read

La Veritá Trovata

Sono nato da genitori cristiano-cattolici di profonda fede. Mio padre faceva il missionario e conosceva la Bibbia pressoché a memoria. Mia madre, cattolica rigidamente osservante, soleva addirittura prepararci il caffè al mattino soltanto dopo esser tornata dalla chiesa ove aveva assistito alle lodi.

Fin dalla più tenera età mi furono fatti imparare a memoria certi versetti della Bibbia.

Quando ebbi completato lo studio dei quattro Vangeli, ne conoscevo a memoria gia molti dei più importanti.

Talvolta mio padre, dovendo recarsi a predicare, mi portava con sé; dalla particolare attenzione che egli poneva nell'insegnarmi certe questioni controverse ed i conseguenti migliori metodi per spiegarle ai fedeli, era facile indovinare che avrebbe voluto che io gli succedessi nella sua professione. Il vivo desiderio di fare di me un sacerdote - desiderio dettato dall'amore paterno - si traduceva nel suo impartirmi una conoscenza particolareggiata della Bibbia, istruendomi contemporaneamente su come farla conoscere agli altri.

Frequentavo la IV classe e giá ero in grado di spiegare i Vangeli a mio modo, sotto la supervisione di mio padre. Molti missionari più grandi di me mi ammiravano per la mia cultura e familiarità con i principi fondamentali della nostra religione. Alla fine della VI classe feci il mio ingresso in collegio. Qui mi ritrovai con parecchi compagni di classe di fede protestante, alcuni dei quali erano molto preparati nello studio e nell'esegesi del loro testo sacro.

Spesso mi incontravo con loro per discutere delle differenze tra i nostri credo religiosi e le modalità dei rispettivi riti. Il collegio era frequentato anche da studenti musulmani, ma con essi avevo contatti solo durante le pause della ricreazione perché li detestavo, ritenendoli dei pericolosi fanatici. Già alla fine del primo anno di corso ero sufficientemente edotto in merito alla dottrina cristiana secondo la versione ufficiale della Chiesa Cattolica, ed avevo inoltre una discreta conoscenza di quella protestante.

Quale attestato per tali mie capacità, rare in un ragazzo della mia età, mi fu assegnata una borsa di studio ricavata dai fondi destinati alla nostra missione. In cambio di tale sussidio economico, mi si chiedeva di frequentare un corso di specializzazione in esegesi delle Sacre Scritture che verteva sui loro passi più oscuri. Tale corso era tenuto dal Parroco, il quale si dilettava molto ad avermi come suo allievo ed era legato a me da vero affetto paterno. Egli aveva una maniera tutta sua di pregare Gesù e la Santa Vergine. Così, entrai a far parte del primo gruppo del corso intermedio.

In quel periodo avevo preso l'abitudine di rimanere alzato a studiare sino a notte tarda. Una notte, mentre tutti dormivano ed io ero assorto nello studio, all'improvviso mi venne un'idea: quella di analizzare la dottrina della S.S. Trinità, dogma fondamentale della fede cristiana. Mi chiesi come fosse possibile che tre cose ben separate potessero divenire un tutt'uno, vale a dire come qualcosa di assolutamente unico nella sua unicità indivisibile potesse da solo scindersi in tre esseri distinti, con tre singole nature ed attributi diversi, talmente opposti gli uni agli altri da giustificare la loro distribuzione in tre differenti entità.

L'impossibilitá di conciliare la mia fede nella Trinità con qualsiasi ragionamento logico mi gettò in uno stato di agitazione mentale. Passarono alcuni giorni, durante i quali pensai più volte di interpellare mio padre affinché mi aiutasse a risolvere il quesito che mi ossessionava. Sapevo bene però che egli non avrebbe apprezzato affatto il minimo dubbio in fatto di fede, ragion per cui un mio tentativo di discutere un qualsiasi argomento non gradito alla Chiesa cattolica avrebbe soltanto creato ulteriori problemi in famiglia. Ciò nonostante, un giorno, approfittando del fatto che mio padre mi sembrava ben disposto, gli chiesi con quali argomenti avrebbe difeso la dottrina cattolica della S.S. Trinità dagli eventuali attacchi dei membri di altre religioni. Egli mi rispose cosi:

«Quando si parla di fede, i ragionamenti vanno messi da parte. Si dovrebbe credere alla dottrina soltanto con il cuore e con la mente».

Una simile risposta da parte di mio padre mi turbò ancora di più, deludendomi moltissimo. Tutti i miei pensieri finirono cosi per concentrarsi sul quesito ormai divenuto per me un chiodo fisso al punto che, sconcertato, dicevo a me stesso:

«Ma come? E ciò rappresenterebbe le fondamenta su cui poggia l'imponente edificio della fede cristiana! Possibile che la base del mio credo consista esclusivamente nell'aderire ciecamente ad un qualche dogma imposto che non può essere sottoposto al vaglio della ragione, né liberamente analizzato in piena coscienza con criteri obiettivi e lineari?»

La mia ansia cresceva a dismisura; decisi che dovevo assolutamente trovare un qualsiasi argomento che in qualche modo potesse se non convincermi, quantomeno illudere la mia mente turbata che una persona potesse nello stesso tempo essere tre persone diverse e viceversa.

Un giorno il nostro insegnante di matematica sedeva da solo nella sua stanza; dopo aver avuto il permesso di entrare, gli chiesi di aiutarmi a risolvere un problema per me difficile e spinoso. Egli mi domandò gentilmente di cosa si trattasse. Allora io pregai di spiegarmi in quale modo una stessa persona potesse essere tre esseri diversi, e come tre esseri diversi, con le loro differenti individualità, potessero allo stesso tempo essere una sola, indivisibile persona. Il professore sorrise e disse:

«Forse non vuoi che io resti ad insegnare in questo collegio?» «Perché, signore?» - domandai. Rispose:

«Come pensi che le autorità rigidamente cattoliche del collegio si comporterebbero verso di me se qualcuno le informasse che nella mia aula io discuto di argomenti in cosi stridente contrasto con la fede cattolica o più in generale con quella cristiana? Credi che mi terrebbero ancora nel corpo insegnante di questo collegio? Se vuoi discutere, puoi farlo, ma... attenzione: devi limitarti ad argomenti inerenti ai tuoi studi, altrimenti non faresti che nuocermi nel peggior modo possibile poiché verrei senz'altro rimosso dal mio incarico».

Mi resi conto che tutto ciò era assolutamente vero; allora, mi accordai con lui per vederci fuori dal collegio la domenica successive alle tre del pomeriggio.

Il giorno dell'appuntamento quando ci incontrammo il Professore mi chiese innanzi tutto che cosa mi spingesse ad indagare sul dogma della Trinità. Risposi che volevo appurare fino a che punto tale dogma potesse reggere al ragionamento.

L'insegnante sorrise e disse: «Allora perché non lo chiedi a qualcuno dei nostri sacerdoti?»

Risposi:

«L'ho giá fatto, ma mi hanno risposto che è solo ed esclusivamente questione di fede e come tale non va sottoposta ad alcun tipo di logica o filosofia. Ciò mi ha sconvolto, portandomi a domandarmi: se quello in cui credo è irrazionale ed illogico, perché mai dovrei credere ciecamente? Dio è forse tanto ingiusto e crudele da pretendere che l'uomo creda in un dogma religioso che nessun cervello umano riuscirà mai a comprendere razionalmente? Vi prego, signore, illustratemi un qualche metodo che dimostri concretamente che quanto afferma il dogma della S.S. Trinità è possibile!».

