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Parte Sesta: Argomenti vari

Oltre ciò che abbiamo detto nelle precedenti sezioni, che definiscono i principi del nostro credo, in esso vi sono anche altre caratteristiche che tratteremo di seguito.

56. La conoscenza innata del bene e del male

Noi crediamo che l’intelletto umano riconosce il bene e il male di molte cose grazie alla conoscenza innata che Iddio gli ha donato. Quindi, anche prima della rivelazione delle leggi divine, il valore positivo di molte questioni come la giustizia, la beneficenza, la sincerità, il coraggio e la generosità, e il valore negativo della menzogna, del tradimento, dell’avariza ecc. erano tutti concetti che l’intelletto umano era in grado di conoscere, ma dal momento che l’intelletto non è in grado di distinguere il bene e il male di tutte le cose, e dato che la conoscenza dell’uomo è comunque limitata, sono state rivelate le religione divine e i Libri celesti, e sono stati incaricati dei Profeti da parte di Dio per ricordare queste cognizioni innate e per illuminare quegli aspetti oscuri della verità che la ragione umana non è in grado di scoprire da sola.

Se negassimo completamente l’indipendenza dell’intelletto nel conoscere la verità, le questioni come l’unicità e la cognizione di Dio, la missione dei profeti e le religioni divine perderebbo senso, poiché l’esistenza di Dio e la necessità della missione dei Profeti è dimostrabile solo tramite la logica e l’intelletto. Le regole della Sharia possono essere accettate solo se i principi dell’unicità di Dio e della missione dei Profeti sono stati precedentemente dimostrati con rigorosa argomentazione logica.

57. La giustizia divina

Noi crediamo nella giustizia divina e affermiamo che è impossibile che Iddio commetta qualche ingiustizia verso i Suoi servi, che castighi o perdoni qualcuno senza motivo, che non mantenga le Sue promesse, che scelga un peccatore e disonesto come profeta e gli permetta di compiere dei miracoli, ed è altresì impossibile che Iddio lasci i Suoi servi, creati per raggiungere la perfezione, senza una guida, poiché tutte queste azioni sono malvagie ed indegne e quindi non attribuibili al Creatore Sublime.

58. La libertà dell’uomo

Noi crediamo che Iddio ha creato l’essere umano libero e quindi le sue azioni derivano dal suo libero arbitrio. Se fosse altrimenti, cioè se credessimo che l’uomo è costretto nelle sue azioni, allora il castigo dei cattivi sarebbe un’ingiustizia palese, e ricompensare i bravi sarebbe cosa inutile e senza motivo, ed è impossibile attribuire una simile cosa al Signore Eccelso.

In breve, accettare la facoltà di distinguere il bene dal male e l’indipendenza dell’intelletto umano nel comprendere molte realtà, è la base della religione, della Shari°a e della fede nella profezia e nei Libri celesti. Ma come è stato già spiegato, la ragione umana è limitata, e non è sufficiente a raggiungere la beatitudine e la perfezione: per questo motivo vi è bisogno dei Profeti e dei Libri celesti.

59. Una delle fonti del fiqh è la prova logica

Noi crediamo che una delle principali fonti del fiqh è la prova logica, con la quale riusciamo a comprendere perfettamente e innegabilmente la realtà di una cosa e quindi giudicarla. Per esempio, se per ipotesi nel Corano e nella Sunna non fosse esistita nessuna prova per l’illiceità della menzogna, dell’oppressione, dell’ingiustizia, del furto, dell’omicidio, della violazione dei diritti altrui ecc. noi, con l’intelletto, avremmo comunque vietato questi atti ed avremmo acquisito la certezza che anche Iddio il Saggio e l’Onnisciente le ha vietate e non ha dato alcun permesso di compierle, e questa sarebbe stata per noi una prova divina.

Nel Corano ci sono numerosi versetti che evidenziano l’importanza dell’intelletto e dell’argomentazione logica e invitano tutti coloro che sono dotati di intelletto sano a studiare i segni di Dio sulla Terra e nel cielo, per poter percorrere il Sentiero del Tawhid:

“In verità, nella creazione dei cieli e della terra e nell'alternarsi della notte e del giorno, ci sono certamente segni per coloro che hanno intelletto”1

Da una parte il Corano presenta lo sviluppo del senno e dell’intelletto umano come il motivo dell’esposizione dei segni di Dio: “Guarda come ripresentiamo continuamente i segni Nostri, affinché comprendano”2

E dall’altra parte il Corano invita tutti gli esseri umani ad utilizzare l’intelletto per distinguere il bene dal male: “Di': “Sono forse uguali il cieco e colui che vede? Non riflettete dunque?”3

E infine considera coloro che non utilizzano gli occhi, le orecchie, la lingua e l’intelletto i peggiori tra gli esseri viventi: “In verità, di fronte a Allah le peggiori creature sono costoro: sordi e muti che non comprendono”4

…e tanti altri versetti.

Come si può allora sottovalutare l’importanza dell’intelletto e della logica nei principi (usul) e nei rami (furu°) dell’Islam?!

60. Altre osservazioni sulla giustizia divina

Come abbiamo già spiegato, noi crediamo nella giustizia divina e crediamo che Iddio non fa mai alcuna ingiustizia ai Suoi servi, poiché l’oppressione è un atto spregevole e il Santo Essere Divino è immune da tutto ciò: “Il tuo Signore non fa torto ad alcuno”5

Alcune persone ricevono poi delle punizioni in questo o nell’altro mondo, solo a causa del torto che fanno a se stesse peccando e commettendo il male: “Non fu Allah ad essere ingiusto con loro, sono loro che lo furono nei loro stessi confronti”6

Non soltanto l’essere umano, ma nessun’altra creatura subisce ingiustizia da parte di Dio: “Allah non vuole alcuna ingiustizia per le creature dell’universo”7

Bisogna ricordare che tutti questi versetti sono solo una conferma del giudizio dell’intelletto a riguardo.

Di conseguenza crediamo che Iddio non ci impone mai un dovere che non abbiamo la capacità di eseguire: “Allah non impone a nessun'anima [un dovere] al di là delle sue capacità”8

61. La filosofia delle calamità

Inoltre, per questo stesso motivo, noi crediamo che le calamità che avvengono in questo mondo (come i terremoti, i cataclismi, le epidemie ecc.), a volte sono castighi divini, come ricorda il sacro Corano a proposito della gente di Lot (A): “Ebbene, quando giunse il Nostro decreto, la mettemmo sottosopra [la terra in cui viveva la gente di Lot], e facemmo piovere su di essa pietre di argilla concentrata”9. A proposito dell’ingrata e ribelle gente di Sabā leggiamo invece: “Si rifiutarono [d’ubbidirCi] e allora inviammo contro di loro l’alluvione distruttrice…”10

Altre volte poi, le catastrofi avvengono per svegliare le coscienze degli uomini e ricondurli alla retta via: “La corruzione è apparsa in terra ed in mare, a causa di ciò che gli uomini hanno fatto; Allah vuole fare gustare loro [le tristi conseguenze di] parte di quello che hanno fatto, nella speranza che ritornino [sui loro passi]?”11. Concludiamo dunque che in questi casi le calamità sono in realtà doni divini [perché salvano l’uomo dal traviamento e dalla perdizione].

