Pace e Jihad nell Islam


    Questo articolo spiega il concetto di Jihad nell'Islam portando riferimenti dal sacro Corano e confuta gli stereotipi e preconcetti riguardo al Jihad propagati dai media occidentali.
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    Introduzione

    L'11 Settembre 2001 un esiguo numero di individui ha dirottato quattro aerei di linea civili e li ha utilizzati come armi per distruggere le costruzioni del World Trade Center e diffondere terrore negli Stati Uniti. L'intero equipaggio ed i passeggeri dei quattro aerei, circa tremila civili, hanno perso le loro vite in questi attacchi.1)

    La politica estera degli Stati Uniti d'America nei confronti dei paesi musulmani non giustifica l'uccisione di civili americani negli aerei e nelle torri del World Trade Center. Questo non è quello che l'Islam insegna. Riflettiamo sulle regole stabilite dal Profeta Muhammad (S) durante i periodi di guerra: egli ha chiaramente proibito l'uccisione di anziani, bambini e donne.2 Coloro che hanno perduto le loro vite nelle torri del World Trade Center e negli aerei erano tutti civili, ed alcuni di essi erano Musulmani.

    Tutte le guide islamiche negli Stati Uniti d'America, in Canada e nel mondo intero hanno chiaramente condannato il dirottamento commesso negli Stati Uniti come un atto di terrorismo inaccettabile dall'Islam.

    Questa condanna è basata sul valore universale della santità della vita umana. Il Sacro Corano narra la storia del primo omicidio nella storia umana, quello dei due figli di Adamo, nel quale Caino (Qabīl) uccise suo fratello Abele (Habīl). Essa si trova nella quinta sura del Corano, versetti 27-31.
    A conclusione di questa storia, Iddio Altissimo dice:

    “…chiunque uccida un uomo, che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra, sarà come se avesse ucciso l'umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l'umanità.” (Surah al-Maaida, 5:32)

    Risulta chiara da questo versetto che finché una persona non ha avuto un processo nel quale viene provata la sua colpevolezza nell'uccisione di qualcuno, egli o ella non possono essere uccisi - e che uccidere una persona innocente equivale a uccidere l'intera umanità.

    E il Jihad allora?

    Uno degli aspetti grotteschi di quest'era è che sebbene i mezzi di comunicazione siano progrediti enormemente, le genti continuano ad avere difficoltà nel comunicare significativamente e dialogare con altre culture e religioni. Esiste una grande disinformazione e incomprensione sulla fede islamica.

    Molte individui, siano essi persone comuni o esperti, hanno cercato di collegare l'11 Settembre al concetto di jihad nell'Islam. Nel corso di uno dei programmi radiofonici più famosi in onda a Toronto, subito dopo l'11 Settembre, ho sentito affermare che quanto avvenuto quel giorno era 10% terrorismo e 90% Islam. Un leader fondamentalista cristiano negli Stati Uniti ha affermato durante il suo programma televisivo che “probabilmente Muhammad era un terrorista”. E' quindi importante parlare rispetto al jihad nell'Islam.

    L’Islam è la religione della pace

    L'Islam è principalmente una religione di pace. Il suo nome, “Islam”, deriva da ”silm” che possiede due significati: uno è “sottomissione volontaria al volere di Dio” ed il secondo è “pace.” Entrambi i significati sono interconnessi.

    Ovunque un musulmano incontra un altro musulmano, essi sono soliti usare il saluto di pace: ”as-salamu 'alaykum — pace su di te”, e l'altra persona risponde dicendo: ”'alaykumus salam — su di te la pace.”

    Ogni preghiera quotidiana inizia ricordando Dio che è “Clemente e Misericordioso”, e finisce con auguri di pace per tutti.

    Il concetto di Jihad

    Il concetto di ”jihad” deve esser compreso chiaramente. Molte persone nei mass-media citano il testo coranico fuori dal contesto. Lasciateci quindi vedere: quale è il significato di jihad?

