Imamah, Imamato, la successione al Profeta (S)
Ora voglio spiegare la nostra posizione sulla ‘Quarta Radice della Religione’ che è l’Imamato. Imamato vuol dire ‘guida’. Qui significa ‘successione al Profeta’.
Noi crediamo che sia necessario per il Profeta essere infallibile e senza peccato, allo stesso modo è necessario che lo siano i suoi successori Le stesse ragioni e prove che sono state addotte prima per l’infallibilità del Profeta possono essere addotte per l’infallibilità dei suoi successori. Altrimenti, nessuno crederebbe che l'interpretazione del Libro di Allah (SwT) e le indicazioni riguardo la religione che vengono dall’Imam sono l’interpretazione vera e le indicazioni giuste.
A questo punto va chiarito che l'Imam non ha titolo per cambiare i comandamenti del Corano e i principi fondamentali della religione. L'Imam è il difensore della Fede. Il suo compito è preservarla, non cambiarla. L'Islam e il Corano come sono stati portati da Muhammad (la pace sia su di lui e sulla sua progenie) sono l'Ultima Religione Divina e l'Ultimo Libro Divino. Non c’è niente da aggiungere, niente da togliere, niente da correggere. Ed è dovere dell'Imam vedere che i comandamenti del Corano siano rispettati e che la via aperta dal Profeta sia seguita.
Vi stavo dicendo che un Imam, come un Profeta, deve essere infallibile. Ma nessuno può conoscere fino in fondo un'altra persona. Un uomo può avere un carattere eccellente, ma nessuno può essere sicuro che non possa commettere alcun errore in alcuna situazione. Soltanto il Creatore dell'uomo sa se un uomo è infallibile. E siccome noi riceviamo il Messaggio di Dio attraverso il Profeta, è dalle parole del Profeta che possiamo capire la vera natura di un uomo.
Secondo il Corano e secondo autorevoli Tradizioni del Profeta, vi furono tre uomini dopo il Profeta che erano senza peccato. Il primo fu Alì, che fu nominato dal Profeta come suo successore a Khumm. Gli altri due furono Hassan e Hussein, figli di Alì e Fatima e nipoti del Santo Profeta. C'è un ayah (versetto) nel Corano che dice:
Entrambi i Sunniti che i Shi’ti sono d'accordo che Alì, sua moglie Fatima, Hassan e Hussein sono senza dubbio inclusi nell’espressione ‘Gente della Casa del Profeta’. I sunniti, però, aggiungono i nomi delle mogli del Profeta, ma gli Shi’ti non sono d’accordo. In ogni caso, secondo il Corano, le Tradizioni del Profeta ed i commentari del Corano è chiaro che Alì e i suoi due figli erano infallibili e senza peccato.
Il versetto della ‘Purezza’: quando ho detto che “ gli Shi’ti non includono nessun altro in questo versetto del Corano”, é una dichiarazione incompleta. Infatti anche molti studiosi sunniti hanno detto la stessa cosa. Anche loro non vi includono nessun altro.
Vorrei citare Mawlana Wahid al-Zaman, il famoso studioso sunnita: la sua traduzione e il suo commento del Corano, così come anche il suo libro Anwar al-lughah (che è un dizionario del Corano e delle Tradizioni), sono fra i più importanti libri di referenze. Commentando questa ayah del Corano egli scrive: “Alcuni pensano che si riferisca specificatamente ai membri di questa famiglia che avevano col Profeta un legame di sangue, cioè Alì, Fatima, Hassan e Hussein. Il presente traduttore (cioè lui stesso) dice che le Tradizioni corrette (sahih) e trasmesse in modo attendibile a partire dal Profeta (marfu’) supportano questa stessa opinione, poiché il Profeta stesso dichiarò: ‘I membri della mia famiglia sono soltanto questi’, quindi accettarla e crederci diventa obbligatorio.
