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Parte Quinta: La questione dell’Imamato

44. Esiste sempre un Imam

Noi crediamo che, come per l’invio dei Profeti – il cui fine era quello di guidare le gente – la Saggezza Divina impone che dopo i Profeti vi siano sempre degli Imam, delle infallibili guide che, in ogni secolo e ogni periodo, impediscano l’alterazione delle religioni divine, espongano le esigenze di ogni epoca ed invitino la gente ad applicare le leggi dei Profeti; in caso contrario lo scopo della creazione – cioè il raggiungimento della perfezione e della beatitudine – non si realizzerebbe, l’umanità uscirebbe dalla retta via, le leggi dei Profeti andrebbero perdute e la gente si travierebbe definitivamente.

Perciò crediamo che dopo il Profeta dell’Islam (S), in ogni periodo e tempo, c’è stato un Imam: “O voi che credete, temete Allah e state con i Sinceri”1

Questo versetto non appartiene ad un periodo specifico e indica la necessità incondizionata di stare con i “sinceri” e quindi dimostra che in ogni epoca è presente una guida infallibile, che deve essere seguita ed ubbidita. Questa è l’interpretazione data da molti esegeti sciiti e sunniti di questo sacro versetto.2

45. La realtà dell’Imamato

Noi crediamo che l’Imamato non è solo un’autorità apparente, ma anche un altissimo livello spirituale. L’Imam infatti, oltre ad essere il capo del governo islamico, governa ogni aspetto della vita materiale e spirituale dell’essere umano. Egli guida la mente e l’anima della gente e protegge l’Islam da ogni manomissione, conducendolo verso il fine per il quale il sommo Profeta (S) è stato inviato dal Signore Eccelso.

Questa è la stessa elevata posizione donata al nobile profeta Abramo (A), che dopo aver raggiunto il grado di profeta e messaggero divino, e aver superato numerose ed ardue prove, diventò Imam. Dopodiché chiese a Iddio questo grado anche per i suoi discendenti, e gli venne risposto che gli oppressori ed i peccatori non lo avrebbero mai raggiunto.

“E Abramo!… Quando il suo Signore lo provò con i Suoi ordini ed egli li eseguì, [il Signore] disse: “Farò di te un imām per gli uomini”, “E i miei discendenti?”, “Il Mio patto, disse [Allah], non riguarda gli oppressori””3

Ovviamente un tale grado non si limita solo al potere esteriore, governativo, e se non interpretassimo l’Imamato come prima spiegato, il versetto sopra menzionato non avrebbe un senso chiaro.

Noi crediamo che tutti i profeti Ulul-Azm raggiunsero il grado di Imam, e realizzarono tutto ciò che portarono con la loro missione; essi erano le guide spirituali, materiali, interiori ed esteriori della gente. Il Profeta dell’Islam (S), in particolar modo, già dall’inizio della sua missione raggiunse anche il grado di Imam, e il suo compito non era solo quello di comunicare gli ordini divini alla gente.

Noi crediamo che dopo il Profeta (S) la linea dell’Imamato continuò con gli Infallibili Imam della sua Progenie.

Con questa nostra definizione dell’Imamato si può comprende benissimo che per raggiungere questo grado bisogna possedere molte qualità elevate, sia dal punto di vista della fede e del timor di Dio, della scienza e della conoscenza in tutti i campi del sapere religioso e umano, in ogni epoca e luogo.

46. L’Imam è immune da ogni errore e peccato

Noi crediamo che l’Imam deve essere immune da ogni tipo di errore e peccato perché oltre all’interpretazione data dell’anzidetto versetto, una persona non infallibile non può essere totalmente affidabile come punto di riferimento per conoscere i principi ed i rami della religione. Per questo motivo crediamo che la parola dell’Imam come il suo atto e il tacito assenso, sono le principali fonti della religione.

47. L’Imam è il guardiano della sharia

Noi crediamo che l’Imam non porta una nuova religione o una legge da parte sua. Il suo dovere è quello di proteggere e la tutelare la sharia e la religione rivelata dal Signore Eccelso al Profeta dell’Islam (S); il compito dell’Imam è diffondere, esporre ed insegnare l’Islam, e guidare la gente verso questa sacra religione.

