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Il ruolo decisivo degli esseri umani nel determinare il loro futuro

Le creature del mondo sono divise in due gruppi: esseri animati ed esseri inanimati.

Le creature inanimate non hanno alcun ruolo nello sviluppo di se stessi: l’acqua, il fuoco, le pietre e la terra non hanno alcun ruolo nella realizzazione e nel perfezionamento di se stessi, ma si realizzano solo sotto l’influenza di fattori esterni e, occasionalmente, raggiungono un certo tipo di perfezione. Essi però non compiono sforzi o attività di qualsiasi tipo per sviluppare la propria esistenza.

Le creature animate, le piante, gli animali e gli esseri umani, invece, compiono sforzi specifici per preservare se stessi dai vari pericoli, per assumere sostanze con cui alimentarsi e per riprodursi.

Nelle piante è presente una serie di potenzialità naturali che determinano il loro futuro. Alcune di queste permettono alle piante di assorbire sostanze dalla terra e dall’aria, altre permettono loro di crescere attraverso ciò che hanno assimilato, altre ancora ne favoriscono la riproduzione.

Anche gli animali posseggono queste potenzialità naturali in aggiunta ad altre intuitive, come i cinque sensi e le inclinazioni istintive, grazie alle quali possono mettersi in salvo quando sono in pericolo, e difendere la propria crescita individuale e la sopravvivenza della specie.

Quanto agli esseri umani, essi possiedono tutte le facoltà naturali e intuitive che hanno le piante e gli animali, ma hanno inoltre le straordinarie capacità della ragione e della volontà, le quali a un grado elevato aprono la via alla costruzione del loro futuro come essi lo desiderano.
Da questa analisi possiamo dedurre i seguenti punti:

• Alcune entità non hanno nessun ruolo nello stabilire il loro futuro: esse sono chiamate esseri inanimati.

• Altre creature giocano una sorta di ruolo inconscio e forzato che la natura esige per supportare la loro crescita e la loro sopravvivenza: esse sono chiamate piante.

• Un terzo gruppo di esseri gioca un ruolo più sviluppato nella protezione della propria vita; questo ruolo è conscio, ma non svolto liberamente. È fatto grazie alla conoscenza di se stessi e dell’ambiente circostante, e sotto l’influenza di certi desideri istintivi. Essi salvaguardano così se stessi per il loro futuro e sono chiamati animali.

• Gli esseri umani, che costituiscono l’ultima categoria di creature, impegnano se stessi nell’adempimento di un ruolo più effettivo ed esteso, così da determinare spontaneamente il proprio destino. Questo ruolo è adempiuto coscientemente e con libera volontà; gli esseri umani, in altre parole, sono coscienti di se stessi e del proprio contesto e decidono liberamente circa il proprio futuro, secondo il loro intelletto e la loro volontà.

È ovvio che la libertà dell’essere umano nello svolgere il proprio ruolo è più estesa di quella degli altri animali. Essa mira all’autocoscienza e nasce da tre caratteristiche inerenti la natura degli esseri umani:

• La vastità della perspicacia e della consapevolezza umana. Gli esseri umani, attraverso la conoscenza, estendono i confini della loro sagacia, sviluppano la consapevolezza di appartenere alla natura, ne apprendono l’essenza e le leggi: in questo modo si rendono capaci di conciliare la natura e la vita umana nel modo migliore.

• La vastità dei desideri, tema accennato nella seconda parte “Una creatura multi-dimensionale”.1

• La capacità intrinseca che porta alla maturazione appartiene esclusivamente agli esseri umani, e riguardo a questa caratteristica nessun’altra creatura è simile a loro.

È doveroso menzionare che se anche alcuni esseri animati, come piante e animali, fino a un certo grado manifestano dei mutamenti – il loro comportamento può essere alterato attraverso una serie di fattori formativi, come indicato dagli esperimenti su piante e animali - nessuno di essi è capace di produrli autonomamente. Anzi, sono gli esseri umani che causano tali mutamenti in essi. Inoltre la portata dei mutamenti che sono in grado di manifestare nelle loro capacità fisiche e mentali è inferiore a quella che sono in grado di sviluppare gli esseri umani.

Al contrario degli animali, che nascono con specifiche caratteristiche, gli esseri umani sono creature potenziali per quanto riguarda le loro caratteristiche e abitudini. Essi, infatti, sono privi di ogni abitudine al momento della nascita, ma nel corso della vita sono in grado di sviluppare un numero indefinito di qualità e virtù, determinando una serie di “dimensioni secondarie” che si aggiungono a quelle innate.

