Il concetto di Ahlul Bayt: Tribale o Islamico?

Il concetto di Ahlul Bayt: Tribale o Islamico?
Hojjatulislam Sayyid Muhammad Rizvi

Il presente articolo costituisce il quinto capitolo del libro “Shi’ism: Imamate and Wilayat” dell’Hojjatulislam Sayyid Muhammad Rizvi: https://www.al-islam.org/shiism-imamate-and-wilayat-sayyid-muhammad-rizvi

Altri capitoli dello stesso libro sono già stati pubblicati sul nostro sito. Dell’autore, figlio di Allamah Sayyid Saeed Akhtar Rizvi, il gruppo di traduzione della nostra Associazione ha inoltre già tradotto e stampato in italiano i seguenti libri: “Il Khums: una tassa Islamica”, “Un’introduzione alla Shariah Islamica” e “Matrimonio e Morale nell’Islam”. Chiunque desideri riceverli può contattarci al nostro indirizzo di posta elettronica o postale.

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Il significato del termine Ahlul Bayt

“Ahlul Bayt” letteralmente significa la gente della casa e si riferisce alla famiglia o ai figli di una persona. Nella terminologia Islamica, si riferisce alla famiglia del Profeta Muhammad (S). Quale è il fondamento dell’importanza attribuita all’Ahlul Bayt del Profeta (S)? Vi è qualcosa al riguardo nel Qur’ãn e nei detti del Profeta (S)? Si tratta forse di un antico concetto tribale arabo senza fondamenti nelle fonti Islamiche? Il Qur’ãn e gli hãdíth riferiscono molto riguardo alla Ahlul Bayt. Comunque, prima di fare riferimento al Qur’ãn, è necessario chiarire il concetto di Ahlul Bayt. Il termine “famiglia del Profeta” può essere applicato a tre tipi di relazioni:

• Coloro che sono congiunti al Profeta (S) esclusivamente da legami di sangue o matrimonio.

• Coloro che sono legati al Profeta (S) esclusivamente dall’anima e dallo spirito.

• Coloro che sono uniti al Profeta (S) da legami di sangue o matrimonio così come dall’anima e dallo spirito.

Quando il Corano o il Profeta (S) utilizzano il termine Ahlul Bayt, non è riferito al primo o al secondo gruppo. Il primo gruppo è legato al Profeta (S) solo fisicamente ma non spiritualmente, similmente al figlio del Profeta Nûh (AS) o alla moglie del Profeta Lût (AS) o ad Abu Lahab, lo zio del Profeta (S). Allãh dice chiaramente al Profeta Nûh (AS) riguardo suo figlio: “Innahu laysa min ahlik – Egli non fa parte della tua famiglia.” (11:46).

Vale a dire, egli non è uno della tua famiglia spirituale; egli è unito a te solo fisicamente. La moglie di Lût e lo zio del Profeta, Abu Lahab, sono entrambi annoverati tra le genti dell’Inferno. La seconda categoria è considerata Ahlul Bayt solo in senso metaforico, non nel vero significato; ad esempio Salmãn al-Fãrsi, riguardo al quale il Profeta (S) ha detto: “Salmãn fa parte di noi, Ahlul Bayt.” Questo ci porta al terzo gruppo.

Chi sono gli Ahlul Bayt?

Molte persone erano unite al Profeta (S) sia per vincolo sanguineo e matrimoniale che per anima e spirito. Ma il termine Ahlul Bayt come utilizzato nel Qur’ãn e dal Profeta (S) non si applica a tutte loro. Noi vediamo il Profeta Muhammad (S) applicare chiaramente il termine coranico Ahlul Bayt per riferirsi a quattro persone: Fãtima, ‘Ali, Hasan e Husayn (pace su tutti loro).

