Alla scoperta dell Islam Shi'ita

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Una breve introduzione all'Islam shi°ita, che si prefigge lo scopo di illustrare in generale le principali caratteristiche dell’Islam, e dell’Islam Shi’°ita in particolare.

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Introduzione

Il presente libro è in larga parte una versione sintetica di: “Shi°i Islam: Origins, Faiths and Practice (2003, ICAS Press)”, opera dello stesso autore. Questa versione condensata si prefigge lo scopo di illustrare in generale le principali caratteristiche dell’Islam, e dell’Islam Shi’°ita in particolare. Questi due lavori rappresentano un modesto tentativo di colmare alcuni dei vuoti che esistono nel campo degli studi Islamici, e sulla Shi°a in particolare.

Sebbene siano scritti in modo chiaro e semplice, essi sono il risultato di più di venti anni di studi Islamici, e basati su alcune estensioni di due serie di conferenze sull’Islam Shi°ita fatte per un auditorio inglese: una prima serie di 50 letture al Jami’at al-Zahrà (il principale Seminario Islamico Femminile) in Qum, Iran, nel 1995 e 1996, e una seconda serie di 30 letture al Manchester Islamic Institute ed al Shi°ia Welfare Centre di Manchester, Inghilterra, nel 1998 e 1999.

Il primo capitolo inizia esponendo e spiegando il significato letterale e quello tecnico del termine “Shi°a”, e vi sono inoltre vari riferimenti ad affermazioni di famosi religiosi a questo proposito. Poi il capitolo procede con lo studio delle origini dell’Islam Shi°ita e di come esso nacque.

Il secondo capitolo studia le fonti del pensiero Shi°ita, cioè il Sacro Corano, la Sunna, la Ragione ed il Consenso. Discutendo dell’importanza del Sacro Corano, il capitolo stabilisce che gli Shi°iti come gli altri Musulmani credono che il Sacro Corano presente oggi sia un’incarnazione della Rivelazione Divina fatta al Profeta Mohammad (S)1. Il capitolo prosegue spiegando la seconda fonte principale, la Sunna, che include i detti e le azioni del Profeta Muhammad (S).

Il Sacro Corano stesso chiede ai Musulmani di prendere il Profeta (S) come modello di comportamento, di rivolgersi a lui per giudicare e risolvere i loro conflitti, e parla del Profeta(S) come di colui che recita, insegna e spiega il Sacro Corano. In questo capitolo c’è anche la discussione sulla famiglia del Profeta(S) (Ahl ul-Bait) e il loro ruolo nel presentare la Sunna. Segue un’analisi dell’importanza della Ragione e del suo ruolo nella comprensione del credo islamico, dei suoi valori e delle norme pratiche. Infine si prende in esame il Consenso (al-ijma°) e la sua valutazione rispetto alla Sunna dal punto di vista shi°ita.

Il terzo capitolo studia i principi fondamentali della Shi°a. Oltre alle dottrine dell’Unicità di Dio, della Profezia e della Resurrezione, che costituiscono i Principi della Religione (dell’Islam e delle altre religioni Divine), si studiano altri principi come la Giustizia Divina e l’Imamato. Questi principi sono in parte condivisi anche da altri musulmani, ma solo gli shi°iti credono in tutti quanti questi principi.

Il quarto capitolo è un breve resoconto delle pratiche di culto shi°ita con qualche riferimento agli obiettivi e ai principi che le sottendono. Queste pratiche di culto sono in linea di massima condivise da tutti i musulmani, con qualche piccola differenza fra diverse scuole islamiche.

Il quinto ed ultimo capitolo è un breve esame del mondo shi°ita oggi. Il capitolo inizia con un breve resoconto delle statistiche più recenti sulla presenza islamica e shi°ita nel mondo. C’è inoltre un’analisi della presenza shi°ita in alcuni paesi con una lunga tradizione shi°ita al loro interno. Sebbene non vi siano statistiche accurate e confermate sulla attuale popolazione shi°ita nel mondo, sono stati fatti sforzi per raccogliere le più attendibili .

Vorremmo anche precisare che l’autore sostiene il concetto di unità nel mondo Islamico in modo sincero e partecipe e spera che questa opera possa contribuire a fare un passo verso il raggiungimento di una vera fratellanza fra musulmani. Uno dei mezzi migliori per conseguire l’unità ed il senso di fratellanza, infatti, è il conoscersi reciprocamente ed il superare i pregiudizi storici che impediscono una comprensione reciproca obiettiva. Secondo un detto dell’Imam °Ali (as)2: “la gente prova avversità verso ciò che non conosce”3.

Un attento studio delle principali scuole islamiche mostra che esse hanno in comune più di quanto le fa divergere. Tutti i musulmani credono nello stesso Dio, lo stesso Profeta e lo stesso Sacro Corano. Tutti credono nel Giorno della Resurrezione, nelle ricompense e nei castighi di Dio. Tutti recitano le preghiere giornaliere rivolti verso la stessa direzione, cioè la Mecca. Tutti digiunano durante il mese di Ramadan. Tutti vanno in pellegrinaggio a Mecca (Hajj) nello stesso periodo. Tutti credono giusto fare la carità, esortare a compiere il bene e proibire ciò che è malvagio (al-°amr bil ma°rûf ua an-nahî °anil munkar).

Tutti credono giusto fare amicizia con persone di fede ed oneste e credono giusto allontanarsi dai nemici di Dio. Tutti sostengono le stesse virtù e gli stessi valori. Secondo il Sacro Corano, tutti i credenti sono fratelli. Al di là del loro colore, razza, sesso e setta, vi sono alcuni doveri reciproci che i fratelli e le sorelle credenti devono compiere. Una volta Mu’alla Ibn Khunays chiese all’Imam As-Sadiq (as) quali doveri un musulmano ha verso gli altri. L’Imam (as) rispose: “Ci sono sette doveri che deve compiere. Se egli dovesse trascurarne anche solo uno, egli non sarebbe un amico o un servo di Dio e in verità egli non farebbe nulla per amore di Dio”.

« له سبع حقوق واجبات ، ما منهن حق إلا وهو عليه واجب إن ضيع منها شيئا خرج من ولاية الله وطاعته، ولم يكن لله فيه نصيب».

L’Imam (as) indicò i seguenti doveri:

Desidera per tuo fratello ciò che desideri per te stesso e spera che ciò che non desideri per te non succeda a tuo fratello.
Non irritare tuo fratello, cerca invece di compiacerlo soddisfacendo i suoi desideri
Aiutalo con il tuo animo, la tua lingua, le tue mani e i tuoi piedi.
Sii gli occhi con cui egli vede, la sua guida e il suo specchio.

Non mangiare a sazietà quando egli ha fame, non bere e non ricoprirti di abiti quando lui ha sete ed è nudo.

Se lui non ha servitori ma tu ne hai, è doveroso che tu gli mandi il tuo servo perché gli lavi gli abiti, gli cucini del cibo e distenda il suo giaciglio.

Accetta la sua promessa ed il suo invito; visitalo quando è ammalato, partecipa al suo funerale e provvedi alle sue necessità prima che lui te lo chieda e affrettandoti a farlo, se puoi4.

« أيسر حق منها أن تحب له ما تحب لنفسك ، وتكره له ما تكره لنفسك ، والحق الثاني : أن تجتنب سخطه ، وتتبع مرضاته ، وتطيع أمره ، والحق الثالث : أن تعينه بنفسك ومالك ولسانك ويدك ورجلك ، الحق الرابع : أن تكون عينه ودليله ومرآته ، والحق الخامس : أن لا تشبع ويجوع ، ولا تروى ويظمأ ، ولا تلبس ويعرى ، والحق السادس : أن يكون لك خادم وليس لأخيك خادم ، فواجب أن تبعث خادمك فتغسل ثيابه ، وتصنع طعامه ، وتمهد فراشه ، والحق السابع : أن تبر قسمه ، وتجيب دعوته وتعود مريضه ، وتشهد جنازته ، وإذا علمت أن له حاجة تبادره إلى قضائها ولا تلجئه إلى أن يسألكها ، ولكن تبادره مبادرة ».

الكافي 2 : 135 | 2

Sfortunatamente ci sono sempre state persone poco lungimiranti all’interno di ogni gruppo o setta che hanno cercato di esagerare le differenze ed hanno cercato la separazione invece di tendere all’unità ed alla fratellanza all’interno della Ummah Islamica. Si affrettano a trovare dei motivi per chiamare chiunque non sia in accordo con loro un kafir (miscredente) o un mushrik (politeista) e chiamare una qualunque azione che a loro non piaccia bid°ah (innovazione).

Naturalmente ci sono miscredenti e ci sono eretici, ma si deve essere molto prudenti nell’attribuire questi nomi. Grandi autorità ed eruditi islamici, sia sunniti che shi°iti, non si sono mai attribuiti reciprocamente simili nomi. Così, nelle loro fatawa, nelle loro parole e azioni essi hanno rappresentato il vero spirito dell’Islam, il suo messaggio equilibrato e universale di pace, giustizia, unità e misericordia.

L’Islam portò unità e solidarietà a coloro che subivano inimicizia e ostilità:

﴿ وَاعْتَصِمُوا بِحَبْلِ اللّهِ جَمِيعاً وَلاَ تَفَرَّقُوا ﴾

Aggrappatevi tutti insieme alla corda di Allah e non dividetevi tra voi” (Sacro Corano,3:103)

Questa azione di unire le genti è considerata un’azione Divina

﴿ وَأَلَّفَ بَيْنَ قُلُوبِهِمْ ﴾

“E (Dio) instillò la solidarietà nei loro cuori”. (Sacro Corano, 8:63)

Al contrario l’atto di dividere le genti fu un’azione di persone tali quale fu Faraone

﴿ إِنَّ فِرْعَوْنَ عَلاَ فِي الاَرْضِ وَجَعَلَ أَهْلَهَا شِيَعاً ﴾

“Davvero Faraone era altero sulla terra; divise in fazioni i suoi abitanti…”(Sacro Corano, 28:4)

Il Sacro Corano ammonisce i credenti dicendo loro che se cominceranno ad avere dei contrasti fra loro si indeboliranno e perciò saranno sconfitti

﴿ وَلاتَنَازَعُوا فَتَفْشَلُوا وَتَذْهَبَ رِيحُكُمْ ﴾

“…Non siate discordi, ché altrimenti vi scoraggereste e verrebbe meno la vostra risolutezza …”(Sacro Corano,8:46)

Infatti il richiamo all’unità non è limitato ai musulmani. Il Sacro Corano invita tutti i credenti, come Ebrei e Cristiani, ad unire i loro sforzi e concentrarsi sulla loro base comune

﴿ قُلْ يَآ أَهْلَ الْكِتَابِ تَعَالَوْاْ إِلَى كَلِمَةٍ سَوَآءٍ بَيْنَنَا وَبَيْنَكُمْ اَلاَّ نَعْبُدَ إِلاَّ اللَّهَ وَلاَ نُشْرِكَ بِهِ شَيْئاً وَلاَيَتَّخِذَ بَعْضُنَا بَعْضاً أَرْبَاباً مِنْ دُونِ اللّهِ﴾

“Di’: "O gente della Scrittura, addivenite ad una dichiarazione comune tra noi e voi: {e cioè} che non adoreremo altri che Allah, senza nulla associarGli, e che non prenderemo alcuni di noi come signori all’infuori di Allah" (Sacro Corano, 3:64)

Speriamo e preghiamo che, giorno dopo giorno, questo senso di unità e solidarietà diventi più forte ed intenso.

Infine vorrei cogliere l’occasione per ringraziare tutte le persone e le organizzazioni che mi hanno incoraggiato, in particolare Ayatullah Muhsin Araki, e l’“Islamic College for Advanced Studies”. Per la versione italiana ringrazio i fratelli dell’Associazione Islamica “Ahl-al-Bait”. Da ultimo, ma non da meno, vorrei esprimere la mia profonda gratitudine a Dio per tutta la benevolenza che ci ha concesso nel passato e nel presente.

Mohammad A. Shomali
Ramadan 1423, Novembre 2002

  • 1. (S) abbreviazione di “salla allahu wa alehi wa aliyhi wa sallam”: “pace e benedizioni di Allah (SwT) su di lui e sulla sua famiglia”.
  • 2. (as) abbreviazione di “‘aleyhi-ha-hum assalam”, “che la pace sia su di lui-lei-loro”, che viene utilizzato accanto ai nomi dei profeti, degli angeli, dei puri Imam e delle donne del Paradiso (Khadija, Fatima, Maria, Asya) e secondo alcuni pareri viene usato anche accanto a nomi di altre donne come Zeynab, Ruqayya, Oum Kulthum,Fatima Masuma…
  • 3. Najul-Balaghah, dell’Imam °Ali (as), pag. 696 ed. WOFIS; Teheran, Iran.
  • 4. "Al-Kâfî", 2/135, H. 2; "Wasa’al ul-Shi°a", 12/205, H. 6097; "Al-Khesâl", 2/350, H. 26; "Mosâdaqat al-Ikhwân", 143/4; "Al-Amâlî" di al-Tusî, p. 98, H. 149/3. Cfr. Anche: “The Faith of Shi°ah Islam”, di Muzaffar, pp. 76 –77, ed. Italiana: “Il Credo dell’Islam Shi°ita”, pag. 170.

Origini dell’Islam Shi°ita

Il significato della parola Shi°a

In arabo la parola Shi°a ha come significato primario e letterale quello di “uno o un gruppo di seguaci”. Nel Santo Sacro Corano la parola Shi°a è usata parecchie volte con questo significato. Per esempio, nel versetto 15 della Sura 28, Dio parla di uno dei seguaci di Mosé (as) come di uno della sua Shi°a.

﴿ فَوَجَدَ فِيهَا رَجُلَيْنِ يَقْتَتِلاَنِ هَذَا مِن شِيعَتِهِ وَهَذَا مِنْ عَدُوِّهِ فَاسْتَغَاثَهُ الَّذِي مِن شِيعَتِهِ عَلَى الَّذِي مِنْ عَدُوِّه فَوَكَزَهُ مُوسَى فَقَضَى عَلَيْهِ ﴾

“.. entrando in città in un momento di disattenzione dei suoi abitanti , trovò due uomini che si battevano, uno era dei suoi {shi°a} e l’altro uno degli avversari . Quello che era dei suoi gli chiese aiuto contro l’altro dell’avversa fazione: Mosè lo colpì con un pugno e lo uccise….”(Sacro Corano, 28:15)

Altrove Abramo (as) è presentato come una Shi°a di Noè (as)

﴿ وَإِنَّ مِن شِيعَتِهِ لإِبْرَاهِيمَ ﴾

“In verità Abramo era certamente uno dei suoi seguaci {shi°a} {di Noè }..”(Sacro Corano, 37:83)

All’inizio della storia dell’Islam la parola Shi°a veniva usata nel suo significato letterale come seguaci di persone diverse. Per esempio, in alcuni Ahadith (tradizioni) si parla della Shi°a di °Ali Ibn Abu-Talib (as) e in altri della Shi°a di Mu°awiyah Ibn Abu Sufyan. Comunque a poco a poco la parola acquisì un significato più specifico, cioè si riferì ai seguaci di °Ali (as), a coloro che credevano nel suo Imamato (guida divina).

Shahrestani (m. 548 A. H.) nella sua opera “Al-Milal wa al-Nihal”, un testo notevole sulle diverse sette nell’Islam, scrive: “I seguaci della Shi°a sono coloro che seguirono °Ali (as) in modo particolare e credevano nella sua qualifica di Imam e di Califfo, secondo i chiari insegnamenti e la volontà del Profeta Muhammad(S)”1.

Questa è una definizione molto accurata, poiché gli stessi shi°iti affermano di seguire °Ali (as) perché ciò fu richiesto loro dal Profeta (S): non fu loro scelta personale chi seguire, a differenza dei non shi°iti che, dopo la morte del Profeta Muhammad (S), seguirono colui che era stato scelto alla Saqīfah e credevano che il Profeta(S) avesse lasciato alla gente la libertà di seguire chiunque scegliessero. Ma poi, il primo califfo, Abu Bakr Ibn Abi Quhafa che fu scelto con tale modalità, credeva di dover scegliere il suo successore. E il secondo Califfo, °Umar Ibn Khattab, a sua volta nominò un consiglio di sei persone per scegliere uno fra loro, secondo una procedura che lui stesso aveva istituito. E’ interessante notare che fu °Ali (as), il quarto Califfo, che fu scelto e invero costretto, da quasi tutti i musulmani, dopo l’assassinio del terzo Califfo, °Uthman Ibn °Affan, ad assumere l’incarico di Califfo.

Nell’opera “Firaq al-Shi°a” al-Hasan Ibn Musa al-Nawbakhti (m. 313 A. H.), un famoso erudito shi°ita, scrive: “La Shi°a è la fazione che seguì °Ali Ibn Abu-Talib (as). Il gruppo di seguaci fu chiamato Shi°a di °Ali (as) quando il Profeta (S) era ancora in vita e anche dopo la sua morte: i seguaci sono conosciuti come coloro che seguono °Ali (as) e credono nel suo Imamato”.2

Shaykh al-Mufid (m. 413 A. H.) uno dei primi notevoli studiosi shi°iti, definisce la Shi°a come il gruppo di fedeli che seguono °Ali (as) e credono nella sua successione diretta al Profeta(S).3

Passando poi a spiegare perché la Shi°a è chiamata anche ‘Imamiyah’, egli dice: “E’ un epiteto riferito a coloro che credono nella necessità dell’Imamato e nella sua continuità nel tempo e a coloro che credono che ogni Imam debba essere scelto in modo esplicito e debba essere infallibile e perfetto.”4

Di conseguenza si può dire che i musulmani shi°iti sono coloro che, a proposito della successione al Profeta Muhammad (S), credono fermamente che:

Il successore del Profeta (S) svolge una funzione divina.

Come il Profeta (S) fu scelto da Dio così il suo successore o Imam dev’essere scelto da Dio e il suo nome poi reso noto dal Profeta (S).

Il successore diretto scelto dal Profeta Muhammad (S), era °Ali (as).

Quando ebbe origine lo Shi°ismo?

Sorge ora spontaneo domandare quando nacque lo Shi°ismo. Ci sono molti Ahadith (tradizioni) narrati da shi°iti e da non shi°iti circa la questione dell’Imamato, questione che sarà studiata in seguito, quando prenderemo in esame le dottrine shi°ite. Successivamente, comunque, esamineremo alcuni Ahadith, nei quali il Profeta Muhammad (S) parlò di un gruppo di persone definendole Shi°a (seguaci) di °Ali (as), poi faremo riferimento ad altri elementi che, tratti da Ahadith o eventi storici islamici, possono gettare ulteriore luce sull’argomento. Tutti gli Ahadith citati qui di seguito sono tratti da autorevoli fonti sunnite. Sono solo alcune delle più importanti narrazioni e molte altre si possono trovare negli autori citati come in altri autori.

Ibn °Asakir (m.571 a.H.) narrò che Jabir Ibn °Abdullah al-Ansari aveva detto:

“Un giorno eravamo col Profeta Muhammad(S) quando giunse °Ali (as), e il Profeta (S) disse di lui: “Giuro su Dio, che ha la mia vita nelle Sue mani, che sicuramente questo uomo e la sua Shi°a saranno felici nel Giorno del Giudizio”. Poi fu rivelato il versetto: “Certamente coloro che credono e fanno buone azione sono i migliori uomini” (Sacro Corano, 98:7). In seguito, ogni volta che i compagni del Profeta Muhammad (S) vedevano °Ali (as) avvicinarsi dicevano: “E’ giunto il migliore degli uomini”5.

