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Introduzione alla Traduzione Inglese

Nel nome di Allah, il Clemente e Misericordioso

La “Lettera dei Diritti” dell’Imam °Ali ibn al-Hosseyn Zeyn al-°Abidin, as-Sajjad (as)1, è l’unica opera a lui attribuita oltre alle invocazioni, ai detti e alle lettere, relativamente brevi. Il fatto che esso sia un documento che è stato direttamente scritto può supportare l’ipotesi che almeno alcune delle invocazioni scritte dall’Imam (as) erano originariamente composizioni scritte.

La “Lettera dei Diritti” elabora il ben conosciuto ĥadīth del Profeta (S)2, che è stato trasmesso in un numero di versioni piuttosto ampio, su cui non vi è nessun dubbio perché egli lo ripeté in contesti molto differenti. Una tipica versione può essere resa come segue: “Certamente il tuo Signore ha un diritto su di te, il tuo sé ha un diritto su di te, e tua moglie ha un diritto su di te”.
Altre versioni dell’ĥadīth aggiungono ospite, corpo, occhio, e amico a “coloro che hanno diritti”. In alcune versioni, è aggiunta un'altra proposizione: “Così dai ad ognuno che possiede un diritto (kull dhi ĥaqq) il suo diritto”.

Un altro ĥadīth ci dice che “Allah ha dato ad ognuno che possiede un diritto il suo diritto.

Le fonti Shi°ite forniscono molti importanti Aĥādīth. Per esempio, il Profeta (S) disse:

Allah ha posto sette diritti che incombono sul credente (al-mu’min) verso il credente: il rispetto della sua persona, amarlo nel proprio cuore, condividere con lui i propri beni, considerare illegittimo calunniarlo, fargli visita nella sua malattia, accompagnare la sua bara, e dire nient’altro che bene su di lui dopo la sua morte”.

La “Lettera dei Diritti” dell’Imam Zeyn al-°Abidin (as) sembra essere stata scritta in seguito ad una richiesta di un discepolo, poiché, in una delle due versioni, è preceduto dalle parole: “Questa è la lettera di °Alì ibn al-Hosseyn ad uno dei suoi compagni.” In esso, l’Imam (as) spiega in maniera più o meno esaustiva cosa si intende per “chiunque possiede un diritto” come riportato nell’ĥadīth citato in precedenza. Dal principio alla fine egli riporta esempi specifici, basandosi sul Corano, la Sunna, e le azioni e i detti degli Imam precedenti (as).

Sebbene nel presente contesto la parola Haqq si traduce meglio come ‘diritto’, essa ha un numero di significati strettamente affini che dovrebbero essere tenuti in mente, come idoneità, giustizia, verità, realtà, correttezza, appropriatezza, necessità, incombenza, obbligo, dovere e obbedienza.

Uno sguardo alla “Risalat al-Hoquq” mostrerà velocemente che la parola ‘diritti’ si dovrebbe meglio tradurre come doveri, obblighi o responsabilità, poiché il trattato non riguarda direttamente i diritti dell’individuo, ma piuttosto i diritti degli altri che l’individuo deve osservare.
Tuttavia, è importante mantenere il termine ‘diritti’, anche soltanto per mostrare che nel considerare i diritti umani innanzitutto in termini di responsabilità, l’Islam diverge profondamente dalla maggior parte dei punti di vista dell’Occidente moderno, sebbene esso abbia profonde affinità con le altre tradizioni religiose d’Oriente e d’ Occidente.

L’Islam considera l’individuo nel suo contesto globale, il che significa che esso considera prima la sua relazione con Allah (SwT)3, poi la sua relazione con le creature di Allah (SwT). Quello che è importante per l’individuo nella sua relazione con Allah (SwT) è che egli ottenga la salvezza, o, in altre parole, che egli segua la guida di Allah (SwT), che è basata sulla misericordia e diretta verso il suo miglior interesse.

L’Islam, in breve, svaluta la prospettiva individualistica, poiché gli esseri umani da soli non possono vedere nient’altro che i loro immediati interessi durante la vita terrena. Ma questa svalutazione dell’individualismo non è una svalutazione dell’individuo; al contrario, esso lo considera della massima importanza, poiché ogni cosa è diretta verso la sua felicità nel mondo a venire.

L’Islam si limita a riconoscere l’ignoranza degli esseri umani e la loro incapacità di percepire il loro bene ultimo senza la guida divina. Allora esso comincia a scalzare e a distruggere l’ignoranza individuale, un processo che implica il ridimensionare l’ego e l’eliminare tutti i desideri centrati sul sé. Come risultato, il sé o l’anima umana (nafs) ha pochi ‘diritti’, ma molti doveri e responsabilità. O, piuttosto, l’anima ha un solo un unico vero diritto: il diritto alla salvezza.