In base alle leggi della creazione, l’essere umano è l’unica creatura dotata della capacità di forgiare come desidera le linee guida del suo futuro. Questo implica che la forma psicologica degli esseri umani, nonché i comportamenti etici, si sviluppano per lo più dopo la nascita: essi potenziano le proprie qualità crescendo, contrariamente agli organi fisici che sono completati nel grembo materno e a differenza delle caratteristiche degli animali che si definiscono e completano nel periodo embrionale.

Questa è la ragione per cui tutte le creature, animali compresi, sono ciò che sono state create, mentre l’essere umano diventa ciò che egli stesso vuole essere. Per questo motivo i membri di ogni specie animale hanno caratteristiche psicologiche comuni così come hanno organi fisici uguali: tutti i membri delle specie del gatto, per esempio, condividono gli stessi tratti, e ciò vale anche per tutti i cani, tutte le formiche e così via, e anche se ci sono differenze, esse sono minime. Fra i membri della razza umana è invece possibile notare un’infinita varietà di abitudini e caratteristiche che rendono l’essere umano l’unica creatura in grado di formare se stessa.

Gli Aĥādith avvertono che tutti gli esseri umani verranno resuscitati nel Giorno del Giudizio secondo le loro virtù spirituali acquisite, piuttosto che per le loro sembianze fisiche: essi potrebbero essere ricevuti alla presenza di Dio con la forma degli animali a cui assomigliarono maggiormente in vita.
Soltanto coloro che avranno raggiunto un’etica “umana”, le cui abitudini e virtù morali e le dimensioni secondarie della loro anima sono in accordo con la dignità e il valore umano, avranno un’apparenza umana davanti a Dio.

Gli esseri umani dominano la natura e la riconciliano liberamente con le proprie necessità attraverso la conoscenza scientifica. Essi maturano e determinano il loro futuro sulla base del potere di autorealizzazione che esiste in loro. Tutte le scuole di etica, gli insegnamenti religiosi e le dottrine educative mirano a guidare la persona verso questa meta: il proprio perfezionamento. La Retta Via è quella che dirige gli esseri umani verso la beatitudine, e la via errata è quella che li guida verso avversità e corruzione. È scritto nel Sacro Corano:

“…E gli abbiamo indicato la Retta Via, sia esso riconoscente o ingrato”. (Sacro Corano, Sura al-Insan, 76:3)

(L’essere umano, che è libero e può realizzare se stesso, ha due scelte: o sceglie la via a cui Dio lo guida e diviene riconoscente, oppure sceglie un’altra via e diviene ingrato).

Come è stato discusso in precedenza, la conoscenza e la fede giocano ruoli diversi e significativi nell’edificazione del futuro degli esseri umani. La conoscenza mostra loro la via per la creazione dell’avvenire secondo la loro volontà. La fede, invece, li guida sul modo di costruire e migliorare se stessi e il futuro, al servizio di se stessi e della società.

Il sentimento religioso impedisce all’essere umano di costruire il domani in base a inclinazioni materiali e individuali, guida la volontà umana oltre i limiti edonistici e le insegna a incorporare la spiritualità tra i propri desideri.

La conoscenza è uno strumento sotto il controllo della volontà dell’essere umano, che gli permette di modellare la natura secondo il suo comando e la sua volontà. Il modo in cui la natura dovrebbe essere utilizzata per produrre beni a vantaggio della società o per aumentare il potere di pochi, non ha niente a che fare con la conoscenza in sé: riguarda piuttosto il tipo di esseri umani che fanno uso di questo sapere.

La fede, al contrario, è una forza che governa l’essere umano, ne prende la volontà sotto il suo comando, guidandolo sul cammino della verità e dell’etica. La fede “costruisce” l’essere umano e quest’ultimo, a sua volta, “costruisce” la natura. Quando la conoscenza e la religiosità sono presenti e in armonia nell’essere umano, l’umanità, e di conseguenza il mondo, prosperano.

1. Limitazioni della libertà e della volontà dell’essere umano

È abbastanza ovvio che, benché l’essere umano sia libero di formare la propria spiritualità, di modificare il suo ambiente naturale come vuole e creare il futuro ideale, egli è piuttosto limitato nelle azioni. Gli esseri umani godono di una libertà relativa che è confinata a uno specifico dominio, all’interno del quale essi possono scegliere un futuro prosperoso o disastroso. I seguenti fattori fissano e/o influenzano i limiti dell’essere umano.

A. Eredità

Gli individui nascono inevitabilmente con una natura umana, in quanto i loro genitori sono un uomo e una donna. Un insieme di tratti ereditari come il colore della pelle, quello degli occhi e tutte le varie particolarità fisiche, vengono ereditati dai propri genitori, che, a loro volta, li hanno ereditate dalle precedenti generazioni.

