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Una Possibile Critica e Relativa Risposta

Alcuni orientalisti hanno sostenuto che l’esoterismo e le dottrine metafisiche islamiche sono state prese da quelle dell’India, perché l’Islam in se stesso non è niente di più che una serie di credenze estremamente concrete, semplici e sterili forme d’adorazione. La breve replica a quest’affermazione è data simpaticamente dalle parole del poeta: “O innamorato, la difficoltà è che tu non sei per niente giudice delle parole”.

Noi, naturalmente, nella risposta a questa critica non vogliamo difendere l’Islam dal punto di vista dei suoi iniziati e lottare per provare la validità e l’originalità di fronte all’esoterismo indiano, nelle varie vie che loro hanno percorso sul sentiero spirituale.

Allo stesso modo, nel discorso sulla dimostrazione razionale non ci siamo preoccupati di analizzare e di provare la validità di tutti i libri scritti da musulmani e nel nostro discorso sulla via degli aspetti formali della religione, non abbiamo dichiarata corretta la strada della maggioranza dei musulmani, qualunque essa possa essere. Lo scopo di questo scritto è limitato ad un’indagine generale delle originali, genuine sorgenti islamiche, cioè il Libro e la Tradizione, senza occuparci di concordare o discordare con le attività e la condotta di una particolare delle suddette categorie di uomini.

L’affermazione dei summenzionati orientalisti è basata sul principio dell’evoluzione, secondo cui lo sviluppo e la perfezione dei fenomeni naturali è spiegato in maniera scientifica. Questo principio è stato generalizzato per includere ogni sorta d’avvenimenti in qualsiasi sfera, perfino costumi, usi e fenomeni di istintiva ed innata natura, ed oltre a questo, i fenomeni di natura spirituale. Così la causa originale d’ogni evento è ricercata negli eventi precedenti. Secondo il medesimo principio è stato affermato che le leggi islamiche sono derivate da quelle dei romani e le dottrine islamiche dalle idee filosofiche dei greci.

Questi orientalisti hanno sbagliato nel loro giudizio in due considerazioni.

Primo, hanno considerato che, ciò che viene chiamato “intuizione mistica”, faccia parte dello stesso ordine del normale pensiero e quindi, hanno immaginato che, la conoscenza ottenuta attraverso la purificazione dell’anima sia un sistema di pensieri poetici, come se un poeta con la sua svolazzante e creativa immaginazione ed i suoi eloquenti mezzi d’espressione potesse esprimere tali concetti meglio di un iniziato conoscitore dei segreti divini.

Un errore simile è fatto nel caso della rivelazione, che è la percezione celeste dei profeti (as) ed il mezzo di ricezione delle scienze divine e delle leggi. Come risultato, essi sostengono che le sorgenti della dottrina islamica e dei suoi ordinamenti sono il pensiero greco e la legge romana. Questo errore è perfettamente chiaro nelle discussioni fatte intorno alla profezia, ed al “modo di pensiero” dei profeti (as). Inoltre le parole e le espressioni che ci sono giunte dai profeti (as) (sia i reali profeti che coloro che fingevano di esserlo) contraddicono apertamente tali opinioni.

Il secondo errore è che, anche se noi accettiamo la teoria dell’evoluzione come provata e definitivamente stabilita, questa teoria non deve essere presa come qualcosa che dà una ragione di manifestazione ad un istintivo impulso. Perché un istinto posto nella natura primordiale di una specie, posto che non ci sia nessun impedimento esterno, sarà manifestato in ogni individuo di quella specie indipendentemente, che ci sia o no un precedente.

Come esempio calzante si può dire che gli arabi hanno appreso la diversità negli alimenti e la preparazione di una sofisticata cucina dai persiani, ma non si può dire che gli arabi hanno imparato come mangiare dai persiani. Altrettanto, si può dire che il governo democratico con le sue numerose organizzazioni si estende da est ad ovest, ma questo non si può dire sull’atto vero e proprio di fondare una società e di stabilire un governo.

Nel nostro precedente discorso è risultato chiaro che la via della purificazione dell’anima, cioè la vita spirituale e l’intuizione iniziatica, è innata nella natura dell’uomo e una volta svegliata attraverso il necessario lavoro interiore ed attraverso la rimozione degli ostacoli, dirigerà l’uomo ad incamminarsi sul sentiero dell’illuminazione spirituale.

La religione in sé, quindi, che per sua natura a diversi gradi è collegata con il mondo trascendente ed eterno, non può che determinare l’apparizione di alcuni tra i suoi fedeli, i quali vedendo risvegliata questa segreta spinta, romperanno tutti i legami con questo fuggevole mondo, pieno di pene e di dolori.
E con la speranza di un’assoluta gioia e serenità si occuperanno dell’eterna sede.

In pratica anche noi vediamo che in ognuna delle religioni del mondo esiste un gruppo innamorato della vita spirituale e della via iniziatica.

Paragonando la presentazione delle materie spirituali nei testi fondamentali delle religioni del mondo, si può chiaramente osservare che i testi dell’Islam si sono occupati della descrizione della felicità eterna e del mondo eterno più che i testi delle altre religioni. Nell’Islam perciò è perfettamente naturale la presenza della strada della purificazione dell’anima, senza che ci sia la necessità di una relazione alla sua origine con l’India o con altri luoghi. Inoltre, come la storia può testimoniare, un largo numero di compagni dell’Imam °Ali (as) (cugino e genero del Profeta (S) e primo Imam Shi°ita) come Salman, Kumayl, Rashid, Maytham e Uways, erano sotto la sua diretta guida spirituale ed istruzione quando l’Islam non aveva ancora raggiunto l’India e quando non ci poteva essere nessun problema di contatto con il pensiero indiano.

Inoltre il fatto che la catena d’iniziazione spirituale (Silsilah) di praticamente tutti gli ordini Sufi (confraternite spirituali) nell’Islam si ricollega all’Imam°Ali (as), sostiene ulteriormente questo punto.

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