Altre disgrazie sono quelle che l’essere umano si procura con le sue stesse mani, e, in altre parole, sono la conseguenza dei suoi errori e della sua ignoranza: “…In verità Allah non cambia ciò che v’è in una gente finché essi non cambiano ciò che v’è in loro stessi…”12

“[Tutto] ciò di buono che ti giunge, [viene] da Allah, e [tutto] ciò di cattivo che ti giunge, [viene] da te stesso…”13

62. Il creato è l’ordine perfetto

Noi crediamo che questo immenso creato è la realizzazione dell’ordine perfetto e il suo ordine è il migliore che può dominare l’universo. Tutto avviene con assoluta precisione e non esiste niente contrario alla verità, alla giustizia e al bene. Tutto il male che vediamo nella società umana è soltanto opera nostra.

Ripetiamo, noi crediamo che la giustizia divina è uno dei fondamenti della concezione islamica del mondo, senza la quale sarebbero minacciati gli altri principi, l’Unicità di Dio, la Profezia e la Resurrezione.

In un hadith dell’Imam Sadiq (A) leggiamo che egli, dopo aver affermato che “Il fondamento della religione è il Tawhid (l’Unicità di Dio) e l’Adl (Giustizia Divina)”, aggiunse: Tawhid è non attribuire a Iddio nulla di ciò che potresti attribuire a te stesso [devi crederLo immune da ogni attributo delle creature], mentre Adl significa invece non attribuire a Iddio alcuna azione per il cui compimento verresti rimproverato”14

63. Le quattro fonti del Fiqh

Le fonti del nostro fiqh, come abbiamo già ricordato, sono quattro:

I) Il Libro di Allah, il sacro Corano, che costituisce la fondamentale prova dei principi e dei precetti dell’Islam.

II) La Sunnaħ del Profeta (S) e dei dodici Infallibili Imam dell’Ahlu-l-Bayt (A).

III) Il Consenso (Ijmaº) dei sapienti e dei fuqaha’15 che riveli il giudizio del Profeta (S) o di uno dei dodici Infallibili Imam (A).

IV) L’Intelletto, e con ciò s’intendono solo le prove logiche certe, quelle invece opinabili, congetturali – come il qiyās (analogia) e l’istihsan16 - non hanno per noi alcun valore in nessuna delle questioni del fiqh. Perciò, ogniqualvolta il faqih, basandosi su delle sue congetture, ritenga qualcosa buono e giusto, quando a dimostrazione del quale non esiste alcun particolare argomento nel Corano e nella Sunnaħ, ebbene, egli non ha il diritto di presentarla come precetto divino. È altresì proibito rifugiarsi nell’analogia, e in prove logiche simili ad essa, al fine di dedurre i precetti della Sharia. Tuttavia, nel caso in cui l’essere umano acquisti certezza assoluta, come la certezza nell’indegnità dell’ingiustizia, della menzogna, del furto e del tradimento, ebbene questo giudizio dell’intelletto è giusto e valido, e in base alla legge “kullu mā ĥakama bi-hi-lºaql, ĥakama bi-hi-š-Sharº”17, è un precetto della Sharia.

In verità noi disponiamo di sufficienti tradizioni del sommo Profeta (S) e dei nobili Imam (A) riguardo alle norme di cui necessitano i credenti nelle questioni cultuali, politiche, economiche e sociali, e non abbiamo alcun bisogno di rifugiarci nelle suddette “prove congetturali”. Noi crediamo che persino per dedurre le norme riguardanti le cosiddette “questioni nuove” (Al-masa’ilu-l-Mustahdisah), ossia quelle che si sono presentate col passare del tempo nella vita degli uomini, e che in passato non esistevano, esistono princìpi e leggi generali nel Corano e nella Sunnah del sommo Profeta (S) e dei nobili Imam (A), che ci rendono indipendenti dalle succitate “prove congetturali”. In altre parole, ricorrendo a queste leggi generali è possibile dedurre le norme delle “questioni nuove”

64. La porta dell’Ijtihad è sempre aperta

Noi crediamo che la porta dell’Ijtihad è aperta su tutte le questioni che attengono la Sharia, e tutti i fuqaha, usando le quattro suddette fonti del fiqh, possono estrarre le regole e metterle a dispozione di coloro che non ne sono capaci, anche se le loro opinioni si differenziano da quelle dei fuhaha passati.

E crediamo che tutti debbano seguire i fuqaha vivi che conoscono bene la società e l’epoca nella quale vivono e, secondo il termine tecnico, facciano “taqlid” con loro, il che è un atto per noi assolutamente assiomatico, e crediamo che per mantenere il fiqh sempre vivo e garantirne la continua crescita, è necessario che la gente faccia taqlid dai sapienti vivi, astenendosi dall’iniziare a fare taqlid dai sapienti defunti.

65. Non esiste alcuna carenza legislativa nell’Islam

Noi crediamo che nell’Islam non esiste alcuna carenza legislativa: in esso esistono cioè tutte le leggi di cui ha bisogno l’essere umano fino al giorno del Giudizio, a volte esposte in modo generico e a volte in modo specifico e dettagliato. Per cui l’Islam non dà ai sapienti religiosi (fuqaha) la facoltà di promulgare leggi, ma essi hanno solo il dovere di dedurre le leggi della Sharia dalle quattro fonti del fiqh e metterle a disposizione di tutti. Tanto è vero che il Corano dice: “Oggi ho reso perfetta la vostra religione, ho completato per voi la Mia grazia e Mi è piaciuto darvi per religione l'Islam”18 Come sarebbe possibile dire che una religione è perfetta se le sue leggi non valessero in tutti i tempi?!

Inoltre in un famoso discorso che il Profeta (S) pronunciò dopo il suo ultimo pellegrinaggio19 leggiamo: “O gente! Vi ho ordinato tutto che vi avvicina al Paradiso e allontana dall’Inferno, e vi ho proibito tutto ciò che vi avvicina all’Inferno e allontana dal Paradiso!”20

In un altro celebre hadith dell’Imam Sadiq (A) leggiamo: “Alì (A) non ha tralasciato niente (dei precetti islamici dettati dal Profeta) ed ha scritto tutto, persino la diyah che bisogna dare per un piccolo graffio fatto ad una persona!”21

Detto ciò, non rimane nessuno spazio per le prove congetturali, il qiyās (analogia) e l’istihsan.

66. La filosofia della Taqiyah

Noi crediamo che quando ci si trova tra persone fanatiche, testarde e irrazionali, dove se si esprimono le proprie idee si mette a rischio la propria vita senza ottenere alcun risultato, ebbene, in questo caso bisogna nascondere il proprio credo e non sacrificare inutilmente la propria vita. Questo modo di comportarsi si chiama “Taqiyah”, e ci viene dettato da due versetti coranici e dal sano intelletto.

Il glorioso Corano, riguardo ad una persona credente della corte del Faraone, dice: “Un credente che apparteneva alla famiglia di Faraone e che celava la sua fede, disse: “Uccidereste un uomo [solo] perché ha detto: "Allah è il mio Signore" e [nonostante sia] giunto a voi con prove provenienti dal vostro Signore?”22

La frase “celava la sua fede” afferma il precetto della taqiyah. Era forse ragionevole che quell’uomo credente rivelasse la sua fede e perdesse la sua vita senza poter fare niente di utile?

Poi, riguardo ad alcuni combattenti dei primordi dell’Islam, catturati per mano dei miscredenti, Iddio ordina la taqiyah, dicendo: “I credenti non si alleino con i miscredenti, preferendoli ai fedeli. Chi fa ciò contraddice la religione di Allah, a meno che temiate qualche male da parte loro”23

Quindi la Taqiyah vuol dire nascondere il proprio credo ed è limitata esclusivamente alle situazioni in cui la vita o gli averi di una persona sono in pericolo da parte di nemici malvagi e fanatici, senza poter ottenere qualche risultato facendone sacrificio. In questi casi non si deve mettere a repentaglio inutilmente delle vite e perdere le forze, ma bisogna proteggerle per il momento giusto. Per questo motivo l’Imam Sadiq (A) dice: “La Taqiyah è lo scudo del credente”24

L’espressione “scudo” è un’espressione alquanto sottile, e dimostra che la Taqiyah in realtà è una protezione contro i nemici.

