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Sura al-Baqarah Versetti 183-185

يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُواْ كُتِبَ عَلَيْكُمُ الصِّيَامُ كَمَا كُتِبَ عَلَى الَّذِينَ مِن قَبْلِكُمْ لَعَلَّكُمْ تَتَّقُونَ ﴿183﴾ أَيَّامًا مَّعْدُودَاتٍ فَمَن كَانَ مِنكُم مَّرِيضًا أَوْ عَلَى سَفَرٍ فَعِدَّةٌ مِّنْ أَيَّامٍ أُخَرَ وَعَلَى الَّذِينَ يُطِيقُونَهُ فِدْيَةٌ طَعَامُ مِسْكِينٍ فَمَن تَطَوَّعَ خَيْرًا فَهُوَ خَيْرٌ لَّهُ وَأَن تَصُومُواْ خَيْرٌ لَّكُمْ إِن كُنتُمْ تَعْلَمُونَ ﴿184﴾ شَهْرُ رَمَضَانَ الَّذِيَ أُنزِلَ فِيهِ الْقُرْآنُ هُدًى لِّلنَّاسِ وَبَيِّنَاتٍ مِّنَ الْهُدَى وَالْفُرْقَانِ فَمَن شَهِدَ مِنكُمُ الشَّهْرَ فَلْيَصُمْهُ وَمَن كَانَ مَرِيضًا أَوْ عَلَى سَفَرٍ فَعِدَّةٌ مِّنْ أَيَّامٍ أُخَرَ يُرِيدُ اللّهُ بِكُمُ الْيُسْرَ وَلاَ يُرِيدُ بِكُمُ الْعُسْرَ وَلِتُكْمِلُواْ الْعِدَّةَ وَلِتُكَبِّرُواْ اللّهَ عَلَى مَا هَدَاكُمْ وَلَعَلَّكُمْ تَشْكُرُونَ ﴿185﴾

189. O voi che avete prestato fede, v’è stato prescritto il digiuno, come fu prescritto a coloro che {furono} prima di voi. Forse così diverrete timorati {di Allah}!
190. {Digiunerete} in un determinato numero di giorni, ma chi è malato oppure è in viaggio, digiuni, in altri, lo stesso numero giorni. E per coloro che a stento potrebbero sopportarlo, c’è un riscatto: il nutrimento di un povero {per ogni giorno di digiuno}. Chi compie volontariamente un’opera meritoria, {deve sapere che} ciò è meglio per lui. E digiunare, è meglio per voi, se {lo} sapeste!
191. Il mese di ramadan, {è il mese} in cui è stato fatto discendere il Corano, {libro che costituisce una sicura} guida per gli uomini e {contiene in sé} chiare prove di retta guida ed {è un infallibile mezzo di} distinzione {fra il bene e il male}. Ebbene, chiunque di voi ‘vedrà’ questo mese, dovrà digiunare nei suoi giorni; chi invece sarà malato o in viaggio, dovrà digiunare, in altri, lo stesso numero di giorni. Allah vuole per voi l’agio, non il disagio, affinché completiate il numero {dei giorni di digiuno} e glorifichiate Allah per avervi guidato sulla retta via. Forse così sarete riconoscenti.

Commento

Il Digiuno, eccezionale fonte di Timor di Dio

Dopo aver trattato alcuni importanti precetti islamici, ora il nobile Corano parla di uno dei piú importanti comandamenti divini, e, con lo stesso tono solenne dei versetti precedenti, ordina: “O voi che avete prestato fede, v’è stato prescritto il digiuno, come fu prescritto a coloro che {furono} prima di voi”

Subito dopo questo ordine, il sacro Verbo di Allah, espone una delle fondamentali ragioni del salvante precetto: “Forse così diverrete timorati {di Allah}!”