Il professore sorrise nuovamente e disse:

«Mio caro Joseph, supponiamo che tu mi chieda di dimostrare con una formula matematica in che modo l'acqua possa nello stesso tempo rimanere acqua ed essere fuoco, oppure come una pietra possa essere contemporaneamente pietra ma anche acqua: che potrei fare? Non credo che sulla terra esista un solo uomo sensato che ritenga la cosa possibile. Ebbene, in che modo Dio, l'Eterno, incarnazione stessa della Via Eterna, può allo stesso tempo essere mortale divenendo uomo e finendo ucciso per mano di altri mortali? E com'é possibile che lo stesso essere mortale possa essere contemporaneamente Dio Assoluto e Immortale? É un dogma nel quale i nostri sacerdoti ci chiedono di credere e noi non possiamo far altro che credere in esso. Non è concesso a nessuno mettere minimamente in discussione l'esattezza di tale incomprensibile dogma ».

«Ma allora» chiesi «qual’è la Vostra posizione in merito, signore? Non ci credete nemmeno Voi?».

Rispose:

«É una mia scelta del tutto personale. Anche se io o il mondo intero dovessimo crederci, ci sarà sempre qualche fedele pronto a sollevare dei dubbi circa l'effettiva possibilità di verificare se tale dogma sia o meno un fenomeno razionale e reale».

Poi continuò dicendo:

«Il punto è che se Dio, che reputiamo l'Unico, è un solo Essere, assolutamente perfetto nella Sua unicità, ciò significa che Egli è Unico anche per quel che riguarda la Sua essenza, la Sua natura, ed esente quindi da qualsiasi fattore di diversità e variabilità che nulla ha a che vedere con la Sua pura e assoluta unitá, dato che questa non trova altra giustificazione che in se stessa.

La divisione intacca l'idea di unità totale: non si tratta più d'un tutt'uno, bensì di un composto di tante varianti, ed un essere composto non potrà mai essere realmente «unico» nel vero senso della parola. Similmente, un essere la cui esistenza dipende da diversi componenti non potrá mai essere indipendente nella sua azione, mentre Dio è l’Essere Unico, assolutamente indipendente, Onnipotente nella Sua volontà e nella Sua azione ».

«Inoltre, come possono tre entità, tra loro ben distinte in quanto dotate di tre differenti essenze, rimanere separate e nello stesso tempo perdere da sole i vari attributi che le differenziano l'una dall'altra per divenire un tutt'uno indivisibile, il tutto senza subire la minima variazione in merito alla loro essenza ?»

«Signor Joseph, un Essere Unico deve essere assolutamente indipendente per quel che concerne la Sua esistenza: trovare una spiegazione logica e razionale al dogma della S.S. Trinità è impossibile. Né la matematica, né qualsiasi altra scienza che la mente umana potrà mai concepire anche in futuro, sarà mai in grado di risolvere questo incomprensibile indovinello».

Poi continuò dicendo: «Il fatto è che a noi cristiani è proibito attingere alle vaste fonti di conoscenza della verità e tentare di spiegare razionalmente i più grandi dogmi religiosi andando oltre i limiti posti dalla Chiesa, pena l'essere marchiati quali creature del demonio. Noi cristiani, Signor Joseph, presi dalla bramosia di veder ingrossare le nostre fila, ci siamo lasciati andare a comportamenti cosi vergognosi che un grande pensatore come Sir Dennison Ross, nella prefazione da lui scritta per la traduzione del Corano eseguita da George Sale, non poté fare a meno di rivelare la verità al riguardo».

Fui sorpreso dalle argomentazioni del Professore che tutti sapevano fervente cattolico, e nello stesso tempo mi sentii assai incoraggiato nell'apprendere che il mio dubbio circa l'assurdità del dogma della Trinità aveva dato da pensare anche ad un uomo tanto colto e di così larghe vedute quale l'insegnante di matematica. La discussione con il professore mi fu di gran giovamento, poiché in tal modo venni a conoscenza degli argomenti che giustificavano il dubbio sorto nella mia mente.

Lo studio della letteratura islamica e della traduzione del Corano mi aprì gli occhi su molti, importantissimi fattori che influenzano la vita umana sulla terra. Una volta mi recai a far visita al Professore a casa e con mio grande stupore scoprii che possedeva moltissima letteratura sull'Islam. Gli domandai: «Posso sapere, signore, se avete abbracciato la fede dei musulmani?» Mi rispose: «E’ una questione tuttora in sospeso. Non preoccuparti della mia scelta personale. Per il momento, voglio che mi si consideri un cristiano cattolico e basta. In seguito ti farò sapere».

Aprii la traduzione del Corano di George Sale e vi lessi l'introduzione scritta da Sir E. Dennison Ross. Essa va letta con particolare attenzione. Sir Ross vi afferma che:

"Per molti secoli le conoscenze della maggioranza degli europei circa il Maomettismo furono quasi interamente basate sulle testimonianze distorte di cristiani fanatici, il che portò al diffondersi di tutta una serie di volgari calunnie. Quanto di buono era nel Maomettismo venne completamente ignorato, mentre quel che appariva disdicevole agli occhi dell'Europa fu ingigantito o frainteso.

Probabilmente la credenza monoteistica e la semplicità del credo religioso islamico furono fattori più rilevanti ai fini della diffusione dell’Islam di quanto non lo sia stata la spada dei combattenti".1

Simili affermazioni da parte di uno studioso cristiano di così grande fama internazionale fecero nascere in me la voglia di conoscere gli insegnamenti dell'Islam originali, in particolare quelli concernenti la concezione islamica di Dio.

Nei quattro anni che seguirono mi dedicai allo studio del Corano. La mia attenzione s'era soffermata più volte su diversi punti; avevo discusso molti dei passi dal significato per me oscuro con il professore, il quale aveva letto il Corano parecchie volte e con un atteggiamento ben più critico del mio. Ora, desideravo ardentemente incontrare qualche studioso musulmano per sottoporgli alcuni miei dubbi in merito alla fede islamica.

Una volta mi soffermai a riflettere sull'Induismo, tuttavia ciò che vedevo quotidianamente con i miei stessi occhi, vale a dire le sventure causate dal principio dell'intoccabilità; le discriminazioni derivanti dal sistema delle caste sociali prevalente nel paese in cui vivevo, I'lndia; l'idolatria; l'osservanza di innumerevoli rituali mi frenava dall'approfondire lo studio di tale dottrina, la cui pratica potevo osservare tutti i giorni per via dei millioni di induisti che vivevano con noi.

Non riuscii mai a capire la superiorità arbitrariamente ed esclusivamente ascritta ai membri di certe caste semplicemente perché essi erano nati per mera accidentalità in determinate famiglie. Avevo visto di persona come coloro che appartengono ad alcune classi siano reputati socialmente inferiori e trattati come intoccabili, essendo loro proibito persino di entrare nei templi induisti. Avevo visto queste povere anime cui era vietato finanche di bere l'acqua dei pozzi riservati alle classi superiori.

Conobbi parecchi Bramini pandit, ma nessuno di essi fu in grado di rispondere ad una sola delle mie obiezioni alle tante teorie induiste sull'autorità di centinaia di dei e di dee e all'osservanza di rituali che disapprovavo totalmente.

