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Adala,Giustizia di Allah (SwT)

Ora veniamo alla seconda Radice della Religione che è la “Giustizia Divina”.

Questa radice della religione è la più importante da studiare, se si vuol conoscere la differenza reale e basilare fra Sunna e Shi’a Ithna-’Ashari. L'esistenza e l'Unicità di Allah (SwT) vanno sotto la prima Radice, il 'Tawĥīd'.

Ma le azioni di Allah (SwT) vanno sotto la seconda Radice, e qui le differenze sono varie e profonde.

Mi ripropongo qui di mostrare brevemente tali differenze:

1) La prima e principale differenza è che alcune scuole islamiche sostengono che il bene e il male come tali non esistono; e che niente è bene o male di per sé e che solo ciò che Allah (SwT) ha ordinato di fare è bene e ciò che ha proibito è male. La scuola Ithna-’Ashari invece afferma che, indipendentemente dai comandamenti religiosi, ci sia un reale merito o demerito nei diversi tipi di azione, ed è per questo motivo che Allah (SwT) ci ingiunge di compiere determinate azioni, perché esse sono buone in se stesse, mentre ce ne vieta altre perché in se stesse sono cattive.

2) Dalla differenza di cui sopra, ne consegue che noi Shi’ti crediamo che Allah (SwT) non agisce mai senza scopo, vale a dire senza alcun proposito o disegno. Tutte le Sue azioni sono basate su propositi sensati e comprensibili, anche se probabilmente noi non li conosciamo. I Sunniti, invece, affermano che non c'è alcun reale demerito nell'agire senza scopo e che se Allah (SwT) agisce senza scopo, il solo atto della volontà divina rende questa azione buona.

3) Noi Shi’ti Ithna-’Ashari affermiamo che se una persona può fare del bene a qualcuno e non lo fa, con il suo comportamento agisce contro la virtù. Analogamente, affermiamo che se Allah (SwT) potesse fare del bene alle Sue creature e, supponiamo per assurdo, non lo facesse, questo sarebbe contrario alle Sue virtù e non lodevole. Per logica conseguenza, noi Shi’ti Ithna-’Ashari affermiamo che “Allah (SwT) ha il dovere morale di accordare la Sua Grazia al genere umano”. Ecco un passo da un libro che riassume la nostra dottrina:

“Per Luft, o Grazia, s’intende quell'azione da parte di Allah (SwT) che permette di portare le Sue creature più vicino alla devozione e all’obbedienza verso di Lui e facilita la loro correzione morale, che per Lui, cioè per Allah (SwT), è moralmente necessario. Allah (SwT) ci ha comandato di essere giusti, ma, Egli stesso ci dona qualcosa di superiore, la Grazia, Taffadhul.

“Giustizia”, al-’Adala, invece significa che Egli ripaga una buona azione con una ricompensa buona e un'azione cattiva con una punizione. Il Profeta (S) ha detto:

“Nessun uomo entra mai in Paradiso solo per merito delle sue buone azioni, senza la Grazia di Allah”1.

I Sunniti, invece, non credono che il 'Luft', cioè la Grazia, sia incombente per Allah (SwT). Essi affermano inoltre che nemmeno l'‘Adala, cioè la Giustizia, è necessaria per Allah (SwT); anche se Egli mandasse persone buone e virtuose all'inferno, andrebbe perfettamente bene, perché Egli è Allah (SwT) e può fare ciò che vuole.

4) Viene poi un’altra differenza fondamentale fra noi Shi’ti Ithna-’Ashari ed i Sunniti, cioè la questione del 'jabr' (obbligo) e del 'ikhtiyar' (scelta). La posizione dei Sunniti, secondo la dottrina generalmente accettata é:

“Nessuna azione di alcun individuo, anche se fatta esclusivamente per il proprio bene è indipendente dal volere di Allah, per quanto riguarda la sua esistenza non esiste né nel mondo sensibile né in quello ultraterreno, né un batter d'occhio, né un accenno di pensiero o lo sguardo più improvviso se non per decreto di Allah (SwT), dalla Sua potenza, desiderio e volere. Questo include il bene e il male, vantaggio e danno, successo e insuccesso, peccato e rettitudine, obbedienza e disobbedienza, politeismo e fede giusta”2.

