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Prima Parte: Le Vicende che Precedettero la Battaglia

La Nascita dell’Imam Husseyn (as)

L’Imam Husseyn (as)1 nacque nella quinta notte del mese di sha´ban del quarto anno dell’egira lunare. È bene però sapere che sono state tramandate altre date di nascita, tra le quali il terzo giorno dello stesso mese ed anno lunari citati e la fine del mese di rabi´u-l’awwal del terzo anno.

Alla nascita dell’Imam Husseyn (as) {l’arcangelo} Gabriele (as) , assieme a mille altri angeli, venne a congratularsi con l’Inviato di Dio. Fatima (as) portò il neonato dal Profeta (S)2, il quale s’allietò e lo chiamò Husseyn (as).

Il sogno d’Umm ul-Fadhl

Si narra che Umm ul-Fadhl, moglie d’Abbas Ibn Abdu-l-muttalib, disse: «Una notte, quando Husseyn (as) non era ancora nato, vidi in sogno un pezzo della carne del corpo del Profeta (S), staccarsi e cadere sulla mia veste. Chiesi l’interpretazione di questo sogno all’Inviato di Dio; egli mi disse: “Se questo è un sogno veridico, presto Fatima avrà un figlio e io lo affiderò a te per l’allattamento”. Dopo un po’ di tempo Fatima diede alla luce un bambino e toccò a me allattarlo.

Un giorno lo portai dall’Inviato di Dio; egli lo fece sedere sul suo ginocchio e iniziò a baciarlo. In quel momento cadde una goccia d’urina sul vestito del Profeta (S). Io lo allontanai dall’Inviato di Dio e in tal modo lo feci piangere. Il Profeta (S) disse allora: “Piano, Umm ul-Fadhl! La mia veste può essere lavata! Tu hai infastidito mio figlio”.

Io lasciai Husseyn ed uscii dalla stanza per portare dell’acqua. Al ritorno, vedendo l’Inviato di Dio piangere, dissi: “O Inviato d’Allah, perché piangi?”. Il Profeta (S) rispose: “Un attimo fa è venuto Gabriele e mi ha annunciato che il mio popolo ucciderà questo bimbo”.

I narratori di hadith hanno tramandato che quando Husseyn (as) aveva un anno, vennero dal Profeta (S) dodici angeli, i cui visi erano rossi e tra loro diversi; aprirono le ali e dissero: “O Muhammad la stessa ingiustizia fatta da Caino ad Abele, sarà fatta a tuo figlio Husseyn. Gli sarà inoltre data la stessa ricompensa che è stata data ad Abele e la punizione dei suoi uccisori sarà pari a quella di Caino”. A quel punto tutti gli angeli favoriti vennero a confortare il Profeta (S) e ad informarlo di quanto Dio aveva deciso di dare a Husseyn (as) in cambio del suo martirio; gli fecero inoltre vedere la sepoltura di Husseyn (as). In quel momento il Profeta (S) pregava Iddio affinché umiliasse coloro che avrebbero umiliato Husseyn (as), punisse i suoi assassini uccidendoli, facendo in modo che essi non raggiungessero mai i loro malvagi propositi.

Gabriele (as) dà la notizia del martirio di Husseyn (as)

Nel corso di un viaggio - Husseyn (as) allora aveva due anni - Gabriele (as) diede al generoso Profeta (S) la notizia del tragico martirio del suo amato nipote. Lungo la strada, infatti, l’Inviato d’Allah si arrestò e disse: “In verità noi apparteniamo ad Allah e a Lui facciamo ritorno”. Le lacrime gli bagnarono il viso e quando gli fu chiesto il motivo del suo pianto, rispose che Gabriele (as) gli stava parlando di una terra vicina all’Eufrate, chiamata Karbalà. Il nobile Profeta (S) continuò dicendo: “La mia creatura, Husseyn (as), sarà uccisa in quel territorio”. Chiesero poi: “O Inviato d’Allah, chi è il suo assassino?”. Rispose: “Un uomo chiamato Yazid…

L’Inviato di Dio ritornò triste da quel viaggio. Salí sul pulpito e pronunciò un sermone alla gente; pose la mano destra sulla testa di Hasan, quella sinistra sulla testa di Husseyn (as) e, rivolgendosi al cielo, disse: “O Dio, Muhammad è tuo Servo e Profeta e queste due persone sono i puri della mia famiglia, gli eletti della mia discendenza. Li lascio tra il mio Popolo come miei successori. Gabriele (as) mi ha informato che questa mia creatura sarà uccisa in modo umiliante. O Dio, rendigli fausto il martirio, fai sí che divenga uno dei signori dei martiri e non rendere fausto il suo martirio ai suoi uccisori e a coloro che lo umilieranno”.

Quando l’Inviato di Dio giunse con il suo discorso a questo punto, si elevò il pianto degli astanti. Egli disse: “Piangete per lui e vi astenete dall’aiutarlo?!”. Uscí cosí dalla moschea e vi ritornò dopo alcuni istanti, visibilmente addolorato. Recitò piangendo un altro sermone e disse:

“O Gente, io vi affido due preziose e importanti cose, il Corano e la mia famiglia, alle quali io tengo molto; sono la gioia del mio cuore, sono la mia vita. Mai si separeranno tra loro, finché, accanto allo stagno di Kawthar, non verranno a me. Sappiate che io nel Giorno del Giudizio rimarrò in attesa di queste due cose.

Io non vi chiedo nulla riguardo a ciò {che ho fatto per voi} se non quanto il mio Signore mi ha ordinato. Il mio Signore mi ha ordinato di chiedervi di amare i {miei} Parenti. Perciò, guardatevi bene dal non avere odio per la mia famiglia, dal non aver fatto ingiustizia ai suoi membri, quando m’incontrerete nell’Aldilà, accanto allo Stagno. Sappiate che nel Giorno del Giudizio verranno a me tre bandiere, portate da tre gruppi appartenenti al mio popolo.

La prima bandiera è nera; gli angeli si spaventeranno a vederla. I possessori di tale bandiera si fermeranno dinanzi a me e io chiederò loro:

“Chi siete voi che avete dimenticato il mio nome” e loro diranno: “Siamo degli Arabi monoteisti”. Dirò dunque loro: “Io sono Ahmad, Profeta (S) degli Arabi e degli Ajam {i non Arabi}”. Essi diranno allora: “O Muhammad, noi apparteniamo al tuo popolo”. “Dopo di me, come vi siete comportati con la mia famiglia e il libro del mio Signore {il Corano}?” dirò io.

Essi risponderanno: “Abbiamo trascurato il Corano e cercato di annientare la tua famiglia, di farla sparire dalla faccia della terra”. Io Allora volterò loro la faccia ed essi, assetati e con i visi neri, si allontaneranno da me.

Poi verranno a me i seguaci di un’altra bandiera, ancora piú nera della prima; io dirò loro: “Dopo di me, come vi siete comportati con le due importanti cose, la maggiore {il Corano} e la minore {la mia famiglia}, che vi ho affidato?”. Diranno: “Abbiamo contraddetto la maggiore e umiliato e diviso la minore”. Dirò quindi: “Allontanatevi da me” e anche loro si allontaneranno da me assetati e con i visi neri.

Verrà poi da me un’altra bandiera. I visi dei seguaci di questa emaneranno luce. Io chiederò loro: “Chi siete voi” ed essi diranno: “Noi siamo quelli che celebrano l’unicità di Dio, siamo i timorati, apparteniamo al popolo di Muhammad. Noi siamo ciò che rimane dei seguaci della verità.

Portando il libro del nostro Signore {il Corano}, abbiamo considerato proibito ciò che Egli ha proibito e lecito ciò che ha permesso; abbiamo amato la progenie del nostro Profeta Muhammad (S), aiutandola, come aiutammo i nostri parenti. Abbiamo combattuto i loro nemici”. Io dirò loro: “Vi annuncio lieta novella! Io sono il vostro Profeta Muhammad; voi nella vita terrena eravate proprio come avete detto”. Dopo li disseterò {dell’acqua} del mio stagno e cosí si dirigeranno, con visi allegri e raggianti, verso il Paradiso; in esso saranno eterni”

La morte di Muawiah e la lettera di Yazid

La gente in ogni riunione e assemblea parlava dell’uccisione di Husseyn (as); considerava tale questione assai grande e aspettava la realizzazione di quest’avvenimento.

Muawiah perí nel mese di rajab dell’anno 60. {Suo figlio} Yazid {che gli successe} scrisse allora una lettera al governatore di Medina (che all’epoca era Walid Ibn Utbah) ordinandogli di costringere la gente di quella città ad accettarlo come califfo, in particolar modo di costringere Husseyn (as), e, nel caso in cui questi si fosse rifiutato, di decapitarlo e di inviargli la sua testa.

Walid convocò allora Marwan e si consigliò con lui riguardo a tale questione. Marwan gli disse: “Husseyn non si sottometterà mai a Yazid. Se io fossi al tuo posto, se avessi il potere che hai tu, lo ucciderei senza pensarci due volte”

Walid rispose: “Ahimé, avrei preferito non essere mai venuto al mondo”

Dopo questo colloquio, Walid invitò Husseyn (as) a casa sua, il quale si presentò con trenta dei suoi parenti ed amici. Walid gli comunicò la notizia della morte di Muawiah e pretese da lui che accettasse il califfato di Yazid. Husseyn (as) disse: “Questa non è una questione di poco conto, che possa essere conclusa di nascosto. Quando domani inviterai la gente a tale scopo, informa anche noi”.

Marwan disse a Walid: “Non dare ascolto alle parole di Husseyn (as), non accettare la sua scusa; se si rifiuta di prestare giuramento di fedeltà a Yazid non lasciarlo vivo”.

Husseyn (as), arrabbiato, disse: “Guai a te, o figlio d’Az-zargà! Ordini di uccidermi?! Giuro su Dio che hai mentito e, con quanto hai detto, hai umiliato te stesso”.

