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Sura al-Baqarah Versetti 8-16

وَمِنَ النَّاسِ مَنْ يَقُولُ ءَامَنَّا بِاللّهِ وَبِالْيَوْمِ الاَخِرِ وَمَا هُمْ بِمُؤْمِنِينَ ﴿8﴾ يُخَادِعُونَ اللّهَ وَالَّذِينَ ءامَنُوا وَمَا يَخْدَعُونَ إِلآَّ أَنْفُسَهُمْ وَمَا يَشْعُرُونَ ﴿9﴾ فِي قُلُوبِهِمْ مَرَضٌ فَزَادَهُمُ اللّهُ مَرَضاً وَلَهُمْ عَذَابٌ أَلِيمٌ بِمَا كَانُوا يَكْذِبُون ﴿10﴾ وإِِذَا قِيلَ لَهُمْ لاَتُفْسِدُوا فِي الأَرْضِ قَالُوا إِنَّمَا نَحْنُ مُصْلِحُونَ ﴿11﴾ اَلآ إِنَّهُمْ هُمُ الْمُفْسِدُونَ وَلَكِنْ لاَ يَشْعُرُونَ ﴿12﴾ وَإِذَا قِيلَ لَهُمْ ءامِنُوا كَمَآ ءامَنَ النَّاسُ قَالُوا أَنُؤْمِنُ كَمَآ ءامَنَ السُّفَهَآءُ اَلآ إِنَّهُمْ هُمُ السُّفَهَآءُ وَلَكِن لاَ يَعْلَمُونَ ﴿13﴾ وَإِذَا لَقُوا الَّذِينَ ءامَنُوْا قَالُوا ءامَنَّا وَإِذَا خَلَوْا إِلَى شَيَاطِينِهِمْ قَالُوا إِنَّا مَعَكُمْ إِنَّمَا نَحْنُ مُسْتَهْزِئُونَ ﴿14﴾ اللّهُ يَسْتَهْزِىِءُ بِهِمْ وَيَمُدُّهُمْ فِي طُغْيَانِهِمْ يَعْمَهُونَ ﴿15﴾ اُوْلَئِكَ الَّذِينَ اشْتَرَوُا الضَّلاَلَةَ بِالْهُدَى فَمَا رَبِحَتْ تِجَارَتُهُمْ وَمَا كَانُوا مُهْتَدِينَ ﴿16﴾

14. Tra la gente taluni dicono: “Abbiamo prestato fede in Allah e nel Giorno Ultimo”, mentre invece non sono credenti.
15. Pensano di ingannare Allah e coloro che hanno prestato fede, mentre invece non ingannano che sé stessi e non capiscono.
16. Nei loro cuori v’è un morbo. Che Iddio aumenti allora il loro male! Un doloroso castigo li attende per le menzogne che dicevano.
17. E quando si dice loro: “Non create corruzione sulla terra”, dicono: “Invero noi siamo dei riformatori”
18. Badate! In verità essi sono i corruttori, però non comprendono.
19. E quando si dice loro: “Credete come ha creduto la gente”, dicono: “Dovremmo forse credere come credono gli stolti?!”. Badate bene! In verità loro, loro sono gli stolti, però non {lo} sanno.
20. E quando incontrano coloro che hanno prestato fede dicono: “Abbiamo prestato fede”, e quando sono soli con i loro demoni dicono: “Noi siamo con voi, non facciamo altro che prenderci gioco {di loro}”
21. Allah si prende gioco di loro e lascia loro del tempo affinché, erranti e ciechi, rimangano nel loro stato di ribellione.
22. Essi sono quelli che hanno acquistato il traviamento al prezzo della retta guida, quindi il loro affare non ha dato profitto; essi non hanno mai seguito la retta via.

Il Terzo Gruppo: I Munafiqin

Chi sono i Munafiqin?

I sopraccitati versetti costituiscono una breve e significativa presentazione dei cosiddetti munàfiqin {ipocriti}. L’Islam, fin dalla sua nascita, è sempre stato minacciato da un gruppo di persone che non hanno né la devozione e la forza necessarie per accettare la religione islamica né il potere e il coraggio di manifestare la propria miscredenza.