48. L’Imam conosce l’Islam meglio di chiunque altro

Noi crediamo che l’Imam ha conoscenza completa di tutti i princìpi e dettagli dell’Islam, delle sue norme, della sua legge, e del significato e dell’interpretazione del sacro Corano, e crediamo che questa sua conoscenza deriva da Dio ed è l’eredità del Profeta (S).

Solo una tale completa conoscenza può essere assolutamente affidabile e ritenuta una sicura ed infallibile fonte per comprendere le verità dell’Islam.

49. L’Imam deve essere esplicitamente designato

Noi crediamo che ogni Imam deve essere esplicitamente designato attraverso chiare ed inequivocabili parole del Profeta (S) o dell’Imam ad esso precedente. In altre parole anche l’Imam, come il Profeta (A), viene designato da Iddio. Come abbiamo visto precedentemente, a tal proposito il sacro Corano afferma: “Farò di te un imām per gli uomini”

Inoltre, solo Iddio, il Suo Profeta e un Imam Infallibile possono riconoscere l’infallibilità e la sapienza assoluta dell’Imam. Perciò noi non possiamo assolutamente accettare che sia la gente a scegliere e designare gli Imam Infallibili.

50. Gli Imam sono stati nominati tramite il Profeta (S)

Noi crediamo che il Profeta dell’Islam (S) ha nominato i suoi successori, e nel famoso hadith al-Thaqalayn ne parla in modo generico.

Nel Sahih del Muslim leggiamo: “Il Profeta (S) in un luogo di nome Khum, tra la Mecca e Medina, si alzò, pronunciò un sermone e poi disse: “L’ora della mia separazione da voi [dipartita] s’è fatta vicina! In verità, io lascio tra voi due preziose cose: la prima è il Libro di Allah, nel quale v’è luce e guida…l’altra è la mia Famiglia, l'Ahl-al-Bayt...Vi consiglio di non dimenticare mai Iddio riguardo alla mia Ahl-ul-Bayt” (e ripeté tre volte questa frase)””4

È possibile trovare questo stesso concetto anche nel Sahih del Tirmidhi, in cui dice chiaramente: “Se aderirete ad entrambe non vi travierete mai dopo di me”5

Questo hadith è stato riportato anche nel Sunan ad-Darimi6, nel Khasaa’is del Nasaa’i7, nel Musnad di Ahmad8 e nella maggior parte dei testi islamici autorevoli e conosciuti, e non è possibile dubitare riguardo alla validità di questo hadith poiché esso è mutawatir, e perciò nessuno lo può negare. Dalle tradizioni scopriamo che il Profeta (S) non solo una volta, ma più volte e in diverse occasioni ha ripetuto le succitate frasi.

È poi chiaro che non tutti i discendenti del Profeta (S) possono godere di una tale posizione accanto al Corano, quindi la parola “Ahl-ul-Bayt” è riferita solo agli Imam Infallibili discendenti del Profeta (S).

Riguardo a tale tradizione, ricordiamo inoltre che in alcuni hadith non autorevoli e sospetti, invece di “Ahli Bayti”, che significa “la mia Famiglia”, è stato riportato il termine “sunnati”, che significa “la mia Tradizione”.

Noi facciamo riferimento anche ad un altro famoso hadith riportato in raccolte conosciute come Sahih Bukhari, Sahih Muslim, Sahih Tirmidhi, Sahih Abi Dawud, Musand Hanbal e altri libri. Il Profeta (S) disse: “La religione dell’Islam esisterà fino al Giorno del Giudizio, e finché dodici Successori, tutti appartenenti ai Quraysh9, governeranno su di voi”10

Noi crediamo che non esiste nessun’altra interpretazione plausibile di queste tradizioni oltre a quella che troviamo nella dottrina Sciita Imamita riguardo ai nostri dodici Infallibili Imam.

