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Sura al-Baqarah Versetto 40

يَا بَنِي إِسْرَآئِيلَ اذْكُرُوا نِعْمَتِيَ الَّتِي أَنْعَمْتُ عَلَيْكُمْ وَأَوْفُوا بِعَهْدِي اُوفِ بِعَهْدِكُمْ وَإِيَّايَ فَارْهَبُونِ ﴿40﴾

46. O figli d’Israele {Giacobbe}, ricordate i favori che vi ho concesso, rispettate il Mio Patto, affinché Io rispetti il vostro, e temete solo Me.

E’ Necessario ricordare sempre i Doni di Dio

Le vicende della liberazione da parte del Signore Eccelso dei figli d’Israele dall’oppressione del Faraone e della sua gente, dell’elezione di questo popolo, della rottura del patto che avevano stretto con Dio, e della punizione che ricevettero per questo, assomigliano molto alle vicende di Adamo, anzi sono un caso particolare di quello stesso principio generale. Il Signore Eccelso, nel versetto in questione, e in decine di altri versetti successivi, ricorda alcune importanti vicende della vita, della storia dei figli d’Israele, per completare l’insegnamento iniziato ricordando alcune vicende della nobile vita del santo profeta Adamo (as).

Allah, rivolgendosi ai figli d’Israele, afferma: “O figli d’Israele {Giacobbe}, ricordate i favori che vi ho concesso, rispettate il Mio Patto, affinché Io rispetti il vostro, e temete solo Me”

In realtà, questi tre ordini divini (ricordare i doni divini, rispettare il patto stretto con Dio, e avere timore del Signore Eccelso), costituiscono la base di tutti i programmi divini.

I Giudei a Medina

In base a quanto affermano alcuni esperti di storia del Corano, la Sura del Bovino è la prima delle sure che il Signore Eccelso rivelò a Medina, e buona parte di essa parla dei giudei.

A Medina i giudei erano i piú conosciuti componenti della gente del Libro (Ahl ul-Kitab). Essi, in base alle profezie delle loro scritture, erano, da molti anni, in attesa del nobile avvento del santo Profeta Muhammad (S), e ne davano agli altri la lieta novella. Dal punto di vista economico erano ricchi e benestanti, ed erano molto influenti a Medina.

Tuttavia, con l’avvento dell’Islam, che ostacolava i loro affari illeciti, s’opponeva alle loro deviazioni, e combatteva la loro prepotenza, non solo non accettarono il salvante invito di questa pura e sacra religione, ma intrapresero, in modo palese e nascosto, un’accanita lotta contro di essa, lotta che continua tuttora, dopo ben quattordici secoli.

Il sopraccitato versetto, insieme a quelli che lo seguono, che biasimano fortemente i giudei, e, ricordando in modo preciso gli eventi importanti della loro storia, tenta di scuoterli e svegliarli. Questi versetti sono inoltre un utile insegnamento per gli stessi mussulmani.

A Dio piacendo, nei prossimi versetti tratteremo parte delle interessanti e ammaestranti vicende della storia dei figli d’Israele: la loro liberazione dalle grinfie del Faraone, il miracolo della divisione delle acque del mare, l’annegamento del Faraone e dei suoi uomini, la missione di Mosè sul monte Sinai, il vitello d’oro, l’idolo fabbricato dai giudei, durante l’attesa del ritorno di Mosè dal Monte Sinai, il sanguinoso pentimento ordinato da Dio, la discesa di speciali doni divini sui figli d’Israele.

I Dodici Patti tra Allah e i Giudei

Da quanto è possibile dedurre dai versetti del sacro Corano, Allah, l’Altissimo, ha stretto con i figli d’Israele, ben dodici patti, riguardanti l’adorazione del Dio Unico, il rispetto dei genitori, dei parenti, degl’orfani e degl’indigenti, l’essere gentili con il prossimo, l’eseguire assiduamente la preghiera, il pagamento della zakàh, l’astensione dal sopruso, dalla violenza e dall’omicidio.

