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Fattori che aiutano a percepire la dolcezza dell' ‘Ibadah

di Shaykh Mortadha Al-Basha, fonte: www.raoofonline.com

L’Imam Zayn al-‘Abidin (a) nella “conversazione intima degli obbedienti a Dio” (munajat al-muti°i n li’Llah) dice:

Allah conducici con le navi della Tua salvezza, facci godere del piacere di invocarTi, giungere all’abbeveratoio del Tuo amore e gustare la dolcezza del Tuo affetto e della Tua vicinanza”.

Di certo, il culto, l’invocazione, la prossimità divina, contengono un piacere, una dolcezza ed una felicità; e questo è descritto da molte tradizioni oltre ad essere direttamente sperimentato dalle persone.

Ma molti di noi, nonostante abbiano trascorso tanti anni nel compimento degli atti di adorazione rivolti ad Iddio l’Altissimo, non percepiscono ancora questa dolcezza, piacere e felicità.
Qui noi vogliamo citare quattro importanti fattori per realizzare il godimento e sentire il piacere nel compimento delle ‘ibadat (atti di adorazione) ed invocazioni.

1) La mente ed il cuore devono essere consapevoli dell'importanza dell'’Ibadah

L’essere umano è un essere razionale e si rivolge verso qualsiasi cosa in base alla consapevolezza dell’importanza, della gravità e del ruolo che essa ha nel raggiungimento dei suoi obiettivi.

Più aumenta la sua consapevolezza dell’importanza dell’atto, più aumenta il suo impegno e intensifica l’azione. Ad esempio, chi è consapevole dell’importanza di avere una laurea scientifica per assicurarsi un futuro, si applica per ottenerla e sacrifica volentieri il suo tempo e sforzi, vegliando la notte, per raggiungere tale obiettivo.

Anche chi è consapevole dell’importanza di ottenere un buon posto di lavoro, per averlo, si muove in base all’importanza e responsabilità, andando da un posto ad un altro e stando in piedi in lunghe code ad aspettare.

Anche noi nella nostra vita terrena abbiamo bisogno di percepire il ruolo e l’importanza delle ibadat, dell’invocazione e delle pratiche religiose, per assicurarci la vita eterna.
Bisogna notare che la percezione ha due stadi: il primo è la ragione e il secondo è il cuore, ed ogni stadio ha vari livelli. Dobbiamo perciò far giungere quella consapevolezza ed importanza ai livelli più alti di entrambi gli stadi, perché non è sufficiente il credere della mente, se non crede anche il cuore.

2) Dedicare un tempo per l'’Ibadah

Chi legge un’invocazione pensando a quando finirà, non potrà coglierne i significati e sentirne lo spirito. Chi legge il Sacro Corano mentre la sua preoccupazione è terminare la Sura, non potrà immergersi nell’atmosfera del Libro di Dio. Chi prega pensando alla fine della sua Salat, non ha capito che per il credente essa costituisce un’ascensione spirituale.

Dobbiamo quindi dedicare tempo alle ‘Ibadaht, in modo da concentrare i nostri sforzi mentali e fisici nel compierle.

In un famoso hadith, il Profeta di Dio (S) dice a Bilal (che aveva l’incarico dell’Adhan, la chiamata alla Preghiera, n.d.t.) “Dacci una pausa, Bilal”. E la pausa da cosa è rappresentata, dal terminare la Preghiera? No, al contrario, è costituita dal compimento stesso della Salat, con cui ci si eleva in un altro mondo, così da costituire un mezzo per la tranquillità del Profeta dell’Islam (S).
Allora, il riposo del credente non è nel finire l’’Ibadah, ma nel compierla, provando così serenità e gioia nel suo impegno nel ricordo di Allah, cercando di non preoccuparsi di altro, così da non influenzare il suo pensiero e la sua attenzione.

3) Essere disponibili e preparati per l'’Ibadah, prima che entri il suo tempo

Quando qualcuno vuole fare un esame, per compierlo ad un livello accettabile è necessario che sia preparato psicologicamente, mentalmente e fisicamente, così come chi deve presenziare di fronte ad un personaggio importante o svolgere un compito particolare si prepara in tutti i modi e raccoglie le informazioni necessarie.
Allora anche l’‘Ibadah necessita di preparazione per essere pronti a compierla, e di seguito cito alcuni esempi.

