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Tratti etici e gnostici dell’Ayatullah Bahjat

1. Pietà e auto-formazione

Sin dalla gioventù, Muhammad Taqi Bahjat si occupò costantemente della purificazione della sua anima e della propria autoedificazione. Nelle sue istruzioni etiche ha sempre insistito sul lavorare duro in questo campo e sul rinunciare ed abbandonare molti lussi al fine di avanzare nel combattimento contro le interminabili richieste dell’anima. Secondo la sua opinione, per ottenere successo in questa Grande Lotta (Jihad al-akbar), la purezza etica (akhlaq) e la conoscenza (‘ilm) vanno mano per la mano.

L’acquisizione della conoscenza senza l’autopurificazione è considerata come più dannosa di ogni altra cosa. Nei suoi avvisi ai giovani consigliava di leggere e mettere in pratica quotidianamente un hadith di quelli raccolti nel capitolo dedicato al “Jihad al-nafs” dell’opera di Shaykh al-Amali intitolata “Wasail al-Shi’a”.

Nei suoi atti e parole questo grande sapiente orientò sempre le sue attività verso Dio.

Un grande mujtahid ha detto riguardo all’Ayatullah Bahjat: “Si può dire soltanto che egli è un uomo di pietà. Egli è la vera essenza e manifestazione del timore di Dio (taqwa).”

L’Ayatullah Shaykh Jawad Karbalay dice al suo riguardo:

Uno dei suoi compagni di studio più intimi di Najaf racconta che Agha Bahjat passava le notti in solitudine, profondamente assorto nella meditazione e contemplazione. Egli non sprecò mai un momento del suo tempo e non partecipava in riunioni vane. Quando giungeva l’ora della sua lezione, o della sua Ziyarat all’Amir al-Muminin (A), si alzava rapidamente, indossava le sue cose e usciva di casa senza interferire nelle attività degli altri. Era molto riservato e non gli piaceva rivelare nulla riguardo sé stesso, specialmente rispetto ai favori speciali e agli straordinari poteri spirituali che Dio gli concesse.”

2. Il suo ascetismo (Zuhd) e modo di vita semplice

I servi intimi di Dio contemplano sempre la realtà di questo mondo, contrariamente al resto degli esseri umani, i cui occhi si fissano sui piaceri e lussi, dando preferenza alle comodità materiali rispetto all’ottenimento del potere spirituale. Per questo, mentre il resto della gente incontra gli ostacoli di questo mondo oscuro, questi santi (awliya) percorrono le alture illuminate nella prossimità di Dio. Agha Bahjat fu uno degli esempi più brillanti di questi awliya nei nostri tempi.

Fu uno gnostico e un sapiente, visse sempre nella semplicità, senza molti piaceri materiali. Egli comprese meglio di altri la realtà di questo mondo e l’effimero valore dei suoi piaceri. Viveva in una casa semplice, piccola e vecchia e rifiutò le offerte di molti suoi parenti e ammiratori per trasferirsi in un alloggio più comodo.

L'Ayatullah Mesbah riferisce:

Per molti anni visse in una casa con due stanze. Una delle stanze aveva una tenda, che egli chiudeva quando qualcuno lo andava a visitare, così che dall’altra parte la sua famiglia potesse continuare con le sue cose domestiche. Chi lo visitava si sedeva da questo lato della tende e beneficiava enormemente della sua sapienza. Anche se era semplice, l’atmosfera era sempre piena di una luce e spiritualità speciali.”

L'Ayatollah Masudi dice:

Accadde molte volte che persone si offrivano sinceramente per comprargli una casa migliore, ma lui non era d’accordo. Io gli dissi: “Agha! Questa casa è danneggiata, dubito che la shari’a permetta che un uomo viva in questo tipo di abitazione!” ma egli non prestava la minima attenzione a questo fatto.”

3. La sua adorazione

Gli studenti di Agha Bahjat narrano che egli godeva di una speciale prossimità a Dio, che era immediatamente evidente nella sua maniera di adorare. Chi ha pregato dietro di lui l’ha descritto come “Un’esperienza spirituale edificante e unica.” Di fatto, la Moschea Fatimiyah, alla fine del mercato di Guzar Khan, dove egli ha guidato le preghiere tre volte al giorno negli ultimi quaranta anni, era sempre piena nell’orario delle preghiere quotidiane.