Il diritto individuale alla salvezza segue naturalmente il diritto di Allah (SwT), che deve essere adorato senza un altro compagno (cioè, Tawĥid). La via della salvezza è obbedire ad Allah (SwT), e perciò è diritto dell’anima di essere impiegata in obbedienza a Lui. Dalla Sua vera natura - poiché la Sua misericordia precede la Sua collera” – Allah (SwT) manifesta compassione e guida, e attraverso l’obbedienza, il servo apre se stesso al più alto rango di questa compassione.
In altre parole, prendere parte alla misericordia e alla compassione di Allah (SwT) dipende dal seguire la Sua guida, e seguire la Sua guida significa seguire la Shari°ah come rivelato attraverso il Corano e la Sunna. Perciò l’Imam (as) parla di ‘essere impiegato nell’obbedienza’ come il diritto chiave di sé, poiché solo quello può causare la sua liberazione.

Non appena si delinea questo ampio contesto per raggiungere il diritto del sé, dozzine di doveri divengono incombenti per l’individuo. L’Imam (as) chiarisce che i doveri primari sono verso i vari organi e attività del sé, poiché queste determinano la relazione dell’uomo con Allah (SwT). Gli organi hanno ‘diritti’ perché essi partecipano al destino dell’individuo; la ‘resurrezione del corpo’ è data per scontata4.

Le attività hanno diritti perché modellano il destino dell’anima. E gli altri esseri umani hanno diritti perché essi formano il contesto entro cui l’attività si esplica. Le azioni dell’essere umano possono essere corrette solo se sono osservati i diritti di tutte le creature di Allah (SwT). Questo, in breve, è l’argomento della “Lettera dei Diritti’, un argomento che è consolidato da molte suppliche del Saĥifa as-Sajjadiyya5, per esempio la numero 24.

La Lettera è stata tramandata in due versioni, una in Al-Khisal e Al-Amali, entrambi da Shaykh al-Saduq (m. 581/1991), e l’altra in Tuhf al-°Uqul, dal suo contemporaneo Ibn Shu’ba.
Forse una metà del testo delle due versioni è identico, ma la versione di Ibn Shu’ba ha molte aggiunte che dimostrano che è una recensione posteriore, forse dell’Imam stesso (as), o più probabilmente da un autore successivo che cercava di chiarirne il significato6. La traduzione segue la prima versione, con varie aggiunte secondarie dalla seconda versione che sono state ritenute richieste dal contesto.

  • 1. (as) abbreviazione di “ °alayhi-hā-hum assalam”, “che la pace sia su di lui-lei-loro”, che viene utilizzato accanto ai nomi dei profeti, degli angeli, dei puri Imam e delle donne del Paradiso (Khadīja, Fatima, Maria, Asiah) e secondo alcuni pareri viene usato anche accanto a nomi di altre donne come Zeynab, Ruqayya, Oum Kulthum, Fatima Masuma…
  • 2. (S) abbreviazione di “Salla-Allahu °alayhi wa alihi wa sallam”: “pace e benedizioni di Allah (SwT) su di lui e sulla sua famiglia”.
  • 3. (SwT) abbreviazione di “Subĥana wa Ta°ala”, Lode a Colui che è privo di ogni imperfezione, l’Altissimo.
  • 4. cfr. Invocazione n. 31, punto n.22: “Oh mio Signore, mi pento di tutte le cose che ho fatto contro la Tua volontà o lontane dal Tuo amore- i pensieri del mio cuore, gli sguardi dei miei occhi, le parole pronunciate dalla mia lingua- con un pentimento tale che ogni parte del mio corpo sarà al sicuro dalle Tue punizioni , temute dai trasgressori!”
  • 5. “Saĥifa al-Kamila” o “Saĥifa al-Sajjadiyya”, è il nome della raccolta delle suppliche dell’Imam Zeyn al-°Abidin (as).
  • 6. Per gli esperti di Aĥadīth risulta chiaro che quanto narrato in “Al-Amali” e in “Al-Khisal” deve essere una sorta di riassunto di quanto trasmesso in “Tuhf al-°Uqul” , oppure l’Imam Zeyn al-°Abidin (as) lo trasmise in una versione ridotta ed una più estesa.
    Questo perché An-Nakhashi, nel suo libro di “Rijal” (che è la scienza che studia l’affidabilità delle persone che compongono la catena di trasmissione degli Aĥadīth), nel parlare di Abu Hamza e della sua biografia dice: “Trasmise la “Lettera dei Diritti” di °Ali ibn al-Hosseyn (as). Questo è stato trasmesso da Ahmad ibn °Ali che disse che ciò fu narrato da Al-Hassan ibn Hamza, da °Ali ibn Ibrahim, da suo padre, da Muhammad ibn Al-Fudail, da Abu Hamza Thumali, da °Ali ibn al-Hosseyn (as). E questa “Sanad”, o catena di trasmissione, è più affidabile di quella di As-Saduq in “Al-Khisal”.

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