Il primo versetto (33:33) è quello della Purificazione (tathír):

“Allah vuole solo portare via da voi Ahlu-l-bayt l’impurità, e purificarvi di purificazione [completa]”(33:33)

Nessun Musulmano metterebbe in dubbio l’inclusione di Fãtima, ‘Ali, Hasan e Husayn tra gli Ahlul Bayt. Il disaccordo riguarda l’inclusione delle mogli e degli altri parenti Hashemiti del Profeta (S) tra gli Ahlul Bayt. Ad esempio, ai nostri giorni, è stato pubblicato in Arabia Saudita un libro dal titolo ‘Allimu Awlãdakum Hubb Ãl-i Bayti ‘n-Nabi (Insegna ai tuoi figli l’amore per la famiglia del Profeta) scritto dal Dr. Muhammad ‘Abduh Yamãni nel 1991. 1

L’ordine in cui Yamãni parla della famiglia del Profeta (S) è particolarmente interessante: egli riferisce prima di Khadija, poi di Fatima, ‘Ali, Hasan, Husayn, Zaynu ‘l-‘Ãbidyn, e poi conclude con le altre mogli del Profeta (S).

Wilfred Madelung ha fatto la seguente osservazione sul versetto della Purificazione: “Chi sono qui le Genti della Casa? Il pronome si riferisce ad essi nella forma plurale maschile, mentre la parte precedente del versetto è al plurale femminile. Questo cambiamento di genere ha certamente contribuito alla nascita di varie considerazioni di natura leggendaria, che collegano l’ultima parte del versetto alle cinque Persone del Mantello (ahl al-kisã’): Muhammad, ‘Ali, Fãtima, Hasan e Husayn. Nonostante l’ovvio significato Sciita, la grande maggioranza delle cronache citate da al-Tabari nel suo commento su questo versetto sostengono questa interpretazione.”.2

Dalle molte cronache riportate delle fonti Sunnite, ne cito soltanto una come mero esempio. Abu Sa’íd al-Khudari cita Umm Salama, la moglie del Profeta (S) nella cui casa avvenne l’episodio di Kisã’ (il hadith del Mantello). Lei disse: Jibra’íl (l’Angelo Gabriele) venne con il versetto della Purificazione; il Profeta chiamò Hasan, Husayn, Fãtima e ‘Ali, riunì tutti loro e li coprì con il mantello. Poi egli disse: “O Allãh, essi sono la mia Ahlul Bayt, perciò allontana da Ahlul Bayt l’impurità, e purificali completamente”. Umm Salama (possa Allah esser compiaciuto di lei) disse: “Io sono con loro, o Apostolo di Allãh?” Il Profeta (S) disse: “Rimani al tuo posto, tu sei virtuosa.”3

Poiché questo versetto è collocato proprio nel mezzo dei versetti indirizzati alle mogli del Profeta (S), alcuni Sunniti utilizzano questa posizione per includere le mogli tra gli Ahlul Bayt. Ma il problema con la loro interpretazione è la differenza nei pronomi: il passo precedente e successivo al versetto della Purificazione ha il pronome femminile plurale mentre la frase in sé stessa ha il pronome plurale maschile. Questa è una prova implicita che la dichiarazione della Purificazione è una frase indipendente, rivelata separatamente, in un evento differente, non attinente le mogli.

Nonostante la grande maggioranza delle cronache dei Sunniti sostiene che questa parte del versetto fu una rivelazione separata, successivamente aggiunta al resto, Madelung ha difficoltà ad accettarla come tale. Nella sua interpretazione, egli ha cercato di applicare il termine Ahlul Bayt principalmente ai Bani Hãshim e poi, in secondo luogo, alle mogli. Ma egli fallisce nello spiegare la differenza del genere utilizzato nei pronomi nell’intero passaggio.

