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Abbeverarsi alla Fontana della Sapienza dell’Ayatullah Bahjat

1. Come contrastare e curare la riya (ostentazione negli atti di adorazione)

Uno studente della Hawza di Qom chiese una volta all’Ayatullah Bahjat: “A volte, una persona decide di realizzare un atto virtuoso con sincerità per Dio, ma Shaytan cambia la sua intenzione e la persona iniziare a pensare a come impressionare gli altri con i suoi atti, come diventare popolare per tale atto….e cose di questo tipo. Sono questi pensieri annoverati come ostentazione (riya’) e annullano il suo atto virtuoso, rendendolo inutile?”

Agha Bahjat rispose:

Il peccato dell’ostentazione (riyá) è rilevante soltanto negli atti di culto (ibadat). E qualsiasi atto di culto che sia associato all’ostentazione è un peccato ed è reso nullo. Comunque l’ostentazione può diventare una cura di sé stessa, cambiando semplicemente il ‘bersaglio’ di chi si cerca di impressionare. Se una persona può avvicinarsi a un Presidente per risolvere direttamente il suo problema, cercare di convincere gli altri funzionari del Presidente dell’importanza del suo problema sarà una perdita di tempo. Alla stessa maniera, se una persona è intelligente, cercherà di impressionare Dio e perfezionerà il suo comportamento per Dio, che è il Creatore dell’uomo. Questa attitudine sarà la cura per il suo peccato di ostentazione e il suo desiderio di essere ammirato dalle genti.”

Un’altra volta disse:

Sulla riya’, esiste un hadith che dice: “Chi cerca di impressionare la gente per la sua maniera di pregare sarà resuscitato sotto forma di un asino". E questo è certo perché chi può essere più asino di una persona che cerca di impressionare gli schiavi di Dio invece di rivolgere la sua attenzione a Dio stesso? Se qualcuno ci chiama asino, ci sentiamo insultati, ma perché dovremmo sentirci offesi quando i nostri atti del giorno e della notte assomigliano a quelli di un asino?”

2. Le condizioni necessarie per ottenere la presenza del cuore e gustare il piacere dagli atti di adorazione, in particular modo la salat

Uno dei suoi studenti riporta di aver chiesto a Agha Bahjat:

Le nostre vite sono giunte alla loro fine e tuttavia non abbiamo sperimentato il piacere e la dolcezza (halaawa, lazzat) dei nostri atti di adorazione, specialmente della Preghiera. Quale è il suo consiglio affinché possiamo degustare alcuni dei piaceri che le nostre guide infallibili, gli Imam della Casa Profetica, hanno descritto?”

L’amato maestro rispose:

“Questo è qualcosa che a tutti noi piacerebbe sperimentare.”

Lo studente disse:

“Per favore, Agha, voi possedete un alto livello in queste questioni e noi siamo a mani vuote. Cosa dobbiamo fare?”

Agha Bahjat nuovamente rispose con grande modestia, dicendo:

“Forse è il vostro livello ad essere invidiabile.”

Lo studente però insistette e Agha Bahjat rispose:

Questo piacere ricercato negli atti di adorazione possiede due prerequisiti: uno esteriore alla Salat e un altro appartenente alla Salat stessa. Ciò che è necessario prima della Preghiera e fuori di essa è che la persona si astenga totalmente dal peccato e non sporchi il cuore con la vergogna della disobbedienza, perché il peccato toglie la luce dal suo cuore. Il secondo requisito è che la persona, quando prega, deve creare una barriera attorno a sé stessa affinché non possano entrare pensieri che la distolgano dal suo dialogo con Dio. Non bisogna permettere che i nostri pensieri ci allontanino da Dio, neanche per un istante. In questa manierà si raggiungerà quello che cerchiamo.”

A un altro sapiente che gli aveva posto una domanda simile, rispose:

Per raggiungere un controllo assoluto dei propri pensieri durante la Salat e per acquisire la presenza del cuore, il grande lavoro deve iniziare al di fuori e prima della Preghiera. Bisogna controllare i cinque sensi durante il giorno ed avere cura di ciò che è permesso osservare, ascoltare, mangiare, fare….Questo è ciò che permetterà di raggiungere la presenza della mente e del cuore durante la Preghiera.”