La storia della taqiyah di Ammar ibn Yasir davanti ai politeisti e la conferma del Profeta (S) è piuttosto conosciuta.25

Mimetizzare i soldati e le armi nei campi di battaglia, nascondere i segreti di guerra dai nemici ecc. sono tutti una specie di Taqiyah, e concludendo la Taqiyah significa “celare” dove “palesare” provoca seri pericoli senza nessun beneficio. Questo è un precetto dettato dal sano intelletto e dalla vera religione, il quale viene praticato al momento adatto non solo dagli sciiti ma da tutti i musulmani, anzi da tutte le persone assennate del mondo.

Tuttavia è strano che alcuni pensino che credere nella Taqiyah sia una caratteristica peculiare degli sciiti, e ricordino questo precetto divino come uno dei comuni difetti della dottrina sciita, mentre la questione è alquanto palese ed è confermata sia dal Corano, sia dalle tradizioni islamiche e dalla Sunnah del Profeta (S) e sia dal sano intelletto.

67. Quando è proibito fare Taqiyaħ?

Noi crediamo che la ragione fondamentale di questo malinteso risiede nella scarsa conoscenza degli articoli della dottrina sciita, oppure nel fatto che vengono appresi dai nemici della Shi°a, e crediamo che la trattazione esposta nel paragrafo precedente abbia spiegato esaurientemente la questione.

Non è però possibile negare che in alcuni casi sia proibito fare Taqiyah, cioè nei casi in cui l’Islam, il Corano o il governo islamico siano minacciati da serio pericolo; in questi casi il credente deve manifestare la propria fede, anche se ciò mettesse in pericolo la sua vita.

Noi crediamo che la sollevazione dell’Imam Husayn (A), nel giorno di °Ashura, a Karbala, perseguiva esattamente questo scopo, poiché i tiranni capi di governo dell’empia dinastia degli omayyadi avevano messo in serio pericolo l’Islam; la sollevazione dell’Imam Husayn (A) sventò le loro trame ed allontanò il pericolo.

68. Il culto islamico

Noi crediamo in tutti gli atti di culto prescritti dal Sacro Corano e dalla Sunnah, come le cinque preghiere rituali quotidiane – che sono la più importante relazione delle creature con il Creatore – e il digiuno del benedetto mese di Ramadan, che è il migliore mezzo per rinforzare la fede, purificare l’anima, accrescere il timor di Dio e combattere le passioni.

Noi consideriamo il pellegrinaggio alla Casa di Dio, lo Hajj (efficace mezzo in grado di accrescere il timor di Dio, rinforzare i legami affettivi fra i credenti e donare gloria ed onore al popolo musulmano), un dovere per tutti i credenti che ne hanno la possibilità, da compiere almeno una volta nel corso della loro vita. Consideriamo altresì precetti quali la zakah, il khums, l’ordinare il bene e il vietare il male, e il jihad contro i nemici che combattono l’Islam e i musulmani, degli innegabili doveri, anche se nei dettagli esistono alcune differenze fra la nostra e le altre scuole dell’Islam, differenze che del resto esistono anche all’interno delle quattro scuole sunnite nella deduzione ed esposizione delle norme relative agli atti di culto e alle altre questioni.

69. Congiungere le preghiere quotidiane

Noi crediamo che non ci sono problemi nel congiungere le due preghiere del mezzogiorno e del pomeriggio o quelle del tramonto e della sera (anche se riteniamo che sia meglio realizzarle separatamente) e crediamo che il permesso di congiungere le preghiere è stato concesso dal Profeta (S) alle persone che hanno difficoltà [ad eseguirle separatamente].

Il Sahih del Tirmidhi narra, attraverso Ibn Abbas, la seguente tradizione: “Il Profeta (S) nella città di Medina ha congiunto la Preghiera del mezzogiorno con quella del pomeriggio mentre non c’era alcun pericolo né pioveva. Chiesero ad Ibn Abbas: “Quale era allora l’intenzione del Profeta nel fare ciò?” Disse: “Affinché la gente non si affatichi (possa cioè giovarsi di questa licenza quando eseguire le preghiere separatamente crea qualche disagio o fatica)”26

Specialmente nei nostri tempi in cui la vita sociale, soprattutto nelle fabbriche e negli altri centri industriali attivi, ha preso una forma complessa, e l’attenersi ai cinque tempi della Preghiera ha portato alcuni a tralasciarla completamente, questa licenza concessa dal Profeta (S) può indurre la gente a una maggiore costanza nell’eseguirla.

70. La sajdah (prosternazione) sulla terra

Noi crediamo che al momento della sajdah (prosternazione) bisogna appoggiare la fronte sulla terra o sulle altre sue componenti o su qualsiasi cosa che cresce dalla terra come le foglie e il legno degli alberi e tutte le piante ad eccezione di quelle commestibili o con le quali si possono fare indumenti e prodotti tessili.

Per questo motivo consideriamo invalido fare sajdah sui tappeti e preferiamo la terra a qualsiasi altra cosa; è per questo motivo che molti sciiti, per facilità, portano sempre con sé un pezzo di terra pura consolidata, sulla quale eseguono la sajdah durante la Preghiera.

La nostra prova in questo caso è un hadith del Profeta (S) che dice:

{ جُعِلَت لِيَ الأرضُ مَسجِداً وَطَهوراً }

La terra per me è stata resa luogo di
prosternazione e di purificazione”,

nel quale noi crediamo che il termine “masjid” significa il luogo di prosternazione [che è il senso letterale del termine].

Questo hadith è stato riportato dalla maggior parte dei Sihah sunniti e altri libri.

È possibile che alcuni affermino che il termine “masjid” qui non indichi il “luogo di prosternazione” ma “luogo di preghiera” e sia rivolto ad alcuni che pregavano solo in un luogo specifico. Ma dato che in questo hadith si usa anche il termine “tahur”, cioè la terra che si utilizza per il tayammum, è chiaro che intenda il luogo di prosternazione, cioè la terra che è sia “tahur” (purificante) che “masjid” (luogo di sajdah, cioè di prosternazione).

71. Del fare visita alle tombe dei Profeti e degli Imam

Noi crediamo che far visita alla tomba del Profeta (S), degli Imam dell’Ahl-ul-Bayt (A), dei sapienti e dei martiri caduti sulla via di Dio, è un atto assai meritorio.

Nei libri dei sapienti sunniti esistono numerose tradizioni sulla visita alla tomba del Profeta (S), ed esistono hadith altrettanto numerosi anche nei libri degli sciiti, a tal punto che, se raccolte, insieme potrebbero comporre un libro.

In tutta la storia, tutti i grandi sapienti dell’Islam e la gente di ogni rango hanno dato particolare importanza a questo atto. Ci sono numerosissimi libri pieni di racconti sui pellegrini del mausoleo del Profeta (S) o di altre grandi personalità, e in breve si può dire che tutti i musulmani concordano su tale questione.

