La Luce del Corano- Esegesi del Sacro Corano, vol. 1

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La prima traduzione del Sacro Corano e del Tafsir (esegesi) fatta direttamente dall'arabo.
Il primo volume comprende la traduzione ed il commentario della Sura al-Fatiha (I Sura) e della Sura al-Baqara (II Sura).

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La Sura al Fatiha (Aprente): Contenuto della Sura

Il sacro Corano inizia con la frase “Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm” {in nome di Allah, il Misericordioso, il Benevolo}, la quale compare anche all’inizio d’ogni sura. Sappiamo che il fine ultimo del glorioso Corano è guidare i servi di Dio al bene. Nel quindicesimo e sedicesimo versetto della Sura Al-mà’idah leggiamo:

“…Vi sono giunti da Allah una Luce e un Libro Chiaro, con il quale Allah guida sulle Vie della Pace chi segue il Suo consenso…”.

Perciò la guida degli uomini {al retto sentiero}, che costituisce un’opera importante e fondamentale nella creazione, inizia col sacro nome di Dio, Misericordioso e Benevolo, al Quale fanno ritorno tutte le creature.

Tra le sure coraniche, l’Aprente, Al-fàtihah, gode di uno straordinario splendore. Di seguito spiegheremo le ragioni di questa superiorità.

Questa sura, dal punto di vista della straordinaria armonia e melodia dei suoni che la compongono, si differenzia notevolmente dalle altre sure del Corano. In effetti, in queste ultime è Dio che parla all’uomo, mentre nell’Aprente il Signore fa parlare gli uomini. In altre parole, in questa sura Allah insegna ai Suoi servi le parole con le quali devono rivolgersi a Lui, con le quali devono pregarLo, invocarLo. Essi possono così, con assoluta semplicità e in modo diretto, comunicare e confidarsi con Lui.

L’Aprente è il fondamento del sacro Corano. In una tradizione del sommo Profeta Muhammad (S)1 leggiamo: “Giuro su Chi possiede la mia anima, che Allah (SwT) 2 non ha rivelato nulla di simile ad essa {l’Aprente} nella Torà e nemmeno nel Vangelo, nel Zabur e nel Corano. Essa è la Madre del Libro…”3.

Questa tradizione c’insegna che il fondamento, l’origine di tutte le virtú è questa sura. In realtà essa espone l’unicità di Dio e dei Suoi attributi, ci fa comprendere che, nel creato, ogni cosa si realizza grazie a Lui, c’insegna che dobbiamo adorare solo Lui e ci ricorda la resurrezione. In altre parole, l’Aprente è un eccezionale compendio degli insegnamenti coranici.

Il nobile imam Amiru-l-mu’minin Alì (as)4 disse: “Tutti i segreti divini sono contenuti nei libri ispirati; ciò che esiste nei libri ispirati esiste nel Corano, ciò che esiste nel Corano esiste nell’Aprente, ciò che esiste nell’Aprente esiste nel ‘Bismillah’ di questa sura, ciò che esiste nel ‘Bismillah’ di tale sura esiste nella sua lettera ‘bà’ e io sono il punto di tale ‘bà’”5.

Dall’insieme delle tradizioni che sono state narrate a tal proposito è possibile dedurre che la sopraccitata tradizione intende denotare l’eccellenza del Corano, dell’Aprente e della sacra frase “Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm”. Nel Corano e nella sua prima frase, “Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm”, sono nascoste tutte le scienze, e tocca al Profeta (S) e ai suoi dodici vicari, tra cui il nobile imam Alì (as), interpretare i sacri versetti di questo celeste Libro. Alì (as) è il Qur’àn Nàtiq {Corano Parlante}, che è l’essenza del Verbo Divino, e contiene in sé tutti i concetti contenuti negli altri libri ispirati.

Dio, nel Suo Verbo, presenta la Sura della Lode {l’Aprente} come un dono fatto da Dio al sommo Profeta (S) Muhammad (S), e dà a essa lo stesso peso del glorioso Corano: “In verità, Noi ti abbiamo donato i ‘Sab´an Mina-l-mathàni’ {l’Aprente} e il grande Corano”6. Ritroviamo questo stesso concetto in una tradizione del sommo Profeta (S) narrata dal nobile Alì (as): “In verità, Allah, l’Altissimo, mi ha fatto una speciale grazia dandomi l’Aprente e ha costituito questa sura pari al grande Corano. In verità, l’Aprente è la piú nobile cosa esistente nei tesori dell’Arsh {Trono Divino}…”7

La recitazione di questa sura, considerata la grande importanza e l’immenso valore che essa ha, è particolarmente raccomandata dalle tradizioni islamiche. In una tradizione del Messaggero di Dio leggiamo: “Ogni musulmano che legge l’Aprente, riceve una ricompensa pari a quella che merita la lettura di due terzi del Corano o a quella di chi fa un dono a tutti i musulmani e a tutte le musulmane”8

Nei tafsir {libri di esegesi coranica} sono stati ricordati dieci nomi per questa sura: Fàtihatu-l-kitàb {l’Aprente del Libro}, Úmmu-l-kitàb {la Madre del Libro}, Úmmu-l-qur’àn {la Madre del Corano}, Sab´a-l-mathàni {i Sette Ripetuti}, Al-wàfiah {la Sufficiente}, Al-kàfiah {la Sufficiente}, Ash-shàfiah {la Curante}, Al’asàs {il Fondamento}, As-sàlah {la Preghiera}, Al-hamd {la Lode}. Questi nomi sono stati tutti presi dalle tradizioni islamiche.9

  • 1. (S) abbreviazione di “salla allahu wa alehi wa aliyhi wa sallam”: “pace e benedizioni di Allah (SwT) su di lui e sulla sua famiglia”.
  • 2. (SwT) abbreviazione di “Subĥana wa Ta°ala”, Lode a Colui che è privo di ogni imperfezione, l’Altissimo.
  • 3. Majma´u-l-bayàn 1: 17.
  • 4. (as) abbreviazione di “‘aleyhi-ha-hum assalam”, “che la pace sia su di lui-lei-loro”, che viene utilizzato accanto ai nomi dei profeti, degli angeli, dei puri Imam e delle donne del Paradiso (Khadija, Fatima, Maria, Asya ) e secondo alcuni pareri viene usato anche accanto a nomi di altre donne come Zeynab, Ruqayya, Oum Kulthum,Fatima Masuma…
  • 5. Tafsíru Makhzanu-l’irfàn 1: 28.
    Masàbihu-l’anwàr 1: 435.
  • 6. Santo Corano, 15: 87.
  • 7. Tafsíru-l-burhàn 1: 26. Masàbihu-l’anwàr 1: 435.
  • 8. Majma´u-l-bayàn 1: 17.
  • 9. Tafsír Abu-l-futúh Ràzi.

Commento della Sura al Fàtiha (Aprente)

بِسْمِ اللَّهِ الرَّحْمَنِ الرَّحِيمِ﴿1﴾

الحَمْدُ لِلّهِ رَبِّ العَالَمِينَ﴿2﴾

الرَّحْمنِ الرَّحِيمِ﴿3﴾

مالِكِ يَوْمِ الدِّين﴿4﴾

إِيَّاكَ نَعْبُدُ وَإِيَّاكَ نَسْتَعِينُ﴿5﴾

اهْدِنَا الصِّرَاطَ المُسْتَقِيمَ﴿6﴾

صِرَاطَ الَّذِينَ أَنْعَمْتَ عَلَيْهِمْ غَيْرِ المَغضُوبِ عَلَيْهِمْ وَلا الضَّآلِّينَ﴿7﴾

1. In nome di Allah, il Misericordioso, il Benevolo.
2. La lode appartiene ad Allah, il Signore delle Creature dell’Universo,
3. il Misericordioso, il Benevolo,
4. il Padrone del Giorno del Giudizio.
5. Te solo adoriamo e a Te solo chiediamo aiuto.
6. Guidaci sulla retta via,
7. la via di coloro ai quali hai concesso la grazia, non quella di coloro sui quali è l’ira {Tua} e nemmeno quella dei traviati.

Commento al Versetto 1

بِسْمِ اللَّهِ الرَّحْمَنِ الرَّحِيمِ﴿1﴾

1. «In nome di Allah, il Misericordioso, il Benevolo»

Bisogna iniziare ogni cosa in nome di Dio

Gli uomini usano iniziare le proprie attività importanti, le loro grandi opere, in nome delle eminenti personalità, collegando, fin dall’inizio, i propri sforzi ad esse.

Tra tutti gli esseri, solo Dio è eterno, ed è dunque necessario iniziare ogni cosa in nome Suo, fare in modo che ogni lavoro, ogni attività goda della Sua attenzione, chiedere, in ogni cosa, il Suo aiuto. È per questo motivo che il Corano inizia con il versetto: “In nome di Allah, il Misericordioso, il Benevolo”

Oltre a pronunciare questa sacra frase è necessario anche rivolgere l’anima, il cuore a Dio. In effetti, questo legame spirituale fa sì che l’attività che s’intende svolgere prenda la giusta direzione e rimanga lontana da ogni deviazione, concludendosi così con successo. In una tradizione il sommo Profeta (S) dice: “Ogni cosa importante che inizia senza il nome di Allah, è destinata a rimanere incompiuta”1. Il nobile imam Alì (as), in un’altra tradizione, dopo aver citato questa frase del Profeta (S), dice: “Bisogna iniziare ogni cosa che s’intende fare dicendo ‘bismillàh’, ovvero ‘inizio questo lavoro in nome di Dio’. Ogni lavoro che inizia con il nome di Dio è destinato a prosperare, è benedetto”2

L’imam Alì Bin Músa Ar-ridà (as), a proposito dell’importanza di questa sacra frase, disse: “{La frase} ‘Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm’ è piú vicina al Sommo Nome {di Dio}, di quanto non lo sia l’iride alla sclera”3. In una tradizione del sommo Profeta (S), narrata da Bin Abbàs, leggiamo: «Quando l’insegnante dice al bambino: “Di’ ‘Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm’”, e il bambino dice ‘Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm’, Dio stabilisce la salvezza del bambino, dei suoi genitori e dell’insegnante {dal fuoco dell’Inferno}”»4

La sopravvivenza, la durata di un’opera dipende dal rapporto con Dio. È questo il motivo per cui il Signore Eccelso ordina al sommo Profeta (S), nei primi versetti a lui rivelati, di iniziare la sua delicata e importante missione profetica in nome di Dio: “Leggi in nome del tuo Signore…”5. Il nobile profeta Noè (as), durante lo spaventoso diluvio {universale}, prima di salire sull’arca, disse ai suoi compagni: “E {Noè} disse: ‘Salite su di essa: essa si muove e si ferma in nome di Allah. In verità, il mio Signore è Clemente, Benevolo”6

Il nobile profeta Salomone (as) iniziò la lettera che inviò alla regina di Sabà con la sacra frase Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm’: “Questa lettera viene da Salomone ed è in nome di Dio, il Misericordioso, il Benevolo”7

È dunque ovvio che le sure del Corano (eccetto la nona) inizino con questa sacra frase, affinché possano contribuire a realizzare, fino alla fine e con assoluto successo, il fine ultimo, che è quello di guidare l’uomo sulla retta via e donargli l’eterna beatitudine.

In ogni caso, quando eseguiamo un lavoro appoggiandoci a Dio, la cui forza è superiore a qualsiasi altra forza {o meglio ‘non v’è forza né potenza che in Dio’}, ci sentiamo psicologicamente piú forti, siamo piú decisi, ci sforziamo di piú, le difficoltà non sono piú in grado di intimorirci né di scoraggiarci, agiamo con piú devozione e abnegazione. Insomma, per avere successo in ogni attività, bisogna iniziarla ed eseguirla in nome di Dio.

Noi non siamo in grado di commentare a sufficienza questo celeste versetto. È noto infatti che il santo imam Alì, per una notte intera, spiegò, a Bin Abbàs, il significato della frase coranica ‘Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm’. Il risultato di un’intera notte di precise ed esaurienti spiegazioni, fu l’interpretazione della lettera ‘Bà’ di ‘Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm’8. Ciò dimostra quanto profondo e pieno di misteri sia il primo versetto del glorioso Corano.

La frase ‘Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm’ fa parte della sura

I sapienti shi°iti concordano tutti sul fatto che la frase ‘Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm’ fa parte della sura. Lo prova il fatto che nelle copie del Corano troviamo sempre, all’inizio di ogni sura (eccetto la nona) questa sacra frase. Ricordiamo che, dall’epoca del santo Profeta (S) Muhammad (S) fino ai nostri giorni, il testo del Corano è rimasto inalterato.

Mu´àwiah Bin Ammàr, seguace dell’imam Sadiq (as), dice: “Chiesi all’imam Sadiq: ‘Quando prego, devo forse recitare la frase ‘Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm’ all’inizio della Sura della Lode {l’Aprente}?’. L’Imam (as) rispose: ‘Certo!’. Chiesi dunque: ‘Dopo la Sura della Lode, quando voglio recitare l’altra sura, devo forse recitare la frase Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm’. Disse: ‘Certo!’”9

Il sapiente sunnita Dàru Qutni, narra, usando il sanad {catena di trasmissione} del Sahìh, la seguente tradizione del santo imam Alì (as): «Un uomo chiese all’imam Alì (as): “Cos’è l’As-sab´u-l-mathàni {Sette Ripetuti}?”. L’Imam (as) rispose: “La Sura della Lode”. Affermò allora: “La Sura della Lode contiene sei versetti!”. Disse allora l’Imam (as): “La frase ‘Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm’ è uno dei suoi versetti”10

Oltre a ciò, i musulmani, fino ad oggi, recitando il Santo Corano hanno sempre recitato questa frase all’inizio di ogni sura; abbiamo inoltre moltissime tradizioni che attestano che anche il Profeta (S) faceva altrettanto mentre recitava le sacre sure del Corano.

In una tradizione leggiamo : «Fu chiesto al Principe dei Credenti Alì (as): “La frase ‘Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm’ appartiene all’Aprente?”. Egli rispose: “Certo! Il Messaggero d’Allah la recitava sempre e la considerava uno dei versetti dell’Aprente; diceva: ‘L’Aprente è l’As-sab´u-l-mathàni {Sette Ripetuti}; essa contiene sette versetti’”»11

«Allah» è il piú completo nome di Dio

Il primo nome che incontriamo nella frase ‘Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm’ è ‘ism’ {nome}. Secondo quanto affermano gli esperti di lingua araba questa parola deriva da ‘sumuww’, che significa elevazione. Dunque, il nome viene chiamato ‘ism’ poiché il suo significato, dopo essere stato associato a esso, esce dall’oscurità e si manifesta, s’eleva; oppure a causa del fatto che la parola acquistando significato si distingue dalle parole prive di senso, che possiedono grado e valore inferiore rispetto a quelle dotate di senso.

In ogni caso, dopo ‘ism’, in questo versetto, troviamo la sacra parola «Allàh», che è il piú completo dei santi nomi divini. In effetti, esaminando i nomi di Dio contenuti nel glorioso Corano e nelle altre fonti islamiche, comprendiamo che ognuno di essi mostra solo una parte degli attributi divini, contrariamente al nome «Allàh», che è il solo nome che indica tutti gli attributi del Signore Eccelso.

È per questo motivo che, per lo piú, gli altri nomi di Dio vengono usati per descrivere il nome «Allàh». Ad esempio, nel versetto “…in verità, Allah è Clemente, Benevolo”12, la parola ‘Clemente’ {‘Gafúr’}, che denota la clemenza divina descrive «Allàh». Lo stesso dicasi per la parola ‘Benevolo’ {‘Rahìm’}. Allo stesso modo, il nome ‘Samì´’ {Colui che ascolta}, che denota il fatto che Dio conosce tutto ciò che si può udire, e ‘´Alìm’ {Colui che sa}, che esprime l’onniscienza divina, descrivono «Allàh»: “…in verità, Allah ascolta e conosce {tutto}”13

‘Basìr’ {Colui che vede} invece denota il fatto che «Allàh» è a conoscenza di tutto ciò che è possibile vedere: “…Allah vede tutto ciò che fate”14. ‘Ar-razzàq’ {il Sostentatore}, vuole indicare che «Allah» sostenta completamente tutte le Sue creature, e ‘Zu-l-quwwàh’ {Dotato di – infinita – Forza} descrive la Sua onnipotenza: “In verità, Allah è il Sostentatore, Dotato di {infinita} Forza, il Saldo”15

‘Al-khàliq’ e ‘Al-bàri`’ descrivono «Allah» come Creatore, mentre ‘Al-musawwir’ indica che è Lui che dà forma a ogni cosa: “Egli è Allah, il Creatore, Colui che dona l’esistenza, Colui che dà forma a tutte le cose. A Lui appartengono i nomi piú belli…”16

Nel ventitreesimo versetto della Sura Al-hashr leggiamo: “Egli è Allah, Colui all’infuori del Quale non v’è altra divinità, il Sovrano, il Sacro, la Pace, il Donatore di Sicurezza, il Protettore, l’Invincibile, il Soggiogatore, il Magnifico…”17

Una delle chiare prove del fatto «Allah» è il piú completo dei nomi divini, è che, nell’Islam, la fede nell’unicità divina può essere manifestata solo con la frase ‘là ilàha illaLlàh’ {non v’è altra divinità all’infuori d’Allah}. Frasi quali ‘là ilàha illa-l-Alìm, illa-l-khàliq, illà-r-Razzàq’ {non v’è altra divinità all’infuori del Sapiente, del Creatore, del Sostentatore} non possono da sole provare la fede nell’unicità divina e nell’Islam. È per questo che i non musulmani dicono Allah per indicare la divinità dei seguaci della religione islamica: solo i musulmani chiamano Dio con il nome Allàh.

La grazia generale e particolare di Dio

Le parole ‘Ar-rahmàn’ {il Misericordioso} e ‘Ar-rahìm’ {il Benevolo} sono aggettivi che derivano dalla radice ‘rahmàh’ {grazia}. Alcuni esegeti del Corano affermano che ‘Ar-rahmàn’ denota una forma di grazia generale, che Dio concede a tutte le Sue creature, siano esse credenti o miscredenti, giuste o ingiuste, buone o cattive. Ad esempio, quando Dio fa scendere la pioggia dal cielo, con essa benefica tutto e tutti. Questa è la grazia generale di Dio, che investe l’intero creato, e tutte le creature godono di essa.

La parola ‘Ar-rahìm’ indica invece una forma di grazia particolare, riservata ai probi servi del Signore Eccelso. Essi, a causa della loro fede e delle loro rette azioni, sono degni di ricevere una particolare grazia divina, della quale non possono invece godere gli empi e i peccatori.

Nel Corano Rahmàn compare sempre in forma assoluta, mentre Rahìm compare sia in forma assoluta sia non. Ad esempio, nella Sura della Lode la troviamo in forma assoluta, contrariamente a quanto succede nel seguente versetto: “…Allah è Rahìm {Benevolo} con i credenti”18. In una tradizione dell’imam Sadiq (as) leggiamo: “Allah è il dio di tutte le cose; è Rahmàn {Misericordioso} con tutte le Sue creature e Rahìm {Benevolo} solo con i credenti”19

Quando intendiamo iniziare un lavoro, una attività in nome di Dio, dobbiamo chiedere al Signore Eccelso di concederci la Sua grazia, sia quella generale sia quella speciale. La Sua grazia generale, al pari della forza d’attrazione universale, lega, avvicina le creature al Creatore. La creatura per legarsi, avvicinarsi al suo Creatore deve dunque giovarsi dell’attributo Ar-rahmàn {il Misericordioso}.

I veri credenti iniziano i loro lavori, le loro attività ‘in nome di Dio, il Misericordioso, il Benevolo’, e cercano solamente l’aiuto divino, considerando tutto ciò che è diverso da Lui debole e privo di potere. In ogni caso non bisogna mai dimenticare che l’infinita grazia di Dio benefica ogni creatura.

La frase ‘Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm’ c’insegna inoltre che gli atti di Dio si fondano sulla grazia, sulla misericordia, sulla benevolenza, e il castigo è un’eccezione che fino a quando non ne vengono a esistere le cause, non viene inflitto. Nella supplica ‘Al-jawshan ul-kabìr’ leggiamo: “O {Tu che sei} Colui la cui grazia supera la Sua ira”. Anche gli uomini devono cercare di essere così, devono cioè basare le proprie azioni sulla misericordia e sulla carità.

Terminiamo l’interpretazione di questo celeste versetto coranico con una significativa tradizione del sommo Profeta Muhammad (S): “In verità, Dio (sia glorificato e magnificato) ha cento {tipi di} grazie; ha fatto discendere una di esse sulla terra e l’ha divisa tra le Sue creature; tutto l’affetto e l’amore che esiste tra gli uomini deriva da essa. Ha invece tenuto le restanti novantanove per Se Stesso; con esse beneficherà i Suoi servi nel Giorno del Giudizio”20

Commento ai Versetti 2 e 3

الحَمْدُ لِلّهِ رَبِّ العَالَمِينَ﴿2﴾ الرَّحْمنِ الرَّحِيمِ﴿3﴾

2. La lode appartiene ad Allah, il Signore delle Creature dell’Universo,
8. il Misericordioso, il Benevolo

Solo Dio è degno d’essere lodato

Dopo aver pronunciato la frase ‘Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm’, che apre il sacro Corano, il primo dovere dell’uomo è ricordare il Creatore dell’Universo e gli infiniti doni che ha ricevuto da Lui, doni che alimentano l’intera sua esistenza, lo spingono a conoscerLo e lo inducono a adorarLo. In effetti, ogni essere umano, quando riceve un dono, desidera, in modo innato, conoscere immediatamente colui che glielo ha donato e dimostrargli la propria gratitudine. È per questo motivo che i teologi considerano (nella prima questione che affrontano di solito nei loro libri, e cioè le cause che muovono l’uomo a conoscere Dio) questo innato desiderio come uno degli stimoli che spingono l’uomo a conoscere Dio.

Diciamo inoltre che i doni di Dio ci guidano a conoscerLo, per il fatto che il migliore e piú completo modo per conoscere l’Origine dell’Universo è studiare le meraviglie, i segreti dell’universo e, soprattutto, i doni di cui gode l’uomo nel corso della sua vita. È forse per questo motivo che nell’Aprente, dopo il versetto ‘Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm’, troviamo la frase ‘Al-hamdu lillàhi Rabbi-l´àlamin’ {la lode appartiene ad Allah, il Signore delle Creature dell’Universo}. In altre parole questa frase esprime l’unicità del Creatore, dei Suoi attributi e dei Suoi atti.

È possibile che qualcuno si chieda: perché tutta la lode appartiene ad Allah? Facendo attenzione al versetto è possibile trovare una risposta a questa domanda. Infatti, in linea di principio, descrivendo «Allah» con l’aggettivo ‘Rabbi-l´àlamin’ {Signore delle Creature dell’Universo} si vuole dire che la lode appartiene tutta a Dio poiché Egli è il Signore delle Creature dell’Universo.

Il glorioso Corano, a proposito del Signore delle Creature dell’Universo dice: “{Allah è} Colui che ha reso perfetto tutto ciò che ha creato…”21. Dice altresì: “Non v’è animale sulla terra, cui Allah non provveda il sostentamento…”22

Dalla parola Al-hamd {la lode}, che compare in questo versetto, si può facilmente comprendere che Dio ha creato tutti questi doni, ha concesso questa infinita grazia con la Sua infallibile volontà. Ciò confuta le parole di coloro che dicono che Dio è simile a una stella che è costretta a donare luce ed energia. È inoltre interessante notare che questa sacra parola non serve solo ad iniziare, ma anche a finire. Ce lo insegna il nobile Corano nel seguente versetto (riguardante i beati del Paradiso):

“Ivi la loro preghiera sarà: ‘O Allah, tu sei immune da ogni difetto e colpa’, il loro saluto: ‘Pace’ e la loro ultima loro preghiera: ‘La lode appartiene ad Allah, il Signore delle Creature dell’Universo’”23.

A proposito del dar lode a Dio, il santo imam Sàdiq (as) disse: «Il Messaggero di Dio disse: “Sia lodato Iddio come Egli è degno e merita d’essere lodato”. In verità, quando un devoto servo di Dio dice: “Sia lodato Iddio come Egli è degno e merita d’essere lodato”, gli angeli non riescono a scriverne la ricompensa e Dio dice loro: ‘Perché non avete scritto la ricompensa che il Mio devoto servo si è meritato pronunciando tale frase?’. Gli angeli dicono: “O Signore, noi non conosciamo il grado di questa frase, che parla della lode che Tu meriti e della quale sei degno, per poterla scrivere”. Il Sommo Vero dice allora: “Voi scrivetela e Io provvederò sicuramente a donargli la ricompensa che merita per averMi lodato come Io merito e son degno d’essere lodato”»24

La parola ‘rabb’ denota invece chi è padrone di una cosa che viene da esso educata e guidata. Questa parola in forma assoluta viene usata solo per indicare Dio; quando invece denota ciò che è diverso da Lui, viene riferita a un complemento. Ad esempio, diciamo ‘Rabbu-d-dàr’ (il padrone della casa) e ‘Rabbu-s-safìnah’ (il padrone della barca). In ogni caso la parola ‘rabb’ contiene in sé i concetti di ‘formare’ ed ‘educare’.

Nel tafsir ‘Majm´u-l-bayàn’ viene citato un altro significato per questa parola, e cioè: persona eminente i cui ordini vengono ubbiditi. Tuttavia, è possibile che tutti e due questi significati si riferiscano a un unico concetto.

L’ultima parola che compare nel secondo versetto dell’Aprente è ‘´àlamin’ che è il plurale di ‘´àlam’ {mondo} che significa: insieme di esseri che hanno in comune tra di loro un particolare attributo, oppure che vivono in un medesimo tempo e luogo. Diciamo, ad esempio, mondo {‘´àlam’} animale, mondo vegetale, oppure mondo occidentale, mondo antico. Concludiamo perciò che la parola ‘´àlam’ denota sempre un particolare insieme d’individui, e quando viene usata al plurale denota tutti i mondi esistenti.

L’autore del tafsir ‘Al-manàr’ dice: “In una tradizione dell’imam Sàdiq, che Iddio si compiaccia di lui, leggiamo che con ‘Al´àlamin’ s’intende solo gli esseri umani”. Egli aggiunge: «Anche nel Corano troviamo ‘´àlamin’ con questo significato:

“Sia santificato Colui che ha rivelato il ‘Furqàn’ {ciò che distingue il vero dal falso - il Corano} al Suo Servo, affinché sia un ammonitore per gli ‘´Àlamin’”25

Tuttavia, considerando i casi in cui questa parola compare nel Corano, comprendiamo che nonostante essa assuma in molti versetti il sopraccitato significato {esseri umani}, in alcuni casi assume un significato piú ampio, comprendendo sia gli uomini sia le altre creature:

“Ad Allah dunque appartiene la lode, Signore dei cieli e Signore della terra, Signore delle Creature dell’Universo”26. “Disse Faraone: ‘E che cos’è mai questo Signore degli ´Àlamin’. Disse {Mosè}: ‘Il Signore dei cieli e della terra e di ciò che vi è fra essi…’”27

È interessante notare che il Sadúq, nell’opera ‘´Uyúnu-l’akhbàr’, narra la seguente tradizione dell’imam Alì (as): «L’Imam (as), commentando il versetto ‘Al-hamdu lillàhi Rabbi-l´àlamin’, disse: “‘Rabbi-l´àlamin’ significa Signore di tutte le creature dell’universo, sia di quelle inanimate sia di quelle animate”28

È errato pensare che le sopraccitate tradizioni siano in contrasto tra di loro. Infatti, nonostante il significato della parola ‘´àlamin’ sia ampio e si estenda a tutte le creature, siccome l’essere umano eccelle su tutte le altre creature di Dio, a volte, di proposito, si fa riferimento solo ad esso, sottintendendo le altre. Perciò se nella precitata tradizione leggiamo che ‘´àlamin’ significa ‘esseri umani’, è perché l’obiettivo fondamentale di questo immenso insieme di creature è l’uomo.

Bisogna inoltre sapere che alcuni hanno interpretato la parola ‘´àlam’ {mondo} in due modi: mondo {‘´àlam’} maggiore {‘kabìr’} e mondo minore {‘saghìr’}. Per mondo minore s’intende l’esistenza umana, poiché essa è, da sola, un insieme di diverse forze che governano questo immenso mondo; in realtà l’uomo è un perfetto campione dell’intero universo. È per questo motivo che Alì (as), il Principe dei Credenti, in una delle sue poesie dice all’essere umano: “Pensi forse d’essere solo una piccola massa di carne?! Sappi però che in te è nascosto il ‘mondo maggiore’, e cioè l’intero universo”29

La ragione per la quale insistiamo ad attribuire alla parola ‘Al´àlamin’ un significato piú ampio è che essa viene dopo la frase ‘Al-hamdu lillàh’, dimostrandone la verità. In altre parole, bisogna considerare ‘Rabbi-l´àlamin’ {Signore di tutte le creature dell’universo} l’argomento che dimostra la verità della preposizione ‘Al-hamdu lillàh’ {la lode appartiene tutta ad Allah}. Diciamo insomma che tutta la lode appartiene a Lui poiché Egli è il padrone, il signore di ogni virtú e bene dell’universo.

Dio è Misericordioso e Benevolo

Nell’interpretazione del versetto ‘Bismillàhi-r-Rahmàni-r-Rahìm’ abbiamo parlato ampiamente del significato delle due parole Ar-rahmàn e Ar-rahìm e della differenza esistente tra di loro. Questi aggettivi esprimono due tra i piú importanti attributi divini. Nelle preghiere quotidiane vengono ricordati almeno trenta volte: due volte nell’Aprente e una volta nella sura che bisogna recitare dopo di essa. In tal modo, ogni giorno nelle nostre preghiere, per almeno sessanta volte lodiamo Iddio ricordando la Sua infinita grazia. Questa è in realtà una lezione capace di indurre tutti gli uomini ad assumere queste divine qualità. Con ciò comprendiamo inoltre che se ci consideriamo servi di Dio non dobbiamo comportarci come si comportavano i crudeli padroni con i loro schiavi.

Nella storia della schiavitú leggiamo: “I loro padroni si comportavano con incredibile crudeltà e cattiveria con loro. Si dice infatti che se gli schiavi dimostravano la minima negligenza nell’eseguire i propri doveri venivano duramente puniti, venivano frustati, incatenati, legati ai mulini, messi a lavorare nelle buie miniere sotterranee, imprigionati in terrificanti galere. Quando poi le loro colpe erano maggiori venivano crudelmente impiccati. Gli schiavi condannati a morte, venivano gettati nelle gabbie delle bestie feroci, e quando riuscivano a salvarsi venivano introdotte altre belve nelle gabbie”. Quanto abbiamo ora detto è solo un piccolo esempio del disumano comportamento dei padroni con i loro schiavi.

Al contrario, il Signore dell’Universo dice piú volte nel Suo Verbo {il Corano} che se i Suoi servi, dopo avere disubbidito ai Suoi ordini, si pentiranno delle loro colpe, riceveranno il Suo perdono, godranno della Sua misericordia:

“Di’: ‘O Miei servi, che avete ecceduto contro voi stessi, non disperate della misericordia divina: in verità, Allah perdona tutti i peccati, Egli è invero il Perdonatore, il Benevolo’”30

Concludiamo dunque che il Signore citando questi due attributi dopo ‘Rabbi-l´àlamin’, intende dire che Egli è il Signore dell’Universo, l’Onnipotente, e, allo stesso tempo, infinitamente misericordioso e benevolo nei confronti delle Sue creature. Questa infinita grazia che Egli riserva ai Suoi servi, suscita in loro un profondo amore e fa sì che essi ammettano con infinita devozione che Egli è il Misericordioso, il Benevolo.

È in questo modo che l’uomo comprende l’infinita differenza esistente tra Dio e le Sue creature, tra il comportamento che Egli ha con esse e i disumani metodi adottati dai padroni con i loro schiavi, soprattutto nella triste era della schiavitú.

Commento al Versetto 4

مالِكِ يَوْمِ الدِّين﴿4﴾

9. il Padrone del Giorno del Giudizio

La fede nella resurrezione: la seconda base

A questo punto l’Aprente parla del secondo principio fondamentale dell’Islam, il Giudizio Universale, la resurrezione, affermando che Allah è il Padrone del Giorno del Giudizio. In tal modo, l’uomo acquista totale consapevolezza dell’origine della creazione e della resurrezione, fondamenti che costituiscono la base di ogni progresso morale, di ogni riforma sociale.

Abbiamo parlato della signoria divina, che determina il Suo assoluto dominio su ogni cosa e persona nel Giorno del Giudizio, giorno in cui tutti gli uomini dovranno presentarsi dinanzi al loro reale padrone e rispondere dinanzi a Lui delle loro azioni. Nulla verrà dimenticato in quel giorno e l’uomo dovrà rispondere di ogni azione da lui compiuta in questo mondo. Dovrà persino rispondere delle conseguenze di una dottrina, di un’usanza da lui fondata e dagli altri messa in pratica e seguita.

Senza dubbio la signoria divina in quel giorno, non sarà un dominio convenzionale, come accade nel nostro caso rispetto alle cose delle quali siamo padroni. In effetti, noi diventiamo padroni di una cosa attraverso contratti e documenti e ne perdiamo la proprietà attraverso altri contratti e documenti. Dio però è realmente padrone, se solo per un istante s’interrompesse il legame esistente tra il Signore e le Sue creature queste s’annienterebbero.

È possibile paragonare questo legame a quello esistente tra una centrale elettrica e una lampadina. In altre parole Dio è il padrone assoluto del creato perché ne è il creatore, il sostentatore. È infatti ovvio che Colui che ha creato gli esseri dell’universo, che magnificamente li sostenta, li guida alla perfezione e che, istante per istante, dona loro l’esistenza, è il loro reale padrone e signore.

A un livello decisamente inferiore a quello ora citato, notiamo in noi stessi una forma di reale dominio rispetto ai nostri organi. Noi siamo realmente padroni dei nostri occhi, dei nostri orecchi, del nostro cuore, del nostro cervello e dei nostri nervi. Non si tratta di un dominio, di una proprietà convenzionale, è bensì un possesso reale, questi organi dipendono realmente da noi, appartengono veramente a noi.

Ci chiediamo ora: perché il versetto dice ‘Padrone del Giorno del Giudizio’, dal momento che Dio è padrone del Creato, Signore dei due Mondi? La signoria divina, nonostante s’estenda ai due Mondi, si manifesta maggiormente nel Giorno del Giudizio. In effetti, in quel giorno verranno rotti tutti i legami materiali e annientati i domini convenzionale; nessuno sarà padrone di nulla e persino le intercessioni dovranno avvenire con il permesso divino:

“Giorno in cui nessuno potrà fare nulla per gli altri. In quel giorno deciderà tutto Allah”31

A volte l’uomo, in questo mondo, soccorre una persona, la difende con le parole, la protegge con i suoi beni, la salva con i suoi compagni e il suo potere, o, a volte, escogitando un espediente la libera da una situazione difficile. Tutto ciò però riguarda esclusivamente questo mondo, poiché nel Giorno del Giudizio non esiste nulla di tutto ciò:

“Giorno in cui appariranno e nulla di loro sarà celato ad Allah. A chi apparterrà il dominio in quel giorno? Ad Allah, l’Unico, il Soggiogatore”

Credere nella resurrezione e nel Giudizio Universale, in cui sarà valutato con assoluta attenzione l’operato di ogni essere umano, è straordinariamente efficace nell’impedire all’uomo di compiere azioni indegne, di cadere nella corruzione e nel peccato. Uno dei motivi per i quali la preghiera protegge chi la esegue dalla corruzione e dal peccato è che essa ricorda all’orante sia l’Origine, che conosce ogni sua azione, sia il giorno in cui dovrà rispondere delle proprie azioni dinanzi al proprio Signore.

Ricordare che Dio è l’assoluto padrone del Giorno del Giudizio risulta inoltre molto efficace nel combattere le credenze dei politeisti e di coloro che negano la resurrezione. In effetti, dai versetti coranici si può facilmente dedurre che la fede in Dio è sempre stata una credenza comune; persino per i politeisti dell’era preislamica. È per questo motivo che quando veniva chiesto loro: “Chi è il creatore dei cieli e della terra?”, dicevano: “Dio”. A tal proposito il sacro Corano dice:

“Se domandi loro: ‘Chi ha creato i cieli e la terra?’, diranno sicuramente: ‘Allah’”32

Tuttavia i politeisti rimanevano fortemente stupiti dinanzi alle parole del sommo Profeta (S) (S) riguardo alla questione della resurrezione:

“E quelli che sono diventati miscredenti dicono: ‘Volete forse che vi mostriamo un uomo che vi dirà che, quando sarete stati completamente dispersi, rinascerete a nuova creazione? Ha forse mentito riguardo ad Allah, o è matto?’. No, quelli che non credono nell’aldilà sono {destinati a incorrere} nel castigo {divino} e nel lontano traviamento”33

In una tradizione leggiamo che il quarto Imam (as) quando arrivava con la recitazione al versetto ‘Maliki Yawmiddin’ {Padrone del Giorno del Giudizio}, lo ripeteva così tante volte da andare vicino alla morte.34

La parola ‘Yawmiddin’ compare piú di dieci volte nel sacro Corano e ha sempre il significato di ‘Giorno del Giudizio’, com’è, ad esempio, possibile chiaramente riscontrare negli ultimi versetti della 82° sura di questo celeste libro.

Ma perché quel giorno è chiamato Giorno del Giudizio? Quel sacro giorno è il giorno della resa dei conti: saranno premiati i probi e castigati i peccatori. In quel giorno tutto diventerà manifesto e le azioni di ognuno verranno attentamente valutate: i retti andranno in Paradiso e i peccatori dovranno subire le tristi conseguenze dei loro peccati. A tal proposito il nobile imam Sadiq (as) disse: “Il Giorno del Giudizio è il giorno della resa dei conti”35

Alcuni esegeti del sacro Corano affermano che la ragione per la quale il Giorno del Giudizio è chiamato Yawmuddin36, è che in quel giorno ognuno verrà giudicato in base alla propria religione {‘din’}.

Commento al Versetto 5

إِيَّاكَ نَعْبُدُ وَإِيَّاكَ نَسْتَعِينُ﴿5﴾

10. Te solo adoriamo e a Te solo chiediamo aiuto

L’uomo al cospetto del Signore Onnipotente

A questo punto della sura iniziano le suppliche, le preghiere del servo di Dio. In effetti, nei versetti precedenti si loda ed esalta il Signore, si manifesta a Lui la propria fede nel Giorno del Giudizio. D’ora in poi però il servo di Dio, dopo averLo lodato e averGli confessato la propria fede, si presenta al Suo cospetto e, con tono umile e dimesso, Gli manifesta la sua devozione: “Te solo adoriamo e a Te solo chiediamo aiuto”

In altre parole, quando l’uomo comprende profondamente il significato dei precedenti versetti e si convince del fatto che Egli è l’assoluto padrone del Giorno del Giudizio, il Misericordioso, il Benevolo, la sua anima viene invasa dalla luce divina e la sua fede diventa perfetta. I primi frutti di questa profonda fede monoteista sono, da una parte, la devozione e la virtú e, dall’altra, la fiducia in Dio.

Insomma, i primi quattro versetti parlano dell’unicità di Dio e dei Suoi attributi, mentre il quinto esprime il fatto che bisogna adorare solo Lui, ubbidire solo a Suoi ordini e sottomettersi solo al Suo volere. Questo versetto c’insegna inoltre che Egli è la causa di tutte le cause. Si faccia attenzione che con ciò non si vuole negare l’esistenza delle altre cause e dire che non esiste altra causa all’infuori di Dio, si vuole solamente dire che ogni fattore è dotato d’effetto a causa Sua. È a causa Sua che il fuoco produce calore, brucia, è grazie a Lui che il sole è in grado di illuminare i corpi ed è Lui che ha reso l’acqua una straordinaria fonte di vita. Questa pura fede spinge l’uomo ad avere fiducia solo in Dio, considerare tutta la forza e la potenza derivante da Lui e vedere debole, limitato e perituro tutto ciò che è diverso da Lui. Solo il Signore è degno di essere lodato, solo in Lui bisogna confidare, solo il Suo aiuto bisogna cercare.

Questo credo rende l’individuo indipendente da ogni creatura e lo lega unicamente al Creatore. La persona dotata di una tale convinzione quando si giova di una causa, di una forza, vede in essa il Signore Eccelso, la Causa delle Cause. Questa convinzione eleva lo spirito e il pensiero dell’essere umano, lo porta all’infinito, all’eternità e lo libera da ogni vincolo. A tal proposito l’imam Alì (as) disse: “Io non Ti adoro né per paura del Tuo fuoco né per desiderio del Tuo paradiso, Ti credo invece degno d’essere adorato e perciò Ti adoro”37

Il fatto che i verbi ‘na´budu’ e ‘nasta´in’ compaiano al plurale dimostra che il fondamento del culto divino, soprattutto la preghiera, si basa sulla congregazione. Il servo di Dio deve unirsi ai propri fratelli di fede persino quando si presenta al cospetto di Dio per prestarGli atto di culto e confidarsi con Lui; è dunque ovvio che deve fare ciò in tutte le altre attività della propria vita. In effetti, l’Islam e il Corano condannano ogni forma di isolamento.

Nella preghiera, questo invito all’unione e alla congregazione è particolarmente chiaro ed evidente. La frase ‘hayya ala-s-salàh’ dell’azan, che ricorda ai credenti che è giunta l’ora di eseguire il sommo dovere, la Sura della Lode e il saluto finale contengono in sé uno straordinario invito alla comunione, alla congregazione. L’Islam, pur accettando la preghiera compiuta da soli, la considera di minore valore, dando invece grande importanza a quella compiuta in congregazione.

Dio è capace di difenderci da ogni forza ostile

In questo sterminato universo l’uomo deve lottare con svariate forze interne ed esterne. Egli per potere vincere le forze e i fattori che tendono a danneggiarlo e deviarlo dal retto sentiero ha certamente bisogno d’essere aiutato da un essere invincibile e onnipotente. Il servo di Dio cerca l’aiuto del Signore Onnipotente e, ogni giorno, mattina e sera, ripetendo piú volte il sacro versetto ‘Te solo adoriamo e a Te solo chiediamo aiuto’, riconosce, al cospetto di Dio, la propria inferiorità, chiede il Suo aiuto per vincere le forze che tendono a danneggiarlo e deviarlo dalla retta via. Beato colui che raggiunge un tale grado di fede e devozione.

Una tale persona non si piega di fronte ai tiranni e agli oppressori, non si fa soggiogare dalle proprie passioni, e, al pari del santo Profeta dell’Islam (S), dice:

“In verità la mia preghiera, il mio culto, la mia vita e la mia morte appartengono ad Allah, Signore delle Creature dell’Universo”38

Recitando questo nobile versetto è inoltre possibile superare ogni difficoltà, risolvere ogni problema. Uno dei compagni del sommo Profeta (S) dice: “Io accompagnai il Profeta (S) in alcune spedizioni. In una di esse, quando il nemico stava per avere la meglio, il Messaggero di Dio (S) alzò gli occhi al cielo e disse: “O Padrone del Giorno del Giudizio, Te solo adoriamo e a Te solo chiediamo aiuto”. Vidi allora i nemici perdere terreno, rimanere sconfitti e soccombere dinanzi al Profeta (S) e ai musulmani, che, alla fine, vinsero la battaglia”39. In un’altra tradizione leggiamo: “Ogni volta che il credente si trova in difficoltà e recita il versetto ‘Te solo adoriamo e a Te solo chiediamo aiuto’, {viene soccorso da Dio e} riesce a superare ogni ostacolo”40

Commento al Versetto 6

اهْدِنَا الصِّرَاطَ المُسْتَقِيمَ﴿6﴾

11. Guidaci sulla retta via

È necessario seguire la retta via

Dopo essersi sottomesso al Signore, averGli manifestato la propria devozione e chiesto il Suo aiuto, la prima cosa che il credente chiede al suo Signore è d’essere guidato da Lui sulla retta via, la via del bene e della virtú, la via della giustizia e della fede. Non si può poi negare che solitamente un tale individuo, in tali condizioni, ubbidisce sempre a Dio e Gli rimane devoto; è tuttavia possibile che a causa di determinati fattori s’allontani dal retto sentiero e, a lungo andare, cada in perdizione. È per questo motivo che ogni giorno deve chiedere piú volte a Dio di guidarlo sulla retta via.

Non bisogna inoltre dimenticare che la retta via, che non è altro che la vera religione, possiede diversi gradi; i livelli superiori sono destinati a coloro che possiedono gradi spirituali piú elevati. Il credente deve quindi chiedere a Dio di guidarlo ai piú elevati livelli di questo luminoso sentiero.

Perché noi chiediamo costantemente a Dio di guidarci sulla retta via? Ci siamo forse allontanati dalla retta via? Ammesso pure che ciò sia vero nel nostro caso, che bisogno avevano il Profeta (S) e gli Imam (as), che erano esseri umani perfetti, di chiedere costantemente a Dio di essere guidati sul retto sentiero?

Come abbiamo già detto, l’uomo, per quanto probo sia, corre sempre il rischio di allontanarsi dalla retta via ed è per questo motivo che deve sottomettersi al Signore e chiederGli continuamente d’essere guidato sul giusto sentiero. Non dobbiamo infatti dimenticare che il Signore Benevolo, istante per istante, ci dona l’esistenza e tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere. In precedenza abbiamo detto che noi e le altre creature divine siamo come delle lampade che vengono alimentate da una centrale elettrica. La centrale elettrica per mantenere accesa la lampadina gli fornisce istante per istante l’energia di cui ha bisogno per funzionare.

Allo stesso modo, l’esistenza dell’intero creato, che sembra continua e indipendente da ogni causa, è, istante per istante, frutto della costante grazia che il Signore fa alle Sue creature. Concludiamo quindi che se è vero che tutti noi, istante per istante, dobbiamo la nostra esistenza al Sommo Vero, è a maggior ragione vero che abbiamo continuamente bisogno della Sua guida per non cadere in perdizione. Dobbiamo quindi continuamente chiedere al Signore Eccelso di indicarci il sentiero della verità e di non abbandonarci mai a noi stessi.

Bisogna inoltre tenere presente che la retta via è la via che porta gradualmente l’uomo a eliminare i suoi difetti e a raggiungere la perfezione; tale via non ha limiti, è infinita. Non bisogna dunque stupirsi quando i Profeti (as) e gli Imam (as) chiedono a Dio d’essere guidati sulla retta via, la via della perfezione, la via che porta a Dio. In effetti, solo il Signore è dotato d’assoluta perfezione e tutto il resto è in continua evoluzione. È dunque normale che eccezionali esseri umani come i Profeti (as) e gli Imam (as) preghino Iddio per ricevere da Lui la retta guida. Non inviamo forse salawàt {benedizioni} al sommo Profeta (S) e alla sua immacolata Famiglia (as)? Mandare salawàt al Profeta (S) non significa forse chiedere a Dio di concedere nuova e maggiore grazia al Profeta Muhammad (S) e alla sua immacolata Famiglia (as)? Il Messaggero di Dio (S) non recitava forse la seguente supplica coranica

“O Signore accrescimi in sapienza”41?

Il sacro Corano non dice forse:

“Allah accresce coloro che sono sulla retta via in retta guida…”42?

E dice altresì:

“E {quanto a} coloro che seguono la retta via, {Allah} li accresce in retta guida e dona loro il proprio timore di Dio”43

Quanto abbiamo detto risponde alla domanda inerente alla salawàt al sommo Profeta (S) e alla sua immacolata Famiglia {la pura Fatima (as) e i dodici nobili Imam (as)}. Con la salawàt, in realtà, chiediamo a Dio di donare loro una stazione spirituale piú alta di quella che hanno.

Per chiarire maggiormente quanto abbiamo ora detto, citiamo i seguenti due hadith.

Alì (as), il Principe dei Credenti, commentando il sesto versetto della Sura della Lode, disse: “{O Signore,} continua a concederci il Tuo appoggio, con il quale Ti abbiamo ubbidito in passato, affinché noi possiamo ubbidirti anche in futuro”44

L’imam Sadiq (as) disse: “{O Signore}, mantienici sulla via che porta al Tuo amore, che giunge al Tuo Paradiso, che ci evita di seguire le nostre passioni, le quali ci uccidono, che ci evita di agire secondo le nostre opinioni, le quali ci rovinano”45

Cos’è la retta via?

Da quanto è possibile dedurre studiando i versetti del sacro Corano, la ‘retta via’ non è altro che la vera religione di Dio:

“Di’: ‘In verità, io sono stato guidato dal mio Signore alla retta via, una salda religione, la fede di Abramo, {il quale fu sempre} seguace della verità e non fu mai politeista”46

Questo versetto identifica la retta via con la vera e solida religione, con la pura fede di Abramo, con l’assoluto rifiuto di ogni forma di politeismo.

Tuttavia, nella Sura Ya Sin leggiamo:

“O figli di Adamo, non mi ero forse fatto promettere da voi di non adorare Satana – ché, in verità, egli è vostro dichiarato nemico – e di adorare {solo} Me? Questa è la retta via!”47

Il primo versetto vede la retta via dal punto di vista della fede, mentre i due sopraccitati versetti della Sura Ya Sin presentano la retta via sotto l’aspetto del culto e della pratica, e cioè il rifiuto di ogni atto empio e di ogni forma di deviazione. Il sacro Corano, nella Sura della Famiglia di Imràn, ci insegna che per arrivare alla retta via bisogna rinsaldare il proprio rapporto con il Signore Eccelso: “E chi si afferra ad Allah è sicuramente guidato alla retta via”48

È necessario ricordare che la retta via, è sempre unica: tra due punti passa sempre una sola retta, che costituisce il piú breve cammino tra i due punti. Perciò, se il santo Corano identifica la retta via con la vera religione divina, è perché essa è il piú breve sentiero che porta a Dio.

Quanto abbiamo detto dimostra chiaramente che non esiste che una religione:

“In verità, la religione, presso Allah, è l’Islam…”49

È poi questo il motivo per cui il sublime Corano dice:

“Questa è la Mia retta via! Seguitela dunque, e non andate per altre strade: esse vi distolgono dal Mio sentiero…”50

Piú avanti vedremo che la parola ‘Islam’ ha un significato piú ampio di quello comunemente conosciuto, e può essere usata per indicare ogni autentica religione monoteistica inviata da Dio agli uomini.

Da quanto abbiamo detto risulta chiaro che le diverse interpretazioni che gli esegeti hanno dato della retta via, in realtà, fanno tutte ritorno a un unico fondamento. Alcuni hanno detto che la retta via è l’Islam e la pura fede monoteistica, altri l’hanno identificata con il Santo Corano e altri ancora con il Profeta (S) e i nobili Imam (as), ma tutti questi significati fanno ritorno alla pura e vera religione del Signore Eccelso.

Parimenti, le tradizioni islamiche riguardanti questo argomento, ognuna delle quali affronta un aspetto differente del problema, fanno tutte ritorno a un unico principio.

Il santo Profeta dell’Islam (S) disse: “La retta via è la via dei Profeti, gli stessi ai quali Dio ha concesso la grazia”51

Il nobile imam Sadiq (as), commentando il versetto “Guidaci sulla retta via”, disse: “{La retta via è} la via e la conoscenza dell’Imam”52. In un’altra tradizione di questo puro Imam leggiamo: “Giuro su Dio che la retta via siamo noi”53

In un altro hadith del sesto Imam (as) leggiamo: “La retta via è Alì, il Principe dei Credenti”54

Ahmad Bin Muhammad Bin Ibrahim Ath-tha´labiyy dice che Abú Buraydah Aslamiyy, uno dei compagni del sommo Profeta (S), ha narrato la seguente tradizione: “La retta via è la via di Muhammad e della Famiglia di Muhammad”55

Non v’è dubbio che la via dell’Ahl ul-Bayt è la via retta e giusta, che, se percorsa, porta alla salvezza e alla beatitudine eterna. Abbandonare questa via, deviare da essa significa cadere in rovina. Bin Al-mughàziliyy e altri fedeli narratori degli hadith dell’Ahl ul-Bayt, narrano la seguente tradizione del santissimo ProfetaMuhammad (S): “La mia Ahl ul-Bayt {Alì Fatima e gli undici nobili imam da loro discendenti} è come l’Arca di Noè: chiunque salì su di essa si salvò, chi invece l’abbandonò perì”56.

Sunniti e shi°iti hanno inoltre narrato la seguente tradizione: “In verità, io lascio tra di voi due preziose cose: il Libro di Dio e i miei Parenti, la mia Ahl ul-Bayt {Alì Fatima e gli undici nobili imam da loro discendenti}. Se v’atterrete a esse non vi travierete mai”57. Questa tradizione prova chiaramente la nostra tesi.

Come abbiamo già detto, è certo che il santo Profeta (S), il nobile imam Alì (as) e gli altri purissimi imam dell’Ahl ul-Bayt (as), invitavano la gente alla vera e autentica religione monoteistica, e il loro invito comprendeva tutti gli aspetti riguardanti la fede e la pratica religiosa, ed era in grado di portare la gente al culmine delle proprie capacità, al massimo grado di spiritualità e virtú.

Tra l’altro, è bene sapere che abbiamo due tipi di guida divina: genetica e legislativa.

La guida genetica è svolta dall’intelletto che distingue il bene dal male, l’utile dal dannoso, la beatitudine dalla dannazione, il buono dal cattivo. Esso è, in realtà, un “Profeta ” interiore!

Quanto invece alla guida legislativa, essa si realizza attraverso l’invio di messaggeri, la rivelazione di libri celesti e la disposizione di precetti da parte del Signore Eccelso. Attraverso essi Dio indica all’uomo tutto il bene di questo mondo e dell’aldilà, e lo mette in guardia da tutto ciò che lo minaccia in questa vita e in quella ultraterrena. Chiunque accetti la loro guida, sarà degno di ricevere i doni e i premi dell’aldilà, quali la perfezione dell’anima, la sapienza, la somma virtú, raggiungendo la beatitudine dei due mondi e godendo dell’infinita grazia divina.

Questi sono i fondamentali mezzi attraverso i quali Allah guida l’uomo sulla retta via e lo salva dalla perdizione.

Commento al Versetto 7

صِرَاطَ الَّذِينَ أَنْعَمْتَ عَلَيْهِمْ غَيْرِ المَغضُوبِ عَلَيْهِمْ وَلا الضَّآلِّينَ﴿7﴾

12. la via di coloro ai quali hai concesso la grazia, non quella di coloro sui quali è l’ira {Tua} e nemmeno quella dei traviati

Due deviazioni dalla retta via

Questo versetto costituisce, in realtà, una chiara interpretazione della “retta via”. L’orante, a ogni preghiera, chiede a Dio di guidarlo al sentiero di coloro ai quali Egli ha concesso la grazia, la guida, la sapienza, la devozione, la virtú, il martirio, e non al sentiero di coloro che, a causa dei loro peccati e della loro insana fede, sono stati colpititi dalla Sua ira, e nemmeno a quello di coloro che hanno abbandonato la retta via e che si sono traviati.

In realtà, siccome noi non abbiamo una perfetta conoscenza della retta via, Dio, in questo versetto, ci ordina di chiederGli la via, il sentiero dei Profeti (as), dei probi e di quelli ai quali Egli ha concesso la Sua grazia.

Questo versetto ci avverte che noi siamo costantemente minacciati da due deviazioni: l’errore di “coloro sui quali è l’ira {Tua}”, e la deviazione dei “traviati”.

Chi sono quelli ai quali Dio ha concesso la grazia?

Il 69° versetto della Sura delle Donne afferma: “Coloro che obbediscono ad Allah e al Messaggero, ebbene, essi saranno con quelli ai quali Allah ha concesso la grazia: i Profeti, i sinceri, i martiri e i probi. Che buoni amici sono questi!”58

Probabilmente, con ciò il sacro Corano vuole dire che per costruire una società sana, evoluta e pia, è prima necessario che le guide divine e i profeti abbiano modo di svolgere la loro missione celeste, e dietro di loro ci siano dei sinceri nunzi che realizzino gli obiettivi dei Profeti (as) in ogni luogo. In seguito a ciò, è poi possibile che gli empi e i nemici della verità si ribellino, e si renda necessario l’intervento dei credenti per fermarli, e, di conseguenza, alcuni cadano martiri sul sentiero di Dio. Il risultato di questi sforzi è infine la comparsa di gente proba in una società pura e piena di spiritualità.

Concludiamo dunque che noi, ogni giorno, recitando la Sura della Lode, chiediamo a Dio la via di questi quattro gruppi, ed è ovvio che dobbiamo sempre appartenere a uno di essi, e contribuire così a realizzare i santi obiettivi dei Profeti (as).

Chi sono quelli sui quali è l’ira di Dio? Chi sono i traviati?

Il fatto che il sacro Corano cita separatamente questi due gruppi, significa che ognuno di essi denota un particolare gruppo di persone. A tal proposito esistono tre diverse interpretazioni.

1) Analizzando l’uso che il sacro Corano fa di queste due espressioni, deduciamo che “coloro sui quali è l’ira {Tua}” esprime una maggiore deviazione rispetto all’espressione “i traviati”. In altre parole, “i traviati” esprime una deviazione normale dalla retta via, mentre l’altra espressione viene usata per indicare coloro che, oltre a essere traviati, sono anche ostinati e ipocriti.

È per questo motivo che, nel nobile Corano, in molte occasioni, Dio si adira contro di loro e li maledice: “…ma quelli che hanno aperto il proprio petto alla miscredenza, ebbene, su di loro è l’ira di Allah”59. “Dio punisce gli ipocriti e le ipocrite, i politeisti e le politeiste, che hanno cattiva opinione di Allah. Che la sventura si abbatta su di loro! Allah s’è adirato contro di loro, li ha maledetti e ha preparato per loro l’Inferno: che triste fine!”60.

In ogni caso, “coloro sui quali è l’ira {Tua}” sono quelle persone che oltre a essere traviate e miscredenti, combattono ostinatamente contro la verità e ostacolano i profeti e le guide divine. Nel 112° versetto della Sura della Famiglia d’Imràn leggiamo:

“Sono incorsi in collera {proveniente} da Allah e su di loro è stata impressa la miseria: smentivano i segni di Allah e uccidevano ingiustamente i profeti; essi hanno disubbidito, essi trasgredivano”61

2) Alcuni esegeti del Corano sostengono che l’espressione “i traviati” indica i cristiani traviati, mentre “coloro sui quali è l’ira {Tua}” indica i giudei traviati. Questa interpretazione è dovuta alla particolare posizione assunta da cristiani e giudei di fronte all’invito dell’Islam. In effetti, come afferma anche il sacro Corano in diversi versetti, i giudei traviati dimostravano una particolare ostilità nei confronti dell’Islam, nonostante all’inizio i loro sapienti ne fossero stati i nunzi. Purtroppo però, dopo un breve periodo, per effetto delle deviazioni, per il timore di perdere la propria posizione e i propri utili, sono diventati i piú accaniti nemici dell’Islam e del suo Profeta (S).

Hanno ostacolato con tutti i mezzi a loro disposizione lo sviluppo e la crescita della neonata religione islamica e dei suoi fedeli, nello stesso modo in cui oggi il sionismo internazionale ostacola e combatte l’Islam. Concludiamo dunque che l’espressione “coloro sui quali è l’ira {Tua}” si addice a questa gente. Quanto invece ai cristiani traviati, la cui posizione nei confronti dell’Islam era differente, essi sono stati chiamati “traviati” per il fatto che hanno accettato la Trinità, abbandonando così la vera fede monoteistica, che consiste nell’adorazione del Dio Unico. Questa è dunque una delle peggiori forme di traviamento. Per concludere, ricordiamo che anche le tradizioni islamiche usano le espressioni “coloro sui quali è l’ira {Tua}” e “i traviati” per indicare rispettivamente i giudei e i cristiani traviati.

3) È anche possibile che “i traviati” indichi quelle persone che sono uscite dalla retta via, ma che non cercano di deviare il resto della gente, mentre l’espressione “coloro sui quali è l’ira {Tua}” indica quei traviati che impiegano tutte le loro forze per traviare anche il resto della gente. A tal proposito, nel sedicesimo versetto della Sura della Consultazione leggiamo:

“E coloro che disputano riguardo ad Allah dopo che è già stato accettato {il Suo invito da coloro che si sono convertiti all’Islam}, il loro argomento è privo di valore per il loro Signore; su di essi è {la Sua} ira e loro avranno un duro castigo”62

Riguardo a questo argomento sono state narrate anche altre interpretazioni, tra le quali ricordiamo la seguente tradizione del santo imam Alì (as): “Chiunque nega Dio viene colpito dalla Sua ira e s’allontana dalla Sua via”63

In un’altra tradizione il santissimo Profeta (S) dice: “I seguaci di Alì (as) sono quelli ai quali Tu hai concesso il dono della wilàyah {amore, amicizia} di Alì Bin Abitàlib (as), {sono quelli} sui quali non è l’ira {Tua} e che non sono traviati”64

O Signore, non ci colpire con la Tua ira e salvaci dal traviamento. Fai di noi dei veri musulmani, degli autentici credenti, dei sinceri seguaci dell’Ahl ul-Bayt (as).

O Signore, guidaci sempre sulla retta via!

Noi Ti ringraziamo per questo sommo dono e diciamo: sia lodato Iddio per avere fatto di noi dei seguaci dell’imam Alì (as) e degli altri purissimi Imam (as).

  • 1. Bihàru-l’anwàr 76: cap.58. Tafsíru-l-bayàn 1: p. 461.
  • 2. Ibid.
  • 3. Majma´u-l-bayàn 1: 18.
  • 4. Majma´u-l-bayàn 1: 18.
  • 5. Santo Corano, 96: 1.
  • 6. Santo Corano, 11 : 41.
  • 7. Santo Corano, 27: 30.
  • 8. Makhzanu-l’irfàn 1: 28.
  • 9. Ul’usul min Al-kafi 3: 312.
  • 10. Al’itgàn 1: 136.
  • 11. Atiyabu-l-bayàn 1: 93.
  • 12. Santo Corano, 2: 226.
  • 13. Santo Corano, 2: 227.
  • 14. Santo Corano, 51: 18.
  • 15. Santo Corano, 51: 58.
  • 16. Santo Corano, 59: 24.
  • 17. Santo Corano, 59: 23.
  • 18. Santo Corano, 33: 43.
  • 19. Al-kàfi, At-tawhíd (Sadúq), Ma´àni-l’akhbàr (secondo quanto narra il Tafsíru-l-mizàn dell’allàmah Tabàtabài)
  • 20. Majma´u-l-bayàn 1: 21.
  • 21. Santo Corano, 32: 7.
  • 22. Santo Corano, 11: 6.
  • 23. Santo Corano, 10: 10.
  • 24. Manhaju-s-sàdiqin 1: 105.
  • 25. Santo Corano, 25: 1.
  • 26. Santo Corano, 45: 36.
  • 27. Santo Corano, 26: 23 e 24.
  • 28. Tafsiru Nuru-th-thaqalayn 1: 17.
  • 29. Il Diwàn di Alí Bin Abi Tàlib, pag. 175.
  • 30. Santo Corano, 39: 53.
  • 31. Santo Corano, 82: 19.
  • 32. Santo Corano, 31: 25.
  • 33. Santo Corano, 34: 7 e 8.
  • 34. Tafsiru Nuru-th-thaqalain 1: 19.
  • 35. Majma´u-l-bayàn 1: 24.
  • 36. ‘Yawm’ significa ‘giorno’ e ‘din’ significa ‘giudizio’. È bene pero sapere che ‘din’ ha anche il significato di religione.
  • 37. Bihàru-l’anwàr 72: 186.
  • 38. Santo Corano, 6: 162.
  • 39. Kanzu-l’ummàl 4: 360
  • 40. Tafsiru Manhaju-s-sàdiqin 1: 114.
  • 41. Santo Corano, 20: 114.
  • 42. Santo Corano, 19: 76.
  • 43. Santo Corano, 47: 17.
  • 44. Ma´àni-l’akhbàr e il Tafsir dell’Imam Al´askariyy (secondo quanto narra il tafsir Sàfi, commentando il sopraccitato versetto).
  • 45. Ibid.
  • 46. Santo Corano, 6: 161.
  • 47. Santo Corano, 36: 60 e 61.
  • 48. Santo Corano, 3:101.
  • 49. Santo Corano, 3: 19.
  • 50. Santo Corano, 6: 153.
  • 51. Tafsiru-n-nuru-th-thaqalayn 1: 20 (hadith n. 86).
  • 52. Tafsiru-n-nuru-th-thaqalayn 1: 21 (hadith n. 88, 89, 94).
  • 53. Ibid.
  • 54. Ibid.
  • 55. Bihàru-l’anwàr 24: pag. 16. Manhaju-s-sadiqin 1: 116.
  • 56. Bihàru-l’anwàr 23: pag. 124.
  • 57. Ihqàqu-l-haqq 9: 309.
  • 58. Santo Corano, 4: 69.
  • 59. Santo Corano, 16: 106.
  • 60. Santo Corano, 48: 6.
  • 61. Santo Corano, 3:112.
  • 62. Santo Corano, 42:16.
  • 63. Tafsiru-s-sàfi 1: 74.
  • 64. Ma´àni-l’akhbàr, pag. 32, hadith n. 8. Tafsiru Furàtu-l-kufiyy 1: 52.

La Sura al-Baqarah (del Bovino): Contenuto della Sura

Questa sura, che è la piú lunga sura del sacro Corano e che consta di 286 versetti, non è stata certamente rivelata in una sola volta, ma è discesa gradualmente, a Medina, per soddisfare le diverse necessità della società islamica.

Questa sura è dotata di un’innegabile ed eccezionale universalità: in essa sono trattate questioni inerenti la fede, i precetti religiosi, il culto, la società, la politica e l’economia.
Citiamo di il monoteismo seguito alcuni problemi affrontati dalla Sura del Bovino:

e la teologia, soprattutto attraverso l’osservazione e lo studio dei segreti della creazione;
1. la resurrezione e la vita oltremondana, soprattutto attraverso l’uso di esempi concreti, quali la storia di Abramo (as) e degli uccelli resuscitati, e quella di ´Uzair (as)(uno dei profeti dei figli d’Israele);

2. la natura miracolosa del sacro Corano e l’importanza di questo celeste libro;

3. i giudei, gli ipocriti, le loro particolari posizioni nei confronti dell’Islam e i loro intrighi contro il sommo Profeta (S) e i musulmani;

4. i grandi profeti, soprattutto Abramo (as) e Mosè (as);

5. le norme islamiche: la preghiera, il digiuno, la Jihad, il pellegrinaggio, il cambiamento della qiblah {direzione verso la quale i musulmani pregano}, il matrimonio, il divorzio, il commercio, il debito, l’usura, il qisàs {taglione}, le carni proibite, il gioco d’azzardo, il vino, il testamento.

Per concludere ricordiamo che il nome di questa sura è dovuto a una interessante storia contenuta in questa sura, riguardante i figli d’Israele, della quale, a Dio piacendo, parleremo piú avanti (versetti 67-73).

L’Eccellenza di Questa Sura

Riguardo all’eccellenza di questa sura esistono molte importanti tradizioni nelle fonti islamiche. Tabarsì nella sua opera Majma´u-l-bayàn narra la seguente tradizione del sommo Profeta (S): “Fu chiesto al Profeta (S): ‘Qual è la migliore sura del Corano?’. Egli rispose: ‘La Sura del Bovino’. Fu chiesto ancora: ‘Qual è il migliore versetto della Sura del Bovino?’. Rispose: ‘L’Ayatu-l-kursiyy {versetto 255}’”1

L’eccellenza di questa sura sembra essere dovuta alla sua universalità, mentre la superiorità dell’Ayatu-l-kursiyy è dovuta al suo singolare contenuto monoteistico, del quale, a Dio piacendo, parleremo piú avanti.

Bisogna fare attenzione che la superiorità di questa sura è relativa e riguarda un determinato aspetto. Altre sure del sacro Corano eccellono infatti sotto altri aspetti.

Il santo imam Alì Ibn al-Hussayn (as) narrò la seguente tradizione del sommo Profeta Muhammad (S): “Chiunque reciti quattro versetti dall’inizio della Sura del Bovino, l’Ayatu-l-kursiyy, due versetti dopo di essa {l’Ayatu-l-kursiyy} e tre versetti della fine di questa sura, non vedrà mai in se stesso, nella sua famiglia e nei propri beni ciò che detesta, non sarà avvicinato da Satana e non dimenticherà il Corano”2

Abu Bin Ka´b narra la seguente tradizione del sommo Profeta (S): “Chiunque reciti questa sura, riceverà infinita benedizione e grazia da Dio, avrà la ricompensa di chi, per un intero anno, combatte senza alcuna paura sul sentiero di Dio”. Dopodiché il santo Profeta (S) aggiunse: “I musulmani devono recitare questa sura, devono conoscerla e metterla in pratica, affinché possano godere della grazia divina in questo mondo e nell’aldilà”3

In una tradizione dell’imam Sàdiq (as) leggiamo: “Chiunque reciti la Sura del Bovino e la Sura della Famiglia di Imràn, nel Giorno del Giudizio queste due sure, al pari di due nuvole, faranno ombra sopra di lui {lo proteggeranno dal fuoco dell’Inferno}”4

È qui necessario ricordare che i meriti e le ricompense che vengono promessi per la recitazione del Corano, delle sure e di alcuni particolari versetti, non riguardano la mera ripetizione delle parole riportate nel sacro Corano, ma spettano solo alla persona che recita i versetti del Verbo Divino per comprenderne il significato, meditare su di essi e metterli in pratica.

In effetti, ogni ricompensa promessa per la recitazione di una sura o un versetto, è adeguata al contenuto di quella sura o al significato di quel versetto. Ad esempio, riguardo alla ricompensa che merita la persona che legge la Sura della Luce, leggiamo che chiunque dimostri assiduità nel leggere questa sura, sarà protetto, assieme ai suoi figli, dalla dissolutezza e dall’adulterio. In effetti, la Sura della Luce contiene importanti prescrizioni riguardo la lotta contro le deviazioni sessuali e la dissolutezza: l’obbligo di affrettare il matrimonio per le persone non sposate, il precetto dell’hijàb, il divieto degli sguardi lascivi, l’illiceità di accusare ingiustamente di adulterio la gente, e la pena da infliggere agli adulteri.

È ovvio che se la gente ubbidisse ai precetti esposti in questa sura, nessuno commetterebbe mai peccato carnale. Se gli uomini mettessero in pratica gli insegnamenti dei summenzionati versetti della Sura del Bovino – che parlano tutti del monoteismo, della fede nell’occulto, della conoscenza di Dio e del resistere alle tentazioni di Satana – sicuramente riuscirebbero a purificare la propria fede, il proprio pensiero e la propria condotta.

Leggere il sacro Corano è, in ogni caso, un’azione meritoria, ma il vero merito e i positivi effetti di questa lettura si hanno quando essa diventa una premessa alla meditazione e alla pratica.

  • 1. Nuru-th-thaqalayn 1: 120. Majma´u-l-bayàn 1: 32.
  • 2. Thawàbu-l’a´màl (secondo quanto narra il Nuru-th-thaqalain 1: 26).
  • 3. Manhaju-s-sàdiqin 1: 120. Majma´u-l-bayàn 1: 32.
  • 4. Al-burhàn Fi Tafsiri-l-qur’an 1: 52.

Sura al-Baqarah Versetti 1-5

الم﴿1﴾ ذَلِكَ الكِتَابُ لاَرَيْبَ فِيهِ هُدىً لِلمُتَّقِينَ﴿2﴾ الَّذِينَ ُيؤْمِنُونَ بِالغَيْبِ وَيُقِيمُونَ الصَّلاةَ وَمِمَّا رَزَقْنَاهُمْ يُنْفِقُونَ ﴿3﴾ وَالَّذِينَ يُؤْمِنُونَ بِمآ اُنْزِلَ إِلَيْكَ وَمآ اُنْزِلَ مِن قَبْلِكَ وَبِالاَخِرَةِ هُمْ يُوقِنُونَ ﴿4﴾ أُوْلئِكَ عَلَى هُدًى مِنْ رَبِّهِمْ وَأُوْلئِكَ هُمُ المُفْلِحُونَ ﴿5﴾

1 Alif Lâm Mîm
2. Questo è il libro nel quale non v’è dubbio alcuno, guida per i timorati di Allah,
3. gli stessi che credono nell’occulto, eseguono assiduamente la preghiera ed elargiscono di ciò che abbiamo loro destinato;
4. gli stessi che credono in ciò che è stato fatto discendere su di te e in ciò che è stato fatto discendere prima di te, e dell’aldilà essi sono certi.
5. Essi sono sulla {via della} retta guida {condotti} dal loro Signore, ed essi sono i beati.

Versetto 1

الم﴿1﴾

Alif Lâm Mîm

Le ‘Lettere Isolate ’ Del Santo Corano

All’inizio di ventinove sure del santo Corano troviamo delle lettere chiamate ‘Lettere Isolate’. Come si può facilmente dedurre dal nome, queste lettere sono tra loro separate e sembra che insieme non costruiscano alcuna parola dotata di senso. Tuttavia, immediatamente dopo, i versetti che le seguono parlano del sacro Corano e della sua magnificenza, e ciò dimostra che tra queste lettere e il nobile Corano esiste una stretta relazione. Ad esempio, nei primi due versetti della Sura della Formica leggiamo: “Tà Sîn. Questi sono i versetti del Corano e di un Libro illuminante”.

Le Lettere Isolate del sublime Corano sono sempre state considerate dei misteri di questo celeste Libro, tanto che i dotti e i sapienti di esegesi coranica hanno affermato che esse sono come dei nomi o cose simili che compaiono all’inizio di alcune sure del nobile Corano, e sono dei segreti che solo il sommo Profeta (S) e i puri Imam (as) conoscono. Alcune tradizioni dell’Ahl ul-Bayt dimostrano quanto abbiamo ora detto.

L’imam Alì (as) disse: “Ogni libro ha un’essenza, e l’essenza di questo libro {il Corano} sono le Lettere Isolate”1

L’imam Sadiq (as) disse: “ ‘Alif Lâm Mîm’ è una delle lettere del Sommo Nome di Dio, le cui lettere sono state riportate divise tra di loro nel Corano. Ogniqualvolta il Profeta (S) e gli Imam pregano Iddio con questo nome vengono esauditi”2

Il quarto Imam disse: “I Quraysh e i giudei negarono il Corano, dicendo: ‘Questo {libro} è chiaro atto di stregoneria! È una sua {di Muhammad} invenzione’. Ma Dio disse: ‘Alif Lâm Mîm. Ecco il Libro!’, vale a dire: ‘O Muhammad, il libro che ti abbiamo rivelato è composto dalle stesse lettere isolate ‘Alif Lâm Mîm’ e da altre simili a esse, che non sono altro che le lettere del vostro alfabeto…”3

Bin Abbas e ´Akramah narrano la seguente tradizione: “Queste lettere sono giuramenti. Dio l’Altissimo ha giurato su di essi ed essi sono dei nomi divini”4

Forse la ragione per cui il Signore Eccelso ha giurato sulle lettere dell’alfabeto, è che queste sono dotate di una grande importanza e magnificenza: attraverso queste lettere viene esposta la maestà e la grandezza divina, vengono rivelati i segreti della creazione. Fondamentali cose quali il sapere umano, la direzione della società, le relazioni tra gli uomini sulla terra, le industrie, gli scambi commerciali, i matrimoni e le leggi sono legate a queste lettere, alle lettere dell’alfabeto. La trasmissione delle scienze attraverso i secoli avviene per mezzo di queste lettere. Persino il commento che state leggendo vi è stato trasmesso attraverso le lettere dell’alfabeto.

Certo, le lettere dell’alfabeto sono degne di tanta attenzione che il Signore Eccelso le usa per trasmettere a noi i Suoi sacri giuramenti: “Nûn. Per il calamo e ciò che scrivono”5

Esistono comunque piú di cento altri hadith dei dotti dell’Islam a proposito di queste lettere, per la conoscenza dei quali si può consultare le attendibili esegesi coraniche e le raccolte di autentiche tradizioni islamiche.

Alcuni eminenti dotti musulmani hanno affermato che il fatto che il sublime Corano – magnifico e sommo libro celeste che con il suo straordinario stile ha sbalordito tutti i maestri di eloquenza arabi e non arabi, che con il suo inimitabile contenuto ha soggiogato i piú grandi dotti e sapienti della storia – sia composto dalle stesse lettere che sono a disposizione di tutti noi, dimostra che questo celeste libro non può essere il frutto del pensiero umano, deve bensì essere rivelazione assoluta. È per questo che nessuno è in grado di imitare il nobile Corano.6

L’ottavo Imam (as) disse: “In verità, Allah, Benedetto e Altissimo, ha fatto discendere questo Corano con queste stesse parole {quelle dell’alfabeto arabo}, con le quali tutti gli Arabi parlano solitamente”7

Versetto 2

ذَلِكَ الكِتَابُ لاَرَيْبَ فِيهِ هُدىً لِلمُتَّقِينَ﴿2﴾

Questo è il libro nel quale non v’è dubbio alcuno, guida per i timorati di Allah,

Il Libro nel quale non v’è Dubbio Alcuno

Nel secondo versetto di questa sura il nobile Corano esalta se stesso dicendo: “Questo è il libro nel quale non v’è dubbio alcuno”

È possibile che questa espressione significhi che: questo è il libro che l’Eccelso aveva promesso al Suo amato Profeta (S), il libro che guiderà gli uomini sulla retta via, sarà una salda scrittura per coloro che ricercheranno la verità, un solido fondamento sul quale non sarà possibile dubitare.

È bene però dare maggiori spiegazioni sull’espressione “…nel quale non v’è dubbio alcuno”. Con ciò il glorioso Corano vuol dire che il suo contenuto è così sublime e celeste che nessuno può dubitare sulla sua natura divina. In altre parole, la sincerità, la magnificenza, la rigorosità, la profondità dei versetti, la dolcezza dello stile del santo Corano sono così palesi da non lasciare alcun dubbio sul fatto che esso è la sacra e pura Parola del Signore.

È interessante notare che il passare del tempo non solo non diminuisce lo splendore di questo celeste libro, ma, con lo sviluppo delle scienze e la scoperta dei segreti dell’universo, le sue eterne verità ed eccezionali virtú attraggono sempre di piú l’uomo. Piú la scienza e la tecnologia progrediscono, piú i versetti del saggio Corano acquistano splendore. Questa è una verità che, a Dio piacendo, avremo modo di dimostrare e spiegare durante questo tafsìr.

Cos’è la ‘Guida’?

La parola ‘guida’ {hidàyah}, nel sublime Corano, è stata usata in moltissimi casi, i quali sono tutti riconducibili a due fondamentali significati: guida genetica e guida legislativa.

La guida genetica, che riguarda tutte le creature divine, consiste nella guida di queste creature da parte del Signore dei Mondi attraverso l’ordine universale e le misteriose e precise leggi del Creato da Lui imposte. A tal proposito, troviamo nel sapiente Corano diversi versetti, tra cui la seguente frase del santo Mosè (as):

“Il nostro Signore è Colui che ha dato a ogni cosa la sua {particolare} creazione e poi l’ha guidata”8

Le persone prive di fede si dividono in due categorie: le persone che ricercano e amano la verità e che l’accettano ovunque la trovino, e le persone che non sono alla ricerca della verità, che la odiano e cercano di distruggerla ovunque essa sia.

Ovviamente il santo Corano e qualsiasi altro libro celeste può giovare solo alla prima categoria:

“E facciamo discendere il Corano affinché sia guarigione e misericordia per i credenti, e negli empi non accresce che perdita”9

In una salina non può mai nascere una rosa, quand’anche piova su di essa un migliaio di volte, bisogna bensì eliminare il sale e preparare adeguatamente il terreno affinché si giovi della natura vitalizzante della pioggia e la sfrutti per far crescere le piú belle piante.

Fino a quando l’uomo non elimina dalla propria anima l’odio per la verità, su di essa non potrà mai svilupparsi e crescere il seme della guida divina. È per questo motivo che il Signore Eccelso afferma che il santo Corano è la guida dei timorati di Dio.

Quanto invece alla guida legislativa, essa viene realizzata attraverso i santi Profeti (as) e i celesti libri ispirati, e gli uomini, giovandosi dei loro insegnamenti, procedono sul sentiero che conduce alla perfezione. Ciò è dimostrato da numerosi versetti del sacro Corano, tra cui il seguente:

“E abbiamo fatto di loro degli imam {guide} che guidano {la gente} per ordine Nostro”10

Perché la Guida riguarda esclusivamente i Timorati?

Senza dubbio il santo Corano è stato rivelato per guidare tutti gli uomini, l’intera umanità. Perché allora nel sopraccitato versetto si afferma che la guida riguarda solo i timorati?

La risposta è che fino a quando nell’uomo non esiste nemmeno il primo grado, il primo livello della sottomissione al Signore e della luce del timor di Dio, è impossibile che egli possa giovarsi della guida dei libri celesti e dell’invito dei profeti divini.
È ora necessario dare alcune spiegazioni sul timor di Dio.

Il Significato della parola Taqwa{Timor di Dio} nel Lessico e nella Legislazione Islamica, e i Gradiu del Timor di Dio

Il lessico arabo, ci insegna che la radice della parola taqwà {timore} è wiqàyah {preservare da ciò che arreca danno}.

Nella legislazione islamica, di solito, la parola mutaqqi {dotato di taqwà, timorato di Dio} viene usata per indicare la persona che preserva se stesso da tutto ciò che gli arreca danno per l’aldilà.

Piú del significato di questa parola, è interessante studiare i diversi gradi e livelli del taqwà, del timore di Dio.

Il primo grado del timor di Dio consiste nel non disubbidire a Dio. Il sommo Profeta (S) Muhammad (S) disse: “Si diventa timorati di Dio solo quando ci si astiene da {tutto} ciò che Egli ha proibito”11

In una famosa tradizione, il santo Inviato d’Allah divide le azioni degli uomini in tre categorie: le azioni palesemente lecite, quelle palesemente proibite e gli atti dubbi, vale a dire quelli che non sono né manifestamente leciti né manifestamente proibiti. Chiunque si astenga dall’eseguire la terza categoria di azioni, sicuramente non eseguirà nessun atto proibito.12

In una tradizione dell’imam Alì (as) leggiamo: “Timorato di Dio è chi nelle cui azioni non si vedrebbe nulla di vergognoso se venissero messe in un vassoio e portate in giro per il mondo”13

Chiesero a Ka´bu-l’akhbàr: “Cos’è il timor di Dio?”. Rispose: “Non avete mai percorso un sentiero pieno di steli spinosi?”. Dissero: “Certo!”. Disse: “Come l’avete percorso?”. Risposero: “Raccogliendo i nostri vestiti affinché nessuna spina rimanga impigliata in essi”. A questo punto disse: “Anche il timore di Dio è così: sulla via della religione bisogna usare la stessa cautela di fronte al peccato, e non disubbidire a Dio”.

Il secondo grado del timor di Dio consiste nel seguire tutti i comandamenti divini che il sommo Profeta (S) ci ha portato. In altre parole, questo grado richiede l’esecuzione di tutto ciò che è obbligatorio e l’astensione da tutto ciò che è proibito.

Il terzo grado consiste nella completa liberazione dello spirito e del cuore da tutto ciò che è profano. Il timorato, a questo livello, protegge il proprio cuore da tutto ciò che non è divino, si separa dalle creature per unirsi al Creatore e contemplare il Suo splendore e la Sua maestà. Questo è il vero timore di Dio! È per questo che il Signore Eccelso dice: “…temete Iddio come deve essere temuto…”14

Versetto 3

الَّذِينَ ُيؤْمِنُونَ بِالغَيْبِ وَيُقِيمُونَ الصَّلاةَ وَمِمَّا رَزَقْنَاهُمْ يُنْفِقُونَ ﴿3﴾

gli stessi che credono nell’occulto, eseguono assiduamente la preghiera ed elargiscono di ciò che abbiamo loro destinato;

Gli Effetti del Timor di Dio sullo Spirito e sul Corpo

Il sacro Corano, all’inizio di questa sura, suddivide la gente in tre gruppi:

1. i timorati, che accettano l’Islam in tutte le sue dimensioni;

2. i miscredenti, che si trovano esattamente all’opposto rispetto al primo gruppo, che negano apertamente l’Islam e non si fanno scrupoli a combattere, con le parole e con gli atti, questa sacra religione;

3. i munàfiqin, i falsi, gli ipocriti, che quando si trovano con i musulmani dicono di essere loro fratelli di fede, ma quando sono con i nemici dell’Islam, lontano dai musulmani, negano la loro fede. In verità, essi sono dei miscredenti che si fingono credenti, musulmani.

Senza dubbio, il danno arrecato all’Islam dai munàfiqin è maggiore di quello arrecato dai miscredenti. È per questo motivo che il sacro Corano li tratta con maggiore durezza e severità.
Ciò non riguarda una particolare religione o un determinato tempo, intorno a ogni religione sono sempre esistiti questi tre gruppi: i fedeli, gli infedeli e i munàfiqin.

Il Primo Gruppo: I Timorati

I versetti dei quali stiamo parlando riguardano il primo dei tre sopraccitati gruppi. Le caratteristiche delle persone a esso appartenenti, dal punto di vista della fede e della pratica religiosa, possono essere presentate attraverso i seguenti cinque concetti: fede nell’occulto {ghayb}, assiduità nell’eseguire la preghiera, elargire di tutto ciò che Dio dona, fede in ciò che è stato rivelato ai Profeti (as) e nel Giorno del Giudizio.

La fede nell’occulto (Ghayb)

Il versetto dice inizialmente: “…gli stessi che credono nell’occulto…”
Il ghayb (occulto) e il shuhúd (visibile) sono due mondi fra loro opposti. Il shuhúd è il mondo delle cose che possono essere percepite dai sensi, mentre il ghayb, l’occulto, è il mondo degli esseri che non possono essere avvertiti con gli abituali sensi. A tal proposito, il santissimo Corano afferma: “… Conoscitore dell’occulto {ghayb} e del palese {shahàdah}. Egli è il Misericordioso, il Benevolo”15

La fede nell’occulto è la prima cosa che distingue i credenti dai non credenti, che li separa integralmente da coloro che negano Dio, i Profeti e il Giorno del Giudizio. È questo il motivo per il quale il sacro Corano ricorda come prima caratteristica dei timorati, la fede nel ghayb, nell’occulto.
I credenti superano le frontiere del mondo materiale, e in tal modo entrano in relazione con un mondo di gran lunga piú grande e interessante. I nemici dei credenti affermano invece con insistenza che l’uomo non è altro che un animale come gli altri, un essere la cui esistenza è limitata a questo mondo materiale. Essi chiamano questa vita animale, piena di eccessi e dominata dalla lussuria, civiltà e progresso.

Paragonando questi due antitetici modi di vedere il mondo, deduciamo che i credenti credono nel ghayb, sono convinti del fatto che il creato è ben piú vasto di questo effimero mondo materiale, che il creatore di questo meraviglioso universo è dotato di sapienza e potenza infinite, di illimitata maestà e conoscenza. Egli è sempre esistito e non avrà mai fine, e ha creato l’universo in modo perfetto e preciso. Ha posto una netta distinzione tra lo spirito dei credenti e quello degli animali. La morte non è annientamento, ma una delle tappe del viaggio dell’essere umano verso la perfezione, una finestra aperta al mondo ultraterreno.

Di contro, una persona che ha una visione materialistica dell’universo, è convinta del fatto che il creato consiste solo in ciò che noi vediamo, crede che l’armonia del mondo sia un fatto puramente casuale e che non esista nessun essere a sostenerla. Secondo queste persone l’uomo è parte della natura, e dopo la sua morte finisce tutto, ogni cosa s’annienta: il suo corpo si decompone e le molecole del suo corpo ritornano alla natura. Secondo loro non v’è altra vita dopo la morte, tra l’uomo e gli {altri} animali non v’è grande differenza16.

Possiamo forse paragonare il credente al materialista? La loro condotta di vita è forse uguale?

Il credente non può rinunciare alla verità, alla giustizia, non può non essere benevolo e sollecito verso il prossimo, al contrario, il materialista non ha motivo di amare tali virtú, a meno che queste possano in qualche modo giovare alla sua vita materiale. È per questo stesso motivo che nella vita dei veri credenti esiste fratellanza, intesa, sincerità e collaborazione. Viceversa, in un mondo dominato dal materialismo esiste solo il sopruso, lo sfruttamento, la violenza e la disonestà. Ecco perché il sacro Corano considera la fede nel ghayb l’inizio, la base del timor di Dio.

La fede nel ghayb consiste solo nel credere in Dio, oppure ha un significato piú ampio e abbraccia anche la fede nel mondo della rivelazione, nell’aldilà, negli angeli e, in generale, in tutto ciò che non è percepibile dai sensi? Gli esegeti del santo Corano hanno dato diverse risposte a questa domanda.

Abbiamo in precedenza detto che la fede nelle cose che superano i sensi è la prima cosa che distingue i credenti dai miscredenti, deduciamo dunque che qui il ghayb ha un significato piú ampio. Oltre a ciò l’espressione usata nel versetto è assoluta, in essa non v’è nessuna limitazione per poter considerare un significato particolare.

Il fatto che in alcune tradizioni17 il ‘ghayb’ del versetto in questione sia stato identificato con l’Imam Nascosto , il nobile Mahdi (aj)18 – che per noi shi°iti imamiti è vivo ed è nascosto alla vista degli uomini – non nega quanto abbiamo detto sopra, poiché anche egli rientra nel concetto generale di ghayb. In altre parole, con ghayb s’intende tutto ciò che non può essere percepito con i cinque sensi. Dio è nascosto ai nostri sensi, e lo stesso dicasi per l’aldilà.

Nell’oscura epoca in cui viviamo, dobbiamo seguire gli insegnamenti dei santi Profeti (as), dei puri Imam (as) e del nobile Mahdi (aj). In questa oscura e pericolosa via dobbiamo seguire la luce della wilayah di questo nobile imam per raggiungere un luogo di eterna pace e beatitudine. Se è vero che noi crediamo che il Mahdi (aj) sia in istato di occultamento, nascosto agli occhi della gente, è altresì vero che abbiamo la certezza che egli è sollecito verso i suoi seguaci e che non li dimentica mai.

Da quanto abbiamo detto comprendiamo che chiunque in questa epoca – che è la peggiore delle epoche – abbia una fede completa, possiede una considerevole stazione spirituale. A tal proposito, il santissimo Messaggero di Allah (S) disse: “Sono bramoso di incontrare i miei fratelli della fine dei tempi!”19

Vedete quanto il sommo Profeta (S), con quella sua eccelsa spiritualità, ami incontrare i credenti della fine dei tempi, i quali vengono da lui chiamati fratelli.

Il Rapporto con Dio

Un’altra caratteristica dei credenti consiste nell’assiduità nell’esecuzione della preghiera: “…eseguono assiduamente la preghiera…”

La preghiera permette ai credenti, che sono entrati nel mondo del ghayb, di mantenere un continuo rapporto con Allah. Essi s’inchinano solo dinanzi a Dio e si sottomettono solo a Lui. È per questo motivo che non adorano gli idoli e non si sottomettono ai tiranni e agli oppressori.

Un simile essere umano diventa superiore a tutte le altre creature divine e acquista la dignità di parlare con Dio. Nulla è in grado di elevare l’uomo a una così alta stazione spirituale.

Il pensiero, le azioni e le parole di una persona che incontra il Signore almeno cinque volte al giorno, parlando e confidandosi con Lui, diventano divini. Come può dunque una tale persona andare contro la volontà divina? È bene però sapere che tutto ciò dev’essere accompagnato da amore e devozione.

Il Valore e l’Importanza della Salat (Preghiera)

La preghiera è il pilastro della religione e un efficace mezzo per avvicinarsi a Dio. La preghiera è atto di sottomissione al Signore Eccelso, accompagnato da lode e riconoscenza per la Sua immensa grazia; è seguire i passi del sommo Profeta (S) e dei purissimi Imam (as). Questo sacro atto di adorazione è un efficace mezzo per comunicare con Dio e chiederGli guida, aiuto e protezione. Con la preghiera è possibile manifestare la fede nascosta nel cuore e assicurarsi il Paradiso.

Esistono un grande numero di versetti e tradizioni sul valore e sull’importanza della preghiera. Ci limiteremo a citare, di seguito, le parole dell’autore della preziosa opera Jawahiru-l-kalàm (pag. 1, vol. 7), e di altri grandi sapienti.

La preghiera protegge dalle turpitudini e dal peccato, spegne il fuoco dell’Inferno, avvicina a Dio ogni timorato ed eleva ogni puro credente. Purifica l’anima dal peccato come fa un limpido ruscello con il corpo: pregare cinque volte al giorno è come lavarsi cinque volte in acqua pura. Dio raccomanda a Gesú di eseguire sempre, fino alla fine dei suoi giorni, la preghiera, e lo stesso fa con gli altri profeti. La preghiera è l’essenza dell’Islam, la migliore azione ordinata dalla legge islamica.

Con la preghiera vengono valutate le altre azioni: solo chi avrà eseguito le proprie preghiere in modo assiduo e completo, riceverà completamente il premio delle sue rette azioni. Da questo punto di vista questo sublime atto di culto, rispetto alle altre rette azioni dell’individuo, anzi rispetto alla religione stessa, è come il pilastro che sostiene una costruzione, ha una fondamentale funzione di sostegno. È per questo motivo che la preghiera sarà la prima cosa a essere giudicata dal Signore Eccelso: se sarà accettata saranno giudicate e accettate le altre rette azioni, mentre se sarà rifiutata, tutto ciò di buono che avrà eseguito l’individuo non sarà nemmeno preso in considerazione, sarà rifiutato. Non bisogna dunque stupirsi se la persona che omette la preghiera viene considerata {nelle tradizioni} miscredente. In effetti, così è se si omette la preghiera a spregio della religione.

Il nobile imam Sadiq (as) disse: “Dopo la ma’rifah {profonda conoscenza di Dio} nulla è in grado di avvicinare maggiormente ad Allah e nulla e piú amato da Lui come la preghiera”. In un’altra tradizione di questo santo imam leggiamo: “Chiunque esegua assiduamente le cinque preghiere {quotidiane} obbligatorie, e vigili sul loro tempo di esecuzione, nel Giorno del Giudizio incontrerà Dio che avrà presso di Sé un patto per lui, attraverso il quale entrerà in Paradiso. Dio potrà invece perdonare o punire chi non esegue queste preghiere nelle ore prescritte e non vigila su di esse”. La preghiera obbligatoria è meglio di venti Hajj, ognuno dei quali è meglio di una camera piena d’oro data in elemosina sulla via di Allah.

La preghiera obbligatoria è meglio di mille Hajj, ognuno dei quali è meglio del mondo e di ciò che esiste in esso. In verità, ubbidire a Dio significa servirLo sulla terra, e nessun servigio è pari alla preghiera. Quando il credente si accinge a compiere la preghiera, discende dal cielo la grazia del Signore Altissimo ed egli viene circondato dagli angeli divini. L’angelo dice: “Se l’orante sapesse cosa c’è nella preghiera, non si distrarrebbe mai da essa. Tra le altre tradizioni esistenti sulla preghiera ne ricordiamo una dell’ottavo Imam (as), il quale, rispondendo a Muhammad Bin Sanan, scrisse: “La ragione della grandezza della preghiera è che essa è riconoscimento della rububiyyah {divinità} di Allah, e negazione di ogni forma di idolatria e politeismo”

Insomma, il credente prega cinque volte al giorno, s’inchina, si prosterna, appoggia umilmente la faccia sulla terra, implorando il Suo perdono, solo per glorificare il proprio Signore e ricordarLo continuamente. Pregare ci tiene inoltre lontano dal peccato e dalla corruzione.

Dell’Elemosian e dell’Aiuto Reciproco

Il versetto in questione cita una terza caratteristica per i timorati di Allah: “…elargiscono di ciò che abbiamo loro destinato…”. Si faccia attenzione che il versetto non dice: “…elargiscono dei loro beni…”, sottolinea bensì il fatto che essi elargiscono di tutto ciò che Dio dona loro, dei beni materiali e di quelli spirituali.

Certo, i timorati sono quelli che, sulla via di Allah, donano non solo i loro beni materiali, ma anche le loro forze, la loro sapienza, il loro intelletto, il loro pensiero e la loro posizione sociale. Insomma, donano di tutte le ricchezze materiali e spirituali che Dio ha donato loro senza chiedere nulla in cambio.

La carità è una legge generale nel creato e, in particolare, nell’organizzazione interna del corpo di ogni essere. Il cuore umano non lavora solo per se stesso, ma dona di ciò che possiede a tutte le cellule del corpo umano. Lo stesso fa il cervello, il rene e ogni altro organo del corpo. In linea di principio, la vita comune senza carità e aiuto reciproco non ha alcun senso.

Essere in relazione con gli uomini significa, in realtà, essere in relazione con Dio. In effetti, il credente devoto che si sottomette al precetto divino e dona di ciò che Dio gli concede, considerando ogni bene proveniente dal Signore Eccelso; non ha alcuna difficoltà a donare e fare la carità sulla Sua via, anzi è felice d’aiutare il prossimo, poiché egli è consapevole di dare ciò che appartiene a Dio alle Sue creature. Egli ha tutto, beni materiali e beni spirituali.

Con tali convinzioni il credente riesce ad allontanare da sé l’avarizia e l’invidia, trasformando così il mondo in cui si lotta per la sopravvivenza, in cui vige la legge della giungla, in un mondo dominato da amicizia e fratellanza, in cui ci si aiuta e soccorre a vicenda, in cui ognuno si sente in dovere di mettere a disposizione di tutti i bisognosi ciò che riceve da Dio, senza pretendere nulla in cambio.

L’imam Sadiq (as), commentando la frase “…elargiscono di ciò che abbiamo loro destinato…”, disse: “Il significato di questa frase è: diffondono di ciò che abbiamo loro insegnato”20

Questa tradizione non vuole dire che bisogna fare solo dono di sapere e sapienza. Di solito, quando si parla di carità, si pensa sempre al soccorso materiale che si dà al prossimo bisognoso. È per questo che l’imam Sadiq (as) interpreta la suddetta frase in questo modo. Egli ricordando questo particolare tipo di carità, di carattere spirituale, vuole farci comprendere l’estensione di questo concetto.

Insomma, da quanto abbiamo detto si comprende che l’elemosina della quale parla il versetto in questione non è solo la zakàh obbligatoria o meritoria, ma comprende ogni forma di aiuto dato senza chiedere nulla in cambio.

Versetti 4 e 5

La Fede nei Profeti e nell’Aldilà

Un’altra delle fondamentali caratteristiche dei timorati di Dio è la fede in tutti i profeti inviati dal Signore Eccelso. Il sacro Corano dice: “Gli stessi che credono in ciò che è stato fatto discendere su di te e in ciò che è stato fatto discendere prima di te…”

I credenti sono convinti che, nei princìpi fondamentali, non esiste alcuna differenza nell’invito dei Profeti (as). Essi li considerano tutti maestri e educatori divini, in accordo tra di loro, che, uno dopo l’altro, sono venuti in questo mondo per formare, istruire e guidare l’umanità sulla via della perfezione. I veri timorati d’Allah non considerano le religioni celesti causa di dissenso, anzi, visto che esse si basano su princìpi comuni, essi vedono nel sacro Corano l’unico mezzo per avvicinare e unire tutti gli uomini.

Coloro che hanno una simile fede, non cadono nel fanatismo e accettano tutti i salvanti e celesti princìpi che Dio ha rivelato ai Suoi nunzi. Essi rispettano profondamente, senza fare alcuna distinzione, tutte le sincere guide della via del tawhìd {monoteismo}.

Non bisogna però pensare che la fede nei profeti del passato e nei comandamenti a loro rivelati, impedisca al credente timorato di conformare il suo pensiero e la sua condotta alla religione del Sigillo dei Profeti (S), il quale ha concluso la serie dei nunzi divini portando la religione perfetta.
L’ultima caratteristica ricordata dal versetto in questione per i timorati di Dio è la fede nell’aldilà: “…e dell’aldilà essi sono certi”

Essi sono certi del fatto che l’essere umano non è stato creato invano. Essi sono convinti che Dio ha creato l’uomo e ha determinato per lui un cammino che non termina con la morte. Se tutto finisse con la morte, se la vita dell’uomo si riducesse a un breve periodo di vita, a un’effimera esistenza in questo caduco mondo, allora la creazione dell’uomo, di questo perfetto e straordinario essere, sarebbe veramente vana e inutile.

Il timorato di Dio è sicuro che l’assoluta giustizia divina è in attesa di giudicare le azioni di tutti gli uomini, e che nessun atto sfuggirà al giudizio divino.

Questa convinzione gli dona pace, gli allevia le fatiche derivanti dall’adempimento dei suoi doveri, e lo rende forte e deciso. Con questa fede egli riesce a superare ogni difficoltà, non si piega al male, lotta contro l’ingiustizia. Egli è sicuro che ogni buona azione, per quanto piccola sia, sarà ricompensata dal Signore, e ogni peccato sarà da Lui punito. Egli sa che se seguirà la retta via, dopo la morte, vivrà in un mondo superiore, privo di male e ingiustizia, in cui godrà dell’infinita misericordia e dell’immensa grazia del Signore Eccelso.

Credere nell’aldilà significa oltrepassare i confini di questo mondo materiale per entrare in una dimensione superiore, in un mondo sublime. Si vive in questo mondo per guadagnare meriti per l’aldilà, per prepararsi alla superiore vita dell’oltretomba. La vita in questo mondo non è il fine ultimo, è bensì un mezzo per raggiungere la perfezione e la somma beatitudine.

La vita in questo mondo può essere paragonata alla vita del feto nel grembo materno, che non può essere considerata il fine ultimo della creazione dell’essere umano, ma può essere vista come una fase di crescita e preparazione per un’altra vita. Quando la fase embrionale della vita dell’essere umano è accompagnata da difetti e complicazioni, egli, dopo la nascita, è destinato a condurre un’esistenza diversa da quella che avrebbe avuto con una vita embrionale normale, naturale.

La fede nella resurrezione è molto efficace nella formazione spirituale dell’uomo. Lo fa diventare coraggioso: per chi crede nell’oltretomba il massimo vanto di questa vita è il martirio sulla via di Dio. Il martirio è la piú amata cosa per il credente timorato, è l’inizio di una vita eterna. La fede nella resurrezione impedisce all’uomo di peccare. Esiste una proporzione inversa tra l’intensità di questa fede e il numero di peccati commessi. Nella Sura Sâd il Signore Eccelso dice al santo profeta Davide (as):

“…e non seguire la passione, ché essa ti travia dal sentiero di Allah. In verità, coloro che si traviano dal sentiero di Allah, per essi v’è un severo castigo, per aver dimenticato il Giorno dell’Hisàb {conto}”21. Certo, dimenticare il Giorno del Giudizio porta l’uomo a ribellarsi a Dio e a diventare empio e peccatore.

Il quinto versetto parla del lieto destino che attende i timorati di Dio che possiedono i cinque sopraccitati attributi: “Essi sono sulla {via della} retta guida {condotti} dal loro Signore, ed essi sono i beati”

  • 1. Tafsiru-s-sàfi 1: 78.
  • 2. Tafsiru Makhzanu-l’irfan 1: 66. Tafsiru-s-sàfi 1: 77.
  • 3. Tafsiru-l-burhàn 1: 54.
  • 4. Tafsiru-l-bayàn 1: 47. Tafsiru Manhaju-s-sàdiqin 1: 126.
  • 5. Santo Corano, 68: 1.
  • 6. Tafsiru-l-burhàn 1: 54. Bihàru-l’anwàr 92: 377.
  • 7. Tawhídu-s-sadúq: pag. 162 (stampa del 1357 e.l.)
  • 8. Santo Corano, 20: 50.
  • 9. Santo Corano, 17: 82.
  • 10. Santo Corano, 21: 73.
  • 11. Makhzanu-l´irfàn 1: pag. 81.
  • 12. Bihàru-l’anwàr 2: pag. 221.
  • 13. Makhzanu-l´irfàn 1: pag. 82.
  • 14. Santo Corano, 3: 102.
  • 15. Santo Corano, 59: 22.
  • 16. Preso dal libro ‘Il Santo Corano, e l’Ultimo Profeta’ del dott. Pak Nejàd.
  • 17. Nuru-th-thaqalayn 1: 31.
  • 18. (aj) Abbreviazione di “Ajalallahu-l-faraja”, che Allah affretti la sua venuta
  • 19. Makhzanu-l´irfàn 1: 99.
  • 20. Majma´u-l-bayàn e Nuru-th-thaqalayn.
  • 21. Santo Corano, 38, 26

Sura al-Baqarah Versetti 6-7

إِنَّ الَّذِينَ كَفَرُوا سَوَآءٌ عَلَيْهِمْ ءَأَنْذَرْتَهُمْ أَمْ لَمْ تُنْذِرْهُمْ لاَ يُؤْمِنُونَ﴿6﴾ خَتَمَ اللّهُ عَلَى قُلُوبِهِمْ وَعَلَى سَمْعِهِمْ وَعَلَى أَبْصَارِهِمْ غِشَاوَةٌ وَلَهُمْ عَذَابٌ عَظِيمٌ ﴿7﴾

6. {Quanto a} coloro che sono diventati miscredenti, per loro è indifferente che tu li ammonisca o non li ammonisca: non presteranno fede.
13. Allah ha posto un sigillo sui loro cuori e sulle loro orecchie e sui loro occhi v’è un velo; un grande castigo li attende.