Le cronache Sciite e Sunnite adoperano chiaramente il termine Ahlul Bayt nell’affermazione della Purificazione riguardo agli Ahlul Kisã’, escludendo le mogli del Profeta (S). E la differenza di genere nei pronomi ha il fine di mostrare il contrasto tra l’Ahlul Bayt e le mogli. Nelle parole di Mirza Mahdi Puya: “Mentre all’inizio il versetto si riferisce con il genere femminile – vi è qui un passaggio dal genere femminile a quello maschile. Riferendosi alle moglie del Santo Profeta (S) i pronomi sono di nuovo al femminile. Per un’assemblea mista di uomini e donne, normalmente è utilizzato il genere maschile. Questo cambiamento nell’utilizzo grammaticale della lingua, rende ovvio che questa proposizione è una questione differente utilizzata per un gruppo diverso da quello precedente, ed è stata appositamente collocata qui per mostrare una posizione comparativa dell’Ahlu’l-Bayt in contrasto con le moglie del Santo Profeta (S).” 4

Un altro importante versetto nel Qur’ãn che parla sull’Ahlul Bayt è il 42:23 in cui Allãh, subhãnahu wa ta’ãla, dice:

“(O Muhammad) Dì: “Non vi chiedo alcuna ricompensa, oltre all’amore per i parenti.”(42:23)

Che questo versetto sia stato rivelato riguardo l’Ahlul Bayt, la famiglia del Profeta (S), è fuori da ogni dubbio. L’Imam Shãfí’i, il fondatore della scuola di giurisprudenza sunnita Shafi’ita, ha spiegato il significato di questo versetto in un poema:

O Ahlul Bayt del Messaggero di Allãh, l’amarvi è un dovere [proveniente] da Allãh, menzionato nel Qur’ãn. In vostro onore, le nostre preghiere sono incomplete senza inviarvi il saluto.5

I polemisti sunniti hanno cercato di rifiutare il punto di vista della Shi’a con i seguenti argomenti:

(1) Questo versetto fu rivelato a Mecca quando Hasan e Husein non erano ancora nati, come può per tanto applicarsi agli Ahlul Bayt nel senso di Ahlul Kisã’?

(2) Visto che fu rivelato a Mecca, si rivolge ai Quraish chiedendo loro di amare Muhammad (S) perché è uno dei loro parenti;

(3) Alcuni dicono che si riferisce a tutti gli Hashemiti, e non soltanto agli Ahlul Bayt nella definizione Sciita. Prima di tutto, gli esegeti del Qur’ãn dicono che sebbene il capitolo 42 sia una Sura rivelata a Mecca, i suoi versetti 23, 25 e 27 furono rivelati a Medina.

Questo rende il primo ed il secondo argomento menzionati privi di alcun fondamento. In secondo luogo, l’ordine di “amare i parenti del Profeta” non può applicarsi a tutti i suoi familiari, perchè tra essi vi erano sia persone buone che malvage; bisogna quindi restringere il significato di questo versetto a coloro che fisicamente e spiritualmente erano legati al Profeta (S). E nessuno può dire che ‘Ali, Fatima, Hasan e Husein non erano tra coloro fisicamente e spiritualmente uniti al Profeta (S), sebbene si possa estendere questo titolo ad altri membri della famiglia Hashemita.

Infine, vi sono molte narrazioni nelle fonti sunnite nelle quali il Profeta (S) applica questo versetto alla Gente del Mantello. Ad esempio, quando questo versetto venne rivelato, la gente chiese al Profeta (S): “Chi sono i tuoi parenti vicini che è per noi obbligatorio amare”? Egli rispose: “’Ali, Fatima ed i loro due figli”. Ripetè questo tre volte.6

Ahlul Bayt non è un concetto tribale

Quanto menzionato precedentemente non è una nuova interpretazione. E’ soltanto il riassunto degli argomenti della fede sciita supportati dalle narrazioni dei Sunniti che esistono da secoli. E io stesso sono sconcertato nel vedere ciò che gli eruditi hanno scritto riguardo al concetto di Ahlul Bayt: “La Shi’a approfittò dell’accertata intima relazione di ‘Ali con Muhammad e dell’antico concetto tribale di Ahlul Bayt (Gente della Casa) – la famiglia dalla quale erano scelti i capi – e con zelo supportarono la candidatura dei seguaci di ‘Ali…”.7

Non è opportuno per una persona con un retroterra sciita dire che la Shi’a abusò “dell’antico concetto tribale arabo di Ahlul Bayt”! Il concetto di Ahlul Bayt è quindi diventato ora un concetto dell’era pre-Islamica (jahiliyyah), utilizzato dagli Sciiti per promuovere le loro rivendicazioni rispetto all’Imamato di ‘Ali (AS) e dei suoi discendenti!