A un giovane studente, in risposta alla stessa domanda, disse:

Non lasciate mai che i vostri pensieri divaghino e vi conducano lontani dalla Presenza davanti alla quale ci si trova mentre si prega.”

3. Sincera intenzione ed armonia tra conoscenza e azione

Uno studente gli chiese:

“Agha! Cosa dobbiamo fare affinché la nostra intenzione sia sincera quando indossiamo l’amamah (turbante)?” Egli rispose: “Il criterio che guida i vostri atti deve essere la religione di Dio Altissimo. Dovete sempre chiedervi se le vostre parole e azioni siano in conformità con le norme e leggi divine o no. Dovete porre l’attenzione affinché la conoscenza (‘ilm) che possedete e che otterrete in futuro, si traduca sempre in azioni. In altre parole, deve esserci un’armonia perfetta tra ciò che sapete e fate. La maggiore disgrazia che esiste è quella dei sapienti che agiscono senza conoscenza adeguata o che possiedono la conoscenza, ma non agiscono in conformità ad essa. Abbiate perciò una ferma determinazione affinché la vostra conoscenza e azioni siano in armonia.”

Un altro studente riporta che Agha Bahjat gli disse sullo stesso argomento:

Un sapiente che non agisce in conformità con la sua conoscenza è come la candela che illumina il sentiero altrui ma che brucia la mano di chi la sostiene.”

4. Fede e affidamento in Dio

L'Ayatullah Mesbah narra che Agha Bahjat una volta gli disse:
Un giorno ero seduto nella mia abitazione ed ascoltai alcune voci dalla strada. Uscii e vidi che il figlio del mio vicino stava giocando nella strada quando un mendicante lo avvicinò dicendogli:

“Sono una persona bisognosa. Puoi andare a casa tua e prendere qualcosa per me?”

Il bambino rispose:

“Perché non chiedi a tua madre, se vuoi qualcosa?”

Il mendicante disse:

“Non ho madre. Vai tu a chiedere a tua madre di darmi qualcosa.”

Agha Bahjat commentò:

“Attirò la mia attenzione questa conversazione e l’innocenza del bambino che aveva tanta fiducia e fede in sua madre da credere che ella potesse risolvere qualsiasi problema. Se noi potessimo sviluppare la stessa fiducia assoluta in Dio che questo bambino aveva per la propria madre, tutti i nostri problemi potrebbero risolversi nel ricorrere a Lui per tutte le nostre necessità!”

5. Se noi pensiamo costantemente all’Imam Zaman (A), egli non penserà a noi?

Agha Quddus ricorda che una volta disse a Agha Bahjat:

La mia presenza nel villaggio dove sono andato per tabligh fu molto produttiva. La popolazione rispose positivamente, mi trattò con rispetto e ascoltò i miei consigli religiosi. Però sono molto poveri ed il denaro che mi danno nei mesi di Muharram e Ramadan è molto poco. In altri luoghi dove posso andare, la gente non è così ricettiva, ma pagano di più. Che devo fare?”

Agha Bahjat rispose:

Se avete intenzione di lavorare per l’Imam Mahdi (A), non credete che egli si preoccupi di mantenervi?”

6. Tabligh attraverso l’azione (e non soltanto le parole)

L'Hujjatulislam Lutfi dice: “Un giorno, dopo le preghiere del mattino, mi avvicinai all’Ayatullah Bahjat e gli chiesi alcuni consigli. Disse: “Kunu du’atan lil nasi bighayri alsinatikum” (Chiamate le persone a Dio, ma non con le vostre lingue).” Compresi che, sebbene come studioso la mia responsabilità fosse di partecipare nella diffusione dell’Islam, Agha voleva richiamare la mia attenzione rispetto al fatto che la migliore maniera di diffondere l’Islam non fosse dal pulpito (minbar) ma con l’esempio personale e la buona condotta.”