Essere timorati significa avere il potere di non peccare, di non trasgredire la legge divina, di fare sempre la volontà di Allah. La maggior parte dei peccati è indotta dall’ira e dalla lussuria, istinti perfettamente regolati dal digiuno, che controlla le passioni, diminuisce la corruzione e aumenta il timor di Dio negli uomini.

Siccome poi la pratica del digiuno comporta notevoli sacrifici, la privazione di una serie di piaceri materiali, fame, sete ecc., soprattutto in estate, il sacro Verbo di Allah, con una serie di singolari espressioni, prepara la gente a ubbidire a questo vitale comandamento. Si rivolge innanzitutto ai credenti con la significativa espressione: “O voi che avete prestato fede…”, poi fa loro capire di non essere i soli ai quali è stato ordinato di digiunare: “…v’è stato prescritto il digiuno, come fu prescritto a coloro che {furono} prima di voi…”, e infine rivela loro una delle ragioni fondamentali di questo precetto: “…Forse così diverrete timorati {di Allah}!”, ricordando così uno dei piú grandi benefici recati al credente da questa pratica divina, e alleviandogli così le difficoltà che ne derivano.

In una tradizione dell’imam Sadiq (as) leggiamo: «Il piacere che esiste nel richiamo “O voi che avete prestato fede”, ha eliminato le difficoltà di questo atto di adorazione»1

Nel versetto successivo, il sacro Corano, al fine di alleviare ulteriormente le difficoltà del digiuno, aggiunge altre prescrizioni, iniziando dalla seguente: “{Digiunerete} in un determinato numero di giorni…”, rassicura cioè i credenti, affinché non pensino di dover digiunare per un lungo periodo, si tratta solo di pochi giorni all’anno, un solo mese all’anno, il sacro mese (lunare) di ramadan. Aggiunge poi: “…ma chi è malato oppure è in viaggio, digiuni, in altri, lo stesso numero giorni…”.

Ma ad alcuni potrebbe risultare difficile digiunare, perciò il sacro Verbo li rassicura continuando: “…E per coloro che a stento potrebbero sopportarlo, c’è un riscatto: il nutrimento di un povero {per ogni giorno di digiuno}…”, e ai piú generosi e devoti consiglia: “…Chi compie volontariamente un’opera meritoria, {deve sapere che} ciò è meglio per lui…”. Conclude dunque dando un ultimo importante consiglio ai credenti riguardo a questo fondamentale precetto: “…E digiunare, è meglio per voi, se {lo} sapeste!”

Questa frase ci fa comprendere che gli unici ad avere bisogno del digiuno, e a trarre vantaggio da esso, siamo noi, e che il Signore Eccelso, l’Autosufficiente, non ha alcun bisogno del nostro digiuno, dei nostri atti di adorazione, e se ci ordina di fare qualcosa è solo per il nostro bene.

Questo concetto è ribadito anche da alcune tradizioni, tra le quali ricordiamo le seguenti:

1. Il Messaggero di Allah disse: “Chiunque digiuni nel mese di ramadan per Allah, gli saranno perdonati tutti i peccati”2

2. In un hadith qudsiyy il Signore Eccelso dice: “Il digiuno è per Me, e sono Io a premiare {i Miei servi} per averlo compiuto”3

3. Il Messaggero di Allah disse: “Per ogni cosa v’è una zakah, e la zakah del corpo è il digiuno”4

Quanto abbiamo ora detto ci fa comprendere che la frase “E digiunare, è meglio per voi, se {lo} sapeste!” è riferita a tutti i credenti, e non a un particolare gruppo di essi.

