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Una creatura multi-dimensionale

Da quanto affermato in precedenza, possiamo dedurre che l’essere umano ha molti aspetti in comune con gli animali, ma, allo stesso tempo, è profondamente diverso da essi.
Egli è un essere materiale e, contemporaneamente, spirituale; ha differenze basilari e profonde rispetto alle altre creature, ognuna delle quali offre una specifica dimensione dell’essere umano, una diversa parte del suo essere.
Tali distinzioni si trovano in tre differenti campi:

• La comprensione di sé e del mondo;

• I desideri che governano gli esseri umani;

• Il grado di influenza di tali desideri sull’essere umano e la capacità di discernere.

Per quanto riguarda la comprensione del mondo, i sensi corporei servono all’animale come mezzi di consapevolezza di esso; gli esseri umani condividono questa caratteristica con altre creature, sebbene, in taluni casi, alcuni animali si rivelino superiori. I sensi, però, offrono agli esseri umani e agli animali solo una comprensione superficiale del mondo, che non riesce ad andare in profondità nella conoscenza della natura e a cogliere l’essenza delle cose o la relazione logica fra esse.

Negli esseri umani vi è, però, un altro elemento che li guida nella conoscenza di se stessi e del mondo, e di cui gli altri animali sono privi: questa “potenza” misteriosa è chiamata “pensiero”. Attraverso il pensiero, gli esseri umani scoprono le leggi fondamentali del mondo e ne ottengono una visione generale. Attraverso queste leggi fondamentali essi possono porre la natura al proprio servizio, ma sempre in accordo ai Comandamenti Divini.

Come già puntualizzato in precedenza, questa potenzialità appartiene soltanto all’essere umano e il meccanismo che sottende alla comprensione razionale è uno dei più complessi meccanismi della nostra esistenza; se viene sviluppato correttamente, aiuterà gli esseri umani a conoscere se stessi così come molti altri aspetti dell’universo che non possono essere conosciuti direttamente attraverso i sensi. In particolare, una conoscenza filosofica di Dio può essere ottenuta attraverso questa dote “misteriosa” degli esseri umani.

Per quanto concerne gli istinti, gli esseri umani si trovano sotto l’influenza delle forze naturali, al pari delle altre creature. L’istinto di mangiare, di riposare, di dormire, di avere rapporti sessuali, li attrae verso il mondo materiale. Ma ci sono altre tendenze che conducono l’essere umano nella direzione di aspettative immateriali, prive di peso e di sostanza, e non paragonabili ai bisogni materiali.

Segue ora una breve analisi delle basi conosciute e accettate di queste inclinazioni spirituali.

1. Conoscenza e sapienza

Gli esseri umani non cercano di acquisire conoscenza al solo fine di dominare la natura e di prosperare nella loro vita materiale; essi posseggono piuttosto un istinto per la ricerca e la scoperta della verità e, sebbene la conoscenza possa servire come mezzo per migliorare la vita, è un’ideale che può essere desiderato in se stesso e una meta gratificante: se per esempio gli esseri umani sapessero che ci sono dei segreti celati nelle galassie, vorrebbero in ogni caso scoprirli anche se comprenderli non cambierebbe le loro vite.1
Gli esseri umani per natura sfuggono all’ignoranza e tendono alla conoscenza; quest’ultima costituisce perciò una delle dimensioni spirituali dell’esistenza degli esseri umani.

2. Virtù etiche

Gli esseri umani compiono alcune delle loro azioni influenzati da una serie di motivazioni etiche più che dall’intento di ottenere un beneficio o evitare un danno. Essi compiono tali azioni spinti dall’idea che la natura umana le richieda.

Supponiamo che un uomo resti bloccato in un orribile deserto. Egli è privo di cibo ed è in pericolo di vita. All’improvviso appare un’altra persona, lo aiuta e lo salva da una morte certa; successivamente ognuno di loro se ne va per la propria strada, ed essi non si vedono per un lungo periodo.

