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Seconda parte: I Doni dell'Islam

L’Islam

L’Islam, in ragione della sua profondità e del suo carattere universale, è ordine incomparabile, senza pari, il migliore che, fino ad oggi, sia mai pervenuto all’umanità. In esso sono presenti tutte le strade che guidano verso il bene e che conducono alla felicità. Esso costituisce il rimedio per tutti i mali dell’umanità. La saldezza dei suoi precetti si manifesta in tutti gli aspetti sociali.

Le leggi islamiche si riferiscono a tutto ciò che riguarda l’uomo, il suo spirito e la sua vita.

L’Islam non è mai stato contaminato dalla corruzione degli attuali sistemi che, talvolta, innalzano l’uomo fino al rango della divinità, in forza del suo orgoglio e del suo amor proprio, ma che, in compenso, gli sottraggono ogni forza e ogni volontà, rendendolo impotente di fronte al determinismo della natura e della materia.

Per contro, l’Islam attribuisce all’uomo il suo autentico ruolo, rendendolo consapevole della sua condizione privilegiata ed eccezionale rispetto alle altre creature.

Nell’immagine dell’Islam, l’uomo è un essere eterno, profondamente legato ad un’esistenza che la morte non potrà rompere. La dimensione terrena e l’aldilà sono inscindibilmente integrati, e, in ragione di questo legame assoluto fra spirito e corpo, nessuna frattura potrà crearsi in questi due elementi. Questa religione tende a educare questo essere eterno che è l’uomo, ispirandosi alla totalità dell’ordine che regna sull’immenso sistema della creazione.

Benché l’eternità abbia proiettato i raggi della sua luce, secondo principi universali e immutabili del mondo sul complesso dei precetti della ricca scuola dell’Islam, essa, allo stesso tempo, ha liberato la strada del progresso e della realizzazione, del pensiero e della discussione sui problemi attuali, allo scopo di conformare la vita, nel suo aspetto evolutivo e continuamente cangiante, ai principi della legge islamica (shari’ah).

Dal punto di vista dell’Islam, nonostante la sua componente materiale, l’uomo possiede altre tendenze e inclinazioni. Egli cerca di liberarsi dal giogo di questo mondo materiale per elevarsi allo stadio della perfezione. Il corpo, l’intelletto e lo spirito umano hanno ciascuno esigenze che occorre esaminare imparzialmente.

L’Islam aborre la mancanza d’equilibrio. Esso considera il bene dell’uomo sotto ogni aspetto, e tiene conto della totalità delle sue tendenze materiali e spirituali, senza reprimere minimamente le sue inclinazioni e senza recidere, allo scopo di elevarlo spiritualmente, i legami che lo uniscono al mondo materiale. Ciò che conta, innanzi tutto, è l’integrità della natura umana.

In sintesi, l’uomo si trova fra due poli opposti: da una parte un insieme d’ideologie e di sistemi concepiti al fine di reprimere gli istinti umani e, dall’altra parte, la libertà animale spinta all’eccesso, assoluta concezione quest’ultima, condivisa da taluni psicologi, tra cui Freud. L’Islam, che non è una teoria astratta, propone all’uomo la ricerca dell’equilibrio fra questi due poli.

Esso non cerca di riformare il modo di vita, ma di stimolare la vita stessa. La vasta estensione della sua cultura ha il vantaggio d’essere mobile e costruttiva. È il solo sistema esistente la cui filosofia di vita abbia una valenza universale, ben al di sopra del pensiero materialista, molto più “progressista” dell’ordine che regna in Occidente e che ha regnato in Oriente. Esso può anche sostituire tutti gli altri principi e le ideologie con la sua concezione perfetta, potente e globale, superandoli dal punto di vista della complessiva articolazione strutturale.

L’Islam respinge il pensiero dell’assolutismo materialista. Conformemente con la natura dei propri principi, la sua filosofia differisce radicalmente dai sistemi del mondo moderno, i quali rifiutano ogni concezione metafisica della vita e qualsiasi obiettivo non materiale.

L’Islam non limita l’uomo alla materia e al denaro, poiché la sua visione del mondo è troppo ampia per poter essere limitata al ristretto ambito delle riforme economiche.

Per quanto riguarda il suo stile di vita e il suo percorso esistenziale, esso si fonda su principi spirituali ed etici, così come su regole suscettibili d’adattamento al complessivo sistema della creazione; inoltre, pur istituendo la cooperazione sociale, esso conferisce alla vita un valore superiore rispetto alla sfera materiale. Esso libera l’uomo e la società dalla ristrettezza d’ideali miserevoli. Esso spinge a mobilitare i propri sforzi nel senso del sublime.

Occorre propiziare lo sviluppo delle forze umane verso la perfezione a cui sono state destinate dalla creazione. Il principio fondamentale dell’educazione islamica consiste nel depurare i sentimenti umani, orientandoli nella giusta direzione. Essa mira all’appagamento della natura umana, unitamente con tutte le sue esigenze innate e con i suoi bisogni fondamentali. Essa controlla e doma le passioni eccessive, impedendo che gli istinti imprigionino la ragione e prendano in mano le sorti dell’esistenza umana. Così, si salvaguarda la dignità dell’uomo, pur riservando a ciascuno una ragionevole parte di prosperità.

Il musulmano deve occuparsi della sua vita materiale, così come deve cercare di soddisfare i suoi bisogni spirituali e le proprie inclinazioni psicologiche.
Allorché una tale armonia si stabilisce nel cuore dell’uomo, il singolo e la società si armonizzano reciprocamente. Essi ritrovano, rispettivamente, il proprio equilibrio sul piano del pensiero e del comportamento.

Solo allora, l’esistenza s’incammina verso la verità.

Dal momento che il principio di questa educazione si fonda su basi ragionevoli, l’invito religioso verso una concezione libera da ogni bruttura e conforme alle regole della vita pratica – è percepito e compreso dai principi razionali connaturati all’animo umano.

Il complesso degli insegnamenti e dei doveri islamici è alla portata delle capacità di ogni individuo. L’Islam non impone all’uomo una condotta che sarebbe al di fuori delle sue capacità. Ogni uomo può scegliere la perfezione o l’errore, sottomettendosi o no ai doveri in cambio dei quali egli riceverà la sua ricompensa nel giorno del giudizio.

La principale fonte dei diritti è oggi la volontà pubblica. Il fondamento della legge, nei sistemi democratici del mondo moderno, è la volontà della maggioranza (51%) del popolo. Così, il mondo civilizzato riconosce nella “sovranità della volontà umana” il più sacro dei principi sociali. In tal modo, la minoranza perde i suoi diritti anche se il suo parere è giusto.
Nell’Islam, invece, tutto è riferito alla volontà divina e non alle inclinazioni e ai sentimenti della maggioranza. Dio è l’unico sovrano, l’adorazione è a Lui riservata, la promulgazione e la decisione degli ordini nel mondo delle creature procedono dalla sua autorità.

La natura umana è complessa e misteriosa, così come le regole per la sua vita. Nessuno può pretendere di conoscere perfettamente tutti i segreti dell’esistenza umana, nonché della complessa natura della società, tutti procedenti dallo stato che caratterizza il corpo e l’anima degli individui, unitamente con i rapporti che li legano. Nessuno può pretendere di essere al riparo dal peccato e dall’errore.

La scienza umana è certamente limitata, a dispetto di tutti gli sforzi rivolti verso la scoperta dei misteri dell’esistenza.

Il Dr. Alexis Carrel, celebre dotto, scrive:
“E’ vero che l’umanità ha rivolto immensi sforzi verso la conoscenza di sé, ma, nonostante il sapere acquisito con le elucubrazioni degli scienziati, dei filosofi, delle grandi personalità e anche dei poeti, noi non abbiamo potuto scoprire che aspetti limitati del nostro mondo interiore. Noi non abbiamo ancora potuto conoscere l’uomo.

A dire il vero, la nostra ignoranza è grande quanto l’interiorità dell’uomo. Moltissime questioni restano senza risposta anche per gli esperti in materia che hanno studiato l’uomo e l’umanità, e ciò avviene perché nel mondo interiore dell’uomo esistono dimensioni infinite, le quali non sono state ancora scoperte. Gli scienziati possono appena pretendere di aver percorso i primi passi nel campo della conoscenza di sé1”.

Senza questa perfetta conoscenza di sé, è dunque certo che l’uomo non possa promulgare leggi che siano completamente conformi agli interessi della sua specie, mentre è parimenti impossibile che egli possa trovare un’equa soluzione per i suoi molteplici problemi. La prova più evidente risiede nello smarrimento e nello stupore degli scienziati e dei legislatori di fronte ai nuovi problemi e agli insormontabili ostacoli in cui quotidianamente s’imbattono.

Inoltre, la formulazione delle leggi non cessa di subire ritocchi. I legislatori stessi subiscono le influenze delle loro passioni, del proprio istinto egocentrico, della cura rivolta ai loro interessi, della mentalità connessa con il proprio ambiente e con il loro modo di vita. È dunque per questa ragione che le leggi da essi promulgate sono “bollate” dall’impronta delle loro opinioni. In aggiunta, che essi se ne rendano conto o meno, l’asse dei loro pensieri converge necessariamente nel solco delle loro opinioni personali. A tale riguardo, Montesquieu scrive:

“Non esiste nessun legislatore che non mescoli con la legge il suo pensiero. Ciò deriva dal fatto che ognuno possiede idee e sentimenti che gli sono propri, pretendendo di introdurre le sue opinioni nella legge che promulga. Aristotele, in quanto legislatore, voleva talvolta soddisfare la sua gelosia nei confronti di Platone, manifestando la sua predilezione nei confronti d’Alessandro. Platone odiava la tirannia degli Ateniesi, odio che si rinviene nelle sue leggi. Ciò significa che le leggi sono spesso legate ai sentimenti dei legislatori e che talvolta esse stesse ne sono completamente influenzate2”.

Analogamente, nel mondo moderno, le parole d’ordine della libertà, dell’uguaglianza e della volontà popolare, sono soltanto parole vuote che non possono nascondere la verità. La volontà del popolo, nella promulgazione delle leggi, non è altro che una maschera per la politica dei tempi moderni. Infatti, è la volontà dei dirigenti che ne delinea il volto.

Lo scrittore inglese Henry Ford ci parla della situazione del suo paese, considerato come la “madre” della democrazia, in questi termini:
“Noi abbiamo sempre nella memoria gli incidenti provocati dallo sciopero generale del 1926 in Inghilterra. Il governo cercò di reprimere questo sciopero. La legge, concepita nell’interesse dei capitalisti, affermò che questo atto era contrario ai principi del paese, mentre la polizia e i reggimenti dell’esercito si accanivano contro la gente, con i loro fucili e con i loro carri armati. I mass-media rappresentarono il governo come servitore degli operai, mentre i sindacati degli operai furono minacciati della confisca dei beni e i loro capi di imprigionamento”.

Le dichiarazioni di Kruscev al 22° congresso del comitato centrale del PCUS, da parte loro, rivelano la natura del sistema operaio dittatoriale. Egli aveva detto:
“In passato, nell’epoca in cui l’individuo era ancora oggetto d’adorazione (egli si riferisce all’epoca di Stalin, N.d.T.), la corruzione comparve ai vertici del partito, nel governo e tra i responsabili dell’economia, perché essi calpestavano la realtà nel momento in cui decretavano certi ordini. Tutto si faceva con prudenza. Nessuno era sicuro del domani. Il futuro era angoscioso. È su questo terreno che sono fermentati gli adulatori, i mentitori e gli ingiusti”.

Ecco il vero volto di questo tipo d’oligarchie dirigenti sia ieri all’Est sia, tanto più oggi, all’Ovest – allorché, in apparenza, è della volontà nazionale, del sistema parlamentare, del comitato nazionale, delle esigenze del popolo che si parla.

Poiché in questi sistemi, capitalisti o comunisti, le leggi non sono state formulate in conformità con i principi celesti, esse sono, in ogni caso, promulgate obbligatoriamente secondo le inclinazioni e gli interessi delle oligarchie dirigenti.

Jean Jacques Rousseau scrive:
“Per scoprire le migliori regole societarie che convengano alle nazioni, occorrerebbe un’intelligenza superiore che conoscesse tutte le passioni umane e che non ne provasse alcuna; che non avesse alcun rapporto con la nostra natura e che la conoscesse profondamente, il cui bene fosse indipendente dal nostro e che, quindi, volesse ben occuparsi del nostro3”.

Ciò detto, il miglior legislatore degno di questo titolo e che ne possegga gli attributi supremi è Iddio, il Creatore che conosce tutti i segreti dell’esistenza e che è al di sopra di ogni bisogno. Occorre dunque apprendere i veri principi delle leggi sociali da qualcuno che s’ispiri direttamente a questa fonte, le cui conoscenze scaturiscano dai raggi della Rivelazione e che si appoggi alla sapienza divina.

La grande differenza fra le leggi umane e le leggi divine, consiste nel fatto che il principio delle prime è limitato all’ordine sociale e che la loro competenza non supera questo limite. Esse non si preoccupano dello stato dell’anima individuale, delle condizioni dello spirito e di tutto ciò che non si ricolleghi alla società. Esse non s’interessano di rettificare le contaminazioni del foro interiore, prima che queste ultime divengano la causa del disordine sociale. Anche se un individuo è impuro, macchiato e pieno di difetti, le leggi attualmente vigenti nel mondo occidentale considerano soltanto i comportamenti dell’uomo, non preoccupandosi del suo cuore e delle sue intenzioni.

Mentre la concezione islamica, fondando le sue leggi nell’ottica della perfezione e dell’illuminazione personale e comunitaria, s’irradia ampiamente sulla vita. Osservando l’ordine sociale, l’Islam riforma, educa e perfeziona l’individuo. Riconoscendo com’essenziale l’aspetto spirituale del singolo, esso concentra la sua attenzione soprattutto allo sviluppo di questo aspetto.