Nei primi anni dell’avvento dell’Islam, i munafiqin, infiltrandosi tra i musulmani, minacciavano seriamente la religione islamica e suoi fedeli. Essi, assomigliando esteriormente ai musulmani, erano difficilmente riconoscibili dalla gente. È per questo che il sacro Corano li presenta alla gente dando i loro precisi segni di riconoscimento, svelando alla gente, di tutti i luoghi e di tutte le ere, la loro vera identità.

Il primo dei sopraccitati versetti parla del nifàq {ipocrisia}: “Tra la gente taluni dicono: ‘Abbiamo prestato fede in Allah e nel Giorno Ultimo’, mentre invece non sono credenti”

Essi considerano questo loro comportamento un’astuzia, una straordinaria tattica per ingannare Dio e i credenti: “Pensano di ingannare Allah e coloro che hanno prestato fede, mentre invece non ingannano che sé stessi e non capiscono”

Essi, deviando dalla retta via, passano un’intera vita nell’ignoranza e nel traviamento. Essi sprecano tutte le loro forze e le loro potenzialità, e non ottengono altro che rovina, infamia e dannazione.
Il sacro Corano, nel versetto successivo, considera la nifàq come un morbo. In effetti, la persona sana ha, per così dire, un solo volto; in essa esiste completa armonia tra corpo e spirito: se è credente, tutto il suo essere manifesta la sua fede, e se è miscredente e deviato, lo è interiormente ed esteriormente.

La nifàq è invece completa antitesi tra esteriorità e interiorità, tra corpo e spirito. Ecco perché il glorioso Corano afferma con assoluta decisione: “Nei loro cuori v’è un morbo…”

Nel creato, ogni essere che intraprende una via e si procura i mezzi per seguirla, continua a proseguire su di essa. In altre parole, l’addensamento di atti e pensieri su una determinata via, rendono i passi dell’uomo piú saldi su di essa. A tal proposito il nobile Corano dice: “Che Iddio aumenti allora il loro male!”.

Dal momento che l’arma principale dei munàfiqin è la menzogna, che essi usano per giustificare le contraddizioni della loro vile esistenza, il sacro Verbo di Allah conclude il versetto dicendo: “Un doloroso castigo li attende per le menzogne che dicevano”

Il santo Corano prosegue poi mettendo in evidenza gli attributi di questi vili individui, citando come prima cosa la loro assurda pretesa di essere dei riformatori, mentre è a tutti noto che essi non sono altro che dei corruttori: “E quando si dice loro: ‘Non create corruzione sulla terra’, dicono: ‘Invero noi siamo dei riformatori’. Badate! In verità essi sono i corruttori, però non comprendono”

La loro perseveranza su questa via li ha portati gradualmente a credere che sono veramente dei riformatori, e che quello che fanno è realmente utile a correggere e riformare l’umanità. Questo è conforme a quanto abbiamo già detto in precedenza: se il peccato supera una determinata soglia, l’essere umano perde la capacità di comprensione e discernimento della verità.

Un altro attributo dei munàfiqin è che essi si considerano intelligenti e perspicaci, e considerano invece i credenti stolti, ingenui e creduli: “E quando si dice loro: ‘Credete come ha creduto la gente’, dicono: ‘Dovremmo forse credere come credono gli stolti?!’…”

Ecco come gli empi munàfiqin offendono i sinceri e retti credenti, che, vedendo i chiari segni del Sommo Vero nell’invito e negli insegnamenti del santo Profeta dell’Islam (S), si sono sottomessi alla verità. Essi considerano la fede dei credenti stoltezza e ingenuità, e il proprio nifàq astuzia e intelligenza.

