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Scenario di Ghadir Khum

Il pellegrinaggio “Hajjiatu-l-Uidà’” terminò nell’ultimo mese dell’anno decimo dopo l’Egira. I musulmani impararono gli atti del Pellegrinaggio dal Profeta dell’Islam (S), quindi egli (S) decise di lasciare La Mecca con l’intenzione di dirigersi verso Medina. Fu dato l’ordine di partenza, quando la carovana di pellegrini arrivò a “Rabigh1, che si trova a tre miglia da “Juhfah2; l’angelo Gabriele (as), rivelatore fidato, discese dal cielo in un luogo chiamato “Ghadir Khum”, e rivelò il seguente versetto al nobile Profeta (S):

يَا أيُّها الرَّسُولُ بَلِّغْ ما اُنْزِلَ إِلَيْكَ مِنْ رَبِّكَ وَ إنْ لَمْ تَفْعَلْ فَما بَلَّغْتَ رِسالَتَهُ وَ اللّهُ يَعْصِمُكَ مِنَ النَّاسِ

O Profeta! Quello che ti è stato inviato da parte di Allah, manifestalo alla gente. E se non lo diffonderai non avrai completato la tua missione divina. Allah ti proteggerà dal male della gente!”3

Il tono del versetto dimostra che Allah (SwT)4 assegnò al Profeta (S) un compito importante, che aveva lo stesso valore della missione profetica, e che avrebbe causato la delusione dei nemici dell’Islam; quale missione più importante di assegnare la carica di guida, tutore e successore ad °Ali (as) davanti a più di centomila persone?

Fu perciò dato l’ordine di fermarsi. Le persone che erano davanti alla carovana sospesero il loro cammino e quelle che seguivano il gruppo si unirono a loro. Era mezzogiorno, faceva talmente caldo che un gruppo di persone avvolse parte del proprio mantello sopra la testa e un lembo sotto i piedi. Per il Profeta (S) fu costruito un luogo ombreggiato, grazie ad un telo gettato sopra un albero, egli si mise in un punto rialzato, fissato sopra una sella di cammello, e con voce alta e udibile pronunciò il seguente sermone, che riportiamo di seguito in forma riassunta.

Il sermone del Profeta (S) a Ghadir Khum

“La lode e la gloria appartengono ad Allah. A Lui chiediamo aiuto, in Lui abbiamo fede e a Lui ci affidiamo. Ci rifugiamo in Lui dai nostri peccati e atti indegni. Signore oltre a cui non c’è altra guida e chiunque Egli guiderà, non sarà traviato. Testimonio che non c’è Essere Divino oltre a Lui, e che Muhammad è il Suo servo e profeta. O gente ascoltate! Si sta avvicinando il momento in cui risponderò all’invito di Allah e me ne andrò da voi {ovvero lascerò presto questa terra}. Io sono responsabile e anche voi siete responsabili!”.

In seguito disse:
“Che cosa pensate riguardo a me? {Ho compiuto il mio dovere nei vostri confronti?}”.
In quel momento la gente, ad alta voce, volendo confermare l’adempimento al dovere da parte del Profeta (S), disse:
“Noi testimoniamo che hai compiuto la tua missione profetica, che ti sei impegnato in essa, che Allah ti dia una ricca ricompensa”.
Il Profeta (S) disse:
“Testimoniate che vi è una sola Divinità nel mondo, e che Muhammad è Suo servo e profeta; e non vi è dubbio nel Paradiso, nell’Inferno e nella vita eterna dell’Aldilà?”.
Tutti dissero:
“Sì è vero! Testimoniamo!”
In seguito disse:
“Gente! Io vi lascio due cose preziose e importanti. Voglio vedere dopo di me come vi comporterete con esse".
In quel momento una persona si alzò e ad alta voce domandò:
“Quali sono queste due cose preziose?”
Il Profeta (S) rispose:
“Una è il libro di Allah, di cui un lato è in mano alla Potenza divina e l’altro lato nella vostra mano, mentre l’altra è la mia la mia Ahl ul-Bayt {la famiglia del Profeta(S)}; Allah mi ha informato che queste due non si separeranno mai! O gente ascoltate! Non consideratevi superiori al Santo Corano e alla mia famiglia, e non disobbedite ai loro ordini, altrimenti, vi rovinerete!”.