L’ultimo versetto in esame specifica il mese in cui bisogna effettuare il digiuno obbligatorio, il mese di ramadan. Espone inoltre una serie di norme riguardanti questo sacro precetto, esponendone altresì le ragioni. Inizia quindi parlando del mese benedetto, nel quale l’Altissimo ha rivelato il Suo sacro e infallibile Verbo al Suo Inviato, il santo Profeta (S) Muhammad (S): “Il mese di ramadan, {è il mese} in cui è stato fatto discendere il Corano, {libro che costituisce una sicura} guida per gli uomini e {contiene in sé} chiare prove di retta guida ed {è un infallibile mezzo di} distinzione {fra il bene e il male}”

Poi continua ricordando il grande dovere che i mussulmani hanno in questo benedetto mese, ripetendo altresì le norme inerenti al digiuno di coloro che sono in viaggio e delle persone malate: “Ebbene, chiunque di voi ‘vedrà’ questo mese, dovrà digiunare nei suoi giorni; chi invece sarà malato o in viaggio, dovrà digiunare, in altri, lo stesso numero di giorni”

È possibile che il sacro Corano abbia ripetuto le norme inerenti al digiuno di coloro che sono in viaggio e delle persone malate, per mettere in evidenza che l’obbligo del digiuno non è assoluto, ma ammette eccezioni. È infatti possibile che alcuni pensino erroneamente che non digiunare o rompere il digiuno iniziato sia in ogni caso contrario alle norme islamiche. Ebbene, il sacro Verbo di Allah, vuole far capire che il mussulmano è tenuto a fare il digiuno nel mese benedetto, ma è anche tenuto a romperlo o ad astenersi dal farlo nel caso in cui si metta in viaggio, o digiunare divenga dannoso per la sua salute.

Nell’ultima parte del versetto in esame, il sacro Corano parla di nuovo delle ragioni di questo santo precetto: “Allah vuole per voi l’agio, non il disagio…”

Certo, se è vero che digiunare comporta difficoltà e sacrifici, è pur vero che il digiuno apporta al credente vantaggi spirituali e materiali, rinforza la sua fede, il suo timor di Dio, la sua volontà, e persino il suo corpo, come vedremo piú avanti trattando in modo piú approfondito alcune delle ragioni che lo hanno reso obbligatorio.

È possibile che quest’ultima frase si riferisca al fatto che gli ordini di Dio non sono come quelli dei sovrani tiranni, che ignorano i problemi e le necessità della gente, ma vengono incontro ai servi di Dio alleggerendo i loro doveri quando questi fossero troppo pesanti per loro. È per questo motivo che vediamo che nel sacro Corano è stato designato un dovere alternativo per le persone che non sono in grado di digiunare o che sono in particolari condizioni di disagio, come di solito accade in viaggio.

Poi aggiunge: “…affinché completiate il numero {dei giorni di digiuno}…”, intendendo che ogni essere umano sano deve digiunare un intero mese all’anno, per educare e risanare il proprio corpo ed elevare il proprio spirito. Perciò, se nel mese di ramadan dovesse essere in viaggio, oppure non fosse in grado di digiunare per malattia, ebbene, dovrà in ogni caso recuperare i giorni di digiuno persi per completare il numero di giorni di digiuno prescritti. Anche le donne che nel periodo mestruale non possono digiunare e nemmeno pregare, se non hanno nessun obbligo di recuperare le preghiere perse, devono invece recuperare i digiuni persi, e completare il mese prescritto.

Alla fine del versetto il sacro Corano afferma: “…e glorifichiate Allah per avervi guidato sulla retta via. Forse così sarete riconoscenti”

Certo, tutti noi dobbiamo celebrare la gloria del Signore Eccelso per averci guidato al bene e alla virtú, ed esserGli riconoscenti per tutti i doni che ci ha elargito.

È interessante comprendere la ragione per la quale la glorificazione di Dio è espressa, nel versetto in esame, in modo deciso e certo, a differenza di quando parla della gratitudine verso l’Altissimo, dove usa il forse: “…Forse così sarete riconoscenti”. È possibile che ciò sia dovuto al fatto che compiere il digiuno è in ogni caso una forma di glorificazione del Sommo Vero, diversamente dalla gratitudine, che consiste nell’usare i suoi doni in modo giusto e appropriato, e trarre vantaggio dai salvanti effetti del digiuno, e che si realizza solo a determinate condizioni, le piú importanti delle quali sono possedere una devozione assoluta e completa, e conoscere la vera natura e la reale essenza del digiuno.