Molti anni dopo l’uomo incontra il suo salvatore, nel frattempo caduto in disgrazia, e ricorda quando fu salvato da morte certa. In questo caso, la sua coscienza non gli impone di fare qualcosa? Non ricorda il detto: “Alla bontà si deve rispondere con la bontà”? Non pensa che “uno dovrebbe essere riconoscente al suo benefattore”? La risposta a queste domande è senz’altro affermativa.

Quale sarebbe il giudizio di gente coscienziosa se egli aiutasse l’uomo miserabile? E quale sarebbe il medesimo nel caso in cui egli passasse senza neanche degnarlo di uno sguardo e senza nessuna reazione?

Nel primo caso sicuramente la risposta sarebbe l’ammirazione degli altri uomini; mentre nel secondo caso questi maledirebbero certamente l’uomo ingrato.

Quindi, la voce della coscienza:

“Quale altro compenso del bene se non il bene?” (Sacro Corano, Sura ar-Rahman, 55:60).

Il fatto che le coscienze degli altri ritengano che la riconoscenza dovrebbe essere ammirata e l’ingratitudine maledetta, è promossa dalla coscienza morale ed è chiamata virtù etica, e quest’ultima è lo stimolo per molte delle azioni degli esseri umani.

In altre parole, gli esseri umani compiono molte delle loro azioni in virtù di valori etici, e non nella speranza di ricompense materiali. Questo è un altro attributo specifico degli esseri umani, di natura spirituale, ed è una delle sue dimensioni spirituali di cui sono prive le altre creature.
La virtù e i valori etici non hanno alcun significato per gli animali.

3. Senso estetico

Un’altra dimensione spirituale degli esseri umani è il loro interesse per la bellezza. Questa, in effetti, costituisce una parte importante dell’esistenza umana e riguarda tutti gli aspetti della loro vita. Essi indossano differenti tipi di vestiti contro il clima freddo e quello caldo e, allo stesso tempo, pongono particolare attenzione al colore e alla foggia di ogni abito.

Essi costruiscono abitazioni, attribuendo notevole importanza alle caratteristiche estetiche; anche nello scegliere una tovaglia e i piatti per servire il cibo, e nella stessa preparazione del cibo e della tavola seguono dei principi estetici. Agli esseri umani piace avere un viso attraente, un nome che suoni bene, abiti belli da indossare, e una scrittura gradevole. Essi si aspettano che le loro città e le loro strade siano belle, e preferirebbero vedere magnifici paesaggi. In generale, essi sono interessati a estendere un alone di bellezza a tutti gli aspetti della loro vita.

L’estetica, invece, non è particolarmente rilevante per gli animali. Per essi, la bruttezza della mangiatoia non riveste nessun significato; è importante piuttosto ciò che essa contiene.

A un animale, una bella sella, una vista gradevole, una costruzione ben progettata e cose simili non importano assolutamente.

4. Adorazione e santificazione

Il bisogno di adorare il Divino e pregare è una delle più costanti e antiche manifestazioni dell’anima dell’essere umano, e una delle componenti principali della sua vita.

Uno studio dei resti delle varie civiltà umane rivela che l’adorazione e la preghiera sono sempre state presenti ovunque vi fosse l’essere umano. La forma di adorazione e il tipo di divinità sono stati in ogni modo mutevoli, dalle danze ritmiche collettive con differenti invocazioni e formule ai più sublimi ossequi, alle riverenze, fino alle preghiere più complesse. La divinità poteva essere rappresentata da una pietra, da un legno, fino alla pura contemplazione metafisica, all’Eterno Auto-Esistente che è oltre il tempo e lo spazio.

Non furono i Profeti (A)2 a introdurre l’adorazione; essi insegnarono semplicemente alla gente i tipi di rituale per l’adorazione e li allontanarono dalla venerazione di altro all’infuori del Dio Unico (politeismo). Secondo alcuni precetti religiosi ritenuti certi, e secondo il punto di vista di alcuni studiosi di religione come Max Müller,3 gli esseri umani erano inizialmente monoteisti e veneravano il Dio Unico; l’idolatria, la venerazione delle stelle, della luna o di un altro essere umano sono tarde deviazioni.