- ابن عساكر ، المتوفى سنة 571 هجرية ، عن جابر بن عبد الله ، قال : كنا عند النبي ( صلى الله عليه وآله ) فأقبل علي ( عليه السلام )، فقال ـ أي النبي ـ : « و الذي نفسي بيده إن هذا وشيعته لهم الفائزون يوم القيامة » فنزل قوله تعالى :﴿ إِنَّ الَّذِينَ آمَنُوا وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ أُوْلَئِكَ هُمْ خَيْرُ الْبَرِيَّةِ ﴾. فكان أصحاب النبي إذا أقبل علي قالوا:جاء خير البرية.

تاريخ ابن عساكر (ترجمة علي عليه السلام): 2 / 442 ، طبعة : دار الفكر / بيروت. الدر المنثور للسيوطي 6/ 0589

Ibn Hajar (m. 974 a.H.) narrò che Ibn °Abbas riferì che quando scese il versetto (98:7), il Profeta (S) disse ad °Ali (as): “Quelle persone siete tu e la tua Shi°a. Tu e la tua Shi°a, il Giorno del Giudizio, sarete lieti e allieterete Dio mentre i vostri nemici saranno adirati e afferrati per il collo.”6

2- ابن حجر : أحمد بن حجر الهيثمي ، المتوفى سنة : 974 هجرية ، ع ابن عباس قال : لما أنزل الله تعالى: ﴿ إِنَّ الَّذِينَ آمَنُوا وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ أُوْلَئِكَ هُمْ خَيْرُ الْبَرِيَّةِ ﴾، قال رسول الله ( صلى الله عليه وآله ) لعلي ( عليه السلام ): « هم أنت وشيعتك يوم القيامة راضين مرضيين ، و يأتي عدوّك غِضابا مقمحين ».

الصواعق المحرقة : باب 11 ، الفصل الأول ، الآية : 11 ، طبعة : القاهرة

Ibn al-Athir (M.606 a.H.) narrò che il Profeta (S) disse, rivolgendosi ad °Ali (as): “Oh °Ali! Tu e la tua Shi°a raggiungerete Dio lieti e Lo allieterete, mentre i vostri nemici, quando giungeranno davanti a Dio, saranno adirati e afferrati per il collo” poi il Profeta (S) fece vedere in che modo mettendogli una mano sul collo7.

3- روى ابن الأثير في نهايته: قال النبي مخاطبا عليا : « يا علي، إنك ستقدم على الله أنت و شيعتك راضين مرضيين،و يقدم عليه عدوك غضابا مقمحين » ثم جمع يده إلى عنقه يريهم كيف الإقماح.

النهاية مادة قمح 4/106 و رواه ابن حجر في الصواعق 154

Ci sono altri Ahadith nei quali il Profeta Muhammad (S), rivolgendosi ad °Ali (as), usò l’espressione “la nostra Shi°a”. Ciò è in linea con quello che è stato affermato in precedenza, e cioè che i seguaci della Shi°a sono coloro che seguono °Ali (as) secondo gli insegnamenti del Profeta (S) e non per loro personale decisione. Per esempio, Ibn °Asakir narrò che il Profeta (S) disse:

“Certamente c’è una sorgente in Paradiso più dolce del nettare, più soffice del burro, più fredda del ghiaccio e con un profumo migliore del muschio. In quella sorgente vi è l’argilla (tinah) con la quale noi {la mia famiglia ed io} fummo creati e la nostra Shi°a è fatta della stessa argilla”8

« إنَّ في الفردوس لَعيناً أحلى من الشهد، وَألين من الزبد، وأبرد من الثلج وأطيب من المسك، فيها طينة خلقنا اللَّه منها، وخلق منها شيعتنا ».

تأريخ دمشق ، ترجمة الإمام علي (ع) 1: 129.

Ci sono ancora altri Ahadith nei quali il Profeta (S), rivolgendosi ad °Ali (as), usò le parole “Shi°a dei nostri discendenti”. Questo conferma ciò che è stato detto in precedenza, e cioè che i seguaci della Shi°a sono coloro che seguono °Ali (as) perché credono nell’Imamato. Come vedremo poi in modo più dettagliato, la Shi°a crede che °Ali (as) fu il primo Imam e che dopo di lui l’istituzione dell’Imamato continuò nei discendenti di °Ali (as) e di Fatima (as), che furono scelti da Dio e presentati dal Profeta (S). Per esempio, Zamakhshari (m.528 a.H.) nel suo Rabi’ al-Abrar riferisce che il Profeta (S) disse: “Oh °Ali! Quando verrà il Giorno della Resurrezione io mi terrò vicino a Dio, tu ti terrai vicino a me, i tuoi discendenti si terranno vicino a te e la loro Shi°a si terrà vicino a loro. Poi vedrete dove saremo condotti.”9

« يا علي، إذا كان يوم القيامة أخذت بحجزة الله تعالى،و أخذت أنت بحجزتي، و أخذ ولدك بحجزتك، و أخذ شيعة ولدك بحجزهم،فترى أن يؤمر بنا » .

Si deve sottolineare che, secondo il Sacro Corano, l’ispirazione divina della profezia era anche concessa per eredità. Il Sacro Corano dice:

﴿ وَلَقَدْ أَرْسَلْنَا نُوحاً وَإِبْرَاهِيمَ وَجَعَلْنَا فِي ذُرِّيَّتِهِمَا النُّبُوَّةَ وَالْكِتَابَ ﴾

“E invero noi abbiamo inviato Noé (as) ed Abramo (as) e noi concedemmo la profezia e il Libro ai loro discendenti”(Sacro Corano, 57:26)

Questo significa che coloro che avevano i requisiti necessari per essere scelti da Dio come profeti furono annoverati fra i loro discendenti.

Oltre al contenuto degli Ahadith già citati e di quelli sull’Imamato che menzioneremo in seguito, vi sono molte altre ragioni che rendono la comparsa di un gruppo di persone come quello della Shi°a durante la vita del Profeta (S) un fenomeno molto naturale e perfino necessario. Per esempio, all’inizio dell’Islam, quando Dio chiese al Profeta (S) di iniziare ad invitare pubblicamente la gente all’Islam cominciando dai suoi congiunti, egli li invitò a consumare un pasto con lui.

Dopo il pasto, il Profeta manifestò le sue intenzioni e invitò gli ospiti ad aderire all’Islam: disse che chi di loro credeva nell’Islam e lo avesse aiutato sarebbe diventato suo successore. Tutti rimasero in silenzio. L’unico che accettò l’invito ad aiutarlo fu °Ali (as), all’epoca ancora un ragazzo. Il Profeta (S) gli chiese di sedersi e ripeté l’invito una seconda e una terza volta. Per due volte ancora °Ali (as) si dichiarò pronto a sostenere il Profeta (S). Il Profeta (S) allora accettò la sottomissione di °Ali (as) a Dio ed eseguì la volontà di Dio, nominandolo suo successore. Questo episodio è documentato da varie fonti.10

In un’importante dichiarazione il Profeta (S) disse in modo molto chiaro che °Ali (as) era sincero, privo di false convinzioni e di attività scorrette, e ciò riguardava sia la sua condotta sia i suoi discorsi e il suo discernimento: in modo implicito il Profeta (S) invitava i musulmani a diventare seguaci di °Ali (as). Umm Salamah riferì che il Profeta (S) aveva detto: “°Ali è sempre con la Verità (al-Haqq) e il Sacro Corano e la Verità sono sempre con lui, e fino al Giorno del Giudizio non si separeranno mai”11.

« علي مع الحق والحق مع علي ، ولن يفترقا حتى يردا عليّ الحوض يوم القيامة ».

تاريخ بغداد 14/322 . تاريخ دمشق 42/449

Inoltre il Profeta (S) disse:

“°Ali sta con il Corano ed il Corano sta con °Ali, e non si separeranno mai, finchè raggiungeranno la Fonte (il Kawthar)”12

« علي مع القرآن والقرآن مع علي لن يتفرقا حتى يردا علي الحوض ».

المستدرك على الصحيحين 3/134 برقم : 4628

Questi Ahadith sono stati narrati da Ibn °Abbas, Abu Bakr, ‘Aishah, Abu Sa’id al-Khuddari, Abu Layla e anche da Abu Ayyub al-Ansari.13
Si dice anche che il Profeta (S) ebbe a dire: “Possa Dio benedire °Ali. Dio mio, fa sì che la verità sia sempre con lui”.14

« رحم الله ‏ ‏عليا ‏ ‏اللهم أدر الحق معه حيث دار »

سنن الترمذي - المناقب عن رسول الله - مناقب علي بن أبي طالب رضي الله عنه

– 3647

In varie occasioni il Profeta (S) affermò che °Ali (as) era il più istruito fra i suoi uomini in fatto di scienze islamiche. Per esempio il Profeta (S) disse: “La saggezza è divisa in dieci parti: nove parti sono date ad °Ali e una parte è distribuita fra le rimanenti persone”.15

« قسمت الحكمة عشرة أجزاء، فأُعطي علي تسعة أجزاء، والنّاس جزءاً واحداً ».

البداية والنهاية/ ج7/ ص359

In seguito il secondo Califfo confermò le parole del Profeta (S) dicendo: “Possa Allah non affliggermi mai dandomi un incarico difficile del quale °Ali non ne faccia parte.”16

اعوذ بالله من معضلة ليس لها أبو الحسن، على بن أبي طالب.

ذكره الحاكم في المستدرك (كتاب المناسك) ،ج 1،ص 457

Si deve, inoltre, prendere in considerazione l’impegno e il senso del sacrificio propri di °Ali (as) che furono così pregevoli e basilari tanto che lo resero in grado di conseguire la funzione che ebbe fra i musulmani. Per esempio, quando i miscredenti di Mecca progettarono di uccidere il Profeta (S) e Dio lo informò dei loro piani, il Profeta (S) chiese ad °Ali (as) se sarebbe stato disposto a dormire nel suo giaciglio al posto suo, così i pagani avrebbero pensato che egli era ancora in casa: ciò gli avrebbe permesso di lasciare Mecca senza alcun pericolo. °Ali (as) accettò ed in quella occasione fu rivelato il seguente versetto:

﴿ وَمِنَ النَّاسِ مَن يَشْرِي نَفْسَهُ ابْتِغَآءَ مَرْضَاتِ اللّهِ ﴾

“E fra le genti vi sono quelli che vendono le loro anime per conquistarsi il favore Divino” (Sacro Corano, 2:207)

L’emigrazione del Profeta (S) (Hejira) da Mecca a Medina segna l’inizio del Calendario Islamico. °Ali (as) servì la causa dell’Islam combattendo nelle battaglie di Badr, Uhud, Khaybar, Khandaq e Hunayn, nelle quali ebbe un ruolo cruciale. Le sue imprese sono tutte narrate in numerose opere storiche e in raccolte di Ahadith scritte da eruditi non shi°iti.

Come abbiamo accennato precedentemente, gli Ahadith sul ruolo dell’Imamato in generale e su °Ali (as) in particolare saranno esaminati in seguito. Comunque vorremmo concludere facendo riferimento al famoso hadith di Ghadir Khumm. Tornando dal suo ultimo pellegrinaggio a Mecca, il Profeta (S) chiese alle migliaia di musulmani che lo accompagnavano di fare una sosta. Egli si erse ritto in piedi su una piattaforma formata da selle e disse: “Chiunque mi abbia scelto come guida (Mawlà) ora abbia °Ali come sua guida.”17.

« ‏من كنت ‏ ‏مولاه ‏ ‏فعلي ‏ ‏مولاه »

سنن الترمذي - المناقب عن رسول الله - مناقب علي بن أبي طالب رضي الله عنه – 3646

Allora le persone presenti, compresi i futuri primo e secondo Califfo, giurarono fedeltà ad °Ali (as) e si congratularono con lui. Questo hadith è trasmesso da più di cento fonti. Per una lista completa delle fonti non shi°ite di questo hadith consultare: °Abaqat al-Anwar di Mir Hamid Husayn al-Hindi (m. 1306 A.H.) e Al-Ghadir di °Abd al-Husayn al-Amini (m. 1390 A. H.). Avendo affermato la veridicità di questo hadith, alcuni scrittori sunniti hanno interpretato la parola Mawlà utilizzata in questo hadith in un altro modo: secondo loro il termine Mawlà è usato con il significato di “amico”. Che ciò sia accettato o no, non vi è dubbio che quelle parole e l’evento in sé fecero di °Ali (as) una figura unica e di grande rilievo fra i compagni del Profeta (S).

Così appare chiaro che le diverse raccolte di Ahadith, assieme all’evento storico sopra citato, non lasciano alcun dubbio sul fatto che durante la vita del Profeta (S) molti musulmani amarono °Ali (as) profondamente, cercarono di avere buoni rapporti con lui ed erano determinati a seguirlo dopo la morte del Profeta (S). Quelle persone furono così spesso e in modo così significativo chiamate la Shi°a di °Ali (as) che a poco a poco la parola Shi°a da sola divenne l’equivalente di Shi°a di °Ali (as). Ancora più rilevante è il fatto che l’idea dell’Imamato di °Ali (as) sicuramente ebbe origine durante la vita del Profeta Muhammad (S).

La dipartita del Profeta (S) ovviamente portò il problema in primo piano e differenziò coloro che ancora credevano nella necessità di seguire °Ali (as) dagli altri musulmani, che, a poco a poco, arrivarono a credere nell’istituzione del Califfato, inteso come successione al Profeta (S) nella guida della società islamica, non come ruolo divino. Nel descrivere gli avvenimenti che ebbero luogo dopo la morte del Profeta (S), al-Masudi (m. 345 A. H.), un grande storico sunnita, scrive:“Sicuramente l’Imam °Ali e i seguaci della sua Shi°a che erano con lui si trovavano nella sua casa mentre si ratificava la fiducia ad Abu Bakr.18

In seguito alcuni avvenimenti, come le guerre che ebbero luogo durante il Califfato di °Ali (as) e il tragico episodio di Karbala, durante il quale Husayn (as), il terzo Imam della Shi°a e settantadue persone fra suoi familiari e compagni, furono uccisi, resero la Shi°a di °Ali (as) più riconoscibile e ne definirono in modo netto le peculiarità.

Per esempio, in una delle prime opere leggiamo che °Ali (as), condannando Talhah e Zubayr, ebbe a dire: “Sicuramente i seguaci di Talhah e Zubayr a Bassora uccisero la mia Shi°a e i miei delegati”19. Abu Mikhnaf (m. 158 A. H.) riferisce che, dopo la morte di Mu’awiyah, i seguaci della Shi°a si riunirono nella casa di Sulayman Ibn Surad ed quest’ultimo disse loro: “Mu’awiyah è morto, Husayn si è rifiutato di giurare fedeltà agli Omayyadi e si è diretto verso Mecca: voi siete la sua Shi°a e la Shi°a di suo padre”.20

La Shi°a dei primi anni

Naturalmente l’Islam shi°ita ebbe la sua origine nello Hijaz, fra i compagni del Profeta (S). I vari testi storici e biografici indicano che l’elenco dei seguaci della Shi°a fra i compagni del Profeta (S) include i seguenti e molto noti bani Hashim (discendenti di Hashim, bisnonno del Profeta(S)):

Ibn al-°Abbas, al-Fadl Ibn al-°Abbas, °Ubaydillah Ibn al-°Abbas, Qiththam Ibn al-°Abbas, °Abd al-Rahman Ibn al-°Abbas, Tamam Ibn al-°Abbas, Aqil Ibn Abu-Talib, Abu Sufyan Ibn al-Harth Ibn °Abd al-Mutallib, Naufil Ibn al-Harth, °Abdullah Ibn Ja°far Ibn Abu-Talib °Awn Ibn Ja°far, Muhammad Ibn Ja°far, Rabi’at Ibn al-Harth Ibn °Abd al-Mutallib, al-Tufayl Ibn al-Harth, al-Mughayrat Ibn Nawfil Ibn al-Harith, °Abdullah Ibn al-Harth Ibn Nawfil, °Abdullah Ibn Abi Sufyan Ibn al-Harth, al-°Abbas Ibn Rabi’at Ibn al-Harth, al-°Abbas Ibn °Utbah Ibn Abi Lahab, °Abd al-Mutallib Ibn Rabi’at Ibn al-Harth, Ja°far Ibn Abi Sufyan Ibn al-Harth.

La lista dei seguaci della Shi°a fra i compagni del Profeta (S) che non erano bani Hashim comprende:

Salman, Miqdad, Abu Dharr, °Ammar Ibn Yasir, Hudhayfah Ibn al-Yaman, Khuzaymah Ibn Thabit, Abu Ayyub al-Ansari, Abu al-Haytham Malik Ibn al-Tihan, Ubayy Ibn Ka’b, Qays Ibn Sa’d Ibn °Ubadah, °Adiy Ibn Hatam, °Ubadah Ibn al-Samit, Bilal al-Habashi, Abu Rafi°, Hashim Ibn °Utbah, °Uthman Ibn Hunayf, Sahl Ibn Hunayf, Hakim Ibn Jibillah al-°Abdi, Khalid Ibn Sa’id Ibn al-’Aas, Ibn Husayb al-Aslami, Hind Ibn Abi Halah al-Tamimi, Ju’dah Ibn Hubayrah, Hujr Ibn °Adiy al-Kindi, °Amr Ibn al-Hamq al-Khuza’i, Jabir Ibn °Abdullah al-Ansari, Muhammad Ibn Abu Bakr (il figlio del primo Califfo), Aban IbnSa’id Ibn al-Asi, Zayd Ibn Sauhan.21

  • 1. Shahrestani , vol. 1, p. 146.
  • 2. Al-Nawbakhti , p. 17
  • 3. Al-Mufid, p. 36
  • 4. Al-Mufid, p. 38
  • 5. Ibn °Asakir, vol. 2, p. 442 e al-Suyuti, vol. 6, p.5890
  • 6. Ibn Hajar, Parte 11, Capitolo 1, verso 11. Nella stessa opera Ibn Hajar ha anche narrato che Umm Salamah disse che una notte, quando il Profeta (S) era nella sua casa, giunse Fatima (as) seguita da °Ali (as). Il Profeta (S) allora disse: “Oh °Ali! Tu e i tuoi compagni siete in Paradiso. Tu e la tua Shi°a siete in Paradiso.”
  • 7. Ibn al-Athir, Al-Nihayah, alla voce “qa-ma-ha”.
  • 8. Ibn °Asakir, vol. 1, p. 131, n. 180.
  • 9. Citato in Subhani, vol. 6, p. 104
  • 10. Fra le fonti non shi°ite si può fare riferimento a Tarikh al-Umam wa al-Muluk di Tabari (m. 310 A. H.), vol. 3 pp. 62-6; Al-Kamil fi al-Tarikh di Ibn al-Athir (m. 630 A. H.) vol 2, pp. 40-41 e Musnad di Ahmad b. Hanabal, Musnad al-‘Asharah al-Mubashsharin bi al-Jannah, parte 841.
  • 11. Ta’rîj Bagdâd, T.14, p. 322. Ta’rîj Dimashq, T. 42, p. 449.
  • 12. Al-Mustadrak °ala As-Sahîhain, Al-Hâkim An-Nishâbûrî, T. 3, p. 134, nº 4628.
  • 13. Secondo Jafari, p.10, questa narrazione è stata trasmessa da quindici canali non shi°iti, come ad esempio Mustadark di ibn Hajar, Kanz al-‘Ummal e Yanabi ‘al-Mawaddah.
  • 14. Vedere, per esempio, al-Tirmithi , Kitab al-Manaqib, parte n. 3647
  • 15. Al-Bidayah wa al-Nihayah di Ibn Kathir ( m. 774 A. H.), vol. 7, p. 359
  • 16. Vedere, per esempio, Al-Isabah fi Tamyiz al-Sahabah di Ibn Hajar, vol. 2, p. 509 e Al-Bidayah wa al-Nihayah di Ibn Kathir, vol. 7, p. 36.
  • 17. Sunan al-Tirmidi, sezione : “Le virtù trasmesse dall’Inviato di Dio (S)”, capitolo:”Le virtù di ‘°Ali ibn Abu Talib(as)”, hadith numero 3646
  • 18. Ithbat al-Wasiyah, p . 121.
  • 19. Waq‘at Seffin di Nasr b. Muzahim (m. 212 a. H.)
  • 20. Maqtal al-Imam al-Husayn di Abu Mikhnaf, p. 15
  • 21. Si possono consultare i seguenti testi:
    -Buhuth fi al-Milal wa al-Nihal di J. Subhani, vol. 6, pp. 109 e 110.
    -Sayyid °Ali al-Madani m. 1120 A.H.) nella sua opera Al-Darjat al-Rafi°at fi Tabaqat al-Shi°a al Imamiyah cita i nomi di sessantanove Compagni del Profeta (S) che erano seguaci della Shi°a.
    -Sayyid ‘Abd al-Husayn Sharaf al-Din (m. 1377 A. H.) nell’opera Al-Fusul al-Muhimmah fi Ta‘lif al-Ummah cita i nomi di più di duecento Compagni del Profeta Muhammad (S) che erano seguaci della Shi°a, elencandoli in ordine alfabetico, iniziando da Abu Rafi° e finendo con Yazid b. Hautharah al-Ansari.
    -Yousuf b. °Abdullah (m. 456 A. H.) nell’opera Isti°ab, Ibn al-Athir nell’opera Usd al-Ghabah e Ibn Hajar (m. 852 a.H.) nell’opera Al-Isabah sono alcuni degli eruditi non shi°iti che hanno citato i nomi di alcuni primi seguaci della Shi°a.

