Auto-censura nella storia Islamica: studio del caso del Da’wat Dhu’l-‘Ashira

Auto-censura nella storia Islamica: studio del caso del Da’wat Dhu’l-‘Ashira
Hujjatulislam Sayyid Muhammad Rizvi

Il presente articolo costituisce il secondo capitolo del libro dell’Hojjatulislam Sayyid Muhammad Rizvi: https://www.al-islam.org/shiism-imamate-and-wilayat-sayyid-muhammad-rizvi

Dell’autore, figlio di Allamah Sayyid Saeed Akhtar Rizvi, il gruppo di traduzione della nostra Associazione ha inoltre già tradotto e stampato in italiano i seguenti libri: “Il Khums”, “Un’introduzione alla Shariah Islamica” e “Matrimonio e Morale nell’Islam”. Chiunque desideri riceverli può contattarci al nostro indirizzo di posta elettronica o postale.

Introduzione

Molti studiosi della storia Islamica iniziano i loro studi presupponendo che se un evento o una narrazione non sono riportati nelle prime fonti della storia Islamica o in hadith come as-Sirah an-Nabawiyya di Ibn Hisham o Sahih di al-Bukhari, devono esser considerati una creazione postuma, quindi privi di credibilità.

Tendono a sottovalutare i pregiudizi e i condizionamenti imposti agli scrittori dai governi così come i preconcetti derivati dalle proprie inclinazioni. I pregiudizi sono fondamentali non solo nella creazione di personaggi, eventi e dichiarazioni mitiche, ma sono ugualmente rilevanti nell’ignorare e porre sotto silenzio figure e racconti storici.

Questo articolo intende esaminare la modalità con cui gli storici Musulmani hanno analizzato la prima chiamata pubblica o convocazione all’Islam fatta dal Profeta Muhammad (S), conosciuta come Da’wat dhu’l-‘Ashira.

La prima chiamata pubblica all’Islam

L’Islam iniziò quando il Profeta Muhammad (pace su di lui e sulla sua progenie) aveva quaranta anni di età. Inizialmente, la missione profetica rimase segreta. Tre anni dopo l’avvento dell’Islam, il Profeta (S) ricevette l’ordine di proclamare pubblicamente il suo messaggio. Fu in questa occasione che Allah l’Altissimo rivelò il versetto:

وَأَنذِرْ عَشِيرَتَكَ الاَقْرَبِينَ

“E avverti i tuoi parenti più prossimi” (26: 214).

Quando questo versetto venne rivelato, il Profeta (S) organizzò un banchetto ricordato come “L’invito dei familiari” (Da’wat dhu’l-‘Ashira). Il Profeta (S) invitò circa quaranta uomini dai Banu Hashim (clan e famiglia a cui apparteneva) e chiese ad ‘Ali bin Abi Talib (AS) di occuparsi dei preparativi per la cena. Dopo aver servito i suoi ospiti con cibo e bevande, quando il Profeta (S) avrebbe desiderato discutere con loro dell’Islam, Abu Lahab lo anticipò e disse: “E’ da molto che hai ammaliato i tuoi ospiti.” Tutti gli invitati perciò si dispersero, prima che il Profeta (S) potesse presentare loro il suo messaggio.

Il Profeta (S) li invitò quindi per il giorno successivo. Dopo il ‘banchetto’, egli parlò loro dicendo:

”O figli di ‘Abdu’l-Muttalib! Per Dio, io non conosco alcuna persona tra gli Arabi che è venuta alla sua gente con qualcosa migliore di ciò che io vi porto. Vi ho portato il bene di questo mondo e dell’altro, e mi è stato ordinato dal Signore di invitarvi al Suo cammino. Per tanto, chi tra di voi mi appoggerà in questo compito, diventando così mio fratello (akhhì), mio successore (wasiyyì) e mio califfo (khalifatì) tra di voi?”

