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La Shari°ah

Il ruolo della Shari°ah nell’Islam

La parola “Shari°ah” significa letteralmente “Via”. Nella terminologia Islamica, indica il sistema giuridico dell’Islam. In questo trattato, comunque, tradurremo la parola Shari°ah riferendoci alle leggi dell’Islam, o leggi Islamiche.

“L’Islam è un Din, una religione”. E cosa vuole dire un Musulmano, quando usa il termine Din o religione in questa affermazione? Significa che deve semplicemente “credere” nei fondamenti dell’Islam? O significa piuttosto “vivere” solamente in accordo agli insegnamenti dell’Islam senza effettivamente credere in Allah (SwT)1?

No, entrambe queste affermazioni sono incomplete. La parola Din, o religione, quando è usata in riferimento all’Islam, significa sia credere nei fondamenti che vivere in accordo alle leggi Islamiche.

Questo concetto di religione è meravigliosamente descritto dai sapienti Islamici al fine di spiegare i fondamenti e le leggi pratiche dell’Islam. I “fondamenti” sono descritti in quanto “radici della religione” (usul ad-Din). Le “leggi della Shari°ah” sono definite in quanto “rami della religione” (furu° ad-Din). La credenza senza la pratica è un Islam incompleto, mentre la pratica senza la credenza potrebbe essere utile in questo mondo ma non nell’Aldilà.

La Shari°ah è un modo di vivere completo; nessun aspetto della vita umana è fuori del suo dominio. L’Islam esorta il Musulmano a seguire le sue leggi in ogni aspetto della vita: personale e familiare, religioso e sociale, morale e politico, economico e finanziario, ecc. Dopotutto, “Musulmano” significa “colui che si sottomette ad Allah (SwT)”. Il Sacro Corano dice:

“Quando Allah e il Suo Inviato hanno decretato qualcosa, non è bene che il credente o la credente scelgano a modo loro. Chi disobbedisce ad Allah e al Suo Inviato palesemente si travia” (Sura al-Ahzab, 33:36).

Quale è la necessità della Shari°ah?

La natura dell’essere umano gli impone che, per adempiere pienamente alle sue funzioni, egli debba essere inserito all’interno di un contesto sociale, e, al tempo stesso, l’esistenza di una società necessita di regole e leggi. L’Islam insegna che Allah (SwT) ha inviato una serie di messaggeri e profeti (as)2 con leggi divine per la guida degli esseri umani sin dal primo giorno della loro creazione. L’ultimo messaggero è stato il Profeta Muhammad (S)3, il quale ha portato il messaggio finale e perfetto, l’Islam, per guidare l’umanità sino alla fine dei tempi.

Molti individui credono che le leggi di Allah (SwT) non siano necessarie e che noi possiamo crearne di nuove da noi stessi. Secondo l’Islam, l’essere umano è una creatura molto complessa; e poiché egli non ha creato il suo corpo, e nemmeno ha creato il mondo in cui vive, non è il miglior candidato per creare leggi da sé.

E’ sensato affermare che quando compriamo un apparecchio complesso (per esempio, un computer), lo dobbiamo usare seguendo il “manuale delle istruzioni” redatto dal produttore di quella particolare macchina. Imparare ad usare il computer tramite tentativi ed errori non è la via più intelligente per apprendere.

Similmente, Allah (SwT), in quanto Creatore dell’essere umano e della terra, conosce meglio di chiunque altro il modo in cui egli dovrebbe vivere.

Il “manuale delle istruzioni” che Allah (SwT) ci ha mandato è il Sacro Corano. Ma l’essere umano non è meramente una macchina ordinaria, bensì è più complesso del miglior computer che un uomo possa inventare.

Quindi Allah (SwT) non solo ci ha mandato il Sacro Corano, Egli ha anche mandato un istruttore: il Profeta Muhammad (S).

Il Profeta dell’Islam (S) ci ha portato il Sacro Corano e ci ha fornito degli esempi pratici durante la sua esistenza. Secondo l’Islam Shi°ita, dopo il Profeta (S), gli Imam dell’Ahl al-Bayt4 (as) sono i protettori del Sacro Corano e gli interpreti delle sue leggi.

La superiorità delle leggi di Allah (SwT) su quelle dell’Essere Umano

A questo punto, ci soffermeremo sulla superiorità delle Leggi Islamiche rispetto a quelle create dall’essere umano. Le leggi dell’essere umano sono inevitabilmente influenzate dai fautori di tali leggi, nonché dalle loro predisposizioni sociali e razziali. L’Organizzazione delle Nazioni Unite è il miglior esempio di come le politiche siano imposte solo nei casi in cui fanno comodo alle super-potenze mondiali ed ai loro interessi. Gli esseri umani nel formulare le loro leggi non seguono principi di onestà né giustizia, ma la regola del gioco nelle loro leggi è “il più forte ha ragione”.

Le Leggi di Allah (SwT), invece, sono superiori per i seguenti motivi:

- Allah (SwT) è al di sopra di ogni status sociale;

- Allah (SwT) è al di sopra dei pregiudizi razziali;

- Allah (SwT) è al di sopra della rivalità tra i sessi;

- Allah (SwT), in quanto Creatore, conosce perfettamente gli esseri umani ed il mondo nel quale vivono.