Gli esseri umani, infatti, non iniziarono con l’adorazione degli idoli, degli uomini o di altre creature per poi approdare gradualmente, con l’evoluzione della civiltà, al monoteismo.

Il senso dell’adorazione, che si può definire come “sentimento religioso”, esiste in tutti gli esseri umani.

Questa opinione è sostenuta da Erich Fromm4, il quale afferma: “L’uomo potrebbe venerare gli esseri viventi, le piante, gli idoli d’oro, le pietre, il Dio invisibile, un uomo divino o un carattere demoniaco. Egli potrebbe venerare anche i suoi antenati, la sua patria, la sua classe sociale o il partito a cui egli appartiene e i soldi o il successo… Egli potrebbe coscientemente distinguere tra la sua religione e le credenze irreligiose. Egli potrebbe, al contrario, pensare di essere senza fede. Non è un problema se egli crede in una religione o meno. Il problema è a quale religione egli crede”.5

Iqbal6 riprende la seguente opinione di William James7: “L’impulso di pregare è una conseguenza necessaria del fatto che anche se la parte più forte dei sé empirici di un uomo è un sé di genere sociale, egli può trovare il suo unico compagno perfetto solo nel mondo della riflessione (auto-riflessione) […] Molti uomini, occasionalmente o ripetutamente, fanno riferimento a esso nei loro animi. Il più umile su questa terra può sentirsi vero e valido grazie a questa più alta sensazione”.8

James, generalizzando un sentimento comune a tutti gli esseri umani, dice: “È probabile che gli uomini differiscano di molto nel grado in cui essi sono influenzati da questo spettatore interno. Esso è una parte essenziale della coscienza di alcuni uomini rispetto ad altri: quelli che hanno più coscienza sono probabilmente gli uomini più religiosi. Ma sono sicuro che anche quelli che affermano di esserne privi ingannano se stessi, e in realtà sono in qualche modo religiosi”.9

L’attribuzione di caratteristiche eccezionali ad eroi, a sapienti o religiosi, indica il desiderio dell’essere umano di santificare e lodare certi esseri, che deriva dalla sua innata predisposizione a voler venerare un’entità a lui superiore. Ciò può essere altresì riscontrato nelle lodi esagerate rivolte al giorno d’oggi a capi nazionali o di partito, a principi e dottrine, bandiere e patrie, come pure nell’entusiasmo con cui la gente si dedica a tutte queste cose.

Il sentimento di adorazione è, in effetti, un sentimento intrinseco diretto verso una totale perfezione che vada oltre i difetti, le carenze e le imperfezioni. La venerazione di qualche creatura è, quindi, una deviazione dal sentimento originale.

Gli esseri umani in stato di adorazione desiderano volare dal loro limitato sé verso l’unione con una realtà senza mancanze, limitazioni o morte.

Come disse Albert Einstein10: “L’individuo è cosciente della vanità delle aspirazioni e degli obiettivi umani e, per contro, riconosce l’impronta sublime e l’ordine ammirabile che si manifestano tanto nella natura quanto nel mondo del pensiero.11 Ciò è esposto ulteriormente da Iqbal, che scrive: “…L’adorazione è una comune azione vitale attraverso cui la piccola isola del nostro carattere scopre la sua posizione dentro un “tutto” più grande.”12

La preghiera e l’adorazione manifestano l’esistenza di una “possibilità” e di un “desiderio” nell’essere umano: la possibilità di avanzare verso un luogo oltre gli eventi materiali e il desiderio di approdare a un più alto ed esteso orizzonte. Un simile desiderio è caratteristico di tutti gli esseri umani; questo è il motivo per il quale la preghiera e l’adorazione formano un’altra dimensione spirituale nelle loro anime.

Il differente grado di influenza di tali desideri sull’essere umano e la capacità di discernere tra essi verrà discusso successivamente.

5. Le molteplici capacità dell’essere umano

La potenza e la forza non hanno bisogno di nessuna spiegazione: qualsiasi fattore avente come risultato un effetto di qualche tipo viene definito potenza o forza. Tutte le creature possono essere considerate fonti di una o più forze o proprietà. Ogni creatura possiede quindi potenza o forza, a prescindere dal fatto che sia un oggetto inanimato, una pianta, un animale o un essere umano. La potenza unita all’intelligenza e alla comprensione può esser definita “potenzialità” o “capacità”.