L’obiettivo dell’Islam è di affermare l’ordine e l’etica nella società. Le sue leggi disciplinano dunque ogni aspetto della vita. Perché, così come c’è ordine e armonia fra le leggi della natura e della creazione, l’Islam promuove che ciò avvenga fra la vita materiale e quella spirituale, fra l’individuo e la società. L’uomo non deve intralciare minimamente queste leggi che sono conformi all’ordine della creazione, ogni disobbedienza farebbe capo al rovesciamento di tutte le conquiste umane.

Nelle varie legislazioni, il rispetto e l’esecuzione delle leggi sono assicurati dagli apparati di sicurezza degli organi esecutivi che sono incaricati di applicare la legge, mentre nell’Islam, solo il profondo radicamento della fede assicura l’applicazione della legge. È la forza della fede che spinge un musulmano a compiere i suoi doveri nel modo migliore, anche laddove nessuno lo vede, tranne Dio. L’Islam concentra la sua attenzione sulla purezza del cuore e sulle buone intenzioni, le quali saranno ricompensate da Dio. Nell’introduzione al libro Diritti Islamici, il procuratore generale degli Stati Uniti scrive:

“La legge, negli Stati Uniti, ha soltanto un limitato rapporto con l'applicazione dei doveri morali. Infatti, un cittadino statunitense può rispettare perfettamente la legge ed essere, nello stesso tempo, corrotto e malsano sul piano morale. Al contrario, le leggi islamiche traggono fondamento dalla volontà divina, rivelata tramite il Suo Messaggero Muhammad (che la pace e la benedizione di Dio sia su di Lui e sulla sua Famiglia). Questa legge e questa volontà divina considerano tutti i musulmani come un’unica comunità, benché essa sia composta da diversi clan e tribù, lontani e distinti gli uni dagli altri.

Nel mondo musulmano, la religione è la forza evolutiva e motrice che unisce non le nazionalità e i territori, bensì i popoli. Lo stesso governo obbedisce al Sacro Corano e non lascia alcuno spazio alle altre legislazioni. Per il credente, questo mondo è un corridoio che conduce al migliore dei mondi.

Il Sacro Corano definisce le regole e la condotta da adottare di fronte agli altri e nei confronti della società, allo scopo di assicurare una sana evoluzione che ci conduca verso l’aldilà”.
Benché la concezione occidentale dell’Islam sia superficiale e persino erronea e falsificata, molti pensatori occidentali hanno tuttavia compreso la nobiltà e il valore dei suoi precetti, ed hanno elogiato il suo fondatore e i suoi insegnamenti.

Il fatto che un sapiente musulmano elogi le leggi e i precetti islamici non ha nulla di sorprendente, ma è molto importante che una grande personalità non musulmana ci parli della grandezza dell’Islam e del suo nobile Profeta (S), a dispetto del proprio credo religioso. La sola ragione che ha suscitato questo immutabile rispetto nei confronti di questa sana dottrina, è costituita dalle leggi equilibrate e dallo straordinario ordine che la nobile guida dell’Islam, ovvero la più grande personalità dell’umanità, ha offerto all’uomo.

Certo, noi non abbiamo l’intenzione – citando le parole degli intellettuali occidentali – di ascoltare gli elogi della nostra religione attraverso gli altri. Il nostro scopo, invece, è quello di non lasciare alcun dubbio a coloro che sono alla ricerca della verità.

Il Dott. Vaglieri dell’Università di Napoli, scrive a proposito del Sacro Corano:
“Noi troviamo in questo libro “tesori” di scienza che superano il talento e la capacità dei più intelligenti e dei più potenti politici, così come dei più grandi filosofi, e ciò perché il Sacro Corano non può essere opera di un uomo, per quanto grande sia l’estensione del suo sapere, e, soprattutto, non di un uomo che sia vissuto per tutta la vita in una società profana e lontana dagli uomini di scienza e di religione. Un uomo che ha proclamato costantemente di essere un individuo come gli altri.

All’occorrenza, egli non avrebbe potuto realizzare miracoli se non con l’aiuto dell’Onnipotente. La fonte del Sacro Corano non può venire che da Dio, il quale ricopre con la sua sapienza ciò che esiste nei cieli e sulla terra.

Nel suo libro, Muhammad, l’Apostolo di Dio, Bernard Shaw scrive:
“Io ho sempre provato un immenso rispetto nei confronti della religione di Muhammad, e ciò in forza della sua strana sopravvivenza attraverso i secoli. A mio avviso l’Islam è l’unica religione che abbia il dono di conformarsi ad ogni tempo e di padroneggiare i differenti aspetti della vita, nonché di sfuggire al logorio del tempo.

Io prevedo, per quanto mi riguarda, che la fede di Muhammad sarà accettata dall’Europa in futuro, fermo restando che tali segni sono già inconfondibili.

I sacerdoti del medioevo, in ragione della loro ignoranza e del proprio fanatismo, davano un’immagine oscura della dottrina di Muĥammad. Il rancore e la collera facevano apparire quest’ultimo ai loro occhi come un anticristo. Io ho studiato quest’uomo eccezionale e ho concluso che egli non solo non era un anticristo, ma che al contrario, bisogna riconoscerlo come un salvatore dell’umanità.

Io penso che se un uomo come Lui s’incaricasse della sovranità del nuovo mondo, egli perverrebbe alla risoluzione dei problemi e ad assicurare la pace e il bene”.

Voltaire, che inizialmente era un nemico dell’Islam ed era pieno di pregiudizi nei confronti della persona del Profeta (S) (che la pace e la benedizione di Dio sia su di Lui e sulla sua Famiglia), dopo quarant’anni di studi filosofici, religiosi e storici, una volta appresa la Verità, ha fermamente proclamato:

"La religione di Muhammad è stata sicuramente superiore al Cristianesimo. Nella sua dottrina, nessuno ha mai avuto ripensamenti, come in quella dei cristiani. Nessuno ha mai considerato Dio uno e trino, trino e uno. La credenza in un Dio unico fu il solo principio della sua religione; religione che deve la sua esistenza ai successi e al coraggio del suo fondatore, allorché i cristiani imposero la loro dottrina con la forza.
Signore! Se soltanto tutti i popoli europei potessero seguire l’esempio dei musulmani!4

Voltaire, a proposito di Martin Lutero, che, d’altra parte, egli stimava molto, dichiara:
“Lutero non sarebbe nemmeno degno di allacciare le stringhe dei calzari di Muhammad., Muhammad fu indubbiamente un grand’uomo che ne plasmò altri nel solco della sua saggezza.
Questi fu un saggio legislatore, una mente giusta e un Profeta (S) virtuoso che fu all’origine della più grande evoluzione che la terra abbia mai conosciuto5”.

Tolstoj, il celebre scrittore russo, dichiara da parte sua:
“Basta a Muhammad la gloria per aver liberato un popolo vile e insanguinato dal giogo diabolico dei vizi e per avergli aperto le porte del progresso. Il cammino di Muhammad, fondato sull’accordo fra ragione e progresso, in futuro si diffonderà nel mondo intero6”.

I Ciechi

Nonostante i molteplici e straordinari progressi scientifici e gli innumerevoli sforzi spiegati dagli scienziati per scoprire i segreti di questo mondo, molti problemi elementari restano per l’uomo ancora misteriosi, in modo tale che il sapere umano resta infimo di fronte al dominio dell’incognito.

Ancora oggi i grandi pensatori restano stupefatti e smarriti di fronte alle più elementari questioni della vita sociale, politica ed economica. E’ per questa ragione che il mondo è diviso in due poli totalmente contrapposti. I due gruppi di intellettuali hanno usato più di una penna per provare che essi avevano ragione e che gli altri avevano torto. Essi pensano, ognuno dal proprio punto di vista, che il loro cammino sia il migliore e che quello degli altri non potrà condurre che all’infelicità e al disordine. Sicuramente tutte queste opinioni contraddittorie non possono essere giuste, benché i due gruppi abbiano per altro conseguito grandi risultati nel campo scientifico e industriale. Coloro che pensano che gli occidentali hanno ottenuto sul piano delle “qualità della vita” pari risultati rispetto al progresso scientifico, sono certamente in errore.

Il fatto che una comunità progredisca tecnologicamente grazie alla sua scienza e che essa si sviluppi in un settore, non prova che il suo modello di vita sia l’ideale per gli uomini.
I progressi tecnologici e scientifici derivano dall’attività, dagli studi e dagli sforzi spiegati. Ma una società può subire la degenerazione dei valori morali, dei costumi sociali, dello stile di vita e delle qualità umane a dispetto dei suoi progressi. Osservando tutte le forme di corruzione, di disordine e di errore presenti nei sistemi del mondo occidentale, noi ci rendiamo conto che questi ultimi non si sono sviluppati correttamente nella maggior parte degli aspetti che caratterizzano una civiltà, e cioè il pensiero, la scienza, la religione, il governo e la morale, campi nei quali essi sono ben lontani dalla perfezione.

Il Dr. Alexis Carrel così descrive gli errori della civilizzazione contemporanea:
“L’attuale civilizzazione versa in una grave situazione, perché essa non è in armonia con la natura. Essa è frutto di illusioni quali le scoperte scientifiche, le passioni degli uomini, le loro opinioni e le loro osservazioni. Benché questa civilizzazione sia edificata con i nostri sforzi, essa resta per altro sproporzionata in rapporto alla nostra costituzione e alla nostra condizione.
Gli esperti in materia, fissano le premesse della civilizzazione in modo tale che l’individuo possa approfittarne.

Esse sono per altro conformi a un’immagine erronea e confusa dell’uomo.
Benché l’uomo debba costituire il principale criterio di riferimento, questi esperti agiscono nel modo esattamente opposto. L’uomo, da solo, è incapace di organizzare il suo mondo.
E’ dunque per questa ragione che lo sviluppo delle scienze non vitali rispetto alle scienze vitali, può essere considerato come uno dei più grandi crimini dell’umanità. Noi non siamo che una banda di disgraziati, dato che la nostra etica e la nostra ragione si sono degradate.
Attualmente, se noi osserviamo i popoli e le comunità che hanno raggiunto i vertici delle scienze non vitali e dell’industria, ci accorgiamo che essi sono precipitati in una condizione di tale debolezza che li condurrà probabilmente, più presto degli altri, allo stato selvaggio e primitivo7”.

Lo sviluppo e la perfezione dell’uomo nelle sue diverse forme, rende necessaria una serie di retti insegnamenti, che si appoggi sulla realtà della vita, oltre ad essere esente da ogni errore. Ciò potrà realizzarsi solo seguendo gli insegnamenti dei profeti di Dio, i quali, mediante la rivelazione, sono collegati all’origine del mondo.
Per conseguire saldezza, l’etica deve radicarsi in una forza metafisica, superiore alla materia.

Fin dal momento in cui è nato e in cui ha fondato le civiltà, un appello chiaro si è levato dalle profondità del suo essere, un appello che si chiama ‘religione’. E’ questa verità che, costantemente, ha custodito le leggi e l’ordine etico.

L’ascesa dei fenomeni anti-umani dell’ingiustizia, delle guerre, dei massacri e delle usurpazioni nel mondo contemporaneo, ci prova che i governi e le loro leggi non potranno mai sostituire i sentimenti e la fede umana, nonché instaurare la giustizia, il bene, la pace e l’amicizia nell’ordine sociale. Senza il sostegno della religione, la scienza, a dispetto di tutti i suoi progressi, è incapace di risolvere i problemi della vita, di impedire le deviazioni e le catastrofi e di dirigere rettamente il sistema sociale.

Will Durant, filosofo e sociologo statunitense, scrive:
“I governi detengono abbastanza potere e sufficienti sostegni economici e morali per conservare il patrimonio scientifico, morale e artistico di una razza, che è il frutto e la sostanza di una civiltà. Possono, quanto meno, trasmettere ciò alle future generazioni. Nel caso contrario, i governi, unitamente con gli apparati di cui attualmente dispongono, cadranno automaticamente nelle mani di una seconda o di una terza classe che considererà la scienza come blasfema e l’arte come uno strano segreto.

Perché le più grandi città statunitensi sono amministrate da individui di infima levatura? Perché l’attività del governo dipende da organizzazioni prive di senso politico, di patriottismo e di pietà? Perché la corruzione, i brogli elettorali e la sottrazione di fondi pubblici sono divenuti così frequenti che la loro rivelazione al pubblico non produce più alcun effetto, ovvero non suscita più la collera e l’indignazione della gente? Perché, dunque, la principale attività dei governi si limita oggi alla repressione dei reati e perché i governi si preparano alla guerra allorché concludono i trattati di pace? Questi governi sono le medesime istituzioni a cui la Chiesa e le famiglie dovrebbero affidare l’incarico di conferire un senso alla civilizzazione8”.

Considerando che le sue forze sono limitate, le società occidentali non possono sostenere l’anarchia morale e la sua pressione. La civilizzazione può mantenersi in piedi solo se si mantiene l’equilibrio fra i mezzi e lo scopo. Quando il male raggiunge il suo culmine, il bene non potrà assolutamente manifestarsi sotto qualsiasi forma. Infine, questa decadenza e questo disordine condurranno alla distruzione. Non si troverà in nessun periodo della vita e dell’esistenza alcuna nazione né razza che sia solida e potente ove inclini verso le passioni, ove sia moralmente lorda.

L’Impero Romano è caduto a causa di un tale disordine; la grandezza della Grecia è crollata subendo la medesima sorte. La nazione francese, traviata, ha piegato le ginocchia sotto i primi colpi dell’offensiva nazionalsocialista, perdendo così onore e gloria. In effetti, un celebre generale francese scrisse che la gran parte del fallimento di questa antica nazione civilizzata è da ricondursi alla sua eccessiva dissolutezza.