Il Secondo Gruppo: I Miscredenti Irragionevoli ed i Caparbi

Questo gruppo è diametralmente opposto a quello dei timorati di Dio. Il sesto e settimo versetto parlano, per sommi capi, dei loro attributi.

Il primo gruppo, quello dei timorati di Allah, è sempre nelle migliori condizioni per comprendere la verità, accettarla e conformare il proprio pensiero e la propria condotta a essa. Al contrario, questo secondo gruppo, quello cioè dei miscredenti empi e ostinati, è così traviato e lontano dalla retta via del Signore, è così irragionevole e caparbio, che quand’anche comprenda chiaramente la verità non è in ogni caso pronto ad accettarla. Essi rimangono totalmente indifferenti dinanzi al sacro Corano, alla Guida dei timorati di Dio. Le liete novelle, gli ammonimenti, le argomentazioni non hanno alcun effetto su di loro. Insomma, essi non hanno la necessaria preparazione spirituale per accettare la verità e sottomettersi a essa.

Il settimo versetto spiega le ragioni della caparbietà e del fanatismo di questo secondo gruppo. La loro empietà li ha privati del senno e della ragione, li ha resi insensibili dinanzi al vero: essi non sono in grado di vedere, sentire e accogliere la verità.

I timorati di Dio coi propri occhi possono vedere i segni di Dio, con le orecchie sentire la verità e col cuore accogliere il vero. Ma questi empi miscredenti non dispongono di nessuno di questi tre fondamentali mezzi che avvicinano l’uomo al Signore Eccelso. Essi, pur avendo cervello, occhi e orecchie, non sono in grado di comprendere, vedere e sentire: la loro empietà ha velato questi mezzi di conoscenza e non permette loro di comprendere le sublimi realtà del creato.

L’uomo prima di arrivare a questo estremo grado d’empietà, anche se è traviato, può sicuramente accogliere la salvante guida divina. Quando però, a causa della sua empietà, perde i mezzi per conoscere e accogliere la verità, non può piú salvarsi, non ha via di scampo, verrà sicuramente colpito da un cocente castigo.

Bisogna vigilare su se stessi e pentirsi immediatamente quando si pecca. In una tradizione dell’imam Bàqir (as) leggiamo: “Non esiste servo {di Dio} credente che non abbia una macchia bianca nel cuore. Quando pecca compare in questa macchia un punto nero; se si pente questo punto nero scompare, ma se continua a peccare questo punto nero si espande fino a coprire tutta la macchia bianca. Quando scompare la macchia bianca, il padrone di tale cuore non ritornerà mai piú al bene. Questo intende Allah, sia glorificato e magnificato, quando dice: ‘Niente affatto! È piuttosto quello che hanno fatto che ha coperto i loro cuori’12

Il Significato di Kufr {Miscredenza}

Kufr, letteralmente, significa coprire, nascondere, mentre nella legge islamica questo termine indica la negazione di Dio, dei Profeti (as), della resurrezione e degli elementi imprescindibili della fede. Chi nega anche uno solo di questi fondamentali princìpi religiosi, secondo tutti i musulmani, esce dall’Islam e diventa miscredente.

In ogni caso, il kufr, la miscredenza è un insano e turpe albero: le sue radici sono le sbagliate e deviate convinzioni, il suo tronco sono il vizio, il male, i suoi rami e le sue foglie i peccati e le turpitudini, e i suoi frutti sono la viltà in questo mondo e la dannazione nell’aldilà. Al contrario, la fede è un puro e benedetto albero: le sue radici sono le giuste e rette convinzioni, il suo tronco la virtú, il bene, i suoi rami e le sue radici le buone azioni, e i suoi frutti la beatitudine in questo mondo e nell’aldilà.

A tal proposito, il sacro Corano dice:

“Non vedi come Allah paragona una buona parola a un buon albero, la cui radice è salda e i rami {alti} nel cielo, che, in ogni momento, dà i suoi frutti col permesso del suo Signore. Allah fa le similitudini per gli uomini, nella speranza che essi rammentino. Una parola cattiva è come un albero cattivo, che sia stato sradicato dalla terra: per esso non v’è alcuna stabilità”(14:14-16)

  • 1. Santo Corano, 83: 14.
  • 2. Al-usul Min Al-kàfi, vol. 3, tradizioni riguardanti i peccati.

Sura al-Baqarah Versetti 8-16

وَمِنَ النَّاسِ مَنْ يَقُولُ ءَامَنَّا بِاللّهِ وَبِالْيَوْمِ الاَخِرِ وَمَا هُمْ بِمُؤْمِنِينَ ﴿8﴾ يُخَادِعُونَ اللّهَ وَالَّذِينَ ءامَنُوا وَمَا يَخْدَعُونَ إِلآَّ أَنْفُسَهُمْ وَمَا يَشْعُرُونَ ﴿9﴾ فِي قُلُوبِهِمْ مَرَضٌ فَزَادَهُمُ اللّهُ مَرَضاً وَلَهُمْ عَذَابٌ أَلِيمٌ بِمَا كَانُوا يَكْذِبُون ﴿10﴾ وإِِذَا قِيلَ لَهُمْ لاَتُفْسِدُوا فِي الأَرْضِ قَالُوا إِنَّمَا نَحْنُ مُصْلِحُونَ ﴿11﴾ اَلآ إِنَّهُمْ هُمُ الْمُفْسِدُونَ وَلَكِنْ لاَ يَشْعُرُونَ ﴿12﴾ وَإِذَا قِيلَ لَهُمْ ءامِنُوا كَمَآ ءامَنَ النَّاسُ قَالُوا أَنُؤْمِنُ كَمَآ ءامَنَ السُّفَهَآءُ اَلآ إِنَّهُمْ هُمُ السُّفَهَآءُ وَلَكِن لاَ يَعْلَمُونَ ﴿13﴾ وَإِذَا لَقُوا الَّذِينَ ءامَنُوْا قَالُوا ءامَنَّا وَإِذَا خَلَوْا إِلَى شَيَاطِينِهِمْ قَالُوا إِنَّا مَعَكُمْ إِنَّمَا نَحْنُ مُسْتَهْزِئُونَ ﴿14﴾ اللّهُ يَسْتَهْزِىِءُ بِهِمْ وَيَمُدُّهُمْ فِي طُغْيَانِهِمْ يَعْمَهُونَ ﴿15﴾ اُوْلَئِكَ الَّذِينَ اشْتَرَوُا الضَّلاَلَةَ بِالْهُدَى فَمَا رَبِحَتْ تِجَارَتُهُمْ وَمَا كَانُوا مُهْتَدِينَ ﴿16﴾

14. Tra la gente taluni dicono: “Abbiamo prestato fede in Allah e nel Giorno Ultimo”, mentre invece non sono credenti.
15. Pensano di ingannare Allah e coloro che hanno prestato fede, mentre invece non ingannano che sé stessi e non capiscono.
16. Nei loro cuori v’è un morbo. Che Iddio aumenti allora il loro male! Un doloroso castigo li attende per le menzogne che dicevano.
17. E quando si dice loro: “Non create corruzione sulla terra”, dicono: “Invero noi siamo dei riformatori”
18. Badate! In verità essi sono i corruttori, però non comprendono.
19. E quando si dice loro: “Credete come ha creduto la gente”, dicono: “Dovremmo forse credere come credono gli stolti?!”. Badate bene! In verità loro, loro sono gli stolti, però non {lo} sanno.
20. E quando incontrano coloro che hanno prestato fede dicono: “Abbiamo prestato fede”, e quando sono soli con i loro demoni dicono: “Noi siamo con voi, non facciamo altro che prenderci gioco {di loro}”
21. Allah si prende gioco di loro e lascia loro del tempo affinché, erranti e ciechi, rimangano nel loro stato di ribellione.
22. Essi sono quelli che hanno acquistato il traviamento al prezzo della retta guida, quindi il loro affare non ha dato profitto; essi non hanno mai seguito la retta via.

Il Terzo Gruppo: I Munafiqin

Chi sono i Munafiqin?

I sopraccitati versetti costituiscono una breve e significativa presentazione dei cosiddetti munàfiqin {ipocriti}. L’Islam, fin dalla sua nascita, è sempre stato minacciato da un gruppo di persone che non hanno né la devozione e la forza necessarie per accettare la religione islamica né il potere e il coraggio di manifestare la propria miscredenza.

Nei primi anni dell’avvento dell’Islam, i munafiqin, infiltrandosi tra i musulmani, minacciavano seriamente la religione islamica e suoi fedeli. Essi, assomigliando esteriormente ai musulmani, erano difficilmente riconoscibili dalla gente. È per questo che il sacro Corano li presenta alla gente dando i loro precisi segni di riconoscimento, svelando alla gente, di tutti i luoghi e di tutte le ere, la loro vera identità.

Il primo dei sopraccitati versetti parla del nifàq {ipocrisia}: “Tra la gente taluni dicono: ‘Abbiamo prestato fede in Allah e nel Giorno Ultimo’, mentre invece non sono credenti”

Essi considerano questo loro comportamento un’astuzia, una straordinaria tattica per ingannare Dio e i credenti: “Pensano di ingannare Allah e coloro che hanno prestato fede, mentre invece non ingannano che sé stessi e non capiscono”

Essi, deviando dalla retta via, passano un’intera vita nell’ignoranza e nel traviamento. Essi sprecano tutte le loro forze e le loro potenzialità, e non ottengono altro che rovina, infamia e dannazione.
Il sacro Corano, nel versetto successivo, considera la nifàq come un morbo. In effetti, la persona sana ha, per così dire, un solo volto; in essa esiste completa armonia tra corpo e spirito: se è credente, tutto il suo essere manifesta la sua fede, e se è miscredente e deviato, lo è interiormente ed esteriormente.

La nifàq è invece completa antitesi tra esteriorità e interiorità, tra corpo e spirito. Ecco perché il glorioso Corano afferma con assoluta decisione: “Nei loro cuori v’è un morbo…”

Nel creato, ogni essere che intraprende una via e si procura i mezzi per seguirla, continua a proseguire su di essa. In altre parole, l’addensamento di atti e pensieri su una determinata via, rendono i passi dell’uomo piú saldi su di essa. A tal proposito il nobile Corano dice: “Che Iddio aumenti allora il loro male!”.

Dal momento che l’arma principale dei munàfiqin è la menzogna, che essi usano per giustificare le contraddizioni della loro vile esistenza, il sacro Verbo di Allah conclude il versetto dicendo: “Un doloroso castigo li attende per le menzogne che dicevano”

Il santo Corano prosegue poi mettendo in evidenza gli attributi di questi vili individui, citando come prima cosa la loro assurda pretesa di essere dei riformatori, mentre è a tutti noto che essi non sono altro che dei corruttori: “E quando si dice loro: ‘Non create corruzione sulla terra’, dicono: ‘Invero noi siamo dei riformatori’. Badate! In verità essi sono i corruttori, però non comprendono”

La loro perseveranza su questa via li ha portati gradualmente a credere che sono veramente dei riformatori, e che quello che fanno è realmente utile a correggere e riformare l’umanità. Questo è conforme a quanto abbiamo già detto in precedenza: se il peccato supera una determinata soglia, l’essere umano perde la capacità di comprensione e discernimento della verità.

Un altro attributo dei munàfiqin è che essi si considerano intelligenti e perspicaci, e considerano invece i credenti stolti, ingenui e creduli: “E quando si dice loro: ‘Credete come ha creduto la gente’, dicono: ‘Dovremmo forse credere come credono gli stolti?!’…”

Ecco come gli empi munàfiqin offendono i sinceri e retti credenti, che, vedendo i chiari segni del Sommo Vero nell’invito e negli insegnamenti del santo Profeta dell’Islam (S), si sono sottomessi alla verità. Essi considerano la fede dei credenti stoltezza e ingenuità, e il proprio nifàq astuzia e intelligenza.

Ma il sacro Corano difende i credenti dicendo: “Badate bene! In verità loro, loro sono gli stolti, però non {lo} sanno”. Non è forse stoltezza non definire, non dichiarare la propria posizione e fingersi seguaci di questa o quella religione, di questo o quel gruppo? Non è forse stoltezza nascondersi un’intera vita dietro una maschera di ipocrisia e falsità? È forse astuzia impiegare le proprie forze e capacità contro la verità, contro l’umanità, contro la gente innocente, e considerarsi pure saggi e intelligenti?

Il terzo attributo citato dai sopraccitati versetti a proposito dei munàfiqin è la loro empia abitudine di mimetizzarsi, di adeguarsi all’ambiente in cui si vive, cambiando idee e atteggiamenti secondo l’opportunità: “E quando incontrano coloro che hanno prestato fede dicono: ‘Abbiamo prestato fede’, e quando sono soli con i loro demoni dicono: ‘Noi siamo con voi, non facciamo altro che prenderci gioco {di loro}’”

A questo punto, dopo aver messo in luce l’assoluta empietà dei munàfiqin, il sacro Corano li attacca duramente e ci fa conoscere la loro vera identità: “Allah si prende gioco di loro e lascia loro del tempo affinché, erranti e ciechi, rimangano nel loro stato di ribellione”

L’ultimo versetto annuncia il destino ultimo di questo gruppo. Essi, in realtà, hanno consumato il loro piú prezioso bene, la propria vita, per ottenere ciò che li rovinerà per sempre: “Essi sono quelli che hanno acquistato il traviamento al prezzo della retta guida…”

Certo, questo affare non solo non ha dato loro alcun profitto, ma li ha deviati per sempre dal retto sentiero, dal sentiero che poteva assicurare loro l’eterna beatitudine: “…quindi il loro affare non ha dato profitto; essi non hanno mai seguito la retta via”

Le Origini del Nifaq

Quando in una società nasce un movimento positivo basato sulla verità e sulla giustizia, è naturale che i profitti e gli interessi della gente empia, ingiusta e disonesta cadano in serio pericolo. Essi, per salvare questi interessi, cominciano subito la loro propaganda contro le forze che li contrastano. Scherniscono e offendono tutte le cose e le persone a loro contrarie, e poi, con pressioni militari, politiche ed economiche, creando disordini sociali, cercano di soffocare ogni tentativo di riforma. Quando però si vedono impotenti di ostacolare il movimento di rinascita, alcuni di loro intraprendono una tattica diversa: si arrendono all’apparenza, ma continuano a tramare di nascosto, dietro a una maschera di ipocrisia e falsità.

Munàfiq deriva da nafaq, termine che (in lingua araba) indica i canali sotterranei che vengono scavati per fuggire o per nascondere qualcosa. Ecco perché questi vili, empi e falsi esseri sono chiamati munàfiq.

I munàfiqin sono i piú pericolosi nemici della società, poiché essi non sono riconoscibili, si confondono e si mimetizzano con assoluta abilità tra la gente. Essi si infiltrano tra i probi e a volte riescono addirittura a conquistare importanti posizioni, a diventare assai influenti nella società.

L’Islam è stato sempre minacciato da questo pericoloso gruppo. Quando il santo Profeta (S) dell’Islam non era ancora emigrato dalla Mecca a Medina, i musulmani non avevano ancora formato un governo. Tuttavia, dopo l’ingresso del Messaggero d’Allah (S) nella città di Medina, furono gettate le prime basi del governo islamico, e dopo la vittoriosa battaglia di Badr, nacque un piccolo ma promettente governo islamico.

Da quel momento gli interessi di un gran numero dei potenti della città di Medina – soprattutto dei giudei, che in quel periodo erano molto rispettati dagli Arabi – caddero in pericolo. In quel periodo i giudei venivano rispettati per il fatto che appartenevano alla gente del Libro, erano persone relativamente istruite ed economicamente potenti; erano gli stessi che per anni avevano annunciato l’avvento del Profeta dell’Islam(S).

A Medina c’erano anche altre persone che pretendevano al potere, ma l’emigrazione del santo Profeta (S) in questa città rovinò tutti i loro piani. I piú violenti e fanatici di loro, e i loro disonesti sostenitori, videro che le masse prestavano rapidamente fede al santo Profeta (S); questo valeva anche per i loro parenti. Iniziarono allora a combattere il sommo Profeta (S), ma alla fine, dopo un periodo di resistenza, si videro costretti ad accettare la religione del Profeta Muhammad (S). Infatti, la guerra, oltre ad arrecare loro ingenti danni economici, minacciava seriamente la loro vita, contando pure che gli Arabi conducevano una vita sostanzialmente tribale, e che la maggior parte di loro si era divisa dalle proprie tribú.

In base a ciò, questi empi presero una terza via, che non era né quella della vera fede né quella della miscredenza dichiarata: fingersi musulmani e, di nascosto, tramare contro la sacra religione islamica.

Riepilogando, possiamo dire che, di solito, la comparsa del nifàq in una società è causata da due fondamentali fattori: l’instaurazione di un regime forte e giusto, e l’esistenza di un gruppo di persone che non hanno il potere di combattere apertamente e direttamente questo regime.

Della Necessità di Saper Riconoscere i Munafiqin

Senza dubbio il nifàq non è un fenomeno limitabile al periodo del santo Profeta (S). In ogni società giusta esiste un gruppo di munàfiq. Il sacro Corano e le tradizioni del santo Profeta (S) e degli infallibili Imam (as) ci forniscono, in modo preciso e inequivocabile, dei chiari segni di riconoscimento per individuare i munàfiqin nella società islamica. Citiamo di seguito alcuni di questi segni.

1. Molte pretese, molte belle parole, ma pochi fatti;

2. incredibile capacità di mimetizzarsi e confondersi tra la gente;

3. separasi dalla gente, e costituire organizzazioni segrete con precisi scopi e calcolate strategie;

4. frode, inganno, menzogna, adulazione, violazione dei patti e tradimento sono i loro fondamentali strumenti di lavoro;

5. sono superbi e considerano il resto della gente stolta e ignorante; si considerano gli unici dotati di intelletto e ragione.

Questi sono alcuni dei turpi attributi di questi empi individui, ai quali il sacro Corano riserva le sue piú tremende invettive. In questo sacro libro esiste un’intera sura dedicata a questi vili esseri, la Sura dei Munafiqun.

Anche le tradizioni del santo Profeta (S) e dei nobili Imam (as) parlano dei munàfiqin. In un hadith del sommo Profeta (S), narrato dall’imam Sadiq (as), leggiamo: “Ci sono tre attributi che chiunque li possieda è un munàfiq, quand’anche digiuni, preghi e si pensi che esso sia un musulmano: tradisca quando ci si fida di lui, menta quando racconta {qualcosa}, manchi alla promessa data”1

Il santo imam Alì (as), riguardo ai munàfiqin, disse: “O servi di Dio, vi raccomando di essere timorati di Dio e di astenervi dal peccato. Guardatevi dai munàfiqin. Essi sono traviati e traviano. Essi errano e portano gli altri a errare. Assumono diversi colori, si manifestano sotto molteplici aspetti e lingue, e si servono di ogni mezzo per ingannarvi e sconfiggervi. Sono sempre in agguato per farvi cadere in ogni {loro} trappola. Sono brutti dentro e belli fuori. Tramano interiormente per ingannare la gente. Si muovono sulle vie secondarie, e le loro parole sono all’apparenza salutari, mentre i loro atti sono un male incurabile. Sono invidiosi del benessere e della tranquillità della gente; se qualcuno viene colpito da una disgrazia, essi gioiscono. Fanno perdere la speranza a coloro che sperano. Seminano dappertutto qualcosa. Entrano in ogni cuore e hanno una lacrima per ogni disgrazia. Si prestano lodi a vicenda, e attendono di ricevere una ricompensa. Se vogliono una cosa insistono. Se biasimano offendono”2

  • 1. Safínatu-l-bihàr, vol. 2, pag. 605.
  • 2. Nahju-l-balaghah: sermone 194.

Sura al-Baqarah Versetti 17-20

مَثَلُهُمْ كَمَثَلِ الَّذِي اسْتَوْقَدَ نَاراً فَلَمَّآ أَضَآءَتْ مَا حَوْلَهُ ذَهَبَ اللّهُ بِنُورِهِمْ وَتَرَكَهُمْ فِي ظُلُمَاتٍ لاَيُبْصِرُونَ ﴿17﴾ صُمٌّ بُكْمٌ عُمْيٌ فَهُمْ لاَيَرْجِعُونَ ﴿18﴾ أَوْ كَصَيِّبٍ مِنَ السَّمآءِ فِيهِ ظُلُمَاتٌ وَرَعْدٌ وَبَرْقٌ يَجْعَلُونَ أَصَابِعَهُمْ فِي ءاذَانِهِمْ مِنَ الصَّوَاعِقِ حَذَرَ الْمَوْتِ وَاللّهُ مُحِيطٌ بِالْكَافِرِينَ ﴿19﴾ يَكَادُ الْبَرْقُ يَخْطَفُ أَبْصَارَهُمْ كُلَّمَآ أَضَآءَ لَهُمْ مَشَوْا فِيهِ وَإِذَا أَظْلَمَ عَلَيْهِمْ قَامُوا وَلَوْ شَآءَ اللّهُ لَذَهَبَ بِسَمْعِهِم ْوَأَبْصَارِهِمْ إِنَّ اللّهَ عَلَى كُلِّ شَيْءٍ قَدِيرٌ﴿20﴾

23. Il loro caso è simile a quello di coloro che accendono un fuoco {per trovare nel buio il proprio sentiero} e quando {questo fuoco} illumina i dintorni, Allah porta via la loro luce e li lascia in tenebre nelle quali nulla vedono.
24. {Essi sono} sordi, muti e ciechi1 e non desistono {dall’errore}.
25. Il loro caso è anche simile a quello di {coloro che si trovano in} una forte pioggia, in cui regnano le tenebre e vi sono tuoni e lampi, e che per paura di morire {colpiti} dalle saette si infilano le dita nelle orecchie. E Allah circonda i miscredenti {senza lasciare loro alcuno scampo}.
26. La luce dei lampi quasi rapisce la loro vista; ogni volta che li illumina camminano sotto di essa, quando invece fa buio su di loro si fermano. E se Allah volesse potrebbe, senza ombra di dubbio, togliere loro la vista e l’udito, poiché, in verità, Allah è onnipotente.

Due Esempi per descrivere i Munafiqin

Dopo aver esposto gli attributi dei munàfiqin, il sacro Corano fa due significativi esempi al fine di descriverli meglio.

Il primo esempio dice: “Il loro caso è simile a quello di coloro che accendono un fuoco {per trovare nel buio il proprio sentiero} e quando {questo fuoco} illumina i dintorni, Allah porta via la loro luce e li lascia in tenebre nelle quali nulla vedono. {Essi sono} sordi, muti e ciechi e non desistono {dall’errore}”

Il Signore Eccelso in questi nobili versetti, descrivendo la vera natura dei munafiqin, rivela al Suo Messaggero (S) che essi hanno completamente perso ogni capacità di comprensione interiore, hanno distrutto le proprie capacità umane di conoscenza della verità: sordi, muti, ciechi, completamente traviati!

Il secondo esempio li descrive in modo diverso. Parla di una notte buia, tenebrosa, che incute paura, piena di pericoli. La pioggia scende impetuosa, d’un tratto all’orizzonte appare un abbagliante lampo, e l’atmosfera viene riempita da un terribile tuono. Alcuni viandanti, smarriti e storditi, vagano disperati nel mezzo di questa desolata e travagliata piana. La pioggia ha inzuppato i loro abiti. Non v’è alcun rifugio in cui possano trovare un po’ di pace né le tenebre permettono loro di proseguire il viaggio.

Il loro caso è anche simile a quello di {coloro che si trovano in} una forte pioggia, in cui regnano le tenebre e vi sono tuoni e lampi…”

Essi hanno paura di perdere la vita, ogni lampo, ogni tuono scuote tutto il loro essere e annuncia la loro triste fine: “…per paura di morire {colpiti} dalle saette si infilano le dita nelle orecchie”

Ma essi non possono sfuggire al proprio destino: E Allah circonda i miscredenti {senza lasciare loro alcuno scampo}”

I lampi, uno dopo l’altro, illuminano il tenebroso cielo e abbagliano questi disperati viandanti: “La luce dei lampi quasi rapisce la loro vista…”

Nonostante ciò, sfruttano la breve luce creata dai lampi per continuare il loro viaggio: “…ogni volta che li illumina camminano sotto di essa, quando invece fa buio su di loro si fermano…”

Essi si vedono continuamente minacciati dai lampi, in questa deserta piana non esiste nulla che possa proteggerli, non esistono montagne né alberi che possano attirare verso di sé i terribili fulmini. Potrebbero essere colpiti e uccisi in ogni momento. I tremendi tuoni e fulmini potrebbero addirittura privarli per sempre dell’udito e della vista. Certo, se Dio volesse potrebbe privarli dell’udito e della vista:

“…E se Allah volesse potrebbe, senza ombra di dubbio, togliere loro la vista e l’udito, poiché, in verità, Allah è onnipotente”

All’epoca del santo Profeta (S), il fulmineo sviluppo dell’Islam accecò gli occhi degli empi. I versetti coranici che palesavano i loro loschi affari, erano come saette che si scagliavano sulle loro teste. Essi erano costantemente terrorizzati dal pensiero della rivelazione di nuovi versetti contro di loro. A tal proposito il sacro Corano dice:
“I munàfiqin temono che venga rivelata una sura contro di loro, che denunci ciò che essi hanno nei loro cuori. Di’: ‘Schernite pure! In verità, Allah manifesterà ciò di cui avete paura’”

I munàfiqin avevano anche paura che Dio, dopo aver svelato la loro vera identità, proclamasse loro guerra, e scagliasse contro di loro la potente comunità islamica:

“Se i munàfiqin e coloro che hanno un morbo nel cuore, e coloro che spargono menzogne per la città, non smettono, Noi ti faremo sicuramente insorgere contro di loro, affinché essi non possano piú vivere vicino a voi in essa, se non per poco. {Essi sono i} maledetti. Ovunque saranno trovati, dovranno essere presi e inesorabilmente uccisi”2

In una tradizione del santo Profeta (S), narrata dal sesto Imam (as), leggiamo: “O Alì, il credente ha tre segni di riconoscimento: la preghiera, il digiuno e la zakàh. Anche il munàfiq ha tre segni di riconoscimento: quando parla, mente; quando promette, manca alla promessa data; quando ci si fida di lui, tradisce”3

  • 1. Non sono cioè in grado di sentire, dire e vedere la verità.
  • 2. Santo Corano, 33: 60 e 61.
  • 3. Bihàru-l’anwàr, vol. 77, pag. 53, terzo hadith.

Sura al-Baqarah Versetti 21-22

يَآ أَيُّهَا النَّاسُ اعْبُدُوا رَبَّكُمُ الَّذِي خَلَقَكُمْ وَالَّذِينَ مِنْ قَبْلِكُمْ لَعَلَّكُمْ تَتَّقُونَ ﴿21﴾ الَّذِي جَعَلَ لَكُمُ الأَرْضَ فِرَاشاً وَالْسَّمَآءَ بِنَآءً وَأَنْزَلَ مِنَ الْسَّمَآءِ مَاءً فَاَخْرَجَ بِهِ مِنَ الثَّـمَرَاتِ رِزْقاً لكُمْ فَلاَ تَجْعَلُوا لِلّهِ أَنْدَاداً وَأَنْتُمْ تَعْلَمُونَ ﴿22﴾

27. O gente, adorate il vostro Signore Che ha creato voi e coloro {che vissero} prima di voi, a che possiate divenire timorati di Allah;
28. il Quale ha fatto per voi della terra un giaciglio e del cielo una costruzione {un elevato tetto}; ha fatto discendere dal cielo acqua con la quale ha estratto, dai frutti {della terra}, un nutrimento per voi. Non attribuite allora eguali ad Allah quando voi {ben} sapete {che Egli non ha pari}

Adorate un Simile Dio!

Nei precedenti versetti il Signore Eccelso ha descritto i timorati, i miscredenti e i munàfiqin. I primi sono guidati sulla retta via, e la loro guida è il sacro Corano. I miscredenti invece hanno perso ogni capacità di conoscenza della verità, e, a causa del loro empio comportamento, sui loro cuori è stato impresso il marchio dell’ignoranza. I munàfiqin hanno invece un incurabile morbo nel cuore, che, giorno dopo giorno, a causa della loro empia e turpe condotta, peggiora inesorabilmente.

Nei versetti in esame, dopo aver ben distinto la via dei beati da quella dei dannati, il sacro Corano dice: “O gente, adorate il vostro Signore Che ha creato voi e coloro {che vissero} prima di voi, a che possiate divenire timorati di Allah”

Significato di Ubudiyyah e Ibadah

Ibàdah, in arabo, significa manifestazione di sottomissione e ubbidienza di ciò che è inferiore nei confronti di ciò che è superiore.

L’ubúdiyyah è invece l’assoluto grado di sottomissione nei confronti di Chi si trova in un assoluto stato di superiorità.

Chiunque sia dotato di un minimo di intelletto, impiega il proprio pensiero per conoscere se stesso e Dio. In una famosa tradizione del santo Profeta (S) (S) leggiamo: “Chi conosce se stesso conosce il proprio Signore”. Quando diventa consapevole del proprio stato di inferiorità (rispetto al Creatore) e dell’assoluta superiorità del Signore Eccelso, si rende conto di dover manifestare la propria inferiorità solo a Colui che l’ha creato, che gli ha donato la vita, e che continua a mantenere la sua esistenza e la sua vita.

È bene a questo punto fare attenzione ai seguenti punti.

• L’espressione “O gente”, che nel sacro Corano compare una ventina di volte, viene usata da questo santo libro per rivolgersi a tutta la gente. Ciò dimostra che il nobile Corano non appartiene a una particolare razza o tribú o gruppo: questo libro supera queste barriere terrene e rivolge il proprio invito a tutta l’umanità, senza la minima discriminazione. Il sacro Verbo di Allah invita tutti gli uomini, in tutte le epoche, a adorare l’Unico Dio, combattere ogni forma di politeismo e idolatria, e correggere ogni deviazione dalla retta via del monoteismo.

• Per stimolare il senso di riconoscenza degli uomini e portarli a sottomettersi a Dio, il sacro Corano ricorda loro il piú importante dono che il Signore Eccelso ha fatto loro, e cioè il fatto di averli creati. In questo dono è possibile vedere chiaramente l’infinita potenza, sapienza, saggezza e misericordia (generale e particolare) del Signore Altissimo. Di solito, le persone che non sono umili nei confronti di Dio, e che non Lo adorano, si comportano in questo modo perché non meditano sulla creazione dell’uomo. Essi a volte hanno una concezione completamente materialistica della creazione, e ignorano il Supremo Creatore.

• Il risultato del culto divino è il timor di Dio: “…a che possiate divenire timorati di Allah”. I nostri atti di adorazione, le nostre preghiere non aggiungono nulla alla magnificenza e alla maestà del Signore, come la nostra astensione da questi sacri atti non toglie nulla alla Sua assoluta grandezza. Questi atti di culto, nonostante siano rivolti a Dio, servono solo a noi: Egli è assolutamente autosufficiente. Essi ci abituano, ci avvicinano al timor di Dio, che è un divino senso di responsabilità rispetto alle proprie azione, è il mezzo per determinare il valore di ogni individuo, e valutare la sua personalità.

• L’espressione: “…coloro {che vissero} prima di voi…”, vuole forse indicare il fatto che se gli idolatri giustificano la propria idolatria dicendo che anche i loro padri adoravano gli idoli, è bene che sappiano che è Dio che li ha creati e che ha creato i loro padri.

I Doni della Terra e del Cielo

Nel versetto successivo il sacro Corano ci ricorda altri doni divini, la cui contemplazione è in grado di avvicinare l’uomo a Dio e di indurlo al culto e alla riconoscenza. Prima si parla della creazione della terra: “Il Quale ha fatto per voi della terra un giaciglio…”

Certo, la terra con il suo straordinario equilibrio, con i suoi perfetti movimenti, è uno dei grandi doni che il Signore Eccelso ha fatto all’uomo. La forza di gravità permette alle creature che vivono in essa di camminarvi sopra, di riposare, di costruire case, giardini e tutto ciò che è necessario per la vita degli uomini.

Il Santo Corano usa il termine “giaciglio” per descrivere la terra, per esprimere, nel piú elegante dei modi, il carattere mite ed equilibrato della terra, che culla e accoglie gentilmente le creature che la popolano.

Il nobile quarto Imam, Alì Ibn al-Hussayn As-Sajjad (as), con sublimi parole, interpretando questo versetto, spiega questo stesso concetto:
“Dio ha creato la terra adatta ai vostri corpi. Non l’ha creata troppo calda, cocente, per evitare che vi bruciaste, e nemmeno gelida, per evitare che vi gelaste. Non l’ha creata troppo profumata, per evitare che il forte profumo danneggiasse i vostri cervelli, e nemmeno maleodorante, per evitare che il cattivo odore vi uccidesse. Non l’ha creata come troppo morbida come l’acqua, per evitare che sprofondaste in essa, e nemmeno troppo dura, affinché possiate costruire su di essa case e seppellire in essa i vostri morti… Ecco come Allah ha fatto della terra un giaciglio per voi”1

Poi il sacro Corano dice: “…e del cielo una costruzione…”, e con ciò vuole dire – soprattutto considerando che all’inizio del versetto c’è l’espressione “per voi” – che il cielo è come un elevato tetto costruito sopra le nostre teste. In effetti, in un altro versetto del nobile Corano troviamo la conferma di ciò: “E abbiamo fatto del cielo un tetto custodito…”2

Questo versetto può far sorgere qualche dubbio in coloro che conoscono le moderne teorie sulla costituzione del cielo e della terra. È possibile che essi dicano: “Com’è e dov’è questo misterioso tetto?”. Questo sacro versetto coranico non richiama alla mente la teoria di Tolomeo, secondo la quale i corpi celesti sono organizzati a sfere concentriche, come gli strati di una cipolla?
Ci proponiamo ora di dare esaustive spiegazioni riguardo a questo problema.

Nel sacro Corano la parola samaa’ compare con diversi significati. Il concetto comune a tutti questi significati è quello di fawqàniyyah {stare sopra}. Ebbene, il versetto in esame si riferisce all’atmosfera terrestre, a quello strato di aria che circonda la terra. Se esaminiamo con attenzione il fondamentale ruolo di questo vitale strato gassoso che circonda completamente il nostro pianeta, ci rendiamo conto che esso ha veramente la funzione di un tetto: nulla è in grado di proteggere meglio la terra dai pericoli esterni.

Se non ci fosse stata questa protezione la terra sarebbe stata continuamente bombardata da pericolose meteore, e i suoi abitanti non avrebbero potuto vivere tranquillamente. È infatti questo miracoloso strato di aria che brucia e disintegra quasi tutte le meteore e gli altri corpi celesti che attaccano questo nostro pianeta. Solo un piccolo e relativamente innocuo numero di questi corpi riesce a resistere all’attrito dell’atmosfera e a cadere sulla terra. Ma anche questo è un segno di Dio, che serve a ricordarci l’importanza di questo vitale strato d’aria.

Tra le prove che sono in grado di dimostrare che uno dei significati del termine in questione è l’atmosfera terrestre ricordiamo la seguente tradizione del nobile imam Sadiq (as), nella quale, a proposito del colore del cielo, dice a Mufaddal: “O Mufaddal, rifletti sul colore del samaa’ {cielo}: Dio l’ha creato blu, che è il miglior colore per l’occhio; guardare il blu rinforza addirittura la vista”3

Nel sacro Corano leggiamo inoltre: “Non vedono forse gli uccelli soggiogati nell’atmosfera celeste: non li sostiene che Allah! In verità, in ciò vi sono dei segni per la gente che crede”

Daremo maggiori spiegazioni riguardo agli altri significati della parola samaa’ nel commento al 29° versetto di questa stessa sura.

Il versetto in esame parla poi della pioggia, un altro grande dono divino: “…ha fatto discendere dal cielo acqua…”

Questa frase dimostra, ancora una volta, che la parola samaa’ ha qui il significato di atmosfera terrestre.

A tal proposito, il santo imam Sajjàd (as) disse: “Dio fa discendere la pioggia dal cielo affinché essa arrivi a tutte le cime dei monti e dei colli, e a tutte le zone avvallate, insomma, a tutte le zone montuose e pianeggianti. La fa discendere a gocce e in modo continuo – a volte a grosse gocce, a volte a piú piccole – affinché sprofondi completamente nella terra, e la disseti. Non la fa poi discendere sotto forma di diluvio affinché non distrugga i vostri terreni, i vostri alberi, le vostre piantagioni e i vostri frutti”4

Il versetto ricorda quindi i frutti che il Signore Eccelso dona all’uomo attraverso la pioggia: “…con la quale ha estratto, dai frutti {della terra}, un nutrimento per voi…”

Tutto ciò, da una parte, dimostra l’immensa grazia e l’infinita misericordia che Allah, l’Altissimo, ha nei confronti di tutte le Sue creature, e, dall’altra, la Sua illimitata potenza, capace di creare centinaia di migliaia di squisiti e bellissimi frutti e preziosi semi, per gli uomini e per gli altri animali, da un liquido privo di colore, odore e sapore. Questa è una delle migliori prove della Sua esistenza! Ecco perché subito dopo leggiamo: “Non attribuite allora eguali ad Allah quando voi {ben} sapete {che Egli non ha pari}”

Certo, gli idoli e i pari che l’uomo attribuisce al Signore Eccelso non hanno nessun potere, non sono in grado di creare nulla né di nutrire e sostentare alcuna creatura. Com’è possibile allora considerarli pari ed eguali all’Onnipotente?!

Le Diverse Forme di Idolatria

Il concetto d’idolatria non comprende solo la semplice adorazione di idoli di legno o di esseri umani, ma abbraccia forme assai nascoste e complesse di culto. In linea generale, considerare realmente, essenzialmente efficace una qualsiasi cosa che non sia Dio, è {in senso lato} atto di idolatria.

  • 1. Nuru-th-thaqalayn, vol. 1, pag. 41.
  • 2. Santo Corano, 21: 32.
  • 3. Tawhídu-l-mufaddal.
  • 4. Nuru-th-thaqalayn, vol. 1, pag. 41.

Sura al-Baqarah Versetti 23-24

وَإِنْ كُنْتُمْ فِي رَيْبٍ مِمَّا نَزَّلْنَا عَلَى عَبْدِنَا فَأْتُوا بِسُورَةٍ مِن مِثْلِهِ وَادْعُوا شُهَدَآءَكُمْ مِنْ دُونِ اللّهِ إِنْ كُنْتُمْ صَادِقِينَ

﴿23﴾ فَاِنْ لَمْ تَفْعَلُوا وَلَنْ تَفْعَلُوا فَاتَّقُوْا النَّارَ الَّتِي وَقُودُهَا النَّاسُ وَالْحِجَارَةُ اُعِدَّتْ لِلْكَافِرِينَ ﴿24﴾

29. Se siete in dubbio riguardo a ciò che abbiamo fatto discendere sul Nostro Servo, portate allora una sura simile alle sue. Chiamate {pure in vostro aiuto} i vostri testimoni, eccetto Allah, se siete sinceri.
30. Se non fate ciò, e mai riuscirete a farlo, temete allora il fuoco che si alimenta di uomini e sassi, preparato per i miscredenti.

Il Santo Corano: L’Eterno Miracolo

Ora l’Onnipotente, per dimostrare la natura divina del Suo Verbo, il Corano, e della missione del Suo Inviato, il santo Profeta Muhammad (S), lancia un’eterna sfida all’intera umanità:

“Se siete in dubbio riguardo a ciò che abbiamo fatto discendere sul Nostro Servo, portate allora una sura simile alle sue. Chiamate {pure in vostro aiuto} i vostri testimoni, eccetto Allah, se siete sinceri”

I miscredenti e i politeisti arabi, nell’era pre-islamica erano i signori della letteratura e dell’eloquenza. Nonostante la loro superbia e il loro orgoglio, e la pretesa che avevano di essere i migliori in campo letterario, non ebbero il coraggio di raccogliere la sfida del sacro Corano, e risposero con la spada: per loro essere uccisi era piú facile che essere sconfitti e umiliati in campo letterario.

La potente letteratura araba rimase pesantemente sconfitta e umiliata dai celesti versetti del sacro Corano, rivelati in verità dal Signore Altissimo al sommo Profeta Muhammad Bin Abdillah (S). Nessuno è mai riuscito a imitare il sacro Corano fino ad oggi, e nessuno mai riuscirà a produrre qualcosa di simile a esso: il sacro, eterno e miracoloso Verbo di Dio è inimitabile!

Dei diversi aspetti della Natura Miracolosa del Sacro Corano

La straordinaria e miracolosa natura del sacro Corano non riguarda solamente l’aspetto letterario: il sublime Verbo d’Allah è un miracolo sotto diversi punti di vista.

I grandi letterati arabi che hanno studiato attentamente il sacro Corano riconoscono all’unanimità la sua assoluta superiorità su tutte le opere della letteratura araba.

Nonostante all’epoca della rivelazione del sacro Corano, la letteratura araba avesse raggiunto il suo massimo splendore, i letterati arabi del tempo non riuscirono a imitare questo celeste libro. Questi grandi maestri della lingua araba preferirono la guerra, e non ebbero il coraggio di competere in campo letterario – nel quale si credevano imbattibili – con l’infallibile Verbo d’Allah.

Non v’è dubbio che se il glorioso Corano non avesse avuto natura divina e fosse stato scritto dal santo Profeta (S), sicuramente i maestri arabi sarebbero riusciti perlomeno a imitarlo, dimostrando che esso non proviene da Dio. Essi avrebbero tramandato alle generazioni successive il risultato dei loro sforzi, per dimostrare anche ai posteri che il libro portato da Muhammah è falso, non è un libro rivelato da Dio. Ma nulla di tutto ciò è avvenuto: essi sono stati sconfitti e umiliati dall’eterno Libro di Dio.

Il santo Profeta (S) non aveva mai ricevuto alcuna istruzione, nessuno gli aveva mai insegnato a leggere e a scrivere. Non aveva nessuno dal quale imparare le scienze e la storia. Suo padre era morto prima della sua nascita, mentre la madre aveva lasciato questo mondo quando egli era ancora in tenera età. Era stato affidato al nonno Abdu-l-muttàlib, presso il quale non aveva ricevuto alcuna istruzione. Com’è possibile allora che una simile persona possa dare precise informazioni sui profeti e sugli eventi del passato?

L’unica spiegazione che si può dare è che la sua non era una conoscenza acquisita, ma rivelata dal Signore Eccelso: “Egli non parla d’impulso: non è che rivelazione rivelata!”1

Il sommo Profeta (S) è il cuore del creato. Il Signore Eccelso gli ha rivelato la sapienza, e, secondo quanto affermano alcuni esegeti del nobile Corano, egli è l’essenza del Suo Sacro Verbo. Sul suo immacolato cuore Dio ha fatto discendere l’ultimo e il piú completo dei libri celesti.

Certo, il sacro Corano comprende in sé tutta la sapienza, la saggezza e la conoscenza del creato. Ecco perché è chiamato Qur’àn. Viene poi chiamato Furqàn perché distingue il vero dal falso, e Tibiyan perché spiega ciò che è halàl {lecito} e ciò che è haràm {proibito}.

Ogni dotto che mediti un minimo sui versetti del nobile Corano, si renderà facilmente conto che piú le scienze e le conoscenze umane progrediscono piú chiara diventa la natura miracolosa di questo sacro libro.

Certo, questo è il libro ispirato della religione che deve accompagnare l’uomo fino al Giorno del Giudizio Universale, alla quale tutti gli uomini devono ubbidire. È questo libro l’inconfutabile prova della verità di questa sacra religione. Esso è la manifestazione dei sacri comandamenti di Allah, della legge divina, esso è l’eterno miracolo del sommo Profeta (S) dell’Islam. È ovvio che la sapienza contenuta in un tale libro debba essere superiore a quella di ogni sapiente, in ogni epoca. In tal modo, infatti, lo sviluppo delle scienze e delle conoscenze umane non può intaccare la sua assoluta superiorità.

A tal proposito, lo stesso Corano afferma:

“Di’: ‘Se il mare fosse inchiostro per {scrivere} le Parole del mio Signore, di certo si esaurirebbe prima che fossero esaurite le Parole del mio Signore, quand’anche Noi ne aggiungessimo altrettanto a rinforzo’”

Perché i Profeti (as) hanno bisogno di fare Miracoli

Sappiamo che il grado del Profeta (S) è superiore a qualsiasi altro reale grado esistente; Dio l’ha donato a un ristretto numero di probi uomini. La funzione profetica è diversa da qualsiasi altra funzione: il Profeta (S) non governa solo i corpi, ma anche, e soprattutto, i cuori degli uomini.

È per l’immensa importanza di questa nobile carica, è per il grande prestigio, lo straordinario rango del Profeta divino, che sono comparsi così tanti falsi profeti lungo tutta la storia.

Di fronte al pericolo dei falsi profeti, cosa doveva fare la gente? Doveva forse accettare le parole di tutte le persone che si proclamavano profeti? O non doveva prestare fede a nessuno? Nel primo caso l’umanità sarebbe caduta in un grande disordine, nel quale nessuno sarebbe piú riuscito a distinguere il vero dal falso, il sincero dal mendace, il probo dall’empio.

Nel secondo caso invece, tutti gli uomini sarebbero usciti dalla retta via, e non avrebbero mai avuto la possibilità di giovarsi dei salvanti insegnamenti dei veri profeti. Cos’è successo allora che la gente alla ricerca di Dio è riuscita a distinguere i veri profeti da quelli falsi? Il Signore Eccelso quale mezzo ha messo a disposizione degli uomini per permettere loro di distinguere il Profeta (S) sincero da quello mendace?

La stessa ragione che ha reso necessario l’invio dei profeti divini, rende necessario che essi riescano a dimostrare con prove certe che sono stati mandati da Dio. Essi devono mostrare agli uomini dei chiari segni, affinché possano credere alle loro parole e seguirli, affinché possano distinguerli dai falsi profeti.

La chiara prova che ogni Profeta (S) ha mostrato alla gente per dimostrare la natura divina della propria missione, è sempre stata il miracolo. Certo, il Profeta (S) deve essere capace di compiere miracoli, ossia eseguire atti che il resto della gente non è in grado di compiere, come, ad esempio, resuscitare morti.

Il Profeta (S) che compie un miracolo, deve inoltre invitare gli uomini a ripeterlo, affinché essi si rendano conto che lo straordinario atto da lui compiuto è veramente un miracolo, e che la persona che l’ha compiuto non è un individuo ordinario che conosce particolari pratiche magiche, ma un eletto, un inviato di Dio.

Il Sacro Corano è l’Eterno e Universale Miracolo del Profeta dell’Islam (S)

Il sacro Corano è il migliore degli straordinari miracoli compiuti dal sommo Profeta dell’Islam (S), ed è altresì la viva prova della verità della sua sacra missione profetica.

In base a quanto narrano i grandi sapienti islamici, il santo Profeta Muhammad (S) ha eseguito ben 4440 miracoli2, ma il sacro Corano si differenzia dagli altri – e da tutti i miracoli compiuti dai precedenti profeti – per il fatto che esso è vivo, e lo sarà fino al Giorno del Giudizio. Questo straordinario miracolo, dopo quattordici secoli dalla morte del Profeta (S) che l’ha compiuto, continua ancora ad attirare a sé i cuori assetati di verità, e a sfidare e vincere gli empi miscredenti. Esso è verbo e miracolo, legge e documento.

Il nobile Corano, contrariamente agli altri miracoli del santo Profeta (S) – e a quelli dei precedenti profeti – supera ogni barriera spaziale e temporale. In altre parole, esso è un miracolo eterno e universale.

Uno dei celebri miracoli del santo Gesú (as) fu quello di parlare, appena nato, per difendere la sua casta madre dalle calunnie e dalle ingiuste accuse della gente. Ma questo miracolo, per quanto straordinario sia, fu eseguito da questo santo Profeta (S) in un tempo e un luogo ben determinato, dinanzi a un particolare e determinato gruppo di persone.

Come tutti sanno i fenomeni limitati nel tempo e nello spazio, allontanandosi dal tempo e dallo spazio al quale appartengono, svaniscono e scompaiono: questa è una delle caratteristiche dei fenomeni temporali e spaziali. Ecco perché del sopraccitato miracolo di Gesú oggi non rimane che il ricordo. Ma questo, per le ragioni che abbiamo già spiegato, non avviene per il sacro Corano. Esso risplende di vivissima luce oggi come risplendeva quattordici secolo orsono, nell’oscura e arretrata terra dell’Hijàz. Anzi, con il passare del tempo l’uomo ha sviluppato le sue conoscenze, e può ora comprendere, apprezzare e utilizzare meglio l’immensa sapienza coranica.

Del resto gli attributi d’eternità e universalità del sacro Corano li ritroviamo anche nella religione islamica e nel messaggio del santo Profeta (S), il quale è l’ultimo dei profeti divini.

Per concludere, al fine di comprendere meglio la completezza e l’universalità del sacro Corano, citiamo di seguito alcuni degli argomenti trattati da questo celeste libro:

• conoscenze, scoperte e leggi scientifiche;

• natura, piante, animali…

• spazio, probabili forme di vita in altri pianeti;

• fenomeni naturali, acque, venti, montagne…

• origine dell’universo, della terra e dell’essere umano;

• l’uomo, la società in cui vive e i suoi pregi e difetti;

• il futuro dell’uomo, della terra e dell’universo;

• l’uomo, il suo corpo, il suo spirito, e i suoi aspetti nascosti e manifesti.

  • 1. Santo Corano, 53: 3 e 4.
  • 2. Manàqib, vol. 1, pag. 144.

Sura al-Baqarah Versetto 25

وَبَشِّرِ الَّذِينَ ءامَنُوا وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ أَنَّ لَهُمْ جَنَّاتٍ تَجْرِيْ مِنْ تَحْتِهَا الاَنْهَارُ كُلَّمَا رُزِقُوْا مِنْهَا مِنْ ثَمَرَةٍ رِزْقاً قَالُواْ هَذَا الَّذِيْ رُزِقْنَا مِنْ قَبْلُ وَأُتُوا بِهِ مُتَشَابِهاً وَلَهُمْ فِيهَآ أَزْوَاجٌ مُطَهَّرَةٌ وَهُمْ فِيهَا خَالِدُونَ﴿25﴾

31. E a coloro che hanno prestato fede e hanno eseguito le buone azioni, dai la lieta novella che vi sono per loro paradisi sotto i quali scorrono i ruscelli. Ogni volta che verrà loro destinato un frutto di questi paradisi, diranno: “Questo è ciò che ci è {già} stato destinato in precedenza {nella nostra vita terrena}”, e verranno {così} dati loro ‘quei frutti simili’. Là avranno purificate spose e saranno eterni.

Particolarità dei beni del Paradiso

Contrariamente all’ultimo versetto, che parla del castigo che attende coloro che negano il sacro Corano, i miscredenti, questo versetto parla della ricompensa che attende coloro che si sono sottomessi a Dio e che hanno seguito la via della virtú:

“E a coloro che hanno prestato fede e hanno eseguito le buone azioni, dai la lieta novella che vi sono per loro paradisi sotto i quali scorrono i ruscelli…”

Tutti sanno che i giardini nei quali non scorrono corsi continui d’acqua, non sono molto vivi e rigogliosi. Al contrario, i giardini in cui scorrono in modo continuo dei freschi e limpidi ruscelli, sono assai floridi e prosperosi. I giardini del Paradiso appartengono a questa seconda categoria.
Poi, il sacro Corano parla degli svariati frutti del Paradiso:

“…Ogni volta che verrà loro destinato un frutto di questi paradisi, diranno: ‘Questo è ciò che ci è {già} stato destinato in precedenza {nella nostra vita terrena}…’”

Gli esegeti del nobile Corano hanno dato diverse interpretazioni di questa frase.
Alcuni hanno detto che questi beni, questi doni del Paradiso sono il premio delle buone azioni compiute dai beati nella loro vita terrena, sono, in altre parole, il risultato dei loro precedenti sforzi terreni.

Altri invece affermano che quando un frutto viene portato loro per la seconda volta, essi dicono: “Questo è un frutto che abbiamo già mangiato”, ma quando lo assaggiano s’accorgono che ha un sapore diverso, e provano nuovamente piacere a mangiarlo. Ciò però non avviene in questo mondo. Ad esempio, quando mangiamo dell’uva, ogni volta proviamo la stessa sensazione, sentiamo lo stesso sapore. Questa è una fondamentale differenza tra i beni di questo mondo e quelli dell’aldilà.
Altri ancora, dicono che quando i beati vedono i frutti del Paradiso, li trovano simili a quelli terreni, affinché non siano loro estranei, ma quando li assaggiano s’accorgono che hanno un sapore completamente diverso, sono buoni, squisiti.

Si può poi dare una interpretazione che riunisca in sé tutte le suddette.

Il versetto continua poi dicendo: “…e verranno {così} dati loro ‘quei frutti simili’…”, vale a dire che i frutti del Paradiso, in quanto a bontà e bellezza, sono tutti simili, sono così sublimi che non è possibile preferirne uno all’altro, contrariamente a quanto avviene in questo mondo, nei quali riscontriamo differenze di qualità.

L’ultimo dono ricordato nel versetto in esame sono le caste spose del Paradiso: “…Là avranno purificate spose…”. Esse sono libere da ogni forma di impurità che possono avere le donne di questo mondo. Esse sono pure nel corpo e nello spirito.

Uno dei difetti dei beni di questo mondo è che l’individuo mentre gode di essi pensa già al momento in cui dovrà perderli, ed è preoccupato per questo. Tali beni, non essendo eterni, non possono dunque dare pace all’uomo. Al contrario, i beni del sacro Paradiso di Allah sono eterni e perfetti, e donano eterna pace e tranquillità ai beati. Ecco perché il versetto si chiude dicendo che i beati saranno eterni in Paradiso.

Gli esegeti narrano la seguente tradizione tramandata da Bin Abbàs: “Questo versetto è stato rivelato per Alì Ibn Abu Talib e per i veri credenti: essi sono credenti ed eseguono le buone azioni”

Fede e Pratica

In molti versetti, il sacro Corano ricorda la fede e la pratica insieme. Questo dimostra che non è possibile separare tra di loro questi due fondamentali elementi: la fede e la pratica si completano a vicenda.

Se la fede penetra nelle profondità dell’anima dell’essere umano, essa sicuramente si rifletterà nelle sue azioni, nella sua condotta, spingendolo ad agire rettamente.

“…chi crede in Allah e agisce rettamente, sarà {da Lui} introdotto in paradisi sotto i quali scorrono i ruscelli. {Saranno} eterni in essi…”1
“Allah ha promesso a quelli di voi che hanno prestato fede e agito rettamente di farli succedere {ai tiranni} sulla terra…”

È possibile paragonare la fede alle radici di un albero e le rette azioni ai suoi frutti: buoni frutti sono segno di sane radici, e sane radici danno buoni frutti.
È poi possibile che persone prive di fede, a volte, compiano buone azioni, ma sicuramente esse non potranno mai avere la costanza dei veri credenti: ciò che garantisce una costante rettitudine è una radicata e profonda fede.

Le Spose Pure

L’unico attributo che il versetto in esame ricorda per le spose del Paradiso è “purificate”. Questo ci suggerisce che il primo e piú importante attributo di una sposa è la purezza. Un giorno il sommo Profeta (S) disse: “Guardatevi dalle verdi piante che crescono negli immondezzai”. Fu chiesto: “O Messaggero d’Allah, cosa sono le verdi piante che crescono negli immondezzai?”. Rispose: “La bella donna cresciuta in una famiglia corrotta”2

La parola araba “azwàj” significa spose, ma è anche possibile dare una diversa interpretazione, e dire che il versetto intende le probe credenti che nella loro vita terrena erano le mogli di retti credenti.
In ogni caso, in Paradiso le donne e le huru-l´ain sono pure e purificate, nel corpo e nello spirito. Esse sono libere da ogni impurità esteriore, come il sangue, le urine, le feci, il mestruo, il sudore, i cattivi odori e le altre sporcizie del corpo.

Esse sono altresì libere da ogni forma di impurità interiore, come l’ira, l’invidia, l’impudicizia, la superbia, l’avarizia.
A tal proposito, in una tradizione del Messaggero di Allah, narrata da Sa´id Bin ´Amir, leggiamo: “Se una delle donne del Paradiso gettasse un solo sguardo al mondo, tutta la terra si riempirebbe del profumo di {fragrante} muschio, e la sua luce soggiogherebbe quella del sole e della luna”3

I Beni Materiali e Spirituali del Paradiso

Il sacro Corano oltre a parlare dei beni materiali del Paradiso (come, ad esempio, i giardini paradisiaci, gli splendidi ruscelli che scorrono sotto questi giardini, le bellissime dimore dei beati, le purificate spose, i deliziosi frutti), in altri versetti, descrive anche i piú importanti doni spirituali:

“Dio ha promesso ai credenti e alle credenti paradisi sotto i quali scorrono i ruscelli, in cui saranno eterni, e dimore pure in eterni paradisi; {ma} il consenso {proveniente} da Allah è {dono} piú grande: questa è l’immensa beatitudine!”4

In un altro versetto il sacro Verbo di Allah, dopo aver citato i beni materiali del Paradiso, dice:

“…Allah si compiace di loro ed essi si compiacciono di Lui…”5

Certo, il consenso divino è uno dei maggiori doni divini, superiore a tutti i beni materiali; esso è un bene spirituale che non può essere descritto con le parole né compreso con gli intelletti.

  • 1. Santo Corano, 65: 11.
  • 2. Wasà’ilu-sh-shi´ah, vol. 14, pag. 19.
  • 3. Manhaju-s-sàdiqin, vol. 1, pag. 199.
  • 4. Santo Corano, 9: 72.
  • 5. Santo Corano, 98: 8.

Sura al-Baqarah Versetto 26

إِنَّ اللّهَ لاَ يَسْتَحْيِ أَنْ يَضْرِبَ مَثَلاً مَا بَعُوضَةً فَمَا فَوْقَهَا فَاَمَّا الَّذِينَ ءامَنُوا فَيَعْلَمُونَ أَنَّهُ الْحَقُّ مِنْ رَبِّهِمْ وَأَمَّا الَّذِينَ كَفَرُوا فَيَقُولُونَ مَاذَآ أَرَادَ اللّهُ بِهَذَا مَثَلاً يُضِلُّ بِهِ كَثِيراً وَيَهْدِي بِهِ كَثِيراً وَمَا يُضِلُّ بِهِ إِلاَّ الْفَاسِقِينَ ﴿26﴾

32. In verità, Allah non si vergogna di citare l’esempio di una zanzara o qualcosa di piú {piccolo} di essa. Coloro infatti che hanno prestato fede sanno che esso è verità {che proviene} dal loro Signore. Coloro invece che sono diventati miscredenti dicono: “Che cosa voleva intendere Allah con questo esempio”. Egli travia molti con esso e molti guida con esso; ma con tale esempio Egli non travierà se non i perversi,

Le similitudini si fanno per chiarire princìpi e concetti. Una similitudine spiega un fenomeno metafisico con uno materiale, sensibile.

In verità, l’intelletto umano, fino a quando è in relazione con il corpo, con la materia, non può liberarsi dall’influenza della fantasia, dell’immaginazione. Ecco perché nel sacro Corano i complessi concetti metafisici vengono spiegati attraverso esempi e similitudini.

Forse la ragione per la quale nel versetto in esame viene fatto l’esempio della zanzara, è che nessuno pensi che non s’addica al Signore Eccelso fare similitudini attraverso queste umili creature. Bisogna infatti sapere che tutte le creature di Dio sono uguali rispetto alla Sua maestà: siano esse piccole o grandi, superiori o inferiori, umili o nobili, riflettono tutte la sua infinità maestà e grandezza. Le creature di Dio sono gli anelli di una catena da Lui dominata, e sono in così stretta relazione tra di loro che è come se fossero un unico essere.

Nella similitudine in esame viene usata la zanzara anche per mettere in evidenza la magnifica, complessa e perfetta struttura del suo corpo, e indurre la gente a meditare sulla creazione del Signore eccelso. In una tradizione del santo imam Sàdiq (as) leggiamo: “Dio ha fatto l’esempio della zanzara poiché nonostante le sue piccole dimensioni è stata creata {perfetta} come l’elefante. L’esempio della zanzara è per attrarre l’attenzione dei credenti e indurli a osservare le meraviglie della creazione divina”1
In un altro versetto leggiamo: “Non guardano il cammello, come è stato creato?”2

A tal proposito, si faccia attenzione alle parole di Alì, il Principe dei Credenti (as), narrate in una delle tradizioni del Nahj ul-Balaghah: “Se tutti gli esseri viventi del mondo si riunissero e collaborassero per creare una zanzara, non ci riuscirebbero mai. I loro intelletti sarebbero incapaci di comprendere i segreti della creazione di questo animale, le loro forze risulterebbero insufficiente e si stancherebbero. Alla fine, dopo gli inutili tentativi, ammetterebbero di essere incapaci di crearla”3

Il versetto aggiunge:

“…Coloro infatti che hanno prestato fede sanno che esso è verità {che proviene} dal loro Signore. Coloro invece che sono diventati miscredenti dicono: “Che cosa voleva intendere Allah con questo esempio”. Egli travia molti con esso e molti guida con esso; ma con tale esempio Egli non travierà se non i perversi”

Il celebre Shaykh Tusì, nel tafsìr At-tibiyàn (vol. 1, pag. 19), dice: “È come se qualcuno obiettasse: ‘Cosa vuole dire Allah con questo esempio, che può traviare alcuni e guidare altri?’, e Allah rispondesse: ‘Solo i perversi si travieranno, al contrario, i credenti raggiungeranno il massimo grado di conoscenza, comprensione e fede’”

Per concludere, ricordiamo l’occasione nella quale è stato rivelato questo versetto. Dopo la rivelazione dei versetti 18 e 19 della Sura del Bovino, i munàfiqin dissero che queste similitudini non s’addicono a Dio, e che Egli non farebbe mai simili esempi. Ma il Signore Eccelso rispose a queste calunnie con il versetto in esame:

“In verità, Allah non si vergogna di citare l’esempio di una zanzara o qualcosa di piú {piccolo} di essa…”

  • 1. Nuru-th-thaqalayn, vol. 1, pag. 45, hadith 65.
  • 2. Santo Corano, 88: 17.
  • 3. Nahj ul-Balaghah: sermone 186.

Sura al-Baqarah Versetto 27

الَّذِينَ يَنْقُضُونَ عَهْدَ اللّهِ مِنْ بَعْدِ مِيثَاقِهِ وَيَقْطَعُونَ مَآ أَمَرَ اللّهُ بِهِ أَنْ يُوصَلَ وَيُفْسِدُونَ فِي الأَرْضِ اُوْلَئِكَ هُمُ ُالْخَاسِرُونَ ﴿27﴾

33. i quali violano il Patto di Allah dopo averlo stretto e rinsaldato, separano ciò che Allah ha ordinato di unire e portano la corruzione sulla terra. Questi sono i perdenti!

I Veri Perdenti

Nel versetto precedente il sacro Corano ha parlato dei perversi (fàsiqun), del loro traviamento. In questo completa la loro descrizione dando alcuni segni di riconoscimento.

Il primo segno di riconoscimento dei perversi è che essi violano il Patto di Allah dopo averlo stretto e rinsaldato: “…i quali violano il Patto di Allah dopo averlo stretto e rinsaldato…”

Poi il sacro Corano dà un secondo segno di riconoscimento: “…separano ciò che Allah ha ordinato di unire…”. Anche se molti esegeti del nobile Corano sostengono che questo versetto riguarda il mancato rispetto dei legami di sangue, un esame piú approfondito del versetto dimostra che esso ha un significato ben piú esteso, che comprende anche la sopraccitata questione. In effetti, il versetto parla dei legami che Dio ha ordinato di unire, senza parlare di particolari legami. Si può quindi affermare che il versetto parla di tutti i legami che Dio ha ordinato di non rompere, come, ad esempio, i legami di sangue, quelli di vera e sincera amicizia, quelli sociali, i legami che è necessario avere con le guide divine eccetera eccetera.

Inoltre, alcune tradizioni islamiche hanno interpretato la frase “…ciò che Allah ha ordinato di unire…”, dicendo che il versetto parla del legame con Alì (as), il Principe dei Credenti, e gli Imam dell’Ahl ul-Bayt (as).

Il terzo segno di riconoscimento che il versetto in esame dà dei perversi, è che essi spargono la corruzione sulla terra: “…e portano la corruzione sulla terra…”

Essi hanno dimenticato Dio, non sono disposti a fare la Sua volontà, non rispettano nemmeno i vincoli di sangue. Per essi l’unica cosa che conta è riuscire a soddisfare i propri istinti, e per raggiungere questo turpe obiettivo sono pronti a tutto. È ovvio che simili persone possono creare nella società, sulla terra ogni tipo di corruzione.

Il sacro Corano, alla fine del versetto, dice: “Questi sono i perdenti!”
Certo, la maggiore sconfitta, la piú grande perdita per l’uomo consiste nell’impiegare le proprie capacità materiali e spirituali, che sarebbero in grado di donargli la beatitudine eterna, per acquistare la rovina e la dannazione eterna.

Sura al-Baqarah Versetti 28-29

كَيْفَ تَكْفُرُونَ بِاللّهِ وَكُنْتُمْ أَمْواتاً فَاَحْيَاكُمْ ثُمَّ يُمِيتُكُمْ ثُمَّ يُحْيِيكُمْ ثُمَّ إِلَيْهِ تُرْجَعُونَ ﴿28﴾ هُوَ الَّذِي خَلَقَ لَكُم مَا فِي الأرْضِ جَمِيعاً ثُمَّ اسْتَوَى إِلَى السَّمآءِ فَسَوَّاهُنَّ سَبْعَ سَمَاوَاتٍ وَهُوَ بِكُلِّ شَيْءٍ عَلِيمٌ ﴿29﴾

34. Come potete negare Allah, dal momento che eravate morti ed Egli vi ha donato la vita?! Poi vi farà morire e ancora vi susciterà a vita, poi a Lui farete ritorno.
35. Egli è Colui che ha creato per voi tutto ciò che esiste sulla terra, poi si è occupato del firmamento, facendo di esso sette cieli; ed Egli è onnisciente.

Il Misterioso Dono della Vita

Il sacro Corano, nei due versetti precedenti, ricordando una serie di doni divini e straordinari fenomeni del creato, rivolge la nostra attenzione al Signore Eccelso e alla Sua infinita maestà, e completa gli argomenti esposti nei versetti precedenti (versetto 21 e 22).

In questi due versetti, per dimostrare l’esistenza di Dio, il sacro Verbo di Allah usa delle indiscutibili premesse, alla portata di tutti, comprensibili da ogni persona. Dice innanzitutto:

“Come potete negare Allah, dal momento che eravate morti ed Egli vi ha donato la vita?!”.

Questo sacro e celeste libro ricorda a tutti noi il grande dono della vita, e cerca di ricordarci il Supremo Essere che ce l’ha fatto.

Ogni sincero ricercatore della verità ammetterà almeno che la vita proviene da un sommo Essere, a conoscenza di tutti i segreti e le leggi della vita, capace di gestirla e ordinarla. Come si fa dunque a negare l’esistenza di un tale Essere?
Oggi tutti gli scienziati sostengono che non v’è cosa piú complicata e misteriosa della vita: nonostante i grandi progressi umani in campo scientifico nessuno è mai riuscito a risolvere questo enigma.

Ammesso e non concesso che un giorno l’uomo riesca a risolvere questo complicato e arcano problema, non potrà mai attribuire l’esistenza della vita a cosa diversa dal Sommo Vero.
Possiamo dunque affermare con assoluta decisione che il fenomeno della vita nel creato è la migliore prova dell’esistenza di Dio.

Il santo Corano, dopo averci ricordato questo palese dono, continua dandoci un’altra chiara prova dell’esistenza del Sommo Creatore: la morte. Il versetto dice: “Poi vi farà morire…”. Anche la morte, al pari della vita, è una delle innegabili e palesi realtà del creato.

Cosa toglie la vita agli esseri viventi? Se la vita degli esseri viventi dipendesse da loro stessi non dovrebbero mai perderla. Eppure ogni giorno siamo testimoni di cose viventi che muoiono. Questo dimostra che la loro vita e la loro morte dipende da una causa superiore.

Certo, Dio è il creatore della vita e della morte: “Colui che ha creato la morte e la vita per provare chi di voi meglio opera…”1

Il sacro Verbo di Allah, dopo queste due chiare prove dell’esistenza di Dio, propone la fondamentale questione della resurrezione: “…e ancora vi susciterà a vita…”

La vita dopo la morte non deve assolutamente stupire: se accettiamo che il signore Eccelso ci ha donato per la prima volta la vita, dobbiamo anche accettare che Egli abbia il potere di farci tornare in vita dopo la nostra morte.

È incredibile che alcuni dubitino sulla possibilità di resurrezione dell’uomo, quando ogni giorno vedono nascere nuovi essere viventi.

Il sacro Corano termina il versetto dicendo: “…poi a Lui farete ritorno”. In questo versetto si parla di ritorno al Signore Eccelso intendendo il ritorno, nel Giorno del Giudizio, ai doni e ai beni divini. Lo dimostra chiaramente quest’altro versetto coranico: “…e i morti, Allah li resuscita e poi a Lui saranno ricondotti”

È poi possibile che per ritorno a Dio s’intenda una realtà ben piú precisa: tutte le creature hanno messo piede sul sentiero che porta alla perfezione dal nulla, da un “punto zero”, in cui appartenevano al non essere, e proseguono all’infinito verso Dio, l’Infinito. Perciò, con la morte questo processo di perfezionamento non s’arresta, anzi, nell’aldilà, prosegue in un mondo migliore e a un livello superiore.

Il versetto, dopo aver ricordato il dono della vita, afferma: “Egli è Colui che ha creato per voi tutto ciò che esiste sulla terra…”

In questo modo, il sacro Corano mette in evidenza il valore dell’essere umano, la sua assoluta superiorità su tutte le creature della terra. Tutto è stato creato per lui, il quale è il sublime fine della creazione.
In molti altri versetti coranici è stato ricordato il sublime grado dell’essere umano.

“E v’ha soggiogato il mare…”2

“E {Allah} v’ha soggiogato ciò che v’è nei cieli e ciò che v’è sulla terra…”3

“…e v’ha soggiogato le navi…i fiumi…il sole e la luna…la notte e il giorno”4

I Sette Cieli

Il versetto continua dicendo: “…poi si è occupato del firmamento, facendo di esso sette cieli; ed Egli è onnisciente”

Gli esegeti del nobile Corano danno diverse interpretazioni su cosa siano veramente i sette cieli dei quali parla il sacro versetto in esame. Altri versetti coranici dimostrano che la totalità dei corpi celesti che noi vediamo costituisce il primo cielo che copre le nostre teste, e che, sopra di noi, esistono altri cieli, che non possono essere visti dai nostri occhi né rilevati dai piú sofisticati e potenti osservatori astronomici della nostra epoca.

“…e noi abbiamo fregiato il cielo piú vicino di lampade {stelle, astri}…”5
“In verità, Noi abbiamo fregiato il cielo piú vicino di fregi: le stelle”6

Da questi due versetti si può facilmente dedurre che tutti gli astri che noi vediamo fanno parte del primo cielo, quello piú vicino alla terra, e che esistono cieli piú lontani dei quali noi non sappiamo nulla, e che forse verranno scoperti in futuro

  • 1. Santo Corano, ,67: 2.
  • 2. Santo Corano, 45: 12.
  • 3. Santo Corano, 45: 13.
  • 4. Santo Corano, 14: 32 e 33.
  • 5. Santo Corano, 41: 12.
  • 6. Santo Corano, 37: 6.

Sura al-Baqarah Versetti 30-33

وإِذْ قَالَ رَبُّكَ لِلْمَلآئِكَةِ إِنِّي جَاعِلٌ فِي الاَرْضِ خَلِيفَةً قَالُوا أتَجْعَلُ فِيهَا مَنْ يُفْسِدُ فِيهَا وَيَسْفِكُ الدِّمَآءَ وَنَحْنُ نُسَبِّحُ بِحَمْدِكَ وَنُقَدِّسُ لَكَ قَالَ إِنِّي أَعْلَمُ مَا لاَ تَعْلَمُونَ ﴿30﴾ وَعَلَّمَ ءادَمَ الأَسْمآءَ كُلَّهَا ثُمَّ عَرَضَهُمْ عَلَى الْمَلآَئِكَةِ فَقَالَ أَنْبِئُونِي بِاَسْمَآءِ هَؤُلآءِ إِنْ كُنْتُمْ صَادِقِينَ ﴿31﴾ قَالُوا سُبْحَانَكَ لاَ عِلْمَ لَنَآ إِلاَّ مَا عَلَّمْتَنَآ اِنَّكَ أَنْتَ الْعَلِيمُ الْحَكِيمُ

﴿32﴾ قَالَ يَآ ءَادَمُ أَنْبِئْهُم بِاَسْمَآئِهِمْ فَلَمَّا أَنْبَأَهُمْ بِاَسْمآئِهِمْ قَالَ أَلَمْ أَقُلْ لَّكُمْ إنِّي أَعْلَمُ غَيْبَ السَّماواتِ وَالأَرْضِ وَأَعْلَمُ مَاتُبْدُونَ وَمَا كُنْتُمْ تَكْتُمُونَ ﴿33﴾

36. E {ricorda} quando il tuo Signore disse agli angeli: “Io creerò un vicario sulla terra”. Essi dissero: “Vuoi forse creare in essa chi vi porterà la corruzione e spargerà il sangue, mentre noi celebriamo le Tue lodi e Ti santifichiamo?”. {Allah} disse: “In verità, Io so ciò che voi non sapete”
37. E insegnò a Adamo i Nomi, tutti! Poi presentò quelle {cose} agli angeli, quindi disse: “Ditemi ora i loro nomi, se siete sinceri”
38. Dissero: “Immune sei Tu {da qualsiasi difetto e colpa}! Non v’è sapere in noi all’infuori di ciò che Tu Stesso ci hai insegnato: in verità, Tu sei il Sapiente, il Saggio”
39. Ed Egli disse: “O Adamo, informali dei nomi di queste {cose}”; quando {Adamo} li mise al corrente dei nomi di quelle {cose}, disse: “Non vi avevo forse detto che Io conosco l’arcano dei cieli e della terra, ciò che voi manifestate e ciò che tenevate nascosto”

L’Uomo: il Vicario di Dio sulla Terra

I versetti precedenti ci hanno informato dell’assoluta superiorità dell’uomo sulle altre creature divine, introducendo la fondamentale questione del suo ruolo di vicario del Signore Eccelso sulla terra.

I versetti che ora ci accingiamo a commentare parlano della creazione del santo profeta Adamo (as), il primo essere umano, il padre dell’umanità.

I prossimi versetti della Sura del bovino, dal trentesimo al trentanovesimo, espongono le seguenti tre questioni fondamentali:

1. il “dialogo” tra il Sommo Creatore e gli angeli, a proposito del ruolo dell’uomo di vicario di Dio sulla terra;

2. l’ordine dato da Dio agli angeli di prosternarsi dinanzi al santo Adamo (as), ricordato piú volte nel sacro Corano;

3. descrizione della vita di Adamo (as) in Paradiso, degli avvenimenti che hanno causato il suo allontanamento da esso, del suo pentimento e della vita condotta da lui e dai suoi discendenti sulla terra.

I versetti in esame parlano della prima delle tre fondamentali questioni sopraccitate. Il Signore Eccelso ha voluto che sulla terra ci fosse un Suo vicario, superiore agli angeli, i cui attributi fossero la manifestazione di quelli divini. Egli ha voluto mettere a disposizione di questo nobile essere tutta la terra e i beni in essa contenuti. È naturale che una simile creatura deve essere dotata di straordinarie capacità intellettive e di un elevato grado spirituale: solo così potrà esplicare la sua funzione di vicario di Allah sulla terra.

Ebbene, il primo dei succitati versetti dice: “E {ricorda} quando il tuo Signore disse agli angeli: ‘Io creerò un vicario {khalìfah} sulla terra’”

I grandi sapienti dell’Islam sostengono che la parola “khalìfah” che compare in questo versetto deve essere interpretata come vicario di Dio. In effetti, la domanda che fanno dopo gli angeli – affermando: “Vuoi forse creare in essa chi vi porterà la corruzione e spargerà il sangue, mentre noi celebriamo le Tue lodi e Ti santifichiamo?” – e la risposta data dal Sommo Vero, confermano l’esattezza di questa interpretazione.

Inoltre, la questione dell’insegnamento dei Nomi a Adamo e l’ordine dato dal Signore Eccelso agli angeli d’inchinarsi dinanzi a lui – che tratteremo nei versetti successivi – sono altre chiare prove a favore della suddetta tesi.

A tal proposito, in una tradizione del santo imam Sàdiq (as) leggiamo che gli angeli, dopo aver conosciuto il grado di Adamo (as), compresero che questo nobile profeta divino e la sua progenie sono le creature piú adatte a esercitare la funzione di vicari del Signore Altissimo.

Il versetto continua poi dicendo: “Essi dissero: ‘Vuoi forse creare in essa chi vi porterà la corruzione e spargerà il sangue, mentre noi celebriamo le Tue lodi e Ti santifichiamo?’”

Allah risponde a questa domanda dicendo: “In verità, Io so ciò che voi non sapete”, spiegando nei versetti successivi il Suo sacro intento.

Alcuni interpretano questo versetto dicendo che Dio aveva già esposto loro, a grandi linee, il futuro degli uomini. Altri invece sostengono che gli angeli avevano dedotto ciò dall’espressione “sulla terra”, poiché sapevano che l’uomo è stato creato dalla terra, e la materia, a causa delle sue limitazioni, provoca conflitti e contrasti. Certo, questo limitato mondo materiale non è in grado di saziare l’avido io dell’uomo: tutto il mondo, con tutti i suoi beni e averi, potrebbe non essere sufficiente a saziarlo. Una simile condizione, soprattutto in assenza di senso di responsabilità, è in grado di provocare corruzione e violenza.

Altri esegeti sostengono invece che gli angeli sapevano che Adamo (as) non sarebbe stata la prima creatura divina a vivere sulla terra: essi avevano già visto altre creature vivere sulla terra, erano già stati testimoni della loro corruzione e delle loro violenze. Ecco perché hanno espresso a Dio la propria sfiducia a proposito del futuro dei figli di Adamo (as).

Queste tre interpretazioni non si contraddicono tra di loro. È infatti possibile che tutti i fattori ricordati in esse abbiano indotto gli angeli a fare quella affermazione. Certo, gli angeli avevano ragione, e proprio per questo motivo il Signore Eccelso non li ha contraddetti, anzi ha detto loro che oltre a questa, riguardo all’uomo, ci sono verità piú importanti delle quali essi sono ignari.

Essi credevano che se l’obbiettivo della creazione dell’uomo era il culto e l’adorazione del Signore Eccelso, nessuno meglio di loro sarebbe stato in grado di prestarGli culto, e quindi nessuno era piú adatto dell’angelo a diventare Suo vicario. Ma essi erano ignari del fatto che l’angelo è molto diverso dall’uomo, poiché, a differenza di quest’ultimo, in esso non esiste alcun istinto animale che ostacola la sua adorazione, che lo distoglie dall’Amato. Essi non si rendevano conto della superiorità degli atti di adorazione della creatura che deve continuamente lottare contro le sue passioni, i suoi ribelli istinti animali e le tentazioni di Satana, rispetto al culto prestato dall’angelo libero da ogni istinto e tentazione.

Essi non sapevano che dalla progenie di Adamo sarebbero nati i grandi profeti Noè, Abramo, Mosè, Gesú, il sommo Profeta (S) di Allah, Muhammad Bin Abdillah, il Principe dei Credenti, Amìru-l-mu’minìn Alì Ibn Abu Talib (as), la purissima Fatima (as), gli undici infallibili imam (as) da lei discendenti, e, oltre a loro, un gran numero di uomini e donne che hanno sacrificato la loro vita e i loro beni per guadagnarsi il consenso divino.

È interessante notare come gli angeli hanno messo in evidenza tre dei loro atti di culto: il tasbìh, l’hamd e il taqdìs. Tasbìh e hamd significano, rispettivamente, dichiarare Dio immune da qualsiasi colpa e dotato di tutti gli attributi della perfezione. Ma cosa significa taqdìs?

Alcuni esegeti affermano che questo termine significa considerare il Signore Eccelso immune da ogni tipo di difetto, e, in realtà, l’uso di questo termine, nel versetto in esame, serve solo a sottolineare il concetto di tasbìh. Tuttavia, altri esegeti del sacro Corano sostengono che taqdìs deriva dalla radice quds, che significa purificare la terra da corrotti e corruttori, o purificare se stessi da ogni vizio e difetto, adducendo come prova la presenza del termine laka nella frase “nuqaddisu laka” del versetto in esame: esso non dice “nuqaddisuka”, che significa “Ti santifichiamo”, dice bensì “nuqaddisu laka”, ovverosia “purifichiamo per Te la terra da corrotti e corruttori”

La Prova degli Angeli

In santo Adamo (as), per grazia del Signore Eccelso, era dotato di una straordinaria capacità di comprensione delle realtà del creato. In base a quanto afferma lo stesso sacro Corano, questo nobile profeta (as) conosceva i Nomi, i segreti e le realtà dell’universo: “E insegnò ad Adamo i Nomi, tutti!”

Riguardo al significato dei “Nomi” dei quali parla il versetto esistono diverse interpretazioni nelle parole e negli scritti degli esegeti. A tal proposito, in una tradizione dell’imam Sàdiq (as) leggiamo: “‘…ovverosia la terra, le montagne, i burroni, il letto dei fiumi {insomma, tutte le creature}’. Gettò poi lo sguardo sul tappeto che aveva sotto i piedi, e disse: ‘Anche questo tappeto fa parte delle cose che Dio insegnò a Adamo’”

Deduciamo dunque che la scienza dei Nomi posseduta da Adamo non era una semplice conoscenza del significato di una serie di parole, riguardava bensì l’intima essenza delle creature dell’universo.
Dio donò questa scienza a Adamo affinché egli, con essa, sfruttasse i beni materiali e spirituali di questo mondo per completarsi ed elevarsi spiritualmente. Gli ha inoltre insegnato a parlare e scrivere, e usare questi due preziosi mezzi di comunicazione per esprimere i propri intenti e le proprie idee.

Il versetto in esame continua dicendo: “Poi presentò quelle {cose} agli angeli, quindi disse: ‘Ditemi ora i loro nomi, se siete sinceri’”

Il Signore Eccelso volle mettere alla prova gli angeli, i quali, consci di non avere le necessarie conoscenze, ammisero umilmente la loro inferiorità:

“Dissero: ‘Immune sei Tu {da qualsiasi difetto e colpa}! Non v’è sapere in noi all’infuori di ciò che Tu Stesso ci hai insegnato: in verità, Tu sei il Sapiente, il Saggio’”

Ora però tocca a Adamo dimostrare il suo valore e dare prova del suo superiore grado agli angeli:

“Ed Egli disse: ‘O Adamo, informali dei nomi di queste {cose}’; quando {Adamo} li mise al corrente dei nomi di quelle {cose}, disse: ‘Non vi avevo forse detto che Io conosco l’arcano dei cieli e della terra, ciò che voi manifestate e ciò che tenevate nascosto’”

Fu a questo punto che gli angeli compresero chiaramente che nessuna creatura era piú degna dell’uomo di essere vicario di Allah.

Sura al-Baqarah Versetti 34-36

وَإِذْ قُلْنَا لِلْمَلآئِكَةِ اسْجُدُوْا لاَدَمَ فَسَجَدُوا إِلآَّ إِبْلِيسَ أَبَى وَاسْتَكْبَرَ وَكَانَ مِنَ الْكَافِرِينَ﴿34﴾ وَقُلْنَا يَآ ءاَدَمُ اسْكُنْ أَنْتَ وَزَوْجُكَ الْجَنَّةَ وَكُلاَ مِنْهَا رَغَداً حَيْثُ شِئْتَما وَلاَ تَقْرَبَا هَذِهِ الشَّجَرَةَ فَتَكُونَا مِنَ الظَّالِمِين ﴿35﴾ فَاَزَلَّهُمَا الشَّيْطَانُ عَنْهَا فَاَخْرَجَهُمَا مِمَّا كَانَا فِيهِ وَقُلْنَا اهْبِطُوا بَعْضُكُمْ لِبَعْضٍ عَدُوٌّ وَلَكُمْ فِي الأَرْضِ مُسْتَقَرٌّ وَمَتَاعٌ إِلَى حِينٍ

﴿36﴾

40. E {ricorda} quando dicemmo agli angeli: “Prosternatevi dinanzi a Adamo”, e tutti si prosternarono tranne Iblìs: egli disubbidì e montò in superbia, e divenne miscredente.
41. E dicemmo: “O Adamo, abita il Paradiso, tu e la tua sposa; mangiatene abbondantemente da dove volete e non avvicinatevi a quest’albero, perché allora diverreste degli iniqui”
42. Satana allora li fece scivolare via da esso e li fece uscire dallo stato {favorevole} in cui si trovavano. Dicemmo {dunque}: “Scendete! Sarete nemici gli uni degli altri e avrete sulla terra una dimora e un godimento fino al momento {del trapasso e della resurrezione dei morti}.

La Prosternazione degli Angeli

Il sacro Verbo di Allah continua a descrivere l’elevato grado spirituale del santo Profeta (S) Adamo, raccontando l’imperdonabile atto di disubbidienza del maledetto Iblìs: “E {ricorda} quando dicemmo agli angeli: ‘Prosternatevi dinanzi a Adamo’, e tutti si prosternarono tranne Iblìs: egli disubbidì e montò in superbia, e divenne miscredente”

È bene sapere che questo versetto è la migliore prova della superiorità dell’uomo perfetto sulle altre creature. Certo, una simile creatura, degna di assumere la funzione di vicario del Signore dei Mondi, le cui conoscenze superano quelle di tutte le altre creature, alla quale Allah ha insegnato i Nomi, è sicuramente degna di tanto rispetto.

Il rifiuto di Iblis

Iblìs è il demonio che sviò Adamo (as). Egli, in base a quanto afferma il sacro Corano, non è un angelo, ma un jinn, che è una creatura dotata come l’uomo di una componente materiale. Nel nobile Corano leggiamo: “…si prosternarono, eccetto Iblis, che era uno dei jinn…”1

La superbia impedì a Iblis, di ubbidire al Signore Eccelso, di prosternarsi dinanzi al Suo Vicario. Egli si credeva superiore a Adamo, e non considerava giusto riverirlo, anzi avrebbe voluto, come spiegheremo piú avanti (commentando il dodicesimo versetto della settima sura del sacro Corano), che questo nobile Profeta (S) si fosse prosternato davanti a lui.

Il nobile Corano lo considera miscredente in quanto egli, oltre ad avere disubbidito, ha considerato non giusto il saggio ordine divino. Perciò, la superbia di Iblis ha distrutto una vita di culto e devozione che egli ha dedicato al Signore. Questi sono le devastanti conseguenze della superbia.

Alcuni esegeti traducono l’ultima frase di questo versetto nel seguente modo: “…egli era {già} miscredente”. In base a questa interpretazione Iblis era diventato miscredente già prima del sacro ordine divino. Forse egli aveva già considerato la possibilità di un eventuale ordine, lo aveva già considerato ingiusto, e aveva già deciso di disubbidire. È inoltre possibile che la frase “…e ciò che tenevate nascosto” del versetto precedente si riferisca a tale questione. Tutto ciò è anche confermato da un hadith del nobile imam Askarì (as) riportato nel Tafsiru-l-qumiyy2.

Gli Angeli dovevano prosternarsi davanti a Dio o davanti al nobile Adamo?

Non v’è dubbio che la sajdah, prosternazione, intesa come atto di adorazione, deve essere eseguita solamente per Allah l’Altissimo: Egli è l’unico degno di essere adorato, non bisogna adorare nessuno all’infuori di Lui. Concludiamo dunque con assoluta certezza che gli angeli non si sono prosternati dinanzi al santo pofeta Adamo (as) come segno di adorazione, la sajdah era bensì rivolta a Dio, oppure era rivolta a Adamo (as), non come segno di adorazione, ma come atto di rispetto.

A tal proposito, nell’opera Uyunu-l’akhbàr, in un hadith dell’ottavo Imam (as), leggiamo: “La loro prosternazione, da una parte, era rivolta ad Allah, come segno di adorazione, e, dall’altra, a Adamo come atto di riverenza, poiché noi {Ahl ul-Bayt} saremmo discesi da lui”

La discesa di Adamo ed Eva sulla Terra

In ogni caso, dopo questa vicenda, Allah l’Eccelso disse al nobile Adamo (as):

“E dicemmo: ‘O Adamo, abita il Paradiso, tu e la tua sposa; mangiatene abbondantemente da dove volete e non avvicinatevi a quest’albero, perché allora diverreste degli iniqui’”

Dai versetti del sacro Corano si deduce che Adamo (as) fu creato per vivere in questa nostra terra, e, all’inizio, il Signore Eccelso lo fece dimorare in uno dei verdi e prosperi giardini di questo mondo, nel quale Adamo (as) viveva in assoluta pace, senza patire alcuna sofferenza.

Forse tutto ciò era dovuto al fatto che Adamo (as) non conosceva la vita sulla terra, e, senza una precedente preparazione, gli era difficile sopportarne le difficoltà. Egli doveva avere maggiori informazioni sul modo di vivere e comportarsi sulla terra, e, per questo motivo, era necessario un periodo di preparazione nel Paradiso per abituarsi alla difficile e onerosa vita terrestre. Egli doveva rendersi conto che sulla terra, nonostante libero, doveva rinunciare a una serie di beni. Era altresì necessario che egli sapesse che se avesse sbagliato, le porte della beatitudine non si sarebbero chiuse per sempre dinanzi a lui, anzi avrebbe potuto pentirsi e rimediare, promettere a Dio di non violare mai piú la Sua legge, e ritornare così a godere dei Suoi doni.

Egli, in questo ambiente, doveva crescere, doveva conoscere i propri amici e i propri nemici, e imparare a vivere sulla terra.

È interessante notare che il Signore Eccelso, dopo la tentazione di Satana (L), perdonò Adamo ed Eva (as), ma non li fece piú tornare nel Paradiso, li fece bensì scendere a vivere in questo mondo.
Dagli altri versetti del sacro Corano si deduce che Satana (L) assicurò a Adamo (as) che se avesse mangiato dall’albero proibito, egli e la sua sposa sarebbero diventati degli angeli, e avrebbero vissuto in eterno nel Paradiso, giurando di volere il loro bene, al fine di convincerli.3

Ebbene, alla fine, Satana li fece cadere in errore, e fece perdere loro i beni dei quali godevano, e la condizione di beatitudine nella quale si trovavano:

“Satana allora li fece scivolare via da esso e li fece uscire dallo stato {favorevole} in cui si trovavano. Dicemmo {dunque}: “Scendete! Sarete nemici gli uni degli altri e avrete sulla terra una dimora e un godimento fino al momento {del trapasso e della resurrezione dei morti}”

Fu a questo punto che Adamo (as) si rese conto del proprio errore, comprese di avere perso il favore di Dio per avere ceduto alle tentazioni del malvagio Satana (L), uscendo così dalla condizione di beatitudine nella quale si trovava.

Certo, Adamo (as) era un profeta, ed era ma°sum (immune dal peccato e dall’errore), tuttavia, come spiegheremo piú avanti, la sua trasgressione era l’omissione di un atto di meritorietà prioritaria, ma il fatto è che il Signore Eccelso è molto severo con i profeti per questo tipo di omissioni, e si comporta con loro come si comporta con le persone ordinarie quando commettono reali peccati.

Il defunto grande sapiente allaamah Tabatabai, a tal proposito, afferma: “…Essi fecero solo torto a se stessi, e non commisero reale peccato, non offesero Dio. Deduciamo inoltre che il suddetto divieto, non era altro che un consiglio divino, che si proponeva di indicare loro ciò che era a loro vantaggio. In realtà, essi, allontanando da sé il Paradiso, privandosene, fecero solo torto a se stessi, e non disubbidirono ad alcun comandamento di Allah.

Oltre a ciò, bisogna osservare che se si fosse trattato di un ordine vincolante, di un dovere, una volta accolto il pentimento, tutto avrebbe dovuto ritornare come prima, e Adamo e la sua nobile sposa avrebbero potuto fare ritorno nel Paradiso, notiamo però che questo non è avvenuto. Deduciamo quindi che la suddetta proibizione era un consiglio, un monito, che serviva a ricordare ai due le conseguenze di un loro eventuale errore”

  • 1. Santo Corano, 18: 50.
  • 2. Tafsiru-l-mizan, vol. I, pag. 126.
  • 3. Santo Corano, vv. 20 e 21 della Sura Al’a°raaf (7).

Sura al-Baqarah Versetti 37-39

فَتَلَقَّى ءاَدَمُ مِنْ رَبِّهِ كَلِمَاتٍ فَتَابَ عَلَيْهِ إِنَّهُ هُوَ التَّوَّابُ الرَّحِيمُ ﴿37﴾ قُلْنَا اهْبِطُوا مِنْهَا جَمِيعاً فإِمَّا يَأْتِيَنَّكُمْ مِنِّي هُدًى فَمَنْ تَبِعَ هُدَايَ فَلاَ خَوْفٌ عَلَيْهِمْ وَلاَ هُمْ يَحْزَنُونَ ﴿38﴾ وَالَّذِينَ كَفَرُوا وَكَذَّبُوا بِاَيَاتِنَآ اُوْلَئِكَ أَصْحَابُ النَّارِ هُمْ فِيهَا خَالِدُونَ ﴿39﴾

43. Adamo imparò allora dal suo Signore {determinate} parole. Allah {con la Sua misericordia} si volse quindi a lui e accettò il suo pentimento: in verità, Egli è il Clementissimo, il Benevolo.
44. Dicemmo: “Scendete tutti da esso! Se mai vi giungerà da parte Mia una guida {sul retto sentiero}, {sappiate che} quelli che seguiranno la Mia guida non avranno nulla da temere e mai diventeranno tristi”
45. E coloro che sono diventati miscredenti e hanno tacciato di menzogna i Miei segni, essi, sono la ‘gente del Fuoco’ {i dannati}, nel quale rimarranno in eterno.

La Tawbah (Pentimento) di Adamo (as)

Dopo le suddette vicende, il santo profeta Adamo (as) s’accorse d’aver fatto torto a se stesso, d’aver perso la vita tranquilla e i preziosi beni del Paradiso, e che da quel momento in poi avrebbe dovuto vivere in un mondo pieno di difficoltà. Fu così che pensò di riparare, e si rivolse così, con tutta l’anima, al suo Signore, il Quale gli riconcesse la Sua grazia:

“Adamo imparò allora dal suo Signore {determinate} parole. Allah {con la Sua misericordia} si volse quindi a lui e accettò il suo pentimento: in verità, Egli è il Clementissimo, il Benevolo”

Tawbah (pentimento), letteralmente, significa ritornare, e nell’accezione coranica questo termine significa abbandonare il peccato e ritornare ad Allah. Questo significato riguarda la persona che ha peccato, ma a volte questo termine viene riferito a Dio stesso (At-tawwaab), assumendo il significato di “ritorno alla grazia e alla misericordia”, ossia Allah il Sublime ridona alla creatura la grazia che gli aveva tolto a causa del peccato dal quale s’è pentito.

Bisogna inoltre osservare che la tawbah non consiste solo in una preghiera verbale, ma dev’essere fondamentalmente un radicale cambiamento comportamentale, capace di purificare la vita dell’individuo e di rimetterlo sulla retta via del Signore Eccelso. La tawbah richiede un forte sforzo interiore, e si realizza solo perseverando nel proposito di non ripetere piú i peccati dai quali ci si è pentiti.

Il sacro Corano continua ricordandoci che nonostante Adamo (as) si fosse pentito, egli non poteva evitare le insite conseguenze dell’atto che aveva compiuto:

“Dicemmo: “Scendete tutti da esso! Se mai vi giungerà da parte Mia una guida {sul retto sentiero}, {sappiate che} quelli che seguiranno la Mia guida non avranno nulla da temere e mai diventeranno tristi. E coloro che sono diventati miscredenti e hanno tacciato di menzogna i Miei segni, essi, sono la ‘gente del Fuoco’ {i dannati}, nel quale rimarranno in eterno”

Quali erano le parole che Allah insegnò al Nobile Adamo?

Gli esegeti del sacro Corano discordano su quali fossero le parole che Adamo (as) imparò dal Signore Eccelso. Il sano intelletto ci dice che sicuramente non si trattava di semplici suppliche, di ordinarie preghiere, ma di speciali e straordinarie parole. È noto che queste parole sono le stesse che troviamo nel 23° versetto della sura Al’a°raaf (7):

“{Adamo ed Eva} dissero: ‘O nostro Signore, abbiamo fatto torto a noi stessi, e se non ci perdoni e non hai misericordia di noi, saremo sicuramente dei perdenti”

Alcuni esegeti sostengono invece che le parole in questione sono le seguenti: “O Allah, non v’è altra divinità all’infuori di Te. Tu sei immune da qualsiasi colpa e difetto. Lode a Te. In verità, io ho fatto torto a me steso, perdonami dunque: Tu sei il migliore dei perdonatori”. A volte, al posto dell’ultima farse troviamo “…abbi misericordia di me: Tu sei il migliore dei misericordiosi”, oppure “…concedimi grazia e accetta il mio pentimento: Tu sei clementissimo e benevolo”

Nel sacro Corano troviamo simili espressioni a proposito dei nobili profeti Yunus (as) e Mosè (as). Il santo Yunus chiede perdono al Signore Eccelso dicendo:

“Puro e immune sei Tu da qualsiasi peccato e colpa! In verità, io appartengo a coloro che hanno fatto ingiustizia {a se stessi}”1.

Il santo Mosè (as) dice invece:

“Disse: ‘O Signore, ho fatto ingiustizia a me stesso, perdonami dunque!”, e allora {Dio} lo perdonò”2

In diverse tradizioni dell’Ahl ul-Bayt, leggiamo: “Le parole che Dio insegnò a Adamo, erano i nomi delle piú nobili creature di Dio: Muhammad, Alì, Fatima, Hassan, Hussain {la pace e la benedizione di Allah sia su di loro}. Adamo (as), attraverso queste {sacre} parole, chiese perdono a Dio, il Quale lo perdonò”

Le tre interpretazioni sopraccitate non sono in contrasto tra di loro, poiché è possibile che il Signore Eccelso abbia insegnato a Adamo (as) l’insieme di queste parole, considerando le profonde verità contenute in esse, per suscitare in lui una completa rivoluzione interna, e poterlo in tal modo perdonare.

  • 1. Santo Corano, 21: 87.
  • 2. Santo Corano, 28: 16.

Sura al-Baqarah Versetto 40

يَا بَنِي إِسْرَآئِيلَ اذْكُرُوا نِعْمَتِيَ الَّتِي أَنْعَمْتُ عَلَيْكُمْ وَأَوْفُوا بِعَهْدِي اُوفِ بِعَهْدِكُمْ وَإِيَّايَ فَارْهَبُونِ ﴿40﴾

46. O figli d’Israele {Giacobbe}, ricordate i favori che vi ho concesso, rispettate il Mio Patto, affinché Io rispetti il vostro, e temete solo Me.

E’ Necessario ricordare sempre i Doni di Dio

Le vicende della liberazione da parte del Signore Eccelso dei figli d’Israele dall’oppressione del Faraone e della sua gente, dell’elezione di questo popolo, della rottura del patto che avevano stretto con Dio, e della punizione che ricevettero per questo, assomigliano molto alle vicende di Adamo, anzi sono un caso particolare di quello stesso principio generale. Il Signore Eccelso, nel versetto in questione, e in decine di altri versetti successivi, ricorda alcune importanti vicende della vita, della storia dei figli d’Israele, per completare l’insegnamento iniziato ricordando alcune vicende della nobile vita del santo profeta Adamo (as).

Allah, rivolgendosi ai figli d’Israele, afferma: “O figli d’Israele {Giacobbe}, ricordate i favori che vi ho concesso, rispettate il Mio Patto, affinché Io rispetti il vostro, e temete solo Me”

In realtà, questi tre ordini divini (ricordare i doni divini, rispettare il patto stretto con Dio, e avere timore del Signore Eccelso), costituiscono la base di tutti i programmi divini.

I Giudei a Medina

In base a quanto affermano alcuni esperti di storia del Corano, la Sura del Bovino è la prima delle sure che il Signore Eccelso rivelò a Medina, e buona parte di essa parla dei giudei.

A Medina i giudei erano i piú conosciuti componenti della gente del Libro (Ahl ul-Kitab). Essi, in base alle profezie delle loro scritture, erano, da molti anni, in attesa del nobile avvento del santo Profeta Muhammad (S), e ne davano agli altri la lieta novella. Dal punto di vista economico erano ricchi e benestanti, ed erano molto influenti a Medina.

Tuttavia, con l’avvento dell’Islam, che ostacolava i loro affari illeciti, s’opponeva alle loro deviazioni, e combatteva la loro prepotenza, non solo non accettarono il salvante invito di questa pura e sacra religione, ma intrapresero, in modo palese e nascosto, un’accanita lotta contro di essa, lotta che continua tuttora, dopo ben quattordici secoli.

Il sopraccitato versetto, insieme a quelli che lo seguono, che biasimano fortemente i giudei, e, ricordando in modo preciso gli eventi importanti della loro storia, tenta di scuoterli e svegliarli. Questi versetti sono inoltre un utile insegnamento per gli stessi mussulmani.

A Dio piacendo, nei prossimi versetti tratteremo parte delle interessanti e ammaestranti vicende della storia dei figli d’Israele: la loro liberazione dalle grinfie del Faraone, il miracolo della divisione delle acque del mare, l’annegamento del Faraone e dei suoi uomini, la missione di Mosè sul monte Sinai, il vitello d’oro, l’idolo fabbricato dai giudei, durante l’attesa del ritorno di Mosè dal Monte Sinai, il sanguinoso pentimento ordinato da Dio, la discesa di speciali doni divini sui figli d’Israele.

I Dodici Patti tra Allah e i Giudei

Da quanto è possibile dedurre dai versetti del sacro Corano, Allah, l’Altissimo, ha stretto con i figli d’Israele, ben dodici patti, riguardanti l’adorazione del Dio Unico, il rispetto dei genitori, dei parenti, degl’orfani e degl’indigenti, l’essere gentili con il prossimo, l’eseguire assiduamente la preghiera, il pagamento della zakàh, l’astensione dal sopruso, dalla violenza e dall’omicidio.

A tal proposito il nobile Corano afferma: “E {ricordate ancora} quando stringemmo il patto con i figli d’Israele {dicendo}: “Non adorate altri che Allah, fate del bene ai genitori, ai parenti, agli orfani e agli indigenti; dite alla gente parole gentili, eseguite assiduamente la preghiera e pagate la zakàh”. Ma dopo, eccetto pochi di voi, voltaste {tutti} le spalle {a questi precetti} mentre eravate ritrosi {ad accettare la verità}. E di quando stringemmo con voi il patto {dicendo}: “Non spargetevi il sangue {a vicenda} e non scacciatevi l’un l’altro dalle vostre case”. Accettaste dunque e voi {stessi ne} siete testimoni”1

In realtà, questi due versetti si riferiscono a dieci diversi patti tra il Signore Eccelso e i giudei: “In verità, Allah accettò il Patto dei Figli di Israele e suscitò da loro dodici capi. Allah disse: ‘In verità, Io sarò con voi, purché eseguiate la preghiera e paghiate la zakàh e crediate nei Miei messaggeri, li aiutiate…”2; quanto invece agli altri due sopraccitati patti (avere fede nei messaggeri d’Allah e aiutarli), possono essere citati da esso.

Concludiamo dunque che i figli d’Israele, in cambio degl’innumerevoli doni concessi loro da Allah, hanno stretto molti patti con Lui, Gli hanno fatto molte promesse. A loro era stato promesso, in cambio della fedeltà a questi patti, un’eterna vita nel Paradiso di Allah: “In verità, li faremo sicuramente entrare in paradisi sotto i quali scorrono i ruscelli”

Purtroppo però, essi hanno mancato a tutte le promesse, hanno rotto ogni patto (e continuano tuttora a comportarsi in questo modo), e, di conseguenza, si sono dispersi, hanno perso tutte le loro forze, e fino a quando continueranno a non rispettare i patti divini, le cose rimarranno così.