51. La nomina di Alì (A) da parte del Profeta (S)

Noi crediamo che il Profeta dell’Islam (S), per ordine di Dio, ha esplicitamente presentato Alì (A) come suo successore, in diverse occasioni, tra le quali [la più nota] a Ghadir Khum (un luogo vicino a Juhfa) mentre tornava dal suo ultimo pellegrinaggio (Hajjat-ul-Wida°). Lì tenne un sermone tra una grande folla di musulmani e di suoi Compagni e disse questa celebre frase: “O gente! Non ho forse più autorità su di voi di voi stessi?-. La folla urlò e rispose:- Si! O Messaggero di Allah!-. Poi [il Messaggero di Allah] disse:- Di chiunque io sono il Signore, Ali è suo Signore”11

Dato che l’obiettivo di questo libro non è concentrarsi su queste convinzioni e discuterne in dettaglio, concludiamo dicendo che questo hadith non è un argomento che si possa trascurare facilmente o interpretare come espressione di una semplice amicizia o affetto pronunciata dal Profeta (S) con tanta cerimonia e insistenza.

Questo non è lo stesso argomento che Ibni Athir, nel Kamil, narra con una tradizione del Profeta (S), che all’inizio della sua missione, con la rivelazione del versetto: “Danne l'annuncio ai tuoi parenti più stretti”12, ricevette l’ordine di mettere al corrente i familiari più vicini della sua missione divina, quindi li riunì, presentò loro l’Islam e disse: “Chi di voi mi aiuta in questa missione cosicché diventi mio fratello, mio sucessore e califfo tra di voi?”

Nessuno accolse l’invito del Profeta (S) tranne Alì (A) che disse: “O Profeta di Allah, io sarò tuo ministro in questa missione!”

Il Profeta (S) lo indicò e disse: “Questo è invero il mio fratello, successore e califfo tra di voi”13

Non è forse questo ciò che il Profeta (S) voleva ribadire negli ultimi momenti della sua vita? Secondo il Sahih del Bukhari, il sommo Profeta (S) ordinò: “Portatemi da scrivere affinché vi scriva una cosa dopo la quale non vi travierete mai più!”, e l’hadith continua dicendo che alcuni si opposero al Profeta (S) e gli rivolsero persino parole offensive, e gli impedirono di scrivere quanto voleva.14

Ripetiamo nuovamente che qui il nostro obiettivo è solo quello di spiegare brevemente alcuni articoli di fede, con un minimo di argomentazione, altrimenti avremmo adottato una modalità di discussione diversa.

52. Ogni Imam designa l’Imam a lui successivo

Noi crediamo che ogni Imam è stato designato dall’Imam a lui precedente: il primo Imam è Alì ibn Abitalib, poi gli è successo suo figlio maggiore Hasan al-Mujtaba, poi l’altro suo figlio Husayn ibn Alì Seyyed ash-Shuhada, poi suo figlio Alì ibni Husayn, poi suo figlio Muhammad ibni Alì al-Baqir, poi suo figlio Jafar ibni Muhammad as-Sadiq, poi suo figlio Musa ibni Jafar al-Kadhim, poi suo figlio Alì ibni Musa ar-Ridha, poi suo figlio Muhammad ibni Alì at-Taqi, poi suo figlio Alì ibni Muhammad an-Naqi, poi suo figlio Hasan ibni Alì al-Askari, e l’ultimo di loro è Muhammad ibni Hasan Al-Mahdi, che noi crediamo sia attualmente vivente.

Bisogna sapere che la fede nell’esistenza del Mahdi in quanto Salvatore, che colmerà la terra di giustizia dopo che essa si sarà riempita di malvagità ed oppressione, non è esclusiva di noi sciiti. Tutti i musulmani credono nel Mahdi e alcuni sapienti sunniti hanno scritto diversi libri sull’autenticità delle tradizioni mutiwatir sull’esistenza dell’Imam Mahdi. Qualche anno fa, in una lettera pubblicata dall’organizzazione “Rabita-tal-°Alam al-Islami” (Lega Islamica Mondiale) in risposta ad una domanda sull’Imam Mahdi, questa organizzazione, affermando l’indiscutibilità della manifestazione dell’Imam Mahdi, riportava numerose tradizioni del Profeta (S), tratte dalle raccolte autorevoli e conosciute.