Il tedesco Spengler crede alla decadenza della civilizzazione occidentale e annuncia categoricamente che la sua civiltà si affermerà un giorno in altre terre. Che cosa ne sa? Potrebbe comunque essere che questa civiltà ritorni là dove essa ha visto la luce, in Oriente. La caduta di una civiltà smarrita è per il suo popolo un’occasione che consente di trovare il cammino di Dio, di volgersi verso questa verità suprema e di fondare la propria vita sul bene. Ma, nel caso in cui il popolo non sappia approfittare di questa opportunità, lasciandosi sfuggire la possibilità di accogliere la direzione divina e il credo che è conforme all’uomo, non potrà certo beneficiare della luce del bene durante la sua esistenza, continuando a sbagliare, di smarrimento in smarrimento.

Oggi, sfortunatamente, si può notare che le nazioni orientali hanno un complesso d’inferiorità nei confronti del successo industriale dell’Occidente, complesso le cui nefaste influenze si manifestano in ogni aspetto della vita degli orientali. Un sentimento d’inferiorità regna presso di noi. Molti di noi sono talmente influenzati dal pensiero e dai principi della civilizzazione occidentale, che pensano che per progredire occorra seguirne passo dopo passo i principi, i costumi, le abitudini, le leggi, il diritto e ogni altra cosa, nonché sottomettersi, con gli occhi chiusi, all’ordine occidentale.

La potenza scientifica dell’Occidente li ha abbagliati a tal punto che essi hanno finito per cedere, facilmente e non senza un certo compiacimento, la loro volontà, le loro ricchezze materiali e spirituali, così come i loro costumi e le loro tradizioni religiose e nazionali. Essi riconoscono inoltre come dovere di ogni individuo progressista, l’imitazione cieca di tutte le convenzioni della civilizzazione occidentale. E’ il principale fattore di soffocamento, di disgrazia e di umiliazione, che annulla tutte le forze materiali e spirituali dei musulmani. Essi non sono coscienti del fatto che la scienza occidentale è incapace di risolvere i problemi dell’uomo.
I più gravi problemi che si trovano di fronte all’uomo non sono del tipo che si risolve nei laboratori. Evidentemente, questi ‘ciechi’ sono incapaci di vivere una concezione islamica del mondo, benché essi facciano parte della comunità musulmana. La verità è che la religione è stata sfigurata dalle loro stesse mani. Essi sono estranei agli insegnamenti, alla cultura e alla civiltà islamica; inoltre, essi cercano costantemente di giudicare i precetti e le leggi islamiche, così come i costumi e le tradizioni dei musulmani, sulla base dei criteri di valutazione occidentale.

Un grande pensatore musulmano afferma:
“Quale può essere la nostra giustificazione, allorché esiste un sistema che non ci ponga al di sotto delle sedicenti civiltà comunista e capitalista, ma che, al contrario, stabilisca all’interno del nostro paese una perfetta giustizia sociale, e che, nel contempo, ci conferisca dignità internazionale; un sistema che restauri di fronte agli altri governi il nostro antico prestigio e che ci salvi, noi e la nostra comunità umana, dal flagello infernale della guerra?

Che cos’altro possiamo dire, allorché i musulmani abbandonano le leggi e i regolamenti che risolvono i nostri problemi interiori e che, inoltre, non ci fanno piombare allo stadio della mendicità? Questa religione che ci rende possessori di una parte della civiltà, ci permette di apportarvi il nostro contributo, sulla base di risorse considerevoli.

Il fatto che un uomo possa precipitare dal suo rango di nobiltà allo stato di miserabile, mi stupisce, ovvero, come un uomo possa cambiare la sua mano misericordiosa in una mano di mendicante. Io non posso comprendere come egli sia pronto a scambiare il comando contro l’obbedienza, allorché egli possa scegliere la retta via lottando contro la bassezza che alberga in lui.

Certo, noi possediamo ricchezze di cui potrebbe beneficiare l’umanità. Noi non siamo arretrati e miserabili come i blocchi dell’Est e dell’Ovest hanno cercato di persuaderci. Essi avrebbero voluto farci credere, al fine di trasformare la fiducia in noi stessi in angoscia e la nostra speranza in disperazione, che noi siamo selvaggina smarrita, ora catturata dagli artigli dell’uno ora dalle insidie dell’altro.

Noi, d’altra parte, abbiamo fatto abbastanza esperienza per non esserne condizionati. I simboli di queste civilizzazioni dalle apparenze ingannevoli, che noi abbiamo assorbito a destra e a sinistra, alla stregua dei mendicanti, sono stati da noi introdotti a ogni livello della nostra vita sociale, del nostro pensiero e delle nostre leggi, a tal punto che la nostra attuale situazione assomiglia a un ‘carnevale’ comico, sia dal punto di vista della nostra mentalità e delle nostre convenzioni sociali, sia dal punto di vista del nutrimento e dell’abbigliamento.

Si possono citare ad esempio le leggi che sono state inizialmente copiate dalla Francia e da altri paesi europei; successivamente, ogni volta che noi abbiamo avuto bisogno di elaborare leggi per la nostra società, le abbiamo costantemente prese a prestito dalle legislazioni straniere. Esiste una contraddizione permanente fra lo spirito delle leggi che abbiamo mutuato dall’estero e lo spirito della nazione alla quale noi le abbiamo destinate. Il popolo assegna una medaglia al valore a chiunque intralci la legge, riconoscendolo come eroe e non rifiutandogli alcun incoraggiamento né aiuto. Esso è incoraggiato in questo anche se ha governanti che applicano le leggi, dato che manca la fiducia nel sistema al potere, che esso si astiene dal sostenere con l’insieme delle argomentazioni, delle analogie e delle testimonianze.

Perché ciò avviene? La ragione risiede forse nell’ignoranza della gente? No! Infatti, anche le persone colte non si comportano secondo la legge. L’autentica ragione della discordanza fra la nazione e lo spirito delle leggi consiste nel fatto che queste ultime sono prese a prestito. Esse non sono assolutamente il frutto dei bisogni sociali della storia, della coscienza nazionale e della coscienza popolare. Esse provengono da un ambiente il cui spirito è del tutto estraneo a quello di questa nazione. Esse appartengono a una comunità che ha una storia, una religione, una situazione e bisogni che gli sono propri. Infatti, se la legge non mira a soddisfare lo spirito e i bisogni di una nazione, a essa non si obbedirà mai9

Hakendj, celebre intellettuale statunitense e professore all’università di Harward, scrive nel suo libro “Lo Spirito della Politica Mondiale”:
“Non è certo imitando i sistemi e i valori dell’Occidente che i paesi islamici potranno progredire. Certuni si chiedono se esiste nell’Islam una forza che possa creare un nuovo pensiero e che possa offrire all’umanità leggi e prescrizioni autorevoli, nonché indipendenti e integralmente adattabili ai bisogni della vita moderna. La risposta islamica è non soltanto idonea al progresso e alla perfezione, ma, in più, lo è maggiormente che non gli altri sistemi. Il problema dei paesi islamici non è l’assenza dei mezzi di progresso nel quadro dei precetti dell’Islam; ciò che manca sono le potenzialità e la volontà necessarie per sfruttare questi mezzi. Io ho capito, per quanto mi riguarda, con il massimo realismo, che la Legge islamica contiene la totalità dei principi necessari allo sviluppo e alla perfezione”

Rispettare quotidianamente le prescrizioni dell’Islam e astenersi da ogni sorta di peccati e di comportamenti illeciti, apporta pace e serenità nella società. Il racconto che segue rappresenta un tipico esempio.

Ecco che cosa ha prodotto un giorno di rispetto dei precetti religiosi, in occasione della commemorazione, a Tehran, del martirio della Guida dei Credenti Alì (che la pace di Dio sia su di lui). La stampa ne aveva scritto così:

“Tehran era ieri completamente calma, senza che niente di negativamente rilevante si verificasse. Il medico legale non aveva niente da fare. Niente da segnalare nei commissariati; né fascicoli né accusati. Si può dire che nessun avvenimento particolare si sia determinato. Il medico legale non aveva nemmeno un cadavere da sezionare. Il medico di guardia diceva: “Noi non abbiamo ricevuto un solo cadavere in tutta la giornata10

“Secondo le statistiche degli obitori, 2525 cadaveri sono sottoposti ad autopsia ogni anno a Tehran. Ovvero, in media, da sei a otto ogni giorno, per i quali è in seguito concesso il permesso di sepoltura. Ma, durante i giorni di lutto religioso, questo numero diminuisce in maniera considerevole. La settimana scorsa, nel corso della giornata in cui cade l’anniversario del martirio della Guida dei Credenti (13° giorno del 1345), nemmeno un cadavere è stato condotto nei locali della medicina legale; ciò prova che le credenze religiose sono sempre molto intense e che allorché le osterie, i luoghi di dissolutezza e i caffè sono chiusi, la società si comporta meglio11

Qual è la forza che ha potuto apportare una tale serenità nella società? I governi occidentali possono, con l’aiuto del loro denaro e del loro potere, stabilire per un’ora soltanto una tale calma nella società? In tutto il mondo occidentale non esiste nemmeno una sola città, piccola o grande, in cui trascorra soltanto un’ora senza che vi si produca un incidente, un reato, un furto o una vittima.

E’ ciò che evocano, non senza rimpianto, i versi del grande poeta Hafez, il quale dice:

“Durante gli anni, il cuore mi chiedeva lo scettro del re Jamshid.
Esso, in verità, chiedeva allo straniero ciò che egli stesso possedeva”

L’Islam e i Problemi Economici

Il problema dell’economia e dello sfruttamento delle risorse naturali è uno dei più importanti, che ha costantemente accompagnato la vita e l’esistenza dell’umanità. I bisogni primari dell’uomo sono sempre esistiti nella sua vita. Essi sono semplicemente cambiati e si sono sviluppati nel corso dei secoli, conformemente alle condizioni di ogni epoca. Una volta, l’utilizzazione delle risorse naturali e le modalità di sussistenza avevano una forma primitiva. Ma, a poco a poco, parallelamente alla solidarietà delle persone tra loro e allo sviluppo delle nazioni, esse assumeranno la forma delle leggi e di sistemi particolari, fino a quando, dopo quasi quattro secoli, ovvero dopo l’inizio dell’era capitalista, le scienze economiche saranno formulate basandosi sull’analisi delle suddette articolazioni della vita economica.

Lo stupefacente sviluppo della civilizzazione durante l’ultimo secolo, la rivoluzione industriale e tecnologica, il progresso e il perfezionamento dei mezzi di comunicazione e lo sviluppo delle nazioni, hanno fatto sì che le scienze economiche divenissero il principale fattore dell’evoluzione e dei cambiamenti sociali, propiziando altresì la nascita dei sistemi capitalista e comunista, articolati nei due blocchi dell’ovest e dell’est. Tutti i conflitti e le tensioni fra i due blocchi si sono concentrati intorno a questo asse. Come potrà essere risolto l’enigma dell’economia umana? Quale sistema economico potrà dunque risolvere il problema dell’economia meccanizzata del mondo attuale? E, infine, qual è la maniera più equa per dividere la ricchezza tra i fattori di produzione?

Il principale metodo che i pensatori hanno proposto per eliminare le differenze fra le classi sociali fu, in primo luogo, l’abolizione del capitalismo e, in secondo luogo, la garanzia di un minimo di sussistenza per tutti. Il secondo metodo è oggi il più diffuso, sotto qualsivoglia forma, nei paesi occidentali. Il comunismo ha preteso di poter impedire lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo; in tal modo, esso ha preteso di risolvere i problemi economici del mondo tramite la soppressione della proprietà privata e grazie all’uguale ripartizione dell’insieme dei mezzi di produzione. Per il comunismo, la proprietà privata è stata sempre accompagnata dall’ingiustizia e dall’oppressione; conseguentemente, esso è favorevole all’abolizione del grande capitale mediante l’espropriazione dei mezzi di produzione dalle mani della classe borghese per approdare alla nazionalizzazione e, infine, al miglioramento della situazione economica. Il comunismo pensa che, livellando le classi sociali, le ingiustizie provocate dal capitalismo spariranno da sole, fino a cedere il posto all’armonia e all’uguaglianza.

Ma che cosa bisogna fare per formare questa classe unica, allorché molteplici fattori sono intervenuti nella formazione delle differenti classi sociali? Nei paesi socialisti, benché non sia mai esistita alcuna classe “capitalista”, vi sono stati tuttavia diversi strati sociali (operaio, agricolo, impiegatizio, funzionariale), i cui livelli di vita erano totalmente differenti.

Il medico e l’infermiere hanno forse avuto in Unione Sovietica lo stesso salario? Un semplice operaio è stato pagato quanto un ingegnere? Inoltre, la mentalità, le idee, le inclinazioni, i sentimenti e la forza fisica degli individui saranno sempre differenti, poiché ciascuno è conforme al proprio patrimonio genetico ereditario. Un celebre comunista, a tale riguardo, afferma:
“Risulta praticamente impossibile applicare l’eguaglianza assoluta e ridurre al livello di semplice lavoro l’attività dei saggi, dei pensatori, dei politici e degli inventori12

Il capitalismo, da parte sua pretende di proporsi quale unico sistema che possa risolvere il complicato problema dell’economia meccanizzata. Esso non sopprime dunque la proprietà privata, ma, al contrario, nella prospettiva di equilibrare il livello del lavoro e dei salari, e allo scopo di limitare la disparità delle classi sociali, accorda un minimo di sussistenza alle classi sfavorite13.