Un’altra distinzione tra animali, esseri umani inclusi, e piante o oggetti inanimati, è che i primi, a differenza di questi ultimi, impiegano alcune delle loro capacità sotto l’influenza di desideri o paure, seguendo cioè la propria volontà.

Un magnete, per esempio, ha il potere di attrarre il ferro a sé, in una sorta di determinazione naturale. Non è conscio della propria azione, né un qualche desiderio o paura lo hanno spinto ad attrarre il ferro a sé. Questo vale anche per il fuoco quando brucia, per le piante quando crescono e per gli alberi quando fioriscono e danno i frutti. Un animale che cammina è diverso: è conscio del fatto che sta camminando e compie quest’azione volontariamente; se non vuole, non è possibile costringerlo a farlo. Questo è il motivo per il quale si dice “un animale è un essere che si muove di volontà propria”. In altre parole, alcune delle capacità sono controllate dalla determinazione e dalla volontà degli esseri animali.

Gli esseri umani in questo non fanno eccezione, ma c’è una distinzione considerevole tra la loro determinazione e quella degli animali. In fondo, la volontà dell’animale segue i suoi istinti ed è impotente di fronte ad essi; quando un animale è stimolato a compiere una certa azione, la compie d’istinto. Esso non ha alcuna possibilità di opporsi ai suoi stimoli e di determinare o pensare riguardo a una preferenza nei desideri o nei comandi che non sono direttamente legati a essi e che sono necessari solo in futuro.

Gli esseri umani, al contrario, sono capaci di resistere e di opporsi ai loro desideri e di non metterli in pratica. Questa loro capacità è dovuta al potere della loro volontà che è, a sua volta, sotto il comando del loro intelletto; cioè l’intelletto decide e la volontà agisce.

È chiaro quindi che gli esseri umani hanno determinate capacità che gli animali non possiedono. Da un determinato punto di vista, in essi risiedono specifici desideri e forze spirituali d’attrazione che non esistono negli altri esseri viventi, e che forniscono loro la possibilità di estendere la sfera della loro attività oltre il limite del mondo materiale, a cui gli altri animali sono confinati, e li dirigono verso il sublime empireo.

Da un altro punto di vista, l’esistenza dell’intelletto e della forza di volontà negli esseri umani permette loro di resistere ai propri impulsi, di liberarsi dalla loro influenza e di governarli. Essi possono gestire le loro inclinazioni e tenerle sotto controllo grazie all’intelletto. Essi possono assegnare dei limiti a ognuna delle proprie inclinazioni, raggiungendo così la libertà “spirituale”, che è la più preziosa tra tutti i tipi di libertà.

L’intelletto, la caratteristica più rilevante degli esseri umani che non esiste nelle altre creature, è la ragione per cui sono assegnati loro dei doveri ed è, allo stesso tempo, la fonte della loro capacità di scelta. Esso, infatti, è il potere che li trasforma veramente in esseri liberi, con libertà di scelta e con una volontà.

I desideri e le aspirazioni sono una specie di ponte tra gli esseri umani e ciò che al di fuori di essi li attrae. Più gli esseri umani si sottomettono a tali desideri, più essi diventano passivi, impotenti e senza carattere, affidando così il loro destino a questo elemento esterno, che li attira ora da una parte e ora da un’altra. L’intelletto e la volontà, al contrario, sono forze interiori che accrescono il vero carattere di un individuo.

Quando gli esseri umani fanno affidamento sul loro intelletto e sulla loro volontà, essi fanno appello a tutte le loro potenzialità e capacità, sradicando le influenze esterne e divenendo un’“isola indipendente”. È attraverso l’intelletto e la volontà che essi diventano i veri “padroni” di se stessi e rafforzano il loro carattere.

La padronanza di sé e la liberazione dalla seduzione dei desideri costituiscono la meta fondamentale dell’educazione islamica. L’obiettivo ultimo di questa formazione è la libertà spirituale.