E’ veramente triste che un sapiente con una formazione Sciita non riesca ad analizzare il concetto di Ahlul Bayt dalla prospettiva coranica, ma un erudito non musulmano, Wilfred Madelung, sia stato capace di discutere ampiamente l’importanza che fu data alle famiglie dei profeti prima dell’Islam e poi confrontarsi con i versetti coranici specifici per Ahlul Bayt8.

Sebbene non concordiamo con l’ampia definizione di Madelung riguardo la Ahlul Bayt, siamo totalmente d’accordo con la sua conclusione nel brano in cui afferma: “Il Corano consiglia ai credenti di risolvere alcune questioni mediante la consultazione, ma non quella della successione ai Profeti. Che, secondo il Corano, è stabilita per elezione divina, e Dio normalmente sceglie i loro successori, diventino essi Profeti o no, tra i loro familiari”9.

Sembra che il grande erudito Sciita abbia copiato i punti di vista di Marshall Hodgson e Fazlur Rahman. Marshall Hodgson scrive: “I seguaci di ‘Ali – specialmente i discendenti di Fatimah – giunsero ad esser chiamati Ahlul Bayt, “Gente della Casa” (un antico termine tribale che si riferisce alla famiglia dalla quale sono scelti i Capi)…”10.

Commentando le rivendicazioni fatte dagli Sciiti di Kufa secondo cui il Califfato debba ritornare alla famiglia di ‘Ali (AS), Fazlur Rahman scrisse quanto segue: “I motivi che portarono a questa curiosa rivendicazione legittimista da parte degli arabi di Kufa non sono molto chiari, ad eccezione…del fatto che la provenienza del Profeta (S) dai Banu Hashim giunse ad esser utilizzata”11.

Fazlul Rahman fa intendere che il concetto di Ahlul Bayt (vale a dire l’appartenenza di ‘Ali e del Profeta ai Banu Hashim) fu sfruttata dagli Sciiti di Kufa per promuovere la loro rivendicazione dell’Imamato dei discendenti di ‘Ali (AS). Chi trasse beneficio dalle tradizioni pre-islamiche nella disputa sul califfato? I Quraish negarono ad ‘Ali (AS) il suo legittimo diritto al Califfato con il pretesto della presunta antica tradizione araba secondo la quale la guida deve rimanere nelle mani dei veterani e non di coloro che sono relativamente giovani. “Alì, in comparazione a Abu Bakr, era più giovane e per tanto, in base all’antica tradizione araba, non era adatto per la guida”12.

Furono per tanto i Quraish coloro che si appoggiarono all’“antica tradizione araba” per usurpare il califfato dalle mani di ‘Ali bin Abi Talib (AS). Chi “sfruttò” e “approfittò” della sua relazione con il Profeta (S)? Furono i Quraish in Saqifah che sfruttarono il fatto che il Profeta (S) apparteneva alla loro tribù e, per tanto, avevano maggior diritto al califfato dei loro avversari, gli Ansar (gli abitanti di Medina) 13.

Quando l’Imam ‘Ali (AS) fu informato sul dibattito tra i Quraish e gli Ansar a Saqifah, chiese: “Cosa reclamarono i Quraish?” La gente disse: “Dicono che appartengono all’albero familiare del Profeta.” ‘Ali (AS) disse al riguardo: “Discutevano sull’albero ma distruggevano i suoi frutti”14. L’albero si riferisce alla “tribù Quraish” ed i frutti indicano “la famiglia del Profeta”.