Osservazioni

I positivi effetti del digiuno sullo spirito, sul corpo e sulla società

Tra i diversi benefici recati dal digiuno all’uomo e alla società, sicuramente, il piú importante è quello relativo alla sfera spirituale.

Il digiuno purifica l’anima, rinforza la volontà, e affrena gli istinti animali. Durante il digiuno il credente deve combattere i suoi istinti, vincere la sete, la fame, rinunciare ai piaceri sessuali, e dimostrare praticamente di differire dalle bestie, guidate e dominate dagli istinti.

In realtà, la principale ragione che sostiene questo fondamentale precetto, è lo straordinario effetto beneficante e vitalizzante che è in grado di esercitare sullo spirito umano. Colui che ha a disposizione ogni tipo di cibo e di bevanda, e che non appena ha fame o sete, se ne serve per sfamarsi e per dissetarsi, è come l’albero che cresce in un giardino curato e protetto, accanto a un ruscello, che non potrà mai essere un albero forte, resistente e longèvo, e avrà sempre bisogno di cure e acqua in abbondanza per rimanere in vita. Al contrario, le piante che crescono nel cuore delle montagne, tra le aride rocce, o quelle che resistono al cocente caldo delle aride steppe, percosse e agitate violentemente da terribili e distruttivi venti, tormentate in estate dal sole e in inverno dal gelo e dalle nevi, ebbene, queste piante sono dotate di incredibile forza, resistenza e longevità.

In modo analogo, il digiuno è in grado di temprare l’anima, e con una serie di restrizioni è capace rende l’uomo forte e tenace, rinforza la sua volontà, e gli rende piú facile la sopportazione delle difficoltà. Il digiuno, domando gli istinti, è in grado di donare luce e quiete al cuore.

Il digiuno salva l’uomo dal giogo delle passioni, e lo eleva spiritualmente, lo dimostra la frase “Forse così diverrete timorati {di Allah}!”, e la seguente celebre tradizione: “Il digiuno è uno scudo contro il fuoco dell’Inferno”5

In un altro hadith, del nobile imam Alì (as), leggiamo: «Fu chiesto al sommo Profeta (S) (S): “Che cosa possiamo fare per allontanare Satana da noi stessi”. Disse allora il santo Profeta (S): “Il digiuno rende nero il viso di Satana, l’elemosina rompe la sua schiena, amare per Dio e vigilare sulle buone azioni tagliano la sua coda, e chiedere perdono a Dio per i peccati commessi gli taglia la vena del cuore”»6

Quando il Principe dei Credenti, Alì (as), in una delle tradizioni della celebre opera Nahj ul-Balaghah, nell’esporre le ragioni degli atti di adorazione, arriva al digiuno, afferma: “Il digiuno serve a rendere devoti gli uomini”7

In un’altra tradizione del sommo Profeta (S) Muhammad (S) leggiamo: “In verità, il Paradiso ha una porta chiamata Riyaan {che significa “dissetata”}, dalla quale entrano solo coloro che hanno adempiuto all’obbligo del digiuno”

Il celebre Saduq, nella sua opera Ma´aani-l’akhbaar, commentando questa tradizione afferma: “Questa porta è stata chiamata così perché la maggiore fatica del digiunante è sopportare la sete. Quando i credenti che hanno adempiuto all’obbligo del digiuno attraversano questa porta, si dissetano per sempre, e da quel momento in poi non avranno mai piú sete”8

Tutti possono comprendere che il digiuno è un’eccellente lezione di uguaglianza. Digiunando, gli abbienti possono sentire e comprendere cosa provano i poveri che soffrono la fame, che non hanno sufficienti mezzi di sostentamento per vivere, e in tal modo possono aiutarli a vivere meglio, e avere una vita felice.