Gli esseri umani non scelgono di avere simili attributi, ma questi sono automaticamente trasmessi a loro quale eredità.

B. Ambienti naturali e geografici

Gli ambienti naturali e geografici e, in particolare, l’area in cui l’essere umano cresce, avranno inevitabilmente alcuni tipi di effetti sul suo corpo e sul suo spirito.

Il caldo, il freddo o i climi temperati avranno come conseguenza il fatto che l’essere umano è soggetto a differenti tipi di stati d’animo. Anche le montagne, il deserto e altri elementi territoriali influiscono sull’essere umano.

C. Ambiente sociale

L’ambiente sociale è un altro importante fattore nella creazione delle virtù morali e spirituali dell’essere umano.
Il linguaggio, le tradizioni sociali comuni e la religione sono tra i fenomeni che sono imposti o indotti dall’ambiente sociale.

D. Fattori storici e temporali

Per quanto riguarda l’ambiente sociale, gli esseri umani sono sotto l’influenza decisiva degli eventi passati e presenti. Nel complesso, c’è un legame diretto tra il futuro e la storia passata di ogni creatura. Sono due parti di un processo continuo: il passato è il seme da cui cresce il futuro.

2. La ribellione dell’essere umano a questi limiti

Sebbene gli esseri umani siano incapaci di spezzare completamente i loro legami con l’eredità, l’ambiente sociale e naturale, la storia e il tempo, essi possono ribellarsi contro queste costrizioni, porre fine al loro dominio e liberarsi di essi.
Essi sono capaci di determinare alcuni tipi di cambiamento attraverso la loro ragione e la conoscenza da un lato, il loro potere di volontà e la fede dall’altro; a questo punto essi possono adattare questi fattori ai propri desideri in modo da controllare le redini del loro destino.

3. L’essere umano e la predestinazione divina (Qada' e Qadar)

È convinzione di molti che la predestinazione sia un fattore primario che impone limitazioni alla libertà dell’essere umano. Noi, al contrario, non l’abbiamo nominata tra i fattori che limitano la sovranità umana. Perché? Perché la predestinazione non esiste o forse perché non è un fattore limitante?

La predestinazione certamente esiste, ma essa non restringe la libertà dell’essere umano. Qada' è l’indiscutibile Decreto Divino riguardo agli eventi e ai fenomeni,2 mentre Qadar è la misurazione di essi.3

Secondo la teologia, è assolutamente certo che la predestinazione non riguarda gli eventi in modo diretto e senza intermediario. Il Decreto Divino ordina ogni singolo evento attraverso le proprie cause relative. Esso esige un modello di organizzazione del mondo causale basato sulla dialettica causa- effetto.4

La libertà dell’essere umano è basata sul suo intelletto e sulla sua volontà, ma egli è allo stesso tempo limitato da fattori storici, ambientali ed ereditari. Possiamo ascrivere questi limiti alla predestinazione e all’ordine di causa ed effetto propri del mondo.

Da ciò possiamo allora constatare che il destino non è un fattore limitante; il condizionamento che la predestinazione impone agli esseri umani è paragonabile a quella dovuta ai fattori ereditari, sociali, storici e non altro. Anche la libertà dell’essere umano è decretata dalla predeterminazione: essa fa in modo che egli sia un essere in possesso di sapienza e libero arbitrio, in grado di liberarsi dalla sottomissione alla maggior parte delle costrizioni sociali e ambientali e dirigere il proprio destino5.

4. L’essere umano e i doveri

Come menzionato in precedenza, l’essere umano è una creatura portata a ubbidire. Egli è in grado di vivere sotto una certa struttura di leggi per lui decretate. Questa attitudine non esiste nelle altre creature, che seguono forzatamente solo le leggi e le regole naturali e non altri tipi di ordini.

In altre parole, noi non possiamo decretare leggi specifiche e comunicarle ai boschi, agli alberi, ai fiori, alle mucche, ai cavalli o alle pecore, anche se vanno a loro beneficio: se si vuole che queste creature agiscano secondo le regole a loro favore, bisogna in qualche modo obbligarle.

L’essere umano, invece, è l’unica creatura capace di agire entro limiti fissati da una struttura di leggi convenzionali. Ebbene, poiché queste leggi sono stabilite e poste su di essi da un legislatore legittimo e poiché la perseveranza nell’adempierle è di solito accompagnata da difficoltà e impegno, esse vengono chiamate “doveri” (Taklif).