Ma questo scarto fra le classi sociali è veramente scomparso dopo queste riforme? Questo lusso di cui beneficiano i ricchi non provoca forse l’odio e il malcontento degli strati sociali subalterni? Essi dovranno restare per sempre nelle loro miserabili condizioni? I problemi sociali saranno risolti fin tanto che questo smisurato scarto non avrà cessato di accrescersi?

Nei sistemi socialisti e capitalisti, i criteri di base non sono altro che criteri materiali. I problemi economici e sociali sono studiati indipendentemente dai valori spirituali e dal comportamento umano. In questi sistemi, l’aumento delle ricchezze costituisce l’obiettivo principale. Al di fuori di ciò, non esiste alcuna verità.

Ma l’Islam, grazie alla sua grande filosofia, esamina l’uomo sotto tutti i suoi diversi aspetti. Oltre al miglioramento che esso apporta alle condizioni materiali della società, esso consacra le ricchezze alla realizzazione del complesso dei desideri e degli ideali dell’uomo, tenendo conto in tutti i suoi precetti della perfezione spirituale di quest’ultimo.

Nel mondo occidentale, la legge sostiene il sistema capitalistico. Essa difende gli interessi dei detentori dei capitali nei confronti dei lavoratori. Mentre in Unione Sovietica, si è detto ufficialmente, la legge ha mirato ad abolire il capitalismo e la proprietà in favore del proletariato.

Ma la fonte delle leggi islamiche non è altro che la rivelazione divina. Questo sistema non è stato generato dalla ragione dei legislatori umani, i quali, preferendo una classe all’altra, si lascerebbero condizionare dagli interessi frazionistici di queste ultime.

Si tratta di leggi che non sono state promulgate nell’interesse di una classe particolare né ispirate da passioni umane. Si tratta di leggi che Dio, Signore degli uomini, ha stabilito per tutti e nell’interesse di tutti. Nessuna ingiustizia può dunque esistere. Nell’Islam, colui che è degno di governare non è il candidato di alcuna categoria sociale particolare. Egli è considerato come un semplice membro della nazione, e non può in alcun caso promulgare leggi in favore di una certa classe e a detrimento delle altre. Il potere che egli detiene serve all’applicazione dei precetti divini ed egli non può assolutamente abusarne. Un tale legislatore non è altro che l’esecutore delle leggi divine, e solo lui potrà far regnare l’indipendenza e la libertà dei suoi simili nella società.

Tenendo conto degli errori presenti nelle ideologie sopra citate, occorre quindi, quale termine di paragone, prendere in considerazione i metodi dell’Islam. Benché l’Islam si opponga alla proprietà privata incondizionata che fornisce ai capitalisti una libertà assoluta e una proprietà illimitata e illegittima, riconoscendo, nel contempo, un valore fondamentale alla società, esso respinge tuttavia la soppressione della proprietà privata, la quale sottrarrebbe al singolo la sua libertà e la sua indipendenza. Contrariamente ai sistemi economici che rimettono nelle mani del governo la sussistenza del popolo e nei quali il singolo sia sacrificato per la comunità – poiché esso non è che una persona – e che il popolo sia ridotto a essere schiavo del governo allo scopo di potersi nutrire.

I comunisti pensano, senza averne la prova, che la proprietà privata non sia un fenomeno innato. Essi affermano che essa non esisteva nelle comunità primitive in cui – pensano essi – gli uomini vivevano cooperando fraternamente. Secondo costoro, la tendenza dell’uomo alla proprietà privata, come dimostrerebbe il mondo attuale, sarebbe apparsa successivamente.

Ma, in verità, la proprietà privata è nata con l’uomo. Essa è in diretto rapporto con la sua natura. Così come con gli altri bisogni innati, non si può lottare contro di essa.

Felicien Chalet, a tale riguardo, scrive:
“Se il dominio della proprietà privata ha assunto proporzioni vaste e illimitate, ciò è avvenuto perché esiste una profonda relazione fra la proprietà e gli istinti dell’uomo. L’essere umano, in forza della sua natura, cerca di possedere ciò che soddisfa i suoi bisogni, poiché egli non si considera completamente libero se non quando il proprio benessere non è stato assicurato.
La terza ragione che fonda la proprietà privata è una ragione morale. Da questo punto di vista, la proprietà è fondata sul lavoro e sull’economia. Il prodotto del lavoro umano è il prolungamento della sua personalità, dunque degno di rispetto”

Chalet riconosce la proprietà individuale come principale fattore del progresso economico e della produzione. Egli scrive:
“Ma la principale ragione d’essere delle proprietà è l’interesse collettivo. La società ha bisogno del lavoro del singolo. Affinché il suo lavoro sia intenso, si rende necessario un incentivo. La proprietà è il miglior incoraggiamento all’espansione delle attività. E’ interesse della società che le persone contribuiscano alla crescita del capitale collettivo. La società deve dunque permettere alle persone di possedere i propri risparmi. La proprietà è il solo fattore che, senza fare ricorso alla forza, obbliga le persone a lavorare e risparmiare14”.

Lo stesso Islam, nella sua legislazione, tiene conto di questo bisogno naturale e innato, il quale rappresenta un efficace fattore per il progresso e per la proprietà. Questa religione considera la natura dell’uomo quale essa è. I beni legittimamente ottenuti sono considerati come proprietà individuale; ciò che è prodotto appartiene a colui che lo ha prodotto.

L’Islam respinge la teoria che pretende che l’ingiustizia e l’oppressione derivino dalla proprietà privata. Il fatto che la proprietà individuale sia accompagnata, in Europa, dall’ingiustizia e dall’oppressione, è da ascriversi al fatto che la legislazione è nelle mani della classe capitalista. E’ dunque evidente che in tali condizioni la totalità delle leggi sarà promulgata nell’interesse di questa classe. Noi abbiamo precedentemente ricordato che nell’Islam il legislatore assoluto è Dio. Le sue leggi non favoriscono nessuna classe particolare; i ricchi non ne beneficiano affatto a danno dei diseredati.

L’Islam non permette di espropriare i fondatori e i proprietari delle fabbriche e dei loro beni. Infatti, ciò va contro la sicurezza pubblica e i diritti dell’uomo, oltre a scoraggiare ogni creatività. Lo Stato, però, può benissimo assumere la gestione delle grandi industrie e la fondazione delle fabbriche, alla scopo di consolidare le basi della giustizia sociale e di garantire gli interessi nazionali ed economici.

Infine, l’Islam, nell’ambito del suo sistema economico, riconosce sia il singolo sia la società. Esso, al fine di risolvere i problemi economici secondo i principi della giustizia sociale, ha fondato una specifica dottrina sulla base di un’economia libera e di un relativo riconoscimento della proprietà, nonché nel quadro dell’indipendenza individuale e degli interessi comunitari. Esso riconosce come un diritto naturale la proprietà individuale, fino a quando essa non intralci gli interessi comunitari. Esso l’ammette nella misura in cui questa soddisfi il naturale bisogno di possesso, affinché tutti gli uomini orientino le loro attività verso la valorizzazione di un’accresciuta produzione. Ma esso ha fissato i limiti di questa forma di proprietà, affinché essa non approdi all’ingiustizia e affinché il singolo, abusando della sua libertà, non calpesti gli interessi comunitari. Sicuramente, questa restrizione della libertà non è assolutamente dannosa, anzi, essa è necessaria, allo scopo di impedire ogni decadenza e di assicurare la sopravvivenza della società.

Nel dominio della proprietà privata, l’Islam ha notevolmente limitato gli abusi, ammettendo soltanto la proprietà legittimamente acquisita, senza alcuna violazione degli altrui diritti, senza usura, senza accaparramento, ecc.

Mediante queste condizioni e queste limitazioni imposte dall’Islam, le ricchezze non possono certamente essere ammassate in maniera dannosa, così come avviene, invece, nei sistemi capitalisti. La comunità musulmana è dunque al riparo dalle nefaste conseguenze del capitalismo, le quali conducono tutte, inevitabilmente, a situazioni di crisi rovinosa.

Gli economisti affermano che il capitalismo, inizialmente semplice e benefico, è pervenuto progressivamente al suo stato di nocività a causa dei crediti interni, basati sull’usura. Allo stesso modo, la spietata concorrenza capitalistica trascina al fallimento le piccole imprese, propiziando il loro ‘accaparramento’. Ciò, allo scopo di creare grandi imprese nel quadro di un sistema fondato sull’accaparramento.

Un altro metodo mirante a conseguire l’equilibrio economico fra le diverse classi, impedendo l’accumulazione delle ricchezze, è costituito dall’applicazione di imposte quali la zakat e la khums, con le quali si riduce ogni anno una parte dei capitali e dei vantaggi dei ricchi.

La promulgazione delle leggi che accordano la proprietà di una parte delle risorse al governo islamico, ovvero la nazionalizzazione, è un altro metodo volto a impedire la concentrazione capitalistica e a propiziare un’equa distribuzione delle ricchezze. Ad esempio, le foreste, i mari, i pascoli, le terre incolte, le montagne con tutti gli alberi e le miniere che esse contengono, il demanio dello Stato, i beni di proprietari sconosciuti, le terre pervenute ai musulmani (anche come bottino di guerra, i beni senza eredi, ecc.). Benché una parte di essi sia riservata alla guida dei musulmani, quest’ultimo li consacrerà ai lavori pubblici. La legge sull’eredità costituisce parimenti un altro fattore che consente la distribuzione delle ricchezze anche alle generazioni future.

L’Islam rispetta la proprietà privata fin tanto che la comunità non è minacciata. Quindi, in condizioni eccezionali e allo scopo di evitare le crisi, il governo islamico, conformemente all’autorità di cui è depositario, potrà moderare la proprietà privata a vantaggio della comunità musulmana. E’ un diritto che gli è conferito dalla legge islamica. Chi dirige non può tollerare la concentrazione delle ricchezze fra le mani di una minoranza, nel momento in cui la maggioranza soffre la fame e le privazioni; l’Islam condanna il capitalismo ignobile che regna in Occidente e, inoltre, non permette ai detentori di capitali di fomentare la guerra, il colonialismo e la schiavitù allo scopo di soddisfare la propria cupidigia.

Il Sacro Corano dichiara:

“Il bottino che Allah concesse al Suo Inviato, sugli abitanti delle città, appartiene ad Allah e al Suo Inviato, ai {suoi} familiari, agli orfani, ai poveri e al viandante diseredato, cosicché {la ricchezza} non sia monopolio dei ricchi fra di voi. Prendete quello che il Messaggero vi dà e astenetevi da quel che vi nega e temete Allah. In verità Allah è severo nel castigo" (Sura al-Hashr, 59:7)

E così come ciò che nuoce alla società nuoce al singolo, così non esiste alcuna contrapposizione fra i diritti del singolo e quelli della comunità. In questo modo, l’Islam, benché rispetti la proprietà privata e cerchi di soddisfare i desideri innati dell’uomo, riconoscendo i vantaggi della proprietà privata, per certi versi in modo analogo al capitalismo, nel contempo utilizza, in caso di necessità, i beni del singolo nell’interesse della comunità.

Benché l’Islam impedisca con le sue leggi ogni abuso da parte del capitalismo, la sua legislazione non si limita tuttavia a questo dominio. Sul piano morale, esso obbliga le persone a fare l’elemosina. Esso armonizza il suo invito morale con la legge. Gli obblighi fermi e solidi della sua morale sono così istruttivi e risvegliano così tanto i sentimenti umani più puri, che il musulmano non può restare indifferente alle disgrazie dei suoi confratelli.

L’Islam lotta seriamente contro lo sperpero e contro la dissolutezza, i quali sono frutto della contraddizione evidente che determina la concentrazione delle ricchezze nelle mani di una classe particolare. Esso condanna anche l’avarizia dei ricchi e il loro rifiuto di fare l’elemosina.

Esso impedisce ai padroni di essere ingiusti nei confronti degli operai. Questo appello spirituale stabilisce un legame fra l’uomo e Dio, e anima i più puri sentimenti umani che risiedono nel foro interiore dell’uomo, in modo che, cercando la ricompensa nell’aldilà e il rispetto di Dio, tutti i piaceri e le ricchezze perdono il loro valore. Perché la cupidigia, l’avidità, la bramosia, l’ingiustizia e l’oppressione derivano dall’incredulità nella resurrezione.

La storia ci insegna che ogni deviazione dalla credenza in Dio è stata accompagnata da deviazioni nel pensiero degli uomini e nelle relazioni con i loro simili. E’ impossibile che un uomo prossimo a Dio sia disposto all’ingiustizia e alla violazione dei diritti degli altri, allo scopo di accumulare beni e ricchezze.

Nell’Islam è il governo che è incaricato di garantire gli interessi del singolo e della società. Esso ha il dovere di proibire fermamente le libertà nocive e di mettere in vigore le leggi. Inoltre, è un dovere pubblico affermare nella società i buoni costumi e proteggerla da ogni deviazione e da ogni bassezza. Infine, l’Islam riconosce la personalità del singolo come fattore attivo e positivo nella vita.

Quest’ordine islamico, che non conosce gli errori del blocco capitalista, è d’altra parte sicuramente più equo di ogni sistema comunista. Esso si pone ben al di sopra del capitalismo e del comunismo e può, con l’equilibrio e con l’armonia che gli sono propri, brillare al di sopra dei sistemi della sovversione, mediante l’eccezionalità delle sue valenze sociali.

Ciò che colpisce è che il minuzioso e illuminato sistema islamico risale ad un’epoca in cui il mondo non aveva alcuna conoscenza della giustizia sociale e non riconnetteva alcun valore al fattore economico.

Dal punto di vista islamico, l’uomo non è affatto sottomesso alla fatalità economica né ad ogni altra forma di predeterminazione. Esso è, al contrario, la sola forza attiva e positiva di questo mondo, senza essere uno schiavo impotente di fronte allo sviluppo della dinamica economica. Il più grande vantaggio dell’Islam in rapporto agli altri metodi economici è che esso non contiene alcuna evoluzione deterministica. Esso conferisce una forma particolare alla vita delle persone, impedendo così che una classe cerchi di sfruttarne un’altra.