Era questa la prima volta che il Profeta (S) apertamente e pubblicamente invitava i propri parenti a riconoscerlo come Messaggero e Profeta di Dio; egli utilizzò anche le parole “akhì wa wasiyyì wa khalifatì” (mio fratello, mio successore e mio califfo) in riferimento alla persona che lo avrebbe aiutato in questa missione. Nessuno rispose; tutti indietreggiarono eccetto il più giovane di tutti loro – ‘Ali bin Abi Talib (AS). Egli si alzò e disse: “Io sarò il tuo aiutante, o Profeta di Dio.”

Il Profeta (S) mise la sua mano sulla spalla di ‘Ali (AS) e disse:

“Inna hadha akhhì wa wasiyyì wa khalifati fikum fasma’ù lahu wa atì’ù” (In verità egli è mio fratello, mio successore e mio califfo tra voi; quindi, ascoltatelo ed obbeditegli)1.

Era questa una dichiarazione particolarmente esplicita e necessaria affinché i presenti comprendessero in modo chiaro la designazione di ‘Ali (AS). Alcuni di essi, Abu Lahab compreso, ironizzarono anche con Abu Talib dicendogli: “Tuo nipote Muhammad ti ha ordinato di ascoltare ed obbedire a tuo figlio!” In conclusione, questo indica che la designazione di ‘Ali bin Abi Talib (AS) era chiara ed esplicita, non semplicemente sottintesa.

Perché Ibn Hisham non menziona questo Da’wat?

Una delle questioni sorte in relazione a questo argomento è: perché ‘Abdu ‘l-Malik Ibn Hisham (morto nel 213 dell’Egira) non ha menzionato questo evento nel suo as-Sirah an-Nabawiyya – La Biografia del Profeta (S)? Dopo tutto, egli è il primo fra i biografi del Profeta (S).

Quella che è conosciuta come la Sirah di Ibn Hisham è in realtà il sunto del libro di Muhammad Ibn Ishaq (nato nell’85 dell’Egira a Medina e morto nel 151 dell’Egira a Baghdad). La versione completa del libro di Ibn Ishaq non esiste più. La domanda deve esser quindi riformulata: “Ibn Ishaq ha menzionato l’evento dell’Invito della Famiglia?”

Le considerazioni politiche che influenzarono Ibn Hisham nel cancellare alcuni eventi e lasciarne altri risultano chiare a partire da quanto egli stesso ha dichiarato. Elencando i punti che ha omesso, Ibn Hisham scrive “…cose che sono spiacevoli da discutere; argomenti che infastidiscono certe persone…tutte queste cose le ho omesse”2. I curatori dell’edizione egiziana del 1955 della Sirah scrivono che Ibn Hishaq aveva citato eventi che non sarebbero stati graditi dagli ‘Abbasidi “come la partecipazione di al-‘Abbas al fianco dei miscredenti nella battaglia di Badr e la sua cattura da parte dei Musulmani – la narrazione che Ibn Hisham successivamente omise per paura degli ‘Abbasidi.”3

Le lodi dell’Imam ‘Ali bin Abi Talib (AS), specialmente la tradizione di dàr, sono tra quelli che Ibn Hisham omise nel riassunto della Sirah di Ibn Ishaq. “La tradizione di dàr” riguarda l’evento dell’Invito della Famiglia che abbiamo menzionato precedentemente.

Il fatto che Ibn Ishaq abbia menzionato l’Invito della Famiglia può esser constatato attraverso coloro che hanno narrato gli eventi da Ibn Ishaq mediante fonti differenti da Ibn Hisham. Per esempio, at-Tabari (morto nel 310 dell’Egira) narra lo stesso evento attraverso Ibn Ishaq. Anche Shaykh Abu Ja’far at-Tusi (morto nel 460 dell’Egira) narra lo stesso evento attraverso due differenti catene di narratori: una di queste è sull’autorità di Ibn Ishaq attraverso at-Tabari4.