In quel momento, prese la mano di °Ali (as) e la portò così in alto che le persone presenti videro la parte bianca dell’ascella di entrambi, e lo presentò a tutta la gente.
Poi chiese:
“Chi ha sui credenti maggiore diritto di quanto non ne abbiano essi su sé stessi?”
Tutti dissero:
“Allah e il Suo Profeta sono i più saggi!”
Il Profeta (S) disse:
“Allah è la mia guida, e io sono la guida dei credenti, e io ho su di loro maggior diritto di quanto non ne abbiano essi su sé stessi! O gente ascoltate!

مَنْ كُنْتُ مَوْلاهُ فَهذا عَلِىٌّ مَوْلاهُ4 اَللّهُمَّ والِ مَنْ والاهُ وَ عادِ مَنْ عاداهُ وَاحِبَّ مَنْ أحِبَّهُ وَ أَبْغِضْ مَنْ أَبْغَضَهُ وَانْصُرْ مَنْ نَصَرَهُ وَاخْذُلْ مَنْ خَذَلَهُ وَ أَدِرِ الْحَقَّ مَعَهُ حَيثُ دارَ

Chiunque mi abbia scelto come sua guida (Mawla) ora abbia °Ali come sua guida 5. O Allah! Ama coloro che amano °Ali; e quelli che lo considerano nemico, ritienili nemici. O Allah! Aiuta le persone che sostengono °Ali, e coloro che si astengono dall’aiutarlo, sottrai loro il tuo appoggio, e fai in modo che la verità sia ovunque è °Ali.”6

Se ben si analizza il sermone sopraccitato7, in alcuni punti sono già evidenti le ragioni dell’imamato di °Ali (as). (La spiegazione di questo discorso sarà riportata successivamente).

L’eternità della storia di Ghadir Khum

La saggia Volontà divina ha voluto che l’evento storico di Ghadir rimanesse una storia viva in tutti i secoli e le epoche, attirando i cuori a sé, e che gli scrittori islamici in qualunque epoca e tempo nei libri di esegesi coranica, di storia, delle tradizioni e di teologia, scrivessero riguardo a questo evento, e gli oratori religiosi nelle riunioni pronunciassero sermoni e discorsi al riguardo, rivelando le innegabili virtù dell’Imam °Ali Ibn Abu Talib (as).

Non solamente gli oratori, ma anche i poeti hanno preso ispirazione da questo evento e hanno arricchito di luminosità il loro talento letterario, con la riflessione e la considerazione di questo avvenimento e la pura devozione per la Guida, e i loro migliori poemi in forme differenti e in varie lingue lo testimoniano.

(Il defunto Ayatollah Amini ha riportato una buona parte delle poesie di Ghadir, secolo per secolo della storia islamica, descrivendo i poeti che le hanno composte, negli undici tomi dell’opera “Al-Ghadir”, tra le note fonti islamiche).

Nessun evento storico nel mondo come quello di “Ghadir” è stato oggetto d’attenzione di differenti classi: il narratore di ahadith, l’esegeta, il teologo, il filosofo, l’oratore, il poeta, lo storico e il biografo.

Una delle ragioni dell’eternità di questo hadith è la rivelazione di due versetti8 del Santo Corano riguardanti questo evento, e fino a quando il Santo Corano sarà eterno, anche questa verità storica non sarà cancellata dalla memoria.

Un aspetto interessante è che dai riferimenti storici, è ben evidente che il giorno diciotto di “Dhul-Hajjatu-l-Haram” era conosciuto tra i musulmani come “Festa di Ghadir”, tale che “Ibn Khalikan” a proposito di “Al-Musta’la Ibnu-l-Mustansir” disse: “Nell’anno 487 nel giorno di celebrazione della festa di Ghadir, che è il giorno diciotto di Dhul-Hajjatu-l-Haram, la gente gli promise fedeltà”9, e a proposito di “Al-Mustansir Billah” Al’abidi scrisse: “Egli, nell’anno 487, quando mancavano dodici giorni alla fine del mese di Dhul-Hajja morì e quella notte era proprio la notte del diciotto del mese di Dhul-Hajja, la notte della celebrazione di Ghadir10.

