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La Resurrezione

Tutti i profeti (as) e i Libri Divini concordano sul fatto che la vita dell’essere umano non finisce con la morte e che dopo questo mondo (Dunya) vi sarà un’altra vita (ãkhira), nella quale gli esseri umani riceveranno la ricompensa o il castigo per le proprie azioni: le persone che avranno compiuto il bene avranno una vita ultraterrena piacevole e saranno circondati da infinite grazie, mentre quelle che avranno compiuto il male avranno una vita ultraterrena difficile e riceveranno torture e tormenti.

La Morte

La morte è definita come la separazione dell’anima dal corpo. L’Islam c’insegna che l’essere umano non si annienta in seguito alla morte, bensì passa da una forma di vita ad un’altra. Dice infatti il grande Profeta Muĥammad (S): «Voi non siete stati creati per l’annientamento, ma per la permanenza e la vita eterna: non fate altro che passare da questo mondo a un altro mondo»

L’Islam c’insegna inoltre che la separazione dell’anima dal corpo non avviene in tutte le persone allo stesso modo: i peccatori e coloro che sono molto attaccati a questo mondo, che non hanno alcun interesse per l’Aldilà, moriranno patendo dolori e sofferenze, mentre i probi moriranno in assoluta tranquillità.

Al-Barzakh

Il periodo che va dalla morte alla resurrezione, è detto “Al-Barzakh”. Il Sacro Corano e gli Aĥādīth ci dicono che prima della resurrezione esiste un periodo di vita che costituisce il tramite tra questo mondo e l’Aldilà.

Durante questo periodo i probi si troveranno sul sentiero che conduce al Paradiso, una delle sue porte sarà aperta davanti a loro e, in attesa dell’avvento del Giudizio Universale, godranno dei suoi beni. I malfattori, invece, saranno messi sul sentiero dell’Inferno e una delle sue porte sarà aperta davanti a loro. Rimarranno fino al Giorno del Giudizio nelle torture e nei tormenti, passeranno un triste e spiacevole periodo e dalla paura dell’avvento del Giudizio Universale e dei tormenti dell’Inferno si troveranno in una condizione d’angoscia e di terrore.

Il Giudizio Universale

Il Sacro Corano e gli Aĥādīth del Profeta (S) e degli Imam (as) descrivono il Giudizio Universale dicendo che in esso il sole e la luna si spegneranno, le montagne si disgregheranno disperdendosi, i mari si prosciugheranno, il sistema solare si sconvolgerà e la terra ed i cieli si altereranno mutando d’aspetto; a quel punto tutti i morti verranno risuscitati e dovranno rendere conto delle azioni che hanno commesso durante la loro vita terrena.

I miscredenti e chi ha commesso peccati imperdonabili saranno mandati all’Inferno, mentre i probi credenti andranno in Paradiso. I credenti invece che hanno commesso peccati perdonabili, dopo aver subito le dolorose conseguenze delle loro cattive azioni, saranno perdonati ed andranno anche loro in Paradiso.

Il Paradiso (al-Janna)

Il Paradiso è la ricompensa delle persone degne, dei probi. In esso esiste tutto ciò di buono che è possibile immaginare; i doni del Paradiso sono così sublimi che non possono essere nemmeno paragonati a quelli di questo mondo. In esso non esiste nessun tipo di dolore, tristezza, difficoltà e chiunque vi entra vive in esso eternamente beato.

Il Paradiso possiede diversi livelli. Le persone che hanno raggiunto gradi di spiritualità e perfezione più elevati, che hanno compiuto una maggiore quantità di buone opere, abiteranno i livelli più alti; le persone invece che, pur avendo compiuto i propri doveri, non sono riusciti a raggiungere tali gradi di perfezione ed hanno compiuto una quantità minore di buone opere, abiteranno livelli più bassi.

L’Inferno (al-Jahannam)

L’Inferno è il castigo dei miscredenti e dei malfattori. In esso esistono tutti i tipi di torture, con le quali i dannati saranno eternamente tormentati; i tormenti dell’Inferno sono così duri e dolorosi che non possono essere nemmeno paragonati a quelli di questo mondo. Il fuoco dell’Inferno non brucia soltanto il corpo, ma brucia anche l’anima e il cuore dei dannati, ribolle dall’intimo dell’essenza ed incendia l’intera loro esistenza.

La gente dell’Inferno può essere suddivisa in due categorie:

1) la prima categoria è costituita dai miscredenti e da quelle persone che sono totalmente prive di fede; questa gente rimarrà per sempre all’Inferno, in stato di tortura e non avrà mai modo di salvarsi;

2) il secondo gruppo è invece costituito da quei credenti che sono finiti all’Inferno a causa dei loro peccati. Questa categoria di persone non rimarrà eternamente all’Inferno; dopo un limitato periodo di torture godrà, infatti, del diretto perdono di Allah (SwT) oppure dell’intercessione dei Profeti Eletti (as), salvandosi così dall’Inferno ed entrando in Paradiso.

Anche l’Inferno è dotato di diversi livelli; a seconda, infatti, del peccato commesso la punizione sarà più dura e dolorosa.

L’Intercessione (ash-Shafā°a)

La questione dell’intercessione è stata affrontata sia dal Sacro Corano sia dagli Aĥādīth del Profeta Muĥammad (S) e degli Imam (as). Dal complesso degli Aĥādīth si deduce, infatti, che nel Giorno del Giudizio, dopo la resa dei conti, il santo Profeta (S) e gli infallibili Imam (as), col permesso di Allah (SwT), intercederanno a favore dei peccatori dotati di certe caratteristiche 1 e che non si sono macchiati di particolari peccati2, chiedendo a Allah (SwT) di perdonarli; la loro richiesta sarà allora accettata e tali peccatori godranno del perdono e della misericordia divina.

L’intercessione non deve darci però il coraggio di peccare: chi pecca nella speranza di godere dell’intercessione è come la persona che si avvelena nella speranza di essere poi curata dai dottori.

Il Pentimento (at-Tawba)

Se un peccatore, prima di morire, si pente delle cattive azioni compiute, sotto determinate condizioni (le più importanti delle quali verranno citate in seguito), viene totalmente perdonato da Allah (SwT). La porta del pentimento è quindi aperta a tutti i peccatori e nessuno deve disperare del perdono e della misericordia divina.
Chi vuole realmente pentirsi deve sottostare a determinate condizioni, le più importanti delle quali sono:

1) pentirsi sinceramente dei peccati commessi;

2) decidere seriamente di non ricommetterli;

3) provvedere a riparare completamente ai danni che tali peccati hanno provocato alla gente;

4) eseguire gli atti doverosi dai quali ci si è illecitamente astenuti.3

  • 1. Il peccatore per poter godere dell’intercessione degli Infallibili non deve aver peccato così tanto da aver alterato la propria essenza umana, presentandosi cioè nel Giorno del Giudizio sotto le sembianze di una bestia.
  • 2. Come, ad esempio, l’astenersi dal compiere la preghiera.
  • 3. Come, ad esempio, le preghiere quotidiane ed il digiuno del mese di Ramadhān.

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