Catena di narratori del “Dawat Dhul Ashira” da at-Tabari e at-Tusi

Ali

Abdullah bin Abbas

Abdullah bin Harith bin Nawfal

Al-Minhal bin Umar

Abdul Ghaffar bin al-Qasim

Muhammad bin Ishaq

Salma bin al-Fazl

Muhammad ibn Humayd

At-Tabari

Sulayman al-Amash

Salma bin Salim al-Yufi

Muhammad al-Khurura´i

Muhammad al-Baghandi

Abul Mufazzal

Un gruppo

At-Tusi

Questo dimostra chiaramente che quello che è stato riconosciuto come il primo e più autentico registro storico non è esente da pregiudizi quando ignora certi eventi e ne cita altri.

Ibn Hishaq stesso è stato accusato di avere inclinazioni Sciite. Se corrisponde al vero, questa potrebbe essere una delle considerazioni che hanno spinto Ibn Hisham ad omettere tesi che credeva sostenessero la causa Sciita.

Comunque al-Khatib al-Baghdadi in Ta’rikh Baghdad e Ibn Sayyidi’n-Nas in ‘Uyùnu’l-Athar, entrambi storici Sunniti, hanno difeso Ibn Ishaq contro ogni sorta di accusa , inclusa quella di avere inclinazioni Sciite5.

L’auto-censura di at-Tabari

Il caso di Muhammad bin Jarir at-Tabari (morto nel 310 dell’Egira) è ancora più interessante. L’evento di Da’wat dhi’l-‘Ashira summenzionato è basato sulla versione dell’opera storica monumentale di at-Tabari: Ta’rikhu ‘l-Ummam wa’l-Muluk. At-Tabari è autore anche del famoso commentario del Qur’an: Jami’u ‘l-Bayan ‘an Ta’wil Ayai ‘l-Qu’ran. E’ interessante comparare la storia di at-Tabari con il suo commentario Coranico in relazione all’argomento in oggetto.

Nel suo Ta’rikh, at-Tabari ha riportato le parole utilizzate durante il banchetto dal Profeta (S) riguardo ad ‘Ali (AS) nella loro interezza:

“akhhì wa wasiyyì wa khalifatì:

أخی و وصیی و خلیفتی

Mio fratello, mio successore, mio califfo.”6

Ma nel suo at-Ta’wil (vol. 19, p. 74), nel discutere sul versetto in cui al Profeta (S) viene ordinato di invitare i suoi parenti all’Islam, at-Tabari pratica l’auto-censura e nasconde l’impatto esplicito delle parole del Profeta (S) riportandole come segue:

“akhhì wa kadha wa kadha:

أخی و کذا و کذا

Mio fratello, eccetera, eccetera.”

Ibn Kathir, altro famoso scrittore damasceno, autore di al-Bidayah wa an-Nihayah (vol. 3, p. 40), ha utilizzato il Ta’rikh di at-Tabari come suo riferimento principale. Quando però egli giunge all’evento dell’Invito Familiare, abbandona da un lato il Ta’rikh di at-Tabari e utilizza la versione alterata di Jami’u ‘l-Bayan di at-Tabari! Questo non sorprende essendo nota l’animosità di Ibn Khatir verso la Shia.

Auto-censura nei tempi moderni

Un moderno scrittore egiziano, il Dr. Muhammad Husayn Haykal, ha scritto un famoso libro sulla vita del Profeta (S) conosciuto come Hayat Muhammad. Haykal ha prima pubblicato la biografia del Profeta (S) nel suo giornale settimanale as-Siyasa. L’evento dell’Invito Familiare è stato pubblicato nel supplemento dell’edizione n. 2751 (12 Dhu ‘l-Qa’dah 1350) pag. 5, seconda colonna. Uno dei suoi critici scrisse una lettera al giornale accusando Haykal di utilizzare fonti Sciite per questa dichiarazione riguardo l’Imam ‘Ali (AS). Haykal rispose a questa accusa nel supplemento dell’edizione n. 2758, pag. 6, quarta colonna, negando di aver utilizzato fonti Sciite “giacché tutte le tradizioni parlano di questo comportamento di ‘Ali”, citando hadith dal Sahih Muslim, Musnad di Ahmad e altri7.