Il vero e proprio sfacelo della vita sociale cui porta l'Induismo dividendo come esso fa l'umanità in caste e sottocaste ed affermando l'assurda superiorità di una di esse sulle altre è di per se stesso già tanto ripugnante da far passare la voglia di approfondire lo studio della relative dottrina.

L'irritazione che provavo al pensiero del sistema delle caste e della segregazione settaria delle chiese induiste mi fece automaticamente venire in mente le restrizioni simili esistenti fra i cristiani.

L'odio di classe è così radicato negli induisti che anche dopo essersi convertiti al Cristianesimo essi non riescono a liberarsene. Dissi tra me e me:

«Perché criticare le altre persone e la loro fede quando la stessa religione cui appartengo offre esempi di segregazione sociale quali quelle attuate nei confronti dei Bramini cristiani o dei Naidu cristiani o dei Chuckli cristiani, e di molte altre discriminazioni che hanno grande incidenza sull'ordine sociale?

Non esistono forse nell'ambito del cristianesimo chiese riservate esclusivamente ai membri di sette particolari? Non ci sono forse delle chiese appartenenti ad una determinata setta che non possono essere frequentate dai fedeli di sette differenti? II Cristianesimo non ha forse fallito nell'intento di unire l'umanità in un'unica società umana? Gesù ha forse predicato tutte queste discriminazioni e discordie che noi cristiani abbiamo creato? Ma allora non siamo forse molto lontani dagli intenti originali della missione di Gesù Cristo?»

Di contro alle inconciliabili differenze e alle innumerevoli anomalie dell'ordine sociale dell'Induismo e del Cristianesimo, fui invece positivamente colpito dal sincero e leale spirito di fratellanza che regnava giorno e notte tra i musulmani.

Scoprii che le moschee appartengono a chiunque si professi musulmano, e che in esse, come pure negli altri luoghi destinati al culto nell'Islam, non esistono posti riservati né alcun tipo di segregazione settaria. Vidi con i miei occhi musulmani di ogni rango e classe sociale, di razze e nazionalità diverse stare gli uni accanto agli altri, in una stessa fila, guardare nella stessa direzione, pregare nella stessa lingua un solo Dio, e subito dopo stringersi vicendevolmente le mani.

Scoprii che la fratellanza e l'uguaglianza sociale sbandierate dalle altre scuole di pensiero, ma attuate da queste più nella teoria che nella pratica, costituivano invece da sempre la realtà quotidiana delle moschee islamiche.

Un giorno venni a sapere dal professore, divenuto nel frattempo mio intimo amico, che in una sala nei pressi della grande moschea “Juma°a”, sotto gli auspici dell'associazione della gioventù musulmana della città di Trichinopoly, uno studioso islamico avrebbe tenuto una serie di conferenze in inglese sulla vita del Profeta dell'Islam. Il professore ed io assistemmo alle tre confe­renze e poi ci intrattenemmo con il conferenziere che era un vecchio amico dell'insegnante di matematica. Parlammo amichevolmente di molti argomenti importanti. Il conferenziere mi fece dono di alcuni numeri della rivista «Il pacificatore».

Durante il nostro incontro lo pregai di voler gentilmente rispondere ad alcune mie domande a scopo informative. Mi disse: «Con grandissimo piacere!». Cosi gli rivolsi la seguente domanda alla quale egli rispose molto serenamente:

«Oltre al Corano, quale altra prova possedete che possa attestare che Muhammad era veramente un Profeta di Dio?»

Rispose: «Avete con voi la Bibbia?». Dissi di sí; allora egli vi cercò i seguenti versetti e poi me li lesse uno dopo l'altro:

«Mosé infatti disse: "II Signore Vostro Dio vi farà sorgere un profeta come me in mezzo ai vostri fratelli; voi lo ascolterete in tutto quello che egli vi dirà. E chiunque non ascolterà quel profeta, sarà estirpato di mezzo al popolo. Tutti i profeti, a cominciare da Samuele e da quanti parlarono in seguito annunziarono questi giorni"» (Atti degli Apostoli, 3: 22-24)

«Egli è quel Mosé che disse ai figli d'lsraele: "Dio vi farà sorgere un profeta tra i vostri fratelli, al pari di me"». (Atti degli Apostoli, 7: 37)

«Gesù disse: "Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre"». (Giovanni, 14:16).

«"Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò"». (Giovanni, 16; 7).

«"Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da se, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future"». (Giovanni, 16; 12-13).

Lessi questi passi che già avevo letto tante volte in passato, tuttavia questa volta l'assoluta sicurezza con la quale il conferenziere mi aveva chiesto di esaminare i versetti delle Sacre Scritture della mia religione a sostegno della sua tesi, gettò su di esse una luce nuova che mi fece comprendere il tutto con estrema chiarezza. Ciò nonostante ribattei: «Ma la profezia riguarda la venuta di Gesù!».

Sorrise e disse:

«Leggete di nuovo i versetti! Non vi è forse detto che Dio farà sorgere un profeta come Mosé, ossia un uomo nato da padre e madre, come quest'ultimo, mentre Gesù nacque solo dalla madre? Inoltre il Profeta promesso da Dio deve essere un uomo come Mosé, ma voi stessi chiamate Gesù "figlio di Dio". Mosé era un profeta che dettava le leggi, Gesù invece le osservava soltanto, rispettando la Legge (o Dieci Comandamenti) giá introdotte da Mosé stesso.

In più, come sarebbe un affronto al buonsenso e all'istruzione sostenere che "Io" ed "Egli" cose ben diverse perché pronomi personali rispettivamente di prima e terza persona singolare - hanno significato identico, parimenti lo è affermare che colui il quale lascia questo mondo profetizzando la venuta di qualcun altro e quest'ultimo siano la stessa persona ».

Questa argomentazione era assolutamente logica e convincente. Allora chiesi al conferenziere:

«Non credete in Gesù Cristo figlio di Dio? Gesù non può essere Dio stesso che ha assunto le sembianze di uomo?».

Il conferenziere sorrise e assai serenamente rispose:

«É mai possibile che un uomo divenga padre senza aver avuto prima una moglie, amico mio? Esiste forse qualcuno o voi stesso, che creda in Gesù figlio di Dio, che possa mai supporre fondatamente che la Vergine Maria sia stata usata da Dio come si fa con una moglie affinché assicurasse dei discendenti? Che Dio ci salvi dal cadere in simili diaboliche deviazioni della mente! Quando nella Bibbia è usato il termine 'figlio", esso può riferirsi soltanto ad una creatura od un essere che ha ricevuto la vita da Dio. Altrimenti come spieghereste che Gesù parla di se stesso come del "figlio dell'uomo"? Ascoltate:

"É venuto il Figlio dell'uomo che mangia e beve, e voi dite: 'Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori". (Luca, 7; 34).

" ... si vergognerà il Figlio dell'uomo ..." (Luca, 9; 26).

" ... dicendo che bisognava che il Figlio dell'uomo fosse consegnato in mano ai peccatori ... " (Luca, 24; 7).

" ... che il Figlio dell'uomo vi darà". (Giovanni, 6; 27).

Gesù parlava di Dio non soltanto come di suo padre, ma anche come di nostro padre, il che significa che Egli è padre tanto di Gesù quanto di ciascuno di noi, e quindi Cristo si può considerare "figlio" nel senso di "creatura di Dio", mentre l'espressione "figlio di Dio" usata da Gesù può essere interpretata solo nel significato di "servo di Dio" come egli stesso più volte si autodefinisce.