Molti grandi sapienti e maestri si recavano a pregare dietro di lui. Allamah Tabatabai era uno di essi. Appena Agha Bahjat iniziava la Preghiera, un torrente di lacrime scendeva dai suoi occhi, così che frequentemente doveva fare una pausa affinché la sua voce fosse satura di emozione. Tale era il suo timore in presenza di Dio.

Uno degli eruditi osserva:

“Nei primi tempi Agha Bahjat si recava occasionalmente a visitare una persona che viveva in una delle zone povere fuori Qom, e realizzava le sue preghiere del pomeriggio e della sera con alcuni compagni in questa abitazione remota. Un giorno, dopo della preghiera della notte, commentò: “Se i re di questo mondo sapessero del piacere che un servo sperimenta nella sua Preghiera, non troverebbero piacere nelle cose di questo mondo.

L’Ayatullah Shaykh Jawad Karbalai dice:

“Agha Bahjat non abbandona mai le sue preghiere della notte (salatul layl) e passa molto tempo piangendo nel mezzo della notte, specialmente in quella che precede il venerdì.

Uno dei sapienti racconta:

Un giovedì notte andai a visitarlo alla Madrasah Sayyid a Najaf. Lo trovai prosternato, piangendo, mentre ripeteva con la sua voce rota: “Ilahi wa rabbi, man li ghayruk, asaluhu kashfa dhurri, wan-nadhara fi amri?” (Mio Dio, Mio Signore! A chi altri se non a Te posso rivolgermi per mitigare le mie difficoltà, e {chiedere di} occuparsi della mia situazione?)

4. La sua Ziyarat e Tawassul (rispetto per l’Ahlul Bayt)

Malgrado l’avanzare degli anni, il programma quotidiano di Agha Bahjat non era cambiato. Ogni mattina, alle sette in punto, si presentava al santuario di Fatima Masuma (A) per porgerle i suoi saluti. Con grande umiltà si avvicinava alla sua tomba e recitava la Ziyarat Ashura per l’Imam Husayn (A).

Sayyid Muhammad Husayn Tehraní, nel suo libro “Anwar al-Malakut”, cita l’Ayatullah Shaykh Abbas Quchani, il grande sapiente e successore spirituale del celebre Mirza Ali Qadi Tabatabai, dicendo:

Quando ero a Najaf, vedevo come Agha Bahjat si recava alla Moschea Sahlah e passava le notti in adorazione e contemplazione. Una notte molto oscura le luci della moschea non si accendevano. Egli doveva recarsi fuori per rinnovare le sue abluzioni. Uscì dalla moschea e si diresse verso la zona dei bagni, a destra della moschea. Improvvisamente dovette sperimentare qualche tipo di ansietà o timore, forse dovuta all’oscurità totale. Immediatamente, una luce apparve insieme a lui e gli illuminò chiaramente il suo cammino. Questa luce lo accompagnò mentre uscì, fece le sue abluzioni e ritornò in moschea. Poi sparì.”

5. La sua umiltà

Uno dei suoi tratti nobili era l’umiltà e la semplicità, nonostante la sua fama e posizione di grande sapiente e Marja Taqlid (fonte di imitazione nel campo della giurisprudenza). Per molti anni si oppose a che venissero stampati i suoi responsi giuridici (Tawdhih al-Masail) e solo dopo molti anni di insistenza lo accettò.

Uno dei sapienti ci racconta:

Una volta fui invitato da Shaykh Nasrullah Lahuthi a visitare Agha Bahjat. Agha Lahuthi disse al suo maestro: “Agha! Ero a Mashad e qualcuno ha iniziato a criticarla e questo mi infastidì molto”.

Agha Bahjat rispose:

“Come ci informano gli ahadith, se un sapiente presta eccessiva attenzione alle questioni mondane, sarà criticato dalla gente.”

Ricordo che in questo momento pensai:

“Se la maniera in cui Agha Bahjat vive si chiama “eccessiva attenzione alle questioni mondane”, allora che si può dire di noi!”

6. Il suo pellegrinaggio esoterico (sayr wa suluk) e la sua stazione spirituale

L’Ayatullah Bahjat aveva alle spalle molte decadi di esperienza nel pellegrinaggio gnostico, nel viaggio dell’anima attraverso le stazioni stabilite per raggiungere la prossimità a Dio. Egli era uno degli allievi del grande Ayatullah Sayyid Ali Qadi Tabatabai e aveva ricevuto istruzioni speciali dal suo maestro.

