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Sura al-Baqarah Versetto 216

كُتِبَ عَلَيْكُمُ الْقِتَالُ وَهُوَ كُرْهٌ لَّكُمْ وَعَسَى أَن تَكْرَهُواْ شَيْئًا وَهُوَ خَيْرٌ لَّكُمْ وَعَسَى أَن تُحِبُّواْ شَيْئًا وَهُوَ شَرٌّ لَّكُمْ وَاللّهُ يَعْلَمُ وَأَنتُمْ لاَ تَعْلَمُونَ ﴿216﴾

222. Vi è stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite. Ebbene, è possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece è un bene per voi, e può darsi che amiate ciò che invece vi è dannoso. Allah sa e voi non sapete.

Commento

Il versetto precedente parlava della carità, del donare i propri beni, ciò che di buono si possiede, per amor di Dio, ai poveri e ai bisognosi. Questo versetto parla invece del fare dono del proprio sangue, della propria vita per la causa di Allah.
Il versetto ordina ai mussulmani di combattere, quand’anche ciò non sia loro gradito, poiché: “…è possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece è un bene per voi, e può darsi che amiate ciò che invece vi è dannoso”. Certo, la guerra contro il nemico è in generale cosa difficile da accettare e sgradita, poiché è causa di morte, dolore, sofferenza e distruzione.

Sono sempre le persone dotate di forte abnegazione e devozione che non si risparmiano alcun sacrificio per la sacra causa di Allah, contrariamente alla maggior parte delle persone, che, per i motivi ricordati, provano avversione per la Jihad, e risulta loro difficile sacrificare la propria vita per un sacro ideale.

Il Signore dei Mondi, condanna decisamente questo modo di pensare, e li illumina ricordando loro che essi non conoscono i vantaggi della Jihad, poiché solo Allah conosce tutti i segreti dell’universo, parte dei quali può essere conosciuta anche dagli uomini profondi, non superficiali.

Questo versetto esprime una fondamentale legge del creato e della sharia, e educa gli uomini a ubbidire alle leggi divine. Gli uomini non devono valutare e giudicare i comandamenti del Signore Eccelso e le leggi della natura da Lui imposte, in base alle loro opinioni personali, poiché, sicuramente, le loro conoscenze sono, sotto ogni aspetto, scarse e irrilevanti rispetto a ciò che non conoscono.

In ogni caso, la Jihad è uno dei fondamentali rami della religione islamica, e molti versetti coranici e tradizioni islamiche parlano di questo importante precetto divino. Il sommo Profeta (S) disse: “Le buone azioni confrontate con la Jihad, non sono altro che schiuma su un mare tempestoso”1. L’imam Sadiq (as) disse: “La Jihad è la migliore cosa dopo i faraa’idh {precetti quali la preghiera, il digiuno, l’Hajj e la zakah}”2. In un’altra tradizione del sommo Profeta (S) leggiamo: “Il Paradiso ha una porta che si chiama Baabu-l-mujaahidin {porta di coloro che fanno la Jihad}”3

La Jihad non è una prerogativa della religione islamica; è infatti esistita anche nelle altre religioni celesti. Nel Pentateuco si parla dell’ordine di Mosè di combattere contro le tribú non appartenenti ai figli d’Israele:
    • Deuteronomio, capitoli 7, 13 e 20 ;

    • Esodo, cap. 22;

    • Numeri, cap. 31.

Anche il Vangelo dimostra che Gesú aveva il dovere della Jihad, ma non aveva sufficienti seguaci e uomini per affrontarla:
    • Matteo 10:34;

    • Luca 19:28;

    • Luca 32:36.

Anche il sacro Corano racconta la storia di alcuni profeti del passato che combatterono contro i miscredenti e i politeisti:
    • Corano 2: 246;

    • Corano 3: 47;

    • Corano 5: 27.

    • Altri versetti coranici.

  • 1. Bihaaru-l’anwaar, vol. 100, pag. 98, hadith n. 70.
  • 2. Bihaaru-l’anwaar, vol. 100, pag. 25, hadith n. 22; vol. 99, pag. 10, hadith n. 28.
  • 3. Bihaaru-l’anwaar, vol. 8, pag. 186, hadith n. 153.

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