Page is loading...

Sura al-Baqarah Versetti 21-22

يَآ أَيُّهَا النَّاسُ اعْبُدُوا رَبَّكُمُ الَّذِي خَلَقَكُمْ وَالَّذِينَ مِنْ قَبْلِكُمْ لَعَلَّكُمْ تَتَّقُونَ ﴿21﴾ الَّذِي جَعَلَ لَكُمُ الأَرْضَ فِرَاشاً وَالْسَّمَآءَ بِنَآءً وَأَنْزَلَ مِنَ الْسَّمَآءِ مَاءً فَاَخْرَجَ بِهِ مِنَ الثَّـمَرَاتِ رِزْقاً لكُمْ فَلاَ تَجْعَلُوا لِلّهِ أَنْدَاداً وَأَنْتُمْ تَعْلَمُونَ ﴿22﴾

27. O gente, adorate il vostro Signore Che ha creato voi e coloro {che vissero} prima di voi, a che possiate divenire timorati di Allah;
28. il Quale ha fatto per voi della terra un giaciglio e del cielo una costruzione {un elevato tetto}; ha fatto discendere dal cielo acqua con la quale ha estratto, dai frutti {della terra}, un nutrimento per voi. Non attribuite allora eguali ad Allah quando voi {ben} sapete {che Egli non ha pari}

Adorate un Simile Dio!

Nei precedenti versetti il Signore Eccelso ha descritto i timorati, i miscredenti e i munàfiqin. I primi sono guidati sulla retta via, e la loro guida è il sacro Corano. I miscredenti invece hanno perso ogni capacità di conoscenza della verità, e, a causa del loro empio comportamento, sui loro cuori è stato impresso il marchio dell’ignoranza. I munàfiqin hanno invece un incurabile morbo nel cuore, che, giorno dopo giorno, a causa della loro empia e turpe condotta, peggiora inesorabilmente.

Nei versetti in esame, dopo aver ben distinto la via dei beati da quella dei dannati, il sacro Corano dice: “O gente, adorate il vostro Signore Che ha creato voi e coloro {che vissero} prima di voi, a che possiate divenire timorati di Allah”

Significato di Ubudiyyah e Ibadah

Ibàdah, in arabo, significa manifestazione di sottomissione e ubbidienza di ciò che è inferiore nei confronti di ciò che è superiore.

L’ubúdiyyah è invece l’assoluto grado di sottomissione nei confronti di Chi si trova in un assoluto stato di superiorità.

Chiunque sia dotato di un minimo di intelletto, impiega il proprio pensiero per conoscere se stesso e Dio. In una famosa tradizione del santo Profeta (S) (S) leggiamo: “Chi conosce se stesso conosce il proprio Signore”. Quando diventa consapevole del proprio stato di inferiorità (rispetto al Creatore) e dell’assoluta superiorità del Signore Eccelso, si rende conto di dover manifestare la propria inferiorità solo a Colui che l’ha creato, che gli ha donato la vita, e che continua a mantenere la sua esistenza e la sua vita.

È bene a questo punto fare attenzione ai seguenti punti.

• L’espressione “O gente”, che nel sacro Corano compare una ventina di volte, viene usata da questo santo libro per rivolgersi a tutta la gente. Ciò dimostra che il nobile Corano non appartiene a una particolare razza o tribú o gruppo: questo libro supera queste barriere terrene e rivolge il proprio invito a tutta l’umanità, senza la minima discriminazione. Il sacro Verbo di Allah invita tutti gli uomini, in tutte le epoche, a adorare l’Unico Dio, combattere ogni forma di politeismo e idolatria, e correggere ogni deviazione dalla retta via del monoteismo.

• Per stimolare il senso di riconoscenza degli uomini e portarli a sottomettersi a Dio, il sacro Corano ricorda loro il piú importante dono che il Signore Eccelso ha fatto loro, e cioè il fatto di averli creati. In questo dono è possibile vedere chiaramente l’infinita potenza, sapienza, saggezza e misericordia (generale e particolare) del Signore Altissimo. Di solito, le persone che non sono umili nei confronti di Dio, e che non Lo adorano, si comportano in questo modo perché non meditano sulla creazione dell’uomo. Essi a volte hanno una concezione completamente materialistica della creazione, e ignorano il Supremo Creatore.