Allah rispetta sempre i Patti

I doni divini non vengono mai concessi in modo incondizionato. Accanto a ogni dono divino v’è sempre una condizione, una responsabilità. In una tradizione, il santo imam Sàdiq (as) afferma che quando Allah dice: “Rispettate il vostro Patto”, sottintende: “Affinché Io rispetti il Mio e vi porti in Paradiso”3

In questo stesso hadith la fede nella wilaayah di Alì (as) è stata considerata parte di questo patto. Questo non deve stupire, in quanto una delle fondamentali parti del Patto è quella inerente ai Profeti d’Allah (as): bisogna avere fede nella loro sacra missione e sostenerli, aiutarli. Sappiamo inoltre che è altresì necessario accettare la continuazione della wilaayah dei profeti (as), accettando, in ogni epoca, quella dei loro vicari.

Inoltre, la frase: “…e temete solo Me”, mette in evidenza il fatto che nel tenere fede al patto d’Allah, nell’ubbidire ai Suoi comandamenti, non bisogna aver paura di niente e nessuno all’infuori di Lui.

Perchè I Giudei vengono chiamati anche Figli di Israele

Israele è uno dei nomi del santo profeta Giacobbe (as), padre del nobile p rofeta Yusuf {Giuseppe} (as). Il celebre esegeta del sacro Corano, Tabarsì, nel suo prezioso tafsir, il Majma´u-l-bayaan (vol. 1, pag. 92), e lo Shaykh Tusi, nel suo tafsir, il Tibiyaan (vol. 1, pag. 180), scrivono: “Israele è Giacobbe, figlio d’Isacco, figlio d’Abramo…”. Essi dicono inoltre che la prima parte di questo nome, ‘isra’ significa ‘servo’, mentre la seconda, ‘él’, vuol dire ‘Dio’, e quindi la parola Israele, dovrebbe significare Servo di Dio.

  • 1. Santo Corano, 2: 83 e 84.
  • 2. Santo Corano, 5: 12.
  • 3. Nuru-th-thaqalayn, vol. 1, pag. 72.

Sura al-Baqarah Versetti 41-43

وءامِنُوْا بِمَآ أَنْزَلْتُ مُصَدِّقاً لِمَا مَعَكُمْ وَلاَ تَكُونُوا أَوَّلَ كَافِرٍ بِهِ وَلاَ تَشْتَرُوا بِاَيَاتِي ثَمَناً قَلِيلاً وإِيَّايَ فَاتَّقُونِ ﴿41﴾ وَلاَ تَلْبِسُوا الْحَقَّ بِالْبَاطِلِ وَتَكْتُمُوا الْحَقَّ وَأَنْتُمْ تَعْلَمُونَ ﴿42﴾ وَأَقِيمُوا الْصَّلاَةَ وءَاتُوا الْزَّكَاةَ وَارْكَعُوا مَعَ الْرَّاكِعِينَ

﴿43﴾

47. E credete in ciò che ho fatto discendere {il Corano}, che conferma ciò che è presso di voi {la Torà}, e non siate i primi a negarlo; non barattate i Miei segni per poco prezzo e temete solo Me.
48. Non confondete il vero col falso e non nascondete la verità mentre voi {ben la} conoscete.
49. Eseguite assiduamente la preghiera, pagate la zakàh e inchinatevi insieme a coloro che si inchinano.

“E credete in ciò che ho fatto discendere {il Corano}, che conferma ciò che è presso di voi {la Torà}…”

Allah, in questo sacro versetto coranico, ordina ai Giudei di credere nel sacro Corano e attestarne l’origine divina, poiché ciò equivale a credere nella Torà, e attestarne l’origine divina. Questo versetto ricorda ai giudei che nella Torà è stata data la lieta novella della venuta sommo Profeta Muhammad (S), e della rivelazione del sacro Corano, quindi credere nella Torà e attestarne l’origine divina, implica necessariamente credere nel Corano e attestarne l’origine divina.

“…e non siate i primi a negarlo…”

È vergognoso e gravissimo che voi che appartenete alla gente del Libro {Ahl ul-Kitab}, voi che siete sapienti, che avete prestato fede a Dio, ai Profeti, siate ora i primi a negare il sacro Corano. Guai a voi, se gli altri seguiranno il vostro esempio, e arriveranno a negare l’origina divina del nobile Corano.

“…non barattate i Miei segni per poco prezzo…”

In alcune tradizioni leggiamo che i dotti giudei vendevano ai loro capi le informazioni e descrizioni inerenti al sommo Profeta Muhammad (S) contenute nella Torà, e, sempre per soldi, alteravano questa sacra scrittura. Allah, in questo versetto, vieta loro questo indegno e vile atto, li biasima per questo loro abietto comportamento. Nonostante il prezzo per il quale barattavano i versetti della Torà fosse elevato, se confrontato con la gravità del peccato da loro commesso, risulta veramente insignificante. Se poi per ‘poco prezzo’ s’intende la conquista del potere (come sostengono alcuni esegeti), anche questo prezzo è niente se confrontato con la gravità del peccato che ne deriva.

“Non confondete il vero col falso e non nascondete la verità mentre voi {ben la} conoscete”

Questo versetto intende ribadire ciò che afferma quello precedente. Rivolgendosi infatti ai dotti giudei, dice loro di non coprire la verità col falso, di non nascondere alla gente i versetti della Torà che parlano del sommo Profeta Muhammad(S).

“Eseguite assiduamente la preghiera, pagate la zakàh…”

Dopo la fede in Allah, nel Suo Messaggero (S), e nella Resurrezione, la preghiera {salàh} e la zakàh, sono i due pilastri della fede islamica. Il sacro Corano e le tradizioni islamiche dedicano un largo spazio a questi due fondamentali precetti divini.

Sura al-Baqarah Versetto 44

أَتَأْمُرُونَ الْنَّاسَ بِالْبِرِّ وَتَنْسَوْنَ أَنْفُسَكُمْ وَأَنْتُمْ تَتْلُونَ الْكِتَابَ أَفَلاَ تَعْقِلُونَ ﴿44﴾

50. Ordinate alla gente {di compiere} il bene e dimenticate voi stessi, mentre pur leggete il Libro {la Torà}? Non ragionate dunque?

Commento

Questo versetto biasima ancora i giudei, i cui dotti, ancora prima della comparsa dell’Islam, ne annunciavano alla gente il futuro avvento. Essi ordinavano inoltre alla gente di fare l’elemosina agli indigenti, di aiutarsi e farsi vicendevolmente del bene, senza però mettere in pratica loro stessi tutto ciò.

In realtà, questo sacro versetto si rivolge a tutte quelle persone che invitano la gente al bene senza però praticarlo. Non è infatti ragionevole che un individuo inviti gli altri al bene e alla carità, ma sia malvagia e avara; ecco perché alla fine del versetto leggiamo: “Non ragionate dunque?”. L’individuo deve prima indurre se stesso al bene, alle rette azioni, affinché gli altri prendano esempio da lui; solo allora le sue parole avranno effetto. L’esperienza dimostra infatti che la parola che esce dalla bocca, non oltrepassa l’orecchio, mentre se esce dal cuore entra direttamente nel cuore.

Sura al-Baqarah Versetti 45-46

وَاسْتَعِينُوْا بِالصَّبْرِ وَالصَّلاَةِ وَإِنَّهَا لَكَبِيرَةٌ إِلاَّ عَلَى الْخَاشِعِينَ ﴿45﴾ الَّذِينَ يَظُنُّونَ أَنَّهُم مُلاَقُوا رَبِّهِمْ وَاَنَّهُمْ إِلَيْهِ رَاجِعُونَ﴿46﴾

51. Cercate aiuto nella pazienza e nella preghiera; ciò è invero cosa gravosa, ma non per i sottomessi {ad Allah},
52. gli stessi che sono certi del fatto che incontreranno il loro Signore e a Lui ritorneranno.

La Via della Salvezza

Affinché l’essere umano riesca a vincere le sue passioni e i suoi desideri animali, riesca a cacciare dal proprio cuore la voglia di soldi e di potere, questo versetto prescrive: “Cercate aiuto nella pazienza e nella preghiera; ciò è invero cosa gravosa, ma non per i sottomessi {ad Allah}”

Per vincere e soggiogare le difficoltà bisogna ricorrere a due fondamentali cose: una interna all’essere umano e l’altra esterna a esso. I due sopraccitati versetti parlano di tali fondamenti, chiamandoli ‘sabr’ {pazienza} e ‘salaah’ {preghiera, orazione}. Con sabr s’intende fare digiuno, resistere, perseverare e portare pazienza dinanzi alle difficoltà. Con salaah s’intende invece instaurare un solido rapporto con il Signore Eccelso, attraverso particolari atti, tramite uno speciale rito, che è appunto la preghiera islamica, la salaah.

Un tafsir, riguardo al termine ‘sabr’, afferma: “Esso è un fenomeno naturale e conosciuto. Ogni persona intelligente e saggia comprende che la ‘riyaadhah’ {tirocinio} fisica, nell’educazione spirituale e fisica dell’individuo, è necessaria nella misura delle sue capacità corporali, in quantità tale da salvarlo dalle selvagge passioni animali, dai desideri e dalle passioni di questo mondo materiale… È perciò necessario innalzare questo fenomeno ai sublimi gradi del dominio del ruh {spirito}. Una religione avente solo una serie di riti, che offre al fedele solo un certo numero di suppliche e preghiere verbali, o atti esteriori, senza mirare al controllo pratico degli istinti animali insiti nell’essere umano, è priva di valore. La realtà della forza spirituale che l’individuo trae dalle proprie forse interne, è un problema assai esteso, che il versetto in esame tratta in forma compendiata”

È poi utile, riguardo al significato assunto dal termine ‘sabr’ in questo nobile versetto, fare attenzione al seguente hadith del santo imam Sadiq (as): “{In questo versetto} ‘sabr’ significa ‘saum’ {digiuno islamico}”1

I grandi esegeti del sacro Corano, nel commentare questo nobile versetto, narrano che il sommo Profeta (S), ogni volta che incontrava difficoltà che lo intristivano, cercava aiuto nella preghiera e nel digiuno2, e lo stesso faceva il Principe dei Credenti, Alì3.

Si narra inoltre che il nobile imam Sadiq (as) disse: “Quando uno di voi è afflitto da un dolore mondano, che faccia un wudhu’ {abluzione rituale}, vada in moschea, e preghi e invochi Allah. Non hai forse sentito Allah l’Altissimo dire: ‘Cercate aiuto nella pazienza e nella preghiera’4

Certo, la preghiera è capace di mettere l’essere umano in relazione con l’Onnipotente, è capace di risolvere ogni suo problema, di donargli forza e calma per superare qualsiasi ostacolo.

Nel versetto successivo, il sacro Corano presenta i sottomessi ad Allah nel seguente modo: “Gli stessi che sono certi del fatto che incontreranno il loro Signore e a Lui ritorneranno”

In un hadith del Principe dei Credenti, Alì (as), leggiamo che uno degli attributi dei sottomessi ad Allah, che non sono altro che i veri credenti, è la certezza del liqaa’Allah {incontro d’Allah}, che si realizzerà nell’aldilà.5

Cos’è il Liqaa’Allah

Il termine liqaa’Allah compare diverse volte nel sacro Corano, sempre col significato di “incontro del Signore Eccelso” nel Giorno del Giudizio Universale. È ovvio che per “incontro” non intendiamo quello sensibile, materiale, come l’incontro di due esseri umani: Iddio non ha né corpo né luogo né tempo, e non può essere percepito con nessuno dei cinque sensi.

Con “incontro d’Allah” intendiamo, come sostengono alcuni esegeti del santo Corano, il vedere, nel Giorno del Giudizio, gli effetti e i segni dell’onnipotenza e della magnificenza divina, la Sua ricompensa, il Suo castigo, il Paradiso, l’Inferno. Altri commentatori sostengono invece che il liqaa’Allah è una sorta d’incontro spirituale. L’essere umano, a volte, raggiunge infatti elevate stazioni spirituali, nelle quali è come se vedesse, con l’occhio del cuore, il Signore Eccelso, e in quello stato scompare ogni suo dubbio riguardo a Lui.

Alcuni individui riescono, in questa vita, attraverso una tenace opera di purificazione dell’anima, a raggiungere le suddette stazioni spirituali. A tal proposito, il Nahj ul-Balaghah afferma: “Uno dei dotti amici di Alì , Di´bil Al-yamaaniyy, chiese a questo nobile imam: ‘Hai forse visto il tuo Dio?’, e l’Imam rispose: ‘Dovrei forse adorare ciò che non vedo?’. Quando poi chiese maggiori spiegazioni, il santo imam Alì disse: ‘Gli occhi non Lo possono vedere, riescono invece a vederLo i cuori attraverso la verità della fede’”6

È bene infine sapere che tutti avranno questo incontro spirituale nel Giorno del Giudizio, poiché, in esso, i segni della maestà e della potenza divina saranno così palesi che ogni empio cieco potrà vederli e acquistare assoluta certezza.

  • 1. Al-burhaan fi Tafsiri-l-quraan, vol. 1, pag. 14, hadith n. 5. Tafsiru-s-saafi, vol. 1, pag. 111.
  • 2. Majma´u-l-bayaan, vol. 1, pag. 99.
  • 3. Al-usul min Al-kaafi, vol. 3, pag. 480.
  • 4. Majma´u-l-bayaan, vol. 1, pag. 100.
  • 5. Atiyabu-l-bayaan, vol. 2, pag. 21.
  • 6. Nahj ul-Balaghah, sermone 179.

Sura al-Baqarah Versetti 47-48

يَا بَنِي إِسْرآئِيلَ اذْكُرُوا نِعْمَتِيَ الَّتِي أَنْعَمْتُ عَلَيْكُمْ وَأَنِّي فَضَّلْتُكُمْ عَلَى الْعَالَمِينَ ﴿47﴾وَاتَّقُوا يَوْماً لاَ تَجْزِي نَفْسٌ عَنْ نَفْسٍ شَيْئاً وَلا يُقْبَلُ مِنْهَا شَفَاعَةٌ وَلاَ يُؤْخَذُ مِنْهَا عَدْلٌ وَلاَ هُمْ يُنْصَرُونَ ﴿48﴾

53. O figli d’Israele, rammentate i favori che vi ho concesso, ricordate che vi resi superiori agli uomini {di quell’epoca}.
54. E temete il giorno in cui nessuno potrà fare nulla per gli altri, in cui non sarà accolta l’intercessione di alcuno e non sarà accettato da nessuno alcun equivalente {con il quale possa riscattarsi}. Essi non saranno aiutati.

I Vani pensieri dei Giudei

In questi versetti, il Signore Eccelso si rivolge di nuovo ai figli d’Israele, e ricorda loro i doni divini che hanno ricevuto: “O figli d’Israele, rammentate i favori che vi ho concesso…”

Questi doni sono assai estesi: guida sulla retta via, fede, salvezza dalle grinfie del Faraone, e ritorno all’indipendenza e alla gloria.

Poi, tra i molti doni, il Signore Eccelso ricorda loro di averli resi superiori alle altre genti, che rinchiude in sé doni di diverso tipo: “Ricordate che vi resi superiori agli uomini {di quell’epoca}”
Alcuni potrebbero pensare che la frase “…vi resi superiori agli uomini” significhi che Allah ha reso i figli d’Israele superiori a tutti i popoli del mondo, e in tutte le epoche. Tuttavia, considerando gli altri versetti del sacro Corano, si comprende chiaramente che la loro superiorità riguardava gli uomini della loro epoca. Il sacro Corano, in un altro versetto, afferma infatti:

“{O Mussulmani,} voi siete il miglior popolo che sia mai stato suscitato per gli uomini…”1

In un altro versetto, a proposito dei figli d’Israele, leggiamo: “E abbiamo fatto, del popolo che era oppresso, l’erede degli orienti e degli occidenti della terra…”2

È evidente che i figli d’Israele, in quell’epoca, non sono diventati gli eredi di tutta la terra, concludiamo dunque che hanno ereditato gli orienti e gli occidenti della zona in cui vivevano e non dell’intero mondo mondo. Perciò la loro superiorità sugli uomini, era relativa alle persone di quel particolare ambiente.

Nel versetto successivo, il sacro Corano annulla i vani pensieri, le assurde fantasie dei giudei. Essi credevano infatti che siccome i loro padri, i loro antenati erano profeti, questi avrebbero, dinanzi a Dio, interceduto per loro, oppure pensavano di poter trovare un riscatto per le proprie colpe, come, nella vita terrena, usavano il denaro per corrompere le persone e salvarsi.

Ebbene, il sacro Verbo d’Allah afferma: “E temete il giorno in cui nessuno potrà fare nulla per gli altri, in cui non sarà accolta l’intercessione di alcuno e non sarà accettato da nessuno alcun equivalente {con il quale possa riscattarsi}. Essi non saranno aiutati”

In quel giorno l’unico a giudicare e decidere le sorti delle creature sarà il Signore Eccelso, il Quale accetterà solo le rette azioni e i cuori puri: “Il Giorno in cui non gioveranno né ricchezze né figli {maschi}, eccetto chi verrà ad Allah con cuore sano”3

In questo mondo per salvare le persone che hanno commesso qualche reato, si usano diversi mezzi: a volte accade che a scontare la pena è un’altra persona, diversa da quella che ha commesso il reato, e se questo metodo dovesse rivelarsi inefficace, si ricorre all’intercessione, intervenendo presso una persona potente in favore del colpevole, e se nemmeno l’intercessione dovesse rivelarsi efficace, si cerca di riscattare il trasgressore spendendo beni e denaro, oppure di sfruttare le conoscenze e le parentele.

Questi sono i metodi usati normalmente in questo mondo per sfuggire a una pena, per salvare un trasgressore, un colpevole dalla giustizia. Il sacro Corano c’insegna però che i principi che regolano la giustizia e le punizioni del Giorno del Giudizio sono completamente diverse da quelli dell’aldiquà, e i sopraccitati mezzi, i suddetti metodi sono completamente inefficaci in esso. Ci si può salvare solo rifugiandosi nella fede, nel timor di Allah, e nella grazia, nella clemenza del Signore Misericordioso.

La Shafaºah {Intercessione} nel Sacro Corano e negli Ahadith

Il termine shafaaºah, intercessione, contando tutte le sue derivazioni, compare nel nobile Corano ben trenta volte, il che ne dimostra l’importanza.

Senza dubbio le punizioni divine, in questo mondo e nell’aldilà, non vengono inflitte per vendetta, ma per giustizia, e, di conseguenza, allo scopo di portare l’essere umano alla completezza, alla perfezione. È dunque necessario tenersi lontano da qualsiasi cosa che vada contro questi sacri scopi, affinché la gente non osi trasgredire la legge di Allah.

Non è inoltre giusto chiudere del tutto le porte del pentimento dinanzi ai peccatori, è bensì necessario dare loro la possibilità di riparare e correggersi, di ritornare a Dio, alla rettitudine. I santi Profeti, gl’immacolati Imam, e, in generale, i veri probi, nel Giorno del Giudizio, intercederanno a favore di coloro che non hanno distrutto completamente la propria fede, che hanno mantenuto il proprio rapporto spirituale con il Signore dei Mondi e con i Suoi profeti.

Dunque, la shafaaºah è un valido mezzo a disposizione dei peccatori per correggersi, che li incoraggia a pentirsi e riparare.

Abbiamo in precedenza detto che nel sacro Corano ci sono molti versetti a proposito della shafaaºah. È possibile trarre una giusta conclusione da questi versetti solo dopo averli esaminati tutti attentamente.

È infatti assai errato trarre conclusioni sulla shafaaºah basandosi unicamente su alcuni di questi versetti, ignorando gli altri. Gli errori che si commettono a proposito della shafaaºah e di altre questioni razionali, derivano da simili analisi incomplete. In generale, è assai sbagliato considerare un versetto e trascurarne altri che sono in grado di interpretarlo o d’indicarci la sua giusta interpretazione.

È poi importante sapere che possono fare shafaaºah solamente particolari persone (profeti, imam, probi credenti), e solo ed esclusivamente con il permesso di Allah.
“L’intercessione, presso di Lui, non è utile, eccetto per colui al quale {Egli} lo avrà permesso…”4

“Coloro che essi invocano all’infuori di Lui, non hanno alcun potere di intercessione, eccetto coloro che avranno testimoniato la verità conoscendola pienamente”5

Altri versetti riguardanti la shafaaºah sono: 26:100; 2:123; 74:48; 28:28; 19:87.

Esistono poi molte tradizioni islamiche, e numerosi libri shi°iti e sunniti che parlano della shafaaºah, spiegando e commentando i versetti che parlano di questo importante argomento. Alcuni di questi libri sono il Bihaaru-l’anwaar, il Majma´u-l-bayaan, il Tafsiru-l-mizaan, l’Al-burhaan Fi Tafsiri-l-quraan, il Tafsiru-t-tibiyaan, l’Al-khisaal del Saduq, il Sunanu di Bin Maajah, il Musnad di Ahmad, il Muwatta’ di Maalik, il Sunan di Tirmizhiyy, il Sunan di Daaramiyy, il Sahih di Muslim, il Sahih di Bukhaariyy.

Citiamo, a titolo d’esempio, alcuni hadith narrati dai sopraccitati libri.

1. Il sommo Profeta Muhammad (S) disse: “Io sarò il primo a intercedere, e il primo la cui intercessione sarà accettata da Allah”6

2. Il sommo imam Alì (as) disse: “Noi abbiamo un’intercessione, e anche i nostri amici ne hanno una”7

3. Il santo Profeta (S) disse: “Il Signore Eccelso m’ha concesso cinque vantaggi, uno dei quali è l’intercessione, che ho riservato al mio popolo, e che riguarda solo coloro che non avranno associato pari ad Allah”8

4. Il nobile Messaggero d’Allah (S) disse: “Nel Giorno del Giudizio, i piú beati per la mia intercessione saranno coloro che avranno detto con pura intenzione, dal profondo del cuore o dell’anima, ‘laa ilaaha illa-Llaah’ {non v’è altra divinità all’infuori di Allah}”9

5. Il Profeta (S) disse: “La mia intercessione riguarda ogni mussulmano”10

6. Il Messaggero d’Allah (S) disse: “Gli intercessori {del Giorno del Giudizio} sono cinque: il Corano, il vincolo di sangue, la {cosa data in} custodia, il Profeta e la Famiglia del Profeta”11

7. L’imam Sadiq (as) disse: “Non v’è nessuno tra i Primi e gli Ultimi che non abbia bisogno dell’intercessione di Muhammad nel Giorno del Giudizio”

8. L’imam Sadiq (as) disse: “Chiunque desidera godere dell’intercessione degli intercessori dinanzi ad Allah, deve conquistarsi il consenso divino…”12

  • 1. Santo Corano, 3: 110.
  • 2. Santo Corano, 7: 137.
  • 3. Santo Corano, 26: 88 e 89.
  • 4. Santo Corano, 34: 23.
  • 5. Santo Corano, 43: 86.
  • 6. Il Sunan di Tirmizhiyy, vol. V, pag. 248. Il Sunan di Daaramiyy, vol. I, pagg. 26 e 27.
  • 7. Il Khisaal del Saduq, pag. 624.
  • 8. Il Musnad di Ahmad, vol. 1, pag. 301. Il Sunan di Kasaa’i, vol. 1, pag. 172.
  • 9. Il Sahih di Bukhaariyy, vol. 1, pag. 36 {Edizione in nove volumi}.
  • 10. Il Sunan di Bin Maajah, vol. 2, pag. 1444, hadith n. 4317.
  • 11. Bihaaru-l’anwaar, vol. 8, pag. 43.
  • 12. Al-usul min Al-kaafi, vol. 8, pag. 11, hadith n. 1. Bihaaru-l’anwaar, vol. 8, pag. 53, hadith n. 61.

Sura al-Baqarah Versetto 49

وَإِذْ نَجَّيْنَاكُمْ مِنْ ءَالِ فِرْعَوْنَ يَسُومُونَكُمْ سُوءَ الْعَذَابِ يُذَبِّحُونَ أَبْنَآءَكُمْ وَيَسْتَحْيُونَ نِسَآءَكُمْ وَفِي ذَلِكُمْ بَلآءٌ مِنْ رَبِّكُمْ عَظِيمٌ ﴿49﴾

55. E {rammentate} quando vi liberammo dalla gente del Faraone, che, continuamente, vi infliggeva le peggiori torture: tagliavano la testa ai vostri figli maschi e lasciavano vive le vostre donne. In ciò v’era una grande prova {mandatavi} dal vostro Signore.

Commento

Il sacro Corano in questo nobile versetto ricorda un altro dei preziosi doni fatti dal Signore Eccelso ai figli d’Israele, e cioè, l’averli liberati dalla gente del tiranno Faraone: E {rammentate} quando vi liberammo dalla gente del Faraone, che, continuamente, vi infliggeva le peggiori torture: tagliavano la testa ai vostri figli maschi e lasciavano vive le vostre donne. In ciò v’era una grande prova {mandatavi} dal vostro Signore”

Il sacro Verbo d’Allah, in questo nobile versetto, intende, in particolare, descrivere in modo preciso il male fatto dalla crudele gente del malvagio Faraone, e a tal proposito usa il verbo ‘yasumuna’, che esprime continua tortura: davanti ai loro occhi, quegli empi tagliavano la testa ai loro figli, e si prendevano le loro figlie per farne delle schiave. Inoltre, dovevano subire anche terribili torture sulla propria pelle, ed erano costretti a servire, in qualità di schiavi, i Copti e la gente del Faraone.

La cosa importante è che il sacro Corano considera tutte queste vicissitudini come una dura e grande prova per i figli d’Israele. Infatti, uno dei significati della parola balaa’ ” è ‘prova’.

È anche possibile che nel versetto in esame la parola balaa’ ” significhi ‘castigo’. Infatti, i figli d’Israele prima di cadere nel giogo del crudele Faraone, erano molto potenti e ricchi, ma non furono riconoscenti al Signore Eccelso, e furono così colpiti dalla Sua ira.

In ogni caso, il giorno della liberazione del popolo giudeo dalle grinfie dell’empio Faraone, dev’essere considerato un importante giorno della storia umana, ricordato piú volte dal nobile Corano.

La Schiavitù Femminile

Nel versetto in esame il sacro Corano condanna indirettamente la schiavitù delle donne: “…tagliavano la testa ai vostri figli maschi e lasciavano vive le vostre donne…”

In generale, l’Islam dà un’immensa importanza alla libertà umana, e ordina all’uomo di non sottomettersi mai a nessuno all’infuori del Signore Eccelso.
A tal proposito, il santo Alì (as) disse: “Per voi, essere vivi e soggiogati è morte, e morire per conquistare la libertà è vita”1

Purtroppo anche nel mondo odierno la donna è costretta a subire violenze e soprusi, anche se in modo diverso, con metodi differenti. La donna d’oggi è sfruttata e resa schiava da un gruppo di empi corrotti, che per soddisfare le loro passioni e la propria sete di soldi e di potere, sono capaci di commettere ogni sorta di crimine. Possiamo dunque affermare con certezza che i faraoni dell’epoca attuale sono piú tiranni, sanguinari e malvagi di quelli del passato.

Ma perché il crudele Faraone uccideva i figli maschi dei giudei e lasciava in vita le loro donne? Alcuni esegeti del sacro Corano affermano che questo comportamento derivava da un sogno fatto dal malvagio Faraone. Una piú precisa risposta a questa domanda sarà data, a Dio piacendo, nel commento del quarto versetto della ventottesima sura del sacro Corano, nel quale sapremo che l’empio atto del Faraone non era dovuto solo al sogno da lui fatto, ma anche al timore che egli aveva dei giudei, di una loro possibile ascesa al potere.

  • 1. Nahj ul-Balaghah, sermone n. 51.

Sura al-Baqarah Versetto 50

وَإِذْ فَرَقْنَا بِكُمُ الْبَحْرَ فَاَنْجَيْنَاكُمْ وَأَغْرَقْنَآ ءَالَ فِرْعَوْنَ وَأَنْتُمْ تَنْظُرُونَ ﴿50﴾

56. E di quando dividemmo il mare {dinanzi} a voi, salvandovi e facendo annegare la gente del Faraone davanti ai vostri occhi.

Commento

Questo versetto spiega il modo in cui Allah salvò i giudei dalle grinfie del tiranno Faraone: E di quando dividemmo il mare {dinanzi} a voi, salvandovi e facendo annegare la gente del Faraone davanti ai vostri occhi”

La vicenda dell’annegamento del malvagio Faraone e della liberazione dei figli d’Israele è stata narrata in piú sure del sacro Corano: 7:136; 8:54; 17:103; 26:63-66; 43:55; 44: 17 e 24.

In queste sure sono state esposte quasi tutte le vicende di questo storico avvenimento, mentre il versetto in esame accenna solamente alla questione, per ricordare loro quanta grazia hanno ricevuto dal Signore dei Mondi, e indurli così ad accettare la sacra e salvante religione islamica.

Nel commento alle sopraccitate sure, verremo a conoscenza dei particolari di questo importante avvenimento. Anticipiamo qui una breve e concisa narrazione dei fatti. Il santo profeta Mosè (as), dopo una larga opera di diffusione della religione d’Allah, dopo i ripetuti inviti alla verità rivolti al malvagio Faraone e alla sua crudele gente, dopo aver mostrato loro diversi tipi di miracoli, e dopo il loro totale rifiuto, ebbene, questo nobile profeta (as) ricevette dal Signore Eccelso l’ordine di abbandonare, nel cuore della notte, con tutta la sua gente, l’Egitto. Ma quando arrivarono nei pressi del mare, s’accorsero che il Faraone e la sua malvagia gente li stavano inseguendo. Furono così colti dal panico: davanti a loro il mare e dietro di loro la selvaggia e crudele armata del Faraone! In questo difficile momento, Mosè ricevette l’ordine di colpire il mare con la sua verga, e così facendo s’aprirono dinanzi ai figli d’Israele numerose vie nel cuore del mare, attraverso le quali riuscirono a sfuggire ai crudeli inseguitori. Ma quando l’armata nemica cercò d’attraversare il mare, come avevano fatto i giudei, fu inghiottita dalle sue acque, e perì.

I corpi degli empi uomini del Faraone vennero a galla, e i giudei videro coi loro occhi come Iddio distrusse i loro e i Suoi nemici.

L’iniziale stato di terrore e di panico dei giudei, e il successivo miracolo che li salvò da una fine certa, erano due eccezionali esperienze per indurli a essere grati al Signore Eccelso. Allah vuole far loro comprendere che dopo tutta la grazia che ha loro concesso, si sono dimostrati profondamente ingrati rifiutando l’invito del Suo nobile messaggero Muhammad (S).

Questo versetto dà anche un’importante lezione a tutti gli esseri umani, ci insegna cioè a risolvere le nostre difficoltà, anche le piú difficili, confidando semplicemente in Allah, l’Onnipotente.

Sura al-Baqarah Versetti 51-54

وَإِذْ وَاعَدْنَا مُوسَى أَرْبَعِينَ لَيْلَةً ثُمَّ اتَّخَذْتُمُ الْعِجْلَ مِنْ بَعْدِهِ وَأَنْتُمْ ظَالِمُونَ ﴿51﴾ ثمَّ عَفَوْنَا عَنْكُمْ مِنْ بَعْدِ ذَلِكَ لَعَلَّكُمْ تَشْكُرُونَ ﴿52﴾ وَإِذْ ءَاتَيْنَا مُوسَى الْكِتَابَ وَالْفُرْقَانَ لَعَلَّكُمْ تَهْتَدُونَ ﴿53﴾ وإِذْ قَالَ مُوسَى لِقَوْمِهِ يَاقَوْمِ إِنَّكُمْ ظَلَمْتُمْ أَنْفُسَكُمْ بِاتِّخَاذِكُمُ الْعِجْلَ فَتُوبُوا إِلَى بَارِئِكُمْ فَاقْتُلُوا أَنْفُسَكُمْ ذَلِكُمْ خَيْرٌ لَكُمْ عِنْدَ بَارِئِكُمْ فَتَابَ عَلَيْكُمْ إِنَّهُ هُوَ الْتَّوَّابُ الْرَّحِيمُ ﴿54﴾

57. E {ricordate} quando convenimmo con Mosè quaranta notti, e dopo {che} lui {vi lasciò} prendeste {come divinità} il vitello, comportandovi da iniqui.
58. Dopodiché vi perdonammo nella speranza che {Ci} ringraziaste.
59. E di quando demmo a Mosè il Libro e il Furgàn {ciò che distingue il vero dal falso} nella speranza che trovaste la retta via.
60. E quando Mosè disse al suo popolo: “O popolo mio, avete fatto torto a voi stessi prendendovi {come divinità} il vitello. Pentitevi allora e uccidetevi: ciò è meglio per voi presso il vostro Creatore”. Allah vi ha quindi perdonati: in verità, Egli è il Clementissimo, il Benevolo.

La più Grande Deviazione dei figli di Israele

Il sacro Corano in questi quattro versetti narra un’altra parte della storia dei figli d’Israele, raccontando sconvolgenti vicende.
Questi versetti parlano della piú grande deviazione di tutta la storia giudea: essi, a un certo punto della propria esistenza, si allontanarono dalla fede monoteista, fabbricarono un vitello d’oro e iniziarono a adorarlo. Il sacro Corano ricorda loro questa somma deviazione dalla religione del Vero, per indurli ad accettare l’invito del sommo Profeta Muhammad (S), ed evitare loro una nuova deviazione dalla verità.

Ebbene, il sacro Verbo d’Allah dice:

E {ricordate} quando convenimmo con Mosè quaranta notti, e dopo {che} egli {vi lasciò} prendeste {come divinità} il vitello, comportandovi da iniqui”

Questa vicenda sarà spiegata dettagliatamente nel commento della settima sura del sacro Corano, dal versetto 142 in poi, e in quello della ventesima sura, dal versetto 86 in poi. Anticipiamo qui una breve e concisa narrazione dei fatti. Dopo la liberazione del popolo giudeo e la distruzione del potere faraonico, Mosè ricevette da Allah l’ordine di recarsi per un periodo di trenta notti al Monte Sinai, per ricevere le tavole della Torà. Allah, per mettere alla prova i giudei, prolungò la permanenza di Mosè sul Sinai di altre dieci sere.

Saameri, che apparteneva al popolo giudeo, ed era un uomo assai furbo e intrigante, approfittando della situazione, usando gli ori e i gioielli che erano rimasti ai giudei dall’epoca del Faraone, fabbricò un vitello d’oro che emetteva un suono speciale, e invitò i figli d’Israele a adorarlo. La maggior parte dei giudei accettarono il suo invito, lo seguirono, e iniziarono a adorare il Vitello d’Oro. Aronne, vicario e fratello di Mosè, e la minoranza dei giudei, rimasero fedeli alla religione monoteistica portata dal santo Mosè, e si rifiutarono di adorare il Vitello. Non riuscirono però a dissuadere gli altri giudei, che tentarono anche di uccidere il santo Aronne. Mosè, al ritorno dal Monte Sinai, venuto a conoscenza di quello che era accaduto, s’arrabbio fortemente e li biasimò duramente. I deviati, accortisi della gravità del peccato che avevano commesso, decisero di pentirsi, e, a tal proposito, Mosè, da parte del Signore Eccelso, propose loro il grande pentimento, del quale parlano i successivi versetti.

Nei versetti successivi, il Signore Eccelso dice:

Dopodiché vi perdonammo nella speranza che {Ci} ringraziaste. E di quando demmo a Mosè il Libro e il Furgàn {ciò che distingue il vero dal falso} nella speranza che trovaste la retta via. E quando Mosè disse al suo popolo: “O popolo mio, avete fatto torto a voi stessi prendendovi {come divinità} il vitello. Pentitevi allora e uccidetevi: ciò è meglio per voi presso il vostro Creatore”. Allah vi ha quindi perdonati: in verità, Egli è il Clementissimo, il Benevolo”

Bisogna sapere che quando il sacro Corano dice “…uccidetevi…”, vuole dire che i buoni credenti che si erano astenuti dall’adorare il Vitello d’Oro, avevano il dovere d’uccidere i giudei che avevano abbandonato la retta via per adorare il suddetto idolo.

È infine bene meditare attentamente sulla frase “…avete fatto torto a voi stessi…”. L’Islam considera ogni peccato commesso dall’individuo, come un torto che egli fa a se stesso, in quanto l’effetto che ha il peccato sul peccatore è di disonorarlo dinanzi a Dio e alle Sue creature, e di allontanarlo dalla Sua grazia.

Sura al-Baqarah Versetti 55-56

وَإِذْ قُلْتُمْ يَا مُوسَى لَنْ نُؤْمِنَ لَكَ حَتَّى نَرَى اللّهَ جَهْرَةً فَاَخَذَتْكُمُ الصَّاعِقَةُ وَأَنْتُمْ تَنْظُرُونَ ﴿55﴾ ثُمَّ بَعَثْنَاكُمْ مِنْ بَعْدِ مَوْتِكُمْ لَعَلَّكُمْ تَشْكُرُونَ ﴿56﴾

61. E quando diceste: “O Mosè, noi non ti crederemo finché non avremo chiaramente visto Allah”. Foste allora colpiti dalla folgore mentre stavate guardando.
62. E poi, morti, vi risuscitammo nella speranza che {Ci} foste riconoscenti.

Una Sconcertante Richiesta

Questi due sacri versetti parlano di un altro dei grandi doni concessi dal Signore Eccelso ai figli d’Israele. Descrivono inoltre la proverbiale testardaggine e ostinatezza di questo traviato popolo, e il duro castigo con il quale il Signore Eccelso li punì.

Il primo versetto dice: E quando diceste: ‘O Mosè, noi non ti crederemo finché non avremo chiaramente visto Allah’”

È possibile che essi abbiano fatto questa strana richiesta perché ignari del fatto che Allah non può essere visto. In effetti, la comprensione delle persone di scarsa intelligenza e poca cultura, non va oltre il mondo sensibile, ed essi pretendono, addirittura, di vedere il Creatore dei Mondi.
È anche possibile che alla base di questa loro assurda richiesta ci sia la loro proverbiale ostinatezza, che sempre li ha contraddistinti.

In ogni caso, questi stolti dissero esplicitamente al santo profeta Mosè (as) che non gli avrebbero prestato fede finché non avessero chiaramente visto Allah.

A questo punto non v’era altra soluzione che presentare loro una delle creature del Signore Eccelso che essi non avevano la capacità di vedere, per far loro comprendere che non sono nemmeno in grado di vedere tutte le creature divine, figuriamoci il loro Creatore. Scese dunque una tremenda folgore, che colpì una monte. L’accecante luce, il terrificante tuono, e il violento sisma che ne derivò, li terrorizzò al punto che caddero tutti a terra senza vita.

Mosè rimase profondamente addolorato da questo fatto. La morte di settanta capi giudei era un ottimo pretesto per i sobillatori per molestare e ostacolare questo santo messaggero d’Allah. Chiese perciò al Signore Eccelso di resuscitarli, ed Egli esaudì questa sua preghiera: E poi, morti, vi risuscitammo nella speranza che {Ci} foste riconoscenti”

Ciò che in forma concisa è stato raccontato da questi due nobili versetti, è espresso con maggiori dettagli nella quarta (versetto 153) e nella settima sura (versetto 155) del sacro Corano. Questa vicenda è anche narrata dalla Bibbia.

Questa storia mette in evidenza le enormi difficoltà che un profeta (as) deve affrontare nell’invitare alla verità la gente ignorante, la quale, a volte, vuole da loro difficili miracoli, e a volte, arriva a chiedere l’assurdo, come, ad esempio, vedere Allah.

È bene poi sapere che alcuni nemici del santo Profeta Muhammad (S) fecero la stessa stupida richiesta a questo nobile messaggero d’Allah (Santo Corano, 4:153; 17:90-96).

Questo versetto è inoltre una valida prova della possibilità del ritorno alla vita: E poi, morti, vi risuscitammo nella speranza che {Ci} foste riconoscenti”

Sura al-Baqarah Versetto 57

وَظَلَّلْنَا عَلَيْكُمُ الْغَمَامَ وَأَنْزَلْنَا عَلَيْكُمُ الْمَنَّ وَالسَّلْوَى كُلُوا مِنْ طَيِّبَاتِ مَا رَزَقْنَاكُمْ وَمَا ظَلَمُونَا وَلَكِنْ كَانُوا أَنْفُسَهُم يَظْلِمُونَ ﴿57﴾

63. E stendemmo su di voi l’ombra delle nuvole, facemmo discendere su voi la manna e le quaglie {e dicemmo}: “Mangiate delle buone cose che vi abbiamo destinato”. Ed essi non fecero torto a Noi, facevano bensì ingiustizia a sé stessi.

Gli Altri Doni fatti da Allah ai Giudei

Da quanto è possibile dedurre dai versetti numero 20, 21 e 22 della quinta sura del sacro Corano, dopo la liberazione dei giudei, Allah ordinò loro di dirigersi verso la santa terra di Palestina, e di stabilirsi in essa. Tuttavia, i figli d’Israele disubbidirono e dissero che finché gli iniqui (gli Amaaliqah) che abitavano quella santa terra non l’avessero lasciata, essi non v’avrebbero messo piede1. Essi ebbero addirittura il coraggio di dire al santo Mosè:

“Vai tu con il tuo Signore, e {insieme} combattete {contro di loro}. Noi resteremo qui seduti {in attesa}”2

Mosè rimase profondamente addolorato da queste parole, e invocò il Signore Eccelso, il Quale decretò, per i figli d’Israele, una permanenza di quarant’anni, in istato di smarrimento, nell’arido deserto del Sinai.

Un gruppo di giudei si pentirono profondamente del proprio comportamento, e invocarono il perdono d’Allah, il Quale concesse nuovamente i Suoi doni al popolo di Mosè:

“E stendemmo su di voi l’ombra delle nuvole, facemmo discendere su voi la manna e le quaglie {e dicemmo}: ‘Mangiate delle buone cose che vi abbiamo destinato’”

Ma nemmeno questa volta i giudei si dimostrarono grati nei confronti del Signore Eccelso. Questa ingratitudine non danneggiava Mosè e il suo Signore, recava bensì danno solo a loro stessi:

“Ed essi non fecero torto a Noi, facevano bensì ingiustizia a sé stessi”

  • 1. Santo Corano, 5: 24.
  • 2. Santo Corano, 5: 24.

Sura al-Baqarah Versetti 58- 59

وَإِذْ قُلْنَا ادْخُلُوا هَذِهِ الْقَرْيَةَ فَكُلُوْا مِنْهَا حَيْثُ شِئْتُمْ رَغَداً وَادْخُلُوا الْبَابَ سُجَّداً وَقُولُوا حِطَّةٌ نَغْفِرْ لَكُمْ خَطَايَاكُمْ وَسَنَزِيدُ الْمُحْسِنِينَ ﴿58﴾ فَبَدَّلَ الَّذِينَ ظَلَمُوا قَوْلاً غَيْرَ الَّذِي قِيلَ لَهُمْ فَاَنْزَلْنَا عَلَى الَّذِينَ ظَلَمُوا رِجْزاً مِنَ السَّمَآءِ بِمَا كَانُوا يَفْسُقُونَ ﴿59﴾

64. E quando dicemmo: “Entrate in questa città {Città Santa} e mangiate da essa, da dove volete, in abbondanza. Fate ingresso dalla porta prosternati e dite: ‘Perdona i nostri peccati’, e Noi ve li perdoneremo”. E presto aumenteremo {la ricompensa de} i pii.
65. Ma coloro che fecero ingiustizia alterarono ciò che era stato loro detto; facemmo allora discendere dal cielo un duro castigo su coloro che fecero ingiustizia per {punire} la loro disubbidienza.

L’Incredibile Ostinatezza dei Giudei

Inizia qui la narrazione di un altro capitolo della vita dei figli d’Israele: il loro ingresso in Terra Santa.

Il primo versetto dice:

«E quando dicemmo: “Entrate in questa città {Città Santa} e mangiate da essa, da dove volete, in abbondanza. Fate ingresso dalla porta prosternati e dite: ‘Perdona i nostri peccati’, e Noi ve li perdoneremo”. E presto aumenteremo {la ricompensa de} i pii»

La parola ‘qariyah’, da noi tradotta col termine ‘città’, indica ogni centro abitato, a prescindere dalle sue dimensioni. Qui indica la Città Santa.

Bisogna fare attenzione che la parola ‘hittah’, da noi tradotta con l’espressione ‘perdona i nostri peccati’, nel lessico arabo, significa ‘far cadere’. In effetti, quanto il peccatore dice: “Hittah!”, vuole in realtà dire: “O mio Signore, fai cadere i miei peccati!”

Il Signore Eccelso, per perdonare i loro peccati, ha ordinato loro di dire, con pura intenzione, questa significativa parola. È forse questa la ragione per cui una delle porte della Città Santa si chiama Baabu-l-hittah. Ciò è confermato dalle seguenti parole di Abu Hayyaan l’Andaluso: “Il termine Al-baab {la Porta} nel sopraccitato versetto indica una delle porte della Città Santa, nota col nome di Baabu-l-hittah1

Il sacro versetto si conclude con la significativa frase: “…E presto aumenteremo {la ricompensa de} i pii”

Ma come sempre, alcuni giudei, si rifiutarono d’ubbidire ai comandamenti divini, arrivando addirittura a schernirli, dicendo indegne parole al posto di quelle che avevano il dovere di dire per ricevere il perdono divino:

“Ma coloro che fecero ingiustizia alterarono ciò che era stato loro detto…”.

Fu per questo loro empio atto che discese su di loro un altro duro castigo:

“…facemmo allora discendere dal cielo un duro castigo su coloro che fecero ingiustizia per {punire} la loro disubbidienza”

  • 1. In base a quanto narra il Tafsiru-l-kashaf, vol. 1, pag. 109.

Sura al-Baqarah Versetto 60

وَإِذِ اسْتَسْقَى مُوسَى لِقَوْمِهِ فَقُلْنَا اضْرِبْ بِعَصَاكَ الْحَجَرَ فَانْفَجَرَتْ مِنْهُ اثْنَتَا عَشْرَةَ عَيْناً قَدْ عَلِمَ كُلُّ اُنَاسٍ مَشْرَبَهُمْ كُلُوا وَاشْرَبُوا مِنْ رِزْقِ اللّهِ وَلاَ تَعْثَوْا فِي الأرْضِ مُفْسِدِينَ ﴿60﴾

66. E quando Mosè chiese acqua per il suo popolo, dicemmo: “Batti quella pietra con la tua verga” e ne sgorgarono allora dodici sorgenti; ogni tribú conobbe {allora} il luogo dal quale doveva bere. Mangiate e bevete del sostentamento d’Allah e non portate corruzione sulla terra.

Il Miracolo delle Dodici Sorgenti

Anche questo versetto parla dell’immensa grazia divina della quale hanno goduto i giudei:

“E quando Mosè chiese acqua per il suo popolo, dicemmo: ‘Batti quella pietra con la tua verga’ e ne sgorgarono allora dodici sorgenti; ogni tribú conobbe {allora} il luogo dal quale doveva bere…”

Riguardo al tipo di pietra sulla quale batté Mosè (as), su come la colpì, e sul modo in cui sgorgò l’acqua dalle sorgenti, s’è detto e scritto molto. Il sacro Corano, a tal proposito, dice solo che Mosè (as) batté con la sua verga su una pietra, e da essa sgorgarono dodici sorgenti, in numero pari alle tribú che componevano il popolo giudeo. Questa vicenda è narrata anche dalla Bibbia.

Il Signore Eccelso dono quindi loro del cibo, la manna e le quaglie, e dell’acqua in abbondanza, e disse loro:

“Mangiate e bevete del sostentamento d’Allah, e non portate corruzione sulla terra”

In realtà, Allah vuole loro ricordare, che in segno di riconoscenza per tutti i doni che hanno da Lui ricevuto, dovrebbero almeno astenersi dal molestare il sommo Profeta Muhammad (S).

Sura al-Baqarah Versetto 61

وَإِذْ قُلْتُمْ يَا مُوسَى لَنْ نَصْبِرَ عَلَى طَعَامٍ وَاحِدٍ فَادْعُ لَنَا رَبَّكَ يُخْرِجْ لَنَا مِمَّا تُنْبِتُ الأَرْضُ مِنْ بَقْلِهَا وَقِثَّآئِهَا وَفُومِهَا وَعَدَسِهَا وَبَصَلِهَا قَالَ أَتَسْتَبْدِلُونَ الَّذِي هُوَ أَدْنَى بِالَّذِي هُوَ خَيْرٌ اهْبِطُوا مِصْراً فَإِنَّ لَكُمْ مَا سَاَلْتُمْ وَضُرِبَتْ عَلَيْهِمُ الذِّلَّةُ وَالْمَسْكَنَةُ وَبآءُوا بِغَضَبٍ مِنَ اللّهِ ذَلِكَ بِأنَّهُمْ كَانُوا يَكْفُرُونَ بِاَيَاتِ اللّهِ وَيَقْتُلُونَ النَّبِيِّينَ بِغَيْرِ الْحَقِّ ذَلِكَ بِمَا عَصَواْ وَكَانُوا يَعْتَدُونَ

﴿61﴾

67. E quando diceste: “O Mosè, non possiamo piú tollerare un unico cibo! Invoca dunque per noi il tuo Signore, che ci faccia uscire di ciò che fa crescere la terra, delle sue verdure, dei suoi cetrioli, del suo grano, delle sue lenticchie e delle sue cipolle”. Disse {allora Mosè}: “Volete forse scambiare il meglio con il peggio? Scendete in una città in cui troverete ciò che volete”. Furono allora colpiti dall’abiezione e dalla miseria, e incorsero nell’ira di Allah: negavano i segni di Allah e uccidevano ingiustamente i Profeti, e questo perché si erano ribellati e trasgredivano {la legge divina}.

La Richiesta di Cibi Diversi

Continuando la narrazione inerente agli innumerevoli doni fatti dal Signore Eccelso ai figli d’Israele, il versetto in esame ricorda l’ennesimo atto d’ingratitudine dei giudei nei confronti di Allah, dimostrando ancora una volta l’incredibile empietà e ostinatezza di questo maledetto popolo:

«E quando diceste: “O Mosè, non possiamo piú tollerare un unico cibo! Invoca dunque per noi il tuo Signore, che ci faccia uscire di ciò che fa crescere la terra, delle sue verdure, dei suoi cetrioli, del suo grano, delle sue lenticchie e delle sue cipolle”. Disse {allora Mosè}: “Volete forse scambiare il meglio con il peggio? Scendete in una città in cui troverete ciò che volete”. Furono allora colpiti dall’abiezione e dalla miseria, e incorsero nell’ira di Allah: negavano i segni di Allah e uccidevano ingiustamente i Profeti, e questo perché si erano ribellati e trasgredivano {la legge divina}»

Da questo sacro versetto è possibile dedurre che i giudei caddero in abiezione per due fondamentali motivi:

i. per aver disubbidito ad Allah, ed essersi allontanati dalla fede monoteista;

ii. per avere ucciso i Suoi messaggeri.

Questa indifferenza nei confronti della legge divina, o meglio di ogni forma di legge umana, caratteristica che i giudei hanno anche nella nostra epoca, sta alla base dell’abiezione del popolo ebreo.

Sura al-Baqarah Versetto 62

إِنَّ الَّذِينَ ءَامَنُوا وَالَّذِينَ هَادُوا وَالنَّصَارَى وَالصَّابِئِينَ مَنْ ءَامَنَ بِاللّهِ وَالْيَوْمِ الاَخِرِ وَعَمِلَ صَالِحاً فَلَهُمْ أَجْرُهُمْ عِندَ رَبِّهِمْ وَلا خَوْفٌ عَلَيْهِمْ وَلا هُمْ يَحْزَنُونَ ﴿62﴾

68. Coloro che hanno prestato fede, i giudei, i cristiani e i sabei, quelli {di loro} che credono in Allah e nell’Ultimo Giorno e compiono buone azioni, hanno la propria ricompensa presso il loro Signore; non avranno nulla da temere e non saranno mai tristi.

La Via della Salvezza

In questo versetto il sacro Corano interrompe la narrazione delle vicende inerenti alla storia del popolo giudeo, per presentare una legge generale, un metodo, una via sicura per raggiungere la salvezza e la beatitudine. Questo versetto c’insegna che, per il Signore Eccelso, ciò che conta è la pura fede, sono le rette azioni:

“Coloro che hanno prestato fede, i giudei, i cristiani e i sabei, quelli {di loro} che credono in Allah e nell’Ultimo Giorno e compiono buone azioni, hanno la propria ricompensa presso il loro Signore…”

Ebbene: “…non avranno nulla da temere e non saranno mai tristi”

Nella quinta sura, versetto 69, e nella ventiduesima, versetto 17, troviamo due versetti molto simili a questo, praticamente con lo stesso testo.

L’esame dei sacri versetti che vengono dopo il sopraccitato versetto 69 della quinta sura, mette in luce il fatto che giudei e cristiani si vantavano del loro credo, considerandolo superiore a tutti gli altri; essi dicevano che solo loro sarebbero andati in Paradiso, e forse anche alcuni mussulmani avevano una simile mentalità. Il versetto in esame confuta decisamente questa errata tesi: la fede esteriore, soprattutto quando non è accompagnata da rette azioni, non vale niente, a prescindere dal fatto che a possederla sia un mussulmano, un giudeo, un cristiano o un qualsiasi altro seguace di una delle religioni rivelate. Solo la fede reale, quella interiore, accompagnata da rette azioni, ha valore presso Allah, ed è in grado di salvare l’uomo, di donargli l’eterna beatitudine.

Quanto invece all’identità dei sabei, il celebre dotto Raaghib, nella sua celebre opera Al-mufradaat, dice: “Essi erano un gruppo di seguaci di Noè (as), e la ragione per cui il sacro Corano li nomina accanto a giudei e cristiani, è che essi erano persone credenti e seguaci di una delle religioni rivelate, credevano in Dio e nel giudizio universale”

Il fatto che alcuni li considerino politeisti, astrolatri, e altri zoroastriani, non è corretto, poiché i sabei affermano che la prima sacra scrittura è stata rivelata a Adamo, e le altre, in ordine cronologico, a Noè, Saam, Raam, Abramo, Mosè e Yahyaa {Giovanni}, figlio del santo Profeta (S) Zaccaria.

Chi è la “Gente del Libro (Ahl ul-Kitab)”?

La parola ‘gente del Libro’ (Ahl ul-Kitab) compare in piú di trenta versetti del sacro Corano, e nella maggior parte dei casi indica giudei e cristiani, o solo giudei o cristiani.

Fu chiesto al sommo Profeta (S): “Quanti libri ha rivelato Allah?”. Egli rispose: “Centoquattro: dieci a Adamo, cinquanta a Shayth, trenta a Idris, che fu il primo a scrivere con la penna, dieci ad Abramo, e, oltre a questi, la Torà, l’Injil {il libro rivelato al santo Gesú}, lo Zabur {rivelato al nobile profeta Davide}, e il Furqaan {il sacro Corano}”1

  • 1. Majma´u-l-bayaan, vol. 10, pag. 476.

Sura al-Baqarah Versetti 63-64

وَإِذْ أَخَذْنَا مِيثَاقَكُمْ وَرَفَعْنَا فَوْقَكُمُ الطُّورَ خُذُوا مَآ ءَاتَيْنَاكُمْ بِقُوَّةٍ وَاذْكُرُوا مَا فِيهِ لَعَلَّكُمْ تَتَّقُونَ ﴿63﴾ ثُمَّ تَوَلَّيْتُمْ مِنْ بَعْدِ ذَلِكَ فَلَوْلا فَضْلُ اللّهِ عَلَيْكُمْ وَرَحْمَتُهُ لَكُنْتُمْ مِنَ الْخَاسِرِينَ ﴿64﴾

69. E {ricordatevi} di quando stringemmo con voi il patto ed elevammo su di voi il monte Tur {Sinai}. Prendete con tutta forza quel {libro} che vi abbiamo dato e rammentate ciò che v’è in esso, forse {in tal modo} diventerete timorati {di Allah}.
70. Ma poi volgeste le spalle e se non ci fosse stata la grazia di Allah su di voi e la Sua misericordia, sareste sicuramente diventati dei perdenti.

Prendete con Vigore i Comandamenti di Allah

Questi versetti ricordano il patto tra Allah e i giudei (in base al quale essi dovevano rispettare i comandamenti contenuti nella Torà), e la violazione di questo sacro patto da parte loro:

“E {ricordatevi} di quando stringemmo con voi il patto ed elevammo su di voi il monte Tur {Sinai}. Prendete con tutta forza quel {libro} che vi abbiamo dato e rammentate ciò che v’è in esso, forse {in tal modo} diventerete timorati {di Allah}. Ma poi volgeste le spalle e se non ci fosse stata la grazia di Allah su di voi e la Sua misericordia, sareste sicuramente diventati dei perdenti”

In questo versetto, il termine ‘patto’ {mithaaq} ha lo stesso significato di quello da esso assunto nei versetti 40, 83 e 84 di questa stessa sura. Questo patto richiedeva ai figli d’Israele la fede nel Dio Unico, ordinava loro di fare del bene ai genitori, ai parenti, agli orfani, agli indigenti, di dire buone parole, eseguire con assiduità la preghiera, pagare la zakàh {decima}, astenersi dal versare il sangue della gente innocente. Questi precetti sono contenuti anche nella Torà.

Dal dodicesimo versetto della quinta sura del sacro Corano, deduciamo anche che i figli d’Israele avevano promesso al Signore Eccelso di prestare fede a tutti i Suoi inviati e di sostenerli, e di fare l’elemosina. Alla fine del sopraccitato versetto, Allah, in cambio del rispetto di questo patto, promette ai giudei il Paradiso.

Come fece il Monte Sinai ad Elevarsi sui Giudei?

Il grande esegeta coranico, il defunto Tabarsi, narra che Bin Zayd disse: «Quando Mosè tornò dal Monte Sinai, portando con sé la Torà, disse al suo popolo: “Ho portato un libro celeste contenente dei precetti religiosi, che Dio ha stabilito per voi. Prendetelo e mettetene in pratica i comandamenti!”.

I giudei, con la scusa che i precetti portati da Mosè erano troppo difficili da rispettare, decisero di disubbidire, di non sottomettersi. Fu allora che Iddio ordinò ai Suoi angeli di elevare sopra di loro un immenso pezzo del Monte Sinai.

Mosè disse allora: “Se accetterete il patto, ubbidirete ai precetti divini, e vi pentirete di avere disubbidito, non sarete puniti, in caso contrario, perirete tutti”. Essi si sottomisero tutti, accettarono la Torà, e si prosternarono dinanzi ad Allah, temendo continuamente la caduta dell’immensa roccia staccatasi dal Sinai. Ma grazie al loro pentimento, non vennero colpiti da questo terribile castigo»1

È necessario ricordare che alcuni esegeti del sacro Corano sostengono che, per ordine divino, il Monte Sinai si staccò da terra e si dispose, al pari di un tetto, sopra le loro teste. I giudei conoscevano perfettamente questa storia, poiché l’avevano letta nella Torà.

  • 1. Majma´u-l-bayaan e altri tafsir, commento del versetto 171 della settima sura del sacro Corano .

Sura al-Baqarah Versetti 65-66

وَلَقَدْ عَلِمْتُمُ الَّذِينَ اعْتَدَوْا مِنْكُمْ فِي السَّبْتِ فَقُلْنَا لَهُمْ كُونُوا قِرَدَةً خَاسِئِينَ ﴿65﴾ فَجَعَلْنَاهَا نَكَالاً لِمَا بَيْنَ يَدَيْهَا وَمَا خَلْفَهَا وَمَوْعِظَةً لِلْمُتَّقِينَ ﴿66﴾

71. Avete invero saputo {il destino} di quelli di voi che trasgredirono di sabato, ai quali dicemmo: “Siate scimmie reiette!”
72. Ne facemmo {di quella punizione} una lezione per i presenti e per i posteri, e un insegnamento per i timorati {di Allah}.

I Peccatori del Sabato

Anche questi due versetti mettono in evidenza lo spirito ribelle e incline al peccato e alle cose materiali dei giudei: «Avete invero saputo {il destino} di quelli di voi che trasgredirono di sabato, ai quali dicemmo: “Siate scimmie reiette!”. Ne facemmo {di quella punizione} una lezione per i presenti e per i posteri, e un insegnamento per i timorati {di Allah}»

I santi imam Baqir e Sadiq (pace su di loro), commentando il secondo dei due versetti in esame, dissero: “L’espressione ‘i presenti’ indica la generazione di quell’epoca, e ‘i posteri’ indica i mussulmani. In altre parole, quella non era una lezione solo per i figli d’Israele, ma è una {valida} lezione per tutti gli esseri umani {di tutte le epoche}”1

I Miracoli di Mosè (as)

Ogni volta che un profeta (as) inviato dal Signore Eccelso voleva dimostrare la natura divina della sua profezia, doveva compiere, col permesso di Allah, un miracolo. Il sacro Corano c’informa dei diversi e strabilianti miracoli che il Signore Eccelso diede al santo profeta Mosè (as) per dimostrare alla gente la natura divina della sua sacra missione. Elenchiamo di seguito i miracoli del nobile Mosè:

1. la verga di Mosè si trasforma in serpente (7:107; 26:32);

2. la mano di Mosè emana luce (26:33; 7:108);

3. la divisione delle acque (2:50);

4. l’acqua che sgorga dalla pietra (2: 60 e 74);

5. la discesa della manna e delle quaglie dal cielo (2:57);

6. l’ombra delle nuvole che proteggono nel deserto i figli d’Israele dai cocenti raggi del sole (2: 57 e 93);

7. la resurrezione dei morti (2: 56 e 73);

8. l’elevarsi del Monte Sinai sui giudei (2:63);

9. la trasformazione degli iniqui peccatori in reiette scimmie (2:66; 7:166).

  • 1. Majma´u-l-bayaan, vol. 1, pag. 130.

Sura al-Baqarah Versetti 67-74

وَإِذْ قَالَ مُوسَى لِقَوْمِهِ إِنَّ اللّهَ يَأْمُرُكُمْ أَن تَذْبَحُوا بَقَرَةً قَالُوا أَتَتَّخِذُنَا هُزُواً قَالَ أَعُوذُ بِاللّهِ أَنْ أَكُونَ مِنَ الْجَاهِلِين

﴿67﴾ قَالُوا ادْعُ لَنَا رَبَّكَ يُبَيِّنْ لَنَا مَا هِيَ قَالَ إِنَّهُ يَقُولُ إِنَّهَا بَقَرَةٌ لاَ فَارِضٌ وَلاَ بِكْرٌ عَوَانٌ بَيْنَ ذَلِكَ فَافْعَلُوا مَا تُؤْمَرُونَ ﴿68﴾ قَالُوا ادْعُ لَنَا رَبَّكَ يُبَيِّنْ لَنَا مَا لَوْنُهَا قَالَ اِنَّهُ يَقُولُ اِنَّهَا بَقَرَةٌ صَفْرَآءُ فَاقِعٌ لَوْنُهَا تَسُرُّ النَّاظِرِينَ ﴿69﴾ قَالُوا ادْعُ لَنَا رَبَّكَ يُبَيِّنْ لَنَا مَا هِيَ إِنَّ الْبَقَرَ تَشَابَهَ عَلَيْنَا وَإِنَّآ إِنْ شَآءَ اللّهُ لَمُهْتَدُونَ ﴿70﴾ قَالَ إِنَّهُ يَقُولُ إِنَّهَا بَقَرَةٌ لاَ ذَلُولٌ تُثِيرُ الأَرْضَ وَلاَ تَسْقِي الْحَرْثَ مُسَلَّمَةٌ لاَشِيَةَ فِيهَا قَالُوا الاَنَ جَئْتَ بِالْحَقِّ فَذَبَحُوهَا وَمَا كَادُوا يَفْعَلُونَ ﴿71﴾ وَإِذْ قَتَلْتُمْ نَفْساً فَادَّارَأْتُمْ فِيهَا وَاللّهُ مُخْرِجٌ مَا كُنْتُمْ تَكْتُمُونَ ﴿72﴾ َفقُلْنَا اضْرِبُوهُ بِبَعْضِهَا كَذلِكَ يُحْيِ اللّهُ الْمَوْتَى وَيُرِيكُمْ ءَايَاتِهِ لَعَلَّكُمْ تَعْقِلُونَ ﴿73﴾ ثُمَّ قَسَتْ قُلُوبُكُمْ مِنْ بَعْدِ ذلِكَ فَهِيَ كَالْحِجَارَةِ أَوْ أَشَدُّ قَسْوَةً وإِنَّ مِنَ الْحِجَارَةِ لَمَا يَتَفَجَّرُ مِنْهُ الأنْهَارُ وَإِنَّ مِنْهَا لَمَا يَشَّقَّقُ فَيَخْرُجُ مِنْهُ الْمَآءُ وَإِنَّ مِنْهَا لَمَا يَهْبِطُ مِنْ خَشْيَةِ اللّهِ وَمَا اللّهُ بِغَافِلٍ عَمَّا تَعْمَلُون ﴿74﴾

73. E {ricordate} quando Mosè disse al suo popolo: “Allah vi comanda di sgozzare un bovino” ed essi dissero: “Ti prendi gioco di noi?”. Disse {allora Mosè}: “Mi guardi Iddio dall’essere ignorante”
74. Dissero {allora}: “Invoca il tuo Signore affinché ci spieghi come dev’essere {quel bovino}”. Disse: “{Allah} dice: ‘Si tratta di un bovino né vecchio e inabile al lavoro e alle fatiche, né giovane e novello, bensì uno di media età, tra il primo e il secondo. Fate dunque ciò che vi è stato ordinato!’”
75. Dissero: “Invoca per noi il tuo Signore affinché ci chiarisca di che colore dev’essere”. Disse: “Egli dice: ‘Si tratta di un bovino giallo, dal colore intenso e uniforme, che allieti coloro che {lo} guardano’”
76. Dissero: “Invoca il tuo Signore affinché ci chiarisca di che cosa si tratta; invero questo bovino è divenuto per noi incerto e, se Allah vorrà, saremo ben guidati”
77. Disse: “Egli dice: ‘Si tratta di un bovino che non sia stato addomesticato al punto da {potere} arare {con esso} la terra e irrigare la coltivazione; dev’essere {inoltre} esente da qualsiasi difetto e su di esso non deve esserci alcuna macchia’”. Dissero: “Ora ci hai portato la verità!”. Sgozzarono dunque quel {bovino} e poco mancò che non lo facessero.
78. E quando uccideste una persona e vi incolpaste a vicenda e Allah palesò di ciò che celavate.
79. Allora dicemmo: “Colpitelo {il cadavere della persona che era stata uccisa} con un pezzo di esso {del bovino sgozzato}”. È così che Allah resuscita i morti e vi mostra i Suoi segni nella speranza che ragioniate.
80. Dopodiché i vostri cuori divennero duri come la pietra o ancora piú duri. Vi sono infatti pietre da cui scorrono ruscelli; altre si disfano e da esse esce l’acqua, e altre precipitano {dalle montagne} per timore di Allah. Allah non è ignaro di ciò che fate.

La Vicenda del Bovino

In questi versetti, contrariamente a quanto abbiamo finora letto sui figli d’Israele nella Sura del Bovino, viene raccontata una storia in modo dettagliato, forse per il fatto che questa storia viene raccontata una volta sola nel sacro Verbo d’Allah, e per i molti insegnamenti che è possibile trarre da essa, tra i quali ricordiamo, l’incredibile ostinatezza dei giudei e le assurde scuse da loro portate per disubbidire all’ordine divino, il grado di fede che essi avevano rispetto a Mosè (as), e una chiara prova della resurrezione dei morti.

La vicenda, in base a quanto dice il sacro Corano e i suoi tafsir, si svolse come segue. Un giudeo fu ucciso misteriosamente, e nessuno riuscì a scoprire l’assassino. Le tribú iniziarono a litigare e ad accusarsi tra di loro. Si rivolsero dunque a Mosè (as), e gli chiesero di mettere fine al contrasto. Siccome non era possibile risolvere la questione per vie ordinarie, ed era necessario mettere fine al piú presto alla lite, per evitare una vera e propria guerra tra le tribú giudee, Mosè chiese l’aiuto divino, e risolse attraverso un miracolo il difficile problema.

Il primo versetto dice: «E {ricordate} quando Mosè disse al suo popolo: “Allah vi comanda di sgozzare un bovino” ed essi dissero: “Ti prendi gioco di noi?”. Disse {allora Mosè}: “Mi guardi Iddio dall’essere ignorante”»

Certo, gli ignoranti, gli stolti si prendono gioco degli uomini, non i santi profeti, inviati da Allah per guidarli al bene e alla salvezza. Ebbene, quando i giudei acquistarono la certezza che Mosè non si prendeva gioco di loro, dissero: «Dissero {allora}: “Invoca il tuo Signore affinché ci spieghi come dev’essere {quel bovino}”»

Si noti la grande maleducazione con la quale questi empi si rivolsero al santo Mosè: “…Invoca il tuo Signore affinché…”. Come se il loro Signore fosse differente da quello di Mosè!

In ogni caso, Mosè rispose loro dicendo: «Disse: “{Allah} dice: ‘Si tratta di un bovino né vecchio e inabile al lavoro e alle fatiche, né giovane e novello, bensì uno di media età, tra il primo e il secondo»

A questo punto, per evitare che gli ostinati giudei tirassero fuori nuove scuse per sfuggire al decreto divino, il Signore Eccelso aggiunse: “Fate dunque ciò che vi è stato ordinato!”

Ma questi empi tirarono fuori altre scuse, e continuarono a cavillare: «Dissero: “Invoca per noi il tuo Signore affinché ci chiarisca di che colore dev’essere”»

Mosè rispose: «Disse: “Egli dice: ‘Si tratta di un bovino giallo, dal colore intenso e uniforme, che allieti coloro che {lo} guardano’”»

È incredibile come continuavano a complicare le cose, facendo assurde domande. In una tradizione dell’ottavo nobile Imam (as) leggiamo: “Un qualsiasi bovino sarebbe andato bene, ma essi vollero complicare le cose. Piú rendevano difficili le cose, piú Allah, a causa della loro ostinatezza, difficile rendeva il loro compito, aggiungendo nuove e rare caratteristiche. In questo modo, Mosè, che sopportava il loro indegno comportamento, li guidò all’acquisto di uno speciale bovino, che apparteneva a un uomo devoto e bisognoso. Essi furono costretti a spendere un’ingente somma di denaro per acquistare questo bovino, unico nella sua specie. Rischiarono quindi di non riuscire a sgozzare quel bovino”

Sempre piú ostinati e sfacciati, dissero: «Dissero: “Invoca il tuo Signore affinché ci chiarisca di che cosa si tratta; invero questo bovino è divenuto per noi incerto e, se Allah vorrà, saremo ben guidati”»

Mosè, con incredibile pazienza, rispose: «Disse: “Egli dice: ‘Si tratta di un bovino che non sia stato addomesticato al punto da {potere} arare {con esso} la terra e irrigare la coltivazione; dev’essere {inoltre} esente da qualsiasi difetto e su di esso non deve esserci alcuna macchia’”»

Gli empi, forse per il fatto che non trovavano piú altre scuse, conclusero dicendo: «Dissero: “Ora ci hai portato la verità!”»

Poi, trovarono a stento quell’animale e lo sgozzarono: “Sgozzarono dunque quel {bovino} e poco mancò che non lo facessero”

Il sacro Corano, dopo aver narrato in modo dettagliato questa interessante storia, nei due versetti successivi, la ripete in forma riassunta:

“E quando uccideste una persona e vi incolpaste a vicenda e Allah palesò di ciò che celavate. Allora dicemmo: “Colpitelo {il cadavere della persona che era stata uccisa} con un pezzo di esso {del bovino sgozzato}”. È così che Allah resuscita i morti e vi mostra i Suoi segni nella speranza che ragioniate”

Nell’ultimo versetto in esame, il sacro Corano descrive l’incredibile durezza di cuore dei giudei:

“Dopodiché i vostri cuori divennero duri come la pietra o ancora piú duri. Vi sono infatti pietre da cui scorrono ruscelli; altre si disfano e da esse esce l’acqua, e altre precipitano {dalle montagne} per timore di Allah. Allah non è ignaro di ciò che fate”

Sura al-Baqarah Versetti 75-77

أَفَتَطْمَعُونَ أَنْ يُؤْمِنُوا لَكُمْ وَقَدْ كَانَ فَرِيقٌ مِنْهُمْ يَسْمَعُونَ كَلاَمَ اللّهِ ثُمَّ يُحَرِّفُونَهُ مِنْ بَعْدِ مَا عَقَلُوهُ وَهُمْ يَعْلَمُونَ﴿75﴾ وَإِذَا لَقُوا الَّذِينَ ءَامَنُوا قَالُوا ءَامَنَّا وإِذَا خَلاَ بَعْضُهُمْ إِلَى بَعْضٍ قَالُوا أَتُحَدِّثُونَهُم بِمَا فَتَحَ اللّهُ عَلَيْكُمْ لِيُحَآجُّوكُمْ بِهِ عِنْدَ رَبِّكُمْ أَفَلا تَعْقِلُونَ ﴿76﴾ أَوَلاَ يَعْلَمُونَ أَنَّ اللّهَ يَعْلَمُ مَا يُسِرُّونَ وَمَا يُعْلِنُونَ﴿77﴾

81. {O credenti} sperate ancora che {i giudei} si uniscano a voi, quando un gruppo di loro ascoltano la parola di Allah e, dopo averla compresa, la falsificano. Essi sanno {bene ciò che fanno}.
82. E quando incontrano i credenti, dicono: “Anche noi abbiamo prestato fede!”, e quando si ritrovano soli fra loro, dicono: “Volete veramente parlare con loro {i musulmani} di ciò che Allah vi ha rivelato {riguardo a Muhammad e all’Islam}, affinché lo usino per argomentare contro di voi davanti al vostro Signore?! Non ragionate?!”
83. Non sanno forse che Allah conosce ciò che nascondono e ciò che manifestano?

In Quale Circostanza Furono Rivelati Questi Due Versetti?

Alcuni esegeti del sacro Corano, a proposito della circostanza nella quale furono rivelati questi due versetti, narrano la seguente tradizione del nobile imam Baqir (as): “Alcuni giudei, che non erano ostili alla verità, quando incontravano i mussulmani, li informavano di quanto diceva la Torà a proposito degli attributi del sommo Profeta (S).

I capi giudei vennero a conoscenza di tale questione, e vietarono loro di fare ciò, dicendo: “Non raccontate quanto dice la Torà a proposito degli attributi di Muhammad, affinché non possano avere, dinanzi a Dio, argomenti contro di voi”. Fu allora che furono rivelati questi due versetti, e costituirono una {decisa} risposta alle loro affermazioni”

Il Sacro Corano Ammonisce i Credenti Contro l’Ipocrisia Giudea

In questi versetti, il sacro Corano abbandona la narrazione delle vicende dei figli d’Israele per mettere i mussulmani in guardia dall’ipocrisia giudea:

“{O credenti} sperate ancora che {i giudei} si uniscano a voi, quando un gruppo di loro ascoltano la parola di Allah e, dopo averla compresa, la falsificano. Essi sanno {bene ciò che fanno}”

Il sacro Corano, in questo versetto, vuole dire ai credenti: “Se vedete che essi non accettano i vivi e salvanti versetti del sacro Verbo d’Allah, e negano i chiari miracoli del santo Profeta Muhammad (S), non rattristatevi: essi sono i figli di quegli empi che, in qualità di eletti del popolo giudeo, accompagnarono il santo profeta Mosè (as) sul Monte Sinai, e sentirono le parole di Dio, ne compresero i precetti, ma, al ritorno, falsificarono tutto ciò che avevano sentito e compreso”

Dall’espressione: “…quando un gruppo di loro…”, è inoltre possibile dedurre che solo un gruppo (che forse costituiva la maggioranza) si macchiò di questo indegno peccato.

Nell’Asbaabu-n-nuzul leggiamo che alcuni giudei, al ritorno dal Monte Sinai, dissero alla gente: “Noi abbiamo sentito Iddio ordinare a Mosè: ‘Eseguite dove potete i miei comandamenti, e dove non potete, abbandonateli’, e questa era la loro prima falsificazione.

In ogni caso, nei primi anni che seguirono l’avvento del santo Profeta dell’Islam (S), tutti s’aspettavano che i giudei accogliessero piú degli altri l’invito della religione islamica, poiché essi appartenevano alle genti del Libro, che, contrariamente ai politeisti, erano venuti a conoscenza degli attributi del sommo Profeta (S), ancora prima del suo avvento, attraverso le proprie scritture. Tuttavia, il sacro Corano ricorda ai credenti che, con il pessimo passato dei figli d’Israele, non devono aspettarsi che ora essi accettino la verità, e si sottomettano a Dio, perché non l’hanno mai fatto; per quale ragione dovrebbero dunque farlo adesso?

Il versetto successivo rivela un’altra amara verità riguardante questo falso e ipocrita popolo:

«E quando {i giudei buoni e amanti della verità} incontrano i credenti, dicono: “Anche noi abbiamo prestato fede!” {e citano gli attributi del sommo Profeta (S) contenuti nelle loro sacre scritture}, e quando si ritrovano soli fra loro, {i loro empi} dicono: “Volete veramente parlare con loro {i musulmani} di ciò che Allah vi ha rivelato {riguardo a Muhammad e all’Islam}, affinché lo usino per argomentare contro di voi davanti al vostro Signore?! Non ragionate?!”»

È possibile anche interpretare questo versetto dicendo che esso si riferisce ai giudei ipocriti, che in presenza dei mussulmani dicono di essere credenti, mentre in loro assenza negano decisamente l’Islam, e biasimano addirittura gli stessi giudei amici della verità, rimproverandoli di mettere a disposizione dei mussulmani i segreti delle sacre scritture.

In ogni caso, ciò conferma quanto dice il versetto precedente, e cioè di non aspettarsi che un simile popolo accetti la verità, la religione di Dio, l’Islam.

L’espressione “…di ciò che Allah vi ha rivelato…” è possibile che faccia riferimento a un comandamento divino che era nelle mani dei figli d’Israele, come è altresì possibile che indichi determinati segreti riguardanti la nuova legge religiosa.

Nell’ultimo versetto il Signore Eccelso dice: “Non sanno forse che Allah conosce ciò che nascondono e ciò che manifestano?”. Vuole loro ricordare che Egli vede tutto ciò che essi fanno, e conosce tutte le verità che essi nascondono alla gente.

Sura al-Baqarah Versetti 78-79

وَمِنْهُمْ اُمِّيُّونَ لاَيَعْلَمُونَ الْكِتَابَ إِلآَّ أَمَانِيَّ وَإِنْ هُمْ إِلاَّ يَظُنُّونَ ﴿78﴾ فَوَيْلٌ لِلَّذِينَ يَكْتُبُونَ الْكِتَابَ بِاَيْدِيهِمْ ثُمَّ يَقُولُونَ هَذَا مِنْ عِنْدِ اللّهِ لِيَشْتَرُوا بِهِ ثَمَناً قَلِيلاً فَوَيْلٌ لَهُمْ مِمَّا كَتَبَتْ أَيْدِيهِمْ وَوَيْلٌ لَهُمْ مِمَّا يَكْسِبُونَ ﴿79﴾

84. E tra loro vi sono degli analfabeti che del Libro {la Torà} non conoscono che vane aspirazioni; essi non fanno altro che congetturare.
85. Guai allora a quelli che scrivono il Libro di loro pugno e poi dicono: “Questo proviene da Allah” per barattarlo a vile prezzo. Guai a loro per ciò che le loro mani hanno scritto! Guai a loro per ciò che {ne} ottengono {in cambio}.

In Quale Circostanza Furono Rivelati Questi Due Versetti?

Alcuni dotti giudei, per salvaguardare i loro interessi personali, avevano alterato quelle parti delle Torà che contenevano gli attributi del nobile Profeta dell’Islam (S).
Quando il santo Muhammad (S) diventò Profeta, e i giudei riconobbero in lui gli attributi del Profeta dell’Islam (S) contenuti nella Torà, iniziarono a temere per i loro profitti personali. Infatti, se la gente fosse venuta a conoscenza di quanto diceva la Torà a proposito del nobile Profeta (S) dell’Islam, non li avrebbe piú seguiti né sostenuti.

Alterarono dunque tutto quello che la Torà diceva riguardo al sommo Profeta (S), sostituendolo con l’opposto. I giudei, che fino a quel momento avevano sentito parlare degli attributi del Messaggero d’Allah, chiesero ai loro dotti: “Non è forse questo il Profeta Promesso, del cui avvento davate sempre la lieta novella?”. Essi leggevano loro gli alterati versetti della Torà, per convincerli che il Profeta Promesso non era il santo Muhammad (S), mentre ben sapevano che il Messaggero Atteso era proprio lui, il nobile Profeta dell’Islam (S).

I Piani dei Capi Giudei per Sfruttare la Gente

I versetti in esame parlano di due particolari classi del popolo giudeo: i dotti disonesti e la gente comune. V’era poi una minoranza, tra i dotti giudei, amica della verità, che dopo l’avvento del Profeta dell’Islam (S) si convertì alla sacra religione islamica.

Il primo versetto, dedicato alla gente giudea comune, dice: “E tra loro vi sono degli analfabeti che del Libro {la Torà} non conoscono che vane aspirazioni; essi non fanno altro che congetturare”

Il termine ‘umiyyuun’, plurale di ‘umiyy’, indica la gente priva di istruzione, che non ha mai appreso nemmeno a leggere e a scrivere. La parola ‘amaaniyy’, plurale di ‘umniah’, significa ‘speranze’, e qui è possibile che denoti gli illusori meriti che i giudei attribuivano a se stessi.

Il secondo versetto si rivolge invece, con tono terribilmente minaccioso, ai dotti disonesti del popolo giudeo:

«Guai allora a quelli che scrivono il Libro di loro pugno e poi dicono: “Questo proviene da Allah” per barattarlo a vile prezzo. Guai a loro per ciò che le loro mani hanno scritto! Guai a loro per ciò che {ne} ottengono {in cambio}»

Dalle ultime frasi di questo versetto si può facilmente dedurre che questi empi dotti si avvalevano di mezzi turpi per ottenere risultati turpi.

Sura al-Baqarah Versetti 80-82

وَقَالُوا لَنْ تَمَسَّنَا النَّارُ إِلآَّ أَيَّاماً مَعْدُودَةً قُلْ أَتَّخَذْتُمْ عِنْدَ اللّهِ عَهْداً فَلَنْ يُخْلِفَ اللّهُ عَهْدَهُ أَمْ تَقُولُونَ عَلَى اللّهِ مَالاَ تَعْلَمُونَ

﴿80﴾ بَلَى مَنْ كَسَبَ سَيِّئَةً وَأَحَاطَتْ بِهِ خَطِيئَتُهُ فَأُوْلَئِكَ أَصْحَابُ النَّارِ هُمْ فِيهَا خَالِدُونَ ﴿81﴾ وَالَّذِينَ ءَامَنُوا وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ اُوْلَئِكَ أَصْحَابُ الْجَنَّةِ هُمْ فِيهَا خَالِدُونَ ﴿82﴾

86. E dicono: “Il fuoco {dell’Inferno} non ci toccherà che per alcuni giorni”. Di’: “Avete forse ricevuto qualche promessa da Allah, il Quale non manca mai alla Sua promessa, oppure dite riguardo ad Allah cose di cui non avete conoscenza?”
87. Certo, coloro che operano il male e sono stretti dalle loro colpe, loro sono la gente del Fuoco {i dannati}, nel quale rimarranno in eterno.
88. E quelli che hanno prestato fede e hanno compiuto le buone azioni, loro sono la gente del Paradiso, nel quale rimarranno in eterno.

Le Ridicole Pretese dei Giudei

Il sacro Corano ricorda, in questi sacri versetti, una delle ridicole pretese dei figli d’Israele (derivante da superbia e causa di buona parte delle loro deviazioni), rispondendo ad essa in modo perfetto:

«E dicono: “Il fuoco {dell’Inferno} non ci toccherà che per alcuni giorni”. Di’: “Avete forse ricevuto qualche promessa da Allah, il Quale non manca mai alla Sua promessa, oppure dite riguardo ad Allah cose di cui non avete conoscenza?”»

Il versetto successivo enuncia una legge generale riguardante i peccatori e le tristi conseguenze delle loro colpe:

“Certo, coloro che operano il male e sono stretti dalle loro colpe, loro sono la gente del Fuoco {i dannati}, nel quale rimarranno in eterno”

Nell’ultimo versetto in esame viene invece enunciato un principio generale a proposito dei probi credenti, e dei lieti esiti della loro devozione:

“E quelli che hanno prestato fede e hanno compiuto le buone azioni, loro sono la gente del Paradiso, nel quale rimarranno in eterno”

Sura al-Baqarah Versetti 83-86

وإِذْ أَخَذْنَا مِيثَاقَ بَنِي إِسْرآئِيلَ لاَتَعْبُدُونَ إِلاَّ اللّهَ وَبِالْوَالِدَيْنِ إِحْسَاناً وَذِي الْقُرْبَى وَالْيَتَامَى وَالْمَسَاكِينِ وَقُولُوا لِلنَّاسِ حُسْناً وَأَقِيمُوا الصَّلاَةَ وءَاتُوا الزَّكَاةَ ثُمَّ تَوَلَّيْتُمْ إِلاَّ قَلِيلاً مِنْكُمْ وَأَنْتُمْ مُعْرِضُونَ ﴿83﴾ وَإِذْ أَخَذْنَا مِيثَاقَكُمْ لاَتَسْفِكُونَ دِمَآءَكُمْ وَلاَ تُخْرِجُونَ أَنْفُسَكُمْ مِنْ دِيَارِكُمْ ثُمَّ أَقْرَرْتُمْ وَأَنْتُمْ تَشْهَدُونَ ﴿84﴾ ثُمَّ أَنْتُمْ هَؤُلآءِ تَقْتُلُونَ أَنْفُسَكُمْ وَتُخْرِجُونَ فَرِيقاً مِنْكُمْ مِنْ دِيَارِهِمْ تَظَاهَرُونَ عَلَيْهِمْ بِالإِثْمِ وَالْعُدْوَانِ وإِنْ يَأْتُوكُمْ اُسَارَى تُفَادُوهُمْ وَهُوَ مُحَرَّمٌ عَلَيْكُمْ إِخْرَاجُهُمْ أَفَتُؤْمِنُونَ بِبَعْضِ الْكِتَابِ وَتَكْفُرُونَ بِبَعْضٍ فَمَا جَزَآءُ مَنْ يَفْعَلُ ذَلِك َمِنْكُمْ إِلاَّ خِزيٌ فِي الْحَياةِ الدُّنْيَا وَيَوْمَ الْقِيَامَةِ يُرَدُّونَ إِلَى أَشَدِّ الْعَذَابِ وَمَا اللّهُ بِغَافِلٍ عَمَّا تَعْمَلُونَ ﴿85﴾ اُوْلَئِكَ الَّذِينَ اشْتَرَوُا الْحَيَاةَ الدُّنْيَا بِالاَخِرَةِ فَلاَ يُخَفَّفُ عَنْهُمُ الْعَذَابُ وَلاَ هُمْ يُنْصَرُونَ ﴿86﴾

89. E {ricordate ancora} quando stringemmo il patto con i figli d’Israele {dicendo}: “Non adorate altri che Allah, fate del bene ai genitori, ai parenti, agli orfani e agli indigenti; dite alla gente parole gentili, eseguite assiduamente la preghiera e pagate la zakàh”. Ma dopo, eccetto pochi di voi, voltaste {tutti} le spalle {a questi precetti} mentre eravate ritrosi {ad accettare la verità}.
90. E di quando stringemmo con voi il patto {dicendo}: “Non spargetevi il sangue {a vicenda} e non scacciatevi l’un l’altro dalle vostre case”. Accettaste dunque e voi {stessi ne} siete testimoni.
91. Dopo, proprio voi, vi uccidete l’un l’altro e scacciate dalle proprie dimore alcuni dei vostri, spalleggiandovi l’un l’altro contro di loro nel peccato e nell’oppressione; e se essi vengono a voi prigionieri, li riscattate, mentre vi era stato proibito {anche il solo} scacciarli. Credete dunque in una parte del Libro rinnegando l’altra?! La punizione per quelli di voi che agiscono così non può dunque essere altro che l’ignominia nella vita terrena e nel Giorno del Giudizio. Essi saranno restituiti al piú duro dei castighi e Allah non è ignaro di ciò che fate.
92. Questi sono gli stessi che hanno barattato la vita terrena con l’aldilà; il loro castigo non sarà dunque alleggerito né saranno aiutati.

I Giudei hanno Sempre Violato i Patti

Nei precedenti versetti abbiamo parlato del patto tra Allah e i giudei, senza però entrare nei dettagli della questione. Nei versetti in esame, il Signore Altissimo rivela alcuni particolari di questo patto, alcuni suoi fondamenti, che devono essere considerati parte dei princìpi e delle invariabili leggi di ogni religione rivelata.

Inoltre, in essi Allah biasima duramente i figli d’Israele per la loro grave colpa di aver violato il suddetto patto, promettendo loro ignominia nei due mondi, e un terribile castigo.
Il patto tra Allah e i giudei conteneva i seguenti princìpi, che i figli d’Israele avevano accettato e promesso di rispettare:

1. come prima e fondamentale cosa il monoteismo e l’adorazione del Dio Unico, di Allah: «E {ricordate ancora} quando stringemmo il patto con i figli d’Israele {dicendo}: “Non adorate altri che Allah,

2. fate del bene ai genitori,

3. ai parenti, agli orfani e agli indigenti;

4. dite alla gente parole gentili,

5. eseguite assiduamente la preghiera

6. e pagate la zakàh”

Ma dopo, eccetto pochi di voi, voltaste {tutti} le spalle {a questi precetti} mentre eravate ritrosi {ad accettare la verità}
7. E di quando stringemmo con voi il patto {dicendo}: “Non spargetevi il sangue {a vicenda}

8. e non scacciatevi l’un l’altro dalle vostre case”

9. quando uno di voi, in guerra, cade prigioniero del nemico, dovete tutti darvi da fare per liberarlo.

Questo decimo punto può essere dedotto dalla frase “…Credete dunque in una parte del Libro rinnegando l’altra?!…”, della quale parleremo piú avanti.

Il sacro Corano, dopo aver ricordato i princìpi che i giudei avevano promesso di rispettare stringendo il patto, afferma solennemente: “Accettaste dunque e voi {stessi ne} siete testimoni”

Ma come sempre, violarono i patti e disubbidirono al Signore: “Dopo, proprio voi, vi uccidete l’un l’altro e scacciate dalle proprie dimore alcuni dei vostri, spalleggiandovi l’un l’altro contro di loro nel peccato e nell’oppressione; e se essi vengono a voi prigionieri, li riscattate, mentre vi era stato proibito {anche il solo} scacciarli”

È assurdo che voi fondiate il vostro riscattare i prigionieri sui precetti della Torà e sul patto da voi stretto con Allah: “Credete dunque in una parte del Libro rinnegando l’altra?!”

Ebbene: “La punizione per quelli di voi che agiscono così non può dunque essere altro che l’ignominia nella vita terrena e nel Giorno del Giudizio. Essi saranno restituiti al piú duro dei castighi e Allah non è ignaro di ciò che fate”

L’ultimo versetto in esame, svela un’importante verità riguardo ai reali scopi del contraddittorio comportamento dei giudei: “Questi sono gli stessi che hanno barattato la vita terrena con l’aldilà; il loro castigo non sarà dunque alleggerito né saranno aiutati”

Una Via per Tutti i Popoli

Nonostante questi versetti siano stati rivelati a proposito dei figli d’Israele, costituiscono un valido insegnamento per tutti i popoli, in tutte le epoche. L’applicazione dei principi contenuti in essi è infatti in grado di garantire la sopravvivenza di ogni popolo, e di donargli grandezza e dignità.

Dal sacro Corano è possibile dedurre che un popolo può durare e condurre una dignitosa esistenza, solo quando s’appoggia all’Onnipotente, si sottomette solo a Lui, e solo Lui adora. Se farà ciò non dovrà temere niente e nessuno, e sarà sempre invincibile: “Non adorate altri che Allah”

Un altro dei fattori che assicura la sopravvivenza di un popolo, è l’esistenza di amicizia e amore tra gli individui che lo compongono. Ciò è possibile quando ognuno onora, rispetta e aiuta i propri genitori, che sono le sue piú vicine persone, e, dopo di loro, i propri parenti e gli altri componenti della società, soprattutto quelli piú deboli e bisognosi, come gli orfani e poveri: “…fate del bene ai genitori, ai parenti, agli orfani e agli indigenti; dite alla gente parole gentili…”

È poi necessario rinforzare gli individui della società dal punto di vista economico, e aiutare i poveri: “…e pagate la zakàh…”

Fondamentale è poi il rispetto per la vita, l’onore e i beni del prossimo: “…Non spargetevi il sangue {a vicenda} e non scacciatevi l’un l’altro dalle vostre case…”

A condizione però che questi principi siano tutti accettati e rispettati, senza fare distinzioni: “…Credete dunque in una parte del Libro rinnegando l’altra?!…”

Sura al-Baqarah Versetti 87-88

وَلَقَدْ ءَاتَيْنَا مُوسَى الْكِتَابَ وَقَفَّيْنَا مِنْ بَعْدِهِ بِالرُّسُلِ وَءَاتَيْنَا عِيسَى ابْنَ مَرْيَمَ الْبَيِّنَاتِ وَأَيَّدْنَاهُ بِرُوحِ الْقُدُسِ أَفَكُلَّمَا جَآءَكُمْ رَسُولٌ بِمَا لاَ تَهْوَى أَنْفُسُكُمُ اسْتَكْبَرْتُمْ فَفَرِيقاً كَذَّبْتُمْ وَفَرِيقاً تَقْتُلُونَ ﴿87﴾ وَقَالُوا قُلُوبُنَا غُلْفٌ بَلْ لَعَنَهُمُ اللّهُ بِكُفْرِهِمْ فَقَلِيلاً مَا يُؤْمِنُونَ ﴿88﴾

93. In verità, demmo a Mosè il Libro {la Torà} e dopo di lui mandammo {altri} messaggeri. Demmo a Gesú, figlio di Maria, chiare prove e lo confermammo tramite lo Spirito di Santità {l’arcangelo Gabriele}. {Non è forse vero che} ogni volta che un messaggero vi ha portato ciò {precetti e ordini} che non gradivate vi siete insuperbiti, smentendone alcuni e uccidendone altri?
94. E dissero: “I nostri cuori sono velati”. Allah li ha piuttosto maledetti per la loro miscredenza. Pochi dunque prestano fede!

Commento

I Cuori Velati

In questi versetti il sacro Corano ritorna a parlare dei figli d’Israele, anche se i concetti e i princìpi in essi espressi sono generali e riguardano la totalità degli esseri umani.
Il primo versetto dice:

“In verità, demmo a Mosè il Libro {la Torà} e dopo di lui mandammo {altri} messaggeri. Demmo a Gesú, figlio di Maria, chiare prove e lo confermammo tramite lo Spirito di Santità {l’arcangelo Gabriele}. {Non è forse vero che} ogni volta che un messaggero vi ha portato ciò {precetti e ordini} che non gradivate vi siete insuperbiti, smentendone alcuni e uccidendone altri?”

Da questo sacro versetto si deduce facilmente che le guide divine eseguivano la loro sacra missione senza badare minimamente alle opposizioni delle persone bramose dei beni e dei piaceri di questo mondo, ed è giusto che sia così, poiché esse hanno il dovere di guidare la gente al bene e alla spiritualità, cose che sono in netto contrasto con le aspirazioni delle suddette persone, che vogliono una società corrotta e deviata nella quale possano comodamente soddisfare i loro istinti animali, e raggiungere facilmente i loro vili scopi.

Il versetto successivo dice:

«E dissero: “I nostri cuori sono velati”. Allah li ha piuttosto maledetti per la loro miscredenza. Pochi dunque prestano fede!»

È possibile che questo versetto faccia riferimento a quei giudei che smentirono o uccisero i santi profeti a loro inviati, oppure si riferisca ai giudei dell’epoca del sommo Profeta (S), che dinanzi ai suoi salvanti inviti alla verità si dimostravano assai ostili e caparbi. In ogni caso, da esso deduciamo che l’essere umano per effetto della cieca ubbidienza agli istinti ribelli, si allontana da Dio, e il suo cuore viene ricoperto da una spessa coltre di peccato che non gli permette piú di comprendere e accettare la verità.

Sura al-Baqarah Versetti 89-90

وَلَمَّا جَآءَهُمْ كِتَابٌ مِنْ عِنْدِ اللّهِ مُصَدِّقٌ لِمَا مَعَهُمْ وَكَانُوا مِنْ قَبْلُ يَسْتَفْتِحُونَ عَلَى الَّذِينَ كَفَرُوا فَلَمَّا جَآءَهُمْ مَاعَرَفُوا كَفَرُوا بِهِ فَلَعْنَةُ اللّهِ عَلَى الْكَافِرِينَ ﴿89﴾ بِئْسَمَا اشْتَرَوْا بِهِ أَنْفُسَهُمْ أَنْ يَكْفُرُوا بِمَآ اَنْزَلَ اللّهُ بَغْياً أَنْ يُنَزِّلَ اللّهُ مِنْ فَضْلِهِ عَلَى مَنْ يَشَآءُ مِنْ عِبَادِهِ فَبَآءُو بِغَضَبٍ عَلَى غَضَبٍ وَلِلْكَافِرِينَ عَذَابٌ مُهِينٌ﴿90﴾

95. E quando, da parte di Allah, giunse loro un libro che confermava ciò {che avevano già} con loro {la Torà}, nonostante prima d’allora cercassero la vittoria sui miscredenti, non appena giunse loro ciò che già conoscevano, lo negarono. Che la maledizione di Allah sia dunque sui miscredenti.
96. Che pessimo baratto hanno fatto di loro stessi negando ciò che Allah ha fatto discendere, invidiosi del fatto che Allah fa discendere la Sua grazia su chi vuole fra i Suoi servi; sono così incorsi in ira su ira. I miscredenti avranno un umiliante castigo.

Commento

I Giudei Negarono ciò che per Anni avevano Predicato tra la Gente

Anche questi sacri versetti parlano dei figli d’Israele, delle vicende della storia di questo ribelle popolo. Essi s’erano insediati a Medina, bramosi dell’avvento del Sigillo dei Profeti, il nobile Profeta dell’Islam, Muhammad Bin Abdillah (S). Essi leggevano nella Torà gli attributi di questo santo e nobile messaggero divino, ed erano in impaziente attesa del suo salvante avvento.

Ma quando il Signore Eccelso mandò loro il sacro Corano, che confermava i segni conosciuti dai giudei, nonostante avessero per anni annunciato e atteso l’avvento del santo Profeta dell’Islam (S), per essere liberati e difesi dai loro nemici, ebbene, quando discese su di loro quest’infinita grazia del Signore Altissimo, negarono tutto e diventarono acerrimi nemici del Verbo e del Messaggero d’Allah: “E quando, da parte di Allah, giunse loro un libro che confermava ciò {che avevano già} con loro {la Torà}, nonostante prima d’allora cercassero la vittoria sui miscredenti, non appena giunse loro ciò che già conoscevano, lo negarono…”

Per questa loro empia azione meritarono la maledizione divina: “…Che la maledizione di Allah sia dunque sui miscredenti”

I giudei fecero veramente uno sconveniente affare: lasciarono le proprie terre per venire nella lontana Medina ad attendere l’avvento dell’ultimo dei profeti divini, ed essere i primi ad accogliere il suo salvante invito, ma poi furono i primi e piú accaniti suoi oppositori, e negarono tutto, messaggio e messaggero, verbo e missione: “Che pessimo baratto hanno fatto di loro stessi negando ciò che Allah ha fatto discendere, invidiosi del fatto che Allah fa discendere la Sua grazia su chi vuole fra i Suoi servi…”

Forse credevano che il Profeta Promesso dovesse appartenere ai figli d’Israele, al popolo giudeo.
Ma non fecero altro che incorrere nell’ira di Allah: “…sono così incorsi in ira su ira”, e guadagnarsi il peggiore dei castighi: “I miscredenti avranno un umiliante castigo”

Sura al-Baqarah Versetti 91-93

وَإِذَا قِيلَ لَهُمْ ءَامِنُوا بِمَآ اَنْزَلَ اللّهُ قَالُوا نُؤْمِنُ بِمَآ اُنْزِلَ عَلَيْنَا وَيَكْفُرُونَ بِمَا وَرَآءَهُ وَهُوَ الْحَقُّ مُصَدِّقاً لِمَا مَعَهُمْ قُلْ فَلِم َتَقْتُلُونَ أَنْبِيَآءَ اللّهِ مِنْ قَبْلُ إِنْ كُنْتُمْ مُؤْمِنِينَ ﴿91﴾ وَلَقَدْ جَآءَكُمْ مُوسَى بِالْبَيِّنَاتِ ثُمَّ اتَّخَذْتُمُ الْعِجْلَ مِنْ بَعْدِهِ وَأَنْتُمْ ظَالِمُونَ ﴿92﴾ وإِذْ أَخَذْنَا مِيثَاقَكُمْ وَرَفَعْنَا فَوْقَكُمُ الطُّورَ خُذُوا مَآ ءَاتَيْنَاكُمْ بِقُوَّةٍ وَاسْمَعُوا قَالُوا سَمِعْنَا وَعَصَيْنَا وَاُشْرِبُوا فِي قُلُوبِهِمُ الْعِجْلَ بِكُفْرِهِمْ قُلْ بِئْسَمَا يَأْمُرُكُمْ بِهِ إِيمَانُكُمْ إِنْ كُنْتُمْ مُؤْمِنِينَ ﴿93﴾

97. E quando si dice loro: “Credete in ciò che Allah ha fatto discendere”, dicono: “Crediamo in ciò che è stato fatto discendere su di noi” e negano il resto, nonostante sia la verità e attesti ciò {che hanno} con loro {delle scritture}. Di’: “Se eravate credenti, perché allora uccidevate i profeti di Allah?!”
98. In verità, Mosè venne da voi con chiare prove e dopo {che} lui {vi lasciò} prendeste {come divinità} il vitello, comportandovi da iniqui.
99. E {rammentate ancora} quando stringemmo con voi il patto ed elevammo su di voi il monte Tur {Sinai}. Prendete con tutta forza quel {libro} che vi abbiamo dato, ascoltate {e ubbidite}!”. Dissero: “Abbiamo sentito e disubbidito”. E a causa della loro miscredenza furono in cuor loro dissetati del {l’amore per il} vitello. Di’: “Brutta è la cosa verso la quale vi spinge la vostra fede, se siete credenti!”

Commento

Il Razzismo Giudeo

Nel commento dei versetti precedenti, abbiamo appreso che i giudei, con tutte le difficoltà contro le quali dovettero lottare per raggiungere il Profeta promesso dalla Torà, il santo Muhammad (S), per invidia, o per il fatto che questo nobile Profeta (S) non apparteneva al popolo giudeo, e ciò metteva in serio pericolo i loro interessi, si rifiutarono di sottomettersi al volere divino.

I versetti in esame ricordano il proverbiale razzismo giudeo: «E quando si dice loro: “Credete in ciò che Allah ha fatto discendere”, dicono: “Crediamo in ciò che è stato fatto discendere su di noi” e negano il resto, nonostante sia la verità e attesti ciò {che hanno} con loro {delle scritture}»
È infatti noto che essi non accettarono né il Vangelo né il sacro Corano, loro avevano a cuore solo gli interessi del popolo giudeo.

Nella parte finale di questo sacro versetto, il nobile Corano, con una perfetta logica, smentisce duramente i giudei: «Di’: “Se eravate credenti, perché allora uccidevate i profeti di Allah?!”»
In effetti, la Torà considerava l’omicidio un peccato maggiore, e ancora piú grave era allora l’uccisione di puri e nobili uomini come i grandi profeti divini (as).

A prescindere da ciò, il fatto di credere solo a quello che è stato rivelato al proprio popolo e negare tutto il resto, è da considerarsi una grave deviazione dai principi del monoteismo, una chiara prova della loro proverbiale superbia.

Certo, Allah, l’Altissimo, ha inviato i profeti (as), ha rivelato le scritture, per sradicare dall’animo umano ogni forma di superbia e razzismo, e per restaurare la giustizia e la fratellanza tra gli uomini.
Si noti che nel versetto non si parla di ciò che è stato rivelato al santo Muhammad (S) o al nobile Gesú (as) o al nobile Mosè (as), ma di “…ciò che Allah ha fatto discendere…”

Il sacro Corano per mettere in maggior risalto le loro menzogne, nel versetto successivo espone un’altra palese prova contro di loro: In verità, Mosè venne da voi con chiare prove e dopo {che} egli {vi lasciò} prendeste {come divinità} il vitello, comportandovi da iniqui”

Nell’ultimo versetto in esame, il sacro Corano espone un’altra chiara prova della colpevolezza e della falsità degli empi giudei: «E {rammentate ancora} quando stringemmo con voi il patto ed elevammo su di voi il monte Tur {Sinai}. Prendete con tutta forza quel {libro} che vi abbiamo dato, ascoltate {e ubbidite}!”. Dissero: “Abbiamo sentito e disubbidito”. E a causa della loro miscredenza furono in cuor loro dissetati del {l’amore per il} vitello»

Certo, l’idolatria e l’amore per le cose e i piaceri del mondo aveva invaso l’intera loro esistenza, e aveva fatto loro dimenticare Iddio.

