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Il Profondo Contenuto del Nahj-ul-Balaghah e la Sua Straordinaria Universalità

Tra i principali pregi del Nahj-ul-Balaghah possiamo ricordare la sua eccezionale universalità e il suo profondo contenuto. La persona che lo legge e lo studia con attenzione, non appena si accorge dei suoi straordinari pregi, rimane sbalordita: com’è possibile che un uomo abbia pronunciato tutte queste nobili e profonde parole, che trattano i più disparati rami della scienza e del sapere. In verità, quest’impresa riesce solo a un uomo come l’Imam °Ali (as), il cui cuore è lo scrigno dei segreti divini e il cui spirito è un immenso oceano di sapienza. A tal proposito, lo stesso °Ali (as) dice: “Il Messaggero di Allah mi ha insegnato mille rami del sapere, da cui si ramificano per me altri mille rami”1.

Di seguito citeremo le affermazioni di alcuni dotti riguardo a questo argomento.

Sayyid Raziyy, talvolta, nel Nahj-ul-Balaghah, fa delle brevi e profonde osservazioni riguardo all’eccezionale contenuto di questa opera, che devono essere esaminate attentamente. Ad esempio, dopo aver citato il 21° sermone: “…La Fine {il Giorno del Giudizio} è dinanzi a voi e, dietro di voi, l’Ora {la morte} vi spinge. Alleggeritevi per non rimanere indietro! Voi siete stati messi in attesa dei sopravvissuti…”, Sayyid Raziyy afferma: “Se queste parole venissero paragonate con quelle di chiunque altro, eccetto quelle di Dio e del Suo Messaggero, sicuramente risulterebbero superiori”2

Il celebre esegeta del Nahj-ul-Balaghah, Ibni Abu-l-Hadid Al-Mu´taziliyy, nell’undicesimo volume del suo commento (pag. 153), dice: “Io sono esterrefatto dall’uomo che in campo di battaglia parla con il coraggio di un leone, e, in quello stesso campo, consiglia la gente come un dolce eremita, che non versa nemmeno il sangue degli animali, ne si ciba della loro carne.

A volte diventa Bastam Ibni Gais o Utaibah Ibni Hàrith o ´Amir Ibni At-Tufail (che erano tre celebri eroi dell’era preislamica), e a volte invece diventa come il saggio Socrate, come Giovanni, come Gesú figlio di Maria. Giuro su Colui sul Quale giurano i popoli, che io, negli ultimi cinquant’anni, ho letto questo sermone (il sermone Al-Hàkumu-t-Tàkathur)3, più di mille volte e ogni volta sono stato colto da paura accompagnata da un profondo senso di consapevolezza.

Ogni volta, la lettura di questo sermone lasciava nel mio cuore un profondo segno, mi faceva tremare. Ogni volta che ho riflettuto sul suo contenuto, mi sono venuti in mente i miei parenti e miei amici defunti, e ho sempre pensato che, in questo sermone, l’Imam si rivolge anche a me. Molti predicatori, molti oratori hanno trattato questo argomento, e molte volte ho avuto modo di leggere e sentire le loro parole, tuttavia mai hanno avuto su di me lo stesso effetto che ha avuto questo sermone”.

Nel sedicesimo volume del suo commento, Ibni Abu-l-Hadid (pag. 146) afferma: “SubhànAllah! Chi ha donato tutte queste virtù, tutti questi meriti a questo eccezionale uomo! Com’è possibile che un uomo che ha sempre vissuto alla Mecca e non ha mai avuto nessun contatto con nessun filosofo, sia più sapiente di Platone e Aristotele nelle scienze divine e filosofiche; Egli, pur non avendo mai frequentato i grandi dell’etica e della gnosi, era, in queste scienze, {nettamente} superiore a Socrate. Egli, pur non essendo cresciuto tra gli eroi (gli abitanti della Mecca erano per lo più mercanti, non guerrieri), è diventato lo stesso l’uomo più coraggioso della storia…”4

  • 1. Kanzu-l´Ummàl, cap. 6, pag. 392 e 405.
  • 2. Nahj-ul-Balaghah, sermone 21, pag. 42 (Ed. Daru-l-Thaqalain).
  • 3. Nahj-ul-Balaghah, sermone 221, pag. 350 (Ed. Daru-l-Thaqalain).
  • 4. Per maggiori informazioni, consultare le seguenti opere:
    ‘Al-Kashkul’ dello Shaykh Al-Bahàiyy (vol. 3, pag. 397)
    ‘Abqariyyatu-sh-Sharif Ar-Raziyy’ del dott. Zakiyy Mubàrak (vol. 1, pag. 396)
    ‘Al-Abqariyyàt’ di Abbas Mahmud Al-Uqàd Al-Misriyy (vol. 2, pagg. 138, 144, 145)
    ‘Masàdiru Nahj-ul-Balaghah’ di Muhammad Amin Nawàwi (vol. 1, pag. 90)
    ‘Al’Ksulu-l-Kàfiyy’ di Kolayni (vol. 1, pag. 136).
    ‘Al-Bayàn’ di Sayyid Abu-l-Jàsim Al-Khu’iyy (pag. 90).

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