Noi Shi’ti Ithna-’Ashari invece affermiamo di conoscere la differenza che c'è fra “cadere da un tetto e scendere per le scale”. Compiere il secondo atto è in nostro potere, è espressione della nostra volontà e di una nostra intenzione; mentre non lo è il fatto di cadere da un tetto. E noi sappiamo bene che le nostre azioni non possono essere paragonate al cadere da un tetto, ma si possono equiparare a quando scendiamo volontariamente le scale. Queste azioni sono nostre e non possono essere attribuite ad Allah (SwT).

Inoltre possiamo notare che per alcune delle nostre azioni siamo lodati o biasimati, mentre per altre non siamo né lodati né biasimati. Ciò significa che la prima categoria di azioni dipende dal nostro potere e dalla nostra volontà, mentre la seconda è al di là del nostro potere e della nostra volontà. Ci può essere chiesto di curare una malattia in un certo modo, ma non di guarire. Ciò significa che curarci è in nostro potere, ma guarire non è nel nostro campo d'azione.

Perciò, noi shi’iti Ithna-’Ashari affermiamo che ci sono molte cose e molti aspetti della vita che sono in nostro potere e dipendono dalla nostra volontà, mentre alcune non sono in nostro potere. Quelle cose che ci può essere ordinato di fare o non fare, riguardo alle quali ci possono essere dati consigli, per le quali possiamo essere lodati o biasimati, tutti questi atti sono in nostro potere e dipendono dalla nostra volontà. E siccome i comandamenti religiosi vanno sotto questa categoria, è sbagliato dire che i nostri peccati e le nostre buone azioni, la nostra obbedienza e la nostra disobbedienza, il politeismo e la vera fede sono per decreto di Allah (SwT). Perciò è scritto nel libro che riassume la nostra dottrina:

“Allah (SwT) possiede la precognizione delle azioni umane, ma non costringe il genere umano ad agire in una qualche maniera particolare. Quando Allah (SwT) riunirà i Suoi servi il giorno della resurrezione, li interrogherà su ciò che li ha ingiunto e non su ciò che ha loro dato in sorte”. (I'tiqadatu 'l-Imamiyyah).

Ma ciò non significa che l'uomo è completamente indipendente da Dio. Infatti, il potere e la volontà di agire come vogliamo ci sono dati da Dio. Così l'Imam Jafar-as-Sadiq (la pace sia su di lui) disse:

“Non c'è predestinazione (da parte di Dio) e non c'è delega assoluta di potere (da Dio all'uomo) ma la posizione vera sta fra questi estremi” (ibidem).

E da che punto in poi comincia il nostro campo d'azione? L'Imam Musa Al-Kazim (la pace sia su di lui) disse:

“L'uomo acquista questa capacità quando é onorato con le seguenti quattro condizioni :

1) Quando non c'è niente che ostacoli i suoi piani 2) la sua salute 3) le sue facoltà (necessarie per quell'attività) sono conformi al livello richiesto 4) e Dio gliene dà l'occasione.

Quando si danno queste quattro condizioni un uomo diviene capace di agire secondo il proprio libero arbitrio”.

Quando gli fu chiesto di dare un esempio, egli disse: “Supponiamo che ci sia un uomo cui non si oppone alcun ostacolo, in buona salute e pieno di vigore: ebbene, egli non potrà commettere adulterio se non trova una donna. Quando (data la quarta condizione) egli trova una donna, la scelta fra due alternative dipende da lui: o controlla le sue emozioni e si salva, come Giuseppe, o, al contrario, commette adulterio. Se si mette al riparo da questo peccato, non sarà per costrizione da parte di Dio (come alcuni pensano), e se commette il peccato, non significa che egli sia al di là della potenza di Dio (come pensano altri)”.