Ma il sacro Corano difende i credenti dicendo: “Badate bene! In verità loro, loro sono gli stolti, però non {lo} sanno”. Non è forse stoltezza non definire, non dichiarare la propria posizione e fingersi seguaci di questa o quella religione, di questo o quel gruppo? Non è forse stoltezza nascondersi un’intera vita dietro una maschera di ipocrisia e falsità? È forse astuzia impiegare le proprie forze e capacità contro la verità, contro l’umanità, contro la gente innocente, e considerarsi pure saggi e intelligenti?

Il terzo attributo citato dai sopraccitati versetti a proposito dei munàfiqin è la loro empia abitudine di mimetizzarsi, di adeguarsi all’ambiente in cui si vive, cambiando idee e atteggiamenti secondo l’opportunità: “E quando incontrano coloro che hanno prestato fede dicono: ‘Abbiamo prestato fede’, e quando sono soli con i loro demoni dicono: ‘Noi siamo con voi, non facciamo altro che prenderci gioco {di loro}’”

A questo punto, dopo aver messo in luce l’assoluta empietà dei munàfiqin, il sacro Corano li attacca duramente e ci fa conoscere la loro vera identità: “Allah si prende gioco di loro e lascia loro del tempo affinché, erranti e ciechi, rimangano nel loro stato di ribellione”

L’ultimo versetto annuncia il destino ultimo di questo gruppo. Essi, in realtà, hanno consumato il loro piú prezioso bene, la propria vita, per ottenere ciò che li rovinerà per sempre: “Essi sono quelli che hanno acquistato il traviamento al prezzo della retta guida…”

Certo, questo affare non solo non ha dato loro alcun profitto, ma li ha deviati per sempre dal retto sentiero, dal sentiero che poteva assicurare loro l’eterna beatitudine: “…quindi il loro affare non ha dato profitto; essi non hanno mai seguito la retta via”

Le Origini del Nifaq

Quando in una società nasce un movimento positivo basato sulla verità e sulla giustizia, è naturale che i profitti e gli interessi della gente empia, ingiusta e disonesta cadano in serio pericolo. Essi, per salvare questi interessi, cominciano subito la loro propaganda contro le forze che li contrastano. Scherniscono e offendono tutte le cose e le persone a loro contrarie, e poi, con pressioni militari, politiche ed economiche, creando disordini sociali, cercano di soffocare ogni tentativo di riforma. Quando però si vedono impotenti di ostacolare il movimento di rinascita, alcuni di loro intraprendono una tattica diversa: si arrendono all’apparenza, ma continuano a tramare di nascosto, dietro a una maschera di ipocrisia e falsità.

Munàfiq deriva da nafaq, termine che (in lingua araba) indica i canali sotterranei che vengono scavati per fuggire o per nascondere qualcosa. Ecco perché questi vili, empi e falsi esseri sono chiamati munàfiq.

I munàfiqin sono i piú pericolosi nemici della società, poiché essi non sono riconoscibili, si confondono e si mimetizzano con assoluta abilità tra la gente. Essi si infiltrano tra i probi e a volte riescono addirittura a conquistare importanti posizioni, a diventare assai influenti nella società.

L’Islam è stato sempre minacciato da questo pericoloso gruppo. Quando il santo Profeta (S) dell’Islam non era ancora emigrato dalla Mecca a Medina, i musulmani non avevano ancora formato un governo. Tuttavia, dopo l’ingresso del Messaggero d’Allah (S) nella città di Medina, furono gettate le prime basi del governo islamico, e dopo la vittoriosa battaglia di Badr, nacque un piccolo ma promettente governo islamico.

Da quel momento gli interessi di un gran numero dei potenti della città di Medina – soprattutto dei giudei, che in quel periodo erano molto rispettati dagli Arabi – caddero in pericolo. In quel periodo i giudei venivano rispettati per il fatto che appartenevano alla gente del Libro, erano persone relativamente istruite ed economicamente potenti; erano gli stessi che per anni avevano annunciato l’avvento del Profeta dell’Islam(S).

