The Story of Imam Husayn (A)

Imam Husayn (S) is the grandson of Prophet Muhammad (S) and the son of both Imam Ali (A) and Lady Fatimah (A). Prophet Muhammad (S) adored him and credited him with a number of important merits during his life. However some 50 years later he was brutally massacred for refusing to side with a corrupt tyrant. This is the story of Imam Husayn (A).

After the death of Muawiya, the son of Abu Sufiyan, his son Yazid came into power as a Caliph. This was in direct contradiction with the conditions of the truce that Muawiya had signed with Imam Hasan two decades earlier, where the caliphate was meant to return to Imam Husayn. As Yazid came into power and the Article of the Truce was broken, he began demanding allegiance from Imam Husayn in order to get support and legitimacy for his rule. Imam Husayn refused to give his allegiance to Yazid.

However, the situation in Medina became dangerous for the Imam, and he had no choice but to leave the city along with his family for Mecca. When he arrived in Mecca, the Imam began to receive numerous letters from residents of Kufa, many of whom were demanding that Imam Husayn should come to their city so that they could assist him in over throwing Yazid. A great deal of deliberation took place between the Imam and his companions, although most senior figures in Mecca told the Imam to abandon his journey to Kufa, the Imam, with his knowledge and wisdom, believed it was necessary to head towards the city of the people who had written to him and requested for his presence.

Earlier the Imam had also sent his ambassador and cousin, Muslim bin Aqil, to evaluate the situation on the ground in Kufa, and he was reassured that the grounds were ready for his arrival. During the Imam's journey to Kufa, he stopped at a junction called Jabala, where he was informed about the events that were unfolding in the city of Kufa. Yazid had replaced the previous governor with a more notorious person known as Ubaidullah Ibn Ziyad, who immediately cast terror and fear amongst the loyal supporters of Imam Husayn.

He had also quickly arrested Muslim bin Aqil and executed him. Many of the Kufan supporters of Imam Husayn were sent into shock and terror, eventually retracting back on their requests to the Imam. Some completely abandoned and betrayed their previous show of support. Those few who refused to back down were incarcerated by Ubaidullah Ibn Ziyad. The Imam, nevertheless, decided to move towards Kufa, hoping that if he could enter the city, his supporters may be motivated to rejoin him. However, he was blocked in doing so, by a battalion sent by Ibn Ziyad, led by Hurr Ibn Yazid.

Hurr prevented the Imam from entering the city and did not allow him to return back to Madina either. His battalion forced the Imam, his small group of followers and his family members to move towards a deserted and barren land called Karbala, which they reached by the 2ndof Muharram 61 Hijri. Once the Imam arrived in Karbala, Ibn Ziyad sent a large regiment of soldiers led by Umar Ibn Sa'ad, to confront the Imam. A few days of deliberation and exchange took place until on the 7th Muharram, the army of Umar Ibn Sa'ad blocked access to the river, for drinking water, to the Imam's camp.

On the 10th of Muharram, the Imam was repeatedly asked to give allegiance and to put his hand into the hand of Ibn Ziyad and ultimately Yazid, the Caliph. The Imam repeatedly refused to accept such an option. He chose martyrdom and death over the humiliation of having to give allegiance to the suppressive tyrant. An all out battle ensued, resulting in the martyrdom of Imam Husayn, along with his family and his companions in the most brutal of manners. The womenfolk and children were later taken to Damascus in the presence of Yazid, who rejoiced over his actions and showed no regret over his decisions.
 

Dopo la morte di Muawiya [che Dio allontani da lui la sua misericordia],figlio di Abu Sufiyan, suo figlio Yazid [che Dio allontani da lui la sua misericordia] salì al potere come califfo. Questo era in diretta contraddizione con le condizioni della tregua che Muawiya aveva firmato con l'Imam Hasan [la pace di Dio sia su di lui] due decenni prima, secondo il quale il califfato doveva tornare all'Imam Husayn [la pace di Dio sia su di lui].

Dopo essere salito al potere e dopo che il patto fu violato, Yazid [che Dio allontani da lui la sua misericordia] cominciò a fare pressione affinché l'Imam Husayn [la pace di Dio sia su di lui] gli giurasse fedeltà per ottenere sostegno e legittimità per il suo Governo. L'Imam Husayn [la pace di Dio sia su di lui] si rifiutò di giurare fedeltà a Yazid.