L’unica differenza è che loro credono che il Mahdi nascerà negli ultimi tempi, mentre noi crediamo che il Mahdi non è altro che il dodicesimo Imam, che è già nato ed è attualmente vivo, in attesa dell’ordine di Dio per svolgere la sua missione e purificare la terra dall’ingiustizia e dall’oppressione ed instaurare un governo fondato sulla giustizia divina.

53. Alì (A) era il migliore tra i Compagni del Profeta (S)

Noi crediamo che Alì (A) era il migliore tra i Compagni del Profeta (S) ed era situato al livello più alto dopo quello del Profeta (S). Nonostante ciò, noi siamo contro ogni tipo di esagerazione al riguardo e riteniamo miscredente e fuori dall’Islam chi crede nella divinità di Alì (A). Noi esecriamo queste credenze anche se purtroppo e spesso l’accostamento di queste idee con il nome della Shi’a causa degli errori, mentre i sapienti religiosi sciiti imamiti da sempre hanno considerato questi gruppi estranei all’Islam.

54. I Compagni del Profeta (S) davanti al giudizio della ragione e della storia

Noi crediamo che tra i Compagni del Profeta (S) ci sono state delle grandi personalità che hanno compiuto molti sacrifici dei quali parlano il Corano e molte tradizioni islamiche, ma ciò non significa che dobbiamo considerare tutti loro infallibili e accettare tutte le loro azioni, poiché in molti versetti il Corano (sura Tawbah, Nur e Munafiqin) parla di individui falsi ed ipocriti che solo apparentemente erano Compagni del Profeta (S), ma ai quali il Corano ha rivolto i più severi rimproveri. Alcuni di questi falsi Compagni e seguaci del sommo Profeta (S), dopo la sua dipartita, scatenarono la guerra tra i musulmani e ruppero il patto (bay°at) che avevano stretto con Ali, il Principe dei Credenti, Imam e califfo della loro epoca, e causarono lo spargimento di sangue di decine di migliaia di musulmani. Possiamo forse considerare tali persone pure ed integre?!

Come si possono considerare innocenti e giuste entrambi le fazioni di una guerra (come quella di Siffin e Jamal)?! Ciò è una contraddizione inammissibile. Per noi è difficile accettare la teoria di coloro che credono in questo caso sufficiente l’uso dell’ijtihad. Costoro affermano che una delle due parti aveva torto ma siccome entrambe avevano agito seguendo il proprio ijtihad, davanti a Dio saranno entrambi giustificati e pure ricompensati!!! Noi non possiamo assolutamente accettare tali pretesti.

Come è possibile giustificare chi si ribella apertamente al Successore del Profeta (S), scatena violente guerre e sparge crudelmente il sangue di un gran numero di musulmani innocenti?!! Se tutto questo è giustificabile solo con la scusa dell’ijtihad, allora è possibile giustificare ogni sorta di crimine.

In parole più chiare, noi crediamo che tutte le persone, persino i Compagni del Profeta (S), sono vincolati alle loro azioni e il principio coranico“Presso Allah, il più nobile di voi è il più timorato di voi”15 vale anche per loro. Dobbiamo perciò chiarire la loro posizione valutando le loro azioni, così da poter avere un giudizio razionale e logico su tutti loro. Tra di essi consideriamo come probi e rispettiamo coloro che al tempo del Profeta (S) furono tra i Compagni sinceri e anche dopo la sua morte difesero l’Islam e rimasero fedeli al loro patto con il Principe dei Credenti Ali (A) ed il Corano.

Detestiamo invece coloro che anche al tempo del Profeta (S) erano tra i falsi e gli ipocriti, e ferirono il suo cuore con le loro azioni, e dopo la sua morte deviarono, daneggiarono l’Islam e i musulmani. Il glorioso Corano dice: “Non troverai alcuno, tra la gente che crede in Allah e nell'Ultimo Giorno, che sia amico di coloro che si oppongono ad Allah e al Suo Inviato, fossero anche i loro padri, i loro figli, i loro fratelli o appartenessero ai loro parenti. Egli ha impresso la fede nei loro cuori e li ha rafforzati con uno spirito proveniente da Lui.16

Coloro che hanno molestato il Profeta (S) durante la sua vita o dopo la sua morte, non sono degni di lode per noi.