Numerosi filosofi e pensatori contemporanei quali William James, filosofo statunitense, Harold Laski, John Strashy e Bertrand Russel, filosofi britannici, così come Walter Lippman, celebre scrittore statunitense, criticano i sistemi capitalista e comunista, lasciandosi alla ricercare di una soluzione più equilibrata. Essi si sono fatti ciascuno un’opinione, dichiarano che il sistema comunista priva il singolo della sua libertà naturale e della sua volontà e che esso consegna il destino del singolo e della società fra le mani dell’oligarchia burocratica, alla quale viene accordata un’autorità assoluta. Conseguentemente, la personalità del singolo e il suo spirito d’iniziativa spariscono nel clima oscuro della repressione, fino ad interrompere il processo di sviluppo.

Per quanto riguarda la democrazia capitalistica, nella quale la libertà individuale supera i limiti, essa intacca l’armonia sociale. Un gruppo di potenti capitalisti monopolizza le risorse e i fattori della produzione, ponendoli al proprio servizio. Essi sottomettono così il popolo alla loro volontà economica e influenzano i sistemi politici e di governo.

E’ dunque per questo motivo che l’umanità deve scegliere una terza soluzione che non contenga alcun eccesso presente negli altri sistemi, assicurando altresì gli interessi del singolo e della società in maniera equa. Ma i filosofi e i pensatori che hanno così ben scoperto gli errori dei sistemi del mondo moderno, che cos’hanno da proporre meglio dell’Islam e di ciò che esso ha apportato or sono già da quattordici secoli? Questa strada equilibrata che, da una parte, concede al singolo una ragionevole libertà, e che, dall’altra parte, doma completamente il furore capitalistico, e che, infine, è capace di salvare l’umanità dallo smarrimento e dalla miseria.

Le leggi e le prescrizioni islamiche hanno soddisfatto, nel corso degli ultimi secoli, i bisogni delle comunità musulmane e hanno regolato la vita sociale delle grandi masse musulmane dislocate in vasti territori, e sia pure appartenenti a razze e a nazionalità differenti. Mai la comunità islamica ha avuto bisogno, in passato, di legislazioni straniere. Nell’epoca attuale, a dispetto di tutte le evoluzioni e di tutti i cambiamenti che hanno scosso il mondo, questi stessi metodi, ‘saturi’ di valori, possono dirigere la comunità islamica e rispondere correttamente a ogni esigenza.

Si tratta di precetti che tengono conto dell’insieme degli aspetti dell’esistenza e dei bisogni materiali e spirituali e che, a ogni livello, instaurano un ordine equilibrato, completamente in armonia con le tradizioni e con le leggi della vita, non invecchiano e non si deteriorano mai.

I principi fermi e puri dell’Islam sono ben più “progressisti” di ogni altro concetto umano. Essi sono superiori alle altre leggi e agli altri insegnamenti, adattandosi alla diversità dei caratteri umani, e allorché i principi sociali dell’Islam sono comparati con quelli delle altre dottrine che si rivolgono alle persone, ci appare la nobiltà e la superiorità degli insegnamenti islamici, così come la distanza fra il sistema divino e i regimi umani.

La facoltà di giurisprudenza dell’università di Parigi ha spesso dedicato seminari all’approfondimento dello studio del diritto islamico. Gli organizzatori hanno proposto ai sapienti dell’Islam di dibattere un qualsivoglia argomento dal punto di vista del diritto islamico, nonché di esporre, ove essi l’avessero voluto, altri aspetti del diritto islamico. Gli argomenti sono stati i seguenti:

1. la giustificazione della proprietà;
2. i casi e le condizioni dell’esproprio della proprietà privata in favore della comunità;
3. la responsabilità penale;
4. l’influenza reciproca delle diverse branche del diritto islamico.

Il presidente dell’ufficio parigino che ha presieduto una di queste conferenze aveva dichiarato nel corso dell’ultima seduta:
“Io non so come stabilire il legame fra l’idea che noi abbiamo della rigidità del diritto islamico e della sua non adattabilità ai problemi e alle leggi odierni e, dall’altra parte, ciò che abbiamo ascoltato e compreso qui.
“Nel corso di questa conferenza, ci è stato provato che il diritto islamico dispone di una profondità e di una precisione particolare. La sua portata è vastissima, esso può rispondere affermativamente a tutti i bisogni e a tutte le esigenze dei nostri tempi”

La suddetta settimana del diritto islamico si è conclusa con la pubblicazione del seguente decreto: “Senza alcun dubbio, il diritto islamico ha un valore tale da poter essere una fonte di legislazione per il mondo attuale. Esistono infatti, nelle diverse proposte e tesi del diritto islamico, importanti risorse giuridiche, assai sorprendenti. Il diritto islamico, alla luce di queste tesi, può soddisfare tutti i bisogni della vita attuale”

Il ruolo dell’Islam nella Civiltà Occidentale

Quelli che hanno perduto la fiducia in loro stessi di fronte ai recenti progressi industriali dell’Europa, hanno sicuramente trascurato le riserve tecniche, culturali e le ricerche scientifiche dei musulmani o dimenticato la loro evidente influenza sul recente progresso dell’occidente.

Lo slancio che ha dato l’Islam all’umanità è stato così potente e costruttivo che le nazioni più arretrate hanno raggiunto lo stato più evoluto in pochissimo tempo. La sua corrente ha per molto tempo offerto al mondo, una chiarezza manifesta.

Il più grande miracolo dell’Islam è stato la sua apparizione in un luogo colmo di ignoranza e di fare di questa nazione esclusa fino ad allora dal rango dell’umanità, una nazione che edificò le proprie basi su di un nuovo stile non ispirato al determinismo, creando così il più grande movimento della storia. Senza che alcuni fattori materiali né circostanze fossero responsabili di questa evoluzione, l’umanità è stata liberata da tutti i gioghi. Nessun fattore eccetto l’Islam poteva così bene orientare un popolo verso la verità.

Il giorno in cui l’Islam è entrato nella vita delle genti, ha sconvolto tutto: i sentimenti, la comprensione, il pensiero, così come tutti gli altri aspetti della vita e le relazioni tra individui e società.

L’Islam ha assai brevemente dispiegato la propria via fino ai più vasti e potenti imperi dell’epoca. Al nord, i musulmani superavano i Pirenei dopo aver conquistato l’Andalusia, e pervenivano alle città di frontiera della Francia, mentre all’Est, dopo la conquista del Sand e del Pendjab, progredivano verso la Cina.

Queste vittorie e conquiste, accompagnate da uno stretto rispetto dei principi umani, erano senza precedenti. La nazione musulmana, espandeva il messaggio vivificante dell’Islam e i principi della giustizia sociale, anche fuori dalla penisola arabica. L’Islam ha rovesciato i poteri tirannici, ha schiarito le visioni dei popoli e li ha iniziati alla verità. Grazie alla sua logica e alla profondità dei propri insegnamenti, ha influenzato le religioni dei territori conquistati e le credenze delle nazioni dell’epoca, in modo che le altre religioni gli hanno a poco a poco ceduto il posto. Gli idolatri arabi, gli Zoroastriani iraniani e i Cristiani dell’Egitto e della Siria si convertirono all’Islam.

Nessun segno lasciava prevedere una tale civilizzazione per la nazione araba pre-islamica, né un terreno propizio alla fondazione di una civilizzazione così solenne, né un ambiente favorevole allo sbocciare delle scienze. Inoltre, la situazione geografica non era delle migliori.

La storia della civilizzazione islamica, lascia scorgere in evidenza i migliori e più efficaci periodi della civilizzazione umana, che provano il profondo pensiero e gli sforzi interminabili mostrati dai musulmani alla ricerca della scienza. Essi hanno apportato innovazioni alla scienza sperimentale, e i risultati dei loro sforzi sono apparsi nettamente nell’Andalusia convertita all’Islam. I nemici dell’Islam non potranno mai rinnegare questa evoluzione della nazione islamica sul piano morale e materiale, senza precedenti nella storia dell’umanità.

L’Islam non ha mai sentito il bisogno di concedere libero corso al disordine morale e alla dissolutezza per ottenere forza materiale. Al contrario, tramite il proprio movimento rivoluzionario eccezionale ha rigettato l’ignoranza, il fanatismo e la superstizione, per rimpiazzarle con le qualità morali.

Durante il Medioevo, l’Islam apportò una civilizzazione multilaterale, che progettava il piano del progresso industriale e scientifico del post-rinascimento.

E’ in quel periodo che Galileo passa innanzi al Tribunale, accusato di essersi avvicinato al sistema del mondo di Copernico, sistema dichiarato eretico. Egli dovette abiurare in ginocchio, davanti al tribunale della Inquisizione, la sua pretesa eresia in questi termini:
“Io Galileo, nel 70° anno della mia vita, mi inginocchio davanti a voi (al Papa e ai curati) e con il santo Vangelo che tocco con le mie mani, mi pento e rigetto questa pretesa, priva di verità, del movimento della terra e la dichiaro odiosa ed eretica15

Il celebre filosofo Bacone, si è visto interdire dal re di Inghilterra Edoardo I, ogni discussione portante sulla chimica. Gli si è ugualmente impedito di pronunciare il suo discorso all’Università di Oxford, a proposito di questa scienza. Fu quindi esiliato a Parigi, per rimanere sotto la sorveglianza della Chiesa. All’epoca di Bacone, l’interesse per la scienza passava come una assurdità.

Gli intrattenimenti e i dibattiti sulla comprensione e identificazione degli oggetti erano considerati satanici, si gridava a Bacone: “Tagliate le mani a questo stregone, mandate via questo musulmano”

Storicamente parlando, il ruolo dell’Islam nella nascita del movimento scientifico europeo è innegabile. Gli storici e i sapienti europei riferiscono con precisione questa realtà. Noi vi informeremo ora di alcuni progressi scientifici e tecnici dei musulmani citati dagli europei.

La Rivoluzione Culturale

Fin dalla sua apparizione, l’Islam ha sostenuto la scienza e ne ha riconosciuto le conquiste, in quanto necessarie per ogni uomo. Esso ha vietato il monopolio della scienza e ha incoraggiato gli scienziati affinché insegnassero ai propri discepoli, dato che l’espansione della cultura e della scienza contano più di ogni altra cosa.

L’onorevole guida dell’Islam, oltre ai suoi incoraggiamenti riguardanti la morale e i doveri del singolo, necessari alla diffusione della scienza e della cultura, approfittava di ogni occasione per elevare il grado delle conoscenze culturali dei musulmani. L’esempio storico che segue ci mostra molto bene a che punto egli insistesse sullo sviluppo della scienza:

“Dopo la vittoria dei musulmani nella guerra di Badr, c’erano, tra gli idolatri catturati, taluni che non avevano nulla per riscattare la propria libertà, ma essi sapevano leggere e scrivere. Il generoso Profeta (S) (che la pace di Dio sia su di lui e sulla sua Famiglia) ordinò a ciascuno di loro di insegnare a dieci musulmani la lettura e la scrittura in cambio della propria libertà. Fu così che molti compagni del Messaggero impararono a leggere e scrivere.

Alì (che la pace di Dio sia su di lui), con le sue nobili parole, riconosce come dovere del governo islamico lo sviluppo della scienza e della cultura. Rivolgendosi al popolo, egli dichiara:
“Io ho un dovere verso di voi, e voi avete un dovere verso di me. Il mio dovere è di consigliarvi e di volere il vostro bene, di accrescere le vostre ricchezze nazionali e i vostri diritti, nonché di sviluppare la vostra educazione affinché non rimaniate nell’ignoranza, vi sforziate di agire rettamente e siate istruiti16

“Il califfo abbasside Ma’mun, nell’anno 215 dell’Egira, fondò a Baghdad la Baytu-l-hikmah, ossia una società scientifica dotata di un osservatorio e di una biblioteca pubblica. Egli vi aveva destinato una somma di duecentomila dinari (che equivarrebbe oggi a settanta milioni di rials). Egli vi insediò molti rinomati traduttori che conoscevano diverse lingue straniere e varie discipline scientifiche, come Henein, Bakhtishu´, Ibni Tarigh, Ibn Muqaffa´, Hujjaj Ibni Mutar, Sirgiss Rassi (…) ai quali corrispondeva un compenso prelevato dal tesoro pubblico17

“Ma’mun inviò all’estero sapienti come Ibn Tarigh e Hujjaj Ibni Mutar, i quali conoscevano molte lingue, affinché essi raccogliessero e inviassero a Bagdad ogni sorta di libri scientifici, medici, filosofici, matematici e letterari, scritti in indiano, pahlevi, caldeo, siriaco, greco, latino e persiano. Essi svolsero così bene il loro compito che si racconta che il numero dei libri spediti superasse i cento carichi di cammello18

Nell’epoca in cui nell’intera Europa non esisteva nemmeno un centro culturale, i territori islamici ne abbondavano. C’erano numerosi esperti e specialisti in ciascuna disciplina scientifica.

Sarà attraverso le crociate che il pensiero e la civiltà islamica si propagheranno al di là delle frontiere islamiche, consentendo all’Europa di soddisfare la sua sete di scienza alle sorgenti del sapere islamico.