È evidente che non bisogna confondere il pellegrinaggio con l’adorazione. L’atto di adorazione è riservato solo a Iddio. Noi ci rechiamo in pellegrinaggio solo con l’intenzione di onorare e rendere omaggio alle grandi personalità dell’Islam e chiedere la loro intercessione presso Iddio. Nelle tradizioni leggiamo che persino il Profeta (S) ogni tanto si recava al cimitero di Baqi° a far visita alle tombe dei defunti, ed inviava loro i suoi saluti.27

Perciò nessuno deve o può negare la legittimità di questo atto dal punto di vista islamico.

72. I riti di lutto

Noi crediamo che la questione dell’esecuzione dei riti e delle cerimonie di lutto per i martiri dell’Islam, soprattutto per i santi Martiri di Karbalà, contribuisce a mantenere viva la loro memoria, e ci ricorda i nobili sacrifici che essi hanno compiuto per difendere e preservare l’Islam. È per questo motivo che in alcuni giorni dell’anno, soprattutto nel periodo di Ashurà (prima decade del mese lunare di Muharram) – in cui si celebra l’anniversario del martirio dell’Imam Husayn Ibni Ali Ibni Abi Talib (pace su di loro), Signore dei Giovani del Paradiso28, figlio del Principe dei Credenti, Alì (pace su di lui), e della purissima figlia del sommo Profeta (S), Fatima al-Zahra (pace su di lei) – celebriamo i riti di lutto, ricordiamo la storia della vita dei grandi martiri dell’Islam (pace su di loro), esaminiamo i loro atti di valore, parliamo dei loro nobili obiettivi, e chiediamo a Iddio di benedire le loro purissime anime.

Noi crediamo che i Banu Umayyah avevano costituito un governo assai pericoloso, avevano alterato molti degli elementi della sacra Sunnah del santo Profeta dell’Islam (S) e cercavano in ogni modo di distruggere i valori islamici.

L’Imam Husayn (A), nell’anno 61 dell’Egira lunare, insorse contro Yazid (L), che era un uomo assai malvagio, profondamente incline al male, irresponsabile, estremamente empio, e che purtroppo deteneva il potere e governava la nazione islamica. Nonostante questo santo Imam (A) sia stato martirizzato assieme a tutti i suoi compagni, in Iraq, a Karbalà, e la sua famiglia sia stata fatta prigioniera, ebbene, nonostante ciò il loro sangue infiammò il cuore dei musulmani: la gente si sollevò contro i Banu Umayyah, vi furono insurrezioni a catena, che inflissero duri colpi a quest’empia, immonda e tiranna dinastia, e ne causarono la caduta.

È interessante sapere che tutte queste insurrezioni erano accompagnate da motti quali “Ar-ridhā li-Aali Muhammad!” (Compiacere la Famiglia di Muĥammad!) e “Ya la-thārāti-l-Husayn!” (Venite ad uccidere gli uccisori di Husayn!), e alcuni di questi motti continuarono ad esistere persino fino all’epoca dei dispotici governi della dinastia degli Abbasidi.29

Oggi, per noi sciiti imamiti, la questione della sanguinosa insurrezione dell’Imam Husayn (A) è un perfetto modello e un completo programma di resistenza ed opposizione ad ogni forma di tirannia ed iniquità. I motti “Hayhāt minna-zh-zhillah” (Lungi da noi la viltà!) e “Inna-l-hayāta ºaqidat-un wa jihād” (In verità la vita è fede e jihād), presi dalla sanguinosa storia di Karbalà, ci hanno sempre aiutato a resistere ai governi iniqui; l’esempio del Signore dei Martiri, l’Imam Husayn (A), e dei suoi fedeli compagni, ci ha sempre aiutato a combattere e sconfiggere gli empi e i tiranni (in Iran, durante la Rivoluzione Islamica, questi sacri motti si udivano dovunque).

In breve, onorare la memoria dei martiri dell’Islam – soprattutto quella dei Martiri di Karbalàcontribuisce a vivificare in noi virtù quali coraggio ed abnegazione, ci incoraggia a sacrificarci per la fede, per la causa divina, e ci dà un’importante lezione per poter sempre vivere dignitosamente e non sottometterci mai agli empi ed ai tiranni. Sono queste alcune delle ragioni della necessità di onorare e mantenere viva la memoria dei santi martiri dell’Islam, e di celebrare ogni anno i tradizionali riti di lutto islamico.

È possibile che taluni non sappiano cosa facciamo noi durante le cerimonie di lutto islamico, o non comprendano lo spirito con il quale noi eseguiamo questi riti e considerino questi riti relativi ad un particolare evento storico. Tuttavia noi conosciamo bene l’effetto di questo evento sulla nostra storia di ieri, di oggi e di domani.

Tutte le celebri opere di storia dell’Islam ricordano le cerimonie e i riti di lutto eseguiti dal sommo Profeta (S) e dai musulmani per il martirio di Hamza (zio paterno del Profeta) dopo la battaglia di Uhud. Un giorno il santo Messaggero di Allah (S), passando davanti alla casa di uno degli Ansar, sentì pianti, lamenti e trenodie. I suoi occhi si riempirono di lacrime e bagnarono il suo benedetto viso; disse: “Nessuno però è in lutto per Hamza”. Saºd Bin Maºaaz udì queste parole, e si recò da un gruppo della tribù dei Banu ºAbdi-l’Ašhal, e ordinò alle loro donne di andare a casa di Hamzah, e piangere e celebrare cerimonie e riti di lutto per il suo martirio.30

È ovvio che ciò non riguarda esclusivamente il nobile Hamzah (pace su di lui), ma è un dovere nei confronti di tutti i martiri dell’Islam; è necessario mantenere viva la loro memoria per l’attuale generazione e per quelle future, facendo così costantemente scorrere sangue nuovo nelle vene delle genti mussulmane. Casualmente, stiamo scrivendo queste righe nel giorno di Ashurà (decimo giorno del sacro mese di muharram) dell’anno 1417 dell’Egira lunare.

Oggi tutto il mondo sciita è dominato da un immenso fervore, ed è in lutto, e piange per il martirio dell’Imam Husayn (A). Grandi e piccoli indossano vestiti neri in segno di lutto, e tutti partecipano alle cerimonie e ai riti per la celebrazione dell’anniversario del martirio dell’Imam Husayn (A) e dei nobili martiri di Karbalà (pace su di loro). Oggi, le menti e le coscienze dei credenti sono così vive e deste, che se fossero chiamati a combattere contro i nemici dell’Islam, si presenterebbero tutti in campo di battaglia con le armi in pugno, e sarebbero pronti a compiere ogni sorta di sacrificio per la causa divina. In queste ore nelle vene dei credenti scorre sangue di martirio, ed è come se fossero a Karbalà, al cospetto dell’Imam Husayn (A) e dei suoi fedeli compagni, in campo di battaglia.

Le significative poesie recitate in queste cerimonie sono piene di poderosi motti contro la prepotenza, l’arroganza, la tirannia, e di esortazioni a non arrendersi mai dinanzi all’oppressione e all’ingiustizia, e a preferire una dignitosa morte ad una vile sopravvivenza.

Noi crediamo che tutto ciò è un immenso patrimonio spirituale, che deve essere custodito e usato per mantenere vivo l’Islam, la fede e il timor di Dio.

73. ll matrimonio a termine

Noi crediamo che il matrimonio temporaneo è un atto legittimo, noto nel fiqh islamico col nome di Mut°ah. Ci sono dunque due forme di matrimonio, quello permanente cioè a tempo illimitato, e quello temporaneo, la cui durata dipende dall’accordo stabilito da parte dei coniugi.