Ciò è provato da quei versetti del capitolo 3 del Vangelo di Luca nei quali ogni profeta di Dio, via risalendo sino ad Abramo, viene chiamato "figlio di Dio". In tali versetti, e più precisamente dal 23 al 30, Gesù è definito 'figlio di Giuseppe"; la genealogia di quest'ultimo è descritta fino ad Abramo che e detto "figlio di Dio". Leggete il versetto n. 30 dello stesso capitolo:

"... il quale era figlio di Enos, il quale era figlio di Set, il quale era figlio di Adamo, il quale era figlio di Dio" (Luca, 3; 38).

Queste immediate risposte, fornite dalla Bibbia stessa, mi colpirono moltissimo, facendomi riflettere su quanto i musulmani si dedichino allo studio comparativo e come la loro fede nell'unicità di Dio sia grande e radicata.

Si potrebbe affermare che il credo religioso dei musulmani non deriva dalla cieca accettazione di dogmi irrazionali, bensì è il risultato di un obiettivo studio comparativo delle varie scuole di pensiero.

Chiesi dunque al conferenziere: «Voi musulmani studiate tutte le altre religioni prima di abbracciare l'Islam?».

Mi rispose:

«No, proprio perchè musulmani, nati da genitori musulmani, siamo tenuti, secondo il volere di Dio, a mettere a confronto la verità, ossia l'Islam, con tutte le altre religioni e ricavare poi per noi una nostra convinzione, un nostro credo singolo, poiché solo ciò sarà ben accetto agli occhi di Dio. L'accettazione passiva di una qualsiasi dottrina ereditata dai propri genitori, ad esempio, non costituisce alcun titolo di merito per un credente. Leggete ciò che il Sacro Corano dice a proposito di coloro i quali abbiano abbracciato la fede islamica semplicemente per eredità».

Gli chiesi: «Voi credete che la Sacra Bibbia sia un Libro Celeste oppure no?».

Per tutta la risposta il conferenziere mi chiese di rispondere alle seguenti domande:

1. La Bibbia che avete in mano è un libro rivelato da Dio e poi trascritto da Gesù oppure un testo scritto da quest'ultimo di suo pugno?

2. Durante la sua vita Gesù ha mai ordinato od espresso il desiderio di scrivere qualcosa in suo nome?

3. La Bibbia é stata scritta al tempo di Gesù?

4. La Bibbia che leggete oggi venne scritta subito dopo la morte di Gesù?

Fui costretto a rispondere negativamente a tutte e quattro le domande.

«Allora» egli disse «per favore, prendete il libro intitolato "II fondatore del Cristianesimo e la sua religione" pubblicato dalla Società per la Letteratura Cristiana di Madras, e apritelo a pagina 17. Leggerete quanto segue:

"L’intera Bibbia contiene sessantasei libri scritti da quaranta autori diversi nell'arco di quindici secoli".

«Nel libro in questione si dice chiaramente che:

"Gesù non ha scritto nulla di suo pugno. Per parecchi anni l'insegnamento orale fu l'unico mezzo usato per la diffusione del Cristianesimo. I primi libri del Nuovo Testamento furono composti affinché potessero fungere da guida ai primi proseliti".

«Lo stesso libro più avanti rivela che:

"Con tutta probabilità essi sono stati scritti circa vent'anni dopo la morte di Cristo".

«A pagina 18 si legge:

"I vangeli non forniscono una storia completa della vita di Cristo; si tratta più che altro di memorie"».

«Ma la Bibbia» dissi io «é Parola di Dio ispirata e trascritta dai discepoli di Gesù!»

Egli nuovamente sorrise e disse:

«Sig. Joseph, se la Bibbia è il Libro dei discepoli e di Gesù, se è Parola di Dio ispirata, come si spiegano le differenze esistenti in essa? La Bibbia cattolica non contiene forse certi libri che invece non si trovano in quella protestante? Avete mai letto quanto afferma in proposito il Signor Wilson nell'introduzione a "Diaglot", un'opera pubblicata dalla Società della Torre di Guardia?».

"Se non fosse stata pubblicata per ordine del Re, ora la Bibbia non sarebbe venerata dai Protestanti inglesi ed americani come Parola di Dio. É stato detto che contiene oltre ventimila errori. Attualmente si conoscono circa settecento manoscritti in greco, alcuni dei quali antichissimi, mentre il traduttore della versione comune poté utilizzarne soltanto otto, nessuno dei quali anteriore al X secolo."

«La Bibbia quindi é basata soltanto su otto manoscritti mentre attualmente ne sono disponibili ben settecento. Se anche il contenuto di questi ultimi è Parola ispirata da Dio, perchè mai essi sono stati tralasciati? Se anche dopo aver saputo tutto ciò, volete credere ancora nella Bibbia come Parola di Dio, potete farlo ovviamente ma non si può pretendere che il mondo intero lo faccia. Eseguendo uno studio accurato ed obiettivo del Vecchio e del Nuovo Testamento, vi ritroverete tutte le empietà che gli Ebrei hanno inventato sul conto di Lot, di Davide, di Noè e di Abramo, Santi Apostoli di Dio:

"Ora Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna. Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all'interno della sua tenda. Cam, padre di Canaan, vide il padre scoperto e raccontò la cosa ai due fratelli che stavano fuori. Allora Sem e Jafet presero il mantello, se lo misero tutti e due sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto; avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre scoperto" (Genesi, 9, 20-23),

"Lot commette adulterio con le sue stesse figlie" (Genesi, 19; 30-38).

"Noè si ubriaca" (Genesi, 9; 21).

"Davide possiede la moglie del suo vicino" (II Samuele, 11; 4).

Gli domandai allora: «Come? Voi musulmani credete che anche gli altri profeti di Dio, oltre a Muhammad, siano assolutamente puri e santi?» Il conferenziere mi rispose recitando i seguenti versetti del Sacro Corano:

«E dite loro ancora: "Noi crediamo in Dio, in ciò che è stato rivelato a noi e in ciò che fu rivelato ad Abramo, a Ismaele, a Isacco, a Giacobbe, e alle Dodici Tribù, e in ciò che fu dato a Mose e a Gesù, e ai profeti dal Signore: non facciamo differenza alcuna fra loro" (Sura Al-Baqara, 2:136).

Il Messaggero {Muhammad} crede in quello che è stato fatto discendere su di lui da parte del suo Signore, e {così} i credenti: tutti credono in Allah, nei Suoi Angeli, nei Suoi Libri e nei Suoi Messaggeri, e {dicono:} “Non facciamo distinzioni tra i Suoi Messaggeri”.(Sura Al-Baqara, 2:285)

«I suddetti versetti coranici testimoniano chiaramente come tra i fondamenti della fede islamica vi sia il dovere per ciascun musulmano di credere non solo nel Santo Profeta Muhammad, ma anche in tutti gli altri Profeti come autentici e sacri, e di non fare alcuna distinzione fra di essi».