7. Astenersi dal peccato

L'Ayatullah Shaykh Jawad Karbalai, il grande sapiente di akhlaq, disse:

“Ricavai un grande beneficio nei molti anni in cui studiai con l’Ayatullah Bahjat. In questo tempo presenziai inoltre, direttamente, dei meravigliosi doni che gli erano concessi. Tra le sue parole di sapienza ricordo che insisteva sempre che non si poteva realizzare alcun progresso senza abbandonare il peccato.

Era solito dire:

“Le grandi e speciali benedizioni di Dio sono disponibili liberamente per tutti coloro che lavorano per Lui. L’unico requisito è che una persona deve diventare qualificata per ottenere questi doni. L’unica forma per ottenere questi favori speciali è abbandonare la disobbedienza di Dio. Naturalmente, ci sono alcuni impegni da assolvere per poter raggiungere la prossimità divina. Quanta più conoscenza di Dio (ma’rifat) acquisisce una persona e più Lo ama, più importante è evitare ogni peccato, anche il minore, e più bisogna aver cura di non perdere la concentrazione in Sua presenza quando sta pregando. E’ per questo che alcuni Suoi servi raggiungono questa tappa di prossimità della quale è stato detto: “Abrar hasanaatu’l, sayyiatu’l muqarrabin” (Gli atti virtuosi della gente giusta sono (soltanto) atti normali per i servi prossimi [a Dio]).”

Una volta uno studente che aveva da poco iniziato gli studi religiosi disse all’Ayatullah Bahjat:

Sono venuto alla Hawza per ottenere la conoscenza. Cosa devo fare per diventare un sapiente in modo appropriato?”

L’Ayatullah Bahjat abbassò la sua testa e rimase silenzio per un certo tempo, e poi disse:

Non esiste differenza tra uno studente della Hawza e una persona che non lo è. L’importante è che non commetta peccati.”

In un’altra occasione gli chiesero:

Quale è il migliore ‘dhikr’ (invocazione, ricordo di Dio)?”

Rispose:

L’opinione di questo servo umile è che il miglior ‘dhikr’ è il ‘dhikr’ dell’azione. Quello che voglio dire è che il vero successo e la vicinanza di Dio si ottengono solamente astenendosi dalle credenze equivoche e dalla condotta peccaminosa.”

In una lettera gli venne chiesto come una persona possa raggiungere la prossimità divina e ottenere inoltre la prossimità del Suo Califfo, l’Imam del nostro tempo (A).
Rispose: “Bismi’Hi Ta’ala. Astenendosi dal peccato e realizzando le preghiere doverose nel loro tempo [d’inizio].”

8. Il segreto della Salat

L’Ayatullah Bahjat ha detto: “La Preghiera simboleggia la Ka’aba. “Takbiratul Ihram” è sinonimo di lasciare tutto ciò che non sia Dio ed entrare nel Suo Santuario. “Qiyam” rappresenta una conversazione tra due amici. “Ruku” simboleggia l’inchino di rispetto di un servo di fronte al proprio maestro e “Sujud” è la manifestazione definitiva dell’umiltà e della mancanza di potere davanti al maestro. E quando il servo ritorna da una preghiera così, il dono che porta con sé è il saluto (salam) dal suo Signore…”

9. Vegliare all’alba (Sahr) e durante la notte

L'Ayatullah Ahmadi dice: “L’Ayatullah Bahjat raccomandava sempre di rimanere svegli e dedicarsi all’adorazione tra l’alba e l’uscita del sole, e di alzarsi nell’ultima parte della notte per la Preghiera meritoria (Salat ul-Layl o Tahajjud). Disse: “In realtà credo che fu attraverso questi due atti che il Profeta (S) acquisì la sua perfetta Gnosi di Dio.”

Una volta gli venne chiesto rispetto all’hadith degli Imam (A) che dice: “Attendiamo con entusiasmo il giungere della notte del giovedì perché in essa si aprono le porte della misericordia di Dio. Noi, la Famiglia del Profeta (S), siamo benedetti con un aumento della nostra conoscenza ogni giovedì notte e ogni notte di Qadr.”