Rivolgendosi poi a Walid disse: “O governatore‚ noi siamo la Famiglia della Profezia e la Miniera della Missione; le nostre case sono frequentate dagli Angeli e Dio ha iniziato {a concedere} la sua Misericordia alla gente con noi, e con noi finirà.

Yazid è invece depravato, beve vino, uccide ingiustamente la gente e commette peccato pubblicamente: una persona come me non presta giuramento di fedeltà a uno come Yazid. In ogni caso, lasciate che si faccia mattino e anche noi faremo altrettanto; valutate quale di noi è piú degno a diventare califfo e a giurare fedeltà, e altrettanto faremo noi”.

L’Imam Husseyn (as) dopo avere finito il suo discorso lasciò la dimora di Walid; Marwan lo biasimò dicendogli: “Non hai ascoltato il mio consiglio, hai agito contrariamente a quanto ti ho detto”.

Walid rispose: “Guai a te! Mi consigli di distruggere il mio credo, la mia vita?! Giuro su Dio che non ucciderei Husseyn (as) neanche se mi facessero padrone del mondo. Giuro su Dio che non credo che qualcuno uccida Husseyn (as) e possa evitare di incontrare Dio con un’esigua quantità di meriti. Dio non avrà per una tal persona alcun sguardo di misericordia, non lo purificherà dal peccato; egli avrà un duro castigo”

La notte trascorse e Husseyn (as), di primo mattino, uscí di casa per avere nuove notizie. Marwan vedendolo gli disse: “O Aba Abdillah, io voglio il tuo bene; ascolta il mio consiglio e raggiungerai la beatitudine”.

Husseyn (as) rispose: “Qual è il tuo consiglio, dimmi, ti ascolto”. Disse: “Io ti ordino di giurare fedeltà a Yazid, figlio di Muawiah, poiché ciò è a vantaggio della tua vita terrena e ultraterrena”. Husseyn (as) rispose allora: «In verità noi apparteniamo a Dio e a lui facciamo ritorno. Adesso bisogna proprio dare l’addio all’Islam, poiché il popolo del Profeta è incorso nel califfato, nell’impero di Yazid. Sentii mio nonno, l’Inviato di Dio‚ dire: “Il califfato è proibito alla progenie d’Abu Sufian». Dopo un lungo scambio di parole Marwan s’incollerí e se n’andò.

Husseyn (as) sapeva già del proprio martirio

Sayyid Ibn Tawus, l’autore di questo libro, afferma: «Dalle ricerche effettuate risulta che Husseyn (as) sapeva già del proprio martirio e degli altri accadimenti che lo avrebbero in seguito riguardato; in ogni caso, Husseyn (as) ha fatto il suo dovere.

Un gruppo di narratori di hadith (i cui nomi sono stati da me citati nel libro “Ghiathi Sultani-l-warà li Sukkani-th-tharà”), con i loro sanad {documento che prova l’autenticità del hadith}, da Abú Ja’far Muhammad Ibn Bàbawaih Al-qummíyy, mi hanno tramandato, facendo risalire il sanad del hadith a Mufaddal Ibn Umar, che, tra le cose che egli tramanda nel libro ‘Amàli’, dice che l’Imam as-Sadeq (as) tramanda che suo padre disse che suo nonno disse: “ Un giorno Husseyn entrò in casa del fratello Hasan e appena il suo sguardo cadde su di lui iniziò a piangere.

Hasan chiese: ‘Perché piangi?’; egli rispose: ‘Piango per le ingiustizie che subisci’. Rispose allora Hasan: “L’ingiustizia che sarà fatta a me‚ consisterà nell’uccidermi facendomi bere del veleno a tradimento. Sappi però, o Aba Abdillah, che non esiste giorno simile a quello del tuo martirio, poiché trentamila persone, che si crederanno tutti musulmani e appartenenti al popolo di nostro nonno Muhammad, ti circonderanno e si prepareranno a ucciderti, a versare il tuo sangue‚ offenderti, fare prigioniera la tua famiglia‚ saccheggiare i tuoi beni. Sarà allora che Dio maledirà i Baní Umayyah; dal cielo pioverà sangue e cenere, tutte le creature, perfino le belve dei deserti e i pesci dei mari, piangeranno per te”

Alcuni narratori di hadith, di alcuni dei quali abbiamo parlato in precedenza, mi hanno tramandato che Umar Annassàbah, nell’opera ‘Ash-shàfi’, ha tramandato che suo nonno Muhammad Ibn Umar ha detto: «Ho sentito mio padre, Umar Ibn °Alì Ibn Abitàlib, narrare ai miei zii, i figli d’Aghíl, che: “Quando mio fratello Husseyn si rifiutò di giurare fedeltà a Yazid, andai da lui e gli dissi: ‘Possa essere io sacrificato per te! Tuo fratello Hasan narrava che suo padre °Alì disse...’. Stava pronunciando queste parole, quando, involontariamente, iniziò a piangere.

Husseyn (as) lo fece sedere accanto a sé e gli disse: ‘Mio fratello ti ha detto forse che sarò ucciso?’. Disse: “Dio non voglia, o figlio dell’Inviato di Dio’. Husseyn (as) disse allora: ‘Ti scongiuro di dirmi se ti ha comunicato questa notizia’. Disse: “Sí fratello mio, perché non giuri fedeltà a Yazid rimanendo cosí al sicuro?’.

Husseyn (as) rispose: “Mio padre mi disse che l’Inviato di Dio lo aveva informato del mio e del suo martirio e aveva affermato che la mia tomba sarà vicina alla sua. Pensi forse di sapere cose delle quali io non sono informato? Giuro su Dio che non mi sottometterò mai. Mia madre Fatima incontrerà suo padre, l’Inviato di Dio‚ denunciandogli le ingiustizie compiute dal suo popolo ai danni della sua progenie. Nessuno di coloro che hanno tormentato i suoi figli, andrà in Paradiso’”»

Alcune persone di vedute corte, che non sanno quale grande beatitudine è il martirio, pensano che Dio non ama che qualcuno metta in pericolo la propria vita come ha fatto l’Imam Husseyn (as). Io mi chiedo se queste meschine persone hanno mai letto, nel Corano, che Dio ordina a un gruppo di persone di cercare la morte:

“Pentitevi, ritornate al vostro Signore e cercate la morte, poiché ciò, presso Dio, è meglio per voi”3.

Tali persone potrebbero poi pensare che il versetto: “Non rovinatevi con le vostre stesse mani” riguarda il martirio, l’essere uccisi sul sentiero di Dio. Bisogna però sapere che è sbagliato pensare cosí, poiché il martirio è la maggiore beatitudine per l’essere umano.

L’autore di un maqtal {libro nel quale sono narrate le vicende inerenti al martirio dell’Imam Husseyn (as)} tramandato dall’Imam as-Sadeq (as) , nell’interpretare il versetto tramanda una vicenda conforme alla ragione. Egli narra che un uomo di nome Aslam disse: «Partecipammo alla guerra di Nahawand (o un’altra guerra). I Musulmani ordinarono le proprie schiere e il nemico si dispose di fronte a noi. Non avevo mai visto schiere cosí folte e lunghe. I Bizantini si disposero con le spalle alle mura della propria città e si prepararono a combattere.

In quel momento un uomo lasciò le schiere musulmane e attaccò il nemico. La gente disse: “La ilaha illallàh! Si è rovinato con le sue stesse mani!”. Abú Ayyúb Al-ansariyy disse allora: “Voi sostenete che questo versetto riguarda chi ha attaccato il nemico alla ricerca del martirio, mentre in realtà cosí non è; anzi questo versetto è stato rivelato per {ammonire} noi, che eravamo impegnati ad aiutare l’Inviato di Allah, avevamo abbandonato le nostre famiglie e i nostri beni, senza mai preoccuparci di correggerci, finché non siamo andati in rovina. Dopo abbiamo deciso di non aiutare piú il Profeta (S) per mettere a posto le faccende della nostra vita; fu allora che discese questo versetto:

“Non rovinatevi con le vostre stesse mani”4.

Questo versetto vuole dire che se vi rifiuterete di aiutare l’Inviato di Allah e ve ne starete nelle vostre case, vi sarete rovinati con le vostre stesse mani, attirando verso di voi l’ira divina. Questo versetto vuole dunque ammonire noi che avevamo deciso e annunciato che saremo rimasti a casa. Questo versetto vuole incitarci a combattere contro i nemici dell’Islam; non è stato fatto discendere per ammonire chi attacca il nemico per indurre i propri compagni a fare altrettanto, a cercare il martirio combattendo sul sentiero di Dio”»

Nella prefazione di questo libro abbiamo già ricordato tale questione, che sarà chiarita maggiormente da quanto diremo in seguito.

La partenza di Husseyn (as) da Medina

I narratori di hadith, che hanno tramandato l’incontro di Husseyn (as), Walid Ibn Utbah e Marwan dicono: «La mattina di quello stesso giorno, il 3 sha´ban dell’anno 60, l’Imam Husseyn (as) lasciò Medina dirigendosi verso la Mecca, ove rimase fino al mese di zi-l-ga´dah {compreso} dello stesso anno.

Abdullah Ibn Abbas e Abdullah Ibn Zubair andarono da lui e lo invitarono a stabilirsi alla Mecca. Husseyn (as) rispose: “Ho ricevuto un ordine dall’Inviato di Dio e ho il dovere di eseguirlo”. Dopodiché venne a trovarlo Abdullah Ibn Umar e gli consigliò di non scendere in guerra con Yazid. L’Imam Husseyn (as) gli ricordò il martirio di Yahyà e il crimine commesso, in un solo giorno, ai danni di settanta puri profeti dai figli d’Israele; sottolineò inoltre l’incredibile indifferenza di questi ultimi rispetto a questo tragico avvenimento. Continuò poi dicendo: “Dio però non li ha immediatamente puniti e ha dato loro del tempo; dopodiché si è vendicato duramente di loro. O Abdullah, temi l’ira di Dio e non astenerti dall’aiutarmi”

La gente di Kufa invita l’Imam Husseyn (as)

La gente di Kufa venne a sapere della venuta di Husseyn (as) alla Mecca e del suo rifiuto di giurare fedeltà a Yazid. Venne dunque organizzata una riunione a casa di Sulaimàn Ibn Surad Al-khuza’i, il quale fece una serie raccomandazioni alla gente; alla fine del suo discorso disse: “O Shi°iti, avete sentito tutti che Muawiah è perito, è andato da Dio per rispondere del suo {malvagio} operato, è andato a subire le {infauste} conseguenze delle sue {perfide} azioni.