Le Fonti del Pensiero Shi°ita

Prima di prendere in esame i principi fondamentali e le pratiche di culto della Shi°a è importante conoscere le fonti sulle quali la Shi°a si basa. Nelle pagine seguenti prenderemo in esame le quattro fonti che, dal punto di vista shi°ita, devono essere alla base di qualunque studio dell’Islam: il Sacro Corano, la Sunna, la Ragione e il Consenso.

Il Sacro Corano

Senza alcun dubbio il Sacro Corano è la più importante fonte per tutti i musulmani, compresa la Shi°a.

Il Sacro Corano è, inoltre, un elemento fondamentale di unità fra tutti i musulmani. Malgrado i diversi atteggiamenti e le diverse esperienze culturali, tutti i musulmani fanno riferimento allo stesso Libro, considerandolo la Guida Divina che regge la loro vita. Da sempre, e dunque ancora oggi, in tutto il mondo musulmano esiste una sola versione del Sacro Corano, senza alcun tipo di aggiunte o alterazione dell’originale. Un tipico punto di vista shi°ita nei riguardi del Sacro Corano è espresso da queste parole 1:

“Noi Shi°iti duodecimani crediamo che il Sacro Corano fu divinamente ispirato e rivelato da Allah (SwT) tramite il Suo onorevole Profeta (S), e crediamo inoltre che esso contenga tutto ciò che è necessario per la Guida dell’umanità. Esso è il miracolo perenne del Profeta (S), che nessun essere umano ha saputo e saprà mai imitare, in quanto ad eloquenza, chiarezza, verità e conoscenza. Esso inoltre non ha mai subito alcuna alterazione, cambiamento o modifica2.

Il Sacro Corano che abbiamo oggi è esattamente quello che fu rivelato dal Profeta (S) e chiunque affermi il contrario è in malafede, un mero sofista o una persona in errore, ed in ogni caso uno sviato, poiché esso è la parola di Allah (SwT) stesso, e come afferma il Sacro Corano stesso:

﴿ لاَ يَأْتِيهِ الْبَاطِلُ مِن بَيْنِ يَدَيْهِ وَلاَ مِنْ خَلْفِهِ تَنزِيلٌ مِنْ حَكِيمٍ حَمِيدٍ﴾

“L’errore non lo sfiora in alcuna delle sue parti”. (Sacro Corano, 41:42)

…..Noi crediamo inoltre di dover rispettare e venerare il Sacro Corano e questo sia con la parola che con le azioni. Perciò Esso non deve essere alterato intenzionalmente, neppure per quanto riguarda una sola lettera, e non deve essere toccato da una persona che non sia Tahir3(pura). E’ infatti detto nel Sacro Corano:

﴿ لاَ يَمَسُّهُ إِلاَّ الْمُطَهَّرُونَ ﴾

“Nessuno lo può toccare tranne i puri” (Sacro Corano, 56:79)

La Shi°a nega qualunque alterazione nel Sacro Corano

Come già detto, la Shi°a nega qualunque possibile alterazione nel Sacro Corano e crede che il Sacro Corano che leggiamo oggi sia lo stesso che fu rivelato al Profeta Muhammad (S). Il Sacro Corano è completo. Nessuno ha mai visto una copia del Sacro Corano diversa dalla copia che leggiamo in qualunque parte del mondo islamico. Ancora oggi manoscritti del Sacro Corano, che risalgono all’epoca degli Imam shi°iti sono reperibili e il testo è esattamente quello che leggiamo oggi.

Il Nobile Sacro Corano dice in modo chiaro che Dio protegge il Sacro Corano da qualunque alterazione e mutilazione4 :

﴿ إِنَّا نَحْنُ نَزَّلْنَا الذِّكْرَ وَإِنَّا لَهُ لَحَافِظُونَ ﴾

“Invero Noi abbiamo rivelato l’Ammonimento e Noi ne siamo i custodi” (Sacro Corano, 15:9)

A proposito di questo versetto °Allamah Tabataba’i nel suo famoso Al-Mizan fi Tafsir al-Qur’an, uno dei più importanti commenti del Sacro Corano, dice:

“…Il Sacro Corano è un Ammonimento vivo ed eterno che non morirà mai ne sarà mai dimenticato. E’ immune da ogni aggiunta o mutilazione. E’ immune e protetto da qualunque alterazione, nella forma e nello stile, che potrebbe alterare la sua qualità e il suo ruolo, cioè quello di essere l’Ammonimento di Allah che esprime la verità e la conoscenza divine. Per questa ragione il versetto citato sottolinea che il Libro Divino è sempre stato e continuerà a essere protetto da qualunque alterazione e mutilazione”.

La Sunna

Dopo il Nobile Sacro Corano la fonte più importante per capire l’Islam e quindi anche il pensiero shi°ita è la Sunna del Profeta Muhammad (S), ossia i suoi detti e le sue azioni. Il Sacro Corano stesso assegna in modo esplicito al Profeta (S) il ruolo di colui che è responsabile della spiegazione del Sacro Corano:

﴿ وَأَنزَلْنَآ إِلَيْكَ الذِّكْرَ لِتُبَيِّنَ لِلنَّاسِ مَا نُزِّلَ إِلَيْهِمْ وَلَعَلَّهُمْ يَتَفَكَّرُونَ﴾

“..E su di te abbiamo fatto scendere il Monito , affinché tu spieghi agli uomini ciò che è stato loro rivelato e affinché possano riflettervi”.(Sacro Corano, 16:44)

dell’insegnamento del Sacro Corano e della saggezza

﴿ رَسُولاً مِنْهُمْ يَتْلُواْ عَلَيْهِمْ ءَايَاتِهِ وَيُزَكِّيهِمْ وَيُعَلِّمُهُمُ الْكِتَابَ وَالْحِكْمَةَ ﴾

“Egli è Colui che ha inviato tra gli illetterati un Messaggero della loro gente, che recita i Suoi versetti, li purifica e insegna loro il Libro e la Saggezza..”(Sacro Corano, 62:2)

Il Profeta (S) è un esempio perfetto per i credenti

﴿ لَقَدْ كَانَ لَكُمْ فِي رَسُولِ اللَّهِ اُسْوَةٌ حَسَنَةٌ ﴾

"Avete nel Messaggero di Allah un bell’esempio per voi…” (Sacro Corano, 33:21)

Egli non parla mai d’impulso

﴿ وَمَا يَنطِقُ عَنِ الْهَوَى ﴾

“E neppure parla d’impulso” (Sacro Corano, 53:3)

Ai musulmani si chiede di astenersi da tutto ciò che lui proibisce

﴿ وَمَآ ءَاتَاكُمُ الرَّسُولُ فَخُذُوهُ وَمَا نَهَاكُمْ عَنْهُ فَانتَهُوا ﴾

“ Prendete quello che il Messaggero vi dà e astenetevi da quel che vi nega…” (Sacro Corano, 59:7)

Conoscendo questi versetti e molti altri sul ruolo del Profeta (S) e tenendo conto dell’importanza del ruolo di messaggero divino, messaggero che Dio scelse direttamente e con il quale parlò, la Shi°a, assieme agli altri musulmani, coltivò amore sincero e devozione per il Profeta Muhammad (S).

La famiglia del Profeta (S)

Sembra non ci sia disaccordo fra i musulmani sulla validità del fatto che si debbano seguire anche gli insegnamenti dei familiari del Profeta (S) per capire l’Islam, specialmente se si considera il punto di vista dei sunniti che credono anche tutti i compagni del Profeta (S) fonti attendibili.5 Non vi è quindi alcun dubbio che la famiglia del Profeta (S) sia attendibile e veritiera nel proporre l’Islam.

Questa circostanza appare anche più chiara quando consideriamo le affermazioni del Profeta (S) sui suoi familiari ed esaminiamo ciò che dissero gli eruditi sunniti dei familiari del Profeta (S). Ad esempio l’Imam Malik ibn °Abbas disse: “Nessun occhio ha mai visto, nessun orecchio ha mai udito e nulla è mai giunto al cuore di un uomo che sia migliore di ciò che disse Ja°far Ibn Muhammad, e della sua conoscenza, della sua devozione e del suo ascetismo nel servire Dio”.

« ما رأتْ عينٌ ، ولا سمعتْ اُذنٌ ، ولا خطرَ على قلبِ بشر أفضلَ من جعفر الصّادق فضلاً وعلماً وعبادةً وورعاً ».

ابن شهرآشوب / المناقب / ج 4 / ص 247

Questo è ciò che Ibn Taymiyah riferisce citando l’Imam Malik nel suo libro.6 In uno studio sulle persone che riportarono le parole dell’Imam As-Sadiq (as), Shaykh al-Mufid (m. a. H 148), nella sua opera al-Irshad, afferma che coloro che erano attendibili fra i seguaci delle diverse scuole de pensiero erano quattromila. Non vi è dunque ambiguità in tutta la questione e per questo motivo molti eruditi sunniti, come ad esempio il defunto Shaykh Shaltut, hanno messo in risalto in modo molto chiaro il fatto che ogni musulmano può agire secondo gli insegnamenti di una delle cinque scuole islamiche di fiqh: i Ja°fariti, gli Hanafiti, gli Hanbaliti, i Malikiti e gli Sha°afiti.

La ragione è chiara, poiché se l’Imam Ja°far As-Sadiq (as) (o un altro componente della famiglia del Profeta (S)) non avesse posseduto una maggiore conoscenza o un accesso alla conoscenza del Profeta (S) superiore a tutti gli altri, si dovrebbe ammettere che egli abbia avuto questa conoscenza almeno allo stesso livello degli altri: particolarmente visto che egli insegnò a studenti come Abu Hanifa, l’Imam dei musulmani hanafiti, che frequentò le lezioni dell’Imam As-Sadiq (as) per due anni. Ci si aspetta perciò che le persone colte e quelle che cercano la verità esaminino tutte le fonti islamiche disponibili e di conseguenza poi indichino le vie che portano i musulmani a condurre una vita esemplare. Certamente una fonte preziosa è costituita dagli insegnamenti dei familiari del Profeta (S).

Ora esaminiamo se è necessario fare riferimento ai familiari del Profeta (S) per capire l’Islam oppure no. Per dare una risposta metteremo in risalto alcune affermazioni del Profeta (S) esposte da grandi narratori sunniti e accettate dagli eruditi sia sunniti sia shi°iti. Innanzitutto si deve notare che tutti gli insegnamenti dei familiari del Profeta (S) furono sempre basati sul Nobile Sacro Corano e la Sunna del Profeta (S).

Nessuno dovrebbe pensare, ad esempio, che l’Imam As-Sadiq (as) potesse affermare qualcosa sull’Islam secondo la sua opinione personale. Tutto ciò che essi affermarono era esattamente ciò che avevano udito dal Profeta (S). Ci sono molte narrazioni al riguardo. Ad esempio, in Usūl al-Kafi leggiamo che l’Imam As-Sadiq (as) disse che qualunque cosa egli affermasse era ciò che aveva udito, tramite i suoi antenati, dal Profeta (S).

Una di queste narrazioni riguarda il famoso “hadith al-Thaqalayn”. Il Profeta (S) ne parlò in diverse occasioni, anche nel giorno di °Arafah, durante il suo ultimo pellegrinaggio, e nel diciottesimo giorno di Zul-Hajjah a Ghadir Khum. Nonostante qualche piccola differenza espositiva, la sostanza è la stessa in tutte le versioni narrate. Ad esempio, in una versione il Profeta (S) dice:
“Oh genti! Vi lascio due cose preziose: il Libro di Dio e la mia famiglia. Fino a che vi atterrete ad essi non vi svierete ” 7

‏« إني قد تركت فيكم ‏ ‏الثقلين ‏ ‏أحدهما أكبر من الآخر كتاب الله عز وجل حبل ممدود من السماء إلى الأرض ‏ ‏وعترتي ‏ ‏أهل بيتي ألا إنهما لن يفترقا حتى يردا علي الحوض ‏».

مسند أحمد - باقي مسند المكثرين - مسند أبي سعيد الخدري رضي الله تعالى عنه - 10779

Secondo un’altra narrazione il Profeta (S) disse:

“Lascio a voi due cose preziose, e se vi atterrete ad esse non vi svierete: il Libro di Dio, che è come una corda tesa fra il cielo e la terra, e la mia famiglia. Queste due cose non si separeranno mai l’una dall’altra fino a che mi raggiungeranno vicino alla fonte {il Kawthar} nel Giorno del Giudizio. Badate bene a fare attenzione a come li tratterete dopo di me.”8

‏« ‏إني تارك فيكم ما إن تمسكتم به لن تضلوا بعدي أحدهما أعظم من الآخر كتاب الله حبل ممدود من السماء إلى الأرض وعترتي أهل بيتي ولن يتفرقا حتى يردا علي الحوض فانظروا كيف ‏ ‏تخلفوني ‏ ‏فيهما ».

سنن الترمذي - مناقب أهل بيت النبي صلى الله عليه وسلم – رقم 3720

Queste parole indicano come il Profeta (S) fosse preoccupato del modo in cui i musulmani, o almeno una parte di essi, avrebbero trattato il Sacro Corano e la sua famiglia. Secondo un’altra narrazione egli disse:

“Lascio due successori: primo, il Libro di Dio, che è una corda tesa fra il cielo e la terra e, secondo, la mia famiglia. Non si separeranno mai l’uno dall’altra fino a quando verranno a me, vicino alla fonte di Kawthar.”9

‏‏‏«‏ ‏إني تارك فيكم خليفتين كتاب الله حبل ممدود ما بين السماء والأرض ‏أو ما بين السماء إلى الأرض ‏ ‏وعترتي أهل بيتي وإنهما لن يتفرقا حتى يردا علي ‏ ‏الحوض ».

مسند أحمد - مسند الأنصار رضي الله عنهم - 20596

Queste considerazioni possono essere trovate citate nelle maggiori raccolte sunnite come: Sahih Muslim (vol. 8, p. 25, n. 2408), Musnad dell’Imam Ahmad (vol.3, p. 388, n. 10720), Sunan di Darimi (vol. 2, p. 432) e Sahih di Tirmithi (vol. 5, p. 6432, n. 3788). Esse sono anche citate in opere come Usd al-ghabah di Ibn Athir (vol. 2, p. 13), Al-Sunan al-Kukra di Bayhagi (vol. 2, p.198) e Kanz al-’Ummal (vol. 1, p. 44).

Ora riflettiamo sul contenuto dell’hadith, cioè il fatto che il Profeta (S) abbia lasciato ai musulmani “due cose pesanti”, il Sacro Corano e la sua famiglia: finché le genti si atterrano a ciò che essi dicono non devieranno dalla retta via. Ciò significa che queste due “cose” devono essere sempre in armonia fra loro e non contraddirsi mai. In caso contrario il Profeta (S) non avrebbe detto di seguirle ambedue. Inoltre le genti si sentirebbero confuse su come comportarsi se la famiglia del Profeta (S) dovesse dire loro di andare in una direzione ed il libro di Dio gli dovesse dire di andare in un’altra. Sebbene ciò sia chiaro in modo implicito sin dall’inizio dell’hadith, il Profeta (S) stesso poi, in modo chiaro, lo conferma dicendo: “Esse non si separeranno fino a quando giungeranno a me vicino alla fonte Kawthar”.

Possiamo dire che questo hadith, in tutte le sue versioni, dice che:
Dal tempo del Profeta (S) fino alla fine del mondo il Libro di Dio e la famiglia del Profeta (S) saranno sempre insieme.

Nessuno può dire che il Libro di Dio sia sufficiente e che noi non abbiamo bisogno della famiglia del Profeta (S), o viceversa; infatti il Profeta (S) disse:“Vi lascio due cose preziose che voi dovete avere care e comprendere: se farete ciò non sarete fuorviati”.

I familiari del Profeta (S) non faranno mai errori, essi saranno sempre veritieri.

E’ interessante sottolineare che, secondo questo hadith, i familiari del Profeta (S), come il Sacro Corano stesso, sono considerati immutabili e durevoli fino al Giorno del Giudizio. Così i familiari del Profeta (S) non scompariranno mai, neppure per un breve periodo di tempo.

L’altro hadith che esaminiamo è l’hadith al-Safīnah (nave). Tutti i musulmani hanno narrato che il Profeta (S) disse:

“Siate consci del fatto che l’esempio dato dalla mia famiglia a voi è come l’esempio dato dalla nave di Noè. Chiunque salì a bordo della nave di Noé si salvò e chiunque rifiutò di entrare nella nave di Noè annegò”.

« مثل أهل بيتي فيكم مثل سفينة نُوحٍ مَنْ ركبها نجا ومَنْ تخلَّف عنها غرق »

حديث السفينة، رواه الحاكم في المستدرك ج3، ص151، عن أبي ذرّ وصححّه

L’hadith al-Safīnah, pur nelle sue diverse versioni, tratta lo stesso argomento e si trova citato in diverse raccolte sunnite. Per esempio, lo si può trovare citato in Mustadrak di Hakim Nishaburi, vol. 3, pagg. 149 e151, in Arba’in Hadith di Nabahani, in Al-sawa ‘iq al-Muhriqah di Ibn Hajar fra le altre fonti.