La Preghiera (as-Salat): alcuni credenti si attivano per la Preghiera solo dopo che è ‘entrato’ il suo orario. Inizia l’Adhan e loro sono ancora occupati con i conti, discorsi o telefonini, passando così direttamente da queste preoccupazioni a fare il Takbirat al-Ihram (il gesto rituale che dà inizio alla Preghiera), ed entrando così nella Salat con il cuore ed i sensi ancora coinvolti nel dunya (questo basso mondo) e faccende varie.

Invece le nobili narrazioni invitano a prepararsi per la Preghiera prima del suo tempo e il nobile hadith narra: “Non ha rispettato la Salat chi ha ritardato il wudu fino all’ingresso del suo tempo”.
Quindi, per armonizzare i nostri sensi e le nostre anime con la Preghiera, dobbiamo prepararci prima che entri il suo tempo, affrettandoci anche nell’entrare in moschea, come hanno esortato a fare le tradizioni.

Il digiuno (Siyam): ci prepariamo al mese benedetto di Ramadhan, facendo i conti nell’agenda di nuove telenovele e acquistando tanto di quel cibo che nei supermercati si vedono carrelli talmente pieni e pesanti da non riuscire a spingerli.
Quindi passiamo il mese del Ramadhan guardando la televisione, cucinando, mangiando, bevendo e facendo acquisti dove ci sono offerte e saldi, non lasciando così all’anima spazio per gustare la dolcezza del digiuno.

L’Imam Ridha (A) dice:

Aumenta le tue invocazioni, le richieste di perdono e la lettura del Corano, e ritorna [pentito] ad Allah dai tuoi peccati, così sarai puro quando arriva il mese di Allah, l’Onnipotente
.
Così, tramite queste pratiche citate dall’Imam Infallibile (A), avviene la vera preparazione al benedetto mese di Ramadhan.

La notte del Decreto (Laylat-ul Qadr): per entrare in armonia (nell’atmosfera) e sciogliersi (spiritualmente) nella notte di Al-Qadr, dobbiamo prepararci prima.

Forse una delle ragioni per cui la saggezza Divina l’ha inserita negli ultimi dieci giorni, è il preparare i credenti, nelle notti precedenti, ad accogliere questa grande notte.

O cari, cosa possiamo dire noi se Mosè al-Kalim (A), uno tra i Profeti, conosciuto per la determinazione e forza di volontà, aveva bisogno di quaranta notti per arrivare all’appuntamento particolare che aveva con Allah l’Altissimo?

Allah dice:

E fissammo per Mosè un termine di trenta notti, che completammo con altre dieci, affinchè fosse raggiunto il termine di quaranta notti stabilito dal suo Signore(Sacro Corano, Sura Al Araf, Ayat 142).

Il Pellegrinaggio (Hajj): nel corso di tre o quattro giorni, vogliamo capire ed imparare a memoria tutte le regole di giurisprudenza, i segreti, le buone maniere e comportamenti riguardanti il pellegrinaggio.

E’ possibile tutto questo, in così breve tempo?

Perché non cominciamo a prepararci al Pellegrinaggio sin dal mese di Ramadan?
Ricordate che le invocazioni di Ramadan accennano già all’Hajj, anzi nell’hadith dell’Imam Sadiq (A) si dice:

O Issa, mi piacerebbe che Allah l’Onnipotente ti vedesse prepararti all’Hajj tra un Hajj e l’altro”.

Questo è un grado elevato, in cui il credente inizia a prepararsi a tutti i livelli, per arrivare dopo undici mesi a compiere il pellegrinaggio come Muhammad (S), impegnandosi così durante questi mesi a pensare all’Hajj in modo continuo e graduale.

4) Lasciare il peccato

Amir al-Muminin ‘Ali (A) dice:

Come può trovare la dolcezza dell’‘Ibadah, chi non digiuna dalle passioni?

Quindi, perché l’anima possa gustare il piacere e la dolcezza dell’’Ibadah, deve digiunare dalle passioni, dai peccati e dai dubbi.

L’’Ibadah è una bevanda squisita, se tu la mescoli con la bevanda marcia e maleodorante dei peccati, non puoi gustare il suo buon sapore. Per cui, come il giusto e lo sbagliato non si uniscono in un unico “recipiente”, lo stesso avviene anche per la luce ed il buio.

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