E un segno ulteriore della correttezza di questa tesi, è che i pronomi usati prima e dopo questo versetto sono femminili, mentre in questo versetto ci sono quelli maschili. Sembra che questo versetto sia stato inserito ammezzo ai versetti relativi alle mogli del Profeta. Forse i compagni (che compilarono il Corano) fecero così secondo il proprio `ijtihad' (interpretazione personale) (Tafsir al-Wahidi, in margine alla traduzione del Corano, dallo stesso autore, pubblicato dalla Gelani Press. Lahore, Par. 22, p.549, nota a piè di pagina n.7).
E ancora, nel suo dizionario del Corano e delle Tradizioni (Anwar al-lughah, par-22, p. 51) egli dice:
“La tesi corretta è che in questa ayah della ‘Purezza’ sono incluse soltanto queste cinque persone (cioè il Profeta, Alì, Fatima, Hassan e Hussein), anche se gli Arabi l'espressione ‘Ahl-ul-bait’ è utilizzata anche per le mogli (del Profeta). Alcuni portano questa ayah come prova che queste cinque persone furono senza peccato e ‘Ma'sum’ (infallibili). Ma, se non proprio ‘Ma'sum’ (teoricamente) certamente erano `mahfuz' (cioè immuni dal commettere ogni peccato o errore), di questo non c’è dubbio.”
Ho citato due referenze (anche se io non sono completamente d’accordo con alcune affermazioni dell’autore) giusto per mostrare che non solo gli `Ithna `Asharis ma anche gli eruditi sunniti confermano che, secondo la corretta e ininterrotta tradizione del Profeta, solo Alì, Fatima, Hassan e Hussein sono inclusi nell’ayah ‘della purezza’, accanto al Profeta stesso. É altrettanto chiaro che la nostra affermazione che queste persone erano senza peccato è condivisa anche dagli studiosi sunniti. Il minimo che essi possono dire, evidentemente, è che non erano infallibili (teoricamente) ma che erano immuni da peccati ed errori (praticamente).
Ma l'infallibilità non è sufficiente. Secondo il nostro credo, poiché i Profeti sono scelti da Dio per portare avanti la Sua missione, così anche i loro successori devono essere nominati da Dio.
A questo punto si può accennare al fatto che ci sono alcune condizioni ulteriori per l’Imamah, ma io ne ho menzionate soltanto due, cioè l’infallibilità e la designazione da parte di Dio attraverso il Profeta, poiché queste due condizioni sono le più importanti di tutte.
Ora penso di dover gettare un po’ di luce (delucidare) sulla questione della designazione del nostro Imam da parte di Dio. Come ho accennato sopra, nei primi giorni dell'Islam il Profeta aveva promesso Alì (che in effetti era un ordine di Dio) che sarebbe stato il suo successore, e questa promessa fu mantenuta a Khumm quando il Profeta dichiarò che tutti i credenti dovevano accettare Alì come guida così come avevano accettato come guida il Profeta.
Alì era l’uomo scelto dal Profeta a dormire nel suo letto ed a sacrificarsi quando il Profeta lasciò Mecca. A lui era stato affidato il compito di restituire ai Meccani ciò che avevano dato in deposito a Muhammad (la pace sia su di lui e sulla sua progenie). Alì era l'uomo che il Profeta dichiarò due volte suo fratello in questo mondo e nell'altro. Erano stati Alì, sua moglie e i suoi figli ad essere scelti dal Profeta per rappresentare l'Islam contro la tribù di Najran. É riguardo Alì che il Profeta disse:
‘Io sono la città della sapienza e Alì è la sua porta’.
Fu il Profeta ad affermare in un famoso detto:
‘Alì è da me ed io sono da Alì” (‘Alì è parte di me ed io sono parte di Alì’).
Fu Alì colui al quale il Profeta disse:
“Tu hai accanto a me lo stesso posto che Aronne ebbe accanto a Mosè”.