Secondo questo raccolte di tradizioni l’enfasi posta sul ruolo guida della famiglia del Profeta (S) è di assoluta importanza.

Nota

L’hadith al-Thaqalayn è citato sia nelle fonti sunnite sia nelle fonti shi°ite ed è quindi un fattore di intesa fra tutti i musulmani. Comunque esiste una versione dell’hadith nella quale il Profeta (S) dice “la mia Sunna” al posto di “la mia famiglia”. Sebbene questa versione si trovi citata solo in alcune fonti sunnite, non è difficile capirne il significato, ammesso che anche questa versione possa essere considerata autentica. Il Profeta (S), in molte sue dichiarazioni narrate da tutti i musulmani, ha detto: “Vi lascio due cose preziose ed esse sono il Sacro Corano e la mia famiglia”.

Secondo alcune dichiarazioni raccolte solo da un particolare gruppo di musulmani, il Profeta (S) ha detto: “Il Nobile Sacro Corano e la mia Sunna”. Ovviamente la conclusione di tutto ciò è che sì un elemento delle due frasi è lo stesso, anche l’altro elemento deve essere equivalente. Perciò “la mia Sunna” e “la mia famiglia” devono indicare la stessa cosa, altrimenti si potrebbe affermare che non vi è coerenza nelle parole del Profeta (S). Così l’atto stesso di fare riferimento agli insegnamenti ed ai consigli offerti dalla famiglia del Profeta (S) equivale all’atto di fare riferimento alla Sunna del Profeta (S). L’unico modo, dunque, di avvicinarsi alla Sunna e di capire esattamente cosa essa fu è quello di fare riferimento a quelle persone che ebbero rapporti più profondi con il Profeta (S) e che conoscevano meglio di chiunque altro cosa egli disse, fece o approvò.

Chi sono i componenti della famiglia del Profeta?

L’altro problema riguarda l’esatto significato della parola ‘famiglia’.
Secondo molte tradizioni, ci viene detto di fare riferimento alla famiglia del Profeta (S) indicata con le parole ‘Ahl ul-Bayt’ o ‘Itrah’.

A chi si riferiscono queste parole? Nell’Islam non vi è alcun dubbio sull’esistenza della famiglia del Profeta (S), ma può essere necessario prendere in considerazione la famiglia del Profeta (S) per vedere se essa includa qualunque persona che fosse parente del Profeta (S). Naturalmente non vi è alcun dubbio fra i musulmani che Fatima (as), la figlia del Profeta(S), l’Imam °Ali (as) e i loro due figli, Imam Hasan (as) e Imam Husayn (as), siano componenti della famiglia. Si tratta ora di stabilire se vi siano altri parenti che possano essere inclusi in questa definizione di “famiglia” e fino a che livello.

I musulmani sunniti credono che si intendano inclusi nella famiglia tutti i parenti del Profeta (S). Naturalmente essi escludono coloro che non aderirono all’Islam, come Abu Lahab, uno degli zii del Profeta (S) e allo stesso tempo uno dei suoi più accaniti nemici che fu oggetto di maledizione nel Sacro Corano. I musulmani shi°iti credono che l’Ahl ul-Bayt sia costituita dalle persone che conseguirono un livello di conoscenza e di fede tali che esse furono citate nel Sacro Corano, nelle narrazioni come l’hadith al-Thaqalayn e in altre. Inoltre gli shi°iti credono che il Profeta (S) stesso li abbia messi in evidenza ed elogiati in modo molto chiaro.

Qui di seguito citiamo alcuni Ahadith appartenenti alla tradizione sunnita:

1) Muslim narra che ‘Ayishah, Umm al-Mu’minin, disse:
“Il Profeta uscì indossando un mantello nero di lana quando Hasan, il figlio di °Ali, gli si avvicinò e il Profeta lasciò che Hasan si mettesse sotto il mantello. Poi arrivò Husayn e lui pure si mise sotto il mantello. Poi giunse Fatima e lei pure si mise sotto il mantello, così che ora il mantello copriva il Profeta, °Ali, Fatima, Hasan e Husayn. Allora il Profeta recitò:

“Dio desidera solo tenere lontana da voi l’impurità. Oh Gente della Casa! Egli vi renderà del tutto puri.” (Sacro Corano, 33:33.) 10

خرج النبي ‏ ‏صلى الله عليه وسلم ‏ ‏غداة ‏ ‏وعليه ‏ ‏مرط ‏ ‏مرحل ‏ ‏من شعر أسود فجاء ‏ ‏الحسن بن علي ‏ ‏فأدخله ثم جاء ‏ ‏الحسين ‏ ‏فدخل معه ثم جاءت ‏ ‏فاطمة ‏ ‏فأدخلها ثم جاء ‏ ‏علي ‏ ‏فأدخله ثم قال: ﴿ إنما يريد الله ليذهب عنكم ‏ ‏الرجس ‏ ‏أهل البيت ويطهركم تطهيرا ﴾.

صحيح مسلم - فضائل الصحابة - فضائل أهل بيت النبي صلى الله عليه وسلم - 4450

2) Muslim narra che Sa’d Ibn Abi Waqqas disse che, quando Mu’awiyah gli chiese perchè si rifiutasse di offendere a parole l’Imam °Ali (as), egli rispose:

“Io ricordo tre circostanze nelle quali il Profeta parlò di °Ali in modo tale che non posso dire nulla di male su di lui. Se io possedessi anche solo una di queste qualità essa varrebbe per me ben più del possedere dei cammelli rossi.11 Nella prima circostanza, quando il Profeta voleva partire alla conquista di Tabuk, egli lasciò °Ali a Medina. °Ali era molto rattristato per non avere la fortuna di unirsi all’esercito e combattere nel nome di Dio. Andò dal Profeta a disse: “Mi lasci qui con i bambini e le donne?”

Il Profeta rispose: “Non sei contento di essere per me ciò che Aronne fu per Mosè, a parte il fatto che dopo di me non ci sarà più alcun profeta?”. La seconda circostanza si presentò il giorno della conquista di Khaybar, quando sentii il Profeta dire: “Certamente darò la bandiera (dell’Islam) ad un uomo che ama Dio e il Suo messaggero ed è amato da Dio e dal Suo messaggero.” Noi sperammo che desse a noi la bandiera, ma il Profeta disse: “Andate a chiamare °Ali”. Giunse °Ali, sofferente per una irritazione agli occhi. Il Profeta gli diede la bandiera e Dio ci assicurò la vittoria per mano sua. Infine quando fu rivelato il versetto Mubahalah, il Profeta chiamò °Ali, Fatima, Hasan e Husayn e disse: “Mio Dio! Voi siete la mia famiglia”.12

ذكرت ثلاثا قالهن له رسول الله ‏ ‏صلى الله عليه وسلم ‏ ‏فلن أسبه لأن تكون لي واحدة منهن أحب إلي من ‏حمر النعم. ‏سمعت رسول الله ‏ ‏صلى الله عليه وسلم ‏ ‏يقول له‏ ‏خلفه ‏ ‏في بعض مغازيه فقال له ‏ ‏علي ‏ ‏يا رسول الله ‏ ‏خلفتني ‏ ‏مع النساء والصبيان فقال له رسول الله ‏ ‏صلى الله عليه وسلم : ‏« ‏أما ‏ ‏ترضى أن تكون مني بمنزلة ‏ ‏هارون ‏ ‏من ‏ ‏موسى ‏ ‏إلا أنه لا نبوة بعدي » وسمعته يقول يوم ‏ ‏خيبر ‏« ‏لأعطين الراية رجلا يحب الله ورسوله ويحبه الله ورسوله » قال فتطاولنا لها فقال « ادعوا لي ‏ ‏عليا »‏ ‏فأتي به ‏ ‏أرمد ‏ ‏فبصق في عينه ودفع الراية إليه ففتح الله عليه ولما نزلت هذه الآية:﴿ فقل تعالوا ندع أبناءنا وأبناءكم ﴾. ‏دعا رسول الله ‏ ‏صلى الله عليه وسلم ‏ ‏عليا ‏ ‏وفاطمة ‏ ‏وحسنا ‏ ‏وحسينا ‏ ‏فقال « اللهم هؤلاء أهلي».

صحيح مسلم - فضائل الصحابة - من فضائل علي بن أبي طالب رضي الله عنه - 4420

3) L’Imam Ahmad Ibn Hanbal narra che Anas Ibn Malik disse che, quando fu rivelato il versetto del tathīr (33:33), il Profeta (S) per sei mesi si fermò presso la casa di °Ali (as) e Fatima (as) mentre si recava alla moschea per la Preghiera dell’Alba, egli diceva: “Alla Preghiera, o Gente della Casa!”.13

‏ ‏عن ‏ ‏أنس بن مالك ‏أن النبي ‏ ‏صلى الله عليه وسلم ‏ ‏كان يمر ببيت ‏ ‏فاطمة ‏ ‏ستة أشهر إذا خرج إلى الفجر فيقول: ‏ ‏الصلاة يا أهل البيت ‏﴿ إنما يريد الله ليذهب عنكم ‏ ‏الرجس ‏ ‏أهل البيت ويطهركم تطهيرا﴾.

مسند أحمد - 13231

Ci sono anche narrazioni a proposito del significato della parola Qurbā (parentela), che è stata usata parecchie volte nel Sacro Corano. Per esempio, secondo il Sacro Corano, il Profeta (S) non chiese alla gente alcun pagamento come ricompensa per i suoi insegnamenti.

﴿ لآ أَسْاَلُكُمْ عَلَيْهِ أَجْراً إِلاَّ الْمَوَدَّةَ فِي الْقُرْبَى ﴾

“…Di’: « Non vi chiedo alcuna ricompensa, oltre all’amore per i miei parenti (qurbah)»….”(Sacro Corano, 42:23)

Egli semplicemente voleva che la gente amasse la sua Qurba, a loro personale beneficio. Allora chi possiamo considerare come Qurbā?

Zamakhshari, un grande erudito sunnita ed esegeta del Sacro Corano, dice che, quando fu rivelato questo versetto, fu chiesto al Profeta (S) di dire chi veniva inteso con quella parola e a chi tutti dovevano portare rispetto. Il Profeta(S) rispose: “°Ali, Fatima e i loro due figli.”14

La Ragione

La Shi°a crede che la Ragione (buona capacità raziocinante) sia una fonte di conoscenza attendibile e in assoluta armonia con la rivelazione. Secondo alcuni Ahadith, Dio ha due elementi certi (hujjah) per mezzo dei quali gli uomini possono capire la Sua volontà: uno interiore, la Ragione (al-°aql) e uno esteriore, i profeti. Qualche volta la Ragione è chiamata ‘il profeta interiore’ e i profeti sono chiamati ‘la Ragione esteriore’. Esiste una regola ben salda fra i giuristi shi°iti che sottolinea come qualunque giudizio espresso dalla Ragione sia uguale a quello espresso dalla Religione (shar°) e viceversa.

Inoltre si concorda all’unanimità sul fatto che una delle condizioni alla base del senso di responsabilità, morale o giuridico, sia il possesso di una capacità raziocinante sana e retta. Se una persona è demente essa non è considerata responsabile delle sue azioni. Ciò che ci si aspetta da una persona, soprattutto in campo religioso, varia a secondo della sua capacità raziocinante. Ci si aspetta che coloro che sono molto intelligenti siano più competenti, più pii e corretti di coloro che sono incapaci o ignoranti.

Secondo il Sacro Corano, Dio chiede a tutti gli esseri umani di esercitare la loro capacità raziocinante e di riflettere sui Suoi segni e avvertimenti presenti nell’universo. In molte occasioni i miscredenti sono condannati e criticati per la loro inettitudine a pensare o agire secondo capacità raziocinanti. Essi, ad esempio, sono condannati a causa della loro cieca imitazione dei predecessori; vi sono molti versetti con domande retoriche in cui si invita le persone a ragionare:

“Non comprendono dunque?” (36:68),

“Non meditano sul Sacro Corano?” (4:82; 47:24)
e
“In ciò vi sono segni per coloro che comprendono” (13:4; 16:67; 30:28).

In generale la capacità raziocinante aiuta negli studi religiosi a conseguire tre mete importanti:
prima, la comprensione degli elementi reali del mondo, come l’esistenza di Dio, la veridicità della religione e dei fenomeni scientifici.

Seconda, l’introduzione dei valori morali e delle norme legali, come la disonestà dell’oppressione e l’onestà della giustizia. Terza, di fissare degli standard ai processi logici e deduttivi. Queste tre mete della capacità raziocinante sono apprezzate e invero sollecitate dall’Islam.

In antitesi, il ruolo della Rivelazione o delle Scritture negli studi religiosi può essere descritto come:

conferma degli eventi che sono già conosciuti grazie alla capacità raziocinante;

introduzione di nuovi argomenti che non sono conosciuti grazie alla capacità raziocinante, come, ad esempio, dettagli che riguardano la Resurrezione e particolari relativi ai codici morali e legali;
disposizione di sanzioni basate sullo schema religioso di ricompensa e punizione.

Infine vorremmo sottolineare il fatto che nell’Islam non vi è nulla di irrazionale. Naturalmente si deve fare distinzione fra affermazioni accertate e razionali e supposizioni e opinioni personali. Se si presenta un caso in cui sembra che l’opinione razionale sia in conflitto con posizioni religiose assodate, allora si deve prendere atto che ci deve essere un errore almeno da una parte del problema: o non si tratta di un sicuro giudizio razionale o non si tratta di una legge religiosa.

Dio non inganna mai l’essere umano dicendogli, tramite i profeti (as), di fare una determinata cosa e poi di farne una contraria, tramite la nostra capacità raziocinante, pure dono di Dio. Ci sono sempre state delle delibere o sentenze attribuite alla ragione e considerate in contrasto con un punto di vista religioso che, dopo un attento esame, si sono dimostrate contrarie a precise e chiare premesse raziocinanti.

Il Consenso

Tradizionalmente il consenso (ijmā°) è considerato una delle principali fonti per la comprensione dell’Islam. Però, secondo il pensiero shi°ita, il consenso di tutte le persone o di un gruppo, ad esempio un gruppo di eruditi, non è sufficiente di per se stesso come prova (hujjah). Poiché una persona può commettere un errore, così due o tre, o migliaia o anche tutti possono commetterne. Comunque, ogni volta che vi è un accordo fra tutti i musulmani, o fra gli eruditi musulmani, per mezzo del quale si comprende la Sunna, esso può essere considerato una prova, uno strumento per rivelare la volontà di Dio.

Ad esempio, quando vediamo che tutti i musulmani contemporanei del Profeta (S) pregavano in un certo modo, ne deduciamo che il Profeta (S) li aveva istruiti a comportarsi in quel determinato modo; altrimenti non ci sarebbe potuto essere altro fattore che unificasse le loro azioni. Non si può pensare che tutti loro abbiano agito in modo irragionevole, senza seguire una guida, facendo errori che il Profeta (S) non correggesse.

Dunque per la Shi°a un consenso di per sé non è una prova ineccepibile. E’ considerato valido solo quando porta alla conoscenza di un aspetto della Sunna. Di conseguenza se i musulmani oggi concordano su un determinato assunto, mentre un erudito ha dei dubbi sul giudizio islamico a proposito di quello stesso assunto, egli non può automaticamente concordare con loro, perché tutti fanno o pensano così. Si sono verificati molti casi, nel corso del tempo, in cui tutti concordavano su un assunto e più tardi fu scoperto che essi erano nel torto (ad esempio: la terra era creduta piatta). Solo il Sacro Corano e la Sunna sono, senza alcun dubbio, veritieri e privi di qualsiasi errore.

Questo modo di affrontare un problema garantisce un certo dinamismo al pensiero shi°ita: ogni generazione di eruditi, perfino il singolo erudita, può e deve fare riferimento direttamente al Sacro Corano e alla Sunna e condurre la sua personale ijtihàd, ossia fare il suo studio ed esprimere il suo personale giudizio. L’ijtihàd non è stata mai bandita o vietata dagli shi°iti.
La Shi°a crede che l’opinione di un giurista, per quanto elevata sia la sua conoscenza, possa essere esaminata e messa in discussione. Naturalmente, ogni erudito in materia religiosa deve consultare ed esaminare con cura le opere dei suoi predecessori come avviene nello studio di qualsiasi altra disciplina.

  • 1. The Faith of Shi°ah Islam, di Muzaffar, pag 26. Versione italiana: “Il Credo dell’Islam Shi°ita” pag. 72 e successive.
  • 2. In effetti Allah (SwT) dice a questo proposito nel Sacro Corano: “Noi abbiamo fatto scendere il Monito, e Noi ne siamo i custodi”(Sura al-Hijr, 15 :9).
  • 3. Per meglio conoscere i dettagli dello stato di purità richiesti per il Musulmano, ed il relativo stato di impurità nel quale non è permesso compiere determinate azioni rituali, confrontare opere sull’argomento, per esempio “The Ritual and Spiritual Purity” di Seyyed Muhammad Rizvi, ed. italiana: “La Purità Rituale e Spirituale”.
  • 4. E’ doveroso sottolineare che l’accusa di alterazione riguarda l’abrogazione di un numero limitato di presunti versetti. A parte ciò né gli shi°iti né i sunniti sono mai stati accusati di avere alterato il Sacro Corano. Perciò si può esaminare qualunque versetto del Sacro Corano per confutare l’idea di alterazione.
  • 5. I musulmani sunniti sostengono che chiunque incontrò il Profeta (S) e credette in lui è considerato un compagno del Profeta (S), quindi ci si può fidare di lui per acquisire conoscenza dell’Islam. Di conseguenza i membri della famiglia del Profeta (S), come l’Imam °Ali (as) e Fatima (as), che furono sempre col Profeta (S) ed ebbero con lui i rapporti più stretti, possono senza alcun dubbio essere considerati attendibili.
  • 6. Al-Tawassul wa al-Wasilah , p.52, I° edizione.
  • 7. Musnad Ahmad, il resto di Musnad Al-Mukzîrîn, Musnad di Abû Sa‘îd Al-Jidrî, Hadîth Nº 10779 (numerazione o serie internazionale al-°alamiîah).
  • 8. Sunan At-Tirmidhî, Capitolo delle Virtù della Famiglia del Profeta (S) – Hadîth Nº 3720 (numerazione al-°alamiîah).
  • 9. Musnad Ahmad, Compilazione degli Ahadith sugli Ansâr –che Allah sia compiaciuto di loro-, Hadîth Nº 20596 (numerazione al-°alamiîah).
  • 10. Sahih Muslim, vol. 4, p. 1883, n. 2424; Kitab Fada’il al-Sahabah, Bab Fada’il Ahlul-l Bayt, n. 4450)
  • 11. I cammelli rossi erano considerati a quel tempo di grande valore.
  • 12. Sahih di Muslim, vol. 4, p. 1871, n. 2408; Kitab Fada’il al-Sahabah, n. 4420
  • 13. Musnad di Imam Ahmad b. Hanbal, n. 13231. Vedere anche Sunan di al-Tirmithi, n. 3130
  • 14. Al-Kashshaf di Zamakhshari; commento del versetto 42:23, vol. 4, p. 220

Principi Fondamentali della Shi°a

Nella storia dell’Islam, i musulmani, nonostante le loro differenze, hanno concordato non solo su molti principi dell’Islam ma anche su molte pratiche religiose. Il Sacro Corano e la grande personalità del Profeta (S), assieme all’amore e devozione sinceri di tutti i musulmani verso di essi, hanno tenuto uniti i musulmani e ne hanno fatto una vera nazione che ha una sua identità, un retaggio, scopi, obiettivi e un destino propri.