Il dr. Gustave Le Bon scrive:
“Nei tempi in cui i libri e le biblioteche non avevano alcun valore per gli europei, e mentre erano reperibili appena cinquecento manoscritti, tutti religiosi, nel complesso dei monasteri europei, i paesi musulmani possedevano molte biblioteche. Quella di Baghdad, la Baytu-l-hikmah, possedeva quattro milioni di libri. La biblioteca reale del Cairo ne possedeva un milione. Quella di Tripoli ne aveva tre milioni. Solo in Spagna, fra settanta e ottantamila libri erano pubblicati ogni anno19

J. Loo Strange scrisse da parte sua:
“L’università di Mustansariyyah consisteva in un sontuoso edificio, con mobili di lusso e con un terreno molto vasto, unico nel mondo islamico. Questa università comprendeva quattro scuole di diritto, in ognuna delle quali erano iscritti settantacinque studenti. Un professore provvedeva gratuitamente all’insegnamento. Questi quattro insegnanti beneficiavano di un compenso mensile. Ognuno dei trecento studenti riceveva un dinaro ogni mese. Essi ricevevano una razione di pane e di carne ogni giorno. Secondo Ibnu-l-furat, ivi era una biblioteca che conteneva libri rari e preziosi, i quali trattavano diverse discipline ed erano a disposizione di tutti gli studenti. L’università distribuiva le penne e la carta, mentre tutti potevano consultare i libri. C’erano anche un bagno e un ospedale. Un medico visitava ogni mattina l’università, curava i malati e prescriveva le terapie. I magazzini erano colmi di viveri, di bevande e di farmaci. Tutto ciò risale all’inizio del XIII secolo dell’era cristiana20

Il dr. Max Mirhov scrive: “A Istanbul ci sono più di ottanta biblioteche all’interno di moschee nelle quali si trovano decine di migliaia di libri e di antichi manoscritti. Al Cairo, a Damasco, a Moussel, a Baghdad, in Iran e in India, ci sono grandi biblioteche che contengono celebri opere e preziosi libri dei quali non è stato ancora fatto un preciso inventario. Il numero di quelli che sono stati commentati o stampati è molto limitato. Anche la lista della biblioteca di Escorpal, in Spagna, che contiene gran parte dei libri e dei saggi scientifici dell’Islam in occidente, non è ancora completa. Certo, ciò che è stato scoperto nel corso di questi ultimi anni ha più o meno illuminato la storia dell’antica scienza islamica, ma queste scoperte sono ancora insufficienti. Il mondo si renderà conto in futuro circa l’importanza della scienza islamica21

Il dr. Gustave le Bon scrive:
“La perseveranza dei musulmani nell’apprendimento della scienza è veramente sorprendente. Ogni volta che essi conquistavano una città, vi costruivano prima di tutto moschee e scuole. Nelle grandi città esistevano numerose scuole. Benjamin Twol, morto nell’anno 1173 dell’era cristiana, riferisce di aver visto ad Alessandria una ventina di scuole.
Oltre alle scuole pubbliche di Baghdad, del Cairo, di Cordova e altre, erano state fondate università che possedevano laboratori, osservatori, grandi biblioteche e altri strumenti di ricerca. L’Andalusia aveva settanta biblioteche pubbliche. La biblioteca ‘Al-hàkim II’ di Cordova possedeva seicentomila libri che constatavano di quarantaquattro indici, mentre, quattrocento anni più tardi, Carlo il Saggio non riusciva a raccogliere oltre che novecento libri per la Biblioteca Nazionale di Parigi da lui fondata, dei quali un terzo era costituito da testi religiosi22

“I musulmani, mediante le loro ricerche, non hanno soltanto contribuito allo sviluppo scientifico; essi hanno altresì diffuso la scienza nel mondo grazie ai loro libri e alle loro scuole. Ciò che essi hanno dato all’Europa, a livello di scienza, di tecnica e di conoscenza è stato considerevole. Essi furono i maestri dell’Europa ed è soltanto grazie ad essi che la cultura dell’antichità greca e romana si è diffusa23

“Verso la fine del Medioevo, allorché l’Europa piombò nell’ignoranza, mentre i popoli soffrivano la miseria, i suoi sovrani si recavano nelle terre islamiche a farsi curare. Gli studenti accorrevano verso le università islamiche, le quali facevano la gloria dei musulmani; università come quelle del Cairo, di Baghdad, di Cordova, di Costantinopoli e di Alessandria possedevano i più moderni strumenti di ricerca e di sperimentazione dell’epoca24

Joseph Mac Cap scrive a proposito del progresso culturale dei primi musulmani:
“Anche le classi sociali più basse erano avide di letture. Gli operai si accontentavano di un parco nutrimento e di vecchi abiti, allo scopo di poter acquistare libri fino all’ultimo quattrino. Ogni operaio possedeva una biblioteca nella quale gli intellettuali si recavano con sollecitudine e con entusiasmo. Gli schiavi affrancati o i figli degli schiavi figuravano tra i grandi sapienti dell’epoca, come riferisce il libro di Ibni Khallikàn, Wafiyatu-l-a´yàn25

Neuru scrive a proposito della straordinaria civiltà, dei progressi scientifici e del movimento culturale dei musulmani dell’Andalusia:
“Cordova era una grandissima città, con un milione di abitanti. Essa somigliava piuttosto a un grande giardino lungo venti chilometri, con un sobborgo di quaranta. Si racconta che in esso vi fossero sessantamila palazzi e residenze, così come duecentomila case, ottantamila magazzini, duemilaottocento moschee e settecento bagni pubblici. Anche se queste cifre fossero esagerate, esse, pur tuttavia, ci forniscono quanto meno l’idea della grandezza di questa città.

C’erano pure numerose biblioteche, la più importante delle quali era la biblioteca reale dell’Emiro, la quale conteneva quattrocentomila volumi. Oltre all’università di Cordova, che godeva di grande fama nell’intera Europa e anche nell’Asia occidentale, c’erano anche numerose scuole gratuite per i poveri.
Un cronista racconta che in Spagna quasi tutti sapevano leggere e scrivere, mentre nell’Europa cristiana, a parte i religiosi, anche le classi più elevate erano analfabete26

La Medicina

Il dottor Mirhov, a proposito dei progressi musulmani nel campo della medicina, scrive:
“Durante le crociate, i musulmani si rivolgevano ai medici europei e al loro misero sapere.
I cristiani avevano tradotto in latino le opere di Avicenna, di Djaber, di Hassan Ibni Heissam e di Razi. Queste traduzioni sono attualmente disponibili, nonostante i loro traduttori siano sconosciuti. I libri di Avveroé e di Avicenna furono tradotti in italiano, nel XVI secolo, e insegnati nelle università di Francia e d’Italia27

“Poco dopo la morte di Razi, fu Avicenna (370-429 dell’Egira) che brillò nel mondo della scienza. Benché egli fosse piuttosto considerato un filosofo e un fisico, la sua influenza medica è stata molto considerevole in Europa.

“Certo, oltre ai due suddetti, nei territori islamici c’erano anche altri grandi medici, come Abol Ghaiss d’Andalusia, Ibni Zahr d’Andalusia, Abbas Irani, Ali Ibn Rezvan Harati, Ibn Vafid lo Spagnolo, Massouyé di Baghdad, Ali Ibn-Issa di Baghdad, Umar Moussali e Avveroé, le cui principali opere sono a noi pervenute, tradotte più volte in latino e in molte altre lingue, nonché utilizzate dagli scienziati europei28
“I musulmani hanno abbagliato l’Europa, superando i loro contemporanei in molti campi scientifici. Gli europei non avevano ancora scoperto il microbo del colera, mentre gli spagnoli definivano questa malattia un fuoco celeste apparso per punire i peccatori, allorché i medici musulmani sono venuti in Europa e hanno provato che anche la peste era nient’altro che una malattia contagiosa29

Il dottor Mirhov, a proposito de ‘Il Canone’ di Avicenna, così scrive:
“Questo libro è uno dei capolavori della medicina islamica. Era la fine del XV secolo, quando fu pubblicato sedici volte in Europa, di cui quindici in latino e una in ebraico. E’ stato pubblicato, inoltre, più di venti volte nel XVII secolo ed è stato per molto tempo un libro di testo. Si potrebbe anche affermare che nessun libro è mai stato utilizzato così frequentemente nei centri culturali. A dispetto di ogni progresso della medicina, gli scienziati fanno ancora riferimento ad esso30

A proposito di Razi, Will Durant scrive:
“Il più celebre e il più antico medico musulmano è Muhammad Ebne Zakaria-e-Razi. Egli ha scritto più di duecento libri e saggi, riguardanti prevalentemente la medicina. Le sue opere più importanti sono le due seguenti:
Il piccolo vaiolo e la rosolia: questo trattato fu inizialmente tradotto in latino e poi in altre lingue europee. Esso fu pubblicato quaranta volte in diverse lingue fra il 1498 e il 1866.
Al-hawi-ul-Kabir: questo libro è il frutto di anni di studio e di esperienza medica di questo scienziato. Egli affronta ogni problema medico. Sui venti volumi dell’Al-hawi, di cui soltanto dieci pervenuti fino a noi, cinque volumi riguardano le malattie oculari. Questo trattato fu tradotto in latino nel 1279 e stampato in cinque edizioni nel 1542. Esso era considerato come il principale riferimento medico e faceva parte dei nove libri che formavano la biblioteca della facoltà di medicina di Parigi nel 1394 31

“Anche questi sono i musulmani che furono all’origine del progresso in campo chirurgico. Le scuole europee fondavano i loro insegnamenti sui loro scritti. Anche l’anestesia, considerata come una scoperta recente, non era sconosciuta ai chirurghi musulmani, i quali anestetizzavano i loro pazienti con il giusquiamo nero”

Razi aveva scoperto nuovi metodi quali l’impiego terapeutico dell’acqua fredda contro la febbre continua, l’applicazione di ventose in caso di infarto, l’unguento di mercurio, l’impiego di budelli animali per la sutura…”

“I libri di Avicenna sono stati tradotti in tutte le lingue e riconosciuti come base della medicina durante sei secoli, specialmente dalle scuole politecniche di Francia e d’Italia, nelle quali questi libri costituivano le basi dell’insegnamento medico. Questi testi sono stati ritirati dal programma d’insegnamento appena cinquanta anni fa32

Gli scienziati musulmani hanno contribuito moltissimo alla medicina e alla chirurgia; di ciò esistono rapporti dettagliati in molti libri. Si può citare come esempio la diagnostica della tubercolosi mediante l’osservazione delle unghie, il trattamento dell’ittero, l’emostasi tramite l’acqua fredda, l’estrazione dei calcoli renali biliari, l’operazione chirurgica dell’ernia…33
“Il più grande chirurgo musulmano fu Abol Ghassem d’Andalusia, conosciuto con il nome di Abol Ghaiss, che è vissuto nell’XI secolo dell’era cristiana. Egli aveva inventato anche innumerevoli strumenti chirurgici, le cui raffigurazioni si trovano nei suoi libri. A tale proposito, Haler scrive: “Le opere di Abol Ghaiss hanno costituito il principale riferimento di tutti i chirurghi fin dal XVI secolo. I suoi libri sono stati tradotti molte volte in latino. La sua ultima pubblicazione risale al 181634

La Farmacia

Il dr. Gustave Le Bon scrive:
“I musulmani avevano fatto importanti scoperte nel campo del trattamento delle malattie, fra cui l’impiego dell’acqua fredda contro la febbre tifoidea, metodo che, dopo essere stato abbandonato, è stato ripreso dagli europei. I musulmani si proporranno quali pionieri delle formule chimiche. La maggior parte dei loro compositi sono ancora utilizzati.
Per quanto riguarda l’uso dei medicamenti, i metodi usati dai musulmani sono sempre attuali, ma sono presentati come nuove scoperte.
Essi avevano, come ai nostri giorni, infermerie gratuite in cui le persone si facevano curare in giorni particolari. Quanto alle regioni in cui era impossibile costruire ospedali, i medici erano ivi inviati con l’attrezzatura necessaria, in periodi determinati35

Georges Zeydan scrive:
“Avendo fatto importanti ricerche farmaceutiche nel quadro del loro nuovo slancio scientifico, gli scienziati europei hanno appreso che i fondatori di questa scienza non erano altro che i musulmani, e, ancora, sono stati loro che, per la prima volta, hanno creato le farmacie. Secondo Mac Cap, Baghdad contava da sola sessanta farmacie, addebitate sulle spese del Califfo36 prova ne sia che la denominazione di talune sostanze curative ed erbe europee è quella attribuita ad esse dagli Arabi37

Gli Ospedali

Georges Zeydan riferisce:
“Il tredicesimo secolo non era ancora terminato, allorché alla Mecca, a Medina e nella maggior parte delle province, furono edificati ospedali. A Baghdad, quattro ospedali furono costruiti in un breve periodo. Più tardi, nell’anno 368 dell’Egira, nel settore ovest della città Azdoleh Deylami costruirà l’ospedale Azodi che conterà ventiquattro medici, ognuno con una propria specializzazione.

“Fra tutti gli ospedali islamici, era quello che godeva della maggior fama, tenendo conto delle sue specializzazioni38

“Gli ospedali islamici dell’epoca erano diretti con ordine e con disciplina. I pazienti erano curati con attenzione, senza discriminazione per la loro nazionalità, la loro religione né per la loro condizione sociale. Ogni malattia era curata in uno speciale reparto. All’interno di essi venivano insegnate la medicina e la farmacia. Gli studenti univano, nello stesso tempo, la pratica e l’approfondimento teorico. I musulmani possedevano anche ospedali ambulanti trainati da cammelli o da muli. Nel campo del Sultano Mahmoud Selgiuchida, c’era un ospedale trainato da quaranta cammelli39

Il dr. Gustave Le Bon scrive:
“Gli ospedali dei musulmani erano costruiti seguendo i principi dell’igiene. Essi erano di gran lunga migliori degli ospedali europei di oggi. Erano molto grandi, ben areati e provvisti d’acqua. Allorché Razi ricevette l’ordine di scegliere il posto migliore per Baghdad, dal punto di vista climatico, per costruirvi un ospedale, egli fece ciò che gli specialisti di malattie infettive approvano ancor oggi: pose un pezzo di carne in ogni angolo della città, e l’ospedale fu costruito laddove il pezzo di carne era marcito più tardi. Gli ospedali musulmani, come quelli di oggi, avevano grandi sale per i malati, aule riservate agli studenti di medicina ai fini del perfezionamento mediante la pratica e la diretta osservazione dei malati.
I musulmani avevano anche creato ricoveri per i malati di mente e farmacie gratuite40”.