«Il versetto coranico che segue ci comunica che i profeti sono stati fatti sorgere da Dio fra tutte le popolazioni del mondo, in ogni angolo della terra: »

"Non v'e nazione in cui non sia venuto un Ammonitore …" (Sura Fatir, 35:24)

Ciò mi convinse che solo l'Islam è una fede onnicomprensiva, la quale riconosce le altre religioni e riunisce in sè gli elementi positivi degli altri credi religiosi del mondo fusi in un «Tutto» assolutamente armonico. Il Corano, testo sacro dell'Islam, è l'ultima delle narrazioni della Verità Divina in tutta la sua Perfezione, Verità che venne rivelata in tempi diversi per mezzo delle altre sacre scritture in conformità con le trasformazioni e l'evoluzione del pensiero umano attraverso i secoli. La limitatezza della mente umana nelle varie età storiche non permise di rivelare tutta la verità nemmeno ai profeti come Gesù. Egli, infatti, dovette abbandonare la gente che lo seguiva pur avendo ancora molte cose da dire (Giovanni, 16:12). Cristo invitò ad aspettare la venuta dello Spirito di Verità, il quale avrebbe svelato la «verità tutta intera» (Giovanni, 16: 13).

Ancor di più rimasi impressionato dal carattere universale della religione islamica.

Ogni risposta fornita dal conferenziere era sostenuta da argomenti inconfutabili, e contraddistinta da un'autorità invariabile. Scosso dal torpore in cui fino ad allora, cieco, avevo vissuto, imparai molte cose nuove, fra cui il discernere la verità dalle invenzioni e dalle menzogne. Tuttavia non sapevo come conciliare questo fiorire in me della vera conoscenza della verità con il mio cieco e dogmatico credo di prima e, di conseguenza, con la mia permanenza nell'ambito della religione cristiana. Avrei voluto trovare qualche punto debole in ciò che diceva il conferenziere per poter tacitare la mia coscienza ed avere cosí una qualche scusa, anche fittizia, per continuare a professarmi cristiano.

Dopo qualche attimo il conferenziere riprese dicendomi: «Vi spiace se Vi rivolgo una domanda a titolo d'informazione?»

«Ma no, certo che no!»risposi.

«Pensate» mi chiese «che Gesù fosse il Figlio di Dio o Dio egli stesso ?»

La mia risposta fu: «Secondo la dottrina cristiana, Gesù è Dio stesso che ha assunto le sembianze di Figlio di Dio».

«Ma com'e possibile» egli ribatté «che qualcuno possa essere Dio immortale e contemporaneamente uomo, e quindi mortale al punto da essere fatto prigioniero e messo a morte da altri uomini? É forse possibile che un oggetto sia contemporaneamente basso ed alto, oppure nero e bianco? Possono forse coesistere buio e luce? Che filosofia è mai questa?»

Poi continuó dicendo:

«Avete mai pensato che riguardo alla dottrina della Trinità vi è un'altra domanda che ogni studioso dovrebbe necessariamente porsi? Infatti, se tre esseri distinti, dunque tre differenti entità, sono contemporaneamente un tutto unico, con unità assoluta, e quindi perfettamente identici, in virtù di quale facoltà le tre entità in questione possono mai essere tre ed una allo stesso tempo?

Se davvero esiste un potere che dia luogo ad un fenomeno tanto stupefacente e incomprensibile e con simili effetti, allora il potere supremo che controlla la divisione numerica e l'unità non può essere altri che Dio Onnipotente, e non certo uno dei suddetti tre esseri che sono soltanto dei componenti e, perciò, subalterni.

Inoltre, sorge spontanea un'altra spinosa domanda: chi é che controlla o determina la scissione dell'uno in tre, e non più di tre, esseri differenti? All'origine di tale effetto deve pur esserci una causa, e la causa suprema non può essere che Dio Onnipotente poiché le tre entità non sono che un effetto rispetto al potere superiore che tutto controlla.

Similmente, un'altra domanda s’impone: qual’è il potere causativo che fa sì che i tre esseri divengano uno, quando essi sono già uniti e non divisi in gruppi singoli? Quand'anche vi fosse un simile potere supremo, esso non può essere che Dio Onnipotente, non una delle tre entità in tutto e per tutto a Lui subordinate.

Nessun uomo dotato di buonsenso potrebbe mai credere con convinzione ad un qualsiasi effetto senza che esso sia il prodotto di una qualche causa.

Comunque la Trinità non é che un complicatissimo dogma ideato dalla Chiesa cristiana, la cui esattezza non potrà mai essere verificata da nessun ragionamento logico».

A malincuore dovetti riconoscere che il conferenziere aveva ragione, poiché mi era impossibile credere ragionevolmente all'esistenza di un qualcosa allo stesso tempo uguale a se stesso ed al suo opposto.

«Vorrei» - disse il conferenziere - «che Voi, signor Joseph, rifletteste un momento su quanto é scritto a proposito del fatto che Gesù, pur essendo Dio Egli stesso o il Figlio di Dio, era così terrorizzato all'idea dell’ormai imminente crocifissione da gridare:

"Elì, Elì, lemà sabactàni?" (Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato?) (Matteo, 27; 46).

«Che filosofia è mai questa? Se Gesù era realmente Dio, ciò vuol forse dire che Dio venne abbandonato da Dio stesso? E com'è possibile che Dio fosse cosi disperato da implorare la salvezza?».

«La Vostra stessa Bibbia, signor Joseph, afferma che il figlio di Dio fu abbandonato dal padre (Dio), dal che consegue che il figlio abbandonato perde automaticamente e naturalmente ogni titolo personale nonché lo status di "figlio". Ebbene, qual’è il Vostro pensiero al riguardo? A che vale sbandierare l'affetto per un figlio che poi viene abbandonato? Ditemelo, signor Joseph, ve ne prego».

Ammutolii; non sapevo cosa dire né cosa fare...e si trattava della fede che professavo da cristiano osservante!...

«Inoltre» - continuó il conferenziere - «ritenete davvero che Gesù, nonostante il suo piangere e pregare qualcun altro affinché questi allontanasse da lui il calice mortale della crocifissione, possa essere considerato ugualmente Dio?»

«E va bene, signore» - replicai infine - «ma come riuscite a conciliare la violenza di cui faceva uso il Profeta dell'Islam col fatto che questi fosse un Apostolo di Dio?»

La risposta del conferenziere fu immediata:

«Prego, signor Joseph, citate pure, a titolo d'esempio, anche un solo episodio in tutta la vita del Santo Profeta Muhammad che dimostri che egli abbia mai scatenato aggressioni senza che ciò fosse in risposta a provocazioni, o che abbia mai preso la minima iniziativa d'attaccare anche un solo individuo. Qualsiasi battaglia da lui guidata od ordinata fu sempre ed esclusivamente intrapresa a scopo di difesa.

Se non si fosse difeso come fece, oggi la sua venuta sulla terra ed i suoi insegnamenti sulla verità e su Dio, insegnamenti dei quali il mondo è venuto a conoscenza soltanto per mezzo della Sua Missione, sarebbero solo leggende di tempi andati infarcite di empietà, leggende riportate dai libri di storia e quindi suscettibili di essere presentate sotto una falsa luce come e quando si vuole.

Il Vangelo non predica l'autodifesa, bensì soltanto l'abnegazione più totale sino al punto da rinunciare ai propri averi, persino se non esiste alcun aggressore che abbia portato via con la forza qualcosa a qualcuno! Ebbene, quale potere nell'ambito della Chiesa cristiana mette mai in pratica un simile precetto?».

«Tralasciando la storia politica delle nazioni cristiane europee, non vi ricordate dei disumani metodi usati dalla Cristianità per diffondere la fede cristiana?»