Tuttavia la situazione a Medina divenne pericolosa per l'Imam [la pace di Dio sia su di lui] ed egli non ebbe altra scelta che lasciare la città per la Mecca insieme alla sua famiglia. Quando arrivò alla Mecca, l'Imam [la pace di Dio sia su di lui] cominciò a ricevere numerose lettere dagli abitanti di Kufa, molti dei quali gli chiedevano di venire nella loro città in modo da poterlo aiutare a rovesciare Yazid.

Ci fu una grande discussione tra l'Imam [la pace di Dio sia su di lui] e i suoi compagni. Nonostante la maggior parte dei notabili della Mecca gli sconsigliassero di andare a Kufa, l'Imam [la pace di Dio sia su di lui], con la sua conoscenza e saggezza, pensava che fosse necessario raggiungere le persone che gli avevano scritto per invitarlo.

Prima di tutto l'Imam [la pace di Dio sia su di lui] aveva inviato il suo ambasciatore e cugino, Muslim bin Aqil, per valutare la situazione sul terreno a Kufa e ricevette da lui rassicurazioni rispetto al fatto che tutto era pronto per il suo arrivo. Durante il suo viaggio verso Kufa, l'Imam [la pace di Dio sia su di lui] si fermò ad un incrocio chiamato Jabala, dove fu informato degli eventi che si stavano svolgendo nella città di Kufa: Yazid [che Dio allontani da lui la sua misericordia] aveva sostituito il precedente Governatore con una persona più fedele e crudele conosciuta come Ubaidullah Ibn Ziyad, che immediatamente gettò nel terrore i fedeli sostenitori dell'Imam Husayn [la pace di Dio sia su di lui].

Ubaidullah Ibn Ziyad aveva fatto arrestare subito Muslim bin Aqil e lo aveva giustiziato. Molti dei sostenitori kufani dell'Imam Husayn [la pace di Dio sia su di lui] furono presi dal panico e dal terrore e finirono per ritrattare le loro richieste all'Imam [la pace di Dio sia su di lui]. Alcuni lo abbandonarono completamente e tradirono la loro precedente dimostrazione di sostegno. Quei pochi che si rifiutarono di arrendersi furono incarcerati da Ubaidullah Ibn Ziyad.

L'Imam [la pace di Dio sia su di lui], tuttavia, decise di dirigersi verso Kufa, sperando che, se avesse potuto entrare in città, i suoi sostenitori avrebbero potuto essere motivati a riunirsi a lui, ma fu bloccato da un battaglione inviato da Ibn Ziyad, guidato da Hurr Ibn Yazid.

Hurr impedì all'Imam [la pace di Dio sia su di lui] di entrare in città e non gli permise nemmeno di tornare a Madina. Il suo battaglione costrinse l'Imam, il suo piccolo gruppo di seguaci e i suoi familiari a dirigersi verso una terra deserta e sterile chiamata Karbala, che raggiunsero il 2 di Muharram dell'anno 61 dopo l'Egira.

Una volta che l'Imam [la pace di Dio sia su di lui] fu arrivato a Karbala, Ibn Ziyad inviò un grande reggimento di soldati guidati da Umar Ibn Sa'ad [che Dio allontani da lui la sua misericordia], per affrontarlo. Seguirono alcuni giorni di trattative, finché, il 7 di Muharram, l'esercito di Umar Ibn Sa'ad [che Dio allontani da lui la sua misericordia] impedì all'accampamento dell'Imam l'accesso al fiume per l'acqua potabile.

Il 10 di Muharram all'Imam fu ripetutamente chiesto di mettere la sua mano nella mano di Ibn Ziyad e poi di Yazid [che Dio allontani da lui la sua misericordia], il califfo, per giurare fedeltà. L'Imam [la pace di Dio sia su di lui] rifiutò ripetutamente di farlo, scelse il martirio e la morte piuttosto che l'umiliazione di dover giurare fedeltà al tiranno oppressore.

Seguì una battaglia totale che portò al martirio dell'Imam Husayn, insieme alla sua famiglia e ai suoi compagni [la pace di Dio sia su tutti loro] nel più brutale dei modi. Le donne e i bambini furono poi deportati a Damasco alla presenza di Yazid [che Dio allontani da lui la sua misericordia], che si rallegrò di ciò che aveva fatto e non mostrò alcun rimpianto per le proprie decisioni.