Quindi è chiaro che per quanto riguarda Alì la questione della sua infallibilità e designazione da parte di Dio è stabilita una volta per sempre. Nemmeno i Sunniti mettono in dubbio l'autenticità di queste tradizioni ed avvenimenti, benché possano differire nell’interpretazione.
Dopo la morte del Profeta, i Musulmani si divisero in due gruppi: Sunniti e Shi’ti. Gli Shi’ti, credono che Alì sia stato il primo Imam designato da Dio previa la dichiarazione del Profeta. I sunniti credono che Abu Bakr, suocero del Profeta, sia stato il primo dei suoi successori. Essi li chiamano ‘Califfi’.
Abu-Bakr fu eletto da alcune persone nel momento in cui la maggior parte dei Musulmani stava partecipando al funerale del Profeta. Era antico costume tribale degli arabi che quando un uomo era accettato come capo sebbene solo da alcuni membri della tribù, gli altri lo accettavano senza protestare. Quando si seppe che Abu-Bakr era stato eletto Califfo, la maggioranza dei Musulmani lo seguì, secondo l'antica regola.
Il secondo Califfo, `Umar ibn al-Khattab non fu eletto ma nominato dal primo Califfo. Umar, in punto di morte, nominò un comitato di sei persone che avrebbero dovuto scegliere uno fra di loro, e il terzo Califfo, Osman, andò al potere così. Il loro sesto Califfo, Mu'awiyah, andò al potere con la forza delle armi.
Così i Sunniti, basandosi su questi precedenti, credono che un Califfo possa essere considerato il successore legittimo del Profeta sia che sia stato eletto, sia che sia stato designato o scelto da un comitato, sia che abbia preso il potere con la forza delle armi.
Ma noi Shi’ti non pensiamo che questi siano metodi giusti per determinare la successione di un Profeta. Noi diciamo che questi metodi possono essere utili per appianare le rivendicazioni del trono di un Re, ma non sono corretti per stabilire un uomo sul pulpito del Profeta. Secondo il nostro credo, soltanto Dio, che ha designato il Profeta, ha il diritto di designare i suoi successori.
Ci sono molte tradizioni del Profeta in cui egli ha proclamato il numero e perfino i nomi dei suoi successori che noi chiamiamo ‘Imam’. Ci sono le accettate tradizione del Profeta che dicono:
“Gli Imam dopo di me saranno dodici”.
Gli Ismailiti e forse gli Zaiditi non ci credono, ma gli Ithna `Asharis trovano supporto alla loro fede nei Sunniti che hanno queste tradizioni nei loro libri chiamati ‘Sihah’. Essi riportano anche la tradizione che recita:
“Il Giorno del Giudizio non verrà senza che questi dodici Imam siano venuti in questo mondo”.
C’è anche una tradizione riportata nei libri sunniti, (e.g. Kifayat al-athar and Rawdat alahbab of al-Muhaddith Jamal ad-Din) che dà i nomi di questi dodici Imam così come elencati dal Santo Profeta.
L narrazione da Jabir ibn AbdAllah (SwT) al-Ansari, compagno del Profeta,ci dice:
“Quando fu rivelata l’ayah del Corano :
Jabir chiese al Santo Profeta: “O Messaggero di Allah (SwT)! Noi conosciamo Allah (SwT) e il Suo Profeta, ma chi sono queste persone che hanno l’autorità l’obbedienza alle quali è stata aggiunta da Allah (SwT) a quella a che dobbiamo a te?”
Il Profeta disse:
“Sono i miei Califfi e gli Imam dei musulmani dopo di me. Il primo di loro è Alì, poi Hassan, poi Hussein, poi Alì figlio di Hussein, poi Muhammad figlio di Alì (che è indicato come ‘Baqir’ nella Torah). O Jabir! Tu lo incontrerai sicuramente, porgigli il mio salam (saluto). Gli succederà suo figlio Ja'far as-Sadiq (il fidato), poi Musa figlio di Ja'far, poi `Ali figlio di Musa, poi Muhammad figlio di `Ali, poi `Ali figlio di Muhammad, poi Hassan figlio di `Ali. Poi suo figlio il cui nome e soprannome (kunyah) saranno uguali ai miei. Egli sarà`Hujjat Allah (SwT)' (cioè la prova di Allah (SwT)) sulla terra e `Baqiyyat Allah (SwT)' (l’eletto da Allah (SwT) per sostenere la causa della fede) fra i Suoi servi. Muhammad ibn al-Hasan ibn `Ali.
