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Alcune Riflessioni sul Khums

A. Khums: Carità o Dovere?

Noi valutiamo e giudichiamo le persone sulla base delle loro azioni. Agiamo in questo modo perché, in quanto esseri umani, non possiamo conoscere i motivi delle azioni degli individui. Ma Allah (SwT) valuta le persone allo stesso modo?
Allah (SwT) non valuta le semplici azioni, piuttosto considerando le motivazioni.
Nel Sacro Corano leggiamo:

“In realtà Allah accetta {le buone azioni} solo dalle persone pie”. (Sura al-Ma’ida, 5:27)

Nell’introduzione abbiamo menzionato che vi sono due livelli attraverso i quali l’Islam mira a fondare e consolidare un equilibrio economico nella società: individuale e collettivo. Sotto la voce “livello personale” abbiamo discusso della carità, un gesto volontario nato dalla pura volontà di agire correttamente.
Sotto la voce “livello collettivo” abbiamo visto come si applicano le tasse che sono incombenti per ogni Musulmano.

Il Khums e la Zakat rientrano nel secondo caso, e dunque non dobbiamo pensare ad esse come atto di carità.
Considerato che esse sono doveri, bisogna assolverli, la cosa sia piacevole o no; è dovuto, e si deve fare.
Assolvendo tale dovere, ci si deve allenare a pagare il Khums e la Zakat con l’intenzione di cercare l’approvazione di Allah (SwT). Si dovrebbe fare solamente Fi sabi li ‘Llah.

Adesso dobbiamo riflettere su un punto: compiere un gesto è una cosa, il fatto che venga accettato da Allah (SwT) oppure no, è un’altra cosa. La prima non garantisce che ne segua l’altra. E’ il motivo che è cruciale per l’accettazione o il rifiuto di un’azione.
Utilizzare il Khums, a livello personale o come organizzazione, allo scopo di promuovere se stessi, è nocivo allo spirito nel quale è stato concepito il Khums.
Chi scrive si sente particolarmente coinvolto sull’enfasi posta da chi, sia pure per motivi islamicamente corretti, si pone come “sponsor”1.
Pensiamo che queste persone dovrebbero riflettere se il Sihmu ‘l -Imam che cedono sia loro proprietà, o piuttosto che non sia un bene che in realtà appartiene all’Imam Mahdi (aj).

Se il Khums appartiene a lui, perché fregiarsene come fosse nostro? Se ci deve essere un qualsiasi riconoscimento, perché non accordarlo all’Imam (aj)?

B. Ma gli “altri”, pagano il Khums?

Altro tema è quello dell’orgoglio, o per meglio dire, arroganza, nel versare il Khums.
Vi sono persone che versano il Khums puntualmente (voglia Allah, (SwT), che siano sempre più numerosi!), ma vi sono anche tante persone vittime del °Ujb.
°Ujb è un termine che definisce le persone tanto concentrate su se stesse e diffidenti nei confronti dei fratelli che si autoconvincono di essere le uniche persone a versare la quota di Khums.

Questo problema nasce dentro di noi, dall’ignoranza dell’animo altrui. L’°Ujb non fa male ad altre persone, ma solo a noi stessi. Una persona affetta da °Ujb sviluppa un distorto senso di orgoglio che lo porta a mancare il più importante mezzo per la crescita spirituale, la capacità di auto-critica.

Dobbiamo essere ben consapevoli che ogni nazione, gruppo di persone, singolo, attraversa momenti altalenanti, anche economicamente.

Se, oggi, noi siamo in condizioni floride e versiamo il Khums, mentre altri ne usufruiscono, ciò non significa che questo sia lo stato definitivo, immutabile!

Ottimo esempio dei nostri tempi è quello dell’India: dopo la colonizzazione inglese, in particolare dopo l’indipendenza, i Musulmani indiani attraversarono una pesante crisi economica. Gli Shi°iti ancora di più.

Ma la loro attuale condizione non deve fare pensare che essi siano sempre stati fra coloro che ricevevano la carità degli altri fratelli. Nel periodo del sultanato Shi°ita Oudh, nel nord dell’India, ad esempio, essi erano i maggiori finanziatori dei centri Islamici in Iraq2.

Gli Shi°iti del periodo Oudh, come quelli dei sultanati meridionali del periodo pre-coloniale, contribuirono massicciamente alla diffusione della Fede ed alla crescita della comunità Islamica in quella parte del pianeta.

Dobbiamo sforzarci di versare Khums, Zakat e aiuti economici senza insultare ed offendere chi riceve.
Allah (SwT) lo spiega chiaramente:

“O voi credenti! Non vanificate la vostra carità biasimando o svilendo chi riceve, come fanno le persone che donano a larghe mani solo per mostrare la propria ricchezza . . .” (Sacro Corano, Sura al-Baqara, 2:264)

C. Sindrome da dipendenza da Khums

Lo scrivente vorrebbe esprimere la propria opinione sull’attitudine che alcune nostre organizzazioni religiose in Europa e Nord America hanno assunto verso il Khums.
Gli Shi°iti in India, Pakistan e Africa orientale hanno costruito numerosi centri religiosi nei loro paesi.
Con la migrazione verso l’Occidente, abbiamo constatato con gioia che tale spinta è rimasta, ed essi hanno costruito nuovi centri nei loro paesi adottivi.