Haykal resistette alle pressioni esercitate per omettere la dichiarazione del Profeta (S) riguardo ‘Ali (AS) quando la biografia venne stampata sotto forma di libro. Nella prima edizione di Hayat Muhammad, Haykal narra l’evento del “Banchetto” come segue:

“…Quando avevano terminato di mangiare egli [il Profeta] disse loro: ‘Io non conosco alcuna persona tra gli Arabi che è venuta alla sua gente con qualcosa di migliore di ciò che io porto a voi; vengo a portarvi il meglio di questo mondo e dell’altro. Il mio Signore mi ha ordinato di invitarvi verso Lui. Per tanto, chi tra voi mi aiuterà in questo compito, diventando così mio fratello, mio successore e mio califfo tra voi?”

“Tutti si voltarono e volevano andarsene quando ‘Ali si alzò, nonostante fosse un bambino che non aveva ancora raggiunto la maturità, e disse: ‘O Messaggero di Allah, io sarò il tuo aiutante! Io ti aiuterò contro chiunque tu combatterai.’ I Banu Hashim sorrisero, alcuni di essi si misero a ridere e i loro sguardi corsero da Abu Talib a suo figlio; infine si allontanarono schernendolo”.8

Haykal ha riportato le parole più importanti della prima dichiarazione del Profeta (S) di richiesta di sostegno; ma ha appositamente lasciato l’intera risposta riguardo la prontezza di ‘Ali (AS) ad aiutarlo!

Nella seconda edizione, Haykal sembra avere ceduto alle pressioni dei bigotti e , cancellate ancora le parole fondamentali del Profeta, scrisse solo: “…egli disse loro: ‘…Chi tra di voi mi aiuterà in questo? Tutti loro si allontanarono da lui…”9.

Questo mostra chiaramente che egli non dubitava della veridicità dell’episodio dell’“Invito della Famiglia” ma non aveva il coraggio intellettuale per giungere ad una conclusione logica dei suoi iniziali risultati nello studio della vicenda.

L’Isnad dell’”Invito della Famiglia”

Gli avversari della tradizione Shi’ita hanno naturalmente cercato di negare la credibilità di alcuni dei narratori di questo famoso evento.

Ibn Taymiyya, ben conosciuto per i suoi sentimenti anti-Sciiti, ha categoricamente dichiarato che si tratterebbe di un hadith inventato. Egli ha attaccato la credibilità di ‘Abd al-Ghaffar bin al-Qasim conosciuto come Abu Maryam al-Kufi10.

Abu Maryam è la fonte di Ibn Ishaq nel narrare l’evento dell’“Invito della Famiglia”. Tuttavia, l’unica base per mettere in discussione la credibilità di Abu Maryam sono i suoi vincoli Sciiti; ma, come ogni persona imparziale sa, questo non è motivo sufficiente per rigettare le sue narrazioni. I biografi sciiti dei narratori di Hadith lo hanno annoverato tra i narratori di hadith affidabili del quarto, quinto e sesto Imam (AS)11.

Salma bin al-Fadhl (morto nell’anno 191 dell’Egira), il primo discepolo di Ibn Ishaq, è riconosciuto anche come attendibile nel narrare la biografia del Profeta (S) a partire da ciò che ascoltò dal suo maestro. E’ riportato abbia detto: “Ho ascoltato al-Maghazi di Ibn Ishaq due volte;” ed egli era ben conosciuto tra i sapienti di hadith per le narrazioni storiche a partire da Ibn Ishaq12.

Secondo Muta at-Tarabishi, le narrazioni di natura storica di Salma bin al-Fadhl sono accettate da tutti13. Ibn Mu’in dice: “Salma [bin al-Fadhl] al-Abrash ar-Razi era uno Sciita come già è stato scritto e non vi era difetto in lui…” Abu Zuhra dice: “Non piaceva alla gente di Ray a causa del suo indesiderato credo [sciita].”14

Adh-Dhahabi scrive quanto segue al riguardo di Salma: “Era molto costante nella preghiera e colmo di umiltà nel suo credo; è morto nel 191 dell’Egira.”15