Il suo rango elevato in quest’area è ben conosciuto anche da altri viaggiatori che percorrono questo sentiero. Subito dopo la vittoria della Rivoluzione Islamica, uno dei primi sapienti che l’Imam Khomeyni visitò fu l’Ayatullah Bahjat, a Qom. Allo stesso modo, quando l’Ayatullah Khamenei assunse l’incarico di Guida della Rivoluzione Islamica, la prima persona che andò a visitare fu Agha Bahjat, a Qom, per ottenere delle istruzioni spirituali.

7. La sua consapevolezza dell’occulto (Ghayb) ed i suoi atti straordinari (Karamat)

A differenza della maggior parte delle persone, che non possiede alcuna idea dell’esistenza o degli avvenimenti del mondo occulto, l’Ayatullah Bahjat aveva raggiunto una stazione spirituale che, per grazia di Dio, gli permetteva di essere testimone di accadimenti appartenenti al mondo occulto ai sensi.

Uno dei suoi ‘dhikr’ continui era il nome di Dio “Al-Sattar al-Uyub” (Colui che cela i difetti), e lo ripeteva costantemente, sia quando camminava sia quando era seduto, perché come ci racconta l’Ayatullah Mesbah Yazdi:

Egli era nella stazione dove si è testimoni di molte cose occulte ai sensi fisici e vede la naturale reale e l’anima di chi gli è vicino, e per questa ragione egli invoca Iddio, Colui che copre i difetti (Al-Sattar al-Uyub) affinché non gli vengano rivelati i segreti della gente che gli è vicino.

Questo è quello che accade ai servi vicini a Dio. La sua umiltà è tale che non voleva vedere nulla, né fare alcunché che potesse portarlo a sentire un minimo di orgoglio di sé stesso. E, in cambio della sua umiltà assoluta, Dio gli concedeva maggiore conoscenza. Le persone che conoscevano Agha Bahjat da vicino non dubitavano che egli fosse uno di coloro a cui venivano rivelati molti segreti.

L'Ayatullah Mesbah dice al riguardo:

Coloro che vissero intorno a lui per molti anni videro le cose che egli faceva e diceva, e che erano realmente straordinarie. A volte diceva qualcosa che sembrava normale, ma quando vi si meditava successivamente, ci si rendeva conto che si trattava del frutto di conoscenze fuori dal comune che egli possedeva.”

“Quando ad esempio l’Imam Khomeyni venne esiliato in Turchia, molti dei suoi studenti fecero dichiarazioni in sua difesa e ciò comportò problemi con il governo. Furono arrestati e torturati di continuo. Ricordo chiaramente quando fu detenuto Agha Jannati e nessuno sapeva dove si trovasse. Venne riferito a Agha Bahjat ed egli disse:

“Se Dio vuole, presto avremo notizie della sua liberazione.”

Naturalmente, alcuni potrebbero dire che si trattava di una semplice supplica, ma in realtà egli non era solito dire lo stesso per le persone detenute. Molte volte ci diceva: “Pregate per lui in questa e quest’altra maniera” o rimaneva in silenzio. Ma, così come egli aveva detto, Agha Jannati fu presto liberato senza soffrire torture né maltrattamenti.”

Uno degli studenti racconta quanto segue:

Mia moglie aspettava un bambino. Era il mese di Ramadan e io volevo fare un viaggio, per cui andai a salutare Agha Bahjat. Egli mi guardò e mi disse: “Questo mese avrai un bambino e dovrai dargli il nome di Mohammad Hassan.” E questo è esattamente ciò che avvenne.”

Esistono molti episodi simili che la gente ha riportato rispetto ai loro incontri con Agha Bahjat; egli non gradiva che si parlasse su questi eventi, ma i suoi studenti occasionalmente li raccontavano agli altri credenti per renderli coscienti che nella nostra epoca esistono alcune persone a cui Dio ha concesso favori speciali. Indubbiamente, per una persona che si sforza sinceramente per raggiungere la prossimità divina, Dio stesso si converte nella sua guida, poiché come menziona il Sacro Corano:

Quanto a coloro che fanno uno sforzo per Noi, li guideremo sulle Nostre vie. In verità Dio è con coloro che fanno il bene.” (29:69)

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