É per sua mano che Allah (SwT) aprirà (conquisterà) il mondo da Oriente all’ Occidente; è lui che rimarrà occultato agli occhi dei suoi seguaci e amici così a lungo che la fede nel suo Imamato rimarrà soltanto in quei cuori che sono stati messi alla prova da Allah (SwT) per la Fede”.
Jabir disse: “Io gli chiesi: “O Messaggero di Allah ! I suoi seguaci trarranno beneficio da lui durante il suo occultamento?”
Il Santo Profeta disse:
“Sì! Per Colui che mi ha ha inviato con la Profezia! Essi saranno guidati dalla sua Luce e trarranno beneficio dalla sua wilayah (amore/obbedienza) durante il suo occultamento proprio come si trae beneficio dal sole anche quando è nascosto dalle nuvole. O Jabir! Questo appartiene ai segreti di Allah (SwT) e al tesoro della sapienza custodito da Allah (SwT). Perciò mantienilo segreto eccetto per quelli (che meritano di conoscerlo)”.
Gli Ithna Asharis credono in questi dodici Imam donde il nome ‘Ithna-Asharis’ che significa ‘appartenenti ai dodici’.
Alcuni domandano: perché proprio dodici? Ma, in ogni caso, ogni altro numero susciterebbe la stessa obiezione. C’è forse qualcuno in grado di spiegare perché Gesù Cristo scelse dodici Apostoli fra i suoi discepoli? Perché questo numero era così importante che quando Giuda tradì Gesù e Gesù andò in Paradiso, gli apostoli rimanenti vollero ricostituire questo numero? E, più importante di tutto, perché questi dodici Apostoli non furono eletti dalla maggioranza dei cristiani o dagli Apostoli stessi? Perché la loro designazione fu lasciata nelle mani di Allah (SwT) e dello Spirito Santo?
Tutto questo mostra che i rappresentanti di Allah (SwT) non furono mai eletti dal popolo: essi furono scelti da Allah (SwT) stesso. Se una qualche guida religiosa viene eletta dal popolo, ebbene, lavorerà ‘per il popolo’ e non per Allah (SwT).
Questi dodici Imam non sono un prodotto della nostra fantasia. La Bibbia dice che Dio aveva promesso ad Abramo:
“E per quanto riguarda Ismaele, Io ti ho ascoltato: guarda, io l’ho benedetto, ed Io lo farò fecondo e lo moltiplicherò oltre ogni dire; da lui nasceranno dodici principi e farò di lui una grande nazione”. (Genesi, 17:20)
Questi dodici Imam sono i principi promessi, che sono stati rispettati e amati anche da coloro che non li accettano come Imam.
Il nostro dodicesimo Imam è nato nell’anno 256 dell’Egira La sua vita era in grande pericolo. Così egli organizzò le cose in modo che soltanto a persone scelte fosse permesso incontrarlo. Egli nominò anche quattro rappresentanti, uno dopo l’altro, affinché agissero in suo nome. L'ultimo di questi fú Ali Ibn Muhammad Simmari. Al suo capezzale di morente giunse una lettera dall'Imam che diceva, fra l’altro:
“O `Ali ibn Muhammad Simmari! . . . Tu morirai entro sei giorni da ora, perciò sistema i tuoi affari e nel tuo ultimotestamento non nominare nessuno a prendere il tuo posto dopo di te, poiché adesso è cominciato l’Occultamento Totale e non riapparirò finché Allah (SwT) (possa il Suo nome essere glorificato) non lo permetterà; e sarà soltanto dopo un lungo periodo in cui i cuori s’induriranno e la Terra diverrà piena di oppressione e prepotenza.”