L’ostilità dei nemici dell’Islam, che hanno sempre cercato di sradicare questa unità islamica, unita alla sfida del tempo, hanno contribuito a destare e rafforzare il senso di unità e fratellanza dei musulmani. Il richiamo del Sacro Corano e del Profeta (S) all’unità ed alla fratellanza hanno sempre trovato riscontro e supporto fra i grandi eruditi e personalità islamiche di differenti scuole di pensiero.

Per quanto riguarda i principi religiosi, tutti i musulmani credono in Dio e nella Sua unicità, nei profeti in generale e nella missione del Profeta Muhammad (S) in particolare, ossia nel suo compito di consegnare agli uomini il messaggio ultimo di Dio; credono nel principio della Resurrezione e in quello del trattamento imparziale e giusto verso ogni essere umano nel Giorno del Giudizio. Su questi principi fondamentali dell’Islam tutti i musulmani concordano. Un giudizio esposto da uno studioso non musulmano sul grado d’intesa fra shi°iti e i sunniti è espresso nel seguente brano:

“Dalla Rivoluzione Iraniana tutti sanno che gli shi°iti sono musulmani, e che, come i sunniti, rispettano il dogma fondamentale dell’unicità di Dio, la sacra scrittura (il Sacro Corano), il Profeta Muhammad; come i sunniti credono nella resurrezione seguita dal Giudizio finale, credono nell’importanza della preghiera, del digiuno, del pellegrinaggio, dell’elemosina e del jihād Questi punti comuni sono più importanti delle differenze: in teoria non vi è più nessuna obiezione al fatto che uno shi°ita preghi con un sunnita e viceversa, sebbene in passato esistessero problemi al proposito e nella pratica ne esistano ancora oggi.” 1

Nelle pagine seguenti procederemo all’esame dei principi religiosi e degli articoli della fede. Alcuni dei peculiari principi della Shi°a saranno esaminati in seguito.2

1) Unità di Dio

La fede islamica è espressa con la testimonianza di due punti fondamentali, cioè che non vi è altro dio (ossia nessuno degno di adorazione) al di fuori Dio (Allah) e che Muhammad (S) è il Suo messaggero (LĀ ILĀHA ILLALLĀH MUHAMMAD ĀR-RASŪLULLĀH). I musulmani credono che Allah sia UNO, unico. Egli non ha compagni o figli. Egli è l’Inizio, ed è la Fine. Egli è Onnipotente, Onnisciente e Onnipresente. Il Sacro Corano dice che egli è più vicino a un uomo della sua vena giugulare, ma Egli non può essere visto dagli occhi dell’uomo né compreso dall’intelletto umano. In una preghiera l’Imam °Ali (as) dice:

“Oh Dio invero io ti invoco con il Tuo Nome, nel nome di Allah, il Misericordioso, il Compassionevole, il Possessore della Maestà e dello Splendore, il Vivente, l’Immutabile, l’Eterno: non vi è Dio all’infuori di Te.”3

2) La Giustizia Divina

Fra gli attributi divini la Shi°a pone grande enfasi sulla Sua giustizia. Naturalmente tutti i musulmani credono che Dio sia giusto (°adil), che Dio non commetta mai ingiustizie verso i Suoi servi e che Egli non opprima nessuno. Ciò è chiaramente espresso dal Sacro Corano:

﴿ وَأَنَّ اللَّهَ لَيْسَ بِظَلاَّمٍ لِلْعَبِيدِ ﴾

“e Allah non è affatto ingiusto con i Suoi servi” (Sûra Âli °Imrân; 3: 182. Sûra Al-Anfâl; 8: 51. Sûra Al-Hajj; 22: 10)

﴿ وَمَا رَبُّكَ بِظَلاَّمٍ لِلْعَبِيدِ ﴾

“Il tuo Signore non è affatto ingiusto con i Suoi servi”(Sûra Fussilat; 41: 46)

﴿ وَمَآ أَنَاْ بِظَلاَّمٍ لِلْعَبِيدِ ﴾

“Non sono mai ingiusto verso i Miei servi”(Sûra Qâf; 50:29).

﴿ إِنَّ اللَّهَ لاَ يَظْلِمُ مِثْقَالَ ذَرَّةٍ ﴾

“Invero Allah non commette ingiustizia, nemmeno del peso di un atomo” (Sûra An-Nisâ’; 4: 40)

﴿ إِنَّ اللَّهَ لاَ يَظْلِمُ النَّاسَ شَيْئاً وَلَكِنَّ النَّاسَ أَنفُسَهُمْ يَظْلِمُونَ ﴾

“In verità Allah non commette nessuna ingiustizia verso gli uomini, sono gli uomini che fanno torto a loro stessi” (Sûra Iûnus; 10: 44).

Oltre all’importanza della Giustizia Divina di per sé, l’altro motivo in base al quale la Shi°a attribuisce grande importanza alla giustizia divina è il fatto che gli Ash°ariti, un gruppo di teologi sunniti, credono che non vi siano criteri obiettivi per distinguere fra azioni moralmente giuste e azioni inique. Buono è ciò che Dio fa o qualunque cosa Dio ordini. Perciò qualunque cosa Dio compia oppure ordini è cosa buona e giusta per definizione. Essi credono che se Dio ci avesse chiesto di dire bugie il fatto di dire bugie sarebbe diventato una buona azione e se Dio dovesse mandare gli esseri umani pii all’inferno ciò sarebbe giusto.

Naturalmente essi credono che Dio non compia mai azioni simili, ma non perché esse sono errate di per sé, ma perché in sostanza Egli ha detto che quelle azione sono errate. Gli Ash°ariti credono anche che gli esseri umani non posseggano il libero arbitrio: è Dio che crea le loro azioni, essi non vi hanno nessun ruolo. Essi sono soltanto ricettacolo delle azioni di Dio.

La Shi°a e alcuni teologi sunniti, come i Mu’taziliti, credono che il bene e il male, o l’esatto e l’erroneo, siano oggettivi e che vi siano dei criteri razionali per giungere a una valutazione morale. In altre parole, essi credono nella bontà e malvagità intrinseche.

Essi credono che in realtà ci sia differenza fra, ad esempio, la giustizia e l’oppressione e che non sia arbitrario il fatto che Dio ci abbia comandato di essere giusti e di non opprimere nessuno, neppure i nostri nemici. Essi credono anche che gli esseri umani siano liberi e responsabili delle loro azioni. Naturalmente I Mu’taziliti credono nel tafwīd, cioè nel fatto che Dio ha demandato la Sua autorità alle azioni volontarie degli esseri umani, così che essi abbiano un controllo completo delle loro azioni. Se è giusto credere che il determinismo sia erroneo, contrario all’idea della Giustizia Divina e credere che gli esseri umani siano liberi, tuttavia la Shi°a crede che la libertà e il potere degli uomini siano limitati, poiché Dio ha una grande autorità sulle loro azioni. Tutto ciò è ben espresso nelle famose parole dell’Imam Ja°far al-As-Sadiq (as):

“Non vi è costrizione (jabr), non vi è una assoluta delega di potere (tafwid), e la reale situazione è fra i due estremi”4

A causa dell’importanza basilare di questo argomento per ogni sistema valutativo, la Shi°a ha sempre messo in risalto la giustizia divina e la ha frequentemente presentata, assieme al tawhid (unicità di Dio), alla missione profetica, all’Imamato (guida divina) e la Resurrezione, come uno dei cinque Principi di Fede (Usūl al-madhhab): ciò in contrasto con il fatto che il tawhīd, la missione profetica e la Resurrezione sono considerati i tre Principi della Religione (Usūl al-din), che sono condivisi da tutti i musulmani.

Questa enfasi sul tema della Giustizia Divina non ha avuto solo il suo giusto ruolo nell’aspetto teorico dello shi°ismo. Invero la Shi°a vede il tema della giustizia come un aspetto fondamentale dell’Islam, aspetto che gli shi°iti hanno sempre voluto che si attuasse anche nella sfera sociale. I movimenti shi°iti si sono sempre ispirati alla Giustizia.

3) La missione profetica

Dio ha creato l’umanità con saggezza e con scopi precisi:

﴿ وَمَا خَلَقْتُ الْجِنَّ وَالإِنسَ إِلاَّ لِيَعْبُدُونِ ﴾

“E’ solo perché Mi adorassero che ho creato i jinn e gli uomini” (Sûra Ad-Dâriât; 51: 56).

Egli ha dato all’essere umano la ragione e il libero arbitrio affinché fosse in grado di trovare la sua strada verso la perfezione e la felicità. Egli ha anche arricchito la ragione umana della Rivelazione Divina. Con la Sua saggezza e senso di giustizia Egli non ha lasciato nessun essere umano in nessun angolo del mondo senza guida: Egli ha mandato profeti a tutte le popolazioni per istruirle e guidarle

وَلِكُلِّ اُمَّةٍ رَسُولٌ

“Ogni comunità ha un messaggero” (Sûra Iûnus; 10: 47).

E inoltre:

﴿ وَلَقَدْ بَعَثْنَا فِي كُلِّ اُمَّةٍ رَسُولاً أَنِ اعْبُدُوا اللَّهَ وَاجْتَنِبُوا الطَّاغُوتَ﴾

“Ad ogni comunità inviammo un profeta [che dicesse: «Adorate Allah e fuggite gli idoli” (Sûra An-Nahl; 16: 36).

Il primo profeta fu Adamo (as) e l’ultimo fu Muhammad(S), il Sigillo dei Profeti

﴿ مَا كَانَ مُحَمَّدٌ أَبَآ أَحَدٍ مِن رِّجَالِكُمْ وَلَكِن رَّسُولَ اللَّهِ وَخَاتَمَ النَّبِيِّينَ ﴾

Muhammad non è padre di nessuno dei vostri uomini, egli è l’Inviato di Allah e il sigillo dei profeti.” (Sûra Al-Ahzâb; 33: 40).

Il Sacro Corano cita venticinque profeti e afferma che ve ne furono molti di più

﴿ وَلَقَدْ أَرْسَلْنَا رُسُلاً مِن قَبْلِكَ مِنْهُم مَن قَصَصْنَا عَلَيْكَ وَمِنْهُم مَن لَمْ نَقْصُصْ عَلَيْكَ ﴾

“Già inviammo dei messaggeri prima di te. Di alcuni ti abbiamo raccontato la storia, di altri non te l’abbiamo raccontata………..”(Sûra Al-Ghâfir; 40: 78).

In base alle affermazioni degli Ahadith i musulmani credono che ci siano stati centoventiquattromila profeti.

Fra quelli citati nel Sacro Corano vi sono Adamo (as), Noé (as), Abramo (as), Ismaele (as), Isacco (as), Lot (as), Giacobbe (as), Giuseppe (as), Giobbe (as), Mosé (as), Aronne (as), Ezechiele (as), Davide (as), Salomone (as), Giona (as), Zaccaria (as), Giovanni il Battista (as), Gesú (as) e Muhammad (S). Fra di loro Noé (as), Abramo (as), Mosé (as), Gesú (as) e Muhammad (S) ebbero una missione di importanza universale e portarono nuovi codici di leggi.
Essi sono chiamati “Ulū al-’Azm”, ossia coloro che ebbero grande influenza.

Oltre a parlare di se stesso, il Sacro Corano parla di quattro Libri Divini:

Il Libro di Abramo (as);

﴿ صُحُفِ إِبْرَاهِيمَ وَمُوسَى ﴾

“I Libri di Abramo e di Mosé” (Sûra Al-A°lâ; 87: 19).

I Salmi di Davide (as)

﴿ وَءَاتَيْنَا دَاوُودَ زَبُوراً ﴾

“ …E concedemmo a Davide i Salmi….” (Sûra An-Nisâ’; 4: 163 e Sûra Al-Isrâ’; 17: 55).

la Torah di Mosè (as);

﴿ وَلَقَدْ ءَاتَيْنَا مُوسَى الْكِتَابَ ﴾

“ ..E poi demmo la scrittura a Mosé...” (Sûra Al-Baqarah; 2: 87)

﴿ ثُمَّ ءَاتَيْنَا مُوسَى الْكِتَابَ ﴾

“Concedemmo la scrittura a Mosé...”(Sûra Al-An°âm; 6: 154)5

e i Vangeli di Gesù (as)

﴿ وَقَفَّيْنَا عَلَى ءَاثَارِهِم بِعِيسَى ابْنِ مَرْيَمَ مُصَدِّقاً لِمَا بَيْنَ يَدَيْهِ مِنَ التَّوْرَاةِ وَاتَيْنَاهُ الإِنْجِيلَ فِيهِ هُدًى وَنُورٌ وَمُصَدِّقاً لِمَا بَيْنَ يَدَيْهِ مِنَ التَّوْرَاةِ ﴾

“ Facemmo camminare sulle loro orme Gesù figlio di Maria, per confermare la Torâh che scese prima di lui. Gli demmo il Vangelo, in cui è guida e luce, a conferma della Torâh che era scesa precedentemente”. (Sûra Al-Mâ’idah; 5: 46).

Un musulmano deve credere a tutti i Libri Sacri:

﴿ وَالَّذِينَ يُؤْمِنُونَ بِمآ اُنْزِلَ إِلَيْكَ وَمآ اُنْزِلَ مِن قَبْلِكَ ﴾

“ coloro che credono in ciò che è stato fatto scendere su di te e in ciò che stato fatto scendere prima di te ” (Sûra Al-Baqarah; 2: 4).

E inoltre:

﴿ ءَامَنَ الرَّسُولُ بِمَآ اُنْزِلَ إِلَيْهِ مِن رَبِّهِ وَالْمُؤْمِنُونَ كَلٌّ ءَامَنَ بِاللّهِ وَمَلآَئِكَتِهِ وَكُتُبِهِ وَرُسُلِهِ﴾

“Il Messaggero crede in quello che è stato fatto scendere su di lui da parte del suo Signore, come del resto i credenti: tutti credono in Allah, nei Suoi Angeli, nei Suoi Libri e nei Suoi Messaggeri..” (Sûra Al-Baqarah; 2: 285).

E di credere in tutti i profeti:

﴿ والَّذِينَ ءَامَنُوا بِاللَّهِ وَرُسُلِهِ وَلَمْ يُفَرِّقُوا بَيْنَ أَحَدٍ مِنْهُمْ اُوْلَئِكَ سَوْفَ يُؤْتِيهِمْ اُجُورَهُمْ ﴾

“Quanto invece a coloro che credono in Allah e nei Suoi Messaggeri e non fanno differenza alcuna tra loro, Egli accorderà loro una giusta ricompensa….”. (Sûra An-Nisâ’; 4: 152).

E inoltre:

﴿ لا نُفَرِّقُ بَيْنَ أَحَدٍ مِن رُسُلِهِ ﴾

“Non facciamo differenza alcuna tra i Suoi Messaggeri". (Sûra Al-Baqarah; 2: 285).

Come vedremo in seguito, la Shi°a crede inoltre che tutti i profeti furono necessariamente infallibili e senza peccati prima e durante la loro missione.

Gli shi°iti, come gli altri musulmani, provano un amore profondo per il Profeta (S). Essi vedono nel Profeta Muhammad (S) l’esempio perfetto dell’uomo che ha assoluta fede in Dio, profonda conoscenza di Dio, totale devozione verso Dio, che dimostra sincera obbedienza al Volere Divino, che ha il carattere più nobile, un profondo senso di pietà e di compassione verso l’umanità intera.

Non fu scelto a caso da Dio per consegnare all’umanità il Suo ultimo e più perfetto messaggio. Per essere in grado di ricevere la Rivelazione Divina ed essere chiamato a questa missione è necessario possedere una forte personalità: inoltre per ricevere la rivelazione finale e quindi la più perfetta è necessario avere una personalità completa e assolutamente di alto valore.

Il carattere e il comportamento del Profeta (S) contribuirono molto alla diffusione dell’Islam. Era stimato, poiché era una persona onesta, degna di fiducia e pia fin dalla sua infanzia. Durante la sua missione profetica visse sempre in armonia con i suoi principi e valori. Nei momenti sereni come in quelli difficili, di certezze come di paura, di pace come di guerra, di vittoria come di sconfitta, egli manifestò sempre umiltà, senso di giustizia e fiducia.

Egli era così umile che non si compiacque mai di sé, non si sentì mai superiore agli altri e non visse mai nel lusso. Il suo comportamento fu sempre coerente, sia quando era solo e debole, sia quando, invece, governava sulla penisola araba e i musulmani lo seguivano con grande amore e non sprecavano neppure una goccia della sua acqua per le abluzioni.

Visse in modo molto semplice e sempre in contatto con la sua gente, specialmente i poveri. Non visse mai nel fasto, mai ebbe un palazzo o una corte o un corpo di guardia. Quando sedeva con i suoi compagni non lo si poteva distinguere dagli altri per un posto di privilegio o abiti lussuosi: solo le sue parole e la sua spiritualità lo distinguevano dagli altri.

Egli era così giusto che non ignorò mai i diritti di qualcuno, perfino dei suoi nemici. Egli era l’esempio concreto dell’esortazione Coranica:

﴿ يَآ أَيُّهَا الَّذِينَ ءَامَنُوا كُونُوا قَوَّامِينَ لِلّهِ شُهَدَآءَ بِالْقِسْطِ وَلاَ يَجْرِمَنَّكُمْ شَنَانُ قَوْمٍ عَلَى اَلاَّ تَعْدِلُوا اعْدِلُوا هُوَ أَقْرَبُ لِلتَّقْوَى وَاتَّقُوا اللّهَ إِنَّ اللّهَ خَبِيرٌ بِمَا تَعْمَلُونَ ﴾

“Oh voi che credete! State ritti davanti a Dio come testimoni di equità e l’odio per un certo popolo non vi induca ad agire ingiustamente; agite con giustizia, poiché questa è la cosa più vicina alla pietà” (Sacro Corano, Sûra Al-Mâ’idah; 5: 8)

Prima di combattere egli ordinava ai suoi soldati di non colpire donne, bambini, vecchi e coloro che si arrendevano; ordinava di non distruggere coltivazioni e giardini, di non inseguire chi era fuggito dalla prima linea e di essere gentili con i prigionieri. Poco prima di morire, parlando nella Moschea, egli disse: “Chiunque pensi che io sia in debito con lui o che io non abbia rispettato i suoi diritti si faccia avanti e rivendichi il suo diritto”.

I musulmani, ad alta voce, ricordarono tutto ciò che il Profeta (S) aveva fatto per loro e le difficoltà che aveva sopportato in quanto loro guida. Essi sapevano che non aveva mai privilegiato le sue esigenze e che non aveva mai anteposto la suo personale comodità a quella degli altri: perciò essi espressero frasi di profonda gratitudine e rispetto. Ma un uomo si alzò e disse: “Tu mi devi qualcosa. Prima di una battaglia tu stavi sistemando i soldati in fila e mi colpisti con un bastone. Ora io voglio la rivalsa.”