L’Ayatullah Bahjat rispose: “Sono momenti speciali nei quali la misericordia di Dio si diffonde in modo eccezionale. Uno di questi momenti è nella Preghiera dell’alba. E ripetè questa parola “alba” (sahar) varie volte.”

L’Ayatullah Bahjat trasmetteva dai suoi maestri: “Chi desidera ricevere il favore e la conoscenza di Dio può approfittare della solitudine, della pace e delle abbondanti benedizioni che sono disponibili nelle profondità della notte e nell’alba. In questi momenti una persona può stabilire una connessione con Dio che non è possibile realizzare facilmente in altre occasioni.”

10. I primi passi nel viaggio verso Dio (Sayr Ilallah)

L’Ayatullah Bahjat diceva: “Il primo passo nel cammino di Dio e per raggiungere la Sua prossimità consiste in che il servo si renda conto che egli ha permesso che si apra un fosso tra lui e il suo maestro. Egli deve cercare ad ogni costo che questo fosso non sia grande e questo deve essere il suo primo obiettivo. Quando avrà controllato questo aspetto, egli potrà iniziare con le pratiche che gradualmente lo avvicineranno sempre più al suo Signore.”

11. Il valore della contemplazione e della riflessione

Agha Shahi disse: “L’Ayatullah Bahjat sottolinea costantemente l’importanza di controllare la lingua e rimanere in silenzio. Dice che dobbiamo controllare le nostre parole. Dobbiamo passare 23 ore al giorno in contemplazione e meditazione e solo un’ora nel parlare; in realtà dice che anche un’ora è eccessiva.”

12. Essere in stato di costante ‘Dhikr’

L’Ayatullah Bahjat consiglia ai suoi studenti l’abitudine di essere “da’im al-dhikr”, vale a dire in costante ricordo di Dio. Egli ha detto: “Chi è costantemente nel dhikr, si trova sempre alla presenza di Dio e comunica continuamente con Lui”.

Per coloro che vogliono combattere i sussurri (waswasa) del Demonio, raccomanda altamente di recitare continuamente il “tahlil”, ovvero il ‘dhikr’La ilaha illallah”.

Un altro grande sapiente contemporaneo, l’Ayatullah Hassan Hassandazeh Amoli, ha detto che “La ilaha illallah” è “al-dhikr al-khafi” (il ricordo occulto) giacchè può essere costantemente ripetuto senza che nessuno sia cosciente di ciò che sta dicendo, perché questo dhikr può essere recitato anche senza muovere le labbra, a differenza di altri dhikr come “Subhanallah” o “Alhamdulillah”.

13. Considerare ‘insignificanti’ le proprie azioni virtuose

Ustad Khosroshahi dice: “L’Ayatullah Bahjat considera sempre insufficienti gli atti virtuosi e di adorazione che realizza. Egli dice: “Come sarebbe buono che, quando una persona realizza opere virtuose e atti di adorazione, dicesse a sé stesso: “Quello che faccio non è così importante”, ma che quando vede gli atti virtuosi degli altri li ammira pensando: “Che nobili atti realizzano”. E conclude: “In altre parole, il suo consiglio è di valutare i propri atti virtuosi come qualcosa di insignificante, e le buone azioni degli altri come qualcosa di altamente valoroso.”

14. Cercare l’approvazione dell’Imam al-Asr (A)

Una volta l’Ayatullah Bahjat disse agli studenti della Hawza:Dobbiamo pensare costantemente a come possiamo ottenere l’approvazione del nostro maesto, l’Imam della nostra epoca, il Wali al-Asr (A). Tutti gli studenti, tanto i novizi quanto quelli di grado avanzato, devono preoccuparsi della maniera in cui apprendendono le lezioni, di quella che dovrebbe essere la loro attitudine e come devono condurre sé stessi. Devono chiedersi continuamente se la loro attitudine, la loro condotta, le loro parole ed azioni siano approvate dal loro maestro, l’Imam Mahdi, quando saranno presentate davanti a lui.”