All'udir ciò provai molta vergogna, e dovetti ascoltare in silenzio la rievocazione dell'ignobile comportamento tenuto in passato dai cristiani. Alla fine, m'arrischiai a porre un'ultima domanda:

«Nel Cristianesimo esiste la dottrina della remissione o espiazione dei peccati degli uomini per mezzo del sangue di Gesù. Visto che questi ha pagato per i peccati dell'uomo, colui che crede in Cristo è automaticamente purificato e salvato. Esiste niente di simile nell'Islam?»

II conferenziere sorrise, poi rispose:

«Amico mio, il dono più grande che Dio abbia fatto all'uomo è il buonsenso. Se l'uomo lo perde per sua libera scelta, allora nessuno può aiutarlo».

«Prima di tutto, quindi, vediamo se la dottrina di cui parlate risponde o meno alla ragione e al buonsenso. Poniamo che un cristiano osservante - e dunque credente in Gesù Cristo quale suo Salvatore - (lo chiameremo 'A'), vada a rubare in casa di 'B' e della sua famiglia. Forse che il buonsenso o la logica vogliono che 'A' sia lasciato impunito dalla legge, e in particolare dalla Legge del Signore dell'inverso, Dio di Giustizia, semplicemente perché 'A' riconosce Gesù quale suo Salvatore ?»

Fui costretto a rispondere di no, poiché replicare in altro modo avrebbe significato mancare di buonsenso e andare contro ogni ragionamento.

Allora egli riprese dicendo:

«C'é un aspetto molto importante nella dottrina della remissione dei peccati in virtù del sangue di Gesù: se ad esempio, paghiamo una casa, questa diventa nostra e il precedente possessore perde qualsiasi diritto su di essa in virtù del denaro che ha ricevuto, non è vero?»

Risposi di sí. Allora egli disse:

«Se i peccati dell'uomo sono stati pagati, Dio non ha alcun diritto di punire chi pecca. Qualsiasi peccatore, per il solo fatto di credere in Gesù, sarebbe così libero di comportarsi secondo quanto la sua furia brutale gli suggerisce, poiché Dio, suo Signore, non può accampare alcun diritto su di lui, nemmeno quello di giudicarne le azioni. E tutto questo perché Cristo ha già pagato per tutti i peccati dell'umanità ... Ora, ciò risponde forse alla logica o al buonsenso? Una simile dottrina può forse contribuire positivamente affinché la vita terrena si svolga, anche per un solo momento, nella pace e nella sicurezza?»

"Rammentate, ve ne prego, che l'Islam vuole ogni individuo vincolato dall'obbligo di rispondere al vizio con la virtù, e ciò in prima persona, nell'interesse sia della sua stessa vita, che di quella dell'umanità intera essendo egli un membro non solo della società umana ma anche del creato, opera di Dio. L'Islam invita ed incoraggia continuamente l'uomo verso la rettitudine promettendogli una vita felice nell'aldilà, e mettendolo ripetutamente in guardia dal vizio e dal castigo del Signore, Dio di Giustizia, che ad esso segue. II Sacro Corano ben più di una volta esorta i credenti in questo senso:

"E temete un Giorno nel quale nessun'anima potrà pagar per un'altra in nulla e non sarà accettata intercessione di nessuno, né compensazione, e i malvagi non troveranno aiuto" (Sura al-Baqara, 2:48).

"Chi segue la retta Guida, lo fa a suo favore, e chi si travia, si travia contro se stesso, e nessun'anima sarà caricata del peso di un'altra; e Noi non castigammo mai senza aver prima inviato un Messaggero Divino" (Sura al-Isra’, 17: 15).

"O uomini, in verità Noi v'abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiam fatto di voi popoli vari e tribù a che vi conosceste a vicenda, ma il più nobile fra di voi è colui che più teme Iddio. In verità Dio e sapiente e conosce" (Sura al-Hujurat, 49: 13).

«Pur minacciando l'uomo di durissime punizioni per le sue malefatte, il Sacro Corano rivela anche l'infinita pietà di Dio Misericordioso che non vuole che l'uomo - per quanto possa essersi macchiato di peccati - si scoraggi al punto tale da disperare del benevolo perdono divino. L'unica condizione richiesta affinché tale perdono sia accordato è il sincero pentimento delle proprie mancanze da parte del peccatore, insieme al proponimento di ravvedersi per il futuro e alla dimostrazione di devota obbedienza e di riconoscenza a Dio Misericordioso per la Sua Grazia infinita».

«Per amor di Dio, signor Joseph, ditemi: cosa pensate sia più ragionevole e sensato, incitare l'uomo al peccato e renderlo incurante alimentando in lui un'irragionevole fiducia per essere stato già perdonato per merito di qualcun altro, o non piuttosto mantenere sempre vivo il suo impegno a praticare la virtù anziché il vizio, avvertendolo del conseguente castigo che Dio gli infliggerà per ogni sua cattiva azione o disobbedienza?»

Quel giorno sentii di aver compreso la falsità della dottrina della remissione dei peccati, dottrina sulla quale poggia l'intero edificio della fede cristiana.

La misericordia del Signore illuminò il mio cuore di una luce nuova, quella della guida divina. Ringraziai Dio per avermi liberato da una dottrina dogmatica tanto ingannevole e per avermi condotto verso l'Islam che ho scoperto, attraverso un'indagine obiettiva, essere la Retta Via che conduce a quella Salvezza che Dio stesso, nella Sua Misericordia, ha indicato all'uomo per mezzo dell'Ultimo Apostolo Muhammad e dei suoi discendenti, eletti del Signore.

Quando feci sapere al conferenziere che i suoi fondati argomenti mi avevano convinto lo ringraziai, egli mi disse:

«Signor Joseph, è Dio che dovete ringraziare perché Egli ha ancora una volta mantenuto quanto misericordiosamente promette a chiunque ricerchi con sincerità la verità!».

«Il Signore Clemente, nella Sua infinita misericordia, non ha mancato alla Sua promessa di dare all'umanità una guida eterna nelle vesti del Santo Profeta Muhammad, che dimorerà accanto a Lui per sempre (Giovanni, 16; 14)».

«Con la venuta di Muhammad si compì la promessa divina dell'invio di un Profeta, mentre quella di far sorgere Dodici Principi fra la discendenza di Ismaele si realizzò quando il Signore suscitò i Dodici Santi Imam nella famiglia del Santo Profeta Muhammad, il prescelto da Dio della stirpe di Ismaele:

"Anche riguardo a Ismaele io ti ho esaudito: ecco, io lo benedico e lo renderò fecondo e molto, molto numeroso: dodici principi egli genererà e di lui farò una grande nazione" (Genesi, 17; 20).

«Questi Santi Imam furono di un'est rema purezza d'animo ed il loro stile di vita fu assolutamente irreprensibile, un modello di devozione e religiosità. Sebbene non fosse mai stato loro impartito alcun genere di istruzione, essi, come il Santo Profeta Muhammad, furono delle miniere di conoscenza inesauribili, nelle quali era custodita la sapienza atta ad illuminare il mondo con Tunica verità sul Signore dell'Universo.