Senza porre domande il Profeta (S) disse a uno dei suoi compagni più cari di andare a casa sua e prendere lo stesso bastone che aveva colpito l’uomo. Poi invitò l’uomo a prendersi la rivalsa e colpirlo. Ma l’uomo disse che il bastone lo aveva colpito allo stomaco. Allora il Profeta (S) si alzò la camicia così che l’uomo potesse colpirlo sulla nuda pelle, quando, all’improvviso, l’uomo baciò il corpo del Profeta (S). Forse egli fece ciò in modo di poterlo avvicinare e baciare in segno di sopraffatto amore e di rispetto per il Profeta (S).

4) L´Imamato

Come abbiamo già detto, la Shi°a crede nell’istituzione dell’Imamato come di una continuazione della missione profetica. In arabo la parola ‘Imam’ significa guida. Un Imam, considerato nella sua accezione generica, può essere buono o no, e la sua funzione di guida può giungere perfino a porlo a capo di un’intera nazione o semplicemente a porlo a capo della congregazione di una moschea.

Ma per la Shi°a, l’Imam, in senso proprio, è la persona che si occupa dei problemi politici e religiosi della nazione islamica. Più esattamente, l’Imam è la persona che è designata da Dio e presentata dal Profeta (S), e, in seguito viene nominato esplicitamente (nass) dall’Imam che lo precede, affinché egli sia la guida della comunità islamica, interpreti e protegga la religione e la legge (sharī’ah) e guidi la comunità in tutte le questioni. L’Imam è il “Rappresentate di Dio sulla terra” (khalīfat-Allah) e il successore del Profeta (S). Deve essere senza peccato e possedere la conoscenza Divina del significato esoterico ed essoterico del Sacro Corano.

Il punto di vista sunnita: I musulmani sunniti usano il termine “Imam” come sinonimo di ‘Califfo’ (khalīfah): in arabo la parola khalifah significa “successore”. La parola fu usata per indicare coloro che presero il potere e governarono dopo la morte del Profeta Muhammad (S). Un Califfo può essere eletto, nominato dal suo predecessore o scelto da un comitato, può perfino prendere il potere con la forza delle armi. Un Califfo non deve necessariamente essere senza peccato, né essere superiore agli altri per le sua qualità, come ad esempio la fede o la cultura.

La Shi°a Imamita ‘Duodecimana’, che costituisce la grande maggioranza dei musulmani shi°iti, crede che il Profeta ebbe come successori dodici Imam. 6 Essi sono:

1. Imam °Ali Ibn Abu Talib (as)7 morì martire nel 40/659

2. Imam Hasan Ibn °Ali (as) morì martire nel 50/669

3. Imam Husayn Ibn °Ali (as) morì martire nel 61/680

4. Imam °Ali Ibn Husayn (as) morì martire nel 95/712

5. Imam Muhammad Ibn °Ali (as) morì martire nel 114/732

6. Imam Ja°far Ibn Muhammad(as) morì martire nel 148 /765

7. Imam Musa Ibn Ja°far (as) morì martire nel 183/799

8. Imam °Ali Ibn Musa (as) morì martire nel 203/817

9. Imam Muhammad Ibn °Ali (as) morì martire nel 220/835

10. Imam °Ali Ibn Muhammad (as) morì martire nel 254/868

11. Imam Hasan Ibn °Ali (as) morì martire nel 260/872

12. Imam al-Mahdi (aj)8 nacque nel 256/ 868

La fede in un salvatore è condivisa da molte religioni, se non tutte. Nell’Islam l’idea di un salvatore è presentata in modo chiaro nella dottrina di al-Mahdi (aj) (il Ben Guidato): egli, con la benedizione di Dio, si leverà e colmerà la terra di giustizia dopo che questa sarà stata sopraffatta dall’ingiustizia e dalla oppressione. L’idea di un salvatore o di una buona conclusione per l’umanità è argomento di molti versetti Coranici e Ahadith. Per esempio, nel Sacro Corano leggiamo:

﴿ وَلَقَدْ كَتَبْنَا فِي الزَّبُورِ مِن بَعْدِ الذِّكْرِ أَنَّ الاَرْضَ يَرِثُهَا عِبَادِيَ الصَّالِحُونَ﴾

“Abbiamo scritto nei Salmi, dopo il Monito: “I Miei servi giusti erediteranno la terra” (Sûra Al-Anbiâ’; 21: 105).

﴿ وَنُرِيدُ أَن نَّمُنَّ عَلَى الَّذِينَ اسْتُضْعِفُوا فِي الاَرْضِ وَنَجْعَلَهُمْ أَئِمَّةً وَنَجْعَلَهُمُ الْوَارِثِينَ ﴾

“Eppure Noi volevamo colmare di favori coloro che erano che erano stati oppressi sulla terra e farne delle guide e degli eredi (nostri)” (Sûra Al-Qasas; 28: 5).

Sull’idea di un salvatore vi sono Ahadith narrati sia da sunniti sia da shi°iti, eccone alcuni:
Il Profeta (S) disse:

لا تذهب الدنيا حتى يملك ‏ ‏العرب ‏ ‏رجل من أهل بيتي ‏ ‏يواطئ ‏ ‏اسمه اسمي

سنن الترمذي - حديث رقم 2156‏

يلي رجل من أهل بيتي ‏يواطئ‏ ‏اسمه اسمي‏ ‏قال ‏ ‏عاصم ‏ ‏وأخبرنا ‏ ‏أبو صالح ‏ ‏عن ‏ ‏أبي هريرة ‏ ‏قال ‏ ‏لو لم يبق من الدنيا إلا يوم لطول الله ذلك اليوم حتى يلي (الحديث)

سنن الترمذي – حديث رقم 2157

“Anche se l’intero corso dell’esistenza del mondo fosse giunto al suo termine e ne restasse solo un giorno (prima del Giorno del Giudizio), Dio prolungherebbe quel giorno tanto tempo fino a che potesse accogliere il regno di una persona della mia famiglia che porterà il mio nome”.9
Il Profeta (S) disse anche:

المهدي ‏ ‏منا أهل البيت يصلحه الله في ليلة

سنن ابن ماجه - حديث رقم 4075

Al-Mahdi (aj) è uno di noi, i componenti della famiglia (Ahl ul-Bayt). Dio preparerà per lui {le sue incombenze} in una notte.”10
Inoltre il Profeta (S) disse:

المهدي من ‏ ‏عترتي ‏ ‏من ولد ‏ ‏فاطمة

سنن أبي داود - حديث رقم 3735

Al-Mahdi(aj) sarà uno della mia famiglia, uno dei discendenti di Fatima”11
Si narra anche che Jabir Ibn Abdillah al-Ansari udì il Messaggero di Dio (S) dire:

لا تزال طائفة من أمتي يقاتلون على الحق ‏ ‏ظاهرين ‏ ‏إلى يوم القيامة قال فينزل ‏ ‏عيسى ابن مريم ‏ ‏صلى الله عليه وسلم ‏ ‏فيقول أميرهم تعال صل لنا فيقول لا إن بعضكم على بعض أمراء ‏ ‏تكرمة الله هذه الأمة

صحيح مسلم – حديث رقم 225

“Un gruppo della mia gente lotterà per la verità fino a quasi il Giorno del Giudizio, quando Gesù, figlio di Maria, scenderà e, quando la loro guida gli chiederà di dirigere la preghiera, Gesù rifiuterà dicendo: “No. Invero è fra di voi che Dio ha formato le guide per gli altri, allo scopo di rendere onore a questa azione.”12

Così al-Mahdi (aj) avrà una missione universale che ha il suo punto di inizio nel mondo arabo. Il suo nome sarà il nome del Profeta Muhammad(S) ed egli sarà un discendente della stirpe di Fatima (as). La Shi°a crede che egli sia il figlio dell’Imam Hasan al-Askari (as). Nacque nel 255 a.H.: nel 260 a.H. iniziò il suo occultamento.

Egli è ancora vivo, ma protetto da Dio nello stato di occultamento fino a quando si faranno i preparativi per la sua ricomparsa. Alcuni eruditi sunniti condividono quanto creduto dalla Shi°a, ma altri eruditi sunniti credono che al-Mahdi (aj) non sia ancora nato. Sayyid Muhsin al-Amin nell’opera: A’yan al Shi°ah ha citato tredici di quegli eruditi sunniti che hanno sostenuto che al-Mahdi (aj) è il figlio dell’Imam Hasan al-Askari (as) e quindi già nato: ad esempio Muhamad Ibn Yousuf al-Kanji al-Shafi’i nell’opera Al-Bayān fi Akhbār Sāhib al-Zamān e in Kifāyat al-Tālib fi Manāqib Alī Ibn Abi Tālib; Nūr al-Dīn °Ali Ibn Muhammad al-Mālikī in Al-Fusūl al-Muhimmah fi Ma’rifat al-A’immah e Ibn al-Jawzi nella sua famosa opera Tadhkirat al-Khawāss.

5) La Resurrezione

Il mondo arriverà al suo termine nel Giorno della Resurrezione (Qiyāmah), il Giorno del Giudizio. Tutti gli uomini risorgeranno e si presenteranno davanti a Dio che deciderà il loro destino secondo la loro fede e le loro azioni nella vita terrena. Ci saranno ricompense per il bene fatto e punizioni per il male compiuto:

﴿ يَآ أَيُّهَا النَّاسُ اتَّقُوا رَبَّكُمْ إِنَّ زَلْزَلَةَ السَّاعَةِ شَيْءٌ عَظِيمٌ * يَوْمَ تَرَوْنَهَا تَذْهَلُ كُلُّ مُرْضِعَةٍ عَمَّآ أَرْضَعَتْ وَتَضَعُ كُلُّ ذَاتِ حَمْلٍ حَمْلَهَا وَتَرَى النَّاسَ سُكَارَى وَمَاهُم بِسُكَارَى وَلَكِنَّ عَذَابَ اللَّهِ شَدِيدٌ ﴾

“O uomini, temete il vostro Signore. Il sisma dell’Ora sarà cosa terribile. Il Giorno in cui la vedrete ogni nutrice dimenticherà il suo lattante e ogni femmina gravida abortirà. E vedrai ebbri gli uomini, mentre non lo saranno ma sarà questo il tremendo il castigo di Allah.” (Sûra Al-Hajj; 22: 1-2).

﴿ ذَلِكَ بِاَنَّ اللَّهَ هُوَ الْحَقُّ وَأَنَّهُ يُحْيِ الْمَوْتَى وَأَنَّهُ عَلَى كُلِّ شَيْءٍ قَدِيرٌ * وَأَنَّ السَّاعَةَ ءَاتِيَةٌ لاَّ رَيْبَ فِيهَا وَأَنَّ اللَّهَ يَبْعَثُ مَن فِي الْقُبُورِ ﴾

“Così avviene perché Allah è la Verità, è Lui che ridona la vita ai morti. Egli è onnipotente. Già l’Ora si avvicina, nessun dubbio in proposito, e Allah resusciterà quelli che sono nelle tombe.” ( Sûra Al-Hajj; 22: 6-7).

﴿ وَنُذِيقُهُ يَوْمَ الْقِيَامَةِ عَذَابَ الْحَرِيقِ ﴾

“..e nel Giorno della Resurrezione {li attende} il castigo dell’Incendio” (Sûra Al-Hajj; 22:9).

﴿ كُلُّ نَفْسٍ ذَآئِقَةُ الْمَوْتِ وإِنَّمَا تُوَفَّوْنَ اُجُورَكُمْ يَوْمَ الْقِيَامَةِ فَمَن زُحْزِحَ عَنِ النَّارِ وَاُدْخِلَ الْجَنَّةَ فَقَدْ فَازَ ﴾

“Ogni anima gusterà la morte, ma riceverete le vostre mercedi solo nel Giorno della Resurrezione. Chi sarà allontanato dal Fuoco e introdotto nel Paradiso, sarà certamente uno dei beati, poiché la vita terrena non è che ingannevole godimento.”( Sûra Âli-°Imrân; 3: 185).

Dio tratterà gli uomini con giustizia, ma l’elemento predominante della Sua Giustizia sarà la Sua Misericordia.

﴿ كَتَبَ عَلَى نَفْسِهِ الرَّحْمَةَ لَيَجْمَعَنَّكُمْ إِلَى يَوْمِ الْقِيَامَةِ لاَ رَيْبَ فِيهِ ﴾

“Egli si è imposto la Misericordia. Vi riunirà nel Giorno della Resurrezione, sul quale non v’è dubbio alcuno.”( Sûra Al-An°âm; 6: 12).

Nota
Sebbene tutti i musulmani credano in tutto ciò che è stato esposto fin qui, c’è qualche differenza nell’articolazione dei principi e delle pratiche religiose. I musulmani shi°iti definiscono e distinguono le convinzioni, che abbiamo trattato, come principi o fondamenti della religione (Usūl al-Dīn) e gli atti di adorazione rituali come pratiche religiose o rami della religione (Furū’ al-Din).

La ragione che porta a tale distinzione è che quelle convinzioni sono gli aspetti fondamentali della religione e sono alla base dei criteri validi per essere considerati musulmani. Comunque gli atti di adorazione obbligatori implicano la fede, poiché una fede sincera si manifesta nelle pratiche religiose.

I musulmani sunniti di solito indicano come i Cinque Pilastri della Fede la testimonianza di fede (kalimah), che consiste nel testimoniare che non vi è dio all’infuori di Dio (Allah) e che Muhammad è il Suo Messaggero, assieme a quattro atti di adorazione, che sono la preghiera rituale, il digiuno nel mese di Ramadan, il pellegrinaggio a Mecca e l’elemosina rituale, come i Cinque Pilastri della Fede. Essi considerano altri atti di adorazione, come l’esortare al bene e il proibire il male e la jihad, come atti obbligatori, ma non li includono nei Pilastri della Fede.

  • 1. Shi°ite Islam, di Yann Richard, p. 5 (estratto)
  • 2. Uno dei principali testi utili sui principi fondamentali e le pratiche religiose dell‘Islam è “Una introduzione all’Islam” di Bashir Rahim, oppure un omonimo scritto di Seyyed Muhammad Rizvi. Per una versione su internet degli articoli citati consultare il sito http://www.al-islam.org/links.asp?CatId=135 e pagine correlate.
  • 3. Du°a Kumayl Ibn Zyad.
  • 4. Cfr: "Al-Kâfî", 1/160 H. 13; "Al-Ihtijâj", 2/490; "Al-Tawhîd”, p.362; "Al-I`tiqâdât" di al-Sheikh al-Saduq, p. 10; "Tashîh al-I`tiqâd min Musannafât al-Sheikh al-Mofîd", 5/46, In un hadith, si narra inoltre che l’Imam al-Hadi (as), rispondendo a qualcuno che aveva domandato se gli atti degli esseri umani fossero creati da Allah (SwT), abbia affermato: “Se Egli fosse il Creatore di tutte le azioni degli esseri umani non le avrebbe condannate, come si può chiaramente leggere nel Sacro Corano: “…Allah e il Suo Messaggero disconoscono i politeisti…” (Sura at-Tawba, 9:3). D’altra parte Egli non disconosce la creazione della loro essenza, ma soltanto il loro politeismo ed i loro atti malvagi”. Cfr.: "Tashîh al-I`tiqâd", 5/43; "Behâr al-Anwâr", 5/20.
    Vedere anche "Man and his Destiny", di Shahid Murtadha Mutaharie Muzaffar “Il Credo dell’islam Shi°ita” cap. “Principio di al-Qada (Predeterminazione) e di al-Qadar (Decreto Divino)”, pag 41.
  • 5. inoltre, Sûra Âli ‘Imrân; 3: 3 –4, Sûra Al-An‘âm; 6: 91.
  • 6. Vi sono alcuni Ahadith nei quali si legge che il Profeta (S) disse che ci sarebbero state dodici guide dopo di lui. Ad esempio Bukhari riferisce che il Profeta (S) disse “Ci saranno dodici capi (amīr) dopo di me". Il Profeta (S) aggiunse poi qualcosa che il narratore non riuscì a sentire e questi chiese a suo padre, che era presente, di dirgli cosa il Profeta (S) avesse detto. Il padre disse che il Profeta (S) aveva detto: “Tutti questi dodici capi saranno della tribù dei Quraysh ”.
    Anche Muslim riferisce l‘accaduto, dicendo che il narratore andò con suo padre in un luogo nel quale si trovava il Profeta (S). Il Profeta (S) disse: “Questa religione non finirà fino a che ci saranno dodici successori (khalīfah)”. Il narratore aggiunse: “poi il Profeta (S) disse qualcosa che io non capii e chiesi a mio padre. Mio padre disse che il Profeta (S) aveva aggiunto: “Essi saranno tutti dei Qurayshiti ”.
  • 7. Come abbiamo già spiegato, l‘Imam °Ali (as) era cugino e genero {in quanto marito di Fatima (as)} del Profeta (S). Egli fu il primo uomo ad abbracciare l‘Islam.
  • 8. (aj) Abbreviazione di “Ajalallahu-l-faraja”, che Allah affretti la sua venuta.
  • 9. Sunan di al-Tirmithi, Kitab al-Fitan, n. 2156 e 2157 e Sunan di Abu Dawud, Kitab al-Mahdi n. 3733 e 3734. Secondo Abu Dawud l’hadith terminava con le parole “Egli colmerà la terra di giustizia, poiché sarà stata colma di ingiustizia e oppressione”.
    Vedere anche Musnad di Ahmad, Musnad al-‘Asharah al-Mubashsharin bi al-Jannah, n.734 e Sunan di Ibn Majah, Kitab al-Jihad, n. 2769
  • 10. Sunan di Ibn Majah, Kitab al-Fitan, n. 4075, e Musnad di Ahmad, Musnad al-‘Asharah al-Mubashsharin bi al-Jannah, n.610
  • 11. Sunan di Abu Dawud, Kitab al-Madi, n. 3735. Vedere anche Sunan di Ibn Majah, Kitab al-Jitan, n. 4076;
  • 12. Sahih di Muslim, Kitab al-Imam, n. 225 e Musnad di Ahmad, Baqi Musnad al-Mukthirin, n. 14193 e 14595

Le Pratiche Rituali

I principali atti di adorazione obbligatori condivisi dai musulmani sia sunniti sia shi°iti sono:

1. La preghiera Giornaliera

Ogni musulmano, dall’età della pubertà, esegue cinque preghiere rituali ogni giorno (salāh). Per poter iniziare la preghiera egli deve compiere l’abluzione rituale (wudū’) nella forma prescritta. Poi egli si pone col corpo rivolto nella direzione di Mecca ed esprime l’intenzione di compiere la preghiera, relativa a quel particolare momento della giornata, avendo come scopo quello di avvicinarsi a Dio.

Questa intenzione deve essere mantenuta viva per tutta la durata della preghiera. Se una persona all’inizio della preghiera o in seguito dimentica cosa sta facendo, o prega col solo scopo di ostentare ciò che sta facendo, o prega per un qualsiasi motivo egoistico, la sua preghiera diventa nulla. La preghiera inizia effettivamente quando la persona dice “Allāhu Akbar” (Dio è Grande). Con queste parole l’orante entra formalmente in stato di preghiera e vi resta fino a che la preghiera non sarà completata.