Shaykh Salim al-Bishri ha affrontato l’argomento del perché al-Bukhari e Muslim non menzionino questa tradizione nei loro Sahih. Sharafu’d-Din al-Musawi rispose come segue:

“La tradizione contrastavano con il punto di vista dei due Shaykh, Bukhari e Muslim, rispetto al Califfato ed è per questo che essi non le hanno registrate nei loro Sahih. Essi hanno anche scrupolosamente evitato di riportare altre genuine tradizioni che stabilivano il Califfato in favore di Amir al-Mu’minin affinché non diventassero come armi nelle mani degli Sciiti, ed hanno così intenzionalmente celato la verità. Non solo Bukhari e Muslim ma anche molti altri Shaykh16 tra gli Ahl al-Sunnah hanno seguito questa pratica…Essi hanno usato nascondere ogni cosa di questa natura e sono ben conosciuti per aver occultato fatti (a favore di ‘Ali e di Ahl al-Bayt). Hafiz Ibn Hajar ha riportato questo rispetto ad essi in Fath al-Bari…

“Chiunque conosca l’attitudine di Bukhari verso ‘Alì Amir al-Mu’minin e gli altri membri di Ahl al-Bayt è pure al corrente che la sua penna ha ripetutamente omesso tradizioni esplicite del Santo Profeta in loro favore, e che l’inchiostro si è asciugato prima di narrare i loro meriti e le eccellenti qualità e nessuno perciò si stupirà dell’omissione di questa ed altre simili narrazioni. Non vi è forza né potenza eccetto in Allah, l’Altissimo ed Immenso”.17

Conclusione

Questo breve sguardo sull’auto-censura adottata dagli storici antichi e dai compilatori di hadith dimostra che l’assenza di un evento nei celebri libri “antichi” della storia Islamica e di hadith, non implica necessariamente che l’evento sia un’invenzione posteriore degli Sciiti, o da non ritenere credibile. Bisogna andare oltre i limiti artificiali dell’“antichità” e della storia ufficiale dei Musulmani e studiare anche altre fonti “non-ortodosse”, per poter così comprendere completamente il vero, profondo dramma che si scatenò i primi giorni della storia dell’Islam.