Secondo questo punto di vista, se qualcuno crede nella predestinazione, non può nello stesso tempo credere nel Giorno del Giudizio. Perché se Allah (SwT) decretasse tutti gli atti compiuti dalle nostre mani, sarebbe una grossa ingiustizia punirci per i peccati e le cattive azioni, il politeismo, la miscredenza e l'immoralità, cui Egli stesso ci ha predestinato.

Necessità della religione

Come sapete, l'uomo è un animale sociale, ogni uomo dipende da milioni e milioni di altri uomini per la sua vita e le sue necessità. E sapete che ogni società ha bisogno di leggi per prevenire l'ingiustizia e salvaguardare i diritti di tutti i membri della società. Ma qual è la persona giusta per fare le leggi? Un uomo (sia egli un re o dittatore)? No! Poiché istintivamente egli ricercherà prima di tutto il proprio interesse personale.

Un gruppo di persone (si tratti di un'aristocrazia o di una democrazia)? No! Perché ognuno di loro può commettere un errore di giudizio e sommando un sacco di decisioni sbagliate non si ottiene una decisione giusta. É inoltre evidente che nessun gruppo di persone può staccarsi dal proprio interesse personale. Di più, converrete con me che nessun uomo o gruppo di uomini è in grado di produrre una legislazione omnicomprensiva basata su equità e giustizia perfette.

Quindi è necessario che le leggi siano fatte da qualcuno che sia superiore all'uomo, che non abbia niente da guadagnare o da perdere da questa legge e con il quale ogni uomo stia nella stessa relazione. E questo qualcuno è Allah (SwT). Da qui nasce la necessità della religione.

Allah (SwT)

Allah (SwT) non può errare. Non adopero questa frase nel senso di “il re non fa errori”, perché “ il re non fa errori” in realtà significa che egli non fa assolutamente niente, firma quello che ha approvato il Parlamento. Quindi questo tributo è basato sulla 'inattività'. Ma “Allah (SwT) non erra” significa che Egli è attivo e potente, ma non erra.

Chiunque commetta un errore o un'ingiustizia lo fa o perché non sa che è sbagliato, ma Allah (SwT) sa tutto, o perché ha bisogno di qualche cosa che non può ottenere senza fare del male, ma Allah (SwT) non ha bisogno di niente, o perché è stato costretto da qualcun altro a commettere questo errore, ma Allah (SwT) è Onnipotente e nessuno può costringerlo a fare alcunché. Così è logicamente impossibile che Allah (SwT) faccia qualche errore o commetta un'ingiustizia.

Noi crediamo che Allah (SwT) ha creato l'uomo affinché egli possa acquistare quelle virtù che lo possono portare più vicino a Lui (SwT) nella vita dell'aldilà. L'uomo viene al mondo come un foglio bianco. Durante la sua vita, vari disegni appaiono sulla carta come conseguenza delle sue azioni. Le virtù acquisite sono come bei disegni ed i vizi sono come scarabocchi mostruosi.

Noi crediamo che Allah (SwT) ha dato all'uomo la saggezza, la volontà e il potere di acquisire le virtù. Egli ha mostrato all’uomo la retta via e gli ha ammonito di non abbandonarla. Ma non l'ha obbligato a fare il bene né a commettere cattive azioni. Gli ha dato il potere di fare come vuole.

Noi crediamo che le azioni di Dio siano dirette al bene di tutte le Sue creature. Forse l'uomo che sta riparando il tetto si arrabbia, se lo sorprende la pioggia. Ma la pioggia è diretta al bene comune, e persino l'uomo che in questo particolare momento è arrabbiato per la pioggia, alla lunga trarrà beneficio da essa.

Persino i cosiddetti disastri, come i terremoti e le inondazioni, sono volti al bene comune. Noi li consideriamo come disastri perché non conosciamo il loro scopo finale. Noi siamo come un uomo che non ha mai visto costruire una casa. Egli arriva in città e vede che la terra viene scavata, le pietre tagliate e spaccate, gli alberi estirpati, e si domanda il perché di tutta questa distruzione! Ai suoi occhi è distruzione, poiché non conosce il risultato finale. Ma in effetti si tratta di una costruzione e non di una distruzione. Nello stesso modo, noi non siamo consapevoli del risultato finale di un certo terremoto o di una inondazione.

