del Profeta conduce dunque l’uomo alla beatitudine di quest’effimero mondo e dell’eterna e infinita vita oltremondana.

In effetti, nessuno di noi può negare che il vero beato è chi nella propria vita mira a nobili obiettivi, si astiene dal vivere in istato di traviamento, ha un carattere integro, compie buone azioni e mantiene un cuore sereno e un coraggio indefesso di fronte agli ostacoli della vita. Questa è la beatitudine verso la quale ci guida la Religione di Dio, beatitudine che non può essere raggiunta senza di essa.

I princípi religiosi s’annidano nel cuore umano e, al pari di una guardia segreta, lo accompagnano ovunque e in ogni stato, distogliendolo dal vizio e inducendolo alla virtú. La fede è il piú saldo dei sostegni e permette di allontanare ogni paura, ogni angoscia, ogni malinconia. Gli uomini pii non si fanno prendere dal panico in nessuna circostanza e mai, dentro di sé, si sentono vili e deboli; essi, infatti, si vedono collegati all’illimitato potere del Creatore dell’universo, lo ricordano sempre, godono continuamente della Sua protezione e grazie a Lui hanno costantemente un cuore certo e uno spirito forte.

Oltre ai princípi, la religione ci prescrive anche di avere un carattere integro e di compiere, per quanto possiamo, azioni buone e degne.

Nella religione possiamo pertanto distinguere:

1) i princípi

2) l’etica

3) la pratica

Chiariamo ora questa sommaria esposizione.

I Princípi

L’Esistenza di Dio

Se ci rivolgiamo alla nostra ragione, se ci affidiamo alla no­stra coscienza, comprendiamo che quest’universo non può essere venuto ad esistere da sé e che il suo meraviglioso ordine non può compiersi senza l’opera di un ordinatore. Sicuramente vi è un creatore che, mercé la propria illimitata potenza e infinita cono­scenza, ha dato origine a quest’immenso e magnifico universo e lo ha messo in movimento con un preciso ordine e secondo leggi costanti e invariabili. Nulla è stato creato invano e nessun essere può sfuggire alle divine leggi che governano l’universo.

La Profezia

È forse possibile credere che il Signore, con tutta la misericordia e la sollecitudine che ha verso le sue creature, possa abbandonare a se stesso l’uomo, capolavoro della creazione? È possibile pensare che il Signore possa abbandonare gli individui della società umana ai propri intelletti, che sono per lo piú in preda alle passioni e, perciò, traviati ed erranti? La risposta a queste domande è fin troppo chiara: egli per mezzo d’infallibili messaggeri ha inviato agli uomini le Sue leggi, affinché applicandole possa raggiungere la beatitudine e la felicità.

L’Aldilà

Nel corso della vita terrena i preziosi effetti e gli inestimabili vantaggi della pratica delle norme religiose non si manifestano in modo completo; né i probi raggiungono la loro reale ricompensa né i delinquenti e gli oppressori sono completamente puniti. Da ciò deduciamo che esiste un altro mondo ove tutte le azioni della gente sono attentamente vagliate al fine di ricompensare i probi e punire gli empi.

La religione ispira agli uomini questi e altri1 princípi e li mette in guardia dall’ignoranza e dall’inconsapevolezza.

L’Etica

La religione c’invita ad acquisire tutte le virtú, ad avere un buon carattere, a adornarci con buone e lodevoli qualità. C’invita inoltre ad avere coscienza del dovere, a essere benevoli, filantropi, gentili, fedeli, affabili, garbati e giusti; ci prescrive inoltre di difendere i nostri diritti, senza oltrepassarne i limiti, di non offendere l’onore e non violare i beni e l’integrità fisica degli altri. La religione ci raccomanda di compiere qualsiasi tipo di sacrificio per l’apprendimento del sapere e di scegliere, in tutte le attività della vita, la via della giustizia e della moderazione.

La Pratica

La religione ci comanda di compiere azioni proficue e utili alla società e a noi stessi e vieta quelle che provocano corruzione. Essa c’insegna inoltre a eseguire atti d’adorazione quali la preghiera e il digiuno, che sono segno di sottomissione e ubbidienza a Dio.

Queste sono le norme che la religione ha portato e che ci ordina di rispettare. Alcune di esse riguardano le questioni di fede, altre sono di carattere etico e altre ancora di carattere pratico.