  • 1. La maggioranza degli storici e commentatori del Qur’an hanno citato questo evento. Cfr. Le seguenti fonti sunnite: at-Tabari, at-Ta’rikh, vol. 1 (Leiden, 1980 offset dell’edizione del 1789) p. 171-173; Ibn al-Athir, al-Kamil, vol. 5 (Beirut, 1965) p. 62-63; Abu ‘l-Fida’, al-Mukhtasar fi Ta’rikhi ‘l-Bashar, vol. 1 (Beirut, n.d.) p. 116-117; al-Khazin, at-Tafsir, vol. 4 (Cairo, 1955) p. 127; al-Baghawi, at-Tafsir (Ma’alimu ‘t-Tanzil), vol. 6 (Riyadh: Dar Tayyiba, 1993) p. 131; al-Bayhaqi, Dala’ilu ‘n-Nubuwwa, vol. 1 (Cairo, 1969) p. 428-430; as-Suyuti, ad-Durru ‘l-Manthur, vol. 5 (Beirut, n.d.) p. 97; e Muttaqi al-Hindi, Kanzu ‘l-‘Ummal, vol. 15 (Hyderabad, 1968) pp. 100, 113, 115. Per altri riferimenti: cfr. ‘Abdu ‘l-Husayn al-Amini, al-Ghadir, vol. 2 (Beirut, 1967) pp. 278-289. In inglese Rizvi, S. “Imamate: the Vicegerency of the Prophet” (Tehran: WOFIS, 1985) pp. 57-60. Per una discussione elaborata sull’isnad ed il significato del hadith del Profeta (S) in questo evento, ed anche le variazioni nelle prime fonti Sunnite e Sciite, cfr. Dr. Sayyid Talib Husayn ar-Rifa’i, Yawmu ‘d-Dar (Beirut: Dar al-Azwa’, 1986).
  • 2. Ibn Hisham, as-Sirah an-Nabawiyya, vol. 1 (Cairo: Mustafa al-Halabi e figli, 1955) p. 11-12; cfr. Anche la sua traduzione in lingua inglese realizzata da A. Guillaume, The Life of Muhammad (Lahore: Oxford University Press, 1955) p. 691. Cfr. anche l’introduzione del Dr. Asghari Mahdawi e la traduzione persiana del sesto secolo di Rafi’u ‘d-Din Hamadani della Sirah intitolata Sirat-e Rasulu ‘l-lah (Tehran, Bunyad-e Farhang-e Iran, 1360 [solare] AH) p. nun.
  • 3. Ibn Hisham, as-Sirah, vol. 1, p. 10.
  • 4. Abu Ja’far at-Tusi, Kitabu ‘l-Amali, vol. 2 (Najaf: Maktabatu ‘l-Haydari, 1964) p. 194-196.
  • 5. Cfr. l’introduzione a as-Sirah an-Nabawiyya, vol. 1, p. 15-17; cfr. anche Guillaume, The Life of Muhammad, p. xxxiv-xxxviii.
  • 6. Cfr. l’edizione del 1879 di E.J. Brill, Leiden (vol. 3, p. 1173), l’edizione del 1908 di Daru ‘l-Qamusi ‘l-Hadith, Cairo (vol. 1 e 2, p. 217), ed anche l’edizione del 1961 di Daru ‘l-Ma’arif, Cairo, edita da Muhammad Abu ‘l-Fadl Ibrahim (vol. 2, p. 321) nella quale le parole originali sono intatte. Anche la traduzione in lingua inglese del 1988 di at-Tabari pubblicata dalla Università Statale di New York, vol. 6 (traduttori: W.M. Watt e M.V. McDonald) p. 90-91 ha mantenuto le parole originali del Profeta (S) senza alcuna omissione.
  • 7. Antonie Wessels, A Modern Arabic Biography of Muhammad (Leiden: E.J. Brill, 1972) p. 223, 245; cfr. Anche ‘Abdu ‘l-Husayn Sharafu ‘d-Din al-Musawi, al-Muraji’at, annotata da Husayn ar-Razi (Beirut: n.p., 1982) p. 189. Di quest’ultimo libro esiste una traduzione in inglese (Edizioni Ansariyan, Qom, Iran) ed in francese (Majma Ahlul Bayt, Tehran, Iran), mentre quella in spagnolo è in preparazione (per le Edizioni Islamoriente).
  • 8. Haykal, Hayat Muhammad (Cairo: prima edizione) p. 104.
  • 9. Haykal, Hayat Muhammad (Cairo: seconda edizione, 1354) p. 139-140.
  • 10. Ibn Taymiyya, Minhaju ‘s-Sunnah, vol. 4 (Cairo: al-Matba’atu ‘l-Kubra al-Amiriyya, 1322) p. 81.
  • 11. Sayyid Abu ‘l-Qasim al-Khu’i, Mu’jam Rijali ‘l-Hadith, vol. 10 (Beirut: Madinatu ‘l-‘Ilm, 1983) p. 55-56.
  • 12. Muta’ at-Tarabishi, Ruwat Muhammad bin Ishaq bin Yasar fi ‘l-Maghazi wa ‘s-Siyar wa Sa’iri ‘l-Marwiyat (Damasco: Daru ‘l-Fikr, 1994) p. 149.
  • 13. Ibid.
  • 14. S. Sharafu ‘d-Din al-Musawi, al-Muraji’at, p. 129; cfr. anche la sua traduzione in inglese realizzata da M. A. H. Khan, The Right Path (Blanco, Texas: Zahra Publication, 1986) p. 85-86.
  • 15. Adh-Dhahabi, Mizanu ‘l-I’tidal, vol. 2 (Egitto, Dar Ihya’i ‘l-Kutubi ‘l-‘Arabiyya, n.d.) p. 192.
  • 16. esperti nelle tradizioni, n.d.r.
  • 17. Sharafu ‘d-Din al-Musawi, al-Muraji’at, p. 191-192.