L’Ayatullah Bahjat diceva: “Se questo pensiero fosse sempre presente nelle nostra mente, i nostri pensieri ed atti non sarebbero mai deviati.”

15. L’obiettivo degli studi islamici

L’Ayatullah Bahjat incoraggiava con particolare enfasi gli studenti che seguivano studi islamici superiori e con frequenza dava consigli anche agli studenti novizi, dicendo: “Ogni volta che apprendete qualcosa di nuovo, dovete applicare immediatamente questa conoscenza per migliorare i vostri atti wajib (doverosi) e aiutarvi a rimanere lontani dagli atti peccaminosi. Egli citava l’hadith che dice: “Man amila bima ‘alima, warradhahu’llah ‘ilma ma la ya’lam” (A colui che agisce conformemente alla conoscenza che acquisisce, Dio gli donerà una conoscenza che non possedeva).

16. E’ la prossimità divina la destinazione finale

Agli studenti di grado più avanzato parlava in modo da condurli a riflettere. Uno degli studenti dice: “Ricordo una volta in cui io lo accompagnavo dalla sua abitazione alla moschea, dove dirigeva le Preghiere. L’Ayatullah Bahjat si rivolse a me chiedendomi: “Uno studente inizia con “muqaddamat” (lezioni introduttive) e poi studia “ma’alim” e “mughi”, e poi cosa?” Io dissi: “Lum’ah”. Egli disse: “E poi cos’altro?” Io dissi: “Makasib”. Egli chiese: “E poi cosa?” Io dissi: “Kifayah”. Ed egli ancora: “E poi cosa?” Io dissi: “Dars al-Kharij”. Egli disse: “E poi cos’altro?” Io risposi: “Ottiene l’ijtihad”. Egli disse: “E poi cosa?”

Questa fu una grande lezione per me. Mi resi conto che la conoscenza, in sé stessa, non era l’obiettivo, ma era soltanto il mezzo per raggiungere l’obiettivo, vale a dire per ottenere la prossimità divina. Se in ognuna di queste tappe lo studente non si avvicina gradualmente alla prossimità divina allora non avrà progredito molto.”

17. Come ‘addestrare’ la propria anima (Tahdhib al-Nafs)

Una volta alcuni studenti della Hawza del Libano chiesero all’Ayatullah Bahjat una guida spirituale e un consiglio etico. Egli rispose: “Una delle azioni più benefiche in queste questioni è sedersi con i propri compagni di classe ogni giorno e studiare un hadith del capitolo “Jihad al-Nafs” del libro “Wasail al-Shi’a” dello Shaykh Hurr al-Amili.

Naturalmente, l’hadith deve essere correttamente esaminato, meditato con cura e, in seguito, messo in pratica. Questo agirà come un tonificante spirituale che permetterà allo studente una trasformazione che potrà verificare da solo con il trascorrere di un solo anno.”

18. Il rango dell’invocazione (Du’a)

L’Ayatullah Bahjat riteneva che la supplica comportasse un grande stato e la raccomandava insistentemente, affermando che il “du’a” dirige il risultato di ogni tappa delle nostre vite. Ustad Hadawi riporta: “Mia figlia era molto malata, mi recai dall’Ayatullah Bahjat e gli chiesi di pregare per lei.

Egli mi disse: “Voi dovete recitare il seguente du’a tre volte ogni giorno: “Allahumma ishfiha bi shifaa-ika, wa daawiha bi dawaa-ika, wa ‘ bi aafiha ‘ aafiyatik” (O Dio! Curala con la Tua cura, trattala con la Tua medicina e riportala in salute con la Tua forza), e a continuazione devi dire: “Bi’l Imamil-Kadhim, fa innata amatuka wa bintu ‘abdik” (Te lo chiedo per l’Imam al-Kadhim, poiché ella è Tua serve e la figlia del Tuo servo.)”

Condoglianze a tutti i Musulmani ed in particolar modo ai seguaci della scuola dell’Ahul-Bayt (A) per questa grande perdita.
Associazione Islamica Imam Mahdi (AJ)

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