Per finire ripetiamo che l’accettazione e l’applicazione di tali norme costituiscono l’unico mezzo per raggiungere la beatitudine. In effetti, nessuno di noi può negare che l’essere umano non ha altra beatitudine all’infuori di quella derivante dall’essere realista, possedere un carattere integro e agire rettamente.

L’Importanza della Religione ed i vantaggi offerti da essa

È forse necessario che l’uomo segua una religione?

Esiste forse qualche relazione di dipendenza tra la vita degli uomini e la religione, la fede in Dio? Non può forse la società umana proseguire la sua esistenza senza religione e fede in Dio? Non è forse vero che è chiamato religioso chi afferma l’esistenza di una divinità per l’universo ed esegue particolari pratiche al fine di soddisfare la sua volontà?

Qualcuno potrebbe pensare che se nella società i doveri di ogni individuo sono precisamente determinati conformemente alle leggi inventate dall’uomo e ognuno si sforza di compiere il proprio dovere, le leggi umane possono sostituire quelle divine e la religione diviene cosí superflua. Esaminando un minimo i precetti e le norme dell’Islam si giunge però alla conclusione opposta. La religione islamica non si occupa infatti soltanto delle questioni inerenti al culto, ma stabilisce anche per tutte le questioni individuali e sociali dell’uomo, leggi e norme perfette. Certo, l’Islam analizza in modo strabiliante lo sterminato mondo umano, disponendo per ogni azione (individuale o sociale che sia) dell’uomo adeguate norme. Insomma, questa straordinaria religione con i suoi celesti precetti garantisce, sotto ogni aspetto e nel massimo grado possibile, la beatitudine e la felicità dell’umanità.

Ogni persona dotata di giustizia ammetterà quindi che le leggi create dal limitato pensiero e dalle relativamente scarse conoscenze dell’uomo non possono rivaleggiare con le norme e i precetti dell’Islam.

Dio l’Altissimo descrive nel generoso Corano la religione islamica nel modo ora esposto; per convincersene si mediti sul contenuto dei seguenti versetti coranici.

“In verità, presso Dio, la religione {quella vera e giusta} è l’Islam; coloro cui è stato dato il Libro, per via di mutua malevolenza e invidia, non sono entrati in contrasto tra loro se non dopo aver ricevuto la conoscenza della religione vera. Coloro che negano i segni di Dio sappiano che, in verità, Egli è rapido nel regolare i conti cogli empi”(Santo Corano, 3:19)

La religione alla quale tutti i profeti hanno invitato la gente consiste sostanzialmente nell’adorare Dio e nel sottomettersi ai suoi precetti. I sapienti delle religioni passate, nonostante fossero in grado di distinguere il vero dal falso, a causa del loro fanatismo e della loro ostilità, non si sottomisero alla verità, andando ciascuno per una via diversa; fu in tal modo che comparvero le diverse religioni. In realtà essi hanno rinnegato i segni di Dio ed Egli presto li punirà per le loro blasfeme azioni.

“Chiunque scelga di seguire una religione diversa dall’Islam, sappia che essa non gli sarà mai accettata ed egli nell’Aldilà sarà nel novero di quelli che non raggiungeranno la salvezza e la beatitudine ”(Santo Corano, 3:85)

“O voi che avete creduto, entrate tutti nella pace e non seguite le orme di satana, perché, in verità, egli è vostro palese nemico” (Santo Corano, 2:208)

“Osservate il patto di Dio ora che lo avete stretto; non rompete i giuramenti dopo averli rinsaldati, poiché avete costituito Dio come vostro garante. In verità Dio sa ciò che fate”. (Santo Corano, 16:91)

Tale versetto vuole esprimere che il musulmano è tenuto a rispettare tutti i patti stretti con Dio o con gli uomini e che non ha il diritto di violarli.

“Invita la gente al sentiero del tuo Signore con saggezza e graziosa predica; disputa con loro nella maniera migliore. In verità il tuo Signore conosce meglio di chiunque altro chi è uscito dal Suo sentiero; Egli conosce meglio di chiunque altro chi segue la retta via” (Santo Corano, 16:125)

Tale versetto vuole affermare che il Musulmano, per il progresso della propria religione, deve discutere con gli altri conformemente al loro grado di comprensione e in modo che sia loro utile e se non riesce a ricondurre qualcuno sul retto sentiero con l’argomentazione logica, deve servirsi del “jiadàl” {discussione dialettica}, che è uno dei metodi per provare una tesi.