Per far in modo che l’essere umano si senta vincolato a compiere doveri specifici, il legislatore deve tenere ben presenti le seguenti condizioni essenziali.

A. Maturità

Nel corso della vita, l’essere umano giunge a un’età in cui affronta un insieme di repentini cambiamenti nel proprio corpo, nei sentimenti e nei pensieri, che viene chiamato maturità. Ognuno, infatti, è soggetto a una crescita naturale.

Non è però possibile determinare esattamente una data precisa per la maturità, valida per tutti gli individui; è probabile che alcuni raggiungano il proprio perfezionamento naturale prima di altri. Le caratteristiche individuali, le circostanze regionali e ambientali contribuiscono a ritardare o ad anticipare l’età in cui si raggiunge la maturità.

È certo che le donne raggiungono il perfezionamento prima degli uomini. Dal punto di vista legislativo, la maturità viene determinata in base a una età ben precisa, onde poter stabilire un criterio oggettivo per tutti. Questo tipo di consapevolezza si definisce maturità legale; è quindi possibile che alcune persone raggiungano la maturità naturale prima di quella legale.

Secondo la maggioranza dei giurisperiti sciiti6 l’età legale per la maturità del sesso maschile è il compimento del quindicesimo anno secondo il calendario lunare7, per il sesso femminile la maturità incomincia invece al compimento del nono anno secondo il calendario islamico.

In generale, il raggiungimento dell’età legale è una delle condizioni per l’adempimento dei propri doveri.

Ciò significa che una persona che non abbia raggiunto l’età legale non è responsabile davanti alla legge, salvo nel caso in cui si provi che la persona abbia raggiunto la maturità naturale prima di quella legale.

B. Ragione

La sanità mentale è un’altra condizione per l’adempimento di doveri. Un individuo immaturo non è ritenuto responsabile di determinati comportamenti, e quando diventa maturo non è obbligato a compiere ciò che non ha fatto prima di aver raggiunto la maturità; non è responsabile, per esempio, per le preghiere non eseguite prima della maturità legale. Allo stesso modo una persona non sana di mente, mentre è in questo stato, non ha nessun dovere; se guarisse e riacquistasse la sanità mentale, non sarebbe obbligata a recuperare i doveri (come le preghiere e il digiuno) che non ha compiuto.

Bisogna però puntualizzare che ci sono determinati doveri riguardanti i beni dei bambini e delle persone insane che devono essere adempiuti in ogni caso: si tratta della zakah e del khums8 da applicare ai beni dell’orfano o dell’insano di mente. Nel momento in cui abbiano raggiunto la maturità o riacquistato la sanità mentale, essi devono pagare queste tasse, nel caso in cui i legittimi tutori non lo abbiano già fatto in precedenza.

C. Conoscenza e consapevolezza

Gli esseri umani devono essere informati riguardo ai loro doveri, perché è ovvio che possono adempierli solo se ne sono consapevoli.

Supponiamo che un legislatore emani una certa legge, ma non ne informi coloro ai quali si vorrebbe applicarla; essi non potrebbero agire in accordo a quella legge e, se commettessero un’azione contraria a essa, non potrebbero dunque essere puniti. Per questo motivo i giurisperiti islamici deplorano la punizione di un individuo che, non a causa di una propria mancanza, è inconsapevole di una legge. Questo comportamento degli organi legislativi è sottolineato nel principio definito “La scorrettezza del punire prima del dare consapevolezza delle conseguenze dell’azione.”

Il Sacro Corano stesso esprime frequentemente questo concetto e assicura che nessun popolo sarà punito a causa della violazione delle Leggi Divine, se non dopo esserne stato informato. Questa però non è una giustificazione per mantenersi intenzionalmente nell’ignoranza. L’essere umano deve acquisire conoscenza e informazioni sulla base delle quali agire.

Si narra che nel Giorno della Resurrezione i peccatori saranno chiamati alla Corte Divina di Giustizia e rimproverati per le mancanze nell’adempimento delle loro responsabilità. Verrà chiesta la ragione per cui non hanno adempiuto ai loro doveri, e se essi risponderanno “Eravamo ignoranti”, verrà allora chiesto loro: “Perché non avete cercato di conoscere i vostri doveri?”.

Il fatto che la conoscenza e la consapevolezza siano considerati come condizioni primarie per compiere i propri doveri, implica che l’essere umano sarà perdonato davanti a Dio solo quando egli, in caso di ignoranza, abbia fatto del suo meglio per imparare i propri doveri ma non vi sia riuscito.

D. Potere e capacità

I doveri assegnati all'essere umano devono accordarsi alla sua capacità di poterli portare a termine; non gli deve essere assegnato un dovere che non sarà in grado di compiere.