Al contrario, alcuni dei Compagni del Profeta (S) fecero dei grandi sacrifici per il progresso dell’Islam, e perciò sono particolarmente elogiati da Dio. Anche quelli che sono venuti dopo di loro o che verranno in futuro, fino alla fine del mondo, se continueranno l’opera dei sinceri e devoti Compagni del sommo Profeta (S), saranno anch’essi degni di ogni elogio: “Allah Si è compiaciuto dell'avanguardia degli Emigrati e degli Ausiliari e di coloro che li hanno seguiti fedelmente, ed essi sono compiaciuti di Lui”17

Questo era l’essenza del nostro credo sui Compagni del Profeta (S).

55. Le scienze degli Imam dell’Ahl-ul-Bayt (S) derivano dal Profeta (S)

Considerando l’ordine del Profeta (S) e le salde tradizioni riguardo all’attenersi al Corano e all’Ahl-ul-Bayt (A) per non perdere la via della salvezza, e considerando altresì il fatto che noi crediamo che gli Imam dell’Ahl-ul-Bayt (A) sono infallibili, ebbene, in considerazione di ciò, noi crediamo che la loro parola, le loro azioni ed il loro tacito assenso sono fonti del nostro fiqh18 dopo il Corano e la sunna del Profeta (S).

Valutando attentamente le numerose e attendibili tradizioni narrate dall’Ahl-ul-Bayt (A) si scopre che tutto ciò che essi dicono lo narrano dai loro padri che a loro volta lo narrano dal Profeta (S), quindi le loro tradizioni in realtà sono quelle del Profeta (S), ed è noto che le tradizioni del Profeta (S) tramandate da narratori affidabili, sono accettate da tutti i sapienti islamici.

L’Imam Muhammad al-Baqir (A) disse a Jabir (uno dei suoi fedeli compagni): “O Jabir, se noi raccontassimo un hadith arbitrariamente e d’impulso, saremmo dei perduti! Ciò che vi raccontiamo sono degli ahadith che abbiamo raccolto per voi come un tesoro dal Profeta (S)”

In un altro hadith dall’Imam Ja°far ibn Muhammad as-Sadiq (A) leggiamo: “Una persona fece una domanda all’Imam ed egli rispose, dopodiché quella persona iniziò a discutere per cambiare l’opinione dell’Imam, allora egli disse: “Abbandona queste parole! Ogni risposta che ti ho dato proviene dal Messaggero di Allah (S)” [quindi non c’è spazio per discutere]”19

Noi abbiamo diverse fonti affidabili di hadith come il Kafi, Tahzib, l’Istibsar, il Man la Yahzuruh-ul-Faqih e altri libri, ma è importante ricordare che l’affidabilità di questi libri non significa che ogni tradizione contenuta in essi è per noi necessariamente accettabile! Accanto a queste fonti abbiamo anche i libri di rijal20, nei quali sono stati chiariti i dati di tutti i narratori della catena di un hadith, perciò noi accettiamo solamente le tradizioni delle quali l’intera catena di narrazione sia composta da persone affidabili e conosciute.

Oltre questo, è possibile che ci siano delle tradizioni tramandate da narratori attendibili, ma che sono state messe da parte dai nostri sapienti perché hanno trovato altri difetti in esse. Queste tradizioni vengono chiamate “mu°raz °anha21 e secondo noi non sono attendibili.

Con ciò mettiamo in evidenza che coloro che per conoscere il nostro credo si basano solo su narrazioni riportate in alcuni libri senza averne verificato la fonte non stanno di certo percorrendo la strada giusta.

Alcune note scuole dell’Islam usano dei libri chiamati “Sihāh”22 nei quali l’attendibilità delle tradizioni sarebbe garantita dall’autore del libro, ed è confermata pure dagli altri. Per noi sciiti, invece, i libri affidabili di hadith non hanno questo valore anche se i loro autori vengono considerati persone autorevoli e affidabili, perchè tuttavia l’attendibilità delle fonti delle tradizioni di questi libri è subordinata alla verifica dei narratori nei libri di rijal.