Questo tipo di matrimonio è simile a quello permanente in tanti aspetti, quali il dono nuziale, le leggi riguardanti i figli nati da esso, il rispetto della °iddah [periodo di tempo] dopo la conclusione del matrimonio [durante il quale la donna non può contrarre matrimonio], ed altri aspetti. In breve, la mut°ah è un vero e proprio matrimonio con tutte le sue caratteristiche.

Ci sono però anche delle differenze tra il matrimonio permanente e quello a termine, per esempio nel mut°ah il marito non ha il dovere di pagare la nafaqah [gli alimenti] a sua moglie, oppure i coniugi non hanno il diritto di eredità l’uno dall’altro (mentre i figli divengono eredi di ambedue i genitori e gli uni degli altri).

In ogni caso noi abbiamo estratto questa legge dal Sacro Corano, che dice: “Pagate il dono nuziale delle donne con cui avete fatto mut°ah31

Molti dei grandi esegeti del Corano e narratori delle tradizioni islamiche hanno affermato che questo versetto riguarda il matrimonio a termine.

Nel tafsir del Tabari ci sono numerose tradizioni che spiegano questo versetto e dimostrano che esso riguarda il matrimonio a termine. Molti dei Compagni del Profeta (S) hanno altresì attestato che questo versetto si riferisce al matrimonio a termine.32

Anche nel tafsir al-Durr-ul-Manthur e nel Sunan del Beyhaqi esistono molte tradizioni su questo argomento.33 Nel Sahih del Bukhari e nel Musnad di Ahmad e nel Sahih del Muslim, e molti altri libri, ci sono delle tradizioni che dimostrano che il matrimonio a termine esisteva e veniva praticato nell’epoca del Santo Profeta (S), sebbene esistano anche tradizioni che lo contrastano.34

Alcuni degli esperti di fiqh sunniti affermano che nel tempo del Santo Profeta (S) si praticava il matrimonio temporaneo ma successivamente questa legge venne bandita, mentre alcuni altri affermano che questa legge era valida fino alla fine della vita del Profeta (S) dopodiché Umar la bandì, e questo hadith ne è una chiara conferma: “Esistevano due mut°ah nel tempo del Messaggero di Dio ma io ve le proibisco e punisco chi le pratica: la mut°ah delle donne e la mut°ah dello Hajj (che è un particolare tipo di hajj)”35

Non c’è dubbio che fra i narratori di hadith sunniti esistono notevoli divergenze su questo precetto come del resto anche su altri. Alcuni di loro credono che la mut°ah sia stata bandita all’epoca del Profeta (S), alcuni altri credono invece che fu il secondo califfo sunnita Umar a proibirla ed un piccolo gruppo la nega completamente. I sapienti sciiti invece credono unanimemente nella legittimità di questo precetto, e ribadiscono che questa legge non è stata affatto bandita al tempo del Profeta (S), e che dopo di lui nessuno aveva ed ha il diritto di proibirla!

Noi crediamo che il matrimonio a termine, a patto che non se ne abusi, è in grado di rispondere a una parte delle esigenze sociali dei giovani che non hanno la possibilità di sposarsi, o di quelle persone che per motivi di lavoro o di studio o per altri motivi, sono costretti ad allontanarsi dalla loro famiglia per lunghi periodi; vietando il matrimonio a termine a queste persone si apre loro la via della corruzione, soprattutto in un’epoca come la nostra in cui, per diversi motivi, l’età media del matrimonio è aumentata, ed esistono innumerevoli tentazioni. Se chiudiamo dunque questa via, apriamo quella della corruzione e del peccato!

Ripetiamo un’altra volta che noi siamo fortemente contrari a ogni tipo di abuso di questa norma islamica, non tolleriamo che gente depravata faccia di questo sacro precetto un mezzo di divertimento e trascini le donne al vizio. Tuttavia, non bisogna abolire una legge così importante con la scusa che alcuni dissoluti se ne approfittano, bisogna piuttosto darsi da fare per fermare l’abuso.

74. La storia della Shia

Noi crediamo che l’origine della Shia risalga al tempo del Profeta (S) e alle sue sacre parole, ed abbiamo anche delle chiare prove a dimostrazione di ciò.

Molti degli esegeti del Corano hanno narrato delle tradizioni del sommo Profeta (S) in cui egli afferma che il versetto: “Quelli che invece credono e compiono il bene sono i migliori di tutta la creazione”36, si riferisce al santo Alì (A) e ai suoi seguaci.

Per esempio il famoso esegeta del Corano Suyuti nel al-Durr-ul-Manthur racconta che Ibni °Asakir narra che Jabir Ibni Abdullah racconta: “Eravamo in presenza del Santo Profeta (S) quando Alì (A) venne verso di noi. Quando lo sguardo del Profeta (S) cadde su di lui disse: “Giuro su Colui nelle mani del Quale vi è la mia vita che lui [Alì] e i suoi seguaci saranno i beati nel Giorno della Resurrezione”, e poi venne rivelato il versetto: “Quelli che invece credono e compiono il bene sono i migliori di tutta la creazione.” Da quel momento in poi quando arrivava Alì (A), i Compagni del Profeta (S) dicevano: “È arrivato il migliore di tutta la creazione!”37

Questo racconto è stato narrato con lievi differenze anche da Ibni Abbas, Abu Barzah, Ibni Marduya e Atyyia °Awfi.38

Vediamo quindi che la scelta del nome Shia (seguaci) per indicare coloro che seguivano Alì (A) è nata dal Santo Profeta (S) e nella sua epoca, non in quella dei Califfi o dei Safavidi.

Noi, nonostante rispettiamo le altre scuole dell’Islam, preghiamo in congregazione con loro e facciamo lo Hajj nello stesso luogo e nello stesso periodo e collaboriamo insieme per gli obiettivi comuni dell’Islam, crediamo che i seguaci di Alì (A) hanno delle caratteristiche speciali e godevano di una particolare attenzione da parte del Profeta (S) e per questo motivo abbiamo scelto di seguire questa scuola.

Alcuni dei nemici della Shia cercano di insinuare un legame tra questa scuola e Abdullah ibn Saba, e ripetono la menzogna secondo la quale gli sciiti sono seguaci di Abdullah ibn Saba, che era di origine ebraica e poi si convertì all’Islam! Questa affermazione è assai strana poiché la ricerca fatta su tutti i libri sciiti dimostra che i seguaci di questa scuola non hanno il minimo interesse verso questa persona, ma al contrario, in tutti i libri di rijal della Shia Abdullah ibn Saba viene prensentato come un uomo deviato e traviato e secondo alcune nostre tradizioni, l’Imam Alì (A) lo condannò a morte a causa della sua eresia.39

Oltre a ciò, alcuni ricercatori credono che si tratti di una figura immaginaria e che non sia mai esistito per poter essere il fondatore della scuola sciita40 e anche facendo l’ipotesi che sia davvero esistito, secondo noi era comunque, come abbiamo detto, un uomo deviato e traviato.

75. La geografia della Shia

È importante sapere che il centro della Shia non è sempre stato l’Iran e già dai primi secoli della storia dell’Islam ebbe tanti centri in diversi luoghi come Kufa, lo Yemen e persino a Medina e a Damasco dove, nonostante la propaganda anti-sciita degli Umayyadi, erano presenti numerosi centri sciiti, sebbene non raggiungessero l’estensione dei centri sciiti iracheni.