A tal proposito il nobile Corano afferma: “E {ricordate ancora} quando stringemmo il patto con i figli d’Israele {dicendo}: “Non adorate altri che Allah, fate del bene ai genitori, ai parenti, agli orfani e agli indigenti; dite alla gente parole gentili, eseguite assiduamente la preghiera e pagate la zakàh”. Ma dopo, eccetto pochi di voi, voltaste {tutti} le spalle {a questi precetti} mentre eravate ritrosi {ad accettare la verità}. E di quando stringemmo con voi il patto {dicendo}: “Non spargetevi il sangue {a vicenda} e non scacciatevi l’un l’altro dalle vostre case”. Accettaste dunque e voi {stessi ne} siete testimoni”1

In realtà, questi due versetti si riferiscono a dieci diversi patti tra il Signore Eccelso e i giudei: “In verità, Allah accettò il Patto dei Figli di Israele e suscitò da loro dodici capi. Allah disse: ‘In verità, Io sarò con voi, purché eseguiate la preghiera e paghiate la zakàh e crediate nei Miei messaggeri, li aiutiate…”2; quanto invece agli altri due sopraccitati patti (avere fede nei messaggeri d’Allah e aiutarli), possono essere citati da esso.

Concludiamo dunque che i figli d’Israele, in cambio degl’innumerevoli doni concessi loro da Allah, hanno stretto molti patti con Lui, Gli hanno fatto molte promesse. A loro era stato promesso, in cambio della fedeltà a questi patti, un’eterna vita nel Paradiso di Allah: “In verità, li faremo sicuramente entrare in paradisi sotto i quali scorrono i ruscelli”

Purtroppo però, essi hanno mancato a tutte le promesse, hanno rotto ogni patto (e continuano tuttora a comportarsi in questo modo), e, di conseguenza, si sono dispersi, hanno perso tutte le loro forze, e fino a quando continueranno a non rispettare i patti divini, le cose rimarranno così.

Allah rispetta sempre i Patti

I doni divini non vengono mai concessi in modo incondizionato. Accanto a ogni dono divino v’è sempre una condizione, una responsabilità. In una tradizione, il santo imam Sàdiq (as) afferma che quando Allah dice: “Rispettate il vostro Patto”, sottintende: “Affinché Io rispetti il Mio e vi porti in Paradiso”3

In questo stesso hadith la fede nella wilaayah di Alì (as) è stata considerata parte di questo patto. Questo non deve stupire, in quanto una delle fondamentali parti del Patto è quella inerente ai Profeti d’Allah (as): bisogna avere fede nella loro sacra missione e sostenerli, aiutarli. Sappiamo inoltre che è altresì necessario accettare la continuazione della wilaayah dei profeti (as), accettando, in ogni epoca, quella dei loro vicari.

Inoltre, la frase: “…e temete solo Me”, mette in evidenza il fatto che nel tenere fede al patto d’Allah, nell’ubbidire ai Suoi comandamenti, non bisogna aver paura di niente e nessuno all’infuori di Lui.

Perchè I Giudei vengono chiamati anche Figli di Israele

Israele è uno dei nomi del santo profeta Giacobbe (as), padre del nobile p rofeta Yusuf {Giuseppe} (as). Il celebre esegeta del sacro Corano, Tabarsì, nel suo prezioso tafsir, il Majma´u-l-bayaan (vol. 1, pag. 92), e lo Shaykh Tusi, nel suo tafsir, il Tibiyaan (vol. 1, pag. 180), scrivono: “Israele è Giacobbe, figlio d’Isacco, figlio d’Abramo…”. Essi dicono inoltre che la prima parte di questo nome, ‘isra’ significa ‘servo’, mentre la seconda, ‘él’, vuol dire ‘Dio’, e quindi la parola Israele, dovrebbe significare Servo di Dio.

  • 1. Santo Corano, 2: 83 e 84.
  • 2. Santo Corano, 5: 12.
  • 3. Nuru-th-thaqalayn, vol. 1, pag. 72.

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