6. La conoscenza di sé

L’Islam desidera profondamente che l’individuo sia capace di conoscere il proprio “Sé” e la propria condizione effettiva nel mondo della creazione, al fine di scoprire la sua collocazione nell’universo. Il Sacro Corano insiste molto affinché l’essere umano conosca se stesso e la sua vera natura e comprenda la sua posizione nel mondo, in modo tale da raggiungere l’eminente posizione per la quale è stato creato.

Il Sacro Corano è un Libro che insegna all’essere umano come realizzare se stesso, non una filosofia teorica ristretta alle controversie dottrinali. Esso propone idee che dovranno poi avere un’applicazione pratica. Il Sacro Libro tende a far sì che ogni individuo scopra il proprio vero “Sé”. Questo “Sé” non è quello che rivela la carta d’identità (nome proprio, nome di famiglia, data di nascita, nazionalità, stato civile, numero di figli e così via). Questo “Sé” è ciò che è chiamato lo “Spirito Divino”. Conoscere realmente questo “Sé”, implica che gli esseri umani abbiano consapevolezza della loro dignità e nobiltà; essi dovrebbero riconoscerne la sacralità, il significato e l’importanza dei valori etici e morali, comprendendo che ogni grettezza li collocherebbe molto al di sotto della loro posizione.

Il Sacro Corano parla di un “individuo eletto”, che non è stato creato accidentalmente, per esempio in conseguenza di uno scontro e unione di atomi, e che, per questo motivo, ha una missione da compiere e delle responsabilità che incombono su di lui.

Senza dubbio l’essere umano è la più potente creatura sulla Terra: se noi paragonassimo la terra e le sue creature a un villaggio, l’essere umano occuperebbe la posizione di capo del villaggio. Cerchiamo però di comprendere se egli è un capo scelto o si è imposto agli abitanti del villaggio con la forza.

I filosofi materialisti ritengono che l’autorità dell’essere umano sia un mero prodotto della sua coercizione e della sua forza; essi ritengono che egli abbia ottenuto la sua forza e potenza dal caso. Pensare in questo modo rende l’“avere una missione e delle responsabilità” insignificante. Quale missione? Quale responsabilità? Da chi? Per chi?

Il Sacro Corano, invece, considera l’essere umano come un essere eletto che merita l’autorità sulla terra in base alla sua competenza e al suo valore, non tramite l’esibizione della forza in un’assurda lotta per la sopravvivenza; egli è stato scelto dall’Essere Divino, Iddio, e per questo motivo egli è responsabile davanti a Lui. Credere che l’essere umano sia stato scelto, e che questa scelta abbia uno scopo preciso, genera nelle persone determinati effetti psicologici ed educativi; credere invece che egli sia solo il prodotto di alcuni accadimenti casuali comporta altri tipi di conseguenze.

Conoscenza del “Sé” significa essere consapevoli della propria posizione nell’universo, vuol dire prendere coscienza di una natura che non è legata soltanto alla materia, ma che è il raggio di uno Spirito Divino. Gli esseri umani sovrastano gli angeli in saggezza, hanno libero arbitrio e sono responsabili di se stessi e degli altri, sono liberi di abitare e migliorare il mondo.

“…Vi creò dalla terra e ha fatto sì che vi dimoraste…” (Sacro Corano, Sura Hud, 11:61).

Gli esseri umani non dovrebbero dimenticare di essere i luogotenenti d’Iddio e che la superiorità che è stata loro conferita non deve cadere nel vuoto, servire solo a stabilire un’autocrazia o ad accaparrarsi egoisticamente ogni cosa senza credersi responsabili.

7. Lo sviluppo delle doti naturali

Gli insegnamenti islamici indicano che la scuola divina dell’Islam rivolge una notevole attenzione a tutti gli aspetti dell’essere umano: fisico, materiale e spirituale, mentale ed emotivo, sociale ed individuale. Non solo l’Islam non trascura nessuno dei sopra citati aspetti, ma concentra una particolare attenzione sulla formazione di ognuno di essi in base a ben determinati principi.