Qualcuno potrebbe obiettare che non c’è bisogno di fare patire fame e sete ai ricchi per far loro comprendere quanto soffrono i poveri e gli indigenti, basta descrivere loro le condizioni nelle quali sono costretti a vivere. Rispondiamo a questa obiezione dicendo che l’effetto di un’esperienza diretta è di gran lunga maggiore di quello che potrebbero avere le parole e le descrizioni. Il digiuno sensibilizza l’abbiente con il piú efficace dei metodi, quello dell’esperienza personale, della prova diretta.

A tal proposito, in una celebre tradizione del santo imam Sadiq (as), leggiamo: «Hisham Bin Hakam chiese all’Imam le ragioni per le quali Dio ha disposto il digiuno. Egli rispose: “Il digiuno è stato reso obbligatorio affinché vi sia uguaglianza tra ricchi e poveri, affinché l’abbiente comprenda cos’è la fame, e dia al povero quel che gli spetta di diritto, poiché, di solito, i ricchi possono avere tutto ciò che vogliono. Dio vuole che ci sia uguaglianza tra le Sue creature, vuole far comprendere ai ricchi cosa sia la fame, inducendoli così ad avere pietà verso i deboli e i poveri”9

Se tutte le persone che vivono nei paesi ricchi digiunassero pochi giorni l’anno, e provassero così la fame e la sete, forse non ci sarebbero piú milioni di persone che soffrono la fame e la sete, e che vivono nella miseria piú assoluta, come purtroppo accade oggi.

I benefici del digiuno sul corpo umano

La medicina moderna, come del resto quella antica, ha dimostrato con assoluta certezza i miracolosi benefici del digiuno sul corpo umano. Quasi tutti i grandi medici hanno ricordato questi benefici nei loro scritti, poiché tutti noi ben sappiamo che molte delle malattie sono causate dall’ingestione di alimenti in quantità considerevolmente eccedente il fabbisogno vivente.

Il digiuno è in grado di bruciare l’eccesso di tessuto adiposo, e donare salute e benessere al corpo. Permette inoltre agli organi e agli apparati che partecipano alla digestione di riposare, e di riacquistare forza e vigore.

È poi evidente che l’Islam sconsigli l’eccesso nel mangiare prima di iniziare in digiuno e al momento della rottura dello stesso, e ciò per poter giovarsi dei benefici che esso dona al corpo e allo spirito, diversamente è possibile che si ottenga il risultato opposto: un digiuno compiuto in modo non equilibrato può nuocere alla salute e all’anima.

Uno scienziato russo, in un suo libro, scrive: “La terapia che si basa sul digiuno è particolarmente utile per curare malattie come l’anemia, l’indebolimento dell’intestino, le infiammazioni semplici e croniche, gli ascessi esterni e interni, la sifilide, i reumatismi, la gotta, l’idropisia, la nevrastenia, la sciatalgia e il diabete. Egli afferma inoltre che questa pratica si rivela utile nella cura di alcune malattie degli occhi, della pelle, dei reni e del fegato, ed è addirittura in grado di curare gravi patologie quali il tumore, la tubercolosi e la peste.10

In un celebre hadith del nobile Profeta (S) dell’Islam (S), leggiamo: “Digiunate affinché possiate diventare sani”11, mentre in un’altra sua celebre tradizione, dice: “Lo stomaco è la dimora di ogni male, e l’astinenza è la migliore medicina”12

Il digiuno e i popoli del passato

Dalla Torà e dal Vangelo è possibile dedurre che anche giudei e cristiani osservavano il precetto del digiuno; altre popolazioni digiunavano quando erano afflitti e malinconici, come testimonia il “Dizionario delle Sacre Scritture”, che a tal proposito afferma: “Il digiuno è sempre stato praticato, da tutte le tribú, da tutti i popoli, e in tutte le religioni, nei momenti di tristezza e difficoltà inaspettate”13

