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Sura al-Baqarah Versetto 188

وَلاَ تَأْكُلُواْ أَمْوَالَكُم بَيْنَكُم بِالْبَاطِلِ وَتُدْلُواْ بِهَا إِلَى الْحُكَّامِ لِتَأْكُلُواْ فَرِيقًا مِّنْ أَمْوَالِ النَّاسِ بِالإِثْمِ وَأَنتُمْ تَعْلَمُونَ

﴿188﴾

194. E non consumate fra di voi i vostri beni invano, e non datene ai giudici per {corromperli e, in tal modo} appropriarvi ingiustamente di una parte dei beni della gente, mentre voi {ben} sapete {che comportandovi così fate una grande ingiustizia}.

Commento

Introduzione

Questo versetto vieta severamente ai mussulmani di compiere atti assai indegni e riprovevoli, quali l’uso dei beni per scopi vani o illeciti, la corruzione, e l’appropriazione illegittima dei beni altrui: “E non consumate fra di voi i vostri beni invano, e non datene ai giudici per…”

Nella Sura delle Donne, troviamo un versetto simile a questo: “O voi che avete prestato fede, non mangiate illecitamente i vostri beni tra di voi, a meno che non si tratti di commercio di comune accordo fra voi…”1

Chi corrompe una persona per appropriarsi dei beni altrui, compie in realtà due peccati: corruzione e usurpazione. Secondo la religione islamica, il peccato della corruzione è così grave, che riguardo ad esso una tradizione del nobile imam Sadiq (as) afferma: “Corrompere un giudice, significa negare Allah il Magnifico”2

In un celebre hadith del Messaggero di Allah (S) leggiamo: “Allah ha maledetto il corruttore, il corrotto, e il mediatore tra loro due”

Il versetto in esame dice chiaramente che i beni ottenuti corrompendo, non sono leciti; una sentenza non può attribuire a una persona dei beni altrui, non può trasformare l’illecito in lecito. Ciò è confermato esplicitamente dalla seguente tradizione del nobile Profeta (S) dell’Islam: “Io sono un essere umano come voi {e ho il dovere di giudicare fra di voi basandomi sulle prove esteriori}. Quando mi viene presentata una causa, è possibile che una delle parti abbia maggiori capacità di argomentazione delle altre, e io, in base alle prove, giudichi in suo favore. Sappiate però che nel caso in cui io attribuisca a una persona ciò che spetta ad altri, ebbene quella cosa è una parte del fuoco dell’Inferno. Dunque, se questa persona ama questo fuoco, usufruisca pure di essa, diversamente la liberi {la restituisca al suo legittimo proprietario}” 3

Il Flagello della Corruzione

Uno dei grandi flagelli che dai tempi piú antichi affligge la società umana, e che oggi ha raggiunto incredibili dimensioni, è la corruzione, che è uno dei maggiori ostacoli alla realizzazione della giustizia sociale. La corruzione fa sì che le leggi, che di norma dovrebbero proteggere gli interessi delle classi piú deboli, e limitare quelle piú forti, finiscano a favore di queste ultime. In effetti, i ricchi e i potenti, sfruttando i loro averi e il loro potere, sono sempre in grado di difendere i propri interessi, diversamente dai poveri e dai diseredati, ai quali deve pensare la legge. In una società dominata dalla corruzione, il ricco, attraverso i suoi averi, compra e corrompe chiunque, aumentando le sue ricchezze, il suo potere e la sua influenza, e facendo delle leggi uno strumento per opprimere e derubare le classi piú deboli.

È per questo motivo che le società corrotte sono dominate dal disordine, dal male, dall’ingiustizia, dalla discriminazione e dalla delinquenza.

Sono questi dunque i motivi per i quali l’Islam biasima, condanna e proibisce con assoluta severità questo terribile flagello, e lo considera peccato maggiore.

La corruzione è talmente turpe, che a volte viene nascosta dietro nomi diversi. La persona che intende corrompere qualcuno, spesso camuffa le sue turpi intenzioni, dicendo di volere fare del bene, dando una mancia, presentandosi con un regalo, dicendo che il denaro che intende dare è la giusta e meritata ricompensa di uno sforzo, di un servizio. È ovvio però che queste ignobili furberie non sono assolutamente in grado di cambiare la turpe natura di questo infame atto.

Nel Nahj ul-Balaghah leggiamo che una notte Ash´ath Bin Qais si presentò a casa del nobile Alì (as) con in mano un delizioso dolce, per corrompere con esso il santo Imam, e indurlo a pronunciare una sentenza in suo favore. Il Principe dei Credenti s’adirò, e disse: “Morte a te! Sei venuto a ingannarmi, e ad allontanarmi dalla religione di Allah? Giuro su Dio, che non toglierei ingiustamente la crusca di un solo chicco d’orzo dalla bocca di una formica, nemmeno se mi dessero le sette Regioni con tutto ciò che v’è sotto i loro cieli. Per me il vostro mondo vale meno di una foglia masticata da una cavalletta. Alì è al di sopra degli effimeri beni e dei fugaci piaceri {di questo mondo}”

L’Islam condanna dunque severamente e decisamente la corruzione, in qualsiasi forma e aspetto essa si presenti e compaia. Nella biografia del santo Profeta (S) dell’Islam, si narra che un giorno egli fu informato che uno dei suoi governatori si è fatto corrompere accettando un regalo. Il nobile Messaggero di Allah s’adirò e gli disse: “Perché prendi ciò a cui non hai diritto?”. Egli si scusò con il sommo Profeta (S), e rispose: “M’è stato dato in regalo”. Il Profeta (S) disse allora: “Se rimanessi in casa, e non fossi governatore locale da parte mia, riceveresti forse dei regali dalla gente?”. Fece poi sequestrare il regalo, lo unì al fondo pubblico, e destituì l’uomo dalla sua carica” 4

L’Islam per evitare che i giudici vengano corrotti, vieta addirittura loro di andare di persona a fare acquisti, poiché alcuni negozianti potrebbero fare loro sconti, regali, agevolazioni, e ciò potrebbe inconsapevolmente influenzarli, nel senso che un giorno potrebbero, senza rendersene conto, favorire un negoziante che in passato ha fatto loro degli sconti, dei regali o delle agevolazioni. È opportuno che tutti i mussulmani si ispirino al sacro Corano, e combattano questo grave male.

Alcuni hanno interpretato il versetto in esame dicendo che esso vieta ai credenti di consumare i propri beni fra di loro in modo vano, ad esempio, giocando d’azzardo. A tal proposito, viene citata anche la seguente tradizione dell’imam Baqir (as): “I Quraysh si giocavano le proprie mogli e i propri beni, e allora Allah vietò loro di farlo”

È tuttavia meglio dare al versetto un senso piú ampio, e dedurre da esso tutti i divieti sopraccitati.

  • 1. Santo Corano, 4: 29.
  • 2. Ar-rasaa’il, vol. 21, cap. 5.
  • 3. Fi Zilaali-l-qur’aan, vol. I, pag. 252.
  • 4. Al’imam ´Aliyy, vol. I, pagg. 155 e 156.

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