Le capacità umane sono indubbiamente limitate, per questo motivo ogni individuo dovrebbe ubbidire solo a quelle disposizioni non in contrasto con le proprie capacità. Egli è, per esempio, capace di acquisire conoscenza, ma su scala limitata in termini di tempo e capacità di apprendimento.

Un essere umano, anche geniale, raggiunge livelli di conoscenza anche elevati, ma gradualmente, durante il corso del tempo. Non sarebbe corretto costringere un individuo ad apprendere in una notte studi che normalmente durano degli anni o ad acquisire tutte le branche della conoscenza e del sapere. Nessuno è in grado di fare questo, quindi nessuna autorità saggia e giusta potrebbe costringere l’essere umano a ciò. È scritto nel Sacro Corano:

"Allah non impone a nessun'anima un carico al di là delle sue capacità…" (Sacro Corano, Sura al-Baqara, 2:286).

Questo implica che noi, per esempio, dobbiamo salvare un uomo che sta affogando, se siamo in grado di farlo; ma non c'è nessun "dovere" di salvare un aereo che sta precipitando, visto che siamo incapaci di prevenirne la caduta: per questo non saremo rimproverati da Dio per non averlo potuto fare.

Una cosa importante deve però essere sottolineata: così come è necessario ricercare la conoscenza e la consapevolezza, la mancanza di capacità specifiche non è una buona giustificazione per non cercare di acquisirle, sempre entro i propri limiti.

In alcuni casi acquisire determinate capacità diviene un dovere. Supponiamo, per esempio, di avere a che fare con un risoluto e potente nemico che intende violare i nostri diritti o attaccare i territori islamici, e supponiamo che al momento non siamo in grado di difendere noi stessi, e ogni sforzo da parte nostra implicherebbe una grave perdita e nessun risultato positivo potrebbe essere ottenuto adesso o nel futuro. In simili casi, è ovvio che non siamo obbligati a resistere a un simile forte nemico, ma, allo stesso tempo, è nostro dovere rafforzarci in modo tale che, in circostanze analoghe, non rimarremmo dei semplici spettatori inermi. Il Sacro Corano avvisa:

"Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete raccogliere e i cavalli addestrati per terrorizzare il nemico di Dio e il vostro....”. (Sacro Corano, Sura al-Anfal, 8:60).

Così come un individuo, o una comunità, può essere esposto alla punizione divina a causa del suo disimpegno nella ricerca della conoscenza, e la mancanza di quest'ultima non sarà una giustificazione sufficiente, un individuo o una comunità debole possono essere chiamati a rendere conto della negligenza nell'acquisire potenza, e la debolezza non servirà come giustificazione.

E. Libertà e libero arbitrio

La libertà e il libero arbitrio sono altre condizioni per l’adempimento dei doveri. L’essere umano è responsabile solo nel momento in cui non vi sia costrizione o vincolo in ciò che deve compiere. Se c’è costrizione, il vincolo del dovere viene a mancare. La costrizione è data da una seria minaccia che per esempio induce l’essere umano a rompere il proprio digiuno per paura che possa danneggiare la sua salute.

Lo stesso vale per un uomo che ha i mezzi per potersi recare al pellegrinaggio alla Mecca (Ĥajj), ma è minacciato da un tiranno, e se vi si recasse lui e la sua famiglia subirebbero pericolose ripercussioni. In casi simili, quando l’essere umano è obbligato a fare o non fare una determinata cosa, egli non è più responsabile riguardo ai suoi doveri. Come annunciò il Profeta (S): “Non ci sarà nessun dovere dove vi è costrizione”.9

In una situazione di estremo disagio o pericolo, ove addirittura sia minacciata la sua stessa esistenza, un individuo può non adempiere ai doveri propri della religione. Qualcuno può, per esempio, essersi perso nel deserto e non trovare nient’altro che carcasse di animali con cui alimentarsi; in tale situazione non è obbligato a rispettare il divieto di mangiare carcasse.

La costrizione e l’obbligo o il vincolo sono quindi distinti l’uno dall’altro. Nel primo caso, un individuo è minacciato da una forza che lo obbliga a ignorare i suoi doveri a causa di un possibile danno a cui andrebbe incontro; nel secondo caso, l’essere umano non è obbligato o minacciato, ma egli stesso infrange la legge allo scopo di evitare situazioni avverse.

Il vincolo e la costrizione sono quindi diversi da due punti di vista:

• la costrizione è basata su una minaccia; nei casi di oppressione l’individuo cerca una soluzione per evitare la condizione spiacevole;

• nel caso dei vincoli, l’individuo cerca una soluzione per rimuovere una condizione indesiderata.