Segue una breve esposizione di questa formazione.

A. Formazione fisica

L’Islam condanna severamente la formazione fisica intesa come sviluppo dell’io concupiscente e abbandono alle passioni, ma considera una necessità l’educazione del corpo, intesa come accurato mantenimento della propria salute. Considera illecito ogni atto che possa nuocere all’organismo, giungendo anche ad annullare il dovere di seguire un precetto religioso come il digiuno nei casi in cui l’osservanza del precetto recherebbe danno alla salute.

Secondo l’Islam, qualunque pratica nociva è considerata illecita, e per questo negli Aĥādith13 sono state prescritte molte regole di comportamento al fine di preservare la buona salute del corpo.

Alcune persone che non distinguono tra formazione fisica, relativa alla salute del corpo, e alimentazione dell’ego, intesa come sviluppo dell’io concupiscente, che riguarda la moralità, potrebbero supporre che l’Islam sia contrario alla cura della propria salute, ma disapprovare la crescita negativa dell’io concupiscente non significa legittimare l’indifferenza verso la salute o ciò che a essa può nuocere. Questa è una incomprensione abbastanza generalizzata e inoltre molto pericolosa, perché vi è una differenza evidente tra le due cose.

Nutrire l’ego e alimentare i desideri sensuali sono comportamenti condannati dall’Islam, perché dannosi per la formazione dell’anima, in quanto producono mali psicologici e spirituali e vanno contro la formazione corretta del corpo.

I desideri voluttuosi portano a eccedere nelle proprie azioni e ciò provoca disturbi fisici, fino a causare vere e proprie malattie.

B. Formazione spirituale

Il pensiero islamico incoraggia fortemente la formazione dell’intelletto, del pensiero, la ricerca della sua indipendenza e la lotta contro qualsiasi cosa possa indebolire questa libertà. La dottrina islamica biasima, invece, l’imitazione dei predecessori, dei cosiddetti uomini insigni, l’imitazione degli atteggiamenti etici della maggioranza e simili.

La formazione della propria volontà, la libertà spirituale e la padronanza dei propri desideri costituiscono, infatti, il fondamento di molti atti di adorazione e insegnamenti islamici.

L’Islam incoraggia altresì lo sviluppo del sentimento che porta alla ricerca della verità e al desiderio della conoscenza, e lo sviluppo della sensibilità morale, del senso estetico e degli atti di adorazione.