La Torà dimostra altresì che una volta Mosè digiunò per quaranta giorni: “Quando andai sul monte {Sinai} a prendere le Tavole della Legge, allora rimasi lì quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiare pane né bere acqua”14

I giudei digiunavano anche quando volevano pentirsi delle proprie colpe, per ottenere in consenso divino: «I giudei, appena ne avevano l’occasione, digiunavano per manifestare la propria impotenza e inferiorità di fronte a Dio, per umiliarsi dinanzi a Lui, al fine di poter confessarGli i propri peccati, e, attraverso il digiuno e il pentimento, ottenere il Suo consenso…È possibile che il “digiuno supremo con espiazione” sia stato un particolare digiuno di un giorno all’anno, praticato usualmente dai giudei, che facevano anche diversi digiuni momentanei per diverse ragioni, come, ad esempio, per commemorare la distruzione di Gerusalemme »15

Anche il nobile Profeta (S) Gesú, come dimostra il Vangelo, una volta digiunò per quaranta giorni: “Gesú fu allora portato nel deserto dalla forza dello spirito, affinché fosse provato dal Diavolo…Digiunò dunque quaranta giorni e quaranta notti…”16

Il Vangelo di Luca attesta che anche gli Apostoli di Gesú digiunavano.17

Ancora nel Dizionario delle Sacre Scritture, leggiamo: “Perciò la vita degli Apostoli, e dei credenti delle epoche passate, era una vita piena di rifiuto dei piaceri materiali, di fatiche, e di digiuno”18
Dunque, la frase coranica “…come fu prescritto a coloro che {furono} prima di voi…” è sostenuta da numerose prove storiche, contenute tuttora nelle fonti delle altre religioni.

L’eccellenza del benedetto mese di Ramadan

Questo sacro mese è stato scelto per il digiuno per l’eccellenza e la superiorità che ha rispetto agli altri. Nel versetto in esame questa superiorità è stata esposta ricordando che in questo mese è stato rivelato il Sacro Corano, libro che guida l’uomo al bene e alla beatitudine eterna, infallibile mezzo di distinzione del bene dal male. Le tradizioni islamiche attestano che anche tutti gli altri grandi libri celesti (la Torà, il Vangelo, i Salmi ecc.) sono stati rivelati in questo benedetto e sacro mese. In un hadith dell’imam Sadiq (as) leggiamo: “La Torà è stata rivelata nel sesto giorno del benedetto mese di ramadan, il Vangelo nel dodicesimo, i Salmi nel diciottesimo, e il glorioso Corano nella laylatu-l-qadr {notte del destino}”19

Dunque, il mese di ramadan è sempre stato il mese della rivelazione, della sapienza, e della formazione spirituale. In effetti, senza insegnamento e sapienza non è possibile formare spiritualmente gli uomini, ed è per questo che il digiuno deve essere compiuto con la maggiore consapevolezza possibile da parte del credente, affinché possa purificare il suo corpo e la sua anima da ogni forma di impurità.

Un anno, nell’ultimo venerdì del sacro mese di sha´ban, il nobile Profeta (S) dell’Islam, al fine di preparare i suoi seguaci ad accogliere il benedetto mese di ramadan, recitò un celebre sermone, ricordando l’importanza di questo sacro mese, nel seguente modo: “O gente, in verità, vi sta venendo incontro il mese di Dio, pieno d’abbondanza, misericordia e insegnamento. Questo mese è, per Dio, il migliore dei mesi e i suoi giorni sono i migliori giorni; le sue notti le migliori notti e le sue ore le migliori ore. In esso siete stati invitati al banchetto divino e siete stati fatti oggetto della grazia divina. In questo mese i vostri respiri sono “tasbìh” {santificazione} e il vostro sonno “ibàdah” {adorazione}. Le vostre azioni vengono accettate da Dio e le vostre preghiere esaudite. Chiedete dunque a Dio, con pura intenzione e cuore sincero, di aiutarvi a digiunare e leggere il Suo Libro {il Corano}. In verità, disgraziato è chi, in questo grande mese, non riesce a ottenere il perdono divino. In esso, con la vostra fame e la vostra sete, ricordate la fame e la sete del Giorno del Giudizio; fate la carità, rispettate i grandi, siate benevoli con i piccoli, siate gentili con i vostri parenti, trattenete la lingua, gli occhi e gli orecchi dal peccato e siate benevoli con i vostri orfani. Ritornate a Dio sinceramente pentiti e invocatelo a braccia elevate nelle ore della preghiera. In effetti, in tali ore Dio è piú misericordioso con i Suoi servi, li esaudisce quando Lo invocano, risponde quando Lo chiamano, e dona loro ciò che Gli chiedono…”

