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Studiando il Corano

 
Il Libro sacro dei Musulmani è il Corano; si tratta della rivelazione di Iddio Altissimo al Profeta Muhammad (pace su di lui e la sua progenie). I 114 capitoli del Corano sono stati rivelati in una forma graduale in circa 22 anni; alcuni dei versetti sono stati rivelati a Mecca mentre altri sono stati rivelati a Medina. Per i musulmani, il Corano costituisce la prima e principale fonte delle leggi e valori islamici. Esso è considerato il messaggio finale di Dio all’umanità, e deve esser seguito in ogni tempo e in tutti i luoghi fino alla fine di questo mondo.

In quest’epoca sentiamo dire spesso che dobbiamo stare al passo coi tempi” – scrive il dott. Nasr, eminente studioso islamico che attualmente insegna l’Islam alla George Washington University in D.C. “Raramente ci si chiede cosa abbiano i ‘tempi’ con cui bisogna stare al passo. Per gli uomini che hanno perso la visione di una realtà che trascende il tempo, che sono completamente immersi nella maglia del nostro spazio-tempo e che sono stati affetti dallo storicismo prevalente nella moderna filosofia europea, è difficile immaginare la validità di una verità che non si conforma al loro immediato ambiente esterno.

L’Islam, a ogni modo, è basato sul principio che la verità trascende la storia e il tempo. La Legge Divina è una realtà trascendente oggettiva attraverso cui l’uomo e le sue azioni sono giudicati, e non viceversa.

Cio’ che si chiama ‘tempi’, oggigiorno, è, per certi versi, un insieme di problemi e difficoltà creati dall’ignoranza dell’uomo riguardo alla sua stessa natura e alla sua ostinata determinazione di ‘vivere di solo pane’. Il tentativo di piegare la Legge Divina ai ‘tempi’ non è altro che un suicidio spirituale, perché rimuove il criterio stesso attraverso cui il valore stesso della vita e delle azioni dell’uomo possono essere obiettivamente giudicati, e quindi consegna l’uomo agli impulsi più infernali della sua natura più bassa. Per concludere, lo stesso modo di approcciare il problema della Legge islamica, e della religione in generale, che cerchi di renderli conformi ai ‘tempi’, porterà all’incomprensione dell’intera prospettiva e dello spirito stesso dell’Islam.”1

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Alcune sorelle musulmane hanno iniziato a incorporare l’ideologia femminista occidentale nello studio del Corano; esse credono che l’hijab e altre questioni connesse siano state interpretate principalmente da una prospettiva esclusivamente maschile. Alcune di esse giungono a dire che, poiché tutti i Profeti e Messaggeri erano uomini, anche le leggi sono parziali rispetto agli uomini.

Il problema di questo tipo di pensiero è che non vi è alcuna prova a suo supporto. E’ infondato accusare il Profeta (S), gli Imam dell’Ahlul Bayt (A) ed anche i giuristi – che sono considerati un’autorità solamente se sono giusti e integri nella condotta – di avere un pregiudizio maschile nell’interpretazione delle leggi divine. Dovremmo avere ora una interpretazione del Corano basata sul genere sessuale, dove gli uomini e le donne studieranno il Libro sacro differentemente? Il Corano chiaramente dice:

“Non invidiate l'eccellenza che Iddio ha dato a qualcuno di voi: gli uomini avranno cio’ che si saranno meritati e le donne avranno cio’ che si saranno meritate. Chiedete a Dio, alla grazia Sua. Iddio in verità conosce ogni cosa.” (4:32)

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Queste musulmane “femministe” sono anche dell’opinione che una donna ha il diritto di interpretare il Corano in accordo alla sua personalecomprensione, e che ha il diritto di scegliere come interpretare il proprio codice di abbigliamento. Nella loro discussione, il famoso versetto 2: 256 è portato come una prova:

“Non vi è costrizione nella religione…”

Prima di tutto il versetto 2: 256 non dà al musulmano (o alla musulmana) la scelta di fare qualsiasi cosa voglia. Musulmano significa qualcuno che si sottomette ai comandi di Dio. Dire che una persona puo’ essere un musulmano e continuare ad avere “la scelta in qualsiasi cosa” è un vero ossimoro. Secondo, queste persone convenientemente ignorano il contesto di questo versetto. Il versetto parla rispetto alla scelta della religione prima di entrare nell’Islam (sottomissione alla volontà di Dio). Questo significa che nessuno puo’ essere obbligato a diventare un musulmano.

“Non c'è costrizione nella religione. La retta via ben si distingue dall'errore. Chi dunque rifiuta l'idolo e crede in Dio, si aggrappa all'impugnatura più salda senza rischio di cedimenti. Iddio è audiente, sapiente.”

Il versetto parla chiaramente di rigettare Satana e credere in Dio. Questo non significa che un musulmano (o una musulmana) abbia la scelta in qualsiasi cosa voglia fare.

Una volta che una persona si è sottomessa a Dio, a essa non viene lasciata scelta nelle questioni già decise da Iddio e dal Suo Messaggero. Vedasi il versetto seguente che rende la questione dell’obbedienza chiaro sia per gli uomini che per le donne:

“Quando Iddio e il Suo Inviato hanno decretato qualcosa, non è bene che il credente o la credente scelgano a modo loro. Chi disobbedisce a Iddio e al Suo Inviato palesemente si travia.” (33:36)
E quindi il Corano è per tutti: uomo e donna, giovane e anziano, bianco e nero, arabo e non-arabo, orientale e occidentale; ma deve essere studiato sui suoi stessi termini senza imporvi la simpatia o l’antipatia personale e senza mettergli la ‘camicia di forza’ in questo o quell’“ismo”.

  • 1. Seyyed Hossein Nasr, Islamic Life and Thought (Albany: SUNY, 1981) pag. 26.

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