Deve essere inoltre sottolineato che costrizione e vincolo non possono essere considerati come condizioni generali per l’inadempimento dei doveri. Ciò dipende, innanzitutto, dall’intensità del danno o della perdita che deve essere evitata e, in un secondo tempo, dall’importanza del dovere che l’essere umano è costretto a non osservare a causa di questa costrizione. A nessuno, infatti, è concesso di agire a spese della vita di altri o di danneggiare la società o la religione, anche sotto costrizione o vincolo. Ci sono altresì determinati doveri che devono essere portati a compimento in ogni caso, non importa quali minacce, perdite e danni si possa subire.

5. Condizioni per la validità delle azioni

Fino a questo momento abbiamo discusso delle condizioni per le quali l’essere umano è ritenuto responsabile dell’adempimento dei suoi doveri: se queste condizioni non sono presenti, egli non è tenuto a compiere l’azione in questione. C’é anche un insieme di altre condizioni che assicurano la validità dei suoi adempimenti.

Sappiamo che i precetti religiosi che concernono gli atti di culto e le transazioni materiali, cioè tutti gli atti propri del divenire empirico (vale a dire della vita su questa terra), per essere eseguiti correttamente devono essere conformi a determinate condizioni e criteri: senza l’osservanza di questi presupposti, i doveri di ognuno non possono essere considerati come adempiuti correttamente, e qualsiasi cosa si realizza risulta nulla e priva di senso. Queste condizioni, come quelle per l’obbligo di adempire ai doveri, sono molto numerose e similmente alle prime, e si possono dividere in generali e particolari.

Le condizioni particolari di un dovere sono soltanto sue caratteristiche peculiari e vengono acquisite con l’adempimento. Le condizioni generali saranno esposte di seguito.

Tra le condizioni generali per l’adempimento dei doveri e le condizioni per la loro validità c’è una relazione logica chiamata “caso generale e caso particolare”.
Ciò significa che certe condizioni si applicano sia all’obbligo dell’adempimento del dovere sia alla sua validità, altre si applicano alle prime, ma non alle seconde e viceversa.

Le condizioni per la validità a loro volta si dividono in tre parti: alcune si applicano alla validità degli atti di culto e delle transazioni, altre si applicano solo a una, le restanti solo all’altra.

La sanità mentale è considerata come una condizione che si applica sia all’obbligo dell’adempimento sia alla validità. Un individuo non sano di mente non è obbligato all’adempimento delle regole, siano esse atti di culto o transazioni, e, se le portasse a compimento, risulterebbero invalide. Se un folle, per esempio, compisse azioni come il pellegrinaggio, preghiere o digiuni al posto di altri {che non hanno potuto compierle in vita, N.d.T.}, esse non potrebbero essere considerate adempiute. Egli non può essere l’unico a pregare tra l’imam della preghiera10 e coloro che lo stanno seguendo, o l’unico collegamento tra le file durante le preghiere collettive.

Le capacità, per esempio la sanità mentale, sono condizioni fondamentali per l’obbligo dell’adempimento dei doveri come per la loro validità. Lo stesso si può affermare per la coercizione. Le azioni di un essere umano costretto con la forza sono prive di validità: quindi gli affari o i matrimoni che sono eseguiti sotto costrizione sono invalidi.

È da notare che la maturità è una condizione per l’obbligo dell’esecuzione dei doveri, ma non per la loro validità; ciò implica che una persona che non abbia raggiunto la maturità legale non ha il dovere di eseguire certi precetti religiosi, ma se ha raggiunto la capacità di discernere il bene e il male e agisce correttamente, le sue azioni sono valide. Per questa ragione, un bambino con simili caratteristiche può essere l’unico a pregare tra l’imam della preghiera e coloro che lo stanno seguendo o l’unico collegamento tra le file nelle preghiere collettive. Gli è anche permesso di eseguire atti di adorazione al posto di altri {che non hanno potuto compierle in vita, N.d.T.}.

Contrariamente agli atti di culto, secondo alcuni giuristi islamici, nelle transazioni la maturità si presenta come una condizione per la loro validità. A un bambino che è comunque capace di distinguere tra bene e male, non è quindi permesso condurre transazioni, come per esempio compravendite, contratti di affitto o matrimonio, per se stesso o per altri. Altri giurisperiti credono che un simile bambino non può fare ciò per se stesso, ma può farlo al posto di altri.