Anche nel vasto territorio d’Egitto erano sempre presenti dei gruppi scitti e persino nel periodo della dinastia dei Fatimidi il governo d’Egitto era in mano ad alcuni sciiti.41

Adesso, numerosi gruppi di sciiti vivono in diversi paesi in tutto il mondo, tra i quali l’Arabia Saudita, in cui una cospicua presenza di sciiti è presente nella zona Sharqiyyah ed ha buoni rapporti con altre scuole islamiche nonostante i tentativi dei nemici che cercano sempre di coltivare l’odio, l’inimicizia, la diffidenza e la tensione tra i musulmani e di accendere il fuoco della guerra e del conflitto al fine di indebolire entrambi i gruppi.

Una delle speranze dei nemici dell’Islam per indebolire i musulmani e rallentare il loro progresso è creare conflitti religiosi e tener impegnati i musulmani tra di loro, soprattutto ora che l’Islam è diventato una grande potenza mondiale, e si è sollevato contro l’Oriente e l’Occidente materialista, invitando verso di sè la gente stanca e delusa dalle culture materialiste. Se tutti i musulmani seguaci delle diverse scuole saranno svegli e perspicaci potranno neutralizzare questo pericoloso complotto.

Bisogna dire che anche la Shia, come la scuola Sunnita, ha varie scuole al proprio interno, ma la più famosa e conosciuta è quella Duodecimana o Imamita, la quale costituisce la maggior parte della popolazione sciita del mondo.

Anche se il numero esatto degli sciiti e la proporzione rispetto ai sunniti non è chiara, secondo alcune statistiche il numero degli sciiti raggiunge tra i duecento ed i trecento milioni, il che è quasi un quarto di tutti i musulmani del mondo.

76. L’eredità dell’Ahl-ul-Bayt (A)

I seguaci di questa scuola hanno narrato tantissime tradizioni dal Messaggero di Dio (S) attraverso il nobile Principe dei Credenti Alì (A) e gli altri Infallibili Imam. Oggi queste tradizioni costituiscono uno dei principali punti di riferimento del fiqh sciita. Tra i libri più importanti di hadith possiamo nominare quattro libri noti come “al-Kutub al-°Arba°ah”, i quali sono: al-Kafi, Man la Yahzuruh-ul-Faqih, al-Tahzib e al-Istibsar.

Riteniamo importante però dire che la presenza di un hadith in uno di questi libri conosciuti, o altri libri di riferimento accettati, non significa che questo hadith sia necessariamente giusto e valido. Bisogna studiare la catena di narrazione di ogni hadith dal punto di vista delle documentazioni e dei narratori. Solo quando tutti i narratori di un hadith vengono considerati affidabili e giusti è possibile accettare quell’hadith come valido, altrimenti sarà classificato come debole o sospetto. Solo le persone esperte e sapienti dell’Ilm al-Rijal sono in grado di eseguire tale ricerca.

Detto questo possiamo conoscere uno dei punti di differenza tra il modo di raccogliere le tradizioni tra gli sciiti ed i sunniti. Nelle famose raccolte delle tradizioni dei sunniti, soprattutto nel Sahih del Bukhari e nel Sahih del Muslim, l’intenzione degli autori era quella di raccogliere le tradizioni che secondo loro erano valide, e quindi tutte queste tradizioni possono essere utilizzate per conoscere il credo sunnita42, mentre l’intenzione dei narratori sciiti era raccogliere tutte le tradizioni attribuite all’Ahlul-Bayt (A) e lasciare agli esperti dell’Ilm ur-Rijal la distinzione tra le tradizioni attendibili e quelle non attendibili.

77. Due grandi libri

Una delle più importanti fonti ereditate dagli sciiti è il Nahj-ul-Balagha, che circa mille anni fa l’illustre sapiente Sayyed Razi raccolse dalle sublimi parole del nobile Alì (A), in tre parti: i sermoni, le lettere e le sentenze. Il contenuto di questo libro è così sublime che qualsiasi persona, a qualunque religione o ideologia appartenga, leggendolo ne rimane entusiasta. Potessero, non soltanto tutti i musulmani, ma anche i non musulmani, conoscere questo libro per apprendere i sublimi insegnamenti dell’Islam riguardo al Tawhid, all’origine del creato, alla Resurrezione, e alle questioni politiche, etiche e sociali.

Un altro grande patrimonio della Shia è la Sahifah al-Sajjadiyyah, che è una raccolta delle più belle e sublimi invocazioni di altissimo livello e profondità spirituale dai noi ereditate dal nobile Imam Sajjad, che in realtà trasmettono lo stesso messaggio dei sermoni del Nahj-ul-Balagha ma con un metodo differente. Ogni frase di questo libro è un nuovo e sublime insegnamento, ed insegna a tutti il giusto modo di pregare Iddio, illuminando l’anima e ravvivando lo spirito di ogni persona.

Questa raccolta, come definita dal suo nome, è stata estratta dalle invocazioni del quarto Imam dei sciiti, l’Imam Sajjad (A), e noi quando vogliamo ritrovare lo spirito della preghiera, l’attenzione verso Dio e l’amore per il Suo Puro Essere, recitiamo queste invocazioni e ne sentiamo l’effetto come una piccola piantina appena nata che viene annaffiata dalla pioggia primaverile.

La maggior parte delle tradizioni sciite, che includono più di decine di migliaia di tradizioni, sono state narrate dal quinto e dal sesto Imam degli sciiti, cioè l’Imam Muhammad al-Baqir (A) e l’Imam Jafar al-Sadiq (A), e un’altra gran parte dall’ottavo Imam, cioè l’Imam Alì ibn Musa ar-Ridha (A), e questo perché essi godevano di una particolare situazione in cui la pressione delle dittature degli Umayyadi e degli Abbasidi era minore rispetto agli altri Imam; per questo motivo riuscirono a lasciare in eredità agli sciiti tantissime tradizioni del Profeta (S), sui princìpi e i precetti della sacra religione islamica, che gli erano giunte mediante i loro nobili padri. Il motivo per cui la scuola sciita viene chiamata anche scuola Jafarita, è perché la maggior parte delle tradizioni sciite sono state tramandate dall’Imam Jafar al-Sadiq (A), il quale visse in un’epoca in cui gli Umayyadi erano in declino e gli Abbasidi non erano abbastanza forti per poter opprimere la gente. È noto fra noi sciiti che egli educò quattromila allievi in hadith, ma’aarif e fiqh.

Abu Hanifa, celebre imam e guida della scuola hanafita, in una breve frase per definire l’Imam Jafar (A) disse: “Non ho mai visto nessuno più faqih di Jafar ibni Muhammad!”43

Malik ibni Anas, imam di un’altra celebre scuola giuridica sunnita, disse: “Ho frequentato per un periodo la casa di Jafar ibni Muhammad, e l’ho visto sempre in uno di questi stati: o pregava o digiunava o recitava il Corano. Secondo me nessuno ha mai conosciuto un uomo migliore di Jafar ibni Muhammad in scienza e in adorazione di Dio!”44

Data l’intenzione di sintetizzare il più possibile la trattazione degli argomenti, rinunciamo a riportare le parole di altri sapienti islamici sugli Imam dell’Ahl-ul-Bayt (A).

78. Il ruolo della Shia nelle scienze islamiche

Noi crediamo che la Shia ha avuto un importante ruolo nella nascita delle scienze islamiche. Alcuni credono che le scienze islamiche derivano proprio dagli sciiti e sono stati perfino scritti dei libri su quest’argomento, dove sono state riportate prove e dimostrazioni. Noi affermiamo che la Shia, come minimo, ha avuto un grande ruolo nella nascita delle scienze islamiche e il miglior testimone e la migliore prova per quest’affermazione sono i libri scritti dai sapienti sciiti nelle diverse scienze ed arti islamiche. Migliaia di libri sul fiqh e sull’usul, alcuni dei quali sono unici nel loro genere per la vastità degli argomenti trattati, migliaia di libri sulla teologia e sull’ilm-ul-Kalam, migliaia sull’esegesi e le scienze coraniche e migliaia su altri argomenti, molti dei quali esistenti ed utilizzati ancora oggi nelle più grandi e importanti biblioteche del mondo, sono la prova di un’affermazione che tutti possono verificare rivolgendosi a queste biblioteche.