Questi empi individui, da una parte, ostentavano fede e religiosità, e, dall’altra, uccidevano i puri e santi profeti, adoravano idoli, e rompevano i sacri patti stretti col Signore Eccelso: «Di’: “Brutta è la cosa verso la quale vi spinge la vostra fede, se siete credenti!”»

Sura al-Baqarah Versetti 94-101

قُلْ إِنْ كَانَتْ لَكُمُ الدَّارُ الاَخِرَةُ عَنْدَ اللّهِ خَالِصَةً مِن دُونِ النَّاسِ فَتَمَنَّوا الْمَوْتَ إِنْ كُنْتُمْ صَادِقِينَ ﴿94﴾ وَلَنْ يَتَمَنَّوْهُ أَبَداً بِمَا قَدَّمَتْ أَيْدِيهِمْ وَاللّهُ عَلِيمٌ بِالظَّالِمِينَ ﴿95﴾ وَلَتَجِدَنَّهُمْ أَحْرَصَ النَّاسِ عَلَى حَيَاةٍ وَمِنَ الَّذِينَ أَشْرَكُوا يَوَدُّ أَحَدُهُمْ لَوْ يُعَمَّرُ أَلْفَ سَنَةٍ وَمَا هُوَ بِمُزَحْزِحِهِ مِنَ الْعَذَابِ أَنْ يُعَمَّرَ وَاللّهُ بَصِيرٌ بِمَا يَعْمَلُونَ ﴿96﴾ قُلْ مَنْ كَانَ عَدُوًّا لِجِبْرِيلَ فَإِنَّهُ نَزَّلَهُ عَلَى قَلْبِكَ بإِذْنِ اللّهِ مُصَدِّقاً لِمَا بَيْنَ يَدَيْهِ وَهُدًى وَبُشْرَى لِلْمُؤْمِنِينَ ﴿97﴾ مَنْ كَانَ عَدُوًّا لِلَّهِ وَمَلآئِكَتِهِ وَرُسُلِهِ وَجِبْرِيلَ وَمِيكَالَ فإِنَّ اللّهَ عَدُوٌّ لِلْكَافِرِينَ﴿98 ﴾وَلَقَدْ أَنْزَلْنَآ إِلَيْكَ ءَايَاتٍ بَيِّنَاتٍ وَمَا يَكْفُرُ بِهَا إِلاَّ الْفَاسِقُون َ﴿99﴾ اَوَكُلَّمَا عَاهَدُوا عَهْداً نَبَذَهُ فَرِيقٌ مِنْهُمْ بَلْ أَكْثَرُهُمْ لاَ يُؤْمِنُونَ ﴿100﴾ وَلَمَّا جآءَهُمْ رَسُولٌ مِنْ عِنْدِ اللّهِ مُصَدِّقٌ لِمَا مَعَهُمْ نَبَذَ فَرِيقٌ مِنَ الَّذِينَ اُوتُوا الْكِتَابَ كِتَابَ اللّهِ وَرَآءَ ظُهُورِهِمْ كَاَنَّهُمْ لاَ يَعْلَمُونَ ﴿101﴾

100. Di’: “Se davvero la dimora dell’aldilà presso Allah è riservata esclusivamente a voi e non al resto della gente, auguratevi allora la morte se siete sinceri!”
101. Ma non se l’augureranno mai, per tutto ciò che hanno fatto {di male}, e Allah conosce gli iniqui.
102. E li troverai {i Giudei} bramosi di vita piú di chiunque altro, {persino piú} di coloro che sono diventati politeisti. A ognuno di loro piacerebbe essere lasciato in vita magari mille anni, mentre, quand’anche gli venisse data una simile vita, essa non sarebbe comunque in grado di salvarlo dal castigo {divino}. E Allah vede {perfettamente} ciò che fanno.
103. Di’: “Chi è nemico di Gabriele, {sappia} allora {che è} lui {che}, per ordine di Allah, lo ha fatto discendere {il Corano} sul tuo cuore, {sacro libro} che conferma le precedenti scritture ed è {sicura} guida e buona novella per i credenti.
104. Chi è nemico di Allah, dei Suoi angeli, dei Suoi messaggeri, di Gabriele e di Michele, {sappia che} in verità, Allah è nemico dei miscredenti.
105. In verità, ti abbiamo rivelato chiari segni, i quali non vengono negati se non dagli empi.
106. Perché ogni volta che hanno stretto un patto un gruppo di loro lo hanno violato e gettato via? In realtà la maggior parte di loro non ha fede!
107. E quando venne loro, da parte di Allah, un messaggero che confermava ciò {che avevano} con loro {la Torà}, un gruppo di coloro a cui era stato dato il Libro, si gettarono il Libro di Allah dietro le spalle, come se non sapessero {che quello era il libro di Allah}.

Commento

Dai precedenti versetti abbiamo appreso che i giudei avevano l’assurda pretesa di non incorrere nel castigo divino se non per pochi giorni, pari a quelli in cui hanno adorato il Vitello d’Oro: “…Il fuoco {dell’Inferno} non ci toccherà che per alcuni giorni…”. Inoltre, quando si diceva loro: “Credete in ciò che Allah ha fatto discendere”, rispondevano: “Crediamo in ciò che è stato fatto discendere su di noi”, credendo di essere beati, anzi gli unici salvi, i soli beati, e considerando dannati gli altri, i non giudei.

Ecco perché Allah, l’Eccelso, nel primo versetto in esame, afferma: «Di’: “Se davvero la dimora dell’aldilà presso Allah è riservata esclusivamente a voi e non al resto della gente, auguratevi allora la morte se siete sinceri!”»

Ma dal momento che i giudei erano e sono (e sempre saranno) la gente piú empia e ostinata, nel versetto successivo il Signore Eccelso afferma con assoluta decisione:

“Ma non se l’augureranno mai, per tutto ciò che hanno fatto {di male}, e Allah conosce gli iniqui”

Nella Sura del Venerdì (sesto versetto) viene ribadito lo stesso concetto:

“…se pensate di essere gli unici amici di Allah, auguratevi allora la morte se siete sinceri!”

Certo, il vero amico del Signore Eccelso, il vero amante di Allah, brama continuamente di raggiungerLo, e in questo mondo si sente come in prigione.

In effetti, il mondo materiale è come un velo che divide l’essere umano dal suo immenso Creatore, impedendogli di contemplarLo e di congiungersi a Lui. Ecco perché i sopraccitati versetti dicono:

“…Se davvero la dimora dell’aldilà presso Allah è riservata esclusivamente a voi e non al resto della gente, auguratevi allora la morte se siete sinceri!… se pensate di essere gli unici amici di Allah, auguratevi allora la morte se siete sinceri!”

Allah, l’Altissimo, vuole invero smascherare le loro imposture, e dimostrare la loro proverbiale falsità. Non è forse vero che i giudei sono sempre stati empi e avidi? Come possono augurarsi la morte, quando il loro desiderio di vivere e accumulare beni è addirittura maggiore di quello dei politeisti e degli idolatri? È ovvio che mentono, e nascondono le loro vili imposture dietro una falsa fede.

Oltre a non augurarsi la morte, quegli empi avrebbero desiderato vivere un’infinità di anni:

“E li troverai {i Giudei} bramosi di vita piú di chiunque altro, {persino piú} di coloro che sono diventati politeisti. A ognuno di loro piacerebbe essere lasciato in vita magari mille anni…”

Ma alla fine, breve o lunga che sia la loro vita terrena, li aspetta comunque il castigo divino:

“…mentre, quand’anche gli venisse data una simile vita, essa non sarebbe comunque in grado di salvarlo dal castigo {divino}. E Allah vede {perfettamente} ciò che fanno”
“Di’: ‘Chi è nemico di Gabriele…”

Gli esegeti del sacro Corano, a proposito della circostanza nella quale è stato rivelato questo versetto, narrano la seguente tradizione di Abdullah Bin Abbas: «Un dotto giudeo venne dal Messaggero di Allah, e gli fece delle domande, ricevendo risposte corrette. Dopo aver compreso la verità, ed essere rimasto privo di argomenti da opporre al sommo Profeta (S), non volle lo stesso accettare la fede islamica, e disse: “Quale angelo discende su di te?”, e il Profeta (S) rispose: “Lo stesso angelo che discendeva su tutti gli altri profeti, e il cui nome è Gabriele”. L’uomo disse allora: “Egli è nostro nemico. Se al suo posto c’era Michele, avremmo prestato fede”. Il nobile Profeta (S) gli chiese: “Perché Gabriele è vostro nemico?”, “Egli è l’angelo del castigo e dell’ira”. Fu allora che Allah rivelò il seguente versetto:
“Di’: ‘Chi è nemico di Gabriele, {sappia} allora {che è} lui {che}, per ordine di Allah, lo ha fatto discendere {il Corano} sul tuo cuore, {sacro libro} che conferma le precedenti scritture ed è {sicura} guida e buona novella per i credenti’”»

Il versetto successivo ribadisce, con tono minaccioso, il contenuto del precedente:

“Chi è nemico di Allah, dei Suoi angeli, dei Suoi messaggeri, di Gabriele e di Michele, {sappia che} in verità, Allah è nemico dei miscredenti”

Questo sacro versetto vuole dire che chi è nemico di un qualsiasi angelo o messaggero divino, in realtà, è nemico di Allah e di tutti i Suoi angeli e i Suoi messaggeri.

In altre parole, Allah rivela, attraverso i santi angeli, i Suoi salvanti comandamenti ai nobili profeti, e se esistono differenze tra i doveri dei vari angeli divini, è dovuto al fatto che Dio ha affidato a ogni angelo un ben determinato compito. Essi fanno tutti la volontà del Signore Eccelso e perseguono tutti uno stesso sacro obiettivo; è per questo che essere nemici di uno di essi equivale a essere nemici di Dio.

A proposito della circostanza in cui è stato rivelato in novantanovesimo versetto della Sura del Bovino, è stato narrato il seguente hadith di Bin Abbas: «Bin Suriyaa, dotto giudeo, per via dell’odio che aveva per il sommo Profeta (S), gli chiese: “Tu non ci hai portato nulla di comprensibile, e Dio non t’ha rivelato nessun chiaro segno, affinché noi possiamo seguirti”. Fu allora rivelato il versetto {in esame}, e diede una decisa risposta {a Bin Suriyaa1

I Giudei che Ruppero il Patto Divino

Nel versetto precedente, il sacro Corano accenna alle chiare e sufficienti prove (negate spudoratamente dai giudei) che il sommo Profeta (S) aveva a disposizione per dimostrare la natura divina della sua missione. Essi sapevano bene che Muhammad (S) era un inviato di Dio, ma la loro empietà non permetteva loro di sottomettersi alla verità, alla sacra religione islamica: In verità, ti abbiamo rivelato chiari segni, i quali non vengono negati se non dagli empi”

Ogni essere umano dotato di sano intelletto e giustizia, meditando sui sacri versetti del glorioso Corano, può comprendere la verità, la sincerità dell’invito del santo Profeta Muhammad (S), e la magnificenza del sacro libro da lui portato. Queste verità non possono invece essere comprese da coloro i cui cuori sono stati ottenebrati dal peccato, che non permette loro di liberarsi dalle tenebre della miscredenza.

Perché ogni volta che hanno stretto un patto un gruppo di loro lo hanno violato e gettato via? In realtà la maggior parte di loro non ha fede!”

Considerando i versetti precedenti, si comprende che questo versetto intende ancora biasimare i giudei, intendendo forse che se essi avessero realmente creduto in Dio e nei Suoi profeti, non si sarebbero mai permessi di rompere i sacri patti stretti col Signore e con i Suoi messaggeri.

E quando venne loro, da parte di Allah, un messaggero che confermava ciò {che avevano} con loro {la Torà}, un gruppo di coloro a cui era stato dato il Libro, si gettarono il Libro di Allah dietro le spalle, come se non sapessero {che quello era il libro di Allah}”

È possibile che il termine ‘rasul’ {messaggero} indichi il Sigillo dei Profeti, il nobile Muhammad (S), com’è pure possibile che indichi ogni profeta venuto dopo il santo Mosè (as). In effetti, i versetti precedenti biasimavano i figli d’Israele per aver tacciato di menzogna tutti i profeti venuti dopo il nobile Mosè (as), nonostante essi avessero confermato la Torà.

Certo, un gruppo di empi dotti giudei si gettò dietro le spalle la sacra scrittura rivelata a Mosè, la Torà, ignorando del tutto ciò che questo sacro libro diceva a proposito degli attributi di questo nobile inviato divino, e dei segni del suo salvante avvento.

  • 1. Majma´u-l-bayaan, vol. 1, pag. 168. Il tafsir del Qurtubiyy.

Sura al-Baqarah Versetti 102-103

وَاتَّبَعُوا مَا تَتْلُوا الشَّيَاطِينُ عَلَى مُلْكِ سُلَيَمانَ وَمَا كَفَرَ سُلَيْمانُ وَلَكِنَّ الشَّيَاطِينَ كَفَرُوا يُعَلِّمُونَ النَّاسَ السِّحْرَ وَمَآ اُنْزِلَ عَلَى الْمَلَكَيْنِ بِبَابِلَ هَارُوتَ وَمَارُوتَ وَمَا يُعَلِّمَانِ مِنْ أَحَدٍ حَتَّى يَقُولآ إِنَّمَا نَحْنُ فِتْنَةٌ فَلا تَكْفُرْ فَيَتَعَلَّمُونَ مِنْهُمَا مَا يُفَرِّقُونَ بِهِ بَيْنَ الْمَرْءِ وَزَوْجِهِ وَمَا هُمْ بِضَآرِّينَ بِهِ مِنْ أَحَدٍ إِلاَّ بِإِذْنِ اللّهِ وَيَتَعَلَّمُونَ مَا يَضُرُّهُمْ وَلاَ يَنْفَعُهُمْ وَلَقَدْ عَلِمُوا لَمَنِ اشْتَرَاهُ مَالَهُ فِي الاَخِرَةِ مِنْ خَلاَقٍ وَلَبِئْسَ مَا شَرَوا بِهِ أَنْفُسَهُمْ لَوْ كَانُوا يَعْلَمُونَ ﴿102﴾ وَلَوْ أَنَّهُمْ ءَامَنُوا وَاتَّقَوْا لَمَثُوبَةٌ مِنْ عِنْدِ اللّهِ خَيْرٌ لَوْ كَانُوا يَعْلَمُونَ ﴿103﴾

108. E seguirono ciò a cui invitavano i demoni al {l’epoca del} regno di Salomone. Salomone non diventò miscredente, a diventare miscredenti furono piuttosto i demoni, i quali insegnavano la magia alla gente. {I giudei seguirono inoltre} ciò che discese a Babele sui due angeli Hârût e Mârût. Questi due {angeli} non istruivano nessuno senza prima dire: “Noi siamo una prova, non diventare dunque miscredente!”. Essi imparavano da quei due {angeli} ciò con cui gettare discordia tra l’uomo e la sua consorte, ma con esso non potevano nuocere a nessuno senza il permesso di Allah; imparavano ciò che li danneggiava e non dava loro vantaggio. {I giudei} ben sapevano che chiunque avesse acquistato quella {magia}, non avrebbe avuto nulla nell’aldilà. Veramente vile è il prezzo al quale si sono venduti. Se solo avessero saputo!
109. E se avessero prestato fede e fossero stati timorati {di Allah}, sicuramente la ricompensa che avrebbero ricevuto da Allah sarebbe stata migliore {per loro}. Se solo avessero saputo!

Commento

Salomone (as) e gli Stregoni di Babele

Da alcune tradizioni islamiche è possibile dedurre che all’epoca del profeta Salomone (as) v’era un gruppo di persone che praticava la magia nel suo regno. Questo santo profeta (as) fece allora sequestrare tutte le loro carte e i loro scritti, e trasferire il tutto in un luogo particolare, forse al fine di trarre da queste carte, da tali scritti materiale utile ad annullare i loro malefici.

Dopo la morte del nobile Salomone (as), alcuni tirarono fuori quelle carte, e iniziarono a diffondere e insegnare le pratiche malefiche. Alcuni sfruttarono l’occasione presentatasi e dissero: “Salomone non era affatto un profeta, aveva piuttosto sottomesso il paese e compiuto atti straordinari servendosi di queste stesse pratiche magiche”

Un gruppo di giudei li seguirono, e si fecero sedurre da queste diaboliche pratiche, tanto che dimenticarono e abbandonarono la Torà. All’avvento del santo Profeta dell’Islam (S), quando questo nobile messaggero di Allah annunciò alla gente i versetti da Dio rivelati a proposito del nobile Salomone (as), che affermavano che egli era uno dei Suoi santi inviati, alcuni rabbini e sapienti giudei dissero alla gente: “Non vi stupite del fatto che Muhammad dice che Salomone era un profeta, mentre egli non era altro che uno stregone?”

Queste parole, oltre a costituire una grande calunnia ai danni di uno dei santi profeti divini, dimostrano che essi tacciavano di miscredenza il nobile profeta Salomone (as): in base alle loro empie affermazioni, Salomone era uno stregone che si spacciava per profeta.

I versetti in esame danno una dura risposta a queste assurde eresie:

«E seguirono ciò a cui invitavano i demoni al {l’epoca del} regno di Salomone. Salomone non diventò miscredente, a diventare miscredenti furono piuttosto i demoni, i quali insegnavano la magia alla gente. {I giudei seguirono inoltre} ciò che discese a Babele sui due angeli Hârût e Mârût. Questi due {angeli} non istruivano nessuno senza prima dire: “Noi siamo una prova, non diventare dunque miscredente!”. Essi imparavano da quei due {angeli} ciò con cui gettare discordia tra l’uomo e la sua consorte, ma con esso non potevano nuocere a nessuno senza il permesso di Allah; imparavano ciò che li danneggiava e non dava loro vantaggio. {I giudei} ben sapevano che chiunque avesse acquistato quella {magia}, non avrebbe avuto nulla nell’aldilà. Veramente vile è il prezzo al quale si sono venduti. Se solo avessero saputo! E se avessero prestato fede e fossero stati timorati {di Allah}, sicuramente la ricompensa che avrebbero ricevuto da Allah sarebbe stata migliore {per loro}. Se solo avessero saputo!»

Per concludere ricordiamo solo che i due suddetti angeli vennero tra i giudei quando la magia era assai diffusa, e la gente veniva perseguitata dagli stregoni. Hârût e Mârût insegnavano alla gente come annullare la magia degli stregoni, e per fare ciò erano costretti prima a informare la gente sulla natura della stregoneria. Fu così che alcuni empi giudei impararono alcune pratiche di maleficio, e diffusero ancora di piú la magia, fino ad arrivare addirittura a dare dello stregone al santo profeta Salomone (as).

Sura al-Baqarah Versetti 104-105

يَآ أَيُّهَا الَّذِينَ ءَامَنُوا لاَ تَقُولُوا رَاعِنَا وَقُولُوا انْظُرْنَا وَاسْمَعُوا وَلِلْكَافِرِينَ عَذَابٌ أَلِيمٌ ﴿104﴾ مَا يَوَدُّ الَّذِينَ كَفَرُوا مِنْ أَهْلِ الْكِتَابِ وَلاَ الْمُشْرِكِينَ اَنْ يُنَزَّلَ عَلَيْكُمْ مِنْ خَيْرٍ مِنْ رَبِّكُمْ وَاللّهُ يَخْتَصُّ بِرَحْمَتِهِ مَنْ يَشَآءُ وَاللّهُ ذُو الْفَضْلِ الْعَظِيم﴿105﴾ِ

110. O voi che avete prestato fede, non dite {al Profeta (S)} “râºinâ”, dite piuttosto “unzurnâ” e ascoltate! I miscredenti avranno un doloroso castigo.
111. Quelli della gente del Libro che sono diventati miscredenti e i politeisti, non amano che discenda su di voi alcun bene da parte del vostro Signore. Ma Allah riserva a chi vuole la Sua Misericordia e Allah possiede grande grazia.

Commento

Bin Abbas, celebre esegeta coranico, afferma che i primi mussulmani, quando il Profeta (S) esponeva loro i versetti e i comandamenti divini, chiedevano a questo nobile inviato d’Allah (S) di parlare lentamente affinché potessero capire in modo completo quello che diceva, e fargli le proprie domande e richieste. A tal proposito, dicevano: ‘Râºinâ’, termine derivato dalla radice ‘Ar-raºy’, che significa ‘dare del tempo’1

Gli empi giudei usavano però questa parola facendola derivare dalla radice ‘Ar-raºunah’, che significa ‘stoltezza’. Nel primo caso, il termine significa ‘dacci del tempo’, mentre nel secondo assume un significato assai offensivo: ‘turlupinaci’2

Fu così che (sfruttando il doppio significato della suddetta parola) i giudei iniziarono a schernire il sommo Profeta (S) e i mussulmani. Ma il Signore Eccelso, per ostacolarli, ordinò ai credenti: “…non dite {al Profeta (S)} “râºinâ”, dite piuttosto “unzurnâ” e ascoltate…”. Il termine ‘unzurnâ’ ha lo stesso significato di ‘râºinâ’

Alcuni esegeti affermano che la parola “râºinâ”, in lingua ebraica, era una forma di insulto. Essi la ripetevano e ridevano.

Altri affermano invece che i giudei al posto di ‘râºinâ’ dicevano, rivolgendosi al sommo Profeta (S), ‘râºînâ’, che significa ‘pecoraio nostro’, e in tal modo schernivano il Messaggero di Allah (S) e i mussulmani.

Non date Pretesti al Nemico

Il primo versetto in esame dice:

«O voi che avete prestato fede, non dite {al Profeta (S)} “râºinâ”, dite piuttosto “unzurnâ” e ascoltate! I miscredenti avranno un doloroso castigo»

Da questo versetto si può facilmente dedurre che tutti i mussulmani hanno il dovere di non dare pretesti ai nemici dell’Islam per schernire e danneggiare questa sacra religione e il suo nobile Profeta (S), quand’anche si tratti di usare o meno una semplice parola dotata di doppio significato, come nel caso ricordato dal versetto in esame.

È inoltre necessario ricordare che l’espressione “râºinâ” può anche assumere un altro offensivo significato, considerandolo nel contesto in cui si trovavano i giudei dei primordi dell’Islam. In effetti, la suddetta parola, quando viene derivata dalla radice ‘muraa´aat’, assume anche il seguente significato: “Tu rispettaci, e noi ti rispetteremo!”

Il Preciso Significato dell’Espressione “ O Voi che avete prestato Fede”

Nel sacro Corano per ben ottanta volte compare la significativa espressione: “O voi che avete prestato fede”. Il versetto in esame è il primo a contenerla, ed è interessante notare che essa compare solo nei versetti medinesi (rivelati a Medina), forse perché con l’Egira, la vita dei mussulmani migliorò, ed essi diventarono una comunità compatta e potente, salvandosi dalla dispersione e dalla rovina.

Con questa espressione il Signore Eccelso vuole inoltre dire che ora che avete prestato fede, vi siete sottomessi alla verità, avete promesso ubbidienza ad Allah, ebbene, avete l’obbligo di rispettare i precetti che Egli rivelerà dopo di essa. In altre parole, vuole dire: “Se avete fede, ubbidite allora ai Miei comandamenti!”

• A tal proposito, ricordiamo che in diverse fonti islamiche, sc2te e sunnite, è stata narrata la seguente tradizione del sommo Profeta (S): «Iddio non ha rivelato versetto contenente l’espressione “O voi che avete prestato fede”, se non che Alì ne fosse il capo, il principe”

L’Invidia degli Empi della Gente del Libro

Il secondo versetto in esame mette in risalto, svela l’odio e l’invidia che gli empi della gente del Libro provavano per i mussulmani: “Quelli della gente del Libro che sono diventati miscredenti e i politeisti, non amano che discenda su di voi alcun bene da parte del vostro Signore. Ma Allah riserva a chi vuole la Sua Misericordia e Allah possiede grande grazia”

Sì, i nemici di Allah, della verità, dell’Islam, a causa dell’immenso odio, della forte invidia che provavano per i mussulmani, non amavano assolutamente che su di essi discendesse la grazia divina; non riuscivano soprattutto ad accettare che tra i seguaci dell’Islam ci fosse il piú nobile dei messaggeri divini, che aveva con sé l’ultimo e sommo libro celeste da Dio rivelato.

Ma nulla è in grado di fermare l’immensa grazia del Signore Eccelso: “…e Allah possiede grande grazia”

  • 1. Ad-durru-l-Mansur, vol. I, pagg. 252 e 253.
  • 2. Jaami´u-l-bayaan, Muhammad Bin Jarir At-tabariyy, vol. I, pagg. 469-473.

Sura al-Baqarah Versetti 106-107

مَا نَنَسَخْ مِنْ ءَايَةٍ أَوْ نُنْسِهَا نَأْتِ بِخَيْرٍ مِنْهَا أَوْ مِثْلِهَا أَلَمْ تَعْلَمْ أَنَّ اللّهَ عَلَى كُلِّ شَيءٍ قَدِيرٌ ﴿106﴾ أَلَمْ تَعْلَمْ أَنَّ اللّهَ لَهُ مُلْكُ السَّمَاواتِ وَالأرْضِ وَمَا لَكُمْ مِنْ دُونِ اللّهِ مِنْ وَلِيٍّ وَلاَ نَصِيرٍ ﴿107﴾

112. Ogni versetto che abroghiamo o che facciamo dimenticare, lo sostituiamo con uno migliore o simile. Non sai forse che Allah è onnipotente?
113. Non sai che ad Allah appartiene il regno dei cieli e della terra e che voi all’infuori di Allah non avete alcun protettore né soccorritore?

Commento

Quale è lo Scopo dell’Abrogazione di un Versetto Coranico?

Anche in questi versetti si parla della forte ostilità che i giudei provavano per i mussulmani. Questi empi, a volte, dicevano ai fedeli: “L’unica vera religione è quella ebraica, e l’unica qiblah {direzione da assumere durante la preghiera} valida è quella giudea (Baytu-l-maqdis); lo dimostra il fatto che il vostro Profeta prega secondo la nostra qiblah”. Tuttavia, Allah cambiò la qiblah dei mussulmani, e, rivelando il versetto 144 di questa stessa sura, ordinò loro di pregare verso la sacra Ka´bah, mettendo così a tacere i giudei, i quali però, mossi dalla loro proverbiale ostinatezza, trovarono un altro pretesto per molestare i credenti, dissero cioè: “Se la prima qiblah era giusta, cos’è allora questa seconda, e se questo secondo precetto è giusto, allora le vostre precedenti preghiere sono nulle”

Il sacro Corano, in questi nobili versetti, confuta i loro inconsistenti argomenti, illuminando le menti dei fedeli: “Ogni versetto che abroghiamo o che facciamo dimenticare, lo sostituiamo con uno migliore o simile…”

Certo, Allah può tutto, e ha il diritto di cambiare e alterare i Suoi comandamenti, poiché nessuno meglio di Lui conosce ciò che è bene e ciò che è male per le Sue creature: “…Non sai forse che Allah è onnipotente? Non sai che ad Allah appartiene il regno dei cieli e della terra e che voi all’infuori di Allah non avete alcun protettore né soccorritore?”

In realtà, la prima frase di questo versetto intende esprimere l’assoluto dominio del Signore Eccelso sui Suoi precetti, e la perfetta conoscenza di ciò che è bene e ciò che è male per le Sue creature, dunque, i credenti non devono ascoltare le parole degli empi che cercano di mettere in dubbio la giustezza dei comandamenti divini. La seconda frase è invece un monito a coloro che cercano aiuto in altri all’infuori di Allah, e ricorda loro che l’unico reale appoggio lo posso trovare presso il Signore dei Mondi.

Il termine ‘naskh’ (che noi abbiamo tradotto con ‘abrogare’), significa distruggere, annientare, e, nel contesto della legge islamica, assume il significato di ‘sostituire un precetto con un altro’. Daremo in seguito maggiori spiegazioni su tale questione.

Sura al-Baqarah Versetto 108

أَمْ تُرِيدُونَ أَنْ تَسْأَلُوا رَسُولَكُمْ كَمَا سُئِلَ مُوسَى مِنْ قَبْلُ وَمَنْ يَتَبَدَّلِ الْكُفْرَ بِالإِيمَانِ فَقَدْ ضَلَّ سَوَآءَ السَّبِيلِ ﴿108﴾

114. O vorreste interrogare il vostro Messaggero come in passato fu interrogato Mosè? {Sappiate dunque che} chi scambia la miscredenza con la fede, ha invero smarrito la retta via.

Commento

Nei libri di esegesi coranica, si fanno varie ipotesi a proposito dell’occasione in cui fu rivelato il versetto in esame, che, alla fine, confermano un’unica tesi.

A tal proposito, in una tradizione del Messaggero di Allah, narrata da Bin Abbas, leggiamo: «Wahab Bin Zayd e Raafi´ Bin Harmalah vennero dal Messaggero d’Allah e dissero: “Portaci una lettera da parte di Allah intestata a noi, e, dopo averla letta, presteremo fede. Oppure, facci scorrere dei ruscelli, e noi ti seguiremo”»

Altri hanno detto che alcuni Arabi fecero al sommo Profeta (S) le stesse richieste che i giudei fecero al santo profeta Mosè (as), e cioè: “Facci chiaramente vedere Allah, affinché, dopo averLo visto, possiamo prestare fede”

In ogni caso, fu rivelato il versetto in esame e ammonì duramente gli empi che facevano quelle assurde ed empie domande.

Le Assurde Scuse dei Giudei

Nonostante questo versetto non si rivolga ai giudei, ma a un gruppo di mussulmani di scarsa fede o ai politeisti, esso riguarda in qualche modo, come vedremo, la storia dei figli d’Israele.

Era forse dopo la vicenda del mutamento della qiblah, che un gruppo di mussulmani e i politeisti, istigati dai giudei, iniziarono a fare assurde richieste al sommo Profeta (S).

Fu allora che Allah li ammonì, dicendo:

“O vorreste interrogare il vostro Messaggero come in passato fu interrogato Mosè? {Sappiate dunque che} chi scambia la miscredenza con la fede, ha invero smarrito la retta via”

Bisogna fare attenzione che l’Islam non negava che si ponessero domande intelligenti e logiche, non impediva alla gente di chiedere al sommo Profeta (S) l’esecuzione di un miracolo, non tollerava solo che empia e ostinata gente nascondesse il proprio rifiuto per la religione islamica dietro assurde scuse e stolte richieste.

Sura al-Baqarah Versetti 109-110

وَدَّ كَثِيرٌ مِنْ أَهْلِ الْكِتَابِ لَوْ يَرُدُّونَكُمْ مِنْ بَعْدِ إِيمَانِكُمْ كُفَّاراً حَسَداً مِنْ عِندِ أَنْفُسِهِمْ مِنْ بَعْدِ مَا تَبَيَّنَ لَهُمُ الْحَقُّ فَاعْفُوا وَاصْفَحُوا حَتَّى يَأْتِيَ اللّهُ بِاَمْرِهِ إِنَّ اللّهَ عَلَى كُلِّ شَيْءٍ قَدِيرٌ ﴿109﴾ وَأَقِيمُوا الصَّلاَةَ وءَاتُوا الزَّكَاةَ وَمَا تُقَدِّمُوا لاَنْفُسِكُمْ مِنْ خَيْرٍ تَجِدُوهُ عِنْدَ اللّهِ إِنَّ اللّهَ بِمَا تَعْمَلُونَ بَصِيرٌ ﴿110﴾

115. Tra la gente del Libro, ci sono molti che, nonostante abbiano compreso la verità, per invidia, amano farvi ritornare miscredenti dopo che voi avete accettato la fede. Perdonate dunque, lasciate andare, finché Allah non porti il Suo ordine. In verità, Allah è onnipotente.
116. Eseguite assiduamente la preghiera e pagate la zakâh. {Sappiate che} ogni bene che ‘anticiperete a voi stessi’ lo ritroverete presso Allah. In verità, Allah osserva {tutto} ciò che fate.

Commento

L’Invidia della Gente del Libro

V’erano molti tra la gente del Libro, soprattutto tra i giudei, che oltre a non accettare la fede islamica, s’adoperavano affinché i credenti mussulmani rinnegassero la propria religione, ed era l’invidia che sentivano per i fedeli che li spingeva a comportarsi in questo modo: “Tra la gente del Libro, ci sono molti che, nonostante abbiano compreso la verità, per invidia, amano farvi ritornare miscredenti dopo che voi avete accettato la fede”

Ma il sacro Corano ordina ai credenti:

“Perdonate dunque, lasciate andare, finché Allah non porti il Suo ordine. In verità, Allah è onnipotente”

Molti esegeti del sacro Corano, affermano che il versetto in esame, con la frase “…finché Allah non porti il Suo ordine…”, intende la Jihad contro i nemici di Dio, che fino a quel momento non era ancora stata ordinata da Dio, forse per il fatto che i fedeli non erano ancora pronti ad affrontarla. Ecco perché molti sono dell’idea che sia necessario interpretare questo versetto con i successivi riguardanti la Jihad.

Nel secondo versetto il Signore Eccelso dà due fondamentali ordini, in grado di donare immensa forza materiale e spirituale ai mussulmani, e permettere così loro di vincere ogni nemico:

“Eseguite assiduamente la preghiera e pagate la zakâh. {Sappiate che} ogni bene che ‘anticiperete a voi stessi’ lo ritroverete presso Allah. In verità, Allah osserva {tutto} ciò che fate”

Sura al-Baqarah Versetti 111-112

وَقَالُوا لَن يَدْخُلَ الْجَنَّةَ إِلا مَنْ كَانَ هُوداً أَوْ نَصَارَى تِلْكَ أَمَانِيُّهُمْ قُلْ هَاتُوا بُرْهَانَكُمْ إِنْ كُنتُمْ صَادِقِينَ ﴿111﴾ بَلى مَنْ أَسْلَمَ وَجْهَهُ لِلّهِ وَهُوَ مُحْسِنٌ فَلَهُ أَجْرُهُ عِندَ رَبِّهِ وَلاَ خَوْفٌ عَلَيْهِمْ وَلاَ هُمْ يَحْزَنُونَ ﴿112﴾

117. E dissero: “Non entreranno in Paradiso se non i giudei e i cristiani”. Questi sono {solo} i loro desideri. Di’: “Portate {piuttosto} la vostra prova, se siete sinceri!”
118. Certo, tutti quelli che ‘sottometteranno il proprio volto’ ad Allah e saranno probi, avranno la propria ricompensa presso il loro Signore, non avranno mai nulla da temere e non saranno mai tristi.

Commento

Il sacro Corano, in questi due versetti, ricorda un’altra delle tante assurde pretese dei giudei, questa volta accompagnati dai cristiani: «E dissero: “Non entreranno in Paradiso se non i giudei e i cristiani”»

Ma queste non sono altro che vane fantasie, falsità: «Questi sono {solo} i loro desideri. Di’: “Portate {piuttosto} la vostra prova, se siete sinceri!”»

A questo punto il sacro Corano, dopo aver dimostrato l’assurdità delle pretese giudee e cristiane, ci fa conoscere il vero criterio per stabilire se una persona merita la ricompensa divina o meno: “Certo, tutti quelli che ‘sottometteranno il proprio volto’ ad Allah e saranno probi, avranno la propria ricompensa presso il loro Signore, non avranno mai nulla da temere e non saranno mai tristi”

Insomma, il Paradiso, il premio divino, la beatitudine, la pace eterna non sono il monopolio di nessuno, spettano esclusivamente a coloro che si sottomettono completamente al volere di Allah e ubbidiscono a tutti i Suoi precetti, senza fare alcuna distinzione.

Certo, non entreranno in Paradiso se non quelli che si saranno integralmente sottomessi al volere di Allah, e avranno eseguito tutti i Suoi ordini, senza fare distinzioni. Sicuramente non vi entreranno quei giudei che hanno sempre disubbidito a Dio, e che hanno eseguito dei Suoi ordini solo quelli che tornavano a vantaggio della loro vita terrena e dei loro vili affari.
Il sacro Corano, in realtà, in questi versetti intende condannare il razzismo e il fanatismo, e smentire, una volta per tutte, le parole di tutti quelli che affermano che il Paradiso spetta solo a loro.

Sura al-Baqarah Versetto 113

وَقَالَتِ الْيَهُودُ لَيْسَتِ النَّصَارَى َعلَى شَيْءٍ وَقَالَتِ النَّصَارَى لَيْسَتِ الْيَهُودُ عَلَى شَيْءٍ وَهُمْ يَتْلُونَ الْكِتَابَ كَذلِكَ قَالَ الَّذِينَ لاَ يَعْلَمُونَ مِثْلَ قَوْلِهِمْ فَاللّهُ يَحْكُمُ بَيْنَهُمْ يَوْمَ الْقِيَامَةِ فِيَما كَانُوا فِيهِ يَخْتَلِفُونَ ﴿113﴾

119. I giudei dissero: “I cristiani non sono {fondati} su nulla {di vero e autentico}” e i cristiani dissero: “I giudei non sono {fondati} su nulla {di vero e autentico}”, eppure {sia gli uni che gli altri} leggono il Libro; anche quelli che non sapevano {i politeisti} dissero parole simili alle loro. Allah dunque, nel Giorno del Giudizio, giudicherà di ciò in cui dissentivano.

Commento

In Quale Circostanza fu Rivelato il Versetto?

Alcuni esegeti del sacro Corano narrano la seguente tradizione di Bin Abbas.
Quando un gruppo di cristiani di Najraan vennero dal Messaggero d’Allah (S), si presentarono all’incontro anche alcuni dotti giudei. In presenza del Messaggero d’Allah scoppio una lite tra ebrei e cristiani, e il giudeo Raafi´ Bin Harmalah disse ai cristiani: “La vostra religione non è fondata su nulla”, negando altresì Gesú e il libro rivelatogli dal Signore Eccelso {l’Injîl}. Uno dei cristiani di Najraan rispose dicendo: “La religione giudea non è fondata su nulla”. In quel momento Allah rivelò il versetto {in esame}, biasimando ambedue i gruppi.1

Le Tristi Conseguenze del Fanatismo

Nei versetti precedenti siamo venuti a conoscenza di parte delle infondate affermazioni di giudei e cristiani ricordate dal sacro Corano, il quale ricorda ora, nel versetto in esame, che il fanatismo porta l’uomo a fare affermazioni infondate, e, di conseguenza, a cadere in contrasto: «I giudei dissero: “I cristiani non sono {fondati} su nulla {di vero e autentico}” e i cristiani dissero: “I giudei non sono {fondati} su nulla {di vero e autentico}”, eppure {sia gli uni che gli altri} leggono il Libro…»

Certo, è inconcepibile che ebrei e cristiani, ambedue possessori di libro rivelato, si accusino a vicenda di non essere fondati su nulla, di seguire una falsa religione.
Il versetto continua dicendo: “…anche quelli che non sapevano {i politeisti} dissero parole simili alle loro”

Secondo questo sacro versetto la principale origine del fanatismo è l’ignoranza. In effetti, gli ignoranti si rinchiudono sempre nel loro ambiente di vita, e non accettano nulla d’altro: accettano solo la fede con la quale sono cresciuti (quand’anche non si basi che su tabú e superstizioni), negando tutto il resto.

Il versetto si conclude dicendo: “Allah dunque, nel Giorno del Giudizio, giudicherà di ciò in cui dissentivano”

Certo, in quel giorno tutte le verità si manifesteranno. Nessuno potrà negare alcuna verità, e, in tal modo, sarà impossibile dissentire. Sì, una delle caratteristiche del Giorno del Giudizio è che sarà il giorno che metterà fine a tutti i dissensi esistenti tra gli esseri umani.

  • 1. Majma´u-l-bayaan, vol. I, pag. 188; il Tafsir del Qurtubiyy; Tafsiru-l-minaar.

Sura al-Baqarah Versetto 114

وَمَنْ أَظْلَمُ مِمَّنْ مَنَعَ مَسَاجِدَ اللّهِ أَنْ يُذْكَرَ فِيهَا اسْمُهُ وَسَعَى فِي خَرَابِهَآ اُوْلَئِكَ مَا كَانَ لَهُمْ أَنْ يَدْخُلُوهَآ إِلاَّ خَآئِفِين لَهُمْ فِي الدُّنْيَا خِزْيٌ وَلَهُمْ فِي الاَخِرَةِ عَذَابٌ عَظِيمٌ ﴿114﴾

120. E chi è piú iniquo di chi ha impedito di pronunciare nelle moschee di Allah il Suo nome e ha cercato di distruggerle. Non è dato loro di entrarvi se non timorosi. Essi avranno in questo mondo ignominia e nell’aldilà un grande castigo.

Commento

In Quale Circostanza fu Rivelato il Versetto?

Nell’opera Asbaabu-n-nuzul leggiamo che Bin Abbas afferma: “Questo versetto si riferisce a un cristiano romano, chiamato Folotlus, e ai suoi compagni, che combatterono contro i figli d’Israele, ne imprigionarono i figli, bruciarono la Torà, distrussero la santa città di Baytu-l-maqdis…”1

Nel Majma´u-l-bayaan di Tabarsiyy leggiamo: “Bin Abbas afferma che gli sforzi nemici per distruggere Baytu-l-maqdis continuarono fino alla conquista di questa santa città da parte dei mussulmani”

In una tradizione del santo imam Sadiq (as) leggiamo: “Questo versetto riguarda i Quraysh, quando impedirono al Profeta di entrare nella città santa della Mecca, nella Moschea Sacra {Masjidu-l-haram}.

Esiste poi una terza ipotesi riguardo alla circostanza in cui fu rivelato il versetto in esame, e cioè che esso si riferisca ai luoghi della Mecca in cui i mussulmani pregavano, distrutti dai politeisti dopo l’Egira.2

A nostro parere il versetto in esame si riferisce a tutti e tre questi avvenimenti, e ognuna delle sopraccitate circostanze riflette un particolare aspetto della questione.

La più Iniqua Gente

Da quanto abbiamo ora detto deduciamo che il versetto si rivolge a giudei, cristiani e politeisti, nonostante i precedenti versetti riguardassero maggiormente i giudei, e, a volte, anche i cristiani. In ogni caso, i giudei, tentando diabolicamente i mussulmani, volevano convincerli a pregare nella direzione della santa città di Baytu-l-maqdis, al fine di prevalere su di loro e sminuire l’importanza della Moschea Sacra e della Ka´bah3. I politeisti della Mecca, a loro volta, impedendo al sommo Profeta (S) e ai mussulmani di far visita alla Ka´bah, tentavano di distruggere questo vitale centro di spiritualità. I cristiani invece, dopo aver conquistato la santa città di Baytu-l-maqdis, avevano in mente di distruggerla.

Il nobile Corano, di fronte alle minacce di questi tre gruppi e di tutti coloro che commettono empietà simili alle loro, afferma: “E chi è piú iniquo di chi ha impedito di pronunciare nelle moschee di Allah il Suo nome e ha cercato di distruggerle…”

Il sacro Corano considera questo impedimento come un gravissimo peccato, e coloro che l’hanno attuato come le piú inique persone. Certo, non esiste persona piú iniqua di colui che si sforza di distruggere la roccaforte della fede monoteista, che impedisce alla gente di ricordare il Signore Eccelso e di pronunciare il Suo sacro nome, che diffonde il politeismo e la corruzione nella società.
Il versetto continua poi dicendo: “…Non è dato loro di entrarvi se non timorosi…”

Il versetto vuol dire che i mussulmani, in tutto il mondo, hanno il dovere di opporsi con la massima decisione agli iniqui che minacciano i luoghi sacri, e impedire loro di entrarvi. È anche possibile interpretare questa frase, dicendo che quest’empia gente non riuscirà mai a impadronirsi dei santuari, dei centri spirituali nei quali i credenti pregano e prestano culto al Signore Eccelso, anzi, alla fine il loro destino sarà quello che ricorda il versetto in esame: “Non è dato loro di entrarvi se non timorosi”, che è esattamente il triste destino nel quale sono incorsi i politeisti della Mecca dei primordi dell’Islam: entravano nella Moschea Sacra di questa santa città pieni di timore.

Il versetto si conclude promettendo un terribile castigo a questi empi: “Essi avranno in questo mondo ignominia e nell’aldilà un grande castigo”

Questo è il triste destino di coloro che cercano di dividere gli uomini dal loro eccelso Signore.

Chi Distrugge le Moschee?

Senza dubbio, il significato del versetto va oltre ai casi poc’anzi citati, e non ha limiti di tempo e di spazio, come del resto tutti gli altri versetti che sono stati rivelati dal Signore Eccelso il particolari circostanze. Ebbene, chiunque, qualsiasi gruppo cerchi, in qualsiasi modo, di distruggere le moschee divine, i centri spirituali, dove i credenti si riuniscono per pregare e prestare culto ad Allah, chiunque impedisca alla gente di ricordare e menzionare il Suo sacro nome in esse, sarà punito col terribile castigo promesso dal versetto in esame.

Si faccia attenzione che il versetto non proibisce solo la distruzione fisica delle moschee divine, non condanna solo l’infame atto di impedire alla gente di pronunciare in esse il nome del Signore Altissimo, ma esprime un precetto ben piú generale: Allah proibisce qualsiasi azione che ha come risultato l’ostacolare la gente dal frequentare le moschee, i luoghi sacri, dal pronunciare in esse il sacro nome di Allah, e le preghiere, le suppliche a Lui rivolte. A tal proposito, il sacro Corano afferma:

“In verità, fanno prosperare le moschee di Allah solo coloro che credono in Allah e nel Giorno Estremo, eseguono assiduamente la preghiera e pagano la zakaah, e non temono altri che Allah. V’è dunque speranza che essi siano fra i ben guidati”4

In base a quanto affermano espressamente alcune tradizioni islamiche, il versetto non si limita a ordinare ai credenti di far prosperare i sacri edifici delle moschee di Allah, ma considera necessaria anche la loro frequentazione, la partecipazione alle funzioni e alle riunioni religiose che vengono organizzate in esse, che avvicinano la gente a Dio. Certo, anche questo è un modo per curare e far prosperare le moschee!

  • 1. Asbaabu-n-nuzul, pag. 22.
  • 2. Majma´u-l-bayaan, vol. 1, pag. 189; Al-mizaan.
  • 3. Il Tafsir di Fakhr Raazi, vol. 4, pag. 9.
  • 4. Santo Corano, 9: 18.

Sura al-Baqarah Versetto 115

وَلِلّهِ الْمَشْرِقُ وَالْمَغْرِبُ فَاَيْنَما تُوَلُّوْا فَثَمَّ وَجْهُ اللّهِ إِنَّ اللّهَ وَاسِعٌ عَلِيمٌ ﴿115﴾

121. Ad Allah appartengono l’oriente e l’occidente, quindi, ovunque vi volgiate, ivi è il volto di Allah. In verità, Allah è immenso e sapiente.

Commento

In Quale Circostanza fu Rivelato il Versetto?

Esistono diverse tradizioni sulla circostanza in cui fu rivelato il versetto in esame.
Bin Abbas dice che questo versetto riguarda il cambiamento della qiblah. Quando la qiblah dei mussulmani mutò dal sacro Tempio {Baytu-l-maqdis} della santa città di Baytu-l-maqdis alla sacra Ka´bah della santissima città della Mecca, i giudei iniziarono a obiettare che è impossibile che la qiblah cambi. Fu allora che Allah, rivelando il sacro versetto {in esame}, rispose alle loro obiezioni: “Ad Allah appartengono l’oriente e l’occidente…”1

In un’altra tradizione leggiamo: “Questo versetto è stato rivelato a proposito delle preghiere mustahabb {meritorie non obbligatorie}, in questo senso che quando ci si sta muovendo su una cavalcatura, è possibile eseguire preghiere mustahabb qualsiasi sia la direzione verso la quale ci si muove.2

In una tradizione narrata da Jaabir, leggiamo che il sommo Profeta (S) mandò un gruppo di mussulmani in guerra. Nottetempo, nel buio, i credenti non riuscirono a trovare la qiblah, e così ogni gruppo pregò in una direzione diversa. Allo spuntare del sole s’accorsero d’aver pregato nella direzione sbagliata. Chiesero allora il da farsi, e Allah rivelò il versetto in esame, e fece capire loro che le loro preghiere erano valide lo stesso. Bisogna fare attenzione che tale precetto è regolato da precise norme e condizioni ricordate nei libri di fiqh {diritto islamico}.3

Possiamo tranquillamente accettare tutte le sopraccitate circostanze, e affermare che il versetto riguarda tutte e tre le suddette questioni: il cambiamento di qiblah, le preghiere mustahabb eseguite sulle cavalcature, e la modalità d’esecuzione della preghiera obbligatoria nel caso in cui non si conosca la qiblah. A prescindere da ciò, è necessario sempre ricordare che nessun versetto del sacro Corano riguarda esclusivamente la circostanza nella quale è stato rivelato, ma il suo significato ha un valore generale, e spesso è possibile dedurre da un unico versetto svariati precetti.

Ovunque Vi Volgiate Troverete il Volto di Allah

Il versetto precedente parlava degli empi che impedivano alla gente d’entrare nelle moschee divine, di pronunciare in esse il sacro nome del Signore Eccelso, degli iniqui che cercavano di distruggerle. Il versetto che intendiamo ora commentare continua dicendo: “Ad Allah appartengono l’oriente e l’occidente…”

Certo, se gli iniqui impediscono ai credenti d’entrare nelle moschee di Allah, se cercano di distruggerle, ebbene, questo loro ignobile comportamento non può arrecare alcun danno al culto divino: ad Allah appartengono l’oriente e l’occidente, quindi, ovunque vi volgiate, ivi è il volto di Allah! Inoltre, il cambiamento della qiblah, avvenuto per particolari motivi, non ha il minimo effetto sulla validità degli atti di culto dei mussulmani: Allah non può essere considerato limitato in un particolare luogo o a un determinato tempo. Ecco perché alla fine del versetto leggiamo: “Allah è immenso e sapiente”

È necessario infine sapere che quando il versetto parla di oriente e occidente, non intende le due note direzione, ma usa questi due termini in senso metaforico per indicare l’intero mondo, e ricordare alla gente che esso appartiene al Signore Eccelso.

Della Necessità della Qiblah

La prima domanda che sorge a questo punto è questa: se ovunque ci volgiamo troviamo Allah, che bisogno c’è allora di una qiblah? Come spiegheremo piú avanti, adottare una particolare qiblah, pregare in una ben determinata direzione, non significa assolutamente considerare Allah, l’Immenso, limitato in essa.

L’essere umano è un essere materiale, ed è perciò costretto a pregare in una determinata direzione. Allah ha quindi ordinato a tutti i mussulmani di pregare tutti in una particolare direzione, e ciò per unire i loro cuori ed evitare disordine.
Inoltre, la sacra Ka´bah, scelta da Allah in qualità di qiblah, è un luogo sacro, una delle piú antiche roccaforti della fede monoteista, che ricorda continuamente al fedele credente, che prega verso di essa, il principio fondamentale della fede islamica: il Tawhid.

Bisogna altresì fare attenzione che il sacro Corano, con l’espressione ‘volto d’Allah’, vuole indicare l’infinito e puro essere del Signore Eccelso.

In numerose tradizioni islamiche questo versetto viene usato per dimostrare la validità della preghiera di coloro che, erroneamente o per il fatto che non sono in grado di venire a conoscenza della qiblah, pregano in direzione diversa da quella in cui si trova la sacra Ka´bah. Questo nobile versetto è altresì la prova della validità della preghiera mustahabb compiuta su una cavalcatura. Per maggiori informazioni, consultare l’opera Wasaa’ilu-sh-shi´ah, al volume dedicato alla salaah (capitoli riguardanti la qiblah).

Si faccia ora attenzione ai seguenti tre hadith.

1. Il Tawhid del celebre Saduq, riporta la tradizione di Jathliq narrata da Salman (il Persiano): «Egli fece alcune domande al Principe dei Credenti, il quale rispose. Tra le domande v’era la seguente: “In che direzione è rivolto il volto del tuo Signore?”. Il nobile Alì (as) disse: “Bin Abbas, fai portare della legna”, e quando gliela portarono, la bruciò, e, dopodiché, disse a quell’uomo: “Qual è la direzione di questo fuoco?”, disse: “Non è diretto in nessuna particolare direzione, e si estende in tutte le direzioni”. A questo punto Alì (as) disse: “Il mio Signore è così! A Lui appartengono l’oriente e l’occidente. Ovunque tu ti volga, ivi è il volto di Allah”»4

2. In una tradizione del nobile imam Alì (as) leggiamo che il volto di Allah è invero l’Ahl ul-Bayt, le guide, gli imam, ai quali bisogna ubbidire come si ubbidisce ad Allah e al Profeta (S). In altre parole, l’unica via che porta l’uomo a conoscere la magnificenza e la maestà divina, sono gli Imam, che sono la prova di Allah {sulla gente}. Ecco perché gli stessi Imam hanno detto: “Attraverso noi viene conosciuto Allah. Attraverso noi viene adorato Allah”5

3. Taariq Bin Shahaab dice: «Alì, il Principe dei Credenti, disse: “O Taariq, l’imam è la parola d’Allah, la prova d’Allah, il volto d’Allah, la luce d’Allah”»6

  • 1. Majma´u-l-bayaan, vol. 1, pag. 191.
  • 2. Manhaju-s-saadiqin, vol. 1, pag. 348. Tafsiru Abu-l-futuh Ar-raazi, vol.1, pag. 302.
  • 3. Tafsiru-t-tibiyaan, vol. 1, pag. 424.
  • 4. At-tawhid, pag. 182.
  • 5. Bihaaru-l’anwaar, vol. 93, pag. 118. Al’ihtijaaj del Tabarsiyy.
  • 6. Bihaaru-l’anwaar, vol. 25, pag. 168; vol. 93, pag. 118.

Sura al-Baqarah Versetti 116-117

وَقَالُوا اتَّخَذَ اللّهُ وَلَداً سُبْحَانَهُ بَلْ لَهُ مَا فِي السَّمَاواتِ وَالأَرْضِ كُلٌّ لَهُ قَانِتُونَ ﴿116﴾ َبدِيعُ السَّمَاوَاتِ وَالأَرْضِ وَإِذَا قَضَى أَمْراً فإِنَّمَا يَقُولُ لَهُ كُنْ فَيَكُونُ ﴿117﴾

122. E dissero: “Allah s’è preso un figlio”. Lui è sacro, immune da ogni difetto e colpa! Anzi, a Lui appartiene ciò che v’è nei cieli e sulla terra, tutti lo servono umilmente.
123. {Egli è il} creatore dei cieli e della terra e quando decreta una cosa non fa che dirgli: “S2!” ed essa è.

Commento

Le Eresie Giudee, Cristiane e Politeiste

Giudei, cristiani e politeisti affermano che il Signore Eccelso possiede un figlio, s’è scelto un figlio: «I giudei dicono: “Uzayr è figlio di Allah”, e i cristiani dicono: “Il Messia è figlio di Allah”. Questo è ciò che esce dalle loro bocche, che assomiglia alle parole di quelli che, prima d’ora, diventarono miscredenti. Che Allah li uccida! Come fanno a mentire?»1. «Dicono: “Allah S’è preso un figlio”. Puro è Lui da ogni colpa e difetto! Egli non ha alcun bisogno {di niente e nessuno}…»2

Il primo versetto in esame attacca gli empi che affermano che Allah ha un figlio: «Dicono: “Allah S’è preso un figlio”. Puro è Lui da ogni colpa e difetto!»

Che bisogno avrebbe Allah di avere, di prenderSi un figlio? Ha forse qualche bisogno? È limitato? Ha bisogno d’aiuto? Ha bisogno di far sopravvivere una razza, una generazione? No, poiché, come dice il versetto, l’intero universo Gli appartiene, è Sua opera: “Anzi, a Lui appartiene ciò che v’è nei cieli e sulla terra, tutti lo servono umilmente. {Egli è il} creatore dei cieli e della terra”

Che bisogno può avere di possedere un figlio un Essere che: «…quando decreta una cosa non fa che dirgli: “S2!” ed essa è»

Cosa Significa «Kun fa-Yakun» {“S2” ed Essa è }

Questa nota espressione compare in diversi versetti del sacro Corano (2:47, 2:59, 6:73, 16:40, 19:35, 36:82 …).

Questa frase parla della volontà genetica del Creatore Sublime, e del Suo incommensurabile potere nel creare le cose.

Questa frase non significa che quando Allah vuole creare una cosa, le dice, a parole: “S2!”, ed essa viene ad esistere, ma che è sufficiente che Egli voglia l’esistenza di una cosa, che essa viene immediatamente a esistere, sia essa piccola o grande, complicata o semplice, della misura di un atomo o grande quanto l’intero creato, senza alcun bisogno di cause intermediarie.

Per comprendere meglio quanto abbiamo ora detto, consideriamo la parola del nobile Principe dei Credenti (as) a proposito di questa sacra frase: “Non si tratta né di un grido, che disturbi gli orecchi, né di una voce, che possa essere sentita. In verità, il Suo verbo –che puro e immune è da ogni colpa e difetto – è Suo atto, da Lui creato…”3

Nel Kaafi del Kolayni e nel Tawhid del Saduq, troviamo una tradizione del settimo Imam simile a questa.4

Tale concetto è trattato, con opportune spiegazioni, anche dal Tafsir Al-burhaan (vol. I, pag. 146).

  • 1. Santo Corano, 9: 30.
  • 2. Santo Corano, 10: 68.
  • 3. Nahj ul-Balaghah, pag. 274 (versione di Subhi Saalih).
  • 4. Tafsir As-saafi, vol. I, pag. 167.

Sura al-Baqarah Versetti 118-119

وَقَالَ الَّذِينَ لاَ يَعْلَمُونَ لَوْلاَ يُكَلِّمُنَا اللّهُ أَوْ تَأْتِينَآ ءَايَةٌ كَذلِكَ قَالَ الَّذِينَ مِنْ قَبْلِهِمْ مِثْلَ قَوْلِهِمْ تَشَابَهَتْ قُلُوبُهُمْ قَدْ بَيَّنَّا الاَيَاتِ لِقَوْمٍ يُوقِنُونَ﴿118﴾ إِنَّا أَرْسَلْنَاكَ بِالْحَقِّ بَشِيراً وَنَذِيراً وَلاَ تُسْأَلُ عَنْ أَصْحَابِ الْجَحِيمِ﴿119﴾

124. E coloro che non conoscono {la verità} dicono: “Perché Allah non parla con noi? Perché non ci viene un segno {da parte Sua}?”. Lo stesso dicevano quelli che vennero prima di loro: i loro cuori si rassomigliano. In verità, Noi abbiamo reso manifesti i Segni a gente che crede fermamente.
125. Noi ti abbiamo inviato in verità, nunzio di buona novella e ammonitore, e non ti sarà chiesta ragione dei dannati {dell’Inferno}.

Commento

Un’Altra Scusa: Perché Allah non parla con Noi?

Il sacro Corano, nei versetti precedenti, dopo aver ricordato le assurde scuse dei giudei, parla ora dei pretesti di un altro gruppo di empi: «E coloro che non conoscono {la verità} dicono: “Perché Allah non parla con noi? Perché non ci viene un segno {da parte Sua}?”»

Questi iniqui, che il sacro Verbo d’Allah ricorda con l’espressione “Coloro che non conoscono”, avevano due assurde pretese:
    1. Perché Allah non ci parla direttamente?

    2. Perché Allah non ci rivela un segno?

Il sacro Corano risponde a queste eresie dicendo: “Lo stesso dicevano quelli che vennero prima di loro: i loro cuori si rassomigliano. In verità, Noi abbiamo reso manifesti i Segni a gente che crede fermamente”

Se veramente il loro scopo era quello di comprendere la verità, ebbene, questi stessi versetti potevano essere per loro la migliore prova della sincerità del Profeta (S) dell’Islam. Che bisogno c’è che Allah mostri a ognuno, separatamente, dei segni? Non è forse assurda la pretesa di parlare direttamente con il Signore Eccelso?

Troviamo un simile versetto in un altro punto del sacro Verbo d’Allah: “Ciascuno di loro vorrebbe che gli fossero dati fogli separati”1

In via di principio, una simile cosa, oltre a non essere assolutamente necessaria, è contraria alla saggezza del Signore Eccelso, poiché:

1. è facilmente possibile dimostrare a tutti gli uomini la sincerità dei santi profeti attraverso i versetti che vengono loro rivelati;

2. non è possibile che ognuno riceva la rivelazione, in quanto chi la riceve deve avere determinati requisiti, quali purezza interiore, sincerità, fidatezza e tutte le altre virtú che rendono un essere umano completamente degno di accogliere nel proprio petto la rivelazione divina.

Il versetto successivo si rivolge al sommo Profeta (S), ricordandogli i suoi doveri nei confronti della gente: “Noi ti abbiamo inviato in verità, nunzio di buona novella e ammonitore…”

Certo, il santo Profeta dell’Islam (S) aveva il dovere di trasmettere alla gente quanto il Signore Eccelso gli rivelava, ed eseguire, col permesso di Allah, miracoli per convincere la gente della sua sincerità, della natura divina della sua missione; doveva ammonire i peccatori e dare lieta novella ai probi. Ma nei confronti degli empi che lo schernivano e gli chiedevano continuamente miracoli per sfuggire, per non sottomettersi alla religione islamica, non aveva alcuna responsabilità: “…e non ti sarà chiesta ragione dei dannati {dell’Inferno}”

I Loro Cuori si Rassomigliano

Il primo versetto in esame c’insegna che questi pretesti non sono una novità, e anche i popoli traviati del passato li sfruttavano per sfuggire e non sottomettersi alla verità: “I loro cuori si rassomigliano”

Ma essi sono ancora piú empi dei loro antenati, poiché dopo secoli e secoli, dopo l’invio, da parte del Signore Eccelso, di decine e decine di purissimi profeti (as), ripetono ancora le stesse eresie dei loro padri.

Due Fondamentali Principi Educativi

Dare lieta novella e ammonire la gente, incoraggiare al bene e mettere in guardia gli essere umani contro l’errore e in peccato, sono due fondamentali princìpi educativi. È necessario sia incoraggiare l’essere umano a compiere il bene, sia ammonirlo contro il male.

Non basta infatti solo promettergli premi e meriti per le sue buone azioni, poiché in questo caso egli non avrebbe valida ragione di astenersi dal peccato, e sarebbe sicuro che in ogni caso non verrebbe punito. È altresì sbagliato fondare il proprio metodo educativo sulla punizione e sulla minaccia.
Tutte e due i suddetti metodi sono errati: l’essere umano riunisce in sé paura e speranza, ama se stesso e, allo stesso tempo, odia la morte, l’annientamento; cerca l’utile e respinge il danno.

Sono questi i motivi per i quali i santi profeti, somme guide dell’umanità, nel sacro Corano vengono spesso chiamati, nello stesso versetto, bashìr (nunzi di lieta novella) e nadhìr (ammonitori), questi due aggettivi compaiono, nel Verbo d’Allah, sempre insieme, e, nella maggior parte dei casi bashìr precede nadhìr: la grazia del Signore Eccelso precede il Suo castigo!

  • 1. Santo Corano, 74: 52.

Sura al-Baqarah Versetti 120-121

وَلَنْ تَرْضَى عَنكَ الْيَهُودُ وَلاَ النَّصَارَى حَتَّى تَتَّبِعَ مِلَّتَهُمْ قُلْ إِنَّ هُدَى اللّهِ هُوَ الْهُدَى وَلَئِنِ اتَّبَعْتَ أَهْوَاءَهُم بَعْدَ الَّذِي جَآءَكَ مِنَ الْعِلْمِ مَا لَكَ مِنَ اللّهِ مِنْ وَلِيٍّ وَلاَ نَصِيرٍ ﴿120﴾ الَّذِينَ ءَاتَيْنَاهُمُ الْكِتَابَ يَتْلُونَهُ حَقَّ تِلاَوَتِهِ اُولئِكَ يُؤْمِنُونَ بِهِ وَمَنْ يَكْفُرْ بِهِ فَاُولئِكَ هُمُ الْخَاسِرُونَ﴿121﴾

126. E i giudei non si compiaceranno mai di te e nemmeno i cristiani, finché non seguirai la loro religione. Di’: “È la guida di Allah, la {vera} guida”. E se dopo il sapere che ti è giunto, dovessi seguire le loro passioni, non troverai né amici né soccorritori contro Allah.
127. Quelli a cui abbiamo dato il Libro e che lo leggono come si deve, sono gli stessi che credono in esso, e coloro che lo negano, quelli sono i perdenti.

Commento

Circostanze in cui furoino Rivelati i Due Versetti

Riguardo alla circostanza in cui fu rivelato il primo versetto in esame, Bin Abbas dice che i giudei della santa città di Medina e i cristiani di Najraan s’aspettavano che il Profeta dell’Islam (S) adottasse per sempre la loro stessa qiblah, e quando Allah cambiò la qiblah dei mussulmani dal Tempio Sacro della santa città di Baytu-l-maqdis alla sacra Ka´bah della santa città della Mecca, le loro speranze s’involarono, e forse alcuni mussulmani obiettarono che non è giusto far soffrire giudei e cristiani.1

Fu allora rivelato il versetto, che annunciò al sommo Profeta (S): “E i giudei non si compiaceranno mai di te e nemmeno i cristiani, finché non seguirai la loro religione”

Altri sostengono che il sommo Profeta (S) si sforzava di accontentare questo gruppo di ebrei e cristiani, affinché accettassero la religione islamica. Fu così rivelato il versetto e ricordò al Profeta (S): “E i giudei non si compiaceranno mai di te e nemmeno i cristiani, finché non seguirai la loro religione”2

Quanto invece alla circostanza in cui fu rivelato il secondo versetto in esame, esistono diverse tradizioni, e alcuni esegeti del sacro Corano sostengono che questo nobile versetto riguarda le persone che ritornarono dall’Abissinia con Ja´far Bin Abi Taalib, che si unirono a lui e ai mussulmani al loro ritorno. Erano quaranta persone, trentadue Abissini e otto monaci siriani, tra i quali v’era anche il celebre monaco Bahiraa.3

Altri sostengono che il versetto riguarda quei giudei (quali Abdullah Bin Salaam, Sa´id Bin Amr, Tamaam Bin Yahudaa) che accettarono realmente l’Islam e divennero credenti.4

Giudei e Cristiani non si Compiaceranno Mai di Te!

Il sacro Corano, dopo aver deresponsabilizzato il sommo Profeta (S) riguardo ai peccati e alle empietà dei traviati ribelli, continua dicendo: «E i giudei non si compiaceranno mai di te e nemmeno i cristiani, finché non seguirai la loro religione Di’: “È la guida di Allah, la {vera} guida”»

Certo, l’unica e vera guida è quella del Signore Eccelso, libera da ogni forma d’ignoranza, dubbio, superstizione, deviazione. Sì, questa è la guida che bisogna accogliere con tutta l’anima!
Il versetto prosegue poi dicendo: “E se dopo il sapere che ti è giunto, dovessi seguire le loro passioni, non troverai né amici né soccorritori contro Allah”

Ma siccome alcuni giudei e cristiani amanti della verità, accettarono il salvante invito del Profeta dell’Islam (S) e si convertirono alla sacra religione islamica, il nobile Corano, nel versetto successivo, afferma: “Quelli a cui abbiamo dato il Libro e che lo leggono come si deve, sono gli stessi che credono in esso, e coloro che lo negano, quelli sono i perdenti”

Una Domanda

È possibile che qualcuno, leggendo la frase “E se dopo il sapere che ti è giunto, dovessi seguire le loro passioni, non troverai né amici né soccorritori contro Allah”, si chieda: è forse possibile che il sommo e infallibile Profeta dell’Islam (S) possa seguire le corrotte passioni dei giudei traviati?

Simili espressioni, frequenti nel sacro Corano, non sono assolutamente in contrasto con l’infallibilità e con l’eccezionale grado spirituale dei nobili profeti divini, poiché queste sono preposizioni condizionali, e, in quanto tali, non denotano l’avverarsi delle condizioni. Inoltre, quando parliamo dell’infallibilità dei Profeti (as) e degli Imam (as) non intendiamo dire che è impossibile che essi commettano errore o peccato. Infatti, la loro infallibilità deve essere intesa nel senso che essi possono peccare, errare, e sono, come tutti gli altri esseri umani, liberi di seguire il bene, e non costretti, tuttavia, la loro sublime fede, la loro immensa sapienza, il loro impareggiabile timor di Allah, li tiene costantemente lontani dall’errore.

Il Significato dell’Espressione “Haqqa Tilaawatih”

Questa è un’espressione dal significato profondo, che ci chiarisce il comportamento che dobbiamo assumere nei confronti del sacro Corano e degli altri libri rivelati dal Signore Eccelso ai Suoi nobili inviati (as).

La gente di fronte al sacro Verbo d’Allah, assume tre comportamenti diversi.

Alcuni si sforzano solo di pronunciare correttamente i versetti del nobile Corano, senza preoccuparsi minimamente di comprenderne in significato. Lo stesso Corano, a proposito di questa gente, afferma: “…assomigliano all’asino che porta i libri…”5

Altri si spingono invece al di là di una semplice corretta recitazione, e riflettono sul significato dei versetti, ma, purtroppo, non li mettono in pratica.

Altri infine considerano la recitazione e la comprensione del sacro Corano, come preliminari, e la sua messa in pratica come dovere principale. Questi sono i veri credenti, e questo loro comportamento è ciò che lo stesso Corano chiama “haqqa tilaawatih”, espressione che noi abbiamo tradotto con “come si deve”: «Quelli a cui abbiamo dato il Libro e che lo leggono come si deve, sono gli stessi che credono in esso…»

Un hadith dell’imam Sadiq (as), commenta il versetto in esame dicendo: “{Haqqa tilaawatih} significa leggere attentamente i suoi versetti, comprenderne le verità, e praticarne i precetti; sperare nelle sue promesse, e temere le sue minacce; trarre insegnamento dalle sue storie, sottomettersi ai suoi ordini, e accettare i suoi divieti. Giuro su Dio, che non significa {solo} ricordarne a memoria i versetti, leggerne le lettere, recitarne le sure, e impararne le a´shaar e le akhmaas. Essi hanno imparato a memoria le lettere del Corano, ma ne hanno trascurato i termini. Significa solo riflettere sui versetti del Corano e metterne in pratica i precetti, come afferma Allah: “{Questo è un} libro benedetto che abbiamo fatto discendere su di te, affinché {gli uomini} meditino sui suoi versetti e ne traggano ammonimento i savi”6

  • 1. Tafsir Abu-l-futuh Ar-raazi, vol. I, pag. 308.
  • 2. Majma´u-l-bayaan, vol. I, pag. 197.
  • 3. Majma´u-l-bayaan, vol. I, pag. 198.
  • 4. Tafsir Abu-l-futuh Ar-raazi, Majma´u-l-bayaan, vol. I, pag. 198.
  • 5. Santo Corano, 42: 5.
  • 6. Estratto dall’Irshaad di Daylamiyy, in base a quanto narra il Tafsiru-l-mizaan, vol. I, pag. 365 (versione persiana). Versetto 29, sura 38.

Sura al-Baqarah Versetti 122-123

يَا بَنِي إِسْرَآئِيلَ اذْكُرُوا نِعْمَتِيَ الَّتِي أَنْعَمْتُ عَلَيْكُمْ وَأَنِّي فَضَّلْتُكُمْ عَلَى الْعَالَمِينَ ﴿122﴾ وَاتَّقُوا يَوْماً لاَ تَجْزِي نَفْسٌ عَنْ نَفْسٍ شَيْئاً وَلاَ يُقْبَلُ مِنْهَا عَدْلٌ وَلاَ تَنْفَعُهَا شَفَاعَةٌ وَلاَ هُمْ يُنْصَرُونَ ﴿123﴾

128. O figli d’Israele, ricordate la Mia grazia, che vi elarg2, e di come vi resi superiori alla gente del mondo {in quell’epoca}.
129. E temete il giorno in cui nessuno potrà fare nulla per gli altri e non sarà accettato da nessuno alcun equivalente {con il quale possa riscattarsi}; in quel giorno nessuna intercessione potrà essere utile ad alcuno ed essi non saranno aiutati.

Commento

In questo versetto Allah si rivolge nuovamente ai figli d’Israele, ricordando ancora una volta l’immensa grazia che ha loro concesso, e, in particolare la superiorità che Egli donò loro rispetto agli uomini della loro epoca: “O figli d’Israele, ricordate la Mia grazia, che vi elarg2, e di come vi resi superiori alla gente del mondo {in quell’epoca}”

Ma siccome ogni dono divino è accompagnato da responsabilità, il versetto successivo afferma: “E temete il giorno in cui nessuno potrà fare nulla per gli altri e non sarà accettato da nessuno alcun equivalente {con il quale possa riscattarsi}; in quel giorno nessuna intercessione potrà essere utile ad alcuno ed essi non saranno aiutati”

Nei versetti quarantasette e quarantotto abbiamo già ampiamente parlato dell’argomento trattato da questi due versetti. Terminiamo quindi qui la trattazione, ricordando solo che la frase: “…in quel giorno nessuna intercessione potrà essere utile…”, non ha nulla a che vedere con l’intercessione del sommo Profeta (S) e della sua nobile Famiglia in favore dei credenti, ed è solo un avvertimento agli empi politeisti.

Sura al-Baqarah Versetto 124

وإِذِ ابْتَلَى إِبْرَاهِيمَ رَبُّهُ بِكَلِمَاتٍ فَاَتَمَّهُنَّ قَالَ إِنِّي جَاعِلُكَ لِلنَّاسِ إِمَاماً قَالَ وَمِنْ ذُرِّيَتِي قَالَ لاَ يَنالُ عَهدِي الظَّالِمِينَ

﴿124﴾

130. E {ricorda} quando Abramo fu provato dal suo Signore con alcuni ordini ed egli li eseguì. {Allah} disse {allora}: “Io farò di te un imàm {guida} per le genti”. {E Abramo} disse: “E {fai} della mia progenie {degli imàm per gli uomini}”. {Allah} disse: “Il mio patto non riguarda gli iniqui!”

Commento

L’Imamato: il Sommo Onore del santo profeta Abramo (as)

A questo punto, il sacro Corano inizia a parlare di uno dei maggiori profeti divini: il nobile Abramo (as). Nei prossimi diciotto versetti il sacro Verbo d’Allah narrerà le vicende del profeta Abramo, e parlerà della costruzione della sacra Ka´bah, e della fondamentale importanza di questo sacro centro spirituale.

Questi versetti introducono la questione del cambiamento della qiblah, che sarà affrontata piú avanti, affinché i mussulmani sappiano che la Ka´bah è uno dei ricordi di Abramo (as)(il profeta che lottò contro gl’idoli e gl’idolatri, e li sconfisse tutti), e se oggi gli idolatri e i politeisti l’hanno trasformata in un tempio idolatra, ebbene, si tratta solo d’impurità superficiale, che non è assolutamente in grado d’intaccarne l’immenso valore e grado spirituale.

Giudei e cristiani pretendevano inoltre d’essere gli unici eredi d’Abramo e della sua religione, e questi versetti – in relazione ai molti versetti precedenti riguardanti i giudei – dimostrano quanto lontani erano, e sono, giudei e cristiani dal credo del nobile Abramo (as).

Un’altra cosa che è preliminarmente necessario sapere è che i politeisti arabi si sentivano inscindibilmente legati ad Abramo (as), ed era perciò necessario fare loro comprendere la verità: Abramo era nemico del politeismo e dell’idolatria.

Il primo versetto in esame dice: “E {ricorda} quando Abramo fu provato dal suo Signore con alcuni ordini ed egli li eseguì”
Questo versetto ricorda uno dei piú importanti momenti della vita del santo Abramo (as), la maggiore prova divina che questo nobile profeta sostenne nella sua benedetta vita, prova che palesò completamente il suo immenso grado spirituale e la sua straordinaria personalità.

Certo, egli uscì vittorioso da questa difficile prova, e come premio, il Signore Eccelso lo costituì imam, guida, delle genti: «{Allah} disse {allora}: “Io farò di te un imàm {guida} per le genti”»
Ma ciò riguardava solo Abramo e i probi della sua progenie, non gli iniqui: «{E Abramo} disse: “E {fai} della mia progenie {degli imàm per gli uomini}”. {Allah} disse: “Il mio patto non riguarda gli iniqui!”»

In cosa consistevano le “Kalimaat” {parole, ordini} cone le quali Allah provò Abramo (as)?

L’attento esame di alcuni versetti coranici, e della splendida condotta di vita del santo Abramo, lodata peraltro dal Signore Eccelso, dimostra che la parola “kalimaat”, che compare nel versetto {tradotta da noi col termine “ordini”}, e il cui significato letterale è “parole”, denota la serie di pesanti doveri che Allah impose ad Abramo per provarlo, e che questo santo messaggero divino superò con pieno successo. Ricordiamo di seguito queste prove.

1. Egli portò l’amato figlio Ismaele (as) nel luogo da Allah indicatogli, e, ubbidendo all’ordine che aveva da Lui ricevuto, s’accinse seriamente a sacrificarlo.

2. Egli portò e lasciò moglie e figli nell’arido deserto da Allah indicatogli, nell’attuale Mecca, che allora non era altro che uno sperduto e secco luogo, dove non viveva, e non poteva vivere nemmeno una persona.

3. Si ribellò, per ordine di Allah, agl’idolatri di Babele, ruppe gl’idoli che adoravano, difese con eccezionale coraggio la propria fede in quello storico processo, e s’affidò completamente al suo Signore nel momento in cui fu gettato nel terribile rogo allestito dagli idolatri per ucciderlo.

4. Abbandonò la terra degli idolatri, rinunciò alla propria patria, per stabilirsi in un remoto luogo, nel quale svolse la missione affidatagli da Allah.

Chi è l’Imam?

Dal versetto in esame è forse possibile dedurre che l’imamato, il grado di imam donato da Allah ad Abramo (as), come premio per avere superato le suddette difficili prove, è superiore al grado di profeta e messaggero divino.

L’imamato assume i seguenti significati.
1. Direzione della vita terrena della gente, come dicono i sunniti.

2. Direzione della vita terrena e religiosa della gente, come dicono altri di loro.

3. Realizzazione dei precetti della religione, direzione del potere, esecuzione della legge divina nella società, attuazione della giustizia sociale, l’educazione e la formazione intellettuale, etica e spirituale, interiore ed esteriore, degli individui e delle masse.

Certo, il grado, i doveri, le responsabilità dell’imam sono superiori, sono piú pesanti del grado, dei doveri e delle responsabilità del profeta (as). In effetti, la missione del profeta (as) è solo quella di ricevere la rivelazione divina, comunicarla, dare alla gente la lieta novella del Paradiso, della ricompensa divina, e metterla in guardia dall’Inferno e dal castigo divino. L’imam, invece, oltre a questi doveri, deve anche eseguire la legge divina tra gli uomini, e occuparsi della loro formazione spirituale. È poi ovvio che molti profeti, oltre a essere messaggeri divini, erano anche imam.

In altre parole, il Signore Eccelso vuole dall’imam che realizzi gli obiettivi della religione, che porti la gente al conseguimento della beatitudine di questo mondo e dell’aldilà, mentre dal profeta (as) non imam vuole solo che indichi alla gente la retta via, dia speranza e ammonisca.

L’imam ha inoltre un influsso genetico universale sui cuori degl’uomini degni, simile all’influsso del sole, dei suoi raggi che donano vita alle piante e agli animali.

A tal proposito, il glorioso Corano afferma: “Egli è Colui che manda benedizioni su di voi, assieme ai Suoi angeli, per trarvi dalle tenebre alla luce. Egli è benevolo coi credenti”1

Questo versetto dimostra chiaramente che le speciali benedizioni e gli arcani aiuti del Signore Eccelso e dei Suoi angeli, possono salvare l’uomo dalle tenebre dell’ignoranza e del peccato, e introdurli nella luce della sapienza e della virtú. Ebbene, questo vale anche per l’imam, che, grazie alla straordinaria forza spirituale dal Signore donatagli, è in grado di trarre gli uomini dalle tenebre alla luce.

Non v’è dubbio che nel versetto in esame il termine “imam” assume il terzo dei sopraccitati significati. In effetti, da diversi versetti coranici è possibile dedurre che il concetto di guida è insito in quello di “imamato”. Nel ventiquattresimo versetto della trentaduesima sura del sacro Corano leggiamo: “E facemmo di loro degli imam che li guidassero secondo il Nostro comando, poiché perseverarono, e credevano con fermezza nei Nostri segni”. Si faccia attenzione che questa guida non significa semplicemente mostrare agli uomini la retta via da seguire, poiché Abramo, prima di diventare imam, era profeta, e aveva già questo dovere.

Insomma, il sacro Corano ci dimostra chiaramente che la guida dell’imam differisce da quella del profeta (as), poiché, a differenza di quella profetica, richiede un ulteriore sforzo, del quale abbiamo parlato sopra.

È possibile forse dedurre questa verità da questo significativo hadith del santo imam Sadiq (as): «In verità, Allah (sia benedetto ed esaltato) ha scelto Abramo come ´abd {servo}, prima di farlo nabiyy {profeta}. In verità, Allah ha scelto Abramo come nabiyy, prima di farlo rasul {messaggero}. In verità, Allah ha scelto Abramo come rasul, prima di farlo khalil {amico diletto}. In verità, Allah ha scelto Abramo come khalil, prima di farlo imam. E quando gli donò tutti questi gradi, disse: “Io farò di te un imàm {guida} per le genti…»2

Differenza esistente tra Nubuwwah, Risaalah e Imaamah

Da quanto è possibile dedurre dai versetti e dalle tradizioni islamiche, coloro ai quali era stata affidata una missione dal Signore Eccelso, possedevano i seguenti differenti gradi.

a) Il grado di nabiyy {profeta}, la nubuwwah. Il possessore di questo nobile grado aveva solo il dovere di ricevere la rivelazione, perciò, nabiyy è colui che riceve la rivelazione divina, e comunica ciò che gli è stato rivelato a quelli che desiderano conoscerlo.

b) Il grado di rasul {messaggero}, la risaalah. Il possessore di questo nobile grado aveva anche il dovere di comunicare alla gente quello che gli veniva rivelato dal Signore Eccelso, e di formare spiritualmente gli uomini attraverso l’insegnamento e l’esortazione. Insomma, rasul è colui che deve sforzarsi di comunicare e diffondere ciò che gli viene rivelato dal Signore Altissimo, di formare e rivoluzionare il pensiero e lo spirito umano.

c) Il grado di imam {messaggero}, la imaamah. Il possessore di questo eccelso grado ha il dovere di guidare e dirigere la vita terrena e religiosa degli esseri umani. In realtà, l’imam è colui che, formando un governo giusto, acquisendo i poteri necessari, si sforza di eseguire i comandamenti e le leggi del Signore Eccelso, e nel caso in cui non abbia i poteri necessari a governare la gente, a formare un governo, fa tutto ciò che è nelle sue possibilità per eseguire e far rispettare le leggi divine nella società.

In altre parole, l’imam ha il dovere di eseguire e mettere in pratica i precetti e le leggi di Dio, il rasul deve invece trasmettere, comunicare alla gente ciò che gli viene rivelato dal Signore Altissimo. Il rasul mostra la strada da seguire, e l’imam guida su di essa i servi di Dio.

È poi ovvio che molti profeti (as), come il santo Profeta dell’Islam (S), possedevano tutti e tre i suddetti gradi: ricevevano la rivelazione, la trasmettevano e si sforzavano di metterne in pratica, di eseguirne i precetti e le leggi, di formare le menti e gli spiriti, di instaurare un governo giusto capace di garantire la beatitudine terrena e ultraterrena degli uomini.

Chi sono gli Iniqui dei quali parla il Versetto?

L’iniquità {zulm} della quale parla il versetto in esame, quando dice: “…Il mio patto non riguarda gli iniqui!”, ha un significato diverso e piú generale di quello abitualmente inteso, in opposizione a quello del termine “equità”, quando assume il significato di “mettere ogni cosa al proprio posto”. Perciò, nel versetto la parola iniquo significa “persona che non è degno della carica d’imam”, a prescindere poi dal fatto che sia anche iniquo o meno.

Dal momento che l’imam ha enormi, pesantissime e delicatissime responsabilità, ogni cattivo precedente, il minimo peccato, il piú piccolo errore, rende l’individuo indegno di questa sacra carica. È per questo stesso motivo che nelle tradizioni islamiche leggiamo che gli imam dell’Ahl ul-Bayt (as), per dimostrare il loro diritto e dovere a succedere immediatamente al sommo Profeta (S), citavano il versetto in esame, intendendo che le persone che aspiravano, pretendevano al califfato, alla successione del sommo Messaggero (S), quelli che poi hanno preso il potere dopo la sua nobile dipartita, erano, prima dell’avvento dell’Islam, tutti idolatri.

L’unico a non aver mai adorato idoli, a non essere mai stato politeista, era in santo Alì (as), genero e cugino paterno del Profeta Muhammad (S). Esiste forse peccato, iniquità, empietà piú grave dell’adorare idoli, dell’associare ad Allah pari: “Figlio mio, non associare pari ad Allah, ché, in verità, lo shirk {associare pari ad Allah} è certamente una grande iniquità”3

Ad esempio, Hishaam Bin Saalim narra che l’imam Sadiq (as) disse: «Abramo, prima di diventare imam, era nabiyy {profeta}, finché Allah disse: “…‘Io farò di te un imàm {guida} per le genti’. {E Abramo} disse: ‘E {fai} della mia progenie {degli imàm per gli uomini}’. {Allah} disse: ‘Il mio patto non riguarda gli iniqui!’. Ebbene, chiunque abbia adorato idoli non è imam”»4

In un altro hadith, Abdullah Bin Mas´ud narra che il sommo Profeta (S) disse: «Allah disse ad Abramo: “Io non ti dono alcun patto per gli iniqui della tua progenie!”, ed egli disse: “O Signore, chi sono gli iniqui della mia progenie ai quali spetta il Tuo patto?”. Allah disse: “Chi si è prosternato dinanzi a un idolo, non lo farò mai imam, non è degno d’essere imam”»5

È Allah che designa l’Imam

Dal versetto in esame possiamo dedurre che è Allah che designa l’imam, ed è giusto e ovvio che sia così, poiché l’imamato è un patto divino: “Il mio patto non riguarda gli iniqui!”
Inoltre, dal momento che l’imam deve essere assolutamente puro, e non deve aver mai commesso nessun peccato, non deve aver mai adorato idoli, nemmeno per un istante, solo l’Onnisciente può conoscere e, di conseguenza, designare la persona degna di tale celeste carica.

L’autore dell’opera Al-minaar, afferma che Abu Hanifah era convinto che solo il santo Alì (as) e la sua nobile progenie fossero degni di succedere al sommo Profeta (S). Egli, per questo stesso motivo, considerò lecita la ribellione al regime del tiranno califfo abbasside Al-mansur (che Allah lo maledica), e rifiutò sempre la carica di giudice offertagli dai califfi abbassidi.

L’autore dell’opera Al-minaar aggiunge che i quattro Imam sunniti erano contrari ai governi dell’epoca in cui vivevano, e non li consideravano degni di comandare i mussulmani, poiché erano iniqui e tiranni.6

Due Domande

È possibile che qualcuno si chieda che se il dovere dell’imam è quello di eseguire i precetti divini e realizzare gli obiettivi della religione, ebbene, perché molti dei profeti (imam), tra cui lo stesso Profeta Muhammad (S), e degli imam, non sono riusciti a svolgere questo compito su larga scala, e hanno sempre avuto a che fare con gente empia e traviata?

Rispondiamo a questa domanda ricordando che quanto abbiamo detto finora non implica che l’imam debba costringere con la forza la gente a seguire la retta via, non vuol dire che egli debba realizzare gli obiettivi della religione per forza, a ogni costo, usando ogni strumento possibile, lecito o illecito che sia.

Un’altra domanda che potrebbe sorgere, è che il suddetto commento del versetto implica che prima di diventare imam, è necessario diventare nabiyy e rasul, ebbene, perché questo non è successo nel caso dei dodici Imam (as)?

Rispondiamo a questa seconda domanda dicendo che ciò non è assolutamente necessario. In effetti, se la rivelazione è già avvenuta e il messaggio è già stato comunicato, e rimane solo la fase finale di realizzazione degli obiettivi ed esecuzione dei comandamenti – come del resto è accaduto nel caso dell’Islam – v’è solo bisogno di un purissimo e infallibile imam che succeda al rasul e completi la missione. C’è forse bisogno che questo imam sia stato in precedenza anche nabiyy e rasul?

La Straordinaria personalità del profeta Abramo (as)

Il nome del santo profeta Abramo (as) compare ben sessantanove volte nel sacro Verbo d’Allah, e ben venticinque sure coraniche parlano di questo nobile nunzio divino.
I versetti del glorioso Corano riservano infinite lodi a questo grande profeta (as), e ne ricordano le eccezionali virtú.

Egli era un esempio, un modello da seguire sotto ogni aspetto, era un uomo perfetto. La sua conoscenza divina, la logica che opponeva agli idolatri, la sua tenacia nel combattere i tiranni, i suoi sacrifici sul sentiero d’Allah, la sua straordinaria perseveranza, la sua proverbiale pazienza di fronte alle difficoltà, costituiscono preziosi insegnamenti per tutti i credenti sul sentiero del Signore Altissimo.

In base a quanto afferma il sacro Corano, egli era buono7, probo8, devoto9, sempre sincero10, assai paziente11, fedele alle promesse, incredibilmente coraggioso e straordinariamente generoso.
• A Dio piacendo, nel commento alla sacra Sura di Abramo – soprattutto nella sua parte finale – tratteremo maggiormente questo argomento.

  • 1. Santo Corano, 33: 43.
  • 2. Al’usul Min Al-kaafi, vol. I, pag. 133, capitolo inerente ai gradi dei profeti, degli inviati, e degli imam.
  • 3. Santo Corano, 31: 13.
  • 4. Al’usul Min Al-kaafi, vol. I, capitolo inerente ai gradi dei profeti, degli inviati, e degli imam, hadith I.
  • 5. ‘Al’amaali’ dello Shaykh Tusiyy, e ‘Al-manaaqib’ di Bin Al-mughaaziliyy, in base a quanto narra il Tafsir Al-mizaan nel commento al versetto in esame.
  • 6. Al-minaar, vol. I, pagg. 257 e 258.
  • 7. Santo Corano, 38: 47.
  • 8. Santo Corano, 16: 122.
  • 9. Santo Corano, 16: 120.
  • 10. Santo Corano, 19: 41.
  • 11. Santo Corano, 9: 114.

Sura al-Baqarah Versetto 125

وَإِذْ جَعَلْنَا الْبَيْتَ مَثَابَةً لِلنَّاسِ وَأَمْناً وَاتَّخِذُوا مِنْ مَقَامِ إِبْرَاهِيمَ مُصَلًّى وَعَهِدْنَا إِلى إِبْرَاهِيمَ وإِسْمَاعِيلَ أَن طَهِّرَا بَيْتِيَ لِلطَّآئِفِينَ وَالْعَاكِفِينَ وَالرُّكَّعِ السُّجُودِ ﴿125﴾

131. E quando facemmo della Casa {la Kaºbah} un luogo di riunione per la gente, e un sicuro rifugio. Prendete il luogo dove ristette Abramo per luogo di salâh! E raccomandammo {ordinammo} ad Abramo e a Ismaele: “Purificate la Mia Casa per quelli che {vi} girano attorno, per coloro che {vi} si ritirano {in salâh}, per coloro che s’inchinano e si prosternano {dinanzi ad Allah}”

Commento

La Magnificenza della Ka’bah

Dopo aver esposto l’eccelso grado spirituale del santo profeta Abramo (as), il sacro Corano parla ora della magnificenza della Baytu-l-lah Al-haraam {la sacra Casa di Allah, la Ka´bah}, e dell’ordine divino ad Abramo e Ismaele di purificarla: “E quando facemmo della Casa {la Kaºbah} un luogo di riunione per la gente e un sicuro rifugio”

La parola mathaabah deriva da “thawb”, che significa ritorno allo stato iniziale. Dal momento che la Ka´bah era un luogo di ritrovo, un punto di riferimento per tutti i credenti monoteisti, che vi si recavano ogni anno, facendo così ritorno fisico e spirituale al tawhid {alla fede nel Dio Unico} e alla loro natura primordiale, ebbene, per questo motivo il sacro Corano la presenta come mathaabah.

La sacra Ka´bah è luogo di contemplazione, di ritorno al Signore Eccelso, un infinito mare di spiritualità, calma e quiete, un rifugio contro le tentazioni di Satana. Lo sottolinea il termine amnaa (che abbiamo tradotto con l’espressione “sicuro rifugio”) che viene dopo mathaabah. Si noti poi che questo è un luogo di ritorno e ritrovo per tutta la gente: “…un luogo di riunione per la gente…”

Il versetto continua dicendo: “Prendete il luogo dove ristette Abramo per luogo di salâh!”

Gli esegeti del sacro Corano discordano sul significato dell’espressione “Maqaamu Ibraahim” (che noi abbiamo tradotto con “luogo dove ristette Abramo”). Alcuni sostengono che è l’intero “Hajj”, altri che dicono che si tratta di “Arafah”, “Mash´aru-l-haraam” e delle tre “Jamaraat”. Altri ancora sono dell’idea che si tratta di tutto l’haram della Mecca. Tuttavia, sembra che il versetto – come confermano anche le tradizioni islamiche e gli studi di molti esegeti del nobile Corano – si riferisca al celebre “Maqaamu Ibraahim”, che è un luogo vicino alla Ka´bah, nel quale i pellegrini, dopo aver compiuto i tawaaf, eseguono la preghiera del tawaaf. Da ciò deduciamo che “musallaa” significa luogo di preghiera, salah.

Il versetto continua ricordando l’importante ordine dato dal Signore Eccelso ad Abramo e Ismaele: «E raccomandammo {ordinammo} ad Abramo e a Ismaele: “Purificate la Mia Casa per quelli che {vi} girano attorno, per coloro che {vi} si ritirano {in salâh}, per coloro che s’inchinano e si prosternano {dinanzi ad Allah}”»

Ma cosa intende il sacro Corano per “purificazione”, in questo nobile versetto?

Alcuni sono dell’idea che Allah ordinò ad Abramo e Ismaele di mondare la Ka´bah dagli idoli, soprattutto dal sangue e dalle interiora degli animali che venivano sacrificati. Altri sostengono che il Signore Altissimo richiese a questi due nobili profeti di purificare la propria intenzione durante la costruzione del sacro edificio della Ka´bah. Non v’è tuttavia ragione di limitare qui il significato di questo termine: Allah chiese ad Abramo e Ismaele la purificazione della Ka´bah da ogni forma d’impurità, materiale e morale. Ciò è confermato anche dalle tradizioni islamiche.

Effetti Sociali ed Educativi

In base al versetto in esame, la sacra Ka´bah è stata scelta come luogo di pace, di quiete, come sicuro rifugio. Sappiamo infatti che la benedetta religione islamica vieta severamente ogni forma di molestia, di conflitto, di guerra, di spargimento di sangue in questo sacro territorio; è addirittura proibito molestare e spargere il sangue degli animali.

In un mondo pieno di conflitti e guerre, l’esistenza di un simile luogo può risolvere i problemi dell’umanità. In effetti, in un luogo di pace, dove tutti sono tenuti a rispettare e non recare alcun danno al prossimo, le parti in conflitto discutono pacificamente e risolvono i loro dissensi.

Sura al-Baqarah Versetto 126

وإِذْ قَالَ إِبْرَاهِيمُ رَبِّ اجْعَلْ هَذَا بَلَداً ءَامِناً وَارْزُقْ أَهْلَهُ مِنَ الثَّـمَراتِ مَنْ ءَامَنَ مِنْهُم بِاللّهِ وَالْيَومِ الاَخِرِ قَالَ وَمَن كَفَرَ فَاُمَتِّعُهُ قَلِيلاً ثُمَّ أَضْطَرُّهُ إِلى عَذَابِ النَّارِ وَبِئْسَ الْمَصِيرُ ﴿126﴾

132. E quando Abramo disse: “O Signore, fai di questo luogo una città sicura e dona ai suoi abitanti, a quelli che credono in Allah e nel Giorno Estremo, dei frutti {di questa terra}. {Allah} disse: “E a quelli che diventeranno miscredenti concederò un esiguo piacere e poi li trascinerò nel castigo del Fuoco. Che brutta fine {faranno}!”

Commento

In questo nobile versetto il santo profeta Abramo (as) chiede due importanti cose al Signor Eccelso per gli abitanti della sacra Mecca, una delle quali è già stata ricordata nel versetto precedente. Il versetto in esame inizia dicendo: «E quando Abramo disse: “O Signore, fai di questo luogo una città sicura…”»

Il versetto precedente dimostra chiaramente che Allah esaudì questa prima preghiera del nobile Abramo(as), facendo della Mecca un sicuro rifugio, un luogo di pace.
La seconda richiesta di Abramo era: “…e dona ai suoi abitanti, a quelli che credono in Allah e nel Giorno Estremo, dei frutti {di questa terra}”

È interessante notare che Abramo (as) prima chiede pace e sicurezza, e poi beni e mezzi di sussistenza, e ciò significa che, in generale, fino a quando non esiste pace e sicurezza, non è possibile creare condizioni economiche favorevoli.

Sul significato dei frutti che Abramo (as) chiese d Allah, vi sono opinioni contrastanti tra gli esegeti. Tuttavia, sembra che questo termine abbia un ampio significato, che comprende in sé ogni forma di bene, di dono, materiale o spirituale che sia. A tal proposito, in un hadith del nobile imam Sadiq (as) leggiamo che essi sono i frutti del cuore: il Signore Eccelso donerà ai cuori della gente affetto e amore per questa sacra terra1.

È altresì importante notare che Abramo (as) fa la suddetta richiesta solo per coloro che credono nel tawhid e nel Giorno del Giudizio, forse perché, dalla frase “Il mio patto non riguarda gli iniqui!”, aveva capito, dedotto che alcuni dei posteri sarebbero diventati empi, iniqui, politeisti, idolatri.
In ogni caso, il Signore Eccelso rispose ad Abramo dicendo: «{Allah} disse: “E a quelli che diventeranno miscredenti concederò un esiguo piacere e poi li trascinerò nel castigo del Fuoco. Che brutta fine {faranno}!”»

Certo, è possibile che in questo mondo godano d’un esiguo piacere, ma nell’aldilà, il piacere spetta esclusivamente ai buoni, e il castigo, il tormento agli empi.

  • 1. Bihaaru-l’anwaar, vol. 12, pagg. 86, 100.

Sura al-Baqarah Versetti 127-129

وإِذْ يَرْفَعُ إِبْرَاهِيمُ الْقَوَاعِدَ مِنَ الْبَيْتِ وإِسْمَاعِيلُ رَبَّنَا تَقَبَّلْ مِنَّا إِنَّكَ أَنْتَ السَّمِيعُ الْعَلِيمُ ﴿127﴾ رَبَّنَا وَاجْعَلْنَا مُسْلِمَيْنِ لَكَ وَمِن ذُرِّيَّتِنَا اُمَّةً مُسْلِمَةً لَكَ وَأَرِنَا مَنَاسِكَنَا وَتُبْ عَلَيْنَا إِنَّكَ أَنْتَ التَّوَّابُ الرَّحِيمُ ﴿128﴾ رَبَّنَا وَابْعَثْ فِيهِمْ رَسولاً مِنْهُمْ يَتْلُواْ عَلَيْهِمْ ءَايَاتِكَ وَيُعَلِّمُهُمُ الْكِتَابَ وَالْحِكْمَةَ وَيُزَكِّيهِمْ إِنَّكَ أَنْتَ الْعَزِيزُ الْحَكِيمُ ﴿129﴾

133. E {ricorda} quando Abramo e Ismaele elevavano le basi della Casa {e dicevano: “O} Signor nostro, accetta da noi. In verità, Tu sei Colui che {tutto} ascolta e conosce
134. Signor nostro, fai di noi due ‘musulmani’ {sottomessi} a Te e della nostra progenie un popolo ‘musulmano’ {sottomesso} a Te. Mostraci i precetti del nostro culto {il pellegrinaggio} e volgiTi a noi accettando il nostro pentimento. In verità, Tu sei il Clementissimo, il Benevolo.
135. Signor nostro, suscita fra loro un {Tuo} messaggero a loro stessi appartenente, che reciti loro i Tuoi versetti, insegni loro il Libro e la sapienza e li purifichi. In verità, Tu sei il Potente, il Saggio {”}.

Commento

Abramo (as) costruisce la Ka’bah

Da diversi versetti coranici e da alcune tradizioni islamiche e opere di storia dell’Islam, si può facilmente dedurre che la sacra Ka´bah esisteva già prima del santo Abramo (as), addirittura all’epoca del nobile Profeta Adamo (as). A tal proposito, il trentasettesimo versetto della Sura di Abramo (14), afferma: “O nostro Signor, ho stabilito una parte della mia progenie in una valle sterile, nei pressi della Tua Sacra Casa…”

Questo versetto dimostra che quando il santo Abramo trasferì la sua famiglia nell’arida terra della Mecca, la Ka´bah esisteva già.
Nel novantaseiesimo versetto della Sura della Famiglia d’Imran leggiamo: “In verità, la prima casa che è stata eretta per gli uomini {e per il culto divino} è certamente quella di Bakkah, benedetta, guida degli uomini”

Anche questo versetto dimostra la nostra tesi. Del resto, ciò è confermato anche dal primo versetto in esame: «E {ricorda} quando Abramo e Ismaele elevavano le basi della Casa {e dicevano: “O} Signor nostro, accetta da noi. In verità, Tu sei Colui che {tutto} ascolta e conosce»

Questo versetto dimostra che Abramo e Ismaele elevavano le già esistenti basi della Ka´bah.
Nel noto sermone Al-qaasi´ah del Nahj ul-Balaghah leggiamo: “Non vedete forse come Allah – che puro e immune è da ogni colpa e difetto – ha messo alla prova gli uomini, dall’epoca di Adamo fino ai nostri giorni, con dei sassi…dei quali ha fatto la Sua Sacra Casa {la Ka´bah}, poi ha ordinato a Adamo e alla sua progenie di fare intorno ad essa il tawaaf”1

I versetti del sacro Corano e le tradizioni islamiche confermano la nota narrazione storica che dice che la Ka´bah fu costruita per la prima volta dal santo profeta Adamo (as), poi rimase distrutta nel diluvio universale, e fu in seguito ricostruita da Abramo (as) e Ismaele (as).

Nei successivi due versetti in esame, Abramo (as) e Ismaele (as) fanno cinque importanti richieste al Signore Altissimo. Queste richieste, fatte durante la ricostruzione della Ka´bah, sono così precise e attente ai bisogni materiali e spirituali dell’uomo, che da sole sono in grado di dimostrare chiaramente l’eccezionale grado spirituale di questi due nobili profeti divini.

Le cinque richieste sono: «Signor nostro, suscita fra loro un {Tuo} messaggero a loro stessi appartenente, che reciti loro i Tuoi versetti, insegni loro il Libro e la sapienza e li purifichi. In verità, Tu sei il Potente, il Saggio {”}»

  • 1. Nahj ul-Balaghah, sermone 192.

Sura al-Baqarah Versetti 130-132

وَمَن يَرْغَبُ عَن مِلَّةِ إِبْرَاهِيمَ إِلاَّ مَن سَفِهَ نَفْسَهُ وَلَقَدِ اصْطَفَيْنَاهُ فِي الدُّنْيَا وَإِنَّهُ فِي الاَخِرَةِ لَمِنَ الصَّالِحِينَ ﴿130﴾ إِذْ قَالَ لَهُ رَبُّهُ أَسْلِمْ قَالَ أَسْلَمْتُ لِرَبِّ الْعَالَمِينَ ﴿131﴾ وَوَصَّى بِهَآ إِبْرَاهِيمُ بَنِيهِ وَيَعْقُوبُ يَا بَنِيَّ إِنَّ اللّهَ اصْطَفَى لَكُمُ الدِّينَ فَلاَ تَمُوتُنَّ إِلاَّ وَأَنْتُم مُسْلِمُونَ ﴿ 132﴾

136. E chi se non lo stolto potrebbe mai rifiutare la religione di Abramo? Invero Noi lo eleggemmo in questo mondo ed egli, nell’aldilà, sarà fra i probi
137. Quando il suo Signore gli disse: “Sottomettiti!”. Egli disse: “Mi sottometto al Signore dell’Universo”
138. Abramo raccomandò questa stessa {fede} ai suoi figli e Giacobbe {disse ai propri figli}: “Figli miei, Allah ha scelto per voi questa religione, quindi, non morite se non ‘musulmani’ {sottomessi ad Allah}”

Commento

Abramo: l’Essere Umano Modello

Nei versetti precedenti abbiamo in parte esposto l’eccezionale personalità del santo Abramo (as), i suoi preziosi servigi all’umanità, le sue sante preghiere e le sue precise e salvanti richieste al Signore dei Mondi.