Egli morì, come predetto, nel sesto giorno, e l’Imam è adesso appartato da tutti. Per quanto riguarda la guida nelle questioni religiose, durante questo periodo, l’Imam ha predisposto le cose come segue:
“Per gli accidenti della vostra vita quotidiana fate riferimento ai narratori delle vostre tradizioni; poiché essi sono la mia prova (autorità) su di voi, ed io sono la Prova (autorità) di Allah (SwT).”
Anche il nostro undicesimo Imam aveva dato l’ordine seguente:
“E le masse seguano dunque (facciano il suo ‘taqlid’) chiunque fra gli studiosi di religione [giureconsulti] salvi il proprio Sé (dai peccati), protegga la sua religione, resista ai propri desideri, obbedisca al comando del suo Signore [cioè Allah (SwT)].”
In obbedienza a questo, nelle questioni religiose noi seguiamo i più grandi `Alim del momento, prendendo in considerazione anche le altre qualità, e li chiamiamo ‘Mujthahid’. Attualmente il nostro più grande Mujtahid è in Iraq. Il suo nome è al-Sayyid Muhsin al-Hakim al-Tabataba'i1. Egli vive a Najaf, dove fu sepolto Alì, il nostro primo Imam:
Najaf è il più grande centro del nostro insegnamento religioso. E' un’istituzione vivente in cui le deliberazioni più sottili e della più alta qualità sulle materie religiose vengono trattate ogni giorno.
Quelli di noi che desiderano ottenere la più alta conoscenza delle leggi religiose, vanno là. Il sistema di insegnamento, per quanto ne so, è unico nel mondo. Là si sceglie un argomento, l'insegnante è sul pulpito, gli studenti sono seduti per terra. L'insegnante spiega le frasi del Corano che trattano quel particolare argomento, alla luce dei commentari e dell’analisi linguistica; poi anche le Tradizioni del Profeta e degli Imam vengono spiegate nello stesso modo; poi le deliberazioni degli studiosi del passato vengono poste di fronte all’uditorio e dopo di ché tutte le questioni emerse vengono analizzate e spiegate dall'insegnante.
A questo punto gli studenti spiegano perché sono o non sono d'accordo con l'insegnante su una particolare questione. A volte le discussioni si protraggono per giorni e perfino settimane. Alla fine le questioni sono stabilite dall'insegnante alla luce del Corano e delle tradizioni. A questo punto sono pronti per affrontare un altro argomento. Questa istituzione si chiama `ijtihad', che letteralmente significa ‘sforzo’ e qui significa ‘sforzo per pervenire alle decisioni corrette nella giurisprudenza religiosa, secondo il Corano e le tradizioni del Santo Profeta e degli Imam.
La base dell’autorità religiosa non è il potere economico e neppure quello politico. Quanti Profeti dell'Antico Testamento hanno avuto il potere politico? Quanti Apostoli nel Nuovo Testamento ebbero la sicurezza economica? La pietra su cui è fondata la Chiesa di Cristo, Simon Pietro, era un semplice pescatore. Perciò io credo che converrete con me che la guida religiosa non deriva dalla ricchezza e dal potere politico. Noi crediamo che né ricchezze, né potere politico hanno a che fare con la guida religiosa.
In breve, secondo il nostro pensiero, un Imam è designato da Allah (SwT) ed è in virtù di questa designazione che ha il diritto di governare la ummah musulmana. Ma questo governo non è la base del suo Imamato. I nostri fratelli sunniti, invece, trattano il governo come il fattore basilare e, conseguentemente, derivano il diritto alla guida religiosa dal possesso effettivo del potere politico.
- 1. Egli è morto nel Giugno del 1970. Adesso al-Sayyid al-Sistani of Najaf è il più grande Mujtahid vivente. [opinione dell’autore].