Inoltre, la consapevolezza e l’assenza di vincoli sono condizioni per l’obbligo dell’adempimento, ma non per la validità. Così, se qualcuno dovesse inconsciamente compiere un’azione che per caso s’accordasse con tutte le condizioni necessarie, quest’azione sarà valida. Analogamente, sono da considerarsi valide transazioni o matrimoni anche se dovuti a costrizione, per una serie di eventi. Per esempio, è da considerarsi valida la vendita di una casa da parte di una persona la quale, in condizioni normali, non sarebbe disposta a venderla, ma che a causa di un’emergenza ha immediato bisogno di denaro. Ed è altresì da considerarsi valido un matrimonio da parte di qualcuno che non vorrebbe sposarsi ma che contrae matrimonio in quanto ritenuto, su consulenza medica, necessario.

Tutto ciò evidenzia che gli affari forzati non sono validi, mentre quelli fatti per emergenza sono legittimi e corretti.

Appare ora necessario spiegare perché un’azione fatta per costrizione non è valida, mentre un’azione effettuata a causa di determinate circostanze lo è. Si potrebbe asserire che entrambi i casi sono simili per quanto concerne l’insoddisfazione della persona in questione, e che il loro reale consenso alla transazione manchi in entrambi.

Così come una persona minacciata che è obbligata a vendere la sua casa o a ritirarsi dagli affari per evitare la minaccia non è realmente soddisfatta dell’azione, anche un individuo che deve agire nello stesso modo per liberarsi da una condizione negativa (la spesa per una malattia, per esempio) è comunque scontento dell’atto. Il figlio di una persona è, per esempio, malato e quest’ultima, per far fronte alle spese mediche, è costretta a vendere, a malincuore, la propria casa.

Si potrebbe anche argomentare che chi è obbligato cerca di rimuovere una perdita incorsa, mentre colui che fa una certa azione a causa del contesto in cui si trova cerca di prevenire un possibile danno. Sebbene negli affari forzati ci sia la diretta interferenza di una seconda persona (un oppressore), mentre in quelli di emergenza non esiste nessuna simile intromissione –anche se gli interventi in forma di indiretto sfruttamento non sono rari nei casi di emergenza – non cambia la questione principale: la differenza tra le due situazioni e il motivo per cui le leggi islamiche invalidano gli affari conclusi nel primo caso, ma non quelli conclusi nel secondo, risiede altrove.

È vero che, in entrambi i casi, la persona affronta un bisogno urgente. Nel caso in cui c’è coercizione l’individuo ha bisogno di fare una determinata azione per evitare abusi da parte di colui o di coloro che lo stanno obbligando. La Legge islamica corre quindi in suo aiuto e, a dispetto della forza dell’oppressore, dichiara l’azione illegale. Invece, nel caso in cui non esiste costrizione esterna, la persona è comunque in disperato bisogno di soldi che otterrebbe soltanto attraverso l’infelice transazione. Anche in questo caso la Legge islamica corre in suo aiuto e dichiara l’affare legale, perché se questo tipo di transazione fosse dichiarata illecita, la persona avrebbe maggiori danni e si troverebbe in una situazione ancora peggiore.

Nel caso dell’esempio sopra menzionato, quindi, se la legge dichiarasse illegale la vendita della casa, il compratore non diventerebbe suo proprietario, mentre il venditore non diventerebbe possessore del denaro guadagnato dalla cessione e non sarebbe in grado di affrontare le spese mediche per il figlio. Questo è il motivo per cui i giuristi religiosi giudicano illecito un affare forzato, in favore quindi della persona costretta, mentre assolvono un comportamento attuato in una situazione di emergenza, perché altrimenti costituirebbe una ulteriore perdita per l’individuo in questione.

In una circostanza critica, potremo porci la domanda se è un diritto di altre persone prendere vantaggio dalla debolezza di qualcuno e comprare i suoi beni a un prezzo ingiusto, e la risposta è negativa. Considerando quindi che qualcuno commetta un atto illegale, ci si può chiedere se è solo l’affare a esser illegale, e corretti siano invece la persona costretta e colui che se ne approfitta. La faccenda è immorale solo per il primo e non per il secondo? Se invece è illecita per entrambi, l’approfittatore deve in qualche modo ricambiare la somma persa da colui che era costretto a compiere l’affare? Queste domande richiedono una profonda discussione.

La maturità psicologica è considerata una condizione per la correttezza, ma non per l’obbligo dell’adempimento dei doveri. Secondo le leggi islamiche, infatti, una persona che vuole ricevere una responsabilità sociale, come il matrimonio o un affare che riguarda i suoi beni, dovrebbe essere psicologicamente matura e in possesso delle altre condizioni generali, quali la maturità fisica, la consapevolezza e la libertà di scelta. Per maturità psicologica s’intende che una persona abbia la competenza necessaria per portar a compimento tale azione.