Gli è succeduto suo figlio Yazid e sapete che Husseyn Ibn °Alì si è opposto a lui e per sfuggire dal male degli iniqui ed empi della dinastia ommaide si è rifugiato alla Mecca {nel Tempio di Allah}. Voi siete i seguaci di suo padre; Husseyn ha oggi bisogno del vostro appoggio. Se siete sicuri che lo aiuterete, che combatterete i suoi nemici, allora, scrivetegli {e comunicategli che siete disposti ad aiutarlo}. Se invece avete paura di essere vinti dalla debolezza, dalla paura, lasciatelo stare e non ingannatelo”.

Dopodiché scrissero la seguente lettera: “In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. All’attenzione di Husseyn Ibn °Alì Amiru-l-mu’minin, da parte di Sulaiman Ibn Surad Al-khuza´i, Al-musayyab Ibn Najbah, Rufa´ah Ibn Shaddàd, Habíb Ibn Muzàhir, Abdullah Ibn Wa’il e un gruppo di credenti shi°iti:

la pace di Dio sia su di te. Sia lodato Iddio che ha fatto perire il tuo nemico, il nemico di tuo padre, {Muawiah} il tiranno, il sanguinario, l’usurpatore, l’iniquo, colui che ha ingiustamente assunto il governo di questa gente, colui che si è appropriato illecitamente del fondo pubblico dei Musulmani e, senza che loro fossero d’accordo, si è proclamato loro capo. Colui che ha ucciso i probi di questo popolo, lasciandone in vita i malvagi, colui che ha messo i doni, da Dio concessi a questa gente, a disposizione dei tiranni e degli empi. Lontano sia dalla misericordia divina, come si allontanarono da essa i Thamúd.

Noi attualmente, all’infuori di te, non abbiamo altro imam, altra guida. È assai opportuno che tu venga nella nostra città. V’è speranza che Iddio ci guidi alla verità attraverso te. Nu´man Ibn Bashír, il governatore di Kufa, vive nella daru-l’amàrah {il palazzo del governatore}.

Noi non partecipiamo alle preghiere in congregazione - sia quelle del venerdí sia quelle quotidiane - da lui guidate. Nei giorni di ´eid {le due feste dei Musulmani, ´idu-l-fitr e ´idu-l-gurban} non andiamo insieme a lui al musallà {luogo dove si esegue la preghiera}. Se ci giungerà notizia che tu stai venendo da noi, lo scacceremo da Kufa, mandandolo a Damasco. La pace e la benedizione di Dio sia su di te e su tuo padre, o figlio del Messaggero di Allah. Non v’è forza né potenza che in Allah, l’Eccelso, il Magnifico”

Dopo aver scritto la lettera, la spedirono e attesero due giorni; dopodiché inviarono verso Husseyn (as) un gruppo di persone con circa centocinquanta lettere, ciascuna delle quali firmata da una, due, tre o quattro persone. In quelle lettere lo invitavano a venire da loro.

Husseyn (as) però, nonostante tutte queste lettere, non rispose, finché in un solo giorno ne ricevette ben seicento. Altre poi lettere gli venivano reiteratamente inviate. L’ultima lettera inviata dalla gente di Kufa all’Imam Husseyn (as), scritta da Hani Ibn Hani As-subai´i e Sa´id Ibn Abdillah Al-hanafiyy, è la seguente: “In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. All’attenzione di Husseyn Ibn °Alì Amiru-l-mu’minin. La gente ti aspetta e vuole solo te. Affrettati a venire da noi, o figlio dell’Inviato di Allah, poiché i giardini si sono fatti verdi, i frutti sono maturati, le piante sono cresciute e le verdi foglie hanno reso piú belli gli alberi. Vieni da noi, poiché vieni dalla tua pronta ed equipaggiata armata. La pace e la benedizione di Dio sia su di te e su tuo padre”.

Husseyn (as) chiese a Hani Ibn Hani As-subai´i e Sa´id Ibn Abdillah Al-hanafiyy {i due che avevano portato la lettera}: “Ditemi chi ha scritto questa lettera”. Risposero: “O figlio dell’Inviato di Allah, te l’hanno inviata Shibth Ibn Rab´i, Hajjàr Ibn Abjar, Yazid Ibn Al-hàrith, Yazid Ibn Ruwaim, Urwah Ibn Gais, Amr Ibn Al-hajjàj, Muhammad Ibn Umair Ibn Utàrid”.

A questo punto Husseyn (as) si alzò, eseguí, tra il Rukn e il Magàm, due rak´ah di preghiera e chiese a Dio il bene riguardo a ciò. Convocò quindi Ibn Aglíl e lo informò dell’accaduto. Scrisse poi la risposta delle lettere e la mandò con Muslim a Kufa. L’Imam Husseyn (as) nella sua lettera aveva promesso di esaudire il desiderio della gente di Kufa. Egli scrisse: “Vi ho mandato mio cugino Muslim affinché venga a conoscenza e m’informi dei vostri propositi”

Muslim prese la lettera e venne a Kufa. La gente di questa città era molto felice dell’arrivo di Muslim e della lettera dell’Imam Husseyn (as). Muslim fu ospitato a casa di Mukhtar Ibn Abi Ubaidah. Gli Shi°iti venivano a trovarlo ed egli leggeva loro la lettera di Husseyn (as); versavano lacrime di gioia e giuravano fedeltà all’Imam Husseyn (as). Diciottomila persone giurarono cosí fedeltà al nobile Imam (as).

Ibn Ziad diventa governatore di Kufa

Abdullah Ibn Muslim Al-bahiliyy, Umarah Ibn Walid e Umar Ibn Sa´d scrissero una lettera a Yazid comunicandogli l’arrivo di Muslim a Kufa. Chiesero inoltre la destituzione di Nu´man Ibn Bashir e la nomina di un nuovo governatore a Kufa. Yazid scrisse allora una lettera ad Abdullah Ibn Ziad, governatore di Bassora, affidandogli il governatorato di Kufa. Informandolo poi delle vicende riguardanti la presenza di Muslim a Kufa, gli ordinò di catturarlo e ucciderlo. Ibn Ziad si preparò allora a partire per Kufa.

***

Husseyn (as) aveva scritto una lettera a un gruppo d’eminenti di Bassora, come Yazid Ibn Mas´ud An-nahshaliyy, Al-mundhir Ibn Al-jàrud Al´abdiyy, invitandoli ad aiutarlo e ricordando loro che dovevano ubbidire ai suoi ordini.

Inviò la lettera attraverso il suo servitore Sulaiman, soprannominato Abu Razín. Yazid Ibn Mas´ud riuní la tribú dei Baní Handalah e quella dei Baní Sa´d. Rivolgendosi a loro disse: “O Baní Tamím, che posizione ho tra voi”. Dissero: “In verità, tu hai una posizione assai alta, sei il pilastro della nostra tribú; tuo è il maggiore dei vanti, sei il piú nobile di tutti e hai la precedenza su tutti”. Continuò: “Vi ho invitato per consigliarmi con voi e farmi aiutare da voi”. Dissero: “Non ci asterremo dal consigliarti ciò che è bene e ti faremo conoscere il nostro parere. Parla dunque, ti ascoltiamo”.

Disse: “O Baní Tamím, dovete sapere che Muawiah è morto. Giuro su Dio che era un uomo abietto e senza valore, per la cui morte non bisogna dispiacersi. Sappiate che con la sua morte si è chiusa la porta dell’oppressione e del peccato, si sono indebolite le basi della tirannia. Muawiah s’è fatto giurare fedeltà dalla gente per garantire il governo a suo figlio Yazid e ha creduto di averlo in tal modo reso saldo e stabile. Lungi però dall’essere cosí. Giuro su Dio si è sforzato invano e la sua solerzia s’è trasformata in debolezza, egli s’è consigliato con gli intriganti ed è rimasto umiliato.

Ora è stato sostituito da suo figlio Yazid, che beve vino, è un depravato. Egli pretende di essere il califfo dei Musulmani e, senza che essi siano acconsenzienti, si crede il capo assoluto della nazione islamica, quando invece scarsa è la sua pazienza, insignificante il suo sapere e nulla conosce della verità. Come può quindi farsi carico della guida di un popolo?! Giuro sinceramente su Dio che combattere Yazid per difendere la religione vale piú che combattere i politeisti.

Husseyn Ibn °Alì, figlio della figlia del vostro Profeta, è invece un uomo nobile e saggio. Le sue virtú sono tali da non potere essere descritte e infinita è la sua sapienza. Egli è piú degno a rivestire la carica di califfo, per il suo magnifico passato nell’Islam, per la sua maggiore età, per la sua parentela con l’Inviato d’Allah. Egli è gentile con i piccoli e benefico nei confronti dei grandi; egli è la migliore guida, tramite cui Dio vi ha mostrato completamente la verità e il sentiero della beatitudine. Non perdete dunque la vista dinanzi alla luce della verità e non gettatevi negli abissi del falso.

Nella Guerra di Jamal Sakhr Ibn Qais vi ha disonorato, vi ha umiliato {vi ha impedito di aiutare l’imam °Alì}. Riscattatevi perciò aiutando il figlio dell’Inviato d’Allah. Giuro su Dio che Egli umilierà i figli e diminuirà i parenti di chiunque si asterrà dal sostenerlo. Sappiate che io ho messo il vestito di guerra, ho indossato la corazza; siate sicuri che chiunque non sarà ucciso morirà in ogni caso: la fuga non salva l’uomo. Che Iddio vi benedica. Accettate il mio invito!”