  • 1. Pubblicato da Darul Qiblah Thaqafatil Islamiya a Jeddah.
  • 2. Madelung, The Succession to Muhammad, vol. 5, p. 197.
  • 3. As-Suyuti, ad-Dhurrul Manthur, vol. 5, p. 197, Cfr. inoltre at-Tabari, Jami´u ´l Bayan, vol. 7, p. 22; Muhibbud Din at-Tabari al Makki, Dhakha´i rul Uqba, p. 55-60.
  • 4. Cfr. nota n. 1857 (Pag. 1261) nel Sacro Corano tradotto da S.V Mir Ahmad Ali. Per altre citazioni da fonti sunnite su questo versetto e la sua applicazione al Profeta, Fatima, Ali, Hasan e Husayn (la pace sia con loro), cfr. S.S.A Rizvi, Imamate: The vicegerency of the Prophet (Teherán: WOFIS, 1985) p. 49-54. Sayyid Murtaza al-Askari, Verse of Purification(Bombay: World Islamic Network, 1998) che costituisce una traduzione incompleta del suo Hadithul Kisá fi Masadiril Madrasatayn (Teherán: Nashar Tawhid, 1997). Per una discussione approfondita su questo versetto e la sua relazione con Ahlul Bayt, cfr. Sayed Jafar Murtaza al-Amili, Ahlul Bayt fi Ayatit Tahir (Beirut: Darul Amir lith-Thaqafa, 1993).
  • 5. Muhammad bin Idrís ash-Shafir, Diwanush Shafi´i, ed. Muhammad al-Khafakhi (Jeddah: Maktabah Dar Hira’, n.d) p. 106.
  • 6. Per una discussione esaustiva su questo versetto dell’“amare i parenti vicini”, cfr. Jafar Subhani, Mafahimul Qur´an, vol. 4 (Beirut: Darul Asúa, 1986) pp. 17-72
  • 7. Abdul Aziz Sachedina, Islamic Messianism, p. 6.
  • 8. Cfr. Madelung, The Succession to Muhammad, p. 6-17.
  • 9. Cfr. Madelung, The Succession to Muhammad, p.17.
  • 10. Marshall GS Hodgson, The Venture of Islam, vol. 1 (Chicago: University of Chicago Press, 1974), p. 260
  • 11. Fazluz Rahman, Islam, p. 171, Chicago: University of Chicago Press, 1976. Questo testo dello studioso pakistano è stato per la prima volta pubblicato in italiano da “Il Saggiatore” nel 1968. La stessa casa editrice ha curato la seconda edizione, apparsa nel 2003. (Nota del Traduttore).
  • 12. Cfr., ad esempio, Ibn Qutayba ad-Daynwari, al-Imamah was Siyasah, p. 18; M.A. Shaban, Islamic History AD 600-750, p.16. Sachedina stesso dice quanto segue riguardo la wilayat: “Nella cultura araba, gli arabi mai erano soliti vedere una persona giovane assumere la guida. Nella cultura araba era impossibile che una persona di 30 anni di età diventasse la guida...” Nel suo sesto discorso nel mese di Muharram (1419) 1998 a Toronto.
  • 13. Vi furono due gruppi contendenti a Saqifa: i Quraish che migrarono da Mecca a Medina, conosciuti come i Muhajirin, e gli abitanti di Medina, conosciuti come gli Ansar. Per gli argomenti utilizzati dai Muhajirin a Saqifa consultare i seguenti titoli in inglese: S.S.A Rizvi, Imamate, pp. 113-126; Murtaza al-Askari, Abullah bin Saba and Other Myths (Teherán: WOFIS, 1984) pp. 69-95; Muhammad R. al-Muzzaffar, Saqifa (Qom: Ansariyan, 1998).
  • 14. Sayyid Razi, Nahjul Balagha, sermone 67. Per le fonti sunnite, cfr. at-Tabari, Tarikh, vol. 6, p.263 e Ibn Abdi ‘l-Barr, al-Istiab sotto la biografia di Awf bin Athathah.