Ebbene, da quanto abbiamo detto deduciamo facilmente che questo grande Profeta (S) divino può essere un ottimo esempio, un eccellente modello per tutti i amanti della verità, e i suoi insegnamenti sono in grado di salvare l’uomo dall’ignoranza e dal peccato.

Per questo stesso motivo, il primo versetto in esame dice: “E chi se non lo stolto potrebbe mai rifiutare la religione di Abramo?”

Continua poi ricordando che: “Invero Noi lo eleggemmo in questo mondo ed egli, nell’aldilà, sarà fra i probi”

Certo, Abramo è l’eletto d’Allah, il capostipite dei probi!

Il versetto successivo mette in evidenza un’altra delle straordinarie virtú di questo nobile nunzio divino, che è, in realtà, l’origine di tutte le altre sue virtú: la sua impareggiabile devozione. Il versetto dice: «Quando il suo Signore gli disse: “Sottomettiti!”. Egli disse: “Mi sottometto al Signore dell’Universo”»

In un altro versetto leggiamo: “In verità, io, devoto, rivolgo il mio volto verso Colui che ha creato i cieli e la terra. Io non ai mushrikîn {coloro che associano pari ad Allah}”1

In realtà, la madre delle virtú umane è la devozione, la sottomissione al sublime Creatore. È per questo stesso motivo che il nobile Abramo (as) concentrava tutti i suoi nobili sforzi ad acquisire, in modo completo, questa fondamentale virtú.

Negli ultimi giorni della sua benedetta vita, il nobile Abramo (as) fece un’esemplare e salvante raccomandazione ai propri figli: “Abramo raccomandò questa stessa {fede} ai suoi figli…”, e lo stesso fece Giacobbe (as): «…e Giacobbe {disse ai propri figli}: “Figli miei, Allah ha scelto per voi questa religione, quindi, non morite se non ‘musulmani’ {sottomessi ad Allah}”»

Sembra che qui il sacro Corano, ricordando il testamento del nobile Profeta (S) Abramo (as), voglia ricordare a tutti gli uomini che: “Voi siete responsabili anche e soprattutto del futuro dei vostri figli. Non preoccupatevi solo della futura vita materiale della vostra progenie, ma pensate anche alla loro futura vita spirituale”

Non fu solo Abramo (as) a fare questa raccomandazione, ma anche Giacobbe (as), seguendo l’esempio del suo nobile padre, fece questo salvante testamento ai propri figli.
Il sacro Verbo d’Allah, in questo nobile versetto, tra tutti gli altri profeti, ricorda Giacobbe, forse per ricordare a giudei e cristiani che il loro deviato credo, la loro falsa devozione al Signore di Gesú e Mosè, non ha nulla a che vedere, è in netto contrasto con la retta fede, con la pura religione di Abramo e Giacobbe.

  • 1. Santo Corano, 6: 79.

Sura al-Baqarah Versetti 133-134

أَمْ كُنْتُمْ شُهَدَآءَ إِذْ حَضَرَ يَعْقُوبَ الْمَوْتُ إِذْ قَالَ لِبَنِيهِ مَا تَعْبُدُونَ مِن بَعْدِي َقالُوا نَعْبُدُ إِلهَكَ وإِلهَ ءَابآئِكَ إِبْرَاهِيمَ َوإِسْمَاعِيلَ وإِسْحَاقَ إِلهاً وَاحِداً وَنَحْنُ لَهُ مُسْلِمُونَ ﴿133﴾ تِلْكَ اُمَّةٌ قَدْ خَلَتْ لَهَا مَا كَسَبَتْ وَلَكُم مَا كَسَبْتُمْ وَلاَ تُسْئَلُونَ عَمَّا كَانُوا يَعْمَلُونَ ﴿134﴾

139. Eravate forse presenti quando la morte si presentò a Giacobbe, quando disse ai suoi figli: “Che cosa adorerete dopo di me?”. Dissero: “Adoreremo il tuo dio, il dio dei tuoi padri Abramo, Ismaele e Isacco, un dio {assolutamente} unico, al Quale tutti noi siamo sottomessi”
140. Questa è una nazione ormai passata. Avrà quel che s’è guadagnata e voi avrete ciò che vi sarete guadagnati, e non sarà chiesta ragione a voi di ciò che essi facevano.

Commento

In quale occasione fu rivelato il Versetto?

Alcuni giudei sostenevano che Giacobbe, sul punto di morte, raccomandò ai propri figli di seguire lo stesso deviato credo da loro seguito. Ebbene, Allah rivelò il versetto in esame e li smentì.1

Tutti sono Responsabili delle Proprie Azioni

Il versetto inizia smentendo con assoluta decisione una menzogna detta dai nemici dell’Islam contro il santo Profeta (S) Giacobbe: «Eravate forse presenti quando la morte si presentò a Giacobbe, quando disse ai suoi figli: “Cosa adorerete dopo di me?”. Dissero: “Adoreremo il tuo dio, il dio dei tuoi padri Abramo, Ismaele e Isacco, un dio {assolutamente} unico, al Quale tutti noi siamo sottomessi”»

Giacobbe non raccomandò che la fede nell’unica divinità esistente, Allah, l’Eccelso, il Sublime, non volle dai suoi figli che la sottomissione al Signore dei Mondi, che è l’origine di ogni bene, di ogni virtú.

Questo versetto dimostra che il santo Giacobbe, sul punto di morte, era preoccupato per il futuro della sua progenie, tanto che, alla fine, chiese ai suoi figli: “Che cosa adorerete dopo di me?”. Si noti che questo nobile Profeta (S), nella sua domanda, ha usato l’espressione “che cosa”, non ha chiesto: “Chi adorerete dopo di me?”. Ciò è dovuto al fatto che nell’ambiente in cui viveva, un gruppo di persone adoravano idoli, si prosternavano davanti a degli oggetti, e Giacobbe temeva che i suoi figli, dopo la sua morte, diventassero idolatri, ma la decisa risposa dei figli lo rassicurò.

È necessario precisare che Giacobbe non era il padre d’Ismaele, e nemmeno suo nonno, era bensì suo zio paterno, cosa che non è assolutamente in contrasto con ciò che leggiamo nel versetto: “…il dio dei tuoi padri…”, poiché a volte, in arabo, si usa la parola “ab” (che viene di solito tradotta con il termine “padre” in lingua italiana) per indicare lo zio paterno. È per questo che possiamo tranquillamente considerare “Ãzar”, chiamato “ab” (in base a quanto dice il sacro Corano) dal nobile Profeta (S) Abramo (as), zio paterno di questo santo nunzio divino.

L’ultimo versetto in esame sembra rilevare uno degli storici errori dei giudei, che si vantavano del loro splendente passato, degli eccezionali meriti dei loro avi, e pensavano che ciò sarebbe stato sufficiente a salvarli dalla dannazione. Il sacro Corano dice: “Questa è una nazione ormai passata. Avrà quel che s’è guadagnata e voi avrete ciò che vi sarete guadagnati, e non sarà chiesta ragione a voi di ciò che essi facevano”

Invece di vantarsi del loro passato e dei meriti dei loro avi, è meglio che pensino a correggere se stessi, la propria condotta, il proprio pensiero, la propria anima.
Anche se il versetto sembra rivolgersi ai giudei, alla gente del Libro, tuttavia, esso ha un valore generale, si rivolge a tutti gli uomini, parla a tutte le nazioni, vale per tutte le epoche. Anche e soprattutto noi mussulmani dobbiamo trarre insegnamento da queste sacre parole

  • 1. Tafsir Abu-l-futuh Ar-raazi, vol. I, pag. 339.

Sura al-Baqarah Versetti 135-137

وَقَالُوا كُونُوا هُوداً أَوْ نَصَارَى تَهْتَدُوا قُلْ بَلْ مِلَّةَ إِبْرَاهِيمَ حَنِيفاً وَمَا كَانَ مِنَ الْمُشْرِكِينَ ﴿135﴾ قُولُوا ءَامَنَّا بِاللّهِ وَمَآ اُنْزِلَ إِلَيْنَا وَمَآ اُنْزِلَ إِلَى إِبْرَاهِيمَ وَإِسْمَاعِيلَ وإِسْحَاقَ وَيَعْقُوبَ وَالأَسْبَاطِ وَمَآ اُوتِيَ مُوسَى وَعِيسَى وَمَآ اُوتِيَ النَّبِيُّونَ مِن رَبِّهِمْ لاَ نُفَرِّقُ بَيْنَ أَحَدٍ مِنْهُمْ وَنَحْنُ لَهُ مُسْلِمُونَ ﴿136﴾ فإِن ءَامَنُوا بِمِثْلِ مَآ ءَامَنْتُمْ بِهِ فَقَدِ اهتَدَوا وإِن تَوَلَّوْا فَإِنَّمَا هُمْ فِي شِقَاقٍ فَسَيَكْفِيكَهُمُ اللّهُ وَهُوَ السَّمِيعُ الْعَلِيمُ ﴿137﴾

141. E dissero: “Diventate giudei o cristiani e sarete sulla retta via”. Di’: “No, {noi seguiamo} la religione di Abramo, seguace della verità, e non già politeista”
142. Dite: “Crediamo in Allah e in ciò che è stato fatto discendere su di noi e in quello che è stato fatto discendere su Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e sugli Asbaat {i profeti della progenie di Giacobbe}, e in ciò che è stato dato a Mosè e a Gesú e in tutto quello che è stato dato ai Profeti da parte del loro Signore. Non facciamo differenza alcuna fra loro e a Lui siamo sottomessi”
143. Se dunque crederanno similmente a voi, saranno sulla retta via. Se invece volgeranno le spalle, cadranno sicuramente in eresia, e allora ti basterà Allah contro di loro. Egli è Colui che {tutto} ascolta e conosce.

Commento

In quale circostanza sono stati rivelati i Versetti in esame?

In una tradizione narrata da Bin Abbas leggiamo: «Alcuni dotti giudei e cristiani di Najraan, discutevano con dei mussulmani. Ognuno di questi due gruppi, giudei e cristiani, si considerava superiore all’altro, smentendolo. I giudei dicevano: “Mosè, il nostro Profeta (S), è superiore a tutti gli altri profeti, e il nostro libro, la Torà, è superiore a tutti gli altri libri rivelati”. I cristiani, a loro volta, dicevano: “Gesú è la migliore guida, e il Vangelo è il miglior libro celeste”. Ognuno di questi due gruppi invitava i mussulmani alla propria religione. Allah rispose dunque loro, rivelando i versetti {in esame}»

Solo noi siamo sulla Retta Via

L’egoismo e la superbia fanno sì che l’essere umano consideri se stesso l’unico a essere nel giusto, sulla retta via, e veda tutti gli altri nell’errore, traviati, e cerchi perciò di costringerli a seguire ciò che segue lui, a fare ciò che fa lui. A tal proposito il sacro Verbo d’Allah afferma: «E dissero: “Diventate giudei o cristiani e sarete sulla retta via”. Di’: “No, {noi seguiamo} la religione di Abramo, seguace della verità, e non già politeista”»

I veri credenti sono coloro che seguono la pura religione monoteistica, libera da ogni forma di shirk {politeismo}. Il fondamentale criterio per distinguere la fede vera e pura da quella falsa e contaminata, è il tawhid, la fede nell’unica divinità esistente, Allah, puro e immune da ogni colpa e difetto, senza pari, assolutamente autosufficiente, l’Onnisciente, l’Onnipotente…
L’Islam c’insegna a non fare differenze tra i profeti divini, a rispettarli, a rispettare le loro religioni, i libri a loro rivelati dal Signore Eccelso. I principi delle vere religioni divine, sono comuni, e, ad esempio, anche Mosè e Gesú erano tutti e due seguaci d’Abramo, le loro religioni non erano altro che la continuazione della sua.

Non bisogna comunque dimenticare che le loro religioni sono state alterate e falsificate dai loro falsi ed empi seguaci, perciò tutti oggi hanno il dovere di seguire la religione islamica, che costituisce la perfezione della religione di Allah.

Il versetto successivo ordina ai mussulmani di dire ai loro oppositori:

«Dite: “Crediamo in Allah e in ciò che è stato fatto discendere su di noi e in quello che è stato fatto discendere su Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e sugli Asbaat {i profeti della progenie di Giacobbe}, e in ciò che è stato dato a Mosè e a Gesú e in tutto quello che è stato dato ai Profeti da parte del loro Signore. Non facciamo differenza alcuna fra loro e a Lui siamo sottomessi”»

L’egoismo, il fanatismo, il razzismo ci portano a non comprendere che i profeti divini avevano tutti lo stesso scopo, perseguivano fini comuni, guidavano tutti la gente su un unico sentiero, erano tutti sottomessi a un’unica e all’unica divinità esistente, Allah, il Signore dell’Universo. Essi miravano tutti a liberare gli uomini da ogni forma di idolatria e politeismo, creare un mondo equo, eliminare ogni forma di discriminazione. Esistevano poi piccole e naturali differenze, dovute alle differenti e particolari circostanze e condizioni dell’epoca in cui viveva un Profeta (S) rispetto alle epoche in cui vivevano gli altri.

Il versetto successivo aggiunge poi:

“Se dunque crederanno similmente a voi, saranno sulla retta via. Se invece volgeranno le spalle, cadranno sicuramente in eresia…”

Se essi avessero messo da parte e trascurato le insignificanti differenze razziali, tribali ecc., se avessero accettato e rispettato tutti i profeti divini, senza fare alcuna differenza fra loro, sicuramente avrebbero trovato la retta via, sarebbero morti credenti e si sarebbero salvati dall’eterna dannazione. Ma questi empi hanno preferito abbandonare il vero e seguire il falso, guadagnandosi così l’eterno fuoco dell’Inferno.

Il termine “shiqaaq”, da noi tradotto con “eresia”, letteralmente, significa scissione, dissenso, guerra, e qui assume il significato di miscredenza, eresia, o, in base a quanto affermano altri esegeti, significa traviamento o allontanamento dalla verità e inclinazione a seguire il falso. Alla base di tutti questi significati c’è invero un’unica verità: l’allontanamento dal Creatore Eccelso.

Alcuni esegeti del sacro Corano narrano che dopo la rivelazione del precedente versetto e la menzione di Gesú tra gli altri profeti {ricordati nel versetto}, alcuni cristiani dissero: “Noi non accettiamo questo! Gesú non era simile agli altri profeti! Egli era figlio di Dio”. Fu allora rivelato l’ultimo versetto in esame, e ricordò loro che se non crederanno come credono i mussulmani saranno traviati, miscredenti, eretici.1

In ogni caso, alla fine dell’ultimo versetto il sacro Verbo d’Allah rincuora i mussulmani dicendo:

“…e allora ti basterà Allah contro di loro. Egli è Colui che {tutto} ascolta e conosce”

Chi sono gli Asbaat

I termini “sibt”, “sabt” e “inbisaat”, significano tutti “estendere facilmente”. A volte si usa la parola “sabat” per denotare l’albero, poiché i suoi rami s’estendono facilmente. Lo stesso dicasi per i discendenti di una famiglia – che si estende facilmente di generazione in generazione – che, in lingua araba, vengono chiamati “asbaat”

Nel versetto, il termine “asbaat” denota le famiglie e le tribú giudee, oppure i figli dei dodici figli di Giacobbe. In ogni caso, questa parola non indica i figli di Giacobbe, e ciò è confermato dal fatto che alcuni di essi s’erano comportati in modo iniquo con il loro nobile fratello Giuseppe, Profeta (S) e diletto di Allah.

Il termine “hanaf” significa invece allontanarsi dal male per seguire il bene. Al contrario, “janaf” significa allontanarsi dal bene per seguire il male. Ebbene, siccome i sinceri monoteisti aborrono lo shirk, e seguono con sincerità e decisione la fede monoteista, vengono chiamati hanìf, parola che deriva da “hanaf”.

Per questo stesso motivo, uno dei significati della parola hanif, è “retto”, “diritto”. Da ciò comprendiamo che alla base dei significati ricordati dagli esegeti per questo termine – inerenti all’Hajj {pellegrinaggio} alla Casa di Allah, alla sottomissione alla verità, alla fedeltà ad Abramo, o alla devozione – c’è un unico concetto generale.

  • 1. Majma´u-l-bayaan, vol. I, pag. 218.

Sura al-Baqarah Versetti 138-141

صِبْغَةَ اللّهِ وَمَنْ أَحْسَنُ مِنَ اللّهِ صِبْغَةً وَنَحْنُ لَهُ عَابِدُونَ ﴿138﴾ قُلْ أَتُحَآجُّونَنَا فِي اللّهِ وَهُوَ رَبُّنَا وَرَبُّكُمْ وَلَنا أَعْمَالُنَا وَلَكُمْ أَعْمَالُكُمْ وَنَحْنُ لَهُ مُخْلِصُونَ ﴿139﴾ أَمْ تَقُولُونَ إِنَّ إِبْرَاهِيمَ وإِسْمَاعِيلَ وإِسْحَاقَ وَيَعْقُوبَ وَالأَسْبَاطَ كَانُوا هُوداً أَوْ نَصَارَى قُلْ ءَأَنْتُمْ أَعْلَمُ أَمِ اللّهُ وَمَنْ أَظْلَمُ مِمَّنْ كَتَمَ شَهَادَةً عِندَهُ مِنَ اللّهِ وَمَا اللّهُ بِغَافِلٍ عَمَّا تَعْمَلُونَ ﴿140﴾ تِلْكَ اُمَّةٌ قَدْ خَلَتْ لَهَا مَا كَسَبَتْ وَلَكُمْ مَا كَسَبْتُمْ وَلاَ تُسْئَلُونَ عَمَّا كَانُواْ يَعْمَلُونَ ﴿141﴾

144. { Dite: “Noi abbiamo assunto} la ‘tinta’ di Allah {abbiamo cioè accettato la Sua religione e ci siamo sottomessi al Suo volere”}! E chi è migliore di Allah nella tinta? Noi adoriamo {solo} Lui!
145. Di’: “Polemizzate con noi riguardo ad Allah, mentre Egli è il nostro e vostro Signore?! A noi le nostre azioni e a voi le vostre! Noi siamo devoti a Lui.
146. O vorreste forse sostenere che Abramo, Ismaele, Isacco e Giacobbe e gli Asbàt {i profeti della progenie di Giacobbe} erano giudei o cristiani?!”. Di’: “Ne sapete piú voi o Allah?”. E chi è piú iniquo di chi nasconde una testimonianza che è presso di lui {e che ha ricevuto} da Allah? E Allah non è ignaro di ciò che fate.
147. Questa è una nazione ormai passata. Avrà quel che s’è guadagnata e voi avrete ciò che vi sarete guadagnati, e non sarà chiesta ragione a voi di ciò che essi facevano.

Commento

Assumete la tinta di Allah

In seguito all’invito dei versetti precedenti a seguire gli insegnamenti dei profeti divini, nel primo versetto in esame, il sacro Corano ordina alla gente:

“{Dite: “Noi abbiamo assunto} la ‘tinta’ di Allah {abbiamo cioè accettato la Sua religione e ci siamo sottomessi al Suo volere”}! E chi è migliore di Allah nella tinta? Noi adoriamo {solo} Lui!”

In tal modo, il sacro Corano ordina alla gente di abbandonare tutte le altre “tinte”, di trascurare le differenze razziali, sociali, tribali ecc., e assumere solo la “tinta” di Allah.

Gli esegeti scrivono che i cristiani usavano battezzare i propri figli, e, a volte, lo facevano aggiungendo all’acqua una particolare droga di color giallo, e dicevano: “La lavanda con questo particolare colore purifica il neonato dal peccato originale – ereditato da Adamo”

Il sacro Corano confuta decisamente questa affermazione, e raccomanda a questi individui di rinnegare tali superstizioni, che non fanno altro che dividerli dal resto della gente, e unirsi agli altri devoti credenti, assumere la “tinta” di Allah, l’unica in grado di purificarli dal peccato.

Diverse tradizioni del nobile imam Sadiq (as) identificano la “tinta di Allah” con la sacra religione islamica, cosa che non fa che confermare quanto abbiamo sopra affermato.

Dal momento che i giudei e gli altri infedeli, a volte, disputando con i mussulmani, dicevano loro: “Tutti i profeti appartengono a noi, la nostra religione è la piú antica, e il nostro libro {ispirato} è il piú vecchio. Se Muhammad fosse veramente un Profeta (S), dovrebbe essere dei nostri”. A volte poi, dicevano: “La nostra razza è piú adatta di quella araba a ricevere la fede e la rivelazione divina, poiché gli Arabi sono stati idolatri, mentre noi non abbiamo mai adorato idoli”. Si consideravano poi figli di Dio, e credevano di essere gli unici a meritare il Paradiso.

Il nobile Corano confuta decisamente queste eresie dicendo:

«Di’: “Polemizzate con noi riguardo ad Allah, mentre Egli è il nostro e vostro Signore?!…»
Certo, Allah non appartiene a nessun popolo, a nessuna razza, è il Signore di tutti gli uomini, di tutto l’universo!

Ricordate inoltre che: “A noi le nostre azioni e a voi le vostre!”, con la differenza che: “Noi siamo devoti a Lui”

Il versetto successivo risponde alle altre eresie di questi empi:

«O vorreste forse sostenere che Abramo, Ismaele, Isacco e Giacobbe e gli Asbàt {i profeti della progenie di Giacobbe} erano giudei o cristiani?!”. Di’: “Ne sapete piú voi o Allah?”»

Il Signore Eccelso sa, meglio di chiunque altro, che essi non erano né giudei né cristiani. Anche voi, piú o meno, sapete che molti di questi profeti vissero prima di Mosè e Gesú, e ammesso {e non concesso} che voi non sappiate, perché allora dite menzogne riguardo loro? Perché occultate la verità? Esiste forse persona piú iniqua di chi si comporta come voi? Pensate forse che Allah non veda ciò che fate? Credete veramente che Egli sia ignaro delle vostre empietà? A tal proposito, il sacro Corano afferma:

“E chi è piú iniquo di chi nasconde una testimonianza che è presso di lui {e che ha ricevuto} da Allah? E Allah non è ignaro di ciò che fate”

Questa è la triste fine di chi è ostinato, nemico della verità. La superbia e l’ostinatezza portò questa gente a negare le piú palesi verità storiche, considerando, ad esempio, profeti quali Abramo, Isacco e Giacobbe, che vissero e dipartirono prima di Mosè e Gesú, giudei e cristiani, seguaci di questi due nobili profeti.

Come si fa a mentire su cose così importanti? Bisogna essere veramente empi per giocare con la religione, con la fede della gente! Ecco perché il sacro Corano li considera i piú iniqui esseri esistenti. Esiste forse peccato piú grave dell’occultare la verità, deviando così la gente dal retto sentiero?

Nell’ultimo versetto in esame, risponde in altro modo a questa mendace gente:

“Questa è una nazione ormai passata. Avrà quel che s’è guadagnata e voi avrete ciò che vi sarete guadagnati, e non sarà chiesta ragione a voi di ciò che essi facevano”

Certo, una nazione viva trae forza dalle proprie virtú, da ciò di buono che ha, e non dal suo passato, dalla sua storia passata. L’essere umano deve sostenersi con le proprie virtú e rette azioni, e non fare mai affidamento sulle virtú, sui probi atti dei propri avi.

Sura al-Baqarah Versetto 142

سَيَقُولُ السُّفَهَاءُ مِنَ النَّاسِ مَا وَلاَّهُمْ عَن قِبْلَتِهِمُ الَّتِي كَانُوا عَلَيْهَا قُلْ لِلّهِ الْمَشْرِقُ وَالْمَغْرِبُ يَهْدِي مَن يَشَآءُ إِلَى صِرَاطٍ مُسْتَقِيمٍ ﴿142﴾

148. Presto, gli stolti diranno: “Che cosa li ha sviati dalla qiblah che avevano prima {Città Santa}?”. Di’: “Ad Allah appartiene l’oriente e l’occidente, Egli guida chi vuole alla retta via”

Commento

La Vicenda del cambiamento della Qiblah

In questo versetto, il sacro Corano inizia la narrazione di una delle fondamentali vicende della storia dell’Islam: il cambiamento della qiblah. Il sommo Profeta (S), nei tredici anni successivi all’inizio della sua sacra missione, alla Mecca, e per diversi mesi dopo l’Egira, nella santa città di Medina, per volere e ordine divino, pregò in direzione della Masjidu-l’aqsaa della santa città di Baytu-l-maqdis, dopodiché, la qiblah cambiò: Allah ordinò ai mussulmani di pregare verso la Ka´bah.

Gli esegeti del sacro Corano discordano sulla durata del periodo in cui i mussulmani pregarono verso la prima qiblah, la Masjidu-l’aqsaa, nella santa città di Medina. Le ipotesi fatte vanno da un minimo di sette mesi a un massimo di diciassette. In ogni caso, in questo periodo i giudei biasimavano i mussulmani: Baytu-l-maqdis era la loro qiblah. Essi dicevano: “I mussulmani dipendono dalla nostra qiblah, e questo dimostra che la verità sta dalla parte nostra”

Queste parole mortificavano il sommo Profeta (S) e i mussulmani, i quali, da una parte, dovevano ubbidire al comandamento divino, e, dall’altra, dovevano sopportare le mordaci parole degli empi giudei. Era per questo motivo che in quel periodo il sommo Profeta (S) volgeva spesso il viso verso cielo, forse in attesa della rivelazione che li avrebbe liberati da questa difficile situazione. E finalmente Allah cambiò la qiblah mussulmana: un giorno, l’arcangelo Gabriele, per ordine di Allah, prese il braccio del sommo Profeta (S), mentre pregava, alla fine della seconda rak´ah {serie} della preghiera di mezzogiorno – nella moschea di Banì Saalim, a Medina – e lo rivolse verso la sacra Ka´bah della santa città della Mecca.

Questo fatto suscitò lo scontento dei giudei, i quali, come al solito, iniziarono immediatamente a obiettare. Essi prima dicevano: “Noi siamo migliori dei mussulmani, poiché essi, dal punto di vista della qiblah, non hanno alcuna indipendenza, e seguono la nostra”, ma ora che i mussulmani hanno una nuova ed esclusiva qiblah, protestano, obiettano, cercano di indebolire la fede dei credenti, di sviarli dal retto sentiero: «Presto, gli stolti diranno: “Che cosa li ha sviati dalla qiblah che avevano prima {Città Santa}?»

E così fu: “Perché questi mussulmani hanno abbandonato la qiblah dei precedenti profeti? Se la prima qiblah era giusta, che significato ha questo cambiamento? E se è giusta questa seconda, perché allora hanno pregato per piú di tredici anni verso Baytu-l-maqdis?”

Queste erano le maligne obiezioni che i giudei fecero dopo il cambiamento della qiblah.
Ma il sacro Corano, con la sua perfetta logica, li mise a tacere dicendo:

«Di’: “Ad Allah appartiene l’oriente e l’occidente, Egli guida chi vuole alla retta via”»

In realtà, il cambiamento della qiblah, è, sul retto sentiero, una delle tante prove alle quali il Signore Eccelso sottopone i Suoi servi per elevarli e donare loro gradi superiori.

Sura al-Baqarah Versetto 143

وَكَذَلِكَ جَعَلْنَاكُمْ اُمَّةً وَسَطاً لِتَكُونُوا شُهَدَآءَ عَلَى النَّاسِ وَيَكُونَ الرَّسُولُ عَلَيْكُمْ شَهِيداً وَمَا جَعَلْنَا الْقِبْلَةَ الَّتِي كُنْتَ عَلَيْهَآ إِلاَّ لِنَعْلَمَ مَن يَتَّبِعُ الرَّسُولَ مِمَّنْ يَنْقَلِبُ عَلَى عَقِبَيْهِ وإِن كَانَتْ لَكَبِيرَةً إِلاَّ عَلَى الَّذِينَ هَدَى اللّهُ وَمَا كَانَ اللّهُ لِيُضِيعَ إِيمَانَكُمْ إِنَّ اللّهَ بِالنَّاسِ لَرَؤُوفٌ رَحِيمٌ ﴿143﴾

149. E allo stesso modo facemmo di voi una nazione moderata, affinché siate testimoni sulla gente e il Messaggero sia testimone su di voi. Non abbiamo stabilito la qiblah che avevi {Città Santa} se non per distinguere coloro che seguono il Messaggero da coloro che si ‘girano sui propri tacchi’ {si rifiutano di seguirlo}. In verità, questa fu una dura prova, salvo che per quelli che Allah ha guidato. Allah non intende distruggere la vostra fede: Allah è invero compassionevole e benevolo con gli uomini.

Commento

La Nazione Moderata

Nel versetto in esame vengono esposte alcune delle ragioni del cambiamento della qiblah:

“E allo stesso modo facemmo di voi una nazione moderata…”

Certo, Allah ha fatto della nazione islamica una nazione moderata sotto ogni aspetto, aliena da ogni eccesso, da ogni forma di estremismo, una nazione giusta, corretta, seguace del vero, sul retto sentiero.

Anche la qiblah mussulmana era la qiblah di mezzo: i cristiani pregavano, all’incirca, verso oriente, poiché la maggior parte dei popoli cristiani vivevano in Occidente, mentre i giudei, che, per lo piú, vivevano in Assiria, in Babilonia, e nelle zone vicine a questi due paesi, e, in ogni caso ad oriente della santa città di Baytu-l-maqdis, pregavano verso occidente.

La Ka´bah invece, rispetto ai mussulmani dell’epoca, che vivevano a Medina, si trovava a sud, e quindi tra oriente e occidente, in mezzo.

In realtà, tutto ciò può essere dedotto dall’espressione “E allo stesso modo”. In ogni caso, sembra che il sacro Corano voglia ricordare la relazione, il particolare legame esistente tra i programmi, i precetti dell’Islam, dire cioè che le diverse componenti di questa religione sono legate da un unico spirito di completo equilibrio, di perfetta moderazione.

Il nobile Corano aggiunge poi:

“…affinché siate testimoni sulla gente e il Messaggero sia testimone su di voi”

Forse, in questo versetto, il sacro Corano vuole anche dire che il popolo mussulmano e il santo Profeta (S) sono esempi per tutta l’umanità. In effetti, i testimoni devono sempre essere scelti tra le persone probe e timorate, che di solito costituiscono un buon esempio di probità e integrità per il resto della gente. In altre parole, il sacro Corano vuole dire che i mussulmani, con la giusta fede e le corrette convinzioni che hanno, con gli insegnamenti divini dei quali possono godere, sono senza dubbio un esempio per tutti i popoli, e il sommo Profeta (S), somma creatura di Allah, il miglior esempio per i mussulmani e per tutti gli altri esseri umani.

Il sacro Verbo d’Allah vuole dire che i mussulmani, seguendo l’Islam, possono essere una perfetta testimonianza del fatto che l’essere umano può essere devoto ad Allah e alla Sua religione, e, allo stesso tempo, darsi da fare per la sua vita materiale, terrena, per stare bene anche in questo mondo. Il vero mussulmano, con la sua fede e la sua devozione, testimonia che è possibile vivere in una società, e, allo stesso tempo, curare la propria vita spirituale. Questo nobile popolo è in grado di dimostrare che religione e scienza, vita terrena e ultraterrena, non solo non sono in antitesi fra di loro, ma si aiutano a vicenda.

Il versetto continua rivelando un’altra delle ragioni del cambiamento della qiblah, un altro dei misteri legati a questo straordinario evento:

“Non abbiamo stabilito la qiblah che avevi {Città Santa} se non per distinguere coloro che seguono il Messaggero da coloro che si ‘girano sui propri tacchi’ {si rifiutano di seguirlo}”

Si noti che il sacro Corano non dice: “…coloro che ti seguono…”, ma afferma: “…coloro che seguono il Messaggero…”, per ricordare a tutti il motivo per il quale si deve ubbidienza al santo Messaggero d’Allah. Certo, egli è l’inviato del Signore Eccelso, e deve essere ubbidito: il suo comando è il comando d’Allah!

Poi aggiunge: “In verità, questa fu una dura prova, salvo che per quelli che Allah ha guidato”

Certo, senza guida divina non può esserci sottomissione: riesce a sottomettersi al Signore solo chi viene guidato da Lui! Per chi è realmente, sinceramente, devotamente sottomesso ad Allah, non è difficile ubbidire ai Suoi comandamenti: qualsiasi cosa Egli gli chieda la esegue di buon grado, ubbidisce soddisfatto, senza protestare, senza provare la minima fatica.

Dal momento poi che i nemici tentatori e gli amici ignoranti dell’Islam e dei mussulmani, sostenevano che il cambiamento della qiblah aveva invalidato le precedenti preghiere della gente e i loro passati atti di culto, e aveva distrutto i meriti da loro guadagnati con tali atti di adorazione, alla fine del versetto in esame Allah afferma:

“Allah non intende distruggere la vostra fede: Allah è invero compassionevole e benevolo con gli uomini”

Sura al-Baqarah Versetto 144

قَدْ نَرَى تَقَلُّبَ وَجْهِكَ فِي السَّمآءِ فَلَنُوَلِّيَنَّكَ قِبْلَةً تَرْضَاهَا فَوَلِّ وَجْهَكَ شَطْرَ الْمَسْجِدِ الْحَرَامِ وَحَيْثُ مَا كُنْتُمْ فَوَلُّوا وُجُوهَكُمْ شَطْرَهُ وإِنَّ الَّذِينَ اُوتُوا الْكِتَابَ لَيَعْلَمُونَ أَنَّهُ الْحَقُّ مِن رَبِّهِمْ وَمَا اللّهُ بِغَافِلٍ عَمَّا يَعْمَلُونَ ﴿144﴾

150. Abbiamo invero visto il volgersi del tuo viso in cielo {in attesa della rivelazione}. Ebbene, ti volgeremo verso una qiblah della quale sarai soddisfatto. Volgi dunque il volto verso la Masjidu-l-haram {la sacra e famosa moschea della Mecca}! Ovunque siate, rivolgete il volto verso di essa. In verità, coloro a cui è stato dato il Libro, ben sanno che questa è la verità {che viene} dal loro Signore. E Allah non è ignaro di quello che essi fanno.

Commento

Ovunque siate, rivolgete il volto verso la Sacra Ka´bah

Come abbiamo già detto, la santa città di Baytu-l-maqdis era la prima e momentanea qiblah dei mussulmani, e il santo Profeta (S) attendeva che discendesse il versetto in esame:

“Abbiamo invero visto il volgersi del tuo viso in cielo {in attesa della rivelazione}. Ebbene, ti volgeremo verso una qiblah della quale sarai soddisfatto. Volgi dunque il volto verso la Masjidu-l-haram {la sacra e famosa moschea della Mecca}! Ovunque siate, rivolgete il volto verso di essa…”

In base a quanto affermano le tradizioni islamiche, la qiblah cambiò mentre il sommo Profeta (S) stava eseguendo, davanti ai mussulmani, la preghiera di mezzogiorno, in un momento importante e delicato.

L’arcangelo Gabriele prese le braccia del sommo Profeta (S) e lo girò dalla prima e momentanea qiblah, la santa Baytu-l-maqdis, alla seconda e definitiva, la sacra Ka´bah, e immediatamente anche i credenti che pregavano dietro il sommo Profeta (S) adottarono la nuova qiblah, e si girarono verso la sacra Ka´bah.

In una tradizione islamica leggiamo che, addirittura, donne e uomini si scambiarono i posti durante la preghiera. In effetti, la santa Baytu-l-maqdis si trovava all’incirca a nord, mentre la sacra Ka´bah si trovava esattamente a sud.

Il cambiamento di qiblah era inoltre uno dei chiari segni di riconoscimento del sommo Profeta (S) ricordati dai precedenti libri ispirati. Essi avevano letto nelle proprie scritture che egli avrebbe pregato verso due direzioni. È per questo motivo che il versetto dice:

“In verità, coloro a cui è stato dato il Libro, ben sanno che questa è la verità {che viene} dal loro Signore”

Inoltre, il fatto che il sommo Profeta (S) non si fece influenzare dalla consuetudine della generalità delle persone che lo circondavano (che venerava la Ka´bah e la considerava come tempio per eccellenza), e adottò come qiblah quella di una ridotta minoranza, può essere un’ulteriore prova della sua sincerità e della natura divina della sua missione.

Il versetto si conclude dicendo: “E Allah non è ignaro di quello che essi fanno”

Questi empi, al posto di considerare il cambiamento di qiblah come segno della sua sincerità – menzionato anche nelle precedenti sacre scritture – e di annunciare quanto sapevano alla gente, occultavano le verità divine, e facevano baruffa. Ma certamente Allah vede ciò che fanno, conosce i loro pensieri e i loro intenti.

Sura al-Baqarah Versetto 145

وَلَئِنْ أَتَيْتَ الَّذِينَ اُوتُوا الْكِتَابَ بِكُلِّ ءَايَةٍ مَا تَبِعُوا قِبْلَتَكَ وَمَآ أَنْتَ بِتَابِعٍ قِبْلَتَهُمْ وَمَا بَعْضُهُم بِتَابِعٍ قِبْلَةَ بَعْضٍ وَلَئِنِ اتَّبَعْتَ أَهْوَآءَهُمْ مِن بَعْدِ مَا جَآءَكَ مِنَ الْعِلْمِ إِنَّكَ إِذاً لَمِنَ الظَّالِمِينَ ﴿145﴾

151. Anche se tu recassi a quelli a cui è stato dato il Libro ogni specie di prova, essi non seguirebbero lo stesso la tua qiblah, e tu non segui la loro né loro seguono gli uni la qiblah degli altri. E se dopo il sapere che ti è giunto, dovessi seguire i loro desideri, allora tu, in verità, diverresti sicuramente un iniquo.

Commento

Essi non seguiranno mai la tua Qiblah!

Abbiamo appreso che la gente del Libro era già al corrente del cambiamento della qiblah, e non solo non era convinta del fatto che questo cambiamento fosse sbagliato, ma aveva la certezza della sua natura divina, in quanto, nelle loro stesse scritture questo avvenimento veniva ricordato come uno dei segni dell’avvento del Profeta (S) dell’Islam. Tuttavia, la loro superbia e il loro fanatismo non permise loro di accettare e sottomettersi alla verità.

In linea di principio, l’essere umano fino a quando non s’è creato un pregiudizio su una determinata questione, può convincersi della verità, attraverso il ragionamento, con un miracolo, ecc., ma quando giudica le cose secondo i suoi pregiudizi, soprattutto quando è ignorante e fanatico, non può convincersi di nessuna verità, nemmeno delle piú palesi ed evidenti.

È per questo motivo che il sacro Corano afferma:

“Anche se tu recassi a quelli a cui è stato dato il Libro ogni specie di prova, essi non seguirebbero lo stesso la tua qiblah…”

Non stancarti dunque! Essi non si sottometteranno mai alla verità, poiché in essi non v’è alcun amore per essa. Essi sono fanatici, superbi, settari, intolleranti, faziosi!

Purtroppo tutti i profeti divini dovettero affrontare questo tipo di persone: ricchi deviati, dotti avidi, gente comune ignorane e fanatica.

Il versetto aggiunge poi: “…e tu non segui la loro…”, che significa che se essi pensano che facendo baruffa riusciranno a convincerti a riadottare la vecchia qiblah, si sbagliano di grosso! La Ka´bah sarà la vostra qiblah fino alla fine dei tempi! La devono dunque finire di tentare, sobillare gli animi della gente!

Il sacro Verbo di Allah continua dunque dicendo: “…né loro seguono gli uni la qiblah degli altri”
Certo, anche giudei e cristiani dissentono e litigano su tale questione, e non accettano gli uni la qiblah degli altri.
Il sacro versetto ribadisce infine:

“E se dopo il sapere che ti è giunto, dovessi seguire i loro desideri, allora tu, in verità, diverresti sicuramente un iniquo”

In diversi punti del sacro Corano troviamo simili minacce rivolte dal Signore eccelso al santo Profeta (S) dell’Islam.

Che significato hanno dunque? Non è forse il sommo Profeta (S) immacolato e infallibile?

Dobbiamo come prima cosa dire che queste minacce mirano a far capire a tutti che la giustizia divina non ammette alcuna eccezione, non favorisce nessuno, tutti sono uguali dinanzi ad essa, anche e soprattutto i profeti. Perciò, ammesso e non concesso (si noti che queste minacce vengono sempre espresse dal Corano attraverso preposizioni condizionali) che il Profeta (S) commetta un peccato, sarebbe punito esattamente come una qualsiasi altra persona. Questa è la giustizia divina!

Oltre a ciò, queste minacce servono anche a mettere in guardia la gente dal sottomettersi alle passioni degli empi, e non farsi mai spaventare da loro.

Sura al-Baqarah Versetti 146-147

الَّذِينَ ءَاتَيْنَاهُمُ الْكِتَابَ يَعْرِفُونَهُ كَمَا يَعْرِفُونَ أَبْنَآءَهُمْ وَإِنَّ فَرِيقاً مِنْهُمْ لَيَكْتُمُونَ الْحَقَّ وَهُمْ يَعْلَمُونَ ﴿146﴾ الْحَقُّ مِن رَبِّكَ فَلاَ تَكُونَنَّ مِنَ الْمُمْتَرِينَ ﴿147﴾

152. Coloro ai quali abbiamo dato il Libro, lo conoscono {il Profeta (S) dell’Islam} come conoscono i loro figli. In verità, un gruppo di loro nasconde la verità pur conoscendo{la}.
153. La verità {è ciò che viene} dal tuo Signore, non essere dunque tra i dubbiosi.

Commento

Essi lo conoscono molto bene!

Continuando il discorso iniziato nei versetti precedenti, a proposito dell’ostinatezza e del fanatismo di alcuni giudei e cristiani, il sacro Corano, nel primo versetto in esame, afferma:

“Coloro ai quali abbiamo dato il Libro, lo conoscono {il Profeta (S) dell’Islam} come conoscono i loro figli. In verità, un gruppo di loro nasconde la verità pur conoscendo{la}”

Abdullah Bin Salaam (un dotto giudeo, che assieme ad altri giudei si convertì all’Islam nei primi anni dell’avvento di questa sacra religione) disse: “Io lo conosco {il Profeta (S) dell’Islam} meglio di quanto non conosca mio figlio”

Questo versetto svela un’interessante verità: le sacre scritture del passato descrivevano così bene le caratteristiche fisiche e spirituali del Profeta (S) dell’Islam che coloro che le possedevano e le leggevano attentamente potevano acquisire di lui una perfetta conoscenza, addirittura superiore a quella che avevano dei propri figli!

È forse possibile che i loro libri non abbiano mai detto alcuna una parola riguardo al Profeta (S) dell’Islam, e nonostante ciò egli abbia apertamente detto loro: “I vostri libri mi hanno descritto completamente!”? Se fosse stato veramente così i dotti giudei e cristiani non avrebbero forse intrapreso un’accanita lotta contro il Profeta (S) dell’Islam? Non gli avrebbero forse detto: “Queste sono le nostre scritture! Facci dunque vedere dove, in essi, si parla di te, del tuo nome e dei tuoi attributi!”? In tali condizioni, non è forse vero che nessuno dei dotti giudei e cristiani si sarebbe mai convertito alla religione islamica?

Comprendiamo dunque che questo tipo di versetti provano la sincerità del sommo Profeta (S), e la natura divina della sua sacra missione.

Il sacro Verbo di Allah, continua ribadendo:

“La verità {è ciò che viene} dal tuo Signore, non essere dunque tra i dubbiosi”

Allah, con questa frase intende rincuorare il santo Profeta (S), e ribadire che tutto ciò che proviene da Lui, è assoluta verità, e che non deve perciò dubitare, non deve assolutamente esitare, deve disinteressarsi delle vuote parole dei suoi nemici, e portare avanti, con assoluta decisione, la sua santa missione.

Per concludere ricordiamo che quanto abbiamo detto a proposito dell’ultima frase del centoquarantacinquesimo versetto, vale anche per questo versetto: in realtà, questo è un consiglio che il Signore Eccelso dà alla gente!

Sura al-Baqarah Versetto 148

وَلِكُلٍّ وِجْهَةٌ هُوَ مُوَلِّيهَا فَاسْتَبِقُوا الْخَيْرَاتِ أَيْنَ مَا تَكُونُوا يَأْتِ بِكُمُ اللّهُ جَمِيعاً إِنَّ اللّهَ عَلَى كُلِّ شَيْءٍ قَدِيرٌ ﴿148﴾

154. Ognuno ha una direzione verso la quale volge il volto. Gareggiate dunque nel {l’eseguire il} bene. {Sappiate che} ovunque siate, Allah vi riunirà tutti. In verità, Allah può tutto.

Commento

Ogni Nazione ha la sua Qiblah!

Questo versetto è, in realtà, un’ulteriore decisa risposta alle obiezioni dei giudei sulla questione del cambiamento della qiblah: “Ognuno ha una direzione verso la quale volge il volto”

Lungo il corso dei secoli, sono esistite diverse qiblah, e non bisogna stupirsi per il cambiamento di qiblah, che, non dimentichiamolo, non è uno dei principi fondamentali e invariabili della religione islamica, e nemmeno una delle invariabili e costanti leggi della natura, dell’universo.

Il sacro Corano invita dunque a perseguire il bene invece di discutere troppo su tale questione: “Gareggiate dunque nel {l’eseguire il} bene”

Lo stesso concetto viene espresso dal centosettantasettesimo versetto della sura in esame

“Il bene non consiste nel volgere i volti verso l’oriente e l’occidente, ma il bene è {quello di} chi crede in Allah e nel Giorno Estremo, negli angeli, nel Libro e nei Profeti, e dà i {propri} beni, nonostante li ami, ai parenti, agli orfani, ai poveri, all’ibnu-s-sabìl {la persona che è in viaggio, e che, per mancanza di mezzi, non è in grado di proseguire}, ai mendicanti e per liberare gli schiavi; di chi eleva la salâh, dà la zakâh, di coloro che mantengono le proprie promesse quando promettono, e, in particolare, di coloro che sono pazienti nelle avversità, nelle ristrettezze e in battaglia. Questi sono i sinceri, questi sono i {veri} timorati {di Allah}!”

Il versetto si chiude con una significativa frase, con un ammonimento per i cavillatori, e una lieta novella per i probi: “{Sappiate che} ovunque siate, Allah vi riunirà tutti”

Certo, sarete tutti presenti al Giudizio Universale, buoni e cattivi, per ricevere il premio delle vostre buone azioni o essere puniti per i peccati che avete commesso. Coloro che compiono costantemente il bene ed eseguono le migliori azioni, non sono certamente uguali agli empi che non fanno altro che sobillare e tentare la gente.

Dal momento che alcuni potrebbero considerare incredibile o inverosimile la resurrezione, il Signore Altissimo aggiunge immediatamente:

“In verità, Allah può tutto”, frase che può essere considerata l’argomento della precedente: “{Sappiate che} ovunque siate, Allah vi riunirà tutti”

In quel Giorno i compagni del Mahdi (aj) si riuniranno

In diverse tradizioni degli Imam (as) leggiamo che la frase “{Sappiate che} ovunque siate, Allah vi riunirà tutti” riguarda i compagni del dodicesimo Imam (as), il Mahdi, che Allah affretti la sua nobile manifestazione.

A titolo d’esempio, citiamo la seguente tradizione del santo imam Baqir (as), riportata nell’opera Rawzatu-l-kaafi: “Il versetto riguarda i trecentotredici compagni del Qaa’im {il dodicesimo Imam}. Giuro su Allah, che sono loro l’Ummatu-l-Ma´dudah! Giuro su Allah, che si riuniranno in poco tempo, al pari di nuvole d’autunno che riempiono il cielo spinte da un forte vento”1

In un’altra tradizione, del nobile ottavo Imam (as), leggiamo: “Giuro su Allah, che all’avvento del nostro Qaa’im {il dodicesimo Imam}, Allah riunirà intorno a lui, da tutti i luoghi, i nostri seguaci”2

Senza dubbio, questo commento del versetto riguarda le cosiddette “profondità” {butun} del sacro Corano, la cui comprensione è possibile solo al sommo Profeta (S) (S), ai nobili Imam, e, in generale, a coloro ai quali Allah ha concesso tale comprensione.

In altre parole, queste tradizioni, in realtà, vogliono dire che se Allah ha il potere di ricostituire i corpi degli uomini e di riunirli per il Giudizio Universale, è, a maggior ragione, in grado di riunire, in un solo istante, tutti i fedeli e sinceri compagni del Mahdi (che Allah affretti la sua manifestazione) al cospetto di questo nobile Imam, per aiutarlo a creare un mondo giusto, libero da ingiustizia e tirannia.

  • 1. Nuru-th-thaqalayn, vol. I, pag. 139, hadith n. 427.
  • 2. Majma´u-l-bayaan, vol. I, pag. 231.

Sura al-Baqarah Versetti 149-150

وَمِنْ حَيْثُ خَرَجْتَ فَوَلِّ وَجْهَكَ شَطْرَ الْمَسْجِدِ الْحَرَامِ وَإِنَّهُ لَلْحَقُّ مِن رَبِّكَ وَمَا اللّهُ بِغَافِلٍ عَمَّا تَعْمَلُونَ

﴿149﴾ وَمِنْ حَيْثُ خَرَجْتَ فَوَلِّ وَجْهَكَ شَطْرَ الْمَسْجِدِ الْحَرَامِ وَحَيْثُ مَا كُنْتُمْ فَوَلُّوا وُجُوهَكُمْ شَطْرَهُ لِئَلاَّ يَكُونَ لِلنَّاسِ عَلَيْكُمْ حُجَّةٌ إِلاَّ الَّذِينَ ظَلَمُوا مِنْهُمْ فَلاَ تَخْشَوْهُمْ وَاخْشَوْنِي وَِلاُتِمَّ نِعْمَتِي عَلَيْكُمْ وَلَعَلَّكُمْ تَهْتَدُونَ ﴿150﴾

155. E da qualunque luogo tu esca, volgi il tuo viso verso la Masjidu-l-haram, che questa è la verità {proveniente} dal tuo Signore. E Allah non è ignaro di ciò che fate.
156. E {allora}, da qualunque luogo tu esca, volgi il viso verso la Masjidu-l-haram, e ovunque voi siate, volgete il volto verso di essa, affinché la gente non abbia pretesti contro di voi, eccetto quelli di loro che hanno fatto ingiustizia. Non temeteli allora, temete {piuttosto} Me, affinché Io renda perfetta su di voi la Mia Grazia. Forse così seguirete la retta via.

Commento

Nei precedenti versetti, il sacro Corano, nell’ordinare ai mussulmani di rivolgersi verso la Sacra Moschea della Mecca, si riferiva alla santa Medina e ai mussulmani di questa città. In questo versetto, il sacro Verbo di Allah dice invece:

“E {allora}, da qualunque luogo tu esca, volgi il viso verso la Masjidu-l-haram, e ovunque voi siate, volgete il volto verso di essa…”

Ma perché la questione del cambiamento della qiblah viene trattata ripetutamente dal sacro Corano?
In diversi e consecutivi versetti, il sacro Corano tratta, ripete e ribadisce le questioni e i princìpi inerenti all’argomento del cambiamento della qiblah, e ordina, piú di una volta, al sommo Profeta (S) e ai mussulmani, di volgere il volto verso questa sacra direzione. La ripetizione di tali ordini e argomenti non è a caso, e, ogni volta, assieme alla questione della qiblah, viene trattato un nuovo e diverso problema. Essa serve inoltre a mettere in evidenza la grande importanza, e le vitali conseguenze di questo cambiamento.

In uno dei versetti della sura in esame, dopo aver ordinato al sommo Profeta (S) e ai mussulmani di rivolgersi verso la nuova qiblah, afferma che la gente del Libro sapeva bene che è giusto pregare verso la Ka´bah, poiché aveva letto nella Torà che il Sigillo dei Profeti avrebbe pregato verso due qiblah. Il sacro Corano aggiunge inoltre che Allah ha dato al sommo Profeta (S) una nuova qiblah affinché s’avverasse la predizione della Torà. Nel versetto successivo, il nobile Verbo di Allah porta un altro argomento per ripetere e ribadire tale questione.

Nel versetto in esame invece, il problema trattato assieme alla questione del cambiamento della qiblah, è quello espresso dalla seguente frase: “…affinché la gente non abbia pretesti contro di voi…”

In effetti, la gente del Libro attendeva questo evento, e se la qiblah non fosse cambiata, essi avrebbero avuto un ottimo pretesto per negare fede al Profeta (S) e dissuadere gli altri dal credergli. Essi avrebbero detto: “Non è lui il Profeta (S) che aspettiamo, poiché non ha pregato verso due qiblah”, ho avrebbero biasimato i mussulmani, dicendo loro: “Voi non avete una qiblah indipendente, seguite i giudei!”. Inoltre, anche i politeisti avrebbero obiettato dicendo: “Se Muhammad segue veramente la religione di Abramo, perché trascura la casa costruita da Abramo {la Ka´bah}”. Anche gli ipocriti avrebbero cavillato dicendo: “Il Profeta (S) non ha le idee chiare!”

In ogni caso, ripetendo e ribadendo il precetto del cambiamento della qiblah, Allah mirava a preparare i mussulmani ad accettare questo comandamento divino, a perseverare, a non perdersi d’animo di fronte alle difficoltà, dinanzi al biasimo dei loro nemici. Il Signore Eccelso voleva che non dimenticassero che le persone ragionevoli non li avrebbero mai biasimati, e solo gli empi, gli iniqui si sarebbero presi gioco di loro, li avrebbero molestati, avrebbero cercato pretesti, cavillato per osteggiarli. Allah voleva sostenerli e ricordare loro che dovevano temere solo Lui, e non avere paura di nessun altro.

Un’altra cosa che è necessario ricordare, è che la Ka´bah è il simbolo del tawhid, della fede nel Dio Unico, dell’Islam, dei mussulmani. Nel Nahj ul-Balaghah la Ka´bah viene chiamata ´Alam, che, in lingua araba, significa “segno chiaro”

Gli idolatri e gli astrolatri, prestavano culto ai propri idoli rivolgendosi verso di essi, verso pezzi di legno, oggetti di ferro, astri e stelle. Ebbene, l’Islam prescrive a tutti gli uomini di prestare sincero culto all’unica divinità esistente, Allah l’Altissimo, e di volgere il viso verso un sacro edificio costruito da santi uomini, per ordine divino, per volere divino, come segno di assoluta devozione al Signore dei Mondi, per dimostrare e palesare la propria pura fede monoteistica. In altre parole, il mussulmano volgendo il proprio viso alla sacra Ka´bah manifesta la propria fede in Allah, dimostra la sua assoluta devozione al Signore eccelso, e rifiuta fede, devozione e culto a tutto ciò che non sia Lui!

In alcune tradizioni islamiche leggiamo che il sommo Profeta (S), di solito, si sedeva e dormiva rivolto verso la qiblah, e raccomandava ai suoi seguaci di fare lo stesso. Perciò, sedersi rivolti verso la qiblah è atto di adorazione.

Nella legge islamica la qiblah è regolata da precisi precetti, il cui rispetto è in alcuni casi obbligatorio. È ad esempio obbligatorio macellare le bestie rivolti verso la qiblah, seppellire i cadaveri rivolgendoli verso questa direzione, pregare verso la qiblah. È poi proibito, ad esempio, fare i bisogni rivolti verso la qiblah o dando le spalle a essa.

La qiblah è inoltre in grado di unire i cuori dei credenti, e di indurli a combattere i nemici dell’Islam. Non a caso, grandi profeti e imam, come Abramo, Muhammad, l’imam Hussain, e il Mahdi, hanno iniziato o inizieranno, la loro lotta contro il male e l’ingiustizia dappresso alla Ka´bah.

È possibile riepilogare quanto abbiamo finora detto riguardo alla qiblah, dicendo:

1. la Ka´bah è la qiblah di tutti i mussulmani, che sono tenuti, ovunque si trovino, a rivolgersi verso essa durante la preghiera;

2. i mussulmani non devono dare alcun pretesto ai loro nemici: “…affinché la gente non abbia pretesti contro di voi…”

3. è obbligatorio combattere l’ingiustizia: “…eccetto quelli di loro che hanno fatto ingiustizia…”

4. il cambiamento della qiblah era, per la gente del Libro, uno dei segni per riconoscere il Profeta (S) dell’Islam (menzionato nelle precedenti sacre scritture);

5. il cambiamento della qiblah mise a tacere giudei, cristiani, politeisti e ipocriti;

6. i mussulmani devono sforzarsi d’essere indipendenti;

7. il maggior pericolo per i mussulmani non sono i loro nemici, è bensì la mancanza di timor di Dio;

8. la determinazione della nuova qiblah ha messo le basi del completamento della grazia di Allah sui Suoi servi;

9. la qiblah aiuta il credente a preservare la propria fede, e a seguire il retto sentiero.

Sura al-Baqarah Versetti 151-152

كَمَآ أَرْسَلْنَا فِيكُمْ رَسُولاً مِنْكُمْ يَتْلُواْ عَلَيْكُمْ ءَايَاتِنَا وَيُزَكِّيكُمْ وَيُعَلِّمُكُمُ الْكِتَابَ وَالْحِكْمَةَ وَيُعَلِّمُكُمْ مَا لَمْ تَكُونُوا تَعْلَمُونَ ﴿151﴾ فَاذْكُرُونِي أَذْكُرْكُمْ وَاشْكُرُوا لِي وَلا تَكْفُرُونِ ﴿152﴾

157. Come abbiamo inviato fra voi un {Nostro} messaggero a voi stessi appartenente, che vi recita i Nostri versetti, vi purifica, v’insegna il Libro e la sapienza e v’insegna quello che non sapevate.
158. RicordateMi dunque, e Io Mi ricorderò di voi, siateMi grati e non mostratevi irriconoscenti verso di Me.

Commento

Il sommo Profeta (S) disse: «Io sono la “preghiera” di mio padre Abramo»
Ciò è confermato anche dal sacro Verbo di Allah:

«O nostro Signore, suscita fra loro un {Tuo} messaggero a loro stessi appartenente, che reciti loro i Tuoi versetti, insegni loro il Libro e la sapienza e li purifichi. In verità, Tu sei l’Invincibile, il Saggio {”}»1

Certo, Allah l’Eccelso esaudì la sacra preghiera d’Abramo e inviò all’umanità il Sigillo dei Profeti, una perfetta guida, un Arabo suscitato tra gli Arabi – il cui messaggio è rivolto a tutti gli uomini, di tutte le epoche, di tutti i luoghi – che parla la loro stessa lingua, che conosce i loro desideri e i loro bisogni.

Il Signore Eccelso nell’ultima frase del versetto precedente, ha ricordato uno dei motivi del cambiamento della qiblah, e cioè il completamento della Sua grazia sulla gente, e la loro guida sulla retta via. Nel versetto in esame, usando l’espressione “kamaa”, da noi tradotta con il termine “come”, vuole dire che il cambiamento della qiblah non è stato l’unico dono di Allah, il Quale ha fatto molti altri doni all’umanità: “Come abbiamo inviato fra voi un {Nostro} messaggero a voi stessi appartenente”

L’espressione “minkum”, da noi tradotta con “a voi stessi appartenente”, è possibile che significhi che il Profeta (S) Muhammad è un essere umano come gli altri, e che solo un essere umano può guidare l’umanità al bene e alla virtú, e che questo è invero un grande dono fatto da Allah agli uomini.

Potrebbe anche significare che il Profeta (S) inviato appartiene alla razza araba, è un Arabo come quelli tra i quali è stato inviato il sacro Corano. Sappiamo che gli Arabi dell’era preislamica ci tenevano molto alla loro razza, e che non avrebbero mai accettato di sottomettersi a un Profeta (S) non arabo. A tal proposito nella Sura dei Poeti, versetti 198 e 199, leggiamo:

“Se l’avessimo rivelato {il Corano} a un non arabo, e se egli l’avesse loro letto, non gli avrebbero prestato fede”.

Dopo aver ricordato questo grande dono, il versetto ricorda altri quattro doni:

1. “…che vi recita i Nostri versetti…”

2. “…vi purifica…”

3. “…v’insegna il Libro e la sapienza…”

4. “…e v’insegna quello che non sapevate…”

Dopo aver ricordato questi cinque preziosi doni, il sacro Corano, nel versetto successivo, afferma: “RicordateMi dunque, e Io Mi ricorderò di voi, siateMi grati e non mostratevi irriconoscenti verso di Me”
Dio non ha bisogno di essere ricordato e ringraziato, siamo noi che abbiamo bisogno di ricordarLo e di ringraziarLo, perché ciò ci dà forza, ci salva dal male, e aumenta i doni che Egli ci fa.

  • 1. Santo Corano, 2: 129.

Sura al-Baqarah Versetto 153

يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُواْ اسْتَعِينُواْ بِالصَّبْرِ وَالصَّلاَةِ إِنَّ اللّهَ مَعَ الصَّابِرِينَ ﴿153﴾

159. O voi che avete prestato fede, cercate aiuto nella pazienza e nella salâh: in verità, Allah è con i pazienti.

Commento

L’espressione “yaa ayyuha-l-ladhina aamanu”, che significa “o voi che avete prestato fede”, riguarda i credenti e i loro capi, padroni, signori, principi, guide, imam, il santo Alì e gli undici purissimi imam da lui discendenti.

A tal proposito, citiamo una delle tante tradizioni esistenti su questo argomento. Burhaan narra che Bin Abbas ha detto: «Allah non ha rivelato versetto che contenga “yaa ayyuha-l-ladhina aamanu”, se non che Alì ne sia il capo, il principe»1

“Cercate aiuto nella pazienza e nella salâh” è un ordine cosiddetto “irshaadiyy” {esortativo}, poiché è ovvio che le creature abbiano, in ogni cosa, bisogno del Creatore, dipendano assolutamente da Colui che è assolutamente indipendente, dall’Autosufficiente. In effetti, l’essere umano è libero di scegliere, ma non agisce in modo indipendente: tutto in lui e nelle altre creature dipende dal Creatore, dal Signore Eccelso, dal Sostentatore Sublime, dalla Causa delle Cause, dal Sommo Essere.

Non bisogna poi trascurare che riceve l’aiuto divino chi ne è degno, e tale dignità si consegue mettendo in pratica il consiglio dato dal versetto in esame: “…cercate aiuto nella pazienza e nella salâh…”

Certo, chi si fa travolgere dai problemi della vita, chi è debole, impaziente, insofferente alle difficoltà e alle disgrazie, non è sicuramente degno dell’ausilio divino, e lo stesso dicasi per coloro che trascurano e sottovalutano il sommo rapporto con il proprio Creatore: la salaah, la preghiera.
In una tradizione leggiamo: “La pazienza è la chiave di ogni problema”

Alì (as), il Principe dei Credenti, descrivendo i timorati, disse: “Pazientano pochi giorni, che donano loro una lunga quiete”2

Alcuni esegeti sostengono che in questo versetto la parola “as-sabr” da noi tradotta con il termine “pazienza” – significa as-saum o al-Jihad, denota cioè il digiuno rituale islamico o la Jihad. Noi siamo dell’idea che tali interpretazioni possono essere accettate solo mantenendo – per la parola “as-sabr” il significato “pazienza”, e dicendo che durante il digiuno o nella Jihad è necessario pazientare, non dimostrare insofferenza alle difficoltà, alla fame, alla sete, alla guerra, lottare, con indefessa volontà, contro le passioni.

Quanto invece alla parola salaah, preghiera, alcuni esegeti sostengono che in questo versetto significa duaa’, e cioè supplica, implorazione; altri invece dicono che denota l’insieme degli atti obbligatori e supererogatori. Ognuna di queste tesi è sostenuta da tradizioni islamiche.

Quando poi il sacro Verbo di Allah afferma: “Allah è con i pazienti”, intende dire che coloro che sono pazienti, quelli che sopportano le difficoltà godono del Suo ausilio, del Suo appoggio, vengono guidati da Lui sulla retta via, godono della Sua infinita grazia, della Sua salvante protezione, e, al di sopra di ogni altro bene, ricevono la Sua generosa ricompensa: “Senza dubbio, verrà data ai pazienti la loro ricompensa, senza limiti”3

  • 1. Tafsir Furaat Al-kufiyy, pag. 49, hadith n. 7.
  • 2. Bihaaru-l’anwaar, vol. 68, pag. 113, hadith n. 48.
  • 3. Santo Corano, 39: 10.

Sura al-Baqarah Versetto 154

وَلاَ تَقُولُواْ لِمَنْ يُقْتَلُ فِي سَبيلِ اللّهِ أَمْوَاتٌ بَلْ أَحْيَاء وَلَكِن لاَّ تَشْعُرُونَ ﴿154﴾

160. E non considerate morti coloro che sono caduti sulla via di Allah. No, essi sono vivi, voi però non {lo} capite!

Commento

Devono essere considerati “caduti sulla via di Allah”, tutti quelli che rimangono uccisi sul campo di battaglia affianco al sommo Profeta (S), a uno dei santi Imam, a uno dei loro luogotenenti, o, in generale, tutte le persone che perdono la vita per la causa d’Allah.

Anche se questo versetto fu rivelato in occasione della battaglia di Badr, non riguarda tuttavia solo i martiri di questa celebre guerra, vale per ogni caduto sulla via del Signore Eccelso: i santi Imam, i loro fedeli compagni, i sapienti timorati, i probi credenti.

In generale, la vita dopo la morte, tra questo mondo e la resurrezione, il cosiddetto barzakh, non riguarda solo i martiri, e il versetto, il sacro Corano non afferma che solo i “caduti sulla via di Allah” continuano a vivere dopo la morte.

Infatti, in base a quanto affermano alcuni versetti del sacro Corano e alcune tradizioni islamiche, credenti e miscredenti, in attesa del Giudizio Universale, vivranno in un mondo immaginale, nel cosiddetto barzakh, con un corpo simile a quello terreno: i primi godranno dei beni e della grazia di Allah, i secondi verranno colpiti dalla Sua ira, saranno puniti. A tal proposito, in uno dei nobili versetti del glorioso Corano, leggiamo:

«…finché la morte non giunga a uno di loro. Egli dice: “Mio Signore! Fatemi ritornare! Forse potrò compiere opera buona in ciò che ho trascurato”. No, sono solo parole! Dietro di loro v’è un barzakh {una barriera} fino al giorno in cui verranno fatti risorgere»1

No, essi sono vivi!

Esistono quattro tipi di vita: vegetale, animale, umana, spirituale.

La vita vegetale, è quella forza che permette la crescita e lo sviluppo materiale, ed è comune a vegetali, animali ed esseri umani. Tale vita svanisce con la morte.

La vita animale è quella forza attraverso la quale si realizza la percezione e il movimento volontario, ed è comune agli animali e agli esseri umani. Essa s’estingue con la morte.

La vita umana non è altro che l’intelletto umano, con il quale l’uomo si distingue dall’animale. La funzione di questa forza è quella di dirigere il corpo. Questa forma di vita s’interrompe nel momento in cui lo spirito umano abbandona il corpo, ma non s’annienta, continua bensì dopo la resurrezione, e riprende la sua funzione, che, come abbiamo già detto, è quella di dirigere, gestire il corpo.

La vita spirituale, quella riguardante la fede umana, è la pace dell’anima, la quiete interiore, la luce del cuore, che l’essere umano acquisisce attraverso la fede in Dio e la Sua conoscenza. Questa sublime forma di vita, questa somma forza spirituale è in grado di donare, in questo mondo e nell’aldilà, pace e beatitudine all’essere umano, di tenerlo lontano dalle tribolazioni e dai tormenti, di renderlo, in ogni cosa, deciso e risoluto. In effetti, la sua origine è il sommo Creatore, l’Onnipotente, l’Onnisciente.

Di quest’ultima forma di vita parla anche il sacro Corano, nella Sura delle Api (versetto 97) e nella Sura del Bottino (versetto 24).

Il concetto di vita, è un concetto generale, e può essere definito come la manifestazione di una serie di effetti dall’essere che la possiede. Detto ciò è possibile affermare che il Signore Eccelso è vivo: “Allah! Non v’è altra divinità all’infuori di Lui, il Vivo, l’Assoluto”2, ovvero, l’Unico Dio è Colui che manifesta onnipotenza e onniscienza.

Sotto questo punto di vista, la vita del Signore Eccelso si identifica, coincide con la Sua sapienza e la Sua potenza: l’Essere Onnisciente Onnipotente, è il Vivo.

Concludiamo dunque che questo concetto è applicabile a ogni cosa che manifesta una serie di effetti, nel modo spiegato ora, anche se ciò si realizza con caratteristiche e modalità diverse, anche se questa manifestazione avviene nei diversi mondi con caratteristiche e modalità adeguate ad essi. Così la vita posseduta dai martiri nel barzakh sarà adeguata a questo mondo. Ecco perché le persone che vivono in questo nostro mondo, che godono solo della particolare percezione specifica di questo nostro mondo, non possono comprendere la vita posseduta dai martiri nel barzakh: “…voi però non {lo} capite!”

  • 1. Santo Corano, 23: 99 e 100.
  • 2. Santo Corano, 3: 2.

Sura al-Baqarah Versetti 155-157

وَلَنَبْلُوَنَّكُمْ بِشَيْءٍ مِّنَ الْخَوفْ وَالْجُوعِ وَنَقْصٍ مِّنَ الأَمَوَالِ وَالأنفُسِ وَالثَّمَرَاتِ وَبَشِّرِ الصَّابِرِينَ ﴿155﴾ الَّذِينَ إِذَا أَصَابَتْهُم مُّصِيبَةٌ قَالُواْ إِنَّا لِلّهِ وَإِنَّـا إِلَيْهِ رَاجِعونَ ﴿156﴾ أُولَـئِكَ عَلَيْهِمْ صَلَوَاتٌ مِّن رَّبِّهِمْ وَرَحْمَةٌ وَأُولَـئِكَ هُمُ الْمُهْتَدُونَ ﴿157﴾

161. Noi vi metteremo sicuramente alla prova con paura, fame e diminuzione dei beni, delle persone e dei raccolti. Ebbene, dai lieta novella ai pazienti,
162. i quali, quando li coglie una disgrazia, dicono: “Innà lillàh wa innà ilaihi ràgi´un {in verità, noi apparteniamo ad Allah e a Lui ritorniamo}”
163. Essi avranno benedizioni dal proprio Signore e misericordia, essi sono quelli che seguono la retta via.

Commento

Una Legge costante: la Prova Divina

Il santo imam Alì, il nobile Principe dei Credenti (as), ha detto sublimi e profonde parole a proposito di una delle costanti leggi divine: “Anche se Egli (che puro e immune da ogni colpa e difetto) conosce i Suoi servi meglio di quanto essi non conoscano se stessi, tuttavia, li prova per palesare gli atti che meritano d’essere premiati e quelli che meritano d’essere castigati”1

Il Signore Eccelso prova tutti gli esseri umani, ma non allo stesso modo. Egli usa ogni cosa, in questo vasto mondo, per provare gli uomini. Egli mette alla prova tutti, persino i profeti e gli imam. Ogni gioia è una prova, ogni tormento, ogni sofferenza serve a mettere alla prova l’uomo. Allah non è come noi, non prova per conoscere, ma solo per far crescere le Sue creature, per metterle nelle condizioni di sfruttare le loro potenzialità. Alcuni dei mezzi che usa Allah per metterci alla prova sono il coraggio e la paura, la ricchezza e la povertà, la sazietà e la fame, il guadagno e la perdita, l’abbondanza e la penuria, la pace e la guerra ecc.

Dio provò i primi mussulmani, quelli delle guerre di Badr e Uhud, e proverà anche gli ultimi, quelli dell’epoca del Mahdi(aj).

Il versetto ricorda poi cinque delle piú dure avversità con le quali il Signore Eccelso mette alla prova gli esseri umani: “…paura, fame e diminuzione dei beni, delle persone e dei raccolti…”
Alla fine del versetto Allah l’Altissimo esorta i Suoi servi dicendo: “Ebbene, dai lieta novella ai pazienti”

Gli esegeti affermano che questa lieta novella è il perdono divino e l’eterna beatitudine, il Paradiso, e ciò è confermato da una tradizione del santo imam Sadiq (as)
2
Altri hadith del nobile imam Sadiq (as), interpretano la “lieta novella” con la manifestazione del dodicesimo Imam.3

Certo, l’umanità intera attende l’avvento di un sommo salvatore, che colmi il mondo di pace, giustizia, fede e spiritualità, e combatta, sconfigga definitivamente il male e la corruzione.

In un hadith il sommo Profeta (S) afferma: “Il Mahdi discende da me, ha un’alta e spaziosa fronte, e sul suo naso esiste una piccola sporgenza. Egli riempirà la terra di giustizia, come riempita si sarà di ingiustizia e oppressione”4

Il secondo versetto in esame continua descrivendo i “pazienti”: «…i quali, quando li coglie una disgrazia, dicono: “Innà lillàh wa innà ilaihi ràgi´un {in verità, noi apparteniamo ad Allah e a Lui ritorniamo}”»

Ora il sacro Corano intende farci conoscere i pazienti, dandoci un loro inconfondibile segno di riconoscimento, e cioè che essi, nelle avversità, quando vengono colpiti dalle disgrazie, anche dalle piú difficili da sopportare, non dimenticano mai il proprio Creatore, lo chiamano, lo invocano, cercano solo il Suo aiuto, e sono consapevoli che “apparteniamo ad Allah e a Lui ritorniamo”, e manifestano, a parole, questa loro fondamentale consapevolezza, dicendo: “Innà lillàh wa innà ilaihi ràgi´un”

Essi sanno benissimo che ogni prova, ogni difficoltà proveniente dal Signore Eccelso è a loro vantaggio, e che molte volte Egli priva la Sua creatura di una cosa per donare a essa un bene migliore. Essi constatano inoltre che tutto proviene da Lui e tutto a Lui ritorna. Perché dunque non dovrebbero dire “Innà lillàh wa innà ilaihi ràgi´un”, nei momenti di difficoltà, e, in generale, in ogni momento della loro vita?

È la loro divina pazienza, la loro sacra consapevolezza, che li aiuta nei momenti piú difficili, e li rende degni della benedizione e della grazia del Signore Altissimo: “Essi avranno benedizioni dal proprio Signore e misericordia”

Alcuni esegeti affermano che le salawaat, che noi abbiamo tradotto con “benedizioni”, non sono altro che il perdono e l’indulgenza divina; altri invece, dicono che questo termine denota le lodi e gli elogi che il Creatore Sublime dedica ai Suoi servi pazienti.

Il versetto usa poi il plurale (salawaat è il plurale di salaah) per farci capire che i pazienti saranno premiati con immensa grazia. Forse il plurale denota che i pazienti godranno di una costante e ininterrotta grazia divina.

In una tradizione del sommo Profeta (S) leggiamo: “Chiunque venga colpito da una disgrazia, e dica, quando si ricorda di essa “Innà lillàh wa innà ilaihi ràgi´un”, Allah gli donerà la stessa ricompensa che gli donò il giorno in cui fu colpito da essa, anche dopo molto tempo”5
In un altro hadith afferma: “Allah premierà di migliore ricompensa la pazienza di queste persone, ed essi avranno un felice destino”

L’ultimo versetto in esame si conclude ricordando: “Essi sono quelli che seguono la retta via”
Certo, chi pazienta, per amor del Signore, di fronte a ogni difficoltà, e Lo ricorda sempre, e cerca solo il Suo aiuto, è vicino a Dio, e dimostra di seguire la verità, la retta via da Lui indicatagli.

$$SUB[Versetto 158]

  • 1. Nahj ul-Balaghah, sentenza 93.
  • 2. Al-burhaan Fi Tafsiri-l-qur’an, vol. I, pag. 169.
  • 3. Al-burhaan Fi Tafsiri-l-qur’an, vol. I, pag. 167.
  • 4. At-taraa’if di Sayyid Ibni Taawus, pag 177. Il Sunan di Ibni Daawud, vol. 4, pag. 152.
  • 5. Makhzanu-l´irfaan, vol. 2, pag. 143.

Versetto 158

إِنَّ الصَّفَا وَالْمَرْوَةَ مِن شَعَآئِرِ اللّهِ فَمَنْ حَجَّ الْبَيْتَ أَوِ اعْتَمَرَ فَلاَ جُنَاحَ عَلَيْهِ أَن يَطَّوَّفَ بِهِمَا وَمَن تَطَوَّعَ خَيْرًا فَإِنَّ اللّهَ شَاكِرٌ عَلِيمٌ ﴿158﴾

164. In verità, Safà e Marwah {due famosi colli della Mecca} sono dei segni divini. Chi dunque esegue l’Hajj {pellegrinaggio} alla Casa o l’umrah {visita}, non fa peccato a girarvi attorno. Chi compie volontariamente un’opera meritoria, {deve sapere che} in verità, Allah è grato, sapiente.

Commento

In quale occasione fu rivelato il Versetto?

Nella scuola shi°ita, il sa´iy {correre} tra i due colli di safaa e marwah, è uno dei fondamenti dell’Hajj e dell’umrah.

Nell’epoca preislamica, gli idolatri avevano collocato su ognuno di questi due colli un idolo, che toccavano durante il sa´iy. Per questo motivo i mussulmani credevano che fosse peccato girarvi intorno. Allah rivelò il versetto e dissipò ogni dubbio intorno a tale questione.

Nel Tibiyaan vengono narrate alcune tradizioni dei santi imam Baqir e Sadiq (as) a tal proposito. Nel Majma´u-l-bayaan leggiamo la seguente tradizione del nobile imam Sadiq (as): «L’imam Sadiq (as) disse: “I mussulmani avevano visto i politeisti dell’epoca della Jahiliyyah {era pre-islamica} praticare, come in passato, i loro eretici riti sui due colli di Safà e Marwah {e per questo motivo detestavano girarvi intorno}. Allah rivelò allora il versetto”»

Questo versetto, in base a quanto affermano alcune tradizioni, fu rivelato in occasione della ´Umratu-l-qadaa, nel settimo anno dopo l’Egira.

Commento

Considerando le particolari condizioni psicologiche nelle quali si trovavano i mussulmani prima della rivelazione di questo versetto, esso inizia dicendo:

“In verità, Safà e Marwah {due famosi colli della Mecca} sono dei riti divini”, concludendo poi: “Chi dunque esegue l’Hajj {pellegrinaggio} alla Casa o l’umrah {visita}, non fa peccato a girarvi attorno”

Certo, il mussulmano non deve mai farsi scoraggiare dall’empio comportamento dei miscredenti: deve rispettare ed eseguire ogni rito divino, e ignorare completamente le eretiche pratiche e gli idoli dei miscredenti, dei politeisti e degli idolatri!

Il versetto si conclude dicendo:

“Chi compie volontariamente un’opera meritoria, {deve sapere che} in verità, Allah è grato, sapiente”

Certo, Allah premia i probi credenti che odiano gli idoli, e conosce perfettamente cosa hanno in cuore coloro che li amano.

Osservazioni

I termini Safà e Marwah compaiono nel sacro Corano una volta sola.

Questi due piccoli colli distano tra di loro all’incirca 420 metri. Attualmente, tra di essi v’è un enorme corridoio coperto attraverso il quale i pellegrini effettuano il sa´iy. Safà e Marwah si elevano rispettivamente di quindici e otto metri dal pavimento di questo corridoio.

Questi due termini nel lessico arabo assumono un preciso significato. Safà è la pietra dura e liscia, priva di impurità, mentre con marwah si indica la pietra dura e ruvida.

Il termine sha´aa’ir, che noi abbiamo tradotto con “riti”, è il plurale di sha´irah, che significa segni, perciò, sha´aa’iri-l-Lah, sono i segni d’Allah, segni che ricordano il Signore Eccelso ai Suoi probi servi, come appunto i due colli di Safà e Marwah.

I´tamarah che noi abbiamo tradotto con “…chi dunque esegue…l’umrah {visita}…” – deriva dalla radice ´umrah, che indica quegli elementi che vengono aggiunti a una costruzione per completarla. Nella legge islamica questo termine assume però un significato diverso, indica un particolare rito che va ad aggiungersi all’Hajj per completarlo, e a volte viene compiuto separatamente da quest’ultimo, e prende il nome di ´umrah mufradah {singola}. Questo rito assomiglia per molti aspetti all’Hajj.

Sura al-Baqarah Versetti 159-160

إِنَّ الَّذِينَ يَكْتُمُونَ مَا أَنزَلْنَا مِنَ الْبَيِّنَاتِ وَالْهُدَى مِن بَعْدِ مَا بَيَّنَّاهُ لِلنَّاسِ فِي الْكِتَابِ أُولَـئِكَ يَلعَنُهُمُ اللّهُ وَيَلْعَنُهُمُ اللَّاعِنُونَ ﴿159﴾ إِلاَّ الَّذِينَ تَابُواْ وَأَصْلَحُواْ وَبَيَّنُواْ فَأُوْلَـئِكَ أَتُوبُ عَلَيْهِمْ وَأَنَا التَّوَّابُ الرَّحِيمُ ﴿160﴾

165. In verità, quelli che occultano le chiare prove e la retta guida che Noi abbiamo fatto discendere, dopo che Noi, nel Libro, le esponemmo chiaramente agli uomini, ebbene, essi sono maledetti da Allah e da coloro che maledicono.
166. Eccetto coloro che si sono pentiti e si sono emendati e hanno palesato {le verità che nascondevano}. {Solo} loro perdono! In verità, Io sono il Clementissimo, il Benevolo.

Commento

Jalalu-d-din As-suyutiyy, nella sua celebre opera Asbaabu-n-nuzul, narra la seguente tradizione di Bin Abbas: “Alcuni mussulmani – tra cui Ma´aazh Bin Jabal, Sa´d Bin Ma´aazh e Khaarijah Bin Zayd – fecero alcune domande ai dotti giudei a proposito di alcune questioni trattate dalla Torà – in relazione all’avvento del sommo Profeta (S). Essi occultarono allora la verità e si rifiutarono di dare spiegazioni. Fu allora rivelato il versetto in esame”1

Questo sacro versetto, rivelato per ammonire i dotti giudei, è, in realtà, un serio monito per tutti quelli che intendono nascondere la verità.

Il primo nobile versetto in esame ammonisce severamente questi empi individui

“In verità, quelli che occultano le chiare prove e la retta guida che Noi abbiamo fatto discendere, dopo che Noi, nel Libro, le esponemmo chiaramente agli uomini, ebbene, essi sono maledetti da Allah e da coloro che maledicono”

Questo sacro versetto dimostra la gravità di questo peccato: esso merita la maledizione del Signore Eccelso e di tutti gli amici della verità. L’espressione “dopo che Noi, nel Libro, le esponemmo chiaramente agli uomini”, dimostra la gravità del peccato di nascondere le verità divine: esso vanifica gli immani sforzi compiuti dai profeti e dai retti credenti per conservarle, diffonderle, e tramandarle alle generazioni successive.

Il sacro Corano non toglie mai alla gente la speranza di salvarsi: esso è stato rivelato dal Signore Eccelso per salvare gli uomini e condurli alla beatitudine. È per questo motivo che il versetto successivo afferma:

“Eccetto coloro che si sono pentiti e si sono emendati e hanno palesato {le verità che nascondevano}. {Solo} loro perdono! In verità, Io sono il Clementissimo, il Benevolo”

  • 1. Lubabu-n-nuqul Fi Asbaabu-n-nuzul, pag. 22.

Sura al-Baqarah Versetti 161-163

إِنَّ الَّذِينَ كَفَرُوا وَمَاتُوا وَهُمْ كُفَّارٌ أُولَئِكَ عَلَيْهِمْ لَعْنَةُ اللّهِ وَالْمَلآئِكَةِ وَالنَّاسِ أَجْمَعِينَ ﴿161﴾ خَالِدِينَ فِيهَا لاَ يُخَفَّفُ عَنْهُمُ الْعَذَابُ وَلاَ هُمْ يُنظَرُونَ ﴿162﴾ وَإِلَـهُكُمْ إِلَهٌ وَاحِدٌ لاَّ إِلَهَ إِلاَّ هُوَ الرَّحْمَنُ الرَّحِيمُ ﴿163﴾

167. In verità, i miscredenti morti nella miscredenza, sono maledetti da Allah, dagli angeli e da tutti gli uomini.
168. Rimarranno in questo stato in eterno e il castigo non sarà loro alleviato, né sarà dato loro del tempo.
169. Il vostro dio {Allah} è un dio {assolutamente} unico, non c’è altra divinità all’infuori di Lui, il Misericordioso, il Benevolo.

Commento

Nel versetto precedente abbiamo detto che se coloro che nascondo la verità si pentono, e la palesano, la fanno conoscere alla gente, vengono perdonati dal Signore Altissimo.

In questo versetto v’è invece un nuovo severo monito, questa volta rivolto a tutti i miscredenti:

“In verità, i miscredenti morti nella miscredenza, sono maledetti da Allah, dagli angeli e da tutti gli uomini”

Ecco un altro gruppo che merita la maledizione di Allah e dei suoi probi servi, che verrà punito col fuoco dell’Inferno. Esiste però una fondamentale differenza tra questa gente e coloro che occultano la verità: i miscredenti morti nella miscredenza non possono salvarsi, il loro pentimento non ha alcun valore dopo la loro morte.

Il sacro Corano aggiunge poi:

“Rimarranno in questo stato in eterno e il castigo non sarà loro alleviato, né sarà dato loro del tempo”

Dal momento poi che la fede nel Dio Unico è in grado di salvarli, nell’ultimo versetto in esame, il Signore Eccelso afferma: “Il vostro dio {Allah} è un dio {assolutamente} unico”, e ribadisce: “Non c’è altra divinità all’infuori di Lui”. In effetti, Egli è: “Il Misericordioso, il Benevolo”

Sura al-Baqarah Versetto 164

إِنَّ فِي خَلْقِ السَّمَاوَاتِ وَالأَرْضِ وَاخْتِلاَفِ اللَّيْلِ وَالنَّهَارِ وَالْفُلْكِ الَّتِي تَجْرِي فِي الْبَحْرِ بِمَا يَنفَعُ النَّاسَ وَمَا أَنزَلَ اللّهُ مِنَ السَّمَاء مِن مَّاء فَأَحْيَا بِهِ الأرْضَ بَعْدَ مَوْتِهَا وَبَثَّ فِيهَا مِن كُلِّ دَآبَّةٍ وَتَصْرِيفِ الرِّيَاحِ وَالسَّحَابِ الْمُسَخِّرِ بَيْنَ السَّمَاء وَالأَرْضِ لآيَاتٍ لِّقَوْمٍ يَعْقِلُونَ ﴿164﴾

170. In verità, nella creazione dei cieli e della terra, nell’alternarsi della notte e del giorno, nella nave che solca il mare carica di cose utili alla gente, nell’acqua che Allah fa scendere dal cielo, vivificando con essa la terra morta e disseminandovi animali di ogni tipo, nel mutare dei venti e nella nuvola soggiogata fra il cielo e la terra, {in tutto ciò} vi sono invero segni per la gente che ragiona.

Commento

Dal momento che nel versetto precedente s’è parlato del sacro principio del tawhid, in questo versetto il Signore Eccelso dà una prova, fornisce un argomento della Sua esistenza e unicità.

Preliminarmente, è necessario fare attenzione che l’eccezionale ordine, la perfetta armonia che regna nell’universo, è una delle sicure prove, uno degl’inconfutabili argomenti dell’esistenza e dell’unicità divina, che ogni essere umano ha davanti agli occhi.

In questo nobile versetto vengono ricordati alcuni elementi degli effetti dello straordinario e perfetto ordine che regna in questo immenso universo, ognuno dei quali è un chiaro segno dell’esistenza e dell’unicità divina.

1. In verità, nella creazione dei cieli e della terra,

2. nell’alternarsi della notte e del giorno,

3. nella nave che solca il mare carica di cose utili alla gente,

4. nell’acqua che Allah fa scendere dal cielo, vivificando con essa la terra morta e disseminandovi animali di ogni tipo,

5. nel mutare dei venti

6. e nella nuvola soggiogata fra il cielo e la terra…

Questi sono gli inconfondibili segni dell’esistenza e dell’unicità divina per la gente che riflette: “…{in tutto ciò} vi sono invero segni per la gente che ragiona”

Sura al-Baqarah Versetto 165

وَمِنَ النَّاسِ مَن يَتَّخِذُ مِن دُونِ اللّهِ أَندَاداً يُحِبُّونَهُمْ كَحُبِّ اللّهِ وَالَّذِينَ آمَنُواْ أَشَدُّ حُبًّا لِّلّهِ وَلَوْ يَرَى الَّذِينَ ظَلَمُواْ إِذْ يَرَوْنَ الْعَذَابَ أَنَّ الْقُوَّةَ لِلّهِ جَمِيعاً وَأَنَّ اللّهَ شَدِيدُ الْعَذَابِ ﴿165

171. E fra gli uomini vi sono persone che prendono, oltre ad Allah, dei ‘simili’ {idoli da adorare} e li amano come amano Allah. Ma coloro che credono, hanno per Allah un amore ben piú forte. E se coloro che hanno fatto ingiustizia vedessero, {come} quando vedranno il castigo, che tutta la forza appartiene ad Allah e che Allah è implacabile nel castigo {sicuramente si pentirebbero dei propri peccati}!

Commento

Gli ignoranti adorano e amano idoli e feticci, mentre le persone dotate di sano intelletto adorano e amano Allah.

Se questi empi – che con il loro indegno comportamento non fanno altro che danneggiare se stessi – potessero vedere il terribile castigo col quale vengono punite queste deviazioni, di certo rinnegherebbero gli impotenti idoli che adorano, e attesterebbero l’onnipotenza divina. A tal proposito, il Signore Eccelso, al fine di guidare questa traviata gente, nella Sura del Bestiame (versetto 102), afferma:

“È questo Allah, il vostro Signore! Non c’è altro dio che Lui, il Creatore di tutte le cose. AdorateLo dunque. E' Lui che provvede ad ogni cosa”

Muhammad Bin Muslim narra che i santi imam Baqir (as) e Sadiq (as) dissero: «“…coloro che credono, hanno per Allah un amore ben piú forte…” sono la Famiglia di Muhammad»1

  • 1. Tafsiru-l-burhaan, vol. I, pag. 172.

Sura al-Baqarah Versetto 166

إِذْ تَبَرَّأَ الَّذِينَ اتُّبِعُواْ مِنَ الَّذِينَ اتَّبَعُواْ وَرَأَوُاْ الْعَذَابَ وَتَقَطَّعَتْ بِهِمُ الأَسْبَابُ ﴿166﴾

172. Quando i capi sconfesseranno i loro seguaci e vedranno il castigo, quando si romperanno i legami tra loro esistenti.

Commento

Fate attenzione a chi prendete come guida, a chi amate. Voi che oggi vi fate guidare dagli empi capi della miscredenza, adorate e amate inerti e impotenti idoli, ebbene, sappiate che essi, in questo mondo, vi vogliono per sé, vi sfruttano per soddisfare le proprie passioni, per raggiungere i propri scopi, ma nel Giorno del Giudizio vi sconfesseranno.

In una tradizione del santo imam Baqir (as) leggiamo: “O Jaabir, giuro su Allah che essi {quelli di cui parla il versetto in esame} sono le guide dell’iniquità e i loro seguaci”1

Sura al-Baqarah Versetto 167

وَقَالَ الَّذِينَ اتَّبَعُواْ لَوْ أَنَّ لَنَا كَرَّةً فَنَتَبَرَّأَ مِنْهُمْ كَمَا تَبَرَّؤُواْ مِنَّا كَذَلِكَ يُرِيهِمُ اللّهُ أَعْمَالَهُمْ حَسَرَاتٍ عَلَيْهِمْ وَمَا هُم بِخَارِجِينَ مِنَ النَّارِ ﴿167﴾

173. E diranno i seguaci: “Ah, se avessimo la possibilità di tornare indietro! Li rinnegheremmo come loro hanno fatto con noi”. Così Allah mostrerà loro le proprie azioni affinché si rammarichino {di ciò che hanno fatto}. Essi non usciranno mai dal Fuoco.

Commento

Questi seguaci traviati, che vedono chiaramente l’infedeltà dei propri capi e dei loro idoli, per consolarsi dicono: “Ah, se avessimo la possibilità di tornare indietro! Li rinnegheremmo come loro hanno fatto con noi”. Ma ormai è troppo tardi, non possono piú tornare in questo mondo per rimediare: “Così Allah mostrerà loro le proprie azioni affinché si rammarichino {di ciò che hanno fatto}. Essi non usciranno mai dal Fuoco”

Essi non possono fare altro che rammaricarsi per gli immani peccati che hanno commesso, per il fatto che delle loro ricchezze si sono avvantaggiati solo i loro empi capi, per il fatto che hanno perso straordinarie occasioni per raggiungere l’eterna beatitudine, per salvarsi, per il fatto di aver adorato falsi dei e inutili idoli al posto del Creatore Sublime. Ma è inutile rammaricarsi, è troppo tardi! Non è piú possibile rimediare! È solo l’ora del Giudizio!

Sura al-Baqarah Versetto 168

يَا أَيُّهَا النَّاسُ كُلُواْ مِمَّا فِي الأَرْضِ حَلاَلاً طَيِّباً وَلاَ تَتَّبِعُواْ خُطُوَاتِ الشَّيْطَانِ إِنَّهُ لَكُمْ عَدُوٌّ مُّبِينٌ ﴿168﴾

174. O uomini, mangiate ciò che di lecito e buono v’è sulla terra, e non seguite le orme di Satana, ché, in verità, egli è vostro evidente nemico.

Commento

Colui che è dotato di sana fede, considera satanico, diabolico sia il mangiare cibi proibiti da Allah: “O voi che credete, in verità il vino, il maysir…sono opere di Satana…”1, sia l’astenersi dal mangiare i cibi da Lui permessi: “…mangiate ciò che di lecito e buono v’è sulla terra, e non seguite le orme di Satana…”2

Alcuni documenti storici attestano che alcune famiglie arabe avevano, senza alcun valido motivo, proibito a se stessi alcuni alimenti, e, a volte, attribuivano queste proibizioni ad Allah. Fu allora rivelato il versetto in esame ed eliminò ogni ambiguità.

La sacra religione islamica cura perfettamente la vita terrena degli uomini, mostra completa sollecitudine rispetto ai bisogni materiali dell’essere umano, soprattutto rispetto alle sue necessità alimentari. Molti sono infatti i versetti e gli hadith che trattano questo argomento.

Uno dei doveri degli inviati divini è quello di far conoscere alla gente i cibi leciti, metterli nelle condizioni di poter distinguere quelli proibiti da quelli permessi. Questo versetto esorta gli uomini a mangiare dei leciti frutti della terra, e di non privarsi di ciò che Allah ha loro permesso, non cadere nella trappola tesa dal maledetto Satana, che vuole privare gli esseri umani delle gioie e dei piaceri di questo mondo e dell’aldilà.

Citiamo ora alcune tradizioni del sommo Profeta (S) narrate dall’imam Baqir (as).

1. Il culto è composto da settanta parti, la migliore delle quali è ricercare l’halah {guadagnarsi da vivere onestamente}.3

2. Chi, in questo mondo, ricerca il rizq {sostentamento divino} per non dipendere dalla gente, per donare benessere alla propria famiglia, e per beneficare i propri vicini, ebbene, il Giorno del Giudizio, incontrerà Allah, glorioso e magnifico, con il viso splendente come la luna piena.4

3. Adorare Allah e, allo stesso tempo, guadagnarsi da vivere disonestamente, è come fondare una costruzione sulle sabbie mobili.5

  • 1. Santo Corano, V: 90.
  • 2. Santo Corano, 2: 168.
  • 3. Tafsiru-l-burhaan, vol. I, pag. 173. At-tahzib, vol. IV, pag. 324.
  • 4. Al’usul Min Al-kaafi, vol. V, pag. 78.
  • 5. Bihaaru-l’anwaar, vol. 100, pag. 16.

Sura al-Baqarah Versetto 169

إِنَّمَا يَأْمُرُكُمْ بِالسُّوءِ وَالْفَحْشَاء وَأَن تَقُولُواْ عَلَى اللّهِ مَا لاَ تَعْلَمُونَ ﴿169﴾

175. Egli vi ordina invero il male e la turpitudine e di dire, riguardo ad Allah, cose che non sapete.

Commento

Nel tafsir Ruhu-l-bayaan leggiamo: “Satana attua le sue tentazioni per gradi. Prima invita l’individuo alla miscredenza, e nel caso in cui non abbia successo, lo invita alla bid´ah {eresia}, poi, se ancora non riesce a deviarlo, lo spinge a commettere peccato maggiore, e se ancora non riesce a farlo cadere in questo tipo di peccato, lo induce a commettere peccato minore. Se ancora non riesce, lo invita a preferire gli atti mubah {che non sono né proibiti né obbligatori né meritori né sconsigliati} a quelli di culto, se non riesce, lo invita all’atto di adorazione che ha valore minore, affinché l’individuo perda i meriti maggiori”1

  • 1. Ruhu-l-bayaan, vol. I, pag. 272.

Versetto 170

قِيلَ لَهُمُ اتَّبِعُوا مَا أَنزَلَ اللّهُ قَالُواْ بَلْ نَتَّبِعُ مَا أَلْفَيْنَا عَلَيْهِ آبَاءنَا أَوَلَوْ كَانَ آبَاؤُهُمْ لاَ يَعْقِلُونَ شَيْئاً وَلاَ يَهْتَدُونَ ﴿170﴾

176. E quando si dice loro: “Seguite ciò che Allah ha fatto discendere”, essi dicono: “No, noi seguiamo ciò che abbiamo visto seguire dai nostri antenati”. {Fanno ciò} anche se i loro antenati non capivano nulla e non erano sulla retta via?!

Commento

Il versetto precedente ci mette in guardia dal seguire le orme di Satana, mentre quello in esame mostra una di queste orme, e cioè imitare i propri antenati:

«E quando si dice loro: “Seguite ciò che Allah ha fatto discendere”, essi dicono: “No, noi seguiamo ciò che abbiamo visto seguire dai nostri antenati”. {Fanno ciò} anche se i loro antenati non capivano nulla e non erano sulla retta via?!»

Sura al-Baqarah Versetto 171

وَمَثَلُ الَّذِينَ كَفَرُواْ كَمَثَلِ الَّذِي يَنْعِقُ بِمَا لاَ يَسْمَعُ إِلاَّ دُعَاء وَنِدَاء صُمٌّ بُكْمٌ عُمْيٌ فَهُمْ لاَ يَعْقِلُونَ ﴿171﴾

177. {Chi invita} i miscredenti {alla verità} è come chi urla di fronte a ciò che non ode se non un {indistinto} richiamo, una {vaga} voce. {Essi sono} sordi, muti, ciechi, perciò non capiscono nulla.

Commento

In questo sacro versetto ci sono due similitudini:

1. colui che invita alla verità viene paragonato al pastore;

2. il miscredente viene paragonato a una bestia che delle parole del pastore non comprende se non un vaga voce, un indistinto urlo. Troviamo questa similitudine anche in una tradizione del santo imam Baqir (as)1.

Il sacro versetto ribadisce poi il concetto espresso nelle similitudini dicendo:

“{Essi sono} sordi, muti, ciechi, perciò non capiscono nulla”

  • 1. Majma´u-l-bayaan, vol. I, pag. 255.

Sura al-Baqarah Versetto 172

يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُواْ كُلُواْ مِن طَيِّبَاتِ مَا رَزَقْنَاكُمْ وَاشْكُرُواْ لِلّهِ إِن كُنتُمْ إِيَّاهُ تَعْبُدُونَ ﴿172﴾

178. O voi che avete prestato fede, mangiate delle buone cose di cui v’abbiamo provvisto e ringraziate Allah, se è Lui che adorate.

Commento

In questo nobile versetto, il Signore Eccelso raccomanda ai credenti di godere dei doni che Egli ha loro concesso e di ringraziarLo, e mostrarGli la propria gratitudine.

Il tafsir As-saafi narra la seguente tradizione del santo Profeta (S) dell’Islam: «Allah dice: “Dove sono jinn e uomini in questa grande notizia: Io li creo, e loro adorano altri diversi da Me; Io li sostento, e loro ringraziano altri diversi da Me”»1

Insomma, questo versetto ci dice espressamente di mangiare i puri e deliziosi cibi che il Signore Altissimo ci ha generosamente donato, e ci ordina altresì di ringraziarLo per tutti i doni che Egli ci concede. Del resto, ogni persona dotata di sano intelletto comprende che è necessario essere grati a chi dona. La gratitudine mantiene e accresce i doni divini, ed è segno di vera fede e sincera devozione.

In una tradizione del santo imam Hadi (as) leggiamo: “Chi si priva o vieta a se stesso le cose da Allah concesse, e gli atti da Lui permessi, sarà colpito dalla Sua ira”2

  • 1. Tafsir As-saafi, vol. I, pag. 193.
  • 2. Tafsir Nur, vol. I, pag. 329.

Sura al-Baqarah Versetto 173

إِنَّمَا حَرَّمَ عَلَيْكُمُ الْمَيْتَةَ وَالدَّمَ وَلَحْمَ الْخِنزِيرِ وَمَا أُهِلَّ بِهِ لِغَيْرِ اللّهِ فَمَنِ اضْطُرَّ غَيْرَ بَاغٍ وَلاَ عَادٍ فَلا إِثْمَ عَلَيْهِ إِنَّ اللّهَ غَفُورٌ رَّحِيمٌ ﴿173﴾

179. In verità, {Allah} v’ha proibito le bestie morte {senza essere state macellate}, il sangue, la carne di maiale e ciò {la bestia} su cui sia stato invocato altro nome che quello di Allah {al momento d’essere macellata}. E chi sarà costretto {a cibarsi di tali cose}, se non lo farà per disubbidienza e non supererà i limiti, non farà peccato: in verità, Allah è clemente e benevolo.

Commento

Questo versetto espone alcune delle cose delle quali è proibito cibarsi.

A tal proposito, in un hadith del santo imam Sadiq (as), leggiamo: “La carne delle bestie morte indebolisce il corpo, interrompe la generazione, ed è causa di morte improvvisa. Cibarsi di sangue rende invece crudeli”1

Secondo le norme dell’igiene, la carne di maiale è il veicolo di contagio di due specie di parassiti, la tenia e la trichina. In alcuni paesi dell’Europa orientale è stato proibito il consumo di carne di maiale.
In alcune delle precedenti religioni rivelate, come ad esempio nel giudaismo, la carne di maiale è proibita. Nel Vangelo il peccatore viene paragonato al maiale.

Bisogna tuttavia fare attenzione che chi è minacciato dalla fame, al fine di sottrarsi alla morte, può cibarsi, nella quantità strettamente necessaria, di cose proibite. Questa licenza deriva dall’infinita misericordia che il Signore Eccelso ha nei confronti delle Sue creature. Il tafsir Nuru-th-thaqalayn narra la seguente tradizione del santo imam Sadiq (as): “Chi è costretto a cibarsi di maytah2, sangue, carne di maiale, e non lo fa, perdendo così la vita, ebbene, una simile persona è miscredente”3

Osservazioni

1. La sacra religione islamica cura con assoluta attenzione l’alimentazione degli esseri umani, vietando severamente i cibi dannosi alla loro salute. Il divieto di cibarsi di maytah, della carne di maiale e di sangue, compare ben quattro volte nel saggio Corano, in due versetti meccani e due medinensi.

2. Nel momento in cui intendiamo macellare una bestia, dobbiamo ricordare Allah e menzionare il Suo sacro nome, per non dimenticare mai che nessun nostro atto deve uscire dai confini del monoteismo. Questo è uno dei metodi per formare un essere umano monoteista.

3. L’Islam è la religione perfetta, capace di rispondere a ogni esigenza umana, in grado di risolvere ogni problema, che non opprime la gente con inadempibili doveri.

4. Non bisogna però approfittarsi della misericordia divina: “…se non lo farà per disubbidienza e non supererà i limiti…”

  • 1. Wasaa’ilu-sh-shi´ah, vol. 16, pag. 310.
  • 2. Carne di animali morti senza essere stati macellati secondo le norme islamiche.
  • 3. Tafsir Nuru-th-thaqalayn, vol. I, pag. 155.

Sura al-Baqarah Versetto 174

إِنَّ الَّذِينَ يَكْتُمُونَ مَا أَنزَلَ اللّهُ مِنَ الْكِتَابِ وَيَشْتَرُونَ بِهِ ثَمَنًا قَلِيلاً أُولَـئِكَ مَا يَأْكُلُونَ فِي بُطُونِهِمْ إِلاَّ النَّارَ وَلاَ يُكَلِّمُهُمُ اللّهُ يَوْمَ الْقِيَامَةِ وَلاَ يُزَكِّيهِمْ وَلَهُمْ عَذَابٌ أَلِيمٌ ﴿174﴾

180. In verità, coloro che occultano ciò che Allah ha fatto discendere del Libro e lo barattano a vil prezzo, essi non ingeriscono che fuoco. Allah non parlerà loro nel Giorno del Giudizio né li purificherà, ed essi avranno un doloroso castigo.