• Il risultato del culto divino è il timor di Dio: “…a che possiate divenire timorati di Allah”. I nostri atti di adorazione, le nostre preghiere non aggiungono nulla alla magnificenza e alla maestà del Signore, come la nostra astensione da questi sacri atti non toglie nulla alla Sua assoluta grandezza. Questi atti di culto, nonostante siano rivolti a Dio, servono solo a noi: Egli è assolutamente autosufficiente. Essi ci abituano, ci avvicinano al timor di Dio, che è un divino senso di responsabilità rispetto alle proprie azione, è il mezzo per determinare il valore di ogni individuo, e valutare la sua personalità.

• L’espressione: “…coloro {che vissero} prima di voi…”, vuole forse indicare il fatto che se gli idolatri giustificano la propria idolatria dicendo che anche i loro padri adoravano gli idoli, è bene che sappiano che è Dio che li ha creati e che ha creato i loro padri.

I Doni della Terra e del Cielo

Nel versetto successivo il sacro Corano ci ricorda altri doni divini, la cui contemplazione è in grado di avvicinare l’uomo a Dio e di indurlo al culto e alla riconoscenza. Prima si parla della creazione della terra: “Il Quale ha fatto per voi della terra un giaciglio…”

Certo, la terra con il suo straordinario equilibrio, con i suoi perfetti movimenti, è uno dei grandi doni che il Signore Eccelso ha fatto all’uomo. La forza di gravità permette alle creature che vivono in essa di camminarvi sopra, di riposare, di costruire case, giardini e tutto ciò che è necessario per la vita degli uomini.

Il Santo Corano usa il termine “giaciglio” per descrivere la terra, per esprimere, nel piú elegante dei modi, il carattere mite ed equilibrato della terra, che culla e accoglie gentilmente le creature che la popolano.

Il nobile quarto Imam, Alì Ibn al-Hussayn As-Sajjad (as), con sublimi parole, interpretando questo versetto, spiega questo stesso concetto:
“Dio ha creato la terra adatta ai vostri corpi. Non l’ha creata troppo calda, cocente, per evitare che vi bruciaste, e nemmeno gelida, per evitare che vi gelaste. Non l’ha creata troppo profumata, per evitare che il forte profumo danneggiasse i vostri cervelli, e nemmeno maleodorante, per evitare che il cattivo odore vi uccidesse. Non l’ha creata come troppo morbida come l’acqua, per evitare che sprofondaste in essa, e nemmeno troppo dura, affinché possiate costruire su di essa case e seppellire in essa i vostri morti… Ecco come Allah ha fatto della terra un giaciglio per voi”1

Poi il sacro Corano dice: “…e del cielo una costruzione…”, e con ciò vuole dire – soprattutto considerando che all’inizio del versetto c’è l’espressione “per voi” – che il cielo è come un elevato tetto costruito sopra le nostre teste. In effetti, in un altro versetto del nobile Corano troviamo la conferma di ciò: “E abbiamo fatto del cielo un tetto custodito…”2

Questo versetto può far sorgere qualche dubbio in coloro che conoscono le moderne teorie sulla costituzione del cielo e della terra. È possibile che essi dicano: “Com’è e dov’è questo misterioso tetto?”. Questo sacro versetto coranico non richiama alla mente la teoria di Tolomeo, secondo la quale i corpi celesti sono organizzati a sfere concentriche, come gli strati di una cipolla?
Ci proponiamo ora di dare esaustive spiegazioni riguardo a questo problema.

Nel sacro Corano la parola samaa’ compare con diversi significati. Il concetto comune a tutti questi significati è quello di fawqàniyyah {stare sopra}. Ebbene, il versetto in esame si riferisce all’atmosfera terrestre, a quello strato di aria che circonda la terra. Se esaminiamo con attenzione il fondamentale ruolo di questo vitale strato gassoso che circonda completamente il nostro pianeta, ci rendiamo conto che esso ha veramente la funzione di un tetto: nulla è in grado di proteggere meglio la terra dai pericoli esterni.