Rifellettendo sull’argomento sopra menzionato si potrebbe trovare la risposta a molte domande esistenti sulla dottrina sciita, mentre al contrario, trascuandolo, si commettono tanti errori nella conoscenza dei nostri articoli di fede.

Ad ogni modo, le tradizioni dei dodici Imam dell’Ahl-ul-Bayt, dopo il Sacro Corano e la Sunnah del Profeta (S), sono attendibili a patto che la loro origine sia accertata con metodi sicuri.

  • 1. - Corano, At-Tawba: 119.
  • 2. - Fakhriddin Razi, dopo molte spiegazioni su questo versetto, dice: “Questo versetto dimostra che tutti possono sbagliare, quindi bisogna seguire una persona che sia infallibile, e questi infallibili sono coloro che Iddio chiama “Sinceri”. Quindi questo versetto afferma che è doveroso per ogni persona “jayiz-ul-khata” (fallibile) seguire una guida “ma’sum” (infallibile) affinché quest’ultima le impedisca di cadere nell’errore. Questo significato vale per tutti i tempi e non si limita ad un’epoca particolare e perciò indica che in ogni epoca e in ogni periodo c’è una guida ma’sum” [Tafsir al-Kabir, vol. XVI, pag. 221].
  • 3. - Corano, Al-Baqara: 124.
  • 4. - Sahih Muslim, vol. IV, pag. 1873.
  • 5. - Sahih Tirmidhi, vol. V, pag. 662.
  • 6. - Sunan Ad-Darimi, vol. II, pag. 432.
  • 7. - Khasaa’is, Nasaa’i, pag. 20.
  • 8. - Musnad Ahmad, vol. V, pag. 182 e Kanz-ul-Amal, vol. I, pag. 185
  • 9. - Quraysh: la tribù a cui apparteneva il Profeta dell’Islam (S).
  • 10. - Questo hadith è stato riportato nel Sahih Muslim, vol. III, pag. 1453 narrato da Jabir ibni Thamara e negli altri libri sopra menzionati con lievi differenze (Sahih Bukhari, vol. III, pag. 101- Sahih Tirmidhi, vol. IV, pag. 501- Sahih abi Dawud, vol. IV, Kitab Al-Mahdi).
  • 11. - Questo hadith è stato narrato per diverse vie dal Profeta (S). Il numero dei narratori raggiunge i 194, 110 fra i compagni del Profeta e 84 dei tabi°in (coloro che hanno conosciuto uno o più compagni del Profeta ma non hanno conosciuto personalmente il Profeta), ed è stato riportato in 360 libri conosciuti dell’Islam, che per brevità evitiamo di citare. Per avere più informazioni potete consultare il libro Payame Qoran, vol. 9, da pag. 181 in poi.
  • 12. - Corano, Ash-Shu°ara: 214.
  • 13. - Kamil ibni Athir, vol. II, pag. 63 – Con una lieve variazione nel Musnad di Hanbal, vol. I, pag. 11.
  • 14. - Questo hadith è stato riportato dal Bukhari nella quinta sezione del suo Sahih, pag. 11, capitolo “Maraz-un-Nabi”, ma il Muslim lo riporta più chiaramente nel suo Sahih, vol. III, pag. 1259.
  • 15. - Corano, Al-Hujurat: 13.
  • 16. - Corano, Al-Mujadala: 22.
  • 17. - Corano, At-Tawba: 100.
  • 18. - Il “Fiqh” è la scienza che si occupa della deduzione delle leggi e delle norme islamiche dalle relative fonti.
  • 19. - Usul al-Kafi, vol. I, pag. 58, Hadith 121.
  • 20. - Libri di Rijal: i libri nei quali si studia l’attendibilità e l’affidabilità dei narratori di hadith.
  • 21. - [N.d.t.]مُعرَض عَنها
  • 22. - Sihāh pl. di Sahih: lett. Giusto; nella terminologia religiosa viene così definito ognuno dei sei libri di hadith delle scuole sunnite famosi come “Sihah al-Sittah” che sono: 1-Sahih Bukhari, 2-Sahih Muslim, 3-Sahih Tirmidhi, 4-Sunan Abi Dawud, 5-Sunan Nasaa’i, 6-Sunan Ibn Majah.