    Il termine ”jihad” non significa “guerra santa”. Si tratta di una distorsione occidentale di un concetto ben più ampio nell'insegnamento islamico. Chiedete ad ogni esperto di lingua araba ed egli vi dirà che ”jihad” non significa “guerra santa”. Il termine “guerra santa” deriva dal concetto cristiano di “guerra giusta”, ed è stato utilizzato con disinvoltura come un termine islamico sin dai giorni delle Crociate.

    Cosa significa allora “jihad”?

    Nella lingua araba, il termine jihad letteralmente significa sforzarsi e impegnarsi duramente per qualcosa. Nella terminologia islamica esso conserva il significato letterale in due differenti dimensioni, che vengono definite come “grande (maggiore) jihad” e “piccolo (minore) jihad”.

    Il jihad maggiore è conosciuto come il combattimento spirituale, una lotta tra due poteri insiti in noi stessi: l'anima ed il corpo. La coscienza è in conflitto con i desideri carnali. Questo conflitto spirituale è un perdurante jihad all'interno di ognuno di noi. L'Islam si aspetta che i suoi seguaci diano preferenza all'anima e alla coscienza sul corpo ed i suoi desideri.

    Il digiuno nel mese di Ramadhan è un esempio dell'allenamento annuale per questo jihad maggiore.

    Il jihad minore è la lotta armata. Questo non significa comunque l'utilizzo ingiustificato di violenza. Il jihad minore può essere diviso in due: aggressione e difesa. L'aggressione contro qualunque persona non è permessa nell'Islam; la difesa, però, è un diritto assoluto di ogni persona e nazione.

    L'Islam ha permesso il jihad minore solo per difendere i popoli musulmani e le loro terre, e mantenere la pace nelle società musulmane.

    Il Jihad nel Corano

    I versetti iniziali

    Diamo ora uno sguardo ad alcuni versetti dal Corano.

    La prima battaglia combattuta dal Profeta (S) e dai suoi seguaci era una guerra di difesa. Essa è conosciuta come Battaglia di Badr, dal nome di una località nei pressi della città di Medina (la città del Profeta nella penisola arabica). Si trattò di una battaglia nella quale il Profeta (S) partecipò con i suoi seguaci affrontando le forze nemiche che erano giunte direttamente da Mecca, che si trovava allora sotto il controllo dei miscredenti.

    Il primo versetto del jihad minore, la lotta armata, rivelata a quel tempo nel Capitolo 22, Surah al-Hajj, del Corano, versetti 39-40. Esso spiega chiaramente l'obiettivo del jihad minore:

    “A coloro che sono stati aggrediti è data l'autorizzazione [di difendersi], perché certamente sono stati oppressi…a coloro che senza colpa sono stati scacciati dalle loro case…” (Surah al-Hajj, 22:39-40)

    Ancora, riferendosi ai miscredenti di Mecca che ingaggiarono guerra contro il Profeta (S) ed i suoi seguaci a Medina, il Corano nel Capitolo 2, Surah al-Baqara, versetto 190, dice:

    “Combattete per la causa di Dio contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, ché Dio non ama coloro che eccedono” (Surah al-Baqara, 2:190)

    In questo versetto la discussione riguarda il rispondere ad una guerra difendendo sé stessi; non si parla assolutamente di iniziare un'aggressione. Anche nella guerra di difesa, Iddio Altissimo mette in guardia i Musulmani dal non “eccedere” oltre i limiti appropriati.