  • 1. Il famoso sapere del pensiero aristotelico che possiamo contrapporre al sapere pratico e sperimentale tipico della filosofia moderna di Bacone (N.d.T.)
  • 2. (A) Abbreviazione dell’eulologia “'Alayhi-ha-hum assalām”, “che la pace sia su di lui-lei-loro”, che viene utilizzato accanto ai nomi dei profeti, degli angeli, dei puri Imam e delle donne del Paradiso (Khadija, Fatima, Maria, Asyiah) e secondo alcuni pareri viene usato anche accanto a nomi di altre donne come Zaynab, Ruqayya, Umm Kulthum, Fatima Ma'suma… (N.d.T.)
  • 3. Storico delle religioni, glottologo e orientalista tedesco (1823-1900). Svolse un ruolo importante nella fondazione dello studio comparato della mitologia e delle religioni. Fra le sue opere: Nuove lezioni sulla scienza del linguaggio (1861-1863), Introduzione alla scienza comparata delle religioni (1873) (N.d.T.)
  • 4. Psicoanalista tedesco (1900-1980). Collaboratore dell'Istituto per la ricerca sociale di Francoforte, con la moglie Frieda Reichmann fondò l'Istituto psicoanalitico di Heidelberg. Nel 1935 si trasferì negli USA. Nella sua concezione che integra elementi freudiani e marxisti, il dramma dell'uomo moderno consiste nell’alienazione dell'individuo rispetto al totalitarismo della società industriale. Fra le sue opere: L'arte di amare (1956), Avere o essere? (1976). (N.d.T.)
  • 5. Erich Fromm, “Il mondo alienato”. Questo riferimento è probabilmente un errore, perché nessun libro con questo titolo è stato scritto da Fromm (nota della traduzione inglese).
  • 6. Poeta e filosofo indiano di lingua urdu e persiana (Sialkot, Punjab, 1873 o 1877-Lahore 1938). Educato in Occidente, non venne mai meno alla sua profonda fede di musulmano. Fu il teorico dell’'Ishq (amore concepito come forza motrice delle relazioni umane), che applicò alla speculazione filosofica e a una raffinata vena poetica. Negli anni della maturità divenne uno zelante sostenitore dell’Islam e del Pakistan, di cui fu considerato il fondatore, sebbene morto una decina di anni prima della sua costituzione effettiva. Scrisse in persiano due squisiti poemetti: I segreti dell'Io (1915) e I segreti del non-Io (1917), la raccolta di liriche Messaggio dall'Oriente (1923) e il Libro dell'eternità (ed. it. Il Poema celeste, a cura di Alessandro Bausani, Leonardo da Vinci editrice 1965). La sua produzione poetica in Urdu è raccolta nei volumi Il segnale della carovana (1924), L'ala di Gabriele (1935), Il colpo della verga di Mosè (1937). (N.d.T.)
  • 7. Filosofo e psicologo statunitense (1842-1910). Esponente del pragmatismo, introdusse la psicologia sperimentale negli Stati Uniti. Fra le sue opere: Principi di psicologia (1890), Le varie forme dell'esperienza religiosa (1902). (N.d.T.)
  • 8. Muhammad Iqbal, The reconstruction of Religious Thought in Islam (Lahore: Ashraf Pres, 1962), op.cit. pag.89.
  • 9. M. Iqbal, The reconstruction of Religious Thought in Islam, op.cit. pag.89.
  • 10. Fisico tedesco, naturalizzato statunitense (1879-1955). Visse la sua infanzia a Monaco di Baviera, ma terminò gli studi in Svizzera, laureandosi al politecnico di Zurigo (1900). Divenuto cittadino svizzero, trovò un impiego all'ufficio brevetti di Berna. Nel 1905 pubblicò tre memorie che segnarono una tappa storica nella fisica. La prima esponeva i principi della teoria della relatività ristretta, che, postulando la costanza della velocità della luce, estendeva il principio della relatività al tempo e non solo alle coordinate spaziali. Una seconda, sul moto browniano, costituiva una prova dell'esistenza degli atomi. La terza interpretava l'effetto fotoelettrico avanzando l'ipotesi della propagazione della luce mediante quanti discreti di energia (fotoni); quest'ultima memoria gli valse il premio Nobel nel 1921. Nel 1914 fu chiamato a Berlino a dirigere l'Istituto di fisica Kaiser Wilhelm. Nel 1916 pubblicò una fondamentale memoria sulla teoria della relatività generale, che estendeva i principi della relatività ristretta all'insieme dei sistemi fisici e permetteva di interpretare fenomeni astrofisici fino allora inspiegati. Nel 1933, in seguito alla presa del potere dei nazisti, lasciò la Germania e si trasferì negli USA, dove insegnò all'università di Princeton. Seppur dichiarandosi pacifista, appoggiò, senza parteciparvi, gli studi sull'impiego bellico dell'energia nucleare durante la seconda guerra mondiale. Relatività, esposizione divulgativa (1917); Pensieri degli anni difficili (1950). (N.d.T.)
  • 11. A. Einstein, The World as I see it, Trans. A Harris (London: John Lane the bodley head limited, 1935), pag.25 [ed. italiana Come io vedo il mondo – La teoria della relatività, Newton & Compton Roma 1988].
  • 12. M. Iqbal, The reconstruction of Religious Thought in Islam (Teheran: Regional Cultural Institute, 1968), op. cit. pp.105-106.
  • 13. Aĥādith, pl. di Ĥadīth: letteralmente, “enunciazione”. È utilizzato in riferimento alle tradizioni del Profeta (S) e degli Imam dell’Ahl ul-Bayt (A), che costituiscono la Sunna, l'insieme di norme, indicazioni e insegnamenti che i musulmani sono tenuti a seguire. (N.d.T.)

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