“E quando viene recitato il Corano ascoltatelo e fate silenzio; forse in tal modo sarete toccati dalla misericordia divina”(Santo Corano, 7:204)

“O voi che avete prestato fede, obbedite a Dio, all’Inviato e ai Detentori di Autorità a voi stessi appartenenti. Se poi v’accade di disputare su qualche cosa, devolvetela a Dio e all’Inviato, se credete in Dio e nel Giorno Estremo. Questo modo di procedere è meglio per voi e prospetta una fine migliore” (Santo Corano, 4:59)

Questo versetto c’insegna che nella società islamica per ri­muovere le controversie non v’è altro mezzo che il Corano e le parole del Profeta; ogni controversia deve essere risolta con l’ausilio di queste due fonti. Se poi a volte vediamo un vero Mu­sulmano risolvere una controversia mediante l’uso dell’intelletto, dobbiamo sapere che egli lo fa perché il Corano ha accettato i giudizi del sano intelletto.

“O Profeta, è per misericordia divina che sei diventato cosí bonario nei loro confronti; se tu fossi stato sgarbato e duro di cuore si sarebbero dispersi dintorno a te. Perdonali dunque e chiedi il perdono di Dio per loro. Consultati con loro sulle varie questioni e quando hai preso una decisione confida in Dio, perché, in verità, Dio ama chi confida in Lui” (Santo Corano, 3:159)

Poiché essere cortesi, benevoli e consultarsi reciprocamente sulle varie questioni sono cose che creano affetto e amore tra le persone, poiché gli individui di una comunità devono essere affezionati alla propria guida, affinché il Profeta possa influire sulle persone, Dio gli ordina di essere bonario e di consultarsi con loro. Tuttavia, siccome è possibile che la gente sbagli, il Signore gli ordina anche di essere, dopo aver consultato i suoi, autonomo nelle proprie decisioni e di rimettersi, in ogni cosa che fa, a Dio, poiché nessuno può contrastare la volontà divina.

Dio l’Altissimo nello stesso modo nel quale ha presentato l’Islam presenta la religione giudaica e quella cristiana, i cui rispettivi libri ispirati sono la Torà e il Vangelo, che contengono precetti e norme di carattere sociale. Dice infatti nel Corano:

“Ma come fanno a volerti come giudice, quando, presso di loro, v’è la Torà che contiene la legge di Dio?! E poi, dopo che hai giudicato conformemente ad essa, respingono la tua sentenza! Essi non sono credenti!” (Santo Corano, 5:43)

“In verità, Noi abbiamo fatto discendere la Torà; in essa v’è la guida verso la verità e la luce. I Profeti, che erano sottomessi alla legge di Dio, con essa giudicavano fra chi diventò giudei e lo stesso facevano i loro pii educatori e i loro sapienti, e ciò perché era stata loro chiesta la custodia del Libro di Dio e che erano i suoi testimoni. Non temete dunque la gente ma temete Me! Non barattate i Miei segni a vile prezzo! Coloro che non giudicano mediante ciò che Dio ha fatto discendere, sono miscredenti” (Santo Corano, 5:44)

“Dopo di loro {i profeti inviati prima del Messia} mandammo Gesú figlio di Maria, attestante la verità della Torà, che era stata fatta discendere prima di lui, e gli demmo il Vangelo, nel quale v’era guida {verso il vero} e luce, attestava la verità della Torà, prima di esso inviata, ed era guida e consiglio per i timorati di Dio” (Santo Corano, 5:46)

“La Gente del Vangelo {i seguaci di Gesú} devono giudicare secondo ciò che Dio ha rivelato in esso; quelli che non giudicano in conformità a ciò che Dio ha rivelato sono empi” (Santo Corano, 5:47)

“E Noi facemmo discendere su di te questo libro {il Santo Corano} giustamente; esso attesta la verità dei libri ispirati in precedenza ed è loro guardiano e protettore. Giudica quindi tra loro secondo quanto Dio ha fatto discendere e non andare dietro alle loro passioni, rinnegando cosí ciò che della verità è disceso su di te...” (Santo Corano, 2:208)

