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Sura al-Baqarah Versetto 62

إِنَّ الَّذِينَ ءَامَنُوا وَالَّذِينَ هَادُوا وَالنَّصَارَى وَالصَّابِئِينَ مَنْ ءَامَنَ بِاللّهِ وَالْيَوْمِ الاَخِرِ وَعَمِلَ صَالِحاً فَلَهُمْ أَجْرُهُمْ عِندَ رَبِّهِمْ وَلا خَوْفٌ عَلَيْهِمْ وَلا هُمْ يَحْزَنُونَ ﴿62﴾

68. Coloro che hanno prestato fede, i giudei, i cristiani e i sabei, quelli {di loro} che credono in Allah e nell’Ultimo Giorno e compiono buone azioni, hanno la propria ricompensa presso il loro Signore; non avranno nulla da temere e non saranno mai tristi.

La Via della Salvezza

In questo versetto il sacro Corano interrompe la narrazione delle vicende inerenti alla storia del popolo giudeo, per presentare una legge generale, un metodo, una via sicura per raggiungere la salvezza e la beatitudine. Questo versetto c’insegna che, per il Signore Eccelso, ciò che conta è la pura fede, sono le rette azioni:

“Coloro che hanno prestato fede, i giudei, i cristiani e i sabei, quelli {di loro} che credono in Allah e nell’Ultimo Giorno e compiono buone azioni, hanno la propria ricompensa presso il loro Signore…”

Ebbene: “…non avranno nulla da temere e non saranno mai tristi”

Nella quinta sura, versetto 69, e nella ventiduesima, versetto 17, troviamo due versetti molto simili a questo, praticamente con lo stesso testo.

L’esame dei sacri versetti che vengono dopo il sopraccitato versetto 69 della quinta sura, mette in luce il fatto che giudei e cristiani si vantavano del loro credo, considerandolo superiore a tutti gli altri; essi dicevano che solo loro sarebbero andati in Paradiso, e forse anche alcuni mussulmani avevano una simile mentalità. Il versetto in esame confuta decisamente questa errata tesi: la fede esteriore, soprattutto quando non è accompagnata da rette azioni, non vale niente, a prescindere dal fatto che a possederla sia un mussulmano, un giudeo, un cristiano o un qualsiasi altro seguace di una delle religioni rivelate. Solo la fede reale, quella interiore, accompagnata da rette azioni, ha valore presso Allah, ed è in grado di salvare l’uomo, di donargli l’eterna beatitudine.

Quanto invece all’identità dei sabei, il celebre dotto Raaghib, nella sua celebre opera Al-mufradaat, dice: “Essi erano un gruppo di seguaci di Noè (as), e la ragione per cui il sacro Corano li nomina accanto a giudei e cristiani, è che essi erano persone credenti e seguaci di una delle religioni rivelate, credevano in Dio e nel giudizio universale”

Il fatto che alcuni li considerino politeisti, astrolatri, e altri zoroastriani, non è corretto, poiché i sabei affermano che la prima sacra scrittura è stata rivelata a Adamo, e le altre, in ordine cronologico, a Noè, Saam, Raam, Abramo, Mosè e Yahyaa {Giovanni}, figlio del santo Profeta (S) Zaccaria.

Chi è la “Gente del Libro (Ahl ul-Kitab)”?

La parola ‘gente del Libro’ (Ahl ul-Kitab) compare in piú di trenta versetti del sacro Corano, e nella maggior parte dei casi indica giudei e cristiani, o solo giudei o cristiani.

Fu chiesto al sommo Profeta (S): “Quanti libri ha rivelato Allah?”. Egli rispose: “Centoquattro: dieci a Adamo, cinquanta a Shayth, trenta a Idris, che fu il primo a scrivere con la penna, dieci ad Abramo, e, oltre a questi, la Torà, l’Injil {il libro rivelato al santo Gesú}, lo Zabur {rivelato al nobile profeta Davide}, e il Furqaan {il sacro Corano}”1

  • 1. Majma´u-l-bayaan, vol. 10, pag. 476.

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