A Medina c’erano anche altre persone che pretendevano al potere, ma l’emigrazione del santo Profeta (S) in questa città rovinò tutti i loro piani. I piú violenti e fanatici di loro, e i loro disonesti sostenitori, videro che le masse prestavano rapidamente fede al santo Profeta (S); questo valeva anche per i loro parenti. Iniziarono allora a combattere il sommo Profeta (S), ma alla fine, dopo un periodo di resistenza, si videro costretti ad accettare la religione del Profeta Muhammad (S). Infatti, la guerra, oltre ad arrecare loro ingenti danni economici, minacciava seriamente la loro vita, contando pure che gli Arabi conducevano una vita sostanzialmente tribale, e che la maggior parte di loro si era divisa dalle proprie tribú.

In base a ciò, questi empi presero una terza via, che non era né quella della vera fede né quella della miscredenza dichiarata: fingersi musulmani e, di nascosto, tramare contro la sacra religione islamica.

Riepilogando, possiamo dire che, di solito, la comparsa del nifàq in una società è causata da due fondamentali fattori: l’instaurazione di un regime forte e giusto, e l’esistenza di un gruppo di persone che non hanno il potere di combattere apertamente e direttamente questo regime.

Della Necessità di Saper Riconoscere i Munafiqin

Senza dubbio il nifàq non è un fenomeno limitabile al periodo del santo Profeta (S). In ogni società giusta esiste un gruppo di munàfiq. Il sacro Corano e le tradizioni del santo Profeta (S) e degli infallibili Imam (as) ci forniscono, in modo preciso e inequivocabile, dei chiari segni di riconoscimento per individuare i munàfiqin nella società islamica. Citiamo di seguito alcuni di questi segni.

1. Molte pretese, molte belle parole, ma pochi fatti;

2. incredibile capacità di mimetizzarsi e confondersi tra la gente;

3. separasi dalla gente, e costituire organizzazioni segrete con precisi scopi e calcolate strategie;

4. frode, inganno, menzogna, adulazione, violazione dei patti e tradimento sono i loro fondamentali strumenti di lavoro;

5. sono superbi e considerano il resto della gente stolta e ignorante; si considerano gli unici dotati di intelletto e ragione.

Questi sono alcuni dei turpi attributi di questi empi individui, ai quali il sacro Corano riserva le sue piú tremende invettive. In questo sacro libro esiste un’intera sura dedicata a questi vili esseri, la Sura dei Munafiqun.

Anche le tradizioni del santo Profeta (S) e dei nobili Imam (as) parlano dei munàfiqin. In un hadith del sommo Profeta (S), narrato dall’imam Sadiq (as), leggiamo: “Ci sono tre attributi che chiunque li possieda è un munàfiq, quand’anche digiuni, preghi e si pensi che esso sia un musulmano: tradisca quando ci si fida di lui, menta quando racconta {qualcosa}, manchi alla promessa data”1

Il santo imam Alì (as), riguardo ai munàfiqin, disse: “O servi di Dio, vi raccomando di essere timorati di Dio e di astenervi dal peccato. Guardatevi dai munàfiqin. Essi sono traviati e traviano. Essi errano e portano gli altri a errare. Assumono diversi colori, si manifestano sotto molteplici aspetti e lingue, e si servono di ogni mezzo per ingannarvi e sconfiggervi. Sono sempre in agguato per farvi cadere in ogni {loro} trappola. Sono brutti dentro e belli fuori. Tramano interiormente per ingannare la gente. Si muovono sulle vie secondarie, e le loro parole sono all’apparenza salutari, mentre i loro atti sono un male incurabile. Sono invidiosi del benessere e della tranquillità della gente; se qualcuno viene colpito da una disgrazia, essi gioiscono. Fanno perdere la speranza a coloro che sperano. Seminano dappertutto qualcosa. Entrano in ogni cuore e hanno una lacrima per ogni disgrazia. Si prestano lodi a vicenda, e attendono di ricevere una ricompensa. Se vogliono una cosa insistono. Se biasimano offendono”2

  • 1. Safínatu-l-bihàr, vol. 2, pag. 605.
  • 2. Nahju-l-balaghah: sermone 194.

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