Le Leggi di Allah (SwT) sono giuste quindi, perché basate su un giudizio imparziale e completamente informato di tutti gli elementi di conoscenza possibili.

Dimostreremo ora la superiorità delle leggi di Allah (SwT) utilizzando l’esempio della pena capitale.

Il sistema secolare si basa da sempre sugli stati d’animo delle persone: a volte, le persone ritengono che la pena capitale per l’assassino non sia giusta e quindi fanno pressione sui loro rappresentanti per votare contro di essa. Quando però il tasso del crimine è in aumento e gli assassini agiscono con sempre maggior frequenza, l’opinione pubblica cambia e i legislatori sono influenzati a favore della pena capitale.
Effettivamente, entrambe queste vedute riflettono le radici Giudaico-Cristiane della società Occidentale. L’Ebraismo, da un lato, insiste sul principio di giustizia che rivendica “occhio per occhio”. Dall’altro lato, il Cristianesimo promuove il principio di misericordia del “porgere l’altra guancia”.

L’Islam, la Rivelazione finale delle leggi di Allah (SwT), bilancia invece la questione della pena capitale e inserisce splendidamente i principi di giustizia e misericordia nel suo sistema. Il sistema Occidentale non comprende la differenza tra questi due principi: mentre la giustizia può essere pretesa e legiferata, la misericordia non può esser forzata a diventare una legge. Si può sempre chiedere misericordia, ma mai pretenderla.

L’Islam prende pienamente in considerazione questa differenza e, perciò, affronta la pena capitale su due livelli differenti: quello legale e quello morale.

A livello legale, applica il principio di giustizia concedendo il diritto di ritorsione alla vittima. Ma, allo stesso tempo, il Sacro Corano si muove anche sul piano morale e raccomanda fortemente alla vittima di dimenticare il suo diritto di ritorsione e di perdonare il criminale o di richiedere solo una compensazione in denaro. Tale questione è stata chiaramente menzionata nel Sacro Corano:

“Per loro {gli Ebrei} prescrivemmo vita per vita, occhio per occhio, naso per naso, orecchio per orecchio, dente per dente e il contrappasso per le ferite. Quanto a colui che vi rinuncia per amor di Allah, varrà per lui come espiazione {contro i propri peccati}” (Sura al-Ma’idah,5:45)

Quindi l’Islam ha splendidamente fornito la tutela legale per la vita umana sul piano sociale e incoraggiato la misericordia da un punto di vista morale a livello individuale.
Se gli esseri umani fossero lasciati a loro stessi in queste questioni, oscillerebbero continuamente tra i due estremi della giustizia e della compassione; mentre solo l’Islam, la Rivelazione finale del sistema giuridico di Allah (SwT), può bilanciare questi due principi.

  • 1. (SwT) abbreviazione di “Subĥāna wa Ta°āla”, Lode a Colui che è privo di ogni imperfezione, l’Altissimo. (N.d.T.: nota del traduttore)
  • 2. (as) abbreviazione di “°Alayhi-ha-hum assalām”, “che la pace sia su di lui-lei-loro”, che viene utilizzato accanto ai nomi dei profeti, degli angeli, dei puri Imam e delle donne del Paradiso (Khadīja, Fātima, Maria, Asiah) e secondo alcuni pareri viene usato anche accanto a nomi di altre donne come Zaynab, Ruqayya, Um Kulthūm, Fātima Masuma… (N.d.T.)
  • 3. (S) abbreviazione di “Sallal-Lāhu °alayhi wa ãlihi wa sallam”: “pace e benedizioni di Allah (SwT) su di lui e sulla sua famiglia”. (N.d.T.)
  • 4. I dodici Imam Shi°iti, discendenti del Profeta(S). Essi sono, in ordine: l’Imam Abul-Hasan °Alī Bin Abī Tālib, al-Murtadha (as), l’Imam Abu Muĥammad ĥasan Bin °Alī, az-Zakiyy, al-Mujtaba (as), l’Imam Abu °Abdillah ĥusayn Bin °Alī, Sayyid ash-Shuhadā’ (as), l’Imam Abu Muĥammad °Alī Bin ĥusayn, Zayn ul-°ābidīn, as-Sajjād (as), l’Imam Abu Ja°far Muĥammad Bin °Alī, al-Bāqir (as), l’Imam Abu °Abdillah Ja°far Bin Muĥammad, aŝ-ŝādiq (as), l’Imam Abu Ibrahīm Mūsa Ibn Ja°far, al-Kāďim (as),l’Imam Abu’l-ĥasan °Alī Bin Mūsa, ar-Ridhà (as), l’Imam Abu Ja°far Muĥammad Bin °Alī, al-Jawād (as), l’Imam Abu’l ĥasan °Alī Bin Muĥammad, al-Hādī (as), l’Imam Abu Muĥammad ĥasan Bin °Alī, al-°Askarī (as)ed infine l’Imam Abul Qāsim Muĥammad Bin ĥasan, al-Mahdī, al-ĥujja, al-Qā’im (aj). (N.d.T.)

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