Se non ci fosse stata questa protezione la terra sarebbe stata continuamente bombardata da pericolose meteore, e i suoi abitanti non avrebbero potuto vivere tranquillamente. È infatti questo miracoloso strato di aria che brucia e disintegra quasi tutte le meteore e gli altri corpi celesti che attaccano questo nostro pianeta. Solo un piccolo e relativamente innocuo numero di questi corpi riesce a resistere all’attrito dell’atmosfera e a cadere sulla terra. Ma anche questo è un segno di Dio, che serve a ricordarci l’importanza di questo vitale strato d’aria.

Tra le prove che sono in grado di dimostrare che uno dei significati del termine in questione è l’atmosfera terrestre ricordiamo la seguente tradizione del nobile imam Sadiq (as), nella quale, a proposito del colore del cielo, dice a Mufaddal: “O Mufaddal, rifletti sul colore del samaa’ {cielo}: Dio l’ha creato blu, che è il miglior colore per l’occhio; guardare il blu rinforza addirittura la vista”3

Nel sacro Corano leggiamo inoltre: “Non vedono forse gli uccelli soggiogati nell’atmosfera celeste: non li sostiene che Allah! In verità, in ciò vi sono dei segni per la gente che crede”

Daremo maggiori spiegazioni riguardo agli altri significati della parola samaa’ nel commento al 29° versetto di questa stessa sura.

Il versetto in esame parla poi della pioggia, un altro grande dono divino: “…ha fatto discendere dal cielo acqua…”

Questa frase dimostra, ancora una volta, che la parola samaa’ ha qui il significato di atmosfera terrestre.

A tal proposito, il santo imam Sajjàd (as) disse: “Dio fa discendere la pioggia dal cielo affinché essa arrivi a tutte le cime dei monti e dei colli, e a tutte le zone avvallate, insomma, a tutte le zone montuose e pianeggianti. La fa discendere a gocce e in modo continuo – a volte a grosse gocce, a volte a piú piccole – affinché sprofondi completamente nella terra, e la disseti. Non la fa poi discendere sotto forma di diluvio affinché non distrugga i vostri terreni, i vostri alberi, le vostre piantagioni e i vostri frutti”4

Il versetto ricorda quindi i frutti che il Signore Eccelso dona all’uomo attraverso la pioggia: “…con la quale ha estratto, dai frutti {della terra}, un nutrimento per voi…”

Tutto ciò, da una parte, dimostra l’immensa grazia e l’infinita misericordia che Allah, l’Altissimo, ha nei confronti di tutte le Sue creature, e, dall’altra, la Sua illimitata potenza, capace di creare centinaia di migliaia di squisiti e bellissimi frutti e preziosi semi, per gli uomini e per gli altri animali, da un liquido privo di colore, odore e sapore. Questa è una delle migliori prove della Sua esistenza! Ecco perché subito dopo leggiamo: “Non attribuite allora eguali ad Allah quando voi {ben} sapete {che Egli non ha pari}”

Certo, gli idoli e i pari che l’uomo attribuisce al Signore Eccelso non hanno nessun potere, non sono in grado di creare nulla né di nutrire e sostentare alcuna creatura. Com’è possibile allora considerarli pari ed eguali all’Onnipotente?!

Le Diverse Forme di Idolatria

Il concetto d’idolatria non comprende solo la semplice adorazione di idoli di legno o di esseri umani, ma abbraccia forme assai nascoste e complesse di culto. In linea generale, considerare realmente, essenzialmente efficace una qualsiasi cosa che non sia Dio, è {in senso lato} atto di idolatria.

  • 1. Nuru-th-thaqalayn, vol. 1, pag. 41.
  • 2. Santo Corano, 21: 32.
  • 3. Tawhídu-l-mufaddal.
  • 4. Nuru-th-thaqalayn, vol. 1, pag. 41.

Share this page