Uno dei famosi sapienti sciiti ha elencato questi libri in 26 grandi volumi.45

Questa lista è stata realizzata decine anni fa. In questi ultimi decenni, da una parte ci sono stati tanti tentativi per rivivificare le opere dei sapienti scitti del passato, e scoprire altri manoscritti e poi pubblicarli, e dall’altra parte, per redigere e pubblicare nuove opere. Non abbiamo ancora fatto una statistica esatta, ma senza dubbio le opere realizzate in ogni ramo delle scienze islamiche raggiungono centinaia o migliaia di nuovi libri.

* * *

79. Noi crediamo

Che l’onestà, la sincerità e l’affidabilità sono importanti e fontamentali principi etici dell’Islam. Il Corano dice: “Dice Allah: “Ecco il Giorno in cui i sinceri otterranno i benefici della loro sincerità”46

Da alcuni versetti del Corano si comprende che la più grande ricompensa nel Giorno del Giudizio è quella offerta per la sincerità e per l’onestà dell’uomo (l’onestà e la sincerità nella fede, nel rispettare i patti con Dio, e in ogni altra cosa):

“…affinché Allah ricompensi i sinceri della loro sincerità”47

E come è stato già detto, secondo l’ordine del Corano, noi musulmani abbiamo il dovere di seguire gli Infallibili, i Sinceri [i Quattordici Purissimi], in tutta la nostra vita: “O voi che credete, temete Allah e state con i Sinceri”48

L’importanza di questo tema è tale che Dio ordina al Suo Profeta di pregarLo di poter “entrare” ed “uscire” da ogni azione con sincerità: E di': “O Signor mio, fammi entrare con la sincerità e fammi uscire con la sincerità.”49

È per questo motivo che nelle tradizioni islamiche leggiamo che tutti i Profeti scelti da Dio avevano come programma principale quello di insegnare con il loro esempio la sincerità, l’onestà e la lealtà.50

Anche noi in questo libro, ispirandoci a queste tradizioni e a questi versetti, abbiamo cercato di attenerci alla sincerità e di non dire nulla che non sia vero, e speriamo con la benedizione di Iddio di essere riusciti in questa nostra missione: in verità, Egli è padrone di ogni successo!

80. L’ultima parola

Ciò che avete letto in questo libro è un compendio degli articoli di fede dei seguaci dell’Ahlulbayt (A), degli Sciiti, nei principi e nei rami dell’Islam, esposti senza la minima alterazione e manipolazione, e presentati concisamente con prove e dimostrazioni dal Corano, dalle tradizioni affidabili e dai diversi libri dei sapienti islamici, anche se riportare tutti i riferimenti, data l’intenzione di sintetizzare il libro, non era possibile.

Noi crediamo che si possono ottenere i seguenti risultati da questo libro:

1. È una buona fonte di informazione che, nonostante la trattazione sintetica, spiega chiaramente ed esattamente il credo sciita, e tutti i musulmani appartenenti alle diverse scuole religiose, e persino i non musulmani, leggendo questo piccolo libro, possono ottenere una conoscenza generale dei principi della dottrina sciita.

2. Noi crediamo che questo fascicolo possa essere una prova decisiva per tutti coloro che talvolta, senza conoscere il nostro credo, esprimono giudizi errati su di esso, o si illudono di poterlo conoscere presso individui sospetti e in malafede o da libri non affidabili.

3. Noi crediamo che conoscendo la dottrina sciita risulterà chiaro che le differenze tra questa scuola con le altre scuole islamiche non siano così grandi da impedire una collaborazione positiva tra di esse, poiché i punti comuni tra le scuole islamiche sono molti; esse sono inoltre minacciate da nemici comuni.

4. Noi crediamo che ci sono alcune persone che, ingigantendo le differenze tra le scuole islamiche, cercano di metterle una contro l’altra, spargere il sangue dei musulmani e indebolire e arrestare l’avanzamento dell’Islam che ormai, in questi tempi, sta estendendo la sua ombra su tutto il mondo, coprendo il vuoto lasciato dal comunismo e risolvendo i problemi creati dal sistema materialista capitalistico.

I musulmani non devono permettere che i loro nemici realizzino questi loro vili piani, e che le buone occasioni per far conoscere l’Islam al mondo vadano perse.

5. Noi crediamo che se i sapienti religiosi delle scuole islamiche si riuniscono e, in un ambiente amichevole e fraterno e lontano da ogni fanatismo ed intolleranza, discutono sulle loro differenze, ci sarà la possibilità di diminuirle. Non diciamo certo che è possibile eliminare tutte le differenze, ma pensiamo che la dimensione dei problemi può sicuramente essere ridotta. Come ciò che è successo ultimamente in Iran, dove a Zahedan51 i sapienti religiosi sciiti e sunniti si sono riuniti in diverse sedute ed hanno risolto parte dei loro problemi, che evitiamo di spiegare per non dilungarci.

E in conclusione leviamo le mani verso Iddio in preghiera, e diciamo: “Signore, perdona noi e i nostri fratelli che ci hanno preceduto nella fede, e non porre nei nostri cuori alcun rancore verso i credenti. Signore nostro, in verità Tu sei dolce e misericordioso”52

