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Versetto 158

إِنَّ الصَّفَا وَالْمَرْوَةَ مِن شَعَآئِرِ اللّهِ فَمَنْ حَجَّ الْبَيْتَ أَوِ اعْتَمَرَ فَلاَ جُنَاحَ عَلَيْهِ أَن يَطَّوَّفَ بِهِمَا وَمَن تَطَوَّعَ خَيْرًا فَإِنَّ اللّهَ شَاكِرٌ عَلِيمٌ ﴿158﴾

164. In verità, Safà e Marwah {due famosi colli della Mecca} sono dei segni divini. Chi dunque esegue l’Hajj {pellegrinaggio} alla Casa o l’umrah {visita}, non fa peccato a girarvi attorno. Chi compie volontariamente un’opera meritoria, {deve sapere che} in verità, Allah è grato, sapiente.

Commento

In quale occasione fu rivelato il Versetto?

Nella scuola shi°ita, il sa´iy {correre} tra i due colli di safaa e marwah, è uno dei fondamenti dell’Hajj e dell’umrah.

Nell’epoca preislamica, gli idolatri avevano collocato su ognuno di questi due colli un idolo, che toccavano durante il sa´iy. Per questo motivo i mussulmani credevano che fosse peccato girarvi intorno. Allah rivelò il versetto e dissipò ogni dubbio intorno a tale questione.

Nel Tibiyaan vengono narrate alcune tradizioni dei santi imam Baqir e Sadiq (as) a tal proposito. Nel Majma´u-l-bayaan leggiamo la seguente tradizione del nobile imam Sadiq (as): «L’imam Sadiq (as) disse: “I mussulmani avevano visto i politeisti dell’epoca della Jahiliyyah {era pre-islamica} praticare, come in passato, i loro eretici riti sui due colli di Safà e Marwah {e per questo motivo detestavano girarvi intorno}. Allah rivelò allora il versetto”»

Questo versetto, in base a quanto affermano alcune tradizioni, fu rivelato in occasione della ´Umratu-l-qadaa, nel settimo anno dopo l’Egira.

Commento

Considerando le particolari condizioni psicologiche nelle quali si trovavano i mussulmani prima della rivelazione di questo versetto, esso inizia dicendo:

“In verità, Safà e Marwah {due famosi colli della Mecca} sono dei riti divini”, concludendo poi: “Chi dunque esegue l’Hajj {pellegrinaggio} alla Casa o l’umrah {visita}, non fa peccato a girarvi attorno”

Certo, il mussulmano non deve mai farsi scoraggiare dall’empio comportamento dei miscredenti: deve rispettare ed eseguire ogni rito divino, e ignorare completamente le eretiche pratiche e gli idoli dei miscredenti, dei politeisti e degli idolatri!

Il versetto si conclude dicendo:

“Chi compie volontariamente un’opera meritoria, {deve sapere che} in verità, Allah è grato, sapiente”

Certo, Allah premia i probi credenti che odiano gli idoli, e conosce perfettamente cosa hanno in cuore coloro che li amano.

Osservazioni

I termini Safà e Marwah compaiono nel sacro Corano una volta sola.

Questi due piccoli colli distano tra di loro all’incirca 420 metri. Attualmente, tra di essi v’è un enorme corridoio coperto attraverso il quale i pellegrini effettuano il sa´iy. Safà e Marwah si elevano rispettivamente di quindici e otto metri dal pavimento di questo corridoio.

Questi due termini nel lessico arabo assumono un preciso significato. Safà è la pietra dura e liscia, priva di impurità, mentre con marwah si indica la pietra dura e ruvida.

Il termine sha´aa’ir, che noi abbiamo tradotto con “riti”, è il plurale di sha´irah, che significa segni, perciò, sha´aa’iri-l-Lah, sono i segni d’Allah, segni che ricordano il Signore Eccelso ai Suoi probi servi, come appunto i due colli di Safà e Marwah.

I´tamarah che noi abbiamo tradotto con “…chi dunque esegue…l’umrah {visita}…” – deriva dalla radice ´umrah, che indica quegli elementi che vengono aggiunti a una costruzione per completarla. Nella legge islamica questo termine assume però un significato diverso, indica un particolare rito che va ad aggiungersi all’Hajj per completarlo, e a volte viene compiuto separatamente da quest’ultimo, e prende il nome di ´umrah mufradah {singola}. Questo rito assomiglia per molti aspetti all’Hajj.

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