Per questo motivo, nella legislazione islamica, non è sufficiente che una persona sia sana di mente, matura e abbia libera scelta per poter decidere di sposarsi o per utilizzare come vuole i propri beni.

Un matrimonio, per esempio, sarà corretto solo se il ragazzo e la ragazza abbiano raggiunto sufficiente maturità psicologica, conoscano cioè il significato e la filosofia del matrimonio, le conseguenti responsabilità e comprendano gli effetti che esso comporta sul loro destino. Essi devono comprendere queste azioni consapevolmente, in modo tale da non agire avventatamente in una questione così significativa per la loro vita.

Questo è vero anche per un giovane che possiede ricchezza, tramite eredità o altra provenienza. Potrebbe non essere giusto consegnargli la sua ricchezza non appena abbia raggiunto la maturità fisica. Egli dovrebbe prima esser messo alla prova da un punto di vista psicologico, e le sue ricchezze gli dovrebbero essere date in amministrazione soltanto nel caso in cui egli venga giudicato competente a salvaguardare i propri beni e farne un uso sensato. In assenza di uno sviluppo psicologico sufficiente, il guardiano legittimo del bambino dovrebbe continuare la sua supervisione. Per questo il Sacro Corano ordina:

“Mettete alla prova gli orfani finché raggiungano la pubertà e, se si comportano rettamente, restituite loro i propri beni…” (Sacro Corano, Sura an-Nisa', 4:6).

  • 1. Questo tema è stato trattato anche in “L’uomo e la fede”, dello stesso autore. Per ulteriori informazioni in proposito contattare imam_mahdi59@yahoo.it (N.d.T.)
  • 2. Ovvero l’esistenza delle condizioni necessarie e sufficienti affinché gli eventi accadano (N.d.T.)
  • 3. Ovvero l’esistenza delle condizioni necessarie affinché gli eventi possano accadere (N.d.T.).
  • 4. Effettivamente possiamo affermare che tutte le azioni umane sono un intreccio complesso di cause le quali produrranno effetti, che a loro volta diverranno cause per altri effetti e così via. (N.d.T.)
  • 5. Per approfondimenti riferirsi al libro: “L’uomo e la fede” già citato in precedenza. (N.d.T.)
  • 6. Riferimento ai mujtahidun ossia coloro che hanno perfezionato la loro conoscenza in materia di ijtihad (processo di deduzione delle Leggi della Shari'ah dalle loro fonti). (N.d.T.)
  • 7. Il calendario islamico, a differenza di quello gregoriano (usato in Occidente), si basa sui cicli lunari e non solari. Viene altresì chiamato calendario hijiri. Esso viene così definito poiché inziò con l’emigrazione del Profeta (S) da Mecca a Medina. I musulmani, per le loro ricorrenze e giorni sacri, si basano su questo stesso calendario il quale è suddiviso nei seguenti mesi: Muharram, Safar, Rabi'l-Awwal, Rabi'th-Thani, Jumada'l-Awwal, Jumada'th-Thani, Rajab, Sha'ban, Ramadhan, Shawwal, Dhu'l-Qa´dah, Dhu'l-Hijjah. (N.d.T.)
  • 8. Si tratta di due tasse islamiche che è dovere di ogni musulmano pagare. La zakah, tassa il cui ricavato viene destinato ai poveri, viene pagata su determinate categorie di beni (quando raggiungono un valore minimo stabilito denominato “nisab”) quali pecore, cammelli, mucche, oro, argento, grano, orzo, datteri e uvetta. La tassa del khums invece viene pagata su altri beni quali guadagni generali, minerali, tesori, denaro lecito mischiato a quello illecito, coralli, bottino di guerra e una terra che un dhimmi compra da un musulmano. Metà porzione del khums spetta all’Imam del Tempo (A) e l’altra metà ai seyyed poveri che non possono usufruire della zakah. Per ulteriori informazioni in merito vedesi: Sayyid Muĥammad Rizvi, Il Khums: Una tassa islamica (tradotto e distribuito dall’Associazione Islamica “Imam Mahdi: www.islamshia.org) (N.d.T.).
  • 9. Abu’l-Qasim Payandeh, Nahj-ul-Fasahe’ (Edizioni Teheran Javidian, 1975), pag. 349.
  • 10. Imam significa letteralmente "colui che sta davanti"; in questo caso indica la persona che guida la preghiera congregazionale dei musulmani. (N.d.T.).

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