«Undici di questi Imam o Guide, inviati da Dio, nella loro perfezione e purezza furono dei veri esemplari di uomo che si abbandona completamente alla Volontà Divina, sino ad accettare il martirio. Un esempio luminoso di uomo che rinuncia di sua spontanea volontà a tutti i suoi averi, accettando di buon grado le sofferenze più atroci sulla Via del Signore, è costituito dal Santo Imam Husain*. Trovandosi nella città di Karbala e sul punto di raggiungere il martirio, Husain non gridò "Elì, Elì, lemà sabactàni"2, nè desiderò minimamente allontanare da sé il "calice mortale", ma lo bevve anzi con gioia, glorificando il Signore nelle preghiere di ringraziamento che recitò mentre veniva massacrato nel modo più atroce possibile».

«Come la promessa fatta da Dio di dare all'umanità un Profeta che dimorasse per sempre con il popolo e riportata nel Vecchio Testamento, cosí in Geremia 46, 10 troviamo la profezia di questo Grande Sacrificio:

"Ma quel giorno per il Signore Dio degli eserciti è un giorno di vendetta, per vendicarsi dei suoi nemici. La sua spada divorerà, si sazierà e si inebrierà del loro sangue; poiché sarà un sacrificio per il Signore, Dio degli eserciti, nella terra del settentrione, presso il fiume Eufrate"».

Messo di fronte a tali e tante logiche ed inconfutabili obiezioni mosse al dogma della Trinità nonché a molti altri pilastri della religione cristiana, mi chiesi con grande stupore come una fede cosi irrazionale potesse attrarre una simile moltitudine di gente in tutto il mondo. Un giorno mio padre tornò a casa molto felice. Dopo pochi attimi, mi chiamò e mi disse:

«Mio caro figliolo, sarai felice di sapere che oggi ho portato alla nostra Chiesa centonove nuove anime. Durante il loro battesimo, avvenuto in uno stesso giorno, il Reverendo Padre Capo della nostra Missione mi ha elogiato per i servizi resi e mi ha aumentato sia lo stipendio che le indennità di viaggio, dandomi quale ricompensa centonove rial, uno per ciascuno dei convertiti ad opera mia».

Gli chiesi allora: «Padre, chi sono coloro che sono stati battezzati oggi?»

«Provengono da cinque villaggi circostanti» - mi rispose - «Fra di essi vi sono uomini, donne e bambini per un totale di centonove persone».

«Sono tutti istruiti?» - domandai.

«No,» - rispose - «sono i poveri che vivono nei bassifondi. Sono solo dei braccianti che lavorano nelle risaie vicino ai loro villaggi».

Gli chiesi allora se riteneva che essi avessero compreso pienamente la gravità dell'impegno che si erano assunti convertendosi alla fede cristiana. Ognuno di essi sarebbe stato in grado di rispondere adeguatamente ad eventuali domande circa la motivazione della sua scelta di lasciare la primitiva fede per abbracciare quella cristiana?

La sua risposta fu:

«Che intendi dire? Ti ho già detto che si tratta di poveri analfabeti, che lavorano nelle risaie: uomini, donne, bambini. Ora, dovrò recarmi da loro tutti i giorni per istruirli nella dottrina della nostra religione».

All'udir ciò sorrisi. Mio padre allora chiese:

« Perché sorridi Joseph? Che cosa c'e?».

Risposi:

«Nulla, padre! Il fatto è che in una simile conversione in massa non vedo alcun motivo di orgoglio o piacere di cui una religione od una fede autentiche e solide possano vantarsi, poiché ciò non significa altro che sfruttare l'ignoranza e la mancanza di cultura dei poveri braccianti. E’ come condurre degli individui dalla mente ottenebrata in un luogo ad essi sconosciuto e che nemmeno sono in grado di riconoscere. Padre, credete davvero che un uomo di coscienza possa realmente sentirsi orgoglioso di aver fatto accettare i suoi stessi ideali a degli uomini, delle donne e dei bambini analfabeti, e rivendicare con pieno diritto il benché minimo merito o valore personali ?»

«Mentre la conversione ad una fede quale l'Islam è subordinata ad un'analisi e ad uno studio dettagliati da parte di individui istruiti e quindi perfettamente consapevoli delle proprie azioni, noi cristiani ci vantiamo di esser riusciti a ingrossare le nostre fila grazie a conversioni in massa di braccianti analfabeti che, per via delle circostanze, sono costretti ad accettare i dogmi cristiani senza sapere se quel che fanno sia giusto oppure no.

La mente di un ignorante è come una lamina appena forgiata: chiunque può tracciarvi sopra i segni che la fantasia gli suggerisce ma, una volta fatta l'incisione, qualunque artista può rivendicare la paternità dell'opera. Se oggi, per conquistare il favore delle masse illetterate, ci vantiamo di fronte ai nostri convertiti analfabeti della nostra umanità e dei sacrifici affrontati per diffondere la nostra fede, forse che il mondo dimenticherà per questo anche l'Editto di Milano, padre? Forse che i tanti episodi della storia attestanti le malvagità di cui la Cristianità, nella sfrenata bramosia di ingrossare le proprie fila, si e macchiata contro i poveri, inermi Ebrei svaniranno d'un colpo?».

«Se cortesemente permettete, padre» - continuai - «vorrei porvi una domanda: il contenuto della Bibbia che avete in mano è qualcosa solamente da leggere, memorizzare e predicare agli altri o non dovrebbe piuttosto essere messo in pratica nella vita di tutti i giorni?

E se va messo in pratica, padre, sareste tanto gentile da mostrarmi come e quando il mondo cristiano abbia mai applicato il principio del "porgere sempre l'altra guancia"? E’ mai successo finora, ad esempio, che qualche devoto cristiano, dopo esser stato rapinato del cappotto, abbia dato via anche la camicia? Voi stesso, padre, rinuncereste alla nostra casa se qualcuno vi entrasse e si stabilisse in essa?

Se le potenze mondiali cristiane credono veramente in questa dottrina dell'abnegazione, allora perché continuano ad armare le loro forze militari e di polizia? Ditemi di grazia, padre, esiste forse fra gli uomini la consuetudine di limitarsi a professarsi seguaci di un ideale solo verbalmente, reputandolo adatto ad ornare le pagine dei libri e ad essere predicato, ma mai realizzato? Perché mai non dovremmo aderire alla dottrina islamica dell'autodifesa e al principio di perdonare chi ci ha offeso se questa persona e sinceramente pentita della sua cattiva azione e vuole porvi riparo?»

«Per amor di Dio, padre, ditemi: come possono tre entità diverse essere allo stesso tempo un tutt'uno, sia nel numero che nell'essenza, e quindi possedere una assoluta unitá?»

«Su quali basi si può credere che colui che é abbandonato da Dio sia anch'egli Dio? E quand'anche Gesù fosse stato realmente il figlio di Dio, quale genere di vincolo può mai esserci tra un figlio abbandonato e il proprio padre ?»

«Con quale diritto la Cristianità si presenta come fautrice della verità quando alla base della sua diffusione nel mondo vi sono le infamanti atrocità di cui si sono macchiate le forze cristiane nei confronti dei poveri inermi Ebrei? Le orribili malvagità commesse nel santo nome di Cristo sono state ampiamente riportate persino dalle stesse autorità cristiane nell'Editto di Milano nonché da Gibbon, studioso cristiano di fama mondiale, nella nota opera intitolata "Declino e caduta dell'impero Romano"».