Da quanto è stato finora detto, diviene chiaro che, secondo il Corano, la religione è il metodo di vita dal quale l’uomo {se vuole raggiungere la sua reale beatitudine, la propria vera felicità} non può sfuggire; si è inoltre compreso che la differenza esistente tra la religione e la legislazione sociale è che la prima proviene da Dio l’Altissimo, mentre la seconda è frutto del pensiero umano. In altre parole, la religione collega la vita sociale della gente con l’adorazione di Dio, con la sottomissione a Dio, mentre nelle legislazioni sociali non viene data alcun’importanza a questa relazione.

I vantaggi della religione

Da quanto sinora detto si è compreso che la religione esercita una profonda influenza riformatrice sull’individuo e sulla società, tanto che essa può essere tranquillamente considerata l’unica via di salvezza dell’uomo, l’unico modo che egli ha a disposizione per raggiungere la beatitudine.

In effetti, gli individui di una società non vincolata alla religione perdono il proprio realismo, la propria attitudine a pensare e a ragionare, vanificano i giorni della propria preziosa vita nello smarrimento, nella superficialità, nell’incoscienza e ignorano ciò che dice il loro intelletto. Essi si riducono insomma a vivere al pari di sciocchi animali e cadono inevitabilmente nell’immoralità e nel vizio, perdendo del tutto quelle caratteristiche proprie dell’essere umano.

Gli individui di una tale società, non solo non raggiungeranno il loro finale grado di perfezione e l’eterna beatitudine, ma subiranno anche, nella loro breve e fugace vita di questo mondo, le nefaste conseguenze e gli spiacevoli effetti delle proprie turpi azioni; alla fine vedranno le conseguenze della propria incoscienza, comprenderanno in modo assai chiaro che l’unica via che porta alla beatitudine è quella della religione, della fede in Dio e, alla fine, si pentiranno della loro indegna condotta. Dio l’Altissimo nel Santo Corano dice:

“Chi si tiene lontano dal male e dal peccato è salvo. Chi invece compie il male e pecca non raggiungerà la salvezza {e brucerà nel fuoco dell’Inferno}” (Santo Corano, 91:9-10)

Sí, la beatitudine dell’uomo, la felicità dell’individuo e della società, dipendono dal rispetto dei precetti religiosi e ciò che conta è la sostanza dei fatti, la pratica, non le apparenze, le parole. Chi si ritiene musulmano e attende con animo cupo, vile carattere e cattiva condotta l’angelo della beatitudine è esattamente come il malato che ignora la ricetta che ha preso dal medico e pretende pure di guarire. Certamente con una tale mentalità non raggiungerà mai il suo scopo. A tal proposito Dio l’Altissimo nel Corano dice:

“Tra i Musulmani, gli Ebrei, i Sabei 2 e i Cristiani, quelli che hanno realmente creduto in Dio e nel Giorno del Giudizio e che hanno operato rettamente, avranno presso Dio una generosa ricompensa” (Santo Corano, 2:62)

In conformità a questo versetto, taluni potrebbero ritenere che gli individui che hanno creduto in Dio e nel Giorno del Giudizio e hanno agito rettamente saranno salvi anche pur non avendo riconosciuto per tali tutti o parte dei Profeti. È perciò necessario ricordare che i versetti 150 e 151 della “Sura delle Donne” dichiarano miscredenti le persone che non riconoscono tutti i Profeti o anche alcuni di essi:

“Coloro che negano Dio e i Suoi Profeti, intendono creare divisione tra Dio e i Suoi profeti, dicono: ‘Crediamo in alcuni e neghiamo altri’ e intendono seguire una via intermedia, questi, sono in verità i miscredenti {al pari dei Giudei che hanno negato Gesú e Muhammad (S), e i Cristiani che hanno negato Muhammad (S)}” (Santo Corano, 4:150-151)

Perciò soltanto coloro che avranno creduto in tutti i Profeti e avranno operato rettamente potranno trarre beneficio della propria fede.