A questo punto iniziarono a parlare i Baní Handalah e dissero: “O Abú Khàlid, noi siamo le frecce del tuo arco, in qualunque direzione ci lancerai non sbaglieremo il segno. Noi siamo i cavalieri, i soldati della tua tribú. Ti faremo vincere le guerre alle quali ci porterai. Giuriamo su Dio che noi siamo pronti a sprofondare con te in ogni terribile gorgo, a sopportare con te qualsiasi difficoltà. Giuriamo su Dio che ti appoggeremo con le nostre spade, ti proteggeremo con i nostri corpi. Fai quel che credi essere piú opportuno”

Iniziarono poi a parlare i Baní Sa´d e dissero: “O Abú Khàlid, la cosa che piú odiamo è contraddirti, andare contro al tuo volere. Sakhr Ibn Gais ci ordinò di non combattere e noi considerammo il suo comando piú degno d’essere ubbidito e fino ad ora non abbiamo combattuto, conservando la nostra dignità. Ora che le cose si sono messe in questo modo ti chiediamo di lasciarci del tempo per consigliarci ed esprimere il nostro giudizio”

A questo punto presero la parola i Baní Tamím: “O Abú Khàlid, noi apparteniamo alla tua tribú e siamo tuoi alleati. La tua ira è la nostra. Rimarremo con te in patria e in viaggio; sei tu che decidi, chiamaci e ti risponderemo, ordinaci e ti ubbidiremo”

Yazid Ibn Mas´ud, rivolgendosi ai Baní Sa´d, disse: “O tribú dei Baní Sa´d, se non appoggerete Husseyn (as), Dio non eliminerà la discordia e la guerra esistente tra voi e vi farete sempre guerra”. Dopodiché scrisse la seguente lettera a Husseyn (as): “In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Ho letto la tua lettera e sono venuto a sapere che mi hai invitato ad aiutarti, affinché, ubbidendoti e aiutandoti, possa trarre vantaggio, possa raggiungere la beatitudine.

Invero Dio non lascia mai la terra senza chi opera il bene e guida gli uomini alla salvezza e alla beatitudine. Voi siete la prova di Dio sulla gente e ciò che Egli ha affidato agli uomini. Voi derivate dal casto albero ahmadiano, la cui radice è il Sigillo dei Profeti e i cui rami siete voi. Ti chiedo, sotto buoni auspici, di venire da noi, poiché io ho preparato per te i Baní Tamím: il desiderio che essi hanno di aiutarti è maggiore di quello che cammelli assetati hanno dell’acqua quando competono tra loro per raggiungerla. Ho preparato per te anche i Baní Sa´d, ho eliminato i rancori che esistevano nei loro cuori, con infuocate parole d’esortazione al bene, simili a una pioggia che viene giú con tuoni e lampi da bianche nuvole primaverili”

Quando Husseyn (as) lesse la lettera esclamò: “Che Iddio ti protegga nel Giorno della Paura, ti renda onorato, ti disseti nel Giorno della Grande Sete”

Yazid Ibn Mas´ud si preparò cosí per andare ad aiutare Husseyn (as). Dopo aver lasciato Bassora venne però a sapere del martirio dell’Imam Husseyn (as). Pianse molto e rimase immensamente colpito.

Egli reagí in questo modo di fronte alla lettera dell’Imam Husseyn (as). Al contrario, quando Al-mundhir Ibn Al-jàrud - la cui figlia Bahriyyah era la moglie di Ibn Ziad - vide la lettera dell’Imam Husseyn (as), per paura che dietro a ciò vi fosse un intrigo tramato da Ibn Ziad, consegnò la lettera e chi l’aveva portata a quest’ultimo, il quale, senza indugio, fece impiccare il messo. Ibn Ziad salí quindi sul pulpito e pronunciò un sermone nel quale metteva in guardia la gente di Bassora dal contraddirlo e ribellarsi. Ibn Ziad quel giorno passò la notte a Bassora; quando si fece mattino mise al proprio posto suo fratello Uthman Ibn Ziad e partí velocemente verso Kufa.

***

Arrivato nei pressi di Kufa si fermò attendendo il tramonto del sole. Quando entrò in città era buio e la gente di Kufa lo scambiò cosí per l’Imam Husseyn (as). Quando però si avvicinarono, lo riconobbero e si dispersero. Ibn Ziad entrò cosí al palazzo del governatore e vi trascorse la notte. Di prima mattina uscí dal palazzo e pronunciò un sermone, mettendo in guardia la gente dal disubbidire a Yazid e promettendo benefici in cambio dell’ubbidienza a quest’ultimo.

Muslim si rifugia a casa di Hani

Muslim venuto al corrente dell’arrivo d’Ibn Ziad a Kufa si trasferí, per motivi di sicurezza, dalla casa di Mukhtar alla casa di Hani Ibn Urwah. Ibn Ziad incaricò le sue spie di scovare il nascondiglio di Muslim e, quando venne a sapere che si era rifugiato a casa di Hani, convocò Muhammad Ibn Al’ash´ath, Asmà Ibn Khàrijah e Amr Ibn Al-hajjaj e disse loro: “Cosa impedisce a Hani Ibn Urwah di venire da noi?”.

Dissero: “Non lo sappiamo. Dicono che è malato”. Ibn Ziad disse allora: “Ho sentito che è guarito e sta sulla porta di casa sua. Se verrò a sapere che è ancora malato andrò a trovarlo. Andate e ditegli di non calpestare i nostri diritti, di venire a trovarci, poiché io non amo che una persona come lui, appartenente a una nobile famiglia araba, stia lontano da me, perdendo cosí i suoi diritti”. Quegli uomini andarono di prima sera a casa di Hani e gli dissero: “Perché non vieni a far visita al Duce? Egli ha chiesto di te; ha detto che se avesse saputo che sei malato ti avrebbe fatto visita”. Disse: “La malattia me l’ha impedito”.

Dissero allora: “Ibn Ziad è venuto a sapere che passi le notti sulla porta di casa tua ed è scontento del fatto che tu non vai da lui. Quest’uomo potente non può sopportare l’indifferenza di uno come te, di un capo tribú. Ti scongiuriamo di venire con noi a fargli visita”. Hani allora si vestí e andò insieme a loro. Quando arrivò nei pressi del palazzo di Ibn Ziad, sentí in cuor suo che avrebbe avuto problemi. Disse perciò a Hassàn Ibn Asmà Ibn Khàrijah: “O mio nipote, giuro su Dio che ho paura d’Ibn Ziad. Cosa ne pensi tu?”. Disse: “Caro zio, giuro su Dio che non temo nulla per te. Togliti queste idee dalla mente”. Hassàn in realtà non sapeva per quale motivo Ibn Ziad aveva convocato Hani.

Arrivarono cosí da Ibn Ziad, il quale, quando vide Hani, disse: “Chi ti tradisce è venuto da te con i suoi stessi piedi”. Poi si volse verso Shuraih Al-gàdhi e, indicando Hani, recitò una poesia di Amr Ibn Ma´dí Karib Az-zubaidiyy, con la quale voleva dire che non aveva intenzione d’uccidere Hani ma egli a casa sua tramava di nascosto contro di lui.

Hani disse: “O Duce, cosa vuoi dire con ciò?”. Disse: “Taci! Cosa sono questi intrighi che vengono tramati dentro casa contro il Duce dei Credenti {vale a dire Yazid}, contro i Musulmani? Hai portato Muslim Ibn Aqíl a casa tua, gli procuri armi e guerrieri, sistemandoli nelle case vicine alla tua! Pensi forse che io non sia informato di tutto ciò?”.

Hani disse: “Io non ho fatto una simile cosa”. Ibn Ziad disse: “Sí che l’hai fatto!”. Hani negò nuovamente. Ibn Ziad disse allora: “Dite al mio servo Ma´ghíl di venire”. Ma´ghíl era la spia d’Ibn Ziad che raccoglieva informazioni riguardo a Muslim e alle persone che avevano a che fare con lui; aveva scoperto molti dei loro segreti. Ma´ghíl venne e si fermò accanto a Ibn Ziad; lo sguardo di Hani cadde su di lui e comprese che egli era una spia. Disse: “O Duce, giuro su Dio che io non ho invitato Muslim a casa mia; lui si è rifugiato in casa mia. Io mi sono vergognato di respingerlo e gli ho dato rifugio e, per questo motivo, proteggerlo è diventato per me un dovere. Ora che sei venuto a sapere del fatto, permettimi di ritornare e dirgli di andarsene da casa mia, affinché io non abbia piú il dovere di proteggerlo”.

Ibn Ziad disse: “Giuro su Dio che non ti allontanerai da me se non dopo avermi consegnato Muslim”. Rispose: “Giuro su Dio che non te lo consegnerò mai. Dovrei forse consegnarti con le mie stesse mani il mio ospite affinché tu lo uccida?!”. Ibn Ziad disse: “Devi consegnarmelo!” e Hani rispose: “Giuro su Dio che non te lo consegnerò”.

Dopo una lunga discussione trai due, intervenne Ibn Amr Al-bàhiliyy e disse: “O Duce, permettimi di parlare con Hani in privato”. Si alzò e portò Hani in un angolo; Ibn Ziad li vedeva e sentiva le loro parole. Muslim gli disse: “O Hani, ti scongiuro di non farti uccidere, di non gettare la tua tribú in disgrazia. Giuro su Dio che ti salverò la vita. Muslim è il cugino di questa gente, non lo uccideranno, non gli arrecheranno danno. Consegnaglielo! Facendo ciò non peccherai, non cadrai in abiezione, poiché tu lo hai consegnato al Duce e ciò non è una cattiva azione”.