Commento

I dotti giudei e cristiani, prima dell’avvento del santo Profeta (S) dell’Islam, avevano dato la lieta novella della sua venuta alla gente, informandola altresì dei suoi segni di riconoscimento, ricordati nella Torà e nel Vangelo. Tuttavia, non appena il Signore Eccelso inviò all’umanità il santo Profeta (S) Muhammad (S), e questi dotti compresero che sottomettendosi a questo nobile nunzio divino avrebbero perso il proprio prestigio, e i propri profitti, ebbene, ignorarono e occultarono le verità divine che avevano appreso dalle loro sacre scritture, e che avevano continuamente ricordato alla gente.

Anche se l’occultamento di queste verità avesse loro permesso di mantenere per un breve periodo il proprio potere e prestigio, tuttavia essi non avrebbero che acquistato un esiguo bene a un altissimo prezzo: avrebbero dato la propria salvezza, il Paradiso, la beatitudine eterna, per gli effimeri beni e godimenti di questo mondo. Essi, sfruttando la loro posizione e il loro potere, intascavano ingenti somme di denaro, ma non facevano altro che ingerire fuoco, attirare verso di sé l’ira di Allah: “In verità, coloro che occultano ciò che Allah ha fatto discendere del Libro e lo barattano a vil prezzo, essi non ingeriscono che fuoco”

Essi verranno abbandonati dal Signore, non riceveranno da Lui il minimo aiuto, e saranno solo degni del Suo doloroso castigo: “Allah non parlerà loro nel Giorno del Giudizio né li purificherà, ed essi avranno un doloroso castigo”

Osservazioni

1. Vendere il proprio credo, la propria fede, la propria salvezza è in ogni caso svantaggioso: “…e lo barattano a vil prezzo…”

2. Il Giorno del Giudizio, i cibi e i beni proibiti si manifesteranno sotto forma di fuoco: “…essi non ingeriscono che fuoco…”

3. La punizione deve essere adatta al peccato: quelli che nella vita terrena hanno impedito alla gente di ascoltare la parola di Allah, saranno, nel Giorno del Giudizio, privati della gioia di ascoltare il verbo divino: “…Allah non parlerà loro nel Giorno del Giudizio…”

4. Questo versetto non riguarda solo coloro che hanno occultato le verità riguardanti l’avvento del Messaggero d’Allah e i suoi segni di riconoscimento riportati nelle Sacre Scritture. Infatti, coloro che nei loro tafsir e nelle loro opere storiche nascondono l’evento di Ghadir, falsificano le verità del Sacro Corano, e indirizzano la gente verso persone indegne della successione del santo Profeta (S), ebbene, quest’empia gente commette lo stesso peccato dei dotti giudei e dei cristiani dei primordi dell’Islam.

Sura al-Baqarah Versetto 175

أُولَـئِكَ الٱَذِينَ اشْتَرَوُاْ الضَّلاَلَةَ بِالْهُدَى وَالْعَذَابَ بِالْمَغْفِرَةِ فَمَآ أَصْبَرَهُمْ عَلَى النَّارِ ﴿175﴾

181. Essi sono quelli che hanno scambiato la retta guida con la perdizione e il perdono con il castigo. Che coraggio che hanno di fronte al fuoco {dell’Inferno}!

Commento

Essi (quelli che occultano la verità) sono gli stessi che hanno venduto a vil prezzo il sommo bene della retta guida del Signore eccelso, per acquistare il traviamento, sono quelli che hanno dato il perdono di Allah per ottenere il Suo castigo. Sopporteranno forse la dolorosa punizione divina? Non sanno forse che nascondendo la verità agli uomini si fanno soci dei peccati e delle deviazioni derivanti, in ogni luogo e tempo, da questo occultamento?

In una tradizione, il sommo Profeta (S) (S) dice al santo imam Alì (as): “O Alì, il peggior uomo è chi vende il suo aldilà per il proprio mondo, e peggio ancora è chi vende il proprio aldilà per il mondo degli altri”1

  • 1. Man Laa Yahdhuruhu-l-faqih, vol. 4, pag. 353. Bihaaru-l’anwaar, vol. 77, pag. 46.

Sura al-Baqarah Versetto 176

ذَلِكَ بِأَنَّ اللّهَ نَزَّلَ الْكِتَابَ بِالْحَقِّ وَإِنَّ الَّذِينَ اخْتَلَفُواْ فِي الْكِتَابِ لَفِي شِقَاقٍ بَعِيدٍ ﴿176﴾

182. Questo perché Allah ha fatto discendere il Libro in verità, e coloro che hanno dissentito a proposito del Libro, in verità, sono {caduti} in profondo scisma.

Commento

Le severe punizioni ricordate per coloro che nascondono la verità, traggono origine dal fatto che il Signore Eccelso ha rivelato le sacre scritture, i libri celesti dotandoli di assoluta chiarezza e perfetto rigore, in modo che essi non creino alcun dubbio, non originino alcuna ambiguità. Ciononostante, alcuni empi, per salvaguardare i propri interessi personali, hanno sempre cercato di cavillare sul verbo del Signore Eccelso, di falsificare le verità divine, di alterare la parola di Allah, di creare contrasto nella comprensione delle sacre scritture. Iddio descrive quest’empia gente dicendo:

“…coloro che hanno dissentito a proposito del Libro, in verità, sono {caduti} in profondo scisma…”

Sura al-Baqarah Versetto 177

لَيْسَ الْبِرَّ أَن تُوَلُّواْ وُجُوهَكُمْ قِبَلَ الْمَشْرِقِ وَالْمَغْرِبِ وَلَـكِنَّ الْبِرَّ مَنْ آمَنَ بِاللّهِ وَالْيَوْمِ الآخِرِ وَالْمَلآئِكَةِ وَالْكِتَابِ وَالنَّبِيِّينَ وَآتَى الْمَالَ عَلَى حُبِّهِ ذَوِي الْقُرْبَى وَالْيَتَامَى وَالْمَسَاكِينَ وَابْنَ السَّبِيلِ وَالسَّآئِلِينَ وَفِي الرِّقَابِ وَأَقَامَ الصَّلاةَ وَآتَى الزَّكَاةَ وَالْمُوفُونَ بِعَهْدِهِمْ إِذَا عَاهَدُواْ وَالصَّابِرِينَ فِي الْبَأْسَاء والضَّرَّاء وَحِينَ الْبَأْسِ أُولَـئِكَ الَّذِينَ صَدَقُوا وَأُولَـئِكَ هُمُ الْمُتَّقُونَ ﴿177﴾

183. Il bene non consiste nel volgere i volti verso l’oriente e l’occidente, ma il bene è {quello di} chi crede in Allah e nel Giorno Estremo, negli angeli, nel Libro e nei Profeti, e dà i {propri} beni, nonostante li ami, ai parenti, agli orfani, ai poveri, all’ibnu-s-sabìl {la persona che è in viaggio, e che, per mancanza di mezzi, non è in grado di proseguire}, ai mendicanti e per liberare gli schiavi; di chi eleva la salâh, dà la zakâh, di coloro che mantengono le proprie promesse quando promettono, e, in particolare, di coloro che sono pazienti nelle avversità, nelle ristrettezze e in battaglia. Questi sono i sinceri, questi sono i {veri} timorati {di Allah}!

Commento

La fede in Dio, è sottomissione alla verità e ribellione a ogni forma di tirannia. La fede nel Giudizio Universale amplia le vedute ed eleva i propositi. Essere convinti dell’esistenza degli angeli è segno di fede nell’ordine soprannaturale: la rivelazione, la provvidenza…

La fede nei profeti, è fede nella retta via, e prova che l’essere umano non è stato abbandonato alla sua sorte.

La frase “…dà i {propri} beni…”, ci ricorda la collaborazione e l’altruismo, “…di chi eleva la salâh…” il costante rapporto col Signore Eccelso, “…dà la zakâh” lo sforzo per aiutare gli indigenti, “…di coloro che mantengono le proprie promesse quando promettono…” un efficace metodo per rinsaldare i legami, rinforzare i rapporti tra la gente, e “…e, in particolare, di coloro che sono pazienti nelle avversità, nelle ristrettezze e in battaglia…” la via per rafforzare la volontà e costruire uomini forti e decisi.

Osservazioni

    1. Questo è il piú completo dei versetti coranici. Nel celebre Tafsiru-l-mizaan leggiamo la seguente tradizione del santo Messaggero di Allah (S): “Chiunque metta in pratica questo versetto, possiede una fede completa”1

    2. Il versetto in esame ci ricorda che dobbiamo seguire la religione, e metterla in pratica, trascurando le parole e i motti. Questo versetto ci aiuta a non dimenticare mai gli obiettivi principali della religione.

    3. Molti dicono di avere fede, ma i veri credenti sono solo coloro che seguono completamente i principi e i precetti ricordati da questo versetto.

    4. La fede in Dio, nella resurrezione, e nella rivelazione, viene prima della pratica.

    5. Questo versetto sottolinea l’importanza dell’aiuto agli indigenti e alle classi diseredate, menzionandolo assieme alla fede in Dio.

    6. Per conseguire un timor di Dio perfetto, è necessario donare dei propri beni alla gente bisognosa. Alcune persone aiutano i poveri quando e come vogliono loro, e non quando e come vuole il Signore Eccelso. In tal modo ignorano e trascurano parte dei loro obblighi. Altri invece si limitano a quanto è obbligatorio, alla zakah, trascurando del tutto la carità supererogatoria. Questo sacro versetto considera vero credente, sincero devoto, autentico timorato, solo chi compie tutte e due le suddette forme di carità, quella obbligatoria, la zakah, e quella supererogatoria: “…e dà i {propri} beni, nonostante li ami…”. È per questo stesso motivo che alcune tradizioni islamiche affermano che nei beni degli abbienti, oltre alla zakah, v’è un altro diritto per i poveri2. Altre tradizioni biasimano fortemente la persona che trascura i propri vicini bisognosi, dicendo: “Chi si corica sazio, mentre il suo vicino di casa soffre la fame, non crede in Dio e nemmeno nella resurrezione {quand’anche abbia compiuto la carità obbligatoria}”3

    7. La pazienza è in ogni caso una virtú e una fondamentale componente del carattere del credente. Il vero credente supera le difficoltà della povertà, del dolore, della malattia, e della guerra con la sua esemplare pazienza. La pazienza è una delle cose che fanno guadagnare il Paradiso al credente: “Essi saranno premiati con un’alta stazione per quanto hanno pazientato”4. In un altro versetto gli angeli dicono alla gente del Paradiso: “Pace su di voi per quanto avete pazientato”5. La pazienza è inoltre uno dei requisiti dell’imam: “E per quanto hanno pazientato abbiamo fatto di loro degli imam che guidano per ordine nostro”6

  • 1. Tafsiru-l-mizaan, vol. I (versione persiana), pag. 615.
  • 2. Tafsir del Qurtubiyy e Ruhu-l-ma´aani.
  • 3. Al’usul Min Al-kaafi, vol. 2, pag. 665.
  • 4. Santo Corano, 25: 75.
  • 5. Santo Corano, 13: 24.
  • 6. Santo Corano, 32: 24.

Sura al-Baqarah Versetti 178-179

يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُواْ كُتِبَ عَلَيْكُمُ الْقِصَاصُ فِي الْقَتْلَى الْحُرُّ بِالْحُرِّ وَالْعَبْدُ بِالْعَبْدِ وَالأُنثَى بِالأُنثَى فَمَنْ عُفِيَ لَهُ مِنْ أَخِيهِ شَيْءٌ فَاتِّبَاعٌ بِالْمَعْرُوفِ وَأَدَاء إِلَيْهِ بِإِحْسَانٍ ذَلِكَ تَخْفِيفٌ مِّن رَّبِّكُمْ وَرَحْمَةٌ فَمَنِ اعْتَدَى بَعْدَ ذَلِكَ فَلَهُ عَذَابٌ أَلِيمٌ

﴿178﴾ وَلَكُمْ فِي الْقِصَاصِ حَيَاةٌ يَاْ أُولِيْ الأَلْبَابِ لَعَلَّكُمْ تَتَّقُونَ ﴿179﴾

184. O voi che avete prestato fede, riguardo agli uccisi vi è stato prescritto il qisaas {vendetta del sangue}: libero per libero, schiavo per schiavo, donna per donna. E a chi sarà perdonato qualcosa {di questo diritto} dal proprio fratello di fede, {è prescritto di} seguire allora la virtú e pagare generosamente {la di´ah – il prezzo del sangue}. Questa è una facilitazione, una grazia {concessavi} dal vostro Signore. Ebbene, chi, dopo tutto questo, trasgredirà {la legge di Allah}, avrà un doloroso castigo.
185. Nel qisaas c’è vita per voi, o gente dotata di {sano} intelletto, a che forse diventiate timorati {di Allah}.

Commento

In quale circostanza fu rivelato il Versetto in esame?

Una delle crudeli usanze degl’Arabi dell’era preislamica era che quando una tribú uccideva un componente di un’altra tribú, quest’ultima, per vendicarsi, uccideva della tribú assassina quante piú persone poteva. La crudeltà di queste genti aveva raggiunto dimensioni tali che una famiglia, per vendicare un’unica vita, era capace di sterminare una tribú intera, decine e decine di persone. La giusta religione islamica stabilì allora un’equa legge: il qisaas {contrappasso}. Fu infatti rivelato il versetto in esame, e insegnò agli uomini qual è la giusta condotta da assumere. In realtà, questo precetto islamico era una via di mezzo tra due diverse regole seguite prima della rivelazione del versetto in esame: alcuni consideravano necessario solo il qisaas, altri solo la diyah {il prezzo del sangue}. L’Islam ha imposto il qisaas nel caso in cui i parenti dell’ucciso non perdonino l’assassino, e la diyah nel caso ambedue le parti siano consenzienti.

Nel Qisaas cìè vita per voi!

Da questo versetto in poi il sacro Corano espone e completa una serie di precetti islamici. La prima questione trattata è quella del rispetto dovuto alla vita delle persone innocenti, problema di straordinaria e vitale importanza. Il versetto in esame proclama l’illiceità di tutti gli ingiusti e crudeli metodi di vendetta praticati nell’era preislamica:

“O voi che avete prestato fede, riguardo agli uccisi vi è stato prescritto il qisaas {vendetta del sangue}…”

Come abbiamo già detto in precedenza, questi versetti corressero le deviazioni esistenti nell’epoca preislamica a proposito degli omicidi. L’uso del termine qisaas” da parte del sacro Corano dimostra che i parenti dell’ucciso hanno il diritto di infliggere al colpevole lo stesso danno che egli ha arrecato alla vittima. Il versetto in esame ricorda anche la questione della parità tra l’ucciso e l’uccisore: “…libero per libero, schiavo per schiavo, donna per donna…”. A Dio piacendo, spiegheremo che sotto certe condizioni è possibile applicare il qisaas anche nel caso che la vittima sia una donna e l’assassino sia un uomo.

Poi, affinché sia ben chiaro che il qisaas è un diritto dei parenti della vittima, e non si tratta di un obbligo, non è cioè obbligatorio uccidere l’assassino, il sacro Verbo di Allah aggiunge:

“…E a chi sarà perdonato qualcosa {di questo diritto} dal proprio fratello di fede, {è prescritto, ai parenti della vittima, di} seguire allora la virtú e {all’assassino di} pagare generosamente {la di´ah – il prezzo del sangue}…”.

Si noti come, in caso di perdono, il nobile Corano raccomanda, ai parenti dell’ucciso, equità e bontà nel prendere la diyah, e, all’uccisore, impegno, diligenza e generosità nel pagare la somma dovuta alla famiglia della vittima.

Il primo dei due versetti in esame, si conclude con un monito alle due parti:

“…Questa è una facilitazione, una grazia {concessavi} dal vostro Signore. Ebbene, chi, dopo tutto questo, trasgredirà {la legge di Allah}, avrà un doloroso castigo”

Il qisaas e il perdono dell’assassino, sono precetti perfettamente equi, logici e umani, e non hanno niente a che vedere né con le empie, violente e crudeli norme degli Arabi dell’era preislamica, nelle quali non v’era la minima traccia di giustizia e umanità (in base a tali norme, come abbiamo già detto, era lecito sterminare centinaia di persone innocenti, intere tribú, per vendicare la vita di una sola persona), né con le ingiuste leggi che vietano rigorosamente l’uccisione di un assassino, incoraggiando in tal modo corrotti e criminali all’omicidio.

Il secondo versetto in esame, in modo conciso ed efficace, risponde a molte delle domande inerenti al qisaas:

“Nel qisaas c’è vita per voi, o gente dotata di {sano} intelletto, a che forse diventiate timorati {di Allah}”

Questo versetto, composto di dieci parole, estremamente eloquente ed elegante, è così bello che è da tutti ricordato come un motto, una sentenza islamica, e dimostra chiaramente che il qisaas non è assolutamente una vendetta, ma è un efficace mezzo in grado di assicurare la vita e la sopravvivenza della gente, della società. Questo precetto salvaguarda la società dai pericoli provenienti dalla gente crudele, senza scrupoli. In effetti, senza questo precetto questi empi individui minaccerebbero, metterebbero in serio pericolo la vita delle persone innocenti senza alcun timore. Notiamo che nei paesi nei quali è stata abolita questa salvante pena, i crimini e gli assassini sono aumentati notevolmente.

È altresì vero che il qisaas è vita anche per i criminali, poiché li inibisce dal commettere crimini e uccidere la gente innocente. Questo divino precetto sbarra inoltre la strada a coloro che per vendicare la vita di una o piú persone commettono vere e proprie stragi, uccidendo un numero di persone maggiore a quello delle vittime. Anche sotto questo aspetto il qisaas è vita.

Considerando che questa pena viene comminata solo nel caso in cui i parenti della vittima non perdonino l’assassino, essa è, anche sotto questo aspetto, vita e speranza per gli esseri umani. La frase “…a che forse diventiate timorati {di Allah}”, che è un ammonimento ad astenersi da ogni forma di peccato e trasgressione, completa questo saggio precetto islamico.

Qisaas e Perdono: la Soluzione più Giusta

L’Islam che tratta ogni problema con assoluto realismo ed estrema attenzione, a proposito del problema dell’uccisione della gente innocente, propone all’umanità la migliore soluzione, la via perfetta per fare giustizia. Non propone certamente la soluzione giudea, che s’appoggia unicamente sul taglione né quella cristiana che prescrive solo il perdono, poiché la seconda via dà coraggio ai criminali di trasgredire e spargere altro sangue, mentre la prima rende gli uomini violenti, crudeli e vendicativi, e non lascia alcuno spazio al perdono e alla compassione, e, nel caso in cui l’ucciso e l’assassino siano legati da un rapporto di parentela o di amicizia, obbligare i parenti al taglione significa, in molti casi, imporre loro un’ulteriore sofferenza.

Obbligare poi le persone particolarmente affettive a giustiziare l’assassino, significa torturarle, infierire su di loro e farle soffrire maggiormente. Obbligare invece al perdono vuol dire dare via libera ai criminali e agli assassini, e incoraggiarli a commettere nuovi crimini e omicidi. È questo dunque il motivo per cui il sacro Corano non obbliga i parenti della vittima alla vendetta e nemmeno al perdono, ma istituisce il qisaas come precetto principale, e, accanto ad esso, ricorda il perdono.

In altre parole, i parenti della vittima hanno, nei confronti dell’assassino, uno dei tre seguenti diritti:
1. il qisaas;

2. perdonare l’assassino senza chiedergli la diyah;

3. perdonare l’assassino chiedendogli però la diyah; in questo caso è necessario anche il consenso dell’assassino riguardo al tipo di diyah.

Osservazioni

Qualcuno potrebbe obiettare che dai versetti riguardanti il qisaas è possibile dedurre che questa pena non viene applicata nel caso in cui un uomo uccida una donna. Questo però non è esatto, in quanto, come affermano i trattati di diritto islamico, l’uomo che uccide una donna può essere giustiziato dai parenti di questa a patto però che questi paghino metà della diyah dell’uomo, e questo per rimediare al danno arrecato alla sua famiglia dalla sua uccisione. In effetti, è di solito l’uomo a mantenere con il proprio lavoro la famiglia, ed è quindi chiaro che sotto questo aspetto v’è differenza tra la morte di un uomo e quella di una donna. Ignorando questa importante differenza si farebbe un grave torto ai parenti del giustiziato.

Meditando sull’espressione “…dal proprio fratello di fede…” si deduce che il sacro Corano considera il legame di fratellanza esistente tra i mussulmani così solido e forte da esistere addirittura anche dopo un tragico evento quale l’uccisione di un credente innocente. Dunque, al fine di incoraggiare i parenti dell’ucciso al perdono e alla clemenza, ricorda loro il rapporto di fratellanza che essi hanno con l’assassino. È bene però sapere che tutto ciò riguarda solamente quelle persone che hanno ucciso in preda alla rabbia, perdendo il controllo di sé, e che si sono inoltre pentiti del crimine che hanno commesso; non riguarda certamente scellerati e criminali incalliti che, oltre a non essere pentiti, si vantano persino dei crimini e delle nefandezze che compiono, individui che non meritano né la fratellanza dei credenti mussulmani né il loro perdono.

Sura al-Baqarah Versetti 180-182

كُتِبَ عَلَيْكُمْ إِذَا حَضَرَ أَحَدَكُمُ الْمَوْتُ إِن تَرَكَ خَيْرًا الْوَصِيَّةُ لِلْوَالِدَيْنِ وَالأقْرَبِينَ بِالْمَعْرُوفِ حَقًّا عَلَى الْمُتَّقِينَ ﴿180﴾ فَمَن بَدَّلَهُ بَعْدَمَا سَمِعَهُ فَإِنَّمَا إِثْمُهُ عَلَى الَّذِينَ يُبَدِّلُونَهُ إِنَّ اللّهَ سَمِيعٌ عَلِيمٌ ﴿181﴾ فَمَنْ خَافَ مِن مُّوصٍ جَنَفًا أَوْ إِثْمًا فَأَصْلَحَ بَيْنَهُمْ فَلاَ إِثْمَ عَلَيْهِ إِنَّ اللّهَ غَفُورٌ رَّحِيمٌ ﴿182﴾

186. V’è stato prescritto, quando la morte si presenta a qualcuno di voi, se lascia dei beni, di farne testamento ai genitori e ai parenti con equità. È così che si comportano i {veri} timorati {di Allah}!
187. E chi lo altererà dopo averlo ascoltato, ebbene, il peccato graverà solo su quelli che lo avranno alterato. In verità, Allah è Colui che {tutto} ode e conosce.
188. Ma chi teme un errore o un peccato da parte di un testatore, e mette dunque pace fra di loro {gli eredi}, non avrà commesso alcun peccato. In verità, Allah è clemente e benevolo.

Commento

I Degni Testamenti

Nei versetti precedenti abbiamo parlato di questioni inerenti la vita umana e abbiamo trattato il problema del qisas. In questi versetti parleremo di alcune norme riguardanti la wasiyyah, il testamento, in relazione ai problemi concernenti i beni e gli averi di una persona. Il primo versetto ordina: “V’è stato prescritto, quando la morte si presenta a qualcuno di voi, se lascia un bene, di farne testamento ai genitori e ai parenti con equità. È così che si comportano i {veri} timorati {di Allah}!”

Non bisogna assolutamente pensare che fare testamento porti sfortuna. Alcune genti infatti, credono erroneamente che il testamento sia segno di morte vicina. Il testamento è una forma di previdenza, e se il versetto in esame ordina di fare testamento quando si presenta la morte, quando essa è vicina, è solo perché quella è l’ultima occasione per farlo. È possibile infatti fare testamento in ogni momento, anche anni e anni prima di morire, quando non v’è alcun segno della morte.

Alcuni hanno considerato il testamento un atto obbligatorio, tuttavia l’espressione “È così che si comportano i {veri} timorati {di Allah}!” dimostra che si tratta di un atto mustahabb, supererogatorio, non obbligatorio, se no avremmo letto “è così che si comportano i {veri} credenti”. Quanto poi al merito di tale atto, basti ricordare la seguente tradizione del sommo Profeta (S): “Chi muore facendo testamento, è come se fosse morto martire”1

In base a quanto affermano gli esegeti del sacro Corano e gli esperti di diritto islamico, quando si hanno dei debiti o dei doveri da assolvere, è necessario, è obbligatorio fare testamento, soprattutto per quelle persone che hanno debiti con la gente, oppure devono pagare delle tasse islamiche, come la khums o la zakah, o debbono eseguire l’Hajj.

Negli altri casi, come abbiamo già detto, fare testamento è mustahabb, anzi fortemente mustahabb. È interessante notare come il versetto, al posto di usare il termine “averi”, si serva della significativa parola “khayr”, che significa “bene”, nel senso di cosa buona, per far capire che la sacra religione islamica considera gli averi della gente come un bene, una benedizione, e per smentire altresì coloro che credono che sia un male, una cosa negativa possedere dei beni, degli averi.

L’Islam detesta infatti coloro che eguagliano il giusto e dovuto disinteressamento per le cose del mondo, il zuhd, all’indigenza, e che invitano la gente alla povertà, rovinando così la società islamica, e rendendosi in tal modo complici delle ingiustizie e dei crimini commessi da colonizzatori e sfruttatori.

Questa espressione è inoltre un fine ed elegante riferimento al fatto che gli averi dei quali si fa testamento debbono sicuramente essere stati guadagnati in modo lecito. È infatti evidente che i beni illeciti lasciati da un defunto non possono in nessun modo costituire una fonte di bene, ma sono, al contrario, infausti e dannosi per gli eredi.

Alcune tradizioni islamiche dimostrano che il versetto usa la parola “khayr” per farci comprendere che gli averi dei quali si fa testamento debbono avere un valore degno di considerazione. Non v’è infatti bisogno di fare testamento di beni che hanno un valore irrilevante, ed è meglio che gli eredi se li spartiscano tra di loro in base alle norme islamiche dell’eredità.2

La presenza del vincolo “con equità” dimostra inoltre che il testamento dev’essere fatto in modo che la sana ragione lo riconosca come giusto e adeguato da ogni punto di vista (dal punto di vista della somma, della quantità, della persona in favore della quale si fa testamento ecc.), e non deve essere discriminante, fonte di contrasti e litigi, causa di deviazione e allontanamento dalla verità e dalla giustizia.

Ebbene, quando un testamento possiede tutti i requisiti ricordati sopra, secondo la sacra legge islamica, è, sotto ogni aspetto, sacro e degno del massimo rispetto, e ogni forma di alterazione e manomissione del suo testo è severamente vietata, e costituisce peccato:

“E chi lo altererà dopo averlo ascoltato, ebbene, il peccato graverà solo su quelli che lo avranno alterato. In verità, Allah è Colui che {tutto} ode e conosce”

È possibile che il sopraccitato versetto voglia anche dire che quando il wasiyy {esecutore testamentario} pecca manomettendo il testamento, tale peccato, tale indegna trasgressione, non ha alcun effetto sui meriti del testatore, che, per aver fatto equo e giusto testamento, sarà premiato in ogni caso dal Signore Eccelso, il Quale punirà il disonesto esecutore testamentario.

È anche possibile interpretare questo versetto dicendo che quando a causa delle illecite manomissioni di un wasiyy i beni di un defunto finiscono nelle mani di persone diverse da quelle indicate nelle disposizioni testamentarie, e ignare di tale disonesta alterazione, ebbene, le responsabilità e le colpe ricadono solamente, interamente sull’esecutore testamentario.

È bene notare che queste due interpretazioni non sono in antitesi tra di loro, e possono benissimo rientrare ambedue nel significato del versetto.

Esiste tuttavia un’eccezione al divieto generale di alterare il testamento: “Ma chi teme un errore o un peccato da parte di un testatore, e mette dunque pace fra di loro {gli eredi}, non avrà commesso alcun peccato. In verità, Allah è clemente e benevolo”

Dunque non sussiste divieto di alterare il testamento quando questo non sia stato fatto in modo degno e onesto, questo nel caso in cui il testatore sia già morto, ma se egli è vivo, l’esecutore deve comunicargli gli errori da lui commessi nel fare testamento affinché egli provveda a correggerli.

È bene infine sapere che il diritto islamico, limita la suddetta eccezione ai seguenti casi.

1. Quando il testamento supera un terzo del totale dei beni lasciati dal testatore: in molte tradizioni del sommo Profeta (S) e dei santi imam dell’Ahl ul-Bayt leggiamo che è possibile fare testamento solo fino a un terzo del totale dei beni posseduti.3 Quanto abbiamo ora detto ci fa comprendere che il comportamento di coloro che fanno testamento di tutti i loro beni è nettamente contrario alle sacre leggi dell’Islam, persino quando devolvono la totalità dei loro averi in beneficenza, poiché, lo ripetiamo, è possibile fare testamento solamente di un terzo dei propri beni, il resto spetta agli eredi. È allora dovere dell’esecutore testamentario correggere i testamenti nei quali il testatore ha fatto testamento di una quantità di beni che supera la terza parte del totale degli averi da lui posseduti.

2. Quando le disposizioni del testatore sono contrarie alle norme islamiche. Ad esempio, l’esecutore testamentario deve ignorare le disposizioni del testatore che chiede che, dopo la sua morte, i suoi beni vengano usati per fondare centri nei quali si pecca, oppure siano spesi per impedire alla gente di rispettare i precetti divini.

3. Quando il rispetto delle disposizioni testamentarie sia causa di forti discordie, di corruzione, di spargimento di sangue. In questi casi il testamento deve essere corretto con il benestare di una autorità religiosa.

È bene inoltre sapere che il termine “janaf”, da noi tradotto con “errore”, denota quelle deviazioni involontarie dal giusto e dalla verità, mentre “ithm”, da noi tradotto con il termine “peccato”, indica l’allontanamento volontario dalla retta via, dal vero.

Per concludere, ricordiamo che è possibile che la frase “In verità, Allah è clemente e benevolo” voglia dire che quando l’esecutore testamentario corregge con successo l’errore del testatore, riconducendolo alla verità, alla retta via, ebbene, Allah lo perdona e gli concede la Sua misericordia.

Osservazioni

Le ragioni della wasiyyah

In base alla legge islamica, possono godere dell’eredità sono un ristretto numero di parenti del defunto, in ben precise e determinate porzioni, mentre è possibile che altri parenti, e, a volte, anche alcuni suoi amici e conoscenti abbiano forte bisogno di aiuto economico. È poi possibile che la porzione dell’eredità che spetta ad alcuni eredi non sia loro sufficiente a risolvere i propri problemi.

L’Islam, dotato di una legge universale, perfetta, di norme e princìpi conformi alla natura dell’uomo, rispondenti alle sue reali esigenze, per soddisfare le esigenze poc’anzi ricordate ha istituito, assieme all’eredità, il testamento, attraverso il quale ogni mussulmano può disporre di un terzo del proprio patrimonio per il tempo successivo alla propria morte, e aiutare con esso coloro che non godono dell’eredità, o anche un erede che ha, rispetto agli altri, maggiore bisogno di aiuto economico.

Prescindendo dalle ragioni ora esposte, a volte l’individuo ama fare della beneficenza, ma le sue esigenze economiche non glielo permettono. La ragione ci suggerisce che egli abbia il diritto di realizzare questo tipo di aspirazioni dopo la sua morte. L’Islam permette infatti a ogni mussulmano di beneficare opere pie con lasciti testamentari che non superino ovviamente la terza parte dell’intero patrimonio.

È bene però sapere che nel testamento bisogna anche specificare precisamente i propri debiti, i beni e gli oggetti della gente che si hanno in deposito, le preghiere, i digiuni e gli altri doveri religiosi ai quali non si è adempiuto e che si è tenuti a recuperare, in modo che nulla dei diritti della gente e di quelli divini rimanga a carico del testatore.

Le tradizioni islamiche raccomandano molto la wasiyyah. In un hadith del sommo Profeta (S) (S) leggiamo: “Il mussulmano non deve coricarsi senza avere il proprio testamento sotto il cuscino”4

L’Equo Testamento

Le tradizioni islamiche raccomandano molto l’equità nel testamento, e mettono in guardia i mussulmani dal fare testamenti ingiusti e parziali. Dall’insieme delle tradizioni riguardanti la wasiyyah deduciamo che la mancanza di equità nel testamento è peccato maggiore.

In un hadith del quinto Imam leggiamo: “Chi fa testamento in modo equo, è come se avesse donato tutti quei beni sulla via di Dio quando era in vita. Chi invece fa testamento in modo ingiusto, sarà privato della grazia divina nel Giorno del Giudizio”5

L’iniquo testamento è quello di chi fa testamento di piú di un terzo dei suoi beni, privando così gli eredi di ciò che spetta loro di diritto. È pure iniquo il testamento che favorisce una o piú parti alle altre, uno o piú eredi agli altri. Quando poi gli eredi hanno gravi problemi economici, si ordina di non fare testamento della terza parte del totale dei beni, ma, a seconda dei casi, della quarta o della quinta parte.6

Per comprendere l’importanza data dal sommo Profeta (S) e dai santi Imam alla questione dell’equità nel testamento, consideriamo il seguente hadith: «Uno degli uomini appartenenti alla tribú degli Ansaar morì lasciando diversi figli minorenni. Egli prima di morire spese tutti i suoi beni sulla via di Dio. Quando il sommo Profeta (S) venne a conoscenza di ciò, disse: “Che cosa ne avete fatto di quell’uomo?”. Dissero: “Lo abbiamo seppellito”. Disse allora: “Se l’avessi saputo prima, non vi avrei permesso di seppellirlo nel cimitero dei mussulmani, poiché egli ha abbandonato i propri figli {alla propria sorte}, costringendoli così a mendicare”7

Testamenti obbligatori e mustahabb

Il testamento è un atto supererogatorio dotato di grande merito (mustahabb). Tuttavia, come abbiamo già detto in precedenza, a volte diventa un obbligo, come nel caso in cui il credente abbia lasciato debiti, non abbia restituito beni e oggetti della gente che aveva in deposito, non abbia fatto in tempo a riparare all’omissione di preghiere, digiuni e altri doveri religiosi obbligatori. Il testamento è inoltre fortemente obbligatorio per quelle persone che hanno una posizione sociale di rilievo, nei casi in cui è indispensabile per salvaguardare l’ordine sociale o per proteggere la religione e la fede della gente.

Il testatore può cambiare il testamento quando è ancora in vita

Le leggi dell’Islam permettono a un testatore di cambiare il proprio testamento quando ancora è in vita. Egli può infatti alterare la quantità dei beni che ha il diritto di lasciare, le modalità dei lasciti, e anche di scegliere una persona diversa come esecutore testamentario. È infatti possibile che col passare del tempo egli cambi opinione sulle cose e sulle persone che sono in relazione al testamento e ai beni che intende lasciare.

Il testamento: un mezzo per riscattarsi e riunire i cuori

Per concludere è utile ricordare che il testamento è un mezzo per redimersi, liberarsi, con lasciti e disposizioni equi e lodevoli, da condizioni indegne relative alla propria vita.

Esso è anche un mezzo per riunire i cuori. Anche se alcuni parenti non si sono comportati bene con noi, è bene avvicinare i loro cuori ai nostri facendo testamento di parte dei nostri beni in loro favore. Nelle tradizioni islamiche leggiamo che le Guide della Religione facevano testamento di parte dei propri beni in favore dei loro parenti, soprattutto in favore di quelli che non dimostravano loro amore e gentilezza, e questo, come abbiamo già detto, per riconquistare il loro affetto e eliminare ogni astio e sentimento negativo.

  • 1. Wasaa’ilu-sh-shi´ah, vol. 13, pag. 352.
  • 2. Tafsir Nuru-th-thaqalayn, vol. I, pag. 159.
  • 3. Wasaa’ilu-sh-shi´ah, vol. 13, pag. 361 (tomo relativo alle norme della wasiyyah).
  • 4. Wasaa’ilu-sh-shi´ah, vol. 13, pag. 352.
  • 5. Wasaa’ilu-sh-shi´ah, vol. 13, pag. 359.
  • 6. Wasaa’ilu-sh-shi´ah, vol. 13, pag. 360.
  • 7. Safinatu-l-bihaar, vol. 2, pag. 659.

Sura al-Baqarah Versetti 183-185

يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُواْ كُتِبَ عَلَيْكُمُ الصِّيَامُ كَمَا كُتِبَ عَلَى الَّذِينَ مِن قَبْلِكُمْ لَعَلَّكُمْ تَتَّقُونَ ﴿183﴾ أَيَّامًا مَّعْدُودَاتٍ فَمَن كَانَ مِنكُم مَّرِيضًا أَوْ عَلَى سَفَرٍ فَعِدَّةٌ مِّنْ أَيَّامٍ أُخَرَ وَعَلَى الَّذِينَ يُطِيقُونَهُ فِدْيَةٌ طَعَامُ مِسْكِينٍ فَمَن تَطَوَّعَ خَيْرًا فَهُوَ خَيْرٌ لَّهُ وَأَن تَصُومُواْ خَيْرٌ لَّكُمْ إِن كُنتُمْ تَعْلَمُونَ ﴿184﴾ شَهْرُ رَمَضَانَ الَّذِيَ أُنزِلَ فِيهِ الْقُرْآنُ هُدًى لِّلنَّاسِ وَبَيِّنَاتٍ مِّنَ الْهُدَى وَالْفُرْقَانِ فَمَن شَهِدَ مِنكُمُ الشَّهْرَ فَلْيَصُمْهُ وَمَن كَانَ مَرِيضًا أَوْ عَلَى سَفَرٍ فَعِدَّةٌ مِّنْ أَيَّامٍ أُخَرَ يُرِيدُ اللّهُ بِكُمُ الْيُسْرَ وَلاَ يُرِيدُ بِكُمُ الْعُسْرَ وَلِتُكْمِلُواْ الْعِدَّةَ وَلِتُكَبِّرُواْ اللّهَ عَلَى مَا هَدَاكُمْ وَلَعَلَّكُمْ تَشْكُرُونَ ﴿185﴾

189. O voi che avete prestato fede, v’è stato prescritto il digiuno, come fu prescritto a coloro che {furono} prima di voi. Forse così diverrete timorati {di Allah}!
190. {Digiunerete} in un determinato numero di giorni, ma chi è malato oppure è in viaggio, digiuni, in altri, lo stesso numero giorni. E per coloro che a stento potrebbero sopportarlo, c’è un riscatto: il nutrimento di un povero {per ogni giorno di digiuno}. Chi compie volontariamente un’opera meritoria, {deve sapere che} ciò è meglio per lui. E digiunare, è meglio per voi, se {lo} sapeste!
191. Il mese di ramadan, {è il mese} in cui è stato fatto discendere il Corano, {libro che costituisce una sicura} guida per gli uomini e {contiene in sé} chiare prove di retta guida ed {è un infallibile mezzo di} distinzione {fra il bene e il male}. Ebbene, chiunque di voi ‘vedrà’ questo mese, dovrà digiunare nei suoi giorni; chi invece sarà malato o in viaggio, dovrà digiunare, in altri, lo stesso numero di giorni. Allah vuole per voi l’agio, non il disagio, affinché completiate il numero {dei giorni di digiuno} e glorifichiate Allah per avervi guidato sulla retta via. Forse così sarete riconoscenti.

Commento

Il Digiuno, eccezionale fonte di Timor di Dio

Dopo aver trattato alcuni importanti precetti islamici, ora il nobile Corano parla di uno dei piú importanti comandamenti divini, e, con lo stesso tono solenne dei versetti precedenti, ordina: “O voi che avete prestato fede, v’è stato prescritto il digiuno, come fu prescritto a coloro che {furono} prima di voi”

Subito dopo questo ordine, il sacro Verbo di Allah, espone una delle fondamentali ragioni del salvante precetto: “Forse così diverrete timorati {di Allah}!”

Essere timorati significa avere il potere di non peccare, di non trasgredire la legge divina, di fare sempre la volontà di Allah. La maggior parte dei peccati è indotta dall’ira e dalla lussuria, istinti perfettamente regolati dal digiuno, che controlla le passioni, diminuisce la corruzione e aumenta il timor di Dio negli uomini.

Siccome poi la pratica del digiuno comporta notevoli sacrifici, la privazione di una serie di piaceri materiali, fame, sete ecc., soprattutto in estate, il sacro Verbo di Allah, con una serie di singolari espressioni, prepara la gente a ubbidire a questo vitale comandamento. Si rivolge innanzitutto ai credenti con la significativa espressione: “O voi che avete prestato fede…”, poi fa loro capire di non essere i soli ai quali è stato ordinato di digiunare: “…v’è stato prescritto il digiuno, come fu prescritto a coloro che {furono} prima di voi…”, e infine rivela loro una delle ragioni fondamentali di questo precetto: “…Forse così diverrete timorati {di Allah}!”, ricordando così uno dei piú grandi benefici recati al credente da questa pratica divina, e alleviandogli così le difficoltà che ne derivano.

In una tradizione dell’imam Sadiq (as) leggiamo: «Il piacere che esiste nel richiamo “O voi che avete prestato fede”, ha eliminato le difficoltà di questo atto di adorazione»1

Nel versetto successivo, il sacro Corano, al fine di alleviare ulteriormente le difficoltà del digiuno, aggiunge altre prescrizioni, iniziando dalla seguente: “{Digiunerete} in un determinato numero di giorni…”, rassicura cioè i credenti, affinché non pensino di dover digiunare per un lungo periodo, si tratta solo di pochi giorni all’anno, un solo mese all’anno, il sacro mese (lunare) di ramadan. Aggiunge poi: “…ma chi è malato oppure è in viaggio, digiuni, in altri, lo stesso numero giorni…”.

Ma ad alcuni potrebbe risultare difficile digiunare, perciò il sacro Verbo li rassicura continuando: “…E per coloro che a stento potrebbero sopportarlo, c’è un riscatto: il nutrimento di un povero {per ogni giorno di digiuno}…”, e ai piú generosi e devoti consiglia: “…Chi compie volontariamente un’opera meritoria, {deve sapere che} ciò è meglio per lui…”. Conclude dunque dando un ultimo importante consiglio ai credenti riguardo a questo fondamentale precetto: “…E digiunare, è meglio per voi, se {lo} sapeste!”

Questa frase ci fa comprendere che gli unici ad avere bisogno del digiuno, e a trarre vantaggio da esso, siamo noi, e che il Signore Eccelso, l’Autosufficiente, non ha alcun bisogno del nostro digiuno, dei nostri atti di adorazione, e se ci ordina di fare qualcosa è solo per il nostro bene.

Questo concetto è ribadito anche da alcune tradizioni, tra le quali ricordiamo le seguenti:

1. Il Messaggero di Allah disse: “Chiunque digiuni nel mese di ramadan per Allah, gli saranno perdonati tutti i peccati”2

2. In un hadith qudsiyy il Signore Eccelso dice: “Il digiuno è per Me, e sono Io a premiare {i Miei servi} per averlo compiuto”3

3. Il Messaggero di Allah disse: “Per ogni cosa v’è una zakah, e la zakah del corpo è il digiuno”4

Quanto abbiamo ora detto ci fa comprendere che la frase “E digiunare, è meglio per voi, se {lo} sapeste!” è riferita a tutti i credenti, e non a un particolare gruppo di essi.

L’ultimo versetto in esame specifica il mese in cui bisogna effettuare il digiuno obbligatorio, il mese di ramadan. Espone inoltre una serie di norme riguardanti questo sacro precetto, esponendone altresì le ragioni. Inizia quindi parlando del mese benedetto, nel quale l’Altissimo ha rivelato il Suo sacro e infallibile Verbo al Suo Inviato, il santo Profeta (S) Muhammad (S): “Il mese di ramadan, {è il mese} in cui è stato fatto discendere il Corano, {libro che costituisce una sicura} guida per gli uomini e {contiene in sé} chiare prove di retta guida ed {è un infallibile mezzo di} distinzione {fra il bene e il male}”

Poi continua ricordando il grande dovere che i mussulmani hanno in questo benedetto mese, ripetendo altresì le norme inerenti al digiuno di coloro che sono in viaggio e delle persone malate: “Ebbene, chiunque di voi ‘vedrà’ questo mese, dovrà digiunare nei suoi giorni; chi invece sarà malato o in viaggio, dovrà digiunare, in altri, lo stesso numero di giorni”

È possibile che il sacro Corano abbia ripetuto le norme inerenti al digiuno di coloro che sono in viaggio e delle persone malate, per mettere in evidenza che l’obbligo del digiuno non è assoluto, ma ammette eccezioni. È infatti possibile che alcuni pensino erroneamente che non digiunare o rompere il digiuno iniziato sia in ogni caso contrario alle norme islamiche. Ebbene, il sacro Verbo di Allah, vuole far capire che il mussulmano è tenuto a fare il digiuno nel mese benedetto, ma è anche tenuto a romperlo o ad astenersi dal farlo nel caso in cui si metta in viaggio, o digiunare divenga dannoso per la sua salute.

Nell’ultima parte del versetto in esame, il sacro Corano parla di nuovo delle ragioni di questo santo precetto: “Allah vuole per voi l’agio, non il disagio…”

Certo, se è vero che digiunare comporta difficoltà e sacrifici, è pur vero che il digiuno apporta al credente vantaggi spirituali e materiali, rinforza la sua fede, il suo timor di Dio, la sua volontà, e persino il suo corpo, come vedremo piú avanti trattando in modo piú approfondito alcune delle ragioni che lo hanno reso obbligatorio.

È possibile che quest’ultima frase si riferisca al fatto che gli ordini di Dio non sono come quelli dei sovrani tiranni, che ignorano i problemi e le necessità della gente, ma vengono incontro ai servi di Dio alleggerendo i loro doveri quando questi fossero troppo pesanti per loro. È per questo motivo che vediamo che nel sacro Corano è stato designato un dovere alternativo per le persone che non sono in grado di digiunare o che sono in particolari condizioni di disagio, come di solito accade in viaggio.

Poi aggiunge: “…affinché completiate il numero {dei giorni di digiuno}…”, intendendo che ogni essere umano sano deve digiunare un intero mese all’anno, per educare e risanare il proprio corpo ed elevare il proprio spirito. Perciò, se nel mese di ramadan dovesse essere in viaggio, oppure non fosse in grado di digiunare per malattia, ebbene, dovrà in ogni caso recuperare i giorni di digiuno persi per completare il numero di giorni di digiuno prescritti. Anche le donne che nel periodo mestruale non possono digiunare e nemmeno pregare, se non hanno nessun obbligo di recuperare le preghiere perse, devono invece recuperare i digiuni persi, e completare il mese prescritto.

Alla fine del versetto il sacro Corano afferma: “…e glorifichiate Allah per avervi guidato sulla retta via. Forse così sarete riconoscenti”

Certo, tutti noi dobbiamo celebrare la gloria del Signore Eccelso per averci guidato al bene e alla virtú, ed esserGli riconoscenti per tutti i doni che ci ha elargito.

È interessante comprendere la ragione per la quale la glorificazione di Dio è espressa, nel versetto in esame, in modo deciso e certo, a differenza di quando parla della gratitudine verso l’Altissimo, dove usa il forse: “…Forse così sarete riconoscenti”. È possibile che ciò sia dovuto al fatto che compiere il digiuno è in ogni caso una forma di glorificazione del Sommo Vero, diversamente dalla gratitudine, che consiste nell’usare i suoi doni in modo giusto e appropriato, e trarre vantaggio dai salvanti effetti del digiuno, e che si realizza solo a determinate condizioni, le piú importanti delle quali sono possedere una devozione assoluta e completa, e conoscere la vera natura e la reale essenza del digiuno.

Osservazioni

I positivi effetti del digiuno sullo spirito, sul corpo e sulla società

Tra i diversi benefici recati dal digiuno all’uomo e alla società, sicuramente, il piú importante è quello relativo alla sfera spirituale.

Il digiuno purifica l’anima, rinforza la volontà, e affrena gli istinti animali. Durante il digiuno il credente deve combattere i suoi istinti, vincere la sete, la fame, rinunciare ai piaceri sessuali, e dimostrare praticamente di differire dalle bestie, guidate e dominate dagli istinti.

In realtà, la principale ragione che sostiene questo fondamentale precetto, è lo straordinario effetto beneficante e vitalizzante che è in grado di esercitare sullo spirito umano. Colui che ha a disposizione ogni tipo di cibo e di bevanda, e che non appena ha fame o sete, se ne serve per sfamarsi e per dissetarsi, è come l’albero che cresce in un giardino curato e protetto, accanto a un ruscello, che non potrà mai essere un albero forte, resistente e longèvo, e avrà sempre bisogno di cure e acqua in abbondanza per rimanere in vita. Al contrario, le piante che crescono nel cuore delle montagne, tra le aride rocce, o quelle che resistono al cocente caldo delle aride steppe, percosse e agitate violentemente da terribili e distruttivi venti, tormentate in estate dal sole e in inverno dal gelo e dalle nevi, ebbene, queste piante sono dotate di incredibile forza, resistenza e longevità.

In modo analogo, il digiuno è in grado di temprare l’anima, e con una serie di restrizioni è capace rende l’uomo forte e tenace, rinforza la sua volontà, e gli rende piú facile la sopportazione delle difficoltà. Il digiuno, domando gli istinti, è in grado di donare luce e quiete al cuore.

Il digiuno salva l’uomo dal giogo delle passioni, e lo eleva spiritualmente, lo dimostra la frase “Forse così diverrete timorati {di Allah}!”, e la seguente celebre tradizione: “Il digiuno è uno scudo contro il fuoco dell’Inferno”5

In un altro hadith, del nobile imam Alì (as), leggiamo: «Fu chiesto al sommo Profeta (S) (S): “Che cosa possiamo fare per allontanare Satana da noi stessi”. Disse allora il santo Profeta (S): “Il digiuno rende nero il viso di Satana, l’elemosina rompe la sua schiena, amare per Dio e vigilare sulle buone azioni tagliano la sua coda, e chiedere perdono a Dio per i peccati commessi gli taglia la vena del cuore”»6

Quando il Principe dei Credenti, Alì (as), in una delle tradizioni della celebre opera Nahj ul-Balaghah, nell’esporre le ragioni degli atti di adorazione, arriva al digiuno, afferma: “Il digiuno serve a rendere devoti gli uomini”7

In un’altra tradizione del sommo Profeta (S) Muhammad (S) leggiamo: “In verità, il Paradiso ha una porta chiamata Riyaan {che significa “dissetata”}, dalla quale entrano solo coloro che hanno adempiuto all’obbligo del digiuno”

Il celebre Saduq, nella sua opera Ma´aani-l’akhbaar, commentando questa tradizione afferma: “Questa porta è stata chiamata così perché la maggiore fatica del digiunante è sopportare la sete. Quando i credenti che hanno adempiuto all’obbligo del digiuno attraversano questa porta, si dissetano per sempre, e da quel momento in poi non avranno mai piú sete”8

Tutti possono comprendere che il digiuno è un’eccellente lezione di uguaglianza. Digiunando, gli abbienti possono sentire e comprendere cosa provano i poveri che soffrono la fame, che non hanno sufficienti mezzi di sostentamento per vivere, e in tal modo possono aiutarli a vivere meglio, e avere una vita felice.

Qualcuno potrebbe obiettare che non c’è bisogno di fare patire fame e sete ai ricchi per far loro comprendere quanto soffrono i poveri e gli indigenti, basta descrivere loro le condizioni nelle quali sono costretti a vivere. Rispondiamo a questa obiezione dicendo che l’effetto di un’esperienza diretta è di gran lunga maggiore di quello che potrebbero avere le parole e le descrizioni. Il digiuno sensibilizza l’abbiente con il piú efficace dei metodi, quello dell’esperienza personale, della prova diretta.

A tal proposito, in una celebre tradizione del santo imam Sadiq (as), leggiamo: «Hisham Bin Hakam chiese all’Imam le ragioni per le quali Dio ha disposto il digiuno. Egli rispose: “Il digiuno è stato reso obbligatorio affinché vi sia uguaglianza tra ricchi e poveri, affinché l’abbiente comprenda cos’è la fame, e dia al povero quel che gli spetta di diritto, poiché, di solito, i ricchi possono avere tutto ciò che vogliono. Dio vuole che ci sia uguaglianza tra le Sue creature, vuole far comprendere ai ricchi cosa sia la fame, inducendoli così ad avere pietà verso i deboli e i poveri”9

Se tutte le persone che vivono nei paesi ricchi digiunassero pochi giorni l’anno, e provassero così la fame e la sete, forse non ci sarebbero piú milioni di persone che soffrono la fame e la sete, e che vivono nella miseria piú assoluta, come purtroppo accade oggi.

I benefici del digiuno sul corpo umano

La medicina moderna, come del resto quella antica, ha dimostrato con assoluta certezza i miracolosi benefici del digiuno sul corpo umano. Quasi tutti i grandi medici hanno ricordato questi benefici nei loro scritti, poiché tutti noi ben sappiamo che molte delle malattie sono causate dall’ingestione di alimenti in quantità considerevolmente eccedente il fabbisogno vivente.

Il digiuno è in grado di bruciare l’eccesso di tessuto adiposo, e donare salute e benessere al corpo. Permette inoltre agli organi e agli apparati che partecipano alla digestione di riposare, e di riacquistare forza e vigore.

È poi evidente che l’Islam sconsigli l’eccesso nel mangiare prima di iniziare in digiuno e al momento della rottura dello stesso, e ciò per poter giovarsi dei benefici che esso dona al corpo e allo spirito, diversamente è possibile che si ottenga il risultato opposto: un digiuno compiuto in modo non equilibrato può nuocere alla salute e all’anima.

Uno scienziato russo, in un suo libro, scrive: “La terapia che si basa sul digiuno è particolarmente utile per curare malattie come l’anemia, l’indebolimento dell’intestino, le infiammazioni semplici e croniche, gli ascessi esterni e interni, la sifilide, i reumatismi, la gotta, l’idropisia, la nevrastenia, la sciatalgia e il diabete. Egli afferma inoltre che questa pratica si rivela utile nella cura di alcune malattie degli occhi, della pelle, dei reni e del fegato, ed è addirittura in grado di curare gravi patologie quali il tumore, la tubercolosi e la peste.10

In un celebre hadith del nobile Profeta (S) dell’Islam (S), leggiamo: “Digiunate affinché possiate diventare sani”11, mentre in un’altra sua celebre tradizione, dice: “Lo stomaco è la dimora di ogni male, e l’astinenza è la migliore medicina”12

Il digiuno e i popoli del passato

Dalla Torà e dal Vangelo è possibile dedurre che anche giudei e cristiani osservavano il precetto del digiuno; altre popolazioni digiunavano quando erano afflitti e malinconici, come testimonia il “Dizionario delle Sacre Scritture”, che a tal proposito afferma: “Il digiuno è sempre stato praticato, da tutte le tribú, da tutti i popoli, e in tutte le religioni, nei momenti di tristezza e difficoltà inaspettate”13

La Torà dimostra altresì che una volta Mosè digiunò per quaranta giorni: “Quando andai sul monte {Sinai} a prendere le Tavole della Legge, allora rimasi lì quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiare pane né bere acqua”14

I giudei digiunavano anche quando volevano pentirsi delle proprie colpe, per ottenere in consenso divino: «I giudei, appena ne avevano l’occasione, digiunavano per manifestare la propria impotenza e inferiorità di fronte a Dio, per umiliarsi dinanzi a Lui, al fine di poter confessarGli i propri peccati, e, attraverso il digiuno e il pentimento, ottenere il Suo consenso…È possibile che il “digiuno supremo con espiazione” sia stato un particolare digiuno di un giorno all’anno, praticato usualmente dai giudei, che facevano anche diversi digiuni momentanei per diverse ragioni, come, ad esempio, per commemorare la distruzione di Gerusalemme »15

Anche il nobile Profeta (S) Gesú, come dimostra il Vangelo, una volta digiunò per quaranta giorni: “Gesú fu allora portato nel deserto dalla forza dello spirito, affinché fosse provato dal Diavolo…Digiunò dunque quaranta giorni e quaranta notti…”16

Il Vangelo di Luca attesta che anche gli Apostoli di Gesú digiunavano.17

Ancora nel Dizionario delle Sacre Scritture, leggiamo: “Perciò la vita degli Apostoli, e dei credenti delle epoche passate, era una vita piena di rifiuto dei piaceri materiali, di fatiche, e di digiuno”18
Dunque, la frase coranica “…come fu prescritto a coloro che {furono} prima di voi…” è sostenuta da numerose prove storiche, contenute tuttora nelle fonti delle altre religioni.

L’eccellenza del benedetto mese di Ramadan

Questo sacro mese è stato scelto per il digiuno per l’eccellenza e la superiorità che ha rispetto agli altri. Nel versetto in esame questa superiorità è stata esposta ricordando che in questo mese è stato rivelato il Sacro Corano, libro che guida l’uomo al bene e alla beatitudine eterna, infallibile mezzo di distinzione del bene dal male. Le tradizioni islamiche attestano che anche tutti gli altri grandi libri celesti (la Torà, il Vangelo, i Salmi ecc.) sono stati rivelati in questo benedetto e sacro mese. In un hadith dell’imam Sadiq (as) leggiamo: “La Torà è stata rivelata nel sesto giorno del benedetto mese di ramadan, il Vangelo nel dodicesimo, i Salmi nel diciottesimo, e il glorioso Corano nella laylatu-l-qadr {notte del destino}”19

Dunque, il mese di ramadan è sempre stato il mese della rivelazione, della sapienza, e della formazione spirituale. In effetti, senza insegnamento e sapienza non è possibile formare spiritualmente gli uomini, ed è per questo che il digiuno deve essere compiuto con la maggiore consapevolezza possibile da parte del credente, affinché possa purificare il suo corpo e la sua anima da ogni forma di impurità.

Un anno, nell’ultimo venerdì del sacro mese di sha´ban, il nobile Profeta (S) dell’Islam, al fine di preparare i suoi seguaci ad accogliere il benedetto mese di ramadan, recitò un celebre sermone, ricordando l’importanza di questo sacro mese, nel seguente modo: “O gente, in verità, vi sta venendo incontro il mese di Dio, pieno d’abbondanza, misericordia e insegnamento. Questo mese è, per Dio, il migliore dei mesi e i suoi giorni sono i migliori giorni; le sue notti le migliori notti e le sue ore le migliori ore. In esso siete stati invitati al banchetto divino e siete stati fatti oggetto della grazia divina. In questo mese i vostri respiri sono “tasbìh” {santificazione} e il vostro sonno “ibàdah” {adorazione}. Le vostre azioni vengono accettate da Dio e le vostre preghiere esaudite. Chiedete dunque a Dio, con pura intenzione e cuore sincero, di aiutarvi a digiunare e leggere il Suo Libro {il Corano}. In verità, disgraziato è chi, in questo grande mese, non riesce a ottenere il perdono divino. In esso, con la vostra fame e la vostra sete, ricordate la fame e la sete del Giorno del Giudizio; fate la carità, rispettate i grandi, siate benevoli con i piccoli, siate gentili con i vostri parenti, trattenete la lingua, gli occhi e gli orecchi dal peccato e siate benevoli con i vostri orfani. Ritornate a Dio sinceramente pentiti e invocatelo a braccia elevate nelle ore della preghiera. In effetti, in tali ore Dio è piú misericordioso con i Suoi servi, li esaudisce quando Lo invocano, risponde quando Lo chiamano, e dona loro ciò che Gli chiedono…”

La regola del “Laa Haraja”

Nei versetti precedenti abbiamo letto la frase “Allah vuole per voi l’agio, non il disagio”, riguardante il dovere della persona che è in viaggio o che è malata, in relazione al precetto del digiuno. Ma valutando attentamente il significato di questa frase, è possibile dedurne una regola generale, chiamata regola del “Laa Haraja”. È possibile enunciare questa regola come segue: “Fondamentalmente, le leggi dell’Islam non sono severe, e se in una determinata circostanza il loro rispetto comportasse un forte disagio, vengono sospese nella misura e per il tempo necessario a eliminare tale disagio”

Questa regola si applica, ad esempio, al caso in cui fare il wudu comporta grandi difficoltà, o è dannoso alla salute, oppure, al caso della persona che non è in grado di effettuare la preghiera in piedi. Nel primo caso, al posto del wudu è possibile fare il tayammum, nel secondo invece, è possibile fare la preghiera nella posizione piú vicina possibile a quella eretta.

Nel settantottesimo versetto della Sura dell’Hajj, leggiamo: “Egli vi ha eletto, e non vi ha assegnato alcun dovere religioso troppo difficile”

In un celebre hadith del sommo Profeta (S) leggiamo: “Io sono stato inviato con una shari´ah {legge religiosa} indulgente e semplice”20

  • 1. Majma´u-l-bayaan (vedi commento versetto in esame).
  • 2. Tafsir Maraaghi, vol. 2, pag. 69.
  • 3. Ibidem.
  • 4. Al-kaafi, vol. 2, pag. 100.
  • 5. Bihaaru-l’anwaar, vol. 96, pag. 256.
  • 6. Ibidem.
  • 7. Nahj ul-Balaghah, sentenza 252.
  • 8. Bihaaru-l’anwaar, vol. 96, pag. 252.
  • 9. Wasaa’ilu-sh-shi´ah, vol. 7, cap. 1 (Il Digiuno), pag. 3.
  • 10. Dall’opera “Il digiuno, un metodo moderno per curare le malattie” di Alexis Sufurin.
  • 11. Bihaaru-l’anwaar, vol. 96, pag. 255.
  • 12. Bihaaru-l’anwaar, vol. 62, pag. 290, hadith n. 72.
  • 13. Dizionario delle Sacre Scritture, pag. 427.
  • 14. Torà (Pentateuco), Deuteronomio, cap. 9 , n. 9, pag. 288 (ed. persiana), pag. 222 (ed. inglese).
  • 15. Dizionario delle Sacre Scritture, pag. 428.
  • 16. Vangelo di Matteo, IV, 1 e 2, pag. 983 (ed. inglese)
  • 17. Vangelo di Luca, V, 33-35, pag. 1053 (ed. inglese)
  • 18. Dizionario delle Sacre Scritture, pag. 428.
  • 19. Wasaa’ilu-sh-shi´ah, vol. 7, cap. 18 (norme inerenti al mese di ramadan), hadith n. 16.
  • 20. Kanzu-l´ummaal, vol. I, pag. 178; vol. 11, pag. 445.

Sura al-Baqarah Versetto 186

وَإِذَا سَأَلَكَ عِبَادِي عَنِّي فَإِنِّي قَرِيبٌ أُجِيبُ دَعْوَةَ الدَّاعِ إِذَا دَعَانِ فَلْيَسْتَجِيبُواْ لِي وَلْيُؤْمِنُواْ بِي لَعَلَّهُمْ يَرْشُدُونَ

﴿186﴾

192. E quando i Miei servi ti chiedono di Me, ebbene {devi dire loro che}, in verità, Io sono vicino! Esaudisco la preghiera di chi supplica, quando Mi invoca. Che accettino quindi il Mio invito e credano in Me! Forse così seguiranno la retta via.

Commento

In quale circostanza fu rivelato il Versetto?

Fu chiesto al sommo Profeta (S): “Il nostro Dio è vicino, per poterLo pregare a bassa voce, o è lontano, per poterLo pregare ad alta voce? Fu allora rivelato il versetto in esame.

La Preghiera

Dal momento che uno dei mezzi che gli uomini hanno a disposizione per essere in relazione con il loro Signore, è la du´ah, la supplica, la preghiera, il sacro Corano, dopo aver esposto, nei versetti precedenti, importanti precetti islamici, parla di questo fondamentale e profondo rapporto tra la creatura e il Creatore.

Nonostante essa sia una pratica destinata a tutti coloro che vogliono parlare e confidarsi con il proprio Signore, il sacro Corano la ricorda tra i versetti che parlano del digiuno, conferendo a quest’ultimo un nuovo e interessante significato, poiché, in realtà, si adora Dio per avvicinarsi a Lui e potere confidarsi intimamente con Lui.

Questo versetto si rivolge al sommo Profeta (S) dicendogli: “E quando i Miei servi ti chiedono di Me, ebbene {devi dire loro che}, in verità, Io sono vicino!”. In un altro sacro versetto questa vicinanza è stata espressa in modo assai elegante ed efficace: “…E Noi siamo piú vicini a lui della {sua} vena giugulare”1

Poi, il versetto in esame, aggiunge: “Esaudisco la preghiera di chi supplica, quando Mi invoca. Che accettino quindi il Mio invito e credano in Me! Forse così seguiranno la retta via”
È interessante notare come il Signore Eccelso, in questo piccolo versetto, nomina Se stesso per ben sette volte, e per altrettante volte i Suoi servi, e, in tal modo, esprime tutto il Suo amore e la Sua attenzione per le Sue creature, e ribadisce, in modo assai fine ed efficace, il concetto espresso nella prima parte del versetto: “Io sono vicino!”

Abdullah Bin Sanaan dice di aver sentito l’imam Sadiq affermare: “Fate molta du´ah, poiché essa è la chiave del perdono divino, e il mezzo per ottenere ogni grazia. Esistono doni presso Dio, che è possibile ottenere solo attraverso la du´ah, che è in grado di aprirti tutte le porte”2
Certo, Allah ci è vicino, è sempre con noi, e non può esserci lontano, poiché Egli è nel nostro cuore3.

A quali condizioni la Du°a viene esaudita da Dio?

Affinché una preghiera sia ascoltata dal Signore eccelso, deve sottostare a determinate condizioni.

1. Prima di tutto bisogna sforzarsi di purificare il proprio cuore, la propria anima, pentirsi dei propri peccati, correggersi, e seguire le orme delle guide divine. Il santo imam Sadiq (as) disse: “Prima di chiedere qualcosa, di questo mondo o dell’aldilà, al vostro Signore, esaltateLo, lodateLo, mandate benedizioni al Profeta (S) e alla sua Famiglia, poi confessateGli i vostri peccati, e poi chiedete”4

2. Bisogna astenersi dall’usurpare i beni altrui, e dai cibi proibiti. Il sommo Profeta (S) Muhammad (S) disse: “Chi ama che gli siano esaudite le preghiere, deve guadagnarsi da vivere in modo onesto, e mangiare cibi leciti”5

3. È altresì necessario combattere contro il male e la corruzione, e invitare la gente al bene e alla verità, poiché Dio non esaudisce le preghiere di coloro che trascurano il dovere di ordinare il bene e vietare il male. Il santo Profeta (S) disse: “Dovrete sicuramente ordinare il bene e vietare il male, altrimenti Allah farà prevalere i vostri empi sui vostri probi, i quali pregheranno, ma non saranno esauditi”6

4. Bisogna poi mantenere le promesse fatte a Dio, rispettare i patti stretti con Lui, mantenere pura la fede, agire rettamente, essere onesti e fedeli, e non tradire la fiducia del prossimo. In effetti, chi tradisce la fiducia del proprio Signore e del prossimo, non può pretendere che Egli lo esaudisca e gli conceda quello che desidera. Un giorno una persona disse al Principe dei Credenti: “Malgrado Dio abbia promesso di esaudire le preghiere di chi lo invoca, Egli non esaudisce però le nostre!”.

L’Imam rispose: “I vostri cuori e le vostre menti hanno tradito {Dio, la Sua fiducia} in otto casi, ecco perché le vostre preghiere non vengono esaudite. Ebbene, voi avete conosciuto Dio, ma non avete rispettato i Suoi diritti, come Egli vi ha ordinato. Ecco perché questa vostra conoscenza non v’è stata utile. Voi avete prestato fede al Suo Messaggero, ma poi avete contravvenuto alla Sua sunnah. A cosa è servita allora la vostra fede? Avete letto il Suo Libro, ma non l’avete praticato. Avete detto: “Abbiamo ascoltato e ubbidito”, ma poi avete disubbidito. Voi dite di temere il Fuoco dell’Inferno, il castigo divino, ma continuate a compiere atti che vi avvicinano ad esso. Avete veramente paura? Dite di aspirare alla ricompensa divina, ma continuate a compiere atti che vi allontanano da essa. La desiderate veramente? Vi cibate e godete dei doni divini, ma non Lo ringraziate. Vi ha ordinato di essere nemici di Satana, voi però cercate di farvelo amico. Avete la pretesa di essere nemici di Satana, ma, nella pratica, non gli disubbidite. Voi vedete sempre i difetti della gente, ma ignorate i vostri. Come fate dunque a pretendere che Dio esaudisca le vostre preghiere, quando siete stati voi a chiudere le porte {della Sua grazia}? Siate timorati, correggete la vostra condotta, ordinate il bene e vietate il male, affinché le vostre preghiere siano ascoltate”. Da questo significativo hadith è possibile dedurre facilmente che la promessa divina di esaudire le preghiere delle Sue creature, è condizionata: Dio mantiene la Sua promessa, ascolta le preghiere del credente, se questo, a sua volta, mantiene le promesse fatte a Lui, rispetta i patti stretti con Lui.

5. Bisogna accompagnare la preghiera con l’impegno e lo sforzo per ottenere ciò che si è chiesto a Dio. In una sentenza del santo Alì (as), leggiamo: “Colui che prega senza agire, è come l’arciere {con un arco} privo di corda”7

La du´ah dunque da sola non basta, deve essere bensì accompagnata dalla volontà di cambiare, da un serio lavoro di correzione, di purificazione, e da un sincero sforzo.

Alcune Tradizioni riguardanti la Du°ah

1. In una tradizione del santo imam Sadiq (as), leggiamo: «Il Principe dei Credenti disse: “Sulla terra, l’atto piú amato da Dio è la du´ah. Il migliore atto di adorazione è il timore di Dio”. Il Principe dei Credenti faceva molta du´ah»8

2. In un’altra tradizione, l’imam Sadiq (as) narra che il sommo Profeta (S) disse: “La du´ah è l’arma del credente, il pilastro della religione, e la luce dei cieli e della terra”9

3. Il Principe dei Credenti disse: “La du´ah è la chiave della salvezza e della felicità, è una preziosa fonte di beatitudine. La migliore du´ah è quella che esce da un petto puro, da un cuore timorato”10

4. Il sommo Profeta (S) disse: “Volete che vi indichi un’arma che vi salvi dai vostri nemici, e aumenti notevolmente il vostro pane quotidiano?”. Dissero: “Certo”. Il Messaggero di Allah disse allora: “Invocate notte e giorno il vostro Signore, poiché la du´ah è l’arma del credente”11

5. Il sesto Imam narra che il Principe dei Credenti disse: “La du´ah è lo scudo del credente. Le porte {della grazia divina} ti saranno aperte ogni volta che busserai molto ad esse”12

6. L’ottavo Imam disse ai propri seguaci: “Attaccatevi all’arma dei Profeti”. Gli fu chiesto: “Qual è l’arma dei Profeti?”. L’Imam rispose: “La du´ah”

7. L’imam Sadiq (as) disse: “La du´ah è piú efficace della lancia di ferro”

  • 1. Santo Corano, 50: 16.
  • 2. Al’usul Min Al-kaafi, vol. 2, pag. 468.
  • 3. Santo Corano, 8: 24.
  • 4. Bihaaru-l’anwaar, vol. 93, pag. 312.
  • 5. Bihaaru-l’anwaar, vol. 93, pag. 372.
  • 6. Bihaaru-l’anwaar, vol. 93, pag. 378.
  • 7. Nahj ul-Balaghah, sentenza 337.
  • 8. Al’usul Min Al-kaafi, vol. 2, pag. 467.
  • 9. Al’usul Min Al-kaafi, vol. 2, pag. 468.
  • 10. Ibidem.
  • 11. Ibid.
  • 12. Ibid.

Sura al-Baqarah Versetto 187

أُحِلَّ لَكُمْ لَيْلَةَ الصِّيَامِ الرَّفَثُ إِلَى نِسَآئِكُمْ هُنَّ لِبَاسٌ لَّكُمْ وَأَنتُمْ لِبَاسٌ لَّهُنَّ عَلِمَ اللّهُ أَنَّكُمْ كُنتُمْ تَخْتانُونَ أَنفُسَكُمْ فَتَابَ عَلَيْكُمْ وَعَفَا عَنكُمْ فَالآنَ بَاشِرُوهُنَّ وَابْتَغُواْ مَا كَتَبَ اللّهُ لَكُمْ وَكُلُواْ وَاشْرَبُواْ حَتَّى يَتَبَيَّنَ لَكُمُ الْخَيْطُ الأَبْيَضُ مِنَ الْخَيْطِ الأَسْوَدِ مِنَ الْفَجْرِ ثُمَّ أَتِمُّواْ الصِّيَامَ إِلَى الَّليْلِ وَلاَ تُبَاشِرُوهُنَّ وَأَنتُمْ عَاكِفُونَ فِي الْمَسَاجِدِ تِلْكَ حُدُودُ اللّهِ فَلاَ تَقْرَبُوهَا كَذَلِكَ يُبَيِّنُ اللّهُ آيَاتِهِ لِلنَّاسِ لَعَلَّهُمْ يَتَّقُونَ ﴿187﴾

193. Nelle notti del digiuno vi è stato permesso di giacere con le vostre donne. Esse sono una veste per voi e voi siete una veste per loro. Allah sapeva che voi ingannavate voi stessi; accettò dunque il vostro pentimento e vi perdonò. Pertanto ora giacete pure con esse e cercate quello che Allah vi ha prescritto; mangiate e bevete finché, all’alba, possiate distinguere il ‘filo bianco’ {primissimo albore del mattino} dal ‘filo nero’ {il buio della notte}, quindi, digiunate fino al giungere della notte. E non giacete con loro quando siete in i´tikaaf {rituale ritiro spirituale} nelle moschee. Questi sono i limiti di Allah, ebbene, non avvicinatevi a essi! Così Allah mostra agli uomini i Suoi segni, nella speranza che essi possano divenire timorati {di Allah}.

Commento

In quale circostanza fu rivelato il Versetto?

Dalle tradizioni islamiche si deduce che inizialmente i mussulmani potevano mangiare e bere solo prima del sonno notturno, nel senso che se qualcuno si addormentava di notte, e poi si svegliava, anche prima della chiamata alla preghiera del mattino, non poteva piú né mangiare né bere. Era inoltre proibito avere rapporti sessuali in tutto il mese di ramadan, anche durante la notte. Uno dei compagni del sommo Profeta (S), Mut´am Bin Jubayr, malgrado fosse un uomo di debole costituzione, digiunava. Una sera ritornò a casa per l’iftaar {rottura del digiuno}, e mentre la moglie era impegnata a preparagli il cibo, egli, stanco e spossato, s’addormentò, e al risveglio disse: “Io non ho piú diritto all’iftaar”. Si riaddormentò in questo stato, e la mattina successiva, in istato di digiuno, si mise a lavoro, per scavare un fossato (prima dell’inizio della Guerra delle Fazioni), quando a un certo punto, sfinito dalla fame e dalla stanchezza, svenne. Il Profeta (S) venne da lui, e rimase colpito nel constatare le sue cattive condizioni di salute.

A volte poi, nel mese di ramadan, alcuni giovani mussulmani non riuscivano a frenare i propri desideri, e giacevano con le proprie mogli.

Fu così che il Signore Misericordioso rivelò il versetto in esame, permettendo ai credenti di mangiare, bere e giacere con le proprie mogli nelle notti del benedetto mese di ramadan.

Le notti del Mese Benedetto

Nel paragrafo precedente abbiamo detto che nei primi anni della comparsa dell’Islam era proibito avere rapporti sessuali nelle notti del sacro mese di ramadan. In esse inoltre si poteva mangiare e bere solo prima del sonno notturno. Forse, in tal modo, il Signore Eccelso voleva mettere alla prova i credenti, e prepararli ad accettare i precetti riguardanti il digiuno.

Il versetto in esame, che espone ben quattro norme riguardanti due precetti islamici, il digiuno e l’i´tikaaf, inizia dicendo: “Nelle notti del digiuno vi è stato permesso di giacere con le vostre donne”, esponendo di seguito una delle ragioni fondamentali di questa licenza: “Esse sono una veste per voi e voi siete una veste per loro”. La veste, da una parte, protegge l’essere umano dal freddo, dal caldo, e dagli oggetti che potrebbero ferirlo, dall’altra, copre i suoi difetti, ed è inoltre in grado di donargli grazia e bellezza. Analogamente moglie e marito si proteggono a vicenda dalle deviazioni. Una moglie è in grado di coprire i difetti del proprio marito, il quale, a sua volta, può fare altrettanto nei confronti di lei. Possono donarsi pace e tranquillità a vicenda, e sono l’uno il fregio dell’altra.

Questa espressione chiarisce perfettamente lo straordinario legame spirituale e la vicinanza esistente tra moglie e marito, dimostrando altresì la loro parità in questo ambito, poiché, in questo versetto, il sacro Corano si rivolge alle mogli con le stesse parole con le quali si rivolge ai mariti: “Esse sono una veste per voi e voi siete una veste per loro”

Il nobile Verbo di Allah continua poi chiarendo maggiormente le ragioni della suddetta licenza: “Allah sapeva che voi ingannavate voi stessi; accettò dunque il vostro pentimento e vi perdonò. Pertanto ora giacete pure con esse e cercate quello che Allah vi ha prescritto”

Quindi, il Signore Eccelso per evitare che i Suoi servi peccassero maggiormente, ha alleggerito loro il dovere del digiuno, concedendo loro di mangiare, bere, e giacere liberamente durante le notti del sacro mese di ramadan. È ovvio che questa è solo una licenza, è un precetto che abolisce un precedente divieto, e quindi, in base alle regole dei principi generali del diritto islamico, da intendere solo come un permesso, una licenza, e non come un ordine a mangiare, bere, e giacere per forza. Il credente è quindi libero di compiere questi atti o di astenersene.

La frase “cercate quello che Allah vi ha prescritto”, ribadisce che i credenti possono liberamente fare uso di questa licenza – in perfetta armonia con le leggi della creazione, concessa al fine di proteggere l’umanità e garantire la sua sopravvivenza – per soddisfare in modo lecito i propri istinti e le proprie esigenze naturali.

A questo punto viene esposta la seconda delle quattro norme trattate in questo versetto, che riguarda ancora il digiuno: “Mangiate e bevete finché, all’alba, possiate distinguere il ‘filo bianco’ {primissimo albore del mattino} dal ‘filo nero’ {il buio della notte}”

Perciò, i mussulmani hanno il diritto di mangiare e bere per tutta la notte, ma al sorgere della prima luce del mattino devono iniziare il digiuno.

Continua poi esponendo il terzo precetto: “…quindi, digiunate fino al giungere della notte”. Attraverso questa frase il Corano vuole ribadire il divieto di mangiare, bere, e avere rapporti sessuali nelle ore diurne del mese di ramadan, e fissare in modo preciso il momento in cui è possibile rompere il digiuno.

Alla fine del versetto, viene esposto il quarto e ultimo dei precetti in esso trattati, riguardante una particolare pratica chiamata i´tikaaf: “E non giacete con loro quando siete in i´tikaaf {rituale ritiro spirituale} nelle moschee”

Questo precetto può anche essere considerato una limitazione, un’eccezione della precedente norma, poiché durante l’i´tikaaf, che deve durare almeno tre giorni, bisogna digiunare, ma non è permesso di giacere con le donne né di giorno né di notte.

Il versetto si chiude, riferendosi a tutti e quattro i precedenti precetti esposti, dicendo: “Questi sono i termini di Allah, ebbene, non avvicinatevi a essi! Così Allah mostra agli uomini i Suoi segni, nella speranza che essi possano divenire timorati {di Allah}”

Osservazioni

I termini di Allah

Nei versetti ora commentati, il sacro Corano, dopo aver esposto parte delle norme riguardanti il digiuno e l’i´tikaaf, chiama questi precetti “termini di Allah”, ordinando ai credenti di non avvicinarsi ad essi. Non è difficile notare che il nobile Verbo di Allah, non dice: “Non superate i termini, i limiti imposti da Allah”, ma comanda loro di non avvicinarsi nemmeno ad essi, perché potrebbero essere tentati ad oltrepassarli. È questo il motivo per cui riguardo ad alcuni precetti islamici è stato vietato anche il solo avvicinarsi ai limiti del peccato e della trasgressione. È, ad esempio, proibito partecipare a feste e riunioni nelle quali si pecca, anche quando non si intende peccare, e non si contravviene ad alcun precetto islamico, oppure, rimanere soli con una donna estranea in un luogo nel quale non può accedere nessuno, anche nel caso in cui non si faccia alcun peccato, e non si abbiano cattive intenzioni.

L’i´tikaaf

La parola i´tikaaf significa rimanere segregati per un lungo periodo di tempo accanto a una cosa, e nel diritto islamico indica un particolare rito che consiste nel rimanere per almeno tre giorni dentro una moschea, per prestare culto al Signore Eccelso, in istato di digiuno, rinunciando ad alcuni piaceri materiali. Questo atto di adorazione ha un profondo effetto nel purificare l’anima umana, e nell’aumentare il timor di Dio del credente. I trattati di diritto islamico parlano in modo dettagliato delle norme che regolano questo rito. È importante sapere che l’i´tikaaf è un atto mustahabb {supererogatorio}, non waajib {obbligatorio}, salvo in alcuni casi eccezionali. In ogni caso, nel versetto in esame è stato ricordato solo uno degli atti proibiti durante questo rito, e ciò perché esso è anche uno degli atti vietati durante il digiuno.

Fajr

Fajr (da noi tradotto, nel versetto, con il termine alba) significa “spaccare”, ed è per questo motivo che l’alba, il primissimo albore del mattino, viene chiamato fajr, poiché è come se spaccasse, con il suo sorgere, le tenebre della notte.

A tal proposito, nel versetto in esame troviamo anche la significativa espressione: “…finché, all’alba, possiate distinguere il ‘filo bianco’ {primissimo albore del mattino} dal ‘filo nero’ {il buio della notte}…”. In un interessante hadith leggiamo che ´Udayy Bin Haatam disse al sommo Profeta (S): “Io avevo messo vicini due fili, uno bianco e uno nero, e continuavo ad osservarli fino a poterli distinguere {all’alba}, e conoscere in questo modo il momento dell’inizio del digiuno”. Il nobile Profeta (S) sorrise e disse all’uomo: “O Bin Haatam, il versetto invita a distinguere la primissima luce del mattino che si diffonde all’orizzonte dalle tenebre della notte; è in questo momento che inizia l’obbligo del digiuno”

Bisogna inoltre sapere che da questa espressione è altresì possibile dedurre un criterio per poter distinguere la cosiddetta alba sincera da quella mendace. Poco prima del sorgere del fajr, compare ad oriente un bagliore di luce che si leva verticalmente verso l’alto. Tale bagliore viene chiamato “prima alba” o anche “alba mendace”. Dopodiché questo bagliore si spande sull’orizzonte e forma una fascia orizzontale di luce chiara sovrastata dalle tenebre della notte. Questa seconda luce viene denominata “seconda alba” o “alba sincera”, e segna l’inizio del digiuno e della fascia di tempo nella quale è possibile effettuare la preghiera del mattino.

I versetti del digiuno iniziano e finiscono parlando del timor di Dio

È interessante notare come i versetti che ci hanno finora esposto le norme che regolano il fondamentale precetto del digiuno, inizino e finiscano parlando del principale obiettivo di questo sacro comandamento: il timor di Dio. Nel primo versetto relativo al digiuno leggiamo infatti: “O voi che avete prestato fede, v’è stato prescritto il digiuno…forse così diverrete timorati {di Allah}!”, mentre l’ultimo dice: “…Così Allah mostra agli uomini i Suoi segni, nella speranza che essi possano divenire timorati {di Allah}”

Ciò mette in rilievo l’importanza del timor di Dio, e ci fa comprendere che tutti questi fondamentali precetti e riti, hanno come principale obiettivo quello di aumentare e rinforzare il timor di Dio dei credenti, perché solo in questo modo possono tenersi lontani dal male e seguire la retta via, che conduce alla beatitudine eterna.

Sura al-Baqarah Versetto 188

وَلاَ تَأْكُلُواْ أَمْوَالَكُم بَيْنَكُم بِالْبَاطِلِ وَتُدْلُواْ بِهَا إِلَى الْحُكَّامِ لِتَأْكُلُواْ فَرِيقًا مِّنْ أَمْوَالِ النَّاسِ بِالإِثْمِ وَأَنتُمْ تَعْلَمُونَ

﴿188﴾

194. E non consumate fra di voi i vostri beni invano, e non datene ai giudici per {corromperli e, in tal modo} appropriarvi ingiustamente di una parte dei beni della gente, mentre voi {ben} sapete {che comportandovi così fate una grande ingiustizia}.

Commento

Introduzione

Questo versetto vieta severamente ai mussulmani di compiere atti assai indegni e riprovevoli, quali l’uso dei beni per scopi vani o illeciti, la corruzione, e l’appropriazione illegittima dei beni altrui: “E non consumate fra di voi i vostri beni invano, e non datene ai giudici per…”

Nella Sura delle Donne, troviamo un versetto simile a questo: “O voi che avete prestato fede, non mangiate illecitamente i vostri beni tra di voi, a meno che non si tratti di commercio di comune accordo fra voi…”1

Chi corrompe una persona per appropriarsi dei beni altrui, compie in realtà due peccati: corruzione e usurpazione. Secondo la religione islamica, il peccato della corruzione è così grave, che riguardo ad esso una tradizione del nobile imam Sadiq (as) afferma: “Corrompere un giudice, significa negare Allah il Magnifico”2

In un celebre hadith del Messaggero di Allah (S) leggiamo: “Allah ha maledetto il corruttore, il corrotto, e il mediatore tra loro due”

Il versetto in esame dice chiaramente che i beni ottenuti corrompendo, non sono leciti; una sentenza non può attribuire a una persona dei beni altrui, non può trasformare l’illecito in lecito. Ciò è confermato esplicitamente dalla seguente tradizione del nobile Profeta (S) dell’Islam: “Io sono un essere umano come voi {e ho il dovere di giudicare fra di voi basandomi sulle prove esteriori}. Quando mi viene presentata una causa, è possibile che una delle parti abbia maggiori capacità di argomentazione delle altre, e io, in base alle prove, giudichi in suo favore. Sappiate però che nel caso in cui io attribuisca a una persona ciò che spetta ad altri, ebbene quella cosa è una parte del fuoco dell’Inferno. Dunque, se questa persona ama questo fuoco, usufruisca pure di essa, diversamente la liberi {la restituisca al suo legittimo proprietario}” 3

Il Flagello della Corruzione

Uno dei grandi flagelli che dai tempi piú antichi affligge la società umana, e che oggi ha raggiunto incredibili dimensioni, è la corruzione, che è uno dei maggiori ostacoli alla realizzazione della giustizia sociale. La corruzione fa sì che le leggi, che di norma dovrebbero proteggere gli interessi delle classi piú deboli, e limitare quelle piú forti, finiscano a favore di queste ultime. In effetti, i ricchi e i potenti, sfruttando i loro averi e il loro potere, sono sempre in grado di difendere i propri interessi, diversamente dai poveri e dai diseredati, ai quali deve pensare la legge. In una società dominata dalla corruzione, il ricco, attraverso i suoi averi, compra e corrompe chiunque, aumentando le sue ricchezze, il suo potere e la sua influenza, e facendo delle leggi uno strumento per opprimere e derubare le classi piú deboli.

È per questo motivo che le società corrotte sono dominate dal disordine, dal male, dall’ingiustizia, dalla discriminazione e dalla delinquenza.

Sono questi dunque i motivi per i quali l’Islam biasima, condanna e proibisce con assoluta severità questo terribile flagello, e lo considera peccato maggiore.

La corruzione è talmente turpe, che a volte viene nascosta dietro nomi diversi. La persona che intende corrompere qualcuno, spesso camuffa le sue turpi intenzioni, dicendo di volere fare del bene, dando una mancia, presentandosi con un regalo, dicendo che il denaro che intende dare è la giusta e meritata ricompensa di uno sforzo, di un servizio. È ovvio però che queste ignobili furberie non sono assolutamente in grado di cambiare la turpe natura di questo infame atto.

Nel Nahj ul-Balaghah leggiamo che una notte Ash´ath Bin Qais si presentò a casa del nobile Alì (as) con in mano un delizioso dolce, per corrompere con esso il santo Imam, e indurlo a pronunciare una sentenza in suo favore. Il Principe dei Credenti s’adirò, e disse: “Morte a te! Sei venuto a ingannarmi, e ad allontanarmi dalla religione di Allah? Giuro su Dio, che non toglierei ingiustamente la crusca di un solo chicco d’orzo dalla bocca di una formica, nemmeno se mi dessero le sette Regioni con tutto ciò che v’è sotto i loro cieli. Per me il vostro mondo vale meno di una foglia masticata da una cavalletta. Alì è al di sopra degli effimeri beni e dei fugaci piaceri {di questo mondo}”

L’Islam condanna dunque severamente e decisamente la corruzione, in qualsiasi forma e aspetto essa si presenti e compaia. Nella biografia del santo Profeta (S) dell’Islam, si narra che un giorno egli fu informato che uno dei suoi governatori si è fatto corrompere accettando un regalo. Il nobile Messaggero di Allah s’adirò e gli disse: “Perché prendi ciò a cui non hai diritto?”. Egli si scusò con il sommo Profeta (S), e rispose: “M’è stato dato in regalo”. Il Profeta (S) disse allora: “Se rimanessi in casa, e non fossi governatore locale da parte mia, riceveresti forse dei regali dalla gente?”. Fece poi sequestrare il regalo, lo unì al fondo pubblico, e destituì l’uomo dalla sua carica” 4

L’Islam per evitare che i giudici vengano corrotti, vieta addirittura loro di andare di persona a fare acquisti, poiché alcuni negozianti potrebbero fare loro sconti, regali, agevolazioni, e ciò potrebbe inconsapevolmente influenzarli, nel senso che un giorno potrebbero, senza rendersene conto, favorire un negoziante che in passato ha fatto loro degli sconti, dei regali o delle agevolazioni. È opportuno che tutti i mussulmani si ispirino al sacro Corano, e combattano questo grave male.

Alcuni hanno interpretato il versetto in esame dicendo che esso vieta ai credenti di consumare i propri beni fra di loro in modo vano, ad esempio, giocando d’azzardo. A tal proposito, viene citata anche la seguente tradizione dell’imam Baqir (as): “I Quraysh si giocavano le proprie mogli e i propri beni, e allora Allah vietò loro di farlo”

È tuttavia meglio dare al versetto un senso piú ampio, e dedurre da esso tutti i divieti sopraccitati.

  • 1. Santo Corano, 4: 29.
  • 2. Ar-rasaa’il, vol. 21, cap. 5.
  • 3. Fi Zilaali-l-qur’aan, vol. I, pag. 252.
  • 4. Al’imam ´Aliyy, vol. I, pagg. 155 e 156.

Sura al-Baqarah Versetto 189

يَسْأَلُونَكَ عَنِ الأهِلَّةِ قُلْ هِيَ مَوَاقِيتُ لِلنَّاسِ وَالْحَجِّ وَلَيْسَ الْبِرُّ بِأَنْ تَأْتُوْاْ الْبُيُوتَ مِن ظُهُورِهَا وَلَـكِنَّ الْبِرَّ مَنِ اتَّقَى وَأْتُواْ الْبُيُوتَ مِنْ أَبْوَابِهَا وَاتَّقُواْ اللّهَ لَعَلَّكُمْ تُفْلِحُونَ ﴿189﴾

195. Ti interrogheranno sui noviluni. Di’: “Servono alla gente per il computo del tempo e per l’Hajj {il pellegrinaggio}”. Il bene non consiste nell’entrare nelle case dalla parte posteriore, ma il bene è {quello di} chi è timorato {di Allah}. Entrate nelle case passando per le porte e temete Allah, forse così raggiungerete la beatitudine.

Commento

In quale occasione fu rivelato il Versetto?

Si narra che un giorno Ma´aazh Bin Jabal disse al sommo Profeta (S): “Siamo stati ripetutamente interrogati sui noviluni, e ci è stato chiesto perché la luna continua a crescere e decrescere”. Si narra anche che i giudei chiesero al Messaggero di Allah: “Perché ci sono i noviluni, e a che cosa servono?”. Fu allora rivelato il versetto in esame, e rispose in modo esauriente a queste domande, dicendo che le varie fasi e posizioni della luna giovano agli uomini, materialmente e spiritualmente.

Commento

Come abbiamo poc’anzi detto, alcuni fecero al santo Messaggero di Allah (S) delle domande sui noviluni, chiedendogli le ragioni e i vantaggi di questo fenomeno. Il Signore Eccelso rivelò allora il versetto in esame, e rispose a queste domande, ordinando al sommo Profeta (S) (S) di esporre gli effetti e i vantaggi dei noviluni: «…Di’: “Servono alla gente per il computo del tempo e per l’Hajj {il pellegrinaggio}”…»

Certo, il sorgere della luna, all’inizio di ogni mese lunare, e poi il suo crescere e decrescere, è assai utile a determinare l’inizio e la fine di alcuni riti islamici, quali il digiuno e l’Hajj, e, altresì, aiuta la gente nei loro affari, commerci, nel determinare le scadenze, e stipulare gli affari.
In realtà, la luna è un “calendario” naturale, universale, che tutti gli uomini possono facilmente comprendere e utilizzare, in ogni parte del mondo. Non solo è utile a determinare l’inizio, la fine e la metà del mese, ma, osservando il suo grado di crescita o riduzione, è anche possibile determinare l’esatto giorno del mese.

Per concludere ricordiamo che gli uomini non possono fare assolutamente a meno di un sistema per dividere, distribuire e determinare il tempo, ed è per questo che il Creatore ha messo a disposizione di tutti gli uomini, in tutti i luoghi e in ogni epoca, questo straordinario e perfetto calendario naturale.

Scale e Misure Naturali

Uno dei pregi delle leggi islamiche, è che in esse vengono sempre usati pesi, misure, strumenti e metodi di misura naturali, poiché essi sono alla portata di tutti, sono universali ed eterni, diversamente dai pesi, dalle misure, e dagli strumenti di misura non naturali, dei quali non tutti possono disporre, nemmeno oggi, nell’era della modernità. È dunque questo il motivo per cui l’Islam, ad esempio, usa, come misure e mezzi di misurazione, la spanna, il passo, il tramonto del sole, l’alba, il mezzogiorno vero, la luna e le sue fasi, etc.

Il versetto prosegue poi dicendo:

“Il bene non consiste nell’entrare nelle case dalla parte posteriore…”

Qui il sacro Corano, parlando dell’Hajj, del novilunio come mezzo per determinarne l’inizio, condanna e vieta una delle superstizione dell’era preislamica riguardante questo sacro rito: prima dell’avvento dell’Islam, quando i pellegrini avevano addosso il vestito dell’ihraam non entravano nelle case dalla porta, ed erano convinti che il muhrim non dovesse entrare in una casa dalla porta, e per questo motivo durante tutto il periodo dell’ihraam aprivano un passaggio dietro le proprie e lo usavano per entrare in esse. Essi assumevano questo comportamento perché erano convinti che esso fosse giusto, perché lo consideravano come l’abbandono di un’abitudine, e con esso pensavano erroneamente di completare l’ihraam1, che consiste nell’abbandonare una serie di abitudini, nell’astenersi dal compiere atti che nella vita di ogni giorno sono abituali.

Questo però non significa che il muhrim debba abbandonare tutti queste azioni consuete, ed è per tale motivo che il sacro Corano afferma decisamente:

“Il bene non consiste nell’entrare nelle case dalla parte posteriore, ma il bene è {quello di} chi è timorato {di Allah}”, e, immediatamente, ordina: “Entrate nelle case passando per le porte e temete Allah, forse così raggiungerete la beatitudine”

Questo versetto ha anche un significato piú esteso e generale: ogni atto, ogni dovere, religioso e non, deve essere compiuto nel modo esatto, secondo la giusta norma, e non di testa propria, secondo una serie di personali valutazioni e di assurde superstizioni. Ciò è confermato da una tradizione del santo imam Baaqir narrata da Jaabir2.

Il tafsir Majma´u-l-bayaan, commentando questo versetto, narra la seguente tradizione islamica: “Noi {Ahl ul-Bayt} siamo le porte di Allah, le vie che conducono a Lui, gli apostoli del Paradiso”3
Certo, per accedere correttamente a qualsiasi conoscenza religiosa bisogna entrare dalla porta principale, bisogna rivolgersi ai possessori della sapienza suprema, al sommo Profeta (S) e alla sua nobile Famiglia, poiché la rivelazione è discesa sulla loro casa, essi sono cresciuti nella scuola della rivelazione divina.

È possibile che la frase “Il bene non consiste…” alluda a un’altra sottile verità, potrebbe cioè voler dire che: il vostro domandare dei noviluni, al posto di domandare del sapere religioso, è come il comportamento di chi per entrare in una casa trascura l’ingresso principale ed entra dalla parte posteriore, attraverso uno stretto passaggio.

  • 1. Tafsir di Baydhaawiyy (vedi esegesi del versetto in esame).
  • 2. Majma´u-l-bayaan, vol. 2, pag. 284.
  • 3. Ibidem.

Sura al-Baqarah Versetto 190

وَقَاتِلُواْ فِي سَبِيلِ اللّهِ الَّذِينَ يُقَاتِلُونَكُمْ وَلاَ تَعْتَدُواْ إِنَّ اللّهَ لاَ يُحِبِّ الْمُعْتَدِينَ ﴿190﴾

196. Combattete sulla via di Allah contro coloro che vi combattono, e non prevaricate: in verità, Allah non ama coloro che eccedono i limiti {da Lui imposti}.

Commento

Bin Abbas narra che questo versetto fu rivelato in occasione della Pace di Hudaybiyyah. Un anno, il santo Messaggero di Allah, con millequattrocento dei suoi seguaci, si preparò per il sacro rito dell’umrah. Quando arrivarono nei pressi di Hudaybiyyah {località vicina alla sacra città della Mecca}, i politeisti impedirono loro di entrare alla Mecca, e di eseguire l’umrah. Dopo una lunga trattativa, arrivarono ad un accordo con il sommo Profeta (S), e s’impegnarono affinché egli potesse, l’anno successivo, venire alla Mecca ed eseguire l’umrah; gli promisero inoltre che avrebbero sgombrato la città per permettergli di eseguire il tawaaf della sacra Casa di Allah.

L’anno seguente, quando il santo Profeta (S) e i suoi fedeli si prepararono per andare alla Mecca, temevano che i politeisti non rispettassero i patti, e impedissero loro di entrare nella santa città, e che ciò provocasse una guerra tra di loro. Il nobile Profeta (S) era preoccupato di dover combattere in uno dei mesi in cui la guerra è proibita, ma ad un tratto Allah rivelò in versetto il esame e permise loro di difendersi, e combattere in un’eventuale battaglia contro i politeisti.

Il glorioso Corano in questo nobile versetto ordina ai mussulmani di combattere coloro che li attaccano, e di difendersi con qualsiasi mezzo lecito che hanno a disposizione. È dunque finito il periodo in cui i credenti dovevano pazientare e sopportare le ingiustizie dei miscredenti e dei politeisti. Ora possono combattere e difendere i propri diritti.

Perché dobbiamo combattere, e contro chi?

Da questo versetto possiamo dedurre tre fondamentali concetti, che chiariscono completamente come la sacra religione islamica concepisce la guerra.
Con l’espressione “Combattete sulla via di Allah” il sacro Verbo d’Allah vuole esprime l’obiettivo principale per il quale devono combattere i credenti, i quali, secondo l’Islam, non devono combattere per vendicarsi, per conquistare le terre altrui, per dominare gli altri popoli, per depredare il loro denaro e le loro ricchezze, e occupare le loro terre. La religione islamica ci permette di impugnare le armi e intraprendere la jihad solo sulla via del Signore Eccelso, per diffondere le leggi divine, realizzare la giustizia, e sradicare la miscredenza, l’empietà e l’ingiustizia.

Dall’espressione “contro coloro che vi combattono”, è possibile comprendere chiaramente che ai mussulmani è permesso solo difendersi, e non attaccare per primi, ad eccezione però dei casi che esporremo piú avanti, nel commento ai versetti della Jihad, nei quali possono anche iniziare la guerra per primi.
Da questo versetto è inoltre possibile dedurre che i mussulmani non hanno assolutamente il diritto di fare guerra ai civili, ai non militari, come i vecchi, i bambini e le donne, perché essi non combattono contro di loro.

È per questo motivo che la grande Guida dell’Islam, il nobile imam Alì Ibn Abu Talib (as), ordina ai suoi soldati: “Non attaccateli finché non vi attaccano, poiché, in verità, grazie a Dio, voi siete nel giusto, e il fatto che non siete voi a iniziare la guerra è un’altra prova del fatto che siete nel giusto”1

Le dimensioni della guerra permessa dall’Islam, sono poi determinate dalla frase “e non prevaricate”, poiché la guerra, nella religione islamica, è per Dio, e sulla Sua via, e persegue sacri obiettivi. Sulla via del Signore Eccelso non è ammessa alcuna prevaricazione. È altresì per questo motivo che l’Islam fa, ai suoi fedeli in guerra, numerose raccomandazione etiche. Ad esempio, vieta ai mussulmani di combattere coloro che hanno deposto le armi, o che non hanno la forza di combattere; proibisce di distruggere i giardini e gli alberi, e di inquinare le terre e le acque.

Il santo imam Alì (as) dice: “Quando con l’aiuto di Allah sconfiggete l’armata nemica, non uccidete i fuggiaschi e i feriti, non molestate le donne, quand’anche vi offendano e insultino i vostri capi”2
Con quanto abbiamo detto commentando questo sacro versetto, è possibile smentire coloro che accusano la Jihad islamica d’essere crudele e violenta. Nel commento degli altri versetti della Jihad daremo maggiori spiegazioni in merito

  • 1. Nahj ul-Balaghah (Abduh), pag. 453 (Beirut).
  • 2. Ibidem.

Sura al-Baqarah Versetto 191

وَاقْتُلُوهُمْ حَيْثُ ثَقِفْتُمُوهُمْ وَأَخْرِجُوهُم مِّنْ حَيْثُ أَخْرَجُوكُمْ وَالْفِتْنَةُ أَشَدُّ مِنَ الْقَتْلِ وَلاَ تُقَاتِلُوهُمْ عِندَ الْمَسْجِدِ الْحَرَامِ حَتَّى يُقَاتِلُوكُمْ فِيهِ فَإِن قَاتَلُوكُمْ فَاقْتُلُوهُمْ كَذَلِكَ جَزَاء الْكَافِرِينَ ﴿191﴾

197. Uccideteli ovunque li troviate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la fitnah {miscredenza} è peggio dell’uccidere. Ma non attaccateli presso la Masjidu-l-haraam, fino a che non vi abbiano aggredito in essa. Se dunque vi assalgono, uccideteli: questa è la punizione dei miscredenti.

Commento

Questo versetto ordina ai mussulmani di combattere gli idolatri della Mecca, che li hanno scacciati dalla loro patria, dalle loro case, e di riservare loro lo stesso trattamento, scacciandoli dalla Mecca. Questo empi politeisti per anni molestarono e torturarono i credenti, e ciò, per essi, era peggio dell’essere uccisi. In effetti, chi viene ucciso perde la propria vita terrena, ma, in cambio, raggiunge l’eterna felicità ultraterrena; chi invece subisce molestie e torture non gode né dei doni e delle comodità di questo mondo né della beatitudine dell’aldilà.

Malgrado ciò, Allah ordina di non combatterli nella Masjidu-l-haraam, e ciò per rispetto della sacralità di questo nobile santuario, eccetto nel caso in cui essi manchino di rispetto a questo sacro luogo aggredendoli in esso.

Osservazioni

1. In alcuni casi l’Islam ordina di rispondere alle offese usando la forza, con assoluta decisione.

2. L’Haram e la Masjidu-l-haraam sono luoghi sacri, ma il sangue, la vita dei mussulmani sono piú sacri, tanto che il Signore Eccelso permette loro di difendersi in tali luoghi contro i loro nemici facendo loro guerra.

3. Nello stesso modo in cui non bisogna iniziare per primi la guerra, non bisogna nemmeno violare per primi le cose sacre.

4. La conoscenza delle ragioni di un precetto induce gli uomini a sottomettersi ad esso con piú facilità. In questo versetto il sacro Corano svela la ragione dell’ordine in esso contenuto, ricordando ai credenti le terribili torture loro inflitte dagli empi idolatri.

Sura al-Baqarah Versetto 192

فَإِنِ انتَهَوْاْ فَإِنَّ اللّهَ غَفُورٌ رَّحِيمٌ ﴿192﴾

198. Se però desistono, allora, in verità, Allah è clemente e benevolo.

Commento

In questo versetto il sacro Corano c’insegna che Allah accoglie il pentimento di coloro che rinnegano l’idolatria e il politeismo, e si convertono all’Islam.

Sura al-Baqarah Versetto 193

وَقَاتِلُوهُمْ حَتَّى لاَ تَكُونَ فِتْنَةٌ وَيَكُونَ الدِّينُ لِلّهِ فَإِنِ انتَهَواْ فَلاَ عُدْوَانَ إِلاَّ عَلَى الظَّالِمِينَ ﴿193﴾

199. Combatteteli fino a che non ci sia piú fitnah e l’unica religione sia quella di Allah. Se dunque desistono, non ci sia ostilità, se non contro gli iniqui.