La Religione e la Società

La civiltà dell’Uomo

Analizzando le cause e gli agenti che, nelle epoche passate, hanno dato origine alle diverse società umane, costatiamo che l’uomo in vita sua non vuole e non ricerca che la propria beatitudine e la propria felicità. Egli non può realizzare questa beatitudine se non assicurandosi in modo completo la totalità dei mezzi di sussistenza dei quali necessita per vivere.

L’uomo comprende insitamente che non sarà mai in grado di procurarsi da solo l’enorme quantità di mezzi di cui necessita per assicurarsi la tranquillità e la beatitudine a cui aspira. Egli si rende perfettamente conto che da solo non avrà mai il potere di risolvere i problemi della propria vita, non sarà mai in grado di raggiungere la perfezione.

Per questo motivo, per soddisfare i propri bisogni, si vede costretto a adattarsi alla vita sociale, ad accettare che il piú agevole mezzo che ha a disposizione per raggiungere il proprio scopo è la collaborazione con gli altri individui della società in cui vive. È ciò che spinge gli individui di una società a collaborare per assicurarsi i necessari mezzi di sussistenza.

Ciascuno si impegna al fine di assicurare parte di tali mezzi e quando tutti hanno svolto il proprio dovere i singoli risultati vengono combinati tra loro e ognuno, in proporzione alla propria operosità e alla propria posizione sociale, si prende una parte del risultato totale e la sfrutta per portare avanti la propria vita. Questa collaborazione ed equa spartizione del risultato del lavoro comune permette all’uomo di garantirsi il suo benessere e la sua beatitudine.

L’assetto sociale: una necessità

Poiché esiste commistione tra i risultati delle singole attività degli individui della società e siccome tutti vogliono giovarsi di tali risultati, sorgono inevitabilmente determinati conflitti d’interesse. È infatti chiaro che, di solito, gli interessi materiali sono l’origine dei diversi tipi di discordie e distruggono l’amore e la cordialità tra la gente.

Onde preservare l’affiatamento e l’amore tra gli individui della società è necessario instaurare una serie di norme la cui osservanza impedisca ogni possibile disordine e degenerazione anarchica. In effetti, senza un assetto la società umana cadrebbe in uno stato di disordine tale da non poter durare nemmeno per un giorno.

È poi naturale che tali norme differiscano secondo il livello di civiltà o di barbarie proprie a ogni popolo, a ogni nazione, varino secondo i diversi livelli di cultura delle società e delle loro diverse organizzazioni di governo. Ma ripetiamo che in nessun caso la società può fare a meno di una serie di usi, di costumi e di norme rispettate da almeno la maggioranza dei suoi membri. Mai è esistita nella storia dell’umanità una società assolutamente priva di usi, costumi e norme comuni.

Libertà e assetto sociale

Poiché l’essere umano compie tutte le proprie azioni con il proprio arbitrio e la propria elezione, si sente libero di agire e immagina questa sua libertà d’azione come assoluta, libera da vincoli e condizioni. Egli aspira a una libertà totale, rifugge da ogni genere di limitazione ed è perciò insofferente a ogni proibizione, ad ogni privazione a lui rivolte. Quando gli viene imposta una limitazione egli prova dentro di sé un particolare affanno, uno speciale senso di abbattimento. È per questo che le norme che regolano la società, per quanto poche siano, siccome limitano in certa misura l’essere umano, sono sempre contrarie alla sua liberale indole.

L’uomo comprende tuttavia che qualora non accettasse, allo scopo di preservare la società e l’ordine esistente in essa, di cedere, di fronte alle leggi, parte della propria libertà, questa cadrebbe in un disordine tale da annientare del tutto la sua libertà e la sua tranquillità. Egli sarebbe in tal caso libero di violare i diritti altrui, ma non avrebbe alcuna garanzia della difesa dei suoi. Perciò l’uomo, allo scopo di preservare parte della propria libertà, rinuncia a parte di essa e rispetta le norme che regolano la società.

Ciò che minaccia l’esecuzione delle leggi

Secondo quanto abbiamo detto, giungiamo a riscontrare una sorta di contrasto, di incompatibilità tra l’indole liberale dell’uomo e le norme vigenti nella società; è come se le leggi, al pari di una robusta catena, lo legassero ed egli cercasse costantemente di liberarsi. Tale atteggiamento è il maggior pericolo per il mantenimento dell’ordine sociale e delle leggi che ad esso presiedono.