Hani disse: “Giuro su Dio che consegnare al nemico chi mi ha chiesto protezione, il mio ospite, l’inviato del figlio del mio Profeta, mi disonorerà, mi renderà vile. Le mie mani sono forti e ho molti aiutanti. Giuro su Dio che anche se rimarrò solo e nessuno mi aiuterà, non lo consegnerò, a costo di morire prima di lui”. Ibn Amr cominciò allora a scongiurarlo di consegnare Muslim, ma Hani si rifiutava. Ibn Ziad udí queste parole e disse: “Devi consegnarmi Muslim, se no ti mozzerò la testa”. Hani: “Se farai ciò molte spade circonderanno la tua casa”. Egli rispose: “O disgraziato, m’intimorisci con le spade?!”.

Hani pensava che la sua tribú avrebbe sentito la sua voce. Ibn Ziad disse: “Avvicinatelo a me”. Quando lo condussero da lui, iniziò a colpirlo sulla fronte, sul naso e sul viso con un bastone da passeggio. Lo colpí cosí tanto da rompergli il naso, da macchiargli i vestiti di sangue, da staccargli la carne del viso e fargliela cadere sulla barba; ruppe addirittura il bastone. Hani riuscí tuttavia a impossessarsi della spada di una delle guardie, la quale riuscí però a bloccarlo. Ibn Ziad urlò: “Arrestatelo!”. Trascinarono Hani e lo gettarono in una delle stanze del palazzo la quale fu chiusa e, per ordine di Ibn Ziad, fatta sorvegliata da diverse guardie.

In questo momento Asmà Ibn Khàrijah o, secondo un’altra tradizione, Hassàn Ibn Asmà, si alzò e disse: “O Duce, tu ci hai ordinato di portarti Hani e ora che te l’abbiamo portato gli hai rotto il viso, gli hai bagnato la barba di sangue e pensi pure di potere ucciderlo”. Ibn Ziad montò in collera e disse: “Sei in arresto anche tu!” e lo fece picchiare cosí tanto da farlo tacere; dopodiché fu legato e imprigionato in un angolo del palazzo. Quando si vide in quelle condizioni disse: “In verità, noi apparteniamo a Dio e a lui ritorniamo”, come se si fosse ricordato delle parole che Hani gli disse prima di entrare a palazzo. Egli disse: “O Hani, ora ti comunico la notizia della mia morte”

Quando Amr Ibn Hajjaj, la cui figlia Ruwaihah era la moglie di Hani, venne a sapere dell’uccisione di quest’ultimo, circondò, con tutta la tribú dei Mazhaj, il palazzo e ad alta voce disse: “Io sono Amr Ibn Hajjaj e questi sono i cavalieri e gli eminenti della tribú dei Mazhaj. Noi non ci siamo ribellati al Duce, non ci siamo separati dai Musulmani. Abbiamo però sentito che il nostro capo Hani è stato ucciso”. Ibn Ziad, saputo del fatto, ordinò a Shuraih Al-gàdhi di andare a trovare Hani e di dire alla sua tribú che egli è vivo. Shuraih ubbidí e disse ai membri della tribú di Hani che egli non era stato ucciso. Essi si accontentarono di ciò e si dispersero.

La rivolta di Muslim e il tradimento della gente di Kufa

Dopo essere venuto al corrente della tragedia che aveva coinvolto Hani, Muslim, insieme a coloro che gli avevano giurato fedeltà, scese in guerra contro Ibn Ziad, il quale si rifugiò dentro il palazzo e ne serrò bene i portoni, e i suoi uomini iniziarono a combattere con quelli di Muslim.

Quelli che si erano rifugiati con lui all’interno del palazzo, salirono sul tetto e iniziarono a minacciare i seguaci di Muslim dell’arrivo delle armate di Damasco. Si fece sera e i seguaci di Muslim si dispersero gradualmente abbandonandolo; dicevano tra loro: “Perché dovremmo alimentare la fiamma del tumulto? È meglio che ce ne stiamo nelle nostre case e lasciamo stare Muslim e Ibn Ziad, affinché Iddio metta pace tra loro”. Se ne andarono tutti all’infuori di dieci persone.

Quando venne in moschea per compiere le preghiere del tramonto e della sera, non vi trovò nemmeno quelle dieci persone. Uscí umilmente dalla moschea e s’incamminò per i vicoli della città; si fermò davanti alla porta della casa di una donna chiamata Tu´ah. Domandò dell’acqua e, dopo averla bevuta, chiese alla donna di dargli rifugio a casa sua; lei acconsentí e lo ospitò. Il figlio della donna però informò Ibn Ziad del fatto, il quale mandò Muhammad Ibn Al’ash´ath, con un gruppo di uomini, a catturarlo.

Essi arrivarono fino a dietro il muro della casa della donna; quando Muslim sentí il rumore degli zoccoli dei loro cavalli, indossò la corazza, montò a cavallo e si scagliò contro di loro, uccidendone alcuni. Muhammad Ibn Al’ash´ath urlò: “O Muslim, tu sei al sicuro!”. Muslim disse: “La protezione della gente intrigante e dissoluta non è protezione”.

Dopodiché riprese a combattere, recitando, in qualità di rajaz, i versi che Hamràn Ibn Màlik Al-khath´amiyy aveva composto nel Giorno di Garan: “Ho giurato di non essere ucciso se non in modo nobile e dignitoso, anche se dovessi morire in modo duro e doloroso. Non amo essere ingannato e fatto prigioniero, non amo mescolare l’acqua fresca all’acqua calda e amara {vale a dire, voglio comportarmi da prode e valoroso e non amo arrendermi di fronte al nemico}. Ogni uomo un giorno nella sua vita incontra il male; io vi colpisco {con la mia spada} e non temo alcun pericolo”.

Gli uomini di Ibn Ziad gridarono: “O Muslim, Muhammad Ibn Al’ash´ath non mente, non t’inganna”. Muslim non badò però a queste parole. I colpi di spada e di lancia che ricevette lo indebolirono e gli uomini d’Ibn Ziad aumentarono i loro attacchi. Un empio lo colpí alle spalle con la propria lancia e lo fece cadere da cavallo; venne cosí fatto prigioniero.

Quando Muslim arrivò a palazzo non salutò Ibn Ziad. Una delle guardie disse: “Perché non hai salutato il Duce?”. Muslim disse: “Guai a te! Egli non è il mio capo”. Ibn Ziad disse: “Non importa se saluti o no, sarai in ogni caso ucciso”.

Muslim disse: “La mia uccisione non è una questione importante, poiché persone piú empie di te hanno ucciso persone piú probe di me. Tu, inoltre, uccidendo le persone vigliaccamente e mutilandole in modo terrificante, manifesti la tua empietà, e quando prevali sul nemico esegui le piú turpi azioni. In verità, non esiste persona piú adatta di te per compiere simili crimini”. Ibn Ziad disse: “O peccatore, o sobillatore, ti sei ribellato al tuo duce, hai gettato discordia tra i Musulmani, hai creato tumulto, hai sobillato!”.

Muslim disse: “O figlio di Ziad, hai mentito! Sono stati Muawiah e suo figlio Yazid a gettare discordia tra i Musulmani, siete stati tu e tuo padre Ziad Ibn Ubaid a sobillare. Io spero che Iddio mi doni il martirio per mano della sua piú malvagia creatura”. Ibn Ziad disse: “O Muslim, speravi di raggiungere una posizione e ti sei perciò dato da fare. Dio però non ha voluto e l’ha concessa a chi n’era degno”.

Muslim disse: “O figlio di Marjànah, chi era veramente degno di quella posizione?”. Rispose: “Yazid figlio di Muawiah”. Muslim disse: “Al-hamdu lillàh! Sia pure Iddio giudice tra noi e voi”. Ibn Ziad disse: “Pensi forse di avere qualche diritto nella questione del califfato”. Disse: “Non lo penso, ne sono assolutamente certo”.

Ibn Ziad disse a questo punto: “Dimmi a quale scopo sei venuto in questa città, rovinandone l’ordine e gettando discordia tra i suoi abitanti”. Rispose: “Io non sono venuto in questa città per gettare discordia e provocare tumulto. Tuttavia, siccome voi avete reso manifesto il male, avete distrutto il bene, avete imposto il vostro potere, il vostro governo alla gente, li avete indotti a compiere atti contrari ai precetti divini, vi siete comportati tra loro come i sovrani bizantini e persiani, noi siamo venuti a invitare la gente alla rettitudine a impedire loro di compiere il male; siamo venuti a renderli ubbidienti ai precetti coranici e alle leggi del Profeta (S) dell’Islam.

Come disse l’Inviato d’Allah, noi siamo idonei per compiere tale missione”. Ibn Ziad iniziò allora a ingiuriare lui, l’Imam °Alì (as), l’Imam Hasan (as) e l’Imam Husseyn (as). Muslim rispose: “Tu e tuo padre siete piú adatti a essere insultati. Fai quel che vuoi, o nemico di Dio”

Il martirio di Muslim e Hani

Ibn Ziad ordinò a Bukair Ibn Hamràn di portare Muslim sul tetto del palazzo e di ucciderlo. Muslim mentre veniva portato su, santificava Iddio, chiedeva il Suo perdono e benediceva il Suo Inviato. L’assassino di Muslim, dopo averlo decapitato scese terrorizzato. Ibn Ziad, quando lo vide in quelle condizioni, gli disse: “Cosa ti succede?”. Disse: “O Duce, mentre stavo uccidendo Muslim vidi dinanzi a me un uomo dal volto orrendo e nero che si mordeva le dita (o, secondo un’altra tradizione “le labbra”); a vederlo mi sono spaventato come mai ero spaventato in vita mia”. Ibn Ziad disse: “Forse era solo l’effetto dello spavento che hai preso per aver ucciso Muslim”

Ibn Ziad ordinò poi di portare Hani. In quegli istanti Hani diceva: “Dove sono i Mazhaj, dov’è la mia tribú, dove sono i miei parenti”. {Il suo boia gli} disse: “Porgi il collo”. Egli disse: “Giuro su Dio che non sono generoso nel donare la vita e non vi aiuto a uccidermi”; dopodiché il servo d’Ibn Ziad, che veniva chiamato Rashíd, con un colpo di spada lo uccise.