Ogni preghiera è composta di unità (rak’ah), da due a quattro.1 Ogni unità è costituita di:

Recitazione della Sura L’Aprente del Sacro Corano, seguita da un’altra Sura, ad esempio la Sura Al-Ikhlās o la Sura Al-Qadr;2

Inchino (rukū’) e lode e glorificazione di Dio restando in questa posizione;

Due prostrazioni (sajdah) e poi la lode e la glorificazione di Dio.

Le preghiere terminano con la testimonianza che Dio è Unico, senza pari, che Muhammad è il Suo servo e il Suo messaggero e con le parole di saluto a Muhammad e la sua famiglia (tashahhud). In fine si auspica la pace per il Profeta, tutte le persone rette e quelle che stanno pregando (taslim).

La preghiera rituale è la forma di adorazione e di ricordo di Dio più importante. Il Sacro Corano dice:

﴿ وَأَقِمِ الصَّلاَةَ إِنَّ الصَّلاَةَ تَنْهَى عَنِ الْفَحْشَآءِ وَالْمُنكَرِ وَلَذِكْرُ اللَّهِ أَكْبَرُ ﴾

“Invero la preghiera preserva dalla turpitudine e dal male, certamente il ricordo di Dio è la preghiera più elevata..”(Sûra Al-‘Ankabût; 29: 45).

2. Il Digiuno

Il secondo atto di adorazione è il digiuno (sawm) durante il mese di Ramadhan, il nono mese del calendario islamico. Durante questo mese ogni musulmano adulto si trattiene dal mangiare, dal bere e dall’attività sessuale, dall’alba al tramonto.3

Come ogni altro atto di adorazione, il digiuno deve essere compiuto con intenzione sincera, cioè deve essere compiuto unicamente per amore di Dio e con l’unico scopo di avvicinarsi a Dio. Ci sono altri benefici che derivano dal digiuno, oltre alla vicinanza a Dio e al conseguimento del Suo compiacimento: rafforzare la risolutezza individuale; ricordare agli uomini i doni benedetti di Dio, come il cibo, che essi ricevono ogni giorno e che possono considerare un dono scontato; ricordare loro la fame e la sete del Giorno del Giudizio; aiutare i ricchi a capire come vivono i poveri, così che sorga in loro un senso di pietà e di benevolenza; indebolire gli appetiti ed i desideri più degradanti e far sì che si sviluppi in ogni persona una conoscenza razionale e una consapevolezza spirituale. Il Sacro Corano dice:

﴿ يَآ أَيُّهَا الَّذِينَ ءَامَنُوا كُتِبَ عَلَيْكُمُ الصِّيَامُ كَمَا كُتِبَ عَلَى الَّذِينَ مِن قَبْلِكُمْ لَعَلَّكُمْ تَتَّقُون ﴾

“Oh voi che credete! Vi è prescritto il digiuno come fu prescritto a coloro che vi hanno preceduto, così che voi possiate difendervi (dal male)”(Sûra Al-Baqarah; 2: 183).

3. Il Pellegrinaggio (Hajj) alla Mecca

Ogni musulmano che ha raggiunto la pubertà, che sia in buona salute e ne abbia la possibilità finanziaria deve compiere, almeno una volta nella sua vita, il Pellegrinaggio alla Mecca (Hajj) nel mese di Zu-l-Hijjah, il dodicesimo mese del calendario islamico. A Mecca si trova la Moschea più importante per tutti i musulmani del mondo, il Masjid al-Harām, che è il santuario della Ka’bah.

Tutti i musulmani volgono il viso e il corpo verso la Ka’bah quando pregano. La Ka’bah è la costruzione a forma di cubo eretta dal Profeta Abramo (as) e da suo figlio, il Profeta Ismaele (as), sulle fondamenta di ciò che era stato costruito in origine dal Profeta Adamo (as).

In larga misura il Pellegrinaggio alla Mecca è una ricostruzione simbolica di ciò che il Profeta Abramo (as), il primo monoteista, affrontò in quel luogo, circa quattro mila anni fa. Dopo un lungo viaggio, quando Abramo (as) arrivò a Mecca, egli udì Dio chiedergli di fare i preparativi per il pellegrinaggio delle genti a Mecca. Il Sacro Corano dice:

﴿ وَإِذْ بَوَّأْنَا لإِبْرَاهِيمَ مَكَانَ الْبَيْتِ أَن لاَّ تُشْرِكْ بِي شَيْئاً وَطَهِّرْ بَيْتِيَ لِلطَّآئِفِينَ وَالْقَآئِمِينَ وَالرُّكَّعِ السُّجُودِ * وَأَذِّن فِي النَّاسِ بِالْحَجِّ يَأْتُوكَ رِجَالاً وَعَلَى كُلِّ ضَامِرٍ يَأْتِينَ مِن كُلِّ فَجٍّ عَمِيقٍ * لِيَشْهَدُوا مَنَافِعَ لَهُمْ وَيَذْكُرُوا اسْمَ اللَّهِ فِي أَيَّامٍ مَعْلُومَاتٍ عَلَى مَا رَزَقَهُم مِن بَهِيمَةِ الاَنْعَامِ﴾

“Non associare a Me cosa alcuna e purifica la Mia casa per coloro che vi girano attorno, per coloro che stanno ritti in preghiera e per coloro che si prostrano. E invita le genti al pellegrinaggio. Verranno a te a piedi o su cammelli slanciati da ogni remota contrada per essere testimoni dei benefici che ne avranno e per invocare il nome di Dio nei giorni stabiliti su ciò che Egli ha dato loro.” (Sûra Al-Hajj; 22: 26-28).

﴿ إِنَّ أَوَّلَ بَيْتٍ وُضِعَ لِلنَّاسِ لَلَّذِي بِبَكَّةَ مُبَارَكاً وَهُدًى لِلْعَالَمِينَ * فِيهِ ءَايَاتٌ بَيِّنَاتٌ مَقَامُ إِبْرَاهِيمَ وَمَن دَخَلَهُ كَانَ ءَامِناً وَلِلَّهِ عَلَى النَّاسِ حِجُّ الْبَيْتِ مَنِ اسْتَطَاعَ إِلَيْهِ سَبِيلاً وَمَن كَفَرَ فَاِنَّ اللَّهَ غَنِيٌّ عَنِ الْعَالَمِينَ ﴾

“Certamente la prima casa eretta per gli uomini è quella di Bekka, luogo benedetto e guida per tutte le nazioni. In essa vi sono i segni evidenti del luogo in cui si fermò Abramo e chiunque vi entra è al sicuro. Il pellegrinaggio alla Casa per amore di Dio è obbligatorio per gli uomini che ne abbiano la possibilità. Quanto ai miscredenti, ebbene Dio non ha bisogno degli uomini” (Sûra Âli-°Imrân; 3: 96-97).

Il Pellegrinaggio alla Mecca offre esperienze indimenticabili. Forse la più notevole è il senso di altruismo, di fratellanza, di uguaglianza che vi si prova. Ogni anno milioni di musulmani, provenienti da diversi continenti, lasciano il loro paese, la famiglia, gli affari e tutto ciò che è loro caro e si predispongono per il loro viaggio a Mecca, situata nel deserto. Ciascuno di loro sarà presente negli stessi luoghi, allo stesso momento e indossando abiti uguali a quelli degli altri per compiere gli stessi riti. I ricchi e ì poveri, i re e le persone comuni si troveranno l’uno a fianco dell’altro indossando due teli di stoffa bianca. E’un’esperienza che ogni persona deve provare almeno una volta nella vita per poi riviverla nella sua vita quotidiana.

4. L’elemosina rituale

L’elemosina è un dovere religioso vivamente incoraggiato nel Sacro Corano e nella Sunna e la ricompensa per azioni caritatevoli è grande. Sebbene ogni cosa che si possiede appartiene a Dio, il Sacro Corano presenta l’atto del donare un’elemosina come un prestito fatto a Dio:

﴿ مَن ذَا الَّذِي يُقْرِضُ اللَّهَ قَرْضاً حَسَناً فَيُضَاعِفَهُ لَهُ ﴾

“Chi è colui che offrirà a Dio un prestito bello così che Egli glielo raddoppierà?” (Sûra Al-Hadîd; 57: 11).

Oltre all’elemosina facoltativa vi sono certi tipi di elemosina che sono obbligatori. Per esempio, un tipo di elemosina è la zakāt, una tassa sul patrimonio individuale, di solito corrispondente al 2, 5% del valore dei propri averi. Pagare la zakāt non significa fare un dono ai poveri ma piuttosto rispettare i loro diritti:

﴿ وَفِي أَمْوَالِهِمْ حَقٌّ لِلسَّآئِلِ وَالْمَـحْرُومِ ﴾

“…..e nei loro beni c’è un diritto per il mendicante e il povero.” (Sûra Ad-Dâriât; 51: 19).

Inoltre l’Imam °Ali (as) disse:

“Dio il Glorificato ha stabilito il sostentamento dei poveri nella ricchezza dei ricchi. Di conseguenza ogni volta che un povero ha fame ciò si deve al fatto che qualche persona ricca gli ha negato il suo contributo. ”4

Coloro che posseggono grano, orzo, datteri, uva, argento, cammelli, mucche e pecore in quantità che superano determinati valori devono pagare la zakāt ogni anno a beneficio dei meno fortunati fra i loro parenti, a beneficio degli orfani, dei bisognosi, dei viandanti e così via. La zakāt può essere usata per finanziare le spese dell’acquisto di cibo, per finanziare le spese necessarie per assicurare protezione, assistenza sanitaria, orfanotrofi e altri servizi pubblici.

E’importante mettere in risalto il fatto che in molti versetti del Sacro Corano l’atto del pagare la zakāt è menzionato assieme all’atto della preghiera (salāh) e considerato un atto di fede verso Dio. Pagare la zakāt è un atto di adorazione, così deve essere compiuto per amore di Dio. Perciò questo atto non solo aiuta i bisognosi e contribuisce a consolidare la giustizia sociale e il progresso, ma anche purifica l’anima di coloro che la compiono, proteggendoli dall’avarizia e dall’avidità. Il Sacro Corano afferma:

﴿ خُذْ مِنْ أَمْوَالِهِمْ صَدَقَةً تُطَهِّرُهُمْ وَتُزَكِّيهِم ﴾

“Preleva dai loro beni un’elemosina per purificarli e mondarli”( Sûra At-Taubah; 9: 103).

Il khums

I musulmani shi°iti hanno anche un’altra tassa obbligatoria, chiamata khums. In arabo la parola ‘khums’ significa “un quinto”. E’ una tassa del 20% sul profitto annuale di una persona. Alla fine di un anno una persona paga una tassa del 20% su tutti i suoi guadagni, dopo avere detratto le spese per la sua famiglia e per la sua attività lavorativa.5 Il dovere di pagare il khums è menzionato nel Sacro Corano:

﴿ وَاعْلَمُوا اَنَّمَا غَنِمْتُم مِن شَيْءٍ فَاَنَّ لِلّهِ خُمُسَهُ وَلِلرَّسُولِ وَلِذِى الْقُرْبَى وَالْيَتَامَى وَالْمَسَاكِينِ وَابْنِ السَّبِيلِ إِن كُنتُمْ ءَامَنتُم بِاللّهِ وَمَآ أَنْزَلْنَا عَلَى عَبْدِنَا﴾

“E sappiate che del bottino che conquisterete un quinto spetta a Dio e al Suo Messaggero, ai parenti (del Messaggero), agli orfani, ai poveri, ai viandanti, se voi credete in Dio e in quello che abbiamo fatto scendere sul Nostro servo (Muhammad)”(Sûra Al-Anfâl; 8: 41).

I musulmani sunniti di solito credono che il versetto si riferisca solo a ciò che i musulmani ricavano da una vittoria in guerra (bottino) e considerano il khums una sorta di zakāt.

Secondo la giurisprudenza shi°ita, metà del khums appartiene al Dodicesimo Imam (aj), l’ultimo componente della famiglia del Profeta (S) e suo successore, l’altra metà appartiene ai discendenti poveri del Profeta (S), chiamati ‘sayyid’. Il khums deve essere speso con la supervisione di una autorità religiosa shi°ita (marji°al-taqlīd), ad esempio il grande giurista (ayatullāh) che si segue in caso di quesiti che riguardano problemi partici. Tutto ciò per assicurarsi che il denaro sia speso in un modo che possa compiacere l’Imam al-Mahdī (aj). La parte appartenente all’Imam (aj) é di solito spesa per sostenere scuole superiori islamiche e altri progetti culturali, come la pubblicazione di libri utili e la costruzione di moschee e scuole.

5. Impegno e lotta in nome di Dio (Jihād)

Ogni musulmano deve impegnarsi, per amore di Dio e in Suo nome, in diversi modi per migliorare le condizioni di vita in generale e le sue condizioni di vita in particolare. Il Sacro Corano dice:

﴿ هُوَ أَنشَاَكُم مِنَ الاَرْضِ وَاسْتَعْمَرَكُمْ فِيهَا ﴾

“Egli vi creò dalla terra e ha fatto sì che vi abitaste.”(Sûra Hûd; 11: 61).

Provare indifferenza di fronte alle catastrofi umane o essere pigri durante la propria vita è cosa molto riprovevole. Colui che lavora intensamente per guadagnare denaro per sostenere la sua famiglia e per migliorarne le condizioni di vita è considerato un eroe per l’impegno che si assume per amore di Dio, egli è un mujahid (combattente per la causa di Dio). Un esempio fondamentale e di grande rilievo di questo tipo di impegno (jihād) è la lotta che si intraprende per difendere i diritti umani, come la libertà, e i valori islamici e umani, come la giustizia, la dignità e l’integrità di una nazione musulmana. Il Sacro Corano dice:

﴿ اُذِنَ لِلَّذِينَ يُقَاتَلُونَ بِاَنَّهُمْ ظُلِمُوا وَإِنَّ اللَّهَ عَلَى نَصْرِهِمْ لَقَدِيرٌ * الَّذِينَ اُخْرِجُوا مِن دِيَارِهِم بِغَيْرِ حَقٍّ إِلآَّ أَن يَقُولُوا رَبُّنَا اللَّهُ ﴾

“E’ data autorizzazione (a combattere) a coloro che sono stati aggrediti ingiustamente, e sicuramente Dio è in grado di dare loro la vittoria. Coloro che sono stati cacciati dalle loro case ingiustamente, soltanto perché dicevano: “Il nostro Signore è Dio…’”( Sûra Al-Hajj; 22: 39-40).

﴿ وَمَا لَكُمْ لاَ تُقَاتِلُونَ فِي سَبِيلِ اللَّهِ وَالْمُسْتَضْعَفِينَ مِنَ الرِّجَالِ وَالنِّسَآءِ وَالْوِلْدَانِ الَّذِينَ يَقُولُونَ رَبَّنَآ أَخْرِجْنَا مِنْ هذِهِ الْقَرْيَةِ الظَّالِمِ أَهْلُهَا وَاجْعَل لَنَا مِن لَدُنْكَ وَلِيّاً وَاجْعَلْ لَنَا مِن لَدُنكَ نَصِيراً ﴾

"Perché mai non combattete per la causa di Dio e per gli uomini oppressi, le donne e i bambini che dicono “Ah Signore! Salvaci da questa città i cui abitanti sono oppressori e concedici un difensore, uno che ci aiuterà.”(Sûra An-Nisâ’; 4: 75).

Naturalmente il jihād riguarda anche casi in cui la propria famiglia, proprietà o reputazione sono messe in pericolo, usurpate o danneggiate. Secondo gli Ahadith islamici, colui che è ucciso mentre difende la sua famiglia o la sua terra è considerato alla pari del soldato che muore martire in guerra.

Il jihād deve essere attuato fino a che si consegua un risultato adeguato. Il Sacro Corano dice:

﴿ وَقَاتِلُوهُمْ حَتَّى لاَ تَكُونَ فِتْنَةٌ وَيَكُونَ الدِّينُ لِلّهِ ﴾

“Combatteteli finché non ci sia più persecuzione e il culto sia {reso solo} ad Allah..”(Sûra Al-Baqarah; 2: 193).

Naturalmente, parlando in generale, il jihād vero e proprio esiste dall’alba della creazione, ossia è la lotta fra il bene e il male, il vero e il falso, fra la causa di Dio e quella di Satana. Questa lotta continuerà fino alla Fine del Tempo, quando la Terra sarà colmata dalla giustizia e dalla equa distribuzione di tutte le risorse del Governo di al-Mahdī (aj).

Il jihād, attuato con la penna, la lingua, un’arma o qualsiasi altro mezzo, è un atto di adorazione: deve essere attuato con intenzione pura, cioè solo in nome di Dio e per giuste cause. Nessuno deve combattere o lottare per scopi materialistici, per la gloria personale o la gloria di una tribù, razza o nazione, o qualunque altra causa che implichi l’idea di oppressione, come l’occupazione di terre altrui, per diventare, poi, più ricchi e più potenti.

Invero il jihād inizia innanzi tutto nell’intimo di un mujāhid (colui che si sforza). Una persona, per essere sicura di poter vincere la sua sfida contro il male, deve, prima di tutto, lottare contro i suoi desideri degradanti e smodati, deve liberare il suo cuore dalla presenza satanica e deve recuperare quella dignità che Dio Onnipotente ha dato agli esseri umani. Il Sacro Corano dice:

﴿ يَآ أَيَّتُهَا النَّفْسُ الْمُطْمَئِنَّةُ * ارْجِعِي إِلَى رَبِّكِ رَاضِيَةً مَرْضِيَّةً *فَادْخُلِي فِي عِبَادِي * وَادْخُلِي جَنَّتِي ﴾

“Oh anima serena, ritorna al tuo Signore, soddisfatta {di Lui} e soddisfacente {Lui}, entra tra i Miei servi, entra nel Mio Paradiso” (Sûra Al-Fajr; 89: 27-30).

Secondo un noto hadith, una volta il Profeta Muhammad (S) disse a un gruppo di compagni che aveva vinto una battaglia: “Benfatto. Vi dò il benvenuto, o voi che avete compiuto il jihād minore (al-jihād al-asghar) e sui quali incombe ancora il jihad maggiore (al-jihād al-akbar)”. Sorpresi, i compagni, che avevano sconfitto i nemici ed erano disposti a dare ciò che era loro più caro, la vita, per difendere l’Islam, chiesero: “Cos’è il jihād maggiore?” “Il Profeta (S) rispose: “Il jihād maggiore è combattere contro voi stessi ed il vostro Io”. Infatti resistere alle proprie tentazioni, impedire di cadere nell’errore e purificare se stessi è il jihād più grande e più difficile.

Infine indichiamo alcuni dei meriti di coloro che combattono per amore di Dio citando le parole di Dio stesso:

﴿ الَّذِينَ ءَامَنُوا وَهَاجَرُوا وَجَاهَدَوا فِي سَبِيلِ اللّهِ بِاَمْوَالِهِمْ وَأَنفُسِهِمْ أَعْظَمُ دَرَجَةً عِندَ اللّهِ وَاُوْلَئِكَ هُمُ الْفَآئِزُونَ * يُبَشِّرُهُمْ رَبُّهُمْ بِرَحْمَةٍ مِنْهُ وَرِضْوَانٍ وَجَنَّاتٍ لَهُمْ فِيهَا نَعِيمٌ مُقِيمٌ * خَالِدِينَ فِيهَا أَبَداً إِنَّ اللّهَ عِندَهُ أَجْرٌ عَظِيمٌ ﴾

“Coloro che credono, coloro che sono emigrati e hanno lottato sulla via di Dio con i loro beni e le loro vite hanno il più alto grado presso Dio. Essi sono i vincenti. Il loro Signore annuncia loro misericordia e compiacimento e i Giardini in cui godranno perenne delizia. là essi rimarranno sempre. In verità presso Dio vi è immensa ricompensa.” (Sûra At-Taubah; 9: 20-22).