Pertanto, a fianco delle norme e dei doveri di carattere pratico, vengono sempre disposte una serie di norme applicate per punire i contravventori, intimorire la gente e impedire loro di violare le leggi. Al fine poi di animare gli individui al rispetto delle leggi, si infonde in loro la speranza di ricevere ricompense e premi. Non si può tuttavia negare che il timore di essere puniti e il desiderio di essere ricompensati sono fattori che possono contribuire solo in parte all’esecuzione delle leggi penali.

Tali fattori non consentono infatti di abolire al cento per cento la trasgressione delle leggi e non sono in grado di preservarne completamente l’autorità e la padronanza, perché le leggi penali, al pari delle altre leggi, possono venire infrante dall’uomo e sono costantemente minacciate dalla sua liberale indole. Cosí le persone dotate di influenza e di potere possono, senza alcun timore, violare pubblicamente la legge oppure, servendosi della loro influenza, costringere l’organo giudiziario e il potere esecutivo ad accettare le loro illecite pretese.

Coloro che non possiedono una posizione influente, per raggiungere i loro scopi, possono invece approfittare della disattenzione e della debolezza delle autorità che hanno la responsabilità di dirigere e governare la società e trasgredire di nascosto, oppure possono sfruttare altri mezzi come le tangenti, gli agganci e le parentele. È ovvio che tali comportamenti finiscono per mandare in rovina la società.

Le migliaia di violazioni e di trasgressioni che ogni giorno costatiamo nelle diverse società umane sono la migliore prova di quanto abbiamo ora detto.

La fonte principale di questo pericolo

Occorre a questo punto vedere donde provenga il pericolo di cui al paragrafo precedente e come si debba domare la superba e liberale indole dell’uomo, al fine di ostacolare la violazione della legge nella società.

L’origine di questo pericolo, che costituisce la principale causa della corruzione sociale, che le stesse leggi non riescono a prevenire, risiede nel fatto che le normali metodologie sociali, che danno luogo alle leggi create dall’uomo, prendono in considerazione la sola dimensione materiale dell’esistenza dell’uomo, tralasciando quella spirituale e trascurando i suoi istinti interiori. Tali metodologie mirano esclusivamente alla coordinazione e al mantenimento dell’ordine, dell’equilibrio esistente tra le azioni della gente affinché queste si svolgano in modo tale da non sfociare in contrasti e conflitti.

La legge sociale pretende dagli individui della società il rispetto dei suoi articoli, mira a controllare tutte le loro azioni che riguardano la vita sociale, senza curarsi minImamente delle loro qualità interiori, degli intimi sentimenti che li spingono a compiere tali azioni e che costituiscono i nemici interiori e nascosti delle leggi.

Pertanto, ogniqualvolta nel dirigere la società venga trascurata l’indole liberale dell’uomo e centinaia di altri fattori interni {come l’egoismo, la lussuria}, che costituiscono la principale causa della corruzione, la società cadrà in uno stato di disordine e i conflitti, i disordini esistenti si intensificheranno giorno dopo giorno; tutte le leggi sono infatti continuamente minacciate dalle aggressioni di potenti ribelli e dai “notturni” assalti di abili ladri, causati da questi stessi fattori interni. Nessuna legge può quindi opporsi da sola alla corruzione o prevenire l’insorgere dei conflitti.

Le Religione e le Leggi create dall’Uomo

L’eccellenza della religione sulle altre leggi

La piú avanzata metodologia sociale per garantire l’esecuzione della legge consiste nel varare leggi penali e istituire un organo di sorveglianza. Tuttavia, come abbiamo già detto in precedenza, né le sanzioni né l’esistenza di una forza di polizia sono in grado di avere ragione degli istinti ribelli dell’uomo e fare in modo che le leggi da esso inventate per dirigere la società vengano effettivamente applicate.

La religione oltre a incaricare una forza di polizia del mantenimento dell’ordine pubblico e varare leggi per punire i contravventori e gli scellerati, dispone anche di potenti strumenti con i quali è in grado di vincere ogni forza avversa.