Così li chiamiamo disastri, ma, se guardiamo indietro nel tempo, vediamo che le buone condizioni attuali della Terra per lo più sono proprio il risultato di un cosiddetto disastro.

Geografia e geologia lo testimoniano3.A questo punto sorge un'altra domanda: non si può negare che tutti questi atti di Dio, seppure intesi come finalizzati al bene comune, sono causa di disagi, difficoltà e persino morte per centinaia e migliaia di esseri umani. Non è un'ingiustizia nei confronti delle vittime di questi disastri? Perché dovrebbero essere sacrificate per il bene di altri?

Per comprenderlo chiaramente, dovremmo ricordarci che la morte su questa Terra non è la fine della vita. Noi qui moriamo per vivere un’altra vita; ‘la vita dell'Aldilà’. Ogni molestia in questa vita insignificante sarà ricompensato nella vita dell'Aldilà. Infatti, le difficoltà in questo mondo, come il Mondo stesso, non sono durature; mentre la loro ricompensa sotto forma della Grazia di Dio nell'Aldilà, dura in eterno. Poiché crediamo nella vita dell'Aldilà e nella presenza di Allah (SwT), noi ci rendiamo conto che le difficoltà e i disastri di questo mondo non sono 'ingiustizia'. Al contrario sono Grazia al più alto grado.

Non sarà fuori luogo notare qui che la maggior parte delle credenze (elencate sotto questa seconda radice della religione) sono peculiarità nella scuola shi’ta Ithna Asheri. Altre scuole islamiche si discostano da noi rispetto a queste credenze. Nel passato ci hanno dato (insieme ai Mu’taziliti) il nome di ‘al’adliyyah’ cioè ‘Credenti nella Giustizia di Dio’.

Per esempio, essi dicono che gli esseri umani non agiscono secondo la loro volontà libera. Essi credono che gli atti degli esseri umani sono seguiti da Dio stesso. L'uomo è solamente uno strumento che esegue le azioni di Allah (SwT). Ma, nonostante ciò, egli è responsabile per le azioni che Dio compie per mano sua. Noi diciamo invece che è una grossa ingiustizia far commettere a un uomo un furto e poi punirlo per questo reato a commettere il quale è stato costretto dal Giudice stesso.

Veniamo ora ad alcune cose connesse con questo argomento che sono presenti più o meno in tutte le scuole islamiche. Noi crediamo che Allah (SwT) non ci imponga niente che sia al di sopra delle nostre forze. Noi crediamo che ogni istinto e ogni desiderio sia stato creato nell'uomo per una qualche ragione. Questi istinti e desideri non dovrebbero essere repressi, ma sfruttati per il bene comune dell'umanità. Per es. il desiderio sessuale è stato incarnato nella natura umana da Dio stesso. Reprimere questo desiderio sarebbe una protesta contro il Creatore. Non dovrebbe e non può essere represso, naturalmente le sue funzioni dovrebbero essere regolate per il bene dell'umanità. Da qui ha origine la necessità del matrimonio.

Nello stesso modo, la paura e il desiderio sono istinti naturali e dovrebbero essere utilizzati per l'innalzamento morale e materiale dell'uomo. Al musulmano si insegna a non temere nulla al di fuori di Dio e a non desiderare niente in questo mondo, ma essere ansioso di ricevere la Grazia di Dio.

  • 1. I’tiqadatu’l Imamiyyah, di Sheikh Saduq.
  • 2. Al-Ghazali.
  • 3. Questa è solo una delle cause di questi fenomeni naturali. A volte le difficoltà e i disastri vogliono essere degli ammonimenti per l’umanità o per un gruppo o un individuo; altre volte possono essere solo una prova delle virtù spirituali di una persona per vedere la loro sottomissione alla volontà di Dio. Anticamente potrebbero essere state anche una punizione per i peccati senza fine dell’umanità (come il diluvio di Noè ) ma tali punizioni sono state espressamente messe da parte dopo l’avvento del Santo Profeta dell'Islam.