6. Esortare al bene e proibire il male

Esortare al bene (al-°amr bi al-ma’rūf) e proibire il male (al-nahy°an al-munkar) sono due atti di adorazione che ogni musulmano adulto deve compiere ogni qualvolta se ne presenti il caso. Nessun musulmano può restare indifferente di fronte a ciò che accade nel mondo attorno a lui. Parte della responsabilità di ogni musulmano è rispettare i valori umani e religiosi: ogni qualvolta uno qualunque di questi valori è trascurato o violato egli deve consigliare e guidare i responsabili verso una condotta che porti a compiere buone azioni e a evitare il male e le cattive azioni.

Il Sacro Corano afferma:

﴿ خُذِ الْعَفْوَ وَأْمُرْ بِالْعُرْفِ وَأَعْرِضْ عَنِ الْجَاهِلِينَ ﴾

“Prendi quello che ti concedono di buon grado ,ordina il bene e allontanati dagli ignoranti” (Sûra Al-A°râf; 7: 199).

﴿ وَالْمُؤْمِنُونَ وَالْمُؤْمِنَاتُ بَعْضُهُمْ أَولِيَآءُ بَعْضٍ يَأْمُرُونَ بِالْمَعْرُوفِ وَيَنْهَوْنَ عَنِ الْمُنْكَرِ وَيُقِيمُونَ الصَّلاَةَ وَيُؤْتُونَ الزَّكَاةَ وَيُطِيعُونَ اللّهَ وَرَسُولَهُ ﴾

“I credenti e le credenti sono alleati gli uni degli altri. Ordinano le buone consuetudini e proibiscono ciò che è riprovevole, eseguono l’orazione pagano la decima e obbediscono ad Allah e al Suo Messaggero” (Sûra At-Taubah; 9: 71).

﴿ التَّآئِبُونَ الْعَابِدُونَ الْحَامِدُونَ السَّائِحُونَ الرَّاكِعُونَ السَّاجِدُونَ الأَمِرُونَ بِالْمَعْرُوفِ وَالنَّاهُونَ عَنِ الْمُنْكَرِ وَالْحَافِظُونَ لِحُدُودِ اللّهِ وَبَشِّرِ الْمُؤْمِنِينَ ﴾

Avranno il Giardino coloro che si pentono, che adorano, che lodano, che peregrinano, che si inchinano che si prosternano, che raccomandano le buone consuetudini e proibiscono ciò che è riprovevole, coloro che si attengono ai limiti di Allah. Dai la buona novella ai credenti. (Sûra At-Taubah; 9: 112.).

﴿ الَّذِينَ إِن مَكَّنَّاهُمْ فِي الاَرْضِ أَقَامُوا الصَّلاَةَ وءَاتَوُا الزَّكَاةَ وَأَمَرُوا بِالْمَعْرُوفِ وَنَهَوْا عَنِ الْمُنكَرِ ﴾

Essi sono coloro che quando diamo loro potere sulla terra, assolvono all’orazione, versano la decima, raccomandano le buone consuetudini e proibiscono ciò che è riprovevole..” (Sûra Al-Hajj; 22: 41).

  • 1. La preghiera del mattino (Fajr), che viene recitata fra l‘alba e il sorgere del sole, consiste di due unità; la preghiera del mezzogiorno (Zuhur) e quella del pomeriggio (°Asr) consistono di quattro unità; la preghiera del tramonto (Maghrib) consiste di tre unità e la preghiera della sera (°Ishā) consiste di quattro unità.
  • 2. Nelle preghiere formate da tre o quattro unità, la terza e la quarta unità prevedono la recitazione della Sura Aprente o, in alternativa, la recitazione di una particolare menzione (dhikr) di Dio chiamata “al-tasbīhāt al-arba°ah” (Quattro Glorificazioni), seguita dall‘inchino e dalle prostrazioni. In queste preghiere l‘affermazione dell‘Unicità di Dio e della missione profetica del Profeta Muhammad, seguita dal saluto al Profeta ed alla sua famiglia, è espressa nella seconda e quarta unità, dopo la prostrazione.
  • 3. Alcuni gruppi di persone sono esonerati dal digiuno, come ad esempio gli ammalati e coloro che si trovano in viaggio.
  • 4. Nahj al-Balaghah (Il Picco dell‘Eloquenza)
  • 5. Vi sono altri casi citati nella giurisprudenza shi°ta nei quali il pagamento del khums è doveroso. Il caso qui citato è il più comune.Per approfondimenti vedere: “Il Khums” di Seyyed Muhammad Rizvi, disponibile anche il lingua italiana.

La Shi°a nel Mondo

Secondo l’UNEPA (the United Nations Population Fund) e altre fonti, nell’anno 1999 la popolazione nel mondo superava i sei miliardi.1 Circa il venti per cento della popolazione (ossia 1.2 miliardi) era musulmana. Un’analisi dettagliata della popolazione musulmana nel mondo nel 1998 portò a questi valori numerici:2

Africa: 315.000.000

Asia: 812.000.000

Europa: 31.401.000

America Latina: 1.624.000

America del Nord: 4.349.000

Oceania: 248.000

I musulmani vivono in tutto il mondo. In totale il numero dei paesi nei quali essi vivono è 208.3 Circa l’85% dei musulmani vive al di fuori del mondo arabo.4 La maggioranza dei musulmani vive a est dei confini dell’Iran, in particolare in Pakistan, India, Bangladesh, Malaysia e Indonesia. L’Indonesia è il paese musulmano più popolato.

Gli shi°iti sono 120.000.000, ossia il 10% della attuale popolazione musulmana mondiale.5 Britanica 2002 (Deluxe Edition) precisa:

“Nei secoli il movimento shi°ita ha influenzato profondamente tutto l’Islam sunnita e i suoi seguaci ammontavano a 60 – 80 milioni negli ultimi decenni del XX secolo, ossia al 10% della popolazione musulmana. Lo shi°ismo (Shi°a o Islam shi°ita) è la religione più diffusa in Iran, Iraq e probabilmente anche nello Yemen (San’a’) e ha seguaci in Siria, Libano, Africa Orientale, India e Pakistan.”

Secondo alcune fonti la percentuale è dell’11%.6 Così la attuale popolazione shi°iti nel mondo dovrebbe essere di circa 132.000.000.7 Un’analisi dettagliata della popolazione shi°ita in alcuni paesi asiatici a maggioranza shi°ita o con una notevole percentuale di popolazione shi°ita può essere riassunta come segue: 8&9

Afghanistan Popolazione (1998): 24. 792.000.
Religione (1990): musulmani sunniti 84%; musulmani Shi°iti 15%, altri 1%. 10

Azerbaigan Popolazione (1998): 7. 650. 000
Religione (1991): musulmani Shi°iti 70%, musulmani Sunniti 30%

Bahrain Popolazione (1998) 663. 000
Religione (1991): musulmani 81%, di cui 61, 3% shi°iti, 20, 5% sunniti: cristiani 8, 6%, altri 9, 7%. 11

India Popolazione (1998): 984. 004. 000
Religione (1995): induisti 81, 3%; musulmani 12% di cui 9% sunniti e 3% shi°iti; cristiani 2, 3% di cui 1, 1% protestanti, 1% cattolici romani; buddisti 0, 8%; giainisti 0, 4%; zoroastriani 0, 01; altri 1, 3%.

Iran Popolazione (1998): 61. 531. 000
Religione (1995): musulmani 99%, di cui shi°iti 93, 4% e sunniti 5,6%, cristiani 0,3%, zoroastriani 0, 05%, ebrei 0, 05%.12

Iraq Popolazione (1998): 21. 722. 000
Religione (1994): shi°iti 62, 5% ; sunniti 34, 5%; cristiani (principalmente di rito caldeo, rito siriano, cattolici romani e nestoriani) 2, 7% ; altri (principalmente sincretisti yazidi) 0, 3%.13

Giordania Popolazione (1998): 4. 682. 000
Religione (1995): musulmani sunniti 96,5%; cristiani 3,5%.14

Kuwait Popolazione (1998): I.866. 000
Religione (1995): musulmani 85% di cui 45% sunniti, 30% shi°iti; altri musulmani 10%; altri (in maggioranza cristiani e indù) 15%.15

Libano Popolazione (1998) 3. 506. 000
Religione (1995): musulmani 55, 3% di cui 34% shi°iti, 21,3% sunniti; cristiani 37, 6% di cui 25,1% cattolici (19% maroniti e greci cattolici o malachiti 4,6%); ortodossi 11, 7% (greci ortodossi 6%, apostolici armeni 5, 2%); protestanti 0, 5% e drusi 7, 1%.16

Oman Popolazione (1998): 2.364.000
Religione (1993): musulmani 87,7%, di cui musulmani ibaditi 75% (le minoranze principali sono rappresentate da sunniti e shi°iti); indù 7,4%; cristiani 3,9%, buddisti 0,5%, altri 0,5%.17

Pakistan Popolazione (1998): 141. 900. 000
Religione (1993): musulmani 95% (principalmente sunniti; gli shi°iti sono il 20% della popolazione totale); cristiani 2%; indù 1,8%; altri, inclusi gli ahmadiya 1, 2%.18

Arabia Saudita Popolazione (1998): 20.786.000
Religione (1992): Musulmani sunniti 93,3%, shi°iti 3,3%19

Siria Popolazione (1998): 15. 335. 000
Religione (1992): musulmani 86%, di cui 74% sunniti, 12% ‘Alawiti (shi°a); 8, 9% cristiani; 3% drusi, altri 1%.20

Tagikistan Popolazione (1997): 6. 112. 000
Religione (1995):musulmani sunniti 80%, shi°iti 5% ; russi ortodossi 1, 5% ; ebrei 0, 1% altri 13, 4%.

Turchia Popolazione (1998): 64. 567. 000
Religione (1994): musulmani sunniti circa 80% shi°iti circa 19, 8%, di cui il 14% di Alevi non ortodossi; cristiani 0, 2%. 21

Emirati Arabi Uniti Popolazione (1998): 2. 744. 000
Religione (1995): musulmani 96% (sunniti 80%, shi°iti 16%) altri (in gran parte cristiani e indù) 4%.

Yemen Popolazione (2000): 18. 260. 000
Religione (1995): musulmani 99, 9% (sunniti 60%, shi°iti circa 40%); altri 0, 1%.22

Vi sono numerose dispute sulle percentuali reali delle popolazioni shi°ite in numerosi paesi. Alcuni sono convinti che la percentuale della popolazione shi°ita sia molto maggiore delle percentuali ufficiali, e che ciò è dovuto alla mancanza di statistiche accurate, o a causa di problemi politici.

  • 1. In data 01/01/2002 la popolazione mondiale era stimata essere 6.196.141.294. (Vedi U. S. Census Bureau, sito ufficiale www.census.gov)
  • 2. Britanica 2002, Deluxe ed. Secondo questa fonte la popolazione musulmana nel 1998 ammontava a 1.164.663.000, cioè al 19,6 % della popolazione mondiale.
  • 3. Britanica, op. cit.
  • 4. Per esempio vedi: “Islam Outside the Arab World” di D. Westerland e I. Svanberg
  • 5. Gli altri musulmani sono principalmente sunniti, suddivisi in Hanafiti (presenti in Egitto, Libano, Siria, Giordania, Iraq e Turchia), Malikiti (predominanti in Marocco e Sudan), Shafi'iti (la scuola shafi’ita ha seguaci in Siria, Yemen, Oman, gli emirati Arabi Uniti, Bahrain e Kuwait, e coesiste con altre scuole in Giordania ed Egitto) e Hanbailti. Secondo MEDEA (European Institute for reserch on Mediterranean and Euro-Arab Cooperation), alla voce “sunnismo” risulta che la scuola hanbalita è quella ufficiale in Arabia Saudita e Qatar.
  • 6. Yann Richard (1991, versione inglese 1995) p. 2; egli cita Md-R Djalili, Religion et revolution, Paris, Economica, 1981, p. 23 e seg., e M. Momen, An Introduction to Shi’i Islam, New Haven and London, Yale Univesity Press, 1985, p. 264 e sgg. Le valutazioni numeriche di Richards si riferiscono agli anni’80. La sua analisi dettagliata porta a queste valutazioni: Iraq: 55% o 18.000.000; Bahrain: 70% o circa 170.000; Kuwait: 24% della popolazione o 137.000; Qatar: 20% della popolazione o 50.000; Emirati Arabi Uniti: 6% o 60.000; Arabia Saudita: 7% della popolazione o 440.000; Libano: un terzo o un milione; India: 15-20% della popolazione musulmana che è di 80 milioni o 12% della popolazione totale (Imamiti e Ismailiti); Pakistan:12.000.00; Afghanistan: 15% o circa 2, 5 milioni; Azebaigian: vi è una notevole presenza shi°ta, 4, 5 milioni; Turchia: 1.500.000, esclusi gli ’alawiti; Siria: 50.000 esclusi gli ’alawiti (gli shi°iti e gli ’alawiti sono insieme 4. 900. 000.)
  • 7. Sfortunatamente non esistono statistiche precise che indichino l’esatto numero dei musulmani in generale e degli shi°iti in particolare. Le cifre statistiche indicate sono date in base alle fonti disponibili. Comunque si può affermare che gli shi°iti costituiscano il 23% dei musulmani, mentre gli hanafiti sono il 31%, i malikiti sono il 25%, gli shafi’iti sono il 16% e gli hanbaliti sono il 4% dei musulmani. Vedi S. M. Qazwini, p. 4, con riferimento al Bulletin of Affiliation: Al-Madhhab-Schools of Thought, vol. 17, n.4 (Dicembre 1998), p.5
  • 8. Le valutazioni numeriche e le percentuali citate nel testo hanno come fonte la Britannica 2002, con riferimento all‘anno 1998. La popolazione è aumentata negli ultimi anni ma le percentuali dovrebbero essere rimaste invariate.
  • 9. Si deve precisare che l’elencazione dei paesi che viene qui proposta non si intende completa: è una selezione basata su informazioni offerte dai paesi presi in esame. Per esempio il Qatar non fa parte della selezione, eppure secondo MEDEA il 10% della popolazione è shi°ita.
  • 10. CIA World Factbook stima la popolazione dell’Afghanistan nel Luglio 2001 come segue: 26.813.057 di cui 84% musulmani sunniti, 15% musulmani shi°iti e 1% altri. In seguito faremo riferimento a questa fonte d’informazione con le lettere CWF. Secondo Westerlund e Svanberg (1999, p. 177) circa il 18% della popolazione in Afghanistan è imamita e circa il 2% è ismailita.
  • 11. Secondo cwf la popolazione shi°ita del Bahrain costituisce il 70% della popolazione musulmana. Secondo MEDEA 1’85% della popolazione è musulmana: 1/3 sono sunniti e 2/3 sono shi°iti (in maggioranza sono arabi ma vi sono anche 70. 000 iraniani). Secondo Fuller e Francke (1999, p. 120) gli shi°iti sono circa il 70% della popolazione originaria del Bahrain.
  • 12. Secondo CWF gli shi°iti sono l’89% della popolazione.
  • 13. Secondo CWF gli shi°iti sono il 60-65% e I sunniti il 36-37% della popolazione totale. Secondo MEDEA I musulmani in Iraq sono il 97%, di cui 65% shi°iti e 32% sunniti. Secondo Fuller e Francke (1999, p. 87) gli shi°iti rappresentano il 55-60% della popolazione. Si deve aggiungere che dagli ultimi anni settanta gli sh’iiti iracheni lasciano il loro paese in gran quantità per stabilirsi in Iran, Siria, Gran Bretagna e altri paesi.
  • 14. Secondo CWF i musulmani sunniti sono il 92%, i cristiani il 6% (in maggioranza greci ortodossi, ma vi sono anche cattolici greci, cattolici romani, ortodossi siriani, ortodossi copti, ortodossi armeni e protestanti) e gli altri il 2% (rappresentato da appartenenti a sette shi°ite minori e drusi). Dati relativi al 2000.
  • 15. Secondo CWF e MEDEA I musulmani sunniti del Kuwait sono il 45% e gli shi°iti il 40%. Secondo Fuller e Francke (1999, p. 155) gli shi°iti sono il 25-30% della popolazione del paese.
  • 16. Secondo CWF i musulmani sono il 70% (e comprendono gli shi°iti, I sunniti, i drusi, gli ismailiti e gli’ alawiti o nusairī). Secondo MEDEA i musulmani sono il 70% (cinque gruppi islamici riconosciuti legalmente: gli shi°iti, i sunniti, i drusi, gli ismailiti e gli ’alawiti o nusairī). I cristiani sono il 30% (undici gruppi riconosciuti legalmente: quattro cristiani ortodossi, sei cattolici e uno protestante). Gli ebrei sono poco numerosi. Secondo Fuller e Francke (1999 p. 203) gli shi°iti sono il 30-40 per cento della popolazione e rappresentano la setta più numerosa in Libano.
  • 17. Secondo CWF i musulmani ibaditi sono il 75% e il resto è rappresentato da sunniti, shi°iti e indù. Secondo MEDEA i musulmani sono il 75% e tre quarti di essi appartengono alla setta degli ibaditi.
  • 18. n. 1 p. 7 del capitolo (versione Italiana).
  • 19. CWF non indica la percentuale relativa alla presenza shi°ita nell’Arabia Saudita, sebbene la percentuale sia più alta di quella di altri paesi qui presi in esame. Dice semplicemente che i musulmani sono il 100% della popolazione. Secondo MEDEA gli shi°iti sono il 2, 5% della popolazione e i sunniti il 97%. Secondo Fuller e Francke (1999, p. 180) il governo saudita indica gli shi°iti come il 2-3% della popolazione, ossia quasi 300. 000 ma probabilmente un calcolo più esatto porterebbe alla presenza di più di mezzo milione di shi°iti.
  • 20. Secondo CWF I musulmani sunniti sono il 74%. Gli ’alawiti, i drusi e altre sette musulmane costituiscono il 16%. I cristiani sono il 10 % e gli ebrei si trovano in insediamenti poco numerosi a Damasco, Al-Qamishli e Aleppo. Secondo MEDEA I sunniti sono il 75%, gli ’alawiti l’ 11%, i cristiani il 10% e i drusi il 3%.
  • 21. CWF indica solo che il 99, 8% è musulmano (principalmente sunniti), gli altri (0, 2%) sono cristiani ed ebrei. Sorprendentemente MEDEA non rileva la presenza di shi°iti in Turchia: “Religione: musulmani, 99% di sunniti, altri 1% (cristiani ed ebrei).” (http://www.medea.be/en/index059.htm.)
    Secondo Westerlund e Svanberg (1999 p. 133) i musulmani sunniti sono valutati il 70-80% della popolazione; i restanti 20-30% sono alevi.
  • 22. CWF indica solo la presenza di “ musulmani, sunniti shafi’ iti e shi°iti zaiditi, piccole quantità di ebrei, cristiani e indù”
    Secondo MEDEA i musulmani sunniti sono il 55% e gli zaiditi sono il 44%; I cristiani sono l‘1%.

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