Commento

Questo versetto ricorda gli obiettivi della Jihad, affermando che non si combatte per conquistare le terre degli altri popoli, per dominarli e depredare i loro averi, per conquistare nuovi mercati, o appropriarsi delle materie prime preziose, o per motivi razziali o di classe.

Si deve combattere per ordine divino, per ottenere il consenso del Signore Eccelso, per instaurare la giustizia sociale, per guidare la gente al bene e alla virtú, per debellare la miscredenza, il politeismo, l’idolatria, per eseguire i comandamenti divini. Combattere dunque per sradicare la fitnah dalla società umana, deve essere allora considerata una causa sacra e giusta.

Alla fine del versetto il sacro Corano ricorda che nel caso in cui i nemici si pentano e abbandonino per sempre la miscredenza e l’idolatria, i mussulmani non hanno alcun diritto di fare loro guerra né di vendicarsi, poiché è solo lecito combattere gli empi e gli iniqui.

Le Jihadat islamiche possono essere suddivise nelle seguenti tre classi:

1. la Jihad di liberazione;

2. la Jihad di difesa;

3. la Jihad che mira alla distruzione del politeismo e dell’idolatria.

La Jihad di Liberazione

Il Signore Altissimo ha rivelato alcuni comandamenti per la beatitudine, la libertà, la quiete, la salvezza e la perfezione umana, incaricando i Suoi inviati di comunicarli alla gente. Ora, se alcuni si oppongono alla comunicazione di questi salvanti precetti, ebbene, i santi profeti hanno il diritto, dopo averli ammoniti e avvertiti pacificamente, di fare loro guerra, e rimuovere ogni ostacolo.

In altre parole, la gente ha, in ogni società, il diritto di sentire la voce, il richiamo degli araldi della verità, e deve essere libera di accettare o meno il loro invito. Ora, se alcuni decidono di privare gli uomini di questo loro legittimo diritto, e impedire loro di sentire la voce di questi santi messaggeri, che è in grado di donare loro libertà e salvezza eterna, ebbene, i seguaci di questi nobili nunzi di verità hanno il sacrosanto diritto di fare giustizia con qualsiasi mezzo lecito a loro disposizione. Quanto abbiamo ora detto chiarisce la necessità della “Jihad di liberazione” nell’Islam e nelle altre religioni celesti.

Parimenti, se alcuni premono sui credenti per indurli a ritornare alla religione seguita in passato, ebbene, anche in questo caso è possibile fare giustizia, liberare i credenti da tali pressioni con qualsiasi mezzo lecito a disposizione.

la Jihad di difesa

A volte la guerra viene imposta ai credenti, nel senso che subiscono un attacco da parte di un nemico. In questo caso, tutte le leggi divine e umane permettono loro di difendersi e respingere il nemico con qualsiasi mezzo lecito a loro disposizione. Questo tipo di Jihad prende il nome di “Jihad di difesa”. Le celebri guerre degli Ahzaab {fazioni}, di Uhud, Mutah, Tabuk, Hunayn, e altre guerre combattute dai mussulmani ai primordi dell’Islam, erano tutte Jihad di difesa.

la Jihad che mira alla distruzione del politeismo e dell’idolatria

L’Islam oltre ad invitare l’umanità a scegliere e seguire questa salvante religione, ultima e piú completa delle religioni, rispetta anche le opinioni altrui. È per questo motivo che concede alle genti che seguono uno dei libri celesti rivelati dal Signore Altissimo sufficiente tempo per meditare ed accettare l’Islam, e nel caso in cui non si convincano stringe con loro un patto, e le tratta come “minoranze alleate”, e convive con loro proteggendole, a patto che rispettino determinate semplici condizioni. Quanto invece al politeismo e al feticismo, l’Islam non li considera assolutamente delle religioni, non li ritiene degni del minimo rispetto, anzi, li considera superstizione, deviazione, stoltezza, aberrazione mentale e morale, da debellare a tutti i costi.

Secondo l’Islam il termine “libertà di pensiero”, l’espressione “rispetto delle opinioni altrui”, hanno significato dove almeno il pensiero e le opinioni sono basate su princìpi giusti e corretti. È dunque chiaro che per la religione islamica la superstizione, la deviazione, l’idolatria, il politeismo non meritano né libertà né rispetto. È per questo che la sacra legge islamica ordina di debellare a tutti i costi queste empie forme di aberrazione mentale e morale, anche a costo di fare guerra ai sostenitori e ai seguaci di queste abiette forme di miscredenza.

Perché il precetto della Jihad è stato rivelato a Medina?

Sappiamo che la Jihad è diventata un obbligo per i mussulmani solo a partire dal secondo anno dell’Egira.
La ragione di questo fatto è chiara, poiché, da una parte, alla Mecca il numero dei mussulmani era così basso che essi non potevano sostenere assolutamente una guerra contro i loro nemici, e, dall’altra parte, alla Mecca i nemici dell’Islam erano straordinariamente potenti. La Mecca era in realtà il quartiere generale dei nemici dell’Islam, e perciò non era possibile combatterli in questa sacra città. Quando invece il sommo Profeta (S) compì l’Egira, fuggì dalla Mecca a Medina, un gran numero di persone gli prestó fede, si convertì all’Islam, e fu allora che il santo Messaggero di Allah rese pubblico il suo invito alla religione islamica, e iniziò a richiamare la gente alla verità fuori e dentro la sacra Medina, e riuscì a creare, in questa città, un semplice governo, e a procurare i mezzi necessari alla lotta contro il nemico. Siccome la distanza che separava le due città della Mecca e Medina era relativamente grande, il santo Profeta (S) riuscì a compiere questo lavoro con tranquillità, e le forze rivoluzionarie, di liberazione riuscirono a prepararsi agevolmente a fare guerra all’empio nemico.

Sura al-Baqarah Versetto 194

الشَّهْرُ الْحَرَامُ بِالشَّهْرِ الْحَرَامِ وَالْحُرُمَاتُ قِصَاصٌ فَمَنِ اعْتَدَى عَلَيْكُمْ فَاعْتَدُواْ عَلَيْهِ بِمِثْلِ مَا اعْتَدَى عَلَيْكُمْ وَاتَّقُواْ اللّهَ وَاعْلَمُواْ أَنَّ اللّهَ مَعَ الْمُتَّقِينَ ﴿194﴾

200. Mese sacro per mese sacro! {Per la profanazione di tutte} le cose sacre {v’è} un qisàs {una vendetta}. Aggredite dunque coloro che vi aggrediscono, nello stesso modo in cui essi vi aggrediscono {senza però eccedere i limiti imposti da Allah}. Temete Allah e sappiate che, in verità, Allah è con i timorati.

Commento

In ogni anno esistono quattro mesi che godono di un rispetto particolare, nei quali è assolutamente proibito fare guerra. Tre di questi mesi sono consecutivi, e sono i mesi lunari di zhu-l-qa´dah, zhu-l-Hajjah e muharram, e uno è isolato, ed è il sacro mese di rajab. È interessante notare che uno dei motivi per il quale il primo dei sopraccitati mesi è stato chiamato zhu-l-qa´dah, è che in questo mese è necessario effettuare il qu´ud, e cioè è necessario sedersi, ovvero astenersi dal combattere.

L’Islam ogni anno proclama quattro mesi di assoluta tregua, di totale cessate il fuoco, ma non bisogna dimenticare che il nemico è sempre in agguato per sfruttare ogni occasione favorevole, perciò il versetto afferma: “{Per la profanazione di tutte} le cose sacre {v’è} un qisàs {una vendetta}”, e cioè: “Se il nemico approfitta del divieto di combattere impostovi nei quattro mesi sacri, ebbene, voi avete il diritto di difendervi, e respingerlo, poiché l’Islam e il suo governo hanno maggiore importanza di questi mesi”.

Poi il sacro Corano espone una legge generale, dicendo: “Aggredite dunque coloro che vi aggrediscono, nello stesso modo in cui essi vi aggrediscono {senza però eccedere i limiti imposti da Allah}”. Certo, l’Islam non è la religione della prevaricazione e dell’iniquità, bisogna dunque mantenersi dentro i limiti imposti dal Signore Eccelso. Il sacro Corano ribadisce questo concetto concludendo il versetto nel seguente modo: “Temete Allah e sappiate che, in verità, Allah è con i timorati”

Osservazioni

1. Nell’Islam non esistono situazioni senza vie d’uscita: l’Islam e la vita dei mussulmani sono piú importanti di ogni luogo e di ogni tempo.

2. Bisogna essere giusti persino in guerra: “Aggredite dunque coloro che vi aggrediscono, nello stesso modo in cui essi vi aggrediscono {senza però eccedere i limiti imposti da Allah}”

3. Il rispetto del timor di Dio in ogni circostanza, persino in guerra, è uno dei princìpi fondamentali della morale islamica.

4. Il sistema legislativo non deve essere tale da fare disperare i credenti, e da istigare i miscredenti al male e al peccato. È per questo che è stato concesso ai credenti di rispondere alle offese dei loro nemici.

5. Non bisogna eccedere i limiti imposti da Allah nel difendersi e vendicarsi. Bisogna sempre essere timorati.

Sura al-Baqarah Versetto 195

وَأَنفِقُواْ فِي سَبِيلِ اللّهِ وَلاَ تُلْقُواْ بِأَيْدِيكُمْ إِلَى التَّهْلُكَةِ وَأَحْسِنُوَاْ إِنَّ اللّهَ يُحِبُّ الْمُحْسِنِينَ ﴿195﴾

201. Elargite {di ciò che avete} sul sentiero di Allah e non gettatevi in perdizione con le vostre stesse mani; fate del bene, ché, in verità, Allah ama le persone benefiche.

Commento

La Jihad, nella stessa misura in cui ha bisogno di uomini devoti, forti ed esperti, necessita di beni e ricchezze, poiché nella Jihad c’è bisogno sia di preparazione spirituale e fisica, sia di armi e di mezzi per combattere. Se è vero che il fattore decisivo in ogni guerra sono, in primis, i soldati, è anche vero che essi, per combattere, hanno bisogno di armi e mezzi. È per questo che il versetto afferma che non elargire i propri beni per questa causa significa mandare in rovina se stessi e i mussulmani.
In quell’epoca, in particolar modo, v’era un gran numero di mussulmani che erano pieni di amore e di entusiasmo per la Jihad, ma erano poveri e bisognosi, e non potevano procurarsi i mezzi necessari per combattere. A tal proposito il sacro Corano narra che alcuni mussulmani venivano dal sommo Profeta (S), e gli chiedevano di procurare loro i mezzi necessari per combattere, e di portarli sul campo di battaglia per la Jihad, ma siccome non v’erano sufficienti mezzi, tornavano indietro tristi, afflitti, in lacrime: “Tornavano indietro in lacrime; erano tristi perché non avevano averi per procurarsi i mezzi necessari per andare in guerra”1

La Beneficenza salva la società dalla rovina

Nonostante questo versetto sia stato rivelato in coda ai versetti che parlano della Jihad, il concetto espresso in esso ha valenza generale, costituisce un principio generale: la beneficenza è in grado di salvare la società – e piú in generale l’umanità – dalla rovina. Quando invece la carità viene trascurata, e tutte le ricchezze si accumulano in un’unica fascia della società, ebbene, la maggior parte della gente cade in povertà, e ciò, in breve tempo, è capace di provocare gravi problemi sociali, che sono in grado di trascinare tutta la società, tutte le fasce sociali in assoluta rovina.

Concludiamo dunque che la beneficenza oltre a essere utile ai poveri e agli indigenti, è senza dubbio a favore delle stesse persone che la fanno. In altre parole, l’equilibrio delle ricchezze, preserva le ricchezze, come afferma anche il santo imam Alì (as): “Preservate i vostri beni dando la zakaah {decima islamica}”2

Alla fine del versetto, Allah ordina: “Fate del bene, ché, in verità, Allah ama le persone benefiche”, guida cioè i credenti dalla Jihad, alla beneficenza, al piú alto livello della perfezione umana, e cioè quello del muhsin (benefico).

  • 1. Santo Corano, 9: 92.
  • 2. Nahj ul-Balaghah, sentenza 146.

Sura al-Baqarah Versetto 196

وَأَتِمُّواْ الْحَجَّ وَالْعُمْرَةَ لِلّهِ فَإِنْ أُحْصِرْتُمْ فَمَا اسْتَيْسَرَ مِنَ الْهَدْيِ وَلاَ تَحْلِقُواْ رُؤُوسَكُمْ حَتَّى يَبْلُغَ الْهَدْيُ مَحِلَّهُ فَمَن كَانَ مِنكُم مَّرِيضاً أَوْ بِهِ أَذًى مِّن رَّأْسِهِ فَفِدْيَةٌ مِّن صِيَامٍ أَوْ صَدَقَةٍ أَوْ نُسُكٍ فَإِذَا أَمِنتُمْ فَمَن تَمَتَّعَ بِالْعُمْرَةِ إِلَى الْحَجِّ فَمَا اسْتَيْسَرَ مِنَ الْهَدْيِ فَمَن لَّمْ يَجِدْ فَصِيَامُ ثَلاثَةِ أَيَّامٍ فِي الْحَجِّ وَسَبْعَةٍ إِذَا رَجَعْتُمْ تِلْكَ عَشَرَةٌ كَامِلَةٌ ذَلِكَ لِمَن لَّمْ يَكُنْ أَهْلُهُ حَاضِرِي الْمَسْجِدِ الْحَرَامِ وَاتَّقُواْ اللّهَ وَاعْلَمُواْ أَنَّ اللّهَ شَدِيدُ الْعِقَابِ ﴿196﴾

202. E completate, per Allah, l’Hajj e l’umrah, ma se {ne} siete trattenuti, sacrificate allora quel che potete, e non radetevi la testa finché la vittima non sia giunta al luogo del sacrificio. Se però qualcuno di voi è malato oppure ha un morbo alla testa {per cui è costretto a radersela}, dovrà allora riscattare l’obbligo con un digiuno, o con un’elemosina, oppure con un’offerta sacrificale. Quando {invece} siete al sicuro, chi, concludendo l’umrah, inizia l’Hajj, deve sacrificare ciò che può, e chi non trova nulla {da sacrificare}, deve digiunare per tre giorni durante l’Hajj e altri sette una volta che {avrete terminato l’Hajj e} sarete ritornati {in patria}. Questa è una decade completa! Questo per chi la cui famiglia non è nei pressi della Masjidu-l-haram {ossia, per chi non è residente alla Mecca o nei pressi di questa santa città}. Temete Allah e sappiate che, in verità, Allah è severo nel castigo.

Commento

Di solito, i pellegrini della sacra Casa di Allah, prima eseguono il rito dell’umrah, che consiste nell’eseguire l’ihraam (che, a sua volta, consiste nell’impegnarsi, nell’obbligarsi di astenersi da una serie di determinati atti), poi vestire il particolare abito dell’ihraam, che consiste in due pezzi di stoffa non cucita, e pronunciando il “labbayk” dirigersi verso la Ka´bah, attorno alla quale bisogna girare per sette volte. Poi bisogna eseguire due rak´ah di preghiera in un luogo chiamato Maqaamu Ibraahim {Stazione di Abramo}, eseguire il sa´iy (percorrere sette volte correndo la distanza esistente) tra Safaa e Marwah, tagliare un po’ dei propri capelli o parte delle proprie unghie, e uscire così dall’ihraam.

Per il sacro rito dell’Hajj bisogna entrare in istato di ihraam dalla sacra città della Mecca, e nel nono giorno del mese di zhu-l-Hajjah andare in una celebre località desertica chiamata Arafaat – a quattro parasanghe dalla Mecca – rimanervi da mezzogiorno fino al tramonto, e, preferibilmente, trascorrere il tempo in preghiera.

Dopo il tramonto bisogna andare a Al-mash´aru-l-Haraam, località a due parasanghe e mezzo dalla Mecca, e passare tutta la notte, fino allo spuntare del sole, in questo sacro luogo. Dopo lo spuntare del sole bisogna andare in una vicina località chiamata Minaa, e, in quello stesso giorno, che è un giorno di festa islamica, lo ´idu-l-qurbaan, colpire con dei sassi sette volte una colonna chiamata Al-jamaratu-l´Aqabah, poi bisogna immolare una bestia, e rasandosi i capelli uscire dallo stato di ihraam.

Lo stesso giorno, o successivamente, bisogna tornare alla Mecca, e compiere in successione i seguenti atti: il tawaaf {circumambulazione} intorno alla sacra Ka´bah, la preghiera del tawaaf, il sa´iy tra safaa e marwah, il tawaafu-n-nisaa, la preghiera del tawaafu-n-nisaa. L’undicesimo e il dodicesimo giorno, bisogna colpire con dei sassi sette volte tre colonne, in successione, chiamate Al-jamaraat. Nell’undicesima e dodicesima notte bisogna rimanere nella località di Minaa.

Ognuno dei riti del sacro Hajj ha un preciso significato simbolico, e rievoca un ben determinato avvenimento storico. Le ragioni di ciascuno di questi riti verranno spiegate nel commento dei relativi versetti.

È bene a questo punto ricordare che ognuno di questi atti devono essere compiuti per Dio, secondo quanto Egli ha ordinato, e non per mettere in mostra la propria religiosità, le proprie virtú. È per questo che la prima frase di questo sacro versetto afferma: “E completate, per Allah, l’Hajj e l’umrah”. Poi aggiunge che se dopo essere entrati in istato di ihraam dovesse verificarsi qualche impedimento nell’esecuzione dei sacri riti dell’umrah e dell’Hajj come l’insorgere di qualche malattia, o il timore di essere attaccati dal nemico – è necessario immolare una bestia, sacrificare quello che si può: “…ma se {ne} siete trattenuti, sacrificate allora quel che potete…”

Bisogna notare che nel caso in cui questo impedimento sia una malattia, e lo stato di ihraam sia per l’umrah singola, è necessario mandare la bestia da sacrificare alla Mecca, affinché sia immolata in questa città. Se invece l’impedimento è il timore di essere attaccati dal nemico, bisogna sacrificare la bestia nel punto in cui il pellegrino è stato fermato dal nemico. A tal proposito ricordiamo che il sommo Profeta (S) si comportò in questo modo a Hudaybiyyah. Se poi l’ihraam è per l’Hajj, e l’impedimento consiste in una malattia, ebbene la bestia da sacrificare deve essere portata a Minaa, e sacrificata in questa località.

“…e non radetevi la testa finché la vittima non sia giunta al luogo del sacrificio”

Uno degli atti che devono essere compiuti nell’Hajj, è la rasatura dei capelli, che deve essere eseguita rigorosamente prima di sacrificare la bestia nel luogo prefissato, ad eccezione di quelle persone che sono malate od ostacolate, che devono rasarsi la testa prima del momento prestabilito; se dovesse accadere ciò la persona che si rade la testa in anticipo deve pagare una fidiyah, un riscatto: può digiunare tre giorni o sfamare sei poveri, oppure sacrificare una pecora.

“Quando {invece} siete al sicuro, chi, concludendo l’umrah, inizia l’Hajj, deve sacrificare ciò che può, e chi non trova nulla {da sacrificare}, deve digiunare per tre giorni durante l’Hajj e altri sette una volta che {avrete terminato l’Hajj e} sarete ritornati {in patria}”

I tre giorni di digiuno dei quali parla questa parte del versetto, devono essere eseguiti nel settimo, ottavo e nono giorno.

“Questa è una decade completa!”

Nonostante sia chiaro che la somma di tre e sette giorni dà come risultato dieci giorni, il sacro Corano ribadisce qui che i giorni di digiuno sono esattamente dieci. Forse vuole esprimere che questi dieci giorni di digiuno sono un’espiazione pari a quella dell’immolazione di una pecora.

“Questo per chi la cui famiglia non è nei pressi della Masjidu-l-haram {ossia, per chi non è residente alla Mecca o nei pressi di questa santa città}. Temete Allah e sappiate che, in verità, Allah è severo nel castigo”

L’Hajj del quale parla il versetto riguarda solamente coloro che non sono residenti alla Mecca o nei pressi di questa santa città. Tra gli esperti di legge islamica è noto che chiunque viva a una distanza superiore alle sedici parasanghe, ebbene, ha l’obbligo di eseguire questa forma di Hajj, diversamente da quelle persone il cui luogo di residenza è inferiore a tale distanza, poiché essi hanno l’obbligo del cosiddetto Hajju-l-qiraan oppure dell’ifraaz. Tali questioni sono spiegate in maniera argomentata e documentata nei libri di legge islamica.

In conclusione, il versetto ordina di essere timorati, di eseguire diligentemente gli ordini dati, e di temere le dure punizioni del Signore Eccelso, forse perché l’Hajj è un importante atto di adorazione islamico. In effetti, se i suoi riti non venissero eseguiti con assoluta cura ed attenzione, e venisse trascurato e dimenticato il suo spirito, i mussulmani subirebbero un enorme danno spirituale e religioso.

Il santo Principe dei Credenti ha chiamato l’Hajj “bandiera dell’Islam”, considerandolo un fondamentale simbolo di questa sacra religione; nel suo testamento, nelle ultime ore di vita, affermò: “Per amor di Dio! Non dimenticate mai la Casa del vostro Signore, poiché se trascurerete di farle visita, ebbene, non vi sarà dato alcun tempo, e la vostra esistenza cadrà in pericolo”1
Riportiamo ora la seguente celebre frase dei nemici dell’Islam: “Finché l’Hajj è in vita, noi non potremo sconfiggerli”2

Un sapiente islamico afferma invece: “Guai ai mussulmani, se non dovessero comprendere il significato dell’Hajj, guai agli altri, se non dovessero cogliere il senso dell’Hajj”

  • 1. Nahj ul-Balaghah, lettera 47.
  • 2. Tafsir Nemuneh, vol. 2, pag. 28, narrato dal libro “Shubahaatu Hawlaa-l’Islam”

Sura al-Baqarah Versetto 197

الْحَجُّ أَشْهُرٌ مَّعْلُومَاتٌ فَمَن فَرَضَ فِيهِنَّ الْحَجَّ فَلاَ رَفَثَ وَلاَ فُسُوقَ وَلاَ جِدَالَ فِي الْحَجِّ وَمَا تَفْعَلُواْ مِنْ خَيْرٍ يَعْلَمْهُ اللّهُ وَتَزَوَّدُواْ فَإِنَّ خَيْرَ الزَّادِ التَّقْوَى وَاتَّقُونِ يَا أُوْلِي الأَلْبَابِ ﴿197﴾

203. L’Hajj {deve essere eseguito in ben} determinati mesi {shawwàl, dhu-l-qa´dah e dhu-l-Hajjah}. Ebbene, chi assolve all’obbligo dell’Hajj in questi mesi, {deve sapere che} in esso non dovrà avere rapporti sessuali né disubbidire {ad Allah} né venire a diverbio con alcuno. E tutto ciò che farete di bene, Allah lo saprà. Fate provvista e {sappiate che}, in verità, la migliore provvista è il timore di Allah. O voi che siete dotati di sano intelletto, temeteMi!

Commento

Il nobile Corano, in questo sacro versetto, ricorda che l’Hajj deve essere compiuto in ben determinati mesi, e che non è possibile eseguirlo in un qualsiasi periodo dell’anno. Nelle raccolte di hadith, nei tafsir, e nei trattati di legge islamica, leggiamo che questo grande atto di adorazione può essere eseguito solo nei mesi di shawwal, zhu-l-qa´dah, e nella prima decade del sacro mese di zhu-l-Hajjah. Parte dei riti possono essere eseguiti solo ed esclusivamente nel periodo che va dal nono al dodicesimo giorno del mese di zhu-l-Hajjah, mentre gli altri possono essere eseguiti in tutto il periodo ricordato.

“Ebbene, chi assolve all’obbligo dell’Hajj in questi mesi, {deve sapere che} in esso non dovrà avere rapporti sessuali né disubbidire {ad Allah} né venire a diverbio con alcuno”

Dopodiché il sacro Verbo d’Allah ricorda che chiunque, entrando in istato di ihraam, e iniziando ad eseguire i riti dell’Hajj, rende obbligatorio a se stesso questo nobile atto di culto, ebbene deve tenersi lontano dal piacere sessuale, dal peccato, e dal litigio verbale, poiché si trova in un luogo di devota adorazione del Signore Eccelso, e di purezza e astensione dal peccato, un luogo nel quale lo spirito deve trarre forza da esso e distaccarsi dal mondo materiale, ed entrare nel mondo superiore, della spiritualità, un luogo nel quale i mussulmani devono rinforzare il rapporto di fratellanza esistente tra di loro, e rinsaldare la propria unità.

Poi il sacro Corano aggiunge: “E tutto ciò che farete di bene, Allah lo saprà”. Questa è la prima ricompensa che viene data alla persona che fa del bene, poiché è conscio del fatto che Allah conosce bene le buone azioni che egli ha compiuto, e ciò gli dà un grande senso di gioia e beatitudine.

“Fate provvista e {sappiate che}, in verità, la migliore provvista è il timore di Allah”

In questa parte del versetto in esame, il Signore Altissimo ordina di fare provvista di rette azioni per l’aldilà. Si narra che in quell’epoca un gruppo di persone dello Yemen si mettevano in viaggio per venire ad eseguire l’Hajj alla sacra Mecca senza portare con sé alcuna provvista. La loro logica era questa: “È forse possibile che Allah lasci senza cibo chi viene in pellegrinaggio alla Sua Casa?”, mentre sappiamo bene che il Signore Eccelso dona a ciascuno il proprio sostentamento attraverso mezzi ordinari. È per questo che il nobile Corano ordina di fare provviste per il viaggio, e di portare con sé del cibo.

Allo stesso tempo, il sacro Verbo di Allah ricorda un’importante questione spirituale, che oltre alle provviste materiali necessarie per affrontare il viaggio alla Mecca, bisogna anche fare un’importante provvista spirituale: il timor di Dio.

La frase in esame è un fine accenno alla seguente realtà: nell’Hajj vi sono numerose occasione per fare provvista spirituale che non devono assolutamente essere ignorate. Alla Mecca s’è incarnata la sacra storia dell’Islam, vi sono i luoghi nei quali il santo Abramo ha fatto incredibili sacrifici nella lotta contro l’idolatria e il politeismo, si possono vedere particolari manifestazioni del sacro essere divino, che non esistono in nessun altro posto. Le persone dotate di spirito sveglio e pensiero vivo, possono fare provvista spirituale per tutta la loro vita attraverso questo unico viaggio spirituale.

“O voi che siete dotati di sano intelletto, temeteMi!”

Questa frase si rivolge a coloro che hanno sanno intelletto, e ordina loro di temere il Signore Sublime, poiché in realtà sono loro che possono trarre il massimo vantaggio da questi sacri riti, mentre il resto della gente può solo trarre profitto dagli aspetti esteriori di queste divine cerimonie.

Sura al-Baqarah Versetti 198-199

لَيْسَ عَلَيْكُمْ جُنَاحٌ أَن تَبْتَغُواْ فَضْلاً مِّن رَّبِّكُمْ فَإِذَا أَفَضْتُم مِّنْ عَرَفَاتٍ فَاذْكُرُواْ اللّهَ عِندَ الْمَشْعَرِ الْحَرَامِ وَاذْكُرُوهُ كَمَا هَدَاكُمْ وَإِن كُنتُم مِّن قَبْلِهِ لَمِنَ الضَّآلِّينَ ﴿198﴾ ثُمَّ أَفِيضُواْ مِنْ حَيْثُ أَفَاضَ النَّاسُ وَاسْتَغْفِرُواْ اللّهَ إِنَّ اللّهَ غَفُورٌ رَّحِيمٌ ﴿199﴾

204. Non commetterete peccato a chiedere {durante l’Hajj} al vostro Signore {di concedervi la Sua} grazia. E quando lasciate ´Arafaat, ricordate Allah presso Al-mash´aru-l-haraam. E ricordateLo, come Egli vi ha guidato sulla retta via, nonostante, prima d’ora, foste fra gli sviati.
205. Ritornate poi da dove ritornano tutti gli altri e chiedete perdono ad Allah. In verità, Allah è clemente e benevolo.

Commento

Le Attività commerciali durante il Hajj

Prima dell’avvento dell’Islam la compravendita, il commercio, il trasporto di passeggeri e di merci, erano proibiti durante l’Hajj, e l’Hajj di coloro che svolgevano tali attività veniva considerato invalido. I mussulmani, nei giorni in cui si svolgeva l’Hajj, attendevano di sapere se le norme in vigore prima dell’avvento dell’Islam venivano confermate o meno.

Il versetto in esame annulla la sopraccitata norma in vigore nell’era preislamica, e annuncia che durante i riti dell’Hajj è permesso svolgere attività commerciali. Non commetteranno dunque peccato a chiedere durante l’Hajj al proprio Signore di concedere loro la Sua grazia: che lavorino e traggano vantaggio dal proprio lavoro!

Le fonti islamiche oltre a riportare le ragioni etiche, politiche e culturali dell’Hajj, ne riportano pure le ragioni economiche. Lo spostamento dei mussulmani dai diversi paesi del mondo verso la Casa di Allah, e l’organizzazione dell’immensa riunione dell’Hajj, può costituire una buona base per creare una solida economia nei paesi islamici. In effetti, gli esperti di economia che vengono alla Mecca da tutto il mondo per eseguire i riti dell’Hajj, possono, prima o dopo l’Hajj, discutere assieme delle questioni economiche, e creare insieme una solida base per l’economia dei paesi islamici, e, con corretti ed efficaci scambi commerciali, formare per questi paesi un’economia così forte da renderli autonomi e indipendenti dai loro nemici e dagli stranieri.

È ovvio che le attività economiche e commerciali non devono prevalere sui riti del sacro Hajj, ma possono solo avere un ruolo secondario rispetto ad essi. Grazie a Dio, i mussulmani, prima o dopo l’Hajj, hanno sufficiente tempo per dedicarsi al lavoro e al commercio.

Hisham Bin Hakam afferma: «Chiesi all’imam Sadiq (as): “Perché Allah ha ordinato alla gente di eseguire l’Hajj e il tawaaf intorno alla Sua Casa?”. L’Imam rispose: “Dio ha creato gli uomini… e ha ordinato loro di eseguire l’Hajj che ha in sé l’ubbidienza alla religione e gli utili del loro mondo. Durante il periodo dell’Hajj i mussulmani si riuniscono da oriente e occidente per conoscersi, affinché ogni popolo possa giovarsi dei commerci e dei prodotti degli altri popoli, affinché le persone che possiedono dei mezzi di trasporto possano affittarli ai pellegrini, per conoscere le opere e le tradizioni lasciate dal Profeta (S), affinché queste opere rimangano vive e non vengano dimenticate. Se ogni popolo discutesse solamente {di sé e} del proprio ambiente, perirebbe, le città andrebbero in rovina, non ci sarebbero utili e profitti commerciali, e le opere e le tradizioni del Profeta (S) andrebbero distrutte. Queste sono le ragioni dell’Hajj”»1

“E quando lasciate ´Arafaat, ricordate Allah presso Al-mash´aru-l-haraam”

Il sacro Corano in questa parte del versetto ordina: dopo aver compiuto i riti che bisogna eseguire nella piana di ´Arafat, bisogna raggiungere una celebre località chiamata Al-mash´aru-l-Haraam – che si trova all’incirca a due parasanghe e mezza dalla Mecca, tra Minaa e ´Arafaat – e in essa bisogna ricordare Allah e menzionare il Suo sacro nome.

“E ricordateLo, come Egli vi ha guidato sulla retta via…”

In questa parte del versetto in esame, il nobile Verbo di Allah comanda ai pellegrini di ricordare il Signore Eccelso nella località di Al-mash´aru-l-Haraam come segno di ringraziamento per averli guidati sulla retta via, in modo adeguato a tale guida.

I mussulmani in quel giorno potevano bene apprezzare questo grande dono (l’essere guidati sulla retta via), per il fatto che essi vivevano in un’epoca assai vicina a quella nella quale gli Arabi erano sprofondati nel vizio e nel traviamento sotto ogni aspetto, e potevano chiaramente constatare come il Signore Eccelso, attraverso la sacra religione islamica, li avesse salvati dal penoso stato nel quale si trovavano prima dell’avvento del santo Profeta (S) dell’Islam: “…nonostante, prima d’ora, foste fra gli sviati”

Etimologia del nome ‘Arafaat

Abbiamo già detto che ´Arafaat è il nome di un’ampia piana desertica che si trova a quattro parasanghe dalla Mecca, nella quale i pellegrini devono rimanere nel nono giorno del sacro mese di zhu-l-Hajjah, da mezzogiorno al tramonto. Quanto all’etimologia di questo nome si fanno varie ipotesi, tra cui, quella secondo la quale il nome deriverebbe dalle frasi: “´Araftu! ´Araftu!” {“´Araftu” significa “ho conosciuto”} che il santo Profeta (S) Abramo pronunciò quando l’arcangelo Gabriele (as) gli insegnò, in quel luogo, i riti dell’Hajj. Non è però improbabile che vi sia anche un’altra ragione per questo nome, e cioè che quella piana, dalla quale inizia la prima fase dell’Hajj, è un luogo assai adatto per acquisire la ma´rifah (la conoscenza) del Signore Altissimo.

In effetti, l’attrazione spirituale di quel luogo è indescrivibile: tutti vestiti allo stesso modo, con abiti semplici, tutti ospiti dell’arido deserto, lontani dai clamori delle città e dalle attrazioni del fallace mondo materiale, sotto uno splendido cielo azzurro, in un’aria pura, limpida, libera da ogni forma di impurità materiale e spirituale. Là dove passa l’Angelo della Rivelazione, il luogo nel quale si può sentire il dolce canto dell’arcangelo Gabriele, la decisa voce del santo Profeta (S) Abramo, la nobile voce del sommo Profeta (S) e dei mussulmani dei primordi dell’Islam. È in questa memorabile terra, che sembra una finestra aperta al mondo della spiritualità, che il credente riesce, non solo a saziarsi della conoscenza divina (´irfaan), e a entrare in armonia con il tasbih {glorificazione di Dio} generale del creato, ma, dopo una vita passata nell’oblio di se stesso, riesce a ritrovarsi, a conoscersi. Ecco forse perché questa terra viene chiamata ´Arafaat.

Quanto invece all’etimologia del nome Al-mash´aru-l-Haraam, è stato detto che quel luogo è uno dei sha´aa’ir {segni} del sacro e celeste Hajj. Non bisogna però dimenticare che la parola mash´ar deriva da “shu´ur”, che significa intelletto, ragione, comprensione, e potrebbe anche assumere il significato di “luogo di comprensione”. In effetti, in quella straordinaria notte, la decima del sacro mese di zhu-l-Hajjah, nella quale i pellegrini, dopo aver superato il loro periodo di formazione spirituale ad ´Arafaat, rimangono seduti sulla morbida sabbia della sacra località di Al-mash´aru-l-Haraam fino al sopraggiungere del mattino, sotto il cielo stellato, in una terra che è un piccolo esempio della riunione degli uomini nel Giorno del Giudizio, in un luogo pieno di gente devota alla ricerca di Dio, ebbene, è in una simile notte, in un simile luogo, che la mente umana, l’intelletto può spiccare il volo, e raggiungere le piú alte vette della propria perfezione. È forse questa una delle ragioni per cui questa terra viene chiamata mash´ar, che come abbiamo già detto è una parola che deriva dalla radice shu´ur, che significa intelletto (ragione, comprensione).

“Ritornate poi da dove ritornano tutti gli altri…”

Il Signore Altissimo in questo versetto nega la pretesa superiorità della tribú dei Quraysh, che si facevano chiamare Hums (che significa “saldi nella fede”), che si consideravano figli di Abramo (as), guardiani della sacra Ka´bah, e superiori a tutte le altre tribú arabe. Essi dicevano: “Noi non dobbiamo considerare il rispetto dovuto a ciò che si trova all’interno dei confini della Mecca, pari a quello dovuto a ciò che si trova fuori dei confini di questa città. Così facendo gli Arabi non ci rispetterebbero piú”. Fu per questo motivo che abbandonarono la permanenza rituale ad ´Arafaat, che si trova fuori dei confini della Mecca, pur sapendo che essa appartiene ai riti obbligatori dell’Hajj.

Il sacro Corano in questo versetto ordina a tutti i mussulmani di effettuare la permanenza rituale ad ´Arafaat, e poi di ritornare tutt’insieme nella sacra località di Al-mash´aru-l-Haraam, e da essa a Minaa, senza fare alcuna distinzione tra questi santi luoghi.

“…e chiedete perdono ad Allah. In verità, Allah è clemente e benevolo”

Poi il sacro Corano ricorda di chiedere perdono e mettere da parte ogni pregiudizio, poiché l’Hajj è lezione di parità e fratellanza.

  • 1. Wasaa’ilu-sh-shi´ah, vol. 8, libro dell’hajj, capitoli dell’obbligatorietà dell’hajj, cap. 1, hadith n. 18.

Sura al-Baqarah Versetti 200-202

فَإِذَا قَضَيْتُم مَّنَاسِكَكُمْ فَاذْكُرُواْ اللّهَ كَذِكْرِكُمْ آبَاءكُمْ أَوْ أَشَدَّ ذِكْرًا فَمِنَ النَّاسِ مَن يَقُولُ رَبَّنَا آتِنَا فِي الدُّنْيَا وَمَا لَهُ فِي الآخِرَةِ مِنْ خَلاَقٍ ﴿200﴾ وِمِنْهُم مَّن يَقُولُ رَبَّنَا آتِنَا فِي الدُّنْيَا حَسَنَةً وَفِي الآخِرَةِ حَسَنَةً وَقِنَا عَذَابَ النَّارِ ﴿201﴾ أُولَـئِكَ لَهُمْ نَصِيبٌ مِّمَّا كَسَبُواْ وَاللّهُ سَرِيعُ الْحِسَابِ ﴿202﴾

206. E quando avrete terminato i vostri riti, ricordate Allah come ricordate i vostri padri o piú ancora. Tra la gente c’è chi dice: “O Signore nostro, donaci {ciò che desideriamo} in questo mondo”. Questi non avranno nulla di buono nell’aldilà.
207. Altri invece dicono: “O Signore nostro, donaci il bene in questo mondo e nell’aldilà, e preservaci dal castigo del fuoco {dell’Inferno}”
208. Questi si gioveranno di ciò che si sono guadagnati {con le loro buone azioni e sincere preghiere}. E Allah è ‘sari´u-l-hisaab’ {rapido al conto}.

Commento

Si narra che l’imam Baqir (as) disse: “Nell’era preislamica, dopo l’esecuzione dei riti dell’Hajj, i pellegrini si riunivano e si vantavano di immaginarie cose e virtú possedute dai loro padri”
Ebbene, il sacro Corano ordina ai credenti di ricordare Iddio e i Suoi doni dopo aver eseguito l’Hajj, almeno con lo stesso entusiasmo con il quale ricordano le virtú dei propri padri, o, meglio ancora, con maggior entusiasmo:

“E quando avrete terminato i vostri riti, ricordate Allah come ricordate i vostri padri o piú ancora”

Questo sacro versetto c’insegna inoltre che la gloria e la magnificenza si acquista attraverso il rapporto con il Signore Eccelso, non vantandosi dei propri padri.

“Tra la gente c’è chi dice…”

Dopodiché il sacro Verbo di Allah parla di due gruppi di persone, ricordando il loro livello di comprensione. Il primo gruppo pensa solo alla vita materiale di questo mondo:
“O Signore nostro, donaci {ciò che desideriamo} in questo mondo”. Ma come dice il sacro versetto: “Questi non avranno nulla di buono nell’aldilà”

Il secondo gruppo del quale parla il sacro Corano sono coloro che non pensano solo alla vita materiale:

«Altri invece dicono: “O Signore nostro, donaci il bene in questo mondo e nell’aldilà, e preservaci dal castigo del fuoco {dell’Inferno}”»

Com’è facile dedurre, l’Islam condanna le persone che pensano solo alla vita materiale, e allo stesso modo quelle che rifiutano totalmente la vita materiale, e curano solamente la propria sfera spirituale: questo mondo è un mezzo per raggiungere la beatitudine eterna dell’aldilà.

Il termine hasanah, da noi tradotto con “bene”, ha un ampio significato, e comprende ogni bene materiale e spirituale. In una tradizione islamica del sommo Profeta (S) leggiamo: “Allah ha donato il bene (hasanah) di questo mondo e dell’aldilà a chi ha dato un cuore grato, una lingua che Lo menziona sempre, e una moglie credente che lo aiuta nelle faccende di questo mondo e dell’aldilà”1

“Questi si gioveranno di ciò che si sono guadagnati {con le loro buone azioni e sincere preghiere}. E Allah è ‘sari´u-l-hisaab’ {rapido al conto}”

In una tradizione del Principe dei Credenti (as) leggiamo: “Nello stesso modo in cui Allah sostenta contemporaneamente tutti gli uomini, {il Giorno del Giudizio} valuterà e giudicherà contemporaneamente il loro operato”2
È per questo che il versetto afferma: “E Allah è ‘sari´u-l-hisaab’ {rapido al conto}”

  • 1. Majma´u-l-bayaan, vol. 2, pag. 298.
  • 2. Majma´u-l-bayaan, vol. I, pag. 261.

Sura al-Baqarah Versetto 203

وَاذْكُرُواْ اللّهَ فِي أَيَّامٍ مَّعْدُودَاتٍ فَمَن تَعَجَّلَ فِي يَوْمَيْنِ فَلاَ إِثْمَ عَلَيْهِ وَمَن تَأَخَّرَ فَلا إِثْمَ عَلَيْهِ لِمَنِ اتَّقَى وَاتَّقُواْ اللّهَ وَاعْلَمُوا أَنَّكُمْ إِلَيْهِ تُحْشَرُونَ ﴿203﴾

209. E ricordatevi di Allah nei giorni contati {i tre giorni del tashrìq}. Ma non ci sarà peccato per chi si sbriga {a compiere i riti} in due giorni {e lascia Minà prima del terzo giorno}, e neppure per chi si attarda; {ciò vale solo} per chi teme Allah {e si astiene dagli atti proibiti in stato di ihràm}. Temete Allah e sappiate che sarete adunati {dinanzi} a Lui.

Commento

Questo versetto ordina di ricordare, dopo aver portato a termine i riti dell’Hajj, il nome del Signore Eccelso, per un limitato numero di giorni, che varia dai due ai tre giorni. Il versetto precedente ci suggerisce che questi giorni vengono subito dopo la festa del sacrificio, ´idu-l-qurbaan, cadono tra l’undicesimo e il tredicesimo giorno del sacro mese di zhu-l-Hajjah. Le tradizioni chiamano questi giorni Ayyamu-t-tashriq, che significa “giorni dell’illuminazione”, e non può essere che così, poiché l’anima dei pellegrini è stata illuminata dai sacri e salvanti riti dell’Hajj.

In questi giorni ci sono particolari formule religiose da pronunciare dopo le preghiere quotidiane, a partire dalla preghiera del mezzogiorno del giorno della festa del sacrificio fino alla preghiera del mattino del tredicesimo giorno del sacro mese di zhu-l-Hajjah (in tutto quindici preghiere). Le formule sono queste:

Allahu akbar!
Allahu akbar!
Laa ilaaha illa-l-Lah wa-l-Lahu akbar!
Allahu akbar wa lil-l-lahi-l-hamd!
Allahu akbar ´ala maa hadaanaa, wa lahu-sh-shukru ´ala maa awlaanaa!
Allahu akbar ´ala maa razaqanaa min bahimati-l’an´aam!

La frase “Ma non ci sarà peccato per chi si sbriga {a compiere i riti} in due giorni {e lascia Minà prima del terzo giorno}, e neppure per chi si attarda” potrebbe significare che i pellegrini non hanno alcun obbligo di pronunciare le suddette formule per tre interi giorni, ma possono anche limitarsi a pronunciarle per due giorni.

È anche possibile che il versetto voglia dire che dopo l’esecuzione dei riti dell’Hajj, che si concludono con le sopraccitate formule, i pellegrini vengono perdonati da Dio e da Lui liberati dei propri peccati, e la frase “…{ciò vale solo} per chi teme Allah {e si astiene dagli atti proibiti in stato di ihràm}” conferma questa tesi.
Il versetto si conclude affermando: “Temete Allah e sappiate che sarete adunati {dinanzi} a Lui”

Sura al-Baqarah Versetti 204-206

وَمِنَ النَّاسِ مَن يُعْجِبُكَ قَوْلُهُ فِي الْحَيَاةِ الدُّنْيَا وَيُشْهِدُ اللّهَ عَلَى مَا فِي قَلْبِهِ وَهُوَ أَلَدُّ الْخِصَامِ ﴿204﴾ وَإِذَا تَوَلَّى سَعَى فِي الأَرْضِ لِيُفْسِدَ فِيِهَا وَيُهْلِكَ الْحَرْثَ وَالنَّسْلَ وَاللّهُ لاَ يُحِبُّ الفَسَادَ ﴿205﴾ وَإِذَا قِيلَ لَهُ اتَّقِ اللّهَ أَخَذَتْهُ الْعِزَّةُ بِالإِثْمِ فَحَسْبُهُ جَهَنَّمُ وَلَبِئْسَ الْمِهَادُ ﴿206﴾

210. E tra gli uomini c’è qualcuno che ti stupirà con le sue parole nella vita terrena; chiama Allah a testimone di quello che ha nel cuore, quando invece egli è il piú duro dei nemici.
211. {Lo dimostra il fatto che} quando ti volge le spalle, corre per la terra a portarvi la corruzione e a distruggere le colture e il bestiame. E Allah non ama la corruzione.
212. E quando gli si dice: “Temi Allah!”, viene preso dalla superbia {e ciò lo spinge} a peccare {di piú}. L’Inferno gli basterà! Che brutto giaciglio {avrà}!

Commento

In quale occasione furono rivelati questi Versetti?

Questi versetti riguardano Akhnas Bin Shuraiq, che era un uomo bello ed eloquente. Si fingeva amico del sommo Profeta (S) e credente. Ogni volta che veniva dal nobile Profeta (S) e si sedeva accanto a lui, si faceva credere fedele, mentre non era altro che un ipocrita miscredente. Giurava di amare il Profeta (S) e di credere in Dio, e il Profeta (S) lo trattava cordialmente, e si dimostrava gentile ed affettuoso con lui.

Quando Akhnas entrò in contrasto con la tribú dei Thaqif, li attaccò di notte, uccidendo il loro bestiame, e bruciando le loro piantagioni.

Alcuni esegeti del sacro Corano affermano che egli passò dinanzi a una piantagione dei mussulmani, e la bruciò, uccidendo il loro bestiame, rivelando in tal modo la sua vera identità di miscredente. I versetti in esame furono rivelati in questa occasione.

Commento

Come abbiamo detto ora, il versetto parla dell’ipocrisia di alcune persone, mettendo in guardia il Profeta (S) da esse:

“E tra gli uomini c’è qualcuno che ti stupirà con le sue parole nella vita terrena; chiama Allah a testimone di quello che ha nel cuore, quando invece egli è il piú duro dei nemici”.

Sono queste persone che quando s’allontanano dal sommo Profeta (S) cercano di distruggere la religione divina, di seminare la corruzione sulla terra, di sterminare le genti, e di distruggere le loro piantagioni e i loro allevamenti.

Allah rivela la vera natura di queste persone, e manifesta al Suo Messaggero la loro empia anima, informandolo delle loro attività miranti a seminare il male e la corruzione sulla terra, ricordandogli che se questi loschi individui fossero stati sinceri non avrebbero certo seminato la corruzione, e tutti sanno che: “E Allah non ama la corruzione”

Ma perché allora il nobile Messaggero di Allah si comportava gentilmente con queste persone? Perché egli aveva l’ordine di accettare le manifestazioni di fede della gente, finché non si dimostravano contrarie alla realtà?

Alcuni hanno preso in considerazione la possibilità che l’espressione “quando ti volge le spalle” significhi “quando i munaafiqun {gli ipocriti}, raggiungono il potere” In tal modo, è possibile interpretare il versetto nel seguente modo: “Quando i munaafiqun {gli ipocriti}, raggiungono il potere, seminano il male, la corruzione e la distruzione sulla terra, e diffondono l’iniquità tra la gente, e per effetto dell’espansione dell’ingiustizia, la vita e i beni della gente cadono in serio pericolo, e la società va verso la distruzione totale. Quando poi si vieta loro di comportarsi da empi, s’indispettiscono, s’insuperbiscono, e finiscono per peccare di piú, e diventare ancora piú empi. Solo il fuoco dell’Inferno può allora domarli: “L’Inferno gli basterà!”

In realtà, questo versetto parla di uno degli attributi dei munaafiqun, che è la superbia, l’alterigia, che li porta a peccati sempre piú grandi e gravi: «E quando gli si dice: “Temi Allah!”, viene preso dalla superbia {e ciò lo spinge} a peccare {di piú}», mentre i credenti non possiedono questo vizio, e si sottomettono a un governo divino, senza ribellarsi alla verità.

Sura al-Baqarah Versetto 207

وَمِنَ النَّاسِ مَن يَشْرِي نَفْسَهُ ابْتِغَاء مَرْضَاتِ اللّهِ وَاللّهُ رَؤُوفٌ بِالْعِبَادِ ﴿207﴾

213. Ma fra gli uomini c’è anche chi si sacrifica alla ricerca del compiacimento di Allah. E Allah è gentile con i {Suoi} servi.

Commento

Bin Abi-l-hadid, sapiente sunnita del settimo secolo dell’Egira, nella sua opera “Esegesi del Nahj ul-Balaghah” scrive: “Tutti gli esegeti del sacro Corano affermano che questo versetto è stato rivelato a proposito di Alì Ibn Abu Talib (as), che nella Laylatu-l-mabit dormì nel letto del sommo Profeta (S) mentre egli era in fuga dalla Mecca. Questo fatto è stato narrato da così tante vie di trasmissione che non si può dubitare della sua verità, e solo un miscredente o un insano di mente può negarlo”1

In breve, i politeisti della Mecca si misero d’accordo affinché un gruppo di persone, una per ogni tribú, compresa la tribú dei Banu Haashim, andasse nottetempo a uccidere il santo Profeta (S); in tal modo si sarebbero liberati del Profeta (S) e avrebbero impedito alla tribú dei Banu Haashim di vendicarlo. Il sommo Profeta (S) venne a conoscenza delle loro trame, e fuggì nottetempo dalla Mecca; il santo Alì (as), per permettere al nobile Messaggero di Allah, di lasciare sano e salvo la città, accettò di dormire nel suo letto.

Quella stessa sera, il Signore Eccelso disse ai Suoi due amati angeli Gabriele e Michele: “Chi di voi due è pronto a sacrificarsi per l’altro?”. Nessuno di quei due santi angeli accettò di sacrificarsi per l’altro. Allah disse allora: “Guardate come Alì Ibn Abu Talib (as) ha accettato di sacrificare la propria vita per il Messaggero di Allah”

Un gran numero di sapienti sunniti hanno ammesso questo fatto. Il grande allaamah Aminì (R), nel secondo volume della sua opera Al-ghadir, a pagina 48, riporta i nomi di tutti questi sapienti sunniti, tra cui l’imam Ahmad Bin Hanbal, che riporta questa verità nel suo Musnad (vol. I, pag. 348). Nel tafsir Atiyabu-l-bayaan scrive che nell’opera Ghaayatu-l-maraam ci sono ben venti tradizioni riguardanti i sacrifici fatti dall’imam Alì (as), di cui nove sono state narrate da sapienti sunniti, e undici da sapienti shi°iti. Essi dicono che questo versetto riguarda il {suddetto} sacrificio dell’imam Alì (as)2.

Anche il taarikhu-t-Tabariyy e il taarikhu-l-Ya´qubiyy (che sono fondamentali opere storiografiche stese rispettivamente dal celebre sapiente sunnita Tabariyy e dal Ya´qubiyy) narrano la vicenda della Laylatu-l-mabit (vol. 2, pag. 373 – vol. 2, pag. 39). Nel quarto volume dell’Esegesi del Nahj ul-Balaghah di Bin Abi-l-hadid (pag. 73), leggiamo: “Mu´aawiah spese quattromila dracme affinché si dicesse che questo versetto è stato rivelato a proposito di Bin Muljam”

Ghazzali, nell’opera Ihyaa’u-l´ulum (vol. 2I, pag. 238), Sibt Bin Al-jawziyy Al-hanafiyy, nell’opera Tazhkiratu-l-khawaass, Bin Hishaam nella sua As-sirah (vol. 2, pag. 291), Halabiyy, nell’As-siratu-l-Halabiyyah (vol. 2, pag. 29), Bin Sabbaagh Al-maalikiyy, nella sua opera Al-fudhulu-l-Muhimmah, e altre opere sunnite e sc2te, confermano che questo versetto è stato rivelato a proposito di Alì Ibn Abu Talib (as).

  • 1. Esegesi del Nahj ul-Balaghah, vol. 13, pag. 262.
  • 2. Atiyabu-l-bayaan, vol. 2, pag. 386.

Sura al-Baqarah Versetti 208-209

يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُواْ ادْخُلُواْ فِي السِّلْمِ كَآفَّةً وَلاَ تَتَّبِعُواْ خُطُوَاتِ الشَّيْطَانِ إِنَّهُ لَكُمْ عَدُوٌّ مُّبِينٌ ﴿208﴾ فَإِن زَلَلْتُمْ مِّن بَعْدِ مَا جَاءتْكُمُ الْبَيِّنَاتُ فَاعْلَمُواْ أَنَّ اللّهَ عَزِيزٌ حَكِيمٌ ﴿209﴾

214. O voi che avete prestato fede, sottomettetevi tutti ad Allah e non seguite le orme di Satana, ché, in verità, egli è vostro evidente nemico.
215. Ebbene, se, dopo le chiare prove che vi sono giunte, cadrete in errore, sappiate allora che, in verità, Allah è invincibile, saggio.

Commento

I termini “silm” e “salaam” assumono ambedue il significato di “pace”. Questo versetto invita i credenti alla pace, e dal momento che si rivolge alla gente dotata di fede, possiamo concludere che la pace è possibile solo dove esiste la fede, e senza di essa, ovvero appoggiandosi solo alle leggi umane, il mondo non potrà mai liberarsi dalle guerre.

È ovvio che fattori quali idioma, razza, ricchezze, confini, e fascia sociale non possono in nessun modo unire gli esseri umani come è in grado di fare la religione, la fede e la spiritualità. Ciò vale inoltre anche per il singolo individuo. Senza fede non è inoltre possibile avere pace interiore: l’anima dell’uomo senza fede è come una nave in preda alle onde di un mare tempestoso.
“…e non seguite le orme di Satana”

Come abbiamo già detto in precedenza, le tentazioni di Satana si realizzano gradualmente. Il sacro Corano considera ogni fase di questo graduale processo come un’orma di Satana, e ci ordina di non seguire le orme di questo immondo essere. Qui è stata altresì ripetuta questa verità: la deviazione dal vero, e la guerra, iniziano da piccole cose, e, gradualmente, degenerano in grandi conflitti, e terribili spargimenti di sangue. I credenti devono stare all’erta, e non permettere che da piccoli screzi nascano enormi e tragici conflitti. Tra gli Arabi esiste un noto proverbio che dice: “Inna badwa-l-qitaal al-lataam”, che significa: la guerra inizia con uno schiaffo.
“…ché, in verità, egli è vostro evidente nemico”

L’ostilità di Satana nei confronti degli uomini non è cosa nascosta e difficile da notare, ma assai evidente e palese, e risale ai tempi del santo Adamo (as), all’inizio della creazione dell’uomo. Satana è un nemico giurato dell’essere umano, e cerca con tutte le sue forze di deviarlo dal retto cammino. Tuttavia questa inimicizia non è a svantaggio dei credenti, ma, al contrario, può essere considerato come un mezzo che permettere loro di perfezionarsi.

“Ebbene, se, dopo le chiare prove che vi sono giunte, cadrete in errore, sappiate allora che, in verità, Allah è invincibile, saggio”

Il programma, la strada da seguire, la meta sono chiare ed evidenti, non si può sbagliare, e se, nonostante ciò, qualcuno dovesse cadere in errore, traviarsi, ebbene, Dio è invincibile, nessuno può sfuggire alla Sua giustizia, ed è pure saggio, giudica sempre con equità, e non fa torto a nessuno.

Sura al-Baqarah Versetto 210

هَلْ يَنظُرُونَ إِلاَّ أَن يَأْتِيَهُمُ اللّهُ فِي ظُلَلٍ مِّنَ الْغَمَامِ وَالْمَلآئِكَةُ وَقُضِيَ الأَمْرُ وَإِلَى اللّهِ تُرْجَعُ الأمُورُ ﴿210﴾

216. Essi aspettano soltanto che venga a loro Allah, in ombre di nuvole, e gli angeli, e che tutto venga deciso {riguardo a loro}? È ad Allah che ritorna ogni cosa!

Commento

Il questo versetto il sacro Corano si rivolge al sommo Profeta (S), e, continuando il discorso iniziato nel versetto precedente, afferma: “Non sono sufficienti tutte le prove, i segni, e le norme che vi abbiamo dato per prevenire l’errore e non cadere nella trappola del vostro evidente nemico Satana? Aspettate forse che Allah e gli angeli vengano a voi in ombre di nuvole, e vi mostrino ulteriori segni, e nuove prove? Ma non accadrà mai, perché Allah non è jism {corpo}, e se per assurdo lo fosse, che bisogno ci sarebbe di nuove prove, dal momento che tutto si è realizzato, ogni cosa è stata decisa, e ogni cosa è destinata a ritornare ad Allah?”

Alcuni esegeti hanno invece interpretato il versetto come segue: “Essi, con i peccati dei quali si sono macchiati, aspettano forse che venga l’ordine di Allah e dei Suoi angeli per essere severamente puniti? Le loro turpi azioni li porteranno certamente a essere puniti dal Creatore Eccelso”

Sura al-Baqarah Versetto 211

سَلْ بَنِي إِسْرَائِيلَ كَمْ آتَيْنَاهُم مِّنْ آيَةٍ بَيِّنَةٍ وَمَن يُبَدِّلْ نِعْمَةَ اللّهِ مِن بَعْدِ مَا جَاءتْهُ فَإِنَّ اللّهَ شَدِيدُ الْعِقَابِ ﴿211﴾

217. Chiedi ai figli d’Israele quanti evidenti segni abbiamo dato loro. Ebbene, chi altera la grazia di Allah, dopo che essa gli è giunta, {sappia} allora che, in verità, Allah è duro nel castigo.

Commento

Questo versetto parla dell’empia condotta dei figli d’Israele, del castigo che li ha colpiti per aver ignorato gli evidenti segni, le chiare prove del Signore Sublime, alterando la Sua grazia e i Suoi doni.

Il sacro Corano con l’espressione “alterare la grazia di Allah” intende usare le possibilità, le forze, le fonti materiali e spirituali, donate da Allah all’uomo, per peccare e fare del male. Il Signore Altissimo ha donato ai figli d’Israele santi maestri spirituali e potenti guide, mettendo a loro disposizione ogni mezzo materiale e spirituale, ma purtroppo essi hanno usato questi doni, questa grazia divina, per peccare, per seguire la via del male, ed è per questo che sono finiti in rovina, ed essi avranno nel Giorno del Giudizio un terribile castigo da Dio.

La frase “Chiedi ai figli d’Israele” è un monito ai mussulmani: i figli d’Israele con tutti i doni che hanno ricevuto dal Signore Eccelso si sono rovinati e guadagnati la dannazione eterna; o mussulmani, fate attenzione a non fare la stessa fine!

Sura al-Baqarah Versetto 212

زُيِّنَ لِلَّذِينَ كَفَرُواْ الْحَيَاةُ الدُّنْيَا وَيَسْخَرُونَ مِنَ الَّذِينَ آمَنُواْ وَالَّذِينَ اتَّقَواْ فَوْقَهُمْ يَوْمَ الْقِيَامَةِ وَاللّهُ يَرْزُقُ مَن يَشَاء بِغَيْرِ حِسَابٍ ﴿212﴾

218. La vita terrena è stata resa bella per i miscredenti, i quali scherniscono i credenti. Ma coloro che avranno temuto Allah, saranno superiori a loro nel Giorno del Giudizio. E Allah dona a chi vuole, senza contare.

Commento

Il celebre esegeta del sacro Corano Bin Abbas afferma: “Questo versetto è stato rivelato a proposito dei capi della tribú dei Quraysh, che conducevano una vita piena di agi e comodità, e che schernivano i credenti poveri e bisognosi, dicendo: “Se il Profeta (S) avesse avuto personalità, e fosse venuto da parte di Dio, l’aristocrazia e i capi delle tribú l’avrebbero seguito”. Fu allora rivelato il versetto, che confutò questa infondata tesi.

Quanto abbiamo ora detto ha validità generale, o può essere considerato un complemento del versetto precedente, che parlava dei giudei: “La vita terrena è stata resa bella per i miscredenti…”. Essi, pieni di superbia, si prendevano gioco dei credenti poveri e bisognosi: “…i quali scherniscono i credenti”, ma essi, sono credenti, e dunque superiori a ogni miscredente: “Ma coloro che avranno temuto Allah, saranno superiori a loro nel Giorno del Giudizio”

In effetti, nell’aldilà le stazioni spirituali assumono una forma concreta, e i credenti occuperanno alti livelli spirituali. È come se i credenti fossero al di sopra dei cieli, e i miscredenti vivessero nelle profondità della terra, e ciò non deve stupire, poiché: “E Allah dona a chi vuole, senza contare”
Questo versetto è in realtà una lieta novella per i credenti e un ammonimento, una minaccia per i benestanti superbi e miscredenti.

Il Signore Eccelso dona senza misura, per il fatto che Egli non elargisce la Sua grazia in base alle buone azioni compiute, ma dona in base alla Sua generosità, che è infinita, non ha misura.

Sura al-Baqarah Versetto 213

كَانَ النَّاسُ أُمَّةً وَاحِدَةً فَبَعَثَ اللّهُ النَّبِيِّينَ مُبَشِّرِينَ وَمُنذِرِينَ وَأَنزَلَ مَعَهُمُ الْكِتَابَ بِالْحَقِّ لِيَحْكُمَ بَيْنَ النَّاسِ فِيمَا اخْتَلَفُواْ فِيهِ وَمَا اخْتَلَفَ فِيهِ إِلاَّ الَّذِينَ أُوتُوهُ مِن بَعْدِ مَا جَاءتْهُمُ الْبَيِّنَاتُ بَغْيًا بَيْنَهُمْ فَهَدَى اللّهُ الَّذِينَ آمَنُواْ لِمَا اخْتَلَفُواْ فِيهِ مِنَ الْحَقِّ بِإِذْنِهِ وَاللّهُ يَهْدِي مَن يَشَاء إِلَى صِرَاطٍ مُّسْتَقِيمٍ ﴿213﴾

219. Gli uomini {all’inizio} formavano un’unica nazione. Allah inviò allora i Profeti, nunzi di lieta novella e ammonitori, e con loro fece discendere il Libro in {assoluta} verità, affinché giudicasse fra gli uomini a proposito di ciò su cui divergevano. E non dissentirono su esso, se non gli stessi cui era stato dato il Libro, dopo le chiare prove che erano giunte loro, per mutuo livóre. Ma Allah, con la Sua volontà, guidò quelli {di loro} che avevano {realmente} creduto, a quella {parte di} verità sulla quale avevano dissentito {tra di loro}. E Allah guida chi vuole alla retta Via.

Commento

Dal versetto in esame si può dedurre che l’essere umano ai primordi della sua esistenza conduceva una vita semplice, dopo però, per effetto dell’aumento della popolazione, e di un dissenso di opinioni, nacquero le prime discordie. Alcune tradizioni islamiche riconoscono quest’epoca come l’era precedente al santo Profeta (S) Noè (as), nella quale gli uomini conducevano una vita semplice, e non erano al corrente di nulla. Poi, a causa di una serie di conflitti di interesse, per cui ognuno voleva sfruttare gli altri, nacquero le divergenze, le varie società e le diverse classi.

La vita sociale richiedeva una legge giusta che potesse risolvere i conflitti esistenti. Allah inviò allora i santi profeti per eliminare i dissensi, e riportare la pace all’umanità, inviando assieme a loro una serie di libri celesti. Alcuni però, con piena cognizione, si opposero ai profeti, e ignorarono le loro parole, creando a loro volta nuovi contrasti. Ma Allah, per Sua infinita grazia, guidò sulla retta via le persone pronte e capaci di accettare la verità, e abbandonò coloro che vi si opponevano, per poi punirli.

Osservazioni

1. In una società che conduce una vita semplice, e che è composta da una piccola popolazione, ci sono meno discordie.

2. Ovunque ci sia un dissenso, è pure necessario che ci sia un arbitro, un giudice. Le leggi e le civiltà umane non hanno il potere di risolvere le discordie tra gli uomini, poiché ogni gruppo, ogni classe, ogni individuo cerca di realizzare i propri desideri, persegue i propri obiettivi. Solo la legge divina rivelata è in grado di risolvere in modo completo i dissensi esistenti tra gli esseri umani, una legge inalterabile e infallibile trasmessa da Allah attraverso un Suo infallibile messaggero.

3. Il miglior metodo per risolvere i dissensi, è quello che sfrutta la fede nel Giorno del Giudizio: i nobili profeti al fine di prevenire le discordie, davano alla gente la lieta novella del Paradiso, e per curare le loro anime, li ammonivano, e ricordavano loro il castigo divino.

4. Il peggior tipo di contrasto è quello cosciente, che si viene a creare dopo chiare prove, per invidia, per iniquità.

5. I dissensi si possono risolvere solo con la fede, ubbidendo alla legge divina portata dai profeti: “Ma Allah, con la Sua volontà, guidò quelli {di loro} che avevano {realmente} creduto…”

6. Il sacro Corano critica, non ammette quei contrasti nei quali le parti non sono pronte ad accettare l’arbitrato, il giudizio dei profeti, e la legge divina. Quei dissensi che alla fine si concludono con la sottomissione delle due parti alla giustizia divina sono naturali e ammessi.

7. Anche tra i credenti nascono dissensi e contrasti, ma si risolvono attraverso la guida divina, cosa che non succede per quelli che non si sottomettono alla legge divina.

8. La via per salvarsi dai dissensi e dai contrasti, non è altro che la retta via del Signore.

Sura al-Baqarah Versetto 214

أَمْ حَسِبْتُمْ أَن تَدْخُلُواْ الْجَنَّةَ وَلَمَّا يَأْتِكُم مَّثَلُ الَّذِينَ خَلَوْاْ مِن قَبْلِكُم مَّسَّتْهُمُ الْبَأْسَاء وَالضَّرَّاء وَزُلْزِلُواْ حَتَّى يَقُولَ الرَّسُولُ وَالَّذِينَ آمَنُواْ مَعَهُ مَتَى نَصْرُ اللّهِ أَلا إِنَّ نَصْرَ اللّهِ قَرِيبٌ ﴿214﴾

220. Credete forse che entrerete in Paradiso senza aver prima provato quello che provarono quelli che furono prima di voi? Furono toccati da avversità e ristrettezze e furono talmente scossi, che il Messaggero e coloro che erano con lui dissero: “Quando verrà il soccorso di Allah?”. Badate che, in verità, il soccorso di Allah è vicino!

Commento

Alcuni esegeti affermano che quando i mussulmani furono sopraffatti dalla paura nella Guerra delle Fazioni, e furono circondati dal loro nemico, fu rivelato questo versetto, e li invitò a pazientare e perseverare, e promise loro che sarebbero stati aiutati da Allah. Altri sono dell’opinione che quando i mussulmani furono sconfitti a Uhud, Abdullah Bin Ubaiyy disse loro: “Fino a quando vi farete uccidere? Se Muhammad fosse stato veramente un Profeta (S), Dio non avrebbe permesso che i suoi seguaci venissero uccisi e imprigionati”. Fu in quel momento che venne rivelato il versetto in esame.

Da questo versetto si può dedurre che alcuni fedeli credevano che per andare in Paradiso fosse sufficiente manifestare la propria fede in Dio, e che dopo tale manifestazione non avrebbero dovuto patire alcuna sofferenza; essi pensavano che Allah avrebbe tolto di mezzo tutti i loro nemici, e che essi avrebbero avuto una vita comoda e felice.

Il sacro Corano di fronte a questo scorretto modo di pensare, ricorda la vera e consueta tradizione del Signore Eccelso: ogni credente, sulla via delle fede e della religione, dev’essere pronto a sopportare ogni sofferenza, andare incontro alle difficoltà, e accettare di compiere ogni sacrificio. In realtà, queste difficoltà, tali sofferenze, non sono altro che delle prove che distinguono il vero credente dal falso credente. Tutti i popoli del passato sono stati provati in questo modo.

Ad esempio, i figli d’Israele prima di salvarsi dal giogo del tiranno Faraone, dovettero patire grandi sofferenze, ma alla fine la grazia di Dio discese su di loro, ed essi riuscirono ad avere la meglio sul proprio nemico. Ciò non valse solo per i figli d’Israele, ma anche tutti gli altri popoli del passato dovettero superare difficili prove divine: “…quello che provarono quelli che furono prima di voi…”
È bene infine sapere che la frase “Quando verrà il soccorso di Allah?”, non esprime affatto una protesta, al contrario, è una forma di preghiera per chiedere il soccorso divino.

Sura al-Baqarah Versetto 215

يَسْأَلُونَكَ مَاذَا يُنفِقُونَ قُلْ مَا أَنفَقْتُم مِّنْ خَيْرٍ فَلِلْوَالِدَيْنِ وَالأَقْرَبِينَ وَالْيَتَامَى وَالْمَسَاكِينِ وَابْنِ السَّبِيلِ وَمَا تَفْعَلُواْ مِنْ خَيْرٍ فَإِنَّ اللّهَ بِهِ عَلِيمٌ ﴿215﴾

221. Ti chiedono che cosa devono dare in elemosina. Di’: “Ciò di buono che erogate sia destinato ai genitori, ai parenti, agli yatâmâ, ai poveri e all’ibnu-s-sabîl”. E tutto ciò che farete di bene, ebbene, in verità, Allah lo saprà.

Commento

´Amr Bin Jumu´ era un anziano uomo eminente e ricco. Un giorno disse al Profeta (S): “Che cosa devo dare in elemosina, e a chi?”. Il versetto in esame fu rivelato in tale occasione.

Nel sacro Corano esistono molti versetti a proposito dell’elemosina sulla via di Allah. Il Signore Eccelso sprona in diversi modi la gente a elargire i propri beni agl’indigenti e ai bisognosi. Il versetto in esame espone un altro aspetto dell’elemosina, e risponde a quelle persone che vogliono sapere che cosa devono elargire e a chi devono fare la beneficenza: “Ti chiedono che cosa devono dare in elemosina…”

Il sacro Corano, oltre a rispondere a questa domanda, chiarisce pure le persone alle quali bisogna fare l’elemosina: «Di’: “Ciò di buono che erogate sia destinato ai genitori, ai parenti, agli yatâmâ, ai poveri e all’ibnu-s-sabîl”»

Quanto a cosa bisogna donare, il sacro Corano usando la parola khayr, che significa buono, bene, chiarisce esaurientemente la questione: può essere elargita ogni cosa buona e utile alla gente, sia essa materiale o spirituale.

Quanto invece a chi bisogna fare la beneficenza, la precedenza spetta ai genitori, poi vengono i parenti, gli orfani di padre (yatâmâ), gli indigenti, e gli abnaa’u-s-sabîl. Ovviamente la carità fatta ai parenti, serve anche a rinforzare i legami di parentela.

“E tutto ciò che farete di bene, ebbene, in verità, Allah lo saprà”

È come se questa frase alluda al fatto che coloro che fanno la carità, per maggior devozione, è meglio che la facciano di nascosto, perché Allah conosce ogni cosa.

Sura al-Baqarah Versetto 216

كُتِبَ عَلَيْكُمُ الْقِتَالُ وَهُوَ كُرْهٌ لَّكُمْ وَعَسَى أَن تَكْرَهُواْ شَيْئًا وَهُوَ خَيْرٌ لَّكُمْ وَعَسَى أَن تُحِبُّواْ شَيْئًا وَهُوَ شَرٌّ لَّكُمْ وَاللّهُ يَعْلَمُ وَأَنتُمْ لاَ تَعْلَمُونَ ﴿216﴾

222. Vi è stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite. Ebbene, è possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece è un bene per voi, e può darsi che amiate ciò che invece vi è dannoso. Allah sa e voi non sapete.

Commento

Il versetto precedente parlava della carità, del donare i propri beni, ciò che di buono si possiede, per amor di Dio, ai poveri e ai bisognosi. Questo versetto parla invece del fare dono del proprio sangue, della propria vita per la causa di Allah.
Il versetto ordina ai mussulmani di combattere, quand’anche ciò non sia loro gradito, poiché: “…è possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece è un bene per voi, e può darsi che amiate ciò che invece vi è dannoso”. Certo, la guerra contro il nemico è in generale cosa difficile da accettare e sgradita, poiché è causa di morte, dolore, sofferenza e distruzione.

Sono sempre le persone dotate di forte abnegazione e devozione che non si risparmiano alcun sacrificio per la sacra causa di Allah, contrariamente alla maggior parte delle persone, che, per i motivi ricordati, provano avversione per la Jihad, e risulta loro difficile sacrificare la propria vita per un sacro ideale.

Il Signore dei Mondi, condanna decisamente questo modo di pensare, e li illumina ricordando loro che essi non conoscono i vantaggi della Jihad, poiché solo Allah conosce tutti i segreti dell’universo, parte dei quali può essere conosciuta anche dagli uomini profondi, non superficiali.

Questo versetto esprime una fondamentale legge del creato e della sharia, e educa gli uomini a ubbidire alle leggi divine. Gli uomini non devono valutare e giudicare i comandamenti del Signore Eccelso e le leggi della natura da Lui imposte, in base alle loro opinioni personali, poiché, sicuramente, le loro conoscenze sono, sotto ogni aspetto, scarse e irrilevanti rispetto a ciò che non conoscono.

In ogni caso, la Jihad è uno dei fondamentali rami della religione islamica, e molti versetti coranici e tradizioni islamiche parlano di questo importante precetto divino. Il sommo Profeta (S) disse: “Le buone azioni confrontate con la Jihad, non sono altro che schiuma su un mare tempestoso”1. L’imam Sadiq (as) disse: “La Jihad è la migliore cosa dopo i faraa’idh {precetti quali la preghiera, il digiuno, l’Hajj e la zakah}”2. In un’altra tradizione del sommo Profeta (S) leggiamo: “Il Paradiso ha una porta che si chiama Baabu-l-mujaahidin {porta di coloro che fanno la Jihad}”3

La Jihad non è una prerogativa della religione islamica; è infatti esistita anche nelle altre religioni celesti. Nel Pentateuco si parla dell’ordine di Mosè di combattere contro le tribú non appartenenti ai figli d’Israele:
    • Deuteronomio, capitoli 7, 13 e 20 ;

    • Esodo, cap. 22;

    • Numeri, cap. 31.

Anche il Vangelo dimostra che Gesú aveva il dovere della Jihad, ma non aveva sufficienti seguaci e uomini per affrontarla:
    • Matteo 10:34;

    • Luca 19:28;

    • Luca 32:36.

Anche il sacro Corano racconta la storia di alcuni profeti del passato che combatterono contro i miscredenti e i politeisti:
    • Corano 2: 246;

    • Corano 3: 47;

    • Corano 5: 27.

    • Altri versetti coranici.

  • 1. Bihaaru-l’anwaar, vol. 100, pag. 98, hadith n. 70.
  • 2. Bihaaru-l’anwaar, vol. 100, pag. 25, hadith n. 22; vol. 99, pag. 10, hadith n. 28.
  • 3. Bihaaru-l’anwaar, vol. 8, pag. 186, hadith n. 153.

Sura al-Baqarah Versetti 217-218

يَسْأَلُونَكَ عَنِ الشَّهْرِ الْحَرَامِ قِتَالٍ فِيهِ قُلْ قِتَالٌ فِيهِ كَبِيرٌ وَصَدٌّ عَن سَبِيلِ اللّهِ وَكُفْرٌ بِهِ وَالْمَسْجِدِ الْحَرَامِ وَإِخْرَاجُ أَهْلِهِ مِنْهُ أَكْبَرُ عِندَ اللّهِ وَالْفِتْنَةُ أَكْبَرُ مِنَ الْقَتْلِ وَلاَ يَزَالُونَ يُقَاتِلُونَكُمْ حَتَّىَ يَرُدُّوكُمْ عَن دِينِكُمْ إِنِ اسْتَطَاعُواْ وَمَن يَرْتَدِدْ مِنكُمْ عَن دِينِهِ فَيَمُتْ وَهُوَ كَافِرٌ فَأُوْلَـئِكَ حَبِطَتْ أَعْمَالُهُمْ فِي الدُّنْيَا وَالآخِرَةِ وَأُوْلَـئِكَ أَصْحَابُ النَّارِ هُمْ فِيهَا خَالِدُونَ ﴿217﴾ إِنَّ الَّذِينَ آمَنُواْ وَالَّذِينَ هَاجَرُواْ وَجَاهَدُواْ فِي سَبِيلِ اللّهِ أُوْلَـئِكَ يَرْجُونَ رَحْمَتَ اللّهِ وَاللّهُ غَفُورٌ رَّحِيمٌ ﴿218﴾

223. Ti chiedono se è lecito combattere nel mese sacro. Di’: “Combattere in esso è un grande peccato, ma per Allah, ancora piú grave, è impedire {agli uomini di seguire} il sentiero di Allah, negarLo, {impedire alla gente di visitare} la Masjidu-l-haram e scacciarne gli abitanti. La fitnah è peggio dell’uccidere! Se riusciranno, essi vi combatteranno senza tregua fino a farvi perdere la fede. E chi di voi rinnegherà il proprio credo e morirà nella miscredenza, {apparterrà a} quelli {che} avranno annullato le proprie {buone} azioni in questo mondo e nell’aldilà; essi sono la gente del fuoco {dell’Inferno}, dove rimarranno in eterno”
224. In verità, coloro che hanno creduto e coloro che sono emigrati e hanno combattuto sulla via di Allah, sono quelli che sperano nella misericordia di Allah. E Allah è clemente e benevolo.

Commento

In quale occasione fu rivelato il Versetto?

Gli esperti dicono che questo versetto sia stato rivelato a proposito di Abdullah Bin Jahesh. Prima della battaglia di Badr il Profeta (S) dell’Islam convocò Abdullah Bin Jahesh, gli diede una lettera, e mandò con lui otto uomini appartenenti ai muhajirun. Gli ordinò di aprire la lettera dopo due giorni di viaggio, e di eseguire gli ordini in essa contenuti. Egli dopo due giorni di viaggio aprì la lettera e trovò le seguenti prescrizioni: “Dopo aver aperto la lettera procedi fino a Nakhlah {località tra la Mecca e la città di Taa’if}, e lì tieni sottocchio i Quraysh, e mettici al corrente della situazione”

Abdullah raccontò la vicenda ai suoi compagni di viaggio, e disse loro: “Il Profeta (S) mi ha vietato di obbligarvi a proseguire il viaggio con me, venga perciò chi è pronto al martirio, e gli altri tornino pure indietro”. Tutti lo seguirono, e quando arrivarono a Nakhlah, incontrarono una carovana dei Quraysh, nella quale c’era ´Amr Bin Al-khadhramiyy.

Siccome era l’ultimo giorno del mese di rajab, che, come abbiamo già detto, è uno dei quattro mesi sacri, nei quali la guerra è proibita, si consultarono se attaccare la carovana o meno, e alcuni dissero che se li avessero lasciati proseguire essi sarebbero entrati alla Mecca, e lì non avrebbero potuto piú attaccarli. Alla fine, li attaccarono, uccisero ´Amr Bin Al-khadhramiyy, fecero prigionieri i membri della carovana, e li portarono dal Messaggero di Allah. Il sommo Profeta (S) disse loro: “Io non vi avevo ordinato di combattere nel mese sacro”, e non partecipò alla spartizione del bottino di guerra e dei prigionieri. I combattenti si rattristarono, e gli altri mussulmani iniziarono a riprovarli, mentre i politeisti presero a biasimare il Profeta (S) dicendo: “Muhammad ha considerato lecito fare guerra, spargere sangue, e prendere prigionieri nei mesi sacri!”. Fu in questo momento che discese il primo dei versetti in esame.

Dopo la rivelazione del versetto, Abdullah Bin Jahesh e i suoi compagni di viaggio affermarono che essi intrapresero la Jihad per essere premiati da Dio; chiesero dunque al Profeta (S): “Meritiamo forse la ricompensa dei mujaahidin”, fu allora rivelato il secondo versetto in esame: “In verità, coloro che hanno creduto e coloro che sono emigrati…”1

Commento

Come abbiamo visto ora, il primo versetto in esame informa i mussulmani riguardo la guerra nei mesi sacri, considerandola espressamente peccato maggiore: “Combattere in esso è un grande peccato”, tuttavia afferma anche che i politeisti che si sono macchiati di grandi peccati quali la miscredenza, il politeismo, che hanno impedito alla gente di seguire la retta via, che hanno scacciato i credenti della Mecca dalle loro case, e hanno mancato di rispetto a questa sacra città – nella quale persino animali e vegetali godono di immunità, e non devono essere uccisi e molestati – ebbene, questi immondi individui non hanno alcun diritto di biasimare un gruppo di mussulmani che per errore hanno combattuto in uno dei mesi sacri.

Inoltre i politeisti facendo fitnah, ossia creando un ambiente corrotto, seminando la miscredenza e il politeismo, e impedendo alla gente di scoprire e di seguire la verità, si sono invero macchiati di un peccato assai piú grave di quello dei mussulmani, che hanno combattuto nel mese sacro: “La fitnah è peggio dell’uccidere!”

Poi il versetto si rivolge ai mussulmani, e li mette in guardia dagli intrighi e dall’avvelenata propaganda dei politeisti, e afferma:

“Se riusciranno, essi vi combatteranno senza tregua fino a farvi perdere la fede”

Il sacro Verbo di Allah, per prevenire eventuali pericoli, minaccia seriamente i mussulmani dicendo:

“E chi di voi rinnegherà il proprio credo e morirà nella miscredenza, {apparterrà a} quelli {che} avranno annullato le proprie {buone} azioni in questo mondo e nell’aldilà; essi sono la gente del fuoco {dell’Inferno}, dove rimarranno in eterno”

Se qualcuno dopo la miscredenza diventa credente, ebbene, questa sua fede ha il potere di rendere vive le sue buone azioni, che potranno aiutarlo a raggiungere l’eterna beatitudine. Al contrario, chi diventa miscredente dopo aver creduto, e muore nella miscredenza, annulla, uccide le sue buone azioni, che non potranno piú aiutarlo a raggiungere la beatitudine eterna.
Il secondo versetto in esame c’insegna che è possibile che alcuni mussulmani che combattono sulla via di Allah, per ignoranza o imprudenza, commettano qualche errore, come accadde per Abdullah Bin Jahesh, ma Allah li perdona per aver reso un servigio maggiore alla religione, e per aver combattuto in buona fede: “E Allah è clemente e benevolo”

  • 1. Siratu Bin Hishaam, vol. 2, pag. 252.

Sura al-Baqarah Versetto 219

يَسْأَلُونَكَ عَنِ الْخَمْرِ وَالْمَيْسِرِ قُلْ فِيهِمَا إِثْمٌ كَبِيرٌ وَمَنَافِعُ لِلنَّاسِ وَإِثْمُهُمَآ أَكْبَرُ مِن نَّفْعِهِمَا وَيَسْأَلُونَكَ مَاذَا يُنفِقُونَ قُلِ الْعَفْوَ كَذَلِكَ يُبيِّنُ اللّهُ لَكُمُ الآيَاتِ لَعَلَّكُمْ تَتَفَكَّرُونَ ﴿219﴾

225. Ti chiedono del vino e del gioco d’azzardo. Di’: “In entrambi c’è un grande peccato e qualche vantaggio per gli uomini, ma in entrambi il peccato è maggiore del beneficio”. E ti chiedono che cosa dovranno dare in elemosina. Di’: “Il sovrappiú”. Così Allah vi espone i {Suoi} segni, nella speranza che meditiate…

Commento

La prima domanda riguarda il vino e il gioco d’azzardo. La parola “khamr”, da noi tradotta con “vino”, significa copertura; la stoffa con la quale le donne si coprono il capo per rispettare l’hijaab, si chiama khimaar. Il vino (e, in generale, le altre bevande alcoliche) viene chiamato khamr, poiché copre l’intelletto di chi lo beve.

La parola maysir, da noi tradotta con “gioco d’azzardo”, deriva da “yusr”, che significa “facile”, ed è come se nel gioco d’azzardo i giocatori volessero prendersi a vicenda i soldi con facilità, senza alcuna fatica, senza lavorare né produrre nulla di utile. Questo versetto a proposito di questi due turpi vizi afferma:

“In entrambi c’è un grande peccato e qualche vantaggio per gli uomini, ma in entrambi il peccato è maggiore del beneficio”.

Questi benefici potrebbero ad esempio essere i guadagni derivanti dalla vendita di uva, uva passa, vino, o provenienti dalla riscossione di tasse, di tributi doganali, o dall’istituzione di case da gioco. Però non bisogna mai dimenticare che in entrambi il peccato e il danno è maggiore del beneficio apparente.

Riportiamo di seguito alcuni dei danni arrecati dalle bevande alcoliche, ricordati da alcuni tafsir:

1. accorciarsi degli anni di vita;

2. malformazioni;

3. aumento della corruzione morale, dei crimini, dei reati, e degli incidenti stradali.

Alcuni scienziati affermano: “Se lo stato chiudesse metà dei bar e dei negozi che vendono alcolici, noi chiuderemmo metà degli ospedali e dei manicomi”
Anche il gioco d’azzardo provoca una serie di danni, tra cui agitazione, disturbi al sistema nervoso, infarti cerebrali e cardiaci, tachicardia, inappetenza e pallore. Gli studiosi affermano che il trenta per cento dei crimini e dei reati è causato dal gioco d’azzardo, che ha inoltre un effetto distruttivo sull’economia, e toglie alla gente la voglia di lavorare. Anche in alcuni paesi non islamici il gioco d’azzardo è stato proibito in alcuni anni, ad esempio, in Inghilterra nel 1853, negli Stati Uniti nel 1855, nell’ex Unione Sovietica nel 1854, e i Germania nel 1873. Guardate però oggi cosa sta succedendo!

La seconda domanda alla quale risponde il versetto in esame riguarda l’elemosina:

«E ti chiedono che cosa dovranno dare in elemosina. Di’: “Il sovrappiú”»

La parola al´afw, da noi tradotta con “sovrappiú”, può assumere diversi significati, tutti concordi al versetto: perdono, media, sovrappiú, la migliore parte degli averi.

Osservazioni

1. Bisogna sempre essere onesti: il versetto non nega che il vino e il gioco d’azzardo non diano alcun profitto, ma tratta la questione in modo da indurre la gente a riflettere e ragionare.

2. Il vino e il gioco d’azzardo corrompono ambedue il corpo e lo spirito umano, e gettano l’uomo nell’oblio, ed è per questo che nel sacro Corano li troviamo l’uno accanto all’altro.

3. È necessario preservare l’integrità mentale e spirituale. Proibendo il vino, il sacro Corano mira a preservare l’integrità mentale e intellettuale dell’uomo, e il divieto di giocare d’azzardo preserva la sua salute e la sua quiete spirituale, e lo salva dalla povertà.

4. Nei tafaasir leggiamo che il vino è stato proibito gradualmente ai mussulmani. Nel sessantasettesimo versetto della Sura delle Api, leggiamo: “Dall’uva si estrae sia una bevanda inebriante sia un buon rizq {sostentamento}. Questo versetto allude al fatto che, la bevanda inebriante, il vino, non può essere considerato un buon rizq. Fu poi rivelato il versetto in esame:

5. “In entrambi c’è un grande peccato e qualche vantaggio per gli uomini, ma in entrambi il peccato è maggiore del beneficio”. Poi discese il seguente versetto: “Non pregate in istato di ebbrezza”1. Alla fine il sacro Corano esprime in modo esplicito e definitivo la proibizione: “In verità, il vino, il gioco d’azzardo… sono impuri, opere di Satana”2. In una tradizione del sommo Profeta (S) leggiamo: “Ogni muskir {cosa che inebria} è proibito, e Allah ha maledetto il vino, colui che spreme l’uva per produrlo, colui che ne estrae il succo, colui che lo vende, colui che lo compra, colui che lo serve, colui che ne spende il ricavato, colui che lo trasporta, colui a cui viene portato, e colui che lo beve”3

  • 1. Santo Corano, 4: 43.
  • 2. Santo Corano, 5: 90.
  • 3. Al-kaafi, vol. 6, pag. 398.

Sura al-Baqarah Versetto 220

فِي الدُّنْيَا وَالآخِرَةِ وَيَسْأَلُونَكَ عَنِ الْيَتَامَى قُلْ إِصْلاَحٌ لَّهُمْ خَيْرٌ وَإِنْ تُخَالِطُوهُمْ فَإِخْوَانُكُمْ وَاللّهُ يَعْلَمُ الْمُفْسِدَ مِنَ الْمُصْلِحِ وَلَوْ شَاء اللّهُ لأعْنَتَكُمْ إِنَّ اللّهَ عَزِيزٌ حَكِيمٌ ﴿220﴾

226. …su questo mondo e sull’aldilà. E ti interrogheranno a proposito degli yatâmâ. Di’: “Beneficarli è meglio! E se vivete con loro, {non dimenticate mai che essi} sono vostri fratelli {di fede}”. Allah distingue {perfettamente} chi semina la corruzione da chi porta il bene. E se Allah volesse, potrebbe mettervi in difficoltà. In verità, Allah è invincibile, saggio!

Commento

L’espressione “su questo mondo e sull’aldilà” potrebbe riguardare l’elemosina, ed essere la conclusione dell’ultima frase del versetto precedente. In questo caso possiamo interpretare il versetto dicendo che significa che l’elemosina dev’essere fatta per la pace e tranquillità di questo mondo e dell’aldilà: non spendete tutti i vostri beni, poiché così avrete una vita difficile, e non siate nemmeno avari, poiché sarete privati della ricompensa dell’aldilà.1

È anche possibile interpretare il versetto dicendo che questa frase riguarda la meditazione della quale parla il versetto precedente: l’uomo deve meditare sulle cose di questo mondo e dell’aldilà, e usare questo mondo per guadagnarsi meriti per l’aldilà.2

Quanto invece alla domanda sugli orfani, i tafaasir affermano che quando fu rivelato il nono versetto della Sura delle Donne – che dice che appropriarsi dei beni degli orfani è come ingerire fuoco – coloro che avevano degli orfani in famiglia s’inquietarono, e alcuni, addirittura, li scacciarono; altri invece separarono i piatti, i bicchieri, le posate e il cibo degli orfani, e ciò creò dei problemi sia per i padroni di casa sia per gli orfani che vivevano nelle loro case. Essi andarono allora dal sommo Profeta (S), e gli chiesero come si sarebbero dovuti comportare con gli orfani, e il Profeta (S) disse: “È meglio curare gli orfani. Voi non dovete abbandonarli perché i loro beni si sono mescolati ai vostri, liberandovi così della responsabilità di crescerli. Essi sono vostri fratelli di fede. Il mescolarsi dei vostri beni con quelli degli orfani, quando il vostro obiettivo non è quello di sperperarli, non è cosa negativa, e Allah sa ben distinguere colui che corrompe da colui che riforma, ed Egli non vuole mettervi a disagio. Allah è invincibile e sapiente”

Osservazioni

1. Gli orfani non sono né schiavi né figli, sono fratelli di fede: “E se vivete con loro, {non dimenticate mai che essi} sono vostri fratelli {di fede}”, e devono essere trattati come tali, non devono essere isolati, emarginati, allontanati.

2. Gli orfani non devono essere abbandonati, ma bisogna aiutarli ed essere con loro equi, solleciti e affettuosi.

3. Non bisogna fingere di fare del bene agli orfani, poiché Allah sa ben distinguere l’empio dal probo. Guai a quelli che si fingono probi, e, in tal modo, s’appropriano illecitamente dei beni degli orfani.

4. Considerando la circostanza nella quale è stato rivelato il versetto, comprendiamo che l’Islam non impone mai ai suoi seguaci ciò che non hanno il potere di eseguire.

5. Ogni bene fatto agli orfani ha valore, e sarà premiato.

  • 1. Traduzione del defunto Elaahi Qomshe-i
  • 2. Tafsiru-l-mizaan.

Sura al-Baqarah Versetto 221

وَلاَ تَنكِحُواْ الْمُشْرِكَاتِ حَتَّى يُؤْمِنَّ وَلأَمَةٌ مُّؤْمِنَةٌ خَيْرٌ مِّن مُّشْرِكَةٍ وَلَوْ أَعْجَبَتْكُمْ وَلاَ تُنكِحُواْ الْمُشِرِكِينَ حَتَّى يُؤْمِنُواْ وَلَعَبْدٌ مُّؤْمِنٌ خَيْرٌ مِّن مُّشْرِكٍ وَلَوْ أَعْجَبَكُمْ أُوْلَـئِكَ يَدْعُونَ إِلَى النَّارِ وَاللّهُ يَدْعُوَ إِلَى الْجَنَّةِ وَالْمَغْفِرَةِ بِإِذْنِهِ وَيُبَيِّنُ آيَاتِهِ لِلنَّاسِ لَعَلَّهُمْ يَتَذَكَّرُونَ ﴿221﴾

227. Non sposate le {donne} politeiste finché non avranno creduto. Certamente una schiava credente è meglio di una donna politeista, quand’anche essa {con la sua bellezza, i suoi beni o la propria posizione} susciti la vostra meraviglia. E non date spose ai politeisti finché non avranno creduto. Certamente, uno schiavo credente è meglio di un politeista, quand’anche egli {con la sua bellezza, i suoi beni o la propria posizione} susciti la vostra meraviglia. Costoro invitano al fuoco {dell’Inferno}, mentre Allah, per Sua volontà, vi invita al Paradiso e al perdono, e mostra chiaramente agli uomini i Suoi segni, nella speranza che rammentino {e traggano insegnamento}.

Commento

Marthad, che era un uomo dotato di grande coraggio, e che si era convertito alla sacra religione islamica, entrò alla Mecca, dove incontrò una bella donna di nome ´Anaaq, che conosceva da prima dell’avvento dell’Islam. Quella donna lo invitò, come in passato, al peccato, Marthad però che ormai era diventato mussulmano non si sottomise al volere della donna, la quale gli chiese allora di prenderla in moglie, e Marthad disse: “Ciò dipende dal permesso del Profeta (S)”. Egli dopo aver sbrigato le sue faccende alla Mecca, ritornò a Medina, e mise al corrente il Profeta (S) dell’accaduto. Fu allora che fu rivelato il versetto in esame, e affermò che le donne politeiste e idolatre, finché non prestano fede all’Islam, non sono degne di diventare mogli dei credenti.

Nikaah, in lingua araba, significa coito o matrimonio. L’Islam, per l’importanza che dà alla vita matrimoniale, per i sicuri effetti ereditari, per gli effetti che ha l’ambiente familiare sui figli, per il matrimonio ha imposto una serie di condizioni, tra cui quella ricordata nel versetto. Prescindendo da ciò, se i politeisti, che sono estranei all’Islam, entrassero, attraverso il matrimonio, nelle case dei mussulmani, la società islamica cadrebbe nel disordine. È per questo che il sacro Corano vieta agli uomini mussulmani di prendere mogli politeiste, a meno che esse non vogliano convertirsi all’Islam, nel qual caso il matrimonio è permesso:

“Non sposate le {donne} politeiste finché non avranno creduto. Certamente una schiava credente è meglio di una donna politeista, quand’anche essa {con la sua bellezza, i suoi beni o la propria posizione} susciti la vostra meraviglia”

Nello stesso modo in cui è proibito agli uomini mussulmani di prendere mogli politeiste o idolatre, è altresì vietato alle mussulmane sposarsi con uomini politeisti o idolatri, a meno che non si convertano all’Islam, e se è vero che una schiava credente è superiore a una donna politeista libera, quand’anche quest’ultima sia bella e ricca, è pur vero che uno schiavo credente è superiore a un uomo politeista libero, quand’anche quest’ultimo sia bello e ricco.

“Costoro invitano al fuoco {dell’Inferno}, mentre Allah, per Sua volontà, vi invita al Paradiso e al perdono”

Questa frase rivela la ragione del sopraccitato divieto. Vivere con chi non ha fede, è un pericolo, e può portare gradualmente il fedele all’infedeltà e alla miscredenza, e di conseguenza alla dannazione. È meglio sposarsi con chi crede in Allah, unica divinità esistente, che invita gli uomini al Paradiso e al perdono.

“…e mostra chiaramente agli uomini i Suoi segni, nella speranza che rammentino {e traggano insegnamento}”

Il Signore Eccelso mostra chiaramente agli uomini i Suoi segni, la Sua legge, i propri doveri, e le prescrizioni etiche, affinché si astengano dal peccato, e seguano la retta via.

Sura al-Baqarah Versetto 222

• وَيَسْأَلُونَكَ عَنِ الْمَحِيضِ قُلْ هُوَ أَذًى فَاعْتَزِلُواْ النِّسَاء فِي الْمَحِيضِ وَلاَ تَقْرَبُوهُنَّ حَتَّىَ يَطْهُرْنَ فَإِذَا تَطَهَّرْنَ فَأْتُوهُنَّ مِنْ حَيْثُ أَمَرَكُمُ اللّهُ إِنَّ اللّهَ يُحِبُّ التَّوَّابِينَ وَيُحِبُّ الْمُتَطَهِّرِينَ ﴿222

228. E ti chiedono della mestruazione. Di’: “Essa è una sofferenza. Evitate dunque {di giacere con} le vostre donne durante il ciclo mestruale e aspettate che si purifichino prima di giacere con loro. Quando poi si purificano, accostatele nel modo in cui Allah vi ha prescritto”. In verità, Allah ama coloro che si pentono e ama coloro che purificano {se stessi}.

Commento

In quale occasione fu rivelato il Versetto?

Le donne, in età feconda, ogni mese, hanno le mestruazioni {mestruazione in arabo si dice haidh}, ossia perdono sangue per via vaginale per un minimo di tre giorni e un massimo di dieci. Il mestruo, che è il sangue, il materiale eliminato con la mestruazione, ha particolari attributi citati nei trattati di fiqh, ed è impuro. In arabo, la donna che ha le mestruazioni viene chiamata haa’idh, mentre il materiale eliminato con la mestruazione, viene chiamato sangue dello haidh.

Oggi, l’Ebraismo e il Cristianesimo esprimono giudizi diametralmente opposti sulla questione del rapporto degli uomini con le donne in istato di mestruazione.

Alcuni ebrei affermano che per gli uomini è assolutamente vietato avere ogni forma di relazione con le donne in questo stato. Secondo essi l’uomo non deve mangiare, viaggiare, e vivere con una donna quando essa ha le mestruazioni. L’uomo non deve sedersi nel posto in cui si è seduta una donna mestruata, se no i suoi vestiti sono impuri e devono essere lavati. Se invece dorme nel suo letto deve lavarsi il corpo e i vestiti. In breve, la donna per tutto il periodo delle mestruazioni è un essere impuro, da evitare.

Contrariamente a ciò, i cristiani dicono che la donna mestruata è come la donna che non è nel periodo delle mestruazioni, e non v’è alcuna differenza tra questi due stati, ogni relazione è permessa, anche quelle sessuali.

I politeisti arabi, soprattutto quelli che vivevano alla Mecca, che conoscevano bene le abitudini degli ebrei, durante il periodo mestruale trattavano le proprie donne secondo le norme della legge ebraica, e si separavano da esse durante questo periodo. Queste differenze, spinsero alcuni mussulmani a interrogare il sommo Profeta (S) a proposito di tale questione. Fu allora rivelato il versetto in esame.

Commento

In questo versetto la parola mahidh ha il significato di haidh, che, come abbiamo già detto, significa mestruazione. Perciò il versetto può essere tradotto come segue:

«E ti chiedono della mestruazione. Di’: “Essa è una sofferenza»

In realtà, questa frase espone una delle ragioni per cui è proibito avere rapporti sessuali con le donne mestruanti, divieto che viene espresso nella frase successiva del versetto: “Evitate dunque {di giacere con} le vostre donne durante il ciclo mestruale e aspettate che si purifichino prima di giacere con loro. Quando poi si purificano, accostatele nel modo in cui Allah vi ha prescritto”.

La prima frase di questa parte del versetto può far pensare a un divieto simile a quello imposto dalla legge ebraica, ma la seconda frase spiega tutto, e si comprende che il divieto riguarda solo i rapporti sessuali. L’Islam ha quindi risolto questo problema con una via media, moderata, come del resto ha fatto in ogni altro problema inerente l’essere umano. Da una parte rifiuta il metodo ebreo, e premette agli uomini di sedersi, mangiare, dormire, vivere in una stanza con le donne mestruanti, dall’altra rifiuta la via cristiana, e proibisce severamente i rapporti sessuali durante il periodo mestruale. In questo modo l’Islam, da una parte rispetta la donna, e non la umilia emarginandola durante il periodo mestruale, e dall’altra previene gli innumerevoli danni fisici derivanti dal coito durante le mestruazioni, proibendo con assoluta decisione questo atto.

“In verità, Allah ama coloro che si pentono e ama coloro che purificano {se stessi}”

La parola tawbah, da noi tradotta con pentimento, significa allontanarsi dal peccato, e pentirsi di avere disubbidito ad Allah. Gli elementi fondamentali della tawbah sono:

1. bisogna essere coscienti di aver disubbidito al Signore Eccelso;

2. bisogna pentirsi del peccato commesso;

3. bisogna avere ferma volontà di non ripetere il peccato del quale ci si è pentiti, e rimediare ai danni commessi.

Ulteriori spiegazioni riguardo la tawbah e le sue condizioni sono esposte nei relativi versetti.
Con questa frase, messa alla fine del versetto, il Signore Eccelso vuole recuperare gli eventuali peccatori, e ricorda loro che non devono disperare della Sua misericordia. Ovviamente coloro che riusciranno a controllare i propri istinti saranno piú amati da Allah, e riceveranno maggiore grazia da Lui.

Sura al-Baqarah Versetto 223

نِسَآؤُكُمْ حَرْثٌ لَّكُمْ فَأْتُواْ حَرْثَكُمْ أَنَّى شِئْتُمْ وَقَدِّمُواْ لأَنفُسِكُمْ وَاتَّقُواْ اللّهَ وَاعْلَمُواْ أَنَّكُم مُّلاَقُوهُ وَبَشِّرِ الْمُؤْمِنِينَ

﴿223﴾

229. Le vostre spose sono {come} un campo per voi. Venite dunque al vostro campo da dove volete e anticipatevi {meriti per l’aldilà, avendo figli e dando loro una buona educazione}. Temete Allah e sappiate che Lo incontrerete. Dai la lieta novella {di questo incontro} ai credenti!

Commento

In questo versetto le donne sono state paragonate a un campo. È possibile che questo paragone sia un po’ difficile da accettare per alcuni, che potrebbero chiedersi per quale motivo il sacro Corano paragona la metà del genere umano a un campo da coltivare. Bisogna però notare che dietro a questa similitudine è nascosto un fine e preciso concetto: il nobile Corano vuole con questa metafora ricordare quanto sia necessaria la donna per la sopravvivenza del genere umano.

“…e anticipatevi {meriti per l’aldilà, avendo figli e dando loro una buona educazione}”

Questa frase, in realtà, vuole dire che l’obiettivo del coito non è solo il piacere sessuale. I credenti devono metter al mondo, crescere e educare figli sani e probi, in tal modo questo sacro servigio potrà essere per loro un’utile riserva per l’aldilà. Il un hadith del sommo Profeta (S) leggiamo che dopo la morte dell’essere umano, egli delle sue azioni terrene può continuare ad avvantaggiarsi solo di tre cose: una sadaqatun jaariyah – che è quell’opera pia che rimane anche dopo la morte del donatore, come una moschea, un ospedale, una scuola, una biblioteca etc. – sapienza della quale sia possibile avvantaggiarsi – come un utile libro, o la formazione di allievi – e un figlio probo che preghi per lui.

“Temete Allah e sappiate che Lo incontrerete. Dai la lieta novella {di questo incontro} ai credenti!”

Siccome l’istinto sessuale è uno dei piú forti ed attraenti istinti umani, alla fine del versetto Allah invita i credenti ad essere timorati, e ricorda loro che un giorno incontreranno il loro Signore, e in quel giorno dovranno essere puri dal peccato.

Sura al-Baqarah Versetto 224

وَلاَ تَجْعَلُواْ اللّهَ عُرْضَةً لِّأَيْمَانِكُمْ أَن تَبَرُّواْ وَتَتَّقُواْ وَتُصْلِحُواْ بَيْنَ النَّاسِ وَاللّهُ سَمِيعٌ عَلِيمٌ ﴿224﴾

230. Non fate di Allah l’oggetto dei vostri giuramenti {ogni volta che volete} fare del bene, astenervi {dal peccato per timore di Allah} e mettere pace tra gli uomini. {Sappiate invero che} Allah è Colui che {tutto} ascolta e conosce.