La religione a seguito del legame che crea tra vita sociale e adorazione di Dio l’Altissimo rende l’essere umano responsabile dinanzi a Dio di tutte le proprie azioni, sia di quelle che riguardano la sua vita individuale sia di quelle che riguardano la sua vita sociale. Poiché Dio l’Altissimo, con il Suo infinito potere e la Sua illimitata conoscenza, domina l’essere umano sotto ogni aspetto ed è perfettamente al corrente di ogni suo pensiero e intimo segreto, la religione affida il compito di sorveglianza e di custodia dell’uomo, oltre che a una guardia esteriore, a una guardia interiore, la quale, nel suo lavoro di vigilanza, è infallibile. A tal proposito, Dio l’Eccelso nel Santo Corano dice:

“Dio sa perfettamente ciò che essi fanno” (Santo Corano,8:47)

“Ed Egli è con voi ovunque voi siate” (Santo Corano, 57:4)

“Il tuo Signore ripagherà completamente le loro azioni, ché, in verità, Egli sa perfettamente ciò che fanno” (Santo Corano,11:111)

“ In verità Dio vi sorveglia”(Santo Corano,4:1)

Se ora poniamo a confronto la persona che vive in un ambiente in cui vige il diritto umano con quella che vive in un ambiente religioso, l’eccellenza e la superiorità della religione ci apparirà in tutta chiarezza.

In una società i cui individui sono religiosi, siccome sanno che Dio osserva costantemente le loro azioni, la vita si svolge in assoluta pace e armonia. Gli individui che vivono in una tale società si rispettano, non si comportano tra loro in modo violento, non si calunniano ed evitano persino di essere sospettosi nei confronti del prossimo. La religione vieta infatti all’uomo di essere sospettoso nei confronti degli altri, cosa che viene però trascurata dalle leggi create dall’uomo. Il Santo Corano a tal proposito dice:

“O voi che avete prestato fede, tenetevi lontano da molti dei sospetti, ché, in verità alcuni sospetti costituiscono peccato” (Santo Corano,49:12)

In un ambiente religioso l’uomo sta completamente tranquillo, vive i giorni della sua vita in assoluto benessere e alla fine raggiunge l’eterna beatitudine.

Contrariamente a quanto è stato finora detto, in un ambiente in cui vigono solamente le leggi inventate dall’uomo, gli individui evitano di compiere atti vietati solo quando vedono che la forza di polizia osserva le loro azioni, diversamente è possibile che compiano qualsiasi trasgressione.

Ogni individuo religioso, secondo quanto gli ha insegnato la religione, sa che la sua esistenza non si circoscrive ai pochi giorni trascorsi in questo mondo effimero ed è conscio del fatto che dopo la sua morte un’altra vita, illimitata e infinita, l’attende; egli sa bene che con la morte non si annienta ed è altresí conscio del fatto che l’unica via che l’uomo ha per raggiungere la perpetua beatitudine e l’eterna tranquillità consiste nell’osservare i precetti religiosi, inviati dal Signore Altissimo mediante i Suoi messaggeri.

Egli sa che i precetti religiosi provengono da Dio, l’Onnipotente, l’Onnisciente, l’Onniveggente, che conosce perfettamente ogni azione esteriore dell’uomo e ogni suo sentimento intimo e pensiero nascosto. Egli sa che verrà da Lui ripagato per ogni buona azione che ha compiuto nel corso della sua vita e punito per ogni sua trasgressione. Nessuno può sfuggire alla giustizia di Dio nascondendogli i peccati che ha commesso.

Ogni individuo religioso in base ai principi della propria religione, sa che ogni volta che osserva un precetto religioso ubbidisce al proprio Signore e che, nonostante che solitamente il servo, in quanto servo, non abbia diritto a nessun compenso dal suo padrone per l’esecuzione di un suo ordine, riceverà, per grazia e benevolenza del Signore, una generosa ricompensa per aver eseguito i Suoi ordini. Da questo punto di vista, ogni suo atto d’obbedienza costituisce in realtà una transazione che egli accetta di eseguire di propria volontà.

Egli cede volontariamente una parte della propria libertà in cambio del compiacimento di Dio Benevolo e della Sua futura ricompensa. Cosí la persona osservante, rispettando i precetti religiosi, è, in assoluta beatitudine, occupata a transare volontariamente la propria libertà con una merce infinitamente piú preziosa.