Nella trenodia composta da Abdullah Ibn Zubair Al-asadiyy {che altre tradizioni attribuiscono a Farazdag e altre ancora a Sulaiman Al-hanafiyy} per il martirio di Muslim e Hani, leggiamo: “Se non sai cos’è la morte, guarda Hani nel bazar di Kufa, il prode uomo il cui viso fu ferito dalla spada, e Muslim, il generoso che dopo essere stato ucciso fu gettato giú dal tetto del palazzo. L’empio Ibn Ziad li arrestò e il mattino del giorno dopo essi diventarono il racconto dei passanti. Vedi il corpo il cui colore è stato alterato dalla morte e il cui sangue scorre ovunque. Un nobile uomo che era piú pudico delle donne timorate e piú tagliente di un’affilata spada a due tagli.

Asmà Ibn Khàrijah fece salire Hani sul mulo e gli garantí che la sua vita non sarebbe caduta in pericolo. Ora però i Mazhaj vogliono da lui il sangue di Hani. In quel momento i membri della tribú dei Muràd giravano intorno a Hani, si chiedevano reciprocamente come stesse e vigilavano su di lui. O membri della tribú dei Muràd, se voi non vendicherete il vostro fratello Hani, diverrete come le donne di malaffare che s’accontentano di poco denaro”

Ibn Ziad scrisse una lettera a Yazid comunicandogli l’uccisione di Muslim e Hani. Yazid, ringraziandolo per quanto aveva fatto, gli comunicò che aveva sentito che Husseyn (as) si stava dirigendo verso di lui. Gli ordinò di punire, uccidere, imprigionare coloro che sospettasse, avesse il minimo dubbio che collaborassero con Husseyn (as).

Husseyn (as) parte per l’Iraq

Martedí 3 Dhul-Hajjah o, secondo un’altra tradizione mercoledí 8 Dhul-Hajjah, dell’anno 60, prima di venire a conoscenza del martirio di Muslim, Husseyn (as) partí dalla Mecca. La partenza avvenne, infatti, esattamente lo stesso giorno in cui fu ucciso Muslim.

Si narra che quando decise di partire per l’Iraq pronunciò alla gente il seguente sermone: “La lode appartiene solo a Dio. Sia fatta la Sua volontà. Non v’è potenza che in Lui. Possa Egli concedere la Sua benedizione e la Sua pace al Suo Messaggero. La morte è stata disegnata per i figli d’Adamo, come la collana per il collo delle giovani donne. Desidero vedere i miei avi, come Giacobbe desiderava rivedere Giuseppe. È stata predestinata una terra per la mia uccisione e io {presto} la raggiungerò: è come se vedessi le diverse parti del mio corpo essere sbranate dai lupi del deserto, in una terra situata tra An-nawàwis e Karbalà, per sfamare i loro affamati ventri.

Non si può sfuggire al destino. Noi membri dell’Ahl ul-Bait ci compiacciamo di ciò del quale Dio si compiace, pazientiamo per le difficoltà che Lui ha voluto per noi; sappiamo che Egli ci concederà la ricompensa dei pazienti. Noi che siamo parte del Profeta, non ci separeremo mai da lui e saremo con lui in Paradiso. In tal modo, il Messaggero di Dio sarà compiaciuto e si farà fede alla promessa che Dio ha fatto al Suo Inviato. Chiunque è pronto a sacrificare la vita per noi, ama cadere martire e incontrare Dio, venga con noi, poiché, con l’aiuto di Dio, se Egli vuole, domattina lasceremo la Mecca”.

Abú Ja´far Muhammad Ibn Jarír At-tabari Al-imamiyy, nel libro Dalàilu-l-imàmah, dice: «Abú Sufian Ibn Waki´ narra che suo padre Waki´ ha detto che Al’a´mash disse che Abu Muhammad Al-waghidi e Zurarah Ibn Khalaj gli dissero: «Prima che Husseyn partisse per l’Iraq andammo a fargli visita e lo mettemmo al corrente della codardia della gente di Kufa, dicendogli: “I cuori della gente di Kufa sono con te, mentre le loro spade sono pronte a ucciderti”.

Husseyn (as) indicò con la mano il cielo, le cui porte si aprirono; Dio solo sa quanti angeli discesero. Disse a questo punto: “Se Dio non avesse predestinato che il mio corpo s’avvicinasse alla terra di Karbalà, se non avessi avuto paura di perdere il compenso che Egli mi ha destinato, avrei fatto guerra contro i miei nemici facendomi aiutare da questo potente esercito di angeli. Sono però sicuro che è quello il territorio nel quale io e i miei compagni, eccetto mio figlio °Alì {il quarto Imam, °Alì Zein al-‘Abidin (as)}, saremo uccisi”»

Mu´ammar Ibn Al-muthannà, nel libro Maqtalu-l-Husseyn, narra che nel giorno di tarwiah {viene chiamato cosí l’ottavo giorno del mese di Dhul-Hajjah} Umar Ibn Abi Waqqàs, con un imponente esercito, entrò alla Mecca con l’incarico - datogli da Yazid - di uccidere Husseyn (as) o, se fosse stato necessario, di scendere in guerra con lui. Husseyn (as) però aveva lasciato la città quello stesso giorno.

Si narra che l’Imam as-Sadeq (as) disse che Muhammad Ibnu-l-hanafiyyah, la sera prima della partenza, venne da Husseyn (as) e gli disse: “Caro fratello, sai bene che la gente di Kufa ha frodato tuo padre e tuo fratello. Io ho paura che facciano altrettanto con te. Se lo credi giusto, rimani alla Mecca, poiché tu sei la piú cara e nobile persona di questo popolo”. Husseyn (as) rispose: “Ho paura che Yazid, figlio di Muawiah, improvvisamente mi uccida nel Santuario di Dio e che in tal modo sia offesa la Casa di Dio”. Muhammad Ibnu-l-hanafiyyah rispose: “Se hai paura di ciò, vai verso lo Yemen, poiché là ti rispetteranno e Yazid non ti potrà fare nulla; oppure scegliti un posto nel deserto e rimani lí”. L’Imam (as) disse: “Rifletterò su questa tua proposta”

Erano le ultime ore della notte, quando Husseyn (as) lasciò la Mecca. Muhammad Ibnu-l-hanafiyyah venne al corrente di ciò e lo raggiunse; gli sbarrò la strada, arrestando il cammello sul quale stava viaggiando, e disse: “Caro fratello, non mi avevi forse promesso di riflettere su quanto ti ho detto?”. Rispose: “Si!”. Chiese: “Perché allora ti sei affrettato a partire?”. Disse allora Husseyn (as): “Quando tu sei andato via, l’Inviato di Dio è venuto da me e mi ha detto: “O Husseyn, dirigiti verso l’Iraq, poiché Dio vuole vederti ucciso”.

Muhammad disse: “In verità, noi apparteniamo a Dio e a Lui facciamo ritorno. Ora che vai per essere ucciso, perché allora porti con te queste donne?”. L’Imam rispose: «L’Inviato di Dio mi ha detto: “Dio vuole vedere queste donne prigioniere”». A questo punto Muhammad Ibnu-l-hanafiyyah diede l’addio e se n’andò.

Muhammad Ibn Ya´qub Al-kolainiyy, nel libro Ar-rasa’il, tramanda, da Muhammad Ibn Yahyà, che Muhammad Ibn-l-Husseyn tramanda che Ayyub Ibn Nuh tramanda che Safwàn tramanda che Marwàn Ibn Ismà´il tramanda che Hamzah Ibn Hamràn ha detto: “In una riunione nella quale era presente anche l’Imam as-Sadeq (as) , noi narrammo la storia della partenza di Husseyn (as) dalla Mecca e del fatto che Muhammad Ibnu-l-hanafiyyah si astenne dall’accompagnarlo.

L’Imam as-Sadeq (as) disse allora: “O Hamzah, ti narrerò ora una tradizione, affinché d’ora in poi tu non mi chieda piú nulla riguardo a Muhammad Ibnu-l-hanafiyyah. Quando Husseyn partí dalla Mecca, scrisse {ai membri della sua tribú}: “In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Per la tribú dei Baní Hàshim da parte di Husseyn. Chiunque verrà con me cadrà martire e chiunque si asterrà dal venire non vincerà. Pace su di voi”»

Gli angeli si offrirono di aiutare Husseyn (as)

Ash-shaykh Al-mufíd, Muhammad Ibn Muhammad, Ibn An-nu´màn, nel libro ‘Mawlidu-n-nabiyy Wa Mawlidu-l-awsià’, dice, in base al suo sanad, che l’Imam as-Sadeq (as) ha detto: «Quando Husseyn partí dalla Mecca per giungere a Medina, frotte di angeli armati, in groppa a paradisiaci cavalli, che in passato avevano aiutato il Messaggero di Dio, vennero da lui, lo salutarono e dissero: “O chi, dopo suo nonno, suo padre e suo fratello, è la prova di Allah sulle Sue creature! Dio in molte guerre con noi aiutò tuo nonno, il Messaggero di Allah; ora ci ha mandato per aiutare te”. Husseyn (as) disse loro: “Il nostro appuntamento è nella terra nella quale sarò ucciso: Karbalà. Venite da me quando arriverò in quella regione”.

Dissero: “Dio ci ha ordinato di ubbidire ai tuoi ordini. Se temi che i tuoi nemici ti vincano, noi siamo a tua disposizione”. Disse: “Loro non mi possono fare alcun male prima che io giunga a Karbalà”. Dopodiché un gruppo di credenti ginn vennero da Husseyn (as) e gli dissero: “Noi siamo tuoi seguaci e aiutanti, ordinaci quel che vuoi; se lo ordinerai noi annienteremo i tuoi nemici e tu potrai restartene in patria”.