    L'Islam insegna che i Musulmani devono essere forti per poter difendere sé stessi, ma questo non significa diventare aggressivi ed ingiusti. Nel capitolo 8, Surah al-Anfal, versetti 60-61 del Corano, Dio ha stabilito questo principio generale molto chiaramente quando Egli si rivolge ai Musulmani nel seguente modo:

    “Preparate, contro di loro {il nemico}, tutte le forze che potete [raccogliere] e i cavalli addestrati, per terrorizzare il nemico di Dio e il vostro e altri ancora che voi non conoscete, ma che Dio conosce.” (Surah al-Anfal, 8: 60)

    Dopo aver indicato il principio di rimanere saldi e pronti a difendere sé stessi, il versetto prosegue:

    “ma se ma se essi {il nemico} inclinano alla pace, inclina anche tu ad essa e riponi la tua fiducia in Dio” (Surah al-Anfal, 8:61)

    In breve, l'Islam vuole che i Musulmani siano forti i modo da non favorire l'altrui arroganza; ma devono però tendere la mano anche verso i loro nemici, se nel nemico vi è un'inclinazione alla pace.

    Il problema del testo e del contesto

    Alcuni scrittori e predicatori citano i versetti del Corano al di fuori del loro contesto e cercano di incolpare l'Islam di promuovere violenza e terrorismo. Prendono un “testo” e lo utilizzano al di fuori del suo “contesto”.

    E' come se qualcuno cercasse all'interno della Bibbia e raccogliesse le seguenti parole o sentenze per dimostrare che la Bibbia promuova la violenza:

    “Prendi tutti i capi del popolo e falli impiccare davanti al Signore” (Numeri 25: 4)

    “Ora uccidete ogni maschio tra i fanciulli e uccidete ogni donna che si è unita con un uomo; ma tutte le fanciulle che non si sono unite con uomini, conservatele in vita per voi.” (Numeri 31: 17-18)

    “Ucciderete ogni maschio e ogni donna che abbia avuto rapporti con un uomo; invece risparmierete le vergini”. (Giudici 21: 11)

    Nessuna persona obiettiva accetterà simile presentazione dei versetti biblici “fuori dal contesto”. Ma noi vediamo molti missionari e cristiani evangelici fare lo stesso al Corano senza alcuna esitazione.

    Permetteteci quindi di illustrare alcuni esempi di manipolazione del “testo” coranico fuori dal suo “contesto”.

    Primo esempio

    Capitolo 2 (Surah al-Baqara), versetto 191 è citato come segue:

    “Uccideteli ovunque li incontrate.”

    Per comprendere il pieno contesto di questo versetto, leggiamo insieme i versetti dal 190 al 193:

    “Combattete per la causa di Dio contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, ché Dio non ama coloro che eccedono. E uccideteli ovunque li incontrate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell'omicidio.

    Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea [a Mecca], fino a che essi non vi abbiano aggredito. Se vi assalgono, uccideteli. Questa è la ricompensa dei miscredenti. Se però cessano, allora Dio è perdonatore, misericordioso. Combatteteli finché non ci sia più persecuzione e il culto sia [reso solo] a Dio. Ma se desistono, non ci sia ostilità, a parte contro coloro che prevaricano.”

    Il contesto chiarisce che il versetto 191 permette ai Musulmani di Medina di difendersi contro l'aggressione dei miscredenti di Mecca. Ovviamente non dice che i Musulmani devono andare in giro nel mondo ad uccidere ogni infedele che trovano!

    Secondo esempio

    Capitolo 4 (Surah an-Nisaa), versetto 74, che incoraggerebbe lo spargimento di sangue:

    “Combattano dunque sul sentiero di Dio, coloro che barattano la vita terrena con l'altra. A chi combatte per la causa di Dio, sia ucciso o vittorioso, daremo presto ricompensa immensa.” (Surah an-Nisaa, 4:74)

    Coloro che citano questo versetto, appositamente non considerano il versetto successivo n. 75 che spiega l'obiettivo e la giustificazione per il jihad minore:

    “Perché mai non combattete per la causa di Dio e dei più deboli tra gli uomini, le donne e i bambini che dicono: “Signore, facci uscire da questa città di gente iniqua; concedici da parte Tua un patrono, concedici da parte Tua un alleato?” (Surah an-Nisaa, 4:75)

    Questo versetto esorta chiaramente i Musulmani a sollevarsi in difesa di uomini, donne e bambini oppressi. Le religioni divine non devono difendere gli uomini, donne e bambini oppressi?