A tal proposito, Mac Cap scrive:
“Al Cairo c’era un grandissimo ospedale che aveva quattro giardini pieni di fiori e di zampilli d’acqua. I malati indigenti erano ricoverati gratuitamente e, una volta guariti, ricevevano anche cinque pezzi d’oro41

“A quell’epoca, Cordova contava sessanta moschee, novecento bagni pubblici e cinquanta ospedali42

La Chimica

Jabir Ibni Hayan, discepolo dell’Imam Sadiq (che la pace di Dio sia su di lui) era una delle personalità più grandemente dotate nel campo della chimica.
Max Mirhov lo descrive così:
“Jabir era riconosciuto nel mondo come il padre della celebre alchimia araba. Noi siamo attualmente in possesso di un centinaio di sue opere dalle quali risulta evidente l’influenza sulla storia dell’alchimia europea43

Allameh Sayyid Hebteddin Shahrestani scrive:
“Ho visto cinquanta vecchi manoscritti di Jabir, nei quali, ogni volta che egli tratta un soggetto scientifico, c’è uno specifico riferimento all’Imam Sadiq”.

Egli aggiunge:
“Fino ad oggi sono stati pubblicati cinquecento libri di Jabir, dei quali la maggior parte si trova nelle biblioteche di Parigi e di Berlino. Gli scienziati europei lo hanno soprannominato il maestro della saggezza e non smettono mai di elogiarlo. Essi affermano unanimemente che diciannove fra gli elementi chimici sono riconducibili a un solo elemento, ossia a quello dell’elettricità e del fuoco, il quale è contenuto nella più piccola particella della materia. Definizione che concorda perfettamente con quella dell’elettrone nell’atomo44”111

Il dottor Gustave Le Bon, da parte sua, scrive:
“I musulmani hanno scoperto una serie di prodotti che sono frequentemente utilizzati in chimica e nell’industria. Benché gli scienziati musulmani conoscessero questa scienza, occorre tuttavia rammaricarsi che molti dei loro scritti si siano persi. Si può verificare nelle formule chimiche citate e nei libri che ci sono pervenuti, fino a che punto fosse grande il loro sapere. La loro abilità nella fabbricazione dei colori, nell’astrazione dei metalli, nell’acciaieria o nella conciatura ciò prova che essi impiegavano la chimica anche nell’arte e nei mestieri.
Non è vero, come si apprende nei libri di chimica, che Lavoisier sia stato il fondatore di questa scienza, poiché nessuna scienza ‘appare’ all’improvviso. Se le importanti scoperte e i laboratori dei musulmani non fossero esistiti mille anni prima, Lavoisier non avrebbe potuto fare alcun passo avanti45

Georges Zeydan scrive:
“Senza alcun dubbio, sono stati i musulmani che, grazie alle loro sperimentazioni e alle loro operazioni, hanno fondato la nuova scienza chimica. Sono stati loro che hanno scoperto molti dei composti chimici, scoperte sulle quali si fonda la nuova chimica. Gli scienziati sono unanimemente d’accordo nell’affermare che sono stati i musulmani a scoprire l’acido citrico, l’acido solforico, l’acido nitro, l’idroclorito di potassio, l’alcool, la soda, l’acido borico e l’ammoniaca.
“Inoltre, i chimici musulmani hanno scoperto cose che ci sono pervenute senza sapere come46

Sir Edward scrive nel libro La Storia della Chimica:
“All’epoca dei califfi abbassidi, l’alchimia ha fatto progressi considerevoli. Essi si servivano della distillazione, della vaporizzazione e della sublimazione. Essi sono stati i primi a conoscere il sodio, il carbone, il carbonato di potassio, il cloruro di ammonio, il solfato di potassio, l’alluminio, il solfato di ferro, il borato di sodio, il solfuro di mercurio, che essi utilizzavano frequentemente47

Il dottor Mirhov scrive a proposito di Razi, brillante personalità della chimica:
“Il suo celebre libro Il Manuale dell’Alchimia è stato recentemente rinvenuto nella biblioteca di un principe indiano. Razi vi ha classificato i diversi prodotti, indicando le proprietà chimiche di ciascuno48

Will Durant scrive:
“Si può dire che la chimica in quanto scienza, è una delle innovazioni dei musulmani, poiché questi ultimi hanno aggiunto ai lavori dei Greci che consistevano, come sappiamo, in sperimentazioni e in teorie piuttosto vaghe, l’osservazione minuziosa, l’analisi scientifica e l’attenzione accordata alle registrazioni dei risultati.
Essi hanno analizzato molte sostanze, specialmente le pietre, hanno distinto fra le basi e gli acidi, hanno proceduto a ricerche su centinaia di medicamenti e ne hanno fabbricati centinaia di altri. Essi sono pervenuti dalla teoria della pietra filosofale alla chimica vera. E’ grazie ai numerosi libri degli scienziati musulmani tradotti in latino, alcuni dei quali a tutt’oggi sconosciuti, che la chimica si è sviluppata in Europa49

L’Industria

La clessidra, prima invenzione industriale dei musulmani, fu offerta dal califfo abasside Hàrun all’Imperatore Carlo Magno.

Il dottor Gustave Le Bon scrive a questo proposito:
“Hàrun Ar-rashíd aveva inviato numerosi doni a Carlo Magno, re dei Franchi e imperatore d’occidente, fra i quali il più importante era una clessidra che segnava ogni ora. Carlo Magno e la sua corte erano sbalorditi. Non c’era nessuno, in tutta la corte, che sapesse comprenderne il funzionamento!

“Allorché i musulmani d’Andalusia furono massacrati o espulsi dai cristiani che occuparono questo territorio si determinò il crollo dell’industria. Il declino dell’Andalusia, dopo l’espulsione degli Arabi, fu così rapido che non si sarebbe potuta trovare, come esempio, una nazione che avesse avuto una sorte così dura. La scienza, la tecnologia, l’agricoltura e, infine, tutto ciò che faceva la grandezza di questo territorio era sparito.

Le grandi fabbriche furono chiuse, l’agricoltura regrediva, le terre fertili restarono incolte. Le città, prive di agricoltura e di lavoro, andavano in rovina l’una dopo l’altra. I quattrocento abitanti di Madrid si erano ridotti alla metà. Le milleseicento fabbriche di Siviglia, create dai musulmani e che contavano centotrentamila operai, si erano ridotte a trecento. Dal rapporto che Filippo IV aveva ricevuto dal corpo legislativo, risultava una diminuzione degli abitanti pari all’80%50

Questo stesso scienziato francese riconosceva nei musulmani gli inventori della carta cotonata. Egli scrive a tale riguardo:
“Nel Medioevo, gli europei scrivevano sulla pelle. Poiché questo procedimento era assai costoso, era difficile scrivere e diffondere libri; infatti, questi ultimi erano così rari che i monaci greci e romani raccoglievano gli antichi manoscritti, cancellandone la scrittura allo scopo di scrivere, a loro volta, i loro testi religiosi. Se i musulmani non avessero inventato la carta, questi stessi monaci avrebbero causato la perdita di tutti i manoscritti che erano in loro possesso. Questa invenzione dei musulmani fu veramente un grande servigio reso alla scienza.
Casirio ha rinvenuto nella biblioteca dell’Escorial un libro scritto nel 1009 dell’era cristiana, il quale figura tra i più antichi d’Europa. Questo manoscritto prova che i musulmani utilizzarono per primi la carta in sostituzione della pelle”

Per quanto riguarda l’attribuzione della carta di soia ai Cinesi, il dottor Le Bon aggiunge:
“In quell’epoca, la carta di soia non sarebbe potuta servire agli europei poiché essi non avevano la soia. Ma essi avevano il cotone. Le carte degli antichi libri dei musulmani ci provano che essi avevano raggiunto la perfezione in questa tecnica e che non è stata ancora prodotta nessuna carta che sia migliore.
E’ stato parimenti provato che la fabbricazione della carta a partire dagli stracci, era una specialità musulmana, ossia un lavoro molto complesso che richiedeva molta manipolazione51

Le Matematiche

Il barone Carol Dow scrive:
“I musulmani avevano ottenuto grandi successi in diverse scienze. Essi hanno insegnato alle genti l’utilizzazione delle cifre, hanno fatto dell’Algebra una scienza propria e l’hanno sviluppata. Hanno in seguito fondato la geometria analitica e, senza alcun dubbio, la trigonometria piana e sferica, allora inesistenti in Grecia.

“In un’epoca in cui il mondo cristiano d’occidente era alle prese con i barbari, gli Arabi musulmani proseguivano nei loro studi scientifici e cercavano di custodire la loro spiritualità52

“I Musulmani hanno progredito molto rapidamente nella matematica. Essi hanno fatto importanti scoperte in geometria, in algebra, in trigonometria e in altri campi. E’ indubitabile che la maggior parte delle odierne matematiche è pervenuta in Europa grazie ai musulmani. Prova ne sia che le espressioni tecniche arabe sono sempre utilizzate. Si può citare quale esempio il termine algebra, il quale deriva dall’arabo al-jabr. Le stesse cifre sono chiamate numeri arabi. I grandi matematici musulmani avevano fatto importanti scoperte che, ancor oggi, non hanno perso il loro interesse. Essi hanno scoperto anche l’astrolabio. La trigonometria e le sue espressioni sono state scoperte dagli scienziati arabi o iraniani. Tra i musulmani iraniani, si possono citare grandi personalità quali Abu Reyhan Biruni e Khayyam, dei quali ci sono pervenute importanti opere. L’inglese Wells scrive nel suo libro Essais sur l’Historie Universal: “Noi abbiamo ricevuto dai musulmani tutte le scienze matematiche53

La Geografia

Il celebre cronista Francese, dottor Gustave Le Bon scrive:
“I musulmani sono sempre stati intrepidi navigatori. Essi non avevano timore d’intraprendere lunghi viaggi. Fin dall’inizio dell’era islamica, avevano stabilito relazioni commerciali con contrade lontane quali la Cina, l’Africa e certe regioni della Russia attuale. Tutto ciò era ignorato dagli Europei dell’epoca.
Allorché Solimano pubblicò il suo giornale di viaggio, egli fu il primo che, in Europa, parlava della Cina. Esso sarà pubblicato in francese ancora agli inizi del secolo.
Ibn Hoguel, uno dei più grandi geografi musulmani, ha scritto:
“Io ho descritto nel mio libro il lungo e il largo della terra e ho indicato la totalità dei paesi e delle frontiere dell’Islam. Per ciascun paese ho disegnato una carta topografica. Ho descritto le città, i villaggi, le coste, i laghi, le produzioni, l’agricoltura, le strade, le merci, le distanze fra i diversi paesi, il commercio e, infine, tutto ciò che poteva interessare i re, i ministri e gli altri”
Citando in seguito il nome di molti geografi musulmani – quali Abu Reyhan Biruni, Ibn Batutah e Abu-l-Hassan – Gustave Le Bon aggiunge: “I musulmani hanno fatto grandi progressi in geografia, sia in ragione delle loro peregrinazioni, sia in ragione delle loro conoscenze astronomiche54

L’Arte

Gustave Le Bon scrive:
“Solamente a vedere le moschee, le scuole o i palazzi dei musulmani, ci si accorge che nell’Islam la religione e la civilizzazione sono indissociabili. Il gusto artistico di ogni nazione si riconosce nel fatto che essi adattano rapidamente, ai loro bisogni, ciò che serve per mostrare il colore della propria spiritualità, come pure ogni altra forma.

Numerose testimonianze indicano che nessuno ha potuto superare i musulmani in questo campo. Basta osservare i loro vecchi edifici e costruzioni per rendersi conto del loro genio. Il miglior esempio viene dalla moschea di Cordova la cui architettura locale espone nuovi accorgimenti.
La cesellatura sul legno, avorio o conchiglia fa parte dei lavori che i musulmani hanno sviluppato moltissimo. Le antiche moschee, le belle porte, gli scranni intarsiati, i soffitti scolpiti, le finestre in forma di tulle ecc., sono tutti lasciti che ci sono rimasti dai musulmani, che oggi non possono essere realizzati senza dispensare considerevoli somme.

Essi cesellavano l’avorio con cura, sono musulmani quelli che hanno realizzato la tavola della Chiesa di Sant’Isidoro di Léon e il forziere d’avorio del re di Siviglia, che risale all’XI secolo, così come la cassa di avorio della Chiesa di Baeux, realizzata nel XII secolo e probabilmente trasportata dall’Egitto dagli Europei, al tempo delle Crociate.

Quest’oggetto d’avorio è arricchito con argento e oro.
Ciò che è sorprendente e che prova la loro perspicacia e il loro gusto tecnico, è che essi realizzavano tutti questi lavori minuziosi con attrezzi molto semplici e nello stesso tempo molto dolci. I bijoux e la gioielleria che troviamo attualmente a Damasco o al Cairo non sono minimamente comparabili a quelli dell’epoca dei Califfi, si può pure affermare che non v’è nessun artigiano europeo contemporaneo che possa, con l’aiuto di vecchi utensili, cesellare il legno o decorare un vaso o incastonare un braccialetto, come facevano gli artigiani orientali.
I musulmani possedevano nella stessa maniera la perfezione nella fabbricazione e nell’utilizzo delle ceramiche, in maniera tale che nessuno ha ancora potuto eguagliarli.