«La dottrina della remissione dei peccati per mezzo del sangue di Cristo attrae inevitabilmente quei peccatori i quali, forti del fatto che qualcuno ha già pagato per le loro colpe, nemmeno si propongono di smettere di peccare. Inoltre, essi sanno bene che, per quanto gravi possano essere i loro crimini, non potranno comunque essere puniti poiché, avendo Gesù scontato i peccati dell'umanità, Dio deve necessariamente astenersi dal castigarli».

«Vi sono molti punti come questi, padre, che necessitano di uno studio obiettivo e di un giudizio imparziale».

«Voglio che sappiate una cosa, padre: a prescindere dalle conseguenze e dai problemi che la mia scelta potrà causarmi in futuro, io, quale individuo cosciente, ho deciso di non far tacere la mia coscienza e il mio buonsenso in nome della fede in dottrine e dogmi cosi illogici. Ho abbracciato l'Islam, e se non siete in collera con me e gentilmente mi permettete di spiegarvi nel dettaglio il frutto delle mie riflessioni, lo farò ben volentieri in qualunque momento lo desideriate. Non voglio che le mie convinzioni ed opinioni siano accettate dagli altri per forza: la religione islamica che sto dichiarando apertamente di aver abbracciato, prescrive che non si debba far uso di nessun tipo di costrizioni in materia di fede, poiché di contro alla falsità è stata rivelata una verità che prima o poi viene comunque alla luce».

Con mio grande stupore constatai che mio padre mi aveva ascoltato con la massima attenzione, mentre gli esponevo il mio punto di vista personale e le mie convinzioni. Infine, disse:

«Figliolo, non credere che tuo padre sia uno sciocco! In vita mia ogni qualvolta ho avuto occasione di discutere di religione con i miei amici di fede musulmana, mi sono sempre soffermato a riflettere su simili argomenti. Ma oggi la sincerità e l'ardore con i quali hai esposto le tue opinioni mi ha dato l'audacia di prendere una decisione al riguardo. Più avanti ti saprò dire meglio, ma per amor di Dio, non accennare minimamente a nessuno quel che ti sto dicendo, altrimenti puoi star certo che verremo gettati in mezzo alla strada come due poveracci».

Qualche giorno più tardi mio padre ebbe un lungo colloquio; poi, mi comunicò di aver deciso di diventare musulmano. Il racconto particolareggiato delle sofferenze e della persecuzione sociale che fummo costretti a sopportare potrebbe costituire da solo l'argomento di un vero e proprio romanzo.

A questo punto, affinché chiunque aneli alla Verità possa trarne beneficio, vorrei qui di seguito esporre apertamente i risultati concreti dello studio da me effettuato con piena obiettività.

L'Islam non solo è l'ultima delle grandi religioni che hanno rivoluzionato il mondo e mutato i destini delle nazioni, ma è anche l’unica dottrina perfetta e onnicomprensiva che riunisca in sè tutto quel che di buono vi è nelle altre fedi. Una delle caratteristiche di maggior rilievo dell'Islam è che esige dai suoi fedeli che essi credano che tutte le religioni del mondo che l'hanno preceduta sono state rivelate da Dio in considerazione delle varianti necessità dei popoli nelle varie epoche storiche. Uno dei principi basilari di questa fede è che i suoi seguaci devono credere nell'autenticità e nella purezza dei Profeti inviati nel mondo prima del Santo Profeta Muhammad.

Muhammad è il nome del Santo Profeta tramite il quale questa Fede onnicomprensiva fu rivelata nella sua forma e significato più completi per l'umanità di ogni tempo. E’ stato l'Occidente a ribattezzarla «Maomettismo» sul modello di quanto giá fatto con «Cristianesimo», «Buddismo», «Confucianesimo», «Zoroastrismo», «lnduismo».

Al contrario, il nome di questo ordine religioso è riportato nel suo testo sacro, il Santo Corano, ed è «Islam», in evidente contrapposizione con il metodo di derivare il nome della religione da quello del suo fondatore, poiché l'iniziatore dell'Islam fu semplicemente «un» musulmano, né più né meno di qualsiasi altro credente. Dato che vari profeti predicarono questa stessa Verità fra popoli diversi ed in epoche e lingue diverse, il Santo Corano qualifica ogni Apostolo di Dio come musulmano.

Quindi, ho scoperto che l'Islam è senza ombra di dubbio la religione di cui l'umanità ha assoluto bisogno per il suo progresso in ogni singolo settore ed aspetto, tanto della vita materiale quanto di quella spirituale, in modo da poter raggiungere la Salvezza eterna.

Un musulmano deve credere nella purezza e nell'autenticità di tutti i profeti, nonché che i libri sacri da essi ricevuti sono vera Parola di Dio, rivelata al Suo popolo e per ogni epoca. Inoltre, deve credere che Muhammad è l'ultimo degli apostoli di Dio e che il Libro da questi ricevuto, cioè il Sacro Corano, è l'ultima e definitiva rivelazione della Parola di Dio.

In breve, attraverso il Sacro Corano, un musulmano abbraccia tutto ciò che di buono e di bello vi è in ogni altra religione, rinnegando ciò che è stato aggiunto alla rivelazione divina dall’uomo: questo é l'Islam.

Considerando come quanto scritto sopra sia profondamente vero, come si potrà non amare la religione islamica? Come si potrà non aderire ad essa?

Ho reso questa solenne dichiarazione solo perché ciò possa essere d'aiuto a tutti coloro che desiderano sinceramente conoscere la Verità, indispensabile affinché si possa vivere in questo mondo in modo tale da raggiunger quella santa meta che è la Salvezza.

Nessuno può negare che non esiste nessun altro mezzo per compiacere Dio se non quello di abbandonarsi completamente alla Sua volontà: ebbene, il termine «Islam» designa proprio tale atto di sottomissione.

Così la promessa fatta da Dio ad Abramo di dargli una discendenza si realizzò con la venuta del Santo Profeta e la sua rivela­zione della Verità Eterna:

«Mosè infatti disse: "II Signore Vostro Dio vi farà sorgere un profeta come me in mezzo ai vostri fratelli; voi lo ascolterete in tutto quello che egli vi dirà. E chiunque non ascolterà quel profeta, sarà estirpato di mezzo al popolo. Tutti i profeti, a cominciare da Samuele e da quanti parlarono in seguito, annunziarono questi giorni.

Voi siete i figli dei profeti e dell'alleanza che Dio stabilí con i vostri padri, quando disse ad Abramo: Nella tua discendenza saranno benedette tutte le famiglie della terra"». (Nuovo Testamento; Atti degli Apostoli, 3; 22).

Ribadisco ancora una volta che le sincere e spontanee dichiarazioni da me rese non sono dirette a chi, radicato nelle sue convinzioni, non desidera ampliare i propri orizzonti, bensì a quei liberi pensatori i quali, seriamente interessati a conoscere la Verità, sono pronti ad accettarla a prescindere dalla sua provenienza.

Lasciatemi concludere esprimendo i miei più sinceri ringraziamenti nonché tutta la mia gratitudine al Dio Clemente, poiché io sono una testimonianza vivente che la Sua promessa misericordiosa - ossia quella di sostenere e guidare sulla Retta Via coloro i quali cercano sinceramente la verità - si è ancora una volta realizzata, e sempre si realizzerà.

  • 1. Dalla prefazione alla traduzione del Corano di George Sale.
  • 2. Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato? (Matteo, 27; 46?). Già citato in precedenza.