Al contrario, colui che non è religioso, siccome considera l’osservanza delle norme e delle leggi un danno per se stessa, siccome la sua liberale indole non riesce a sopportare di perdere parte della propria libertà, cerca sempre di violare la legge e riconquistare cosí la libertà perduta.

La religione presenta caratteristiche che la differenziano ulteriormente dal diritto umano; ad esempio gli osservanti rifuggono volontariamente dal peccato, mentre coloro che seguono il diritto umano non lo fanno che per timore di essere puniti dalla legge; la religione governa totalmente l’essere umano, mentre la legge non è dotata di un simile potere: essa lo domina sia esteriormente sia interiormente, contrariamente alla legge che non può ordinare e dominare che esteriormente. La religione non è solamente un’autorità che impedisce di agire in modo biasimevole, è anche un maestro che insegna all’essere umano le virtú e le doti, il che non accade nel caso del diritto umano, di natura esclusivamente repressiva.

Se i vantaggi offerti dal diritto umano fossero considerati eguali a una unità, quelli della religione sarebbero superiori a diverse migliaia. Coloro dunque che si adoperano al fine di annientare la religione e non vedono altro che il diritto laico, sono simili a chi amputa con le sue stesse mani la propria gamba sana per sostituirla con una di legno.

Da quanto precede, possiamo dedurre che la religione è il migliore mezzo per dirigere e guidare la società umana, e piú di ogni altro metodo riesce a indurre la gente al rispetto delle leggi vigenti nella società.

Un tentativo di soluzione

I paesi sottosviluppati del mondo che, nel corso del secolo scorso, hanno voluto impegnarsi sulla via del progresso e dello sviluppo, accettando il metodo di governo laico senza tenere conto delle manchevolezze del diritto laico e del grande potere della religione, si sono immersi nella barbarie e nella decadenza.

Di contro, le nazioni progredite e astute del mondo, accortesi delle lacune presenti nel diritto laico, al fine di salvarlo da una sconfitta certa, si sono dedicate alla ricerca di una soluzione e hanno cambiato metodo. Tali nazioni hanno organizzato il loro metodo di istruzione e educazione in modo tale che gli individui della società vengano, in ogni caso, a formarsi acquistando una serie di virtú e considerino in tutte le loro attività sociali la legge come un qualcosa di sacro e inviolabile.

Questo tipo di formazione è in grado di salvare la legge non religiosa, fa sí che essa trovi il suo corso ordinario e garantisce di conseguenza, in modo notevole, il benessere e la felicità degli individui della società.

Bisogna però prestare attenzione che questi metodi si basano su teorie e concetti che possono essere suddivise in due diverse categorie:

concetti e princípi (come umanitarismo, benevolenza, compassione verso i propri dipendenti) fondati sul realismo e presi indubbiamente dalle religioni rivelate. In effetti, la religione, dai tempi piú antichi, ancora prima del sorgere delle civiltà avanzate, invitava gli uomini a seguire tali princípi. Perciò la beatitudine e la felicità venute a esistere nelle società progredite a causa dell’applicazione di tali concetti sono parte dei doni concessi dalla religione all’umanità.

Concetti e principi inconsistenti e illusori, che appartengono al mondo delle favole. In tale ambito rientra ad esempio il comportamento di coloro che fanno credere alla gente che se soffriranno oppure verranno uccisi per la salvezza della loro patria, i loro nomi verranno incisi in lettere d’oro nelle pagine della storia. Non si può negare che in molti casi queste fandonie danno risultati pratici; è possibile infatti che taluni rimangano impressionati da esse e facciano dei sacrifici in campo di battaglia, uccidendo un gran numero di nemici.

Bisogna tuttavia sapere che esse arrecano danni molto maggiori dei vantaggi che offrono, poiché rendono l’uomo superstizioso e rovinano il suo senso della realtà; per coloro che non hanno fede in Dio, nel Giorno del Giudizio e che considerano la morte dell’uomo come il suo annientamento, la vita eterna e la beatitudine imperitura che viene dopo la morte non avranno infatti piú alcun senso.

  • 1. Che verranno in seguito dettagliatamente esposti.
  • 2. - Gli Zoroastriani che si avvicinano alla religione degli Ebrei e che scelgono un credo risultante dalla commistione di quello zoroastriano e quello ebreo, vengono detti Sabei.

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