    Terzo esempio

    Capitolo 9 (Surah at-Tawba), versetto 12:

    “Combattete i capi della miscredenza.”

    Questa è soltanto una parte dell'intero brano dove Dio parla dei Musulmani di Medina e del loro accordo di tregua con i miscredenti di Mecca. Cfr. i versetti da 12 a 15:

    “E se dopo il patto mancano ai loro giuramenti e vi attaccano [a causa del]la vostra religione, allora combattete i capi della miscredenza. Non ci sono giuramenti [validi] per loro: forse così desisteranno.

    Non combatterete contro gente che ha violato i giuramenti e cercato di scacciare il Messaggero [da Mecca]? Sono loro che vi hanno attaccato per primi. Li temerete? Dio ha ben più diritto di essere temuto, se siete credenti.

    Combatteteli finché Dio li castighi per mano vostra, li copra di ignominia, vi dia la vittoria su di loro, guarisca i petti dei credenti ed espella la collera dai loro cuori. Dio accoglie il pentimento di chi Egli vuole. Dio è sapiente, saggio.”

    Il contesto spiega chiaramente il diritto di difesa dei Musulmani ma, in nessuna maniera, promuove l'aggressione.

    Quarto esempio

    Capitolo 9 (Surah at-Tawba), versetto 36:

    “Combattete tutti assieme i politeisti.”

    In realtà questa frase è parte di un intero versetto nel quale Dio parla riguardo la sacralità di quattro dei dodici mesi nei quali combattere è proibito. Poi dice:

    “E combattete tutti assieme i politeisti, come essi vi combattono tutti assieme. Sappiate che Dio è con coloro che [Lo] temono.”

    Coloro che tendono a manipolare questo versetto coranico fuori dal suo contesto intenzionalmente estromettono la frase “come essi vi combattono tutti insieme.” Come vedete, questo versetto risponde inoltre all'aggressione iniziata dai politeisti contro i Musulmani; non parla di iniziare una guerra.

    Conclusione

    Da questi esempi, risulta piuttosto chiaro che l'Islam non parla di jihad minore per il semplice desiderio di aggressione; permette piuttosto ai Musulmani di difendere fisicamente le loro vite, proprietà e terre contro ogni aggressione, ed anche di combattere per porre fine alla tirannia contro uomini, donne e bambini oppressi.

    I versetti riguardanti gli adoratori di idoli di Mecca sono molto specifici e relativi a quel periodo. Lasciateci dare uno sguardo nuovamente al capitolo 22, versetto 39-40:

    “A coloro che sono stati aggrediti è data l'autorizzazione [di difendersi], perché certamente sono stati oppressi e, in verità, Dio ha la potenza di soccorrerli; a coloro che senza colpa sono stati scacciati dalle loro case, solo perché dicevano: 'Dio è il nostro Signore'.

    Se Dio non respingesse gli uni per mezzo degli altri, sarebbero ora distrutti monasteri e chiese, sinagoghe e moschee nei quali il Nome di Dio è spesso menzionato. Dio verrà in aiuto di coloro che sostengono [la Sua religione]. In verità, Dio è forte e possente.” (Surah al-Hajj, 22: 39-40)

    L'Islam si relaziona con una società umana realistica e non con una società idealistica. Nelle parole del Dr. Seyyed Hosseyn Nasr: ”I Musulmani vedono l'etica cristiana come troppo sublime per esser seguita dagli esseri umani ordinari; sembra che l'ingiunzione di porre l'altra guancia venisse intesa solo per santi. La gente cristiana nel corso dei secoli non ha mostrato alcuna moderazione in guerra con i non cristiani. L'ideale predicato e la prassi seguita hanno spesso poco a che fare l'uno con l'altro”. 3

    Lasciateci concludere con il capitolo 109 del Corano:

    “Di': «O miscredenti! Io non adoro quel che voi adorate e voi non siete adoratori di quel che io adoro. Io non sono adoratore di quel che voi avete adorato e voi non siete adoratori di quel che io adoro: a voi la vostra religione, a me la mia».” (Surah al-Kafirun, 109:1-6)

    L’abuso del “Jihad”

    Soltanto perchè il termine ”jihad” è mal utilizzato da alcuni Musulmani per il loro programma politico, i Musulmani non devono abbandonare questo nobile concetto della loro fede. Discutendo sul jihad, ho ascoltato molti musulmani descrivere solo il jihadmaggiore (spirituale) e imbarazzarsi a causa del jihad minore nel senso di lotta armata di difesa. Come Musulmani noi rimaniamo saldi con i nostri insegnamenti e non abbiamo bisogno di scusarci per questo anche se alcuni sviati utilizzano i termini della nostra fede per i loro obiettivi politici.

    Non sono soltanto esempi come Bin Laden che alterano e abusano dei nobili termini dell'Islam; noi abbiamo visto anche il governo degli Stati Uniti d'America promuovere il concetto di jihad minore quando esso si adatta ai propri interessi geopolitici.

    Durante l'occupazione sovietica dell'Afghanistan negli anni '80, l'“Agenzia per lo Sviluppo Internazionale USA” ha speso milioni di dollari nel fornire le scuole di bambini afgani con libri di testi pieni di immagini violente e insegnamenti “militanti islamici”. Pubblicati nelle lingue afgane dominanti, Dari e Pashtu, questi libri di testo vennero promossi agli inizi del 1980 con finanziamenti elargiti dall'Università del Nebraska-Omaha e dal suo Centro di Studi Afgani. Questa agenzia ha speso 51 milioni di dollari nei programmi educativi universitari in Afghanistan dal 1984 al 1994.

    I libri di testo, che erano caratterizzati dai discorsi sul jihad e da disegni di pistole, proiettili, soldati e mine, sono serviti da allora come programma di base del sistema scolastico afgano. Differentemente dai bambini del resto del mondo, i cui libri di testo hanno immagini di mele ed aranci, ai bambini afgani è stato insegnato a contare con illustrazioni raffiguranti carri, missili e mine terrestri. 4

    Quindi, negli anni '80, quando era in linea con i propri interessi strategici, gli Stati Uniti d'America hanno promosso la cultura del jihad minore tra i bambini afgani ed il presidente Reagan diede persino il benvenuto ai ”mujahidin” afgani nella Casa Bianca (anche i Talebani usavano i libri prodotti dagli americani, anche se il movimento radicale ha rimosso i volti umani in linea con il suo rigido codice). Adesso che la cultura della violenza gli si è ritorta contro, l'Amministrazione USA è assolutamente contraria all'idea di jihad e si aspetta che i Musulmani abbandonino totalmente questo concetto.

    Non bisogna pretendere che i Musulmani cambino il loro punto di vista sul nobile concetto del jihad soltanto perché alcuni Musulmani sviati o alcune potenze mondiali abusano di questo termine. I Musulmani devono condannare fermamente l'abuso del jihad e testimoniare fiduciosamente il concetto di jihad come spiegato nel Corano e dai nobili esempi del Profeta Muhammad (S).

    Media e stereotipi sui Musulmani

    Alla luce di quanto detto finora, non vi è giustificazione per collegare gli eventi dell'11 settembre al concetto di jihad minore nell'Islam.

    Comunque, siamo profondamente rattristati nel vedere che certi settori dei media, specialmente i programmi radiofonici, sono colmi di odio contro i Musulmani, gli arabi e la grande fede monoteista dell'Islam. Questo nonostante i Musulmani abbiano condannato universalmente l'atto di terrore dell'11 settembre nel quale vite innocenti hanno perso la vita.