La regola del “Laa Haraja”

Nei versetti precedenti abbiamo letto la frase “Allah vuole per voi l’agio, non il disagio”, riguardante il dovere della persona che è in viaggio o che è malata, in relazione al precetto del digiuno. Ma valutando attentamente il significato di questa frase, è possibile dedurne una regola generale, chiamata regola del “Laa Haraja”. È possibile enunciare questa regola come segue: “Fondamentalmente, le leggi dell’Islam non sono severe, e se in una determinata circostanza il loro rispetto comportasse un forte disagio, vengono sospese nella misura e per il tempo necessario a eliminare tale disagio”

Questa regola si applica, ad esempio, al caso in cui fare il wudu comporta grandi difficoltà, o è dannoso alla salute, oppure, al caso della persona che non è in grado di effettuare la preghiera in piedi. Nel primo caso, al posto del wudu è possibile fare il tayammum, nel secondo invece, è possibile fare la preghiera nella posizione piú vicina possibile a quella eretta.

Nel settantottesimo versetto della Sura dell’Hajj, leggiamo: “Egli vi ha eletto, e non vi ha assegnato alcun dovere religioso troppo difficile”

In un celebre hadith del sommo Profeta (S) leggiamo: “Io sono stato inviato con una shari´ah {legge religiosa} indulgente e semplice”20

  • 1. Majma´u-l-bayaan (vedi commento versetto in esame).
  • 2. Tafsir Maraaghi, vol. 2, pag. 69.
  • 3. Ibidem.
  • 4. Al-kaafi, vol. 2, pag. 100.
  • 5. Bihaaru-l’anwaar, vol. 96, pag. 256.
  • 6. Ibidem.
  • 7. Nahj ul-Balaghah, sentenza 252.
  • 8. Bihaaru-l’anwaar, vol. 96, pag. 252.
  • 9. Wasaa’ilu-sh-shi´ah, vol. 7, cap. 1 (Il Digiuno), pag. 3.
  • 10. Dall’opera “Il digiuno, un metodo moderno per curare le malattie” di Alexis Sufurin.
  • 11. Bihaaru-l’anwaar, vol. 96, pag. 255.
  • 12. Bihaaru-l’anwaar, vol. 62, pag. 290, hadith n. 72.
  • 13. Dizionario delle Sacre Scritture, pag. 427.
  • 14. Torà (Pentateuco), Deuteronomio, cap. 9 , n. 9, pag. 288 (ed. persiana), pag. 222 (ed. inglese).
  • 15. Dizionario delle Sacre Scritture, pag. 428.
  • 16. Vangelo di Matteo, IV, 1 e 2, pag. 983 (ed. inglese)
  • 17. Vangelo di Luca, V, 33-35, pag. 1053 (ed. inglese)
  • 18. Dizionario delle Sacre Scritture, pag. 428.
  • 19. Wasaa’ilu-sh-shi´ah, vol. 7, cap. 18 (norme inerenti al mese di ramadan), hadith n. 16.
  • 20. Kanzu-l´ummaal, vol. I, pag. 178; vol. 11, pag. 445.

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