  • 1. - Corano, Ali Imran: 190.
  • 2. - Corano, Al-An°am: 65.
  • 3. - Corano, Al-An°am: 50.
  • 4. - Corano, Al-Anfal: 22.
  • 5. - Corano, Al-Kahf: 49.
  • 6. - Corano, At-Tawba: 70.
  • 7. - Corano, Ali Imran: 108.
  • 8. - Corano, Al-Baqara: 286.
  • 9. - Corano, Hud: 82.
  • 10. - Corano, Hud: 82.
  • 11. - Corano, Ar-Rum: 41.
  • 12. - Corano, Ar-Ra°d: 11.
  • 13. - Corano, An-Nisa’: 79.
  • 14. - Bihar-ul-Anwar, vol. V, pag. 17, hadith n. 23.
  • 15. - “Fuqahã’” è il plurale di faqih, che qui significa “sapiente di fiqh”. (N.d.T.)
  • 16. - Alcune scuole islamiche (hanafita e hanbalita) usano l’istiĥsan per dedurre le norme della Šarīºaħ [Sharia], mentre altre lo considerano privo di validità, come la scuola jafarita. “Istiĥsān” significa “ritenere giusto”, e nel fiqh, denota praticamente ogni congettura, deduzione ed opinione soggettiva del mujtahid che non sia provata da un valido, certo ed ineccepibile argomento. (N.d.T.)
  • 17. - Questo è un celebre principio che troviamo in quasi tutte le opere della scienza islamica che si occupano dello studio dei princìpi e delle leggi generali del Fiqh, chiamata “Usulu-l-Fiqh” (Princìpi del Fiqh), e significa: “Tutto ciò che l’intelletto ordina, lo ordina [anche] lo Shar° [la Sharia, la Legge Islamica]”. (N.d.T.)
  • 18. - Corano, Al-Ma’ida: 3.
  • 19. - Conosciuto come “Hajjat-ul-Wida°”. (N.d.T)
  • 20. - Usul-al-Kafi, vol. II, pag. 74 – Bihar-ul-Anwar, vol. 67, pag. 96.
  • 21. - Jami°al-Ahadith, vol. I, pag. 18, hadith n. 127 (in questo libro si trovano anche molti altri hadith a riguardo).
  • 22. - Corano, Al-Ghafir: 28.
  • 23. - Corano, Ali Imran: 28.
  • 24. - Wasa’il-ush-Shi°a, vol. XI, pag. 461, hadith n.6, sez. 24.
  • 25. - Molti esegeti, storiografi e narratori di hadith hanno tramandato questa tradizione nei loro celebri libri, fra i quali Wāhidi nell’Asbab al-Nuzul, e Tabari, Qurtubi, Zimakhshari, Fakhr Razi, Baydhawi e Nishaburi nei loro tafsir, nella sezione riguardante il commento al versetto 106 della sura al-Nahl.
  • 26. - Sunan Tirmidhi, vol. I, pag. 354, sez. 138 - Sunan Beyhaqi, vol. III, pag. 167.
  • 27. - È possibile leggere e studiare queste tradizioni nel Sahih di Muslim, di Abi Dawud, di Nasaa’i, nel Musnad di Ahmad e nel Sahih del Tirmidhi, e nel Sunan del Bayhaqi.
  • 28. - L’hadith “Al-hasanu wa-l-Husaynu sayyidā shabābi ahli-l-Jannah” (Hasan e Husayn sono i signori dei giovani della gente del Paradiso), è stato tramandato dal Tirmidhi, nel suo Sahih – attraverso Abū Said Al-ķidriyy e Huzhayfah (vol. 2, pagg. 306 e 307) – e da Ibni Majah, nel suo Sahih – nel capitolo dedicato alle virtù dei Compagni del Messaggero di Allah (S). Questa tradizione compare anche in molte altre opere, fra le quali ricordiamo: Al-mustadrak Ala-s-Sahihayn, Hiliyatu-l’awliya’, Tarikhu Bagdad, Al’isābah (di Bin Hajar), Kanzu-lºummāl e Zakhaa’iru-lºUqbā.
  • 29. - Abu Muslim Al-khurāsani, che rovesciò il governo dei Banu Umayyah, si serviva del motto “Ar-ridhā li-Aali Muhammad!” per toccare l’animo della gente mussulmana (“Al-kāmil”, Ibni Athir, vol. 5, pag. 372). La rivolta dei Tawwabun fu accompagnata dal motto “Ya la-thārāti-l-Husayn!” (“Al-kāmil”, Ibni Athir, vol. 4, pag. 175). Anche Mukhtār Ibni Abi Ubaydah al-Thaqafi insorse con questo motto (“Al-kāmil”, Ibni Athir, vol. 4, pag. 288). È noto che fra le persone che insorsero contro gli Abbasidi vi fu Husayn Ibn Alì Sahibu-l-Fakh, il quale riassumeva il suo proposito nella frase: “Vi invito a compiacere la Famiglia di Muĥammad” (Maqātil al-Tālibīn, pag. 299 – Tarikh al-Tabari, vol. 8, pag. 194).
  • 30. - “Al-kāmil” di Bin Athīr, vol. 2, pag. 163 - Siratu Ibn Hishām, vol. 3, 104.
  • 31. - Corano, An-Nisa: 24.
  • 32. - Tafsir Tabari, vol. V, pag. 9.
  • 33. - Al-Durr-ul-Manthur, vol. II, pag. 140, Sunan al-Beyhaqi, vol. VII, pag. 206.
  • 34. - Musnad Ahmad, vol. IV, pag. 436, Sahih al-Muslim, vol. II, pag. 1022, nel “Bab-un-Nikah al-Mut°ah” (capitolo riguardante il matrimonio a termine).
  • 35. - Questa tradizione con questo identico testo, o in forma simile con lo stesso significato, è stata riportata nel Sunan al-Beyhaqi, vol. VII, pag. 206 e in tanti altri libri. L’autore di ­Al-Ghadir riporta 25 tradizioni dai Sihah e dai Masanid sunniti che dimostrano l’esistenza della mut°ah nel tempo del Profeta e del primo califfo e in parte della vita del secondo califfo, dopodiché quest’ultimo la proibì negli ultimi anni della sua vita. (Al-Ghadir, vol. III, pag. 332).
  • 36. - Corano, Al-Bayyina: 7.
  • 37. - Al-Durr-ul-Manthur, vol. VI, pag. 379.
  • 38. - Per ulteriori informazioni riferirsi a Payame Qoran, vol. IX, da pag. 259 in poi.
  • 39. - “Tanqih-ul-Maqal fi Ilm-ur-Rijal” sotto la voce “Abdullah ibn Saba” ed altri libri famosi di Rijal della Shia.
  • 40. - “Abdullah ibn Saba” scritto dall’Allama Seyyed Murtada al-Askari (disponibile anche in inglese).
  • 41. - Al tempo degli Umayyadi gli sciiti erano sotto forte pressione da parte del governo e così fu anche nel periodo degli Abbasidi fino al punto che molti sciiti persero la vita nelle carceri degli Umayyadi e degli Abbasidi. Perciò un gruppo di sciiti emigrarono verso Oriente e un altro verso Occidente, tra i quali Idris ibn Hassan che si recò in Egitto e poi in Marocco dove, con l’aiuto degli sciiti marocchini, fondò il governo degli Idrisidi il quale durò dalla fine del II secolo fino alla fine del IV secolo dopo l’Egira.
    Un altro governo sciita fu fondato in Egitto. Questi pretendevano di essere discendenti dell’Imam Husayn (A) e figli di Fatima (A), la nobile figlia del Profeta (S). Essi, data la disposizione del popolo egiziano ad accettare un governo sciita, fondarono questa dinastia e dal IV secolo dell’Egira nominarono ufficialmente Il Cairo come loro capitale e governarono per quasi tre secoli in Egitto e altre zone africane. Furono loro a costruire la grande moschea di Al-Azhar e l’università di Al-Azhar. Il nome dei Fatimidi deriva dal nome di Fatima Zahra (A), l’amata figlia del Profeta (S). (Enciclopedia di Dehkhoda, l’enciclopedia di Farid Vajdi e Al-Munjid fil-A°lam sotto la parola fatm e zahr).
  • 42. - Cfr. l’introduzione di “Sahih Muslim” e “Fath-ul-Baari fi sharhi Sahih al-Bukhari”.
  • 43. - Tazkirt-ul-Huffaz, Zhahabi, vol. I, pag. 166.
  • 44. - Tahzhib al-Tahzhib, vol. 2, pag. 104 (secondo quanto narra Asad Haydar nell’opera al-Imam al-Sadiq, vol. 1, pag. 53).
  • 45. - Il nome di questo libro è “Al-Zhari°atu ila tasanifi al-Shi°ah” scritto dal famoso narratore ed esegeta Shaykh Agha Bozorg Tehrani. Il numero dei libri menzionati con titolo e nome e caratteristiche dell’autore in quest’elenco è di più di sessantottomila libri!
  • 46. - Corano, Al-Maida: 119.
  • 47. - Corano, Al-Ahzab: 24.
  • 48. - Corano, At-Tawba: 119.
  • 49. - Corano, Al-Isra: 80.
  • 50. - Questo concetto è stato riportato in un hadith dall’Imam Jafar as-Sadiq (S) nel Bihar-ul-Anwar, vol. 68, pag. 2 e anche nel vol. II, pag. 104.
  • 51. - Una città a maggioranza sunnita, situata nel sud-est dell’Iran.
  • 52. - Corano, Al-Hashr: 10.