Commento

Diversi tafaasir, tra cui il Majma´u-l-bayaan e il Ruhu-l-bayaan, ricordano che questo versetto fu rivelato nella seguente occasione: tra il genero e la figlia di uno dei compagni del sommo Profeta (S), Abdullah Bin Rawaahah, scoppiò una lite, e quest’ultimo giurò di non fare nulla per mettere pace tra i due. Fu allora rivelato il versetto in esame e vietò questo tipo di giuramenti.

Osservazioni

1. Non bisogna impedire il compimento di un opera buona con un giuramento.

2. Non bisogna usare il giuramento come un mezzo per sfuggire alle responsabilità.

3. Non bisogna usare per ogni cosa il sacro nome di Allah, poiché questa è una forma di mancanza di rispetto nei Suoi confronti. A tal proposito il santo imam Sadiq (as) afferma: “Non giurate né il falso né il vero in nome di Allah”1

4. Le opere buone non devono essere trascurate.

5. Fate attenzione alle vostre parole, ai vostri pensieri, ai vostri sentimenti: Allah conosce tutto ciò che dite, pensate e provate.

6. È necessario mettere pace tra i credenti in lite.

  • 1. Majma´u-l-bayaan, vol. 2, pag. 322.

Sura al-Baqarah Versetto 225

لاَّ يُؤَاخِذُكُمُ اللّهُ بِاللَّغْوِ فِيَ أَيْمَانِكُمْ وَلَكِن يُؤَاخِذُكُم بِمَا كَسَبَتْ قُلُوبُكُمْ وَاللّهُ غَفُورٌ حَلِيمٌ ﴿225﴾

231. Allah non vi domanderà ragione delle sviste nei vostri giuramenti, ma vi chiederà conto di ciò che i vostri cuori avranno realmente voluto {giuramenti intenzionali}. E Allah è clemente e paziente.

Commento

I giuramenti fatti in istato di distrazione, di collera, senza riflettere, involontariamente, frettolosamente, non hanno alcun valore secondo la legge islamica, che considera validi solo quei giuramenti che siano stati fatti con piena attenzione, in condizioni normali, nel santo nome di Allah. Secondo la sharia questo tipo di giuramento deve sicuramente essere rispettato, ed è proibito violarlo. A chi viola il proprio giuramento l’Islam impone un’espiazione che consiste nel saziare dieci poveri, o donare loro dei vestiti, o liberare uno schiavo, e se ciò non fosse possibile, bisogna digiunare tre giorni.

Sura al-Baqarah Versetti 226-227

لِّلَّذِينَ يُؤْلُونَ مِن نِّسَآئِهِمْ تَرَبُّصُ أَرْبَعَةِ أَشْهُرٍ فَإِنْ فَآؤُوا فَإِنَّ اللّهَ غَفُورٌ رَّحِيمٌ ﴿226﴾ وَإِنْ عَزَمُواْ الطَّلاَقَ فَإِنَّ اللّهَ سَمِيعٌ عَلِيمٌ ﴿227﴾

232. Per coloro che giurano di non giacere piú con le proprie donne, è fissato un termine di quattro mesi {nel quale devono decidere se continuare la vita matrimoniale oppure rompere il vincolo coniugale}. Se poi recedono, ebbene, in verità, Allah è clemente e benevolo.
233. Ma se decidono il ripudio, ebbene, in verità, Allah è Colui che {tutto} ascolta e conosce.

Commento

Uno dei metodi che si usava nell’era preislamica per rompere il vincolo matrimoniale, era il cosiddetto ilaa’, nel quale l’uomo giurava di non giacere piú con la propria donna. Questo metodo era usato anche dai primi mussulmani, prima della rivelazione delle norme del ripudio (talaaq). Quella dell’ilaa’ era una pratica assai crudele e disumana, perché metteva la donna in una condizione di forte disagio: da una parte non poteva separarsi dal marito e risposarsi con un altro uomo, e dall’altra rimaneva in pratica senza marito.

Il versetto in esame espone il precetto dell’Islam in merito a tale questione:

“Per coloro che giurano di non giacere piú con le proprie donne, è fissato un termine di quattro mesi {nel quale devono decidere se continuare la vita matrimoniale oppure rompere il vincolo coniugale}. Se poi recedono, ebbene, in verità, Allah è clemente e benevolo”

La frase “in verità, Allah è clemente e benevolo” dimostra che rompere il giuramento dell’ilaa’ non costituisce alcun peccato, anche se da essa si deduce che tale pratica non è amata dall’Islam, ma se poi l’uomo decide di ripudiare la donna, in questo caso non è certo che Allah si dimostri clemente e benevolo nei suoi confronti, poiché Egli, che conosce ogni segreto, sa perfettamente se l’uomo è in buona fede o meno:

“Ma se decidono il ripudio, ebbene, in verità, Allah è Colui che {tutto} ascolta e conosce”

Bisogna però fare attenzione che anche se l’Islam non ha invalidato del tutto l’ilaa’, in realtà ne ha annullato gli effetti, perché non permette ad alcun uomo di astenersi dai propri doveri coniugali nella sfera sessuale. Se è stato concesso del tempo all’uomo che ha fatto l’ilaa’, non è perché con questa pratica sia possibile annullare i diritti coniugali della donna nella sfera sessuale, ma è solo perché il coito, come dovere coniugale islamico, è, per l’uomo, obbligatorio ogni quattro mesi, beninteso che la donna, per effetto della lunghezza del periodo di astinenza dai rapporti sessuali, non cada in peccato, nel qual caso – soprattutto nel caso delle donne giovani – il periodo di astinenza deve essere tale da soddisfare i bisogni sessuali della donna.

Osservazioni

1. Uno dei doveri dei santi profeti era quello di distruggere le pratiche ingiuste e le superstizioni esistenti prima del loro avvento.

2. L’uomo deve soddisfare i bisogni spirituali e fisici della propria moglie.

3. Purtroppo l’essere umano a volte compie le piú empie azioni nel nome di Allah, che è il piú sacro e puro dei nomi.

4. L’Islam difende gli oppressi. Le donne lungo tutta la storia umana sono state oppresse e umiliate, e il sacro Corano piú volte le difende e salvaguarda i loro diritti.

5. Bisogna dare del tempo agli uomini affinché si pentano dei loro errori, e prendano una saggia e ragionevole decisione.

6. Bisogna spronare la gente a condurre una vita piena di gioia e pace: “Se poi recedono, ebbene, in verità, Allah è clemente e benevolo”

7. L’Islam, pur di mal grado, accetta il ripudio e il divorzio, ma non accetta in nessun modo che l’uomo tenga in sospeso la propria moglie.

8. L’uomo deve astenersi dal prendere decisioni che potrebbero distruggere la vita della propria moglie, poiché: “Allah è Colui che {tutto} ascolta e conosce”

Sura al-Baqarah Versetto 228

وَالْمُطَلَّقَاتُ يَتَرَبَّصْنَ بِأَنفُسِهِنَّ ثَلاَثَةَ قُرُوَءٍ وَلاَ يَحِلُّ لَهُنَّ أَن يَكْتُمْنَ مَا خَلَقَ اللّهُ فِي أَرْحَامِهِنَّ إِن كُنَّ يُؤْمِنَّ بِاللّهِ وَالْيَوْمِ الآخِرِ وَبُعُولَتُهُنَّ أَحَقُّ بِرَدِّهِنَّ فِي ذَلِكَ إِنْ أَرَادُواْ إِصْلاَحًا وَلَهُنَّ مِثْلُ الَّذِي عَلَيْهِنَّ بِالْمَعْرُوفِ وَلِلرِّجَالِ عَلَيْهِنَّ دَرَجَةٌ وَاللّهُ عَزِيزٌ حَكُيمٌ ﴿228﴾

234. Le donne ripudiate {prima di rimaritarsi} devono attendere tre quru’, e non è loro permesso nascondere quello che Allah ha creato nei loro uteri, se credono in Allah e nel Giorno Estremo. E i loro mariti, durante questo periodo, avranno maggior diritto a farle ritornare {e continuare con loro la vita coniugale}, se intendono {realmente} riconciliarsi. Per esse, secondo giustizia, {ci sono diritti} simili a ciò {ai doveri} che {gravano} su di esse, e per gli uomini v’è un grado sopra {il} loro. E Allah è invincibile, saggio.

Commento

Il versetto precedente ha parlato del ripudio, e in questo versetto vengono esposte alcune delle sue norme, in tutto cinque. La prima norma esposta riguarda la cosiddetta ´iddah, che è il periodo di tempo nel quale le donne devono astenersi dallo sposarsi dopo il ripudio

“Le donne ripudiate {prima di rimaritarsi} devono attendere tre quru’”

Il termine quru’ nel versetto in esame indica i periodi in cui la donna non è mestruata. Il ripudio deve avvenire quando la donna non è mestruata, e senza aver avuto rapporti sessuali dopo il termine dell’ultimo periodo mestruale, e questo dev’essere considerato il primo dei tre quru’ (periodi non mestruali). Alle successive mestruazioni, deve attendere ancora due interi periodi non mestruali, e non appena diventa mestruata per la terza volta dopo il ripudio, la ´iddah finisce e la donna può risposarsi.

La seconda norma esposta dal versetto in esame è la seguente:

“…e non è loro permesso nascondere quello che Allah ha creato nei loro uteri, se credono in Allah e nel Giorno Estremo”

È interessante notare come la determinazione dell’inizio e della fine del periodo della ´iddah, sia stata affidata alle stesse donne: vale la loro parola per gli uomini che le vogliono sposare.
La terza norma che si può estrarre da questo versetto, è che l’uomo nel periodo della ´iddah del ripudio reversibile (rij´i), può annullare il ripudio e ricostituire il suo rapporto coniugale con la donna:

“E i loro mariti, durante questo periodo, avranno maggior diritto a farle ritornare {e continuare con loro la vita coniugale}, se intendono {realmente} riconciliarsi”

In tutto il periodo in cui la donna è nella ´iddah del ripudio irreversibile, l’uomo può, senza alcun rito o cerimoniale, ritornare alla sua vita matrimoniale, e ciò si realizza con qualsiasi parola o atto compiuto con l’intento di annullare il ripudio.

Il quarto precetto contenuto nel versetto dice:

“Per esse, secondo giustizia, {ci sono diritti} simili a ciò {ai doveri} che {gravano} su di esse, e per gli uomini v’è un grado sopra {il} loro”

Perciò se è vero che gli uomini hanno dei doveri nei confronti delle donne, anche le donne hanno dei doveri nei confronti degli uomini.

Considerando le notevoli differenze esistenti tra gli uomini e le donne sotto l’aspetto delle forze e delle potenzialità fisiche e spirituali, l’Islam ha affidato la guida e la direzione della famiglia all’uomo aiutato dalla donna. Ciò non implica però che alcune donne non possano essere superiori ad alcuni uomini.

Il termine ma´ruf ha un significato ampio che comprende ogni atto giusto, buono, ragionevole e saggio, e in questo tipo di versetti compare ben dodici volte, affinché serva da monito agli uomini e alle donne per indurli a non abusare dei diritti che Dio ha concesso loro, e per spronarli a rinforzare il legame matrimoniale.
Alla fine del versetto leggiamo: “E Allah è invincibile, saggio”
Questa frase allude al fatto che la previdenza e la saggezza divina implica che nella società umana ognuno abbia doveri consoni alla propria natura e creazione.

Sura al-Baqarah Versetto 229

الطَّلاَقُ مَرَّتَانِ فَإِمْسَاكٌ بِمَعْرُوفٍ أَوْ تَسْرِيحٌ بِإِحْسَانٍ وَلاَ يَحِلُّ لَكُمْ أَن تَأْخُذُواْ مِمَّا آتَيْتُمُوهُنَّ شَيْئًا إِلاَّ أَن يَخَافَا أَلاَّ يُقِيمَا حُدُودَ اللّهِ فَإِنْ خِفْتُمْ أَلاَّ يُقِيمَا حُدُودَ اللّهِ فَلاَ جُنَاحَ عَلَيْهِمَا فِيمَا افْتَدَتْ بِهِ تِلْكَ حُدُودُ اللّهِ فَلاَ تَعْتَدُوهَا وَمَن يَتَعَدَّ حُدُودَ اللّهِ فَأُوْلَـئِكَ هُمُ الظَّالِمُونَ ﴿229﴾

235. Il ripudio è {concesso} due volte, dopodiché, bisogna trattenere degnamente o mandare via generosamente {la propria donna}. E {sappiate che} non vi è permesso riprendervi nulla di quello che avete donato loro; a meno che entrambi temano di non riuscire a rispettare i limiti di Allah. Se dunque temete di non poter osservare i limiti di Allah, allora non ci sarà colpa per nessuno dei due in ciò con cui la donna riscatta sé stessa. Questi sono i limiti di Allah, non oltrepassateli! E coloro che trasgrediscono i limiti di Allah, quelli sono gli iniqui.

Commento

Un giorno una donna andò da una delle mogli del sommo Profeta (S) a lamentarsi di suo marito, che continuava a ripudiarla e a riprenderla come moglie per metterla a disagio e danneggiarla.

Prima dell’avvento dell’Islam l’uomo aveva il diritto di ripudiare e riprendere la propria moglie quante volte voleva, senza alcun limite. Quando il nobile Profeta (S) fu informato dell’accaduto, della vicenda di questa donna, discese il versetto, e stabilì che l’uomo poteva ripudiare la propria donna al massimo per tre volte.

Nel versetto precedente abbiamo imparato che la legge della ´iddah e del ruju´ (che sarebbe l’annullamento del ripudio da parte dell’uomo), servono a mettere pace tra l’uomo e la donna, a riconciliarli, e a impedire la loro separazione, ma i primi mussulmani agivano come i miscredenti dell’era preislamica, e approfittavano di questi precetti islamici: molestavano le proprie mogli continuando a ripudiarle e a riprenderle. Fu allora rivelato il versetto in esame, e si oppose a questo turpe e vile comportamento, dicendo che il ripudio che è possibile annullare è concesso solamente due volte, e in due tempi diversi: “Il ripudio è {concesso} due volte, dopodiché, bisogna trattenere degnamente o mandare via generosamente {la propria donna}”

Perciò non è possibile annullare il terzo ripudio, e dopo due ripudi l’uomo deve decidere se continuare a vivere con la propria moglie o ripudiarla per la terza e ultima volta.

“Mandare via generosamente {la propria donna}” significa che l’uomo è tenuto a dare alla donna ciò che le spetta di diritto, e che deve altresì astenersi dallo sparlarle alle spalle, affinché la gente non si faccia di lei una cattiva opinione, ed ella possa risposarsi.
Il versetto aggiunge dunque:

“E {sappiate che} non vi è permesso riprendervi nulla di quello che avete donato loro”. Perciò l’uomo, al momento della separazione non può farsi restituire il mahr, il dono nuziale dalla donna.

Poi il versetto espone un’altra forma di ripudio: “A meno che entrambi temano di non riuscire a rispettare i limiti di Allah”. Ciò accade nel caso in cui la donna non voglia piú continuare la sua vita matrimoniale con l’uomo, e voglia separarsi da lui, e l’uomo tema di trasgredire le leggi divine continuando a vivere con la propria moglie.

Poi il sacro versetto aggiunge: “Se dunque temete di non poter osservare i limiti di Allah, allora non ci sarà colpa per nessuno dei due in ciò con cui la donna riscatta sé stessa”

In questo caso l’origine della separazione è la donna, che deve dunque pagare un riscatto all’uomo, deve restituirgli la mahr, e permettere all’uomo, che è disposto a vivere con lei, di prendere un’altra moglie con quella stessa mahr.

Alla fine del versetto, riguardo a tutte le norme esposte, leggiamo: “Questi sono i limiti di Allah, non oltrepassateli! E coloro che trasgrediscono i limiti di Allah, quelli sono gli iniqui”

Osservazioni

1. Il numero di ripudi è pari al numero di matrimoni, ossia, prima di ogni ripudio ci deve essere un matrimonio, colui che dice: “Io ho ripudiato mia moglie tre volte”, in realtà l’ha ripudiata una volta sola: con tale frase ha interrotto un solo matrimonio. È per questo motivo che nel rito jafarita, l’uomo non può ripudiare la donna diverse volte insieme, ma può farlo solo in momenti diversi e fasi diverse, e prima di ogni ripudio, l’uomo e la donna devono essere in istato di matrimonio. Questo è ciò che si può comprendere dal versetto, ed è giusto che sia così, perché non è bene concludere una vita matrimoniale con poche parole, in pochi istanti.

2. Chi trasgredisce la legge di Allah è un iniquo: “E coloro che trasgrediscono i limiti di Allah, quelli sono gli iniqui”

Sura al-Baqarah Versetto 230

فَإِن طَلَّقَهَا فَلاَ تَحِلُّ لَهُ مِن بَعْدُ حَتَّىَ تَنكِحَ زَوْجًا غَيْرَهُ فَإِن طَلَّقَهَا فَلاَ جُنَاحَ عَلَيْهِمَا أَن يَتَرَاجَعَا إِن ظَنَّا أَن يُقِيمَا حُدُودَ اللّهِ وَتِلْكَ حُدُودُ اللّهِ يُبَيِّنُهَا لِقَوْمٍ يَعْلَمُونَ ﴿230﴾

236. E se {l’uomo} la ripudia {per la terza volta} non sarà piú lecita per lui finché essa non abbia sposato un altro. Se poi quest’ultimo la ripudia, possono allora ricongiungersi, se pensano di riuscire a osservare i limiti di Allah. Questi sono i limiti di Allah, che Egli mostra chiaramente alla gente che sa.

Commento

Un giorno una donna andò dal sommo Profeta (S), e disse: “Io ero sposata con mio cugino (paterno) Rufaa´ah, ed egli mi ripudiò tre volte, dopodiché io mi risposai con un altro uomo, Abdu-r-rahmaan, dal quale fui ripudiata, ma non ebbi con lui alcun rapporto sessuale. Posso ora risposarmi con il mio primo marito?

Il nobile Profeta (S) disse: “No! Se tu avessi avuto rapporti sessuali con il tuo secondo marito avresti potuto risposarti con il primo”. Dopodiché fu rivelato il versetto in esame.

Nel versetto precedente abbiamo detto che dopo il secondo ripudio, l’uomo deve decidere se tenere la propria moglie o se ripudiarla per la terza volta senza possibilità di annullare il ripudio.

Questo versetto spiega in modo piú dettagliato il precetto esposto nel versetto precedente:

“E se {l’uomo} la ripudia {per la terza volta} non sarà piú lecita per lui finché essa non abbia sposato un altro. Se poi quest’ultimo la ripudia, possono allora ricongiungersi, se pensano di riuscire a osservare i limiti di Allah”

Osservazioni

1. Gli uomini non devono approfittare dei diritti che Allah ha loro concesso. In una tradizione dell’ottavo Imam leggiamo: “Non sottovalutate il ripudio, e non danneggiate le donne”1

2. Non tutti conoscono i segreti e le ragioni delle norme divine, e alcuni, forse, rimangono stupiti dinanzi a questi precetti, ma… “Questi sono i limiti di Allah, che Egli mostra chiaramente alla gente che sa”

3. I limiti di Allah devono essere osservati, non solo nei fondamentali precetti – quali la preghiera, l’Hajj, la zakaah ecc. – ma anche nelle questioni familiari.

  • 1. Man Laa Yahdhuruhu-l-Faqih, vol. III, pag. 502.

Sura al-Baqarah Versetto 231

وَإِذَا طَلَّقْتُمُ النَّسَاء فَبَلَغْنَ أَجَلَهُنَّ فَأَمْسِكُوهُنَّ بِمَعْرُوفٍ أَوْ سَرِّحُوهُنَّ بِمَعْرُوفٍ وَلاَ تُمْسِكُوهُنَّ ضِرَارًا لَّتَعْتَدُواْ وَمَن يَفْعَلْ ذَلِكَ فَقَدْ ظَلَمَ نَفْسَهُ وَلاَ تَتَّخِذُوَاْ آيَاتِ اللّهِ هُزُوًا وَاذْكُرُواْ نِعْمَتَ اللّهِ عَلَيْكُمْ وَمَا أَنزَلَ عَلَيْكُمْ مِّنَ الْكِتَابِ وَالْحِكْمَةِ يَعِظُكُم بِهِ وَاتَّقُواْ اللّهَ وَاعْلَمُواْ أَنَّ اللّهَ بِكُلِّ شَيْءٍ عَلِيمٌ ﴿231﴾

237. Quando ripudiate le {vostre} donne ed esse si avvicinano al termine del periodo di tempo stabilito {per le donne ripudiate, in cui non possono risposarsi}, trattenetele degnamente o mandatele via degnamente. Non trattenetele dunque per recare {loro} danno, facendo così ingiustizia. E chi fa ciò, in verità, fa ingiustizia a sé stesso. Non prendetevi gioco dei segni di Allah e ricordate la grazia che Allah vi ha concesso e ciò che ha fatto discendere su di voi del Libro e della sapienza, con il quale vi consiglia. Temete Allah e sappiate che, in verità, Allah è onnisciente.

Commento

Questo versetto espone le limitazioni imposte dall’Islam nel ripudio per salvaguardare i diritti della donna: “Quando ripudiate le {vostre} donne ed esse si avvicinano al termine del periodo di tempo stabilito {per le donne ripudiate, in cui non possono risposarsi}, trattenetele degnamente o mandatele via degnamente”
“Non trattenetele dunque per recare {loro} danno, facendo così ingiustizia. E chi fa ciò, in verità, fa ingiustizia a sé stesso”

Quest’ultima frase è la spiegazione dell’espressione “bi ma´ruf”, da noi tradotta con “degnamente”. Chi usa il ripudio per vendicarsi e per molestare la donna, oltre a farle torto, fa torto a se stesso, forse perché si priva della sua tranquillità e quiete, e danneggia la propria “metà”.

Non prendetevi gioco dei segni di Allah!

“Non prendetevi gioco dei segni di Allah e ricordate la grazia che Allah vi ha concesso e ciò che ha fatto discendere su di voi del Libro e della sapienza, con il quale vi consiglia”

Spesso capita che alcuni commettano un gran numero di peccati, e per sfuggire ai rimproveri della propria coscienza e al castigo divino, s’inventano mille scuse, e s’appigliano ai comandamenti di Allah per giustificare il proprio vergognoso comportamento. Il sacro Corano considera questo modo di fare una presa in giro dei precetti e dei comandamenti divini. Purtroppo molti dei comandamenti di Allah vengono trattati in questo turpe modo, tra cui quelli riguardanti il ripudio.

Come abbiamo già detto la norma del diritto di ruju´ è stata rivelata per salvare i matrimoni e permettere ad essi di durare il piú possibile. Purtroppo però molti uomini usano questo diritto per vendicarsi della donna, e per molestarla, e nascondono empiamente la propria iniquità dietro la sacra legge di Allah. Ebbene, questo, come dice il sacro Corano, significa prendersi gioco dei precetti del Signore Eccelso.

“Temete Allah e sappiate che, in verità, Allah è onnisciente”

Alla fine del versetto, in difesa dei diritti della donna, e per impedire che alcuni usino i precetti divini per coprire i loro peccati, il sacro Corano invita la gente al timor di Dio, e ricorda loro che Allah è onnisciente.

Sura al-Baqarah Versetto 232

وَإِذَا طَلَّقْتُمُ النِّسَاء فَبَلَغْنَ أَجَلَهُنَّ فَلاَ تَعْضُلُوهُنَّ أَن يَنكِحْنَ أَزْوَاجَهُنَّ إِذَا تَرَاضَوْاْ بَيْنَهُم بِالْمَعْرُوفِ ذَلِكَ يُوعَظُ بِهِ مَن كَانَ مِنكُمْ يُؤْمِنُ بِاللّهِ وَالْيَوْمِ الآخِرِ ذَلِكُمْ أَزْكَى لَكُمْ وَأَطْهَرُ وَاللّهُ يَعْلَمُ وَأَنتُمْ لاَ تَعْلَمُونَ ﴿232﴾

238. E quando ripudiate le {vostre} donne ed esse raggiungono la fine del periodo di tempo stabilito {per le donne ripudiate, nel quale non possono risposarsi}, non impedite loro di sposarsi {nuovamente} con i loro {precedenti} mariti, se si accordano degnamente fra di loro. Con ciò vengono consigliati quelli di voi che credono in Allah e nel Giorno Estremo; questa è cosa piú integra e pura per voi. Allah sa {ciò che è meglio per voi} e voi {invece} non {lo} sapete.

Commento

In quale occasione fu rivelato il Versetto in esame?

Uno dei compagni del santo Profeta (S), Ma´qal Bin Yassaar, impediva alla propria sorella Jumlaa’ di risposarsi con il suo primo marito ´Asim Bin ´Uday, poiché quest’ultimo, in passato, l’aveva ripudiata. Dopo il completamento della ´iddah della donna i due volevano risposarsi. Fu allora rivelato il versetto e impedì ad ´Asim di opporsi a questo nuovo matrimonio.

Si narra anche che questo versetto fu rivelato a proposito di Jaabir Bin Abdillah, quando si oppose al matrimonio di una sua cugina (paterna) con il suo precedente marito. Forse nell’era preislamica i parenti avevano un simile diritto.

Indubbiamente, nel rito jafarita, fratelli e cugini non hanno alcun diritto di vietare alle proprie sorelle e alle proprie cugine di risposare i loro mariti precedenti, e come loro qualsiasi altra persona, sia essa parente o meno. In questi casi la donna è libera di scegliere, e non ha bisogno del permesso di nessuno.

Un’altra catena spezzata dall’Islam

Come abbiamo già ricordato in precedenza, un tempo molte donne erano oppresse dagl’uomini prepotenti, che non lasciavano loro alcuna libertà, e decidevano per loro.

Ad esempio, la donna non era libera di scegliersi il marito che voleva, nemmeno nel caso in cui volesse risposarsi col il suo precedente marito, ed erano i parenti a decidere per lei.

Il sacro Corano condanna espressamente questo comportamento, e afferma chiaramente che i parenti non hanno alcun diritto di impedire a una donna di risposarsi col il suo precedente marito. Perciò da questo versetto è possibile dedurre che la donna che si è già sposata una volta, non ha bisogno del permesso di nessuno per risposarsi. Rimane solo da appurare il caso delle donne vergini, riguardo al quale il versetto non dice nulla. Esaurienti spiegazioni riguardo al caso di questo tipo di donne possono essere trovate nei trattati di fiqh.

“Con ciò vengono consigliati quelli di voi che credono in Allah e nel Giorno Estremo”

Questo precetto è a vostro favore, e giova a coloro che credono nel Creatore dei Mondi e nel Giorno del Giudizio, non ai superbi miscredenti.

“Questa è cosa piú integra e pura per voi. Allah sa {ciò che è meglio per voi} e voi {invece} non {lo} sapete”

Il versetto si conclude con questa significativa frase, e ci ricorda che siamo noi a trarre vantaggio dal rispetto di tali precetti, anche se non riusciamo a comprendere i segreti e le ragioni che stanno dietro ad essi; ma Allah, l’Onnisciente, sa ciò che è meglio per noi, ciò che è in grado di purificarci ed elevarci spiritualmente.

Sura al-Baqarah Versetto 233

وَالْوَالِدَاتُ يُرْضِعْنَ أَوْلاَدَهُنَّ حَوْلَيْنِ كَامِلَيْنِ لِمَنْ أَرَادَ أَن يُتِمَّ الرَّضَاعَةَ وَعلَى الْمَوْلُودِ لَهُ رِزْقُهُنَّ وَكِسْوَتُهُنَّ بِالْمَعْرُوفِ لاَ تُكَلَّفُ نَفْسٌ إِلاَّ وُسْعَهَا لاَ تُضَآرَّ وَالِدَةٌ بِوَلَدِهَا وَلاَ مَوْلُودٌ لَّهُ بِوَلَدِهِ وَعَلَى الْوَارِثِ مِثْلُ ذَلِكَ فَإِنْ أَرَادَا فِصَالاً عَن تَرَاضٍ مِّنْهُمَا وَتَشَاوُرٍ فَلاَ جُنَاحَ عَلَيْهِمَا وَإِنْ أَرَدتُّمْ أَن تَسْتَرْضِعُواْ أَوْلاَدَكُمْ فَلاَ جُنَاحَ عَلَيْكُمْ إِذَا سَلَّمْتُم مَّآ آتَيْتُم بِالْمَعْرُوفِ وَاتَّقُواْ اللّهَ وَاعْلَمُواْ أَنَّ اللّهَ بِمَا تَعْمَلُونَ بَصِيرٌ ﴿233﴾

239. Le madri allatteranno i loro figli per due anni completi, {ciò} per chi vuole completare l’allattamento. I padri hanno il dovere di nutrirle e vestirle degnamente. Nessuno viene obbligato a fare se non ciò che può: la madre non deve essere danneggiata a causa del figlio e nemmeno il padre. Lo stesso obbligo per l’erede. Se poi {i genitori} vorranno interrompere l’allattamento di comune accordo e dopo essersi consultati, non faranno alcun peccato. E se volete fare allattare i vostri figli da una nutrice, non ci sarà nessun peccato, a condizione che versiate degnamente ciò che dovete dare {a esse}. Temete Allah e sappiate che, in verità, Egli osserva quello che fate.

Commento

Waalidah, il cui plurale, waalidaat, è stato da noi tradotto col termine madri, in lingua araba significa madre, mentre il termine umm ha un significato piú ampio, e viene usato per indicare la madre o la nonna materna. In un significato ancor piú generale può essere usato per indicare l’origine di ogni cosa.

Il sacro Corano, in questo versetto, espone diverse norme a proposito dell’allattamento materno, in tutto sette precetti, che ora ci proponiamo di trattare.

Sette Norme a proposito dell’allattamento materno

1. L’allattamento fino ai due anni di età del bambino è da considerarsi uno dei diritti specifici della madre. Spetta a lei allattare e tenere la propria creatura in questo periodo. Nonostante la tutela dei figli minorenni spetti al padre, siccome in questo primo periodo di vita i bambini hanno bisogno del latte e dell’affetto materno, ebbene, in esso sono stati affidati alle cure delle loro madri. È inoltre doveroso rispettare i sentimenti della madre, che, in un momento così delicato, non può stare lontana dalla sua amata creatura. È per questi motivi che il versetto dice: “Le madri allatteranno i loro figli per due anni completi”

2. Non è necessario allattare i figli per due anni completi, tale periodo è un limite fissato dal sacro Corano per chi voglia allattare in modo completo la propria creatura: “…{ciò} per chi vuole completare l’allattamento”. In una tradizione dell’Ahl ul-Bayt (as) leggiamo che il periodo completo di allattamento è di due anni completi, mentre, quello incompleto è di ventuno mesi. Forse ciò deriva dall’accostamento del versetto in esame al quindicesimo versetto della quarantaseiesima sura del sacro Corano, che dice: “…la gravidanza e lo svezzamento {l’allattamento} durano trenta mesi…”. Tutti sanno che di solito la gravidanza dura all’incirca nove mesi, perciò i ventuno mesi rimanenti sono il normale periodo di allattamento.

3. Il padre del bambino è tenuto a passare gli alimenti alla madre, anche nel caso di ripudio, per tutto il periodo dell’allattamento, affinché essa possa allattare il bambino in assoluta tranquillità: “I padri hanno il dovere di nutrirle e vestirle degnamente”, ovviamente i doveri del padre non sono illimitati, ed egli è tenuto a fare solo quello che è nelle sue possibilità: “Nessuno viene obbligato a fare se non ciò che può”

4. La quarta norma esposta nel versetto è: “La madre non deve essere danneggiata a causa del figlio e nemmeno il padre”. Gli uomini devono fare attenzione a non violare il diritto di tutela delle madri nel periodo dell’allattamento, e le madri, a loro volta non devono approfittare di questo diritto, astenendosi dall’allattare il figlio, o non permettendo al padre di vederlo.

5. Dopo la morte del padre, sono gli eredi che devono assicurare gli alimenti alla madre durante il periodo dell’allattamento: “Lo stesso obbligo per l’erede”

6. Lo svezzamento del bambino è lasciato ai genitori, che possono di comune accordo, consultandosi, interrompere l’allattamento del bambino: “Se poi {i genitori} vorranno interrompere l’allattamento di comune accordo e dopo essersi consultati, non faranno alcun peccato”. La madre non è obbligata ad allattare, e può interrompere l’allattamento quando vuole. Tuttavia, per il bene del bambino, è meglio che lo svezzamento avvenga di comune accordo tra i genitori.

7. La madre ha il diritto di tenere ed allattare il bambino per tutto il periodo dell’allattamento, ma se si rifiuta di allattarlo, o ha qualche impedimento, ebbene, il versetto prescrive: “E se volete fare allattare i vostri figli da una nutrice, non ci sarà nessun peccato, a condizione che versiate degnamente ciò che dovete dare {a esse}”. Il versetto si conclude dicendo: “Temete Allah e sappiate che, in verità, Egli osserva quello che fate”, per ricordare all’uomo e alla donna che devono astenersi dalla vendetta, e dal farsi del male a vicenda.

Sura al-Baqarah Versetto 234

وَالَّذِينَ يُتَوَفَّوْنَ مِنكُمْ وَيَذَرُونَ أَزْوَاجًا يَتَرَبَّصْنَ بِأَنفُسِهِنَّ أَرْبَعَةَ أَشْهُرٍ وَعَشْرًا فَإِذَا بَلَغْنَ أَجَلَهُنَّ فَلاَ جُنَاحَ عَلَيْكُمْ فِيمَا فَعَلْنَ فِي أَنفُسِهِنَّ بِالْمَعْرُوفِ وَاللّهُ بِمَا تَعْمَلُونَ خَبِيرٌ ﴿234﴾

240. Quanto a quelli di voi che muoiono lasciando delle spose, queste devono attendere quattro mesi e dieci giorni {prima di rimaritarsi}. Trascorso questo periodo, ebbene, non sarete responsabili di ciò che esse faranno di sé secondo virtú. Allah è ben informato di quello che fate.

Commento

Prima dell’avvento dell’Islam, uno dei fondamentali problemi della donna era il matrimonio dopo la morte del marito. Dal momento che non è giusto che le donne si risposino immediatamente dopo la morte del marito, e ciò per diversi motivi, tra i quali, il rispetto del marito defunto e dei suoi parenti, e la certezza di non essere incinta, il versetto in esame afferma:

“Quanto a quelli di voi che muoiono lasciando delle spose, queste devono attendere quattro mesi e dieci giorni {prima di rimaritarsi}”

Il rispetto della memoria del marito defunto è un sentimento naturale nelle donne, ed è per questo che in tutte le tribú, le donne che perdevano il proprio marito dovevano rispettare determinate regole, ed eseguire particolari riti. Tuttavia, a volte venivano oppresse, o addirittura uccise dopo la morte del loro marito. In alcune tribú, dopo la morte del marito, la moglie veniva bruciata o sepolta viva assieme al marito. Altri invece impedivano alla donna di risposarsi, e la emarginavano. In altre tribú, le donne venivano obbligate a vivere per un periodo di tempo sotto una tenda nera e sporca, con addosso vestiti logori e sudici, e non veniva permesso loro di truccarsi, di abbellirsi, e, addirittura, nemmeno di lavarsi e di curare la propria igiene.1
“Trascorso questo periodo, ebbene, non sarete responsabili di ciò che esse faranno di sé secondo virtú”

Siccome a volte i parenti del defunto, per assurde superstizioni, impedivano alla donna di risposarsi, ebbene, il sacro Corano ricorda loro che dopo la morte dell’uomo, la moglie è libera di risposarsi, e assicura loro che essi non saranno piú responsabili delle future scelte della donna, e li ammonisce dicendo: “Allah è ben informato di quello che fate”

  • 1. Tafsir Nemuneh, vol. 2, pag. 136

Sura al-Baqarah Versetto 235

وَلاَ جُنَاحَ عَلَيْكُمْ فِيمَا عَرَّضْتُم بِهِ مِنْ خِطْبَةِ النِّسَاء أَوْ أَكْنَنتُمْ فِي أَنفُسِكُمْ عَلِمَ اللّهُ أَنَّكُمْ سَتَذْكُرُونَهُنَّ وَلَـكِن لاَّ تُوَاعِدُوهُنَّ سِرًّا إِلاَّ أَن تَقُولُواْ قَوْلاً مَّعْرُوفًا وَلاَ تَعْزِمُواْ عُقْدَةَ النِّكَاحِ حَتَّىَ يَبْلُغَ الْكِتَابُ أَجَلَهُ وَاعْلَمُواْ أَنَّ اللّهَ يَعْلَمُ مَا فِي أَنفُسِكُمْ فَاحْذَرُوهُ وَاعْلَمُواْ أَنَّ اللّهَ غَفُورٌ حَلِيمٌ ﴿235﴾

241. Non peccherete se {in questo periodo} farete velate proposte di matrimonio a queste donne, o se ne coltiverete segretamente l’intenzione. Allah sa che presto vi ricorderete di loro. Ma non fate loro promesse {di matrimonio} in segreto, salvo che diciate {loro} parole degne. E non decidete di unirvi con loro in matrimonio prima che sia trascorso il termine prescritto. Badate che, in verità, Allah conosce quello che c’è nei vostri cuori. Temetelo dunque e sappiate che, in verità, Allah è clemente e paziente.

Commento

Si può chiedere in moglie una donna che è in istato di ´iddah?
Questo versetto espone una delle importanti norme riguardanti le donne in istato di ´iddah: “Non peccherete se {in questo periodo} farete velate proposte di matrimonio a queste donne, o se ne coltiverete segretamente l’intenzione. Allah sa che presto vi ricorderete di loro. Ma non fate loro promesse {di matrimonio} in segreto, salvo che diciate {loro} parole degne”

È naturale che le vedove, dopo la morte del proprio marito, pensino al proprio futuro, ed è possibile che alcuni uomini intendano prenderle in moglie.

Poi il versetto aggiunge:

“E non decidete di unirvi con loro in matrimonio prima che sia trascorso il termine prescritto”

È certo che il matrimonio con una donna in istato di ´iddah è nullo, anzi, se un uomo sposa consapevolmente una donna in tale stato, ebbene, tale donna gli sarà per sempre proibita.
Il versetto si conclude affermando:

“Badate che, in verità, Allah conosce quello che c’è nei vostri cuori. Temetelo dunque e sappiate che, in verità, Allah è clemente e paziente.”

Sura al-Baqarah Versetto 236

لاَّ جُنَاحَ عَلَيْكُمْ إِن طَلَّقْتُمُ النِّسَاء مَا لَمْ تَمَسُّوهُنُّ أَوْ تَفْرِضُواْ لَهُنَّ فَرِيضَةً وَمَتِّعُوهُنَّ عَلَى الْمُوسِعِ قَدَرُهُ وَعَلَى الْمُقْتِرِ قَدْرُهُ مَتَاعًا بِالْمَعْرُوفِ حَقًّا عَلَى الْمُحْسِنِينَ ﴿236﴾

242. Non peccherete se ripudierete le donne con le quali non avete avuto rapporti sessuali o alle quali non avete stabilito il dono nuziale. Beneficatele allora degnamente {facendo loro un dono}, il ricco secondo le sue possibilità e il povero secondo le sue possibilità. Così si devono comportare le persone benefiche.

Commento

Il sacro Corano continua ad esporre le norme relative al ripudio:

“Non peccherete se ripudierete le donne con le quali non avete avuto rapporti sessuali o alle quali non avete stabilito il dono nuziale”

In tali condizioni è molto piú semplice separarsi, se veramente non si vuole piú vivere insieme.
Poi espone un’altra norma a tal proposito:

“Beneficatele allora degnamente {facendo loro un dono}, il ricco secondo le sue possibilità e il povero secondo le sue possibilità. Così si devono comportare le persone benefiche”

È possibile che a causa della rottura del legame matrimoniale nascano rancori e inimicizie, ed è per questo motivo che il versetto ordina all’uomo di fare un dono alla donna al momento della separazione, e descrive questo gesto attraverso la significativa frase: “Così si devono comportare le persone benefiche”

Sura al-Baqarah Versetto 237

وَإِن طَلَّقْتُمُوهُنَّ مِن قَبْلِ أَن تَمَسُّوهُنَّ وَقَدْ فَرَضْتُمْ لَهُنَّ فَرِيضَةً فَنِصْفُ مَا فَرَضْتُمْ إَلاَّ أَن يَعْفُونَ أَوْ يَعْفُوَ الَّذِي بِيَدِهِ عُقْدَةُ النِّكَاحِ وَأَن تَعْفُواْ أَقْرَبُ لِلتَّقْوَى وَلاَ تَنسَوُاْ الْفَضْلَ بَيْنَكُمْ إِنَّ اللّهَ بِمَا تَعْمَلُونَ بَصِيرٌ ﴿237﴾

243. E se le ripudierete prima di avere avuto con loro rapporti sessuali ma dopo aver stabilito loro un dono nuziale, date loro la metà di quello che avete stabilito, a meno che esse non vi rinuncino o vi rinunci colui che ha in mano il contratto di matrimonio. Se rinunciate voi, è comunque piú vicino alla virtú. Non dimenticate di essere generosi fra di voi, ché, in verità, Allah osserva quello che fate.

Commento

Questo versetto parla delle donne per le quali è stato stabilito un mahr, e che non hanno avuto rapporti sessuali prima della separazione:

“E se le ripudierete prima di avere avuto con loro rapporti sessuali ma dopo aver stabilito loro un dono nuziale, date loro la metà di quello che avete stabilito”

Questa legge permette alle donne di avere, alle sopraccitate condizioni, metà del dono nuziale in caso di separazione. Poi il versetto cura gli aspetti affettivi e morali della questione, dicendo:

“…a meno che esse non vi rinuncino o vi rinunci colui che ha in mano il contratto di matrimonio. Se rinunciate voi, è comunque piú vicino alla virtú. Non dimenticate di essere generosi fra di voi, ché, in verità, Allah osserva quello che fate”

Tutto deve svolgersi in un’atmosfera di pace e benevolenza, persino un evento triste e amaro come la separazione tra un uomo e una donna.

Sura al-Baqarah Versetto 238

حَافِظُواْ عَلَى الصَّلَوَاتِ والصَّلاَةِ الْوُسْطَى وَقُومُواْ لِلّهِ قَانِتِينَ ﴿238﴾

244. Curate le {vostre} preghiere e {soprattutto} la ‘salaah mediana’, e, umilmente, state ritti dinanzi ad Allah.

Commento

Un gruppo di munaafiqun, prendendo come scusa l’elevata temperatura dell’aria, cercarono di dividere i mussulmani boicottando la preghiera in congregazione. Alcuni credenti li seguirono, e anche loro si astennero dal partecipare alla preghiera. Il sommo Profeta (S) era molto preoccupato per ciò, e aveva anche minacciato coloro che non partecipavano alla preghiera. In una tradizione leggiamo che il santo Profeta (S), in estate, nel cocente caldo di mezzogiorno, eseguiva la preghiera di mezzodì in congregazione, e questa preghiera era la piú difficile per i suoi compagni, tanto che solo pochi vi partecipavano. Per questo motivo il sommo Profeta (S) disse: “Io ho deciso di bruciare le case di coloro che non partecipano alla nostra preghiera”. Fu allora rivelato il versetto, e ricordò alla gente l’importanza della preghiera di mezzogiorno (eseguita in congregazione).

Il sacro Corano sottolinea un gran numero di volte l’importanza della salaah, della preghiera rituale, poiché essa è il piú efficace rapporto tra l’uomo e il Signore Eccelso:

“Curate le {vostre} preghiere e {soprattutto} la ‘salaah mediana’, e, umilmente, state ritti dinanzi ad Allah”

Non sia che il caldo, il freddo, i problemi della vita, i beni materiali, la famiglia vi distolgano dall’eseguire degnamente la preghiera. La salaah mediana, è la preghiera di mezzogiorno.
Il sacro Corano ricorda in particolare la preghiera di mezzogiorno, poiché, a causa del caldo e del lavoro, veniva trascurata.

Sura al-Baqarah Versetto 239

فَإنْ خِفْتُمْ فَرِجَالاً أَوْ رُكْبَانًا فَإِذَا أَمِنتُمْ فَاذْكُرُواْ اللّهَ كَمَا عَلَّمَكُم مَّا لَمْ تَكُونُواْ تَعْلَمُونَ ﴿239﴾

245. Ma se temete {qualche pericolo}, {pregate} allora {mentre siete} a piedi o a cavallo. Quando poi sarete al sicuro, ricordate Allah, come {segno di riconoscimento per il fatto che} Egli vi ha insegnato quello che non sapevate.

Commento

Questo versetto sottolinea il fatto che la preghiera non deve mai essere trascurata, nemmeno durante una difficile battaglia, durante la quale molte delle condizioni di validità della preghiera, quali la direzione, il ruku´ e il sujud, non sussistono piú:

“Ma se temete {qualche pericolo}, {pregate} allora {mentre siete} a piedi o a cavallo”

Impariamo quindi che bisogna curare le proprie preghiere in qualsiasi circostanza, anche nelle piú difficili condizioni.

“Quando poi sarete al sicuro, ricordate Allah, come {segno di riconoscimento per il fatto che} Egli vi ha insegnato quello che non sapevate”

Voi non conoscevate le norme della preghiera in istato di battaglia, e Allah ve le ha insegnate. DimostrateGli dunque la vostra gratitudine, mettendo in pratica tali precetti.

Sura al-Baqarah Versetto 240

وَالَّذِينَ يُتَوَفَّوْنَ مِنكُمْ وَيَذَرُونَ أَزْوَاجًا وَصِيَّةً لِّأَزْوَاجِهِم مَّتَاعًا إِلَى الْحَوْلِ غَيْرَ إِخْرَاجٍ فَإِنْ خَرَجْنَ فَلاَ جُنَاحَ عَلَيْكُمْ فِي مَا فَعَلْنَ فِيَ أَنفُسِهِنَّ مِن مَّعْرُوفٍ وَاللّهُ عَزِيزٌ حَكِيمٌ ﴿240﴾

246. Quanto a quelli di voi che moriranno lasciando delle spose, {facciano} un testamento a loro favore, affinché possano giovarsi per un anno {dei beni dei loro mariti}, senza essere scacciate {di casa}. Se però esse vorranno andarsene, non sarete responsabili di ciò di degno che esse faranno di sé stesse. E Allah è invincibile, saggio.

Commento

È possibile che questo versetto voglia dire che Allah vi raccomanda di passare alle vedove gli alimenti per un intero anno, quand’anche ciò non sia stato disposto nel testamento dal marito.

Il sacro Corano in questo versetto ritorna a trattare le norme riguardanti il matrimonio e il ripudio. Inizia dunque a parlare di quegli uomini sposati che sono vicini alla morte:
“Quanto a quelli di voi che moriranno lasciando delle spose, {facciano} un testamento a loro favore, affinché possano giovarsi per un anno {dei beni dei loro mariti}, senza essere scacciate {di casa}”

“Se però esse vorranno andarsene, non sarete responsabili di ciò di degno che esse faranno di sé stesse”

Alla fine del versetto, è come se dicesse a queste donne di non preoccuparsi del loro futuro, poiché: “E Allah è invincibile, saggio”

Sura al-Baqarah Versetto 241

وَلِلْمُطَلَّقَاتِ مَتَاعٌ بِالْمَعْرُوفِ حَقًّا عَلَى الْمُتَّقِينَ ﴿241﴾

247. In questo versetto il sacro Corano espone un’altra delle norme del ripudio, e dice: “E {anche} le donne ripudiate hanno diritto a ricevere un degno dono. Questo è un dovere per i timorati {di Allah}”

Accostando questo versetto al duecento trentaseiesimo di questa stessa sura, si comprende che la norma esposta nel versetto in esame riguarda le donne alle quali non è stato determinato il mahr al momento del matrimonio, e che sono state ripudiate prima di avere avuto rapporti sessuali.

Sura al-Baqarah Versetto 242

كَذَلِكَ يُبَيِّنُ اللّهُ لَكُمْ آيَاتِهِ لَعَلَّكُمْ تَعْقِلُونَ ﴿242﴾

248. In questo versetto, che è l’ultimo che parla del ripudio, leggiamo: “Così Allah vi mostra i Suoi segni affinché possiate ragionare”

È ovvio che il sacro Corano invita a riflettere per mettere in pratica i principi e i precetti della religione, e non a limitarsi a ragionare senza fare seguire alla riflessione la pratica.

Sura al-Baqarah Versetto 243

أَلَمْ تَرَ إِلَى الَّذِينَ خَرَجُواْ مِن دِيَارِهِمْ وَهُمْ أُلُوفٌ حَذَرَ الْمَوْتِ فَقَالَ لَهُمُ اللّهُ مُوتُواْ ثُمَّ أَحْيَاهُمْ إِنَّ اللّهَ لَذُو فَضْلٍ عَلَى النَّاسِ وَلَـكِنَّ أَكْثَرَ النَّاسِ لاَ يَشْكُرُونَ ﴿243﴾

249. Non hai forse visto coloro che a migliaia uscirono dalle loro case per timore della morte? Ebbene, Allah disse loro: “Morite!”, poi li risuscitò. In verità, Allah è generoso con gli uomini, ma la maggior parte di loro non {Lo} ringrazia.

Commento

Questo versetto parla delle vicende di uno dei popoli del passato, che fu colpito da una terribile malattia epidemica che fece fuggire migliaia di persone:

Non hai forse visto coloro che a migliaia uscirono dalle loro case per timore della morte?”

Poi il nobile versetto racconta la loro fine dicendo: «Ebbene, Allah disse loro: “Morite!”, poi li risuscitò». Fu il santo Profeta (S) Hizqil (as) a pregare per loro, e a chiedere ad Allah di resuscitarli. Dal momento che tale miracoloso atto è un dono di Dio, e un ammonimento per le genti, alla fine del versetto leggiamo:

“In verità, Allah è generoso con gli uomini, ma la maggior parte di loro non {Lo} ringrazia”

Allah è stato generoso con questo popolo, e lo è con tutti gli uomini.

Il celebre sapiente shi°ita, il defunto Saduq, che Allah lo benedica, usa questo versetto per dimostrare la possibilità del raj´ah, dicendo: “Una delle nostre convinzioni è il cosiddetto raj´ah, che consiste nel ritorno in vita di alcuni uomini del passato. Questo versetto può anche essere una prova della resurrezione”

Sura al-Baqarah Versetti 244-245

وَقَاتِلُواْ فِي سَبِيلِ اللّهِ وَاعْلَمُواْ أَنَّ اللّهَ سَمِيعٌ عَلِيمٌ ﴿244﴾ مَّن ذَا الَّذِي يُقْرِضُ اللّهَ قَرْضًا حَسَنًا فَيُضَاعِفَهُ لَهُ أَضْعَافًا كَثِيرَةً وَاللّهُ يَقْبِضُ وَيَبْسُطُ وَإِلَيْهِ تُرْجَعُونَ ﴿245﴾

250. Qui iniziano i versetti della Jihad: “Combattete sulla via di Allah e sappiate che, in verità, Allah è Colui che ascolta e sa {tutto}”

251. Chi è colui che vorrà fare ad Allah un prestito sincero, affinché Egli glielo raddoppi un grande numero di volte? Allah ‘stringe’ e ‘allenta’, e a Lui sarete fatti ritornare.

Commento

Si narra che un giorno il sommo Profeta (S) disse: “A chiunque elargisca un’elemosina sarà dato il doppio di essa nel Paradiso”. Abu-d-dahdaah Al’ansaariyy chiese allora: “O Messaggero di Allah, io ho due giardini, se ne elargisco uno in beneficenza, avrò il doppio in Paradiso?”. Il sommo Profeta (S) rispose: “Sì!”. Poi egli consegnò al Profeta (S) il migliore dei due giardini. Fu in questa occasione che discese il versetto in esame.

Questo versetto dice: “Chi è colui che vorrà fare ad Allah un prestito sincero, affinché Egli glielo raddoppi un grande numero di volte?”

Deduciamo dunque che fare un prestito ad Allah significa elargire elemosine per la Jihad.
Alla fine del versetto leggiamo: “Allah ‘stringe’ e ‘allenta’, e a Lui sarete fatti ritornare”
Questa frase c’insegna che la ristrettezza e l’abbondanza sono ambedue nelle mani del Creatore Eccelso.

Ma perché viene usata l’espressione “prestito ad Allah” nel versetto?

In diversi versetti coranici l’elemosina viene considerata come un prestito fatto ad Allah. Ciò costituisce, da una parte, la dimostrazione dell’infinita grazia del Signore Altissimo agli uomini, e, dall’altra, una prova della fondamentale importanza data dall’Islam alla beneficenza.

Il santo imam Alì (as) afferma: “Allah v’ha chiesto un prestito, quand’Egli possiede i tesori dei cieli e della terra, ed è autosufficiente e lodato. Ma Egli vuole solo mettervi alla prova, per dimostrare chi di voi è piú benefico”1

  • 1. Nahj ul-Balaghah, sentenza 183.

Sura al-Baqarah Versetto 246

أَلَمْ تَرَ إِلَى الْمَلإِ مِن بَنِي إِسْرَائِيلَ مِن بَعْدِ مُوسَى إِذْ قَالُواْ لِنَبِيٍّ لَّهُمُ ابْعَثْ لَنَا مَلِكًا نُّقَاتِلْ فِي سَبِيلِ اللّهِ قَالَ هَلْ عَسَيْتُمْ إِن كُتِبَ عَلَيْكُمُ الْقِتَالُ أَلاَّ تُقَاتِلُواْ قَالُواْ وَمَا لَنَا أَلاَّ نُقَاتِلَ فِي سَبِيلِ اللّهِ وَقَدْ أُخْرِجْنَا مِن دِيَارِنَا وَأَبْنَآئِنَا فَلَمَّا كُتِبَ عَلَيْهِمُ الْقِتَالُ تَوَلَّوْاْ إِلاَّ قَلِيلاً مِّنْهُمْ وَاللّهُ عَلِيمٌ بِالظَّالِمِينَ ﴿246﴾

252. Non hai forse visto i notabili dei figli di Israele quando, dopo Mosè, dissero a un loro Profeta (S): “Suscitaci un re {e} noi combatteremo sul sentiero di Allah”? Disse: “Potrebbe mai accadere che, se vi fosse prescritto di combattere, non combattereste?”. Dissero: “Perché non dovremmo combattere sulla via di Allah, dal momento che ci hanno scacciato dalle nostre case e {allontanato} dai nostri figli?!”. Ma quando fu loro prescritto di combattere, si rifiutarono {tutti}, salvo pochi di loro. E Allah conosce {bene} gli iniqui.

Commento

Il Signore Altissimo in questi versetti racconta un’edificante storia riguardante un gruppo di persone appartenenti ai figli d’Israele, e risalente all’epoca successiva a quella di Mosè.

I giudei, per anni indeboliti e oppressi dal Faraone, grazie alla guida del santo Mosè erano riusciti a liberarsi, e ad acquistare grandezza e potere. Il Signore Eccelso attraverso questo santo Profeta (S), aveva loro concesso grazia immensa, infiniti doni, tra i quali l’Arca dell’Alleanza1. I giudei portando quest’arca davanti alla loro armata acquistavano quiete e sicurezza. Questo stato di cose, questa forza e potenza, si conservò per un certo periodo dopo Mosè, ma le vittorie e i doni ricevuti pian piano cominciarono a insuperbirli, fino a far perdere loro quel potere e quella grandezza. Essi persero la propria terra e la santa Arca dell’Alleanza. Di conseguenza insorsero tra di loro grandi divergenze, al punto che essi non riuscirono piú a difendersi nemmeno dal piú debole dei loro nemici. Molti di loro furono così scacciati dalla propria terra, e i loro figli furono fatti prigionieri.

Questo stato di cose proseguì per diversi anni, fino a quando Allah mandò un Profeta (S), di nome Ishmu’il (as), a salvarli e a guidarli sulla retta via. Essi erano stanchi di essere oppressi dai nemici, e chiesero a Ishmu’il (as) di scegliere per loro un capo, per potere, sotto la sua guida, riacquistare la grandezza perduta, la forza che avevano in passato.

Ishmu’il (as), che ben conosceva i giudei, rispose: “Ho paura che voi disubbidiate, e vi rifiutiate di combattere sotto la sua guida”. Essi dissero: “Come è possibile che ciò accada? Il nemico ci ha scacciati dalla nostra patria, ha occupato le nostre terre, e ha fatto prigionieri i nostri figli!”

Fu così che Ishmu’il (as) pregò per i figli d’Israele, e Allah scelse per loro Taalut {Saul} come guida. Ishmu’il (as) disse allora: “O Signore, io non ho mai visto Taalut, e non lo conosco”. Allah gli rivelò: “Noi lo manderemo verso di te, e quando verrà da te, consegnagli il comando dell’armata”. Quando però fu dato l’ordine di combattere quasi tutti disubbidirono, e abbandonarono il campo di battaglia.

  • 1. Presto, nel commento del versetto 248, parleremo dell’Arca dell’Alleanza, della sua storia e del suo contenuto.

Sura al-Baqarah Versetto 247

وَقَالَ لَهُمْ نَبِيُّهُمْ إِنَّ اللّهَ قَدْ بَعَثَ لَكُمْ طَالُوتَ مَلِكًا قَالُوَاْ أَنَّى يَكُونُ لَهُ الْمُلْكُ عَلَيْنَا وَنَحْنُ أَحَقُّ بِالْمُلْكِ مِنْهُ وَلَمْ يُؤْتَ سَعَةً مِّنَ الْمَالِ قَالَ إِنَّ اللّهَ اصْطَفَاهُ عَلَيْكُمْ وَزَادَهُ بَسْطَةً فِي الْعِلْمِ وَالْجِسْمِ وَاللّهُ يُؤْتِي مُلْكَهُ مَن يَشَاء وَاللّهُ وَاسِعٌ عَلِيمٌ ﴿247﴾

253. E il loro Profeta (S) disse loro: “Ecco che, in verità, Allah vi ha suscitato Taalut {Saul} a re”. Dissero: “Come potrebbe mai regnare su di noi, dal momento che noi siamo piú degni di lui a regnare e a lui non è stata data abbondanza di beni!”. Disse: “In verità, Allah lo ha preferito a voi e gli ha donato grande sapienza e forza fisica. {Sappiate che} Allah dà il Suo regno a chi vuole, Egli è immenso e sapiente”

Commento

Un gruppo di oppressi dei figli d’Israele, per liberarsi degli oppressori, avevano chiesto ai loro profeti di scegliere per loro una guida, un capo. Quando i loro profeti scelsero Taalut, che era un giovane pastore, povero e sconosciuto, come loro capo, essi, a causa della loro superbia e della distorta idea che avevano della guida, dissero: “Come può egli essere la nostra guida, quando è povero e sconosciuto? Noi siamo piú adatti ad essere guide, per le ricchezze che abbiamo”. Quando il loro Profeta (S) sentì queste scuse, disse: “Senza dubbio egli è stato scelto per voi da Dio, ed egli, è sì povero, ma ha le conoscenze e le forze necessarie per guidare una guerra, e Dio sceglie chi vuole – per la sua dignità e le sue capacità – come {vostro} capo e guida”

Sura al-Baqarah Versetto 248

وَقَالَ لَهُمْ نِبِيُّهُمْ إِنَّ آيَةَ مُلْكِهِ أَن يَأْتِيَكُمُ التَّابُوتُ فِيهِ سَكِينَةٌ مِّن رَّبِّكُمْ وَبَقِيَّةٌ مِّمَّا تَرَكَ آلُ مُوسَى وَآلُ هَارُونَ تَحْمِلُهُ الْمَلآئِكَةُ إِنَّ فِي ذَلِكَ لآيَةً لَّكُمْ إِن كُنتُم مُّؤْمِنِينَ ﴿248﴾

254. E il loro Profeta (S) disse loro: “In verità, la prova del suo regno sarà che verrà a voi l’Arca {dell’Alleanza}, contenente pace {proveniente} dal vostro Signore e quel che è rimasto di ciò che le famiglie di Mosè e di Aronne hanno lasciato: saranno gli angeli a portarla. In verità, in questo {avvenimento}, v’è sicuramente una {chiara} prova per voi, se siete credenti”

Commento

Affinché i giudei si fidassero di Taalut, i profeti dissero loro che essi avrebbero riavuto l’Arca dell’Alleanza come segno della giustezza della scelta del Signore Eccelso di Taalut come guida dei figli d’Israele. L’Arca dell’Alleanza era quella cassa di legno nella quale la madre di Mosè, per ordine divino, depose Mosè neonato, e lo lasciò sulle acque del Nilo. La cassa cadde nelle mani delle guardie del Faraone, e il neonato fu portato dal Faraone.

Quella cassa rimase alla corte del Faraone, e quando Mosè diventò Profeta (S) vi depose le tavole della Legge, e dopo la sua morte vi furono deposti lo scudo e gli altri cimeli di Mosè.

Questa sacra cassa, che veniva chiamata Arca dell’Alleanza, era nelle mani dei Figli d’Israele, e nelle guerre veniva portata davanti all’armata giudea. Tuttavia, pian piano fu profanata e rubata. In alcuni versi della Torà1 si parla di questa cassa.

Iddio, attraverso i Suoi angeli, restituì, nel periodo della guida di Taalut, questa sacra arca ai figli d’Israele, per donare loro quiete e tranquillità.

  • 1. Torà, cap. 2, versi 3 e 4; cap. 38, versi 1-6.

Sura al-Baqarah Versetto 249

فَلَمَّا فَصَلَ طَالُوتُ بِالْجُنُودِ قَالَ إِنَّ اللّهَ مُبْتَلِيكُم بِنَهَرٍ فَمَن شَرِبَ مِنْهُ فَلَيْسَ مِنِّي وَمَن لَّمْ يَطْعَمْهُ فَإِنَّهُ مِنِّي إِلاَّ مَنِ اغْتَرَفَ غُرْفَةً بِيَدِهِ فَشَرِبُواْ مِنْهُ إِلاَّ قَلِيلاً مِّنْهُمْ فَلَمَّا جَاوَزَهُ هُوَ وَالَّذِينَ آمَنُواْ مَعَهُ قَالُواْ لاَ طَاقَةَ لَنَا الْيَوْمَ بِجَالُوتَ وَجُنودِهِ قَالَ الَّذِينَ يَظُنُّونَ أَنَّهُم مُّلاَقُو اللّهِ كَم مِّن فِئَةٍ قَلِيلَةٍ غَلَبَتْ فِئَةً كَثِيرَةً بِإِذْنِ اللّهِ وَاللّهُ مَعَ الصَّابِرِينَ ﴿249﴾

255. E quando Taalut uscì con le {sue} truppe, disse: “In verità, Allah vi metterà alla prova per mezzo di un fiume: chi ne berrà non sarà dei miei e chi non ne gusterà affatto sarà dei miei; salvo chi {ne} prenderà un po’ con {il cavo de} la mano”. Ebbene, tutti bevvero, eccetto pochi di loro. E quando egli e i credenti che erano con lui ebbero attraversato il fiume, {gli altri} dissero: “Oggi non siamo in grado di fronteggiare Jaalut {Golia} e le sue truppe!”. {Ma} quelli che sapevano che avrebbero incontrato Allah, dissero: “Quante volte, con il permesso di Allah, un piccolo gruppo ha battuto un grande gruppo!”. E Allah è con i pazienti.

Commento

Questo versetto parla di quei giudei che non riuscirono a superare una prova divina:

«E quando Taalut uscì con le {sue} truppe, disse: “In verità, Allah vi metterà alla prova per mezzo di un fiume: chi ne berrà non sarà dei miei e chi non ne gusterà affatto sarà dei miei; salvo chi {ne} prenderà un po’ con {il cavo de} la mano”. Ebbene, tutti bevvero, eccetto pochi di loro»

Coloro invece che riuscirono a superare questa prova, furono messi alla prova una seconda volta:

«E quando egli e i credenti che erano con lui ebbero attraversato il fiume, {gli altri} dissero: “Oggi non siamo in grado di fronteggiare Jaalut {Golia} e le sue truppe!”. {Ma} quelli che sapevano che avrebbero incontrato Allah, dissero: “Quante volte, con il permesso di Allah, un piccolo gruppo ha battuto un grande gruppo!”»

Sura al-Baqarah Versetto 250

وَلَمَّا بَرَزُواْ لِجَالُوتَ وَجُنُودِهِ قَالُواْ رَبَّنَا أَفْرِغْ عَلَيْنَا صَبْرًا وَثَبِّتْ أَقْدَامَنَا وَانصُرْنَا عَلَى الْقَوْمِ الْكَافِرِينَ ﴿250﴾

256. E quando incontrarono Jaalut e le sue truppe, dissero: “O nostro Signore, colmaci di pazienza, fai saldi i nostri passi e aiutaci contro la gente infedele”

Commento

Questo versetto parla dello scontro dei due eserciti, e dice: «E quando incontrarono Jaalut e le sue truppe, dissero: “O nostro Signore, colmaci di pazienza, fai saldi i nostri passi e aiutaci contro la gente infedele”»

In realtà, Taalut e la sua armata chiesero a Dio tre cose: “colmaci di pazienza”, “fai saldi i nostri passi”, “aiutaci contro la gente infedele”

In realtà, la prima preghiera è di carattere spirituale, interiore, mentre la seconda e la terza sono di carattere pratico ed esteriore. Ha i passi saldi chi ha pazienza, e vince contro il nemico chi ha i passi saldi.

Sura al-Baqarah Versetto 251

فَهَزَمُوهُم بِإِذْنِ اللّهِ وَقَتَلَ دَاوُدُ جَالُوتَ وَآتَاهُ اللّهُ الْمُلْكَ وَالْحِكْمَةَ وَعَلَّمَهُ مِمَّا يَشَاء وَلَوْلاَ دَفْعُ اللّهِ النَّاسَ بَعْضَهُمْ بِبَعْضٍ لَّفَسَدَتِ الأَرْضُ وَلَـكِنَّ اللّهَ ذُو فَضْلٍ عَلَى الْعَالَمِينَ ﴿251﴾

257. Ebbene, con il permesso di Allah, li sconfissero. Davide uccise Jaalut e Allah gli diede il regno e la sapienza, e gli insegnò di ciò che volle. Se Allah non respingesse alcuni per mezzo di altri, sicuramente la terra si corromperebbe, ma Allah è pieno di grazia per gli uomini.

Commento

Di sicuro, Allah non lascia mai soli i Suoi devoti servi, anche se sono in piccolo numero contro una folta schiera di nemici: “Ebbene, con il permesso di Allah, li sconfissero. Davide uccise Jaalut”
Davide era un prode giovane che combatteva nell’armata di Taalut. Egli con la sua fionda riuscì ad uccidere l’empio Jaalut {Golia}, il quale gridò e cadde a terra, al che l’esercito nemico fuggi in preda al panico. Allah in tal modo mostrò la Sua infinita forza: un giovane con un’arma apparentemente innocua sconfisse un potente re protetto da un’immensa armata!

Poi il versetto aggiunge: “…e Allah gli diede il regno e la sapienza, e gli insegnò di ciò che volle”
Anche se non viene espressamente detto nel versetto, Davide era uno dei grandi profeti dei figli d’Israele, e padre del santo Salomone. Dal versetto si può tuttavia dedurre che egli divenne Profeta (S).

Alla fine del versetto il sacro Corano c’insegna un principio generale: “Se Allah non respingesse alcuni per mezzo di altri, sicuramente la terra si corromperebbe, ma Allah è pieno di grazia per gli uomini”

Sura al-Baqarah Versetto 252

تِلْكَ آيَاتُ اللّهِ نَتْلُوهَا عَلَيْكَ بِالْحَقِّ وَإِنَّكَ لَمِنَ الْمُرْسَلِينَ ﴿252﴾

258. Questi sono i Segni di Allah che noi ti recitiamo in verità. Certo, tu appartieni sicuramente ai messaggeri {di Allah}.

Commento

Questo versetto segna la fine della seconda parte del sacro Corano. In esso, si afferma che le vicende finora raccontate sono segni di Allah, dai quali si possono trarre innumerevoli insegnamenti: migliaia di persone che muoiono in un istante e che resuscitano con la preghiera di un santo Profeta (S), un sapiente e degno pastore che diventa guida dei giudei, la vittoria di un piccolo numero di persone contro un potente esercito, e l’incredibile coraggio di un giovane ragazzo che riesce a uccidere un potente condottiero con una semplice arma, e a mettere in fuga il suo esercito. Questi sono tutti segni di Allah, e prove della sincerità del Profeta (S) dell’Islam.

I versetti precedenti dimostrano che i fattori che determinano la vittoria contro il nemico sono:
- una guida potente e degna;
- dei seguaci fedeli e devoti;
- pazienza e perseveranza;
- combattere per la causa del Signore Eccelso.

Sura al-Baqarah Versetto 253

تِلْكَ الرُّسُلُ فَضَّلْنَا بَعْضَهُمْ عَلَى بَعْضٍ مِّنْهُم مَّن كَلَّمَ اللّهُ وَرَفَعَ بَعْضَهُمْ دَرَجَاتٍ وَآتَيْنَا عِيسَى ابْنَ مَرْيَمَ الْبَيِّنَاتِ وَأَيَّدْنَاهُ بِرُوحِ الْقُدُسِ وَلَوْ شَاء اللّهُ مَا اقْتَتَلَ الَّذِينَ مِن بَعْدِهِم مِّن بَعْدِ مَا جَاءتْهُمُ الْبَيِّنَاتُ وَلَـكِنِ اخْتَلَفُواْ فَمِنْهُم مَّنْ آمَنَ وَمِنْهُم مَّن كَفَرَ وَلَوْ شَاء اللّهُ مَا اقْتَتَلُواْ وَلَـكِنَّ اللّهَ يَفْعَلُ مَا يُرِيدُ ﴿253﴾

259. {Di} questi messaggeri, alcuni li abbiamo resi superiori ad altri. Fra essi c’è chi con il quale Allah ha parlato, e altri li ha elevati di {diversi} gradi. A Gesú, figlio di Maria, abbiamo dato prove chiare e lo abbiamo confermato tramite lo Spirito di Santità {l’arcangelo Gabriele}. E se Allah avesse voluto, quelli che vennero dopo di loro non si sarebbero fatti guerra, dopo ciò che giunse loro delle chiare prove. Ma dissentirono: alcuni di loro prestarono fede e altri negarono. Se Allah avesse voluto, non si sarebbero combattuti. Allah però, fa ciò che vuole.

Commento

Questo versetto parla degli attributi caratteristici di alcuni dei profeti divini.

Mosè parlava con Dio, come conferma anche il sacro Corano: “O Mosè, in verità, io ti ho eletto sulla gente con le Mie missioni, e la Mia parola”1

Il santo Profeta (S) dell’Islam (S), è stato l’ultimo dei profeti, il sigillo della profezia; il libro da lui portato, il nobile Corano, è immune da ogni forma di falsificazione, ed egli era grazia e misericordia per l’intera umanità2

I santi profeti Abramo e Noè hanno ricevuto da parte del Signore dei Mondi il migliore saluto.
Il nobile Gesú è stato appoggiato da Dio attraverso lo Spirito Santo.

Questo versetto afferma inoltre che se Dio avesse voluto, dopo l’invio dei Profeti, avrebbe potuto eliminare ogni discordia tra gli uomini, e guidarli tutti sulla retta via, ma è volontà di Allah lasciare gli uomini liberi di scegliere la via da seguire.

  • 1. Santo Corano, 7: 144.
  • 2. Santo Corano, 21: 107.

Sura al-Baqarah Versetto 254

يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُواْ أَنفِقُواْ مِمَّا رَزَقْنَاكُم مِّن قَبْلِ أَن يَأْتِيَ يَوْمٌ لاَّ بَيْعٌ فِيهِ وَلاَ خُلَّةٌ وَلاَ شَفَاعَةٌ وَالْكَافِرُونَ هُمُ الظَّالِمُونَ ﴿254﴾

260. O voi che credete, elargite di quello che vi abbiamo concesso, prima che venga il Giorno in cui non ci saranno piú commerci, né amicizie né intercessioni. E gli ingiusti sono i miscredenti.

Commento

Questo versetto è un ammonimento ai credenti, e li invita a fare provvista di buone azioni per l’aldilà, donando parte dei loro beni in elemosina.

Nel Giorno del Giudizio non vi sono né mezzi né amici e parenti per potere salvarsi e raggiungere la beatitudine, che può essere raggiunta solo avendo mantenuto una corretta condotta durante la vita terrena.

Coloro che si rifiutano di donare dei propri beni in elemosina, non potranno godere nemmeno dell’intercessione degli intercessori del Giorno del Giudizio, poiché nella vita terrena hanno privato la gente del proprio aiuto.

Sura al-Baqarah Versetto 255

اللّهُ لاَ إِلَـهَ إِلاَّ هُوَ الْحَيُّ الْقَيُّومُ لاَ تَأْخُذُهُ سِنَةٌ وَلاَ نَوْمٌ لَّهُ مَا فِي السَّمَاوَاتِ وَمَا فِي الأَرْضِ مَن ذَا الَّذِي يَشْفَعُ عِنْدَهُ إِلاَّ بِإِذْنِهِ يَعْلَمُ مَا بَيْنَ أَيْدِيهِمْ وَمَا خَلْفَهُمْ وَلاَ يُحِيطُونَ بِشَيْءٍ مِّنْ عِلْمِهِ إِلاَّ بِمَا شَاء وَسِعَ كُرْسِيُّهُ السَّمَاوَاتِ وَالأَرْضَ وَلاَ يَؤُودُهُ حِفْظُهُمَا وَهُوَ الْعَلِيُّ الْعَظِيمُ ﴿255﴾

261. Allah! Non v’è altra divinità all’infuori di Lui, il Vivo, l’Assoluto. Non Lo prende mai né sopore né sonno. A Lui appartiene ciò che è nei cieli e ciò che è sulla terra. Chi mai potrebbe intercedere presso di Lui senza il Suo permesso? Egli conosce quello che è davanti a loro e quello che è dietro di loro ed essi non comprendono della Sua scienza se non ciò che Egli vuole. Il Suo Trono abbraccia i cieli e la terra, e custodirli non Gli costa sforzo alcuno. Egli è il Sublime, l’Immenso.

Commento

Questo versetto, chiamato Ayatu-l-kursiyy, è uno dei piú importanti versetti coranici.

Per comprendere l’importanza e la superiorità di questo versetto, è sufficiente conoscere la seguente tradizione del sommo Profeta (S) (S). Un giorno il santo Profeta (S) chiese ad Abu Bin Ka´b: “Qual è il migliore versetto del Libro di Allah?”. Egli rispose: «Il versetto: “Allah! Non v’è altra divinità all’infuori di Lui, il Vivo, l’Assoluto…”». Il sommo Profeta (S) gli batté una mano sul petto e gli disse: “Complimenti! Giuro su Colui nelle cui mani è la vita di Muhammad {S} che questo versetto ha bocca e labbra che lodano e santificano Allah ai piedi del Suo Trono”1

In un hadith del santo imam Baqir (as) leggiamo: “Chiunque legga (anche solo una volta) l’Ayatu-l-kursiyy, sarà liberato da Allah da mille dispiaceri di questo mondo, il minore dei quali è l’indigenza, e mille dispiaceri dell’aldilà, il minore dei quali è il castigo che Allah infligge all’uomo dentro la sua sepoltura”2

Il versetto inizia con il sommo nome del santissimo essere divino, con la questione dell’unicità divina, e con i sacri nomi e attributi del Signore Eccelso: “Allah! Non v’è altra divinità all’infuori di Lui”. Allah è il nome dell’unica divinità esistente, e indica l’essere che possiede tutti gli attributi di perfezione, di grandezza e di bellezza. Poi aggiunge: “…il Vivo, l’Assoluto”, Colui che per esistere non ha bisogno di niente e nessuno, e che tutti gli altri esseri traggono la propria esistenza da Lui.

È ovvio che il Signore Eccelso è dotato di vita reale, che non si estingue mai, e che è un’unica cosa con il Suo essere, la Sua sapienza e la Sua potenza. La Sua vita è imperitura, al contrario della nostra che deriva da Lui e alla fine si estingue. Ciò è confermato anche dal cinquantottesimo versetto della sura Al-furqaan, che dice: “Appoggiati al Vivo che non muore mai”

Il versetto in esame aggiunge poi: “Non Lo prende mai né sopore né sonno”, è sempre attento a tutto e tutti, e dirige continuamente con assoluta forza e perfetta attenzione tutto il creato.

Poi ricorda il Suo assoluto regno dicendo: “A Lui appartiene ciò che è nei cieli e ciò che è sulla terra”, e questo è il quinto attributo divino che leggiamo nel versetto. È chiaro che riflettendo su questo sacro attributo divino, è possibile trarre un prezioso insegnamento: quando l’uomo è consapevole del fatto che tutto ciò che ha, appartiene al Creatore Eccelso, ebbene si astiene dal calpestare i diritti altrui, e tiene lontano da sé turpi vizi quali la cupidigia e l’avarizia.

Il sesto attributo ricordato nel versetto è: “Chi mai potrebbe intercedere presso di Lui senza il Suo permesso?”. Nessuno può intercedere presso di Lui senza il Suo permesso!

Dell’intercessione abbiamo già parlato nel commento del quarantottesimo versetto di questa stessa sura.

Il settimo attributo ricordato nel versetto è: “Egli conosce quello che è davanti a loro e quello che è dietro di loro”. La scienza divina non ha limiti temporali né spaziali, perciò tutto si realizza con il Suo permesso, persino l’intercessione.

Arriviamo dunque all’ottavo attributo: “…ed essi non comprendono della Sua scienza se non ciò che Egli vuole”

Ciò dimostra che la limitata scienza degli altri esseri deriva dalla Sua infinita sapienza, ed Egli fa conoscere di essa ciò che vuole, e a chi vuole.

Atri due attributi esposti nel versetto in esame sono: “Il Suo Trono abbraccia i cieli e la terra, e custodirli non Gli costa sforzo alcuno”

Perciò l’impero e il potere del Signore Eccelso dominano in modo assoluto i cieli e la terra, e il trono della Sua scienza e sapienza abbracciano questi mondi, e nulla può sfuggire al Suo dominio e alla Sua sapienza.

Alcune tradizioni dimostrano che il trono divino è molto piú grande dei cieli e della terra, come afferma la seguente tradizione del santo imam Sadiq (as): “I cieli e la terra in confronto al trono divino sono come un anello in mezzo a un deserto, e il trono in confronto allo ´Arsh {empireo} è {anch’esso} come un anello in mezzo a un deserto”3

È chiaro che le conoscenze umane non sono ancora in grado di comprendere tali concetti.
Gli ultimi due attributi esposti dal versetto sono: “Egli è il Sublime, l’Immenso”

È importante sapere che, contrariamente a quanto è noto, la Ayatu-l-kursiyy è composta solamente da questo versetto.

  • 1. Durru-l-manthur, vol. 2, pag. 8.
  • 2. Bihaaru-l’anwaar, vol. 92, pag. 262.
  • 3. Al-burhaan Fi Tafsiri-l-Qur’aan, vol. I, pag. 241.

Sura al-Baqarah Versetto 256

لاَ إِكْرَاهَ فِي الدِّينِ قَد تَّبَيَّنَ الرُّشْدُ مِنَ الْغَيِّ فَمَنْ يَكْفُرْ بِالطَّاغُوتِ وَيُؤْمِن بِاللّهِ فَقَدِ اسْتَمْسَكَ بِالْعُرْوَةِ الْوُثْقَىَ لاَ انفِصَامَ لَهَا وَاللّهُ سَمِيعٌ عَلِيمٌ ﴿256﴾

262. Non c’è costrizione nella Religione: la rettitudine si è ben distinta dal traviamento. Ebbene, chi nega fede al taaghut {Satana, gli idoli, i tiranni, gli empi} e crede in Allah, si è invero aggrappato alla ‘Presa Salda’, che non si rompe mai. Allah è Colui che ascolta e sa {tutto}.

Commento

In quale occasione fu rivelato il Versetto in esame?

Un uomo della città di Medina, chiamato Abu Hussain, aveva due figli, sui quali aveva fatto incredibile effetto l’invito al Cristianesimo di alcuni commercianti cristiani che portavano merci a Medina.

Abu Hussain rimase assai contrariato da questo fatto, e andò dal sommo Profeta (S) affinché facesse ritornare i suoi due figli alla loro religione originale. Fu così rivelato il versetto, ed espresse la seguente verità: “Non c’è costrizione nella Religione: la rettitudine si è ben distinta dal traviamento”

Commento

L’Ayatu-l-kursiyy è, in realtà, un insieme di princìpi teologici riguardanti l’unicità di Dio e i Suoi attributi di bellezza e grandezza, che costituiscono il fondamento della religione, e siccome possono essere dimostrati con argomentazione logica, non v’è alcun bisogno di costringere la gente ad accettarli con la forza. È per questo che ora il sacro Corano afferma: “Non c’è costrizione nella Religione: la rettitudine si è ben distinta dal traviamento”

Questo versetto chiarisce che l’Islam non è una religione dogmatica, che bisogna accettare per forza; non è cresciuta con la forza, con la violenza, con la spada, come alcune persone malevoli vogliono far credere.

Poi come il versetto trae una conclusione dicendo: “Ebbene, chi nega fede al taaghut {Satana, gli idoli, i tiranni, gli empi} e crede in Allah, si è invero aggrappato alla ‘Presa Salda’, che non si rompe mai”

E per concludere afferma: “Allah è Colui che ascolta e sa {tutto}”

Sura al-Baqarah Versetto 257

اللّهُ وَلِيُّ الَّذِينَ آمَنُواْ يُخْرِجُهُم مِّنَ الظُّلُمَاتِ إِلَى النُّوُرِ وَالَّذِينَ كَفَرُواْ أَوْلِيَآؤُهُمُ الطَّاغُوتُ يُخْرِجُونَهُم مِّنَ النُّورِ إِلَى الظُّلُمَاتِ أُوْلَـئِكَ أَصْحَابُ النَّارِ هُمْ فِيهَا خَالِدُونَ ﴿257﴾

263. Allah è il signore di coloro che credono, li trae dalle tenebre verso la luce. Coloro invece che non credono hanno per signori {quelli de} il tagút, che li traggono dalla luce alle tenebre. Questa è la gente del fuoco {dell’Inferno}, dove rimarrà in eterno.

Commento

Nel versetto precedente il sacro Corano parla della fede e della miscredenza. Qui chiarisce la via seguita dai credenti e quella persorsa dagli infedeli, e afferma: “Allah è il signore di coloro che credono, li trae dalle tenebre verso la luce. Coloro invece che non credono hanno per signori {quelli de} il tagút, che li traggono dalla luce alle tenebre”

Il versetto di conclude dicendo: “Questa è la gente del fuoco {dell’Inferno}, dove rimarrà in eterno”

Versetto 258

أَلَمْ تَرَ إِلَى الَّذِي حَآجَّ إِبْرَاهِيمَ فِي رِبِّهِ أَنْ آتَاهُ اللّهُ الْمُلْكَ إِذْ قَالَ إِبْرَاهِيمُ رَبِّيَ الَّذِي يُحْيِـي وَيُمِيتُ قَالَ أَنَا أُحْيِـي وَأُمِيتُ قَالَ إِبْرَاهِيمُ فَإِنَّ اللّهَ يَأْتِي بِالشَّمْسِ مِنَ الْمَشْرِقِ فَأْتِ بِهَا مِنَ الْمَغْرِبِ فَبُهِتَ الَّذِي كَفَرَ وَاللّهُ لاَ يَهْدِي الْقَوْمَ الظَّالِمِينَ ﴿258﴾

264. Non hai forse visto colui che per il fatto che Allah gli aveva dato il regno, disputava con Abramo a proposito del suo Signore? Quando Abramo disse: “Il mio Signore è Colui che dà la vita e la morte”, disse: “{Anche} io che do la vita e la morte!”. Disse {allora} Abramo: “In verità, Allah fa sorgere il sole da levante, fallo dunque nascere da ponente”. Il Miscredente rimase allora confuso. Allah non guida la gente iniqua!

Commento

Nelle tradizioni si narra che Nimrud, uno dei re di Babilonia, discusse e disputò con il santo Abramo a proposito di Dio. Quando il nobile Abramo disse: “Il mio Signore è Colui che dà la vita e la morte”, egli ribatté dicendo: “{Anche} io che do la vita e la morte!”; fece poi liberare due prigionieri, ne liberò uno e uccise l’altro. Quando Abramo vide questo sofisma, disse: “In verità, Allah fa sorgere il sole da levante, fallo dunque nascere da ponente”. L’empio Nimrud rimase allora confuso, e tacque.

Sura al-Baqarah Versetto 259

أَوْ كَالَّذِي مَرَّ عَلَى قَرْيَةٍ وَهِيَ خَاوِيَةٌ عَلَى عُرُوشِهَا قَالَ أَنَّىَ يُحْيِـي هَـَذِهِ اللّهُ بَعْدَ مَوْتِهَا فَأَمَاتَهُ اللّهُ مِئَةَ عَامٍ ثُمَّ بَعَثَهُ قَالَ كَمْ لَبِثْتَ قَالَ لَبِثْتُ يَوْمًا أَوْ بَعْضَ يَوْمٍ قَالَ بَل لَّبِثْتَ مِئَةَ عَامٍ فَانظُرْ إِلَى طَعَامِكَ وَشَرَابِكَ لَمْ يَتَسَنَّهْ وَانظُرْ إِلَى حِمَارِكَ وَلِنَجْعَلَكَ آيَةً لِّلنَّاسِ وَانظُرْ إِلَى العِظَامِ كَيْفَ نُنشِزُهَا ثُمَّ نَكْسُوهَا لَحْمًا فَلَمَّا تَبَيَّنَ لَهُ قَالَ أَعْلَمُ أَنَّ اللّهَ عَلَى كُلِّ شَيْءٍ قَدِيرٌ ﴿259﴾

265. O come {avvenne a} colui che passò presso un villaggio totalmente distrutto e disse: “Come potrà Allah ridare la vita a {la gente di} questa {borgata} dopo che essa è morta?”. Allah lo fece quindi morire per cento anni, poi lo resuscitò e gli disse: “Quanto {tempo} sei rimasto {in quelle condizioni}?”. Rispose: “Ci sarò rimasto un giorno o parte di un giorno”. Disse {allora il Signore}: “No, sei rimasto cento anni. Guarda dunque il tuo cibo e la tua bevanda: non si sono alterati. Guarda {invece} il tuo asino{: le sue ossa si sono putrefatte}! E {abbiamo fatto tutto ciò} per fare di te una prova per gli uomini. Guarda come riuniamo le ossa e poi le rivestiamo di carne”. Ebbene, quando gli si palesò {questa verità} disse: “{Ora} so che Allah può tutto”

Commento

Questo versetto parla della questione della resurrezione, dimostrando questo fondamentale principio con un esempio pratico. In alcune tradizioni leggiamo che il nome della persona della quale parla questo versetto era ´Uzayr, e il Tafsiru-l-Mizaan afferma che egli doveva essere un Profeta (S) col quale il Signore parlò.

Osservazioni

1. L’esempio pratico è il miglior modo per far comprendere un principio generale: “Guarda dunque il tuo cibo e la tua bevanda…”

2. Cento anni di morte per imparare un principio fondamentale!

3. Anche se siete dotti, sforzatevi lo stesso di acquisire nuove conoscenze, attraverso l’esperienza, chiedendo a chi sa di piú.

4. Si può imparare molto osservando e interrogando i villaggi distrutti, e i resti delle antiche civiltà.

5. L’essere umano sarà resuscitato nelle stesse condizioni nelle quali è morto: “…poi lo resuscitò…”

6. Il tempo non è in grado di vincere l’onnipotenza divina: “Allah lo fece quindi morire per cento anni, poi lo resuscitò…”

7. Per volontà divina le dure ossa si decompongono, ma il cibo, che in poche ore si deteriora, è in grado di rimanere intatto anche dopo cento anni.

8. Allah mostra la Sua potenza per guidare la gente alla retta via: “E {abbiamo fatto tutto ciò} per fare di te una prova per gli uomini”

9. Questo è un esempio e una prova del Giorno del Giudizio in questo mondo: “Guarda {invece} il tuo asino{: le sue ossa si sono putrefatte}!”

10. La resurrezione riguarda anche il corpo: “Guarda come riuniamo le ossa e poi le rivestiamo di carne”

11. A volte basta un esempio per comprendere una verità, un principio generale: «Ebbene, quando gli si palesò {questa verità} disse: “{Ora} so che Allah può tutto”»

Sura al-Baqarah Versetto 260

وَإِذْ قَالَ إِبْرَاهِيمُ رَبِّ أَرِنِي كَيْفَ تُحْيِـي الْمَوْتَى قَالَ أَوَلَمْ تُؤْمِن قَالَ بَلَى وَلَـكِن لِّيَطْمَئِنَّ قَلْبِي قَالَ فَخُذْ أَرْبَعَةً مِّنَ الطَّيْرِ فَصُرْهُنَّ إِلَيْكَ ثُمَّ اجْعَلْ عَلَى كُلِّ جَبَلٍ مِّنْهُنَّ جُزْءًا ثُمَّ ادْعُهُنَّ يَأْتِينَكَ سَعْيًا وَاعْلَمْ أَنَّ اللّهَ عَزِيزٌ حَكِيمٌ ﴿260﴾

266. E quando Abramo disse: “Signore, mostrami come resusciti i morti”. {Allah} disse: “Non credi forse?”. Disse {Abramo}: “Sì, ma {Ti chiedo ciò} affinché il mio cuore possa acquietarsi {maggiormente}”. Disse {Allah}: “Prendi allora quattro uccelli, traili a te e {dopo averli sgozzati} falli a pezzi; mettine dunque una parte su ogni monte, poi chiamali ed essi verranno a te correndo. Sappi che, in verità, Allah è invincibile, saggio”

Commento

L’infallibile imam Alì (as) disse: “Se tutti i veli {dell’occulto} venissero tolti, la mia certezza non aumenterebbe {ossia, io sono arrivato al massimo livello di certezza}”1
Questa tradizione dimostra la superiorità del Principe dei Credenti (as) sul nobile Abramo (as), che, in base a quanto affermano i tafaasir, un giorno, passando davanti a una carogna caduta in riva al mare, vide alcuni uccelli e animali di mare che si stavano nutrendo di essa. Pensò: “Se ciò dovesse succedere a un essere umano, e le bestie dovessero nutrirsi del suo corpo, il Giorno del Giudizio, come farà il suo corpo a ritornare in vita”. Fu per questo che invocò il Signore Eccelso, e disse: “Signore, mostrami come resusciti i morti”

Osservazioni

1. Dobbiamo sempre sforzarci di migliorare ed elevare la nostra fede, fino a raggiungere la certezza: “…{Ti chiedo ciò} affinché il mio cuore possa acquietarsi {maggiormente}…”

2. Solo coloro che hanno compreso attraverso l’argomentazione e la fede la verità, sono degni di vederla.

3. La preghiera e l’invito dei profeti hanno effetto sugli atomi dell’universo: “Prendi allora quattro uccelli, traili a te e {dopo averli sgozzati} falli a pezzi; mettine dunque una parte su ogni monte, poi chiamali ed essi verranno a te correndo…”

4. Anche il corpo risorgerà, e, nel Giorno del Giudizio, lo spirito si ricongiungerà ad esso.

  • 1. Ghuraru-l-hikam, tafsir Ruhu-l-bayaan, vol. I, pag. 416.

Sura al-Baqarah Versetto 261

مَّثَلُ الَّذِينَ يُنفِقُونَ أَمْوَالَهُمْ فِي سَبِيلِ اللّهِ كَمَثَلِ حَبَّةٍ أَنبَتَتْ سَبْعَ سَنَابِلَ فِي كُلِّ سُنبُلَةٍ مِّئَةُ حَبَّةٍ وَاللّهُ يُضَاعِفُ لِمَن يَشَاء وَاللّهُ وَاسِعٌ عَلِيمٌ ﴿261﴾

267. {Le opere di beneficenza di} quelli che donano i loro beni sulla via di Allah, sono come un chicco {di grano} che fa germinare sette spighe, ognuna delle quali contiene cento chicchi. Allah accresce {il merito} a chi vuole Lui, Allah è immenso e sapiente.

Commento

Fare l’elemosina e astenersi dallo spreco, è il miglior modo per eliminare le differenze esistenti tra le varie classi sociali. Al contrario, la comparsa e la diffusione dell’usura ha creato queste differenze. Nei versetti del sacro Corano troviamo il dovere di fare l’elemosina e il divieto dell’usura l’uno accanto all’altro.1

Dobbiamo inoltre sapere che un qualsiasi chicco piantato in un qualsiasi terreno non è in grado di dare gli straordinari frutti ricordati nel versetto: “Sette spighe, ognuna delle quali contiene cento chicchi”. Per ottenere tali frutti bisogna seminare un chicco sano, in un terreno fertile, nel momento adatto, e con le necessarie cure. Allo stesso modo, chi dona dei beni ottenuti lecitamente, con purissima intenzione, nel momento giusto, e nel modo giusto, può sperare di raccogliere simili frutti.

Osservazioni

1. Gli esempi pratici possono servire a tutti, in tutte le età, in ogni condizione, a comprendere alcune verità.

2. Spronare gli uomini al bene promettendo premi e ricompense è il piú efficace metodo per indurli alla pratica, all’azione.

3. La grazia divina non ha limiti: “Allah accresce {il merito} a chi vuole Lui, Allah è immenso e sapiente”

4. L’elemosina ha valore quando è fatta per Dio: “…quelli che donano i loro beni sulla via di Allah…”

5. Il sacro Corano loda solo coloro che fanno l’elemosina in modo costante, non in modo sporadico.

6. Il miglior esempio è quello che è riscontrabile nella realtà.2

7. Se donare qualcosa sulla via di Allah frutta fino a settanta volte, donare allora la vita deve avere un immenso valore.

  • 1. Tafsiru-l-Mizaan, vol. 2, pag. 406.
  • 2. Nel tafsir di Maraaghi, e nel Tafsir Nemuneh, leggiamo che in Egitto e in Iran, gli esperti di agricoltura hanno confermato l’esistenza di una tale spiga.

Sura al-Baqarah Versetto 262

الَّذِينَ يُنفِقُونَ أَمْوَالَهُمْ فِي سَبِيلِ اللّهِ ثُمَّ لاَ يُتْبِعُونَ مَا أَنفَقُواُ مَنًّا وَلاَ أَذًى لَّهُمْ أَجْرُهُمْ عِندَ رَبِّهِمْ وَلاَ خَوْفٌ عَلَيْهِمْ وَلاَ هُمْ يَحْزَنُونَ ﴿262﴾

268. Quelli che donano i loro beni sulla via di Allah, senza però rinfacciare quello che hanno dato in dono né molestare {le persone alle quali hanno fatto la carità}, hanno la loro ricompensa presso il loro Signore e non avranno nulla da temere né saranno mai tristi.

Commento

Quale elemosina ha valore?

Il versetto precedente ha esposto in modo completo l’importanza della carità fatta sulla via del Signore Eccelso. In questo versetto vengono esposte alcune delle condizioni della beneficenza: “Quelli che donano i loro beni sulla via di Allah, senza però rinfacciare quello che hanno dato in dono né molestare {le persone alle quali hanno fatto la carità}, hanno la loro ricompensa presso il loro Signore e non avranno nulla da temere né saranno mai tristi”
Perciò coloro che donano dei propri beni molestando coloro ai quali hanno fatto la carità e rinfacciandoli ad essi, ebbene, in verità, invece di guadagnare qualcosa, rimangono anche in debito, poiché la reputazione delle persone e la loro quiete interna vale molto di piú del denaro e dei beni materiali.

Sura al-Baqarah Versetto 263

قَوْلٌ مَّعْرُوفٌ وَمَغْفِرَةٌ خَيْرٌ مِّن صَدَقَةٍ يَتْبَعُهَآ أَذًى وَاللّهُ غَنِيٌّ حَلِيمٌ ﴿263﴾

269. Una parola gentile e un perdono sono migliori di un’elemosina seguita da una molestia. Allah è autosufficiente e paziente.

Commento

Questo versetto completa in realtà il concetto espresso nel precedente, e dice: una parola gentile detta ai bisognosi e il perdono dinanzi alla loro aggressività sono migliori di un’elemosina seguita da molestia.

Questo versetto espone la logica della religione islamica riguardo al valore sociale degli individui, alla reputazione della gente.

Da quanto abbiamo detto sopra, risulta chiaro che l’espressione “parola gentile” ha un significato ampio, e comprende ogni parola gentile, ogni forma di consolazione, ogni dimostrazione di affetto, e ogni tipo di guida e consiglio.

Con il termine perdono s’intende invece il perdonare i bisognosi che si comportano in modo aggressivo e violento nel questuare. Il tafsir Nuru-th-thaqalayn, riporta la seguente tradizione del sommo Profeta (S) (S): “Quando un bisognoso vi chiede qualcosa, non interrompetelo, lasciatelo parlare, poi rispondete decorosamente e gentilmente, oppure dategli ciò che potete, o respingete la sua richiesta in modo degno, poiché è possibile che sia un angelo a chiedere, incaricato di mettervi alla prova, per vedere come vi comportate dinanzi a ciò che Allah vi ha donato”1

  • 1. Nuru-th-thaqalayn, vol. I, pag. 283.

Sura al-Baqarah Versetti 264-265

يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُواْ لاَ تُبْطِلُواْ صَدَقَاتِكُم بِالْمَنِّ وَالأذَى كَالَّذِي يُنفِقُ مَالَهُ رِئَاء النَّاسِ وَلاَ يُؤْمِنُ بِاللّهِ وَالْيَوْمِ الآخِرِ فَمَثَلُهُ كَمَثَلِ صَفْوَانٍ عَلَيْهِ تُرَابٌ فَأَصَابَهُ وَابِلٌ فَتَرَكَهُ صَلْدًا لاَّ يَقْدِرُونَ عَلَى شَيْءٍ مِّمَّا كَسَبُواْ وَاللّهُ لاَ يَهْدِي الْقَوْمَ الْكَافِرِينَ ﴿264﴾ وَمَثَلُ الَّذِينَ يُنفِقُونَ أَمْوَالَهُمُ ابْتِغَاء مَرْضَاتِ اللّهِ وَتَثْبِيتًا مِّنْ أَنفُسِهِمْ كَمَثَلِ جَنَّةٍ بِرَبْوَةٍ أَصَابَهَا وَابِلٌ فَآتَتْ أُكُلَهَا ضِعْفَيْنِ فَإِن لَّمْ يُصِبْهَا وَابِلٌ فَطَلٌّ وَاللّهُ بِمَا تَعْمَلُونَ بَصِيرٌ ﴿265﴾

270. O voi che avete prestato fede, non vanificate le vostre elemosine rinfacciandole e molestando, come colui che dona i propri beni per far mostra di sé alla gente e non crede in Allah e nel Giorno Estremo. Egli è come una roccia liscia, ricoperta di terra, sulla quale si rovescia un acquazzone e la lascia nuda. Essi {coloro che amano far mostra di sé} non avranno alcun potere su nulla di ciò che avranno guadagnato. Allah non guida la gente infedele!

271. Coloro che invece elargiscono i loro averi, desiderosi solo di ottenere il consenso di Allah e di confermare sé stessi, sono come un giardino sopra un’altura che viene colpito da un acquazzone che ne raddoppia i frutti. E se l’acquazzone non lo raggiunge, {su di esso, cade almeno} una leggera pioggia. Allah osserva quello che fate.

Commento

Qui il sacro Corano, prima ricorda che i credenti non devono vanificare le proprie elemosine rinfacciandole a coloro alle quali le fanno, o molestandoli, poi fa due esempi, il primo per far comprendere quanto sia vana e inutile la beneficenza fatta rinfacciando e molestando, o quella fatta per far mostra di sé, e il secondo per esaltare l’importanza e il valore della vera carità, quella cioè fatta per amore di Allah.

Il primo versetto paragona coloro che non fanno le elemosina devotamente a una roccia liscia ricoperta di terra, sulla quale non può crescere e durare nulla di buono e durevole:

“Egli è come una roccia liscia, ricoperta di terra, sulla quale si rovescia un acquazzone e la lascia nuda”

Un sottile strato di terra situato su una roccia liscia non può dare alcun frutto, come un’apparente carità fatta in modo indegno, per far mostra di sé, non può avere alcun effetto positivo.

Il secondo versetto paragona invece il caso di quelli che fanno la beneficenza puramente per amor di Dio a…

“Coloro che invece elargiscono i loro averi, desiderosi solo di ottenere il consenso di Allah e di confermare sé stessi, sono come un giardino sopra un’altura che viene colpito da un acquazzone che ne raddoppia i frutti. E se l’acquazzone non lo raggiunge, {su di esso, cade almeno} una leggera pioggia”

Certo questo è il miracoloso effetto della devozione!

Sura al-Baqarah Versetto 266

أَيَوَدُّ أَحَدُكُمْ أَن تَكُونَ لَهُ جَنَّةٌ مِّن نَّخِيلٍ وَأَعْنَابٍ تَجْرِي مِن تَحْتِهَا الأَنْهَارُ لَهُ فِيهَا مِن كُلِّ الثَّمَرَاتِ وَأَصَابَهُ الْكِبَرُ وَلَهُ ذُرِّيَّةٌ ضُعَفَاء فَأَصَابَهَا إِعْصَارٌ فِيهِ نَارٌ فَاحْتَرَقَتْ كَذَلِكَ يُبَيِّنُ اللّهُ لَكُمُ الآيَاتِ لَعَلَّكُمْ تَتَفَكَّرُونَ ﴿266﴾

272. Piacerebbe forse a qualcuno di voi possedere un giardino di palme da datteri e vigne, sotto il quale scorrono ruscelli, dove per lui ci sono tutti i tipi di frutti, e venisse raggiunto dalla vecchiaia, con i figli ancora {piccoli e} deboli, e {d’un tratto} un uragano di fuoco lo colpisse {quel giardino} e questo si bruciasse? Così Allah vi mostra i Suoi segni nella speranza che meditiate.

Commento

In questo versetto, il sacro Corano fa un altro efficace esempio per chiarire quanto l’essere umano abbia bisogno di rette azioni nel Giorno del Giudizio, e per far comprendere come l’ipocrita, colui che rinfaccia il bene fatto agli altri, e molesta coloro che aiuta, perda i propri meriti.

Il versetto afferma: “Piacerebbe forse a qualcuno di voi possedere un giardino di palme da datteri e vigne, sotto il quale scorrono ruscelli, dove per lui ci sono tutti i tipi di frutti, e venisse raggiunto dalla vecchiaia, con i figli ancora {piccoli e} deboli, e {d’un tratto} un uragano di fuoco lo colpisse {quel giardino} e questo si bruciasse?”

L’origine di tutti i mali dell’uomo è il non riflettere prima di compiere un’azione. Esiste forse atto piú stupido di quello di colui che fa un’elemosina, e poi la vanifica rinfacciando, molestando, o facendo mostra di sé? Ecco perché alla fine del versetto leggiamo: “Così Allah vi mostra i Suoi segni nella speranza che meditiate”

Sura al-Baqarah Versetto 267

يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُواْ أَنفِقُواْ مِن طَيِّبَاتِ مَا كَسَبْتُمْ وَمِمَّا أَخْرَجْنَا لَكُم مِّنَ الأَرْضِ وَلاَ تَيَمَّمُواْ الْخَبِيثَ مِنْهُ تُنفِقُونَ وَلَسْتُم بِآخِذِيهِ إِلاَّ أَن تُغْمِضُواْ فِيهِ وَاعْلَمُواْ أَنَّ اللّهَ غَنِيٌّ حَمِيدٌ ﴿267﴾

273. O voi che avete creduto, donate delle cose buone che avete guadagnato e di ciò che Noi abbiamo estratto per voi dalla terra, e non proponetevi di darne via il cattivo, ciò che {voi} prendereste soltanto chiudendoci sopra un occhio. Sappiate che, in verità, Allah è autosufficiente e lodevole.

Commento

In quale occasione fu rivelato il Versetto in esame?

In una tradizione dell’imam Sadiq (as) leggiamo che questo versetto fu rivelato a proposito di un gruppo di persone che prima dell’avvento dell’Islam avevano raccolto denaro e averi attraverso l’usura, e dei quali donavano in beneficenza. Allah vietò dunque loro di fare ciò, e ordinò loro di donare di beni e denari ottenuti lecitamente.

Nel tafsir Majma´u-l-bayaan, dopo questo hadith, viene narrata un’altra tradizione, questa volta del santo Alì (as): “Questo versetto è stato rivelato a proposito di quelli che donavano datteri secchi e di scarso valore mescolati a datteri buoni. Fu dunque loro vietato di fare ciò”

Queste due tradizioni non sono in contrasto tra di loro, ed è possibile che il versetto sia stato rivelato a proposito di ambedue i