C’è tuttavia una profonda differenza tra le comunità di Musulmani immigrati in Occidente ed i loro antenati in Asia ed Africa.
Questi ultimi hanno costruito e fondato centri mettendo mano al proprio denaro, mentre i primi hanno attinto abbondantemente ai fondi del Khums per lo stesso scopo.
Non si vuole certamente affermare che utilizzare il Khums per questi scopi sia scorretto; si vuole però rimarcare come possa essere fattore di debolezza contare sempre e solo sui fondi del Khums per le attività comunitarie. Noi definiamo questa mentalità “Sindrome di dipendenza da Khums”.

Ogni volta che si decide di intraprendere un valido progetto islamico, si pensa subito al Sihmu ‘l-Imam come prima e principale fonte a cui attingere per i fondi necessari.
Non si vuole negare certamente che le risorse locali possano essere insufficienti, ma sembra a volte (che Allah (SwT) voglia ci sbagliamo!) che ci scordiamo il restante 80% (di entrate al netto delle spese) che resta a nostra disposizione, e che scordiamo per la “Sindrome da dipendenza da Khums”!

D. Coloro che non pagano le tasse dovute, dal punto di vista dell’Imam °Ali (as)

Alcuni Shi°iti prendono alla leggera il dovere di versare Khums; pensano forse che donando qualcosa, ogni tanto, in beneficenza, essi abbiano assolto il loro dovere.

Questi Shi°iti non capiscono che il non versare Khums, Zakat, o Fitrah (che sono tasse dovute) significa appropriarsi indebitamente del denaro che appartiene di diritto all’Imam (aj), al povero, all’orfano ed agli indigenti.
Per cercare di comprendere il pensiero dell’Imam °Ali (as) su questa appropriazione indebita, citiamo alcuni passaggi di una lettera da lui inviata ad un suo governatore.
Leggendo, vi prego di tenere presente che il destinatario di queste parole era il cugino dell’Imam °Ali (as).
Vorremmo altresì attirare l’attenzione degli onorati Wakala’ (rappresentanti) dei Mujtahidun di oggi su queste parole.

L’Imam °Ali Ibn Abu Talib (as) scriveva:

“Non appena hai avuto la possibilità di appropriarti indebitamente dei beni della Ummah non hai esitato, ti sei rivoltato e hai attaccato {loro}, balzando velocemente per portare via tutto ciò che potevi delle loro ricchezze, accantonate per aiutare le vedove e gli orfani, con la stessa determinata ferocia di un lupo che azzanna alla gola una capra ferita ed inerme. Dopodiché hai inviato serenamente quanto da te depredato all’Ummah a Hijaz, senza minimamente sentirti in colpa per la tua appropriazione indebita..…..Quasi fosse una eredità dei tuoi genitori che inviavi alla tua famiglia!

Allahu Akbar! Non credi forse nel Giorno del Giudizio, o forse non temi la Resa dei Conti?
Oh, tu, che eri da noi considerato una persona saggia, come puoi gustare cibo e bevande, consapevole che bevi liquidi e mangi cibi ottenuti illecitamente? Non ti rendi forse conto dell’enormità del tuo peccato?

Con il denaro che Allah aveva destinato agli orfani, ai bisognosi, ai credenti, ed ai mujahidin o che era conservato per la difesa dello Stato Islamico, tu ti stai procurando mezzi di piacere e godimento, comprando schiave e spendendo per i tuoi matrimoni.3

Temi Allah, e restituisci loro quanto hai fraudolentemente preso.

Se tu non dovessi agire in questo modo, ed Allah mi concederà l’opportunità di punirti, agirò in modo da trovare il compiacimento di Allah. Ti colpirò con la mia spada, con la quale non ho mai colpito alcuna persona che non meritasse l’Inferno.

Giuro su Allah, se gli stessi Hasan ed Husayn si fossero comportati come te, non avrei avuto alcuna indulgenza o comprensione. Li avrei contrastati senza requie fino al momento in cui sarei riuscito a ristabilire la giustizia distruggendo il male compiuto.

Giuro su Allah, il Signore di tutti gli esseri, che non accetterei neanche per me stesso il denaro di cui ti sei illecitamente impadronito, né considererei lecito lasciarlo in eredità alla mia famiglia.

Controlla te stesso, considera che sei giunto ad una matura età, pensa per un attimo di essere giunto al termine della tua vita, e di essere stato sepolto. Allora le tue azioni ti verranno poste di fronte, nel luogo ove chi ha oppresso grida “Ahimè”, e chi ha sprecato la propria vita si strugge dal desiderio di tornare {in vita per rimediare ai torti compiuti}, ma non vi sarà più tempo per fuggire 4 {il castigo} . 5

  • 1. donatore, elargitore. (N.d.T.).
  • 2. vedi Cole , J.R.I., “Indian Money” e “Shi°i Shrines Cities of Iraq” , 1786-1850 , ‘Middle Eastern Studies’ , vol.22 (1986 ) n° 4 , pp. 461-480. (N.d.A.)
  • 3. Questa parte era stata riportata solo parzialmente, ma abbiamo ritenuto opportuno riportare tutto quanto il testo di questa lettera (N.d.T.)
  • 4. Riferimento alla Sura Sad, 38:3. (N.d.A.)
  • 5. Nahj ul-Balaghah , lettera n° 41 (N.d.A.)

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