    Prendere di mira i Musulmani o gli arabi basandosi sul concetto di “delitto di associazione criminale” è assolutamente sbagliato. Il doppio metro di giudizio dei media è realmente terrificante. Pensate soltanto per un momento:

    Quando una bomba è esplosa nei primi giorni del Settembre 2001 nell'Irlanda del Nord vicino ad una scuola cattolica in un quartiere protestante, nessun media ha accusato l'intera comunità protestante come “terroristi e assassini”. Quando l'IRA ha commesso atti di terrore nell'Irlanda del Nord o nel Regno Unito, nessun media occidentale ha etichettato la fede cattolica “come la religione del terrorismo”.

    Quando il Dr. Goldstein, un colono ebreo israeliano, è entrato in una moschea di Hebron alcuni anni fa ed ha ucciso dei palestinesi in preghiera, nessuno ha definito tutti gli ebrei come “terroristi”. Quando in Bosnia i serbi massacravano brutalmente i Musulmani, i media non hanno mai incolpato la Chiesa Ortodossa Serba per questo, sebbene alcuni prelati di questa chiesa benedivano le milizie serbe prima che essi intraprendessero le esecuzioni dei prigionieri musulmani.

    Ma quando vediamo che alcuni arabi o sedicenti Musulmani commettono atti di terrore, tutti i Musulmani e tutti gli arabi sono automaticamente marchiati come “terroristi e assassini”. Come Musulmani, noi chiediamo ai media equità, e niente più.

    I media devono comprendere che i dirottatori che hanno utilizzano questi aeroplani come armi non solo hanno dirottato gli aerei e ucciso migliaia di persone negli Stati Uniti d'America; essi hanno anche criminalizzato più di un miliardo di Musulmani che sono oggi etichettati come “assassini e terroristi.”I media devono comprendere che i dirottatori che hanno utilizzano questi aeroplani come armi non solo hanno dirottato gli aerei e ucciso migliaia di persone negli Stati Uniti d'America; essi hanno anche criminalizzato più di un miliardo di Musulmani che sono oggi etichettati come “assassini e terroristi.”

    • 1. Il presente scritto é stato redatto dall’autore nel periodo immediatamente successivo agli attentati dell’11 settembre 2001. All’epoca era accreditata la versione che gli organizzatori dell’attacco fossero “militanti musulmani”, versione che è stata successivamente messa in dubbio, in modo serio e documentato, da numerosi studiosi, ricercatori e giornalisti. Perfino l’ex Presidente della Repubblica italiana, nonché ex ministro degli interni, ex presidente del Consiglio dei Ministri, ex presidente del Senato e Presidente emerito della Repubblica italiana, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera il 30 novembre 2007, ebbe a dichiarare in proposito: “tutti gli ambienti democratici d'America e d'Europa, con in prima linea quelli del centrosinistra italiano, sanno ormai bene che il disastroso attentato [dell’11 settembre 2001] è stato pianificato e realizzato dalla Cia americana e dal Mossad con l'aiuto del mondo sionista per mettere sotto accusa i Paesi arabi e per indurre le potenze occidentali ad intervenire sia in Iraq sia in Afghanistan.” (N.d.T.
    • 2. Hurr al-‘Ãmili, Wasã’ilu ’sh-Shi‘a, vol. 11, p. 43.
    • 3. Cfr. Hans Kung & Jurgen Moltmann, eds., Christianity Among World Religions (Edinburgh: Clark, 1986) p. 7. Edizione italiana “Il cristianesimo tra le religioni mondiali”, Queriniana, Brescia, 1986.
    • 4. Le informazioni sui finanziamenti USA alla “cultura jihadista” si basano sull’articolo di Joe Stephens e David B. Ottaway, “From U.S., the ABC’s of Jihad”, pubblicato dal “Washington Post” il 23 Marzo 2002 a pag. A01. La cosiddetta “cultura jihadista” (che correttamente andrebbe chiamata “cultura del Kalashnikov” in Afghanistan) non solo è stata alimentata dall’America stessa, ma ha trovato proseliti anche nei gruppi settari sunniti del Pakistan come Sipah-e Sahaba e mostra ora il suo orrendo volto, attraverso il veicolo di al-Qaeda, anche in Iraq.
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