Fu all’inizio del X secolo cristiano che, in Andalusia, i musulmani iniziarono a utilizzare le ceramiche smaltate. Essi avevano costruito per questo degli ateliers che esportavano nel mondo intero le loro ceramiche. Le ceramiche smaltate del XIII secolo che sono state utilizzate nel palazzo di Al-hamra sono senza equivalenti: esse brillano come pietre preziose. Sono state levigate a ferro e brillano come le ceramiche italiane, conosciute più tardi sotto il nome di maioliche. Infatti è dai musulmani che gli italiani hanno appreso la fabbricazione delle ceramiche. Uno dei capolavori della ceramica musulmana è il celebre vaso del palazzo di Al-hamra, che misura un metro e mezzo e in cui sono state utilizzate delle meraviglie55

Il dottor Max Mirhov scrive:
“Attualmente, le ricche conoscenze scientifiche si rivelano poco a poco e vengono utilizzate da tutti. Certo, ciò che è stato recentemente scoperto ha rivelato assai sulla storia della scienza del mondo islamico, ma queste scoperte rimangono però insufficienti. Il mondo si renderà conto troppo tardi dell’importanza della scienza dei musulmani.
Ma è questa luce che ci ha guidato nell’oscurità e diretto fin là. Possiamo ugualmente sostenere che ci ha sempre accompagnato56

Molti storici e sapienti europei e statunitensi hanno riportato delle proposte interessanti sulla profonda influenza delle diverse scienze islamiche sul progresso scientifico dell’occidente.
Un professore dell’Università di Cambridge, John Brendtrend, scrive:
“Quando la maggior parte dell’Europa era immersa materialmente e spiritualmente nella miseria, i musulmani della Spagna avevano già fondato una grande civiltà, dotata di un’economia tra le più ordinate.

I musulmani di Spagna hanno ricoperto un ruolo determinante nel progresso e nello sviluppo dell’industria, della scienza, della filosofia e della poesia, in maniera tale che nel XIII secolo, essi influenzavano i più grandi sapienti e pensatori come Tommaso d’Aquino e Dante. Bisogna dunque considerare la Spagna come la porta-bandiera della civilizzazione europea57

Il sapiente Anglais Chamber sostiene:
“Non si potrà mai descrivere abbastanza bene a qual punto i musulmani hanno fatto evolvere, presso di noi, i costumi umani e come hanno aiutato il progresso e l’educazione degli europei.
“Se i musulmani guidati da Tariq Ibni Ziad non si fossero insediati, nel 711 dell’era cristiana, sulle coste dello stretto di Gibilterra, e partendo da là, non si fossero riversati in Europa, noi altri europei saremmo assai lontani dal nostro attuale progresso58

L’inglese Bogold dichiara:
“Le università di Baghdad e d’Andalusia accoglievano anche, con molto rispetto, gli studenti stranieri ebrei e cristiani. Le loro spese erano a carico del governo. Centinaia di giovani europei beneficiavano di questa libertà e dell’aiuto dei musulmani e qui perseguirono i loro studi”

Il celebre cronista americano Drober scrive:
“I sapienti musulmani conoscevano la maggior parte delle scienze vecchie e nuove. Essi padroneggiavano perfettamente la meccanica, l’idrostatica e la dinamica. Risolvevano senza alcuna difficoltà i problemi della chimica, della fisica ed erano assai abili nei campi della distillazione, della raffinazione e della sublimazione.
Le università islamiche insegnavano scienze quali la fisica, la chimica, l’astronomia, l’agronomia, l’assistenza sociale e l’etica. Nessuna università ha contato, come l’università islamica, seimila studenti”

Philippe Héti dichiara:
“A Cordova, vi erano miglia e miglia di strade lastricate, le case ai lati erano illuminate, mentre Londra e Parigi gioivano, solamente sette secoli dopo, di tale privilegio.
Qualche secolo più tardi, a Parigi, se qualcuno osava uscire da casa propria in un giorno di pioggia, sprofondava nel fango fino alla caviglia. Quando l’università di Oxford dichiarava ancora che il bagno è un costume idolatro, generazioni successive di sapienti a Cordova, si bagnavano in bagni lussuosi59

Nel suo libro La struttura dell’uomo, Brolth scrive:
“Ciò che la nostra scienza deve a quella araba, non sono le repentine scoperte e il nuovo pensiero. E’ ben di più ciò che si possa immaginare. Poiché la nostra scienza deve la sua intera esistenza alla scienza araba.
Ciò che noi chiamiamo scienza, in Europa, proviene dai nuovi metodi di esperienza, di osservazione e di misura. Le matematiche si sono evolute a un grado tale che la Grecia non ha mai conosciuto. Sì, questa consistenza e questi metodi scientifici ci sono stati offerti dagli Arabi60

Come è possibile che noi altri musulmani viviamo in tali condizioni, quando siamo gli eredi della brillante e gloriosa civiltà islamica? Perché siamo decaduti dal nostro rango di guide del mondo? Come la nostra civiltà, la nostra scienza e la nostra presenza politica sono state indebolite e la nostra evoluzione si è arrestata? Perché gli occidentali ci hanno rimpiazzato in tale maniera che noi abbiamo ora bisogno della loro tecnologia e dei loro prodotti industriali?

Perché i musulmani, con un passato così brillante, a Est così come ad Ovest, devono vivere oggi una tale umiliazione?

La comunità araba, lontano da ogni ordine sociale e la cui totalità del potenziale veniva sperperata in vani conflitti e diatribe, è pervenuta in poco tempo, grazie all’Islam, a un’unione di eccezionale grandezza ed è divenuta rapidamente, sovrana delle più grandi nazioni e dei più potenti governi.

L’organizzazione di una nazione potente esige delle basi solide, dei principi, dei costumi e una morale, tutti perfetti, perché possa sopravvivere ed evolversi.

Non è tramite le armi che l’Islam ha dato forza al popolo. Ha iniziato a rinforzare il suo pensiero per poi dirigerlo sul retto cammino della Verità ed espandere nella società lo spirito di giustizia, fraternità e amicizia.

La storia mostra molto bene che i musulmani, ogni volta che si allontanavano dagli insegnamenti celesti, cadevano nella miseria. I musulmani che nel passato avevano fondato questa gloriosa civiltà, erano senza alcun dubbio più vicini di noi all’Islam. Non è forse lo squilibrio tra la scienza e il pensiero, la materia e lo spirito che ha provocato il declino della civiltà islamica? Lo stendardo dell’attività, dell’assiduità della Jihad è caduto dalle mani dei musulmani e sono gli occidentali che se ne sono impadroniti e che si sono quindi evoluti, al punto che il loro pensiero, la loro scienza e la loro civiltà hanno influenzato nei nostri giorni il mondo intero.

La condizione dei musulmani è stata ugualmente capovolta in ciò che concerne la virtù e la morale.

Se i musulmani non si fossero talmente allontanati dall’Islam puro e vero, non vi sarebbe stata questa profonda frattura nei loro ranghi. Essi avrebbero potuto conquistare il mondo intero, per farvi regnare la loro nobile religione.

Locasse, uno dei compagni di Napoleone a Sant’Elena, dichiara:
“Quando Napoleone soggiornava in Egitto si domandava, con stupore, come il Profeta (S) dell’Islam e gli uomini della storia islamica siano arrivati a penetrare così facilmente in territori stranieri, che hanno poi dominato. E’ per questo stesso motivo che l’Imperatore adottò un giudizio ottimista dell’Islam dichiarando: “Mi convertirò all’Islam!”

Oggi l’ordine islamico è stato messo da parte sulla scena socio-politica, dal quadro della legislazione dei governi cosiddetti islamici e dalla vita dei musulmani.
Dal punto di vista dei principi e delle origini, la reale comunità islamica è molto diversa dalla società attuale, giacché ogni società sottoposta alle leggi non islamiche non può essere musulmana.

La comunità dei musulmani è attualmente sprovvista del pensiero e della morale islamica. Alcune branche della civiltà non sono state basate sul metodo che conviene. Non rimane più alcun legame tra l’Islam e la pratica. Sono dunque i musulmani e non l’Islam, che sono responsabili di questo declino e di questo insuccesso.

I musulmani dei nostri giorni, al fine di compensare il loro ritardo e di procedere a delle riforme fondamentali, devono tener conto delle condizioni del loro messaggio spirituale e materiale per pervenire a un risultato. Finché i musulmani non ritorneranno alle limpidi origini della civiltà islamica e alla fonte dei preziosi insegnamenti di questa religione, non potranno raggiungere la grandezza e la potenza di un tempo e resteranno lontano, dietro il convoglio dell’umanità. I musulmani devono rinforzare il loro legame con il pensiero islamico e rispettare il patto che hanno stretto con Dio e con loro stessi. E’ così che essi potranno raggiungere nuovamente questa grandezza e questa nobiltà.

  • 1. L’uomo, questo sconosciuto p. 4.
  • 2. Lo spirito delle leggi, p. 593
  • 3. Il contratto sociale p. 336
  • 4. L’Islam secondo Voltaire p. 99
  • 5. Voltaire, Dizionario filosofico, tomo 24, p. 555
  • 6. Il libro degli eroi
  • 7. L’uomo, questo sconosciuto
  • 8. I piaceri della filosofia pp. 326-327
  • 9. L’Islam e gli altri pp. 41-42, 48-49
  • 10. Keyhan 14/10/1935 (1966)
  • 11. Khandaniha n. 37, 27° anno
  • 12. La nosrta economia, tomo 2 p. 216
  • 13. Nel caso in cui si ammettesse questa pretesa. Ma bisognerebbe anche prestare attenzione al rapporto seguente: una delegazione incaricata di controllare i prodotti alimentari ha riscontrato dopo nove mesi di studi e ricerche, che dieci milioni di americani soffrono di malnutrizione. Il capo di questa delegazione ha chiesto al Presidente degli Stati Uniti di proclamare lo stato di emergenza., tenuto conto della gravità del problema, e di inviare aiuti urgenti e gratuiti nelle 256 città dei 20 stati americani più colpiti. Questa delegazione (25 membri) il cui rapporto aveva sollevato un vago entusiasmo negli ambienti americani, ha intrapreso questi esami nel mese di giugno scorso. È stata formata dietro iniziativa del presidente dell’organizzazione per la lotta alla malnutrizione, Walter Renter, anche capo del sindacato degli operai delle fabbriche automobilistiche americane. Renter aveva a carico suo il totale delle spese di questa delegazione; quest’ultima ha indicato nel suo rapporto che la malnutrizione di dieci milioni di americani risultava dalla guerra e da altri conflitti socio-economici all’interno della società americana. Ha aggiunto che in ragione del disordine provocato dalla guerra, queste genti sono incapaci di procurarsi gli alimenti vitali. Il rapporto in questione cita pure le dichiarazioni del ministro americano dell’agricoltura, secondo cui, data l’impossibilità di nutrire a sufficienza questi dieci milioni di americani, è il governo stesso che deve incaricarsene. (United Press International 22-2-47)
  • 14. Storia della proprietà (tradotto dal persiano) p. 94.
  • 15. La storia delle scienze
  • 16. Sharh Nahj ul-Balagha, ibn Abi al-Hadid, tomo 2 p. 189
  • 17. Storia della civiltà, Will Durant, tomo 11 p. 147
  • 18. Enciclopedia del XX secolo, tomo 6 p. 609
  • 19. Civilizzazione islamica e araba tomo 3 p. 329
  • 20. Il patrimonio dell’Islam p. 230
  • 21. Il patrimonio dell’Islam p. 230
  • 22. Civilizzazione islamica e araba p. 557-558
  • 23. Civilizzazione islamica e araba p. 562
  • 24. Enciclopedia del XX secolo tomo 6
  • 25. La gloria dei mussulmani in Spagna p. 170
  • 26. Sguardi sulla storia del mondo p. 413
  • 27. Il patrimonio dell’Islam p. 132
  • 28. Il patrimonio dell’Islam p. 116
  • 29. Il patrimonio dell’Islam p. 128
  • 30. Il patrimonio dell’Islam p. 116
  • 31. Storia della civiltà, W. Durant, tomo 7 p. 759
  • 32. Civilizzazione islamica e araba p. 637
  • 33. Storia della civiltà islamica tomo 7 p. 78
  • 34. Civilizzazione islamica e araba
  • 35. Civilizzazione islamica e araba p. 637
  • 36. La gloria dei mussulmani in Spagna p. 183
  • 37. Storia della civiltà islamica tomo 3 p. 279
  • 38. Storia della civiltà islamica
  • 39. Storia della civiltà islamica tomo 3 p. 282
  • 40. Civilizzazione islamica e araba p. 635
  • 41. La gloria dei mussulmani in Spagna p. 183
  • 42. Il mondo dell’Islam p. 82
  • 43. Il patrimonio dell’Islam p. 112
  • 44. Al-Dalà’il wal-Masàil
  • 45. Civilizzazione islamica e araba p. 612
  • 46. Storia della civiltà islamica tomo 1 p. 279
  • 47. La gloria dei mussulmani in Spagna p. 181
  • 48. Il patrimonio dell’Islam p.12
  • 49. Storia della civiltà, W. Durant, tomo11 p.155
  • 50. Civilizzazione islamica e araba
  • 51. Civilizzazione islamica e araba
  • 52. Il patrimonio dell’Islam p. 293.
  • 53. Collezione di edizioni della propaganda islamica
  • 54. Civilizzazione islamica e araba
  • 55. Civilizzazione islamica e araba
  • 56. Civilizzazione islamica e araba
  • 57. Il patrimonio dell’Islam p. 100, 134
  • 58. Il patrimonio dell’Islam p. 152
  • 59. Futuh al-‘arab wa kunuz al-adab p. 26
  • 60. Storia araba, tomo 1 ,p. 673

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