L’Imam Husseyn (as) pregò per loro e disse: «Non avete letto il Corano, rivelato da Dio a mio nonno, ove dice:

“{O Profeta (S)} di’ alla gente: ‘Se rimarrete nelle vostre case, {sappiate che} quelli {di voi} che è stato destinato che siano uccisi andranno verso le proprie tombe’”5.

Rimanere a Medina non ha alcun effetto. Se io rimanessi a casa con quale mezzo verrebbe messa alla prova quest’empia gente e chi riposerebbe nella mia tomba? Quando Dio estese la terra, la scelse per me e ne fece un rifugio per i nostri seguaci e i nostri amici; {in essa} accetta le loro {buone} azioni ed esaudisce le loro preghiere.

In essa dimorano i nostri seguaci; essi saranno al sicuro in questo mondo e nell’Aldilà. Tuttavia, sabato, che è il giorno di ashurà, venite pure da me (in un’altra tradizione si narra che l’Imam Husseyn (as) ha detto loro: “Venite da me venerdí, alla fine del quale io verrò ucciso, la mia famiglia, i miei parenti e i miei fratelli verranno sterminati e la mia testa sarà portata a Yazid”

Essi affermarono: “Giuriamo su Dio che se non avessimo avuto il dovere d’ubbidirti, ti avremmo disubbidito, uccidendo, prima che t’arrecassero danni, tutti i tuoi nemici”. Husseyn (as) disse: “Giuro su Dio che la nostra forza per ucciderli è superiore alla vostra, tuttavia ciò è necessario affinché quelli che muoiono nel male periscano dopo aver conosciuto integralmente la verità e lo stesso dicasi per quelli che muoiono nel bene”»

Dopo questo avvenimento l’Imam Husseyn (as) proseguí il suo viaggio arrivando a Tan´im, ove incontrò una carovana che portava i doni di Buhair Ibn Raisàn Al-himiariyy, il governatore dello Yemen, a Yazid Ibn Muawiah. Giacché il vero responsabile delle faccende dei Musulmani era Husseyn (as), egli prese i doni e disse ai cammellieri: “Tutti quelli che vorranno venire con noi in Iraq avranno le spese del viaggio pagate e verranno trattati gentilmente. Quelli invece che vorranno lasciarci avranno rimborsate le spese del viaggio in misura proporzionate alla strada finora percorsa e potranno tornare indietro”. Alcuni di essi seguirono Husseyn (as), altri invece si rifiutarono di seguirlo e ritornarono indietro.

La carovana dell’Imam Husseyn (as) proseguí il viaggio arrivando nella località di Zàta Irg, nella quale l’Imam incontrò Bishr Ibn Gàlib che veniva dall’Iraq. Gli chiese della gente dell’Iraq ed egli disse: “I loro cuori sono con te, ma le loro spade appoggiano i Baní Umayyah”. Husseyn (as) disse allora: “Dici bene, Dio è in grado di fare quel che vuole e decreta tutto ciò che è nella Sua volontà”

La carovana proseguí il suo viaggio e a mezzogiorno arrivò ad Ath-tha´labiyyah. Husseyn (as) venne rapito dal sonno; dopo qualche istante si sveglio e disse: «Ho sentito una voce dire: “Voi proseguite velocemente e la morte vi conduce rapidamente verso il Paradiso”». Suo figlio °Alì disse: “Caro padre, noi non siamo forse nel giusto?”. Rispose: “Certo, giuro su Dio che noi siamo nel giusto!”. Disse: “In questo caso la morte non ci spaventa”. Husseyn (as) rispose: “Caro figlio, che Iddio ti ricompensi con ciò che è bene”. L’Imam Husseyn (as) e la gente della sua carovana passarono la notte in quella località.

L’incontro con Abú Hirrà

Di primo mattino un uomo soprannominato Abú Hirrà, che veniva da Kufa, venne dall’Imam Husseyn (as); lo salutò e disse: “O figlio del Messaggero d’Allah, perché hai lasciato il Santuario di Dio e il Santuario del Inviato d’Allah?”. Rispose: “O Abu Hirrà, i Baní Umayyah mi hanno tolto i beni, e io ho pazientato; si sono mostrati ostili nei confronti della mia famiglia, e io ho pazientato; ora vogliono versare il mio sangue, e io sto fuggendo. Giuro su Dio che questi tiranni mi uccideranno. Dio però li umilierà, farà loro assaggiare la tagliente spada della vendetta e farà prevalere su di loro chi li umilierà piú di quanto fu umiliato il popolo dei Sabà, che fu governato da una donna che faceva quello che voleva dei loro beni e delle loro vite”. Dopo aver pronunciato queste parole riprese il viaggio assieme alla sua carovana.

Zuhair Ibn Qain incontra l’Imam Husseyn (as)

Un gruppo di persone, appartenenti alle tribú dei Baní Fizàrah e dei Bujailah, hanno tramandato il seguente hadith: «Lasciammo con Zuhair Ibn Qain la città della Mecca e intraprendemmo il viaggio, stando piú indietro della carovana dell’Imam Husseyn (as). A un certo punto del viaggio la nostra carovana incontrò quella di Husseyn (as); proseguimmo il viaggio insieme e, siccome Zuhair non voleva incontrare Husseyn (as), il nostro gruppo sostava sempre poco piú lontano da quello dell’Imam.

Un giorno fummo però costretti a sostare nello stesso luogo. Mentre eravamo impegnati a mangiare, venne una persona da parte dell’Imam Husseyn (as), salutò i presenti e disse: “O Zuhair Ibn Gain, Aba Abdillah Al-Husseyn mi ha mandato a chiamarti”. A sentire queste parole, sprofondammo tutti in un silenzio di riflessione. La moglie di Zuhair disse: “Subhanallah! Il figlio del Profeta ti convoca e tu non vai?! Cosa succede se vai da lui e senti ciò che ha da dirti?”. Zuhair balzò allora in piedi e andò dall’Imam (as).

Ritornò poco dopo con un viso splendente di gioia e ordinò di piantare le tende vicino all’accampamento di Husseyn (as). Rivolgendosi poi alla propria moglie, disse: “Io divorzio da te, poiché non voglio che tu subisca danni a causa mia. Ho deciso di seguire Husseyn e di sacrificare corpo ed anima per lui”. Dopo aver pagato quanto doveva alla moglie, l’affidò al cugino affinché la riportasse dai suoi parenti. La donna andò da Zuhair e iniziò a piangere; disse: “Che Iddio t’assista e ti renda beato. Ti prego di fare il mio nome al nonno di Husseyn (l’Inviato di Dio) nel Giorno del Giudizio”. Zuhair disse poi ai suoi compagni: “Chi vuole mi segua e chi non ha intenzione di seguirmi, sappia che questa è l’ultima volta che mi vede”»

Husseyn (as) riprese il viaggio e raggiunse Zubàlah. Fu in quel luogo che lui e quelli che lo seguivano vennero a sapere del martirio di Muslim Ibn Aqíl. A sentire questa notizia, quelli che si erano messi in viaggio con l’Imam bramosi di raggiungere una qualche posizione, se ne andarono, mentre la sua famiglia e i suoi fedeli compagni rimasero accanto a lui. Per il martirio di Muslim piansero e si lamentarono. Husseyn (as) continuò con assoluta decisione il viaggio verso il martirio.

Durante il viaggio, il poeta Farazdag lo incontrò e disse: “O figlio del Messaggero d’Allah, come fai a fidarti della gente di Kufa, che ha ucciso Muslim e i suoi compagni?”. Husseyn (as) pianse e disse: “Che Iddio benedica Muslim, che ha raggiunto la vita eterna, l’infinita grazia di Dio, che è entrato in Paradiso e ha ottenuto il consenso divino. Egli ha portato a termine la sua divina missione; noi però siamo ancora per strada {non abbiamo ancora raggiunto il nostro obiettivo}”.

Dopodiché recitò i seguenti versi: “Se il mondo viene considerato prezioso, senza dubbio, la ricompensa di Dio ha un valore maggiore. Se i corpi sono stati creati per la morte, sicuramente per un uomo è meglio morire di spada sul sentiero di Dio. Se il pane quotidiano è stato ripartito e predestinato, è piú decoroso che l’uomo non abbia molta brama delle cose del mondo; e se si accumulano ricchezze per poi lasciarle e andarsene, perché allora dimostrarsi avari rispetto a ciò che si dovrà un giorno abbandonare”

Il martirio di Qais Ibn Musahhar

Husseyn (as) scrisse una lettera indirizzata a Sulaiman Ibn Surad Al-khuza´i, Al-musayyab Ibn Najbah, Rufa´ah Ibn Shaddàd e ad altri Shi°iti di Kufa, e la mandò tramite Qais Ibn Musahhar As-saidawiyy.

Quando Qais arrivò nei pressi di Kufa, fu visto da Al-Husseyn Ibn Numair, che era uno degli uomini di Ibn Ziad. Volle perquisirlo, ma Gais tirò fuori la lettera e la strappò. Al-Husseyn Ibn Numair condusse Qais da Ibn Ziad, il quale gli chiese: “Chi sei?”. Rispose: “Sono uno dei seguaci di °Alì, il Principe dei Credenti, e di suo figlio Husseyn”. Chiese ancora: “Perché hai strappato la lettera?”. Rispose: “Affinché tu non venga a conoscenza del suo contenuto”. Disse: “Di chi era la lettera e a chi era indirizzata?”. Rispose: “Era una lettera di Husseyn ad alcuni abitanti di Kufa dei quali io non conosco i nomi”. Ibn Ziad si arrabbiò e disse: “Giuro su Dio che non ti libererò finché non mi dirai i loro nomi o non ingiurierai sul pulpito Husseyn, suo padre e suo fratello. In caso contrario ti farò a pezzi”.

Qais rispose: “I nomi non te li dirò mai. Per quanto riguarda invece maledire Husseyn, suo padre e suo fratello, posso fare qualcosa per te”. Salí cosí sul pulpito, lodò Dio, benedí il Profeta (S) Muhammad (S), l’imam °Alì (as), e i suoi due figli Hasan (as) e Husseyn (as). Maledí dunque Ubaidullàh Ibn Ziad, suo padre e la dinastia ommaide.

