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Il Digiuno del Mese di Ramadhān

Il digiuno è uno dei doveri più importanti tra gli atti d’adorazione dell’Islam. Il nostro Profeta (S) dice: «Il digiuno è uno scudo contro il fuoco dell’Inferno».

Il digiuno, dal punto di vista medico, causa il riposo dell’apparato digerente ed è d’aiuto alla salute umana. Dal punto di vista etico è un esercizio d’astensione dal peccato e di resistenza di fronte alle difficoltà. Ricorda i poveri e gli affamati alla gente ricca e benestante, affinché questa si dia da fare per aiutarli e sostenerli nelle loro difficoltà.

Il digiuno del mese di Ramadhān consiste nell’astenersi, al solo scopo di ottemperare al comando divino, in ogni giorno di questo santo mese, dallo spuntare della seconda alba sino al maghrib, dalle seguenti azioni:

1) mangiare e bere;

2) copulare;

3) agire in maniera tale da emettere sperma;

4) mentire riguardo a Allah (SwT) e al Suo inviato Muĥammad;

5) immergere completamente la testa in acqua;

6) far giungere della polvere densa o del fumo denso alla gola;

7) vomitare;

8) fare un clistere;

9) ritardare, fino all’istante in cui spunta la seconda alba, il Ghusl divenuto obbligatorio per emissione di sperma, copulazione, perdita mestruale o perdita dovuta a parto.

Le prime otto sopraccitate azioni invalidano il digiuno solo nel caso in cui vengano compiute intenzionalmente, la nona invece lo invalida in qualsiasi caso.

Vi sono determinate categorie di persone che non devono digiunare nel mese di Ramadhān:
1) il malato al quale digiunare reca danno;

2) la persona che è in viaggio, nelle stesse condizioni che causano il dimezzamento delle preghiere aventi quattro serie;

3) la donna durante le perdite mestruali o quelle successive al parto;

4) la donna incinta, il cui parto è vicino e che digiunando reca danno a se stessa oppure alla creatura che porta in grembo;

5) la donna che allatta, che digiunando reca danno a se stessa oppure al lattante;

6) la persona anziana alla quale digiunare crea difficoltà.

Le persone appartenenti a queste sei categorie, una volta esauritasi la condizione particolare nella quale si trovano, dopo il mese di Ramadhān devono digiunare un numero di giorni pari ai giorni nei quali non hanno digiunato.

Per finire ricordiamo che se qualcuno nel mese di Ramadhān rompe, senza un valido motivo, il suo digiuno, dopo il mese di Ramadhān, oltre a recuperare i digiuni rotti, dovrà, per ogni giorno di digiuno illecitamente interrotto, digiunare sessanta giorni di seguito o, in alternativa, sfamare sessanta poveri. Per ulteriori informazioni riguardo alle norme che regolano il digiuno del mese di Ramadhān consultare i responsi del mujtahid che si segue.

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