È da notare che “Aburahan Biruni”, nel libro “Al-Atharu-l-Baqiah”, riporta la celebrazione di Ghadir tra le feste che tutti i musulmani ritenevano degne di considerazione e festeggiavano!11
Non solamente “Ibn Khalikan” e “Aburahan Biruni” ritenevano questo giorno una festa, anche “Tha’albi” un altro dei noti sapienti sunniti, considerava Ghadir tra le celebrazioni famose della nazione islamica.12

L’origine di questa celebrazione islamica risale all’epoca del Profeta (S), quando egli (S) ordinò ai Muhajirin (Meccani trasferitisi a Medina), agli Ansar (i Medinesi) e perfino alle sue mogli di andare da °Ali (as) e complimentarsi con lui per la sua posizione di Guida e di Imam.

Zaid ibn Arqam” disse: “Tra i Muhagirin, Abu Bakr, °Umar, Uthman, Talhah e Zubair, furono le prime persone che diedero la mano ad °Ali (as) in segno di fedeltà e la cerimonia di congratulazioni e strette di mano in segno di fedeltà continuò fino al tramonto!13

  • 1. Rabigh è ancora oggi a metà strada tra La Mecca e Medina. (n.d.A.)
  • 2. È uno dei Miqat (posti dove i pellegrini cambiano i propri vestiti e indossano quelli tipici del pellegrino), in passato era l’incrocio da cui si separavano le strade dei pellegrini di Medina, Iraq e Egitto.(n.d.A.)
  • 3. Sacro Corano, Sura al-Maidah, 5:67. (n.d.A.)
  • 4. (SwT) abbreviazione di “Subĥana wa Ta°ala”, Lode a Colui che è privo di ogni imperfezione, l’Altissimo. (n.d.t.)
  • 5. Il Profeta (S) pronunciò questa frase tre volte per sicurezza in modo tale che in futuro non potessero sorgere malintesi. (n.d.A.)
  • 6. Questa parte della tradizione di Ghadir è riportata nei seguenti documenti, a volte senza la seconda parte o la seconda parte da sola: Musnad ibn Hanbal, vol. 1, pag. 254; Tarikh Damishq, vol. 42, pag. 207, 208, 448; Khasais Nisaii, pag. 181; Al-Mu’giam Al-Kabir, vol. 17, pag. 39; Sunan Al-tirmadhi, vol. 5, pag. 633; Al-Mustadrak ‘ala as-Sahihain, vol. 13, pag. 135; Al-Mu’giam al-Ausat, vol. 6, pag. 95; Musnad Abi Ia’la, vol. 1, pag. 280; Al-Mahasin wa-l-Masavi, pag. 41; Manaqib Kharazmi, pag. 104; e altri libri. (n.d.A.)
  • 7. Questo discorso è stato riportato in molti dei noti libri sunniti, tra cui: Musnad di Ahmad, vol. 1, pag. 84, 88, 118, 119, 152, 332, 281, 331, 370; Sunan Ibn Magiah, vol. 1, pag. 55, 58; Al-Mustadrak ‘ala as-Sahihain Hakim Naishaburi, vol. 3, pag. 118, 613; Sunan Al-Tirmadhi, vol. 5, pag. 633; Fath-ul-Bari, vol. 79, pag. 74; Tarikh-e Khatib-e Baghdadi, vol. 8, pag. 290; Tarikh-ul-Khulafa Suiuti, pag. 114; e altri libri. (n.d.A.)
  • 8. Sacro Corano, Sura al-Maidah, 5: 67 e 5: 3. (n.d.A.)
  • 9. Uafaiat-ul-A’ain, 60/1. (n.d.A.)
  • 10. Uafaiat-ul-A’ain: 2/223. (n.d.A.)
  • 11. Targiumat-ul-Athar-el-Baqiah: 395; Al-Ghadir 1/267. (n.d.A.)
  • 12. Thimar-ul-Qulub: 511. (n.d.A.)
  • 13. L’evento delle congratulazioni di °Umar ibn Khattab è riportata in moltissime documentazioni sunnite, tra cui: Musnad Ibn Hanbal, vol. 6, pag. 401; Al-Bidaiah wa an-Nihaiah, vol. 5, pag. 209; Al-Fusul al-Muhimmah Ibn Sabbagh, pag. 40; Faraid-us-Simtain, vol. 1, pag. 71; allo stesso modo il racconto delle congratulazioni di Abu Bakr, °Umar, Uthman, Talhah, Zubair, ecc. è riportato in diversi libri, tra cui: Manaqeb-e Alì-ibn Abitaleb, Ahmad ibn Muhammad Tabari (Al-Ghadir, vol. 1, pag. 270). (n.d.A.)

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