Dopodiché disse: “O gente, io sono l’inviato di Husseyn! Egli si trova nella tal località {nel testo non viene citato il nome di questa località}, andategli in contro e aiutatelo”. Questo fatto venne comunicato a Ibn Ziad, che ordinò di gettare Qais giú dal tetto del palazzo. Quando Husseyn (as) venne a sapere del martirio di Qais, pianse e disse: “O Dio, riserva ai nostri seguaci buone dimore e, per misericordia, fai in modo che siano sempre con noi; poiché, in verità, Tu sei l’Onnipotente”

Si narra che Husseyn (as) inviò la lettera di cui si è parlato dalla località di Al-hàjiz; altre tradizione indicano invece il nome di un’altra località al posto di Al-hàjiz.

Hurr Ibn Yazid sbarra la strada a Husseyn (as)

Due sole stazioni dividevano Husseyn (as) e i suoi compagni da Kufa, quando un esercito di mille cavalieri, con a capo Hurr Ibn Yazid, sbarrò loro la strada.

Husseyn (as) chiese: “Siete venuti ad aiutarci o a farci guerra?”. Hurr rispose: “O Aba Abdillah, siamo venuti a combattervi”. Husseyn (as) disse allora: “Non v’è forza né potenza che in Dio l’Elevato, il Magnifico”. Vi fu uno scambio di parole tra i due; ad un certo punto Husseyn (as) disse: “Se la vostra opinione è contraria a quanto avete scritto nella lettera che avete mandato e a ciò che i vostri inviati hanno detto, allora, ritorno da dove sono venuto”.

Hurr e i suoi compagni impedirono però all’Imam Husseyn (as) di fare quanto aveva deciso. Hurr disse: «O figlio dell’Inviato di Dio, scegli una strada che non ti conduca né a Kufa né a Medina, affinché io possa avere una scusa da presentare a Ibn Ziad, abbia modo di dirgli: “Husseyn ha percorso un sentiero tale che io non ho potuto vederlo”».

Husseyn (as) prese allora la strada di sinistra, raggiungendo una località chiamata Azib Al-hijànat; nel frattempo Hurr ricevette una lettera da Ibn Ziad. Questi lo rimproverava riguardo alla questione dell’Imam Husseyn (as), ordinandogli d’essere severo con lui. Hurr e i suoi uomini sbarrarono dunque, per la seconda volta, il passo all’Imam, il quale disse: “Non ci hai detto forse di cambiare percorso, di andare per un’altra strada, diversa da quella di Kufa e quella di Medina?”. Hurr rispose: “Sí! Ho però ricevuto una lettera del mio comandante Ubaidullah nella quale mi ha ordinato d’essere severo con te. Egli ha inoltre incaricato qualcuno di spiarmi affinché io esegua i suoi ordini”

L’Imam Husseyn (as) pronunciò a questo punto un discorso. Dopo aver lodato Dio e mandato benedizioni a suo nonno, l’Inviato di Dio (S), disse: “O gente, vedete che cosa ci è accaduto. In verità, il mondo è cambiato, ha manifestato la propria volgarità, le sue virtú sono morte. Il mondo ha le ore contate, paragonabili alle gocce che rimangono in fondo a un recipiente dopo averne svuotato il contenuto; ciò che rimane del mondo non è altro che una vita volgare, simile a un deserto salato.

Non vedete che non si pratica il vero e il falso non viene ostacolato?! È a causa di ciò che il credente aspira al martirio. In verità, la morte per me non è altro che beatitudine e la vita con gli oppressori non è altro che fastidio e difficoltà. La gente è schiava del mondo. ‘Religione’ è solo una parola che scorre sulle loro lingue: fintantoché le loro vite proseguono secondo il loro volere la osservano, quando però sono colpiti dalla disgrazia... pochi sono i veri religiosi!”

Zuhair Ibn Gain si alzò in piedi e disse: “O figlio dell’Inviato d’Allah, abbiamo sentito quanto hai detto. Questo caduco mondo non ha alcun valore per noi. Se questo mondo fosse costantemente esistito e noi fossimo stati eterni in esso, avrei preferito morire per te che vivere in esso per l’eternità”

Si alzò poi Hilal Ibn Nafi´ e disse: “Giuro su Dio che noi non abbiamo paura del martirio e non abbiamo assolutamente cambiato idea. Noi siamo amici dei tuoi amici e nemici dei tuoi nemici”

Si alzò anche Burair Ibn Khuzair: “O figlio del Profeta, giuro che Dio attraverso te ci ha concesso la grazia di aiutarti, di combattere al tuo fianco, di finire a pezzi per te e avere in cambio, nel Giorno del Giudizio, l’intercessione di tuo nonno”

Husseyn (as) arriva a Karbalà

L’Imam Husseyn (as) riprese il suo viaggio. L’armata di Hurr a volte gli impediva di proseguire e a volte lo inseguiva. Ciò durò fino al secondo giorno del mese di Muharram, giorno nel quale arrivarono a Karbalà. Appena Husseyn (as) vi fece ingresso chiese: “Qual è il nome di questa terra?”. Gli fu risposto: “Karbalà”. Egli disse allora: “O Allah, cerco la tua protezione dall’afflizione {Al-karb} e dalla disgrazia {Al-balà}”. Continuò poi dicendo: “Questo è luogo di afflizione e disgrazia. Scendete! Questo è il luogo ove dobbiamo scendere, il luogo in cui sarà versato il nostro sangue; qui saranno le nostre sepolture, ciò mi è stato rivelato da mio nonno, l’Inviato di Dio”. Tutti i membri della carovana di Husseyn (as) scesero e lo stesso fecero Hurr e i suoi uomini.

L’ansia di Zainab

Husseyn (as) si sedette e, recitando i seguenti versi, iniziò ad affilare la propria spada: “O destino, la tua amicizia non è durevole con l’amico. Non fai altro che dimostrarti ostile con esso. Dalla mattina alla sera ti fai molti amici, ma poi li uccidi. Invero la tua ostilità non è palese a nessuno. Ogni vivo va verso la morte. Eterno è solo il Signore”. Zainab sentí questi versi e disse: “Caro fratello, queste sono le parole di chi ha la certezza d’essere ucciso”. Husseyn (as) rispose: “Sí, cara sorella”. Zainab disse: “Dio mio! Husseyn dà la notizia del suo martirio”.

In questo momento le donne iniziarono a piangere, a colpirsi il viso con le mani e a lacerarsi i colletti. Ummu Kulthum urlò: “O Muhammad! O °Alì! O madre mia! O fratello mio! O Husseyn! O Abà Abdillah, cosa ne sarà di noi dopo di te”. Husseyn (as) la consolò e disse: “Cara sorella, pazienta per amor di Dio. In verità, le creature del cielo si estinguono, quelle della terra muoiono e tutta la gente perisce”. L’Imam proseguí dicendo: “O Ummu Kulthum, o Zainab, o Ruqayyah, o Fatima, o Rubàb! Quando io sarò ucciso badate di non lacerarvi i colletti, di non colpirvi il viso con le mani e di non pronunciare parole che Dio non vuole che voi pronunciate”

Un’altra tradizione dice che Zainab era seduta tra le donne e le bambine, lontano da Husseyn (as), e quando sentí quest’ultimo recitare i sopraccitati versi, senza avere in testa la maqni’ah, con il chador che strisciava per terra, venne dal fratello e disse: “Potessi morire io al tuo posto!

O vicario dei Passati e rifugio dei sopravvissuti, oggi sono morti mia madre Fatima, mio padre °Alì e mio fratello Hasan”. Husseyn (as) la guardò e disse: “Cara sorella, bada che Satana non esaurisca la tua pazienza”. Zainab disse: “Sia io sacrificata per te! Sarai forse ucciso?”. Husseyn (as) celò la propria tristezza; iniziò a versare lacrime e disse: “Se di notte i cacciatori lasciassero stare il tarabuso esso se ne rimarrebbe a dormire” {come dire: “Se i Baní Umayyah mi avessero lasciato stare non avrei lasciato Medina”}.

Zainab disse: “Guai a me! Caro fratello, pensi forse di essere caduto nelle mani del nemico? Non hai piú speranza di rimanere vivo? Tutto ciò mi fa soffrire ancora di piú e mi rende piú difficile sopportare tutto questo dolore”. Dopodiché si lacerò il colletto, svení e cadde a terra. Husseyn (as) si alzò e versò un po’ d’acqua sul viso della sorella Zainab, facendola rinvenire. Cercò quindi di consolarla e le ricordò la perdita del nonno, l’Inviato d’Allah (S), e il martirio del padre, l’imam °Alì (as), per sminuire il proprio martirio e calmarla.

Forse, una delle ragioni per cui Husseyn (as) portò con sé la propria famiglia, era che se l’avesse lasciata nell’Hijàz o in un altro posto, Yazid Ibn Muawiah (che Iddio li maledica) avrebbe inviato i suoi uomini, l’avrebbe fatta prigioniera e l’avrebbe tormentata al punto da costringere Husseyn (as) a rinunciare alla Jihad e al martirio.

  • 1. (as) abbreviazione di “‘aleyhi-ha-hum assalam”, “che la pace sia su di lui-lei-loro”, che viene utilizzato accanto ai nomi dei profeti, degli angeli, dei puri Imam e delle donne del Paradiso (Khadija, Fatima, Maria, Asya ) e secondo alcuni pareri viene usato anche accanto a nomi di altre donne come Zeynab, Ruqayya, Oum Kulthum,Fatima Masuma…
  • 2. (S) abbreviazione di “salla allahu wa alehi wa aliyhi wa sallam”: “pace e benedizioni di Dio su di lui e sulla sua famiglia”.
  • 3. Santo Corano, Surat ul-Baqara, 2:54
  • 4. Santo Corano, Surat ul-Baqara, 2:195
  • 5. Santo Corano, Sura Ali-‘Imran, 3:154

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